Set 17 2020

Istat, allarme disoccupazione per i giovani. E il governo Conte si gira dall’altra parte

Allarme disoccupazione per i giovani. In piena pandemia, eravamo tutti consapevoli che gli effetti del lockdown si sarebbero visti in termini di emergenza occupazionale nei mesi successivi. Quello che non ci saremmo aspettati sono le dichiarazioni di Luigi Di Maio. Il Giggino nazionale esulta infatti per i dati pubblicati dall’Istat che vedono una flessione delle percentuali di disoccupazione. Il ministro attribuisce il “successo” al suo Decreto dignità e ai provvedimenti del governo durante la quarantena. Quello che non ci spiega nessuno è il particolare modo di quantificare i disoccupati da parte dell’Istat. I dati infatti scorporano gli inattivi dal totale dei disoccupati e tendono quindi a ridurre il numero reale e complessivo di coloro che non lavorano.

Le cicatrici del Covid, per l’ISTAT è allarme disoccupazione per i giovani

Fondamentale allora fare un calcolo su quanti sono gli occupati. Scopriamo quindi  nel secondo trimestre del 2020, una forte diminuzione delle ore lavorate. Si raggiunge un preoccupante – 13,1% rispetto al trimestre precedente del 2020 ed un catastrofico -20 % rispetto allo stesso periodo del 2019. In termini assoluti stiamo parlando di 470.000 persone in meno nel conteggio degli occupati. I giovani tra i 15 e i 34 anni sono quelli che presentano una diminuzione più marcata (-2,2%). E’evidente che il Coronavirus abbia prodotto delle cicatrici devastanti nel mercato del lavoro italiano.

Le giovani generazioni potevano essere la chiave del rilancio

Un’occasione persa per le giovani generazioni. Il governo avrebbe potuto, nella tragedia del Covid, trovare proprio nei più giovani la chiave del rilancio. La digitalizzazione delle imprese, lo sviluppo del settore tecnologico, la silver economy, sono senza ombra di dubbio molto più alla portata per gli under 35. Purtroppo non è andata così e ora paghiamo le conseguenze. Aumento degli inoccupati, deficit nel percorso formativo porteranno presto i giovani italiani a scegliere di andare via. Il fenomeno dell’emigrazione giovanile verso l’estero aveva già raggiunto numeri da capogiro. Nell’Italia del post covid rischia di rimanere l’unica possibilità per trovare lavoro, comprare casa e farsi una famiglia. Il governo che non ha considerato i giovani, ha praticamente messo una pietra tombale sul futuro della Nazione.

Due milioni di disoccupati

In termini generali dunque. per il motivo che abbiamo spiegato, il tasso di disoccupazione è in diminuzione rispetto sia al trimestre precedente sia allo stesso trimestre del 2019 e si associa all’aumento – congiunturale e tendenziale – del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Presto quindi, come indicano i dati provvisori del mese di luglio 2020, il dato si invertirà vedendo un aumento del tasso di disoccupazione, che ha raggiunto in termini assoluti la cifra spaventosa di due milioni di persone, e in calo il tasso di inattività.

di: Fabio Roscani @ 16:31


Set 16 2020

Gli imprenditori del Sud al governo: «Non è vero che ci piangiamo addosso, siete voi il problema»

La situazione dell’Italia meridionale è abbastanza paradossale, molti sono dipendenti statali, molti sono pensionati, e quindi scontano la crisi meno di territori a diffusione imprenditoriale come il Nord. Evidentemente anche il Meridione ha imprese che risentono della crisi e del resto anche impiegati e pensionati ne risentono e ancor più ne risentiranno per l’insieme della circostanza tanto drammatica.

Ma vi è una ulteriore caratteristica percettiva della crisi al Sud; essa viene intesa come continuità di una indifferenza o difettiva cura del Sud da parte del Governo Centrale, del Nord, e ovviamente dei poteri locali. Il distacco tra istituzioni e società civile al Sud è radicale. E’ una sfiducia antica, che ha avuto caratteristiche violente dopo l’Unità e che serpeggia ancora. Basti pensare che al presente è sorto un movimento che rivendica l’equità fiscale ritenendo che il Nord abbia fruito di vantaggi nei confronti del Sud. Il Movimento, ispirato dal saggista Pino Aprile ha buon seguito ed una vivace presenza nei Social. Si animano anche altre ipotesi sempre per il risorgimento del Sud, alcune antinordiste. Altre come Risorgimento in linea di massima vorrebbero attingere ai ceti moderati e cattolici e sono oggi laterali al CentroDestra.

Non è sospettabile quanta animazione culturale e civile esiste al Sud. Segnalo a seguire talune personalità al centro dei turbinio oggi estremo: l’impresa. Credo che la bella, ordinata, attiva Cosenza sia la più rilevante città della Calabria e tra le più rilevanti del Sud. A Cosenza è inevitabile, oltre che indispensabile, incontrare Sante Blasi. E’ stato imprenditore, esponente delle PMI ed oggi è Vicepesidente dell’Ente Sportivo Sociale Europeo, responsabile per il Sud. Blasi ritiene che: ”Lo sviluppo futuro della Calabria passa per l’Agricoltura, il Turismo e pertanto la valorizzazione e lo sfruttamento dei beni ambientali e dei beni culturali”. Propone la formazione “verso tutte quelle qualifiche necessarie per un turismo di qualità” E sottolinea la lotta alla criminalità.

Un incontro fondamentale per conoscere il Sud è quello con un imprenditore , Don Savatore Gatto, e con il maggior concessionario d’auto in Calabria, Fernando Paradiso. Mauro Alvisi, docente, esponente essenziale di Imprese Italia, stretto collaboratore del Presidente Flavio Boccia, così presenta Salvatore Gatto: “E’ un Sud concreto e mai cinico, una terra del fare eccellente che non si arrende alle nefaste conseguenze della pandemia. E’il Sud di (Don) Salvatore Gatto, un calabrese di origini reggine che ha costruito un impero commerciale, immobiliare, turistico e alberghiero con la licenza elementare, sfamando migliaia di famiglie. Un concreto visionario, spesso contrastato dallo stesso establishment”.

Più legalità, meno burocrazia

Le parole di Gatto sono concise: “Tagliare una burocrazia che non permette di sviluppare ingegno e impresa”. ” Meno inique leggi e più legalità per chi rischia da imprenditore” continua Salvatore Gatto. Gatto ha ottantaquattro anni. Non li dimostra, è rapido, discorsivo.Abita su una collinetta, a Rende(Cosenza), una vista su alberi e fiori, e l’abitazione sembra d’epoca liberty, un liberty che ha rilievo in quei posti, anche Fattoria Stocchi, di Nuccia Bernacozzi è in stile liberty. E’ un meridione fantastico: sole, fiori, piante, e ospitalità all’antica. Dice Salvate Gatto:” Chi intraprende deve trovare vie spianate e semplici con uno stato amico e non socio occulto e tiranno capace solo di sanzionare, giudicare e introitare senza mai contraccambio”.

Se lo stato è contro l’impresa

Gatto ritiene che occorre formare i giovani all’agricoltura, al turismo, alle energie rinnovabili, Fernando Paradiso ritiene che dalla pandemia “ la Calabria esce rafforzata con una reputazione riscattata dalla gestione sanitaria”, “il mercato dell’auto dopo il lockdown è tornato a correre pur ridimensionando la spesa e sono le donne a trainare gli acquisti”. “Occorre evitare la fuga di cervelli”, continua Paradiso, “rinnovare e digitalizzare il possibile e la Calabria riparte se i calabresi non si piangono addosso”. Don Salvatore Gatto pone la sentenza decisiva, dare esempio nei fatti : “L’Università della Strada”. E così, Villa Gatto e lui, Salvatore Gatto, mostrano che non vi è luogo dove capacità e volontà non raggiungano gli scopi. Un imprenditore come Gatto non è contro lo Stato, è contro lo Stato che è contro l’impresa. E’ in punto fondamentale di questi dialoghi. Non si ha fiducia nello Stato o meglio nel Governo che lo esprime.

Questa sfiducia mi viene espressa dal Presidente Nazionale della Confederazione PMI Italia, Tommaso Cerciello, egli stesso consistente imprenditore: “In questa fase storica così difficile per l’economia mondiale ci aspettiamo che il governo sia realmente vicino alle piccole e medie imprese ed ai professionisti. Stiamo parlando della spina dorsale dell’Italia. Purtroppo, a mio giudizio, questa emergenza è stata gestita male, con interventi poco efficaci e messi in campo in ritardo. Quello che chiediamo sono misure strutturali. In primo luogo, è necessario ridurre in maniera drastica la pressioni fiscale per dare slancio al sistema delle pmi, ormai asfissiate da un fardello di obblighi che da anni ne blocca la crescita rendendole poco competitive”.

Gli imprenditori del Sud attendono solo uno Stato amico

“Bisogna puntare in maniera decisa sulla formazione, affinché domanda ed offerta, nel mercato del lavoro, si incontrino in maniera più agevole, restituendo profili da inserire subito nei cicli produttivi delle imprese. Ed ancora, va messa in campo un profondo snellimento della burocrazia, affinché sia più semplice avviare un’ azienda. Infine, credo sia giusto eliminare la segnalazione delle aziende e dei privati in Griff, quando pagano in ritardo rate di mutuo o finanziamento in modo da determinare un distinguo da chi viene protestato. Sarebbe anche un modo equo per compensare il cronico ritardo dello Stato nell’assolvere il pagamento verso le aziende. Sono questi i punti su cui occorre lavorare per contrastare una crisi economica che nei prossimi anni dispiegherà sempre di più i propri effetti negativi”.

Questo impulso imprenditoriale anima anche il Movimento attivato da Gerardo Valentini, un commercialista che agisce a Roma, di origine abruzzese, con legami nazionali e in particolare al Sud, sia per la fiscalità, sia per il lavoro. Valentini fa dei” cantieri” (Movimento Cantieri Italia) ossia dell’impreditorialità l’elemento trainante.  Gstisce anche un media , www.edicolaweb,tv, con notevole visualità,vi collaborano Carmine D’Urso e Vincenzo Fratta, il Movimento ha filiazioni in tutto il Paese.

Fase post-Covid malgestita

Ma quanto sia malgestita questa fase pandemica lo denuncia Anna Bentrovato, cosentina di Montalto Uffugo. E’ una cantante, soprano, l’ho ascoltata ad un concerto organizzato da Rosanna Labonia, medico e solerte presenza culturale. Dice Anna Bentrovato: ”Il Coronavirus è una malattia sociale, che a poco a poco sta “spegnendo” anche chi non l’ha contratto. La mia carriera vanta innumerevoli concerti, serate, feste private, ecc. ma purtroppo in questa stagione il mondo della musica, del canto soprattutto, è stato dimenticato, non considerato, escluso, quasi come se non fosse un lavoro. Il COVID-19 ha portato via la nostra storia, i nostri nonni…ma sta portando via la dignità di molti, di tanti artisti che come me si sono visti “dimenticati” da chi doveva tutelarci. Ma la musica, il canto , non si fermeranno mai”.

Che aggiungere? La società civile in Italia è ardente di imprenditorialità, ho dato uno spaccato, vale per l’intero Paese. C’è una voglia di fare che brucia. Ma se l’imprenditorialità non trova lo stato amico anzi impedisce con burocrazie gravose e penalizzazioni assillanti, come dice Salvatore Gatto, l’impresa e l’imprenditore soffocano. Occorre un Governo che ispiri uno Stato amico del “fare”. E’ questo il grido comune di tante personalità della scena dell’imprenditorialità meridionale.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:42


Set 14 2020

Pensioni, il governo è pronto a tagliare gli assegni: ecco quanto si perde con la sforbiciata

Pronti nuovi tagli sulle pensioni. Il governo discute su Quota 41 come misura di flessibilità per il dopo Quota 100. Secondo Il Messaggero, è proprio questa l’ipotesi su cui sta ragionando il governo giallorosso, con l’obiettivo di far andare i lavoratori in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dal livello di anzianità.

Pensioni, il vertice

Sarà proprio questo il tema dell’incontro in programma per mercoledì. Il vertice era inizialmente previsto per la scorsa settimana ma poi è stato rinviato per consentire ai tecnici di mettere a punto una serie di proposte da sottoporre ai sindacati per poi poterle valutare. Il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, proprio qualche giorno fa ha confermato che obiettivo del ministro Nunzia Catalfo e del governo, è quello di garantire una maggiore flessibilità in uscita. Che considerato l’avvicinarsi della scadenza di Quota 100 è tra le priorità del governo

Superare lo scalone dei cinque anni

Ma come si potrà superare lo scalone di cinque anni che si formerà dal 2022, quando i lavoratori che non sono riusciti a maturare i requisiti per Quota 100 in tempo per il 31 dicembre 2021? E quindi dovranno attendere fino al compimento dei 67 anni per andare in pensione? Ci sono diversi ipotesi sul tavolo. I sindacati ritengono che chi ha 41 anni di contribuzione debba andare in pensione a prescindere dall’età. Oggi a questa opzione possono accedere solo i lavoratori precoci che all’età di 19 anni avevano almeno un anno di contributi versati. Su questa ipotesi M5S e Pd non sembrano del tutto convinti ma, rispetto alla chiusura dei mesi scorsi, sono pronti al dialogo.

I tagli

Ma l’ipotesi preferita dal governo, come scrive Money, è un’altra. Ovvero permettere l’anticipo della pensione di vecchiaia all’età di 62 anni prevedendo però un taglio dal 2,8% al 3% del montante contributivo per ogni anno di anticipo. In media, per chi sceglie di andare in pensione a 62 anni ci sarebbe una sforbiciata di circa il 5% della pensione di chi sceglie di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Questa riforma interesserebbe circa 150mila persone all’anno.

di: Desiree Ragazzi @ 12:57


Set 12 2020

Dopo i conti correnti tocca al denaro contante: ecco come possono toglierlo dai portafogli

Il denaro contante diventa la nuova arma del Fisco. Il limite al pagamento dei contanti per il 2020 è fissato a duemila euro. Questa è la soglia massima per le transazioni cash, destinata a scendere ancora dal 1° gennaio 2022, quando il limite scenderà ulteriormente a mille euro. L’Agenzia delle Entrate, forte delle nuove indicazioni del governo giallorosso, si muove per limitare l’uso del contante.

Denaro contante, la sentenza della Cassazione

La Cassazione ha dato ragione al Fisco che chiedeva conto degli incassi in contanti a un imprenditore anche se erano accompagnati da fatture. Come ricostruisce il Giornale, la Cassazione ha accolto le ragioni del Fisco.  L’Agenzia delle Entrate aveva ricostruito i ricavi di una società confrontandoli con i libri contabili e gli estratti conto. Dall’analisi è emersa una presunta discordanza tra quanto versato sul conto, quanto incassato e quanto dichiarato.

Fisco contro l’uso del contante

Nella sentenza della Cassazione sono stati messi sott’osservazione il reddito familiare dei soci, ritenuto troppo basso, e i documenti della stessa società che dichiarava la metà dei ricavi con pagamenti in contanti. Questi pagamenti corrispondevano a fatture ma per le Entrate e per i giudici della Cassazione gli importi erano considerevoli al punto da non giustificarne un pagamento col cash. Un caso che è destinato a far discutere. Le fatture, come ricorda laleggepertutti.it, rappresentano la traccia primaria per capire i reali incassi. E se, come contestato dalla Cassazione, sono troppo generiche allora da qui può scattare l’accertamento del Fisco che quasi sempre si chiude con una sconfitta del contribuente.

Il volume d’affari

Come si legge ancora sul Giornale, un altro indicatore che mette nel mirino il contante è lo scostamento del volume di affari dell’attività economica rispetto a quella della media del settore. In questo caso un commerciante che ha vendite per piccoli importi ma continue e importanti incassi col cash potrebbe finire sotto la lente d’ingrandimento del Fisco.

di: Desiree Ragazzi @ 12:19


Set 10 2020

Il Fisco “osserva” ogni mossa degli italiani: ecco come avviene il controllo per nuove stangate

Il Fisco controlla tutte le nostre mosse. Anche attraverso le auto che acquistiamo. Non solo le case e gli altri immobili, ma anche i veicoli a motore sono considerati un bene di “lusso”. Ecco come scattano i controlli fiscali. Gli accertamenti non  considerano solo il prezzo di acquisto del mezzo. Ma anche le somme che il proprietario dell’auto dovrà sborsare per la sua manutenzione. Quindi il Fisco guarda il bollo, l’assicurazione, la benzina, la revisione e il garage e tutte quelle spese che il proprietario dell’auto pagherà. Quindi, se un cittadino non è in grado di poter mantenere un’auto con tutte le spese che ne conseguono, il Fisco è pronto ad allungare le sue mani.

Fisco, ecco come funziona il meccanismo

Il Giornale in un ampio articolo ha spiegato come funziona tutto il meccanismo. Tutto inizia con un questionario che viene inviato al contribuente. L’ufficio delle imposte in sostanza chiede di chiarire la propria posizione. Poi, entra i gioco l’anagrafe tributaria, con la quale si interfaccia l’Agenzia delle Entrate, per conoscere i beni di cui si è proprietari. Infatti, nel momento in cui si acquista un’auto viene aggiornato il Pubblico registro automobilistico (Pra). Quest’ultimo è collegato con l’Anagrafe tributaria. Da quel momento in poi, l’ufficio conosce esattamente la spesa sostenuta dal contribuente.

Fisco, il redditometro

Poi c’è il redditometro. Uno strumento che misura la “compatibilità” tra il reddito della dichiarazione dei redditi e le spese sostenute dal contribuente nel medesimo anno di imposta. Se queste, spiega il Giornale, superano il 20% rispetto al primo dato, l’ufficio delle imposte si muove. Il Giornale ha sentito sull’argomento l’avvocato Guglielmo Di Giovanni dello Studio Legale Dirittissimo (tuttorottamazione@gmail.com). «L’accertamento sintetico è basato sul redditometro. Strumento che consente all’Agenzia delle Entrate di valutare la disponibilità di determinati beni mobili e immobili siano o meno compatibili con il reddito dichiarato dal contribuente. L’agenzia utilizza dei coefficienti ministeriali chiamati moltiplicatori. Che vengono applicati ai valori di un determinato bene. Se si ha un’auto con 233 cavalli fiscali l’agenzia, individuando anno, potenza, vetustà e quota di disponibilità, applica un reddito presunto».

Devono essere aggiornati i coefficienti

L’avvocato poi spiega  che «attualmente questo strumento è sospeso in attesa che vengano aggiornati i coefficienti. Non può essere utilizzato ai fini del controllo. Deve essere aggiornato dai tecnici e dalle autorità competenti. L’ultimo anno accertabile attraverso questo strumento è il 2015, da quell’anno in poi non si può più utilizzare fino a quando non sarà aggiornato».

di: Desiree Ragazzi @ 13:14


Set 08 2020

Pensioni, assegni più bassi. Ecco che cosa cambia e quali sono le penalizzazioni

È  in arrivo una batosta sulle pensioni. Dal 1° gennaio 2021 infatti gli assegni previdenziali subiranno un taglio. Chi andrà in pensione il prossimo anno vedrà ridotto il proprio assegno. Tutto questo accade perché sono stati modificati i coefficienti di trasformazione del montante contributivo per il biennio 2021-2022. Intanto, parte il tavolo tra ministero del Lavoro sulla proroga dell’Ape sociale, dell’Opzione donna e sul dopo Quota 100, la cui sperimentazione triennale termina a inizio 2022.

Pensioni e Quota 100

Quota 100 potrebbe essere confermata. Ma ci saranno penalizzazioni in cambio dell’abbattimento dello scalone che dal 2022 riporterebbe l’età pensionabile a 67 anni. Come scrive il Corriere della Sera, Bruxelles vorrà avere risposte al più presto per capire  quale sarà l’orientamento del governo prima dell’approvazione della manovra finanziaria. Confermala come è stata congegnata non sarà più possibile. Così come non potrà essere mandata in soffitta di colpo. Si rischierebbe, infatti lo scalone con le regole previste dalla legge Fornero che prevede la pensione a 67 anni (o con 42 anni e 10 mesi di contributi).

Il progetto del ministro Catalfo

Il ministro Catalfo pensa all’introduzione di un meccanismo flessibile che prevede di salvare Quota 100 e le uscite dal mondo del lavoro già a partire da 62 o 63 anni di età con un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Ma chi sceglie questa strada ritrovarsi con un assegno più leggero. In sostanza, osserva il Corriere, si parla di una riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia dei 67 anni. L’aggancio però sarebbe completo al sistema contributivo puro.

di: Desiree Ragazzi @ 15:51


Set 08 2020

Conti correnti, carte di credito e bancomat: cosa cambia. Tutte le novità in arrivo

I nostri conti correnti saranno più sicuri. Dall’Ue arriva una direttiva per tutelare i dati online dei consumatori dal furto di eventuali hacker. È stato introdotto un sistema di autenticazione chiamato Psd2. La nuova direttiva comunitaria entrerà definitivamente in vigore il prossimo gennaio.

Conti correnti e sicurezza

Che cosa cambia? Cambiano i criteri per la gestione dei conti correnti: avranno maggiore sicurezza e saranno meno soggetti ad attacchi informatici. In pratica, ci sarà un’app bancaria da installare sul telefonino. Sarà inviata una richiesta di conferma da parte della banca ogni qual volta si paga tramite Pos. La convalida dovrebbe ricevere il via libera attraverso una verifica su dati biometrici della nostra identità. In concreto, la verifica potrà avvenire attraverso il riconoscimento facciale o con l’impronta digitale.

Il nuovo sistema di controllo non riguarderà però soltanto i pagamenti con le carte di credito o bancomat da terminale, ma anche l’accesso diretto ai conti online.

Cosa accede sui conti correnti

In sintesi come spiegano le banche, i nuovi ambiti di applicazione del Psd2 riguardano gli ordini di pagamento online (Payment Initiation Services). Un’operazione che consente un pagamento online tramite un prestatore di servizi di pagamento diverso da quello presso il quale si detiene il conto corrente. Inoltre, i servizi di informazione sui conti di pagamento online in base ai quali si possono ottenere informazioni aggregate su uno o più conti online aperti anche presso banche diverse. Infine, i servizi di conferma disponibilità fondi previsti nel caso di pagamenti effettuati con carte di debito emesse da un operatore diverso rispetto a quello presso il quale si detiene il conto.

La direttiva sui pagamenti

Come si legge sul sito dell’Abi, gli ambiti di maggiore novità della Psd2 sono relativi alle nuove procedure di sicurezza. Eccoli. Accesso al conto online, pagamenti elettronici e nuovi servizi di pagamento dell’e-commerce e dello shopping online. La Psd2 è stata recepita nell’ordinamento nazionale con la normativa del 15 dicembre 2017, entrata in vigore il 13 gennaio 2018.

di: Desiree Ragazzi @ 11:27


Ago 29 2020

Cgia: gli sprechi dello Stato ci costano la bellezza di 200 miliardi. Il doppio dell’evasione fiscale

Duecento miliardi è il costo che gli italiani devono pagare ogni anno per gli sprechi dello Stato, secondo la Cgia di Mestre.

Soldi in fumo, una cifra immensa, il doppio del costo dell’evasione fiscale.

La Cgia di Mestre, il cui Centro studi va sempre a caccia di questi paradossi, è andata a spulciare intanto i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze sull’evasione fiscale presente in Italia. “Stimata – secondo l’organizzazione degli artigiani mestrini – in circa 110 miliardi di euro all’anno”.

”Un importo paurosamente elevato” ammette la Cgia ma che, “comunque, appare decisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtù degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella nostra Pubblica Amministrazione“.

Gli studi della Cgia di Mestre fissano il danno economico degli sprechi dello Stato ricaduto sui contribuenti italiani “a oltre 200 miliardi di euro all’anno”.

In questo modo – sottolinea la Cgia – “contrariamente a quanto si pensa, nel rapporto ”dare-avere’‘ tra lo Stato e il contribuente italiano a rimetterci, da un punto di vista strettamente economico, è sicuramente quest’ultimo”.

L’Ufficio studi della Cgia ammette che il “raffronto che non ha alcun rigore scientifico” per diversi motivi.

Intanto “gli effetti economici delle inefficienze pubbliche che gravano in particolar modo sulle imprese sono di fonte diversa”. Poi, “i dati non sono omogenei. Gli ambiti, in molti casi, si sovrappongono. E, per tali ragioni, non si possono sommare”.

Il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo concede che “se portassimo alla luce una buona parte delle risorse sottratte illecitamente all’erario, la nostra Pubblica Amministrazione avrebbe più soldi, funzionerebbe meglio. E, probabilmente, si creerebbero le condizioni per alleggerire il carico fiscale”.

Ma è altrettanto vero che ”oltre a ciò, è altrettanto indispensabile intervenire per ridurre sensibilmente gli sprechi che gravano sulla spesa dello Stato. E per aumentare la produttività del lavoro nel pubblico”.

“L’Italia ne trarrebbe un grande beneficio – dice la Cgia mestrina. – E, molto probabilmente, l’evasione e la pressione fiscale sarebbero più contenute. In altre parole, con meno evasione e una Pubblica Amministrazione più efficiente potremmo creare le condizioni per rilanciare questo Paese”.

“Con meno tasse e una burocrazia fiscale più soft si possono creare le condizioni per far ripartire l’economia – sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason guardando con preoccupazione ai segnali che gli restituisce il territorio e al “prossimo autunno” che “sarà uno stress test molto delicato”.- Senza dimenticare che il nostro Paese si regge su un tessuto connettivo formato da tantissime Pmi. Che faticano a ottenere una risposta agli innumerevoli problemi che condizionano la loro attività lavorativa”.

di: Silvio @ 12:10


Ago 26 2020

Tlc, Meloni e la battaglia vinta da FdI: «La rete unica sia pubblica ma aperta alla concorrenza»

«Abbiamo portato in Parlamento il dibattito e avanti un lungo lavoro che ha condotto all’approvazione della mozione di FdI sulla rete unica in mano pubblica e che ha spinto la politica ad esporsi». Lo scrive in una lettera al Corriere della Sera Giorgia Meloni.

Meloni e la mozione di FdI

«Fino a poche settimane fa sembrava già tutto deciso verso la nascita di una rete unica, non meglio specificata, con controllo in capo a Tim e il ripristino di un monopolio. Un modello – scrive la leader di FdI – su cui puntava il governo. Senza tener conto di tutti gli aspetti del problema, dalla sicurezza alla salvaguardia del mercato». Lo Meloni sottolinea che «FdI ha interrotto un corso che sembrava inarrestabile. E oggi la nostra proposta raccoglie sempre più consensi tra forze politiche di maggioranza e opposizione. La nostra visione è chiara. La rete italiana di telecomunicazioni è un’infrastruttura strategica che deve essere unica, di proprietà pubblica e su cui gli operatori possono vendere i loro servizi in regime di libera concorrenza. Non vogliamo il ritorno al monopolio. Ma il più alto livello di competizione tra gli operatori sul terreno dei servizi offerti».

«La proprietà deve essere pubblica»

«Non vogliamo – dice ancora la leader di Fratelli d’Italia – che potenti operatori stranieri o fondi speculativi possano minare la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche. Sulle quali viaggiano dati sensibili della Pa o del nostro sistema industriale. È la stessa visione che abbiamo anche su tutte le altre reti e infrastrutture strategiche. La proprietà deve essere pubblica mentre la gestione può essere pubblica o privata, purché nel rispetto della concorrenza e dell’interesse nazionale».

«L’Italia deve guardare ai propri interessi nazionali»

E ancora: «Per questo, non c’è nulla che debba essere deciso in fretta, magari per rispondere a pressioni derivanti da impegni tra imprese. Tim valuti autonomamente cosa intende fare ed esprima la sua posizione. Vivendi, il suo principale azionista, può oltretutto godere di cospicui risparmi. Visto che fa affari con la Cina e ha venduto appena poche settimane fa una delle sue più importanti società, per circa sei miliardi di euro, ad una cinese. Noi crediamo, però, che le scelte sul futuro della rete non possano dipendere da quelli di aziende straniere. Anche se potenti. L’Italia deve guardare ai propri interessi nazionali».

di: Desiree Ragazzi @ 13:26


Ago 26 2020

Niente riduzione delle tasse, il governo prepara il trappolone per stangare di nuovo gli italiani

Il governo prepara l’ennesima batosta sugli italiani. «Bisogna semplificare», ha annunciato in un’intervista a Repubblica Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate. Ma la trappola del fisco è dietro l’angolo: il  governo per cercare di far quadrare i conti parla di riforma del sistema tributario. Ma le tasse restano lì dove sono. Per Ruffini «il nostro non è un sistema fiscale. È una giungla impossibile da comprendere per chiunque, del tutto incontrollabile. E questo perché nel corso degli anni le leggi finanziarie l’hanno letteralmente terremotato, creando frammentazioni assurde».

Tasse, Ruffini: «La grande riforma fiscale

«Il coronavirus ci offre la possibilità di fare la grande riforma del fisco, come nel giugno 1969: quando sono nato io». E ancora: «Bisogna partire dalle fondamenta», ha detto il il numero uno  dell’Agenzia delle entrate, lanciando la proposta di raccogliere in cinque testi unici. Ovvero: imposte dirette, indirette, accertamento, riscossione e contenzioso. «Una materia immensa di cui nemmeno gli esperti conoscono i confini». «Una volta fatto ordine – ha aggiunto – ecco che bisogna iniziare a sfrondare. E cambiare».

Fisco, da dove si parte

Qual è il punto di partenza? La parola d’ordine è rendere la vita più facile ai contribuenti. Un modo soft per dire che, per ora, di ridurre le tasse non se ne parla.  «La dichiarazione precompilata ha fatto passi avanti. E nel 2021 avremo anche la precompilazione della dichiarazione Iva. Un passo ancora successivo potrà essere quello della dichiarazione dei redditi dei titolari di quelle partite Iva. Sono tappe di un percorso. Se mi volto indietro e guardo a com’era il fisco appena qualche anno fa, davvero faccio fatica a riconoscerlo. Adesso c’è la fattura elettronica che ha portato alle casse dello Stato un beneficio enorme. Dal primo gennaio del prossimo anno partiranno anche gli scontrini fiscali elettronici. Per non parlare dei cambiamenti in vista per i titolari delle partite Iva».

Tasse, la batosta per le partite Iva

Oggi, ricorda il Giornale, i contribuenti versano le imposte dovute in due tranche l’anno. Con le novità fiscali che sono in arrivo si dovranno calcolare e versare le imposte ogni mese. Ci saranno quindi dodici adempimenti contro i due attuali. Senza dimenticare che l’importo totale delle imposte da pagare sarà uguale a quello che si paga oggi. Senza nessuno sconto. Come osserva il Giornale, quella del fisco amico, è una polpetta avvelenata. Parlano di semplificare la vita alle partite Iva alle prese con le conseguenze della pandemia. In pratica i cambiamenti che l’esecutivo giallorosso potrebbe varare a breve potrebbero penalizzare pesantemente chi svolge un’attività autonoma. Ci potrebbe essere, infatti, una sottrazione di liquidità proprio in un momento di grande difficoltà economica. In soldoni, più che una semplificazione, potrebbe essere un modo per fare ancora una volta cassa.

di: Desiree Ragazzi @ 11:38


Ago 24 2020

Firenze, ristoratore suicida a causa della crisi Covid. Meloni: “Nessuno va lasciato solo”

«In questo periodo stava lavorando poco, come tutti noi . Temeva di non riuscire più a pagare, di aver fatto dei sacrifici inutilmente», racconta alla “Nazione” un collega. Spettatore impotente di una tragedia annunciata.

In ansia per il mutuo del suo locale, un ristoratore fiorentino si è tolto la vita. L’imprenditore, 44 anni, aveva acquistato l’immobile nella zona di piazza Santa Croce poco prima della pandemia di coronavirus e la ripresa delle rate del mutuo che sarebbero ripartite tra qualche giorno, con gli incassi diminuiti a causa della crisi Covid, sarebbe diventata per lui una vera ossessione. Con buona pace degli annunci e delle chiacchiere del governo Conte.

Ristoratore suicida per l’ansia del mutuo da pagare

L’uomo si è tolto la vita tra il turno del pranzo e quello della cena di sabato scorso. Rimasto solo nel suo ristorante, ha compiuto l’estremo gesto. A ritrovare il cadavere sono stati i dipendenti. Sul posto è intervenuta una volante della polizia, che ha potuto soltanto constatare il decesso.”In questo periodo stava lavorando poco, come tutti noi – ha detto un collega ristoratore che ha parlato con la famiglia secondo quanto riferito dalla ‘Nazione‘ – Temeva di non riuscire più a pagare, di aver fatto dei sacrifici inutilmente”. Il suicidio ha sconvolto i commercianti del centro storico di Firenze.

Meloni: “Nessuno deve essere lasciato solo”

“Una storia che lascia impietriti – scrive Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia su Fb –  e che racconta il dramma di centinaia di migliaia di imprenditori schiacciati dalla grave crisi economica e lavorativa che stiamo vivendo a causa del maledetto Coronavirus. Persone alle quali la politica, spesso, non è stata in grado di dare una speranza di rinascita. Una riflessione necessaria per ciascuno di noi, nessuno escluso. Un abbraccio alla famiglia e a tutti i suoi colleghi di lavoro. Nessuno deve essere più lasciato solo!”

Il dolore della Confcommercio

“Come presidente della Confcommercio fiorentina e della Fipe Toscana esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia del ristoratore che si è tolto la vita. Quali che siano le ragioni che l’hanno portato al gesto estremo, sento
profondamente che la sua morte rappresenta una sconfitta per tutti noi, nessuno escluso. Anche per la nostra categoria, che evidentemente non è riuscita a fare abbastanza per essere davvero vicina agli imprenditori del settore in questo momento di difficoltà”. Lo scrive in una nota alla stampa Aldo Cursano.

Fratelli d’Italia di Firenze denuncia la crisi

“La situazione del turismo fiorentino e di tutto il comparto economico che vi ruota attorno è drammatica. Nella stagione estiva 2020 l’Italia ha perso il 70% del turismo straniero. Il turismo balneare e montano forse si sono salvati mentre quello delle città d’arte è in picchiata perché si basa sui turisti stranieri. Ebbene il governo Pd-Movimento 5 Stelle ha permesso alle strutture ricettive di riaprire ma a che prezzo? Oggi a Firenze solo il 40% degli alberghi, B&B e affittacamere hanno potuto riaprire. La Toscana non ha un piano organico per la sua promozione turistica“. Lo affermano Francesco Torselli e Chiara Pelagotti, candidati di Fratelli d’Italia nel collegio Firenze 1 per le prossime elezioni regionali, che commentano la tragica notizia del ristoratore suicida.

“Come operatori del settore – spiega Pelagotti – abbiamo assistito a ingenti sprechi. L’ultimo in ordine di tempo consiste nella spesa di circa 350mila euro nella inutile App FeelFlorence che è partita subito dopo la fine del lockdown. Non sono disposta a vedere gente della mia età e che fa il mio stesso lavoro mollare come ha fatto il ristoratore di piazza Santa Croce. Aiutare il settore del turismo significa istituire un fondo perduto per gli imprenditori vero”, ha affermato Chiara Pelagotti.

Il dolore del sindaco Dario Nardella

“Sono sgomento e addolorato per la scomparsa di un nostro concittadino, che a 44 anni si è tolto la vita. Ora più che mai dobbiamo essere uniti e solidali, vicini ai lavoratori e agli imprenditori della nostra comunità. È il momento del silenzio, del raccoglimento. Alla famiglia, ai colleghi e agli amici di Luca va il cordoglio più sincero mio e di tutta l’amministrazione comunale”. Lo afferma il sindaco di Firenze, Dario Nardella, su Facebook.

di: Luca Maurelli @ 15:50


Ago 23 2020

Pensioni, stanno preparando la grande sforbiciata sugli assegni. Ecco che cosa bolle in pentola

È in arrivo una nuovo taglio sulle pensioni. Il governo giallorosso prepara una nuova batosta per i pensionati italiani. Come anticipa il Giornale  sia che si parli del mantenimento delle uscite anticipate che di quota 41 il governo guidato da Conte vuole procedere al taglio degli assegni. In vista della chiusura di Quota 100 prevista per il 2012, a settembre si scaldano i motori. E sono in calendario una serie di tavoli tecnici e politici in cui saranno discussi i progetti di riforma del sistema pensionistico. I sindacati saranno ricevuti dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Ma nell’aria si respira già una riforma lacrime e sangue.

Pensioni, le due opzioni

La riforma voluta fortemente dalla Lega ha dimostrato che non ha rovinato le casse dello Stato. Scrive il Giornale che per il 2019 i costi della riforma dell’anno precedente sono ammontati a 5,2 miliardi di euro, oltre 600 milioni meno di quanto indicato nella relazione tecnica al Ddl di Bilancio. Per Giuseppe Conte si apre una partita davvero difficile.

Ora sul tavolo ci sono due opzioni. Da un lato, la proposta di introdurre un meccanismo di penalizzazione dei premi pensionistici. Come scrive Il Messaggero, i giallorossi stanno ipotizzando di “consentire a chi lo desidera l’uscita anticipata a 62-63 anni di età accettando un taglio del 2,8-3% del montante retributivo (introdotto nel 1996) per ogni anno che serve per raggiungere quota 67 anni. Vale a dire l’orizzonte ordinario della pensione”. Secondo le stime del quotidiano romano, con questa finestra di opportunità 150mila lavoratori all’anno andrebbero in pensione rinunciando mediamente al 5% del trattamento.

I sindacati e quota 41

Dall’altro lato c’è la proposta dei sindacati confederali. Estendere a livello della platea generale l’opzione “Quota 41”. Ovvero a 41 anni di contributi il lavoratore può richiedere il pensionamento. Quota 41 è un vecchio obiettivo della Lega, ma l’ipotesi non piace al governo.  Come ricorda sempre il Giornale, il governo secondo quanto riportato nelle ultime settimane potrebbe accettare di puntare su questa riforma. Ma solo con un forte taglio degli assegni. Fino ad arrivare ad accarezzare, come scrive il Giornale, “l’idea della penalizzazione, ossia eliminare il calcolo di quota retributiva per coloro che hanno iniziato a lavorare prima della riforma Dini (1 gennaio 1996)”. Proposta drammatica, che si trasformerebbe in un attacco violento ai diritti acquisiti da parte del governo.

di: Desiree Ragazzi @ 09:53


Ago 22 2020

166 miliardi di tasse in più per gli italiani. C’è la prova: sinistra, tecnici e 5s colpevoli delle stangate

Le tasse in più per gli italiani dal 2000 a oggi? Una cifra spropositata, che non dà attenuanti a chi ha governato l’Italia tasse negli ultimi anni. In particolare, negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono aumentate di 166 miliardi di euro. Nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi di euro. Indovinate quanto nel 2019? Il gettito, a prezzi correnti, è salito a 516,5 miliardi. A dirlo è la Cgia, secondo cui ”a spremerci di più è lo Stato. All’erario sono andati ben 145,7 miliardi. Invece, agli enti locali e territoriali i restanti 20,3 miliardi”.

Il Report dell’ufficio studi della Cgia

In termini percentuali, spiega Cgia, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4%, mentre il pil in termini nominali ha registrato un incremento del 43,9%, con una differenza di 3,5 punti percentuali a ‘vantaggio’ delle tasse. ”Qualcuno può affermare con certezza che, grazie a 166 miliardi di tasse in più versati in questi ultimi 20 anni, la macchina pubblica è migliorata?”, chiede il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.

”La giustizia, la sicurezza, i trasporti, in particolar modo quelli a livello locale, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione sono oggi più efficienti di allora?”. ”Oppure, famiglie e imprese sono state obbligate a pagare di più e hanno ricevuto dallo Stato sempre meno? Non abbiamo dubbi”, afferma Zabeo. ”Tra le due ipotesi ci sentiamo di avvalorare quest’ultima. Anche perché questo maxi prelievo ha impoverito il Paese. Ha provocato, infatti, assieme alle crisi maturate in questo ventennio, una crescita dell’Italia pari a zero. Un trend che nessun altro paese del resto d’Europa ha registrato”. ”Se il conto lo hanno pagato i contribuenti italiani, i vantaggi, invece, sono andati soprattutto all’erario e in minima parte a regioni ed enti locali”, osserva il coordinatore.

‘Nell’immaginario collettivo – afferma il segretario, Renato Mason – si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati, loro malgrado, dei nuovi gabellieri, mentre lo Stato centrale avrebbe alleggerito la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti”. Ma secondo Mason le cose sono andate diversamente. ”Se dal 2000 le imposte locali hanno cominciato a correre, quelle erariali sono esplose, con il risultato che i contribuenti italiani sono stati costretti a pagare sempre di più”.

Lo Stato ha intascato l’80% delle tasse in più

In attesa che il governo presenti ”la riforma fiscale che consenta una drastica riduzione della pressione tributaria”, i dati appena descritti consentono all’ufficio studi della Cgia di fare una riflessione anche sul tema dell’autonomia differenziata. Un argomento che negli ultimi mesi, anche a seguito della crisi pandemica, ”pare sia stato rimosso dall’agenda politica dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte”.

”In questi ultimi anni il tema dell’autonomia differenziata -secondo Zabeo- è stato vissuto come una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese, invece, è una partita che si gioca tra il centro e la periferia dello Stato. Tra chi vuole un’amministrazione pubblica che funzioni meglio e costi meno, e chi difende lo status quo, perché trasferendo funzioni e competenze ha paura di perdere potere e legittimità”.

Di conseguenza i proponenti della riforma ”sono stati accusati di voler impoverire ulteriormente le realtà territoriali più in difficoltà del Paese”. Dalla Cgia, invece, sono convinti che questa riforma ”possa far bene a tutta l’Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia”, afferma Mason. ”Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere, in massima parte, nei territori che li generano. A loro volta, le realtà territoriali più sviluppate dovranno comunque aiutare chi è in difficoltà, applicando il principio della solidarietà”.

di: Valter Delle Donne @ 11:27


Ago 20 2020

Fisco, al governo Conte non interessa il Covid: scattano 50 scadenze (e si paga la mora)

Niente rinvii ulteriori, niente sconti Covid. Il governo li vuole subito, tanti, maledetti e subito. Niente da fare per i contribuenti che intendono evitare le sanzioni per i pagamenti in ritardo: oggi, 20 agosto, scade infatti il termine per effettuare i versamenti fiscali di luglio, originariamente previsti entro il 30 giugno e poi slittati per l’emergenza Covid, con una maggiorazione dello 0,4% che sostituisce le ordinarie sanzioni.

Fisco, mancano all’appello tre milioni di italiani

Secondo i dati forniti dal sottosegretario al ministero dell’Economia Alessio Villarosa, il mese scorso – spiega il sito di informazione legale laleggepertutti.it – sarebbero già passati alla cassa il 40% dei contribuenti su un totale di 4,5 milioni stimati: quindi mancano ancora all’appello circa 2,7 milioni di soggetti. Gli adempimenti a carico delle partite Iva e delle imprese riguardano il pagamento di Irpef, Ires e Irap, contributi previdenziali e assistenziali, ed anche dell’Iva dovuta sulle fatture elettroniche.

Un salasso con 50 scadenze agostane

“In totale – ricorda quindi laleggepertutti.it – sono più di 50 i versamenti in scadenza (oltre a nuove stangare in arrivo), e comprendono il saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap, l’Iva periodica (liquidazione mensile o trimestrale), il pagamento del saldo della cedolare secca per il 2019 e il primo acconto di quest’anno. Ancora, ci sono da versare i contributi previdenziali e assistenziali e le imposte dovute sulla base della dichiarazione dei redditi per titolari di partita Iva e soci di società. Poi occorre pagare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2020 (superiori a 1.000 euro), e il diritto annuale di iscrizione alla Camera di commercio.

Nessun rinvio da parte del governo Conte

Sono rimaste inascoltate dal Governo le richieste di rinvio arrivate da più parti, con i commercialisti in prima fila: stavolta il termine non è slittato, nonostante il rischio di ‘ingorgo fiscale’ per la concentrazione di tutte le scadenze in pochi giorni. Il ministero dell’Economia deve fare i conti con il calo del gettito delle entrate tributarie durante il primo semestre (quasi 20 miliardi in meno, di cui 11 di Iva) e non vuole far mancare questa importante quota di risorse, necessarie per le casse dello Stato in vista della predisposizione della legge di Bilancio 2021. Ma c’è il rischio nascosto di uno ‘sciopero fiscale’, non certo preordinato ma dovuto al fatto che si prevede che molti contribuenti, per varie ragioni, non si presenteranno comunque alla cassa entro il termine prefissato di oggi”, spiega il sito di informazione legale.

di: Luca Maurelli @ 15:04


Ago 18 2020

Draghi parla da premier e spinge sul “debito buono”: «La crescita economica è imperativo»

«In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti. Specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale. Che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri». Lo dice l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Il suo è un lungo intervento  alla cerimonia d’apertura del Meeting di Rimini.

Draghi: «La pandemia minaccia l’economia e la società»

«La società nel suo complesso – scandisce l’ex numero 1 dell’Eurotower – non può accettare un mondo senza speranza. Ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione». E poi ancora: «La pandemia minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti», ha aggiunto Draghi.

Draghi: «Accettare il cambiamento»

«L’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre», ha detto ancora Draghi. «Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire. Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche». Ma, ha avvertito Draghi, «non dobbiamo rinnegare i nostri principi. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada», ha aggiunto.

«Pragmatismo necessario»

Come ha ricordato l’ex presidente della Bce, «nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario». Con la crisi dovuta alla pandemia c’è stato un «aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente». Inoltre, «la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi». E «hanno approfondito le diseguaglianze», ha continuato Draghi. Poi ha aggiunto: «La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate. Interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare». Poi ha sottolineato: «Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale».

Draghi sulla crescita economica

«Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto. Perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni».

E ancora: «Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi».

L’istruzione

Per Draghi «vi è però un settore dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo – ha detto Draghi – è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento».

Ricostruzione e debito

Ora la ricostruzione sarà «inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo», ha previsto Draghi. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, «sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, come investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca, se è cioè debito buono», ha precisato Draghi, secondo il quale «quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta».

E ancora: «Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre».

Riformare la Ue

«Dobbiamo ora pensare a riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidato in questi anni… Ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito». E poi sulla Ue: «È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito».

«La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei. Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata», ha aggiunto. Sottolineando come «l’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation Eu) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un ministero del Tesoro comunitario. La cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo».

 

 

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 14:47


Ago 18 2020

È morto Cesare Romiti, storico manager della Fiat, protagonista dell’economia italiana

È morto a Milano all’età di 97 anni Cesare Romiti, storico amministratore delegato e presidente della Fiat.

Cesare Romiti, dallo studio alla scalata

Romiti nacque a Roma il 24 giugno del 1923. Figlio di un impiegato delle Poste, secondo di tre fratelli, si diplomò ragioniere. Poi prese la laurea a pieni voti in Scienze economiche e commerciali studiando di notte e lavorando di giorno per mettere insieme qualche soldo. Il padre infatti era morto a soli 47 anni. Nel 1947 iniziò a lavorare per il Gruppo Bombrini Parodi Delfino, azienda di Colleferro, di cui dopo avrebbe assunto la carica di direttore finanziario affiancando Mario Schimberni, suo ex compagno di classe, che si occupava invece di amministrazione e controllo di gestione.

L’incontro con Enrico Cuccia

Nel 1968, sempre a Colleferro, Romiti ricoprì la carica di direttore generale nella Snia Viscosa dopo la fusione con la sua ex azienda. E proprio per seguire da vicino questa fusione, frequentò a Milano gli uffici di Mediobanca, facendo una buona impressione ad Enrico Cuccia. Due anni più tardi l’Iri lo nominò direttore generale prima e amministratore delegato poi della compagnia aerea Alitalia.

Il triumvirato con Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti

Lavorò per un breve periodo (1973) alla Italstat, azienda che lasciò per approdare, sponsorizzato da Cuccia, al gruppo Fiat nell’ottobre del 1974, quindi nel periodo della crisi petrolifera. Nel 1976 Romiti diventò amministratore delegato in un triumvirato con Umberto Agnelli (lo stesso anno eletto senatore della Dc in un collegio romano) e Carlo De Benedetti (resta alla Fiat solo tre mesi).

Romiti e i pieni poteri alla Fiat

Nella casa automobilistica ottenne i pieni poteri nel 1980, quando i due fratelli Agnelli, Gianni e Umberto, vennero convinti da Mediobanca a passare la mano per evitare il peggio. E ricoprì anche il ruolo di presidente (1996-1998) succedendo a Gianni Agnelli. Era stato l’ex direttore di Lettera 43 Paolo Madron, sabato scorso, ad annunciare via Twitter la sua agonia. «Sta lottando come un leone ma si sta spegnendo», aveva scritto il giornalista, tra i massimi esperti del mondo Fiat.

di: Girolamo Fragalà @ 09:21


Ago 17 2020

Il Fisco non dà tregua: tasse più alte e con interessi. Ecco quanto dovremo sborsare

Il fisco si prepara a dare un’altra sonora mazzata agli italiani. Il 20 agosto i contribuenti dovranno pagare i tributi.  Tutte le richieste e gli appelli di Caf, commercialisti e associazioni di categoria sono caduti nel vuoto. Come si legge  sul Giornale, quasi cinque milioni di partite Iva che rientrano negli Isa o nel regime forfettario devono completare i versamenti di saldo 2019 e del primo acconto 2020 di Irpef e Ires. Il tutto con la maggiorazione dello 0,40 per cento, così come previsto dal Dpcm del 29 giugno.

Quanto incasserà il fisco

Il fisco per questa sua “generosità” , come scrive il Sole 24 Ore, incasserà 8,4 miliardi di euro. Proprio a causa del consistenza di questa scadenza l’Erario si è rifiutato di concedere un’ulteriore proroga: 20 luglio e del 20 agosto sono, infatti, già il frutto di un rinvio concesso dal governo.  L’esecutivo giallorosso ha ignorato così tutti gli appelli a concedere un altro po’ di respiro. Nel decreto Agosto si è limitato solo a fare concessioni solo per i versamenti dei mesi di chiusura per coronavirus (per cui si prospetta una rateizzazione in 24 rate a partire dal 16 gennaio 2021) e il secondo acconto 2020.

Rinvio a novembre solo se il fatturato è diminuito

In quest’ultimo caso, scrive ancora il Giornale, sono interessate le stesse persone e categorie delle scadenze del 20 luglio e del 20 agosto.  Previsto un rinvio a novembre ma solo se sarà dimostrato un calo del fatturato del 33%. Potranno rinviare i versamenti di fine novembre al 30 aprile 2021 purché abbiano avuto nella prima metà di quest’anno una riduzione di almeno il 33% rispetto al primo semestre del 2019.

Ma c’è poco da essere contenti. Il Sole 24 Ore spiega ancora che l’acconto rinviato a fine aprile 2021 cadrebbe due mesi prima della scadenza del saldo delle imposte 2020. Per cui i contribuenti in poco tempo si troverebbero a dover pagare una marea di tasse.

di: Desiree Ragazzi @ 16:15


Ago 15 2020

Il superbonus per ristrutturare casa, dal giardino ai mobili ed elettrodomestici: ecco come funziona

Aumentano le agevolazioni per chi ha in programma di ristrutturare la casa. Come ricorda laleggepertutti.it a fare la parte del leone, sarà il superbonus del 110% inserito nel Dl Rilancio. Il beneficio sarà applicabile alle spese sostenute tra il 1° luglio prossimo e la fine del 2021. Ma non è l’unico. In virtù di quanto previsto già dalla manovra 2020, si può contare sulla detrazione del 50% sui lavori di ristrutturazione edilizia. Inoltre su quella del 36% per verde e giardini e sui bonus del 50% per mobili ed elettrodomestici, che possono aumentare fino al 75% a seconda del tipo di intervento (finestre, caldaie, pannelli solari), oltre alla detrazione dell’85% riservata al sismabonus. Senza dimenticare il bonus facciate del 90% per la tinteggiatura, la pulitura o il rifacimento degli edifici.

Il superbonus e l’emergenza coronavirus

Quest’ultimo, però, è stato fortemente penalizzato dall’emergenza coronavirus. Le indicazioni sulla sua applicazione sono arrivate a metà febbraio, cioè poche settimane prima della chiusura dei cantieri per effetto del lockdown, e in particolare nelle regioni in cui le restrizioni sono state quasi immediate (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Un dettaglio non indifferente, visto che questi quattro territori comprendono oltre la metà delle richieste di detrazione su lavori edili e risparmio energetico.

Dal cappotto termico alle caldaie

Per superare questa circostanza, il Dl Rilancio dovrebbe prorogare il bonus facciate a certe condizioni: potrà essere utilizzato per tutto il 2020, da luglio, e per il 2021, con percentuale elevata al 110% e anche al di fuori delle zone urbanistiche A e B (centri storici e urbani), ma solo se combinato agli interventi di efficientamento energetico pesante indicati dal decreto in arrivo.

Nel superbonus del 110% rientrano il cappotto termico, la sostituzione delle caldaie condominiali e il rifacimento degli impianti e riscaldamento e climatizzazione. Accanto a queste opere, inoltre, sarà prorogato e portato al 110% anche il sismabonus, altra agevolazione per interventi importanti.

di: Girolamo Fragalà @ 16:42


Ago 11 2020

Il fisco allunga le mani sul 730: ecco chi rischia di non avere rimborso

C’è tanta attesa per i contribuenti di vedere in busta paga o nel cedolino della pensione il rimborso del credito del 730. I tempi dovrebbero essere sempre gli stessi, ad eccezione di quelli che presenteranno il 730 nel mese di settembre. In questi casi i tempi d’attesa saranno chiaramente più lunghi. Ma quest’anno c’è una sorpresa. Come si legge sul Giornale, saranno effettuati eventuali controlli dallAgenzia delle Entrate. I controlli preventivi saranno rivolti verso quei 730 che avranno apportato alcune modifiche rispetto al modello precompilato.

L’intervento dell’Agenzia delle Entrate

Per far scattare l’intervento dell’Agenzia delle Entrate i 730 messi sotto osservazione  dovranno mostrare segnali di incoerenza o prevedere rimborsi superiori ai 4mila euro. Le verifiche verranno fatte al massimo entro quattro mesi dall’ultimo termine stabilito per l’invio della dichiarazione dei redditi: ovvero il 30 settembre. Che cosa succederà se il Fisco troverà della incongruenze?  In primis, ci sarà il blocco del rimborso. A cui sarebbe seguito la comunicazione al contribuente.

730, ecco cosa succede

Chi ha presentato online il proprio 730 dovrebbe riceverne comunicazione sia con una segnalazione nell’area personale che tramite un messaggio di posta elettronica. Coloro che hanno invece usufruito dell’ausilio di un commercialista o di un Caf intermediario saranno avvisati proprio da quest’ultimo. Se correttamente riconosciuto, spiega il Giornale, il rimborso in questo caso avverrà non dopo i 6 mesi rispetto al termine ultimo previsto per la presentazione, quindi oltre le tempistiche ordinarie

Situazione diversa per i pensionati: chi avesse presentato il 730 entro luglio vedrebbe il rimborso per agosto, chi deciderà di effettuare l’invio a settembre dovrà attendere fino a novembre.

730 senza sostituto

Inoltre, come ricorda Investireoggi.it, quest’anno il 730 senza sostituto può essere presentato anche da chi ha un datore di lavoro che può effettuare i conguagli. Questa possibilità è ammessa, considerata l’emergenza Covid, per ridurre il rischio che i datori di lavoro non abbiano la necessaria liquidità per effettuare i conguagli a credito. A prevederlo è il decreto Rilancio.

di: Desiree Ragazzi @ 12:42


Ago 07 2020

Fisco, il governo prepara un’altra brutta sorpresa: mettere sotto controllo le buste paga

Non bastavano le tasse che stanno strozzando gli italiani e le imprese. Dal governo è in arrivo un’altra batosta: mettere sotto la lente d’ingrandimento le buste paga. Con il decreto Agosto, infatti, si prepara ad spulciare il fatturato delle aziende che hanno fatto richiesta della cassa integrazione. In pratica, come si legge sul Giornale, il fisco analizzerà le buste paga degli italiani per vederci chiaro.  L’Agenzia delle entrate verificherà, infatti, il fatturato autocertificato dai datori di lavoro ai fini del versamento del contributo. Lo si evince chiaramente dalla bozza del dl Agosto, che dovrebbe essere approvato oggi dal Consiglio dei ministri. L’argomento riguarda appunto la cassanti integrazione che sarà prorogata fino a fine dicembre. Come anticipa il Giornale, le prime nove settimane saranno per tutte le aziende (indipendentemente dal calo di fatturato). Con la seconda tranche si avranno dei paletti legati ai cali dei ricavi.

Buste paga e Cassa integrazione

Secondo quanto scrive poi Italia Oggi, la riforma degli ammortizzatori introduce un contributo addizionale a carico dei datori di lavoro che fanno richiesta della cassa per periodi della seconda tranche. Si tratta, in pratica di un’altra batosta. La misura del contributo non è unica, ma è diversa in base al fatturato corrente del datore di lavoro rispetto allo scorso anno. Proprio in  questo caso che l’Agenzia delle entrate fa le sue verifiche.

Tecnicamente accadrebbe questo. Come spiega il Giornale, si mette a confronto il fatturato del primo semestre di quest’anno con quello dello stesso  semestre 2019. Se  si evidenzia una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, il datore di lavoro non verserà nessun contributo addizionale. Se, invece, ci sarà una riduzione minore al 20%, il contributo sarà  pari al 9% della retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore non lavorate. Se dal confronto non si evidenzierà nessuna riduzione di fatturato, il contributo sarà al 18%.

Il governo e il dl Agosto

La nuova bozza del dl agosto  è di 109 articoli. Tra le nuove norme previste dal decreto spunta la cassa integrazione per i lavoratori di AirItaly. Previsti anche ulteriori 400 euro di Reddito di emergenza per le famiglie più in difficoltà. La misura dovrà essere richiesta entro il 15 ottobre.

Ridimensionato a 400 milioni di risorse a fondo perduto (rispetto a 1 miliardo di cui ha parlato la ministra Teresa Bellanova nei giorni scorsi) il fondo Mipaaf per ristoranti. Ma l’altra novità è che la misura sarebbe rivolta solo ai ristoranti con “calo di fatturato” per l’acquisto di prodotti agroalimentari 100% italiani. Non si conosce ancora l’entità del contributo per i ristoratori. La norma però è “in attesa di riformulazione”, si legge nella bozza. Permangono, inoltre, i nodi legati all’accesso alla cassa integrazione per i lavoratori delle ex zone rosse e il contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici. Entrambi gli articoli risultano da rivedere e riverificare.

di: Desiree Ragazzi @ 18:59


Ago 05 2020

Fisco: non basta la montagna di tasse, ora spuntano anche le stangate sull’auto

Il fisco diventa sempre più opprimente e controlla anche chi usa le auto in leasing. A stabilire che una comune auto presa in leasing possa dimostrare una capacità contributiva del cittadino è stata la Corte di Cassazione. Come scrive Italia Oggi, al centro della questione c’è il redditometro. Ovvero lo strumento che è nato per trovare chi vive nel lusso pur dichiarando redditi da poveracci. I magistrati sono intervenuti su una questione sollevata a seguito di un accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate di Massa Carrara. Il fisco determinando sinteticamente il reddito del contribuente per gli anni dal 2001 al 2005, considerava quale indice di capacità contributiva, il possesso di un’autovettura.

Fisco, accertamento sull’auto in leasing

Ed ecco la novità che è destinata a far discutere. La situazione prima della sentenza era diversa. Il possesso di una vettura in leasing non era importante ai fini di un accertamento sintetico dei redditi del contribuente. Nei precedenti gradi di giudizio si riteneva, infatti, che il possesso dell’auto non era indice di capacità contributiva perché il cittadino ne aveva solo la disponibilità in quanto bene in leasing. I giudici con una sentenza del 24 luglio scorso però hanno capovolto la decisione, annullando con rinvio la decisione del collegio regionale toscano.

Il fisco sbircia anche sull’affitto

E purtroppo non è l’unico caso. C’è un’altra sentenza in cui la Cassazione dà nuovamente ragione al fisco. E gli italiani sono sempre più braccati. I giudici della Corte di Cassazione, infatti, hanno stabilito che è giusto l’accertamento tributario se l’affitto pagato dal contribuente è troppo alto rispetto a quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi. Questo è quanto, i giudici della Cassazione, hanno stabilito con l’ordinanza n. 14060 del 7 luglio 2020. Accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle entrate e dando ancora una volta ragione al Fisco.

La proposta del prelievo sui conti correnti

Col governo Pd-5Stelle il fisco diventa, dunque, sempre più invasivo. Qualche giorno fa ha creato polemiche la proposta di prelevare direttamente le tasse sui conti correnti degli italiani. Lo ha ipotizzato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in una intervista al Messaggero dove ha affermato: «Per ridurre questi numeri il Fisco potrebbe chiedere ogni mese o ogni tre mesi l’autorizzazione al contribuente di prelevare il dovuto dal suo conto corrente con le compensazioni già fatte automaticamente o come crediti per le successive scadenze. In questo modo il numero dei versamenti sarebbe da 4 a 12 l’anno».

di: Desiree Ragazzi @ 19:01


Ago 01 2020

Saldi, al via in tutta Italia. Appello dei commercianti: “Venite, quest’anno le offerte sono migliori”

Parte ufficialmente in tutta Italia la stagione dei saldi, che – assicurano gli operatori del settore – quest’anno promette di essere particolarmente vantaggiosa. ”I negozi hanno un vasto assortimento e offrono sconti più alti del solito, anche per cercare di recuperare parte della liquidità persa durante il lockdown e contenere i danni di un anno difficile. I consumatori troveranno, presso i negozi, la qualità di sempre a prezzi mai visti”, ha detto il presidente nazionale di Fismo Confesercenti, Fabio Tinti, ricordando che “in gioco c’è il futuro della rete dei negozi di moda”.

Il monito dei commercianti: “Il governo faccia la sua parte”

Ma per Tinti, oltre a quello che potranno fare i consumatori, “fondamentale sarà che anche il governo dia una mano, estendendo ad esempio al commercio i benefici fiscali previsti per le rimanenze di magazzino di prodotti ad alta stagionalità”. Dal punto di vista delle previsioni di vendita i commercianti registrano due spinte contrapposte: da un lato aumentano gli italiani che dicono di voler approfittare delle offerte, dall’altro pesa la capacità di spesa ridotta. Una fotografia scattata dal consueto sondaggio Confesercenti-Swg, condotto su un campione di mille consumatori e di 600 imprese del commercio di abbigliamento e calzature.

Saldi 2020: gli italiani spenderanno meno

A conti fatti le prospettive sono timidamente positive, con un interesse dei consumatori in crescita: 6 italiani su 10 hanno già deciso di acquistare (o già acquistato, nelle regioni in cui le vendite sono partite in anticipo). Un dato quasi doppio rispetto al 33% registrato in occasione dei saldi estivi dello scorso anno. In calo, invece, il budget medio previsto per gli acquisti, che passa a 116 euro, il 20% in meno dello scorso anno (146 euro). Sul confronto incide anche lo slittamento in avanti della data di partenza, che solitamente era nel primo fine settimana di luglio. Una decisione presa dalla Conferenza Stato Regioni e che ha spaccato i commercianti. Così spesso, dove i saldi non erano partiti, sono fioccate promozioni di altro tipo, senza che questo riuscisse comunque a risollevare il settore. Nei due mesi di riapertura piena delle attività (giugno e luglio) i commercianti hanno registrato un calo medio del 26% del fatturato.

Magliette e scarpe in cima alla lista della spesa

Ora si spera nell’avvio formale della stagione degli sconti. Il 29% dei consumatori segnala di voler comprare nei negozi indipendenti, una quota di poco inferiore a chi sceglie le grandi catene (33%). Il 26% comprerà anche in un outlet, mentre il 16% si rivolgerà a un negozio di un brand in franchising. Farà shopping online, invece, un quarto (25%) degli intervistati. Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg, magliette e scarpe sono i prodotti più gettonati, con il 56% dei consumatori che punta a comprare calzature e il 48% in cerca di magliette. Percentuali più alte del solito, indice forse di acquisti rimandati negli ultimi mesi. Seguono, nei desideri dei clienti, camicie e camicette (indicate dal 32%), intimo (26%) e costumi (18%).

 

di: Annamaria Gravino @ 14:15


Lug 30 2020

Nuovi poveri: “4 italiani su 10 da ottobre non avranno i soldi per fare la spesa”

Baratro povertà assoluta per altre 2,1 milioni di famiglie. A lanciare l’allarme è il focus Censis-Confcooperative ”Covid da acrobati della povertà a nuovi poveri. Ecco il rischio di una nuova frattura sociale”. Dalla ricerca emerge infatti che sono 2,1 milioni le famiglie con almeno un componente che lavora in maniera non regolare. Questo in base a una elaborazione Censis su dati Istat. Di queste ben 1.059.000 di famiglie vivono esclusivamente di lavoro irregolare (sono il 4,1% sul totale delle famiglie italiane). Di queste, più di 1 su 3, vale a dire 350 mila, è composta da cittadini stranieri. Un quinto ha minori fra i propri componenti, quasi un terzo è costituita da coppie con figli, mentre 131 mila famiglie possono invece contare soltanto sul lavoro non regolare dell’unico genitore.

Ci sono 4 milioni di nuovi poveri

Sono 4 milioni i nuovi poveri che con l’aggravarsi della situazione economica ed occupazionale in autunno saranno costretti a chiedere aiuto. Per il cibo da mangiare nelle mense. O, soprattutto, con la distribuzione di pacchi alimentari. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento agli ultimi dati Istat sull’occupazione in Italia che con il crollo di 600mila posti di lavoro da febbraio a giugno confermano la crisi causata dall’emergenza coronavirus.

La Coldiretti chiede un piano nazionale

“Si tratta della punta dell’iceberg delle situazioni di difficoltà con il 38,4% degli italiani che – spiega Coldiretti – ha risorse liquide disponibili per non più di 3 mesi per spese essenziali. Spese come quelle per il cibo o per il riscaldamento. Questo, secondo l’indagine Isf Bankitalia, condotta a maggio. Dalla indagine emerge anche che il 40% degli individui indebitati dichiara di avere già difficoltà nel sostenere le rate del mutuo”. Fra i nuovi poveri, sottolinea la Coldiretti, “ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola. Tuttavia, le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno. In particolare, il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia ma condizioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%). A sorpresa, anche nella Lombardia (9%) dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria”.

di: Valter Delle Donne @ 14:52


Lug 29 2020

Crediti deteriorati, una bomba sociale pronta a esplodere: anche i grillini se ne sono accorti

Riceviamo da Riccardo Pedrizzi e volentieri pubblichiamo.

Avevamo lanciato l’allarme da queste pagine all’inizio del mese e lo avevamo ripetuto al Senato a tutti i componenti della Commissione Finanze e Tesoro, in occasione dell’audizione a cui era stata chiamata Federproprietà, proponendo, trai vari suggerimenti, di chiamare a riferire i responsabili dei vari corpi di polizia e dei vari organismi di intelligence che recentemente con i loro rapporti hanno segnalato il problema degli NPL, cioè di quella massa di crediti deteriorati che, a seguito prima della crisi finanziaria ed economica del periodo 2007-2015 e, poi, di quella ancora più devastante del dopo Covid-19 sono diventati terra di conquista della criminalità più o meno organizzata.
Ora questi allarmi sono stati raccolti dalla “Commissione d’Inchiesta sul sistema bancario e finanziario” che ha reso noto il programma di attività per il 2020-2023 che è stato approvato il 14 luglio u.s., nel quale viene riservata una particolare attenzione proprio agli NPL.
“Ci siamo chiesti – ha dichiarato il Presidente della Commissione Carla Ruocco (nella foto) – se non sia arrivato il momento per far crescere nel nostro Paese, in previsione purtroppo di una nuova ondata di NPL a seguito degli effetti economici negativi dovuti alla pandemia, una realtà tutta nazionale (una bad bank) che partecipi, in concorrenza con quell’attuale ristretto numero di soggetti esteri, alla gestione di beni interamente nazionali; sia i crediti problematici da acquistare sia il risparmio da impiegare per finanziare l’acquisto”.

La Commissione Banche cioè si è resa conto della vastità del fenomeno, infatti tra il 2007 ed il 2015 i crediti deteriorati presenti nei portafogli delle banche italiane sono cresciuti a dismisura raggiungendo i 360 miliardi.
In base agli ultimi dati disponibili gli NPL lordi ammontavano a 163 miliardi (il fenomeno riguarda oltre 2,2 milioni di famiglie ed imprese) si è passati cioè dal picco del 2016 quando rappresentavano il 16,5% sul totale dei finanziamenti al 7,4%.

Le banche e il difficile approccio con i crediti deteriorati

In pratica il sistema bancario italiano ha dimezzato il peso di questi crediti. Ora però sicuramente tali cifre verranno ulteriormente incrementate in conseguenza della crisi devastante determinata nell’economia reale del nostro paese dall’epidemia del coronavirus, in quanto già si è rilevata da qualche mese una preoccupante inversione di tendenza.
Come ha registrato l’ “Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia” del quale fanno parte Dia, GdF, Servizio Analisi Criminale della Polizia di Stato e Carabinieri; dal suo canto anche la Guardia di Finanza e la Dia (Direzione Investigativa Antimafia).
Il “Servizio analisi criminale” in particolare ha constatato ed ha previsto, dopo i primi segnali sospetti di infiltrazioni mafiose nell’economia disastrata dall’emergenza covid-19, che le operazioni sugli NPL sono in forte crescita ed è presumibile “che le organizzazioni criminali possano inserirsi nel mercato dei crediti deteriorati”.

Come si inserisce la criminalità organizzata

Vengono anche ipotizzati vari sistemi operativi:
1) «si ricorre a prestanomi e società di copertura approfittando di alcuni “varchi” offerti dal mercato e dalla normativa» e si comprano «singoli crediti deteriorati non in blocco in modo tale da evitare che l’acquisto di crediti a titolo oneroso possa costituire un’attività di concessione di finanziamenti in qualsiasi forma» per evitare l’applicazione del TUB (Testo Unico Bancario);
2) si realizzano infiltrazioni nel settore del servicing, i servizi di gestione, incasso e recupero dei crediti per conto degli investitori che li hanno comprati dalle banche, favoriti dalla presenza di pochi grandi operatori” che esternalizzano parte dell’attività;
3) si acquistano “i crediti NPL attraverso società di recupero crediti che possono agire senza essere soggetti alla stringente disciplina stabilita dal TUB per gli intermediari finanziari”;
4) si investe “nell’acquisto di obbligazioni denominate Abs (asset-backed security) emesse dalle società veicolo costituite da banche e intermediari finanziari per la cartolarizzazione degli NPL”.
Alla luce di queste segnalazioni più che fondate, bene ha fatto perciò la Commissione Banche a confermare che ci sono poche società specializzate (facenti capo a fondi internazionali) che operano spesso con modalità spregiudicate a fini speculativi mettendo in grande difficoltà i debitori ceduti.
Questa volta pertanto la politica mostra di voler intervenire per evitare che esploda una vera e propria bomba sociale anche alla luce del rischio più che fondato che il settore diventi preda della criminalità organizzata.
Sopratutto per dare una risposta adeguata a migliaia e migliaia di famiglie e di piccole e media imprese in gravi difficoltà.

di: Luca Maurelli @ 17:06


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