Lug 21 2019

Autonomie, Zaia e Fontana vanno allo scontro con Conte: “Ci sentiamo feriti, non firmiamo”

«Ci sentiamo tutti profondamente feriti quando leggiamo le Sue esternazioni, Presidente Conte, soprattutto dopo colloqui diretti durante i quali – ricorderà benissimo – abbiamo più volte sottolineato che non si chiedono più risorse, ma semplicemente la possibilità di spendere in autonomia quelle che ci sono già assegnate». Così, in una lettera aperta al premier, i presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, tornano sulla vicenda dell’autonomia e a quanto affermato dal presidente del Consiglio, al quale – sottolineano i due governatori – «deve essere però chiaro che noi non firmeremo un accordo senza qualità, come quello per ora che si sta profilando. Lei si assumerà la responsabilità quindi di aver negato quanto è stato chiesto da referendum, da milioni di elettori veneti e lombardi, da risoluzioni dei Consigli regionali approvati all’unanimità». E sulle autonomie lo scontro arriva alla resa dei conti…

Autonomie, la dura lettera dei governatori Zaia e Fontana al premier

«Abbiamo spiegato – scrivono – come l’essenza del percorso dell’autonomia preveda che i risparmi prodotti per effetto della virtuosità dell’amministratore debbano restare sul territorio. Se l’obiettivo non fosse questo, perché dovremmo impegnarci ad essere efficienti? E’ ipotizzabile che chi è virtuoso finanzi sprechi altrui? Temi che vengono annacquati quotidianamente con scuse assurde e tesi fantasmagoriche per non portare avanti il negoziato». E ancora: «Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai – si legge ancora nella lettera dei due governatori al premier –. L’autonomia, come scrissero i padri costituenti e i grandi maestri del diritto, è soprattutto responsabilità: chi non la vuole non ama rispondere davanti ai propri cittadini delle azioni politiche e amministrative messe in campo». Poi, con una brusca virata formale, nello scritto indirizzato dai due governatori a Conte, la parola passa ai cittadini, tanto che nella missiva istituzionale si legge: «In questi giorni i nostri cittadini sono preoccupati perché negli ospedali si registra una carenza di medici che allunga le liste di attesa e rischia di mettere in difficoltà interi reparti. Le nostre Regioni sono in equilibrio finanziario nel comparto della sanità, Lei lo sa bene Signor Presidente, e chiedono che sia possibile assumere subito i medici che servono. È attentare ai pari diritti dei cittadini? Se non si cambia, la verità è che questi diritti non potranno essere garantiti».

La disinformazione sui “cattivi e ingordi del nord”

«Avremmo voluto che il Presidente del Consiglio fosse davvero il garante della Costituzione vigente – scrivono nella lettera aperta –, denunciando le false notizie diffuse con malizia e cattiva fede da chi evidentemente la Carta l’ha letta soltanto sul Bignami. Favole come quella dei cattivi del Nord, ricchi ed ingordi, che vogliono rubare ai poveri del Sud». E ancora: «La nostra autonomia si basa su quanto dice la Costituzione, siamo perfettamente in linea con la legge fondamentale dello Stato, la nostra richiesta di avere competenza rispettivamente su 20 e su 23 materie, si basa su quanto recita l’articolo 116, terzo comma. Chi afferma il contrario, o non conosce la Carta, o vuole evidentemente modificarne il testo vigente: sarebbe bene pertanto che presentasse un disegno di legge costituzionale per modificare di nuovo il titolo quinto. Tertium non datur». Poi, in un ultimo, strenuo trentativo di riperticare e spiegare le ragioni delle loro posizioni, nella loro lettera aperta i governatori Zaia e Fontana aggiungono: «L’autonomia richiesta dai cittadini lombardi, veneti, emiliano-romagnoli vuole cercare di rendere più semplice la vita di chi lavora, studia, vive nelle nostre regioni. Chiunque abbia oggi a che fare con la Pubblica Amministrazione, la vede spesso come un difficile ostacolo da superare e non come istituzione che accompagna e supporta la realizzazione dei propri progetti o ci sostiene nei momenti di difficoltà. La nostra vita quotidiana, Signor presidente del Consiglio, è fatta di salti a ostacoli contro la burocrazia che complica ogni attività e rende difficile sia fare l’imprenditore sia l’amministratore pubblico. Ci sarà sempre un comma, una norma, un combinato-disposto che produrrà un errore a danno del cittadino e una inchiesta contro burocrati onesti. Ed ogni atto ministeriale che dovrebbe semplificare, in realtà produce ulteriore burocrazia. Noi invece – e concludono – vogliamo l’autonomia per cercare di semplificare la vita di tutti, rendendo chiaro e semplice individuare chi fa che cosa, superando la sovrapposizione di compiti e funzioni che oscurano le responsabilità, dilatano i tempi e fanno esplodere i costi. L’autonomia è una sfida soprattutto per noi stessi e per le istituzioni che siamo chiamati a governare, Signor Presidente. Non avremo scuse se non riusciremo a realizzare i nostri progetti e i cittadini ci premieranno o puniranno».

di: Priscilla Del Ninno @ 19:32


Lug 21 2019

Il ministro Bonafede: una squadra per proteggere i bambini. Meloni: ma la sinistra da che parte sta?

E alla fine il tentativo di mettere la sordina all’inchiesta sui minori a Bibbiano si è rivelato un boomerang.

No, non è solo una vicenda che – come afferma la sinistra – è stata strumentalizzata per la propaganda politica. Tutt’altro: è una vicenda che ha colpito in profondità l’opinione pubblica. Lo dimostra il fatto che anche artisti famosi come Nek e Laura Pausini hanno preso posizione, chiedendo giustizia.

Fiaccolata a Bibbiano

Lo dimostra la fiaccolata che si è svolta venerdì sera proprio a Bibbiano, organizzata da normali cittadini e non da un partito politico. Bisognerà parlarne di Bibbiano, e di tutto il sistema degli affidi. E non è solo Salvini (che ha elogiato sia Nek sia la Pausini) a tenere viva l’attenzione sul caso.

Meloni incalza il Pd: da che parte state?

E’ anche Giorgia Meloni, già protagonista di un sit in davanti al Municipio di Bibbiano, a incalzare la sinistra sul tema: ‘Oltre il silenzio dei media, è surreale vedere politici di sinistra più indignati per presunte strumentalizzazioni su #Bibbiano, piuttosto che per uno scandalo di tale portata che ha rovinato la vita a tantissimi bimbi e genitori. Da che parte stanno? Noi chiediamo solo verità”. Da che parte sta la sinistra? Questa è la domanda da porsi e da porre a chi in queste ore si affatica a depotenziare l’inchiesta, magari presentando come una vittima il presidente della Onlus Hansel e Gretel, Claudio Foti,  scarcerato ma ancora sotto inchiesta.

La mossa del ministro Bonafede

E si muove anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: ”Domani mattina firmerò l’atto con cui istituirò al ministero una squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’, annuncia in un post su Facebook.

”L’obiettivo – spiega – è fare in modo che il sistema giustizia possa avere il monitoraggio costante e serratissimo di tutto il percorso dei bambini affidati” perché ”fatti come quelli emersi dall’indagine ‘Angeli e demoni’ su Bibbiano non devono accadere più”. La magistratura ”farà i propri approfondimenti in piena autonomia e indipendenza ma è evidente a tutti che il caos degli affidamenti spezzettato tra le varie competenze è ulteriormente stravolto da da conflitti di interesse e collegamenti malati con la politica non può più proseguire. E necessario portare avanti investimenti e modifiche di legge per tutelare e proteggere i bambini . La giustizia farà il suo dovere e sarà inflessibile ”.

Prima di Bibbiano, gli orrori del Forteto

”Tutti gli operatori dovranno sentire il fiato sul collo da parte della magistratura che effettuerà i controlli. Il primo passo – riferisce il ministro- sarà una banca dati omogenea che attualmente manca. La commissione si confronterà con gli altri ministeri competenti e con la commissione parlamentare che verrà istituita”. Tra gli esperti che faranno parte della commissione, rende noto il guardasigilli, ”ci sarà anche Jacopo Marzetti, commissario straordinario del Forteto, una realtà che sta finalmente rinascendo; quella stessa realtà che era una vera e propria comunità degli orrori che il Pd , guarda caso il Pd, quando era al governo si era rifiutato di commissariare. E il momento di mettere fine a quel silenzio che ha soffocato l’urlo di aiuto di tanti bambini”, conclude il ministro.

 

di: Annalisa Terranova @ 19:16


Lug 21 2019

“Salvini è ossessionato da me”: la Boschi snobbata dal Pd incalza il ministro. E lo sfida a duello in tv

Conclude il suo ennesimo tweet al vetriolo indirizzato a Matteo Salvini, Maria Elena Boschi, con quello che vorrebbe essere tra le righe un invito al duello televisivo: #coraggio. già, perché la ex ministro del governo Renzi, dopo essersi associata con l’ex premier nella mozione di sfiducia per il ministro dell’Interno, insiste a cercare una reazione nel suo interlocutore, invitandolo addirittura allo scontro tv. «Salvini sembra ossessionato da me. Quando ha finito di fare le bizze, lo sfido a un confronto televisivo. Scelga in quale trasmissione confrontarsi civilmente, senza comizi. Il capitano coraggioso avrà il coraggio di confrontarsi? O continuerà a insultare a distanza? #coraggio» cinguetta la bella esponente dem rilanciando un’immagine social in cui il titolare del Viminale se la prende sia con lei che con il collega Matteo Renzi.

Ancora tweet al vetriolo tra la Boschi e Salvini

Del resto a “Lady Etruria” che, negli stessi giorni in cui denuncia e sfiducia Salvini tralascia di parlare del vento di burrasca che soffia sul suo partito di riferimento, specie dopo la “scomunica” del Pd nazionale inferta al renziano Davide Faraone, ormai ex segretario Pd in Sicilia: l‘attivista pro-migranti, salito agli onori delle cronache per quel suo tempestivo arroccarsi a bordo della Sea Watch conla capitana Carola – in quello che è stato il deplorevole carosello dem – e chiamato a scendere, subito dopo, dallo scranno progressista che occupava. Certo si sa, guardare la pagliuzza nell’occhio del prossimo è sempre più facile che accorgersi della trave che offusca la vista nel proprio, ma con tutti i problemi interni – di scissionismi e fronde – ed esterni – di attendibilità politica minata anche dai coinvolgimenti, oltre che dai silenzi, sugli orrori di Bibbiano – andare a speculare sull’inchiesta di Mosca che coinvolge la Lega risulta davvero palesemente forzato. Tanto che, nel replicare all’ennesima provocazione social della Boschi, il titolare del Viminale replica sardonico: «Essere sfiduciato da Renzi e la Boschi? Per me è una medaglia olimpica», twitta divertito il segretario leghista, con tanto di dita incrociate in segno di vittoria nella foto social (che riportiamo dal suo profilo Facebook). Tra i due è scontro aperto ormai da giorni, e se l’ex ministra incalza, Salvini risponde a tono.

Il Pd scarica Renzi e la Boschi e loro…

D’altro canto, qualcuno almeno dal fronte contrapposto replica e argomenta: invece, dall’Aventino in cui vorrebbe far credere di essersi ritirato, Matteo Renzi o non risponde o glissa e dribbla gli interrogativi scomodi. Come nell’ultima intervista rilasciata poche ore fa dall’ex premier al Corriere della sera, in cui l’ex segretario dem a domanda sullo stato dell’arte in cui versa il suo partito dichiara: «Del Pd non mi occupo più», aggiungendo a stretto giro che quindi, a sua volta, Nicola Zingaretti dovrebbe «occuparsi dell’altro Matteo, non di me». Insomma, è evidente che c’è baruffa nell’aria, se anche il quotidiano Libero, tra gli altri, riferendo della già citata intervista, scrive: «Matteo Renzi, intervistato dal Corriere della Sera, lancia una sfida al segretario dem e alla nuova (o vecchia?) classe dirigente, parlando quasi da separato in casa. “Non ho conti da regolare sul passato: i conti sul passato li ha regolati l’Istat quando ha mostrato che con le nostre leggi di bilancio l’Italia è cresciuta”, spiega con orgoglio l’ex premier, difendendo poi a spada tratta l’iniziativa di Maria Elena Boschi di presentare una mozione di sfiducia contro Matteo Salvini, criticata e stoppata dalla maggioranza dem». E allora, giù a spostare il riflettore sul campo avversario: sul proprio, sembrano voler dire Renzi e la Boschi, meglio calare un pietoso velo di buio e silenzio…

Il video dell’intervento di Matteo Salvini nel programma condotto su Rete 4 da Mario Giordano, “Fuori dal coro

di: Priscilla Del Ninno @ 18:58


Lug 21 2019

Stanno preparando il partito di Conte. Bisignani fa i nomi, a cominciare dal Vaticano

Stanno preparando un partito tutto per lui. Dove “lui” sarebbe Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che dismesso il profilo mite dei primi tempi di governo sta tirando fuori gli artiglietti contro Matteo Salvini e non appare più disposto a una supina obbedienza nei confronti di Luigi Di Maio.

L’indiscrezione.annuncio la fa Luigi Bisignani sul Tempo:  “A questo progetto – scrive – lavorano frange vaticane che non si rassegnano a vedere emarginata la loro missione, organizzazioni cattoliche del volontariato, pezzi dell’intelligence e più di qualche grande manager pubblico. Il Premier per adesso si schernisce, finge di non sapere, anche perché aveva solennemente dichiarato che finito questo sogno sarebbe tornato dai suoi studenti e ai suoi arbitrati. Ora però si guarda bene dal ripeterlo, troppo proteso ad alimentare il fuoco tra Di Maio e Salvini, ha bisogno di tempo almeno fino alla primavera”.

A muoversi per il partito di Conte, sul modello dell’esperimento già tentato da Mario Monti, sempre secondo Bisignani, ci sarebbe “monsignor Claudio Maria Celli, stratega della comunicazione e diplomatico di lungo corso con alterne fortune tra Cina e Venezuela. Incontri riservati si svolgono in una palazzina di Propaganda Fide in via Carducci, benedetta anni fa dal compianto cardinale indiano Ivan Dias. Il delicato arcivescovo Celli è il collante con Villa Nazareth, dove risiede la Comunità Domenico Tardini, sacerdote romano, attento ai temi sociali, che la fondò per accogliere bambini poveri e orfani, ma poi diventata il fulcro dell’intellighenzia cattolica, con il suo punto di riferimento spirituale nel Cardinale Silvestrini e con la benevolenza del segretario di Stato Pietro Parolin”. Anche la Comunità di Sant’Egidio, inoltre, guarderebbe con favore al progetto.

A Conte leader “guardano infine con interessata attenzione per la loro riconferma due manager pubblici di grande spessore: i laici Claudio Descalzi di Eni e Alessandro Profumo di Leonardo, entrambi, per motivi diversi, in difficoltà”.

di: Annalisa Terranova @ 18:05


Lug 21 2019

Elezioni anticipate? Una proiezione galvanizza i sovranisti: possono avere 2 seggi su 3

Se si andasse a elezioni anticipate, Matteo Salvini dovrà pensarci bene prima di rinunciare a un’eventuale alleanza con Fratelli d’Italia e con il resto del centrodestra. È quanto emerge dalla proiezione realizzata dal sito Youtrend, che ha formulato alcuni scenari post-voto, nel caso di elezioni anticipate.

Gli analisti hanno simulato l’esito di eventuali elezioni anticipate utilizzando i dati degli ultimi sondaggi politici del 18 luglio ed ecco cosa hanno scoperto.

I sondaggi di tre giorni fa vedono la Lega in piena crescita. Le voci sui fondi russi non hanno allarmato l’elettorato. Anzi, questa settimana il partito di Salvini è l’unico partito a veder crescere il proprio score, portandosi al 36,9% (+1,3% rispetto alla media quindicinale di due settimane or sono). Tutti gli altri partiti perdono, anche se in misura molto lieve: il partito più in difficoltà è Forza Italia, che perde lo 0,7 per cento e scende al 7,1%, solo mezzo punto davanti a Fratelli d’Italia, che si attesta al 6,6. Il Pd scende al 22,6 e il M5s poco sopra il 17 per cento.

Centrodestra unito: sarebbe un trionfo

Ma in caso di elezioni anticipate, la differenza la farebbero le alleanze. Con il Rosatellum le carte in tavola cambierebbero non poco. Il primo scenario, il centrodestra unito. Asfalterebbe gli altri partiti, ottenendo 413 seggi su 618 alla Camera, e ben 208 su 309 al Senato, aggiudicandosi quindi oltre i due terzi degli scranni disponibili. Il Pd reggerebbe solo nelle roccaforti rosse, mentre i grillini sarebbero ridotti ai minimi termini, sparendo completamente in più di una regione.

Meloni e Salvini senza Forza Italia? Avrebbero i numeri

La seconda ipotesi sulla quale gli analisti di Youtrend hanno basato una delle simulazioni è che Salvini e Meloni stringano un patto e decidano di correre insieme, escludendo però Forza Italia. Il risultato è in questo caso meno netto, ma questo centrodestra in versione “sovranista” otterrebbe comunque una larga maggioranza in entrambe le Camere, con 180 Senatori su 309 e 351 Deputati su 618.

La proiezione con Salvini da solo: sarebbe il caos

La terza ipotesi è la più incerta: Salvini che si presenta da solo, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia decidono di correre insieme. Uno scenario di questo tipo non sarebbe in grado di determinare alcun vincitore: la Lega, per quanto prima forza, si fermerebbe a 283 seggi su 618 alla Camera, lontana dai numeri necessari per ottenere la maggioranza. Sarebbe uno stallo istituzionale senza precedenti. In caso di elezioni anticipate, sono proiezioni che a via Bellerio dovranno leggere accuratamente, prima di prendere una qualsiasi decisione. 

 

di: Valter Delle Donne @ 17:50


Lug 21 2019

Salvini dice zecca alla Rackete. E Fulvio Abbate se la prende (a torto) con il FdG

Ora, non è il caso di stare qui a fare una storia lessicale dell’epiteto “zecca” rivolto a chi appartiene alla sinistra estrema. Di fatto esso rimanda a quel substrato linguistico colloquiale, espulso dai vocabolari dotti, che nel gioco dell’amico-nemico in politica ci può stare o ci potrebbe stare se non imperasse a sinistra certo doppiopesismo da voltastomaco per cui loro possono dirti che sei disumano ma tu non puoi dire “zecca”.

Ma soprattutto non lo puoi dire alla brava Carola Rackete, la Jean d’Arc pettinata alla Bob Marley dell’esercito dei compagni rosa fucsia. C’è Enrico Mentana che fa post contro le bufale che macchiano l’onore della Capitana e c’è lo scrittore Fulvio Abbate che, lancia in resta, si fa cavaliere vindice contro le intemerate del Salvinaccio lùmbard. Tutti moschettieri proni alla causa della reginetta tedesca (anche crucca non si può dire)

Ma non è nemmeno questo il punto. Il fatto è che Fulvio Abbate, nel corso del suo indignato articolo contro la miseria antropologica di chi fa uso del termine “zecca” per definire l’altro da sé (che può essere messo tranquillamente a testa in giù, magari, ma mai e poi mai paragonato a un vile parassita ematofago) a un certo punto tira in ballo Giorgia Meloni e il Fronte della Gioventù (anche se lei fu a capo dei giovani di An, quando il FdG non c’era più).

Ed ecco cosa scrive Fulvio Abbate: “Zecca è anche un insulto-stella polare che anticipa e illumina la consuetudine attitudinale tra il leghista Salvini e la post-fascista Giorgia Meloni. Quante volte sui manifesti del Fronte della gioventù e suoi derivati, con la grafica manuale autoctona nera codificata da Jack Marchal, abbiamo letto di “zecche”, magari affiancati a un omaggio a Léon Degrelle o piuttosto a Primo Carnera, “campione d’Italia in camicia nera”?”.

Ecco appunto, quante volte? Mai. Manifesti del FdG inneggianti a Leon Degrelle non ci risultano. Meloni ha invitato alla festa di Atreju lo scorso anno Steve Bannon: che Abbate si sia confuso? E’ possibile. Slogan nei cortei del FdG con la parola “zecche” non ci risultano. Anzi, il termine gergale era talmente diffuso agli inizi degli anni Ottanta che lo usavano i figli di papà per definire i proletari/borgatari o anche i ciellini per definire quelli che a destra venivano chiamati e sono ancora chiamati i “compagni”. E infine Jack Marchal: il quale fu autore del famoso topino di fogna del fumetto con cui i “camerati” facevano ironia su se stessi. Topo ripreso nel 1974 da La Voce dalla Fogna di Marco Tarchi. Un linguaggio iconico irriverente e autoreferenziale (chi se le filava le zecche…). Questo per dovere di verità filologica.

di: Annalisa Terranova @ 17:44


Lug 21 2019

Del Mastro (FdI) come Berlusconi: “Macron? Sui migranti fa il generoso in Italia e il kapò nazista in Francia”

In passato fu Silvio Berlusconi a usare paralleli arditi e parole forti che ancora riecheggiano polemiche nell’aula di Strasburgo: un episodio indimenticabile, e non solo per i suoi protagonisti, quello in cui l’allora premier forzista Silvio Berlusconi diede del kapò a Martin Schulz. Era esattamente il il 2 luglio del 2003, quando il leader di Forza Italia disse al leader del Partito Socialdemocratico di Germania che avrebbe potuto interpretare il ruolo di “kapò” in un film sui campi di concentramento tedeschi. Bene, oggi la storia si ripete con il deputato di FdI Andrea Del Mastro, capogruppo in commissione Esteri, che affida a una nota un commento destinato a far discutere…

Del Mastro (FdI) come Berlusconi: “Macron, un kapò nazista”

Già, perché nel criticare la linea sugli immigrati proposta e portata avanti da Emmanuel Macron, intransigente per quanto concerne i confini della Francia e generosamente permissiva per l’Italia, Del Mastro definisce il presidente francese un «kapòo nazista». Parole, le sue, che come già anticipato richiamano alla memoria quelle usate da Silvio Berlusconi a Strasburgo, il 2 luglio del 2003, nei confronti di Martin Schulz. Commenti duri, argomentati anche dicendo: «Ancora una volta l’asse franco-tedesco attacca la sovranità italiana, immaginando che l’Italia diventi il campo profughi d’Europa. Macron e Merkel emettono l’ultimo rantolo di un”Europa matrigna”, insistendo sul “porto sicuro più vicino». «Le motivazioni – insiste quindi Del Mastro – credo rimarranno però la miglior barzelletta di questa estate: la vulnerabilità dei migranti», aggiunge il deputato di FdI. Che poi, ancora indignato per il doppiopesismo adottato e provocatoriamente rivendicato dai partners europei, conclude: «Quanta umanità da parte di Macron: evidentemente non è lo stesso Macron che respinge i migranti, anche minori, dopo averli trattenuti in prigionia per ore senza acqua e cibo, dopo averli ingiuriati con epiteti razzisti, dopo avergli tagliato la suola delle scarpe e dopo aver falsificato la loro età anagrafica. È ufficiale: Macron è border line con sdoppiamento della personalità: “capitan generosità”, in Italia, e “Kapó nazista” in Francia».

di: Priscilla Del Ninno @ 17:34


Lug 21 2019

I comunisti non mangiavano i bambini, li mettevano nei gulag: tutto rimosso, proprio come gli orrori di Bibbiano

Esiste una pagina poco nota della storia del comunismo di recente riportata alla luce nel saggio Besprizornye. Bambini randagi nella Russia sovietica (1917-1935) di Luciano Mecacci (Adelphi) dove si rievoca l’orribile destino di sette milioni di orfani della Russia post-rivoluzionaria.

Ne ha scritto di recente Stenio Solinas in un articolo del Giornale, di questo “popolo coperto di stracci”, un popolo infantile “in fuga dalle case dove hanno visto morire i loro genitori o dove regna ormai la fame, in fuga dagli orfanotrofi dove di fame e di freddo letteralmente si muore, in fuga dalle colonie dove la violenza dei compagni si mescola all’indifferenza degli educatori”. Bambini trasformati dalla fame in cannibali “tanto da dover chiudere i cimiteri per evitare che i cadaveri più recenti vengano trasformati in cibo (ma no, ancora i comunisti che mangiavano i bambini? Ma sì, però bambini comunisti…)”.

“In seguito – scrive ancora Solinas – è la politica a prendere il posto della fame e della carestia. Lo fa costituendo un soviet «per la difesa dell’infanzia» e persino una «commissione per il miglioramento dell’infanzia». «Non saranno gli stranieri a sfamare i nostri bambini» dice il capo della Ceka Dzerzinskij, espellendo le associazioni filantropiche straniere, sciogliendo gli enti di beneficenza nazionali ancora privati. È la cosiddetta «Ceka dei bambini», orfanotrofi di fortuna, gremiti all’inverosimile: «L’aria nelle camere è terribile. Non ci sono gabinetti, i bambini fanno tutti i loro bisogni nelle camere, persino nei letti. Sono così impregnati di questo fetore che quando per caso si ritrovano all’aria aperta stanno male»”. Uno spettacolo che lasciò di stucco Georges Simenon in viaggio in quella che avrebbe dovuto diventare la gloriosa patria del socialismo realizzato. Il problema venne alla fine risolto portando la maggiore età a 12 e mettendo il lager al posto dell’orfanotrofio di fortuna.

Gli orrori del Novecento, allora, sono molto più numerosi di quanto si pensi e soprattutto dietro il volto buonista e umanitario della sinistra odierna esiste una storia culturale rimossa che è fatta anche di queste pagine. Nessuno stupore dunque che dinanzi all’inchiesta di Bibbiano vi sia chi fa spallucce o, peggio, si schiera dalla parte degli educatori. L’ideologia sempre prima delle persone, allora come oggi.

di: Annalisa Terranova @ 17:01


Lug 21 2019

Nello Musumeci denuncia: “Conte è contro il sud e la Sicilia”

“Chiedo formalmente, fin da subito, di procedere alla convocazione di tutte le Regioni italiane. E, in ogni caso, trattandosi di un deliberato del Consiglio dei ministri che incide sugli interessi della Regione Siciliana, voglio sperare che si proceda, come la Costituzione impone, a integrare il governo con la presenza dell’unico presidente di Regione legittimato dal proprio Statuto a partecipare ai lavori”. E’ quanto chiede al premier Conte il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci sul tema Autonomia. Che si è evidentemente arrabbiato e non poco nel leggere quanto scritto dal presidente del Consiglio sul Corriere della Sera di stamane.

Conte scrive solo al nord…

“Ho letto sul Corriere la lettera agli ‘italiani del nord’ (e solo a loro!!!), con cui il premier Conte si dice pronto a portare nel prossimo Consiglio dei ministri il testo della riforma sull’autonomia differenziata.

Pare di capire che sarebbe un testo diverso da quello che era stato richiesto dai governatori di Lombardia e Veneto”, aggiunge in una nota il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

E la Costituzione?

“Ritiene il presidente del Consiglio, anche alla luce del dettato dell’articolo 10 della legge costituzionale che ha modificato il titolo V – continua – che sia sensato procedere a un deliberato del governo nazionale senza avere mai convocato a Palazzo Chigi tutti i presidenti di Regione? Ritiene Conte che sia sensato andare verso un testo che raggiunge il duplice effetto di scontentare i richiedenti ed essere totalmente sconosciuto agli altri?”.

In effetti, la denuncia di Musumeci è assolutamente fondata: decidere con alcune regioni senza nemmeno ascoltare le altre potrebbe porre anche questioni di legittimità costituzionale. Dal governo un pasticcio tira l’altro…

di: Francesco Storace @ 16:17


Lug 21 2019

Per la Meloni la crisi è inevitabile: «Voto subito, poi governo Lega-Fdi per 5 anni»

È un Fdi in grande spolvero quello presentato da Giorgia Meloni dalle colonne de La Verità. E soprattutto con una gran voglia di misurarsi elettoralmente dopo il sonoro successo registrate alle elezioni europee di due mesi fa e dopo l’ingresso nel partito di personalità di spicco, amministratori, ma anche di gruppi e settori fin a ieri disorientati dal centrodestra in ordine sparso. Ora invece l’ottimismo è di rigore. Tanto da non escludere di raggiungere quota 10 per cento indicata dai sondaggi come alla portata della destra italiana. Non sorprende perciò che ora sia  soprattutto la Meloni ad irrompere nella strisciante crisi di governo in atto e a proporre un’alternativa credibile allo stallo attuale e alla ricorrente tentazione rappresentata dal solito governicchio tecnico.

La Meloni intervistata dalla Verità di Belpietro

«Se Conte dovesse mollare – è il ragionamento affidato dalla leader di FdI al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro -, sarebbe molto difficile per il presidente della Repubblica dire che gli italiani non devono scegliersi il prossimo governo». Per la Meloni «i tempi per votare, fare un nuovo governo e aprire la sessione di bilancio» ci sono. Ma quel che più interessa ai cittadini è che finalmente potrebbero contare su un governo che fa le cose e non litiga: «Tutti i sondaggi dicono che dalle urne uscirebbe una maggioranza chiara», assicura la Meloni, per poi aggiungere: «Sarebbe un’occasione storica per dare all’Italia uno dei pochissimi governi capaci di durare cinque anni: coeso, compatto e con numeri schiaccianti che può fare le cose coraggiose che servono».

«Forza Italia chiarisca la linea politica»

Decisamente preoccupante, invece, a giudizio della leader di Fratelli d’Italia, ogni  prospettiva diversa da questa appena descritto: «Se Conte rimane, non è uno scenario buono. Se il governo cadesse fuori tempo massimo per votare, ci sarebbe l’ipotesi di un accordo tra Pd e 5 stelle, oppure addirittura di un governo tecnico sostenuto da una specie di Patto del Nazareno allargato ai grillini, cioè lo schema che abbiamo visto in Europa la settimana scorsa». Proprio quest’ultima considerazione consiglia alla Meloni prudenza nel dare per scontato l’arruolamento del partito di Berlusconi nell’alleanza elettorale e di governo con la Lega: «Forza Italia –  puntualizza – deve chiarire ancora molte cose. Da tempo ho chiesto chiarimento sulla linea politica e non mi pare ci siano stati».

 

 

di: Mario Landolfi @ 13:06


Lug 21 2019

Tre schiaffi in tre giorni ai renziani. Forse è proprio Zingaretti a volere la scissione del Pd…

E se la scissione del Pd la volesse proprio chi lo sta guidando in questo momento, cioè Nicola Zingaretti? Mettiamo in fila gli ultimi fatti: prima si oppone all’idea di Maria Elena Boschi e di Anna Ascani di presentare una mozione di sfiducia individuale a Matteo Salvini con la scusa che «così finiamo per rafforzarlo», poi via tweet liquida come un postulante («non lo conosco») il renzianissimo Michele Anzaldi che invocava la solidarietà (comunque ricevuta) del suo segretario dopo essere stato attaccato dal forzista Maurizio Gasparri su vicende Rai e, infine, assesta uno schiaffo in pieno volto ad un altro pupillo dell’ex-segretario ed ex-premier, Davide Faraone annullandone l’elezione a segretario regionale della Sicilia. Vero è che quest’ultimo atto è formalmente della commissione nazionale di garanzia, ma è anche vero che la decisione è stata adottata a maggioranza e che il ricorso era stata presentato proprio dai sostenitori della mozione Zingaretti.

Dice no alla Boschi, attacca Anzaldi e spodesta Faraone dalla Sicilia

Tre indizi, diceva Agatha Christie, fanno una prova. Del resto, niente di strano se in un partito balcanizzato come il Pd, dove i gruppi parlamentari sono in gran parte in mano a Renzi e dove la possibilità di andare ad elezioni anticipate  è nella disponibilità esclusiva di Lega e M5S, l’idea di favorire una scissione può apparire tutt’altro che peregrina. Renzi, dal canto suo, smentisce il proposito di dar vita ad un partito tutto suo, ma in maniera sempre meno convincente.

P(ara)D(osso): Zingaretti vuol cacciare Renzi, che vuole andarsene

Prova ne sia l’intervista bifronte (o biforcuta) rilasciata al Corriere della Sera: prima dà conto di sue iniziative culturali-imprenditoriali nella Silicon Valley quasi a voler frapporre un oceano e un continente tra sé e le vicende del Pd, ma subito dopo ne passa in rassegna gli errori a cominciare dal niet opposto da Zingaretti alla mozione di sfiducia contro Salvini proposta dalle sue amazzoni Boschi e Ascani: «M5S e Lega si compattano per le poltrone non per noi. Aver perso l’attimo per formalizzare la sfiducia, a me è sembrato stravagante». Una replica tagliente rivelatrice di una fredda determinazione a rompere, ma anche della difficoltà derivante dal non essere padrone del tempo né, tantomeno, della macchina del partito, come proprio il caso Faraone sta a dimostrare. L’esito è paradossale: Zingaretti vuol cacciare Renzi che, a sua volta, vuole andarsene. Ma nessuno dei due sa quando e come.

 

di: Mario Landolfi @ 12:05


Lug 21 2019

Salvini sfida Macron e Merkel: “L’Italia non sarà più il campo profughi dell’Europa”

”L’Italia non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa. Francia e Germania non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei Paesi più esposti come noi e Malta. Intendiamo farci rispettare e ribadire che non siamo più il campo profughi di Bruxelles, Parigi e Berlino. L’ho spiegato a Helsinki e l’ho messo nero su bianco al mioomologo francese Castaner. L’Italia ha rialzato la testa”. Con un post su Facebook, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, annuncia la lettera inviata al ministro del governo Macron per avvisarlo sulle intenzioni dell’Italia in materia di immigrazione, in vista del vertice dei ministri dell’Interno Ue convocato dal governo francese per domani a Parigi, al quale Salvini non ha intenzione di partecipare.

La lettera di Salvini al governo francese

“Al consiglio Giustizia e Affari interni di Helsinki -è scritto nella lettera inviata al ministro Castaner – ho registrato posizioni molto vicine a quella espressa dall’Italia con partitolare riferimenti al fermo impegno della politica migratoria condotta a difesa dei confini esterni dell’Unione Europea e dello spazioe Schengen. La posizione italiana è stata condivisa da molte capitali Ue, soprattutto sulla necessità di rividere le regole del search and rescue per impedirne gli abusi volti a favorire una immigrazione illegale e incontrollata”. Salvini, dunque, pone sul tavolo il tema delle Ong, che è necessario che agiscano nel pieno rispetto del quadro giuridico internazionale e delle legislazioni nazionali”. Il leghista ritiene che si debba partire dunque dal documento italo-maltese e critica la Francia per il tenore della proposta di conclusioni del prossimo vertice di Parigi che si terrà domani nella capitale transalpina e si dice meravigliato dal fatto che Macron non voglia tenere conto di quanto enunciato nel dibattito di Helsinki.

di: Luca Maurelli @ 11:30


Lug 21 2019

Sarà “duello russo” in Senato tra Conte e Salvini. Crisi di governo sempre più vicina

I giornali lo hanno già ribattezzato come il “duello russo“, ma senza dettagliare se si fermerà al primo sangue o proseguirà fino all’ultimo. L’appuntamento è per mercoledì nell’aula del Senato. Sarà lì, tra gli stucchi di Palazzo Madama, che s’incroceranno le lame di Giuseppe Conte e di Matteo Salvini. Il primo, si vede a occhio nudo, tira di fioretto mentre il secondo procede di sciabola. Sia come sia, non resterà senza conseguenze. Anche perché il “duello” fa capire che ora è il premier a interpretare il ruolo di alleato-rivale del leader leghista finora incarnato da Luigi Di Maio. È l’indizio, non l’unico del resto, che Conte sta pensando seriamente di mettersi in proprio. Salvini l’ha capito e si comporta di conseguenza.

Sfida sui presunti fondi russi alla Lega

E allora “fuori i secondi” e show down in aula sul cosiddetto Russiagate, cioè la presunta erogazione di rubli al Carroccio che vede indagati per corruzione internazionale, fra gli altri, dalla procura di Milano il faccendiere Savoini, ritenuto un riferimento di Salvini nei rapporti con il Cremlino. Da qui l’accusa dell’opposizione alla Lega e al governo di voler surrettiziamente rivedere il quadro delle nostre alleanze internazionali e la richiesta di confronto parlamentare prima negato da Salvini, poi derubricato a risposta nel question time, quindi ancora rifiutato e infine sbloccato dalla disponibilità di Conte a rispondere in luogo del suo vice davanti ai senatori.

Salvini tentato dall’idea di staccare la spina all’esecutivo

Salvini, però, l’ha letta come mancanza di solidarietà e, poiché è senatore, ha deciso di intervenire, dai banchi della Lega e non da quelli riservati al governo. Il duello, appunto. Da una parte Conte dirà che l’Italia resta fedele al blocco alleati atlantico; dall’altra Salvini ribadirà che non un rublo è finito nelle casse del suo partito. È difficile tuttavia che si lasci sfuggire l’occasione del dibattito parlamentare senza lasciare il segno e rubare la scena al premier. Più probabile invece  che detti l’agenda delle sue priorità, a cominciare dall’autonomia rafforzata delle regioni del Nord, e su quelle porre il classico “prendere o lasciare”. Una cosa appare sempre più evidente: Di Maio sta uscendo di scena. E senza applausi.

 

di: Mario Landolfi @ 11:02


Lug 21 2019

Autonomie, i paletti di Marsilio: “La riforma va bene se non danneggia altre regioni”

Più coinvolgimento, massima attenzione alla perequazione dei fondi,  nessun danno collaterale alle regioni meno forti. Sono questi i “paletti” che il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, esponente di Fratelli d’Italia, pianta nel dibattito sulla riforma delle autonomie in discussione, con accenti molto polemici, tra i governatori del nord e il governo giallo-verde.
Secondo Marsilio, il processo che porta più autonomia alle regioni “deve necessariamente coinvolgere tutti i soggetti istituzionali”, dice il governatore dell’Abruzzo in un’intervista al Corriere della Sera.  Secondo Marsilio, “se si punta a un dimagrimento delle funzioni dello Stato, ma questo non può avvenire a vantaggio di alcuni e a danno di altri”. Nessun pregiudizio, garantisce Marsilio: “Se l’autonomia di alcune regioni si fa in danno di altre allora non sono d’accordo… Ma è già tutto scritto nella Costituzione e nella legge 42 del ’99 sul federalismo fiscale… I paletti ci sono, basta rispettarli, nel solco del principio solidaristico e dell’unità nazionale”.
Marsilio, poi, concorda con il mantenimento della funzione statale per l’assunzione dei professori. Qualche mese fa al Sole 24Ore, Marsilio aveva espresso concetti simili: “A me sta bene se le regioni virtuose possano fare di più e meglio utilizzando le risorse a loro disposizione a patto che queste risorse non vengano sottratte ad altre regioni. Lo ripeto le risorse di cui oggi dispone ciascuna Regione devono essere le stesse anche domani, a prescindere se è stata richiesta o meno una maggiore autonomia su alcune specifiche materie”.

di: Luca Maurelli @ 10:58


Lug 21 2019

Autonomie, lettera di Conte ai governatori ma la replica è durissima: “Cialtroni”

“Avremo un testo serio e credibile, che verrà incontro alle vostre richieste e, nel contempo, sarà compatibile con il disegno costituzionale”. Si rivolge direttamente ai cittadini della Lombardia e del Veneto il premier Giuseppe Conte, rivendicando il lavoro che il governo sta facendo sulla riforma dell’autonomia differenziata. E lo fa con una lettera al ‘Corriere della Sera‘, all’indomani degli attacchi dei governatori del Nord, chiedendo “rispetto per me e per tutti i ministri che stanno lavorando con me, indistintamente, della Lega e del Movimento 5 Stelle – sottolinea Conte – Le agenzie riportano, da ultimo, dichiarazioni che scadono nell’insulto, tanto più inaccettabili in quanto pronunciate da rappresentanti istituzionali e rivolte a rappresentanti istituzionali”.

Un confronto civile sulle autonomie

Conte avverte: “Se il confronto civile terrà il luogo degli insulti più recenti, mi dichiaro sin d’ora disponibile a incontrare i vostri governatori, per considerazione nei vostri confronti, anche prima di portare la bozza finale in Consiglio dei ministri, in modo da poterli tenere compiutamente aggiornati. Per me l’autonomia non è una bandiera regionale da sventolare, ma una riforma che farà bene a voi e all’Italia intera. Vi prometto che tornerò presto a farvi visita”, conclude il presidente del Consiglio.

Fontana e Zaia sparano a zero

“Il Paese è nelle mani di cialtroni che per un pugno di voti soffocano un volano di crescita come l’autonomia e contrabbandano il tutto come una battaglia nord contro sud”, attacca Attilio Fontana, dopo il no al pacchetto sull’autonomia proposto dal governo. Per il governatore della Lombardia è giunto il momento di denunciare agli italiani ”i biechi interessi politici” che si nascondono dietro il mancato accoglimento delle richieste di Lombardia e Veneto. ”Qualcuno – dice all’Adnkronos – vuole apparire paladino del Sud e salvare un po’ di voti, ma così facendo fa un danno al paese e al Sud stesso”.

Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, parlando all’AdnKronos lancia un ultimatum. “Conte ora ha davanti a sé a due alternative: o ci presenta il testo” sull’autonomia differenziata “o getta la spugna, ma se butta la spugna manda all’aria tutto. Io tifo perché ci sia un testo” ma che “si tratti di autonomia vera e non di una presa in giro”. Zaia invita i detrattori a “piantarla coi discorsi sull’unità nazionale minata, sulla secessione, su un Paese di serie A e serie B”. “Noi stiamo solo chiedendo l’applicazione della Costituzione: chi dice il contrario, dice che la Costituzione è incostituzionale”, sottolinea. “La Costituzione – ricorda- prevede infatti un’intesa tra governo e Regione. Spero che il governo metta presto fine a questa agonia – aggiunge riferendosi alle tante riunioni a cui sono seguiti scontri tra i due alleati di governo – e a stretto giro di posta ci sottoponga una proposta organica, ci sottoponga un articolato”.

Critiche anche dall’Emilia Romagna

Anche “l’EmiliaRomagna aspetta parole di chiarezza dal governo sull’autonomia: la nostra Regione non ha chiesto 1 euro in più ed è sacrosanto aiutare i territori più svantaggiati” scrive in un post su Facebook il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. “Ma se qui, attraverso una gestione più efficiente delle risorse, riusciamo a risparmiare, allora è giusto che questi soldi siano reinvesti sul nostro territorio e usati per dare migliori servizi ai cittadini dell’Emilia-Romagna, non per altro”. “Già ora, ad esempio, l’Emilia-Romagna ha risparmiato 662 milioni di euro in 4 anni grazie alla centrale unica per gli acquisti della Regione – sottolinea – Un’esperienza virtuosa che andrebbe replicata ovunque, mentre sento troppe chiacchiere su presunte spending review (in Italia c’è chi ne parla e chi la fa: le due categorie non coincidono mai)”.

 

 

di: Luca Maurelli @ 10:11


Lug 20 2019

Sto sulla Luna… Renzi rievoca le gesta dell’Apollo 11. E sembra che l’impresa l’abbia fatta il Pd

«La conquista della Luna, il “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità” segna una svolta nella storia dell’uomo. E forse è persino normale che ci sia anche nel nostro Paese chi ancora crede al complotto: gli uomini si dividono tra quelli capaci di provarci, di rischiare, di emozionarsi e quelli che vedono complotti ovunque per giustificare la propria mediocrità». Ma chi è che parla? Uno stretto parente di Neil Armstrong, strapazzato in questo 50esimo anniversario dello storico “sbarco” dai crudeli negazionisti dell’Allunaggio? Un luminare delle scienze pronto a incrociare le spade contro i campioni terrapiattisti? No. È “solo” Matteo Renzi. L’ex premier, ex rottamatore, ex leader dem, ex sindaco di Firenze in questa calda giornata di luglio affida a un lungo post su Facebook le sue “originalissime” considerazioni sulla conquista della Luna in un crescendo di pathos incontrollato. Il risultato è macchiettistico, anche perché, il Matteo dei miracoli, posseduto dal sacro furore del pionierie, dalla sete di Ulisse per la conoscenza, non resiste a infilarci dentro un po’ di sana polemica politica. Giusto una manciata, quanto basta. Come il sale.

«Anche se diventano membri del governo, i negazionisti questo rimangono: uomini mediocri incattiviti dal risentimento», scrive. Ma con chi c’è l’ha? Con gli odiati grillini che non hanno festeggiato a dovere l’epica impresa dell’americano omonimo del grande jazzista? Con quei beceri dei leghisti che  non hanno rievocato le gesta dell’Apollo 11? Più probabilmente con il fuor d’opera del sottosegretario pentastellato Carlo Sibila che osa ancora dubitare della veridicità dell’impresa al quale già Salvini ha risposto chiudendo la partita (“50 anni fa l’Uomo sbarcava sulla Luna, che spettacolo! Anche se qualcuno sostiene non essere mai avvenuto… Buon sabato Amici!”, scrive su Fb il leader leghista). Ma un po’ di polemica spicciola contro gli avversari non giustifica tanta enfasi.

«La conquista della Luna – insiste Renzi che all’epoca doveva ancora nascere – è una pagina di storia, timore e bellezza. E la vittoria dell’uomo contro i suoi limiti. È il successo americano sognato da Kennedy all’inizio degli anni 60, dopo aver subito una cocente sconfitta dai russi: ogni trionfo comincia con una caduta. È l’ansia del mondo intero incollato alla tv per seguire istante dopo istante lo sbarco, mentre alla Casa Bianca Nixon ha sul tavolo già pronti il discorso per parlare alla nazione in caso di disastro e “celebrare gli eroi scomparsi». Dopo quel giorno di 50 anni fa – conclude Renzi –  niente sarà più come prima, nemmeno l’emozione davanti alla poesia di Leopardi o una notte alle stelle con gli amici. Perché la luna conquistata diventa il simbolo di ciò che l’uomo può fare. E di ciò che un Paese ha la forza di sognare. Perché senza capacità di sognare, e senza la voglia di realizzare i propri sogni, un Paese lentamente muore». Tranquillo Matteo, una bella doccia, uno spritz o una telefonatina con Maria Elena e tutto passa.

 

di: Gloria Sabatini @ 18:44


Lug 20 2019

Ministero beni culturali, FdI lancia l’allarme: Conte fermi il “colpetto di Stato” dei grillini

Dopo il pasticciaccio brutto della riforma dei Beni culturali targata Bonisoli, interventi scollegati e casuali, fatti solo per recuperare posizioni dirigenziali o per dare almeno un’impressione di discontinuità rispetto alla riforma Franceschini, al Mibac arriva la tempesta mitigata con il consueto aplomb del compromesso dal premier Giuseppe Conte. «In occasione del vertice sul Ministero beni culturali, il premier chiarisca la linea di comando ministeriale e blocchi la riforma regolamentare, “colpetto di Stato” dei grillini, specificando se a decidere sui dossier è il ministro Bonisoli o il segretario generale Panebianco», a denunciare il pericoloso stato dell’arte è il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, che non fa sconti al segretario generale Giovanni Panebianco, ex Guardia di Finanza ed ex dirigente della Presidenza del Consiglio.

«Panebianco è un “tecnico” molto politico – osserva Mollicone – la cui unica responsabilità però non è verso i cittadini ma verso le gerarchie grilline e lo “Stato profondo” dei corridoi ministeriali e dei salotti buoni della cultura. Grazie alla riforma, godrà di poteri superiori al ministro stesso, fra cui le relazioni istituzionali del ministero e la supervisione degli affidamenti e degli appalti». Il capogruppo in commissione Cultura di Montecitorio  chiede chiarezza e un po’ di coraggio: «Si parla di rimpasto di governo: se ritengono abbia un profilo maggiormente fiduciario e competenze dal taglio più politico del ministro Bonisoli, i 5Stelle lo nominino ministro, altrimenti continui a fare il dipendente dello Stato, ruolo per cui è lautamente pagato dai contribuenti».

di: Gloria Sabatini @ 17:51


Lug 20 2019

Gandolfini: l’eutanasia e il suicidio assistito saranno il banco di prova di questo governo

“L’eutanasia e il suicidio assistito saranno il banco di prova dei pro life che sono in maggioranza. Meglio che cada il governo che una legge ingiusta”. Lo ha detto a In Terris il leader del Family day Massimo Gandolfini. “Proprio in questi giorni stiamo dedicando un’attenzione particolare al tema dell’eutanasia/suicidio assistito che l’ordinanza della Corte Costituzionale, con scadenza 24 settembre, ha posto in primo piano – ha spiegato -. Ribadendo che siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di legalizzazione dell’eutanasia e che consideriamo la legalizzazione o depenalizzazione del suicidio un vero abomino antropologico e culturale, insieme ad altre associazioni cattoliche e a numerosi parlamentari sensibili su questo tema stiamo cercando di fare un fonte unito per bloccare o almeno limitare il danno che alcuni disegni di legge depositati alla Camera di provenienza M5s e Radicali stanno provocando”. Gandolfini ha sottolineato poi che si lavora a “una grande manifestazione di piazza nei primi giorni del settembre prossimo” e che l’intento è dire ad alta voce che “il popolo italiano si oppone alla cultura dello scarto come vuole Papa Francesco”. “Contemporaneamente stiamo lavorando con i partiti: ognuno dica chiaramente da che parte sceglie di stare così che ogni cittadino faccia con chiarezza la sua libera scelta – ha concluso -. Chi sta dalla parte dell’eutanasia e del suicidio legalizzato non raccoglierà mai il sostegno del Family Day. A chi vi si opporrà chiediamo il coraggio e la forza della coerenza fino in fondo: su un tema così vitale, delicato, dirompente può valere la pena di far cadere il governo, come misura estrema”.

di: Antonio Pannullo @ 17:51


Lug 20 2019

Caos nel Pd siciliano, annullata l’elezione del renziano Faraone. Sale la tensione con Zingaretti

Dopo le tensioni sulla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, un nuovo caso agita i rapporti tra area “renziana” e il Nazareno: l’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia. Un voto a maggioranza, nella commissione nazionale di garanzia. «Facendo riferimento allea aree congressuali – spiega Marco Di Maio, membro della commissione, all’Adnkronos – chi ha votato Giachetti e Martina, abbiamo tutti espresso parere contrario mentre la maggioranza si è espressa in modo diverso».

Intanto perché si è arrivati all’annullamento? Alla commissione di garanzia erano arrivati diversi ricorsi dalla mozione Zingaretti che, in Sicilia al congresso regionale, aveva candidato l’ex-deputata Teresa Piccione. La candidata zingarettiana, però, aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Oggi, dunque, la decisione della commissione su quei ricorsi.

Una decisione che ha fatto scattare l’area “renziana”. «La decisione di annullare l’elezione del segretario regionale del Pd siciliano Davide Faraone è di una gravità senza precedenti. Il diktat della commissione di garanzia è dettato da sole ragioni di corrente. Il segretario Zingaretti intervenga a difesa delle regole”, ha scritto il capogruppo Pd in Senato, Andrea Marcucci, su Twitter. Un post subito rilanciato da Matteo Renzi. «La scelta di annullare l’elezione di Faraone, che era anche l’unico candidato alla segreteria, si commenta da sola. Vista l’anomalia di un unico grado di giudizio, l’unico posto in cui può essere contestata è un tribunale. Ma è significativo che ogni tentativo di mediazione, per rimediare a una mancanza di rappresentanza di una parte del Pd sia stato respinto», dice un altro renziano di ferro, Fausto Raciti, deputato dem ed ex segretario del Pd siciliano.

Ora per la Sicilia potrebbe aprirsi la strada del commissariamento. La proposta dovrà essere avanzata dal segretario Zingaretti e quindi votata dalla Direzione nazionale. Una riunione dell’organismo ci sarà venerdì prossimo come annunciato oggi dal segretario dem. Intanto Faraone ha annunciato la sua sospensione dal partito. «Rimango iscritto al gruppo parlamentare del Pd, continuerò la battaglia per la mia gente e contro questo governo e contro ogni inciucio coi Cinque Stelle», annuncia, in un post su Facebook. «Mentre eravamo alla commemorazione di Paolo Borsellino è arrivata la notizia che il ‘nuovo Pd’ commissariava il Pd siciliano per presunti vizi di forma. L’Italia brucia per colpa di Salvini e Di Maio, il nuovo Pd si occupa di statuto e di regolare i conti con ‘quelli di prima», aggiunge Faraone. «In punta di diritto è una follia – prosegue – la Commissione di garanzia aveva già giudicato ricorsi sul congresso regionale. Con questa decisione il nuovo Pd cancella il principio giuridico del ‘Ne bis in idem’ e per la prima volta le correnti si prendono anche le istituzioni di garanzia. Hanno perso politicamente, la buttano sui ricorsi: avranno tutte le carte bollate che meritano».

di: Luca Maurelli @ 16:04


Lug 20 2019

Boschi fa la vittima: campagna sessista contro di me. Zingaretti: gogna orchestrata da Salvini

Insulti sessisti contro Maria Elena Boschi che ha annunciato una mozione di sfiducia contro Matteo Salvini sulla quale peraltro nello stesso Pd non c’è accordo.

Sulla pagina Fb di Salvini la notizia è stata postata con relativi commenti critici e insulti pessimi e volgari all’indirizzo di Maria Elena, che ora si atteggia a vittima come aveva già fatto prima di lei Laura Boldrini. Diventano due dunque le donne di sinistra che ritenendosi bersaglio privilegiato del leader leghista in qualche modo ne ricavano celebrità e soprattutto l’aureola di “martire” politica. Ma che sui social viaggino anche odio e risentimento è una cosa risaputa: insulti di questo genere sono stati infatti rivolti anche ad altre donne, per esempio alla leader di FdI Giorgia Meloni.

Interviene nella polemica lo stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Da diversi giorni si sta muovendo una galassia di profili social, tutti dell’orbita di Salvini, che passano il proprio tempo ad agitare la gogna contro esponenti del Pd. Oggi è il turno di Maria Elena Boschi cui va la solidarietà del partito. Al ministro dell’Interno Salvini, sotto il cui dicastero opera la Polizia postale, chiediamo di vigilare e reprimere questo genere di offese e insulti a partire dai suoi profili gestiti da dipendenti della sua segreteria al Viminale”.

Boschi ha pubblicato alcuni degli insulti ricevuti sul suo profilo twitter con questo commento: “Gli insulti di Salvini.Stesso schema di odio social sdoganato ai tempi delle banche. Mi spiace il silenzio di tanti e di tante. ma non mollo, non taccio. Per me fare opposizione significa non avere paura di Salvini e di quelli come lui”. 

È evidente che Maria Elena Boschi vuole recuperare popolarità e credibilità attraverso i social e che punta tutto sulla rissa virtuale. Reduce da un burrascoso botta e risposta con la sanguigna grillina Paola Taverna, adesso punta sullo scontro diretto con Salvini. Ecco cosa gli manda a dire: “Sì,caro Salvini, ho ancora il coraggio di parlare. Con noi l’Italia cresceva, c’erano più diritti e meno odio: noi abbiamo portato risultati,non rubli. Soprattutto ho ancora la LIBERTÀ di parlare: come ministro dell’interno viene pagato per garantirmela,non per attaccarmi.Bacioni”.

 

 

di: Annalisa Terranova @ 15:40


Lug 20 2019

Carola se ne va ma la sinistra ha un nuovo idolo: Magid. Che a Strasburgo urla: Salvini è un codardo (video)

“Contro Salvini e in difesa di Carola, ci mancava il prezioso intervento dell’europarlamentare di sinistra Magid Magid”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta sulla sua pagina Facebook il rabbioso intervento dell’europarlamentare di origine somala eletto in Inghilterra Magid Magid.

Quest’ultimo, nell’aula di Strasburgo, in t-shirt e cappellino, ha prima elogiato le gesta di Carola Rackete e poi ha detto che Salvini “è un codardo che volta le spalle mentre un bambino annega”. Quindi ha rincarato la dose: “Un codardo che si vanta del fatto di aver detenuto e arrestato una persona che invece salva gli altri. Un codardo che aggredisce le persone vulnerabili, i profughi che fuggono da zone di Guerra e i poveri”.

Un intervento accolto da proteste e qualche applauso, e che è stato subito rilanciato nelle ore seguenti dai siti italiani. Magid si era presentato alla prima seduta dell’europarlamento con una t-shirt con la scritta “Fuck Fascism!” (Vaffa al Fascismo) che è stata notata dai commessi che lo hanno allontanato credendolo un turista. Forse Magid dovrà lasciare a ottobre il suo scranno di europarlamentare ma ciò dipende dal destino della Brexit, nel frattempo però assicura che sta lavorando come se il mandato dovesse finire nel 2024.

Di certo è già diventato un personaggio-icona per la sinistra che pesca eroi ovunque, purché siano propensi a insultare il nemico di turno, cioè Matteo Salvini. Di sicuro un astro nascente nel pantheon progressista e politicamente corretto, soprattutto ora che Carola Rackete si appresta a fare ritorno in Germania.

 

di: Annalisa Terranova @ 13:48


Lug 20 2019

Autonomie in stallo. Fontana e Zaia furiosi con Conte: «Ci ha ingannato»

Autonomia regionale differenziata. È la nuova formula coniata dal Consiglio dei ministri, assente Matteo Salvini, alla ricerca della quadra sul dosseir autonomie, l’ultima trovata del “premir tentenna” Giuseppe Conte per non scontentare Carroccio  i 5Stelle.

Ma le cose non vanno come sperava. “Differenziata”: un termine inaccettabile per i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, Zaia e Fontnana, che si sentono truffati dal premier che ha mantenuto le competenze dell’istruzione allo Stato e rinviato il nodo finanziario. «Non ci sono le condizioni per poter sottoscrivere un accordo che nasce in maniera distorta. Nasce come se noi volessimo truffare lo Stato o il Sud». Fontana dalle colonne del Corriere della Sera è un fiume in piena. «Io non firmo niente», dice replicando al premier, «ho letto le premesse al testo, sono fatte apposta per toglierci ogni possibile autonomia su istruzione e scuola. Elimina anche la norma che ci consentirebbe di trattenere in Lombardia risparmi fatti con l’efficientamento dei servizi». Il governatore della Lombardia è furioso: «La settimana scorsa ho avuto un colloquio di un’ora con il premier, che mi aveva rassicurato sul fatto che ci fosse la volontà di arrivare a una soluzione. Così non è stato. Alla fine ha fatto la sua scelta che è quella di stare dalla parte delle corporazioni sindacali e non dalla parte del futuro dei ragazzi. A questo punto non ci dica più che è il governo del cambiamento. Questo è il governo della più bieca restaurazione».

Fontana all’attacco di Conte e dei 5Stelle

E nel mirino ci sono i 5Stelle, «rappresentanti del vecchio, dell’assistenzialismo, di chi non vuole cambiare niente, di una vecchia repubblica, di una vecchia politica che difende i suoi orticelli e piccoli centri di potere e che cerca di recuperare qualche voto sparando cazzate». Senza la firma, prosegue Fontana, «il processo si interrompe e questi signori che affermano di essere il cambiamento dovranno spiegare ai cittadini perché hanno impedito che si applicasse la Costituzione. Sono dei piccoli individui: non hanno capito che non è una battaglia del Nord contro il Sud o della Lega. È la battaglia del futuro del nostro Paese». Lo strappo è definitivo? «Guarderò con attenzione il documento che uscirà e i cambiamenti che mi auguro vorranno apportare. Se mi convinceranno, sono pronto a cambiare opinione», taglia corto. 

Zaia: «Ci sentiamo presi in giro»

Durissima anche la reazione di Luca Zaia, salviniano doc: «Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto  a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto che all’interno del Consiglio dei ministri siano tutti d’accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo». Il governatore non ha fatto sconti al capo del governo  che poche ore prima aveva parlato di  “significativi passi avanti”. «Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di Pil. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati».

di: Gloria Sabatini @ 13:23


Lug 20 2019

Il rapper Ghali difende i migranti e spara contro Salvini: «Fascista». Lui gli risponde così…

“Salvini dice che chi è arrivato col gommon non può stare .it ma stare .com, anche se quando consegnavo pizze ai campi rom mi lasciavano più mance degli artisti hip-hop (Uoh)”, è una delle strofe che il rapper Ghali ha inserito nella sua versione remix, e cover, di Vossi Bop, successo da 74 milioni di streaming e 46 milioni di visualizzazioni su YouTube del rapper inglese Stormzy, nella nuova versione del cantante italiano di origini tunisine.
L’ossessione per Salvini non risparmia neanche i cantanti come Ghali, che già nella sua canzone Cara Italia del 2018 si era espresso su temi politici. In questo caso, alla strofa in cui cita Salvini, Ghali ne fa seguire un’altra che allude a lui senza citarlo: “Alla partita del Milan ero in tribuna con gente. C’era un politico fascista che annusava l’ambiente. La squadra da aiutare a casa propria praticamente. Forse suo figlio è pure fan, che mi guardava nel mentre”.

A Repubblica Ghali spiega poi che lui è un artista e può dire tutto. «Sono un artista e fare politica non è necessariamente il mio compito. La mia musica racconta la mia storia e il rap, che è nato come denuncia sociale e che da sempre è il mio pane quotidiano, era il mezzo migliore per soddisfare la mia esigenza di prendere una posizione nei confronti di chi sfrutta la paura per creare un nemico». E Salvini? Gli ha risposto con toni molto, molto concilianti, su Twitter: «C’era un politico fascista che annusava l’ambiente», scrive nel post citando il testo di Ghali, «Mi insulta ma la sua musica non mi dispiace, è grave???».

di: Luca Maurelli @ 12:53


Lug 20 2019

Meloni a Salvini dal Messaggero: “Bisogna andare a votare per governare assieme”

«Non credo che Salvini abbia paura del voto ma del non voto. Siccome la certezza di andare alle urne non c’è e la decisione non dipende da lui, teme che ci possano essere delle alternative. Comprendo la sua prudenza ma penso che occorra andare subito a votare. In caso di elezioni, avremo una maggioranza eletta dagli italiani, compatta e schiacciante. Gli scenari alternativi al voto sono tutti preoccupanti e sono tre: il primo è che resti questo governo che non può dare risposte ai problemi. Il secondo è un governo Pd-m5s e il terzo addirittura un governo tecnico sostenuto da una sorta di patto del nazareno allargato ai grillini. La versione italiana dell’alleanza che ha votato  la Van Der Leyen. Quello schema è quanto di più lontano possa esserci dalla volontà popolare degli italiani».

“Una legge di bilancio targata Fdi e Lega”

Lo ha detto in una intervista al Messaggero il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Le elezioni subito «farebbero chiarezza. Bisogna votare, fare una legge di bilancio targata Lega e FdI, che dia risposte ai problemi economici del Paese, tagliando le tasse e  dicendo basta alla fregature modello reddito di cittadinanza. Noi e la Lega da soli abbiamo già una maggioranza importante. E con Forza Italia restano molte cose da chiarire. Il Patto del Nazareno europeo conferma tutte le nostre preoccupazioni su quel partito che ha sostanzialmente sostenuto uno del Pd alla guida dell’Europarlamento», ha spiegato Meloni.

di: Francesco Storace @ 12:42


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