Gen 01 2019

Saldi al via domani, parte il “countdown”: si comincia in Basilicata e Sicilia. Ecco la mappa

Sconti e svendite al via: è già partito il conto alla rovescia per i saldi invernali, che si inaugurano domani in Basilicata e Sicilia, dopodomani in Valle d’Aosta e poi si estenderanno dal 5 gennaio in tutte le altre regioni d’Italia. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, quest’anno i ribassi interesseranno oltre 15 milioni di famiglie su oltre 26 e muoveranno in totale oltre 5 miliardi di euro, con una spesa media a famiglia di 325 euro, 140 euro pro capite.

Saldi al via: si comincia domani in Basilicata e Sicilia

Come noto, però, i consumatori italiani sono pronti a stiore e a ridisegnare i contorni di indagini di mercato e previsioni statistiche: e allora, se saranno saldi, euro più euro meno, in linea con quelli dello scorso anno, ma avranno la straordinaria opportunità di risvegliare i consumi, ce lo diranno i resoconti dei prossimi giorni. Quel che è certo al momento è solo che «i consumatori potranno tornare a trovare “vere” occasioni nei nostri negozi», ha commentato a riguardo Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia che ricorda come il 2018 si sia chiuso «con molte preoccupazioni per i commercianti che si vedono schiacciati da consumi che non decollano, concorrenza sleale del “wild” web, costi incomprimibili e tasse sempre più asfissianti». «Bene dunque l’aver sterilizzato per questo 2019 l’incremento di 2,2 punti percentuali dell’Iva che sarebbe schizzata dal 1° gennaio al 24,2%, ma occorre ancora di più per rilanciare la nostra economia, a partire dalla eliminazione delle clausole di salvaguardia che invece sono incrementate per valore, la riduzione del costo del lavoro e la previsione di una web tax per i colossi del web, vista la difficoltà di avere un’univoca norma comunitaria», ha concluso poi Borghi, augurando a tutti – commercianti e acquirenti – buono shopping e tanti convenienti saldi.

di: Priscilla Del Ninno @ 13:17


Dic 30 2018

Vent’anni di Euro: quando i prezzi raddoppiarono mentre i nostri stipendi rimasero fermi…

Sono esattamente vent’anni da quando ci fu annunciata dal consiglio dei ministri europei la nascita dell’euro, il 1° gennaio 1999, la divisa europea, che però entrò effettivamente in vigore solo il 1° gennaio 2002. L’euro oggi è diffuso oltre trenta Stati, di cui 19 appartenenti all’Unione europea. Quasi mezzo miliardo di persone lo usano. Un grande successo? Forse, ma l’euro è anche la causa della nascita del crescente movimento degli euroscettici, poiché la moneta unica ha evidenziato le criticità endogene dell’Unione europea, criticità che hanno causato la Brexit inglese e che verosimilmente esploderanno a maggio prossimo. Da non dimenticare anche che l’onda lunga dell’introduzione dell’euro ha provocato la crisi drammatica della Grecia e in parte anche la Grande Depressione del 2007/2008. Va anche onestamente dato atto che se l’Italia non ha avuto lo stesso destino della Grecia è stato grazie ai governi Berlusconi che hanno saputo contenere e gestire gli effetti della tempesta valutaria e finanziaria mondiale. D’altro canto, al governo Berlusconi va rimproverata la scarsa o nulla vigilanza al momento della transizione lira-euro nel 2002, quando assistemmo agli aumenti indiscriminati di tutti i generi di consumo mentre gli stipendi venivano cambiati al tasso ufficiale (quello del marco) e rimasero sostanzialmente al palo. Il Secolo d’Italia allora fece una elementare inchiesta sugli aumenti ingiustificati del giorno dopo, ed è sintomatico l’esempio dei libri pocket che si vendevano alle stazioni: magicamente, sulla copertina, apparvero delle pecette abusive che convertivano le mille lire in un euro: così, dal giorno alla notte. E così per tutte le altre merci, senza che le autorità intervenissero energicamente per fermare gli abusi e le speculazioni.

Neanche sull’euro la Ue ha imparato la lezione inglese

Come è noto, il Regno Unito saggiamente non entrò mai nell’euro, e lo spettacolo che ne seguì convinse i cittadini di Sua Maestà ad abbandonare questa Europa nel corso di un libero referendum, che probabilmente ha dato il colpo di grazia agli eurocrati di Bruxelles. L’Italia, in realtà, non si è mai ripresa da questo choc, e la crisi economica iniziata nel 2007 è figlia, oltre che dalla bufera proveniente dagli Stati Uniti, anche dall’errata e sconsiderata gestione della nuova moneta unica. E questo è comprovato dal fatto che mentre gli Usa si sono perfettamente ripresi dalla crisi e ora stanno addirittura crescendo, il nostro Paese invece sta ancora arrancando penosamente, penalizzato per giunta dai diktat di un’Europa che ancora non ha imparato la lezione inglese. Inglese, ma anche norvegese e islandese, Paesi che mai hanno voluto avere a che fare con quest’Europa pasticciona e autoritaria. Ma poi, come sempre accade, gli italiani dimenticarono che il loro stipendio era fermo e i prezzi correvano, e si sono adattati e rassegnati, con il fatalismo tipico della nostra nazione. Certo, l’euro ha dato anche dei vantaggi pratici, ma più che ai cittadini lo ha dato alle banche e alla finanza, e in certe occasioni possiamo anche affermare che ha limitato alcune speculazioni, anche se magari ne ha favorito delle altre. Oggi non è certo il caso di fare retromarcia, poiché creerebbe più problemi di quanti ne risolverebbe, e poi il danno è stato fatto. Quello che va fatto, anziché cancellare l’euro, è ripensare dall’inizio la struttura europea, l’architettura comunitaria, e ripartire con un’unione che non favorisca solo le banche e le grandi imprese ma, una volta tanto, tutti i cittadini di questo continente e le loro forze produttive, a cominciare dagli agricoltori: non a caso l’economia definisce l’agricoltura come settore “primario”. Quello che è certo è che l’euro ci ha reso tutti più poveri, e che le conseguenze delle decisioni prese a Bruxelles non hanno finito di far sentire i loro effetti negativi, e non solo qui in Italia.

di: Antonio Pannullo @ 17:12


Dic 29 2018

2019 amaro per chi ha la seconda casa: stangata fiscale in arrivo

Con la mano libera data ai Comuni dal governo di aumentare le tasse locali potrà riversarsi su milioni di cittadini una nuova e più pesante tassazione sulla casa, soprattutto sulle seconde case. Imu e Tasi potranno aumentare dal primo gennaio nel 76% dei comuni italiani. E nel mirino entrerannole aliquote relative a seconde case, negozi, alberghi e altre attività, tutto quello che è mattone.

Conseguenza del taglio sugli enti locali

Come spiega Il Sole24orenei capoluoghi più colpiti dai tagli con il via libera governativo qualcosa certamente si muoverà a livello di tassazione. Conseguenza di un taglio sugli enti locali, già collassati, di 1,3 miliardi. Se le aliquote su Imu-Tasi dovessero salire ai punti massimi i sindaci potrebbero raccogliere 2 miliardi in più rispetto ai 16,3 miliardi che raccolgono oggi.

di: Aldo Di Lello @ 15:03


Dic 28 2018

Le auto più rottamate nel 2018: in cima alla classifica ci sono Punto e Panda

Punto e Panda sono le auto più rottamate dagli italiani nel 2018. A dirlo l’Osservatorio sulla ricerca dell’auto online del portale DriveK, leader in Europa per la scelta e la configurazione di vetture nuove. Come rilevato a fine 2017, sono i due modelli di casa Fca a guidare la classifica delle permute, certamente per via dell’altissima presenza di entrambi sulle nostre strade. Da soli, infatti, arrivano a rappresentare quasi il 10% di tutti i veicoli dati in sostituzione. L’indagine, svolta su un campione di cinquantamila richieste di preventivo che gli italiani hanno effettuato nel corso del 2018 (1 gennaio -15 dicembre 2018) per trovare l’auto giusta, ha inoltre permesso di scoprire maggiori informazioni in merito al veicolo di cui gli italiani vogliono disfarsi.

Le auto più rottamate e l’età media

Rispetto al 2017, ad esempio, sembra che gli italiani abbiano cercato di posticipare il più possibile il momento della rottamazione. Cambia infatti l’età media delle auto permutate,
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che l’anno scorso era di meno di 11 anni, mentre quest’anno arriva a 11 anni e mezzo; in aumento anche il chilometraggio medio dei veicoli rottamati, da 145.000 chilometri a quasi 149.000. Leggeri rialzi che raccontano l’esitazione degli italiani al momento di acquistare un’auto nuova e ritraggono un parco auto da svecchiare. Se il veicolo, però, viene alimentato a benzina il chilometraggio medio ammonta a 122.000 chilometri; ben più alta la media dei veicoli diesel, che vengono sostituiti dopo averne percorsi circa 175.000. Tornando alla classifica delle auto più permutate, al terzo posto troviamo la Ford Fiesta, seguita dalla Lancia Ypsilon, che scende dal podio rispetto al 2017. Quinta classificata Volkswagen Golf, l’auto più venduta in Europa e un grande classico amato dal pubblico. Sesta posizione per Opel Corsa e, percorrendo il resto della top ten, troviamo altri nomi cult: nell’ordine, Ford Focus, Citroën C3, Renault Clio e Mercedes-Benz Classe A. “Il 2018 – dichiara Tommaso Carboni, country manager per l’Italia di MotorK, società proprietaria del portale DriveK – si conferma un anno di esitazione e incertezza per gli italiani che vogliono acquistare un’auto nuova. Sono state rottamate soprattutto quelle auto che avevano raggiunto il loro limite per circolare in sicurezza sulle strade, mentre si è scelto di aspettare i prossimi mesi per capire, ad esempio, l’impatto per gli incentivi all’acquisto di auto elettriche”. “Certamente – sottolinea – i grossi investimenti sulla mobilità a zero emissioni da parte dei grandi gruppi avranno presto delle ripercussioni sul parco auto circolante nel nostro Paese, ma il percorso di svecchiamento sarà lungo e tortuoso”.
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di: Girolamo Fragalà @ 14:27


Dic 28 2018

Le novità del 2018 nella regolamentazione finanziaria per l’investitore retail

Il 2018 è stato un anno di novità per l’investitore retail, la cui importanza, tuttavia, potrà essere valutata con pienezza solo nel prossimo biennio, ovvero, con il pieno adattamento del mercato alla complessa disciplina disegnata. Nell’ambito della regolamentazione finanziaria, infatti, sono stati introdotte importanti innovazioni, sostanzialmente di recepimento della disciplina comunitaria, volte ad aumentare la trasparenza delle negoziazioni ed a rafforzare i presidi di tutela degli investitori. In primo luogo, sono entrati nel nostro ordinamento giuridico, dal 1° gennaio 2018, la nuova disciplina sui PRIIPs (Packaged Retail and Insurance based Investment Products), dal 3 gennaio 2018 la tanto famigerata Mifid II (Markets in Financial Instruments Directive) e, dal 1° ottobre 2018, la disciplina di cui alla IDD (Insurance Distribution Directive).

Per sommi capi, per i soggetti emittenti (ma anche ideatori e distributori) di PRIIPs, la disciplina introdotta provvede a definire uno standard informativo sintetico sulle caratteristiche, i rischi ed i costi dei prodotti di investimento «pre-assemblati», al fine dichiarato di favorirne la comprensione e la confrontabilità da parte degli investitori al dettaglio; con la MIFID II, invece, per gli intermediari emittenti o che prestano servizi di investimento si è inteso rafforzare le regole durante l’intero «ciclo di vita» degli strumenti finanziari (e dei depositi strutturati) e si è tentato di mitigare i conflitti di interesse tra gli intermediari stessi ed i loro clienti. La IDD, infine, mirata alle imprese di assicurazione ed ai distributori di prodotti assicurativi, prevede, regole uniformi per la vendita dei prodotti assicurativi a prescindere dai canali distributivi utilizzati, ed una disciplina supplementare per i prodotti di investimento assicurativi con presidi analoghi a quelli di MiFID II.

Il recepimento nazionale è stato per alcuni versi complesso – anche per le comprensibili, e direi inevitabili, resistenze nell’industria del risparmio, a cui è stato imposto per la verità un profondo mutamento culturale – ma in definitiva ha prodotto una legislazione interna sostanzialmente organica, con pochi punti di caduta sui quali occorrerà certamente ritornare nel prossimo anno. Infatti, la nuova disciplina si inspira ai mercati finanziari del nord Europa ed, in particolare, a quella inglese, paesi nei quali la figura dell’investitore ha particolare rilevanza; per inciso, una delle conseguenze di questo particolare approccio è il riconoscimento di un servizio, in passato trascurato, della consulenza in materia di investimenti.

Il Regolamento (UE) 1286/2014 (PRIIPs) è stato recepito con il D.lgs. n. 58/1998 (TUF), come modificato dal d.lgs. n. 224/2016, con la designazione CONSOB ed IVASS come Autorità competenti e con seguente previsione dell’obbligo di notifica alla CONSOB del KID di tutti i PRIIPs (di cui alle modifiche al Reg. Emittenti adottate con delibera n. 20250/2017). La Direttiva 2014/65/UE (MiFID II), invece, è stata adottata nell’ordinamento con il D.lgs. n. 58/1998 (TUF), come modificato dal d.lgs. n. 129/2017, ed il conseguente nuovo Regolamento Intermediari (adottato questo con la delibera n. 20307/2018) ed il nuovo Regolamento Mercati (adottato, invece, con la delibera n. 20249/2017).

Infine, la Direttiva 2016/97/UE (IDD) è stata recepita con D.lgs. n. 58/1998 (TUF), come modificato dal d.lgs. n. 68/2018; con il D.lgs. n. 209/2005 (CAP), come modificato dal D.lgs. n. 68/2018 si è introdotta la IBIP, ovvero, la categoria unitaria di prodotti e sancita la ripartizione competenze tra CONSOB e IVASS per canali distributivi. La Consob ha quindi provveduto alle modifiche al Reg. Emittenti, con delibera n. 20710/2018, mentre in fase di predisposizione sono invece le conseguenti modifiche al Reg. Intermediari.

Sempre nel 2018 si è intervenuti anche nella materia connessa alla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line. Le modifiche al Reg. Consob 18592/2013 sull’equity crowdfunding (delibera n. 20204/2017) estendono la disciplina a tutte le piccole e medie imprese (PMI), ed ampliano la categoria dei c.d. gestori di diritto anche alle Sgr, Sicav e Sicaf che gestiscono direttamente i propri patrimoni, prevedendo anche per tali soggetti l’adesione ad un sistema di indennizzo o la stipula di un’assicurazione di responsabilità professionale.

Nell’anno che si chiude, è stato adottato altresì il Regolamento Consob sulle informazioni non finanziarie, utili a fornire elementi valutativi circa l’impatto sociale dell’emittente nella sua attività d’impresa. La Direttiva 2014/95/UE prevede l’obbligo per le imprese di grandi dimensioni qualificabili come “enti di interesse pubblico” di fornire una dichiarazione di carattere non finanziario (DNF) contenente informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta alla corruzione. La norma di recepimento, il D.lgs. n. 254/2016, ha conferito alla Consob specifiche deleghe regolamentari. Conseguentemente nel Reg. Consob 20267/2018 si sono previste le modalità di trasmissione diretta della DNF alla Consob, le eventuali ulteriori modalità di pubblicazione della DNF rispetto a quelle indicate dal decreto, le regole per il controllo effettuato dalla Consob sulle DNF pubblicate, nonché i compiti del revisore incaricato della verifica della conformità delle informazioni.

di: Annalisa Terranova @ 13:59


Dic 27 2018

Ncc scatenati contro il governo: incendiato un fantoccio raffigurante Di Maio

“Auto nere” di nuovo in piazza contro il governo. Ancora una volta contro il decreto, annunciato da tempo, inutilmente osteggiato prima dell’approvazione e alla fine approvato il 22 dicembre con un decreto legge contenete  disposizioni urgenti in materia di trassporto pubblico

«Violato il principio di concorrenza»

A giudizio degli Ncc, se entrano in vigore le nuove normative si favorirà totalmente la categoria dei tassisti e verrà meno il principio della concorrenza, col risultato che alla fine più di tutti verranno penalizzati gli utenti. Dalle 14 decine di autisti provenienti da tutta Italia si sono avvicendanti al microfono e intorno a metà pomeriggio, quando una delegazione era ancora al Quirinale, uno di loro, un noleggiatore cinquantenne si è cosparso di benzina e sul palco, sotto gli occhi di tutti, ha minacciato di darsi fuoco. “Se non arrivano risposte entro stasera dal governo mi do fuoco. Toninelli ha tolto la dignità alle persone che lavorano”. E’ stato subito fermato dopo alcuni momenti concitati. Poco dopo, in un altro lato della piazza, un gruppo di persone ha appiccato il fuoco a un fantoccio con il volto di Luigi Di Maio e un cappio al collo.

di: Aldo Di Lello @ 18:50


Dic 27 2018

In arrivo la stangata di Capodanno: ecco dove colpirà e quanto ci costerà

Nel corso del 2019 gli italiani dovranno mettere in conto una  stangata mediamente pari a 914 euro a famiglia. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato il consueto studio sugli incrementi di spesa previsti per il nuovo anno sul fronte prezzi e tariffe.

Tariffe autostradali

Il nuovo anno, spiega quindi l’associazione, si aprirà con gliaumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in +45 euro a nucleo familiare, mentre le multe stradali dovrebbero salire del +2,2%, con un aggravio di spesa di +6 euro a famiglia. Se il tasso di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a +211 euro a nucleo, mentre per l’alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018.

La bolletta energetica

Discorso a parte merita il comparto energetico e dei trasporti: gli ultimi mesi del 2018 sono stati caratterizzati dal crollo del petrolio, che avrà effetti benefici sulle tariffe luce e gas per il primo trimestre del 2019. “Ma la festa per i consumatori durerà poco: gli analisti – ricorda il Codacons – concordano su una rapida ascesa delle quotazioni petrolifere nel corso del prossimo anno, con effetti diretti sia sulle bollette energetiche (che cresceranno mediamente di 62 euro a famiglia) sia sui rifornimenti di carburante (+149 euro a nucleo).

Trasporti

Ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) per +67 euro a famiglia”. Il 2019, inoltre, segnerà il ritorno degli aumenti per le tariffe Rc auto (+18 euro), con i prezzi delle polizze che già negli ultimi mesi del 2018 hanno registrato leggeri incrementi.

Penalizzati gli automobilisti

“La stangata media si aggirerà quindi attorno ai 914 euro a famiglia, ma potrebbe superare quota 3.400 euro nel caso in cui un nucleo, nel corso del 2019, acquisti un’automobile nuova, a causa dell’Ecotassa varata dal governo che colpirà pesantemente le vetture con emissioni dai 161 grammi/km di CO2 in su. La categoria più tartassata del 2019 sarà senza dubbio quella degli automobilisti, che oltre alla citata Ecotassa dovrà mettere in conto rincari per pedaggi, multe e carburanti”, conclude l’associazione.

di: Aldo Di Lello @ 17:39


Dic 21 2018

Telefonia: Tim, Vodafone, Wind e Tre si sfidano, è guerra di offerte a Natale

Natale 2018 è alle porte. Con esso anche le numerose offerte delle compagnie telefoniche. Tim, Vodafone, Wind e Tre sono sempre più agguerrite e con le feste riservano tantissime sorprese ai clienti più affezionati con sconti speciali anche per chi sceglie di cambiare operatore durante questo periodo. Una volta si chiamavano Christmas Card, ma l’arrivo di smartphone e della connettività mobile ad alta velocità ha cambiato le carte in tavola. Non bastano più le chiamate gratuite per i giorni di festa o i pacchetti di sms gratuiti da utilizzare per mandare gli auguri a tutta la rubrica. Oggi si va alla ricerca di Giga per navigare e di minuti illimitati.

Le offerte di Tim, Vodafone, Wind e Tre

Tim a Natale propone un concorso, attraverso il programma di fedeltà Tim Party, valido fino al 6 gennaio 2019 per vincere 10 Huawei Mate 20 Pro al giorno, accanto a Tim Extra Power Christmas Power con minuti verso tutti e 20 GB di navigazione, dedicata ai nuovi clienti che possono attivarla a 9,99 euro al mese. Vodafone non è da meno e, oltre a offrire alcuni smartphone Samsung e Huawei a rate anche da 9,99 euro al mese, aggiunge anche 50 GB per due mesi a 4,99 euro al mese attivabili fino al 6 gennaio. Wind regala 100 Giga, da consumare una tantum per un anno con l’offerta All Inclusive, che prevede a 9,99 euro al mese 20 Giga,100 sms e minuti illimitati. Infine Tre applica uno sconto a chi sceglie di attivare una seconda offerta tramite l’opzione All-In Power, aggiungendo un secondo piano tariffario a solo 6,99 euro al mese. Con Christmas Edition si può usufruire di All-In Power per prendere a rate due top di gamma Samsung o Huawei, con il secondo in regalo.

di: Girolamo Fragalà @ 13:55


Dic 20 2018

Paperoni d’Italia: ecco chi sono i più ricchi del Belpaese secondo la classifica Forbes 2018

Vendite, acquisiti e nuove acquisizioni hanno rivisitato e corretto la classifica dei “Paperoni d’Italia”, puntualmente stilata da Forbes che, come primo aggiornamento, vede detronizzato dal primo posto della hit Giovanni Ferrero che cede lo scettro del più ricco del Belpaese a Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica.

Paperoni d’Italia: ecco la classifica

Dunque, l’ambiziosa graduatoria vede svettare il prima posizione Del Vecchio, forte della fusione realizzata con i colleghi d’oltralpe della Essilor. E come riportano i vari siti che trattano la notizia in queste ore, il più facoltoso dei miliardari di casa nostra si afferma sui suoi competitor grazie a un patrimonio stimato di 20,7 miliardi di dollari mentre il secondo classificato, Ferrero appunto, scende dal primo al secondo gradino del podio forte di un patrimonio pari a 20,6 miliardi di dollari. Secondo quanto sottolineato a riguardo, per esempio, dal sito de Il Giornale, infatti, «il gruppo Ferrero ha perso posizione a causa dell’acquisizione quest’anno del gruppo Nestlé negli Stati Uniti d’America, che ha tolto dalle casse della famiglia ben 2,8 miliardi di dollari», giustificando quindi la perdita del primato. A far loro buona compagnia in pole position, poi, figurano Stefanno Pessina, numero uno di Wallgreens Boots Alliance, una catena di farmacie diffusa in tutto il mondo, che si guadagna a suon di profitti un ragguardevole terzo posto in classifica con un patrimonio di 12,7 miliardi di dollari.

Flessioni e sorpassi: i più ricchi elencati uno dopo l’altro

Quarto, dopo di lui, Massimiliana Landini Aleotti presidente del gruppo Menarini e donna più ricca d’Italia che può vantare un patrimonio di 7,4 miliardi di dollari dalla sua. Giorgio Armani si staglia al quinto posto, con 7,1 miliardi, registrando una flessione del suo noto marchio di moda che, solo qualche mese fa, poteva vantare 8,9 miliardi di dollari. Gli ultimi – si fa per dire – posti della classifica sono occupati invece da Patron Perfetti, settimo con 5,9 miliardi; Paolo e Gianfelice Mario Rocca, ottavi con 4 miliardi di dollari; quindi, a seguire, Giuseppe De’ Longhi con 3,8 miliardi e Renzo Rosso, che chiude la hit dei Paperoni d’Italia grazie alla sua Diesel, può vantare un cospicuo patrimonio da 3 miliardi.

di: Priscilla Del Ninno @ 13:32


Dic 19 2018

In arrivo la web tax: ecco a chi toccherà pagare e come si calcola l’imposta

Web tax al 3% per le imprese che si occupano di commercio, ma anche quelle che vendono dati e fanno pubblicità online. È la nuova imposta sui servizi digitali, che il governo inserirà nella manovra attraverso il pacchetto di modifiche che dovrebbe arrivare a breve in commissione Bilancio al Senato. Il prelievo interessa «i soggetti esercenti attività d’impresa che singolarmente o a livello di gruppo, nel corso di un anno solare realizzano» uno dei seguenti risultati: un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni e uno di ricavi derivanti da servizi digitali, realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5,5 milioni. L’imposta si applica ai ricavi derivanti dalla fornitura dei seguenti servizi: «Veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia; messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi; trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale».

Web tax, come si ottiene l’imposta dovuta

I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette. L’imposta dovuta si ottiene applicando l’aliquota del 3% all’ammontare dei ricavi tassabili realizzati dal soggetto passivo in ciascun trimestre. Un ricavo si considera tassabile in un determinato periodo d’imposta se l’utente di un servizio tassabile è localizzato nel territorio dello Stato in detto periodo. I soggetti passivi sono tenuti a versamento dell’imposta entro il mese successivo a ciascun trimestre e alla presentazione della dichiarazione annuale dell’ammontare dei servizi tassabili prestati entro 4 mesi dalla chiusura del periodo d’imposta. I soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione nel territorio dello Stato e di un numero identificativo ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto, ma che risultano soggetti alla web tax devono fare richiesta all’Agenzia delle entrate di un numero identificativo ai fini dell’imposta sui servizi digitali.

di: Girolamo Fragalà @ 20:10


Dic 19 2018

Il Financial Times sceglie lo speculatore George Soros come persona dell’anno (video)

Lui è George Soros,  il miliardario speculatore ebreo che quel lontano 16 settembre 1992 lanciò l’attacco finanziario contro l’Italia affossando la lira (e la sterlina) nel famoso e drammatico mercoledì nero e che, più recentemente, si è distinto nel finanziare a botte di dollari le Ong che scaricavano sul nostro Paese migliaia di immigrati a carrettate. Il giornale, invece, è il quotidiano della City (e dei poteri forti), Financial Times, quello che il 2 agosto 2013 titolò così, parlando di Silvio Berlusconi, allora premier italiano, appena condannato dalla Cassazione nel processo Mediaset: «The curtain falls on Rome’s buffoon, cioè Cala il sipario sul buffone di Roma», Berlusconi, appunto.

Oggi il Financial Times, questo rancoroso quotidiano che vorrebbe sempre mettere tutti in riga e che fa il tifo sfegatato per i banchieri snobbando i poveracci, ha annunciato di aver scelto come “Person of the year” nientedimeno che George Soros. Lo speculatore ebreo, insomma, è un modello a cui rifarsi, per i proprietari e i giornalisti della testata.
Verrebbe da dire che ognuno ha i modelli che si merita.
Nè vale la scusante, addotta subito dal Financial Times che la scelta della “Persona dell’anno“, una risibile tradizione tutta anglosassone, è «politica». Come dire: il giornalismo anglosassone, il fin troppo celebrato giornalismo anglosassone definito, per antonomasia, equidistante, ha, anch’esso, talvolta, le sue piccole, umane, debolezze in cui ama, ogni tanto, rotolarsi.

«Di solito scegliamo la persona dell’anno solo in base agli obiettivi raggiunti – ci informa il Financial Times con composta altezzosità fuori luogo – stavolta l’abbiamo scelta anche per i valori che rappresenta: Soros è l’alfiere riconosciuto della democrazia liberale e della società aperta, idee attaccate sistematicamente dai populisti».

Ora, diciamo la verità: quali “valori” può rappresentare uno speculatore ebreo che ha messo in ginocchio i poveracci con le sue manovre finanziarie? Può certamente rappresentare i cosiddetti “valori” – ma, poi, possono chiamarsi davvero valori e non, piuttosto, disvalori? – di un mondo aggrappato ostinatamente al dio denaro che il Financial Time ben incarna essendo il giornale dei banchieri e dei potentati economici.

«Alfiere riconosciuto della democrazia liberale», definisce Soros il quotidiano britannico. Riconosciuto da chi se non da una sinistra infantile in miserabile e penosa disfatta e da un’Europa autoreferenziale e parolaia che è il fantasma tremebondo di sé stessa? Quanto alla democrazia liberale, forse il Financial Times è fra quei giornali e quei maître à penser sconfitti nelle urne che pensano che il voto non debba essere concesso a tutti. E che, quindi, come dicono ai piani nobili (e anche dalle parti di Capalbio) «uno non vale uno».
Vecchio vizio quello della sinistra (sconfitta) – e, a questo punto, anche del Financial Times – di distribuire patenti di democrazia. Per un quotidiano di un Paese dove c’è ancora una Regina viva e vegeta è davvero un po’ troppo.

Ma il quotidiano dei banchieri che cerca di posare sul podio le terga dello speculatore Soros, si spinge, addirittura, a puntare il dito contro i “populisti”, qualcosa che per il Financial Times deve essere l’equivalente delle Piaghe d’Egitto di biblica memoria. Una specie di maledizione divina peggio delle voraci cavallette, questi populisti! Che si permettono, perfino di «attaccare sistematicamente le idee di Soros!». Come si permettono, questi “populisti” – si avverte anche un po’ di schifo e di ribrezzo fra le righe del Financial Times – di attaccare questo modello di democrazia liberale!

Sfugge, nell’enfasi retorica che gonfia il petto dei giornalisti del Ft, come la democrazia, in paesi liberali, passi dalle urne. Succede ancora, ogni tanto, incredibile. Quelle stesse urne che, in Italia, ma anche in molti altri paese, hanno sconfitto e seppellito, proprio il modello Soros, il modello Financial Times, quello dei banchieri e della cosiddetta «società aperta».
Qui, a questo punto, in conclusione, la scelta e ampia e variegata.
Potremmo citare, e lo facciamo volentieri, il sesto LP del gruppo indie rock Zen Circus.

Ma potremmo anche avvalerci della sintesi dialettica di Wolverine quando risponde a Charles e Magneto.
Ai banchieri amici del Financial Times e sudditi della Regina, la difficile scelta.

di: Silvio @ 19:15


Dic 18 2018

“Mammoni” perché disoccupati. L’Ugl: «Sempre più urgente modificare legge Fornero»

Mammoni in aumento. Ma non per colpa loro. Dopo un lieve calo nel 2016 torna a crescere il numero dei giovani costretti a restare in famiglia e a non prendere la loro strada. Sono soprattutto i maschi, in linea con quanto accaduto dal 2009 in poi. Secondo Eurostat, nel nostro Paese i giovani tra i 18 e i 34 anni che nel 2017 vivevano a casa con i genitori erano il 66,4% del totale (65,8% nel 2016). A livello europeo è il dato più alto, dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media Ue al 50%. Dopo essere diventati maggiorenni, restano a lungo con i genitori. I giovani italiani che dichiarano di vivere a casa con mamma sono il 72,7% del totale (56,2% in Europa a 28) contro il 59,8% delle femmine nella stessa fascia di età (43,5% in Europa). «Il fatto che sempre un maggior numero di giovani lascia casa con difficoltà dimostra che la crisi economica ancora non è superata. Anche per tale ragione, è assolutamente improcrastinabile porre mano alla Legge Fornero che di fatto ha impedito a Pubblica amministrazione e imprese il fisiologico turnover». Lo afferma in una nota da Tel Aviv, dove è in visita istituzionale, Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl, commentando i dati pubblicati da Eurostat. «Occorre dunque una vera e propria strategia capace di anticipare e stimolare la domanda di nuovi lavori da parte del sistema produttivo e, allo stesso tempo, incentivare la formazione delle competenze», conclude Capone.

di: Girolamo Fragalà @ 12:19


Dic 15 2018

Manovra, l’allarme della Cgia: «Agli imprenditori costerà 4,9 miliardi»

Nonostante i correttivi approvati dalla Camera dei Deputati, nel 2019 la manovra di bilancio costerà al sistema imprenditoriale italiano 4,9 miliardi di euro. Di questi, 3,1 miliardi graveranno sulle imprese non finanziarie e 1,8 miliardi sugli istituti di credito e sulle assicurazioni. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia.[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”]

«Grazie all’aumento della deducibilità dell’Imu sui capannoni, al ripristino delle detrazioni sulla formazione 4.0 e all’impegno di abbassare i premi Inail – ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – alla Camera la maggioranza di governo ha diminuito, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, da 6,2 a 4,9 miliardi l’aggravio sulle imprese provocato dalla manovra. Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente».

Zebeo, dunque, giudica che «le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese. Senza contare che con la rimozione del blocco delle tasse locali prevista in manovra, c’è il pericolo che dal 2019 torni ad aumentare il peso dei tributi locali». L’Ufficio studi della Cgia ha analizzato il testo approvato la settimana scorsa dalla Camera per valutare l’effetto netto delle misure previste per le imprese: il risultato rimane ancora molto negativo. Nel 2019, infatti, il prelievo sulle imprese private è destinato ad aumentare di 3,1 miliardi e sugli istituti bancari e quelli assicurativi di 1,8 miliardi. Ma le cose dovrebbero andare decisamente meglio negli anni successivi: nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi e nel 2021 l’alleggerimento fiscale salirà a 2,2 miliardi. Inoltre, già dal 2019, effetti positivi sono attesi da due misure previste inserite nel decreto semplificazione: l’abolizione dal 1 gennaio 2019 del Sistri e l’introduzione del fondo di garanzia per le Pmi che si trovano in difficoltà a restituire le rate dei finanziamenti ottenute dalle banche a seguito dei mancati pagamenti della Pa. «Queste due misure dovrebbero agevolare le imprese per un importo non superiore ai 70 milioni di euro l’anno», sottolinea la Cgia, che con il segretario Renato Mason promuove sia il blocco dell’aumento dell’Iva, sia la flat tax a favore dei lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 65 mila euro all’anno, ma ricorda che «nel 2019 l’alleggerimento fiscale sarà di soli 331 milioni di euro».

Il pericolo per l’anno che viene, però, chiarisce ancora la Cgia viene dal possibile aumento della tassazione locale. «Avendo rimosso il blocco delle aliquote dei tributi locali introdotto nel 2015 dall’allora governo Renzi, è molto probabile che molti sindaci torneranno ad innalzarle», sottolinea l’associazione, facendo riferimento ad alcune stime per le quali degli «8mila Comuni presenti in Italia ben l’81% ha i margini per aumentare l’Imu sulle seconde case e addirittura l’85% per innalzare l’addizionale Irpef». Uno scenario reso probabile, per la Cgia, dal fatto che le autonomie locali hanno subito pesanti tagli dalle finanziarie che si sono susseguite dal 2010 in poi. «È pertanto evidente – conclude la Cgia – che molti sindaci, a fronte dei tagli ai trasferimenti avvenuti in questi anni, se avranno la possibilità non si lasceranno certamente sfuggire l’occasione di mettere mano alle entrate, agendo sulla leva fiscale. Speriamo che in sede di discussione al Senato questa ipotesi sia “congelata”, così come accaduto negli ultimi tre anni».[/premium]

di: Annamaria Gravino @ 11:43


Dic 13 2018

Casa, il mercato immobiliare torna a muoversi: in crescita domanda e offerta

I risultati di due diverse analisi. A piccoli passi gli italiani stanno ricominciando a compare casa. Torna il segno positivo nel mercato immobiliare residenziale e anche un po’ di ottimismo dopo un lungo periodo di depressione. Diversi sono i dati riguardanti i negozi e i locali commerciali. Sono arrivati i dati dei primi nove mesi del 2018: nelle principali città metropolitane italiane continua la corsa al rialzo (+2,3% sul 2017). Ma a crescere maggiormente, secondo le stime, sono le vendite di nuove abitazioni (+9,4%), che hanno contribuito a spingere un’offerta che ha raggiunto nel 2018 in media il 12% di quella totale presente sul mercato residenziale. Le quote vanno dal 4,4% di Palermo al 25% della più vivace Milano. Inoltre, solo in questo segmento i prezzi di vendita sono tornati a crescere (+1,3%), dato che per le abitazioni usate o da ristrutturare anche il 2018 si chiude con il segno meno (-0,2%). Rispetto all’usato i tempi di vendita sono molto più rapidi (4,9 mesi contro 6,5). Nelle grandi città come Milano e Roma, inoltre, al di là dell’abitazione in sé si fa più attenzione alle soluzioni abitative su misura, personalizzabili, con servizi innovativi, che vanno dal personal architect, alla conciergerie come se si vivesse in un albergo di lusso, fino al servizio di live cooking con chef a disposizione per una cena nella nuova casa. Sono questi alcuni risultati emersi dall’analisi del Centro Studi di Abitare Co. – società di intermediazione
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immobiliare focalizzata sulle nuove residenze – che ha analizzato l’andamento del mercato immobiliare delle nuove abitazioni nelle principali città metropolitane italiane (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Bologna e Palermo). Tra le singole città metropolitane, secondo le analisi di Abitare Co., nel 2018 la più dinamica è Napoli, con un incremento delle vendite di nuove abitazioni del +15,2%, seguita da Milano (+14,5%), Roma (+13%), Torino (+11,3%) e Bologna (+9,7%). Le vendite della casa crescono, seppur con valori più contenuti, anche a Genova (+5,5%), Firenze (+3,2%) e Palermo (+2,6%).

Le città con il tasso di crescita maggiore

Per quanto riguarda l’offerta, nel 2018 il tasso di crescita maggiore si evidenzia a Milano (+5,4%) e Roma (+3,2%), città in cui si registra anche il peso maggiore delle nuove abitazioni sul totale di quelle presenti sul mercato residenziale, rispettivamente con il 25% e il 16%. A Bologna l’incidenza sul totale è del 13,5%, a Torino del 12,3%, a Firenze del 9,7%, a Napoli dell’8,1%, a Genova del 6,5% e a Palermo, fanalino di coda, del 4,4%. Il momento positivo del mercato immobiliare delle nuove residenze si riflette anche sui prezzi che, solo in questo segmento, stanno dando segnali di risveglio in tutte le città metropolitane (in media +1,3% sul 2017), con Milano che si conferma ancora una volta la città più vivace (+3,3%). Il prezzo medio al mq per acquistare un’abitazione nuova è di 4.500 euro: le città più care sono Milano con 6.750 euro (+3,3% sul 2017) e Roma con 6.300 euro (+1,2%); seguono Firenze con 4.800 euro (+0,8%), Torino con 4.450 euro (+2,3%), Napoli con 3.800 euro (+1,2%), Bologna con 3.700 euro (+0,7%), Genova con 3.300 euro (+0,6%) e Palermo con 2.900 euro (+0,4%). Rispetto all’usato, i prezzi per acquistare un’abitazione nuova risultano superiori del 24%, con punte a Palermo del 28%, mentre per vendere un’abitazione sono necessari in media 4,9 mesi (contro i 6,5 dell’usato), ma ancora una volta la più dinamica è Milano con 3,7 mesi.

I dati negativi riguardano negozi e locali commerciali

Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, nell’ultimo anno considerato – terzo trimestre 2018 rispetto a terzo trimestre 2017 – il numero di compravendite di immobili non abitativi è diminuito del 10,3%. Lo segnala Confedilizia, precisando che nelle otto principali città per dimensione demografica (Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Bologna e Firenze), le compravendite di uffici e studi privati sono diminuite in media del 27,9%, con picchi del 59,8% a Firenze, del 52% a Roma, del 39,6% a Bologna e del 37,2% a Napoli. Per quanto riguarda negozi e laboratori, si evidenzia il caso di Genova dove si è verificato un crollo record con un preoccupante -22,9%, più elevanto del -15,5% a Milano e del -3,5% a Torino.

Le prospettive per i prossimi mesi

Quali sono le prospettive per i prossimi mesi per l’acquisto di casa? Le previsioni sono positive: «Il mercato immobiliare residenziale delle nuove costruzioni ha confermato nel 2018 la sua tendenza ciclica positiva – sottolinea Alessandro Ghisolfi, Responsabile del Centro Studi di Abitare Co. – Rispetto alla domanda, oggi l’offerta rimane ancora molto sottostimata e ciò favorisce un accorciamento dei tempi di vendita che sino a tre anni fa erano impensabili. Per il 2019 i segnali rimangono positivi anche se è d’obbligo essere più prudenti, data l’attuale fase congiunturale».
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di: Girolamo Fragalà @ 10:48


Dic 12 2018

Alitalia, Ugl dà credito al governo: “Purché siano tutelati i lavoratori”

«Diamo atto al governo per il pieno coinvolgimento dei sindacati nella trattativa Alitalia e pretendiamo, allo stesso tempo, che in futuro si tenga conto dell’aspetto occupazionale dei dipendenti del vettore aereo». Lo ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale del Sindacato Ugl, al tavolo Alitalia svoltosi oggi al Ministero per lo sviluppo economico, a cui hanno preso parte, unitamente ai sindacati, il governo e i commissari straordinari della società. Per Capone «l’integrità della compagnia aerea significa una maggiore tutela dei dipendenti e, in tal senso apprezziamo la proroga del Fondo di solidarietà per il settore aereo per tutto il 2019. Riteniamo indispensabile – ha ribadito Capone – conoscere il nuovo partner industriale e come sarà la nuova componente societaria insieme a Ferrovie dello Stato».

Alitalia: trattativa serrata con Bruxelles

Il governo starebbe studiando l’ingresso diretto del Mef in Alitalia ma l’ipotesi di una partecipazione diretta dello Stato dovrà essere sottoposta all’Unione europea. A spiegarlo ai sindacati, secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro, è stato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio preannunciando una “trattativa serrata” con Bruxelles. Entro fine gennaio si saprà il futuro assetto societario di Alitalia.

Prorogato il prestito ponte di 900 milioni

Nel decreto legge Semplificazioni approvato oggi dal Consiglio dei ministri è inserita la norma per la proroga della restituzione del prestito ponte di 900 milioni ad Alitalia che sposta il termine fissato in precedenza al 15 dicembre e non oltre il 30 giugno 2019. In particolare viene spiegato che il finanziamento “è rimborsato entro trenta giorni dall’intervenuta efficacia della cessione dei complessi aziendali non oltre il termine del 30 giugno 2019” secondo quanto si legge nella bozza del decreto. Per quanto riguarda la copertura agli oneri derivanti pari a 900 milioni di euro nel 2018 in termini di solo fabbisogno, “si provvede mediante versamento per un corrispondente importo, da effettuare entro il 31 dicembre 2018, delle somme gestite presso il sistema bancario dalla Cassa Servizi Energetici e Ambientali a favore del conto corrente di tesoreria centrale”. “La giacenza, da mantenere depositata a fine anno sul conto corrente di tesoreria di cui al primo periodo, è restituita nel corso del 2019”.

di: Valter Delle Donne @ 19:47


Dic 12 2018

Ultima chiamata per Imu e Tasi: chi deve versare, l’importo e gli sconti

Imu e Tasi, ultima chiamata. Il 17 dicembre, infatti, è l’ultimo giorno utile per il versamento del saldo 2018 relativo all’Imposta Municipale Propria (Imu) e al Tributo per i servizi indivisibili (Tasi), le tasse sulla casa che, insieme alla tassa sui rifiuti (Tari), costituiscono l’Imposta Unica Comunale (Iuc). I contribuenti potranno saldare il conto (con l’eventuale conguaglio sulla prima rata versata a giugno) usufruendo di un giorno in più visto che il 16 dicembre, scadenza ufficiale, è domenica.

I CONTRIBUENTI – Devono versare l’Imu e la Tasi tutti i proprietari e i titolari di diritti reali sugli immobili situati in Italia, con esclusione dei proprietari di prima casa. Le abitazioni principali, infatti, sono escluse sia dall’Imu sia dalla Tasi, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, che restano assoggettate a entrambe le imposte. Per gli immobili in multiproprietà, l’Imu e la Tasi vanno pagate dall’amministratore mentre le due imposte vanno pagate dagli affittuari solo se l’immobile non è utilizzato come prima casa.

IL PAGAMENTO – Per conoscere l’importo da pagare bisogna tener conto delle aliquote e degli sconti adottati quest’anno dai singoli comuni. In proposito, è possibile consultare il riepilogo e gli elenchi generali Regione per Regione pubblicati sul sito del ministero dell’Economia per calcolare le aliquote o determinare eventuali esenzioni. I comuni non inviano a casa nulla di precompilato per cui spetta ai contribuenti compilare il bollettino. E’ possibile utilizzare quello postale oppure il modello F24 disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. E’ bene ricordare che, anche se Imu e Tasi riguardano lo stesso immobile, occorre compilare due moduli distinti (per l’F24 due diverse righe) indicando i diversi codici di riferimento dei tributi.

GLI SCONTI – La Legge di Bilancio 2016 ha introdotto la possibilità di avere uno sconto del 50% sulle imposte in caso di immobili dati in comodato gratuito a genitori o figli. Per usufruire dello sconto, però, il contratto deve essere registrato, il proprietario dell’immobile deve essere residente nello stesso comune e possedere al massimo un solo immobile in Italia. Possono usufruire di un’agevolazione anche i proprietari di immobili locati a canone concordato ad inquilini che li utilizzano come prima abitazione. In questo caso, si applica una riduzione del 25% su entrambe le imposte.

di: Girolamo Fragalà @ 13:48


Dic 10 2018

Affitti senza contratto: cosa rischiano padrone di casa e inquilino

Gli affitti in nero, possono rivelarsi pericolosi sia per il padrone di casa che per gli inquilini dell’immobile. Infatti la legge prevede per entrambi diverse conseguenze sia sul piano fiscale che civile. L’affitto senza contratto si ha ogni volta che il padrone di casa omette la registrazione dello stesso entro il termine di 30 giorni dalla stipulazione dell’accordo. Altra ipotesi è che il contratto di affitto venga validamente registrato ma con l’indicazione di un canone inferiore rispetto a quello stabilito dalle parti, ed anche in questa ipotesi la legge prevede l’applicazione di sanzioni fiscali e civili.
Se l’affittuario senza contratto espone una denuncia, il locatore rischia di dover pagare: l’Irpef per i canoni non dichiarati, la sanzione amministrativa per infedele dichiarazione dei redditi e le sanzioni per omesso versamento delle imposte di registro (alla quale si applicano gli interessi a partire dalla data di mancata registrazione del contratto). Queste sanzioni possono essere ridotte se il padrone di casa provvede al cosiddetto ravvedimento operoso, registrando tardivamente il contratto.
Per quanto riguarda il piano civilistico, invece, l’affitto senza contratto si considera nullo perciò privo di effetti giuridici. Ne consegue che il locatore non può chiedere al giudice né la procedura di sfratto (se vuole rientrare nell’immobile locato) né il decreto ingiuntivo per ottenere i canoni non pagati. Anche gli affittuari, in quanto complici dell’evasione fiscale, sono soggetti a sanzione: in particolare, la legge prescrive che locatore e inquilini sono responsabili in solido nei confronti del fisco. Quindi gli affittuari possono ricevere la cartella esattoriale che intima il pagamento dell’imposta di registrazione e, se non versano quanto dovuto, rischiano il pignoramento dei propri beni allo stesso modo del padrone di casa.

di: Girolamo Fragalà @ 10:56


Dic 07 2018

E venne il tempo del «sovranismo psichico»: è l’ultima, bizzarra trovata del Censis

La lettura dei rapporti del Censis, almeno da qualche anno, non è molto raccomandabile a chi soffre di depressione. Ogni volta esce infatti un ritratto a tinte fosche dell’Italia. Sfiducia, declino, immobilismo sono le parole che vi ricorrono più frequentemente, Non fa eccezione il 52° Rappparto, presentato questa mattina dal direttore generale Massimiliano Valerii. Nel ponderoso volume si parla di un’Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita, e anagraficamente vecchia.

Viviamo, secondo il Censis,  in un Paese in decadenza, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. “Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive”-

Fin qui, purtroppo, nulla di nuovo. Senonché, quest’anno il Censins ha voluto fare un salto nell’immaginifico coniando il termine di  “sovranismo psichico”. Sarebbe questa l’immagine sintetica dell’Italia di oggi.  Il “sovranismo psichico” segnerebbe il passaggio  dal “rancore” alla  “cattiveria”.

In sé e per sé, questo “sovranismo pischico” non sembra significare proprio alcunché, non foss’altro perché risulta incoerente appliccare alla sfera pischica un termine che appartiene alla sfera politica: il sovranismo, apounto.

Ma tent’è che, coerenza o incoerenza, il Censis ha sentito il bisogno di inventare un termine roboante e rumoroso per attirare l’attenzione su un ritratto dell’Italia altrimenti  ripetittivo e noioso.

 

di: Aldo Di Lello @ 15:01


Dic 07 2018

Whatsapp addio, ecco su quali telefoni cellulari non funzionerà più dal 2019

Come già accaduto un anno fa, con l’arrivo del nuovo anno alcuni telefoni cellulari non saranno più compatibili con Whatsapp. Da quando Facebook ha acquisito l’app di messaggistica gli aggiornamenti sono praticamente settimanali e in alcuni casi – si legge su 20minutos – possono riguardare la compatibilità con i sistemi operativi meno recenti. Niente più WhatsApp quindi per i dispositivi Android con versione 2.3.7 o precedente e per gli iPhone con sistema operativo iOS7 o precedenti. L’applicazione di messaggistica non funzionerà più neanche sul Nokia S40, su Windows Phone 8.0 e dispositivi che utilizzano il sistema operativo BlackBerry OS e BlackBerry 10. Se non si è al corrente della versione di sistema operativo presente sul proprio telefono, basta controllare per quanto riguarda Android su Impostazioni, Sistema, Informazioni su. Per quanto riguarda iOS invece occorre selezionare Impostazioni, Generali , Aggiornamento Software. Se la versione presente sul vostro cellulare è tra quelle elencate prima, potete provare ad aggiornarla, anche se è molto probabile che non sia possibile farlo.

di: Massimo Baiocchi @ 10:29


Dic 06 2018

L’Ucid contro il governo: «Basta vincoli sulle opere, più etica nell’economia»

«L’imprenditoria cattolica è al fianco del mondo produttivo italiano nella battaglia del ‘fare’, per liberare l’economia del Paese dai vincoli burocratici, dalla morsa fiscale e dai veti politici nella realizzazione di opere e infrastrutture pubbliche che mai come oggi vanno immaginate e realizzate in una logica di sviluppo e di coesione sociale e non nell’ottica del profitto e dell’utile a tutti i costi». Riccardo Pedrizzi, presidente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori, dirigenti e professionisti), commenta così l’appuntamento di lunedì a Torino con circa 3000 imprenditori e 12 associazioni per dire “SI” alla realizzazione di infrastrutture, ferroviarie e per chiedere al governo politiche che diano ossigeno e forza all’imprenditoria in una fase delicatissima in cui si rischia una nuova possibile recessione”. «L’obiettivo delle politiche economiche e industriali del Paese – spiega ancora Pedrizzi a nome del’Ucid, – deve essere quella di costruire un’economia eticamente sostenibile, che generi benessere vero e non assistenzialismo, un’economia costruita intorno alle persone e che viva di produzione reale, non di interventi tampone o di veti politici su opere che possono aiutare a superare il gap infrastrutturale tra le varie aree del Paese e nei confronti dell’Europa intera. Alcune migliaia di imprenditori cattolici iscritti all’Ucid e tutti coloro che si riconoscono nella dottrina sociale della Chiesa sono al fianco dei colleghi in tutte le iniziative apolitiche che hanno come obiettivo quello di stimolare l’azione della classe dirigente verso obiettivi comuni».

di: Luca Maurelli @ 16:02


Dic 06 2018

Effetto boomerang del decreto dignità, a rischio 53mila lavoratori precari

L’effetto del decreto dignità potrebbe essere un boomerang per i contratti a tempo determinato. Secondo le stime di Assolavoro sono 53mila le persone che non potranno essere ricollocate dalle agenzie del lavoro a gennaio. A lanciare l’allarme è anche Federmeccanica che ieri, illustrando i dati dell’indagine congiunturale sull’industria metalmeccanica, ha annunciato, con riferimento al decreto dignità, che il 30% delle imprese del settore non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato in essere.

Nel dettaglio Assolavoro, nella nota diffusa, spiega: «Sono circa 53mila le persone che, a partire dal 1° gennaio 2019, non potranno essere riavviate al lavoro attraverso le agenzie per il lavoro perché raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato, secondo quanto previsto da una circolare del ministero (n.17 del 31 ottobre 2018) che ha retrodatato a prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto “decreto Dignità” il termine da considerare per questi lavoratori assunti dalle agenzie.

Si tratta di una stima prudenziale, approssimata per difetto, elaborata da Assolavoro, l’associazione nazionale delle agenzie per il lavoro, con una proiezione sull’intero settore dei dati rilevati dagli operatori associati (circa l’85% del mercato). Assolavoro evidenzia che, nonostante le ripetute manifestazioni di disponibilità, non c’è stato ancora nessun riscontro in generale e in particolare sull’interpello relativo proprio alla circolare n.17 del 31 ottobre 2018. L’Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro ribadisce la necessità di “correggere il tiro” a tutela dei lavoratori.

di: Sara Gentile @ 13:08


Dic 06 2018

Natale: al via le offerte di Tim, Vodafone, Wind e 3. Ecco tutte le proposte

Con l’arrivo delle festività natalizie tempo di offerte per le compagnie telefoniche. Ecco cosa propongono Tim, Vodafone, Wind e 3:

TIM – Tim per Natale offre tanti Giga per navigare con le nuove offerte Supergiga che offrono 20GB al mese a soli 9,99 euro oppure 40GB al mese a 11,98 euro. E su Tim Party i Giga diventano illimitati per 1 mese. Nel periodo di validità della promozione anche con Supergiga 20GB è possibile in qualsiasi momento raddoppiare i Giga con soli 1,99 euro in più. Inoltre per tutti i clienti che aderiscono alle offerte Supergiga è riservato uno speciale sconto di 50 euro sull’acquisto di un modem Wi-Fi rispetto al prezzo di listino. E ancora per i clienti Tim da più di 1 anno i migliori modelli di smartphone rateizzati a partire da 5 Euro/mese. E poi dal 10/12 per i clienti Tim prepagati che hanno anche una linea fissa intestata è possibile navigare per 1 anno con 200 Giga al costo di 99 euro.

Tim Junior Pack è l’offerta studiata per i più giovani e prevede due profili: – Tim Junior mensile include 100min, 100SMS, 1GB con Chat incluse senza consumare i Giga, Tim Protect e Tim I love games +2GB ogni mese per attivazioni fino al 07/01/2019. Il costo su carta di credito, conto corrente o TimPay è di 6 euro mentre su credito residuo è pari a 7 euro. Tim protect è il servizio di parental per Smartphone, Tablet, PC e Mac che protegge i giovanissimi dai rischi del web. – Tim junior senza limiti è l’offerta con validità un anno al costo di 59 euro a meno di 5 euro al mese.

Tim al fine di offrire soluzioni flessibili e corrispondenti alle esigenze dei clienti che viaggiano per piacere o per lavoro, rende disponibile l’offerta “Viaggio Pass Mondo” al costo di 30 euro per 10 giorni dal primo utilizzo all’estero, offre 500 MB, 100 minuti e 100 SMS in oltre 80 Paesi extraeuropei. Un’altra idea per i regali di Natale è il nuovo Samsung Galaxy watch 4G integrato con Tim eSim per telefonare, inviare e ricevere sms. La eSIM è l’evoluzione della SIM card ed è posizionata all’interno del dispositivo (smartphone, smartwatch), utilizzando la eSIM è possibile attivare tutti i servizi e le offerte commercializzate, così come con le SIM Card tradizionali. E’ possibile acquistare il Samsung galaxy watch in modalità cash a 399,99 oppure a rate a 10 euro/mese per 30 mesi con un contributo iniziale di 49 euro.

VODAFONE – Arriva il Natale e anche il nuovo Christmas Pack di Vodafone. Da oggi, infatti, tutti i clienti potranno acquistare uno smartphone esclusivo a partire da 9,99 euro e, in più, tantissimi Giga e minuti illimitati. Per i nuovi clienti, sarà possibile ad esempio comprare un Vodafone Smart N9 a 9,99 euro di contributo iniziale oppure un Huawei P smart o un Samsung Galaxy A8 rispettivamente a 59,99 euro e 89,99 euro di contributo iniziale. In più, a 15,99 al mese, avranno diritto a un’offerta con 40 Giga, minuti illimitati e Giga illimitati sulle app social,chat, musica e mappe. Per i già clienti il contributo iniziale è lo stesso mentre per l’offerta mobile basterà aggiungere 3,99 euro alla propria offerta per avere più Giga. L’offerta di Natale di Vodafone sarà attivabile in tutti i negozi Vodafone fino al 27 dicembre, salvo proroghe.

Vodafone Christmas Pack è al centro di nuova campagna di comunicazione che vede protagonista una coppia, pronta per un romantico soggiorno in montagna, prima di accorgersi di aver perso le chiavi dello chalet. Ma, grazie alla Giga Network 4.5G di Vodafone, i protagonisti non si perdono d’animo e trovano soluzioni divertenti per passare lo stesso un bel weekend: dal costruire un rifugio, al guardare un film in streaming utilizzando semplicemente uno smartphone connesso alla rete Vodafone. Con questo spot, Vodafone fa gli auguri di Buon Natale a tutti i suoi clienti, attraverso il volto e la voce di Linus.

WIND – Il brand Wind, in occasione del Natale, regala 100 Giga per un anno, per soddisfare al meglio il desiderio di essere sempre connessi. È possibile avere 100 Giga in regalo per un anno con l’offerta “All Inclusive”, la soluzione ‘tutto incluso’ che mette a disposizione 20 Giga, 100 sms e minuti illimitati al costo di 9,99 euro al mese con “Easy Pay”. La funzionalità di pagamento “Easy Pay”, da oggi, prevede anche l’utilizzo delle carte conto, oltre che del RID e della carta di credito. Wind regala 100 Giga per un anno anche con ‘All Inclusive Young’, l’offerta dedicata agli under 30.

Wind lancia, inoltre, ‘All Inclusive Senior’, la soluzione rivolta alla clientela ‘over 60’, che desidera comunicare senza limiti con amici e familiari, navigare su Internet, utilizzare chat e social, ad un prezzo conveniente. L’offerta prevede 2 Giga e minuti illimitati al ‘prezzo vero’ di 7,99 euro al mese. In più, è possibile abbinare Doro 7060, con anticipo e rata pari a zero euro. DORO 7060 è un telefono cellulare clamshell semplice da utilizzare, con una fotocamera da 3MP e un tasto di assistenza per chiamare fino a 5 numeri. Grazie al sistema operativo KaiOS, inoltre, è possibile accedere ai social media più popolari.

Anche l’offerta Wind Smart Pack, dedicata ai clienti che passano a Wind, si rinnova con 40 Giga, minuti illimitati e lo smartphone Huawei P20 lite incluso, al costo di 8,99 euro al mese con anticipo di 99,90 euro pagando con carta di credito.

I clienti Wind che, durante le festività e nel corso dell’anno, hanno l’esigenza di utilizzare Internet in mobilità possono attivare due nuove offerte dati che prevedono 20 Giga 50 Giga, al prezzo, rispettivamente, di 7,99 e 12,99 euro con ‘Easy Pay’. È possibile anche abbinare il tablet Wind Tab 8’’, con un anticipo di 29,90 euro. Da questo Natale, la convenienza Wind Family aumenta, con nuovi smartphone per tutta la famiglia. Aggiungendo ‘Wind Family Member’, infatti, con 4,99 euro si potranno avere 5 Giga, 500 minuti al mese e lo smartphone Zte Blade A530 incluso. Inoltre, i clienti che scelgono ‘Wind Family’, con 70 Giga e minuti illimitati a 14,99 euro al mese, possono aggiungere lo smartphone Huawei P20 Pro al prezzo speciale di 8 euro al mese, con anticipo pari a 99,90 euro: un’idea regalo in occasione del Natale.

3 – In occasione del Natale, i clienti di 3 che attivano All-In Power possono averne una seconda offerta al prezzo di 6,99 euro al mese, invece di 9,99 euro. ‘ALL-IN Power’ include minuti illimitati e 60 Giga con Giga Bank, l’innovativo servizio che consente di accumulare i Giga non consumati nel corso del mese e di utilizzarli senza scadenza. In più, Apple Music è in regalo per sei mesi. Con ‘Smartphone Christmas Edition’, inoltre, i clienti che scelgono l’offerta ‘All-In Power’ abbinata a un Top Smartphone Huawei, Samsung o Xiaomi possono avere un secondo smartphone dello stesso brand con rata pari a zero euro. Per i modelli Huawei e Samsung, “Smartphone Christmas Edition” è disponibile anche con Free Power che, con 5,99 euro in più, permette di avere ulteriori, esclusivi vantaggi, come la possibilità di cambiare smartphone senza costi aggiuntivi e l’opzione Kasko inclusa. Sempre all’insegna dell’innovazione, 3 lancia la promozione Xiaomi Christmas Edition, che consente di avere il bracciale fitness tracker Xiaomi Mi Band 3 incluso con le offerte degli smartphone Xiaomi Mi 8 Pro, Mi 8, Mi MIX 2 o Redmi 5 Plus.

Inoltre, anche a Natale, con le offerte “All-In” e “Free” di 3, grazie alla formula del finanziamento, i clienti possono scegliere tra un’ampia gamma di device con anticipo zero. Interessante proposta anche per gli appassionati di musica che desiderano avere Giga aggiuntivi per la propria offerta. L’opzione Giga Boom Music Edition, che può essere abbinata alle soluzioni Play, mette a disposizione, al costo di 9,99 euro, 100 Giga di traffico Internet per un anno e il servizio Apple Music incluso per sei mesi.

Si rinnovano anche le offerte dedicate ai professionisti, infatti All-In Pro prevede minuti illimitati in Italia e all’estero e Giga illimitati in promozione a 12,99 euro al mese. Per i clienti che attivano anche ‘Super Fibra’, l’offerta è disponibile al prezzo ridotto di 5 euro al mese. È possibile abbinare ad ‘All-In Pro’ uno smartphone di ultima generazione, con il servizio Kasko compreso. I clienti con partita Iva possono, infine, beneficiare di un portafoglio completo di dispositivi Wi-Fi in abbinamento alle offerte mobile broadband di 3.

di: Redazione @ 12:35


Dic 05 2018

Lo spread cala a 278: è il livello più basso da ottobre. Ma Fitch taglia la crescita

Segnali positivi sul fronte dei mercati. Lo spread tra Btp e Bund cala a 278 punti base per la prima volta dall’inizio di ottobre scorso. Il rendimento del titolo decennale italiano è al 3,05%, il livello più basso da fine luglio. In netta discesa anche il tasso del titolo a due anni scivolato fino a 0,558%, ai minimi dal 19 luglio.

Intanto, però, Fitch taglia le stime di crescita dell’Italia dall’1,2% all’1% nel 2018 e dall’1,2% all’1,1% nel 2019 a causa dell’ “incertezza politica domestica” e dei “timori per il commercio globale”.

Fitch, si legge nel Global Economic Outlook, nutre dubbi sul fatto che l’allentamento fiscale possa spingere il pil nel 2019, sia “per le incertezze sui dettagli dell’implementazione” che “per i probabili bassi impatti moltiplicatori di alcune misure”.

di: Redazione @ 18:09


Dic 05 2018

La tredicesima, tutte le regole: quando arriva, chi ne ha diritto e chi no

È tempo di tredicesima per i lavoratori dipendenti. Il 14 dicembre, infatti, sarà pagata agli statali insieme al cedolino stipendiale, mentre per i lavoratori del settore privato – per i quali la data di pagamento è indicata dal Ccnl di riferimento – la gratifica natalizia arriverà entro Natale. I pensionati, invece, l’hanno già ricevuta insieme all’assegno previdenziale di dicembre. Anche chi percepisce una prestazione assistenziale – e non previdenziale – dall’Inps (come la pensione di inabilità o invalidità) ha diritto alla tredicesima. Queste sono le uniche categorie di persone che hanno diritto alla tredicesima mensilità. Ad esempio, non ne hanno diritto i disoccupati, neppure se percettori dell’indennità Naspi sulla quale non è prevista alcuna tredicesima. Non hanno diritto alla tredicesima a dicembre neppure coloro che hanno perso il lavoro nel 2018. Per loro, infatti, la parte di tredicesima maturata nel corso dell’anno dovrebbe essere stata pagata al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La tredicesima mensilità non spetta neppure agli autonomi e ai professionisti, iscritti alle varie casse, così pure come ai lavoratori parasubordinati che hanno siglato un contratto Co.co.co. Questa, inoltre, non matura nei periodi in cui i lavoratori sono posti in cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria. Non spetta a chi ha sottoscritto un contratto a progetto. Ne hanno diritto, invece, i lavoratori dipendenti assunti da meno di un anno. In tal caso, però, l’importo della gratifica viene riproporzionato in base al numero di mesi lavorati. Nel dettaglio, per il calcolo della tredicesima si prende la retribuzione media mensile e la si moltiplica per i mesi di impiego nel corso dell’anno solare. Il risultato, poi, si divide per le 12 mensilità dell’anno, così, da avere l’importo della tredicesima che spetta al lavoratore.

di: Roberto Mariotti @ 16:25


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