Gen 20 2019

Africa sfruttata dal neocolonialismo francese, Meloni smaschera la sinistra: “Ve ne accorgete ora?” (video)

Luigi Di Maio “scopre” un tema caro alla destra italiana, il “neocolonialismo francese”, per attaccare il presidente Macron, depistare i suoi elettori di sinistra turbati dalla linea sull’immigrazione e alimentare il “conflitto” politi con con Parigi, dopo la delegittimazione arrivatagli dai gilet gialli.. “Ci sono decine di Paesi africani in cui la Francia  stampa una propria moneta, il franco delle colonie e con quella moneta si finanzia il debito pubblico francese. Se la Francia non avesse le colonie africane, perché così vanno chiamate, sarebbe la 15 esima forza economica mondiale. Invece è tra le prime grazie a quello che sta combinando in Africa. La Ue dovrebbe sanzionare la Francia e tutti quei paesi che come la Francia stanno impoverendo l’Africa e stanno facendo partire quelle persone, perché il luogo degli Africani è in Africa non in fondo al Mediterraneo. Se vogliamo fermare le partenze cominciamo ad affrontare questo tema, anche all’Onu e non solo in sede europea, e l’Italia si deve far sentire”, ha detto di Maio a commento della tragedia dei migranti africani annegati venerdì nel Mediterraneo.

Un argomento, quello del “neocolonialismo francese“, serio, delicato, che Di Maio cita a sproposito e in modo strumentale utilizzando, senza aver fatto nulla e senza averne reale cognizione, una storica battaglia di Fratelli d’Italia.

Sa di cosa parla, Luigino? Forse no, e rischia così di fare solo danni a chi, come Fratelli d’Italia, denuncia da anni il “nuovo” sfruttamento transalpino di cui nessuno, in Europa, parla, ai danni dell’Africa, come sottolinea il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida: “Ci fa piacere che qualcun altro in Italia si stia finalmente accorgendo di un dramma che Fratelli d’Italia denuncia da anni, praticamente in solitaria. Quello che la Francia sta facendo a diverse Nazioni dell’Africa, colonizzandole, depredandole e sfruttandole per meri interessi economici, è una delle cause dell’instabilità e del mancato sviluppo di interi Stati subsahariani. Purtroppo – ha sottolineato il deputato di Fratelli d’Italia – le nostre denunce non sono mai state prese in considerazione, soprattutto dai vecchi governi di sinistra amici del presidente Macron. Abbiamo più volte chiesto al presidente Conte di porre la questione in Europa, ma siamo rimasti ancora una volta inascoltati. Ben venga se adesso, oltre a Fratelli d’Italia, anche altri esponenti della politica decidono di occuparsi delle politiche di sfruttamento messe in atto dalla Francia ai danni dell’Africa. Siamo pronti – ha assicurato – a qualunque iniziativa volta a mettere fine al neocolonialismo d’Oltralpe, come quando a ottobre una delegazione di Fratelli d’Italia guidata dal presidente Giorgia Meloni andò al confine con la Francia, a Ventimiglia, per protestare contro lo sfruttamento francese tramite il Franco Cfa. La prossima volta Di Maio venga con noi”, ha concluso Lollobrigida.

Una posizione ribadita, in un video su Fb, anche dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, che ironizza amaramente: “Finalmente anche la sinistra, da Di Maio a Fassina, si accorge del fatto che alla base dell’immigrazione c’è anche il neocolonialismo francese in Africa e l’usura fatta con la moneta coloniale Franco CFA. Come Fratelli d’Italia denuncia da mesi in totale solitudine. Bene, sono contenta che abbiano visto i nostri video. Peccato che nessuno abbia fin qui fatto nulla per fermarlo, FdI ha anche chiesto in Parlamento al Premier Conte di porre la questione in sede europea ma non è stato fatto nulla. Per esempio verrebbe da chiedere a Di Maio: perché quando qualche settimana fa Conte è stato in Niger non ha posto il problema dello sfruttamento dell’uranio da parte di una multinazionale francese? Sveglia ragazzi, siete al governo. Per quello che ci riguarda, Fratelli d’Italia intende arrivare al parlamento europeo proprio per denunciare e mettere fine allo schifo che stanno facendo in Africa Macron e i suoi amici”, attacca la Meloni.

 

di: Luca Maurelli @ 20:00


Gen 20 2019

Salvini svela la strana coincidenza: le Ong si avvicinano alla Libia, i barconi ripartono

“Gli unici veri razzisti sono a sinistra e pensano che dobbiamo risolvere i problemi del mondo e intanto chiudono
gli ospedali in Abruzzo. E’ strano che quando tornano le Ong davanti alla Libia ripartono i barconi. Guarda caso”, attacca il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, parlando a Lanciano (Chieti) dell’ennesima emergenza in mare, davanti alle coste libiche, dove da qualche giorno sono ripresi gli allarmi su imbarcazioni alla deriva, una delle quali, venerdì, è affondata con decine di migranti a bordo. “Più ne partono e più ne muoiono, l’unico modo per salvare le vite è mettere in galera tutti gli scafisti. Va bene permettere l’arrivo di chi scappa davvero dalla guerra, ma gli scafisti devono avere la certezza che i porti italiani rimangono e rimarranno chiusi. E’ l’unico modo per salvare vite umane. Guarda caso l’anno scorso, quando c’era al governo il Pd ne sono arrivati di più. Da quando sono al governo ne sono arrivati di meno e ne sono morti di meno, l’obiettivo  è arrivare a quota zero”, prosegue Salvini, che difende la polizia anche nella vicenda dell’immigrato tunisino morto a Empoli durante un fermo: “Guai a chi mette in discussione il buon senso e la buona volontà delle nostre forze dell’ordine. Se qualcuno ha sbagliato pagherà, però processare a priori qualcuno che fa semplicemente il suo mestiere è una cosa che succede solo in Italia”.  “Mi rompono le scatole perché indosso la divisa della Polizia. Lo faccio e lo farò con onore per rendere omaggio a uomini e donne che rischiano la vita per la sicurezza degli italiani”, ha aggiunto.

di: Luca Maurelli @ 19:59


Gen 20 2019

L’ultima di Lucano: “Governo criminale, gli scafisti sono vittime”. FdI: “Ormai delira…”

Nuovi guai per il sindaco di sinistra “coccolato” dalle varie Boldrini, Fazio e Gad Lerner. Il gip del tribunale di Locri ha confermato il divieto di dimora a Riace per il sindaco sospeso Domenico Lucano, che ha confermato il provvedimento cautelare con il parere favorevole del pubblico ministero rigettando l’istanza di revoca presentata dai difensori di Lucano. Il quale, per tutta risposta, si è lasciato andare a dichiarazioni a dir poco farneticanti: “Per alleviare l’onta mediatica delle sue gravi responsabilità il governo italiano ha detto che la responsabilità è dei trafficanti. Ma io dico che anche loro sono vittime”, ha detto, a commento dl tragico naufragio a largo della Libia in cui sono morti 117 migranti. “I crimini dell’umanità non sono i loro – aggiunge Lucano – ma quelli di un governo indifferente, di un ministro dell’Interno che pensa a farsi fotografare mentre mangia con la gente che muore in mare… Mai l’Italia è stata così in basso”, ha concluso Lucano.

Parole che sono state accolte con sdegno dall’opposizione, con Fratelli d’Italia che stigmatizza la gravità delle affermazioni del sindaco di Riace: “Adesso basta, non ne possiamo più dei continui deliri di Mimmo Lucano. L’ultimo, poco fa, quello che secondo lui anche i trafficanti di esseri umani sarebbero delle vittime, di fatto equiparandoli agli immigrati che rischiano o perdono la vita sui barconi”, dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. “Ricordiamo a Lucano, inquisito per favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina e per illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, che gli scafisti sono coloro che lucrano sulle vite umane, sfruttandone ogni debolezza e disperazione, con il colpevole sostegno delle ONG. Non smetteremo mai di ripeterlo: l’unico modo per evitare le stragi in mare è il blocco navale al largo delle coste libiche”, conclude Lollobrigida.

di: Luca Maurelli @ 18:17


Gen 20 2019

Boschi-Di Battista, squallida rissa sui papà. “Il tuo è banchiere”. “Il tuo fascista…”

Non la smettono di litigare, sui social, il grillino Alessandro Di Battista e la piddina Maria Elena Boschi, con accuse che tristemente continuano a litigare sui rispettivi padri. Il grillino rinfaccia all’ex ministra di essere “figlia di un banchiere” e di non aver mai lavorato in vita sua, la Boschi replica di essere “molto fiera di non avere un padre fascista”. “Rispondo ancora a Di Battista che continua a chiamarmi in ballo – dice allora l’esponente Pd, sempre dalla propria pagina Facebook – Carissimo Alessandro, io ho sempre lavorato come avvocato e ho pagato le tasse. Attività che spero non ti suoni sorprendente, considerati i precedenti delle tue aziende. Quanto a mio padre: sono molto fiera di non avere un padre fascista. E la correttezza di mio padre – rimarca – è stata riconosciuta nei Tribunali che, a differenza della vostra squallida gogna mediatica, hanno ancora valore in una Repubblica Democratica”.

Se queste sono le nuove leve della politica italiana, stiamo messi davvero male. Se per fare politica si devono insultare i genitori, ammesso che essere “banchieri” o “fascisti” possa essere considerato un insulto, la dice lunga sulle prospettive politiche del nostro Paese…

di: Luca Maurelli @ 18:03


Gen 20 2019

Scafisti scatenati, un altro barcone lasciato alla deriva con le Ong in soccorso…

“Le persone a bordo del barcone alla deriva nel Mediterraneo sono in preda al panico, il nostro team sta cercando di calmarli. Abbiamo ripetutamente sentito le persone gridare, una persona ci ha detto che presto non sarà più in grado di parlare perchè sta congelando. La situazione è disperata”, è il messaggio che in queste ore arriva al centralino di Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico a cui si rivolgono i migranti che tentano la traversata. E’ l’ennesimo allarme che arriva dal Mediterraneo, dopo il gommone naufragato venerdi, i due intercettati dalla guardia costiera libica e quello soccorso da Sea Watch. In queste ore sembra che gli scafisti si siano scatenati e con loro, immediato, il ruolo delle Ong  pronte a lanciarsi al soccorso, anche grazie al sistema di allarme telefonico creato per i possibili naufraghi. “Una nave dell’Ong “si sta dirigendo verso l’emergenza segnalata da alarm_phone e sul quale nessuna autorità sta intervenendo. Siamo a circa 15 ore di distanza. Non possiamo coprire da soli il #Mediterraneo, dove le persone vengono lasciate morire”, scrive la Ong Sea Watch su Twitter.

Un altro barcone, in queste ore, chiede aiuto e trova le Ong pronte a offrirsi per soccorrerlo, a conferma di un pressing delle organizzazioni dedite al traffico di esseri umani sul governo italiano per convincerlo a cambiare linea sulla chiusura dei porti, con la sponda delle forze politica dell’opposizione. La linea di Matteo Salvini, nonostante il “processo mediatico” che subisce in queste ore, non cambia: “Mi sento colpevole? No, meno persone partono, meno persone muoiono, più persone partono, più persone muoiono” dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, parlando in diretta da Vasto, in Abruzzo: “I porti sono e rimangono chiusi“, aggiunge. La linea è chiara: c’è un disegno per provare a “sfondare” il muro italiano sfruttando anche le tragedie del mare, che purtroppo sono sempre accadute. Ma dall’altro lato il governo, con Salvini in testa, non cambia idea: “Io non sono stato, non sono e non sarò mai complice dei trafficanti di esseri umani” aveva scritto in mattinata su Facebook-

Poi dal vicepremier arriva la stoccata all’opposizione: “Quanto a certi sindaci e governatori di PD e sinistra anziché denunciare la presunta violazione dei ‘diritti dei clandestini’, dovrebbero occuparsi del lavoro e del benessere dei loro cittadini, visto che sono gli italiani a pagare loro lo stipendio. Sbaglio?”, conclude Salvini.

di: Luca Maurelli @ 17:30


Gen 20 2019

Al Verano il viaggio della Memoria: Mameli, Acca Larenzia e le vittime del terrorismo

Passeggiare tra i visionari del Risorgimento, i ragazzi degli anni di piombo, le vittime del terrore,  i patrioti delle grandi guerre. Come ogni anno, nel  mese di gennaio, da 39 anni.  In più di trecento hanno percorso i viali del cimitero monumentale del Verano, tra  pietre e cipressi,  per rendere omaggio ai fratelli caduti nel nome dell’Italia. Per cercare la vita, non per contemplare la morte.

Il viaggio della Memoria tra le pietre del Verano

Un percorso della memoria,  un viaggio che affonda le radici nel sangue della storia nazionale per non dimenticare, certo,  ma anche per ripartire, per attingere nuova linfa, per affrontare le bassezze della politica di palazzo, gli intrighi di “corte”,  i compromesse, le pastette. Linfa per essere degni di quei caduti. Un evento che nel corso del tempo ha abbandonato la veste di cerimonia per “pochi intimi” per diventare un appuntamento corale, aperto a tutti, accogliente. Nel tentativo testardo di coinvolgere più italiani possibile,  ben oltre le appartenenze politiche, le storie individuali, le vicende familiari, per diventare il giorno della memoria degli italiani accomunati dallo stesso ardore perché tutti gli uomini di valore sono e restano fratelli. Non militanti di una parte, di una fazione. Tutto comincia con poche decine di ragazzi del Fronte della Gioventù che nel 1980, dopo la strage di Acca Larenzia, il 6 gennaio si ritrovano quasi spontaneamente, con un tam tam a voce, a visitare le tombe dei ragazzi uccisi negli anni di piombo,  accostandosi in punta di piedi alla tomba di Mario Zicchieri, “Cremino”, dei fratelli Mattei, di  Franco Bigonzetti, di Alberto Giaquinto, con le sue scarpe da ginnastica bianche custodite come un cimelio nella cappella di famiglia,  di Paolo Di Nella. Un fiore, un pensiero, un giuramento.

Centinaia tra uomini, donne e bambini da 39 anni

Oggi sono centinaia, anziani, giovani, bambini di pochi anni per una cerimonia sobria ma che scombussola la pancia. Niente di marziale, nessun simbolo di partito: un passo dietro l’altro ascoltando il respiro di chi ti è dietro, poi la sosta, la mano sul petto a impugnare il cuore, frammenti di poesie sussurrate al vento per riannodare  i fili invisibili che uniscono storie scritte da piccole e grandi mani. Sulle note di un violino viene deposto uno scudo d’alloro davanti a tre sepolcri simbolici. La tomba di Goffredo Mameli, quella di Stefano Recchioni e il Sacrario dei caduti della prima guerra mondiale. Mameli,  patriota e poeta, che a soli 21 anni venne ucciso durante l’assedio di Roma, a rappresentare il tormentato Risorgimento che costruì l’unita d’Italia. Poi la tomba a terra di Stefano Recchioni, sotto la scultura di mamma Silvana, il giovanissimo militante di Colle Oppio dagli occhi verdi e il cuore grande, ucciso ad Acca Larenzia dove era accorso dopo la notizia della morte di Ciavatta e Bigzoneztti. Con Stefano si ricordano i ragazzi innocenti uccisi negli anni di piombo. Poche letture: uno scritto di Paolo Di Nella sull’appartenenza, la comunità, la rivoluzione popolare, qualche parola strappata a una pagina di diario di Stefano.

Da El Alamein a Nassiriya

Infine il Sacrario dei caduti della prima guerra mondiale per omaggiare il coraggio di chi ha sfidato l’impossibile. Soldati, vittime delle dittature, servitori dello Stato trucidati dal terrorismo e dalla mafia. Lì ci sono simbolicamente i ragazzi di El Alamein nella sabbia rovente, i soldati che marciavano sulle pietre ispide di Grecia e d’Albania, i ragazzi del ’99. E ancora i ragazzi di Salò, quelli della “parte sbagliata”, i “resistenti” alla dittatura che caddero con lo stesso impeto degli avversarti per un sogno di libertà, i soldati  lasciati senza ordini, gli ebrei deportati, i prigionieri nei campi inglesi e americani.  C’è l’Italia orgogliosa che palpitava nell’attesa di un ritorno dal fronte, le ausiliare, i medici, gli infermieri della Croce rossa militare, i volontari, gli operai, i giovani universitari irredentisti. Sotto le colonne a semicerchio del Sacrario ci sono  gli innocenti uccisi nelle stragi di Stato, Brescia, Ustica, Bologna. Ci sono Falcone e Borsellino, i caduti a Nassiriya e nelle missioni di pace di mezzo mondo, quelli saltati per aria nelle discoteche e nei musei. Ci sono i figli d’Italia,  perché si può essere patrioti  tra le corsie di un ospedale,  nella militanza politica, nel volontariato sociale o ambientale, nello svolgere onestamente il proprio lavoro, nelle aule sorde e grigie. Infine la bandiera tricolore regalata ai più piccoli, perché sappiano, perché rappresentano il futuro. In fila uno dietro l’altro, prendono il piccolo vessillo, sorridono e con gli occhi cercano i genitori. Scappano via ed esce un raggio di sole. “Ci rivediamo l’anno prossimo, gennaio 2020, vi aspettiamo ancora più numerosi”,  dice una voce al microfono.

 

di: Gloria Sabatini @ 15:31


Gen 20 2019

Global Compact, anche i Subsonica “stregati” dalle parole di Giorgia Meloni (video)

Anche i Subsonica sedotti dalle parole di Giorgia Meloni sul Global Compact. E la leader di Fratelli d’Italia ringrazia. Non è la prima volta che dal palco di Propaganda live un artista si esibisce musicando le parole dell’ex ministro della Gioventù sotto l’occhio compiaciuto di Zoro: nelle intenzioni degli autori del programma dovrebbe essere una parodia ma invece diventa un’implicita promozione di Fratelli d’Italia.

“Dopo Jovanotti ed Emma Marrone, anche i Subsonica hanno musicato il mio intervento contro la sottoscrizione del Global Compact da parte dell’Italia. Un ringraziamento sincero agli amici di Propaganda”, scrive la Meloni su Facebook, “senza di loro non sarei mai riuscita a far capire così bene il mio messaggio! Grazie anche a loro stiamo vincendo la nostra battaglia contro il Global Compact”.

di: Gloria Sabatini @ 13:03


Gen 20 2019

Stragi nel Mediterraneo, Salvini attacca: non sarò mai complice degli scafisti

“Io non sono stato, non sono e non sarò mai complice dei trafficanti di esseri umani, che con i loro guadagni investono in ARMI e DROGA, e delle Ong che non rispettano regole e ordini. Quanto a certi sindaci e governatori di PD e sinistra anziché denunciare la presunta violazione dei “diritti dei clandestini”, dovrebbero occuparsi del lavoro e del benessere dei loro cittadini, visto che sono gli italiani a pagare loro lo stipendio. Sbaglio?”, così Matteo Salvini interviene, via social, sul tema che torna preponderante nell’agenda dell’Europa: il flusso di migranti dalla Libia che non si arresta e che ha provocato in pochi giorni 170 morti. L’allusione ai sindaci riguarda Leoluca Orlando che ha parlato di Salvini come del responsabile di un nuovo genocidio, arrivando a dire: ci sarà un secondo processo di Norimberga e Salvini non potrà dire che non sapeva.

Il premier Conte contro i trafficanti

«Sono rimasto scioccato da questa nuova strage», ha detto il premier Giuseppe Conte. «Siamo più convinti di prima – ha aggiunto – nel contrastare i trafficanti». «Come premier non avrò pace fino a quando questi trafficanti, uno a uno, non saranno assicurati alla Corte internazionale penale».

L’ultima tragedia si è verificata al largo delle coste libiche: erano in 120 su un gommone e senza giubbotti di salvataggio. Solo tre i superstiti, che sono stati portati a Lampedusa da un elicottero militare italiano. Tra i dispersi in mare dieci donne e un bimbo di due mesi. Un altro naufragio, nei giorni precedenti, era costato la vita a 53 migranti che cercavano di raggiungere l’Europa in direzione della Spagna.

Di Maio chiama in causa la Francia

Luigi Di Maio commentando l’ennesima strage in mare punta il dito contro la Francia:  questi viaggi della disperazione nel Mediterraneo che provocano morti “sono legati a una fase coloniale ancora in atto in Africa ad opera di alcuni Paesi d’Europa. Se la Francia non decolonizza veramente le decine di Paesi in cui stampa ancora addirittura il franco delle colonie africane, noi continueremo ad avere un’Africa povera ed un’Europa ipocrita, un’Europa che pensa agli effetti di cause che non ha mai affrontato».

 

di: Annalisa Terranova @ 10:31


Gen 20 2019

Ci voleva Di Maio per ricordare che il Msi ebbe un’anima sociale?

Certo, l’accostamento è stato irriverente e tuttavia utile a ricordare che il Msi non fu solo nostalgia, reducismo, gite a Predappio e calendari del Duce. Parliamo della provocazione di Luigi Di Maio sul Msi che avrebbe votato il reddito di cittadinanza, rintuzzata prontamente da Francesco Lollobrigida (FdI) e da Francesco Storace. Di Maio, figlio di un missino, ha messo sullo stesso piano Msi e Pci. Msi e Pci, ha detto, avrebbero votato il reddito come forma di contrasto alla povertà. In effetti Msi e Pci nel 1985 si schierarono entrambi per il NO al referendum sul taglio della scala mobile. Un particolare di poco conto ma significativo di come nella storia della destra abbia agito un afflato popolare che a volte prendeva il sopravvento sulle politiche meramente conservatrici o rivolte alla piccola e media borghesia.

La destra sociale dimenticata?

Ma è evidente che Di Maio ha voluto provocare quell’area di destra che si è sempre definita sociale e che oggi, con una politica troppo concentrata su migranti e moschee, appare afona, ma soprattutto appare dimenticata, sicuramente poco degna di citazioni, poco presente o anche solo trascurata nelle linee programmatiche della destra. Eppure a quella destra occorrerà guardare per attingere idee e valori profondi capaci di far tornare sviluppo e speranza nella comunità nazionale. Ne fu rappresentante eccellente il capogruppo al Comune di Roma Tony Augello, il quale nelle serate d’inverno portava le coperte ai barboni della Capitale anziché sottrargliele e il quale, soprattutto, già nei primi anni Novanta accusava la sinistra di avere del tutto abbandonato le fasce deboli. Ne fu leader quel Pino Rauti che tra i primi additò le nuove povertà come tema principale dell’agenda politica e tra esse includeva anche la decadenza delle aree periferiche metropolitane e il degrado dell’ambiente. Ne fu emblema l’Almirante che si candidò a sindaco di Napoli invocando riscatto per il Sud e che, nel 1980, portò la Fiamma ad essere il terzo partito della città.

Il lato positivo della provocazione

Dunque è esistita un’anima sociale del Msi, anzi è stata una componente fondante e caratterizzante di tutta la sua storia, proseguita poi sotto le insegne di Alleanza nazionale. Ci voleva Luigi Di Maio per ricordarlo? Si colga allora di questa provocazione il lato positivo, recuperando la vitalità di un pensiero e di una storia che non è utile far cadere nel limbo dell’amnesia.

di: Annalisa Terranova @ 10:05


Gen 19 2019

Fondazione An: mercoledì la presentazione del libro “Ritratti del coraggio”

In Italia, negli ultimi 50 anni, terrorismo e criminalità organizzata hanno ucciso 27 magistrati. Una strage che non ha precedenti nella storia delle democrazie occidentali. Sarà il tema centrale dell’evento di mercoledì 23 gennaio (ore 15,30), nella sala convegni della Fondazione Alleanza nazionale  (via della Scrofa, 43) dove si terrà la presentazione del libro “Ritratti del coraggio. Lo Stato italiano e i suoi magistrati” (Casa editrice Nuova Scienza). Il libro, scritto da un gruppo di magistrati, cerca di ricostruire le vicende che hanno portato al sacrificio di queste vite, ricostruendo le vicende umane e professionali di ognuno di loro. Per ricordare e poter meglio comprendere anche l’attualità.

Alla presentazione del libro intervengono Giuseppe Valentino (presidente della Fondazione An), Stefano Amore (magistrato e curatore del volume), Paola Balducci (avvocato, membro del Csm), Giuseppe Bianco (procuratore presso il Tribunale di Roma), Fabio Massimo Gallo (presidente della sezione civile della Corte d’Appello di Roma), Gennaro Malgieri (giornalista e scrittore). Modera Gennaro Sangiuliano (direttore del Tg2).

Il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino

Valentino: “Rispecchia i valori della Fondazione An”

«Ritengo l’evento – scrive Valentino presentando l’appuntamento di mercoledì –  per il tema che viene trattato e per l’incidenza che esso ha avuto nella storia del nostro Paese, assolutamente coerente con i valori che la Fondazione rappresenta. Considero un privilegio la presentazione del libro presso la Fondazione di An che ha nel suo statuto ma, soprattutto, nel suo DNA il rispetto per la giustizia e il ricordo devoto ed indelebile di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nell’interesse dell’Italia, come i 27 uomini in toga – conclude Valentino – il cui sacrificio si iscrive quale esempio del più profondo senso dello Stato nelle pagine più alte e nobili della Storia Repubblicana».

di: Valter Delle Donne @ 20:15


Gen 19 2019

Manovra, Meloni: «Non consentiremo che aziende chiudano per dare la paghetta ai nomadi»

“Agli esponenti del Movimento 5 stelle che si dicono colpiti dalla contrarietà di Fratelli d’Italia al reddito di cittadinanza perché ‘la destra sociale dovrebbe essere vicino agli ultimi’ devo segnalare che per noi non sono gli ultimi di questa società i nomadi, gli immigrati, i nullafacenti cronici che un lavoro neanche lo cercano, i parcheggiatori abusivi, i venditori abusivi, tutta gente che prenderà il reddito di cittadinanza”.Lo dice Giorgia Meloni su Facebook.

<Gli ultimi della scietà? Gli italiani onesti in diffcoltà»

“Per Fratelli d’Italia – continua la Meloni –  gli ultimi della società sono gli italiani onesti in difficoltà, quelli che lavorano e pagano le tasse per stipendi da fame, gli artigiani che chiuderanno per colpa della fatturazione elettronica, i giovani che scappano all’estero perché in Italia non trovano alcuna opportunità -aggiunge Meloni-. Gente che invece il reddito di cittadinanza non lo prenderà. La storia degli ultimi, dunque, andatela a raccontare a qualcun altro: noi non consentiremo che aziende italiane chiudano per dare la paghetta ai nomadi”.

di: Aldo Di Lello @ 20:10


Gen 19 2019

Di Maio e il Msi, Giuliana de’ Medici: «Giù le mani da Giorgio Almirante»

“Il Movimento 5 stelle e Luigi Di Maio non possono assolutamente utilizzare il nome e il riferimento al Movimento sociale italiano e ad Almirante per mero tornaconto politico, anche perchè proprio i 5 stelle hanno negato una piazza a mio padre, Giorgio, a Roma. Non possono appropriarsi di un pezzo della storia d’Italia solo quando fa loro comodo”. Lo dice all’Adnkronos Giuliana de’ Medici, figlia di Giorgio Almirante.

Contro di Maio l’indignata reazione della destra

Il vicepresidente del Consiglio aveva fatto un arbitrario e del tutto gratuito accostamento tra  il M5S e il Msi dichiarando che il partito di Almirante avrebbe addirittura sostenuto un provvedimento come il reddito di cittadinanza. Immediate e indignate  le reazioni del mondo politico della destra. Il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobirigida, ha invitato il vicepremier a “sciacquarsi la bocca prima di parlare del Msi”.

di: Aldo Di Lello @ 19:44


Gen 19 2019

Di Maio farnetica: «Il Msi sarebbe stato pro reddito di cittadinanza». Lollobrigida: «Sciacquati la bocca»

Di Maio si sciacqui la bocca prima di parlare di Msi che con le posizioni antipatriottiche dei 5 Stelle ha davvero nulla a che spartire. Il capetto politico di un movimento che a Roma ha negato dignità politica a Giorgio Almirante si permette di farsi interprete dei valori della destra? Quelli come lui, che hanno fatto dello spreco e della spesa il modo per raccogliere consensi, noi missini li abbiamo sempre contrastati con ogni mezzo durante la prima repubblica. E lo faremo nella seconda”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, replicando a Luigi Di Maio che in una diretta Facebook ha dichiarato che il Movimento Sociale Italiano, secondo lui, avrebbe sostenuto il reddito di cittadinanza.

Inopportuno riciamo stìstorico di  Di Maio

Nello specifico, rivolgendosi a FdI e Pd, Di Maio ha detto: “Come vi permettete? Una vita in vacanza? Vergognatevi pure perchè dite che siete di sinistra o di destra. Le vostre ideologie di riferimento avrebbero aiutato queste persone, Pci e Msi avrebbero sostenuto il reddito di cittadinanza, sono sicuro. E invece, infelici eredi, state qui a fare il tifo per lo spread e Confindustria”.

di: Aldo Di Lello @ 19:02


Gen 19 2019

Reddito di cittadinanza, FdI contro il M5S: «Svuotate le casse dello Stato per una mancia»

È scontro politico tra il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia sul reddito di cittadinanza. Un nervosissimo Luigi Di Maio ha attaccato il partito guidato da Giorgia Meloni, che si è apertamente schierata in favore di una raccolta firme referendaria per abrogare ogni stortura del cavallo di battaglia grillino. Il primo a stigmatizzare è stato questa mattina il sottosegretario m5s Di Stefano, seguito a strettissimo giro dai due capigruppo D’Uva e Patuanelli e dai senatori grillini membri della commissione Lavoro a palazzo Madama. Infine, il vice premier e ministro Di Maio in persona. La linea, decisamente debole, si può riassumere così: chi si mette di traverso sul reddito di cittadinanza si mette contro gli italiani in difficoltà. Tempo pochi minuti e da Fratelli d’Italia si leva una risposta articolata e compatta: “Il Movimento 5Stelle svuota le casse dello Stato per elargire mance elettorali che finiranno in gran parte nelle mani di immigrati, evasori e nullafacenti cronici” ha subito replicato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. “Racimolare voti aumentando la spesa e’ un metodo da prima repubblica che ha messo in ginocchio questa Nazione. Illudere per qualche mese, sperperando miliardi, chi è in difficolta’ non elimina la poverta’ ma peggiorera’ la condizione economica italiana nel suo complesso aumentando il numero di disoccupati e indigenti. Diminuire le tasse, incentivare chi assume, proteggere le imprese italiane sono misure utili e urgenti all’Italia, e per raggiungere questi obiettivi gli italiani hanno votato in modo inequivocabile per il centrodestra il 4 marzo. Se il governo del compromesso tradira’ la volonta’ popolare approvando un provvedimento osteggiato da tutta la nostra coalizione – ha concluso Lollobrigida – daremo una prova di appello agli elettori attraverso un referendum che permettera’ loro di scegliere. Di che hanno paura i grillini?”.

Ciriani: «FdI in prima fila per chi ha veramente bisogno»

Gli ha fatto eco il suo omologo al Senato, Luca Ciriani: “Fratelli d’Italia è in prima fila per sostenere chi ha bisogno. Siamo stati i primi, e gli unici, a presentare misure di forte impatto sociale, portando avanti battaglie come il reddito d’infanzia o il raddoppio delle pensioni di invalidità. Se venisse confermato dal testo definitivo che il reddito di cittadinanza è quello delle slide presentate a palazzo Chigi, FdI sarà schierata in Parlamento e nelle piazze contro una misura che non andrà agli italiani e a chi è in difficoltà”. Significativa, infine, la lunga nota del deputato FdI Walter Rizzetto, che alle spalle ha una esperienza politica proprio con il m5s e dunque ne conosce bene le dinamiche: “Nel 2013 – ha spiegato Rizzetto – sono stato tra i primi a sedere in Parlamento tra i banchi grillini e a parlare di Reddito di Cittadinanza ed a far parte del primogenio gruppo di lavoro sociale, ma ho dovuto ricredermi sulle reali intenzioni del M5S che slalomeggiando a 360 gradi, non riesce a restare fedele ad una sola idea. Ricordo al Ministro del Lavoro Di Maio – ha aggiunto – che la destra sociale cui evidentemente lui tanto anela riuscendo però poco a comprenderla, parla di lavoro di cittadinanza e di lavoratori pagati con un salario minimo dignitoso e non di 2 euro all’ora. Non parla di contratti copiati dal Jobs Act (contratto a tutele crescenti a tempi indeterminato così come ripreso dal suo Governo) ma di riduzione del costo del tempo indeterminato, di abbattimento e non di aumento del cuneo fiscale, di aiuti reali e non solo mediatici per gli italiani di fascia debole non tutelati da nessuno, di uscita dal mondo del lavoro dopo 41 anni di sudore e contributi. Ed ancora: qualche tempo fa il M5S ha gridato a chiunque che le coperture di 17 miliardi su un reddito per almeno il doppio della platea, c’erano e bastavano due ore per metterlo in pista; come mai ora si finanzia la misura, a circa il 50% in meno, a deficit, rischiano di bloccare l’economia con il probabile aumento dell’Iva, vera copertura della misura stessa?”. “Preferisco – ha concluso il deputato di FDI –  una destra sociale che in qualche minuto salva operai e non le banche”.

di: Aldo Di Lello @ 18:34


Gen 19 2019

Soccorso rosso per Cesare Battisti: a Roma già si attivano per liberarlo

Non ha fatto in tempo a entrare nel carcere di Oristano, che già i compagni si sono mobilitati per lui. Se qualcuno ancora si domanda come mai Cesare Battisti fosse rimasto latitante per tutto questo tempo, provi a vedere che cosa sta accadendo nell’estrema sinistra italiana.

Martedì 22 gennaio, a poco più di una settimana dalla cattura,  volti noti dell’antagonismo romano, giovani nostalgici del comunismo duro e puro e uno dei legali di Battisti, si incontreranno per chiedere il rilascio dell’assassino venuto dal Brasile. E con questo sono serviti quanti sostengono che “Cesare Battisti libero” sia solo uno slogan per pochi esagitati.

 

Chiedono amnistia subito! per salvare Cesare Battisti

Il titolo del convegno è Aministia subito!. Il resto è ben spiegato dopo il titolo: “L’arresto di Cesare Battisti – si legge sul manifesto affisso a San Lorenzo e nei quartieri più rossi della città – e il suo ritorno in Italia, come trofeo di una guerra finita da decenni, devono far riaprire il dibattito sulla necessità dell’amnistia». Ma in questo caso, il delicato dibattito sull’amnistia per i protagonisti negli anni di piombo, sembra semmai la classica foglia di fico per coprire la difesa del “compagno Cesare”, senza se e senza ma. Insomma, il fatto che siano riusciti finalmente a consegnarlo alla giustizia italiana non va proprio giù ai promotori del convegno. Sigle che hanno una precisa collocazione. A cominciare da Contropiano, giornale comunista on line, i collettivi del centro sociale Magazzini popolari Casalbertone, la rete Noi restiamo, movimento studentesco vicino a Potere al Popolo.

Tra i relatori i giornalisti Paolo PersichettiSergio Cararo (redazione di Contropiano),  gli avvocati Marco Lucentini, Arturo Salerni e Francesco Romeo, Caterina Calia e Davide Steccanella avvocato difensore di Cesare Battisti. Star mediatica del convegno, Nunzio D’Erme. Leader dei centri sociali, ex componente della giunta Veltroni, già noto alle cronache per le sue battaglie (non solo politiche) contro avversari e forze dell’ordine. Anche il luogo del convegno evoca il peggio degli anni di piombo. I Magazzini popolari di Casalbertone hanno infatti sede nel quartiere romano dove negli anni ’70 le Brigate rosse fecero le prove tecniche di guerriglia e terrorismo. Una coincidenza più “sinistra” che mai.

 

 

di: Valter Delle Donne @ 18:30


Gen 19 2019

Tunisino morto, Salvini: «No manette? Gli agenti devono forse offrire brioches?» (video)

“Buon sabato ai poliziotti -dice  Matteo Salvini iniziando la sua diretta Facebook- che a Empoli, poche ore fa, facendo il loro lavoro, hanno ammanettato un violento, un pregiudicato, che, purtroppo, poi è stato colto da arresto cardiaco. Ma se i poliziotti non possono usare le manette per fermare un violento, ditemi cosa dovrebbero fare, rispondere con cappuccio e brioches?

Il Sap: «Attacco pretestuoso alla Polizia»

Il caso del tunisino morto sta suscitando oggi furiose polemiche, dopo l’attacco alla Polizia  dell’avvocato Fabio Anselmo, che si occupà a suo tempo del caso Cucchi ”Purtroppo immaginavamo che il caso di Empoli avrebbe portato a strumentalizzazioni il cui unico scopo è attaccare le forze dell’ordine in maniera molto pretestuosa”. Lo afferma all’Adnkronos Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). “Sono anni che chiediamo di avere telecamere e taser, proprio a tutela degli agenti e per trasparenza verso i cittadini. Oggi infatti, se un poliziotto viene denunciato per uso della forza, in un eventuale processo poi si trasforma da teste a imputato, e questa è una cosa che sanno molto bene gli avvocati” sottolinea Paoloni.

di: Aldo Di Lello @ 18:12


Gen 19 2019

Gli “azzurri” all’assalto di Toti: «Decida se sta con Berlusconi o con Salvini»

Uno choc. Altro termine non c’è altro per descrivere l’effetto suscitato tra i deputati di Forza Italia dalla lettura del sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, che accredita agli “azzurri” non più di uno striminzito 7 per cento. Certo, si tratta di un sondaggio di opinione, per altro effettuato prima dell’annuncio della ricandidatura di Berlusconi alle prossime elezioni europee e perciò già “datato”. Ma tanto è bastato a rinfocolare vecchi rancori e ad alimentare nuove polemiche. E così, Il primo a finire nel tritacarne delle reazioni forziste è stato Giovanni Toti, il governatore della Liguria da tempo in odore di eresia per via del suo troppo stretto legame con Matteo Salvini, il cui partito è dato dallo stesso Pagnoncelli al 36 per cento.

Il governatore: «Il divorzio è sempre possibile»

In molti, divisi tra la buvette e i divani di Montecitorio, ricamano sul significato di una cena di qualche sera fa che ha visto attovagliati in un ristorante di Roma lo stesso Toti e alcuni parlamentari e dirigenti a lui fedeli. Una cena, secondo alcuni, organizzata per saggiare il tema della scissione. «Nessuno ha mai pensato di scappare», ribatte a distanza il governatore, che però non smentisce fino in fondo: «Il divorzio – aggiunge – è sempre possibile, e magari è possibile anche costruirsi una nuova vita felice, ma resta sempre l’ultima ratio, resta sempre una sconfitta per tutti. E di sconfitte ne abbiamo già vissute un po’».

Per Tecnè, il partito di Berlusconi è salito al 12%

Per la verità, c’è anche chi come il coordinatore regionale dell’Emilia Romagna, Galeazzo Bignami, prova a forzare  per «aprire una riflessione interna sulla linea politica». Che in Forza Italia è un po’ una bestemmia. Con Bignami, oltre al totiano Sorte, c’è anche Davide Bendinelli, coordinatore regionale del Veneto. Mentre quello della Puglia, D’Attis, chiede a Toti di schierarsi: «Con o contro il Ppe». Andrea Orsini prova a calmare gli animi sventolando il sondaggio Tecnè che dà Forza Italia in aumento, dal 10,8 al 12 per cento. È stato proprio a questo punto, raccontano, che si sarebbe inserita, per riportare la calma, Maria Stella Gelmini: tutti uniti, ha esortato, a sostegno del leader Berlusconi. Come sempre. Anzi, come al solito.

di: Mario Landolfi @ 18:01


Gen 19 2019

Pugno di ferro di Bergoglio contro i tradizionalisti. È un gesuita a ispirargli la svolta a sinistra

Acque sempre più agitate dentro i sacri palazzi.Fanno discutere le dichiarazioni del  cardinale Walter Kasper secondo il quale i tradizionalisti starebbero brigando per un nuovo conclave, Il fatto è che certi allarmi smbrano fatti apposta per giustificare la politica del pugno di ferro che Bergoglio sta addottando nei confroni dei settori più conservatori della Chiesa, Di oggi è la notizzia della chiusura della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. «Un’istituzione  -scrive il Giornale–  cara sia a Giovanni Paolo II sia a Benedetto XVI. Quest’ultimo aveva esteso il suo ruolo, consentendo ai fedeli di rivolgersi a essa per la concessione del messale romano. Bergoglio, non è un mistero, ha una visione liturgica differente».

Da padre Sorge a padre Spadaro

Il Papa «ha di fatto cancellato un simbolo del cristianesimo tradizionalista, dando un segnale alla fronda che sta contestando il suo operato». Ma chi ispira questa corsa sempre più a sinistra da parte di Bergoglio?  Secondo i soliti bene informati l’emineza grigia (oggi si dice “spin doctor”) sarebbe il gesuita Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica. L’indscrezione non stupisce. E non solo perché anche il Papa proviene dai ranghi dei gesuiti, ma anche perché i gesuiti stessi sono da sempre l’avanguardia progressista della Chiesa. La mente corre a padre Bartolomeo Sorge, direttore della Civiltà Cattolica ai tempi del comptromesso storico. Tutto passa, ma tutto, alla fine, resta s straordinariamente uguake a se stesso.

 

 

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di: Aldo Di Lello @ 17:29


Gen 19 2019

Naufragio nel Mediterraneo, per le Ong ci sono centinaia di dispersi

A bordo del gommone naufragato in queste ore nel Mediterraneo, sulla rotta Libia-Italia, «c’erano 120 persone». A dirlo all’Oim sono i tre superstiti, due sudanesi e un gambiano, ora a Lampedusa, portati lì dalla Marina Militare. «Ci hanno raccontato che su quel gommone, partito dalla Libia la notte di giovedì 17, c’erano circa 120 persone. Dopo 10-11 ore di navigazione il gommone ha cominciato a sgonfiarsi e affondare. Le persone sono cadute in mare e sono affogate», dice Flavio Di Giacomo, il portavoce Oim in Italia. «I superstiti sono rimasti a galla intorno alle 3 ore, così hanno indicato anche se la percezione del tempo in quelle situazioni è sempre molto vaga», aggiunge Di Giacomo. «A bordo – spiega – c’erano soprattutto migranti dell’Africa occidentale subsahariana. Dieci donne tra cui una ragazza incinta e due bambini di cui uno di soli due mesi».

Salvini: “Naufragio prova che i porti aperti causano morti”

Ai tre migranti soccorsi dalla marina militare italiana vanno aggiunti gli altri 47 soccorsi in queste ore. Sea Watch ha «appena concluso il soccorso» di 47 persone che si trovavano a bordo di un gommone. Ne dà notizia la stessa Ong su Twitter. «Ora sono tutti a bordo, al sicuro», viene precisato. «Il naufragio di queste ore è la dimostrazione che se riapri i porti, che se permetti che tutti vaghino nel mar Mediterraneo imponendo le loro leggi alla faccia dei leggi dei singoli Paesi, ritornano i morti. Quindi no, no, no, cuori aperti per chi scappa davvero dalla guerra ma porti chiusi, per Ong, trafficanti e tutti gli altri». Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, durante una diretta Facebook.

di: Valter Delle Donne @ 16:50


Gen 19 2019

Nomina Consob, un giallo a Cinquestelle. E Grillo s’infuria: «Voglio Minenna»

La nomina del presidente della Consob, l’organo di vigilanza della Borsa, rischia di diventare una piaga purulenta per il governo giallo-verde. In teoria non ci dovrebbero essere problemi per l’economista Marcello Minenna, sponsorizzato dal M5S. Ma questo finisce per rendere ancor più inspiegabile il motivo per il quale si ritardi a procedere. Al punto – ed è la novità odierna – da costringere Beppe Grillo ad intervenire direttamente con un tweet: «L’Elevato garante (cioè lui stesso, ndr) – vi si legge – vuole esprimere un parere su garanzia cittadini per nomina Consob: senza dubbio Marcello Minenna».

Tutti d’accordo sul nome, ma nessuno procede

Chi ha familiarità con le dinamiche del M5S sa bene che Grillo interviene quando il gioco interno al MoVimento si fa duro.  Proprio quel che sta capitando intorno al nome di Minenna. È di soli pochi giorni fa, infatti, la presa di posizione del senatore Elio Lannutti che dava notizia dell’appoggio della Lega al nome dell’economista, ma solo per sottolineare che a quel punto alcun ostacolo più si frapponeva alla sua nomina. Nelle stesse ore, Carla Ruocco, presidente della commissione Finanze della Camera e sponsor tra i più convinti di Minenna, mandava su tutte le furie Luigi Di Maio facendo sottoscrivere ai suoi deputati di riferimento un’interrogazione (poi ritirata) in cui, sulla stessa vicenda, si metteva in mora il governo.

I grillini vogliono mettere le mani sulla Consob

Due tweet – Grillo e Lannutti – più l’interrogazione della Ruocco. Tre indizi, diceva Agatha Christie, fanno una prova. La prova di un ostacolo invisibile ancorché, al momento, insormontabile. Per capirne l’origine c’è chi è risalito al pessimo rapporto tra Minenna e Virginia Raggi, al tempo in cui il primo era assessore nella giunta capitolina. Rapporto mai decollato e chiuso con tanto di porta sbattuta al momento delle dimissioni. Ma è improbabile che la nomina del presidente della Consob, la cui sede – per altro – è a Milano, possa essere pane per i denti di una sindaca in perenne crisi d’immagine di risultati come la Raggi. Più facile che l’ostacolo sia altrove. Nella procedura, per esempio. Il presidente della Consob è nominato dal presidente della Repubblica sui proposta del presidente del Consiglio. Forse, per capire l’arcano della mancata nomina di Minenna, a tutti gradito Grillo compreso, bisogna partire da qui.

 

di: Mario Landolfi @ 16:04


Gen 19 2019

Usa, Donald Trump gongola: le fake di BuzzFeed contestate da Mueller

Adesso è Trump che gongola. E che prontamente twitta: “Un giorno molto triste per il giornalismo, ma un grande giorno per il nostro Paese”. Così the Donald ha commentato la presa di posizione del procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller che, attraverso un portavoce, ha contestato un articolo di BuzzFeed in cui si sostiene che il presidente americano ordinò al suo legale Michael Cohen di mentire al Congresso sui tempi dei negoziati per costruire una Trump Tower a Mosca. “Ricordatevi che fu BuzzFeed a pubblicare il discreditato dossier pagato dalla corrotta Hillary su cui si basa l’intera indagine. Un giorno molto triste per il giornalismo, ma un grande giorno per il nostro Paese!”, ha scritto re-twittando diversi post critici sul sito di notizie online. E più tardi è tornato sull’argomento con uno dei suoi più noti slogan: “Le fake news sono il vero nemico del popolo”. Al centrodella disputa c’è l’articolo in cui il sito BuzzFeed, citando “due funzionari federali di polizia coinvolti in un’indagine sulla questione”, afferma che Cohen avrebbe rivelato al procuratore Mueller che dopo le elezioni il presidente gli avrebbe chiesto personalmente di mentire, sostenendo che le trattative si erano concluse mesi prima di quanto accadde realmente, in modo da nascondere il suo coinvolgimento. Fatto che Mueller ha fatto smentire seccamente.

di: Salvatore Sottile @ 15:49


Gen 19 2019

Firenze, Fratelli d’Italia ha scelto il suo candidato sindaco: è Paolo Marcheschi

«Correrò per Firenze. La mia candidatura è a disposizione di tutto il centrodestra». L’annuncio arriva dal consigliere regionale Paolo Marcheschi, capogruppo di Fratelli d’Italia nell’Assemblea toscana, che scende in campo in vista delle elezioni comunali della primavera, dopo aver ricevuto il via libera dai vertici nazionali del suo partito, Giorgia Meloni e Guido Crosetto.

Fratelli d’Italia punta a convogliare tutto il centrodestra su Marcheschi

«È un’avventura gratificante per me correre per fare il sindaco di Firenze e dei miei concittadini», commenta l’esponente di FdI. «Ho iniziato a fare politica, ormai tanti anni fa, per curiosità. E ho continuato per passione. La passione rende i sacrifici più sopportabili, l’impegno più intenso ti dà la forza per rialzarti ogni volta che cadi e ripartire con ancor più determinazione – afferma Marcheschi in una dichiarazione diffusa oggi su Facebook – Io sono stato fortunato, perché quella passione me l’ha data una passione ancor più grande, quella per Firenze! Niente rende noi fiorentini più orgogliosi e motivati che fare qualcosa di buono per la nostra città». «Adesso, ho l’occasione di farlo in prima linea, in quella che per me è senza dubbio l’avventura più entusiasmante e gratificante dei miei anni di impegno politico: correre per fare il Sindaco di Firenze e dei miei concittadini – precisa Marcheschi – Lo faccio con estremo senso del dovere, rispondendo alla chiamata di Fratelli d’Italia e ringraziando Giorgia Meloni e Guido Crosetto per la fiducia riposta in me».

Marcheschi: “Correrò per Firenze”

«Ma sia chiaro, non voglio correre solo per un partito, o per una coalizione. Correrò per Firenze. Chi mi conosce sa che sono una persona paziente, che non taglia, ma cuce e che la mia candidatura è a disposizione di tutto il centrodestra e di coloro che vogliono cambiare in meglio questa città – spiega Marcheschi – Firenze e i Fiorentini sono stanchi di decenni di amministrazione di sinistra che ha vivacchiato sulla rendita dei Medici, rendendola una città senza anima e senza decoro. Io credo che Firenze possa, anzi debba, ambire a un ruolo ben più prestigioso della Firenzina decadente e provinciale realizzata dal cerchio tragico del Pd”. «È tempo di cambiare aria, di lavorare per riportare Firenze nella dimensione che le spetta, per restituirla ai Fiorentini più moderna, attraente e, soprattutto, ambiziosa. Una Firenze che non teme il confronto con le città più importanti d’Italia, perché consapevole di tutte le sue potenzialità, culturali, economiche, sociali, finora inespresse – conclude Marcheschi – Usciamo dal provincialismo che ha contraddistinto gli anni delle amministrazioni di sinistra e torniamo a essere un punto di riferimento nazionale! Una Firenze d’Italia, insomma. Ma di questo vi racconterò nei prossimi giorni».

di: Valter Delle Donne @ 15:13


Gen 19 2019

Economia, il Cnel fa le pulci alla manovra. Treu: «Mancano stimoli alla crescita»

Bene i “paletti” e le clausole di salvaguardia a tutela dei conti pubblici; male la mancanza di «stimoli» adeguati a far lievitare la crescita. È un giudizio agrodolce, quello sfornato sulla manovra economica dal Cnel, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro scampato per via referendaria all’abolizione preparata da Renzi, oggi presieduto da Tiziano Treu, già ministro del Lavoro con Romano Prodi e inventore dei famosi pacchettiche più di un esperto della materia considera la scintilla da cui ha preso avvio la stagione del precariato in Italia.

Treu: «Bene le clausole di salvaguardia»

Per Treu, è sicuramente un fatto positivo che a guardia di “quota 100” e del reddito di cittadinanza siano state poste alcune misure di contenimento a protezione dei conti pubblici, a cominciare dall’ammontare delle clausole di salvaguardia stimato in complessivi 51 miliardi sommando il prossimo biennio. Significa che se le previsioni del governo sulla crescita o sull’effettivo costo delle due misure simbolo della manovra dovessero rivelarsi errate, i contribuenti italiani ne pagherebbero il prezzo sotto forma di aumento dell’Iva, con tutto quello che una soluzione del genere è destinata a produrre sui consumi e sulla produzione. «Soprattutto con l’aria che tira sul fronte economico, è meglio che queste clausole ci siano», spiega Treu prima di affondare il colpo sulla mancanza di incentivi allo sviluppo: «Il vero punto di crisi di tutta la manovra – incalza il presidente del Cnel – è che non ci sono sufficienti stimoli alla crescita. Ci vorrebbero più investimenti allo sviluppo».

Perplessità su “quota 100” e “reddito”

Nel dettaglio delle due misure simbolo, Treu non nasconde il suo scetticismo. Primo perché «le risorse destinate per l’aiuto ai poveri sono messe in modo indifferenziato» e poi perché «sarà difficile che gli strumenti siano pronti in tempo, per i sevizi all’impiego magari ci vorranno due anni». Per quanto riguarda le pensioni, invece, Treu si limita ad osservare che è difficile quantificare la platea di quanti utilizzeranno la “finestra” aperta dal governo per un ritiro anticipato dal lavoro: «Non si sa quanti beneficeranno di quota 100 perché non ci sono tagli ma dei disincentivi».

 

di: Mario Landolfi @ 14:47


Gen 19 2019

La Fornero si dà all’orto e semina zizzania su Salvini, che replica: «Si prepari a piangere ancora»

Lo aveva detto già qualche mese fa intervista da Repubblica, Elsa Fornero, che una volta libera da impegni professionali, si sarebbe dedicata alla lettura, ai viaggi, al volontariato e , soprattutto, al suo orto: e lo ha confermato nelle scorse ore, quando ospite in radio di Un giorno da pecora, ha raccontato come cura ortaggi e piantine del suo orto, a cui provvede con amore e tecniche rigorosamente green, seminando in questo periodo rape e spinaci e per i prossimi mesi patate e pomodori. Nel frattempo, tra una chiacchierata mediatica e l’altra, tra un raccolto e il successivo, trova il tempo di attaccare Salvini e bocciare l’operato del governo giallo-verde. Ancora una volta.

La Fornero ospite in radio, si dà all’orto ma torna ad attaccare Salvini

La Fornero torna in cattedra e non teme repliche o scomode citazioni del suo operato: e dai microfoni del programma di Rai Radio Uno, interpellata dai conduttori di Un giorno da pecora, boccia sonoramente “Quota 100” a cui – sentenzia severa –«dò un voto insufficiente, tra il cinque e il cinque e mezzo». Incredibile ma vero, proprio così: l’ex ministro del lavoro Elsa Fornero commenta il dl approvato dal Cdm, e poi non contenta torna all’attacco del vicepremier leghista in un ennesimo, dipserato, tentativo di difendere le norme da lui volute e approvate costate lacrime e sangue a esodati e pensionati: «Salvini dice tante bugie», il superamento della mia legge «è una di quelle. Non è stata cancellata, la legge è ancora lì, solo che hanno fatto una misura che sbandierano molto, come se fosse una cancellazione, per lasciare alle persone la possibilità di pensionamento anticipato per tre anni. Le regole, però, sono sempre quelle», asserisce piccata dell’ex ministra del governo Monti. La soluzione “Quota 100”, insomma, non le piace? «Quota 100 è uno slogan, ma ci sono molte persone che di slogan non ne possono più», prosegue sulla base di chissà quali informazioni e convinzioni la Fornero, che poi, nella scelta su chi vorrebbe mandare in pensione, ammette senza dubbi o perifrasi di sorta: «Matteo Salvini», ça va sans dire… 

La replica di Salvini: «La signora Fornero si prepari a piangere ancora»

Ma la ex ministra dell’esecutivo votato all’austerity che ha pianto e fatto piangere gli italiani non ha fatto i conti con la replica sollecita del titolare del Viminale che, al termine del Cdm, tiene a precisare e a mettere i puntini sulle i: e così, in conferenza stampa dedica l’approvazione di Quota 100 proprio «alla signora Fornero e a Monti: è un punto di partenza non di arrivo – specifica Salvini – l’obiettivo finale è quota 41. Quindi la signora Fornero si prepari a piangere ancora»… Intanto però, asciugate le lacrime per i poveri esodati ridotti sul lastrico dalla contestata normativa pensionistica che porta il suo nome, e concluso il suo rapporto con l’università di Torino, Elsa Fornero potrà consolarsi con giardinaggio, libri e una ricca pensione, con cui potrà provare almeno a rassegnarsi al fatto che, come annunciato all’unisono da Di Maio e Salvini prima, durante e dopo la campagna elettorale, e come dimostrato ancora due giorni fa, la sua vituperata riforma sarà stravolta e abbandonata, destinata a diventare una delle più controverse e dolorose pagine istituzionali della storia delle pensioni…

 

di: Priscilla Del Ninno @ 13:39


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