Ago 24 2020

Firenze, ristoratore suicida a causa della crisi Covid. Meloni: “Nessuno va lasciato solo”

«In questo periodo stava lavorando poco, come tutti noi . Temeva di non riuscire più a pagare, di aver fatto dei sacrifici inutilmente», racconta alla “Nazione” un collega. Spettatore impotente di una tragedia annunciata.

In ansia per il mutuo del suo locale, un ristoratore fiorentino si è tolto la vita. L’imprenditore, 44 anni, aveva acquistato l’immobile nella zona di piazza Santa Croce poco prima della pandemia di coronavirus e la ripresa delle rate del mutuo che sarebbero ripartite tra qualche giorno, con gli incassi diminuiti a causa della crisi Covid, sarebbe diventata per lui una vera ossessione. Con buona pace degli annunci e delle chiacchiere del governo Conte.

Ristoratore suicida per l’ansia del mutuo da pagare

L’uomo si è tolto la vita tra il turno del pranzo e quello della cena di sabato scorso. Rimasto solo nel suo ristorante, ha compiuto l’estremo gesto. A ritrovare il cadavere sono stati i dipendenti. Sul posto è intervenuta una volante della polizia, che ha potuto soltanto constatare il decesso.”In questo periodo stava lavorando poco, come tutti noi – ha detto un collega ristoratore che ha parlato con la famiglia secondo quanto riferito dalla ‘Nazione‘ – Temeva di non riuscire più a pagare, di aver fatto dei sacrifici inutilmente”. Il suicidio ha sconvolto i commercianti del centro storico di Firenze.

Meloni: “Nessuno deve essere lasciato solo”

“Una storia che lascia impietriti – scrive Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia su Fb –  e che racconta il dramma di centinaia di migliaia di imprenditori schiacciati dalla grave crisi economica e lavorativa che stiamo vivendo a causa del maledetto Coronavirus. Persone alle quali la politica, spesso, non è stata in grado di dare una speranza di rinascita. Una riflessione necessaria per ciascuno di noi, nessuno escluso. Un abbraccio alla famiglia e a tutti i suoi colleghi di lavoro. Nessuno deve essere più lasciato solo!”

Il dolore della Confcommercio

“Come presidente della Confcommercio fiorentina e della Fipe Toscana esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia del ristoratore che si è tolto la vita. Quali che siano le ragioni che l’hanno portato al gesto estremo, sento
profondamente che la sua morte rappresenta una sconfitta per tutti noi, nessuno escluso. Anche per la nostra categoria, che evidentemente non è riuscita a fare abbastanza per essere davvero vicina agli imprenditori del settore in questo momento di difficoltà”. Lo scrive in una nota alla stampa Aldo Cursano.

Fratelli d’Italia di Firenze denuncia la crisi

“La situazione del turismo fiorentino e di tutto il comparto economico che vi ruota attorno è drammatica. Nella stagione estiva 2020 l’Italia ha perso il 70% del turismo straniero. Il turismo balneare e montano forse si sono salvati mentre quello delle città d’arte è in picchiata perché si basa sui turisti stranieri. Ebbene il governo Pd-Movimento 5 Stelle ha permesso alle strutture ricettive di riaprire ma a che prezzo? Oggi a Firenze solo il 40% degli alberghi, B&B e affittacamere hanno potuto riaprire. La Toscana non ha un piano organico per la sua promozione turistica“. Lo affermano Francesco Torselli e Chiara Pelagotti, candidati di Fratelli d’Italia nel collegio Firenze 1 per le prossime elezioni regionali, che commentano la tragica notizia del ristoratore suicida.

“Come operatori del settore – spiega Pelagotti – abbiamo assistito a ingenti sprechi. L’ultimo in ordine di tempo consiste nella spesa di circa 350mila euro nella inutile App FeelFlorence che è partita subito dopo la fine del lockdown. Non sono disposta a vedere gente della mia età e che fa il mio stesso lavoro mollare come ha fatto il ristoratore di piazza Santa Croce. Aiutare il settore del turismo significa istituire un fondo perduto per gli imprenditori vero”, ha affermato Chiara Pelagotti.

Il dolore del sindaco Dario Nardella

“Sono sgomento e addolorato per la scomparsa di un nostro concittadino, che a 44 anni si è tolto la vita. Ora più che mai dobbiamo essere uniti e solidali, vicini ai lavoratori e agli imprenditori della nostra comunità. È il momento del silenzio, del raccoglimento. Alla famiglia, ai colleghi e agli amici di Luca va il cordoglio più sincero mio e di tutta l’amministrazione comunale”. Lo afferma il sindaco di Firenze, Dario Nardella, su Facebook.

di: Luca Maurelli @ 15:50


Ago 23 2020

Pensioni, stanno preparando la grande sforbiciata sugli assegni. Ecco che cosa bolle in pentola

È in arrivo una nuovo taglio sulle pensioni. Il governo giallorosso prepara una nuova batosta per i pensionati italiani. Come anticipa il Giornale  sia che si parli del mantenimento delle uscite anticipate che di quota 41 il governo guidato da Conte vuole procedere al taglio degli assegni. In vista della chiusura di Quota 100 prevista per il 2012, a settembre si scaldano i motori. E sono in calendario una serie di tavoli tecnici e politici in cui saranno discussi i progetti di riforma del sistema pensionistico. I sindacati saranno ricevuti dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Ma nell’aria si respira già una riforma lacrime e sangue.

Pensioni, le due opzioni

La riforma voluta fortemente dalla Lega ha dimostrato che non ha rovinato le casse dello Stato. Scrive il Giornale che per il 2019 i costi della riforma dell’anno precedente sono ammontati a 5,2 miliardi di euro, oltre 600 milioni meno di quanto indicato nella relazione tecnica al Ddl di Bilancio. Per Giuseppe Conte si apre una partita davvero difficile.

Ora sul tavolo ci sono due opzioni. Da un lato, la proposta di introdurre un meccanismo di penalizzazione dei premi pensionistici. Come scrive Il Messaggero, i giallorossi stanno ipotizzando di “consentire a chi lo desidera l’uscita anticipata a 62-63 anni di età accettando un taglio del 2,8-3% del montante retributivo (introdotto nel 1996) per ogni anno che serve per raggiungere quota 67 anni. Vale a dire l’orizzonte ordinario della pensione”. Secondo le stime del quotidiano romano, con questa finestra di opportunità 150mila lavoratori all’anno andrebbero in pensione rinunciando mediamente al 5% del trattamento.

I sindacati e quota 41

Dall’altro lato c’è la proposta dei sindacati confederali. Estendere a livello della platea generale l’opzione “Quota 41”. Ovvero a 41 anni di contributi il lavoratore può richiedere il pensionamento. Quota 41 è un vecchio obiettivo della Lega, ma l’ipotesi non piace al governo.  Come ricorda sempre il Giornale, il governo secondo quanto riportato nelle ultime settimane potrebbe accettare di puntare su questa riforma. Ma solo con un forte taglio degli assegni. Fino ad arrivare ad accarezzare, come scrive il Giornale, “l’idea della penalizzazione, ossia eliminare il calcolo di quota retributiva per coloro che hanno iniziato a lavorare prima della riforma Dini (1 gennaio 1996)”. Proposta drammatica, che si trasformerebbe in un attacco violento ai diritti acquisiti da parte del governo.

di: Desiree Ragazzi @ 09:53


Ago 22 2020

166 miliardi di tasse in più per gli italiani. C’è la prova: sinistra, tecnici e 5s colpevoli delle stangate

Le tasse in più per gli italiani dal 2000 a oggi? Una cifra spropositata, che non dà attenuanti a chi ha governato l’Italia tasse negli ultimi anni. In particolare, negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono aumentate di 166 miliardi di euro. Nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi di euro. Indovinate quanto nel 2019? Il gettito, a prezzi correnti, è salito a 516,5 miliardi. A dirlo è la Cgia, secondo cui ”a spremerci di più è lo Stato. All’erario sono andati ben 145,7 miliardi. Invece, agli enti locali e territoriali i restanti 20,3 miliardi”.

Il Report dell’ufficio studi della Cgia

In termini percentuali, spiega Cgia, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4%, mentre il pil in termini nominali ha registrato un incremento del 43,9%, con una differenza di 3,5 punti percentuali a ‘vantaggio’ delle tasse. ”Qualcuno può affermare con certezza che, grazie a 166 miliardi di tasse in più versati in questi ultimi 20 anni, la macchina pubblica è migliorata?”, chiede il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.

”La giustizia, la sicurezza, i trasporti, in particolar modo quelli a livello locale, le infrastrutture, la sanità e l’istruzione sono oggi più efficienti di allora?”. ”Oppure, famiglie e imprese sono state obbligate a pagare di più e hanno ricevuto dallo Stato sempre meno? Non abbiamo dubbi”, afferma Zabeo. ”Tra le due ipotesi ci sentiamo di avvalorare quest’ultima. Anche perché questo maxi prelievo ha impoverito il Paese. Ha provocato, infatti, assieme alle crisi maturate in questo ventennio, una crescita dell’Italia pari a zero. Un trend che nessun altro paese del resto d’Europa ha registrato”. ”Se il conto lo hanno pagato i contribuenti italiani, i vantaggi, invece, sono andati soprattutto all’erario e in minima parte a regioni ed enti locali”, osserva il coordinatore.

‘Nell’immaginario collettivo – afferma il segretario, Renato Mason – si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati, loro malgrado, dei nuovi gabellieri, mentre lo Stato centrale avrebbe alleggerito la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti”. Ma secondo Mason le cose sono andate diversamente. ”Se dal 2000 le imposte locali hanno cominciato a correre, quelle erariali sono esplose, con il risultato che i contribuenti italiani sono stati costretti a pagare sempre di più”.

Lo Stato ha intascato l’80% delle tasse in più

In attesa che il governo presenti ”la riforma fiscale che consenta una drastica riduzione della pressione tributaria”, i dati appena descritti consentono all’ufficio studi della Cgia di fare una riflessione anche sul tema dell’autonomia differenziata. Un argomento che negli ultimi mesi, anche a seguito della crisi pandemica, ”pare sia stato rimosso dall’agenda politica dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte”.

”In questi ultimi anni il tema dell’autonomia differenziata -secondo Zabeo- è stato vissuto come una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese, invece, è una partita che si gioca tra il centro e la periferia dello Stato. Tra chi vuole un’amministrazione pubblica che funzioni meglio e costi meno, e chi difende lo status quo, perché trasferendo funzioni e competenze ha paura di perdere potere e legittimità”.

Di conseguenza i proponenti della riforma ”sono stati accusati di voler impoverire ulteriormente le realtà territoriali più in difficoltà del Paese”. Dalla Cgia, invece, sono convinti che questa riforma ”possa far bene a tutta l’Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia”, afferma Mason. ”Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere, in massima parte, nei territori che li generano. A loro volta, le realtà territoriali più sviluppate dovranno comunque aiutare chi è in difficoltà, applicando il principio della solidarietà”.

di: Valter Delle Donne @ 11:27


Ago 20 2020

Fisco, al governo Conte non interessa il Covid: scattano 50 scadenze (e si paga la mora)

Niente rinvii ulteriori, niente sconti Covid. Il governo li vuole subito, tanti, maledetti e subito. Niente da fare per i contribuenti che intendono evitare le sanzioni per i pagamenti in ritardo: oggi, 20 agosto, scade infatti il termine per effettuare i versamenti fiscali di luglio, originariamente previsti entro il 30 giugno e poi slittati per l’emergenza Covid, con una maggiorazione dello 0,4% che sostituisce le ordinarie sanzioni.

Fisco, mancano all’appello tre milioni di italiani

Secondo i dati forniti dal sottosegretario al ministero dell’Economia Alessio Villarosa, il mese scorso – spiega il sito di informazione legale laleggepertutti.it – sarebbero già passati alla cassa il 40% dei contribuenti su un totale di 4,5 milioni stimati: quindi mancano ancora all’appello circa 2,7 milioni di soggetti. Gli adempimenti a carico delle partite Iva e delle imprese riguardano il pagamento di Irpef, Ires e Irap, contributi previdenziali e assistenziali, ed anche dell’Iva dovuta sulle fatture elettroniche.

Un salasso con 50 scadenze agostane

“In totale – ricorda quindi laleggepertutti.it – sono più di 50 i versamenti in scadenza (oltre a nuove stangare in arrivo), e comprendono il saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap, l’Iva periodica (liquidazione mensile o trimestrale), il pagamento del saldo della cedolare secca per il 2019 e il primo acconto di quest’anno. Ancora, ci sono da versare i contributi previdenziali e assistenziali e le imposte dovute sulla base della dichiarazione dei redditi per titolari di partita Iva e soci di società. Poi occorre pagare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2020 (superiori a 1.000 euro), e il diritto annuale di iscrizione alla Camera di commercio.

Nessun rinvio da parte del governo Conte

Sono rimaste inascoltate dal Governo le richieste di rinvio arrivate da più parti, con i commercialisti in prima fila: stavolta il termine non è slittato, nonostante il rischio di ‘ingorgo fiscale’ per la concentrazione di tutte le scadenze in pochi giorni. Il ministero dell’Economia deve fare i conti con il calo del gettito delle entrate tributarie durante il primo semestre (quasi 20 miliardi in meno, di cui 11 di Iva) e non vuole far mancare questa importante quota di risorse, necessarie per le casse dello Stato in vista della predisposizione della legge di Bilancio 2021. Ma c’è il rischio nascosto di uno ‘sciopero fiscale’, non certo preordinato ma dovuto al fatto che si prevede che molti contribuenti, per varie ragioni, non si presenteranno comunque alla cassa entro il termine prefissato di oggi”, spiega il sito di informazione legale.

di: Luca Maurelli @ 15:04


Ago 18 2020

Draghi parla da premier e spinge sul “debito buono”: «La crescita economica è imperativo»

«In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti. Specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale. Che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri». Lo dice l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Il suo è un lungo intervento  alla cerimonia d’apertura del Meeting di Rimini.

Draghi: «La pandemia minaccia l’economia e la società»

«La società nel suo complesso – scandisce l’ex numero 1 dell’Eurotower – non può accettare un mondo senza speranza. Ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione». E poi ancora: «La pandemia minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti», ha aggiunto Draghi.

Draghi: «Accettare il cambiamento»

«L’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre», ha detto ancora Draghi. «Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire. Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche». Ma, ha avvertito Draghi, «non dobbiamo rinnegare i nostri principi. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada», ha aggiunto.

«Pragmatismo necessario»

Come ha ricordato l’ex presidente della Bce, «nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario». Con la crisi dovuta alla pandemia c’è stato un «aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente». Inoltre, «la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi». E «hanno approfondito le diseguaglianze», ha continuato Draghi. Poi ha aggiunto: «La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate. Interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare». Poi ha sottolineato: «Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale».

Draghi sulla crescita economica

«Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto. Perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni».

E ancora: «Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi».

L’istruzione

Per Draghi «vi è però un settore dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo – ha detto Draghi – è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento».

Ricostruzione e debito

Ora la ricostruzione sarà «inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo», ha previsto Draghi. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, «sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi, come investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca, se è cioè debito buono», ha precisato Draghi, secondo il quale «quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta».

E ancora: «Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre».

Riformare la Ue

«Dobbiamo ora pensare a riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidato in questi anni… Ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito». E poi sulla Ue: «È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito».

«La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei. Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata», ha aggiunto. Sottolineando come «l’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation Eu) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un ministero del Tesoro comunitario. La cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo».

 

 

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 14:47


Ago 18 2020

È morto Cesare Romiti, storico manager della Fiat, protagonista dell’economia italiana

È morto a Milano all’età di 97 anni Cesare Romiti, storico amministratore delegato e presidente della Fiat.

Cesare Romiti, dallo studio alla scalata

Romiti nacque a Roma il 24 giugno del 1923. Figlio di un impiegato delle Poste, secondo di tre fratelli, si diplomò ragioniere. Poi prese la laurea a pieni voti in Scienze economiche e commerciali studiando di notte e lavorando di giorno per mettere insieme qualche soldo. Il padre infatti era morto a soli 47 anni. Nel 1947 iniziò a lavorare per il Gruppo Bombrini Parodi Delfino, azienda di Colleferro, di cui dopo avrebbe assunto la carica di direttore finanziario affiancando Mario Schimberni, suo ex compagno di classe, che si occupava invece di amministrazione e controllo di gestione.

L’incontro con Enrico Cuccia

Nel 1968, sempre a Colleferro, Romiti ricoprì la carica di direttore generale nella Snia Viscosa dopo la fusione con la sua ex azienda. E proprio per seguire da vicino questa fusione, frequentò a Milano gli uffici di Mediobanca, facendo una buona impressione ad Enrico Cuccia. Due anni più tardi l’Iri lo nominò direttore generale prima e amministratore delegato poi della compagnia aerea Alitalia.

Il triumvirato con Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti

Lavorò per un breve periodo (1973) alla Italstat, azienda che lasciò per approdare, sponsorizzato da Cuccia, al gruppo Fiat nell’ottobre del 1974, quindi nel periodo della crisi petrolifera. Nel 1976 Romiti diventò amministratore delegato in un triumvirato con Umberto Agnelli (lo stesso anno eletto senatore della Dc in un collegio romano) e Carlo De Benedetti (resta alla Fiat solo tre mesi).

Romiti e i pieni poteri alla Fiat

Nella casa automobilistica ottenne i pieni poteri nel 1980, quando i due fratelli Agnelli, Gianni e Umberto, vennero convinti da Mediobanca a passare la mano per evitare il peggio. E ricoprì anche il ruolo di presidente (1996-1998) succedendo a Gianni Agnelli. Era stato l’ex direttore di Lettera 43 Paolo Madron, sabato scorso, ad annunciare via Twitter la sua agonia. «Sta lottando come un leone ma si sta spegnendo», aveva scritto il giornalista, tra i massimi esperti del mondo Fiat.

di: Girolamo Fragalà @ 09:21


Ago 17 2020

Il Fisco non dà tregua: tasse più alte e con interessi. Ecco quanto dovremo sborsare

Il fisco si prepara a dare un’altra sonora mazzata agli italiani. Il 20 agosto i contribuenti dovranno pagare i tributi.  Tutte le richieste e gli appelli di Caf, commercialisti e associazioni di categoria sono caduti nel vuoto. Come si legge  sul Giornale, quasi cinque milioni di partite Iva che rientrano negli Isa o nel regime forfettario devono completare i versamenti di saldo 2019 e del primo acconto 2020 di Irpef e Ires. Il tutto con la maggiorazione dello 0,40 per cento, così come previsto dal Dpcm del 29 giugno.

Quanto incasserà il fisco

Il fisco per questa sua “generosità” , come scrive il Sole 24 Ore, incasserà 8,4 miliardi di euro. Proprio a causa del consistenza di questa scadenza l’Erario si è rifiutato di concedere un’ulteriore proroga: 20 luglio e del 20 agosto sono, infatti, già il frutto di un rinvio concesso dal governo.  L’esecutivo giallorosso ha ignorato così tutti gli appelli a concedere un altro po’ di respiro. Nel decreto Agosto si è limitato solo a fare concessioni solo per i versamenti dei mesi di chiusura per coronavirus (per cui si prospetta una rateizzazione in 24 rate a partire dal 16 gennaio 2021) e il secondo acconto 2020.

Rinvio a novembre solo se il fatturato è diminuito

In quest’ultimo caso, scrive ancora il Giornale, sono interessate le stesse persone e categorie delle scadenze del 20 luglio e del 20 agosto.  Previsto un rinvio a novembre ma solo se sarà dimostrato un calo del fatturato del 33%. Potranno rinviare i versamenti di fine novembre al 30 aprile 2021 purché abbiano avuto nella prima metà di quest’anno una riduzione di almeno il 33% rispetto al primo semestre del 2019.

Ma c’è poco da essere contenti. Il Sole 24 Ore spiega ancora che l’acconto rinviato a fine aprile 2021 cadrebbe due mesi prima della scadenza del saldo delle imposte 2020. Per cui i contribuenti in poco tempo si troverebbero a dover pagare una marea di tasse.

di: Desiree Ragazzi @ 16:15


Ago 15 2020

Il superbonus per ristrutturare casa, dal giardino ai mobili ed elettrodomestici: ecco come funziona

Aumentano le agevolazioni per chi ha in programma di ristrutturare la casa. Come ricorda laleggepertutti.it a fare la parte del leone, sarà il superbonus del 110% inserito nel Dl Rilancio. Il beneficio sarà applicabile alle spese sostenute tra il 1° luglio prossimo e la fine del 2021. Ma non è l’unico. In virtù di quanto previsto già dalla manovra 2020, si può contare sulla detrazione del 50% sui lavori di ristrutturazione edilizia. Inoltre su quella del 36% per verde e giardini e sui bonus del 50% per mobili ed elettrodomestici, che possono aumentare fino al 75% a seconda del tipo di intervento (finestre, caldaie, pannelli solari), oltre alla detrazione dell’85% riservata al sismabonus. Senza dimenticare il bonus facciate del 90% per la tinteggiatura, la pulitura o il rifacimento degli edifici.

Il superbonus e l’emergenza coronavirus

Quest’ultimo, però, è stato fortemente penalizzato dall’emergenza coronavirus. Le indicazioni sulla sua applicazione sono arrivate a metà febbraio, cioè poche settimane prima della chiusura dei cantieri per effetto del lockdown, e in particolare nelle regioni in cui le restrizioni sono state quasi immediate (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Un dettaglio non indifferente, visto che questi quattro territori comprendono oltre la metà delle richieste di detrazione su lavori edili e risparmio energetico.

Dal cappotto termico alle caldaie

Per superare questa circostanza, il Dl Rilancio dovrebbe prorogare il bonus facciate a certe condizioni: potrà essere utilizzato per tutto il 2020, da luglio, e per il 2021, con percentuale elevata al 110% e anche al di fuori delle zone urbanistiche A e B (centri storici e urbani), ma solo se combinato agli interventi di efficientamento energetico pesante indicati dal decreto in arrivo.

Nel superbonus del 110% rientrano il cappotto termico, la sostituzione delle caldaie condominiali e il rifacimento degli impianti e riscaldamento e climatizzazione. Accanto a queste opere, inoltre, sarà prorogato e portato al 110% anche il sismabonus, altra agevolazione per interventi importanti.

di: Girolamo Fragalà @ 16:42


Ago 11 2020

Il fisco allunga le mani sul 730: ecco chi rischia di non avere rimborso

C’è tanta attesa per i contribuenti di vedere in busta paga o nel cedolino della pensione il rimborso del credito del 730. I tempi dovrebbero essere sempre gli stessi, ad eccezione di quelli che presenteranno il 730 nel mese di settembre. In questi casi i tempi d’attesa saranno chiaramente più lunghi. Ma quest’anno c’è una sorpresa. Come si legge sul Giornale, saranno effettuati eventuali controlli dallAgenzia delle Entrate. I controlli preventivi saranno rivolti verso quei 730 che avranno apportato alcune modifiche rispetto al modello precompilato.

L’intervento dell’Agenzia delle Entrate

Per far scattare l’intervento dell’Agenzia delle Entrate i 730 messi sotto osservazione  dovranno mostrare segnali di incoerenza o prevedere rimborsi superiori ai 4mila euro. Le verifiche verranno fatte al massimo entro quattro mesi dall’ultimo termine stabilito per l’invio della dichiarazione dei redditi: ovvero il 30 settembre. Che cosa succederà se il Fisco troverà della incongruenze?  In primis, ci sarà il blocco del rimborso. A cui sarebbe seguito la comunicazione al contribuente.

730, ecco cosa succede

Chi ha presentato online il proprio 730 dovrebbe riceverne comunicazione sia con una segnalazione nell’area personale che tramite un messaggio di posta elettronica. Coloro che hanno invece usufruito dell’ausilio di un commercialista o di un Caf intermediario saranno avvisati proprio da quest’ultimo. Se correttamente riconosciuto, spiega il Giornale, il rimborso in questo caso avverrà non dopo i 6 mesi rispetto al termine ultimo previsto per la presentazione, quindi oltre le tempistiche ordinarie

Situazione diversa per i pensionati: chi avesse presentato il 730 entro luglio vedrebbe il rimborso per agosto, chi deciderà di effettuare l’invio a settembre dovrà attendere fino a novembre.

730 senza sostituto

Inoltre, come ricorda Investireoggi.it, quest’anno il 730 senza sostituto può essere presentato anche da chi ha un datore di lavoro che può effettuare i conguagli. Questa possibilità è ammessa, considerata l’emergenza Covid, per ridurre il rischio che i datori di lavoro non abbiano la necessaria liquidità per effettuare i conguagli a credito. A prevederlo è il decreto Rilancio.

di: Desiree Ragazzi @ 12:42


Ago 07 2020

Fisco, il governo prepara un’altra brutta sorpresa: mettere sotto controllo le buste paga

Non bastavano le tasse che stanno strozzando gli italiani e le imprese. Dal governo è in arrivo un’altra batosta: mettere sotto la lente d’ingrandimento le buste paga. Con il decreto Agosto, infatti, si prepara ad spulciare il fatturato delle aziende che hanno fatto richiesta della cassa integrazione. In pratica, come si legge sul Giornale, il fisco analizzerà le buste paga degli italiani per vederci chiaro.  L’Agenzia delle entrate verificherà, infatti, il fatturato autocertificato dai datori di lavoro ai fini del versamento del contributo. Lo si evince chiaramente dalla bozza del dl Agosto, che dovrebbe essere approvato oggi dal Consiglio dei ministri. L’argomento riguarda appunto la cassanti integrazione che sarà prorogata fino a fine dicembre. Come anticipa il Giornale, le prime nove settimane saranno per tutte le aziende (indipendentemente dal calo di fatturato). Con la seconda tranche si avranno dei paletti legati ai cali dei ricavi.

Buste paga e Cassa integrazione

Secondo quanto scrive poi Italia Oggi, la riforma degli ammortizzatori introduce un contributo addizionale a carico dei datori di lavoro che fanno richiesta della cassa per periodi della seconda tranche. Si tratta, in pratica di un’altra batosta. La misura del contributo non è unica, ma è diversa in base al fatturato corrente del datore di lavoro rispetto allo scorso anno. Proprio in  questo caso che l’Agenzia delle entrate fa le sue verifiche.

Tecnicamente accadrebbe questo. Come spiega il Giornale, si mette a confronto il fatturato del primo semestre di quest’anno con quello dello stesso  semestre 2019. Se  si evidenzia una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, il datore di lavoro non verserà nessun contributo addizionale. Se, invece, ci sarà una riduzione minore al 20%, il contributo sarà  pari al 9% della retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore non lavorate. Se dal confronto non si evidenzierà nessuna riduzione di fatturato, il contributo sarà al 18%.

Il governo e il dl Agosto

La nuova bozza del dl agosto  è di 109 articoli. Tra le nuove norme previste dal decreto spunta la cassa integrazione per i lavoratori di AirItaly. Previsti anche ulteriori 400 euro di Reddito di emergenza per le famiglie più in difficoltà. La misura dovrà essere richiesta entro il 15 ottobre.

Ridimensionato a 400 milioni di risorse a fondo perduto (rispetto a 1 miliardo di cui ha parlato la ministra Teresa Bellanova nei giorni scorsi) il fondo Mipaaf per ristoranti. Ma l’altra novità è che la misura sarebbe rivolta solo ai ristoranti con “calo di fatturato” per l’acquisto di prodotti agroalimentari 100% italiani. Non si conosce ancora l’entità del contributo per i ristoratori. La norma però è “in attesa di riformulazione”, si legge nella bozza. Permangono, inoltre, i nodi legati all’accesso alla cassa integrazione per i lavoratori delle ex zone rosse e il contributo a fondo perduto per attività economiche e commerciali nei centri storici. Entrambi gli articoli risultano da rivedere e riverificare.

di: Desiree Ragazzi @ 18:59


Ago 05 2020

Fisco: non basta la montagna di tasse, ora spuntano anche le stangate sull’auto

Il fisco diventa sempre più opprimente e controlla anche chi usa le auto in leasing. A stabilire che una comune auto presa in leasing possa dimostrare una capacità contributiva del cittadino è stata la Corte di Cassazione. Come scrive Italia Oggi, al centro della questione c’è il redditometro. Ovvero lo strumento che è nato per trovare chi vive nel lusso pur dichiarando redditi da poveracci. I magistrati sono intervenuti su una questione sollevata a seguito di un accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate di Massa Carrara. Il fisco determinando sinteticamente il reddito del contribuente per gli anni dal 2001 al 2005, considerava quale indice di capacità contributiva, il possesso di un’autovettura.

Fisco, accertamento sull’auto in leasing

Ed ecco la novità che è destinata a far discutere. La situazione prima della sentenza era diversa. Il possesso di una vettura in leasing non era importante ai fini di un accertamento sintetico dei redditi del contribuente. Nei precedenti gradi di giudizio si riteneva, infatti, che il possesso dell’auto non era indice di capacità contributiva perché il cittadino ne aveva solo la disponibilità in quanto bene in leasing. I giudici con una sentenza del 24 luglio scorso però hanno capovolto la decisione, annullando con rinvio la decisione del collegio regionale toscano.

Il fisco sbircia anche sull’affitto

E purtroppo non è l’unico caso. C’è un’altra sentenza in cui la Cassazione dà nuovamente ragione al fisco. E gli italiani sono sempre più braccati. I giudici della Corte di Cassazione, infatti, hanno stabilito che è giusto l’accertamento tributario se l’affitto pagato dal contribuente è troppo alto rispetto a quanto dichiarato nella dichiarazione dei redditi. Questo è quanto, i giudici della Cassazione, hanno stabilito con l’ordinanza n. 14060 del 7 luglio 2020. Accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle entrate e dando ancora una volta ragione al Fisco.

La proposta del prelievo sui conti correnti

Col governo Pd-5Stelle il fisco diventa, dunque, sempre più invasivo. Qualche giorno fa ha creato polemiche la proposta di prelevare direttamente le tasse sui conti correnti degli italiani. Lo ha ipotizzato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in una intervista al Messaggero dove ha affermato: «Per ridurre questi numeri il Fisco potrebbe chiedere ogni mese o ogni tre mesi l’autorizzazione al contribuente di prelevare il dovuto dal suo conto corrente con le compensazioni già fatte automaticamente o come crediti per le successive scadenze. In questo modo il numero dei versamenti sarebbe da 4 a 12 l’anno».

di: Desiree Ragazzi @ 19:01


Ago 01 2020

Saldi, al via in tutta Italia. Appello dei commercianti: “Venite, quest’anno le offerte sono migliori”

Parte ufficialmente in tutta Italia la stagione dei saldi, che – assicurano gli operatori del settore – quest’anno promette di essere particolarmente vantaggiosa. ”I negozi hanno un vasto assortimento e offrono sconti più alti del solito, anche per cercare di recuperare parte della liquidità persa durante il lockdown e contenere i danni di un anno difficile. I consumatori troveranno, presso i negozi, la qualità di sempre a prezzi mai visti”, ha detto il presidente nazionale di Fismo Confesercenti, Fabio Tinti, ricordando che “in gioco c’è il futuro della rete dei negozi di moda”.

Il monito dei commercianti: “Il governo faccia la sua parte”

Ma per Tinti, oltre a quello che potranno fare i consumatori, “fondamentale sarà che anche il governo dia una mano, estendendo ad esempio al commercio i benefici fiscali previsti per le rimanenze di magazzino di prodotti ad alta stagionalità”. Dal punto di vista delle previsioni di vendita i commercianti registrano due spinte contrapposte: da un lato aumentano gli italiani che dicono di voler approfittare delle offerte, dall’altro pesa la capacità di spesa ridotta. Una fotografia scattata dal consueto sondaggio Confesercenti-Swg, condotto su un campione di mille consumatori e di 600 imprese del commercio di abbigliamento e calzature.

Saldi 2020: gli italiani spenderanno meno

A conti fatti le prospettive sono timidamente positive, con un interesse dei consumatori in crescita: 6 italiani su 10 hanno già deciso di acquistare (o già acquistato, nelle regioni in cui le vendite sono partite in anticipo). Un dato quasi doppio rispetto al 33% registrato in occasione dei saldi estivi dello scorso anno. In calo, invece, il budget medio previsto per gli acquisti, che passa a 116 euro, il 20% in meno dello scorso anno (146 euro). Sul confronto incide anche lo slittamento in avanti della data di partenza, che solitamente era nel primo fine settimana di luglio. Una decisione presa dalla Conferenza Stato Regioni e che ha spaccato i commercianti. Così spesso, dove i saldi non erano partiti, sono fioccate promozioni di altro tipo, senza che questo riuscisse comunque a risollevare il settore. Nei due mesi di riapertura piena delle attività (giugno e luglio) i commercianti hanno registrato un calo medio del 26% del fatturato.

Magliette e scarpe in cima alla lista della spesa

Ora si spera nell’avvio formale della stagione degli sconti. Il 29% dei consumatori segnala di voler comprare nei negozi indipendenti, una quota di poco inferiore a chi sceglie le grandi catene (33%). Il 26% comprerà anche in un outlet, mentre il 16% si rivolgerà a un negozio di un brand in franchising. Farà shopping online, invece, un quarto (25%) degli intervistati. Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg, magliette e scarpe sono i prodotti più gettonati, con il 56% dei consumatori che punta a comprare calzature e il 48% in cerca di magliette. Percentuali più alte del solito, indice forse di acquisti rimandati negli ultimi mesi. Seguono, nei desideri dei clienti, camicie e camicette (indicate dal 32%), intimo (26%) e costumi (18%).

 

di: Annamaria Gravino @ 14:15


Lug 30 2020

Nuovi poveri: “4 italiani su 10 da ottobre non avranno i soldi per fare la spesa”

Baratro povertà assoluta per altre 2,1 milioni di famiglie. A lanciare l’allarme è il focus Censis-Confcooperative ”Covid da acrobati della povertà a nuovi poveri. Ecco il rischio di una nuova frattura sociale”. Dalla ricerca emerge infatti che sono 2,1 milioni le famiglie con almeno un componente che lavora in maniera non regolare. Questo in base a una elaborazione Censis su dati Istat. Di queste ben 1.059.000 di famiglie vivono esclusivamente di lavoro irregolare (sono il 4,1% sul totale delle famiglie italiane). Di queste, più di 1 su 3, vale a dire 350 mila, è composta da cittadini stranieri. Un quinto ha minori fra i propri componenti, quasi un terzo è costituita da coppie con figli, mentre 131 mila famiglie possono invece contare soltanto sul lavoro non regolare dell’unico genitore.

Ci sono 4 milioni di nuovi poveri

Sono 4 milioni i nuovi poveri che con l’aggravarsi della situazione economica ed occupazionale in autunno saranno costretti a chiedere aiuto. Per il cibo da mangiare nelle mense. O, soprattutto, con la distribuzione di pacchi alimentari. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento agli ultimi dati Istat sull’occupazione in Italia che con il crollo di 600mila posti di lavoro da febbraio a giugno confermano la crisi causata dall’emergenza coronavirus.

La Coldiretti chiede un piano nazionale

“Si tratta della punta dell’iceberg delle situazioni di difficoltà con il 38,4% degli italiani che – spiega Coldiretti – ha risorse liquide disponibili per non più di 3 mesi per spese essenziali. Spese come quelle per il cibo o per il riscaldamento. Questo, secondo l’indagine Isf Bankitalia, condotta a maggio. Dalla indagine emerge anche che il 40% degli individui indebitati dichiara di avere già difficoltà nel sostenere le rate del mutuo”. Fra i nuovi poveri, sottolinea la Coldiretti, “ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola. Tuttavia, le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno. In particolare, il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia ma condizioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%). A sorpresa, anche nella Lombardia (9%) dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria”.

di: Valter Delle Donne @ 14:52


Lug 29 2020

Crediti deteriorati, una bomba sociale pronta a esplodere: anche i grillini se ne sono accorti

Riceviamo da Riccardo Pedrizzi e volentieri pubblichiamo.

Avevamo lanciato l’allarme da queste pagine all’inizio del mese e lo avevamo ripetuto al Senato a tutti i componenti della Commissione Finanze e Tesoro, in occasione dell’audizione a cui era stata chiamata Federproprietà, proponendo, trai vari suggerimenti, di chiamare a riferire i responsabili dei vari corpi di polizia e dei vari organismi di intelligence che recentemente con i loro rapporti hanno segnalato il problema degli NPL, cioè di quella massa di crediti deteriorati che, a seguito prima della crisi finanziaria ed economica del periodo 2007-2015 e, poi, di quella ancora più devastante del dopo Covid-19 sono diventati terra di conquista della criminalità più o meno organizzata.
Ora questi allarmi sono stati raccolti dalla “Commissione d’Inchiesta sul sistema bancario e finanziario” che ha reso noto il programma di attività per il 2020-2023 che è stato approvato il 14 luglio u.s., nel quale viene riservata una particolare attenzione proprio agli NPL.
“Ci siamo chiesti – ha dichiarato il Presidente della Commissione Carla Ruocco (nella foto) – se non sia arrivato il momento per far crescere nel nostro Paese, in previsione purtroppo di una nuova ondata di NPL a seguito degli effetti economici negativi dovuti alla pandemia, una realtà tutta nazionale (una bad bank) che partecipi, in concorrenza con quell’attuale ristretto numero di soggetti esteri, alla gestione di beni interamente nazionali; sia i crediti problematici da acquistare sia il risparmio da impiegare per finanziare l’acquisto”.

La Commissione Banche cioè si è resa conto della vastità del fenomeno, infatti tra il 2007 ed il 2015 i crediti deteriorati presenti nei portafogli delle banche italiane sono cresciuti a dismisura raggiungendo i 360 miliardi.
In base agli ultimi dati disponibili gli NPL lordi ammontavano a 163 miliardi (il fenomeno riguarda oltre 2,2 milioni di famiglie ed imprese) si è passati cioè dal picco del 2016 quando rappresentavano il 16,5% sul totale dei finanziamenti al 7,4%.

Le banche e il difficile approccio con i crediti deteriorati

In pratica il sistema bancario italiano ha dimezzato il peso di questi crediti. Ora però sicuramente tali cifre verranno ulteriormente incrementate in conseguenza della crisi devastante determinata nell’economia reale del nostro paese dall’epidemia del coronavirus, in quanto già si è rilevata da qualche mese una preoccupante inversione di tendenza.
Come ha registrato l’ “Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia” del quale fanno parte Dia, GdF, Servizio Analisi Criminale della Polizia di Stato e Carabinieri; dal suo canto anche la Guardia di Finanza e la Dia (Direzione Investigativa Antimafia).
Il “Servizio analisi criminale” in particolare ha constatato ed ha previsto, dopo i primi segnali sospetti di infiltrazioni mafiose nell’economia disastrata dall’emergenza covid-19, che le operazioni sugli NPL sono in forte crescita ed è presumibile “che le organizzazioni criminali possano inserirsi nel mercato dei crediti deteriorati”.

Come si inserisce la criminalità organizzata

Vengono anche ipotizzati vari sistemi operativi:
1) «si ricorre a prestanomi e società di copertura approfittando di alcuni “varchi” offerti dal mercato e dalla normativa» e si comprano «singoli crediti deteriorati non in blocco in modo tale da evitare che l’acquisto di crediti a titolo oneroso possa costituire un’attività di concessione di finanziamenti in qualsiasi forma» per evitare l’applicazione del TUB (Testo Unico Bancario);
2) si realizzano infiltrazioni nel settore del servicing, i servizi di gestione, incasso e recupero dei crediti per conto degli investitori che li hanno comprati dalle banche, favoriti dalla presenza di pochi grandi operatori” che esternalizzano parte dell’attività;
3) si acquistano “i crediti NPL attraverso società di recupero crediti che possono agire senza essere soggetti alla stringente disciplina stabilita dal TUB per gli intermediari finanziari”;
4) si investe “nell’acquisto di obbligazioni denominate Abs (asset-backed security) emesse dalle società veicolo costituite da banche e intermediari finanziari per la cartolarizzazione degli NPL”.
Alla luce di queste segnalazioni più che fondate, bene ha fatto perciò la Commissione Banche a confermare che ci sono poche società specializzate (facenti capo a fondi internazionali) che operano spesso con modalità spregiudicate a fini speculativi mettendo in grande difficoltà i debitori ceduti.
Questa volta pertanto la politica mostra di voler intervenire per evitare che esploda una vera e propria bomba sociale anche alla luce del rischio più che fondato che il settore diventi preda della criminalità organizzata.
Sopratutto per dare una risposta adeguata a migliaia e migliaia di famiglie e di piccole e media imprese in gravi difficoltà.

di: Luca Maurelli @ 17:06


Lug 27 2020

Effetto covid per Ryanair: 99% della flotta a terra, è crisi nera

Maxi rosso da 185 milioni di euro per Ryanair fra aprile e giugno (primo trimestre dell’anno finanziario), definito il periodo “più impegnativo nei 35 anni di storia” della compagnia aerea. La perdita si confronta con un utile netto di 243 milioni nello stesso periodo del 2019 mentre i ricavi sono scesi del 95% da 2,312 miliardi a 125 milioni. Alla base dei risultati, ovviamente, lo stop provocato dalla crisi Covid-19 e che ha fatto sì che “oltre il 99% della flotta è stata messa a terra da metà marzo a fine giugno” con un numero di passeggeri crollato da 42 milioni a 500 mila (-99%).

Ryanair: effetto covid

Per i voli che hanno comunque operato le proprie rotte il fattore di carico è sceso di 35 punti, dal 96 al 61%. Il 1 ° luglio, il gruppo Ryanair ha ripreso i voli sulla maggior parte della sua rete e stima di raggiungere nel mese in corso una operatività di circa il 40% del normale in aumento a circa il 60% ad agosto e al 70% a settembre. Ryanair indica fra l’altro la possibilità di avere in flotta i Boeing 737-MAX-200 prima della fine del 2020, un modello che potrebbe aumentare entro i prossimi 5 anni il numero totale dei passeggeri del gruppo a quota 200 milioni.

Verso la chiusura di tre basi in Europa

Ryanair avrebbe anche deciso di chiudere alcuni scali. Tra i più probabili, l’aeroporto di Francoforte Hahn, in Germania. Ma a quanto pare non sarebbe l’unica a rischio. La compagnia aerea, infatti, a seguito della crisi provocata dal covid, ha dovuto tagliare le retribuzioni ma i piloti tedeschi hanno detto no al taglio degli stipendi per salvaguardare i posti di lavoro. A rischio ci sarebbero anche le basi di Berlino Tegel e Dusseldorf. Dal 1 novembre, chiuderà lo scalo di Frankfurt-Hahn mentre in seguito toccherà all’aeroporto di Berlino Tegel e di Weeze, a Duesseldorf, sicuramente prima dell’inverno.

di: Valter Delle Donne @ 15:59


Lug 25 2020

Dodici milioni di cartelle esattoriali in arrivo a settembre. Niente condono, forse un rinvio

Governo al lavoro sul fronte fiscale, nell’ambito del prossimo decreto che opererà con le risorse stanziate
grazie all’ultimo scostamento di bilancio (25 miliardi). Secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti dell’esecutivo, una delle prossime misure riguarderà l’estensione dello stop alla riscossione coattiva dei tributi fino alla fine dell’anno. Ma di condono, sanatoria o concordato non si parla, almeno per il momento.[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”]

Cartelle esattoriali, l’allarme di Salvini

Proprio oggi l’opposizione era tornata a insistere sul tema delle cartelle esattoriali. Nel corso di un incontro pubblico a Prato il leader della Lega Matteo Salvini aveva affermato: “Questi matti a settembre pensano di inviare 12 milioni di cartelle esattoriali di Equitalia a casa degli italiani. Noi faremo di tutto per bloccarle, perché sarebbero un massacro per l’economia”. Ma, aggiunge Salvini, “vedo che a sinistra sono tranquillotti, passano il tempo a mangiare ostriche e champagne, vanno nelle località più rinomate, noi della Lega invece stiamo in mezzo alle persone”.

Per quanto riguarda gli altri provvedimenti, sarà estesa fino al 31 dicembre 2020 anche la moratoria mutui per le famiglie, la cui deadline era stata fissata al 30 settembre. Sul fronte lavoro, sono due le misure di decontribuzione che il governo è pronto a mettere in campo: in primo luogo, è prevista una decontribuzione fino a fine anno per il datore che riprende il lavoratore messo in cassa integrazione. Il secondo strumento di decontribuzione riguarderà invece i neo-assunti. ero un massacro per l’economia”.[/premium]

di: Luca Maurelli @ 14:57


Lug 25 2020

I soldi per pensioni e stipendi ci sono? Il governo rassicura, ma inquieta il pressing sul Mes

I dubbi, sollevati ieri da un articolo del “Sole24Ore“, li ha in parte rinfocolati oggi “Repubblica“. Che da un lato riporta le rassicurazioni del governo, con la nota ufficiale del Tesoro, sulla copertura di “cassa” necessaria per far fronte a pensioni e stipendi, mentre dall’altro fa notare come il pressing del Pd per l’ottenimento del Mes (soldi freschi, immediati) sia un segnale che va in tutt’altra direzione.

Gualtieri e la nota su pensioni e stipendi

“I soldi in cassa ci sono. Tranquilli italiani, pensioni e stipendi saranno regolarmente pagati come del resto è successo anche nei momenti più critici del Paese. È questa la traduzione in termini più popolari della secca precisazione giunta ieri dal ministro dell’Economia Gualtieri…”, scrive il quotidiamo romano, che però titola sull’insistenza dello stesso ministro Gualtieri (in foto con Luigi Di Maio) per il Mes. Perché, se sono soldi che, pur immediatamente disponibili, dovrebbero essere vincolati alla presentazione di progetti in ambito sanitario? Che c’entrano pensioni e stipendi?

Certo che il crac del gettito fiscale previsto, a fronte di un Pil retrocesso di una decina di punti, più l’utilizzo di risorse extra, con sforamento del bilancio di fatto già varato, qualche dubbio sulla tenuta dei conti pare averlo fatto venire anche a qualcuno della maggioranza che sta nella cabina di comando. Come ha scritto ieri l’autorevole giornale di Confindustria. “Con altri 25 miliardi di deficit il Mes diventa cruciale per evitare problemi alle casse dello Stato. Suona così, a quanto risulta al Sole 24 Ore da più fonti, il concetto spiegato dal ministro dell’Economia Gualtieri ai capidelegazione della maggioranza riuniti mercoledì sera per fare il punto prima del consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla terza richiesta di scostamento…”.

Il Mes salvezza del Pd e dell’Italia?

Da qui anche le liti, mai interrottesi, tra Pd (che oggi perde punti nei sondaggi, dopo il Recovery Fund, a vantaggio proprio del M5S) e i grillini. Quei miliardi del Recovery arriveranno solo nella seconda metà del 2021, il Mes è disponibile subito. E servirebbero a tamponare le falle della sanità anche in vista di una possibile, seconda ondata di coronavirus, in autunno. In più, fa notare il Sole,  il Mes, e solo il Mes, aprirebbe la strada all’Omt, l’ombrello generale della Bce sui titoli a breve che potrebbe tornare utile a un Paese con la macchina delle emissioni di debito destinata a viaggiare a lungo a pieni giri”.

Dal giudizio dei mercati sulla stabilità dei conti, condizionato anche da un no al Mes, fino alle possibili speculazioni e impennate dello spread, al balzo degli interessi sul debito e alla difficoltà di collocare i titoli di Stato, il passo verso un allarme liquidità su stipendi e pensioni, potrebbe essere breve.

di: Luca Maurelli @ 11:08


Lug 24 2020

Scandalo Goldman Sachs: risarcito con quasi 4 miliardi di dollari il governo malese

Goldman Sachs, la potente banca d’affari nella quale ha avuto un ruolo di primo piano Mario Draghi e con cui hanno collaborato anche Romano Prodi e Mario Monti, ha vissuto una delle sue giornate più buie.

Goldman Sachs: i veri pirati della Malesia

Ha infatti raggiunto un accordo in linea di principio con il governo della Malesia per con un pagamento da 3,9 miliardi di dollari. In questo modo, dovrebbe chiudere i procedimenti penali e regolamentari pendenti contro le sue filiali e contro alcuni suoi dipendenti. L’accusa è pesante. Appropriazione indebita di risorse del fondo 1Malaysia Development Berhad (1MDB). L’accordo comporterebbe un pagamento da 2,5 miliardi al governo malese. Inoltre, la banca Usa fornirà una garanzia di credito di almeno altri 1,4 miliardi. Il tutto dopo la vendita di asset di 1MDB sequestrati in diverse parti del mondo.

La transazione con il governo malese dopo un anno

“Goldman Sachs prevede di aumentare in misura consistente i suoi accantonamenti per contenziosi e procedure regolamentari per il secondo trimestre del 2020,”, ha riferito la banca americana, avvertendo che questo patto non risolve altre indagini governative e regolamentari in corso riguardanti il caso 1MDB. “L’accordo odierno è un passo importante per superare questo problema”, ha affermato la banca riconoscendo che “ci sono importanti lezioni da trarre da questa situazione e dobbiamo essere autocritici”.

L’investimento nel film dedicato a un cinico finanziere

Il ministero delle finanze malese ha sottolineato che la cifra concordata rappresenta un aumento sostanziale rispetto agli 1,75 miliardi di dollari della precedente proposta di Goldman Sachs. Proposta formulata appena un anno prima. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, lo scandalo è enorme. Le risorse sottratte al fondo sovrano malese, creato per promuovere la crescita economica e lo sviluppo del Paese, sono state parzialmente “riciclate” negli Stati Uniti. Il riciclaggio è avvenuto attraverso investimenti e l’acquisizione di vari tipi di asset. Tra questi, immobili a New York e Los Angeles, aerei privati, opere di Vincent Van Gogh e Claude Monet e investimenti nella produzione del film “The Wolf of Wall Street”. Ironia della sorte, il film con DiCaprio raccontava proprio le malefatte di uno spregiudicato finanziere.

di: Valter Delle Donne @ 19:02


Lug 24 2020

In arrivo la quattordicesima: a chi tocca, quando viene pagata e come si calcola l’importo

In arrivo il pagamento dello stipendio di luglio. Milioni di lavoratori italiani sono in attesa del pagamento della quattordicesima. Ma a chi spetta e, soprattutto, quando arriva? A rispondere è il sito di informazione legale laleggepertutti.it.

Il diritto alla quattordicesima, chi può beneficiarne

Bisogna sapere che il diritto alla quattordicesima non è stabilito dalla legge. È stato introdotto dai contratti collettivi di settore. Per verificare a chi spetta occorre dunque consultare la disciplina prevista dal Ccnl di riferimento, spiega laleggepertutti. In generale, però, spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato. Tuttavia, non è da escludere che il contratto collettivo possa circoscrivere la platea dei beneficiari. E prevedere, ad esempio, che determinate categorie di lavoratori ne restino escluse.

Quando e come matura

«In alcuni contratti collettivi di lavoro, per stimolare le imprese ad effettuare nuove assunzioni, si prevede – spiega laleggepertutti – che il lavoratore non maturi il diritto alla quattordicesima subito dopo l’assunzione. Ma solo dopo la maturazione di un determinato periodo di anzianità di servizio».

Il periodo di pagamento

Per quanto concerne il periodo di pagamento della quattordicesima, occorre fare riferimento alle regole del Ccnl di riferimento. «In generale viene pagata tra giugno e luglio». Questo perché ha «il fine di consentire ai lavoratori di avere una maggiore disponibilità economica per le ferie estive. In certi casi, le tempistiche di pagamento della quattordicesima sono oggetto di specifico accordo in sede di contrattazione aziendale».

La quattordicesima è una mensilità aggiuntiva

Viene detta anche mensilità aggiuntiva. L’importo della quattordicesima è, dunque, uguale all’importo della retribuzione lorda mensile percepita dal lavoratore. È un istituto retributivo a maturazione progressiva. Ciò significa che matura in base ai mesi di lavoro effettuati durante l’anno al quale l’emolumento si riferisce. E il calcolo viene fatto generalmente sulla base dello stipendio percepito dal primo luglio precedente al 30 giugno dell’anno in corso.

Come calcolare l’importo

Tuttavia, le regole di calcolo sono definite dai singoli contratti collettivi di lavoro. La maturazione di un rateo mensile si ha solo se, in quella mensilità, il lavoratore ha lavorato per almeno 15 giorni. La formula per calcolare la quattordicesima è la seguente: stipendio lordo mensile X mesi lavorati nel corso dell’anno / 12 (totale dei mesi dell’anno), conclude il sito di informazione legale.

di: Girolamo Fragalà @ 14:09


Lug 24 2020

M5s contro il Pd: “Il reddito di cittadinanza non funziona per colpa vostra”

Un anno fa, di questi tempi, Luigi Di Maio faceva passerella per la grande adunata dei Navigator all’Auditorium di Roma (vedi foto Ansa). Il reddito di cittadinanza era venduto come la soluzione ai problemi degli italiani. L’attuale ministro degli Esteri si affacciava trionfante annunciando la fine della povertà.

Il risultato effettivo è sotto gli occhi di tutti. Ecco perché, i 5 Stelle, sono costretti a fare un penoso scaricabarile. E il nuovo colpevole del fallimento del reddito di cittadinanza è diventato l’alleato di governo, il Pd. Sentite che cosa dicono i grillini in Emilia Romagna.

Anche il M5s ammette: “Il reddito di cittadinanza non funziona”

“Cosa sta facendo la Regione Emilia-Romagna per valorizzare l’attività dei navigator, figura professionale introdotta per aiutare le persone nel trovare un lavoro?”. A chiedere di fare chiarezza sull’attività dell’amministrazione regionale sul “reddito di cittadinanza e nuova occupazione” è in un’interrogazione il gruppo Movimento 5 stelle, che prende le mosse dai dati diffusi dall’Inps, secondo i quali l’Emilia-Romagna sarebbe, insieme al Veneto, tra le regioni italiane in cui i nuovi provvedimenti statali introdotti due anni fa avrebbero attecchito di meno.

L’interrogazione al governatore dem Bonaccini

Da qui l’atto ispettivo per sapere “quali azioni siano previste, a livello regionale, per coordinare l’azione dei navigator, anche in questa fase, e per valorizzare al meglio la loro attività. Quale sia ad oggi lo stato delle misure di inclusione connesse al reddito di cittadinanza, indicando, almeno a livello provinciale, il numero e la tipologia dei beneficiari e le attività previste. Quali misure ritenga di potere promuovere per accompagnare la migliore applicazione del reddito di cittadinanza rispetto alle specifiche criticità, anche occupazionali, derivanti dall’emergenza da Covid-19”.

In Emilia Romagna e Veneto rdc non attecchisce

Il Movimento 5 stelle chiede anche di sapere se l’amministrazione regionale “intenda valutare forme di coordinamento e promozione dei Progetti utili alla collettività (Puc) programmati dagli enti locali. Se voglia definire nell’ambito della programmazione delle politiche del lavoro e della formazione, anche in accordo con le organizzazioni sindacali delle imprese e dei lavoratori, misure specifiche per l’inserimento lavorativo dei beneficiari del reddito di cittadinanza”. A questo punto, si presume che il M5s tragga le giuste conseguenze. Il reddito di cittadinanza è un flop. Appunto come il Movimento che l’aveva proposto.

di: Valter Delle Donne @ 13:42


Lug 22 2020

Capitano Ultimo silura Conte sul Recovery Fund: «E voi ridevate di Pinocchio»

“Dall’Europa arriveranno 209 miliardi di euro, soldi stanziati nel Recovery Fund. E voi scettici ridevate di Pinocchio perché credeva nell’albero dei soldi. Occhio sempre al gatto e alla volpe”. Lo scrive su Twitter il colonnello Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, assessore all’Ambiente della Regione Calabria.

Recovery Fund: cosa non funziona

Come ha già osservato Giorgia Meloni, “sono le condizionalità del Recovery Fund a farci condividere la preoccupazione di Salvini e di tanti scettici. Con il super freno di emergenza, Rutte e soci avranno buon gioco a bloccare le riforme italiane che non dovessero piacergli. Non voglio vivere in un’Italia a sovranità limitata, in cui si decide a Bruxelles, Amsterdam o Berlino cosa dobbiamo fare noi con le pensioni o il lavoro. È lo stesso motivo – aggiunge la leader di FdI – per cui non vogliamo il Mes”.

La favola di Pinocchio? No, la favoletta di Conte e Casalino

Come osserva una documentata analisi di Dagospia, il ministro del Tesoro sta preparando l’extra-deficit da 20 miliardi da sottoporre al Parlamento. “Ma perché credete che il governo sia andato allo scontro con i commercialisti – in sciopero contro le tasse, una cosa mai vista – pur di confermare la scadenza fiscale del 20 luglio? Perché non c’è più il becco di un quattrino. Se non sarà prorogato lo stato di emergenza, mancando i presupposti legali, non saranno prorogati neanche il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione, e la bomba sociale – che la ministra Lamorgese ogni giorno agita davanti agli occhietti del governo – è lì pronta a esplodere”.

In arrivo l’ennesima manovra lacrime e sangue

Senza Mes e in attesa dei soldi del Recovery fund che arriveranno nel 2021, il governo dovrà inventarsi la solita vecchia misura: lacrime e sangue. Le lacrime le metteranno la Fornero di turno. La Bellanova? La Castelli? Il sangue, come l solito, lo metteranno gli italiani.

 

di: Valter Delle Donne @ 19:16


Lug 22 2020

Il tesoro di mister Amazon ha superato il Pil del Qatar. Può temere l’Antitrust italiana?

I funzionari dell’Antitrust hanno svolto ispezioni nelle sedi di Amazon Italia e Apple Italia. L’avvio dell’istruttoria nei confronti dei due colossi tecnologici intende accertare se Apple e Amazon abbiano messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza per vietare la vendita di prodotti a marchio Apple e Beats da parte dei rivenditori It che non aderiscono al programma ufficiale Apple.

Indagine su un patto Apple e Amazon

Tuttavia, il procedimento e l’eventuale multa dell’Antitrust, saranno comunque risibili rispetto al potere economico dei due colossi. Infatti, solo ieri, lunedì 21 luglio, il patrimonio di Jeff Bezos, l’amministratore delegato del colosso delle vendite on line, è cresciuto di 13 miliardi di dollari, arrivando a un totale di 189,3 miliardi. Secondo gli esperti di Bloomberg, si tratta dell’incremento di capitale più importante della storia. Questo risultato è una conseguenza di un incremento dell’8% delle azioni di Amazon. Un aumento legato al sempre maggiore ottimismo negli investitori per la continua crescita degli acquisti on-line. Bezos era già l’uomo più ricco del mondo, ma durante l’emergenza coronavirus ha incrementato ulteriormente il proprio capitale. Per esempio, tanto per avere un parametro, le sue ricchezze personali superano il Pil del Qatar (183 miliardi di dollari). Oltre ad Amazon, ieri sono cresciute in borsa anche Microsoft (+4,3%) e Tesla (+9,7%).

Gasparri plaude all’intervento dell’Antitrust

”L’istruttoria dell’Antitrust farebbe emergere l’ennesimo, insopportabile, atto di arroganza da parte dei giganti della rete nei confronti delle imprese italiane. Imprese già fortemente colpite dalla concorrenza sleale dovuta dall’immunità fiscale di cui questi colossi godono”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. ” Ma cosa si aspetta per definire una volta per tutte regole di mercato chiare anche per i giganti della rete? Perché un commerciante italiano deve essere sottoposto a mille controlli, rivoli burocratici e gabelle, e probabilmente anche a questi cartelli sulle vendite, mentre chi fattura milioni e milioni di euro nel nostro Paese si ritrova a pagare in percentuali risibili?”, dice ancora. “Ben vengano iniziative come quella dell’Antitrust che scardinano un sistema di potere sul mercato favorito, lo ribadiamo, anche da chi all’interno del Parlamento strizza l’occhio a questi grandi gruppi contribuendo alla chiusura di migliaia di aziende che nel silenzio delle nostre città, dei nostri centri storici, ogni giorno abbassano la loro serranda per l’ultima volta”, conclude.

di: Valter Delle Donne @ 18:42


Lug 22 2020

Fca sotto inchiesta per frode: perquisizioni anche a Mirafiori e al Lingotto

È una indagine per “sospette frodi” che sta portando a “ispezioni, coordinate da EuroJust, in dieci immobili commerciali nel Baden-Württemberg e in Assia, nonché in Piemonte (in Italia) e nel Canton Turgovia (in Svizzera)”. Lo conferma un comunicato della Procura di Francoforte sul Meno. Le indagini coinvolgono il gruppo Fca, sospettato di avere installato su una serie di dispositivi in grado di truccare i parametri di emissione.

Al centro dell’indagine i motori diesel

Al centro dell’indagine – si sottolinea – i motori diesel della cosiddetta “Family B”. E cioè 1.3l Multijet, 1.6l Multijet e 2.0l Multijet) omologati Euro 5 ed Euro 6. Motori utilizzati in modelli Alfa Romeo, Fiat e Jeep e propulsori “Light Duty / Heavy Duty” (110 Multijet F1AE3481G, 115 Multijet 250A1000, 150 Multijet F1AE3481D e 180 Multijet F1CE3481E), utilizzati in modelli Fiat e Iveco. “Laddove i veicoli testati soddisfano i valori limite consentiti per gli ossidi di azoto, il defeat device dovrebbe in grande misura disattivare la pulizia dei gas di scarico durante il funzionamento reale”. I veicoli dotati di tale dispositivo “non possono essere omologati nel mercato comune”. Motivo per cui – osserva la Procura – i clienti devono sottostare al divieto di utilizzarli o disattivare tale dispositivo. Ad essere interessati dall’indagine sono, solo in Germania, oltre 200.000 veicoli, tra cui anche un gran numero di camper. “La durata delle ispezioni non è attualmente prevedibile” conclude la procura tedesca.

Perquisizione a Torino nelle tre sedi Fca

Sono tre e tutte a Torino le sedi del Gruppo Fca perquisite questa mattina dalla Gdf per ordine della procura di Torino. A quanto si apprende, si tratterebbe di Mirafiori, Lingotto e Centro Ricerche di Orbassano. Non risultano indagati. L’ipotesi investigativa è verificare se il software che gestisce i controlli sulle emissioni sia in grado di distinguere se un veicolo viene testato in fase di omologazione quando i valori delle emissioni sono sotto soglia rispetto a quando il motore viaggia in condizioni reali di guida. La procura di Torino già nel 2017 aveva aperto un fascicolo sul dieselgate e la richiesta della Germania. A Berlino, infatti, si sta indagando per analoga ipotesi sul mercato tedesco.

di: Valter Delle Donne @ 15:37


Lug 21 2020

Federproprietà al Senato. Pedrizzi: “Il crimine investe sui crediti deteriorati, bene le proposte di legge”

Si è svolta oggi, in Commissione Finanze e Tesoro del Senato, l’audizione di Federproprietà, con la relazione del vicepresidente, senatore Riccardo Pedrizzi, chiamato a fornire un parere sui tre disegni (A.S. 79, A.S.788, A.S. 1287) che riguardano le modalità di estinzione agevolata di debiti che imprese e persone fisiche hanno nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari.

Secondo le stime di Federproprietà, tra il 2007 ed il 2015 i crediti deteriorati presenti nei portafogli delle banche italiane sono cresciuti a dismisura raggiungendo i 360 miliardi. Tale aumento è stato causato da due successive recessioni: la prima determinata dalla crisi finanziaria globale la seconda dalla crisi del debito sovrano.

In base agli ultimi dati disponibili i crediti deteriorati (NPL) lordi ammontavano a 163 miliard: iil fenomeno riguarda oltre 2,2 milioni di famiglie ed imprese e si è passati cioè dal picco del 2016 quando rappresentavano il 16,5% sul totale dei finanziamenti al 7,4%. In pratica – ha spiegato Pedrizzi, responsabile del settore Tesoro e Finanza di Federproprietà – “il sistema bancario italiano ha dimezzato il peso di questi crediti”.

“Ora però sicuramente tali cifre verranno ulteriormente incrementate in conseguenza della crisi devastante determinata nell’economia reale  del nostro paese dall’epidemia del coronavirus, in quanto già si è rilevata da qualche mese una preoccupante inversione di tendenza”.

L’allarme criminalità di Pedrizzi

Da qui l’allarme criminalità, che il Senato ha già in cantiere di affrontare. “Gli NPL rappresentano oggi un boccone appetibile per la criminalità organizzata, come hanno rilevato le forze dell’ordine e il Servizio analisi criminale, che ha constatato ed ha previsto, dopo i primi segnali sospetti di infiltrazioni mafiose nell’economia disastrata dall’emergenza covid-19, che le operazioni sugli NPL sono in forte crescita ed è presumibile “che le organizzazioni criminali possano inserirsi nel mercato dei crediti deteriorati”.

Second Federproprietà, la malavita ricorre a prestanomi e società di copertura , si realizzano infiltrazioni nel settore del servicing, si acquistano i crediti NPL attraverso società di recupero crediti che possono agire senza essere soggetti alla stringente disciplina stabilita dal TUB per gli intermediari finanziari”, si investe “nell’acquisto di obbligazioni denominate Abs (asset-backed security) emesse dalle società veicolo costituite da banche e intermediari finanziari per la cartolarizzazione degli NPL.

Alla luce di queste problematiche, Riccardo Pedrizzi, a nome di Federproprietà, ha suggerito alla Commissione di chiamare in audizione i vertici di Pubblica Sicurezza.

I consigli legislativi di Federproprietà

Sul piano legislativo, invece, Federproprietà, presieduta da Massimo Anderson, suggerisce ai singoli proponenti delle proposte di legge “di non introdurre elementi di disparità di trattamento che possano favorire taluni debitori a discapito di altri e che si eviti di creare aspettative di eventuali sanatorie, incentivando o ampliando messaggi che suggeriscano ed incentivino l’inadempimento dei debiti”.

Pedrizzi ha inoltre raccomandato di affrontare il fenomeno nella sua globalità, “ricorrendo anche a specifiche misure di intervento come la sospensione del pagamento delle rate dei mutui nei casi di morte, di gravi infortuni, di perdita del posto di lavoro; come rifinanziare adeguatamente il fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa”. Provvedimenti già in essere che andrebbero adeguatamente rifinanziati e resi strutturali gli interventi posti in essere a seguito del Coronavirus, oltre che potenziati con facilitazioni fiscali, soprattutto per dare una risposta adeguata a migliaia e migliaia di famiglie e di micro, piccole e medie imprese.

di: Luca Maurelli @ 15:41


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