Ott 29 2020

In ricordo di “Cremino”: 45 anni fa l’omicidio di Mario Zicchieri. Nessuno ha mai pagato

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il pomeriggio del 29 ottobre di 45 anni fa in via Erasmo Gattamelata, al quartiere Prenestino, due ragazzi di 16 e 15 anni si trovano davanti alla sezione del Msi-Dn. Nei giorni precedenti estremisti di sinistra avevano sfondato la porta della sezione e, in attesa del fabbro per la riparazione, loro due, Mario detto “Cremino” e Marco, controllano il passaggio, mentre all’interno si tiene una riunione. Ad un certo punto, nei pressi della sezione, si ferma un’auto con tre persone a bordo. Scendono due giovani a volto scoperto con il cappotto, gli occhiali da sole e un copricapo. I due ragazzi pensano che siano altri militanti del Fronte della Gioventù, venuti da un altro quartiere. Purtroppo si sbagliano.

L’assassinio di Mario Zicchieri

I tre aprono il cappotto e tirano fuori i fucili a canne mozze, quelli usati per la caccia, sparando cinque colpi che colpiscono i due ragazzi. Mario Zicchieri cade sul marciapiede, ferito all’inguine, Marco Luchetti rimane in piedi e riesce ad entrare nella sezione per avvisare gli altri. Vengono soccorsi. Ma non si riesce a fermare l’emorragia di Mario che muore dissanguato, mentre Marco si salva, anche se inizierà un lungo calvario e numerose operazioni alle gambe. Intanto i tre assassini risalgono sull’auto e ripartono, inseguiti da un simpatizzante missino, arrivato nel frattempo, che minacciano di uccidere se non desiste dall’inseguimento.

Colpire le sezioni missine di periferia

Nel 1975 siamo in piena stagione dell’antifascismo militante, dei continui attentati contro le sezioni missine. Soprattutto quelle dei quartieri popolari come Cinecittà, Tuscolano ed anche il Prenestino. La sezione del Prenestino, di cui è segretario Luigi D’Addio, è molto attiva per le sue iniziative a favore della popolazione. Non è la prima volta che estremisti di sinistra sparano contro militanti del Prenestino. Sette mesi prima, il 17 marzo, due colpi di fucile erano stati esplosi contro due attivisti che stavano affiggendo manifesti e uno di essi, Raoul Tebaldi, un mese più tardi, il 20 aprile, era stato gambizzato con due colpi sparatigli da dietro. Una sezione di “frontiera”, bersaglio per estremisti di sinistra, aspiranti brigatisti rossi.

Sono passati 45 anni. Senza giustizia

Mario Zicchieri, purtroppo, è una delle tante vittime missine rimaste senza giustizia. In realtà i tre sono stati individuati, grazie anche alle rivelazioni di una pentita nel 1982, nei futuri brigatisti Valerio Morucci, Bruno Seghetti e Germano Maccari, allora militanti di Potere Operaio. Anche altri hanno confermato il loro coinvolgimento. Ma, nonostante le ammissioni dei pentiti e il riconoscimento di Morucci e Maccari da parte di Luchetti, il processo si chiuderà con una assoluzione per insufficienza di prove. Del resto Morucci, coinvolto nel sequestro Moro, è divenuto “prezioso” per le sue rivelazioni e quindi davvero non poteva essere condannato per aver ucciso un ragazzo di 16 anni, un “camerata”, un “fascista”.

Il ricordo di Mario Zicchieri resta vivo

Da parte sua Morucci negherà sempre. E arriverà persino a far finta di non ricordare nulla sulla vicenda, pur avendo affrontato un processato per l’uccisione di Zicchieri. Insomma il solito tentativo per negare non solo la giustizia, ma anche la storia e la memoria. Però Mario viene sempre ricordato da chi ha lottato insieme a lui, da chi l’ha solo conosciuto e dalle generazioni successive, in quel giardino che porta il suo nome in piazza dei Condottieri al Prenestino.

 

di: Annamaria Gravino @ 18:11


Ott 29 2020

Turismo, Meloni: “Franceschini peggior ministro che l’Italia abbia mai visto” (video)

Turismo abbandonato e bastonato dall’emergenza Covid e dalle misure del governo ricadute su un settore che per l’Italia è vita. Non c’è tempo da perdere e FdI lo sa, visto che da sempre è accanto al settore con iniziative e proposte all’esecutivo, inascoltate. “Noi chiediamo l’attivazione dello stato di emergenza per il settore del Turismo. Si può fare anche secondo le norme europee sugli aiuti di stato di fronte a un’emergenza eccezionale”. Lo ha affermato forte e chiaro  Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia durante un flash mob proprio davanti al Mibact. “Siamo qui davanti al Ministero della Cultura e del Turismo per ribadire la proposta di Fratelli d’Italia per un settore, che rappresenta il 13 per cento del Pil e  ha più di 4 milioni di occupati. Un settore totalmente abbandonato – ha ricordato Giorgia Meloni – un comparto che ha chiuso per primo e non hai mai riaperto. Franceschini che è il peggiore ministro del turismo della storia italiana, si è totalmente disinteressato del settore, ha solo pensato a occupare il cda dell’ente nazionale del Turismo e a dilapidare miliardi con l’inutile bonus-Turismo.

Turismo, Meloni: “Che aspetta il governo a dare ascolto al settore”?

Da sempre, da inizio pandemia, la leader di Fdi ha invocato misure da parte del governo per un settore strategico per la nostra economia. “Sono mesi che chiediamo lo stato di emergenza per il Turismo e un contributo a fondo perduto per albergatori, trasporti, guide turistiche:  non stanno avendo niente. E ancora: l’esenzione dell’Imu, l’anno bianco fiscale, il fermo delle cartelle esattoriali. Oggi siamo qui con tanti operatori per chiedere che queste persone vengano ascoltate e non siano dimenticate”.

Caramanna e Zucconi: “Franceschini svegliati”

Alla manifestazione si registra una grande presenza: tante le associazioni di categoria del turismo presenti al flash mob davanti la sede del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. L’intento è “chiedere al Ministro Franceschini l’attivazione dello stato di crisi dell’intero settore”:  lo ribadiscono il deputato di Fratelli d’Italia, Riccardo Zucconi, e il responsabile nazionale del Dipartimento Turismo di FdI, Gianluca Caramanna. “Il Ministro a sua insaputa del turismo deve risposte celeri e chiare alle aziende; e ai lavoratori di un comparto che genera oltre il 13 del PIL”. “Dopo un confronto con le associazioni di categoria, oggi in piazza – aggiungono- abbiamo portato soluzioni immediate. Il Governo si dia una svegliata e le prenda subito in considerazione: migliaia di famiglie e di lavoratori non possono più attendere”.

Circa 100mila le imprese potrebbero essere travolte

Il settore è umiliato. Se si decidesse per un secondo blocco totale delle attività, il turismo potrebbe perdere  nei soli due mesi finali dell’anno in corso, 13 milioni di arrivi e 35 milioni di presenze. Con una contrazione della spesa per 4 miliardi di euro. Quasi 100 mila imprese del comparto turistico italiano, inoltre, rischierebbero il fallimento. Questo a causa  a causa di una ulteriore perdita di solidità finanziaria: con una contrazione del fatturato pari a circa 23 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro: con una perdita stimata di ben 440 mila posti. E’ quanto emerge da una stima dell’Istituto Demoskopika sulla base di dati rilevati da alcune fonti quali Siope, Banca d’Italia, Istat, UnionCamere e Cerved.

di: Antonella Ambrosioni @ 17:54


Ott 29 2020

Psicodramma Pd, Marcucci chiede il rimpasto. Il sospetto: «Vuole Draghi premier, come Renzi»

Prima la sorpresa, poi lo sconcerto, infine il sospetto. È davvero un vortice di sensazioni quello che ha accolto, nel Pd, la sortita di un pezzo da novanta della nomenclatura interna come Andrea Marcucci. Il capogruppodem al Senato si era rivolto a Conte con toni ultimativi chiedendo nientemeno che la verifica di governo. E lo ha fatto nel bel mezzo dell’aula di Palazzo Madama in replica al premier che vi era andato per riferire delle misure anti-Covid. Per dire che più ufficiale di così non si potrebbe. E non è finita, perché Marcucci ha invitato a il premier a valutare «se i singoli ministri sono adeguati all’emergenza».

Marcucci ha chiesto la «verifica dei singoli ministri»

Tradotto dal politichese, significa “rimpasto“, termine che solo a pronunciarlo scarica dalla memoria collettiva il rito più trito della Prima Repubblica. La sorpresa si è trasformata in sconcerto. Infatti, appena il capogruppo ha mollato il microfono, uno dei suoi vice, il senatore Franco Mirabelli affidava alle agenzie un comunicato al vetriolo: «Parlare di rimpasti appare una cosa fuori dal mondo». Precisazione resa necessaria anche dall’affondo del centrodestra, per la serie: è la maggioranza a bocciare se stessa. «È allarmante», ha chiosato Salvini. E così, prima della frenata di Zingaretti, avevano ripreso quota i boatos sul Conte-ter e persino su un esecutivo a guida Mario Draghi. Ed è stato proprio il nome dell’ex-presidente del Bce a far tramutare lo sconcerto in sospetto.

Il capogruppo dem è stato un renziano di ferro

Più di un esponente del partito ha infatti ricordato come la “soluzione Draghi” sia sempre stata in cima ai pensieri di Renzi. E che Marcucci renziano lo è sempre stato. E di ferro. «Ancora oggi è tutt’altro che un ex», ha insinuato più d’una malalingua. Di certo, colpisce la tempistica della sua sortita, quasi un uno-due se sommata all’intervista dell’ex-premier a Repubblica. Ha provato a metterci una pezza  Roberta Pinotti. «Forse – ha azzardato l’ex-ministra – il presidente Marcucci intendeva dire che ognuno di noi, anche i ministri, devono dare il meglio in questa drammatica situazione». Ma è la prima a rendersi conto che la toppa è peggiore del buco.

di: Mario Landolfi @ 17:39


Ott 29 2020

Le mascherine tricolori tornano in piazza: “La rabbia degli italiani è sacrosanta. Conte vattene”

Le mascherine tricolori tornano in piazza. Insieme a commercianti e partite Iva, con i quali hanno animato le manifestazioni in tutta Italia dopo il primo lockdown, si danno ora appuntamento sabato a Roma, a Campo de’ Fiori, per dire no a una nuova chiusura generalizzata e chiedere che il governo ritiri il Dpcm e adotti misure di sostegno “concrete e immediate”.

Le mascherine tricolori coi commercianti e le partite Iva

In questi giorni, da nord a sud, le mascherine tricolori hanno guidato o aderito a molte manifestazioni di piazza contro il nuovo Dcpm, dando voce a quella protesta autentica e pacifica delle categorie che è stata in gran parte fagocitata dell’eco delle manifestazioni violente. Le mascherine tricolori sono state in piazza a Napoli e a Firenze; a Torino e a Parma; e poi a Trieste, Latina, Bari, La Spezia, Verona, Varese, Ostia, Vicenza, Pordenone, Cava de’ Tirreni e in molti altri piccoli e grandi Comuni. “Manifestazioni censurate dai media che – dicono – hanno dato risalto solo agli scontri dei centri sociali e alle devastazioni delle vetrine degli immigrati“.

In piazza sabato a Campo de’ Fiori

Sabato a Roma, le mascherine tricolori si ritroveranno alle 16 in piazza Campo de’ Fiori, davanti a un luogo simbolo, la statua di Giordano Bruno. “Aderiamo alla manifestazione lanciata da commercianti e partite iva, invitando i romani a partecipare. Chiediamo che il governo ritiri immediatamente quest’ultimo Dpcm che è una condanna per tantissimi italiani – spiegano le mascherine tricolori – perché colpisce indistintamente commercianti; partite iva; piccoli imprenditori; aziende. E di conseguenza migliaia di famiglie. E rischia di essere il colpo di grazia per l’economia italiana”.

“Il governo Conte deve dare le dimissioni”

“Il governo – continuano le mascherine – senza mettere in campo nessuna misura di sostegno, ha imposto di fatto un nuovo lockdown che, senza alcun aiuto alle imprese metterà l’Italia intera di fronte ad una crisi economica certa e di enormi proporzioni. Con una situazione del genere il governo Conte deve dare le dimissioni. Centinaia di migliaia di piccole attività, imprese ed aziende, che avevano resistito con enormi difficoltà al precedente lockdown, rispettando e adeguandosi alle regole imposte, sono ora messe in ginocchio dal governo. Tantissimi italiani hanno già perso o perderanno il lavoro e con la prospettiva di un nuovo lockdown l’Italia rischia di sprofondare”.

Le mascherine tricolori contro il Dpcm

“Non possiamo accettarlo, la rabbia degli italiani che scendono in piazza è sacrosanta e in questi giorni continueremo ad organizzare manifestazioni e a partecipare a quelle messe in piedi da commercianti e categorie, almeno finché il governo non farà marcia indietro sull’ultimo decreto. Lo faremo – concludono le mascherine tricolori – indossando le mascherine tricolori, il simbolo dell’Italia che si ribella”.

di: Annamaria Gravino @ 17:04


Ott 29 2020

L’Alto Adige s’adegua al Dpcm, pure troppo. Come Austria e Germania: stop bar. Ristoranti chiusi alle 18

Ora, anche l’Alto Adige si adegua al Dpcm del governo. Conte alza un po’ la voce, e la Regione si allinea ai decreti dell’esecutivo. Niente calcoli tra cucina al confine e tavoli oltre. Niente orari speciali a seconda dello Statuto. Insomma, altro che confini dei ristoranti e orari legati al cm quadrato o al secondo spaccato. Niente eccezioni, niente declinazioni: si chiude alle 18 anche lì. La situazione epidemiologica legata al Covid-19, in Alto Adige, è peggiorata ulteriormente negli ultimi giorni. Per questo motivo la Giunta provinciale, riunitasi questa mattina in video-conferenza, si è riunita con urgenza per una nuova ordinanza che verrà firmata domani. Il provvedimento prevede la chiusura di bar, gelaterie e pasticcerie, mentre ristoranti e negozi (ad eccezione di quelli che vendono generi alimentari e delle farmacie) dovranno abbassare le saracinesce alle ore 18.

Ora anche l’Alto Adige si adegua al Dpcm di Conte

Divieto assoluto per ogni tipo di evento o manifestazione. Annullate anche le attività di cori e bande musicali. Il divieto di spostamento dal proprio domicilio (ad eccezione che per motivi di salute, di lavoro o di necessità) sarà operativo tra le ore 22 e le ore 5 del mattino. Non potranno svolgersi neppure le feste private, mentre sarà consentita la pratica dell’attività sportiva solamente in forma individuale. Dunque, con lo stop a sport di contatto e allenamenti di gruppo.

Il richiamo a disciplina e senso di responsabilità

Dunque, l’Alto Adige si allinea ai diktat di governo emessi tramite Dpcm. E infatti: «Dobbiamo intervenire immediatamente e in maniera incisiva per bloccare la catena dei contagi – ha annunciato il presidente Arno Kompatscher – con l’obiettivo di tutelare la salute della popolazione e di salvaguardare il più possibile la scuola e il lavoro. Non si tratta di una decisione semplice, ma di un passaggio assolutamente necessario. Se tutte noi e tutti noi collaboreremo con disciplina e senso di responsabilità, sono convinto che riusciremo a far arretrare il virus».

Garantita la didattica in presenza, salvo per i licei in Dad

Rimane garantita la didattica in presenza per servizi di assistenza alla prima infanzia, scuole materne, scuole elementari e scuole medie. Mentre per le scuole superiori, sino a fine novembre, la didattica a distanza dovrà coprire almeno il 50% delle ore di lezione. Obbligo di indossare la mascherina di protezione, inoltre, durante le ore di didattica in presenza per tutti gli alunni e gli studenti.

Allo studio Misure più rigide per i Comuni-Cluster

Oltre alle regole generali valide per tutto l’Alto Adige, sono in fase di discussione misure ancora più rigide da applicare nei cosiddetti Comuni-Cluster. Ovvero, chiusura totale di scuole, bar e ristoranti per 14 giorni e spostamenti da e verso i Comuni solo in casi di estrema necessità. Al momento la questione riguarda Laives, Sarentino, Campo di Trens, Racines e Malles. Mentre a partire da sabato non saranno più considerati come focolai i Comuni di Monguelfo-Tesido e Sesto Pusteria, dove saranno applicate le medesime limitazioni valide per il resto del territorio provinciale. Ma la battaglia dichiarata dal virus infuria. E nessuno può dire che i rimedi attuati basteranno.

 

di: Priscilla Del Ninno @ 16:42


Ott 29 2020

Il deputato francese: “Il terrorista di Nizza è arrivato da Lampedusa”. Rampelli a Conte: “È vero?”

L’attentato di Nizza rischia di avere ricadute politiche pesantissime sul governo italiano. Secondo quanto ha riferito su Twitter il deputato dei Republicains, Eric Ciotti, infatti il terrorista, che ha detto di chiamarsi Brahim e che è stato identificato come un 21enne tunisino, sarebbe arrivato in Europa e quindi in Francia dopo essere sbarcato a Lampedusa. “Poco tempo fa”. Se confermata, la notizia avrebbe delle implicazioni di primo piano per il governo Conte. Tanto più alla luce delle sue pulsioni immigrazioniste sempre più forti e dell’ostinazione con cui ha voluto smantellare i decreti sicurezza.

Rampelli: “Se confermato sarebbe gravissimo”

A rilanciare la notizia in Italia è stato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. L’esponente di FdI ha ricordato che, se quanto scritto da Ciotti su Twitter è corretto, Brahim è “tecnicamente un immigrato clandestino arrivato a bordo dei barconi organizzati dagli scafisti“. “Se la notizia fosse confermata sarebbe gravissimo. E – ha sottolineato Rampelli – testimonierebbe che la difesa dei confini è indispensabile anche per difendere l’Italia e l’Europa dal terrorismo”.

L’Italia e il terrorista di Nizza a Lampedusa

“Ci auguriamo che la notizia sia smentita e che – ha poi chiarito il vicepresidente della Camera – l’Italia non debba avere sulla coscienza la terribile responsabilità morale di queste esecuzioni. Il presidente Conte dica subito se quanto comunicato da un parlamentare francese corrisponda al vero”, ha quindi concluso l’esponente di FdI.

di: Annamaria Gravino @ 16:19


Ott 29 2020

Recovery Fund ostaggio delle trattative Ue. Per Conte si prepara uno scenario da incubo

A dar retta all’Huffington Post, che vi dedica un servizio molto informato, pare che il quando e il quanto del Recovery Fund siano ancora in altro mare. La disputa sui soldi più amati dal governo italiano è tutta interna ai complicati meccanismi Ue. Da una parte vi sono gli Stati membri, riuniti nel Consiglio europeo sotto le presidenza (di turno) tedesca; dall’altro la delegazione del Parlamento di Strasburgo. La scadenza per licenziare il Piano sarebbe fissata per fine ottobre, ma i bene informati dicono che sarà già un mezzo miracolo se il disco verde arriverà a metà novembre. C’è un giro complicatissimo di risorse che entrano ed escono dal bilancio pluriennale della Ue, ma soprattutto c’è il muro eretto dai Paesi “frugali” (Austria, Olanda, Svezia e Finlandia).

I ritardi mettono a rischio la strategia del premier

Il loro pressing sulla Merkel è asfissiante: non vogliono perdere neppure un euro. Anche a costo di mandare per aria il Recovery Fund. Per il governo italiano, lo scenario che va profilandosi è da incubo. Conte e i suoi hanno puntato molto sulle risorse di quel Piano: ben 15 dei 39 miliardi impegnati nella manovra per il 2021. È il motivo per il quale hanno sdegnosamente rifiutato i 36 miliardi del Mes, di cui 18 disponibili subito. Ancora stamane, nel corso di un’informativa alla Camera, il premier ha esortato a fare presto. «Avviare il Recovery Fund – ha detto – è un obbligo morale».

La Lagarde (Bce): «Cruciale l’avvio del Recovery Fund»

Ma le chiacchiere stanno a zero. A Bruxelles, infatti, fanno notare che in Consiglio non è ancora iniziata la necessaria procedura di ratifica. Che non è né semplice né scontata. Prima, infatti, il Consiglio deve approvare all’unanimità la parte sull’introduzione delle risorse proprie per poi sottoporla alla ratifica da parte dei vari parlamenti nazionali dell’Ue. Passaggi che rendono difficile rispettare la previsione di gennaio come data di avvio del Piano. È il motivo per il quale Conte avrà accolto come manna dal cielo le parole di Christine Lagarde, presidente della Bce: «Far partire subito il Recovery Fund – ha detto – è cruciale».

di: Mario Landolfi @ 16:02


Ott 29 2020

Salvini: «Galere aperte, teatri chiusi. Il governo lavora solo per salvare le poltrone»

Matteo Salvini contro l’ultimo paradosso del governo: galere aperte, teatri chiusi. O meglio, poco fa, sulla possibile soluzione individuata dall’esecutivo per arginare il problema dei contagi nelle carceri, il leader del Carroccio rileva: «Il governo chiude ristoranti, bar, palestre e teatri. Ma apre i cancelli delle galere per mandare a casa i delinquenti con la scusa del Covid. Si parla di 5000 persone: sarebbe una follia! Questo governo mette in pericolo l’Italia»…

Covid, decreti e galere, Salvini: nuovo “svuota carceri” all’orizzonte?

Come riferisce Il Giornale, «il Garante nazionale delle persone private della libertà nel suo periodico bollettino, citato dall’agenzia Adnkronos, rispetto alle 54.815 persone detenute oggi presenti, il dato divulgato di un numero di contagio attorno alle 150 unità, a cui corrisponde uno più alto (circa 200) di personale, rappresenta un’incidenza lievemente maggiore di quella del maggio scorso».  Dunque, come riporta sempre il quotidiano diretto da Sallusti, contro la decisione del governo giallo-rosso e del ministro Bonafede di inserire nuovi provvedimenti a riguardo, il leader della Lega Matteo Salvini e la responsabile del Dipartimento Giustizia della Lega, Giulia Bongiorno, dichiarano: «Dopo otto mesi di nulla assoluto, il ministro Bonafede annuncia un altro Decreto. Conoscendo la sua totale incapacità, non si azzardi a promuovere un altro Svuotacarceri per la felicità dei criminali. I cittadini, le Forze dell’Ordine e la magistratura stanno pagando un prezzo altissimo per l’inadeguatezza del Guardasigilli e di tutto il governo».

Salvini: galere aperte e teatri, bar e ristoranti chiusi?

Insomma, la bocciatura firmata Matteo Salvini e indirizzata all’ultimo Dpcm del governo è netta. E inequivocabile. E non si limita certo alla questione detenuti. Tanto che, alludendo chiaramente alle tensioni sempre più insistenti all’interno della maggioranza giallorossa. Tra ipotesi di rimpasto e inciuci, il numero uno della Lega dichiara: «Pazzesco! In un momento così delicato per 60 milioni di italiani i partiti della maggioranza litigano sulle poltrone. E il Pd chiede un rimpasto di governo. Noi lavoriamo per salvare vite e posti di lavoro. Altri lavorano solo per salvare le loro poltrone. Vergogna».

E su un imminente lockdown? Sarebbe un disastro…

Infine, su quella che è ormai molto più che una voce: un’indiscrezione molto insistente. Sull’eventualità di un imminente lockdown, Salvini dichiara: «Chiusura totale? Sarebbe un disastro. Non tanto per Conte (cosa ha fatto per sei mesi?). Ma soprattutto per gli Italiani. Bisogna lavorare per evitarlo, a ogni costo. Tra le altre cose con cure e tamponi a casa. Tra una ventina di minuti lo dirò in Senato, seguite in diretta». L’annuncio arriva via Twitter. E sui social l’indignazione cresce di pario passo con l’allarme.

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 15:47


Ott 29 2020

Francia, Gasparri: “Subito leggi speciali contro il terrorismo, non il pianto degli impotenti”

L’orrore islamista nella chiesa di Notre Dame a Nizza sgomenta e suscita le domande di sempre, ma sempre lasciate in sospeso. “Contro il terrorismo servono leggi speciali a livello internazionale, non esercizi di vana retorica”.  Ce lo rammenta il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Esercizi di vana retorica “come quelli che anche ora sentiamo nelle aule del parlamento italiano dopo l’ennesima strage islamica attuata a Nizza”. Purtroppo un copione tragicamente noto, ricorda: ” Vedrete che tra qualche ora, come sempre, si scoprirà che l’assassino era noto; in qualche modo schedato ma era stato lasciato a piede libero”. Dopo lo strazio e il pianto per le vittime, dopo l’indignazione, bisogna agire.

Francia, Gasparri: “Fermare le persone potenzialmente pericolose”

“Occorre fermare – è il ragionamento del senatore azzurro – in via preventiva, attraverso norme speciali e temporanee, tutte le persone potenzialmente protagoniste di episodi del genere. Le forze di polizia internazionali sanno benissimo chi sono. Ogni volta che c’è un attentato leggiamo i precedenti sui giornali. Che ci spiegano che la persona X o la persona Y aveva fatto questo e quest’altro, era stato identificato; ma continuava a predicare odio in qualche moschea semiclandestina; o a fomentare violenza attraverso i social. So bene che ci vogliono norme speciali per fare tutto ciò, ma sono indispensabili”, è il monito forte e chiaro di Gasparri.

“Ci vuole una Guantanamo europea”

“Ci sono diverse centinaia di persone che vanno bloccate e rinchiuse. Occorre una Guantanamo europea, non il pianto ipocrita del giorno dopo degli impotenti. Leggi speciali subito contro il terrorismo. Varate con un accordo internazionale, attraverso liberi parlamenti, come si è fatto peraltro anche in Italia ai tempi del terrorismo interno. La costituzione dei liberi Paesi pone la tutela della vita e la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini al primo posto. Stroncare il fanatismo islamico è un dovere del mondo libero. Del resto meglio la detenzione per questi potenziali assassini che l’essere uccisi per la giustificata reazione delle forze di polizia, come spesso accade e come è accaduto anche oggi e nei giorni scorsi in Francia. Meglio la detenzione prima che l’esecuzione post attentato, drammatico e frequente epilogo”, conclude.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:26


Ott 29 2020

Scuole chiuse in Puglia, la Azzolina colpita e affondata non ci sta: «Emiliano riapra subito». Ma i pediatri…

Proprio non ci sta la Azzolina: a Emiliano, o meglio, all’ordinanza del governatore della Puglia che sospende l’attività didattica in presenza, replica su Facebook: «Si riaprano al più presto le scuole, evitando conseguenze gravi, presenti e future, per gli studenti e per le famiglie». In realtà però, dati alla mano – che non sempre coincidono con  quelli a cui fa riferimento la  ministra – i problemi le famiglie li stanno già affrontando. E da quando le scuole hanno riaperto. E sono problemi di contagi da Covid-19. Che la ministra dell’Istruzione insiste a ributtare sulle spalle di altri, Altri istituti. Altre istituzioni. Altre personalità politiche. Tanto che sempre nel suo post, la Azzolina aggiunge: «La stessa Regione ha poi ammesso che il problema in realtà non è la diffusione del virus all’interno delle scuole, ma l’organizzazione del lavoro della Sanità regionale». Mah…

Scuola, la Azzolina contro Emiliano

Ma tant’è: la titolare del dicastero di viale Trastevere insiste a citare cifre e riscontri che, stando a quanto accade negli istituti scolastici e sui mezzi pubblici usati per raggiungere le scuole, non trovano conferme. Tanto che persino un membro del governo come Matteo Renzi, su scuola e epidemia, nelle ultime ore ha dichiarato: «La ripartenza della scuola da noi è fallita perché abbiamo pensato ai banchi a rotelle e non ad avere un punto medico in ogni istituto. Perché abbiamo esasperato i professori con regole burocratiche, ma non abbiamo fatto funzionare i trasporti».

La rivolta dei governatori contro la ministra

Ma la  Azzolina insiste nel rivendicare operato e scelte sue e dell’esecutivo. Ed il governatore Emiliano, come prima di lui quello campano, De Luca, la smentiscono a suon di ordinanze. Mentre un altro presidente di Regione, il siciliano Nello Musumeci, stante la gravità della situazione, chiede a sua volta di sospendere il concorso straordinario indetto per la stabilizzazione dei docenti precari».

L’ordinanza del governatore della Puglia

Dunque, l’ultimo in ordine di tempo a smentire la Azzolina e la sua ferrea convinzione di riaprire le scuole in nome di interventi su prevenzione e sicurezza sanitaria inefficaci e già falliti, è il presidente emiliano che, spiegando la sua risoluzione messa nero su bianco, su Sky Tg24 nel corso del programma I numeri della Pandemia», ha argomentato: «Abbiamo dovuto prendere una decisione difficile, quella di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado». Non solo. Dopo aver definito la giornata di ieri quella del picco massimo storico con quasi 800 nuove infezioni, ha anche aggiunto: «Nelle scuole primarie abbiamo numeri pesantissimi, restano escluse dal provvedimento le scuole per l’infanzia, dove la frequenza non è obbligatoria».

«L’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole»

E infine che: «Abbiamo verificato che l’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole. È bene che il governo se ne renda conto». Del resto, come riferisce in queste ore anche il sito di Orizzonte Scuola, la Ministra Azzolina ripete che le scuole sono ambienti sicuri. Purtroppo però non tutta la scienza medica conferma le certezze della Ministra. Esistono due scuole di pensiero contrapposte. E intanto aumentano confusione e paura».

I dati della Federazione italiana medici pediatri

Non a caso, allora, ancora ieri la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) durante un incontro con il governatore Michele Emiliano e l’assessore alla Salute, Pierluigi Lopalco, ha caldeggiato la proposta di chiudere le scuole per almeno due settimane. Il tempo di riorganizzarsi e di dare il via libera ai test rapidi da eseguire direttamente negli istituti, per evitare alle famiglie i disagi e le attese legati alla prenotazione di un tampone. Una necessità confermata dal professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della regione Puglia che, nel condividere e motivare la decisione di Emiliano, ha rilevato: «chiudere le scuole è una scelta impopolare ma necessaria. Anche se avessimo avuto dei trasporti perfetti, non saremmo riusciti ad evitare i contagi nelle classi».

Le parole di Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanita della Puglia

E ancora, sempre Lopalco chiude la questione aggiungendo: «La scuola svolge un ruolo fondamentale nella trasmissione del virus. Conta poco se si contagiano dentro o fuori le classi. Conta però che quando una classe è coinvolta, anche per un solo positivo, tutta la classe con l’insegnante deve andare a casa. Si attiva un lavoro incredibile da parte dei servizi locali. Se moltiplichiamo per tutte le scuole pugliesi, è un lavoro enorme che pesa troppo sui sistemi di prevenzione». E lovvia conclusione non può che essere: «Uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena».

 

di: Priscilla Del Ninno @ 13:58


Ott 29 2020

Covid, la denuncia di 10 studiosi: “Sacrifici degli italiani buttati alle ortiche. Ecco i 10 gravi errori del governo”

Dieci studiosi ricostruiscono i “10 errori gravi” commessi dal governo nella gestione del Covid e chiedono un’operazione verità, perché – scrivono in un documento – “i sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche“.

I”10 gravi errori del governo” nella gestione del Covid

Il documento è sottoscritto da Nicola Casagli, Pierluigi Contucci, Andrea Crisanti, Paolo Gasparini, Francesco Manfredi, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Stefano Ruffo, Giuseppe Valditara, Claudio Zucchelli, professori ed esperti con diverse competenze, ciascuna però investita dall’epidemia e dai suoi effetti: dalla sanità all’economia, dalla giurisprudenza alla politologia, fino alla data science. “Noi pensiamo che quello che non è stato fatto fra maggio e ottobre debba assolutamente essere fatto ora”, è l’esortazione dei dieci studiosi che chiedono una “operazione verità” sui 10 errori gravi commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal governo, nella gestione dell’epidemia.

Ecco dove è avvenuta “la Caporetto” di Conte e dei ministri

Dopo aver sottolineato che, alla luce della Costituzione, il coordinamento e la programmazione delle politiche di tutela della salute degli italiani erano di competenza del premier Giuseppe Conte e dei suoi ministri, il documento analizza i 10 dossier ritenuti strategici. Si va dai tamponi di massa alle scuole in sicurezza; dai dati epidemiologici accessibili al tracciamento; dagli assembramenti e le sanzioni; dalle terapie intensive al distanziamento sui mezzi pubblici, fino ai vaccini antinfluenzali, alla medicina del territorio, ai Covid hotel. Su queste materie “è avvenuta la Caporetto del governo“, scrivono, portando a testimonianza l’evoluzione dell’epidemia e il grido di allarme degli operatori sanitari.

Gli studiosi: “Il rischio che corriamo è grande”

“Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e dieci le cose che abbiamo elencato”, si legge nel documento. “Serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi. Serve – sottolineano – un cronoprogramma che specifichi costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. È il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione in cui siamo vissuti quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus. Ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata”.

Gli italiani attendono risposte concrete

“Gli italiani attendono risposte concrete”, concludono gli studiosi, che hanno messo il loro documento a disposizione di chiunque voglia sottoscriverlo, rendendolo pubblico sui siti www.fondazionehume.it e www.lettera150.it, informando che le adesioni possono arrivare con una email a lettera150.info@gmail.com.

di: Annamaria Gravino @ 13:28


Ott 29 2020

Meloni al governo: «Scendete da piedistallo. Avete usato la pandemia per fare un’infornata di nomine»

Giorgia Meloni contro Conte e il suo esecutivo. Dopo l’informativa del premier sull’ultimo Dpcm in Aula alla Camera, la leader di FdI non ha dubbi: un governo di negazionisti ha pensato alle nomine e fallito su migranti, scuola, imprese. «Scendete dal piedistallo e guardate in faccia la gente». Insomma, per la Meloni la misura è davvero colma. Nel contrasto al dilagare del coronavirus, i membri dell’esecutivo giallorosso hanno fallito su tutti i fronti, deludendo e mettendo in seria difficoltà aziende e imprese, e non solo sul piano economico. «Non ci sono scuse per quello che sta accadendo – ha dichiarato la Meloni nella sua disamina –. L’Italia rischia di ritrovarsi in una situazione peggiore di marzo. Avete avuto tutto quello di cui c’era bisogno: perché non avete fatto nulla per contenere il contagio, fermando l’immigrazione clandestina? No, ad agosto parlavamo di come favorirla», ha quindi aggiunto amaramente…

Meloni a Conte: «Ministri e leader veri negazionisti»

«Avete usato la pandemia per fare un’infornata di nomine… Non solo: a fronte di tutto, col virus fuori controllo e gli italiani in ginocchio dopo il primo locdown, ci siamo trovati di fronte a ministri e leader di governo negazionisti. Come, cita la Meloni a mo’ di esempio, «Zingaretti, Azzolina e De Micheli», per i quali «non ce n’è coviddi». O meglio. «Ci avete accusato di essere negazionisti – ha sottolineato la numero uno di Fratelli d’Italia – ma gli unici negazionisti li abbiamo visti al governo. Zingaretti dice che non ce n’è coviddi a Milano, ma poi… giù ad aperitivi. La Azzolina dice che non ce n’è coviddi, perché forse con i banchi a rotelle riesce a scappare. La De Micheli dice che non c’è coviddi sui trasporti pubblici». E intanto l’Italia sprofondava nel baratro dell’epidemia e della crisi economica.

«Uno Stato giusto non dà bonus ma riduce costi fissi attività sospese»

Non solo. «Avete chiuso i ristoranti per decongestionare i mezzi pubblici… ma che davvero?», rincara la dose delle recriminazioni al governo Giorgia Meloni. Ma, aggiunge  astretto giro, «uno Stato giusto non dà bonus, ma riduce i costi fissi delle attività sospese. È sempre colpa di qualcun altro, la vostra non è mai». Per questo, esorta a viva voce la Meloni, è ora che scendiate giù «dal piedistallo per guardare in faccia quella gente che vi sta chiedendo aiuto!». Infine, la presidente di FdI conclude lapidaria: «Quello che non capite è che rischiate di consegnare le attività che hanno chiuso o che sono sospese nelle mani della criminalità organizzata». E ora, insomma, che il governo si metta al lavoro. Ma sul serio...

di: Priscilla Del Ninno @ 12:28


Ott 29 2020

Sondaggio, la Meloni cresce sempre di più: 38% di gradimento. Conte continua a scendere

Anche l’ultimo sondaggio lo conferma: la Meloni, col 38% di consensi, vola nel cuore degli italiani. La leader di FdI, dunque, è sempre più lanciata nella conquista degli elettori supera tutti a destra e a sinistra. Un successo conquistato in nome di impegno e credibilità politica. Secondo il sondaggio di Fabrizio Masia, realizzato per Agorà su Rai Tre, la fiducia degli italiani è riposta in lei, una donna a capo di un partito, che con il suo 38% di attestazioni di stima soffia sul collo del premier Conte e insidia la posizione dell’alleato di centrodestra, Matteo Salvini. 

Sondaggio, Giorgia Meloni supera tutti

Dunque, Giorgia Meloni al momento scala la vetta del podio delle preferenze degli elettori di casa nostra. Stando a quanto sancisce il sondaggio per Agorà con l’attendibilità della matematica percentuale, la leader di Fratelli d’Italia, forte di un 38% di fiducia, sarebbe a un passo dallo scalzare Conte dal podio, dato al momento ancora al 40% di indice di gradimento.  L’inarrestabile crescita di consensi della Meloni, in corso ormai da molti mesi, vede infatti la numero uno di FdI guadagnare anche questa settimana un altro punto percentuale. A fronte, peraltro, di un ulteriore perdita di posizioni del presidente del Consiglio, sceso in questi giorni di ben 5 punti nella classifica sulla fiducia degli elettori.

Consensi in rosso per Zingaretti: i dem gli preferiscono Bonaccini

In aumento anche le posizioni dei partner di centrodestra leghisti. Stando sempre al sondaggio realizzato dal direttore di Emg Acqua, i dati danno in crescita anche Matteo Salvini e Luca Zaia. I quali ottengono rispettivamente il 33 e il 28 per cento delle preferenze elettorali registrate dall’indagine. In casa Pd, invece, consensi in rosso. Letteralmente. Il leader Zingaretti, fermo al 26%, cede il passo al governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che continua ad accreditarsi tra i dem come possibile alternativa all’attuale segretario.

 

di: Priscilla Del Ninno @ 11:52


Ott 29 2020

La Gruber manda in tilt Travaglio e sorprende tutti: «Non è che su Conte ha ragione Salvini?» (video)

Sorprendente Lilli Gruber. Lei: la pasionaria anti-salviniana che non si è mai fatta remore di dimostrare quella che è la sua appartenenza politica anche a costo di obiettività e doveri di ospitalità in tv, ieri ha sorpreso un po’ tutti. A partire dal suo ospite, ormai quasi fisso: Marco Travaglio. Rivolgendosi al quale, parlando della controversa gestione sanitaria da parte dell’esecutivo giallorosso, la conduttrice di Otto e mezzo esordisce con una domanda che spiazza decisamente il suo interlocutore: «Ma non è che ha ragione Matteo Salvini»?

Travaglio sconcertato dalla Gruber

Anzi, per l’esattezza, l’interrogativo posto dalla padrona di casa al suo ospite recita: «Dice che sono 6 mesi che Conte ignora l’opposizione perché gli interessano più gli ascolti televisivi  che i posti di lavoro a rischio. Non ha anche un po’ di ragione?». La Gruber butta là la provocazione al perfido Travaglio che, preso in contropiede, sulle prime stenta a credere alle sue orecchie. Poi però, lancia in resta, avvolto nel mantello di strenuo difensore della causa governativa. E, come al solito, investito de ruolo non ufficiale di difensore pubblico del premier, parte subito con la sua intemerata anti-salviniana. La Gruber, però, chissà perché ieri più affascinata che mai dal contraddittorio, insiste a non voler mollare la presa. E in calza: «Da più parti si invoca se non un governo di unità nazionale perlomeno una maggiore collaborazione tra governo e opposizione. Di chi è la colpa?»…

La conduttrice dà ragione a Salvini?

L’esca è nell’etere: ma da buon fondamentalista contiano, Travaglio non abbocca. E deciso a non dare ragione alla padrona di casa con cui solitamente concorda, replica: «Salvini è sempre in tv, più di Conte. L’opposizione vuole davvero il dialogo? Perché non propone qualcosa di alternativo? In Lombardia i contagi sono raddoppiati in tre giorni. Io mi aspetterei che Salvini e Meloni dicessero: chiudete Milano per 15 giorni. Chiudete Napoli per 15 giorni. Chiudete quei pezzi di Lombardia, Piemonte e Campania che pesano per il 50% dei contagi nazionali. Servono lockdown locali per evitare un lockdown nazionale che avrebbe un effetto disastroso sul Paese», conclude Travaglio. Un svicolando. Un po’ suggerendo ai suoi istruzioni per l’uso finora disattese...

di: Priscilla Del Ninno @ 10:44


Ott 29 2020

Renzi prende a ceffoni Conte: «Non agisce da premier e non è il depositario della verità»

«Questo modo sbrigativo di rispondere alle critiche mi sembra più adatto a un populista che a un premier. Che vuol dire giochini politici? Vorrei ricordare che senza i miei giochini politici di un anno fa oggi Conte farebbe il professore all’Università di Firenze. E in queste ore si occuperebbe di come funziona la didattica online da Novoli, non di Dpcm». Lo ha detto Matteo Renzi, in una intervista a Repubblica..

Renzi: «Fare politica non è una parolaccia»

«Io faccio politica, non giochini. E suggerisco al premier di farsi aiutare dalla sua maggioranza anziché considerarsi depositario della verità. Vogliamo dare una mano, ma fare politica per noi non è una parolaccia. Non siamo populisti noi», aggiunge il leader di Italia Viva. «Il decreto è tecnicamente sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati. È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati. Fomenta le tensioni sociali di un Paese diviso tra garantiti e non. Crea un doppio binario sui ristori economicamente insostenibile nel medio periodo».

«Il decreto ha una visione ottocentesca»

«L’utilità del Dpcm dal punto di vista sanitario è tutta da dimostrare», incalza Renzi. Invece, «è certo dannoso a livello economico e sociale. Tradisce una visione ottocentesca della cultura vista come mero divertimento di cui si può fare a meno e non come pilastro  – anche economico – della nostra identità. Preoccuparsi dei cinema e dei teatri senza aver fatto funzionare trasporti e tamponi è umiliante». A parere di Renzi «servono decisioni basate su valutazioni scientifiche e non su emozioni irrazionali. Dovremo convivere con il virus ancora per qualche mese: proprio per questo occorre organizzarsi in modo lucido, non con scelte improvvisate».

Renzi e la questione del Mes

«Continuare a dire no al Mes è masochismo, non ideologia», conclude Renzi. «E sinceramente non capisco la sponda che Gualtieri sta dando ai 5 stelle su questo. A metà 2021 il mondo ricomincerà a girare a mille: dovremo essere pronti».

di: Girolamo Fragalà @ 10:29


Ott 29 2020

Emiliano chiude le scuole di ogni ordine e grado: «Sta arrivando una seconda ondata formidabile»

«Ci stiamo preparando a una seconda ondata formidabile. Per fine novembre prevediamo 2500 contagi. Sto ponendo delle previsioni statistiche preoccupanti per la Puglia e per tutto il Paese». Lo ha detto il governatore Michele Emiliano, a “I numeri della Pandemia” su Sky TG24. «In Puglia abbiamo toccato il picco massimo storico che ci ha portato alla decisione dolorosa di obbligo della didattica a distanza in tutte le scuole».

Emiliano: «Oltre 400 gli studenti positivi»

«Sono almeno 286 le scuole pugliesi toccate da casi Covid», specifica. «Tutto questo in un solo mese di apertura e nonostante da noi la scuola sia iniziata il 24 settembre, ben 17 giorni dopo altre regioni. I dati ci dicono che sono almeno 417 gli studenti risultati positivi e 151 i casi positivi tra docenti e personale scolastico».

L’aumento dei contagi e la riapertura delle scuole

«Abbiamo dovuto prendere una decisione difficile, quella di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado». Restano escluse dal provvedimento le scuole per l’infanzia, dove la frequenza non è obbligatoria. «Abbiamo verificato», continua Emiliano,  «che l’aumento dei contagi è coinciso con la riapertura delle scuole».

Anche alle primarie numeri pesantissimi

«La didattica in presenza sarà possibile per coloro che devono frequentare i laboratori. Poi ci sono gli studenti più fragili che potranno andare in presenza. Ma gli altri dovranno cominciare la didattica a distanza». Questo, «anche nelle primarie dove abbiamo numeri pesantissimi».

La federazione dei pediatri di famiglia

La richiesta era stata formulata dalla federazione dei pediatri di famiglia alla Regione Puglia. Nell’incontro i medici hanno spiegato a Emiliano e al suo assessore alla Sanità Pierluigi Lopalco che il sistema per la richiesta di tamponi per i bambini che frequentano le scuole e che si assentano è in tilt.

Emiliano: «Contagi superiori a quelli di marzo»

Il governatore ha poi spiegato che «i numeri di questa seconda ondata sono molto superiori a quelli di marzo e aprile, quindi ci stiamo predisponendo per andare ben oltre il piano di potenziamento delle terapie intensive autorizzato, con grande parsimonia, dal governo».

di: Girolamo Fragalà @ 08:36


Ott 28 2020

Scontri nelle piazze, Lamorgese ammette: «Tra i violenti immigrati e centri sociali»

«Desidero assicurare il Parlamento che la situazione del Paese è seguita con la massima attenzione. Prendo in considerazione ogni minimo segnale di allarme perché la protesta non venga a turbare ulteriormente un clima già profondamente scosso dalle conseguenze della seconda ondata». Ne parla il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nel corso dell’informativa al Senato sui recenti disordini accaduti in alcune città italiane.

Lamorgese: «Consapevoli delle difficoltà»

Poi il ministro Lamorgese tende a rassicurare gli italiani. «Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che le misure emergenziali sia governative sia quelle disposte dalle Regioni hanno determinato per la generalità degli italiani. Soprattutto per alcune categorie particolarmente colpite. Ho già detto e ribadisco che il governo è in costante ascolto delle voci di disagio. E per tale ragione già dalla scorsa primavera sono stati messi in campo interventi a supporto dei lavoratori e delle categorie maggiormente in sofferenza».

«Assicurare la tenuta sociale del Paese»

«Il bene comune è quello di tenere insieme il Paese in questo momento. E di respingere ogni tentativo di aizzare la protesta e di alimentare derive ribellistiche. L’obiettivo comune deve comunque essere quello di assicurare la tenuta sociale del Paese. Da un lato con l’impegno profuso dal governo proprio in queste ore di garantire risorse adeguate alle famiglie e alle imprese più esposte. Dall’altro attraverso una ferma azione di contrasto delle azioni violente tesa a garantire la sicurezza di tutti nel pieno rispetto della libertà costituzionale di manifestazione del pensiero».

«Inqualificabili episodi di violenza»

E poi ancora. «Accanto alle civili proteste di cittadini e lavoratori per le nuove misure più restrittive, abbiamo assistito a inqualificabili episodi di violenza e guerriglia urbana. Connotati da atti di vandalismo e veri e propri saccheggi. Si è trattato di episodi che hanno trovato nelle ragioni del malcontento soltanto un occasionale pretesto. Lo conferma il fatto che tutti i vari episodi di violenza accaduti nelle varie piazze d’Italia hanno visto all’opera soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate dall’applicazione dei provvedimenti governativi anti-Covid».

L’ammissione di Lamorgese

«È stato accertato che a tali manifestazioni hanno partecipato in maniera preponderante frange violente riconducibili a vari e distinti ambiti. Che vanno dai movimenti di estrema destra e dai centri sociali. Uniti dalla tematica “negazionista”. Fino a ricomprendere i settori più estremi delle tifoserie. Non è da sottacere il contributo di frange giovanili. Conseguente al rinnovato attivismo negli ambienti studenteschi e di una componente violenta di disagiati sociali. Composta anche da extracomunitari che si inseriscono opportunisticamente nella protesta per un mero tornaconto personale. Come avvenuto in occasione degli scontri di Milano e Torino del 26 ottobre». Lamorgese ha poi chiarito che «delle 28 persone denunciate a Milano per danneggiamento e violenza 13 sono minorenni».

di: Desiree Ragazzi @ 18:36


Ott 28 2020

Schiaffo a Di Maio dal suo padre spirituale: «Io, sacerdote, scenderei in piazza. Ma non ho l’età»

Il prete operaio di Pomigliano, il sacerdote padre spirituale di Di Maio, non fosse per i suoi ottanta anni sarebbe pronto a manifestare con quanti in questi giorni gridano la loro rabbia contro le chiusure disposte dal governo per l’emergenza coronavirus con il nuovo Dpcm. «Io – dice all’Adnkronos don Peppino Gambardella – isolando le frange violente che nulla hanno a che vedere con chi manifesta civilmente, protesterei ogni volta che c’è da fare valere dei diritti, anche se devo fare i conti con l’età».

Il sacerdote di Di Maio : «Anch’io andrei in piazza»

Don Gambardella, che come racconta: «Come adesione dell’anima sto con tutto me stesso con chi manifesta senza violenza per avere aiuti. La politica deve affrontare questo problema di emergenza nazionale; da parte nostra vogliamo sostenere il governo ad intraprendere le strade giuste, dall’altra parte però il governo dovrebbe farsi carico di queste fasce deboli ma non vedo che sia stato fatto qualcosa. C’è sempre un modo per provvedere e sostenere grandi industrie, grandi categorie ma come mai verso gli scartati non si fa nulla? Sì, hanno fatto il reddito di cittadinanza e poi? Vedo che il problema ancora una volta non è stato affrontato. Evidentemente non contano sul piano del ritorno».

L’analisi sulla rabbia delle piazze

Il prete operaio di Pomigliano, paese di origine del ministro degli Esteri Di Maio analizza la rabbia delle piazze. «Eliminando le frange violente, c’è il grido di chi è nel totale disagio. Alcuni hanno il coraggio di scendere in piazza, altri sono rassegnati e restano nel loro mondo, al chiuso. La protesta è la punta dell’iceberg e dice che siamo in un momento difficile per la gestione della vita ordinaria. C’è il problema del lavoro per chi lo ha, aggravato da tante situazioni intervenute col coronavirus. Poi c’è il problema di chi non lavora o lavora al nero. Le manifestazioni sono segno chiaro di una situazione di gravità. Io con l’associazione seguo una signora che ha un ristorante. La aiutiamo a pagare le bollette. Ora che ricominciava a rialzare la testa è arrivato questo nuovo Dpcm che l’ha rimessa in difficoltà».

«La gente in fila a chiedere aiuti aumenta»

Considera don Peppino Gambardella: «Tensioni e gente in fila a chiedere aiuti alle parrocchie sono destinati ad aumentare. Ad ascoltarle queste persone del governo sembrano sensibili e responsabili ma come mai i problemi delle fasce più deboli non vengono risolti? Il problema c’è, è enorme».

di: Desiree Ragazzi @ 17:54


Ott 28 2020

Conte: la curva dei contagi ci sfugge di mano. E per ora evita il voto del Parlamento

La situazione è grave. E non solo quella dell’epidemia da coronavirus. Anche Giuseppe Conte comincia a sentire che il fardello si è fatto troppo pesante. La maggioranza ha i nervi tesi. L’opposizione preme per un voto sulle comunicazioni che il premier farà domani alla Camera. Ma per ora non ci sarà una votazione. Si parla al momento di dibattito e voto la prossima settimana.

Conte si difende nel premier time

Conte ha bisogno di tempo per vedere cosa succede nel Paese dove le piazze ribollono e per verificare le misure di inasprimento cui si stanno accingendo i partner europei. Oggi perciò parlando nel corso del “premier time” (un question time riservato al presidente del Consiglio), Conte ne ha approfittato per difendere le misure appena varate.

Conte: ho fatto quello che hanno detto gli esperti

Sono state prese, ha specificato, assieme al Cts e all’Istituto superiore di sanità. Resta però sotto accusa il suo metodo, la sua ostinazione nel non voler coinvolgere le opposizioni.

Lo scenario numero 3 dell’Iss

“Non abbiamo adottato misure secondo un criterio arbitrario né operando una gerarchia di valori tra le attività”, ha spiegato Conte ma le misure, in particolare quelle dell’ultimo Dpcm, rispondono “allo scenario numero 3” elaborato da uno studio dell’Istituto superiore di Sanità e il loro effetto “non va valutato in questi primi giorni ma nell’arco di due settimane”.

Misure severe o la curva sfugge di mano

“Sono misure severe” e, ricorda Conte, “le abbiamo illustrate preventivamente ai capigruppo di maggioranza e opposizione”, ma “le riteniamo assolutamente necessarie per contenere” la diffusione dei contagi. “Diversamente la curva è destinata a sfuggirci di mano”.

Attualmente, secondo lo studio del Cts in Italia “abbiamo uno scenario di tipo 3. Lo studio prevede possibilità di interruzione di alcune attività particolarmente a rischio, anche su base oraria, possibilità di lezioni scaglionate per la scuola, incremento dello smart working per decongestionare i trasporti A tali misure si è attenuto il governo nell’adozione del Dpcm”.

Il punto dolente è quello dei trasporti

E ha dovuto ammettere che proprio quello dei trasporti è il punto dolente e irrisolto. “È evidente che ci sia un’oggettiva difficoltà di assicurare che le misure di sicurezza e distanziamento siano rispettate nel corso dell’intera giornata”. Ed è per questo che le misure del Dpcm sono finalizzate “ad alleggerire i flussi nei trasporti”, ha aggiunto.

I verbali del Cts

Conte ha infine spiegato perché i verbali delle riunioni del Cts non sono pubblici se non dopo 45 giorni. “Per quanto riguarda la pubblicità delle ultime sedute del Comitato tecnico scientifico ricordo che il governo lo scorso 4 settembre ha deciso di procedere alla pubblicazione dei verbali decorsi 45 giorni dalla data della riunione. Questo differimento si giustifica in quanto si rende necessario valutare con rigore e ponderazione i diritti e gli interessi pubblici e privati coinvolti”. Una spiegazione che non spiega nulla. In pratica: il governo ritiene più conveniente non far conoscere i verbali delle riunioni di tecnici ed esperti.

FdI: noi insoddisfatti, Conte ci ha fatto la predica

Tommaso Foti, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, è intervenuto dopo le parole di Conte osservando che il premier ha evitato di dare risposte. “Gli avevamo chiesto dei dati e lui ci ha fatto la predica dimenticandosi di dire molte cose tra le quali i dati che giustificherebbero le tante chiusure fatte: ci dica qual era la diffusione del Covid-19 nel settore della ristorazione e delle palestre. Ringrazio i colleghi di Fratelli d’Italia Caiata, Trancassini e Zucconi che da ristoratori stanno attuando da giorni uno sciopero della fame che anticiperà quella che faranno gli italiani per colpa di Conte e del suo governo”.

 

di: Annalisa Terranova @ 16:13


Ott 28 2020

Rampelli incontra i familiari dei pescatori sequestrati in Libia (video)

Noi ci mettiamo la faccia. Il governo è asserragliato nel palazzo. Con una lunga diretta Facebook Fabio Rampelli racconta la sua mattinata densa di incontri di piazza. “Per ascoltare e parlare con i lavoratori, le Partite Iva, gli autonomi. Quel mondo produttivo fatto di piccoli imprenditori devastati dai provvedimenti del governo Conte”. Il vicepresidente della Camera, “armato” di megafono, è sceso nella tana del lupo. Ha ascoltato la delegazione di piccoli imprenditori arrivata in piazza Montecitorio per protestare contro le ultime misure anticovid.

Rampelli in piazza con le Partite Iva

Sono furiosi con il governo. Si sentono abbandonati. “Noi non siamo né di destra né di sinistra”, dice un signore. “Non ce ne frega un tubo della politica, vogliamo risposte. Perché stiamo indebitando anche i nostri figli”. “Se state all’opposizione – dice una signora bionda – dovete stare in piazza con noi”.

Rampelli non si sottrae. “Noi siamo qui, io sono con voi. C’è un presidio fisso di Fratelli d’Italia a piazza Capranica. Continuiamo come sempre ad ascoltare le categorie. A portare la vostra voce nel palazzo. Non possiamo fare altro che prendere le vostre richieste e trasformarle in proposte di leggi, emendamenti. Ma siamo all’opposizione, non possiamo trasformare le proposte in atti di governo“.

L’incontro con i parenti dei pescatori sequestrati in Libia

Sempre in mattinata l’incontro con i familiari dei pescatori italiani di Mazara del Vallo, da 58 giorni sequestrati in Libia. Mogli e parenti sono  in presidio permanente davanti alla Camera dei deputati. Giorno e notte. Per accendere i riflettori sulla vicenda. Per chiedere la liberazione. “Riportate a casa in nostri amici, padri, figli, mariti, uomini di mare, pescatori italiani. Conte, Di Maio non lasciateci soli”.  E’ lo striscione che le famiglie dei pescatori di Mazara in mano ai libici hanno issato di fronte a Montecitorio. Finora non sono riuscite a incontrare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E se non otterranno udienza sono pronti a iniziare lo sciopero della fame.

“Ho avuto l’onore di parlare con i familiari dei pescatori da 58 giorni arrestati in Libia”, racconta Rampelli. “Rinnovo qui l’impegno di spronare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a incontrarli e dar loro le risposte che meritano. Il silenzio non è più accettabile”.

di: Gloria Sabatini @ 16:12


Ott 28 2020

Decreto ristori, Santanchè zittisce Misiani: non mi interrompa. Quando parlava lei…

Daniela Santanchè zittisce il Pd Antonio Misiani. A Omnibus su La7 si parla del decreto ristori, quello varato dal governo per aiutare le categorie colpite dalla nuova serrata per coronavirus. Il viceministro dell’economia dice la sua e Santanché pur non condividendo ascolta in silenzio. Quando è il suo turno inizia a “smontare” le teorie di Misiani. «Continuano a sottolineare che i ristoranti non sono chiusi ma chiudono alle 18. Questa è un’altra presa per i fondelli perché sappiano che era meglio essere chiusi che aperti fino alle 18. Con gli stessi costi e tutto quanto uguale. E poi avete capito…» Misiani a quel punto la interrompe: «Proponete di chiudere i ristoranti?». Immediata la risposta della senatrice di Fratelli d’Italia: «No, io dico che ci vogliono dati scientifici che dimostrino che il contagio…». Misiani le toglie la parola di nuovo: «Li tiene aperti o li tiene chiusi…». Santanchè sottolinea: «Scusi lei ha detto di non interrompere, io sono stata in religioso silenzio. Sono stata composta anche se mi sarei strappata la camicia». Una battuta che mette in difficoltà il democratico.

Daniela Santanchè zittisce Misiani

Messo ko Misiani chiude polemicamente dicendo: «Le chiedo scusa, aspetto pazientemente una sua proposta, spero entro la fine della trasmissione». A quel punto interviene la conduttrice che dice: «Santanchè dice che fino a quando non c’è un’evidenza scientifica che il contagio maggiore è nei ristoranti non ha senso chiuderli». A quel punto la senatrice di Fratelli d’Italia spiega: «Come ha detto il viceministro  spendono adesso 5 miliardi. Ricordo che per fare l’ospedale di Milano che è stato molto criticato e dove oggi ci sono dieci persone  ricoverate, che sono stati spesi soldi non pubblici ma privati: 25 milioni. Allora la mia proposta è che anziché  chiudere ristoranti, cinema e teatri, con 5 miliardi quante terapie intensive potevate fare? Quanti test tamponi potevate fare?».

di: Desiree Ragazzi @ 14:25


Ott 28 2020

Meloni e Salvini in piazza con i commercianti: per noi non siete “sacrificabili” (video)

Commercianti in piazza contro l’ultimo Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Hanno incontrato la leader Fdi Giorgia Meloni al presidio permanente a due passi da Montecitorio. “Vogliamo risposte” tuonano le categorie “da qualsiasi componente politica”.

Il presidio di FdI con Giorgia Meloni

Giorgia Meloni al presidio ha preso la parola e ha detto che FdI si impegna a dare voce alle categorie massacrate dal governo. Un governo  che non ha voluto dialogare con l’opposizione e che “scarica responsabilità su quelle che Conte definisce attività sacrificabili“. Meloni ha poi criticato la logica dei “ristori” che è la stessa dei bonus.

Meloni: i ristori sono insufficienti

“I ristori – ha detto Meloni – dovevano essere pari al 100-200% del fatturato, poi abbiamo capito che i ristori saranno il 100-150 % del contributo a fondo perduto che si era preso a marzo. E sappiamo che se non si interviene sulle spese fisse di queste categorie non ci saranno mai sostegni adeguati”.

Conte con il Parlamento fa come il Re Sole

La leader di FdI ha anche criticato Conte osservando che il suo atteggiamento verso il Parlamento è come quello del Re Sole: “A Conte non interessa il Parlamento? Certo, è un po’ come direbbe il Re Sole… Ma cosa pensa il Parlamento lo riguarda. Ricordo che quando fu approvato il famoso emendamento Ceccanti ci dissero che i Dpcm sarebbero passati dal Parlamento E noi facemmo notare che quell’emendamento era scritto in maniera tale da non coinvolgere il Parlamento. Ed è stato così”.

Salvini in piazza con i commercianti

Matteo Salvini era a sua volta stamattina in piazza della Rotonda a Roma per sostenere la manifestazione organizzata dalla Fipe Confcommercio.“Bisogna fare i tamponi a casa alle persone anziane e potenziare il trasporto pubblico. Le persone si infettano in metro e autobus affollati, non in palestra o in piscina”, ha detto il leader della Lega.

“Stanziare 5 miliardi di euro – ha aggiunto – per un settore che conta 1,5 milioni di lavoratori non può essere sufficiente”. Salvini ha fatto una promessa ai commercianti: “Romperemo le scatole, non lasceremo che finisca come con la cassa integrazione”.

di: Annalisa Terranova @ 14:21


Ott 28 2020

Lockdown a Napoli e Milano, Sala e De Magistris contro Speranza: «Decidi tu o il tuo consigliere?»

È scontro sull’ipotesi di lockdown a Napoli e Milano. Giuseppe Sala e Luigi De Magistris, hanno scritto una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza sul lockdown paventato da Walter Ricciardi, consulente del ministero. Ricciardi ha parlato di un lockdown “necessario” nelle due città.

«Stamattina ci siamo sentiti con il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris perché ieri il professor Walter Ricciardi ha evocato un lockdown per Milano e Napoli. Abbiamo scritto al ministro Speranza – ha affermato sala su Facebook – per sapere se è un’opinione del suo consulente o del ministero e nel caso fosse un’opinione del ministero se è basata su dati e fatti che ministero il ha e noi no».

Sala: «Scelta sbagliata»

Per Sala, ha ribadito il concetto già espresso ieri, si tratta di «una scelta sbagliata. Dirlo è nelle mie responsabilità e io ragiono con testa e cuore». E ancora: «Oggi noi abbiamo meno di 300 in terapia intensiva, ne abbiamo avuti 1.700. Sono in crescita, ma stiamo già facendo i sacrifici e vediamo cosa succederà», ha affermato.

«Tenere in casa gli anziani»

«C’è un tema – ha aggiunto – anche di tenere in casa gli anziani. È brutale, ma il 90 per cento dei decessi è degli over 70. C’è un problema di creare spazi di ricovero gli asintomatici e le quarantene e stiamo lavorando con Ats e quindi con la Regione. C’è tempo per la polemica e c’è tempo per la collaborazione, ma a questo punto io non credo che sia giusto fare un lockdown. E lo dico sapendo che qui ci sono due partiti e lo vedo anche nei cittadini: c’è chi dice “chiudi tutto” e chi dice che non si può. Noi siamo qua per prenderci le nostre responsabilità».

«10-15 giorni per decidere»

Poi  in un’intervista al Corsera ha raccontato: «Ieri un amico virologo mi ha detto che c’erano 80 pazienti intubati a Milano e 201 in Lombardia. Ad aprile erano tra i 1.500 e i 1.700. La conclusione è che, anche nella peggiore delle ipotesi, avremmo 10-15 giorni per decidere un lockdown».

di: Desiree Ragazzi @ 13:26


Ott 28 2020

Anche la Bellanova si scatena contro Conte: «Nel decreto al posto delle cifre c’erano le X»

Italia Viva torna all’attacco del premier. I renziani tallonano Conte perché modifichi l’ultimo Dpcm sulle chiusure. Minacciando la traballante maggioranza giallorossa. Dopo Matteo Renzi a dare fuoco alla miccia è la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Che chiede un tavolo di confronto politico. “Conte deve imparare a fidarsi delle forze politiche come Italia Viva che servono veramente il paese!”.

La Bellanova sbugiarda Conte: al posto delle cifre le X

“Il presidente Conte – si sfoga a Omnibus su la 7 – ha detto che il decreto legge è stato approvato all’unanimità. Ma in Cdm alla fine ma non c’era un decreto legge perché dove c’erano le cifre c’erano le X“. La ministra renziana accusa il premier di non dire la verità. Inoltre – aggiunge – “non è stata distribuita la tabella degli interventi che si fanno. Io stessa ho lavorato fino a l’una e mezza stanotte con i miei uffici per capire la decontribuzione per l’agricoltura e il fondo perduto per la filiera agroalimentare. Adesso quella filiera paga un prezzo altissimo con la chiusura dei ristoranti”.

“Il premier deve fidarsi di Italia Viva”

Ma non basta, la Bellanova denuncia di non aver mai ricevuto la copia del documento del Cts sulla chiusura dei ristoranti alle 18.  “Questo è il modo di lavorare e non mi piace. L’ho detto al presidente Conte e al ministro Speranza. Non mi piace il fatto che i ministri che assumono responsabilità collegiale sulle decisioni non abbiano le stesse informazioni. Anche perché nel documenti del Cts, ce lo ha detto Speranza, si diceva che la chiusura alle 18 non è consigliabile. Perché si potrebbero creare degli assembramenti conviviali nelle case. Luoghi meno controllabili”.

Quel Dpcm non va bene. “Non risponde alle esigenze della comunità scientifica, alle richieste delle Regioni e crea gravissimi danni alla ristorazione e alla filiera agroalimentare”. Renzi non molla. “Leggo polemiche sulla nostra semplice richiesta al premier di rivedere il decreto.  Chiudendo ristoranti alle 18 e chiudendo i luoghi della cultura non diminuiscono i contagiati. Aumentano solo i disoccupati”.

Nuovo vertice con i capigruppo di maggioranza

Mentre Conte è sotto il fuoco amico di Renzi e di parte dei Dem è  in corso la riunione con i capigruppo di maggioranza. Sul tavolo il dpcm e i rapporti tesi nella maggioranza dopo le fibrillazioni delle ultime ore con Italia Viva. Il capo del governo ha fatto l’ennesimo richiamo alla responsabilità della maggioranza “in una fase molto difficile dell’emergenza sanitaria e di crisi economica”. Ma gli appelli non bastano più. I capigruppo vogliono più  coinvolgimento per poter difendere e argomentare le ragioni del governo. Che in queste ore ha scatenato la piazza creando un corto circuito sociale. Conte però non intende fare passi indietro. “Il decreto non cambia”. Poi anticipa la verifica di governo, che sarebbe dovuta essere dopo gli Stati Generali dei 5Stelle.

di: Gloria Sabatini @ 11:29


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