Feb 06 2024

Repubblica e La Stampa nascondono il “ricatto di Stellantis” su Mirafiori. Divieto di parola?

In tutto il mondo “The silent of Lambs” il film premio Oscar del 1991 diretto da Johnatan Demme con Antonhy Hopkins e Jodie Foster è uscito come “Il silenzio degli Agnelli”, tranne che da noi in Italia, dove la leggenda metropolitana vuole che alla famiglia più potente d’Italia il titolo non piacesse: così il thriller dal romanzo di Thomas Harris del 1988, venne intitolato “Il silenzio degli innocenti”.

Il silenzio degli Agnelli (e dei direttori dei giornali di famiglia)

Non è una leggende metropolitana purtroppo la censura dei giornali che fanno capo agli Agnelli (Repubblica e La Stampa). Sparita dalle prime pagine la notizia che Stellantis ha deliberato altre sette settimane di cassa integrazione nel sito di Mirafiori, sulle linee della Fiat 500 Bev e Maserati.

Una notizia, che tanto per avere una cartina di tornasole immediata, ha scatenato La Verità, che ha titolato: “Il ricatto degli Agnelli”. «Pochi giorni dopo aver preteso incentivi per le auto elettriche sotto la minaccia di fermare gli impianti, Stellantis passa ai fatti. Operai in cassa integrazione (a spese nostre)».

A notare la clamorosa discrepanza c’è perfino Gad Lerner, che ha scritto per anni sia su Repubblica che su La Stampa. Il giornalista e conduttore tv ironizza perfidamente: «Cercare sulla prima pagina di Repubblica la notizia che Stellantis fermerà per due mesi la produzione dello stabilimento di Mirafiori e non trovarla. Allora cercarla sulla prima pagina de La Stampa di Torino, e non trovarla neanche lì…Divieto di parola?». La battuta è relativa al polverone sollevato per un convegno di Giuliano Amato al Dap, notizia che per il quotidiano diretto da Molinari sarebbe stato il fatto del giorno.

Mirafiori nascosta a pagina 23 di Repubblica, all’interno di una dichiarzione di Elkann

Per la cronaca, La Stampa ha relegato la notizia della cassa integrazione dello stabilimento di Mirafiori un riquadro in fondo a pagina 13. Poteva essere messa nascosta in modo migliore? Sicuramente sì. Andrea Malaguti deve andare a lezione dal collega direttore Maurizio Molinari. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha piazzato la notizia all’interno di un titolo (con bella foto) su padron Elkann. A pagina 23.  

Ma non finisce qui: l’altro singolare paradosso è che gli stessi quotidiani che sostengono la richiesta di Stellantis, commentano in questi giorni con sdegno la richiesta di aiuti di Stato formulata dagli agricoltori. Gli incentivi fanno comodo solo se sono quelle che finanziano le casse del loro editore.

 

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di: Valter @ 14:36


Feb 02 2024

Parte il bonus mamme, FdI: “Subito 500 euro a chi ha due figli. È un aiuto concreto del governo Meloni”

Parte il ‘bonus mamme’, previsto dalla legge di bilancio per il 2024. L’Inps ha pubblicato giovedì 1 febbraio la circolare operativa per attivare la misura. Il “bonus mamme”, che si applica per tre anni dal 2024 al 2026, consiste nell’esonero contributivo fino ad un massimo di 3.000 euro annui (250 euro al mese), da riparametrare su base mensile, per le lavoratrici che hanno almeno tre figli a carico e il più piccole è sotto i 18 anni.

«Oggi per le mamme lavoratrici arriva una importante novità – commenta il vicecapogruppo Vicario di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Manlio Messina. gli aumenti in busta paga grazie all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico. È questo un risultato voluto dal governo Meloni con la manovra di bilancio che offre un aiuto concreto a 700mila donne che, quotidianamente, conciliano l’attività professionale con la maternità. Continua il nostro impegno – conclude l’esponente di FdI – affinché nessuna donna debba più scegliere tra lavorare e avere dei figli».

Bonus mamme: come funziona

Per il solo 2024, in via sperimentale, l’esonero contributivo è attribuito anche alle lavoratrici con due figli a carico e il più piccolo sotto i dieci anni. L’agevolazione, spiega la circolare, riguarda tutte le dipendenti del settore pubblico e privato (anche agricolo, in somministrazione e in apprendistato) con contratto a tempo indeterminato. Sono escluse invece le lavoratrici domestiche. Le madri, in possesso dei requisiti a gennaio 2024, hanno diritto all’esonero dallo stesso mese di gennaio. Se la nascita del secondo figlio avviene in corso d’anno, il bonus sarà riconosciuto dal mese di nascita. Nel 2025 e nel 2026, invece, il beneficio è assegnato alle mamme di tre figli di cui il più piccolo è sotto i tre anni. Anche in questo caso, se la nascita del terzo figlio avviene in corso d’anno, il beneficio parte dallo stesso mese di nascita.

Nel caso di una mamma con tre figli e il più piccolo compie i 18 anni durante il periodo dello sgravio, quest’ultimo termina lo stesso mese del compimento del diciottesimo anno. Le lavoratrici interessate all’agevolazione possono rivolgersi ai propri datori di lavoro oppure utilizzare l’apposita funzionalità che sarà resa disponibile sul sito dell’Inps, dalla data e con le modalità che saranno rese note con uno specifico messaggio.

La circolare Inps e alcuni casi esplicativi (clicca qui per il testo completo)

La circolare riporta alcuni casi esemplificativi. Se la lavoratrice, alla data del 1° gennaio 2024, è madre di tre figli, l’esonero parte dal 1° gennaio 2024. Qualora il figlio più piccolo compie il diciottesimo anno di età il 19 ottobre 2025, l’esonero contributivo termina nel mese di ottobre 2025. Se la lavoratrice il 1° gennaio 2024 è madre di due figli, l’esonero parte dal 1° gennaio 2024. Qualora il figlio più piccolo compie il decimo anno di età il 18 luglio 2024, l’esonero contributivo termina nel mese di luglio 2024. Nel caso di una lavoratrice che il 1° gennaio 2024 è madre di un figlio e il secondo nasce l’11 giugno 2024, l’esonero applica dal 1° giugno 2024 al 31 dicembre 2024. Un altro caso riportato dalla circolare è quello di una lavoratrice che alla data del 1° agosto 2024, è madre di due figli ed è in corso la gravidanza del terzo figlio. La nascita del terzo figlio avviene in data 2 marzo 2025. Fino al 31 dicembre 2024 si applica l’esonero previsto per le lavoratrici con due figli. Dal 1° gennaio 2025 al 28 febbraio 2025 non si applica alcuna riduzione contributiva. A partire dal 1° marzo 2025 e fino al 31 dicembre 2026 si applica l’esonero. Infine c’è il caso della lavoratrice che il 1° gennaio 2024 è madre di tre figli, tutti di età superiore ai 18 anni. A questa lavoratrici non spetta alcuna riduzione contributiva.

di: Valter @ 13:11


Feb 02 2024

Dopo lo scontro con la Meloni, gli Elkann gettano la maschera: più soldi dallo Stato o licenziamo

Lo scontro, come sempre in questi casi, si gioca sui soldi. Sono trascorsi un po’ di giorni da quando il quotidiano degli Elkann, “Repubblica”, titolava sulle svendite all’estero dei gioielli nostrani, “Italia in svendita“, un titolo che provocò la dura reazione del premier Meloni, che ribaltò le accuse facendo notare che Stellantis, ex Fiat ormai francese, stava arretrando dall’Italia da tempo e senza riunciare ai sussidi. Ieri i nodi, e le maschere, sono venute al pettine, quando il supermanager superpagato, Carlos Tavares, ha lasciato intendere che senza ulteriori sussidi al gruppo, oltre a quelli già promessi dal governo Meloni, i tagli e le delocalizzazioni saranno inevitabili.

Stellantis, il manager degli Elkann minaccia la fuga

“L’Italia – ha detto il manager all’agenzia Bloombergdovrebbe fare di più per proteggere i suoi posti di lavoro nel settore automobilistico anziché attaccare Stellantis per il fatto che produce meno nel nostro Paese. Si tratta di un capro espiatorio nel tentativo di evitare di assumersi la  responsabilità per il fatto che se non si danno sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici, si mettono a rischio gli impianti in l’Italia”, ha aggiunto Tavares. Più soldi per l’elettrico: un miliardo di euro di sussidi pubblici non bastano per restare, questo sembra il senso della dichiarazioni.

La provocazione di Urso: “Stellantis ceda una quota allo Stato”

Tavares parla di progetti e di investimenti senza citare il tema del contendere, la volgar pecunia, di cui invece parla esplicitamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, mettendo però sul tavolo la proposta-provocazione di entrare nel capitale del gruppo, non di gettare soldi a pioggia. “Se Tavares o altri ritengono che l’Italia debba fare come la Francia, che recentemente ha aumentato il proprio capitale sociale all’interno dell’azionariato di Stellantis, ce lo chiedano”, ha detto il ministro al termine del tavolo automotive convocato per illustrare il nuovo piano di incentivi da 950 milioni di euro. Una proposta o una provocazione? Di sicuro nella partita a scacchi, che già allarma i sindacati, Tavares fa riferimento a tagli in alcuni stabilimenti italiani, Mirafiori e Pomigliano, ma anche Cassino. “Non si possono dare soldi pubblici senza garanzie: ora risposte al Paese. Chiediamo alla presidente del Consiglio un incontro urgente con l’amministratore delegato e le organizzazioni sindacali per garantire la produzione e l’occupazione nel nostro Paese” afferma l segretario generale Fiom-Cgil, Michele De Palma. Anche per il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, “le dichiarazioni di Tavares non rassicurano le realtà del Mezzogiorno, e soprattutto Pomigliano”.

Il governo chiede investimenti, prima di elargire a pioggia

Urso spiega che il 2024 sarà un anno sperimentale per gli incentivi: si dovrà verificare il funzionamento ed eventualmente procedere con una loro revisione. Se l’obiettivo dell’aumento della produzione di auto nel nostro Paese non verrà raggiunto – dice il ministro – dal prossimo anno le risorse del fondo automotive saranno indirizzate non più a incentivare i consumi, ma a sviluppare nuovi investimenti produttivi nel nostro Paese, anche di riconversione produttiva, e una seconda casa automobilistica in Italia”. Il mercato italiano ha iniziato il 2024 con un dato positivo: a gennaio sono state immatricolate 141.946 auto, il 10,61% in più dello stesso mese del 2023. Tutta la filiera chiede che si faccia in fretta a renderli operativi perché l’attesa potrebbe creare un blocco del mercato.

E le opposizioni? Sia la Schlein che Conte si schierano, ovviamente, con Stellantis, con il leader del M5s che chiede di trattare l’ingresso dello Stato in Stellantis ‘considerando la consolidata partecipazione dello Stato francese’.

“Forse il leader del M5S ha perso la memoria o soffre di crisi d’identità. Gliela rinfreschiamo noi: la firma dell’accordo di fusione tra Fca e Psa è del dicembre 2019 e la fusione è diventata effettiva il 16 gennaio 2021. Chi c’era a Palazzo Chigi? Giuseppe Conte, il M5S e il Pd”, è la replica del deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini.

di: Luca Maurelli @ 08:18


Feb 01 2024

Angelilli dopo l’incontro con Urso: “Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano è strategico”

«Accogliamo con grande soddisfazione l’impegno del ministro Urso nel promuovere attivamente il settore dell’automotive attraverso il tavolo permanente al Mimit nel corso del quale è stato presentato il piano incentivi 2024 del governo. La collaborazione e il confronto con gli stakeholder, le parti sociali e le istituzioni sono strumenti fondamentali per costruire una strategia solida e sostenibile per il nostro settore automobilistico». Lo ha affermato Roberta Angelilli, vicepresidente della giunta regionale del Lazio e assessore allo Sviluppo economico, al Commercio, all’Artigianato, all’Industria e all’Internazionalizzazione, in merito al tavolo sull’Automotive al Mimit.

Angelilli, vicepresidente della giunta regionale del Lazio: da Stellantis prospettive incoraggianti

Angelilli ha anche evidenziato le significative opportunità derivanti dai fondi europei e dall’iniziativa Industria 5.0 «che possono rappresentare un sostegno prezioso per il settore automobilistico italiano. Abbiamo incoraggiato il Ministro Urso a continuare il dialogo a Bruxelles per esplorare tutte le possibilità e le azioni necessarie per una strategia europea nel settore dell’automotive. Questo è cruciale per contrastare la concorrenza sleale e garantire una parità di condizioni che sia favorevole alla nostra industria e produzione».

Piedimonte San Germano: lo stabilimento Stellantis in Ciociaria è strategico

«È incoraggiante – ha proseguito la vicepresidente – che Stellantis, nel corso dell’incontro, abbia ribadito il suo obiettivo di realizzare un milione di veicoli e abbia confermato il suo forte impegno nei confronti dell’Italia per contribuire alla crescita economica e al rilancio del comparto industriale. Restiamo in attesa di conoscere esattamente sul piano concreto i dettagli precisi del piano di sviluppo dello stabilimento di Cassino».

«L’incontro – ha concluso Angelilli – è stato anche l’occasione per sottolineare la strategicità dello stabilimento di Piedimonte San Germano. A tal proposito entro fine febbraio sarà presentata una relazione in conclusione dei lavori del tavolo, con un focus specifico proprio sullo stabilimento del Cassinate. Come Regione Lazio abbiamo ribadito anche la volontà di un incontro con il management dello stabilimento della provincia di Frosinone”.

di: Valter @ 16:55


Feb 01 2024

“L’Ai toglierà il lavoro a 4 milioni di italiani”: lo studio apocalittico del Politecnico di Milano

Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia cresce in modo impressionante, tanto da aver fatto registrare nel 2023 un aumento del 53%, raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Già oggi, in Italia, l’intelligenza artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di posti di lavoro equivalenti, ma da qui a dieci anni, le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone in Italia. A rivelarlo è la ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno AI al centro: novità, applicazioni e regole.

Gran parte degli investimenti riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, di classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% (38 milioni di euro) i progetti di Generative AI. Almeno 6 grandi imprese italiane su 10 hanno già avviato un qualche progetto di intelligenza artificiale, almeno a livello di sperimentazione.

Entro il 2034 l’intelligenza artificiale svolgerà il lavoro di 3,8 milioni di italiani

Nel 2023, quasi tutti gli italiani (98%) ne hanno sentito parlare e più di uno su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta. C’è grande interesse, dunque, ma anche una certa confusione: 3 su 4 hanno sentito parlare di ChatGPT (e uno su 4 ha interagito), ma solo il 57% conosce il termine ‘Intelligenza Artificiale Generativa’. Ben il 77% degli italiani (+4 punti percentuali rispetto al 2022) guarda con timore al tema, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro.

Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario all’ingresso dell’IA nelle attività professionali. Perché il vero tema del futuro è proprio questo. Già oggi, in Italia, l’intelligenza artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di posti di lavoro equivalenti, ma da qui a 10 anni, le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone in Italia.

Il report completo dal sito del Politecnico di Milano

L’Osservatorio Artificial Intelligence: con il calo demografico l’Ai supplisce alla carenza di lavoratori

Come spiega Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence nel valutare il reale impatto sul lavoro, però, bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, prospettano un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033. In questa prospettiva, “la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema che si sta creando, più che un rischio”.

Gli investimenti, però, non si fermano e il 90% del mercato dell’IA è dovuto alle grandi imprese. Il resto è suddiviso in modo equilibrato tra Pmi e pubblica amministrazione. La quota più significativa del mercato italiano (29%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, il 27% è per progetti di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, il 22% per algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze, il 10% analisi di video ed immagini, 7% Process Orchestration Systems, il 5% Generative AI.

di: Valter @ 14:23


Feb 01 2024

Paniere Istat 2024: entrano anche i pasti “all you can eat”, le mele kanzi e i corsi di padel

Gli stili di vita e alimentari rivoluzionano il paniere Istat 2024. Tanto che nel nuovo paniere dei consumi, che come ogni anno è stato aggiornato per il 2024, è entrato uno dei cavalli di battaglia del marketing delle attività ristorative gestite da membri delle comunità cinesi in Italia: il pasto “all you can eat” (ormai conosciuto anche con l’acronimo “ayce”).

Addio lettori e-book e tagliacapelli elettrici, porte aperte invece a lampadine smart, pasti all you can eat, corsi di calcetto e padel. Sono alcune delle modifiche annunciate dall’Istat al paniere di riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo, che viene aggiornato ogni anno, anche seguendo la diffusione e l’utilizzo di alcuni beni.

Nel paniere del 2024 – utilizzato per il calcolo degli indici NIC (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) – figurano 1.915 prodotti elementari (erano 1.885 nel 2023). Per l’elaborazione degli indici inoltre sono analizzate ogni mese circa 33 milioni informazioni sui prezzi provenienti dalla Grande Distribuzione Organizzata mentre 385mila sono raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica , quasi 235mila dall’Istat direttamente o tramite fornitori di dati e più di 157mila le quotazioni provenienti dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico. Quanto ai canoni di affitto di abitazioni private, sono circa un milione e mezzo le osservazioni utilizzate per la stima dell’inflazione.

Ma l’Istat ha rivisto anche le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione: nel 2024 la novità più rilevante è di natura metodologica e riguarda l’impiego della banca dati di IVASS per l’assicurazione r.c. auto, a vantaggio – si sottolinea – “dell’accuratezza della stima dell’indice per questo servizio”.

L’aggiornamento dei beni e servizi compresi nel paniere, ricorda l’Istat, tiene conto sia delle novità nelle abitudini di spesa delle famiglie sia dell’evoluzione di norme e classificazioni e, in alcuni casi, arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Tra i prodotti più rappresentativi dell’evoluzione dei consumi delle famiglie e del nuovo paniere Istat 2024, che entrano nel paniere 2024 vi sono gli apparecchi per deumidificazione e purificazione aria, le Lampadina smart e i pasti all you can eat, ma anche le mele kanzi e l’uva vittoria, le piastre per capelli, gli scaldaletto elettrici e alcuni corsi ricreativi e sportivi (di tennis o padel, di acquagym, di calcio e calcetto). Inoltre, è stata adeguata la modalità di calcolo dell’indice dei beni energetici.

di: Valter @ 13:51


Gen 31 2024

Filini: “Qualcuno ha raccontato che ci si poteva fare casa gratis col superbonus” (video)

«Qualcuno ha raccontato che ci si poteva rifare casa gratis, ecco perché coerentemente dobbiamo chiarire che ogni costo dello Stato è un costo di tutti i cittadini. Ieri PD e 5Stelle hanno votato contro un nostro ordine del giorno che avrebbe chiarito questo. Vergogna»: con queste parole Francesco Filini di Fratelli d’Italia è intervenuto in dichiarazione di voto sul decreto legge Superbonus. Proprio in queste ore l’aula della Camera ha dato il via libera al provvedimento con 140 sì, 92 no e 15 astenuti. Il provvedimento ora passa al Senato.

Il governo ha infatti dato parere favorevole all’ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia, primo firmatario Filini, che impegna il governo stesso a «prevedere che nella pubblicità dei suddetti servizi vengano utilizzate espressioni che rendano chiaro che si tratta di prestazioni o servizi forniti grazie al pagamento delle tasse e delle imposte da parte dei contribuenti».

Abolita la parola gratuitamente sul superbonus

«Finalmente maggioranza e governo – si legge in una nota di FdI – bandiscono dalla comunicazione istituzionale l’utilizzo della parola “gratuitamente” – o locuzioni aventi analogo significato – in relazione a prestazioni o servizi statali che, seppur a fronte di un mancato pagamento diretto da parte del cittadino destinatario, comportino per la loro realizzazione oneri diretti o indiretti a carico della finanza pubblica».

«Stupisce – prosegue la nota – che Pd e M5S abbiano votato contro l’OdG, forse in imbarazzo per la stagione comunicativa del “tutto gratis” legata al Superbonus, misura che si è rivelata tutt’altro che “gratuita” e ben più onerosa delle previsioni e che graverà sulla spesa pubblica per ben 150 miliardi, traducendosi in minori servizi per i cittadini».

di: Valter @ 15:13


Gen 30 2024

Stress cronico da lavoro, è allarme burnout: 8 giovani su 10 pronti a lasciare il posto di lavoro

L’Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto il burnout come una condizione medica associata a stress cronico sul lavoro non adeguatamente gestito, inserendolo nella classificazione internazionale delle malattie. La sua diffusione rivela dati shock: a livello globale, la percentuale di dipendenti che sperimenta sintomi di burnout si attesta intorno al 20 per cento. Tale fenomeno colpisce in modo più significativo dipendenti di aziende più piccole, che non ricoprono posizioni manageriali e i lavoratori più giovani.

Cultura aziendale tossica: 80% di dipendenti sotto i 30 anni pronti lasciare

In particolare, l’80% di dipendenti appartenenti a Gen Z e Millennial sarebbe pronto a lasciare il lavoro, a causa di una cultura aziendale tossica. ”Questi dati sottolineano la necessità di porre attenzione ai processi di ascolto dei propri dipendenti, monitorando costantemente il clima aziendale”, ha sottolineato Francesca Verderio, training & development practice leader di Zeta Service, azienda italiana specializzata nei servizi hr e payroll. I conflitti interpersonali, la mancanza di chiarezza riguardo a compiti, responsabilità e obiettivi, la pressione legata alle tempistiche e al carico di lavoro possono portare a confusione, stress e scarsa produttività, determinando il burnout dei dipendenti, una condizione medica associata allo stress cronico sul lavoro non adeguatamente gestito, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Secondo un recente sondaggio condotto dal McKinsey Health Institute su 30.000 dipendenti in 30 paesi, il 22% dei lavoratori a livello globale sperimenta sintomi di burnout, sebbene esistano differenze sostanziali tra le nazioni. In particolare, i tassi più alti si evidenziano in India (59%), mentre i più bassi in Camerun (9%); anche l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica, riportando

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 solo il 16% dei sintomi di burnout, nonostante la percentuale di esaurimento delle forze e conseguente stanchezza fisica e mentale sia alta (43%). A livello demografico, invece, i dipendenti di aziende più piccole, che non ricoprono posizioni manageriali e i lavoratori più giovani riferiscono sintomi di burnout più elevati. Infatti, secondo quanto emerge da un altro recente sondaggio pubblicato su people management, circa il 50% dei dipendenti appartenenti a gen z e millennial si sente stressato sul posto di lavoro per la maggior parte del tempo, mentre circa l’80% sarebbe addirittura pronto a rassegnare le dimissioni a causa di una cultura aziendale tossica. ”Moltissime aziende negli ultimi anni ci hanno segnalato una maggiore difficoltà a trattenere le risorse, c’è stato infatti un significativo aumento delle dimissioni in tanti settori diversi, che ha portato il tema della retention al centro del dibattito di hr e dirigenti: in quest’ottica mettersi in ascolto delle proprie persone e quindi monitorare costantemente il clima aziendale diventa fondamentale”, ha commentato Verderio, training & development practice leader di Zeta Service.

Uno dei più grandi ostacoli: per l’introduzione di nuove skill

Le frequenti dimissioni dei giovani rappresentano per il 60% dei talent manager uno dei più grandi ostacoli per l’introduzione di nuove skill e la crescita dell’impresa. Più in generale, come evidenziato da Cnbc, il calo della soddisfazione lavorativa registrato dal 2020 ad oggi potrebbe impattare sull’economia globale con una perdita di circa 8,8 trilioni di dollari in termini di produttività. In questo scenario, il sondaggio del McKinsey Health Institute ha evidenziato che un ambiente di lavoro positivo consente ai dipendenti di sperimentare un benessere maggiore e di essere più innovativi e performanti nello svolgimento delle proprie mansioni. Tutto ciò trova conferma in un’altra indagine che l’Istituto ha condotto insieme a Business in the Community, secondo cui il valore economico del miglioramento del benessere dei dipendenti del Regno Unito, ad esempio, potrebbe oscillare tra 130 e 370 miliardi di sterline all’anno (6-17% del Pil), il che equivale a 4.000-12.000 sterline per dipendente.

”Questi dati sottolineano la necessità, per le imprese, di monitorare costantemente il clima aziendale”, spiega Verderio. “Conoscere le esigenze e le opinioni dei dipendenti è fondamentale per migliorare tutti gli aspetti della vita lavorativa. Facilmente si scivola nel pensare che l’intenzione di abbandono del posto di lavoro sia legata a tematiche retributive o di carriera o dal competitor che corteggia i propri dipendenti con offerte ‘irrinunciabili’, quando in realtà si tratta di problematiche meno evidenti, rilevabili attraverso strumenti di ascolto più profondi”.

Burnout: lo studio del McKinsey Health Institute

“Tra questi, l’analisi di clima è particolarmente immediato ed efficace, permettendoci di capire che cosa pensano le persone dell’azienda rispetto al luogo di lavoro e quindi, per esempio, il senso di appartenenza, il committment, quanto l’azienda si prenda cura delle proprie persone in termini di benessere psicologico e salute, il supporto offerto dal proprio team, l’equità o l’eticità dei comportamenti manageriali, piuttosto che le possibilità di formazione o di percorsi di carriera”, spiega ancora. Un clima aziendale positivo è infatti correlato a fattori come il maggiore coinvolgimento nel lavoro e la migliore collaborazione tra dipendenti e quindi migliori performance, la crescita del senso di appartenenza all’organizzazione, oltre che ad una maggiore attrattività dei talenti e di soddisfazione del cliente.

Una ricerca di PwC ha evidenziato che in Italia, per ben 4 Ceo su 10 la propria azienda non potrà sopravvivere per più di 10 anni senza un processo di trasformazione. Un dato ancor più significativo considerando che questa visione nei confronti del futuro della propria impresa viene condivisa anche dal 25% dei dipendenti e, in particolare, dal 44% dei giovani lavoratori intervistati nel corso dell’indagine. ”L’analisi del clima aziendale dev’essere concepita come una sorta di monitoraggio costante e non solo come uno strumento da adottare nei momenti di difficoltà o crescita dell’organizzazione”, spiega ancora Verderio. “Inoltre è fondamentale affidarsi ad una società esterna terza in quanto questa può garantire una lettura ragionata, equa e imparziale delle risposte: con Eleva People Value, sviluppato da Zeta Service Eleva in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia de La Sapienza Università di Roma, la rilevazione viene realizzata sempre in presenza di uno psicologo, il che garantisce l’uso etico dello strumento, aiutando i dipendenti a sentirsi protetti nell’esprimere i propri pensieri. Ugualmente, è altrettanto importante comunicare loro i risultati emersi nel modo corretto, sottolineando come questi siano un concreto punto di partenza per il miglioramento dell’impresa e della sua competitività sul mercato”, conclude.

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di: Valter @ 12:27


Gen 29 2024

Authority antiriciclaggio, appello dell’Ucid ai parlamentari: “Lavorino tutti per far vincere Roma”

Si svolgeranno il 30 giugno, a Bruxelles, le audizioni pubbliche per le nove città candidate a ospitare la sede del nuovo organismo Ue per coordinare la lotta al finanziamento del terrorismo, l’authority anti-riciclaggio Amla( Anti Money Laundering). Tra le città in lizza c’è anche Roma, che nella volata finale se la vedrà con Francoforte, Bruxelles e Vienna.

Roma in corsa per la sede dell’Authority antiriciclaggio

“Le indiscrezioni, riportate nei giorni scorsi, dicono che l’esecutivo comunitario ha dato un giudizio positivo alle questioni relative al fatto che l’Autorità possa ‘svolgere appieno i propri compiti e poteri”’, in caso di scelta della capitale italiana, così come di ‘assumere personale altamente qualificato e specializzato’, di ‘offrire adeguate opportunità di formazione per le attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo’ e di ‘consentire una stretta collaborazione con le istituzioni Europee. Come Comitato Tecnico Scientifico dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) sosteniamo da settimane che una possibile vittoria di Roma nella corsa all’assegnazione della sede dell’Authority europea anti-corruzione, sarebbe una splendida notizia per tutta l’Italia e le diverse parti politiche, e non solo per il governo e per la maggioranza di centrodestra. Ribadiamo la necessità di un sostegno bipartisan a questa candidatura nel segno della trasparenza e dell’autorevolezza. Basti ricordare la lettera che nel giugno scorso il sottoscritto inviò a tutti i parlamentari per invitarli a fare squadra nell’interesse del Paese”, dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente del Cts dell’Unione Cristiana imprenditori e dirigenti e del Gruppo Lazio.

Appello ai parlamentari per un impegno bipartisan

“Un appello che ribadiamo anche a tutti gli europarlamentari, oggi, a pochi giorni dall’appuntamento decisivo. L’Italia ha le carte in regola anche secondo i criteri indicati dalla Ue recentemente e nell’attribuzione di questo tipo di agenzie, che sono circa una quarantina, collocate in oltre 30 città diverse, finora non ha saputo cogliere appieno tutte le relative opportunità, per cui il nostro Paese è fortemente sottodimensionato. Solo a Parma infatti ha sede l’Autorità europea per la sicurezza del cibo ed a Torino vi è la European training foundation, che si occupa di formazione lavorativa. La Francia e la Germania invece, tanto per fare qualche esempio, annoverano le principali istituzioni di regolazione di mercati (Esma, Eba, Eiopa, Bce, Ecrb). L’importante agenzia delle frontiere (Frontex) è in Polonia. Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo e Olanda, dal loro canto, sono sedi di altre importanti agenzie. E’ il momento che la classe dirigente e politica, senza distinzione di schieramenti, scenda in campo a Roma e a Bruxelles per portare a casa una vittoria tutta italiana”

di: Luca Maurelli @ 19:29


Gen 29 2024

Briatore boccia John Elkann: “Gianni Agnelli non sarebbe contento di cio che ha fatto il nipote”

“La Fiat non è più italiana. Su questo non ci sono dubbi. In Stellantis comandano i francesi e ovviamente fanno l’interesse di chi ha in mano le redini dell’azienda”. Così Flavio Briatore, intervistato da Affaritaliani.it, sulle forti critiche arrivate negli ultimi giorni contro John Elkann per il suo disimpegno dall’Italia. Critiche arrivate prima di tutto da Giorgia Meloni ma anche da Carlo Calenda e perfino dall’ex presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo.

“C’è un dato che spiega benissimo la situazione. In Italia con la Fiat si producevano un milione di autovetture, ora se ne producono 40mila. E intanto gli italiani continuano a pagare la cassa integrazione”. Che cosa dovrebbe o potrebbe fare il governo? “Meloni non ha bisogno di consigli, ha dato risposte molto chiare e sa perfettamente che cosa deve fare in queste situazioni”.

Briatore poi sottolinea che “le aziende che comprano in Italia e poi portano la produzione all’estero non dovrebbero più poter utilizzare dello strumento della cassa integrazione. Basta dar loro soldi pubblici, ovviamente tutelando in altro modo i lavoratori. Se guardiamo agli ultimi anni, i nuovi modelli Fiat sono davvero ben pochi con l’auto di punta la Panda. E ho detto tutto…”.

Gianni Agnelli che cosa direbbe di suo nipote? “Anche l’Avvocato aveva trovato azionisti esteri, ma per rafforzare la Fiat e la presenza in Italia della storica azienda torinese e non per vendere come ha fatto John Elkann. Non credo proprio che Agnelli, se fosse vivo, sarebbe contento di ciò che ha fatto in questi anni suo nipote”, conclude Briatore.

Non solo Briatore, anche Montezemolo contro Elkann: “Meloni ha ragione”

Anche Luca Cordero di alla trasmissione In altre Parole su La7, condotta da Massimo Gramellini aveva attaccato Stellantis. “Sono molto preoccupato dall’inesorabile deindustrializzazione del Paese – ha detto l’ex alto dirigente di Fiat e Ferrari – Oggi non abbiamo più un’azienda automobilistica in Italia. La verità è che tutte le decisioni che riguardano il mercato italiano sono prese a Parigi. Siamo arrivati a un punto tra l’assurdo e l’umiliante, cioè che una macchina come la ‘600 venga prodotta in Polonia. Vedere produrre la ‘600 in Polonia, quando tutti gli stabilimenti ex Fiat sono in cassa integrazione, è una cosa che non mi pare vera”.

Montezemolo ha poi concordato con il presidente del Consiglio: “La Meloni ha ragione a dire che le auto pubblicizzate come italiane debbano essere prodotte in Italia. Insieme a Germania e forse meglio della Francia, eravamo il Paese che produceva le più belle automobili del mondo. Oggi, visto che è così calata la produzione da quando è entrata in campo Stellantis, facciamo almeno in modo che delle aziende automobilistiche straniere vengano a produrre in Italia”.

di: Valter @ 17:19


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