Apr 02 2020

Siamo alle solite: il petrolio al minimo storico, ma la benzina la paghiamo come prima

Siamo alle solite: il prezzo del petrolio è precipitato ma la benzina costa uguale. “Come già segnalato a inizio gennaio, anche ad aprile l’andamento del prezzo della benzina in Italia continua a presentare anomalie. Da ormai diverse settimane, infatti, il prezzo del petrolio è ai suoi minimi storici e questo dovrebbe avere un impatto piuttosto evidente anche sul costo dei carburanti”. E’ quanto sostiene Altroconsumo commentando l‘andamento dei prezzi dei carburanti.

Il petrolio è a 25 dollari al barile, minimo assoluto

Il 1° aprile, in chiusura di giornata, rileva l’associazione dei consumatori, “il greggio è stato quotato 25,6 dollari al barile, per avere un’idea più precisa di quanto il suo prezzo sia diminuito, basti pensare che 10 anni fa si attestava sui 108,28 dollari e, nel corso del decennio, il minimo è stato toccato nel gennaio 2016 con 28,73 dollari al barile. Situazione che dovrebbe riflettersi anche sul prezzo della benzina alla pompa, eppure così non è.”

A gennaio il prezzo era lievitato

Altroconsumo è andata a verificare i prezzi rilevati dall’Osservatorio prezzi carburante del ministero dello Sviluppo economico, prendendo come riferimento i prezzi rilevati il 1° aprile 2020 confrontandoli con quelli dello scorso 16 gennaio. “Perché proprio questa data? Perché la settimana precedente (il 7 gennaio) il prezzo del petrolio – rileva l’associazione dei consumatori – era uscito da una crisi gravissima dovuta agli attacchi sugli impianti di estrazione in Medio Oriente che avevano contribuito a far lievitare il prezzo del greggio.

Il petrolio è sceso del 64 per cento

In quel periodo un barile si attestava sui 68,47 dollari, praticamente 61,18 euro. Una settimana fa, invece, il petrolio era quotato a 23,67 dollari al barile, equivalenti a 22,07 euro: una contrazione pari al 64%”. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, però, “questa riduzione non si riflette in maniera proporzionale sui prezzi al consumo dei carburanti”.

Ma il calo della benzina non supera il 10 per cento

Confrontando il prezzo medio alla pompa del 1° aprile dei distributori con quello applicato lo scorso 16 gennaio 2020, il prezzo dei carburanti “ha subito un calo in tutte le regioni, ma siamo molto lontani dalle variazioni di prezzo registrate sulla materia prima in questo periodo. Il prezzo alla pompa ha subito diminuzioni che in nessun caso superano il 10%”. Altronconsumo nell’evidenziare che “sul prezzo finale incide pesantemente la componente fiscale che, soprattutto per quanto riguarda l’accisa, è fissa.

Anche se consideriamo il solo prezzo industriale, cioè quello che si paga al netto delle tasse, però, la situazione non cambia particolarmente: si passa da 0,61 euro del 16 gennaio a 0,51 euro del 1° aprile 2020. La diminuzione percentuale raddoppia, è vero, ma rimane piuttosto esigua (del 16%), contro una diminuzione della materia prima che, come abbiamo visto, è del 64%: quindi tre volte tanto”. Ma cosa succede nel resto d’Europa? Il confronto tra lo scenario italiano e quello degli altri Paesi, sottolinea Altroconsumo, “fa emergere un divario piuttosto netto.

Il prezzo della benzina in Italia è il terzo più alto

Secondo le ultime rilevazioni, infatti, il prezzo industriale praticato in Italia risulta essere il terzo più alto in tutta Europa, dopo Malta e Finlandia. Lo scorso 20 gennaio, invece, i Paesi che praticavano prezzi industriali più alti del nostro erano ben 11. Segnale che la diminuzione è stata più sensibile altrove rispetto che in Italia. Questo dato risulta ancora più paradossale se si considera che siamo tra i maggiori produttori di carburante in Europa e che la quasi totalità del nostro fabbisogno (e parte anche di quello europeo) viene soddisfatto da carburante prodotto in Italia. Insomma, dati alla mano è evidente che la situazione del carburante in Italia stia seguendo dinamiche piuttosto strane”.

di: Antonio Pannullo @ 18:20


Apr 02 2020

L’Europa e il fondo Sure: così i tedeschi continueranno a fregare l’Italia

E’ di questi minuti la notizia, annunciata dal Commissario Gentiloni, che l’Unione Europea avrebbe intenzione di introdurre uno strumento denominato Sure, ovvero un fondo di circa 100 miliardi di euro finalizzato a pagare la cassa integrazione. Questo strumento è il peggiore che si potesse immaginare, o meglio, è il migliore strumento possibile per la Germania ed il peggiore strumento possibile per gli altri paesi, ma andiamo oltre lo slogan ed entriamo nel merito.

L’idea base del Sure

L’idea base della soluzione è facilmente comunicabile, l’Europa è amica delle persone, va oltre le rivalità tra gli Stati e aiuta i lavoratori pagandoli quando, a causa dell’epidemia, sono costretti a non lavorare. Dal punto di vista economico quest’aiuto contribuirebbe a creare domanda aggregata, i lavoratori in cassa integrazione potrebbero utilizzare quei soldi per fare acquisti e con i loro acquisti rimetterebbero in moto l’economia. Vista come hanno intenzione di farcela vedere sembra una gran cosa, però ci sono dei “piccoli” particolari che vale la pena approfondire.

Il fondo finanziato con aumenti dell’Iva

Cominciamo con il primo. Chi li paga questi 100 miliardi? Una delle ipotesi sulle quali stanno discutendo è quella di farla finanziare con aumenti dell’IVA, ovvero dell’imposta sui consumi. Si pone in essere uno strumento a sostegno dei consumi finanziandolo con una tassa sui consumi il cui effetto rischia di essere uguale e contrario al fine dell’aiuto. Risolverebbe in altri termini un problema non indifferente, ovvero quello di aiutare famiglie in difficoltà, ma non avrebbe alcun effetto sul rilancio dell’economia.

Il secondo aspetto che occorre approfondire è legato ai beneficiari di questo strumento ovvero, a detta della Commissione, i lavoratori di Italia e Spagna. Ora, la domanda è: perché se il coronavirus investe tutta l’Europa i lavoratori in cassa integrazione sono concentrati in Spagna ed in Italia? La risposta è semplice e ci aiuta a capire la trappola che si nasconde dietro questa proposta.

I lavoratori in cig concentrati in Italia e Spagna

Sono concentrati in Italia e Spagna perché in Germania le fabbriche, malgrado l’emergenza sanitaria in corso non sono chiuse. I tedeschi, mentre noi chiudiamo aziende di primaria importanza, dirette concorrenti delle loro aziende, continuano a produrre e producendo sostituiscono i prodotti italiani e spagnoli sul mercato interno e su quello globale.

Non ci credete? Ci sono degli indicatori che, a differenza delle statistiche propriamente economiche, hanno la capacità di spiegare i fenomeni in modo immediato, meglio dei report che vengono fatti a distanza di mese. Prendiamone uno, il consumo di energia elettrica. Mentre in Italia è crollato del 24,9% in Germania la riduzione è del 4,9%. Cosa vuol dire? Che al di là delle Alpi hanno chiuso i ristoranti ma non hanno chiuso l’industria che consuma energia, ovvero l’industria metalmeccanica e quella siderurgica, assi portanti del loro sistema industriale.

Mentre i nostri operai sono giustamente a casa, i loro sono al lavoro, producono e vendono e facendo questo rubano quote di mercato alle nostre aziende. Quale può essere il modo migliore per continuare ad espandere la propria industria a scapito degli altri partner europei? Incentivarli a stare a casa.

di: Annalisa Terranova @ 17:00


Apr 02 2020

Fidanza (FdI) difende il made in Italy: perché la Ue consente vergognose limitazioni?

L’eurodeputato Carlo Fidanza accusa la Ue. “La Commissione europea deve continuare a vigilare sulle vergognose limitazioni al mercato interno a cui abbiamo assistito in queste settimane. Dopo l’iniziale blocco delle esportazioni di mascherine e respiratori deve essere accelerata la procedura comune di acquisto avviata dall’Ue per poter aumentare le forniture. Devono essere realizzati e garantiti i corridoi verdi per consentire il transito doganale rapido per i Tir che trasportano generi di prima necessità, alimentari e sanitari”.

Fidanza: basta con i certificati virus free

Prosegue Fidanza: “E ancora bisogna intervenire verso quei soggetti che chiedono indebitamente ai nostri produttori agroalimentari di esibire certificati virus-free. Lo ha dichiarato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo Fidanza, intervenendo questa mattina a nome del gruppo Ecr all’audizione del Commissario Thierry Breton in Commissione Mercato interno al parlamento europeo. ”Deve essere inoltre garantito il comportamento corretto da parte delle grandi piattaforme telematiche del turismo nei confronti degli operatori del settore alberghiero che stanno già subendo danni enormi in questo periodo”.

L’eurodeputato aveva chiesto anche di rinviare il Green Deal

Nei giorni scorsi Fidanza aveva chiesto alla Ue di rinviare il cosiddetto Green Deal. ”Con l’esplodere dell’emergenza sanitaria e della crisi economica a causa del coronavirus, è di tutta evidenza che anche le priorità di bilancio dell’Unione europea vadano ripensate immediatamente”. Si leggeva in una nota gli europarlamentari di Fratelli d’Italia (Ecr) Carlo Fidanza, Raffaele Fitto, Sergio Berlato, Pietro Fiocchi, Nicola Procaccini e Raffaele Stancanelli.

Fidanza: Non perseguire ricette utopistiche

”Di fronte al rischio di una completa desertificazione del tessuto produttivo, con ricadute sociali devastanti in tutti gli Stati membri, continuare a perseguire ricette utopistiche in nome di un ambientalismo ideologico sarebbe folle e irresponsabile. Prima di preoccuparci della sostenibilità ambientale delle imprese dobbiamo garantirne la sopravvivenza e la liquidità, senza gravarle di ulteriori vincoli e costi”.

“Per questo chiediamo ufficialmente alla Commissione di rinviare il Green Deal fino al termine della crisi. E di presentare una proposta di bilancio 2021-2027 che veda tutte le risorse disponibili destinate alla salvaguardia e al rilancio delle imprese. Su queste basi sarà anche più facile concludere il negoziato sul nuovo bilancio pluriennale. E renderlo operativo fin dal primo trimestre 2021, consentendo così a tutti gli Stati di contare su quelle risorse per la propria programmazione”.

di: Antonio Pannullo @ 16:24


Apr 02 2020

Esposto alla Procura contro Conte, Gualtieri e l’Inps per “inadeguatezza e irresponsabilità”

Esposto nei confronti del presidente del Consiglio Conte, del ministro Gualtieri e del presidente dell’Inps Tridico. Lo ha presentato un libero professionista, consulente e perito tributario di Torino, già parlamentare di Alleanza nazionale, Roberto Salerno. Nell’esposto si legge che la questione nasce il 31 gennaio scorso e arriva all’11 marzo, quando si attua il blocco logistico, produttivo, commerciale e sociale, peraltro tuttora in corso. A quel punto, scrive Salerno, milioni di italiani si sono trovati nell’impossibilità di approvigiornarsi economicamente.

L’esposto ripercorre le ultime settimane

In pratica, in breve tempo altri milioni di famiglie si sono trovate nelle stesse condizioni in cui versavano altri dieci milioni di italiani prima dell’inizio della costrizione. Ma il punto è che questa situazione senza precedenti non veniva assolutamente accompagnata da parte del governo di misure adeguate e immediate. Contribuendo ad aggravare lo stato di disorientamento ed incertezza del popolo italiano. E tutto questo nonostante istituzionalmente vi siano strumenti di intervento rapidi, come si è appreso in seguito.

L’esposto: il governo annuncia i bonus senza però spiegare

In questo clima, continua l’esposto, dopo che già sono morti medici e infermieri, e in uno stato di grande depauperazione generalizzata, arriva il 17 marzo da parte di Conte un nuovo decreto in cui si annunciano bonus economici. Ma senza spiegare quando e come verranno erogati. E anziché demandare tutto all’Agenzia delle Entrate, che col suo database su tutti gli italiani in tre giorni avrebbe risolto la questione, demanda al ministro Gualtieri. Il quale a sua volta, demanda all’Inps e al presidente dell’isrtituto Tridico.

L’Inps se la prende comoda e poi fa il botto

A questo punto l’Inps, anziché mettersi al lavoro immediatamente, decide di avvalersi dei 15 giorni che il decreto consente per le procedure burocratiche. Comportamento dell’Inps la quale gli italiani sono ben abituati. Anche per i moduli della cassa integrazione l’Inps chiese due settimane perché “non aveva i moduli”. Ma questo è ancora niente. Dopo tanti giorni di attesa di queste fantomatiche procedure, ieri era consentito finalmente di poter fare le domande all’Inps. Ma ieri è successo quello che doveva succedere. Il sito dell’Inps era totalmente inaccessibile e i numeri telefonici davano occupato fisso.

A questo punto l’esasperazione popolare è altissima, di fronte a un governo che si è dimostrato e si dimostra inadeguato e irreponsabile. Pertanto l’ex parlamentare ha chiesto nell’esposto alla Procura della Repubblica di accertare i fatti, valutando gli eventuali reati e, nel caso procedere verso i responsabili. E quello di Roberto Salerno non è l’unico esposto presentato. Anche il Codacons si è mosso contro l’Inps, per un danno collaterale.

Commissariare subito l’Inps

“Una vicenda di una gravità inaudita . La violazione della privacy dei cittadini è un reato penale, e quanto accaduto oggi richiede l’apertura di un formale inchiesta da parte della magistratura “. Lo afferma il Codacons, che sul caso del sito Inps andato in tilt presenta oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. “Presenteremo oggi stesso un esposto, e a fronte delle inefficienze dell’Inps chiediamo al Governo di azzerare i vertici dell’ente e disporre il commissariamento immediato dell’Istituto con la nomina di un commissario che curi tutte le procedure relative alle misure contenute nel decreto ”cura Italia”, conclude.

di: Antonio Pannullo @ 15:10


Apr 02 2020

Agenzia delle Entrate, raffica di nomine con la scusa del Covid 19. La protesta di Confintesa

Ormai il Covid-19 è la scusante per fare ciò che si vuole all’interno dell’Agenzia delle Entrate o meglio per promuovere o spostare persone, le più funzionali possibile ai desiderata del suo direttore.”

Lo afferma Claudia Ratti segretario generale di Confintesa  in ordine al conferimento di nomine in posizioni di vertice da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate approfittando del particolare momento emergenziale dovuto al Covid-19. 

Il Direttore Dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, approfittando del collocamento a riposo di tre Direttori Regionali dell’Agenzia, ha nominato ben 16 dirigenti di vertice eludendo il  parere valutativo del Comitato di Gestione così come previsto dal Dlgs n.33/2013.

La cosa grave – continua Ratti – è che il Direttore Ruffini ha giustificato le nomine con  la “situazione attuale che risulta ancor più critica a causa dall’emergenza epidemiologica Covid-19,” e approfittando del fatto che il Comitato di Gestione è scaduto e non è stato rinnovato ha proceduto motu proprio alle nomine allargandole ad altri settori operativi dell’Agenzia.

Ricordiamo al Direttore Ruffini – continua la sindacalista di Confintesa – che il Comitato di Gestione “valuta le scelte strategiche aziendali ed esprime parere in tutti i casi previsti dalle disposizioni del decreto istitutivo” e che in questo momento emergenziale c’è anche una consistente diminuzione di molte attività compresa quella dell’Agenzia delle Entrate”.

“Non c’era – conclude Claudia Ratti– tutta questa indifferibilità ed urgenza di nominare tanti dirigenti di vertice bypassando la normativa prevista per queste nomine. Bastava utilizzare il conferimento temporaneo a funzionari interni per sopperire alle posizioni lasciate scoperte e sottoporre poi, come prevede la legge, le nomine al nuovo Comitato di Gestione. Ruffini ha fatto altre scelte. Perché?  Per dirla con una frase del Senatore Andreotti, a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca.”

di: Annalisa Terranova @ 13:55


Mar 31 2020

Rampelli critica il presidente del Mes: non può parlare come se avesse un ruolo politico

Occorrerebbero tra uno e tre anni per istituire una nuova istituzione europea in grado di emettere i cosiddetti Coronabond. Qualsiasi ulteriore emissione di debito congiunto dovrebbe a breve termine derivare da meccanismi esistenti. E’ l’opinione del direttore del fondo di salvataggio della zona euro (Mes), Klaus Regling che, mentre sale la pressione di un buon numero di governi dell’area della moneta unica per emettere tale nuovo strumento per affrontare l’emergenza economica in atto rileva, in un’intervista al Financial Times, che le istituzioni europee hanno già emesso più di 800 miliardi di euro debito collettivo in totale, aggiungendo che potrebbero raccogliere ancora di più se necessario.

Desta sorpresa l’intervista che il presidente del Mes, caso curioso della stessa nazionalità di Frau Merkel, ha rilasciato al Financial Time: questo il parere di fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

“Il suo – continua Rampelli riferendosi a Regling – è un ruolo tecnico e non politico, delicato, perfino rischioso, e quindi dovrebbe essere vincolato alla riservatezza. I vertici del Mes devono tacere, sono esecutori di un mandato non sono eletti da nessuno e rappresentano solo se stessi.
Le dichiarazioni rilasciate da Reglingt tuttavia tradiscono tutti i limiti dell’Ue. L’attivazione del Mes infatti può funzionare per crisi stratificate e pluriennali, mentre risulta totalmente intempestivo e quindi inefficace per quelle crisi improvvise che hanno bisogno di interventi immediati. È il caso dell’attuale pandemia da coronavirus”.

“Pensare di poterla affrontare con le condizionalità e la farraginosità del Mes – conclude – è offensivo oltreché ridicolo. L’Ue deve dotarsi di strumenti straordinari per consentire risposte efficaci e dimostrare di essere un organismo vitale e solidale. Ma in nessun caso il presidente del Mes può avere una visibilità pubblica. Anche se è tedesco ed è gradito alla Germania, non è Angela Merkel”.

 

di: Annalisa Terranova @ 19:12


Mar 31 2020

Salvini, domani da Conte con proposte concrete: autonomia per i sindaci e condono edilizio (video)

L’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i leader dell’opposizione, Meloni, Salvini e Tajani, in programma domani mattina è stato fissato alle ore 9.30. L’appuntamento è a Palazzo Chigi, fatta salva la possibilità per Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani di collegarsi da remoto.

Salvini: basta con la burocrazia, più poteri ai sindaci

Matteo Salvini ha tenuto una conferenza stampa alla Camera. ”I 400 milioni previsti dal governo per i Comuni sono pochi e lavoriamo per aumentarli, ma in nome della rapidità, dell’autonomia e dell’efficienza devono essere spesi con facilità. È intollerabile il peso della burocrazia, soprattutto in momenti come questi”. Il leader della Lega “sta ascoltando con grande attenzione le richieste dei sindaci, da Nord a Sud.

“Nelle ultime ore, tra gli altri, il leader leghista ha telefonato al primo cittadino di Treviso e presidente di Anci Veneto Mario Conte”. Per esempio, il sindaco Conte vorrebbe rimborsare rapidamente alle famiglie le rette di marzo e aprile degli asili. In generale, gli amministratori che si sono confrontati col leader leghista vorrebbero dare un aiuto concreto ai propri cittadini anche per abbattere gli affitti o le bollette, non solo per facilitare la spesa.

“Mancano ancora le mascherine. Ma come si fa?”

“Sulla prevenzione della salute ancora non ci siamo, domani mattina incontrerò, insieme agli amici al centrodestra, il presidente Conte e gli ribadirò per l’ennesima volta che da tutta Italia arrivano, dagli ospedali, dalle farmacie, dalle case di riposo, dai comuni dalle caserme della polizia dalle case degli italiani richieste di materiale di protezione sanitaria”. Così Salvini, nel corso della conferenza stampa, trasmessa su Internet.

Il leader della Lega poi mostra una mascherina: “Anche laddove si provvede da soli a farle – dice riferendosi a quelle certificate dal Politecnico di Milano – la burocrazia blocca, è l’esempio concreto che porto al collo”. “Ce ne sono ammassati 3 milioni di pezzi in magazzino, perché manca la certificazione dello Stato, perché non c’è ancora l’okay definitivo dell’istituto superiore di sanità. Ma stiamo scherzando: Io domani la porterò in omaggio al presidente Conte”.

Per Matteo Salvini il “coprifuoco” dell’emergenza coronavirus potrà finire, ha detto a Il Giornale “dopo Pasqua, si può non andare oltre se mettiamo in sicurezza la ripartenza. Ma questo non dovrà avvenire solo grazie alla genialità dei nostri imprenditori che si stanno già reinventando produttori di mascherine, macchinari sanitari, riorganizzando le loro aziende alle nuove esigenze. Tutelare la società è un dovere, direi un obbligo dello Stato”.

Ci vogliono almeno 200 miliardi e un reset sociale

Ma cosa c’è da fare? “Mettere in campo subito almeno duecento miliardi”, tramite un “reset totale”, che si riassume in “pace fiscale e pace edilizia”. Un mega condono? “Non mi faccia dire sta parola che poi mi saltano tutti in testa. L’unica via è un nuovo patto sociale, altro che sospendere due cartelle fiscali. Dobbiamo ricominciare tutto daccapo o non ne usciremo”.

Salvini continua: “Stop alle tasse su plastica e zucchero previste per luglio, sarebbero altri 30.000 posti di lavoro a rischio. La Lega la proposta l’ha fatta, vediamo se il governo ascolterà”. Sono due gli emendamenti a prima firma Salvini. Uno sullo stop alla cosidetta plastic tax e uno su quello della sugar tax.

Salvini: molti sindaci rimuovono le bandiere dlela Ue

Infine, Salvini, in un post su Facebook, pubblica la foto del primo cittadino di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che, nella piazza della sua città porta via la bandiera della Ue. Molti sindaci, scrive il leader della Lega, “si sentono soli a fronteggiare l’emergenza, mancano mascherine, mancano protezioni, manca personale e soprattutto mancano soldi, e loro non riescono a fare tutto per tutti, come vorrebbero”. “Alcuni di questi Sindaci oggi, come il bravo primo cittadino di Grosseto – sottolinea Salvini – nsieme al minuto di silenzio e al Tricolore a mezz’asta in memoria dei troppi Italiani morti, stanno rispettosamente ammainando la bandiera europea, gesto da loro fatto con educazione e con forza”. “Dov’è l’Europa nel momento del bisogno, del dramma, dell’emergenza?”, conclude Salvini..

di: Antonio Pannullo @ 17:09


Mar 31 2020

Il Pil è già crollato del 10%. Ma nel 2021 potrebbe esserci un bel balzo in avanti

Un attacco al cuore dell’economia italiana. E’ il Csc a definire l’impatto del Coronavirus sul Paese che polverizza anche il record negativo di Pil raggiunto nel 2009 nel corso della peggiore recessione dal dopoguerra ad oggi: a dicembre 2008 infatti Confindustria stimò per il 2009 una caduta della crescita dell’1,3% rivista in peggio nel giugno successivo al -4,9%. Il Pil 2009 chiuse poi ufficialmente al -5%. Lo shock da virus che investe oggi l’economia “come un meteorite” è invece pari al-6% ma solo se almeno il 90% delle attività potesse riprendere a fine maggio“.

“Nei primi due trimestri del 2020 la caduta del Pil è stata pari al 10% rispetto allo stesso periodo del 2019. La peggiore caduta nella storia del Paese”, ha spiegato il capo economista del Centro Studi di Confindustria, Stefano Manzocchi, nel corso del collegamento video con il Sole24ore. “Una caduta vertiginosa dei primi due trimestri dell’anno seguita poi da una ripresa nel terzo e quarto trimestre”, stima ancora. Ma a dirlo “saranno solo i prossimi mesi”.

La risalita del Pil nel terzo trimestre

Una risalita sarà possibile a partire dal terzo trimestre del 2020. Una risalita “graduale”, per l’allentamento delle misure restrittive, e “lenta”: “la ripartenza è attesa procedere in maniera limitata rispetto alla caduta”, prosegue Confindustria che riconosce l’importanza di misure anticicliche, a partire da quelle varate dal primo dl Cura Italia, circa 25 miliardi di risorse, a sostegno delle imprese e delle famiglie, che contribuiranno a contenere il calo del Pil.

Non resta che aspettare…

Nel 2021, dunque, il Pil è atteso in parziale recupero dalla caduta, la stima è del +3,5%, nell’ipotesi che si abbia un completo ripristino delle condizioni di normalità, dal punto di vista economico, dentro e fuori dell’Italia, anche grazie agli interventi combinati di politica economica messi in atto nei paesi interessati dall’emergenza Covid-19. “La ripartenza del commercio globale farebbe da traino alle esportazioni italiane, mentre la ripresa della fiducia di famiglie e imprese e migliori attese sulle prospettive dell’economia italiana determinerebbero un importante stimolo per la domanda privata”. Ma Confindustria non si illude:”il rimbalzo del Pil nel 2021 compenserà solo parzialmente la forte diminuzione di quest’anno. Al quarto trimestre del prossimo anno i livelli di PIL saranno ancora inferiori rispetto a fine 2019″.

Pil 2020 -6% se stop fase acuta emergenza a fine maggio – Il Covid-19 affonda il Pil Italiano che a fine 2020 registrerà un -6%. E questo solo nel caso che entro fine maggio riprenda almeno il 90% delle attività economiche. Altrimenti, le previsioni “andranno riviste al ribasso” e i calcoli dicono che ogni settimana in più di blocco normativo della produzione ‘brucerà’ almeno lo 0,75% di Pil aggiuntivo, quasi 14 miliardi. Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia il Pil italiano è cresciuto a ritmi bassissimi per gran parte del 2019, calando nell’ultimo trimestre. Nel complesso del 2019 è risultato in aumento di un modesto +0,3%. “Il trascinamento statistico al 2020 era già negativo (-0,2%)”, spiegano ancora. Così ad un arretramento del Pil del 4% nel primo trimestre, prevalentemente da ascriversi alla diminuzione del valore aggiunto nei servizi, seguirebbe una caduta del 6% nel secondo, quando anche il valore aggiunto dell’industria diminuirà in misura significativa.

Nel 2020 deficit-Pil al 5%, al 3,2% in 2021 – L’indebitamento delle Amministrazioni Pubbliche salirà nel 2020 al 5% del Pil, per poi scendere al 3,2% nel 2021. A stimare l’impatto degli interventi del governo a salvaguardia dei lavoratori e delle imprese è il Centro studi di Confindustria nel Rapporto di primavera. “Si sconta anche la disattivazione completa, in deficit, della clausola di salvaguardia per un valore di 20,1 miliardi di euro , pari all’1,1% del Pil.

Crollo consumi -6,8% e investimenti -10,6% in 2020 – Per consumi e investimenti lo stop produttivo imposto dal’emergenza coronavirus si tradurrà nel 2020 in un vero e proprio crollo. Il Rapporto di primavera del Centro studi di Confindustria che stima per fine anno un -6,8% della domanda interna e un -10,6% negli investimenti fissi lordi. Gli imprenditori si attendono comunque un effetto rimbalzo nel 2021 che potrebbe riportare i dati in terreno abbondantemente positivo, dal 3,5% dei consumi che seguiranno l’andamento del reddito disponibile reale (-3,1% quest’anno e +2,7% nel prossimo) al +5,1% degli investimenti. Il crollo più pesante nella domanda interna si avrà nei primi due trimestri del 2020 per i quali la previsione Csc stima un arretramento cumulato di circa l’8% con una sostanziale ricomposizione del paniere dei beni di consumo a sfavore di abbigliamento, trasporti, servizi ricreativi e servizi ricettivi e di ristorazione. Sul fronte degli investimenti a farne le spese particolarmente quelli in macchinari e mezzi di trasporto (-7,4%). Giù anche le costruzioni che nella media del 2020 risultano in calo del 4,5% nel settore delle abitazioni e del 3,1% nel settore dei fabbricati non residenziali.

Con stop a 50% industrie -25% produzione mese – L’interruzione di 4 settimane imposta alle imprese del manifatturiero che ha coinvolto oltre il 50% del settore industriale in senso stretto genera, da solo, una diminuzione della produzione industriale di circa il 25% su base mensile: tenuto conto del contesto già recessivo che obbliga le imprese a lavorare a regime ridotto rispetto a condizioni normali, è possibile assistere tra marzo e aprile a una caduta della produzione industriale superiore a un terzo. “Un calo così profondo e concentrato nel tempo non si è registrato nemmeno nella recessione del 2008-2009 quando la diminuzione dell’attività è stata di circa il 25%, ma in un anno”, annotano ancora gli economisti di viale dell’Astronomia che lamentano come “il recupero da una caduta così forte non è facile né scontato” sia per la gradualità necessaria al ritorno alla normalità sia per il basso contributo delle esportazioni. “Saranno dunque condizionate le prospettive di crescita del medio periodo e “le imprese italiane più orientate all’export infatti sono candidate a essere tra le vittime più illustri di tale emergenza”.

Le previsioni fosche

Secondo stime del CSC, comunque,i settori “essenziali”, per i quali è stato invece consentito il proseguo dell’attività, generano circa il 60% del valore aggiunto e della produzione nazionali; danno lavoro a circa il 70% degli occupati (17,3 milioni) e coinvolgono il 44% delle imprese (circa 1,9 milioni). Ma , proseguono gli economisti di viale dell’Astronomia, se si osserva la quota rispetto all’industria in senso stretto (estrattivo, manifatturiero ed energetico), i settori industriali coinvolti attivano quasi il 50% della produzione italiana, occupano il 43% degli occupati (1,8 milioni), rappresentano il 44% delle imprese (178mila) e il 47% del fatturato industriale.

Inoltre, le imprese che sono autorizzate a lavorare generano una quota di fatturato domestico pari al 49% e di quello estero pari al 43% e si osserva la quota rispetto all’industria in senso stretto (estrattivo, manifatturiero ed energetico), i settori industriali coinvolti attivano quasi il 50% della produzione italiana, occupano il 43% degli occupati (1,8 milioni), rap presentano il 44% delle imprese (178mila) e il 47% del fatturato industriale. Inoltre, le imprese che sono autorizzate a lavorare generano una quota di fatturato domestico pari al 49% e di quello estero pari al 43%

Nel 2020 occupazione -2,5%, vola disoccupazione 11,2% – Sarà “drammatico” il calo dell’occupazione che la lotta al Coronavirus imporrà al Paese: – 2,5% in termini di Ula, -1,5% in termini di lavoratori impiegati e -3,1% in termini di monte ore lavorate. Vola la disoccupazione ai livelli della grande crisi del 2009, +11, 2%.

Un aumento anche contenuto dalla doppia frenata dovuta ad un effetto ‘scoraggiamento’ e alla ‘tesaurizzazione’ dei lavoratori, grazie alla Cig, da parte delle aziende. Già nella seconda metà del 2020, l’input di lavoro utilizzato tornerà a crescere di pari passo al rialzo dei livelli di attività, annota ancora il Csc per il quale in media d’anno, nel 2021, le Ula aumenteranno del 2,1%, ovvero a un ritmo inferiore rispetto al Pil, dato il progressivo allungamento degli orari. Ma sono due i fattori che potrebbero, secondo Confindustria, “aumentare il rischio di più ampie perdite di posti di lavoro”: lo stato di debolezza dell’economia prima dell’insorgere della crisi e la composizione settoriale del calo di attività, con molti servizi, specie alcuni ad alta intensità di lavoro e con elevata incidenza di contratti temporanei, quali ristorazione, alberghi e commercio, colpiti duramente dall’attuale crisi.

 

 

di: Luca Maurelli @ 16:09


Mar 31 2020

Augello scrive al Foglio: “La Ue deve voltare pagina. Lo dicono anche i tedeschi intelligenti…”

Prosegue il dibattito sugli eurobond. Andrea Augello, già senatore, sottosegretario e oggi scrittore, invia una lettera al quotidiano il Foglio per sollecitare che la classe politica italiana si accorga del dibattito sollevato sulla questione nella stessa Germania. Scrive Augello e fa notare come “in Germania si sia sviluppato un movimento trasversale di economisti di elevato standing, favorevole a un programma di mille miliardi di euro in obbligazioni europee e contrario al ricorso alle risorse del Mes, per sostenere le economie dei paesi dell’Unione colpiti dalla pandemia”.

Augello: inadeguato il nostro dibattito politico nazionale

Augello inoltre registra “la consueta inadeguatezza del dibattito politico nazionale a un’emergenza come quella che il paese sta vivendo a seguito del Covid-19. Tralascio gli aspetti sanitari e la gestione comunicativa di una vicenda descritta, ai nostri compatrioti, prima come un raffreddore, poco più pericoloso della media con gli anziani, poi, all’improvviso, come la peste del Trecento e forse anche peggio”. Augello inoltre accus ala classe politica italiana e anche la grande stampa, di non essersi accorta du quanto sta accadendo in Germania su tale questione.

LaUe rischia di essere travolta dalla pandemia

Il fatto che numerose e qualificate personalità tedesche si siano sbilanciate in favore degli eurobond, chiamati anche coronabond, forse potrebbe aiutare a far riflettere la nostra classe politica, afflitta da un innato provincialismo, dice l’ex senatore di Alleanza nazionale, sul fatto che occorre voltare pagina. La Ue rischia di essere travolta dalla pandemia, e l’appello delle intelligenze tedesche potrebbe aiutare l’Europa a voltare pagina.

Giorni difficili attendono l’Europa

Augello conclude scrivendo: “A occhio direi che chi lancia appelli per l’integrazione europea dovrebbe almeno provare a muoversi su una scala europea. O no? Non mi illudo che nel breve periodo iniziative di questo genere cambino il corso della storia, ma nel medio potranno assumere un certo rilievo, specie nei giorni difficili che attendono il Vecchio continente, dove le speranze e i bisogni dei popoli potrebbero travolgere in pochi mesi le ottuse resistenze di piccole, ostinate oligarchie”.

Il Foglio: ma dalla Ue risposte sono giunte

Ma il Foglio, pur apprezzando la segnalazione, non concorda con Augello, e replica così. “Le risposte urgenti (dalla Ue, ndr), quelle che si potevano dare, onestamente sono arrivate. La Bce, nel giro di pochi giorni, ha strutturato un nuovo Qe. Il Patto di stabilità europeo si è allentato. Ai paesi molto indebitati, come l’Italia, è stato permesso di fare grosso modo tutto il debito necessario. E forse più che parlare di Eurobond andrebbe chiesto all’Europa, al Consiglio europeo e all’Eurogruppo oltre che alla Commissione, un qualche permesso in più per spendere dei soldi che possano essere, come si dice, scomputati dal calcolo del deficit”.

di: Antonio Pannullo @ 13:51


Mar 31 2020

Calcio, dalla Juve un esempio virtuoso: taglio agli stipendi e un calcio all’avarizia

Il calcio continua a insistere. Piange miseria per la crisi in cui sarebbe caduto a causa dello stop forzato, e supplica di avere aiuti dal governo. Si rassegnino. Il Parlamento non dovrà concedere neanche il becco di un euro a chi già riceve tanto e spesso immeritatamente. Sia ben chiaro, aiutare lo sport di base, lo sport dilettantistico e le piccole società è indispensabile. Gli strumenti che si possono individuare sono tanti, a cominciare dall’abbattimento degli affitti e degli oneri fiscali.

Il calcio professionistico si sta dimostrando avido

Il vero problema è il calcio professionistico, che sta dimostrando un’avidità intollerabile. Per fortuna esempi virtuosi non mancano. E’ il caso della Juventus, che ha dato la stura a tanti egoisti e dalla quale, al di là delle simpatie calcistiche che ognuno ha, bisognerebbe prendere esempio. La Juve ha fatto quello che io stesso avevo proposto: un taglio agli stipendi e un calcio all’avarizia. La società ha puntato su un ridimensionamento del 33%, un segnale comunque importante di attenzione e rispetto per chi in questo momento è in seria difficoltà.

Ridurre la montagna di soldi erogati

Ma sono tanti altri gli stipendi da nababbi che possono essere facilmente decurtati. In questo modo la serie A e la serie B possono trovare le risorse per affrontare questa grave crisi, non chiedendo ad altri, ma guardando dentro se stessi. Poi, certo, si possono riattivare nel futuro meccanismi che sono stati bloccati come la pubblicità delle società che si occupano di scommesse ed altri fattori del genere. Ma il vero problema è quello di ridurre la montagna di soldi che vengono erogati.

Seguire l’esempio della Juventus

Si segua quindi l’esempio della Juve, che purtroppo sembra rimanere un caso pressoché isolato se pensiamo che i giocatori del Barcellona pare non abbiano accettato questa logica. Non è tempo di individualismi e di egoismi. le grandi società hanno finora goduto di risorse sproporzionate rispetto ai valori di mercato e ai meriti individuali, ma ora è tempo di dire basta. La Juve ha dato un segnale. Gli altri seguano e si uniformino.

di: Antonio Pannullo @ 13:10


Mar 31 2020

Osi criticare il governo? Sei sciacallo, fascista o addirittura sovranista….

Sei uno sciacallo! È l’insulto che va di moda, quando ci si permette di criticare l’operato del Governo. Oppure, fascista! Afferma l’anonimo quando non si è allineati alle sue idee. Sovranista, invece, quale rafforzativo, in quanto sinonimo di imbecille egoista. Ma per gentil concessione, c’è ancora la libertà di espressione, perché il nonno partigiano dell’anonimo contraddittore ha contribuito a scrivere la Costituzione.

Ad un livello superiore, quello politico, il livello di dialogo cambia di poco.

Quando il Sindaco di Roma ha sussurrato ai suoi concittadini la sua preoccupazione per i lavoratori in nero, lo ha fatto per sondare la reazione dell’opinione pubblica. Era già allo studio il “reddito di base universale”, al quale avrebbero diritto di accedere gli ultimi; quelli che vengono subito dopo gli aspiranti percettori del “reddito di ultima istanza”. Ingenerosa espressione che riguarda una indistinta platea di lavoratori, nella quale un tempo spiccavano professioni ambite, come quella dell’avvocato o del commercialista.

 

Il reddito di ultima istanza è l’ingenerosa definizione di una misura alla quale potrebbero partecipare, grazie all’intervento correttivo del Ministro del Lavoro, anche i collaboratori occasionali ed liberi professionisti. Questi ultimi potranno ricevere (non direttamente, ma attraverso le proprie casse previdenziali private) 600 e finanche 800 euro, ove abbiano dichiarato per il 2018, redditi non superiori a 50.000 euro.

L’ultima spiaggia non è, dunque, il sussidio al popolo delle partite IVA, ma il reddito di base universale – espressione che ricorda molto i racconti di fantozziana memoria – ed include tutti coloro che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività od il loro rapporto di lavoro, anche non regolarizzato. Una forma di tutela, dunque, anche ai lavoratori “in nero”, che non abbiano percepito nel 2019, un importo non superiore a 25.000 euro.

Perchè, dunque, premiare con un sussidio chi ha lavorato sottraendo base imponibile all’erario; perché distribuire a pioggia pochi spiccioli a tanti, anche a chi, magari per necessità, ha evaso, sottraendosi ai controlli inesorabili del grande fratello fiscale. Dubbi, perplessità ed incertezze, colgono i dissenzienti. Destinatari degli insulti di cui sopra.

E se alla base di questa iniziativa, apparentemente scellerata, ci fosse la volontà di far riemergere il sommerso, comprenderlo e contrastarlo definitivamente?

Una scelta tanto sottile ed azzardata che non può essere stata concepita con queste finalità da chi ha elaborato il reddito di cittadinanza. Ed allora tornano preponderanti alcune preoccupazioni, che il popolo silente, recluso ed assopito si pone, nella consapevolezza che l’Europa non affronterà a favore dell’Italia, o meglio dei paesi sud-europei alcuna iniziativa.

I cittadini, vittime di un virus tanto subdolo, quanto ignoto, che ha trovato terreno fertile nell’inconcludenza enelle pastoie della burocrazia attendono risposte concrete a problemi attuali, quelli che l’Esecutivo non ha voluto (anzi non si è curato di) esaminare, nelle numerose misure.

È evidente a tutti come le misure adottate siano insufficienti e, per uno strano contrappasso, il legislatore sembra comportarsi coi propri cittadini esattamente come l’Europa, nei confronti degli Stati più deboli.

Non si possono pagare canoni di locazione, mutui, utenze e neppure le rette scolastiche, che le scuole paritarie richiedono e tra poco neppure il cibo. Quali, dunque, le risposte?

di: Luca Maurelli @ 12:45


Mar 30 2020

Sotto i colpi della crisi, tramonto o eclissi della borghesia?

Nei Miserabili , Victor Hugo definiva i borghesi come la “parte del popolo soddisfatta”: una definizione suggestiva ed efficace, che ha avuto diverse declinazioni, ben oltre l’idea marx-engelsiana, secondo cui “per borghesia si intende la classe dei capitalisti moderni che sono proprietari dei mezzi della produzione sociale e impiegano lavoro salariato”.
La declinazione più immediata è stata quella economica, legata al potere del denaro, all’acquisto di beni, all’ostentazione del lusso. Unita ad essa quella culturale, determinata dalla trionfante visione della vita e del mondo, di marca utilitaristica. Poi, ancora, la faccia politica, segnata dal formalismo democratico, a base egalitaria, e dallo status.
La “soddisfazione borghese” ha permeato di sé gli Stati, le idee, gli apparati, i modelli comportamentali. Si è fatta sistema complesso e onnicomprensivo, in grado di travolgere e metabolizzare vecchie appartenenze ed identità radicate.
Tutto questo fino a quando la borghesia non è stata costretta a misurarsi con le sue intime contraddizioni, con il suo “appagamento”, vedendo sfarinarsi certezze che parevano immutabili, destini storicamente segnati, perfino la sua stessa esistenza.
L’ideologia del futuro, del progresso infinito (soprattutto nella produzione e nei profitti), a cui la borghesia ha legato i propri storici destini, oggi è morta. E’ morta in quell’Occidente che è stato il bacino naturale di vita della borghesia, dopo essersi trasferita all’interno di culture e realtà socio-economiche ben lontane dai naturali bacini d’incubazione e di crescita del produttivismo occidentale. E’ emigrata in quelli che un tempo si definivano “Paesi in via di sviluppo”. Ha decentrato nei loro grandi spazi le produzioni sporche e a basse tutele sociali, ivi trovando bacini adeguati alle nuove domande energetiche e di consumo. Ma ha anche incontrato nazioni giovani e vitali, fortemente motivate, avviate sulla strada dell’affrancamento sociale e dell’orgoglio nazionale, dopo avere patito, per secoli, il servaggio della carestia.
Senza un’idea di Patria, ma neppure senza un’idea europeista ed internazionalista, in grado di comprendere e ricomprendere i nuovi scenari della globalizzazione, la borghesia, dopo avere galleggiato, per decenni, nei suoi piccoli, melmosi interessi, pare destinata ad affondare.
Fino a ieri l’ha salvata, a fasi alterne, la propria autostima, fondata sul benessere domestico e sull’idea che questo fosse sufficiente non solo a legittimarla, ma a garantirle anche una visione universale. All’interno di un sistema chiuso, autoreferenziale, a base professionale, la borghesia si è difesa alzando i ponti levatoi del proprio egoismo, incapace però di guardare che cosa si profilava all’orizzonte, quali scenari nuovi venivano a delinearsi, quali rischi per la sua sopravvivenza. Priva di idee in grado di contenere le mutazioni socio-economiche ed antropologiche del tempo della globalizzazione, la lumpen borghesia si è illusa che l’enunciazione dei vecchi principi potesse essere sufficiente a rilegittimare il suo potere.
Ora sotto i colpi dell’emergenza sanitaria la vecchia borghesia è costretta a guardarsi allo specchio e a fare i conti con i limiti della propria “soddisfazione”, prefigurando una crisi epocale che dovrà inevitabilmente costringerla a ripensare un modello di sviluppo, oggi slegato da ogni base nazionale; a ridiscutere l’utilitarismo, che ha legittimato la sua ragione d’essere, guardando ad una visione solidale del Sistema Paese; a ritrovare l’ idea di Stato, troppo rapidamente messa in archivio; a guardare alle inadeguatezze del modello di rappresentanza politica, oggi che sono le competenze a dettare legge e la decisione a rimarcare i tempi della politica. Nuove aspettative sono all’ordine del giorno della Nazione. Farsene carico sarà la sfida del domani delle classi dirigenti. Andare oltre la vecchia cultura borghese sarà la vera scommessa del domani.

di: Aldo Di Lello @ 19:09


Mar 30 2020

Persino Gentiloni è diventato euroscettico: «Niente bond condivisi, progetto Ue a rischio»

Hanno fatto diventare euroscettico persino Paolo Gentiloni. L’emissione di “eurobond per mutualizzare il debito non verrà accettata“. E il progetto europeo, a questo punto è ” a rischio”. Così il commissario Ue per gli Affari economici, ai microfoni di Circo Massimo  su Radio Capital. Qualche mese a Bruxelles ha evidentemente insegnato a Gentiloni che l’egoismo germanico è insuperabile.

“Nella dinamica tra gli Stati europei sono prevalse chiavi di lettura figlie della crisi precedente. Capisco che veniamo da 10 anni di contrapposizioni. Il punto è che questa discussione non è adeguata alla situazione. Bisogna fare tutti gli sforzi per superare lo stallo” .

Il fatto è che rischia di tramontare il progetto europeo. “Non solo quello della grande Europa federale. Se questa crisi diventa un fattore di aumento delle differenze, sarà molto difficile tenere insieme il progetto europeo”.

Poi Gentiloni prova a darsi coraggio. “Sono fiducioso che una via di condivisione alla fine si possa trovare”. Sul Mes poi dà ragione alla Merkel. “Non è la Spectre, è uno strumento che è stato condiviso”. “Il dibattito ora è sulle condizionalità”. Alla fine però prevale il pessimismo. “Sinceramente non sono molto ottimista sull’esito di questa discussione. Per questo sposterei la discussione su come finanziamo i nostri obiettivi”.

“Credo che bisogna ancora scommettere sul fatto che alla fine soprattutto da parte della Germania si arrivi alla comprensione di una situazione nuova, continua Gbnetiloni aggiungendo: “È una visione antica, purtroppo la conosciamo a memoria: ci sono Paesi che insistono molto sulla necessità di eliminare i rischi e mettono l’accento solo sul debito pubblico e Paesi come l’Italia che mettono l’accento sul condividere questi rischi”.

Alla fine una stoccata a Conte che ha provato ad alzare al resta con la Merkel.”Fare da soli? Nessuno se lo può permettere. Paesi più forti e più deboli sono accomunati dal fatto che il livello di integrazione, la moneta unica ci hanno dato una dimensione di garanzia ma anche una capacità di export che nessuno può permettersi di perdere se non con danni irreversibili”.  E tanto basta.

 

 

di: Aldo Di Lello @ 13:37


Mar 29 2020

Covid-19, la Regione Calabria si mobilita per i suoi agricoltori

“Favorire una gestione compartecipata dell’emergenza Covid-19”. E quanto si legge in una nota della Giunta della Regione Calabria. “La decisione – si legge nella nota – è giunta al termine di una riunione svoltasi nella serata di giovedì negli uffici del Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria su iniziativa dell’assessore regionale Gianluca Gallo.

Emergenza Covid-19, la giunta calabrese all’opera

All’incontro, che si è tenuto nel rispetto delle distanze e delle disposizioni di sicurezza dettate in tema di emergenza sanitaria, insieme all’assessore ed al dirigente generale del Dipartimento, Giacomo Giovinazzo, hanno preso parte

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i presidenti delle organizzazioni regionali dei produttori. Franco Aceto per Coldiretti, Alberto Statti per Confagricoltura, Camillo Nola per Confcooperative, Damiano Sorace per Copagri, Nicodemo Podella per Cia e Giuseppe Mangone per Anpa. Tutti accompagnati dai direttori delle stesse organizzazioni”. I “rappresentanti delle organizzazioni dei produttori hanno manifestato le proprie preoccupazioni rispetto al momento drammatico che il comparto agroalimentare calabrese sta vivendo. Hanno posto l’accento sulle priorità da affrontare. Riflettori puntati sulla mancanza di liquidità delle aziende agricole e sul fatto che gli agricoltori, in questo momento, stanno rischiando la propria vita per garantire gli approvvigionamenti e si aspettano dunque, nel prossimo decreto governativo, maggiore attenzione”.

In grave crisi i settori agricoli calabresi

Le “organizzazioni – evidenzia la nota – hanno focalizzato la propria attenzione poi sulle difficoltà attraversate dai settori agrituristico, lattiero-caseario e florovivaistico. Nonché sulla carenza di manodopera stagionale che determina notevoli problemi nella fase di raccolta dei prodotti. Si è discusso, altresì, delle problematiche delle piccole aziende, acuite dall’emergenza sanitaria, soffermandosi sulla necessità di una ristrutturazione finanziaria e di interventi per ovviare alla disparità logistica. Le organizzazioni hanno infine proposto, per alleviare la crisi, di utilizzare la finanziaria regionale ed il mezzanino in agricoltura”.

Covid-19, l’iniziativa dell’assessore Gallo

L’Assessore Gallo ha invitato le organizzazioni a svolgere un ruolo primario, ancor più in una fase molto delicata come quella attuale. “L’approccio – ha spiegato Gallo – deve essere quello della condivisione dei percorsi, perché la battaglia è comune ed io, in base alle vostre indicazioni, e rispettando quelle della presidente Santelli, intendo tutelare con forza gli interessi degli agricoltori, degli imprenditori e dei produttori di questa regione”. L’assessore ha poi reso noto che la prossima settimana avrà luogo un nuovo incontro, stavolta con i rappresentanti della grande distribuzione organizzata, nella certezza che essa potrà costituire un prezioso aiuto, secondo un percorso alla cui concretizzazione sta lavorando anche l’Assessore allo Sviluppo economico, Fausto Orsomarso.

Covid-19, il progetto dell’assessore Orsomarso

“Per quanto mi riguarda – ha proseguito Gallo – ho già chiesto al ministro Bellanova la massima sburocratizzazione, per alleviare i disagi derivanti dalla mancanza di liquidità delle imprese. Ho già dato mandato al Dipartimento di individuare tutte le somme che si possono recuperare. Contemporaneamente, dobbiamo pensare alla ristrutturazione finanziaria e, pur non avendo ancora il bilancio regionale, occorre individuare delle risorse e programmare anche un fondo rotativo. Con il Governo centrale, invece, dobbiamo trovare fondi per il ristoro delle imprese e collaborare per colmare alcune delle gravi lacune del Decreto ‘Cura Italia’. Come ad esempio quella relativa al settore floro-vivaistico. Nel frattempo, ho iniziato ad interloquire con Ismea, al fine di reperire finanziamenti immediati e bisogna capire anche se Fincalabra possa essere utilizzata”.

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di: Valter Delle Donne @ 13:13


Mar 28 2020

Se ne sono accorti: Conte annuncia buoni-spesa da dare agli ottomila comuni italiani

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sentito l’esigenza di far sapere ai cittadini che lo Stato c’è e che nessuno verrà lasciato indietro. In effetti sembrava proprio che lo Stato non ci fosse e che molti milioni di italiani non avessero da mangiare. Ma evidentemente i giornali e anche i social stavolta hanno fatto bene a insistere sull’emergenza alimentare di milioni di famiglie, e il governo si è svegliato. Per ora solo a parole, vedremo se a queste seguiranno i fatti.

Conte: buoni-spesa per chi ha bisogno

In grandissimo ritardo Conte ha annunciato i primi provvedimenti che ovviamente impiegheranno giorni per essere attuati. “Ci sono tante persone che hanno una sofferenza psicologia ma c’è anche tanta sofferenza materiale di chi ha difficoltà ad acquistare genere alimentari e medicine. Per questo abbiamo preparato un provvedimento di grande urgenza e di grande impatto nel quale coinvolgiamo i Comuni. I sindaci sono le nostre sentinelle”, esordito Conte. “Ho appena firmato un Dpcm che dispone la somma di 4,3 mld” del “fondo di solidarietà comunale. Lo facciamo in anticipo rispetto alla scadenza di maggio”.

I soldi andranno direttamente ai comuni

Questi soldi, a quanto pare, saranno erogati direttamente agli ottomila comuni italiani, i quali li potranno dare alle famiglie bisognose sotto forma di buoni-spesa o anche di derrate alimentari. Conte ha anche invitato la grande distribuzione a praticare uno sconto del 5 – meglio se del 10 – per cento a coloro che effettueranno acquisti presso di loro con questi buoni-spesa. Conte annuncia anche “un’ordinanza della Protezione civile per 400 milioni ulteriori che destiniamo ai comuni con il vincolo di utilizzare queste somme per le persone che non hanno soldi per fare la spesa”.

Conte, “Sarò intransigente”: e allora lo sia con l’Inps

E aggiunge anche, conoscendo i mali italiani: “Stiamo facendo di tutto perchè i tempi ordinari della burocrazia siano dimezzati o addirittura azzerati, io sono intransigente”. Non troppo, se pensiamo che l’Inps appena ieri ha rimandato indietro le domande delle aziende per la cassa integrazione sostenendo che non aveva i moduli e di riprovarci tra un piao di settimane. Sarà bene che Conte smuova anche l’Inps.

Forse Conte non conosce l’Inps, perché ha detto: “Il ministro Catalfo e l’Inps stanno lavorando senza sosta. Vogliamo mettere tutti i beneficiari della Cassa integrazione nella condizione di accedervi subito, entro il 15 aprile e se possibile anche prima”. Il governo starebbe predisponendo un meccanismo per cui “con un pin sul cellulare sarà possibile ricevere subito la somma”.

A noi ci hanno aiutato Russia, Cina e Cuba, non la Ue

Infine, Conte dimostra di illudersi ancora riguardo all’Europa, perché forse non si è accorto che finora ad aiutare l’Italia sono stati Russia, Cina e Cuba. “L’Europa deve dimostrare di essere all’altezza della chiamata della storia”. Ha detto infatti Conte in conferenza stampa. “Mi batterò fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo grammo di energia per ottenere una risposta europea forte, rigorosa e concreta”. Buona fortuna.

di: Antonio Pannullo @ 20:15


Mar 28 2020

Amazon vuole lavarsi la coscienza con la carità. Piuttosto paghi le tasse dovute all’Italia

Arriva anche Amazon. Fare beneficenza è atto nobile. Farla lontano dai riflettori è ancora più lodevole. Ma in momenti di grande sofferenza e necessità come quelli che sta vivendo l’Italia, anche rendere noti piccoli e soprattutto grandi gesti di solidarietà può fungere da esempio e da stimolo per tante altre iniziative. Anche un singolo euro oggi può avere un valore enorme se pensiamo che può contribuire ad acquistare mascherine, ventilatori polmonari, guanti fino all’edificazioni di veri e propri ospedali.

Amazon ora si è aggiunto al coro della beneficenza

Al coro della beneficenza pare si sia aggiunto anche il colosso americano dell’e-commerce, Amazon, che ha deciso di versare in favore dell’Italia 3 milioni e mezzo di euro. Non certo pochi spiccioli, ma di certo non possono aspettarsi da parte nostra un ringraziamento. Amazon, infatti, insieme a tanti giganti del web hanno per anni lucrato sulle spalle degli italiani, facendo affari nel nostro Paese senza pagare in Italia le tasse adeguate. E’ una situazione che dura da sempre, e se Amazon è la potenza che tutti riconoscono è anche perché ha goduto finora di una impunità fiscale ingiustificabile.

Il colosso dell’e-commerce ha pagato solo pochi spiccioli di tasse

Solo lo scorso anno Amazon, a fronte di profitti giganteschi, ha pagato in Italia appena 9 milioni di euro di tasse. Spiccioli e nulla di più. Mi auguro che con questa piccola beneficienza non pensino di essersi messi a posto con la coscienza. Gli Over The Top hanno impoverito l’economia italiana ed internazionale mettendo in crisi il settore del commercio. Soprattutto quello dei piccoli negozi e delle botteghe che pagano laute e regolari tasse. Invece di fare penosa e piccola carità, Amazon paghi all’Italia le centinaia di milioni di euro dovute. Altro che qualche milione di carità. È una vergogna speculare su questa emergenza per tentare di rifarsi una verginità.

di: Antonio Pannullo @ 13:31


Mar 27 2020

Dal “Cuba libre” al disinfettante per le mani: Bacardi si adegua

Bacardi, l’azienda di alcolici nota per il rum, si sta unendo al crescente numero di industrie ad alta produzione che stanno cambiando le loro pratiche di produzione nel tentativo di aiutare a combattere la pandemia di coronavirus.

“Un milione di litri di disinfettante”

Nello specifico, la Bacardi convertirà otto delle sue distillerie in tutto il mondo per iniziare la produzione di disinfettante per le mani. Distillerie a Puerto Rico, Jacksonville in Florida, Tultitlán Messico, Cognac Franc, Hampshire Inghilterra, Aberfeldy Scozia e Louisville Kentucky distribuiranno litri di disinfettante per le mani alle rispettive comunità, che include l’offerta a farmacie, ospedali, operatori sanitari di emergenza , USPS, forze dell’ordine, vigili del fuoco e produttori vicini.
Anche lo stabilimento torinese di Martini a Pessione fornirà alcol per la produzione di igienizzanti per mani da fornire alla comunità locale, alla Croce Rossa e alle organizzazioni che lavorano per fronteggiare l’emergenza.

Bacardi aiuta anche l’Italia

Si tratta – sottolinea l’azienda – di misure temporanee dettate dall’emergenza non ostacoleranno la catena produttiva dei prodotti presenti nel portfolio Bacardi.
“In più di 158 anni di storia, abbiamo affrontato molte sfide e ora faremo lo stesso per rispondere all’emergenza Covid-19”. Così Jean-Marc Lambert, Svp Global Operations di Bacardi. “Tutti i nostri brand e partner coinvolti in questa iniziativa daranno il proprio contributo per fornire a chi più ne ha bisogno i disinfettanti per mani. Il nostro obiettivo è fare davvero la differenza nella battaglia comune contro il Covid-19”.

Il fondo a bar e ristoranti

La campagna non riguarda solo il disinfettante per le mani. Bacardi Limited sta anche lanciando un’iniziativa di supporto per bar e ristoranti che sono stati colpiti dalle chiusure per coronavirus. La campagna si intitola #RaiseYour Spirits. Ha in programma di impegnare tre milioni di dollari in aiuti finanziari per il settore dell’ospitalità. Ristoranti e bar in tutto il mondo sono alcune delle attività più colpite durante l’attuale pandemia di coronavirus. 

di: Valter Delle Donne @ 13:21


Mar 26 2020

C’è un’Italia che non si arrende: è quella delle piccole imprese. Ricordiamocelo, quando faremo degli acquisti

C’è un’Italia produttiva che ha avuto la capacità di reinventarsi e che non si ferma. Aziende e fabbriche che si sono rimesse in gioco forti di quel mix fatto di storia, esperienza, genio e creatività che fa grande il Made in Italy nel mondo. Sono i nuovi laboratori di mascherine, aperti notte e giorno per sopperire alla drammatica carenza di questi strumenti di protezione individuale. Ne occorrono 90 milioni al mese, in questa fase di emergenza.

L’Italia che si reinventa e si dà da fare

E così un consorzio di imprese inserito nel mondo della moda ha deciso di mettersi insieme, unire le forze per non lasciare a casa i propri dipendenti ma soprattutto per rendersi concretamente utile al Paese. In una prima fase la produzione stimata è di due milioni di mascherine al giorno. Più avanti non si esclude un incremento a seconda delle necessità. Di esempi simili ve ne sono tantissimi. Perfino la Fca ha deciso di convertire uno stabilimento alla produzione di strumenti di protezione individuale.

Le piccole imprese sopperiscono alla carenza di mascherine

Anche piccole botteghe di sartoria in tante parti d’Italia, dall’Emilia Romagna alla Calabria, hanno sopperito alla assenza di mascherine producendole in proprio dal materiale di risulta e donandole gratis. Questa Italia che non si arrende è l’Italia migliore. Ricordiamocelo quando tutto questo sarà terminato, quando tutti avremo la possibilità di fare qualcosa per aiutare a risollevare l’economia. E’ l’Italia delle botteghe, del negozio sotto casa, dei centri storici con i negozi di prodotti tipici.

Non facciamo arricchire le multinazionali straniere

Quell’Italia che oggi ci fa spavento nel vedere chiusa, con strade deserte e vetrine spente, e noi dobbiamo aiutare a far riaprire. Ricordiamocelo una volta in più quando faremo il prossimo acquisto online facendo arricchire multinazionali straniere che non pagano le tasse dovute nel nostro Paese per il fatturato che fanno da noi. Non permettiamo che la tristezza di oggi nel vedere le città vuote si trasformi in una desertificazione economica domani. Il Made in Italy lo tuteliamo con l’artigiano, il piccolo commerciante, il negozio di quartiere. Ricordiamocelo, quando tutto questo sarà finito.

di: Antonio Pannullo @ 13:54


Mar 26 2020

Uscito il libro di Alessandro Verrelli: “Banche, dall’insolvenza alle soluzioni della crisi”

Alessandro Verrelli ha lanciato, mercoledì 25 marzo 2020, il suo primo libro dal titolo: “Banche, dall’insolvenza alle soluzioni della crisi”. Quelli dell’insolvenza e, più in generale, della crisi bancaria sono dei temi tanto complessi quanto attuali. Spesso ne abbiamo sentito parlare sui giornali così come in televisione, senza però riuscire a capire, in modo chiaro, come queste si generassero e quali fossero i modi di risoluzione delle crisi.

Verrelli ripercorre la storia delle crisi bancarie

Il libro di Alessandro Verrelli, edito da Historica Edizioni, vuole proprio dare una risposta a questi quesiti, ripercorrendo la storia delle crisi bancarie, dal secondo dopoguerra ad oggi, esplicitandone i motivi ed evidenziandone la giurisprudenza. Ma non solo, perché avremo modo di approfondire gli istituti e la disciplina odierna, alla luce degli interventi, in materia, dell’Unione europea, che hanno portato a una vera rivoluzione. Per fare un esempio: il passaggio dalla logica di bail out alla tanto temuta logica di bail in.

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L’argomento riguarda le vite di tutti noi

“Una grande soddisfazione che, purtroppo, arriva in un momento durissimo per il nostro Paese e per il mondo intero. Voglio ringraziare il mio editore Francesco Giubilei e la casa editrice Historica per aver voluto investire su questo mio lavoro. – Ha dichiarato Verrelli, che ha quindi aggiunto. – Quello delle crisi bancarie è un argomento complesso, che però riguarda la vita tutti noi. Spero che, girata l’ultima pagina, il lettore abbia un quadro completo e chiaro in tema di insolvenza bancaria e sugli strumenti per risolvere queste crisi”.

Alessandro Verrelli ha collaborato con diverse testate giornalistiche ed è fondatore e direttore responsabile della testata d’informazione, analisi e commento “Lanterna”.
Molto attivo nel campo della beneficenza e del volontariato. Dal 2010 è membro del “Lions Club International”, dove ha ricoperto diversi ruoli. Tra cui quello di Vicepresidente del Distretto Leo 108 L, comprensivo delle regioni Lazio, Umbria e Sardegna.

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di: Antonio Pannullo @ 13:40


Mar 26 2020

La gente comincia a non avere più da mangiare: e il governo Conte non aiuta nessuno (video)

 

La gente comincia a non avere più da mangiare. Ed è logico: non lavora da un mese perché il governo, pur sapendo da gennaio dell’emergenza, non ha fatto nulla. Le solite promesse vuote. Faremo, aiuteremo, non siete soli. Ma la realtà è che molti cittadini che non possono lavorare non hanno più niente da mangiare. Non possono pagare il riscaldamento, l’affitto, le scadenze. Anche perché le banche, molto umanitarie come sempre, non si fermano e chiedono soldi.

La gente massacrata dal “benefattori” delle banche

E’ capitato all’ambulante di Canicattì, di cui proponiamo il video, ma potrebbe capitare a chiunque. L’uomo è andato a chiedere aiuto alla polizia, al comune, ai vigili urbani del suo paese. Ha chiesto aiuto, ha raccontato la sua storia, non ha neanche la bombola del gas per cucinare. E’ un mese che non lavora e così non può provvedere al sostentamento della sua famiglia. E la banca, per giunta, minaccia di protestare un assegno di poche centinaia di euro. Ma come? Gli istituti bancari non hanno fatto donazioni per questo o quell’ospedale? Invece se la prendono con la povera gente, come hanno sempre fatto.

Milioni di persone in difficoltà per colpa dell’inettitudine del governo

La storia è terribile, ma allo stesso tempo molto comune. Se la gente non lavora, per una colpa non sua, non guadagna e quindi non può affrontare le spese correnti. Le chiacchiere e le false promesse di Conte e del suo governo di incapaci, non risolvono nulla. Prima ci mettono agli arresti domiciliari, impedendoci di lavorare, e poi non provvedono alle elementari necessità di milioni di persone. Inetti, e peggio. Abbiamo tutti sentito Conte dire, nelle sue comparsate in tv, che lo Stato c’è, che provvederà a tutti, ma in realtà non sta facendo assolutamente nulla. Come sempre. Se non accusare i nemici politici.

Conte e il suo governo si devono vergognare

Il comune di Canicattì, dove è avvenuta la vicenda, sta facendo tutto quello che può. Ma logicamente un piccolo comune, o anche un comune più grande, non può farsi carico di tutti i cittadini che sono in difficoltà. Come ha detto il vicesindaco, sono le istituzioni centrali che devono intervenire, e subito. Ancora una volta, è la burocrazia che massacra i cittadini, soprattutto quelli più deboli. Conte e il suo governo devono intervneire subito per le situazioni più urgenti. Come sta facendo il loro incubo peggiore Donald Trump, che sta aiutando i suoi cittadini in difficoltà . Muovetevi, incapaci.

di: Antonio Pannullo @ 13:22


Mar 25 2020

Emergenza coronavirus, è braccio di ferro tra Europa mediterranea ed Europa del Nord

«Con la bassa marea si vede chi non indossa il costume da bagno». Così, Warren Buffet, detentore stramiliardario di uno dei più grandi fondi d’investimento del mondo definì, dopo il terribile 2008, l’effetto-rivelazione delle improvvise crisi finanziarie.  Si vedeva così  quale fosse la reale condizione economica e politica degli Stati.

L’emergenza  coronavirus  ci sta oggi dicendo che, a essere senza costume, è l’Ue. I troppi nodi non sciolti , le situazioni di comodo lasciate marcire, i piccoli e meschini opportunismi hanno rivelato, a dispetto della retorica più stucchevole, che la solidarietà europea è una grande balla.Quello che conta, sono solo gli interessi. E, questi interessi, il cigno nero del coronavirus (per dirla con Nassim Taleb) li ha improvvisamente e traumaticamente cambiati. Tanto da generare inedite alleanze. Così, in vista del vertice europeo di domani, s’è formato un inedito fronte dell’Europa mediterranea in contrapposizione al fronte del Nord, capitanato dalla Merkel. Gli uni, i mediterranei, vorrebbero affrontare la terribile emergenza economica generata dalla pandemia con eurobond e garantiti da tutti i Paesi di Eurolandia. È la famosa “mutualizzazione del debito” che turba da sempre i banchieri del Nordeuropa e i risparmiatori tedeschi, olandesi, finlandesi e austrici. «Perché -ripetono gli elettori del Nord- dovremmo condividere il rischio con quegli spendaccioni sconsiderati di italiani, spagnoli, greci e altri come loro?» Già, perché? Perché l’Europa sta vivendo il suo momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. Ma neanche questa considerazione sembra smuovere gli austeri cuori protestanti del Nord.

Ecco così che nove leader europei  hanno firmato una lettera congiunta indirizzata al presidente del Consiglio d’Europa Charles Michel  in cui – in vista della nuova videoconferenza – chiedono il varo di uno «strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri». La missiva è firmata da Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia (Paesi mediterranei propriamente detti) insieme con Belgio, Lussemburgo e Irlanda, che mediterranei non sono, ma non importa perché si trovano sulla stessa, pericolante barca.

Questi titoli pubblici sono stati ribattezzati “coronabond” per la loro destinazione. E, nelle intenzioni dei nove Paesi firmatari, dovrebbero essere finanziati dal Mes, senza  le conseguenze del commisariamento degli Stati  previsto da tale meccanismo.

La Germania però dice no. L’uso del Mes deve avvenire «con le regole in vigore».  Sugli eurobond «l’idea del governo tedesco e della cancelliera non è cambiata: anche in tempi di crisi è ancora necessario che controllo e garanzia restino nella stessa mano». Così ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert.

Roba da non crederci. Chissà come andrà a finire. Comunque vada, è assai probabile che l’Ue sarà, nel prossimo futuro, molto diversa da quella che abbiamo finora conosciuto. E, quando si abbasserà la marea, vedremo chi si divertirà e chi no, nel ritrovarsi senza costume.

 

 

 

di: Aldo Di Lello @ 20:48


Mar 25 2020

Bonus 600 euro da lunedì. Il presidente dell’Inps: “Soldi per le pensioni fino a maggio”

Non ci sono ancora problemi di liquidità per le pensioni. Inoltre, “dalla prossima settimana saranno aperte le procedure per accedere ai 5 bonus. Partite Iva, autonomi, lavoratori agricoli, del turismo e dello spettacolo”. Lo ha reso noto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ieri sera nella trasmissione DiMartedì condotta da Giovanni Floris. Parlando delle misure previste dal “Cura Italia” per far fronte all’emergenza coronavirus, Tridico ha aggiunto che per i bonus sarà attivata sul sito dell’Istituto una “procedura semplificata con un Pin semplificato”, ha precisato.

“Pensioni fino a maggio, ma ad aprile serve un decreto”

Il presidente dell’Inps ha precisato che fino al mese di maggio ci sono i soldi per pagare le pensioni. Un’affermazione che, se da un lato rassicura, dall’altro inevitabilmente ha aperto la strada ad un’altra domanda: poi che succederà? Dopo aprile, ha sottolineato ancora Tridico, “immagino ci sarà un nuovo decreto che dovrà dire cosa succede alla sospensione dei tributi”. I pensionati, dunque, possono stare tranquilli. Almeno fino a maggio e in attesa di nuovi decreti sul coronavirus, le pensioni saranno pagate regolarmente

“No a fake news che terrorizzano i pensionati”

“Ha fatto bene il presidente dell’Inps a precisare che non ci sono problemi di liquidità per il pagamento delle pensioni, perché le sue precedenti dichiarazioni non erano per nulla tranquillizzanti. Questo deve indurre tutti a misurare le parole, soprattutto in una fase delicata come quella che stiamo attraversando e in cui in particolare gli anziani hanno bisogno di certezze e non di ulteriori ansie”. Lo ha detto il segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo.

“Ai pensionati si devono dare garanzie dal punto di vista economico, della salute, della sicurezza. Così come occorre mettere in campo anche strumenti di protezione dalle truffe e dalle fake news, che creano danni proprio ai soggetti più deboli. In questo senso, la chiarezza e la tranquillità delle informazioni possono rappresentare un primo aiuto e ciascuno di noi, ognuno per la propria parte, deve dare un contributo in questa direzione”, conclude.

(Nella Foto Ansa, Pasquale Tridico, presidente Inps)

di: Valter Delle Donne @ 13:16


Mar 24 2020

Fratelli d’Italia alla Regione Lazio: fare presto altrimenti le imprese non sopravviveranno

Fratelli d’Italia denuncia la situazione delle imprese nel Lazio. “Inaccettabile il ritardo del documento salva imprese. Se la Regione non si muove tante aziende del Lazio non saranno in grado di sostenere il costo dei lavoratori. Questo prendere tempo della giunta Zingaretti ci è noto ed è motivato dalla necessità di stringere accordi con alleati e fiancheggiatori del Pd. Ricordiamo alla maggioranza di non fare del documento il solito trattato di burocrazia bizantina, incomprensibile e farraginoso che richiede semestri di studio per essere applicato”.

Fratelli d’Italia: occorre il documento salva-imprese

Il gruppo alla Pisana di Fratelli d’Italia sottolinea: “Oggi le parole d’ordine devono essere: tempestività, semplificazione, trasversalità e regole chiare per accedere ai benefici. All’Assessore al Lavoro suggeriamo alcune proposte di Fdi da inserire nel pacchetto Cig in deroga per la salvezza delle imprese e la dignità dei lavoratori. L’accesso diretto per imprese fino a 5 lavoratori. La mera informativa per imprese con più di 5 lavoratori senza obbligo di esame congiunto con sigle sindacali. La possibilità di richiedere la Cigd anche per chi non ha usufruito di tutte le ferie. L’opportunità di accedere ai contributi anche per le imprese artigiane non iscritte all’Fsba. Solo così si otterrebbero i risultati che imprese e lavoratori auspicano”, conclude nel comunicato il gruppo regionale del Lazio di Fratelli d’Italia.

Regioni Comuni autorizzati a sforare il bilancio

La Lega da parte sua propone che “il governo autorizzi le regioni e i Comuni a sforare il bilancio in modo da consentire la sospensione dei tributi locali dal bollo auto all’Irap per le imprese, almeno fino a giugno”. A suggerirlo è il deputato della Lega Edoardo Rixi.

“La pesante situazione attuale di stop forzato a tantissime imprese di queste settimane – prosegue – determinerà la perdita di almeno un mese di incassi di tributi locali, già messi nella previsione di bilancio. Per consentire alle Regioni, sull’esempio della Lombardia, di sospendere Irap e bollo è indispensabile che possano operare in deroga, come concesso già allo Stato centrale che può sforare il Patto di stabilità”.

di: Antonio Pannullo @ 18:39


Mar 24 2020

Confintesa denuncia: perché l’Agenzia delle Entrate obbliga i dipendenti ad andare al lavoro?

Confintesa denuncia. “Ormai siamo al paradosso che il Presidente del Consiglio, seppur in modo pasticciato, decreta la chiusura di tutti gli insediamenti produttivi non essenziali. E il direttore dell’Agenzia delle Entrate, invece, oltre a non chiudere tutto permette che alcuni dirigenti scrivano ai loro dispendenti affinché possano riprendere servizio a scapito della loro incolumità produttiva e di quella degli utenti”. Lo dichiara Claudia Ratti, Segretaria generale di Confintesa Funzione pubblica, in una lettera  inviata alle Autorità sanitarie e politiche competenti.

Confintesa: l’Agenzia delle Entrate non sa gestire

“Non utilizzare al 100% il lavoro agile e lo smart working dimostra l’incapacità dei dirigenti delle Agenzie delle Entrate a gestire un momento così delicato e difficile. Inoltre – continua Claudia Ratti – il dl Cura Italia ha disposto la sospensione dei termini di versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di addebito, in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, quindi almeno fino al 31 maggio a che titolo rimangono aperti gli uffici?”, si chiede la segretaria di Confintesa.

Agenzia delle Entrate nel caos più totale

“C’è poi da rilevare come non tutti gli uffici dell’Agenzia  delle Entrate mantengano uniformità di comportamento. Affidando alla discrezionalità dei dirigenti locali l’apertura e la chiusura delle sedi. Tanto che, visitando il sito dell’Agenzia, pagine del territorio, si ritrovano avvisi variegati di chiusura complessiva o solo pomeridiana, con diverse scadenze.

L’Agenzia responsabile dei danni eventuali

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate stabilisca, una volta per tutte, che tutte le sedi dell’Agenzie delle Entrate su tutto il territorio nazionale siano chiuse. E questo nel rispetto delle disposizioni Governative. E che venga, invece, ottimizzato lo smart working. Confintesa Funzione pubblica – conclude Claudia Ratti – riterrà personalmente responsabili i dirigenti coinvolti per tutti gli eventi che si dovessero verificare a danno dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate. Per tutte le eventuali malattie contratte a causa dell’espletamento della propria prestazione lavorativa.

di: Antonio Pannullo @ 14:38


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