Car* compagn* lasciate in pace i morti di Acca Larenzia. Dall’Espresso spregevole provocazione

5 Gen 2024 17:04 - di Vittoria Belmonte

A due giorni dall’anniversario dell’eccidio di via Acca Larenzia L’Espresso ci regala una provocazione di cui non si sentiva il bisogno. Del resto parliamo dello stesso settimanale che si diede da fare anni fa per infangare la memoria di Sergio Ramelli, facendolo passare per un pericoloso picchiatore che aveva partecipato alla manifestazione in cui fu ucciso l’agente Marino. Lo chiameremo negazionismo a senso unico degli anni di piombo. Nel senso che il piombo assassino verso i giovani di destra va rimosso, negato, manipolato. Lo si è fatto usando Sergio Ramelli contro Giorgia Meloni rea (così ha scritto il premio Strega Antonio Scurati) di avere partecipato alla manifestazione in cui il giovane assassinato veniva ricordato. Lo si fa adesso per i morti di Acca Larenzia. Che schifo. Non ci sono altre espressioni possibili per commentare questo marciume.

L’Espresso su Acca Larenzia usa dunque l’incipit del nuovo libro (“Dalla stessa parte mi troverai“) di una giovane e sconosciuta scrittrice, tal Valentina Mira, che si occupa di femminicidi (che per lei sono un po’ colpa di Meloni, un po’ di Giambruno, un po’ del patriarcato ma soprattutto del fascismo “eterno” alla Umberto Eco) e simpatizza per Non una di meno.

L’estetista e la croce celtica

Ebbene costei aveva l’estetista proprio vicino alla ex sede missina di via Acca Larenzia e nel 2008 si trovò dinanzi – orrore orrore! – un raduno che commemorava i tre ragazzi uccisi in quella strada. Insomma lei voleva farsi la ceretta e invece vede questa celtica dipinta nel cortile, sente le urla del Presente! e viene presa da terrore, la celtica le sembra un mirino, il mirino che i fascisti cattivi puntano sulla gente, perché i fascisti sparano, ammazzano, sono il male. E in mezzo a loro che fanno i saluti romani c’è una giovane bionda “di bassa statura” che depone una corona. E quella losca tipa diventerà poi presidente del Consiglio. Quella grande celtica diventa un incubo. Così grande. Così nera.  Brrr, che paura.

Il libro su Acca Larenzia che ignora le vittime di destra

Tra queste gotiche pennellate narrative che dovrebbero suscitare paura e odio, ovviamente, si tralascia di dire cosa accadde ad Acca Larenzia il 7 gennaio del 1978. Si sorvola sul fatto che nel mirino dei compagni ci furono erano invece i fascisti “cattivi”, che furono ammazzati senza pietà. E qualcuno ha pure l’ardire di volerli ricordare mentre la nostra Valentina voleva fare la sua ceretta invernale. Che cosa terribile, un vero choc per lei che deve esserne rimasta segnata a tal punto da propinarci oggi Acca Larenzia vista dall’estetista di via delle Cave. Una visione femminista e antifascista. Nel libro c’è infatti l’incontro tra due donne e una sapete chi è? E’ la moglie di Mario Scrocca, arrestato nel 1987 perché accusato di aver fatto parte del commando che uccise Bigonzetti e Ciavatta nove anni prima e che finì i suoi giorni suicida in carcere.

Chi era Mario Scrocca

Ma chi era Scrocca? Un ex appartenente a LC e al Movimento tirato in ballo da una pentita, Livia Todini, 14enne all’epoca dei fatti. Secondo la famiglia di Scrocca, Mario non si sarebbe affatto ucciso e la sua morte è “sospetta”. Valentina Mira prende la sua storia e ne fa la vittima di Acca Larenzia. Degli altri tre chissenefrega. O comunque nell’incipit del libro riportato dall’Espresso non se ne fa menzione.  L’altra donna di cui nel libro di Valentina Mira si parla è una ragazza che ha subìto violenza. Da chi? Da un fascista, ovvio. Così, dopo mezzo secolo, questi leggono i fatti di Acca larenzia. Senza un briciolo di riflessione, di pietas, di rispetto. Sono negazionisti a prescindere quando si parla dei crimini commessi dai rossi. Lo abbiamo visto anche sull’argomento foibe. Tanto “uccidere un fascista non è reato”. La pensano ancora così. E invece di andare a nascondersi scrivono libri.  E invece di andare a nascondersi, se ne vantano.

Giovedì 11 gennaio dibattito sul libro di Cutonilli

Dell’eccidio di Acca Larenzia e del relativo libro di Valerio Cutonilli (“Chi sparò ad Acca Larenzia?“) si parlerà a Roma giovedì 11 gennaio alle 17 (sala conferenze della Fondazione An) per iniziativa della  Fondazione An e del Secolo d’Italia in un dibattito dal titolo “Acca Larenzia e il maledetto ’78: il dovere della memoria”. Vi prenderanno parte, dopo i saluti di Antonio Giordano, vicepresidente della Fondazione,  l’autore Valerio Cutonilli,  Maurizio Lupini, sopravvissuto alla strage di Acca Larenzia e che firma una lettera ai tre ragazzi caduti che chiude il libro, il giornalista Francesco Lo Sardo, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti e Luca Tarantelli, il figlio di Ezio Tarantelli ucciso dalle Br con la mitraglietta skorpion usata anche nell’agguato al Tuscolano. Modera Annalisa Terranova.

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