Lug 22 2019

Migranti, FdI stana la Commissione Ue: «Basta silenzi sui respingimenti francesi»

«È facile fare gli europeisti con i porti degli altri e i gendarmi ai propri confini». A sottolinearlo sono gli eurodeputati di FdI in un’interrogazione alla Commissione Ue in cui chiedono conto del comportamento della Francia in fatto di migranti. «È giunto il momento che Macron si assuma la responsabilità politica di quello che sta accadendo a Ventimiglia», avvertono.

Respingimenti e documenti falsi

L’interrogazione, a risposta scritta, è stata firmata da Nicola Procaccini (FdI, coordinatore del Gruppo dei Conservatori nella Commissione immigrazione del Parlamento europeo), Raffaele Fitto (Co-Presidente del gruppo ECR), Carlo Fidanza (Capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles) e Raffaele Stancanelli (Vice presidente Commissione giuridica dell’Europarlamento ). Il testo punta a far uscire allo scoperto non solo le politiche francesi sull’immigrazione, ma anche la Commissione Ue, chiamata a prendere una posizione sulla questione dei presunti respingimenti e della falsificazione dei documenti dei migranti, al confine italo-francese.

Cosa dice la Commissione Ue?

«Abbiamo chiesto all’esecutivo comunitario se intende compiere una valutazione dei fatti, allo scopo di chiarire il grado di liceità nell’applicazione delle regole in materia di asilo e di immigrazione da parte dello Stato francese. Dove andrebbe a nascondersi Macron – chiedono gli eurodeputati – se venisse appurato che perfino i documenti dei minori non accompagnati vengono falsificati, pur di evitare una dovuta assunzione di responsabilità?». «È giusto – concludono – che la Commissione europea si esponga e chiarisca se i francesi stanno agendo seguendo le regole, oppure no».

di: Annamaria Gravino @ 15:33


Lug 22 2019

Camera ardente Borrelli, Di Pietro in lacrime. Colombo: “La corruzione è rimasta”

Camera ardente affollata per l’addio a Francesco Saverio Borrelli. In molti sono arrivati, nell’atrio del Tribunale di Milano, per l’ultimo saluto all’ex procuratore di Milano, a capo del pool Mani Pulite, morto sabato scorso a 89 anni. Tante le presenze di rilievo: colleghi, amici e ammiratori della sua etica del lavoro. Antonio Di Pietro, visibilmente commosso, ha indossato la toga e, insieme gli ex collega e pm di Mani Pulite Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo ha reso omaggio, alternandosi con altri magistrati sempre al fianco della bara.

Alla camera ardente di Borrelli anche l’ex premier Monti

Uno sguardo commosso anche dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, accorso alla celebrazione. “Borrelli rappresenta un esempio di determinazione nella lotta alla corruzione e di indipendenza e imparzialità della magistratura» ha detto il ministro, prima di lasciare la camera ardente. «È un esempio – ha continuato Bonafede – anche per le future generazioni. Il suo contributo alla giustizia è stato fondamentale per questo Paese». Presente anche l’ex presidente del Consiglio Mario Monti.

«Ci scrivevamo. Era una nostra piccola abitudine, forse siamo due persone per certi versi un po’ all’antica che rispettano ancora i valori che io riconoscevo in Borrelli, cioè professionalità ma anche equilibrio, stile e cultura. Cose che sembrano un po’ passate e io credo che non lo siano». Queste le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala, in ricordo di Francesco Saverio Borrelli a cui lo legava una stima profonda.

Colombo: “Indagini finite, ma la corruzione no”

«Sono finite le nostre indagini, ma Tangentopoli non ha cambiato niente dell’Italia, la corruzione è rimasta, magari con caratteristiche diverse», ha detto, con la voce rotta dalla commozione, Gherardo Colombo. Il famoso “resistere, resistere, resistere”, ha aggiunto, «è stato un invito a tutta la cittadinanza a rivolgersi veramente alla Costituzione che ha 70 anni ma che è ancora una promessa e non la realtà».

di: Valter Delle Donne @ 15:22


Lug 22 2019

Meloni sul consigliere di Vercelli: “Frasi gravissime, è fuori da FdI. Ma il Pd non dia lezioni”

La preghiera del navigatore sui Social potrebbe iniziare con un blasfemo: “Dacci oggi il nostro delirante post quotidiano”. Dopo tanti cretini di sinistra, ogni tanto tocca a qualcuno di destra. Stavolta lo ha firmato un consigliere comunale piemontese di FdI (eletto con 85 voti come indipendente a Vercelli). Un post vomitevole, che la sinistra ha tentato di strumentalizzare. Troppo ghiotta l’occasione per tenere occhi e menti lontane da Bibbiano e dal Pd. Tra i primi a cavalcare la frase, proprio Repubblica, che sugli orrori di Bibbiano ha una posizione ambigua e ipergarantista.

La presa di posizione di FdI è stata immediata e inequivocabile. Ecco che cosa ha scritto Giorgia Meloni sui suoi profili Social: «Fratelli d’Italia prende le distanze dalle dichiarazioni del consigliere comunale di Vercelli Giuseppe Cannata eletto tre mesi fa da indipendente nelle liste di Fratelli d’Italia, ma mai iscritto al movimento. Le sue affermazioni, gravissime, non rispecchiano in nessun modo il pensiero di FdI. Non c’è posto per chi scrive certe cose in Fratelli d’italia. Ma non accettiamo lezioni da nessuno, soprattutto dal Pd che non ha avuto nemmeno la decenza di prendere provvedimenti nei confronti di un suo sindaco agli arresti domiciliari perché coinvolto nello scandalo di Bibbiano».

Il tweet del giornalista di “Repubblica”

“Sparate ai leghisti” “Impiccate i fascisti” la classifica dei post più vomitevoli

La frase assurda di Cannata può oscurare i fatti di Bibbiano? Ovviamente no. Da una parte uno scandalo senza fine, che vede coinvolto un sistema dove il Pd è centrale, dall’altra le frasi ingiustificabili di un consigliere comunale. A proposito, è interessante sapere che in Italia i consiglieri comunali sono oltre 120mila. Non basterebbero lo stadio Olimpico e il Meazza per contenerli tutti. Provate a monitorare le stupidaggini, gli orrori, i deliri che ogni giorno, tra i 120mila consiglieri spuntano fuori su Facebook, Twitter e Instagram.

Le affettuosità del giornalista di Repubblica

Oggi tocca al consigliere comunale di Vercelli, ma la rassegna stampa sarebbe molto ricca e molto avvilente. Vi ricordate di Tiziana Favero? Ovviamente no. Ne hanno parlato in quatto, per pochissimo tempo. È di qualche mese fa il post atroce contro Salvini da parte di una ex assessore del Pd contro Salvini. “Leghisti del cazzo, vi sparo a vista!” Una infamità derubricata in goliardata dai giornali. Del resto, funziona così: quando il post demenziale è rosso, non può essere considerato violento. Ricordate quando una delle firme proprio di Repubblica, Maurizio Crosetti auspicava l’impiccagione a testa in giù per gli avversari di destra? Un blando post di scuse e via. Fino al prossimo post delirante.

di: Valter Delle Donne @ 14:10


Lug 22 2019

Caos Pd: Franceschini “apre” ai 5Stelle, i renziani evocano la scissione

Non è bastato che il corteggiato Luigi Di Maio avesse già rimandato indietro i fiori al corteggiatore Dario Franceschini con tanto di sdegnosa risposta («noi siamo orgogliosamente diversi da tutti gli altri») per impedire  al Pd di trasformarsi in una pentola a pressione. Segno che la tensione al Nazareno è alle stelle e che ormai la guerra a bassa intensità tra le truppe rimaste fedeli a Renzi e il nuovo segretario Zingaretti si accinge a trasformarsi in uno scontro in campo aperto. E l’intervista  di Franceschini al Corriere della Sera non ha certo aiutato a distendere i toni. Al quotidiano di Via Solferino l’ex-ministro dei Beni Culturali ha infatti detto che è «un errore mettere Lega e grillini sullo stesso piano» e che la cosiddetta «strategia dei pop-corn» imposta da Renzi all’indomani delle elezioni politiche dello scorso anno si è rivelata fallimentare perché ha «gettato il M5S nelle braccia della Lega».

Mezzo partito insorge all’idea di un’intesa con Di Maio

Franceschini coglie invece una volontà di affrancamento da Salvini nel voto della delegazione pentastellata a Strasburgo in favore di Ursula Von der Leyen. Ma non per questo auspica un’alleanza. Il suo obiettivo è un altro: «Si può aprire un tema politico senza che parta una campagna interna di aggressione? Senza i #senza di me, o l’accusa di volere poltrone? E si può dire che senza la ricostruzione del campo di centrosinistra e la ricerca di potenziali alleati che sta facendo Zingaretti difficilmente il Pd potrebbe arrivare col proporzionale al 51 per cento?».

«Caro Franceschini, ci mettiamo il gilet giallo?»

Facile a dirsi. Nella realtà è accaduto proprio l’esatto contrario. Il più netto a prendere le distanze dall’intervista, definita «gravissima», è Davide Faraone, defenestrato in questi giorni dalla guida del partito in Sicilia: «Se il Pd dovesse andare in quella direzione – avverte -, penso sia inevitabile costruire una forza politica nuova che impedisca percorsi di questo tipo». Duro anche Carlo Calenda: «Continuiamo a farci del male. Mi raccomando», è il suo tweet. La falange renziana è compattissima contro Franceschini: Scalfarotto, Maratti e poi la Ascani, la Malpezzi, la Moretti. Tanti nomi, una sola voce: noi mai con  i 5stelle. Una menzione a parte merita Sandro Gozi: «Anche i partiti di Orban e Kaczynski hanno votato Von der Leyen. Vogliamo fare una maggioranza “europeista” anche con loro? Su Russia, stato di diritto, Venezuela, fake news, ad esempio, che si fa con M5S? Ci mettiamo tutti il gilet giallo?».

di: Mario Landolfi @ 13:56


Lug 22 2019

Apre la cripta del Duce, minacce dagli antifascisti. A. Mussolini: «In galera»

Insulti, minacce e una chiamata alla mobilitazione per «impartire una bella lezione a queste carogne». Gli antifascisti si agitano su Facebook per la riapertura della cripta Mussolini a Predappio, disposta dalla famiglia per domenica 28 luglio. E poco importa che sia collegata a una messa di suffragio e che sia stata annunciata con un comunicato nel quale si ricorda che «il cimitero e la Chiesa sono luoghi sacri che richiedono il massimo rispetto, educazione e compostezza». Per gli antifascisti è comunque un evento che va impedito con la violenza. «Non sarebbe ora di organizzare una bella lezione da impartire a queste carogne?!», si legge in un posto sulla pagina Antifascisti in rete.

La cripta sarà aperta a tutti, non solo alla famiglia

«Li ricacceremo dalle fogne da cui provengono… i nostri nonni ci hanno insegnato come fare», è il tenore dei commenti, che non sorprendono la famiglia Mussolini. «Noi la cripta la apriamo in occasioni concordate e ci stiamo organizzando per aprirla e per far accedere la gente che vuole visitarla, non solo le persone della famiglia, affinché possano entrare in piena sicurezza», ha spiegato Alessandra Mussolini. Confermata, dunque, l’apertura del 28 luglio, che avviene alla vigilia del 136esimo anniversario della nascita del Duce. Ma, pur non lasciandosi intimidire, Alessandra Mussolini chiede comunque una mano ferma delle istituzioni. «C’è un ministro dell’Interno, queste sono minacce chiare, vanno presi e buttati in galera. “Buttati” perché sono incivili, pericolosi, violenti e le persone eversive non vanno portate bensì – ha concluso – “buttate” in galera».

Il sindaco: «Noi la vorremmo sempre aperta»

Per l’apertura della cripta si è schierato anche il primo cittadino di Predappio, Roberto Canali, con il quale la famiglia Mussolini è in contatto. «Noi – ha spiegato il sindaco – abbiamo sempre auspicato l’apertura fissa della tomba perché per Predappio è un risorsa e fonte di turismo». «Le persone, passando per curiosità o per altri motivi, si sono sempre fermate per anni e ultimamente quella fascia di frequentatori l’abbiamo persa», ha proseguito Canali, ricordando che «nell’ultimo periodo la tomba è chiusa e viene aperta in occasione di ricorrenze su decisione della famiglia». Quanto all’agitazione degli antifascisti, Canali ha semplicemente detto di non capirne il senso: «Fino a due anni fa era aperta tutti i giorni, quindi non capisco le polemiche».

di: Annamaria Gravino @ 13:48


Lug 22 2019

“Gli do 30mila euro…”. Depositata l’intercettazione che tira in ballo Siri

«Gli do 30mila euro, perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico…» Sarebbe questa l’intercettazione in cui l’imprenditore ed ex parlamentare di Forza Italia, Paolo Arata, consulente della Lega, avrebbe chiamato in causa l’ex sottosegretario Armando Siri durante un colloquio di settembre 2018 con il figlio Francesco e con Manlio Nicastri, figlio dell’imprenditore Vito, il re dell’eolico. L’ex sottosegretario ai trasporti Armando Siri, che si è dimesso proprio dopo le prime indiscrezioni sull’inchiesta, è coinvolto in una indagine che si snoda tra le procure di Roma, Trapani e Palermo e riguarda una tangente da 30 mila euro che sarebbe stata promessa per interventi legislativi nel campo delle energie rinnovabili. Ora spunta l’audio che costituisce, per i pm, una prova importante.

Il figlio di Nicastri conferma: “Promessa a Siri una tangente”

Nicastri, ritenuto dai pm siciliani vicino a Cosa Nostra, avrebbe cominciato a collaborare e, lo scorso 8 luglio, è stato sentito dai magistrati di Roma. Per giovedì prossimo è fissato un incidente probatorio durante il quale sia Vito che il figlio Manlio riferiranno ai pm capitolini.  Quando l’8 luglio scorso i pubblici ministeri di Roma hanno fatto ascoltare quella registrazione a Manlio Nicastri, il giovane ha cambiato la versione dei fatti. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, prima era stato generico, negando di avere saputo da Arata sr. di soldi promessi o dati a Siri in cambio di un emendamento favorevole ai loro affari, né di averlo mai riferito a suo padre. . Poi però, di fronte alla registrazione, ha ammesso: «Confermo di aver ascoltato le parole di Arata sulla promessa di 30.000 euro e di avere riferito a mio padre l’intenzione di dare soldi a Siri… Posso dire che Siri non fu pagato, ma Paolo Arata mi disse che gli aveva promesso 30.000 da corrispondere una volta approvato l’emendamento richiesto».

di: Valter Delle Donne @ 13:14


Lug 22 2019

Lo “spacca-Italia” spacca il governo: salta la riunione sull’autonomia del Nord

È bastato che i governatori di Lombardia e Veneto sostituissero «cialtronata» con «farsa» per far dire al premier Conte che «i toni erano cambiati» e che era pronto perciò ad incontrarli sulla spinosissima questione dell’autonomia rafforzata del Nord o dello spacca-Italia, secondo la vulgata del Sud. Contento lui… In realtà non è cambiato  niente, se non che ora sono tutte le regioni a pretendere uno strapuntino al tavolo della discussione e ciascuna con un proprio cahier de doléances. Prove tecniche di secessione morbida, più o meno consapevole, che il povero Conte ora non sa più come fronteggiare. Il suo “Piano per il Sud” è merce già avariata dal momento che anche i governatori meridionali si sono incamminati lungo il sentiero della rivendicazione di maggiore autonomia o, è il caso del siciliano Musumeci, del rispetto di quella già ora operante.

Zaia contro Conte: «Non firmo accordi-farsa»

In realtà, la vicenda è tutta politica e sta in questi termini: Salvini non può che pretendere il rispetto del contratto di governo sull’autonomia rafforzata se vuole impedire che la fronda di Fontana e Zaia (quest’ultimo ha detto che non sottoscriverà «accordi-farsa») contro Conte si trasformi in un insidiosissimo fronte interno della Lega. Ma è la stessa ragione per cui Di Maio è costretto a frenare: dare via libera allo spacca-Italia è come ammettere di aver svenduto il Sud in nome della poltrona e aprire un’autostrada alle ambizioni del rivale Fico, tornato proprio in queste ore a lanciare appelli «a non dividere il Paese». In mezzo c’è Conte, sollecitato sempre più apertamente dall’establishment ad affrancarsi dalla soffocante tutela dei suoi “vice” e a spiccare il volo verso un proprio movimento personale. Una sollecitazione il cui obiettivo è l’incontro con il Pd, non a caso già in pieno psicodramma per la decisa opposizione dei renziani a qualsiasi  ipotesi di collaborazione con i grillini.

Rinviato il vertice di Palazzo Chigi

Di fronte ad uno scenario tanto incandescente, non stupisce affatto la notizia dello slittamento a domani della riunione ristretta prevista per oggi a Palazzo Chigi sulle autonomie. Oltre a quella di Conte, erano previste le presenze dei ministri Stefani e Bonisoli per la parte sulle sovraintendenze e i beni culturali, i due viceministri dell’Economia, Castelli e Garavaglia, per la parte sulle risorse finanziarie. È la conferma che sull’autonomia rafforzata la politica non ancora deciso. Un tavolo tecnico ora non serve.

di: Mario Landolfi @ 13:05


Lug 22 2019

«Il Comune paga le bollette agli abusivi»: CasaPound denuncia Virginia Raggi

Un esposto alla Procura e uno alla Corte dei conti. La “distrazione” sull’occupazione abusiva dell’ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia rischia di costare carissimo al sindaco Virginia Raggi, che sul caso s’è appena beccata due denunce. Ciò che è certo è che, ad oggi, quell’occupazione è stata carissima per le casse pubbliche: a quanto risulta, il Comune paga le bollette agli occupanti; inoltre, versa pure un milione l’anno per l’affitto dell’attuale sede della polizia locale, che non può essere trasferita nello stabile occupato.

Le denunce contro Virginia Raggi

A presentare gli esposti è stato il consigliere municipale di CasaPound a Ostia, Luca Marsella, che, dopo un accesso agli atti, denuncia: «La prima cittadina legittima e paga le utenze» di quella «occupazione di immigrati». L’occupazione è tristemente nota sul litorale, anche perché è stata più volte al centro delle denunce dei cittadini per il degrado e i casi di illegalità che provoca. Eppure, a oggi, nulla è stato fatto per ripristinare la legalità, che a quanto pare al sindaco è tanto cara solo quando si parla di CasaPound. Le numerose richieste di intervento sull’ex colonia di Ostia sono state sempre dribblate dall’amministrazione comunale. Anche in tempi recenti, quando la maggioranza grillina si è astenuta sulla richiesta di sgombero avanzata dalla stessa CasaPound e da Fratelli d’Italia. 

L’occupazione snodo di spaccio e illegalità

«Nel corso degli ultimi anni sono stati effettuati numerosi blitz delle forze dell’ordine all’interno della parte dell’edificio dell’ex colonia occupata abusivamente, durante i quali è stata evidenziata una situazione di forte degrado e illegalità, essendo state rinvenute sostanze stupefacenti destinate allo spaccio ed ingenti somme di denaro di dubbia provenienza che hanno portato a numerosi arresti degli occupanti stranieri», ha spiegato Marsella sulla sua pagina Facebook, dove ha annunciato la presentazione degli esposti. «Dall’ultimo censimento, risalente al 6 aprile 2017, risultano 81 persone di diverse nazionalità presenti abusivamente nella struttura di cui soltanto 7 nuclei familiari riconosciuti. Di fronte alle denunce e alle richieste dei cittadini il sindaco di Roma e l’attuale amministrazione capitolina – ha proseguito Marsella – hanno dimostrato un atteggiamento assolutamente inerme ed accondiscendente, che inevitabilmente finisce per tutelare e legittimare l’occupazione illegale».

Gli abusivi “sfrattano” i vigili

«Non si rinviene, ad oggi, nessun atto amministrativo da parte dell’attuale sindaco di Roma volto alla risoluzione di tale situazione, inspiegabilmente ignorata per tutta la durata dell’attuale mandato. La città è allo sbando ed è ora che la Raggi si prenda le sue responsabilità», ha quindi concluso Marsella. E dire che intorno all’ex colonia esiste anche un interesse specifico dell’amministrazione comunale. In quella sede si era ipotizzato di spostare la caserma dei vigili, che dal 2005 si trova all’interno di uno stabile privato. L’affitto costa alle casse pubbliche – ovvero i cittadini – un milione di euro l’anno, per un totale di 14 milioni in 14 anni. Non solo, di recente intorno allo stabile è stato lanciato anche un grave allarme sanitario, legato all’elevata incidenza di tumori tra i vigili in servizio in quella sede. Era febbraio e ancora non si è messo nulla.

 

 

di: Annamaria Gravino @ 12:44


Lug 22 2019

Bibbiano e non solo. Ronzulli: “Riformare l’affido, altro che le squadre speciali”

L’inchiesta su Bibbiano dimostra che le norme che regolano gli affidi sono inefficienti e opache: decine di bambini sono stati sottratti alle famiglie senza ragione, alcuni di loro sono stati affidati a persone che ne hanno abusato o che, cinicamente, volevano farci la “cresta”. Di fronte a tutto questo orrore il ministro della Giustizia che fa? Invece di cambiare la legge “normale”, istituisce una presunta “squadra speciale”…”.
Licia Ronzulli, presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia, giudica la risposta del governo “tardiva e insufficiente”. La senatrice di Forza Italia ha depositato per prima, all’indomani di “Angeli e demoni” una proposta di legge per la riforma del settore, che costa alla collettività circa 4,5 miliardi l’anno.

“Quei bambini allontanati dalle famiglie indigenti…”

Come è potuto accadere che si strappassero bambini alle loro famiglie naturali senza ragione? Cosa non ha funzionato, senatrice?
Quasi tutto. Le norme sono inefficaci, alcune risalgono addirittura agli anni Cinquanta. Le famiglie non hanno la possibilità di difendersi, le videoregistrazioni non sono obbligatorie, dunque è sempre possibile che i piccoli siano manipolati. Capita poi che bambini vengano allontanati dai genitori perché questi vivono in una situazione di indigenza, nonostante la legge lo vieti”
Prima di Bibbiano, però, non ne parlava nessuno.
Questo non è vero. Non si erano mossi Laura Pausini o Nek o i due vicepremier, che oggi hanno la necessità di spostare il dibattito dalle loro risse quotidiane. Ma questa situazione era purtroppo nota a chi lavora nel settore e dunque alla Commissione per l’infanzia e per l’adolescenza che ho l’onore di guidare”.

Troppi casi in tutta Italia

Sono casi simili a quelli di Bibbiano, con i piccoli allontanati senza che vi fossero ragioni sufficienti?
Abbiamo segnalato il caso della bimba di 9 anni che a dicembre, a Vittorio Veneto, è stata sottratta alla famiglia affidataria, con la quale viveva da 7 anni, per essere indirizzata ad una nuova struttura. Ricordo il piccolo Marco che, a Verona, si è visto negare l’affidamento ai nonni materni per essere rinchiuso in una comunità. Poi c’è la terribile vicenda del Forteto, sul quale il Parlamento ha istituito una Commissione di inchiesta”.
Oggi tutti parlano di affidi, i Cinquestelle chiamano il Pd il “Partito di Bibbiano”. Ci sono delle responsabilità, a suo avviso?
Sono certa che la magistratura valuterà le posizioni con la dovuta severità, tenendo conto delle conseguenze drammatiche che avranno queste decisioni sbagliate di amministratori e tecnici dei servizi sociali sui genitori ai quali è stato rubato un figlio e sui bambini, allontanati senza ragione dai genitori. Le responsabilità sono individuali e le accuse gravissime. Queste vittime non devono però subire un altro torto, quello di vedere il loro dramma piegato ad una piccola polemica politica tra partiti”.

La proposta di legge di Forza Italia

Vede molta strumentalità nelle dichiarazioni di questi giorni?
Vedo un po’ di cinismo e miopia. Vanno lì coi microfoni, fanno i video su Facebook, ma si dimenticano di quale sia il loro compito: scrivere buone norme. Il Guardasigilli di fronte a questo problema non ha presentato una proposta di riforma, ma ha annunciato una “task force” di magistrati: che potranno fare? Bisogna approvare nuove leggi che scongiurino nuovi casi di “bambini rubati” e fermino il business: noi di Forza Italia abbiamo depositato una proposta al Senato, la mettiamo a disposizione della maggioranza. Si può approvare in poche settimane: la sto consegnando personalmente a segretari di partito e ai ministri competenti”.
Quali sono le modifiche al codice che risultano necessarie e avete proposto?
Serve innanzitutto trasparenza: il settore muove quasi 4,5 miliardi l’anno, impegna quasi 12 milioni di euro al giorno, ma non esiste nemmeno il numero o un registro dei bambini dati in affido. Dovrebbero essere circa 50 mila, ma non esistono numeri certi: bisogna pretenderli. Poi bisogna scegliere criteri univoci: le rette per le case famiglia variano da 70 a 400 euro al giorno. Le famiglie affidatarie ottengono da 400 a 700 euro al mese: a Bibbiano queste cifre erano quasi il doppio. Un piccolo allontanato dai genitori può costare fino a 73 mila euro all’anno in presenza di bambini portati via da casa per ragioni economiche. Infine bisogna impedire definitivamente che i magistrati che si occupano di minori abbiano rapporti economici con le case famiglia: è successo ancora, purtroppo”.

di: Francesco Storace @ 11:54


Lug 22 2019

Nuovo bancomat per Nicola Zingaretti: assunzioni a gogò con l’Agenzia del Lavoro

Nuovo Bancomat alla regione Lazio, con la rabbia dei dipendenti che si vedono soppiantati dai nuovi adepti del clan Zingaretti. Tutto avviene nell’impero di LazioCrea, anche se complice la fine di luglio nessuno pare accorgersene. (E magari chi lo ha capito “tratta” per sé, tra sindacalisti e consiglieri…).
LazioCrea è una società regionale che  nasce con l’accorpamento di quattro società: Lazio Service, Lait, Capitale Lavoro e Asap. Il nobilissimo obiettivo era quello di ridurre la spesa derivante dai CdA e relative pertinenze intese come sedi e logistica. In attesa della trasformazione della società, che conta 1700 dipendenti, in Agenzia. Un passaggio importante proprio per i dipendenti di LazioCrea, con la fine della funzione di “supporto” alla Regione. Finalmente, dopo anni, diventerebbero, a tutti gli effetti, dipendenti con qualifiche e mansioni amministrative. Una procedura che farebbe risparmiare tantissimo alla Regione.

Da portaborse a dirigenti

Poi, a sorpresa, l’invenzione dell’ultima ora. Sta per essere partorita una agenzia nuova, l’Agenzia del Lavoro. I costi saranno a carico della Regione. Paga Pantalone.
Sono stati indetti bandi di concorso e tutti saranno felici – in particolare le relative famiglie – che più di 300 persone saranno neoassunte. C’è un dettaglio però: tra le posizioni messe a bando spiccano quelle relative a nuovi dirigenti e, si vocifera che molti di quei “precari” che ruotano attorno alle segreterie della Giunta, sono in pole position per tali nuovi incarichi. Da portaborse a dirigente una bella carriera, insomma.

L’aiutino del governo

E’ evidente che la nuova Agenzia sarà un altro bancomat, come lo è del resto LazioCrea che porta profitti anche grazie ai fondi europei. Ma bisogna registrare la curiosa imposizione del governo che insieme alla Regione, approfittando dell’emergenza lavoro unita al reddito di cittadinanza, hanno edificato uno scenario che a tutto fa pensare tranne che a una riduzione di costi: i centri dell’impiego saranno perfettamente funzionanti quanto lo sono oggi. Esattamente il contrario per spesa e burocratizzazione. Ecco perchè Zingaretti continua a spendere male i soldi della Regione Lazio. Chissà se alla Pisana qualcuno si sveglierà.

di: Francesco Storace @ 11:26


Lug 21 2019

Campi rom: firmata la circolare ai prefetti, la ruspa arriva davvero

Come annunciato, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato una circolare a tutti i prefetti per chiedere una relazione sulla presenza di insediamenti rom, sinti e caminanti. L’obiettivo è verificare la presenza di realtà abusive per predisporre un piano di sgomberi. Il Viminale si aspetta di avere il quadro definito della situazione entro due settimane. «Questa mattina ho scritto a tutti i prefetti per avere un quadro delle presenze nei campi abusivi o teoricamente “regolari” di rom, sinti e caminanti, per procedere, come da programma, a chiusure, sgomberi, allontanamento e ripristino della legalità», scrive su Twitter il ministro Salvini.

Campi rom: a Milano annunciano disobbedienza civile

Sul via libera alla ruspa i sindaci di sinistra hanno già annunciato barricate.  Sentite quello che ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.  “Il censimento in sostanza è già fatto. Non sono sconosciuti, soprattutto quelli dei campi. Il tema è che sia un’altra cosa messa lì per sviare da altri problemi”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a proposito del censimento dei nomadi in città del quale ha parlato l’assessore regionale lombardo alla sicurezza, Riccardo De Corato. «È molto semplice: c’è qualcuno che alza la mano e dice chiuderemo i campi rom? Bene, e cosa faremo? E con quali risorse? Sennò poi i problemi ricadono sempre su di me. Bisogna trovare delle soluzioni», taglia corto Sala, minacciando barricate.

Non lo dice ancora esplicitamente, ma anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi ha registrato con malcelato fastidio la circolare.  Tutti ricordano la sua solidarietà pubblica alla famiglia rom nella casa popolare a Casal Bruciato. Dietro l’imbarazzo, la difficoltà a gestire la situazione. Soltanto nella Capitale, secondo i dati dell’Associazione 21 Luglio, le favelas istituzionali sono 16. I campi ufficiali, riconosciuti dal Campidoglio, sono sei mentre sono dieci quelli semi-abusivi. A questi vanno aggiunte le oltre 300 baraccopoli sparse in tutta la città. A ricevere la visita della ruspa potrebbero essere proprio i campi informali, a cominciare da quello famigerato di via Salviati, noto ricettacolo di pregiudicati.

di: Valter Delle Donne @ 19:52


Lug 21 2019

Autonomie, Zaia e Fontana vanno allo scontro con Conte: “Ci sentiamo feriti, non firmiamo”

«Ci sentiamo tutti profondamente feriti quando leggiamo le Sue esternazioni, Presidente Conte, soprattutto dopo colloqui diretti durante i quali – ricorderà benissimo – abbiamo più volte sottolineato che non si chiedono più risorse, ma semplicemente la possibilità di spendere in autonomia quelle che ci sono già assegnate». Così, in una lettera aperta al premier, i presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, tornano sulla vicenda dell’autonomia e a quanto affermato dal presidente del Consiglio, al quale – sottolineano i due governatori – «deve essere però chiaro che noi non firmeremo un accordo senza qualità, come quello per ora che si sta profilando. Lei si assumerà la responsabilità quindi di aver negato quanto è stato chiesto da referendum, da milioni di elettori veneti e lombardi, da risoluzioni dei Consigli regionali approvati all’unanimità». E sulle autonomie lo scontro arriva alla resa dei conti…

Autonomie, la dura lettera dei governatori Zaia e Fontana al premier

«Abbiamo spiegato – scrivono – come l’essenza del percorso dell’autonomia preveda che i risparmi prodotti per effetto della virtuosità dell’amministratore debbano restare sul territorio. Se l’obiettivo non fosse questo, perché dovremmo impegnarci ad essere efficienti? E’ ipotizzabile che chi è virtuoso finanzi sprechi altrui? Temi che vengono annacquati quotidianamente con scuse assurde e tesi fantasmagoriche per non portare avanti il negoziato». E ancora: «Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai – si legge ancora nella lettera dei due governatori al premier –. L’autonomia, come scrissero i padri costituenti e i grandi maestri del diritto, è soprattutto responsabilità: chi non la vuole non ama rispondere davanti ai propri cittadini delle azioni politiche e amministrative messe in campo». Poi, con una brusca virata formale, nello scritto indirizzato dai due governatori a Conte, la parola passa ai cittadini, tanto che nella missiva istituzionale si legge: «In questi giorni i nostri cittadini sono preoccupati perché negli ospedali si registra una carenza di medici che allunga le liste di attesa e rischia di mettere in difficoltà interi reparti. Le nostre Regioni sono in equilibrio finanziario nel comparto della sanità, Lei lo sa bene Signor Presidente, e chiedono che sia possibile assumere subito i medici che servono. È attentare ai pari diritti dei cittadini? Se non si cambia, la verità è che questi diritti non potranno essere garantiti».

La disinformazione sui “cattivi e ingordi del nord”

«Avremmo voluto che il Presidente del Consiglio fosse davvero il garante della Costituzione vigente – scrivono nella lettera aperta –, denunciando le false notizie diffuse con malizia e cattiva fede da chi evidentemente la Carta l’ha letta soltanto sul Bignami. Favole come quella dei cattivi del Nord, ricchi ed ingordi, che vogliono rubare ai poveri del Sud». E ancora: «La nostra autonomia si basa su quanto dice la Costituzione, siamo perfettamente in linea con la legge fondamentale dello Stato, la nostra richiesta di avere competenza rispettivamente su 20 e su 23 materie, si basa su quanto recita l’articolo 116, terzo comma. Chi afferma il contrario, o non conosce la Carta, o vuole evidentemente modificarne il testo vigente: sarebbe bene pertanto che presentasse un disegno di legge costituzionale per modificare di nuovo il titolo quinto. Tertium non datur». Poi, in un ultimo, strenuo trentativo di riperticare e spiegare le ragioni delle loro posizioni, nella loro lettera aperta i governatori Zaia e Fontana aggiungono: «L’autonomia richiesta dai cittadini lombardi, veneti, emiliano-romagnoli vuole cercare di rendere più semplice la vita di chi lavora, studia, vive nelle nostre regioni. Chiunque abbia oggi a che fare con la Pubblica Amministrazione, la vede spesso come un difficile ostacolo da superare e non come istituzione che accompagna e supporta la realizzazione dei propri progetti o ci sostiene nei momenti di difficoltà. La nostra vita quotidiana, Signor presidente del Consiglio, è fatta di salti a ostacoli contro la burocrazia che complica ogni attività e rende difficile sia fare l’imprenditore sia l’amministratore pubblico. Ci sarà sempre un comma, una norma, un combinato-disposto che produrrà un errore a danno del cittadino e una inchiesta contro burocrati onesti. Ed ogni atto ministeriale che dovrebbe semplificare, in realtà produce ulteriore burocrazia. Noi invece – e concludono – vogliamo l’autonomia per cercare di semplificare la vita di tutti, rendendo chiaro e semplice individuare chi fa che cosa, superando la sovrapposizione di compiti e funzioni che oscurano le responsabilità, dilatano i tempi e fanno esplodere i costi. L’autonomia è una sfida soprattutto per noi stessi e per le istituzioni che siamo chiamati a governare, Signor Presidente. Non avremo scuse se non riusciremo a realizzare i nostri progetti e i cittadini ci premieranno o puniranno».

di: Priscilla Del Ninno @ 19:32


Lug 21 2019

Il ministro Bonafede: una squadra per proteggere i bambini. Meloni: ma la sinistra da che parte sta?

E alla fine il tentativo di mettere la sordina all’inchiesta sui minori a Bibbiano si è rivelato un boomerang.

No, non è solo una vicenda che – come afferma la sinistra – è stata strumentalizzata per la propaganda politica. Tutt’altro: è una vicenda che ha colpito in profondità l’opinione pubblica. Lo dimostra il fatto che anche artisti famosi come Nek e Laura Pausini hanno preso posizione, chiedendo giustizia.

Fiaccolata a Bibbiano

Lo dimostra la fiaccolata che si è svolta venerdì sera proprio a Bibbiano, organizzata da normali cittadini e non da un partito politico. Bisognerà parlarne di Bibbiano, e di tutto il sistema degli affidi. E non è solo Salvini (che ha elogiato sia Nek sia la Pausini) a tenere viva l’attenzione sul caso.

Meloni incalza il Pd: da che parte state?

E’ anche Giorgia Meloni, già protagonista di un sit in davanti al Municipio di Bibbiano, a incalzare la sinistra sul tema: ‘Oltre il silenzio dei media, è surreale vedere politici di sinistra più indignati per presunte strumentalizzazioni su #Bibbiano, piuttosto che per uno scandalo di tale portata che ha rovinato la vita a tantissimi bimbi e genitori. Da che parte stanno? Noi chiediamo solo verità”. Da che parte sta la sinistra? Questa è la domanda da porsi e da porre a chi in queste ore si affatica a depotenziare l’inchiesta, magari presentando come una vittima il presidente della Onlus Hansel e Gretel, Claudio Foti,  scarcerato ma ancora sotto inchiesta.

La mossa del ministro Bonafede

E si muove anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: ”Domani mattina firmerò l’atto con cui istituirò al ministero una squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’, annuncia in un post su Facebook.

”L’obiettivo – spiega – è fare in modo che il sistema giustizia possa avere il monitoraggio costante e serratissimo di tutto il percorso dei bambini affidati” perché ”fatti come quelli emersi dall’indagine ‘Angeli e demoni’ su Bibbiano non devono accadere più”. La magistratura ”farà i propri approfondimenti in piena autonomia e indipendenza ma è evidente a tutti che il caos degli affidamenti spezzettato tra le varie competenze è ulteriormente stravolto da da conflitti di interesse e collegamenti malati con la politica non può più proseguire. E necessario portare avanti investimenti e modifiche di legge per tutelare e proteggere i bambini . La giustizia farà il suo dovere e sarà inflessibile ”.

Prima di Bibbiano, gli orrori del Forteto

”Tutti gli operatori dovranno sentire il fiato sul collo da parte della magistratura che effettuerà i controlli. Il primo passo – riferisce il ministro- sarà una banca dati omogenea che attualmente manca. La commissione si confronterà con gli altri ministeri competenti e con la commissione parlamentare che verrà istituita”. Tra gli esperti che faranno parte della commissione, rende noto il guardasigilli, ”ci sarà anche Jacopo Marzetti, commissario straordinario del Forteto, una realtà che sta finalmente rinascendo; quella stessa realtà che era una vera e propria comunità degli orrori che il Pd , guarda caso il Pd, quando era al governo si era rifiutato di commissariare. E il momento di mettere fine a quel silenzio che ha soffocato l’urlo di aiuto di tanti bambini”, conclude il ministro.

 

di: Annalisa Terranova @ 19:16


Lug 21 2019

“Salvini è ossessionato da me”: la Boschi snobbata dal Pd incalza il ministro. E lo sfida a duello in tv

Conclude il suo ennesimo tweet al vetriolo indirizzato a Matteo Salvini, Maria Elena Boschi, con quello che vorrebbe essere tra le righe un invito al duello televisivo: #coraggio. già, perché la ex ministro del governo Renzi, dopo essersi associata con l’ex premier nella mozione di sfiducia per il ministro dell’Interno, insiste a cercare una reazione nel suo interlocutore, invitandolo addirittura allo scontro tv. «Salvini sembra ossessionato da me. Quando ha finito di fare le bizze, lo sfido a un confronto televisivo. Scelga in quale trasmissione confrontarsi civilmente, senza comizi. Il capitano coraggioso avrà il coraggio di confrontarsi? O continuerà a insultare a distanza? #coraggio» cinguetta la bella esponente dem rilanciando un’immagine social in cui il titolare del Viminale se la prende sia con lei che con il collega Matteo Renzi.

Ancora tweet al vetriolo tra la Boschi e Salvini

Del resto a “Lady Etruria” che, negli stessi giorni in cui denuncia e sfiducia Salvini tralascia di parlare del vento di burrasca che soffia sul suo partito di riferimento, specie dopo la “scomunica” del Pd nazionale inferta al renziano Davide Faraone, ormai ex segretario Pd in Sicilia: l‘attivista pro-migranti, salito agli onori delle cronache per quel suo tempestivo arroccarsi a bordo della Sea Watch conla capitana Carola – in quello che è stato il deplorevole carosello dem – e chiamato a scendere, subito dopo, dallo scranno progressista che occupava. Certo si sa, guardare la pagliuzza nell’occhio del prossimo è sempre più facile che accorgersi della trave che offusca la vista nel proprio, ma con tutti i problemi interni – di scissionismi e fronde – ed esterni – di attendibilità politica minata anche dai coinvolgimenti, oltre che dai silenzi, sugli orrori di Bibbiano – andare a speculare sull’inchiesta di Mosca che coinvolge la Lega risulta davvero palesemente forzato. Tanto che, nel replicare all’ennesima provocazione social della Boschi, il titolare del Viminale replica sardonico: «Essere sfiduciato da Renzi e la Boschi? Per me è una medaglia olimpica», twitta divertito il segretario leghista, con tanto di dita incrociate in segno di vittoria nella foto social (che riportiamo dal suo profilo Facebook). Tra i due è scontro aperto ormai da giorni, e se l’ex ministra incalza, Salvini risponde a tono.

Il Pd scarica Renzi e la Boschi e loro…

D’altro canto, qualcuno almeno dal fronte contrapposto replica e argomenta: invece, dall’Aventino in cui vorrebbe far credere di essersi ritirato, Matteo Renzi o non risponde o glissa e dribbla gli interrogativi scomodi. Come nell’ultima intervista rilasciata poche ore fa dall’ex premier al Corriere della sera, in cui l’ex segretario dem a domanda sullo stato dell’arte in cui versa il suo partito dichiara: «Del Pd non mi occupo più», aggiungendo a stretto giro che quindi, a sua volta, Nicola Zingaretti dovrebbe «occuparsi dell’altro Matteo, non di me». Insomma, è evidente che c’è baruffa nell’aria, se anche il quotidiano Libero, tra gli altri, riferendo della già citata intervista, scrive: «Matteo Renzi, intervistato dal Corriere della Sera, lancia una sfida al segretario dem e alla nuova (o vecchia?) classe dirigente, parlando quasi da separato in casa. “Non ho conti da regolare sul passato: i conti sul passato li ha regolati l’Istat quando ha mostrato che con le nostre leggi di bilancio l’Italia è cresciuta”, spiega con orgoglio l’ex premier, difendendo poi a spada tratta l’iniziativa di Maria Elena Boschi di presentare una mozione di sfiducia contro Matteo Salvini, criticata e stoppata dalla maggioranza dem». E allora, giù a spostare il riflettore sul campo avversario: sul proprio, sembrano voler dire Renzi e la Boschi, meglio calare un pietoso velo di buio e silenzio…

Il video dell’intervento di Matteo Salvini nel programma condotto su Rete 4 da Mario Giordano, “Fuori dal coro

di: Priscilla Del Ninno @ 18:58


Lug 21 2019

Stanno preparando il partito di Conte. Bisignani fa i nomi, a cominciare dal Vaticano

Stanno preparando un partito tutto per lui. Dove “lui” sarebbe Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che dismesso il profilo mite dei primi tempi di governo sta tirando fuori gli artiglietti contro Matteo Salvini e non appare più disposto a una supina obbedienza nei confronti di Luigi Di Maio.

L’indiscrezione.annuncio la fa Luigi Bisignani sul Tempo:  “A questo progetto – scrive – lavorano frange vaticane che non si rassegnano a vedere emarginata la loro missione, organizzazioni cattoliche del volontariato, pezzi dell’intelligence e più di qualche grande manager pubblico. Il Premier per adesso si schernisce, finge di non sapere, anche perché aveva solennemente dichiarato che finito questo sogno sarebbe tornato dai suoi studenti e ai suoi arbitrati. Ora però si guarda bene dal ripeterlo, troppo proteso ad alimentare il fuoco tra Di Maio e Salvini, ha bisogno di tempo almeno fino alla primavera”.

A muoversi per il partito di Conte, sul modello dell’esperimento già tentato da Mario Monti, sempre secondo Bisignani, ci sarebbe “monsignor Claudio Maria Celli, stratega della comunicazione e diplomatico di lungo corso con alterne fortune tra Cina e Venezuela. Incontri riservati si svolgono in una palazzina di Propaganda Fide in via Carducci, benedetta anni fa dal compianto cardinale indiano Ivan Dias. Il delicato arcivescovo Celli è il collante con Villa Nazareth, dove risiede la Comunità Domenico Tardini, sacerdote romano, attento ai temi sociali, che la fondò per accogliere bambini poveri e orfani, ma poi diventata il fulcro dell’intellighenzia cattolica, con il suo punto di riferimento spirituale nel Cardinale Silvestrini e con la benevolenza del segretario di Stato Pietro Parolin”. Anche la Comunità di Sant’Egidio, inoltre, guarderebbe con favore al progetto.

A Conte leader “guardano infine con interessata attenzione per la loro riconferma due manager pubblici di grande spessore: i laici Claudio Descalzi di Eni e Alessandro Profumo di Leonardo, entrambi, per motivi diversi, in difficoltà”.

di: Annalisa Terranova @ 18:05


Lug 21 2019

Elezioni anticipate? Una proiezione galvanizza i sovranisti: possono avere 2 seggi su 3

Se si andasse a elezioni anticipate, Matteo Salvini dovrà pensarci bene prima di rinunciare a un’eventuale alleanza con Fratelli d’Italia e con il resto del centrodestra. È quanto emerge dalla proiezione realizzata dal sito Youtrend, che ha formulato alcuni scenari post-voto, nel caso di elezioni anticipate.

Gli analisti hanno simulato l’esito di eventuali elezioni anticipate utilizzando i dati degli ultimi sondaggi politici del 18 luglio ed ecco cosa hanno scoperto.

I sondaggi di tre giorni fa vedono la Lega in piena crescita. Le voci sui fondi russi non hanno allarmato l’elettorato. Anzi, questa settimana il partito di Salvini è l’unico partito a veder crescere il proprio score, portandosi al 36,9% (+1,3% rispetto alla media quindicinale di due settimane or sono). Tutti gli altri partiti perdono, anche se in misura molto lieve: il partito più in difficoltà è Forza Italia, che perde lo 0,7 per cento e scende al 7,1%, solo mezzo punto davanti a Fratelli d’Italia, che si attesta al 6,6. Il Pd scende al 22,6 e il M5s poco sopra il 17 per cento.

Centrodestra unito: sarebbe un trionfo

Ma in caso di elezioni anticipate, la differenza la farebbero le alleanze. Con il Rosatellum le carte in tavola cambierebbero non poco. Il primo scenario, il centrodestra unito. Asfalterebbe gli altri partiti, ottenendo 413 seggi su 618 alla Camera, e ben 208 su 309 al Senato, aggiudicandosi quindi oltre i due terzi degli scranni disponibili. Il Pd reggerebbe solo nelle roccaforti rosse, mentre i grillini sarebbero ridotti ai minimi termini, sparendo completamente in più di una regione.

Meloni e Salvini senza Forza Italia? Avrebbero i numeri

La seconda ipotesi sulla quale gli analisti di Youtrend hanno basato una delle simulazioni è che Salvini e Meloni stringano un patto e decidano di correre insieme, escludendo però Forza Italia. Il risultato è in questo caso meno netto, ma questo centrodestra in versione “sovranista” otterrebbe comunque una larga maggioranza in entrambe le Camere, con 180 Senatori su 309 e 351 Deputati su 618.

La proiezione con Salvini da solo: sarebbe il caos

La terza ipotesi è la più incerta: Salvini che si presenta da solo, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia decidono di correre insieme. Uno scenario di questo tipo non sarebbe in grado di determinare alcun vincitore: la Lega, per quanto prima forza, si fermerebbe a 283 seggi su 618 alla Camera, lontana dai numeri necessari per ottenere la maggioranza. Sarebbe uno stallo istituzionale senza precedenti. In caso di elezioni anticipate, sono proiezioni che a via Bellerio dovranno leggere accuratamente, prima di prendere una qualsiasi decisione. 

 

di: Valter Delle Donne @ 17:50


Lug 21 2019

Salvini dice zecca alla Rackete. E Fulvio Abbate se la prende (a torto) con il FdG

Ora, non è il caso di stare qui a fare una storia lessicale dell’epiteto “zecca” rivolto a chi appartiene alla sinistra estrema. Di fatto esso rimanda a quel substrato linguistico colloquiale, espulso dai vocabolari dotti, che nel gioco dell’amico-nemico in politica ci può stare o ci potrebbe stare se non imperasse a sinistra certo doppiopesismo da voltastomaco per cui loro possono dirti che sei disumano ma tu non puoi dire “zecca”.

Ma soprattutto non lo puoi dire alla brava Carola Rackete, la Jean d’Arc pettinata alla Bob Marley dell’esercito dei compagni rosa fucsia. C’è Enrico Mentana che fa post contro le bufale che macchiano l’onore della Capitana e c’è lo scrittore Fulvio Abbate che, lancia in resta, si fa cavaliere vindice contro le intemerate del Salvinaccio lùmbard. Tutti moschettieri proni alla causa della reginetta tedesca (anche crucca non si può dire)

Ma non è nemmeno questo il punto. Il fatto è che Fulvio Abbate, nel corso del suo indignato articolo contro la miseria antropologica di chi fa uso del termine “zecca” per definire l’altro da sé (che può essere messo tranquillamente a testa in giù, magari, ma mai e poi mai paragonato a un vile parassita ematofago) a un certo punto tira in ballo Giorgia Meloni e il Fronte della Gioventù (anche se lei fu a capo dei giovani di An, quando il FdG non c’era più).

Ed ecco cosa scrive Fulvio Abbate: “Zecca è anche un insulto-stella polare che anticipa e illumina la consuetudine attitudinale tra il leghista Salvini e la post-fascista Giorgia Meloni. Quante volte sui manifesti del Fronte della gioventù e suoi derivati, con la grafica manuale autoctona nera codificata da Jack Marchal, abbiamo letto di “zecche”, magari affiancati a un omaggio a Léon Degrelle o piuttosto a Primo Carnera, “campione d’Italia in camicia nera”?”.

Ecco appunto, quante volte? Mai. Manifesti del FdG inneggianti a Leon Degrelle non ci risultano. Meloni ha invitato alla festa di Atreju lo scorso anno Steve Bannon: che Abbate si sia confuso? E’ possibile. Slogan nei cortei del FdG con la parola “zecche” non ci risultano. Anzi, il termine gergale era talmente diffuso agli inizi degli anni Ottanta che lo usavano i figli di papà per definire i proletari/borgatari o anche i ciellini per definire quelli che a destra venivano chiamati e sono ancora chiamati i “compagni”. E infine Jack Marchal: il quale fu autore del famoso topino di fogna del fumetto con cui i “camerati” facevano ironia su se stessi. Topo ripreso nel 1974 da La Voce dalla Fogna di Marco Tarchi. Un linguaggio iconico irriverente e autoreferenziale (chi se le filava le zecche…). Questo per dovere di verità filologica.

di: Annalisa Terranova @ 17:44


Lug 21 2019

Del Mastro (FdI) come Berlusconi: “Macron? Sui migranti fa il generoso in Italia e il kapò nazista in Francia”

In passato fu Silvio Berlusconi a usare paralleli arditi e parole forti che ancora riecheggiano polemiche nell’aula di Strasburgo: un episodio indimenticabile, e non solo per i suoi protagonisti, quello in cui l’allora premier forzista Silvio Berlusconi diede del kapò a Martin Schulz. Era esattamente il il 2 luglio del 2003, quando il leader di Forza Italia disse al leader del Partito Socialdemocratico di Germania che avrebbe potuto interpretare il ruolo di “kapò” in un film sui campi di concentramento tedeschi. Bene, oggi la storia si ripete con il deputato di FdI Andrea Del Mastro, capogruppo in commissione Esteri, che affida a una nota un commento destinato a far discutere…

Del Mastro (FdI) come Berlusconi: “Macron, un kapò nazista”

Già, perché nel criticare la linea sugli immigrati proposta e portata avanti da Emmanuel Macron, intransigente per quanto concerne i confini della Francia e generosamente permissiva per l’Italia, Del Mastro definisce il presidente francese un «kapòo nazista». Parole, le sue, che come già anticipato richiamano alla memoria quelle usate da Silvio Berlusconi a Strasburgo, il 2 luglio del 2003, nei confronti di Martin Schulz. Commenti duri, argomentati anche dicendo: «Ancora una volta l’asse franco-tedesco attacca la sovranità italiana, immaginando che l’Italia diventi il campo profughi d’Europa. Macron e Merkel emettono l’ultimo rantolo di un”Europa matrigna”, insistendo sul “porto sicuro più vicino». «Le motivazioni – insiste quindi Del Mastro – credo rimarranno però la miglior barzelletta di questa estate: la vulnerabilità dei migranti», aggiunge il deputato di FdI. Che poi, ancora indignato per il doppiopesismo adottato e provocatoriamente rivendicato dai partners europei, conclude: «Quanta umanità da parte di Macron: evidentemente non è lo stesso Macron che respinge i migranti, anche minori, dopo averli trattenuti in prigionia per ore senza acqua e cibo, dopo averli ingiuriati con epiteti razzisti, dopo avergli tagliato la suola delle scarpe e dopo aver falsificato la loro età anagrafica. È ufficiale: Macron è border line con sdoppiamento della personalità: “capitan generosità”, in Italia, e “Kapó nazista” in Francia».

di: Priscilla Del Ninno @ 17:34


Lug 21 2019

I comunisti non mangiavano i bambini, li mettevano nei gulag: tutto rimosso, proprio come gli orrori di Bibbiano

Esiste una pagina poco nota della storia del comunismo di recente riportata alla luce nel saggio Besprizornye. Bambini randagi nella Russia sovietica (1917-1935) di Luciano Mecacci (Adelphi) dove si rievoca l’orribile destino di sette milioni di orfani della Russia post-rivoluzionaria.

Ne ha scritto di recente Stenio Solinas in un articolo del Giornale, di questo “popolo coperto di stracci”, un popolo infantile “in fuga dalle case dove hanno visto morire i loro genitori o dove regna ormai la fame, in fuga dagli orfanotrofi dove di fame e di freddo letteralmente si muore, in fuga dalle colonie dove la violenza dei compagni si mescola all’indifferenza degli educatori”. Bambini trasformati dalla fame in cannibali “tanto da dover chiudere i cimiteri per evitare che i cadaveri più recenti vengano trasformati in cibo (ma no, ancora i comunisti che mangiavano i bambini? Ma sì, però bambini comunisti…)”.

“In seguito – scrive ancora Solinas – è la politica a prendere il posto della fame e della carestia. Lo fa costituendo un soviet «per la difesa dell’infanzia» e persino una «commissione per il miglioramento dell’infanzia». «Non saranno gli stranieri a sfamare i nostri bambini» dice il capo della Ceka Dzerzinskij, espellendo le associazioni filantropiche straniere, sciogliendo gli enti di beneficenza nazionali ancora privati. È la cosiddetta «Ceka dei bambini», orfanotrofi di fortuna, gremiti all’inverosimile: «L’aria nelle camere è terribile. Non ci sono gabinetti, i bambini fanno tutti i loro bisogni nelle camere, persino nei letti. Sono così impregnati di questo fetore che quando per caso si ritrovano all’aria aperta stanno male»”. Uno spettacolo che lasciò di stucco Georges Simenon in viaggio in quella che avrebbe dovuto diventare la gloriosa patria del socialismo realizzato. Il problema venne alla fine risolto portando la maggiore età a 12 e mettendo il lager al posto dell’orfanotrofio di fortuna.

Gli orrori del Novecento, allora, sono molto più numerosi di quanto si pensi e soprattutto dietro il volto buonista e umanitario della sinistra odierna esiste una storia culturale rimossa che è fatta anche di queste pagine. Nessuno stupore dunque che dinanzi all’inchiesta di Bibbiano vi sia chi fa spallucce o, peggio, si schiera dalla parte degli educatori. L’ideologia sempre prima delle persone, allora come oggi.

di: Annalisa Terranova @ 17:01


Lug 21 2019

Nello Musumeci denuncia: “Conte è contro il sud e la Sicilia”

“Chiedo formalmente, fin da subito, di procedere alla convocazione di tutte le Regioni italiane. E, in ogni caso, trattandosi di un deliberato del Consiglio dei ministri che incide sugli interessi della Regione Siciliana, voglio sperare che si proceda, come la Costituzione impone, a integrare il governo con la presenza dell’unico presidente di Regione legittimato dal proprio Statuto a partecipare ai lavori”. E’ quanto chiede al premier Conte il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci sul tema Autonomia. Che si è evidentemente arrabbiato e non poco nel leggere quanto scritto dal presidente del Consiglio sul Corriere della Sera di stamane.

Conte scrive solo al nord…

“Ho letto sul Corriere la lettera agli ‘italiani del nord’ (e solo a loro!!!), con cui il premier Conte si dice pronto a portare nel prossimo Consiglio dei ministri il testo della riforma sull’autonomia differenziata.

Pare di capire che sarebbe un testo diverso da quello che era stato richiesto dai governatori di Lombardia e Veneto”, aggiunge in una nota il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

E la Costituzione?

“Ritiene il presidente del Consiglio, anche alla luce del dettato dell’articolo 10 della legge costituzionale che ha modificato il titolo V – continua – che sia sensato procedere a un deliberato del governo nazionale senza avere mai convocato a Palazzo Chigi tutti i presidenti di Regione? Ritiene Conte che sia sensato andare verso un testo che raggiunge il duplice effetto di scontentare i richiedenti ed essere totalmente sconosciuto agli altri?”.

In effetti, la denuncia di Musumeci è assolutamente fondata: decidere con alcune regioni senza nemmeno ascoltare le altre potrebbe porre anche questioni di legittimità costituzionale. Dal governo un pasticcio tira l’altro…

di: Francesco Storace @ 16:17


Lug 21 2019

Per la Meloni la crisi è inevitabile: «Voto subito, poi governo Lega-Fdi per 5 anni»

È un Fdi in grande spolvero quello presentato da Giorgia Meloni dalle colonne de La Verità. E soprattutto con una gran voglia di misurarsi elettoralmente dopo il sonoro successo registrate alle elezioni europee di due mesi fa e dopo l’ingresso nel partito di personalità di spicco, amministratori, ma anche di gruppi e settori fin a ieri disorientati dal centrodestra in ordine sparso. Ora invece l’ottimismo è di rigore. Tanto da non escludere di raggiungere quota 10 per cento indicata dai sondaggi come alla portata della destra italiana. Non sorprende perciò che ora sia  soprattutto la Meloni ad irrompere nella strisciante crisi di governo in atto e a proporre un’alternativa credibile allo stallo attuale e alla ricorrente tentazione rappresentata dal solito governicchio tecnico.

La Meloni intervistata dalla Verità di Belpietro

«Se Conte dovesse mollare – è il ragionamento affidato dalla leader di FdI al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro -, sarebbe molto difficile per il presidente della Repubblica dire che gli italiani non devono scegliersi il prossimo governo». Per la Meloni «i tempi per votare, fare un nuovo governo e aprire la sessione di bilancio» ci sono. Ma quel che più interessa ai cittadini è che finalmente potrebbero contare su un governo che fa le cose e non litiga: «Tutti i sondaggi dicono che dalle urne uscirebbe una maggioranza chiara», assicura la Meloni, per poi aggiungere: «Sarebbe un’occasione storica per dare all’Italia uno dei pochissimi governi capaci di durare cinque anni: coeso, compatto e con numeri schiaccianti che può fare le cose coraggiose che servono».

«Forza Italia chiarisca la linea politica»

Decisamente preoccupante, invece, a giudizio della leader di Fratelli d’Italia, ogni  prospettiva diversa da questa appena descritto: «Se Conte rimane, non è uno scenario buono. Se il governo cadesse fuori tempo massimo per votare, ci sarebbe l’ipotesi di un accordo tra Pd e 5 stelle, oppure addirittura di un governo tecnico sostenuto da una specie di Patto del Nazareno allargato ai grillini, cioè lo schema che abbiamo visto in Europa la settimana scorsa». Proprio quest’ultima considerazione consiglia alla Meloni prudenza nel dare per scontato l’arruolamento del partito di Berlusconi nell’alleanza elettorale e di governo con la Lega: «Forza Italia –  puntualizza – deve chiarire ancora molte cose. Da tempo ho chiesto chiarimento sulla linea politica e non mi pare ci siano stati».

 

 

di: Mario Landolfi @ 13:06


Lug 21 2019

Tre schiaffi in tre giorni ai renziani. Forse è proprio Zingaretti a volere la scissione del Pd…

E se la scissione del Pd la volesse proprio chi lo sta guidando in questo momento, cioè Nicola Zingaretti? Mettiamo in fila gli ultimi fatti: prima si oppone all’idea di Maria Elena Boschi e di Anna Ascani di presentare una mozione di sfiducia individuale a Matteo Salvini con la scusa che «così finiamo per rafforzarlo», poi via tweet liquida come un postulante («non lo conosco») il renzianissimo Michele Anzaldi che invocava la solidarietà (comunque ricevuta) del suo segretario dopo essere stato attaccato dal forzista Maurizio Gasparri su vicende Rai e, infine, assesta uno schiaffo in pieno volto ad un altro pupillo dell’ex-segretario ed ex-premier, Davide Faraone annullandone l’elezione a segretario regionale della Sicilia. Vero è che quest’ultimo atto è formalmente della commissione nazionale di garanzia, ma è anche vero che la decisione è stata adottata a maggioranza e che il ricorso era stata presentato proprio dai sostenitori della mozione Zingaretti.

Dice no alla Boschi, attacca Anzaldi e spodesta Faraone dalla Sicilia

Tre indizi, diceva Agatha Christie, fanno una prova. Del resto, niente di strano se in un partito balcanizzato come il Pd, dove i gruppi parlamentari sono in gran parte in mano a Renzi e dove la possibilità di andare ad elezioni anticipate  è nella disponibilità esclusiva di Lega e M5S, l’idea di favorire una scissione può apparire tutt’altro che peregrina. Renzi, dal canto suo, smentisce il proposito di dar vita ad un partito tutto suo, ma in maniera sempre meno convincente.

P(ara)D(osso): Zingaretti vuol cacciare Renzi, che vuole andarsene

Prova ne sia l’intervista bifronte (o biforcuta) rilasciata al Corriere della Sera: prima dà conto di sue iniziative culturali-imprenditoriali nella Silicon Valley quasi a voler frapporre un oceano e un continente tra sé e le vicende del Pd, ma subito dopo ne passa in rassegna gli errori a cominciare dal niet opposto da Zingaretti alla mozione di sfiducia contro Salvini proposta dalle sue amazzoni Boschi e Ascani: «M5S e Lega si compattano per le poltrone non per noi. Aver perso l’attimo per formalizzare la sfiducia, a me è sembrato stravagante». Una replica tagliente rivelatrice di una fredda determinazione a rompere, ma anche della difficoltà derivante dal non essere padrone del tempo né, tantomeno, della macchina del partito, come proprio il caso Faraone sta a dimostrare. L’esito è paradossale: Zingaretti vuol cacciare Renzi che, a sua volta, vuole andarsene. Ma nessuno dei due sa quando e come.

 

di: Mario Landolfi @ 12:05


Lug 21 2019

Salvini sfida Macron e Merkel: “L’Italia non sarà più il campo profughi dell’Europa”

”L’Italia non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa. Francia e Germania non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei Paesi più esposti come noi e Malta. Intendiamo farci rispettare e ribadire che non siamo più il campo profughi di Bruxelles, Parigi e Berlino. L’ho spiegato a Helsinki e l’ho messo nero su bianco al mioomologo francese Castaner. L’Italia ha rialzato la testa”. Con un post su Facebook, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, annuncia la lettera inviata al ministro del governo Macron per avvisarlo sulle intenzioni dell’Italia in materia di immigrazione, in vista del vertice dei ministri dell’Interno Ue convocato dal governo francese per domani a Parigi, al quale Salvini non ha intenzione di partecipare.

La lettera di Salvini al governo francese

“Al consiglio Giustizia e Affari interni di Helsinki -è scritto nella lettera inviata al ministro Castaner – ho registrato posizioni molto vicine a quella espressa dall’Italia con partitolare riferimenti al fermo impegno della politica migratoria condotta a difesa dei confini esterni dell’Unione Europea e dello spazioe Schengen. La posizione italiana è stata condivisa da molte capitali Ue, soprattutto sulla necessità di rividere le regole del search and rescue per impedirne gli abusi volti a favorire una immigrazione illegale e incontrollata”. Salvini, dunque, pone sul tavolo il tema delle Ong, che è necessario che agiscano nel pieno rispetto del quadro giuridico internazionale e delle legislazioni nazionali”. Il leghista ritiene che si debba partire dunque dal documento italo-maltese e critica la Francia per il tenore della proposta di conclusioni del prossimo vertice di Parigi che si terrà domani nella capitale transalpina e si dice meravigliato dal fatto che Macron non voglia tenere conto di quanto enunciato nel dibattito di Helsinki.

di: Luca Maurelli @ 11:30


Lug 21 2019

Sarà “duello russo” in Senato tra Conte e Salvini. Crisi di governo sempre più vicina

I giornali lo hanno già ribattezzato come il “duello russo“, ma senza dettagliare se si fermerà al primo sangue o proseguirà fino all’ultimo. L’appuntamento è per mercoledì nell’aula del Senato. Sarà lì, tra gli stucchi di Palazzo Madama, che s’incroceranno le lame di Giuseppe Conte e di Matteo Salvini. Il primo, si vede a occhio nudo, tira di fioretto mentre il secondo procede di sciabola. Sia come sia, non resterà senza conseguenze. Anche perché il “duello” fa capire che ora è il premier a interpretare il ruolo di alleato-rivale del leader leghista finora incarnato da Luigi Di Maio. È l’indizio, non l’unico del resto, che Conte sta pensando seriamente di mettersi in proprio. Salvini l’ha capito e si comporta di conseguenza.

Sfida sui presunti fondi russi alla Lega

E allora “fuori i secondi” e show down in aula sul cosiddetto Russiagate, cioè la presunta erogazione di rubli al Carroccio che vede indagati per corruzione internazionale, fra gli altri, dalla procura di Milano il faccendiere Savoini, ritenuto un riferimento di Salvini nei rapporti con il Cremlino. Da qui l’accusa dell’opposizione alla Lega e al governo di voler surrettiziamente rivedere il quadro delle nostre alleanze internazionali e la richiesta di confronto parlamentare prima negato da Salvini, poi derubricato a risposta nel question time, quindi ancora rifiutato e infine sbloccato dalla disponibilità di Conte a rispondere in luogo del suo vice davanti ai senatori.

Salvini tentato dall’idea di staccare la spina all’esecutivo

Salvini, però, l’ha letta come mancanza di solidarietà e, poiché è senatore, ha deciso di intervenire, dai banchi della Lega e non da quelli riservati al governo. Il duello, appunto. Da una parte Conte dirà che l’Italia resta fedele al blocco alleati atlantico; dall’altra Salvini ribadirà che non un rublo è finito nelle casse del suo partito. È difficile tuttavia che si lasci sfuggire l’occasione del dibattito parlamentare senza lasciare il segno e rubare la scena al premier. Più probabile invece  che detti l’agenda delle sue priorità, a cominciare dall’autonomia rafforzata delle regioni del Nord, e su quelle porre il classico “prendere o lasciare”. Una cosa appare sempre più evidente: Di Maio sta uscendo di scena. E senza applausi.

 

di: Mario Landolfi @ 11:02


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