Ott 17 2019

Manovra, tasse dappertutto. Il centrodestra scova le trappole: “Occhio, è messo tutto nero su bianco”

Tutto come previsto. Anzi, peggio del previsto. Dopo gli spot propagandistici, esce fuori la verità sulla manovra. Tasse ovunque, in ogni riga. Tutto sulle spalle delle famiglie e di chi lavora. Aumentano le imposte sugli immobili e sugli affitti. Viene colpito il popolo delle partite Iva; detrazioni Irpef cancellate a seconda del reddito; il bollo sui certificati e l’imposta sulla plastica. Arriva anche la batosta sulla vendita della prima casa.

Una manovra punitiva, non di crescita. Che mette le mani nelle tasche di chiunque.

«Eccola, la stangata sugli affitti. Nella manovra rossogialla (ma ormai sarebbe meglio dire rosso-rossa) c’è un aumento della cedolare secca per i proprietari di case di ben due punti e mezzo percentuali». Lo scrive Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook. «Una mazzata in più per milioni di contribuenti, che deprimerà ulteriormente l’economia. Ne sentivamo davvero il bisogno».

Duro Giancarlo Giorgetti, «Dopo settimane di chiacchiere e promesse, meno di nulla. Anzi nuove tasse su famiglie e su chi produce. Tasse sul gasolio per il trasporto merci, sulla plastica, sulle case. Alle famiglie tolgono persino le detrazioni e le aziende si ritroveranno con montagne di burocrazia in più, cioè altri costi. Commercialisti che rischiano il carcere. Dove sono finite le promesse di Conte e Di Maio?».

«Ci si sarebbe aspettati dall’esecutivo delle 4 sinistre una manovra espansiva in grado di dare fiato alle aziende e dunque al mercato del lavoro, come dalle precedenti promesse. Accade invece il contrario». Lo sottolinea Silvio Berlusconi in una nota. «La manovra economica annunciata va esattamente nella direzione opposta: aumenta le tasse introducendone anche di nuove, espande il debito pubblico e il peso della burocrazia, nasconde scelte sbagliate di politica fiscale dietro al velo ipocrita dell’ambientalismo. Ci auguriamo il governo possa avere un sussulto di realismo e consenta alle opposizioni di dare, nel corso del passaggio parlamentare, un contributo migliorativo a questa manovra, altrimenti assai negativa per la nostra economia». «

Il governo sta massacrando le partite Iva con nuovi adempimenti burocratici e bancari. Prevede multe da mille euro a chi presenta un F24 per compensazioni che, al controllo dell’Agenzia delle Entrate, non siano dovute. Non solo: limita l’uso del contante e le detrazioni fiscali. E si appresta ad unificare Imu eTasi dal 2021, con una nuova stangata sugli immobili». Lo dichiara l’azzurra Anna Maria Bernini. «Con la scusa delle tasse etiche, inoltre, darà un duro colpo all’industria italiana della plastica che è all’avanguardia nell’economia circolare. Manca totalmente, insomma, una strategia di rilancio del Paese. E infatti la manovra è stata approvata – tanto per cambiare – salvo intese».

di: Girolamo Fragalà @ 10:47


Ott 17 2019

Salvini “accusa” Renzi per il suo malore: “Colpa dei suoi insulti…”

Troppi insulti. Colpa di Matteo Renzi e della sua valanga di improperi nella notte del confronto da Bruno Vespa. Il tono di Matteo Salvini è scherzoso, ma non troppo. All’indomani del malore che la ha colpito, una colica renale dolorosissima, il leader della Lega torna sul confronto tv. E lo fa con ironia, stigmatizzando le accuse scaricategli addosso dall’ex premier toscano.

Salvini contro Renzi, non solo in tv

“Con tutti quegli insulti che mi ha tirato da Bruno Vespa il fisico non ha retto”, ironizza il leader della Lega, in campagna elettorale per le regionali in Umbria a Corciano, in provincia di Perugia.

Salvini era stato portato mercoledì all’ospedale San Polo di Monfalcone, in provincia di Gorizia dopo un lieve malore. Le sue condizioni erano migliorare in poco tempo ma il leghista era stato comunque costretto a rinunciare ad andare ai funerali dei poliziotti uccisi a Trieste. In ospedale è stato trattenuto per circa un’ora. Dopo averlo sottoposto ad alcuni esami clinici, migliorate le sue condizioni, è stato dimesso. Ora le sue condizioni sono buone – ha reso noto – e di essere dispiaciuto per non aver potuto partecipare ai funerali dei due agenti uccisi.

Gli auguri sul web di Matteo Renzi

Nel corso della giornata di ieri  Matteo Renzi aveva augurato una pronta ripresa all’avversario con un breve messaggio su twitter: «Un abbraccio a Matteo Salvini. Per tornare a litigare subito, naturalmente». La replica del leghista è stata dura: “Io non ho voglia di litigare, non mi pagano per litigare ma per risolvere i problemi. E non vedo l’ora di tornare al governo per dimostrare che la Lega i problemi li risolve, mentre il Pd li crea”. Sul malore che lo ha colpito, Salvini ha minimizzato: “Non sono né il primo né l’ultimo italiano ad avere una colica renale”.

di: Luca Maurelli @ 10:27


Ott 17 2019

La manovra economica al tempo di Whatsapp. I capi dettano da fuori, i ministri obbediscono

Chi ha avuto l’onore nella vita di ricevere, leggere, approvare una manovra economica per il governo dell’Italia può dirlo anche sotto giuramento. Una legge sui conti dello Stato discussa ed esaminata – ovviamente “salvo intese”, cioè fuffa – non ha mai visto una procedura di approvazione via whatsapp.

E’ il fantastico mondo di Giuseppe Conte, che crede davvero di essere lo statista di domani, mentre è solo il fantasma di oggi. Una figura che aleggia nella politica senza aver preso un solo voto, a capo di una compagine di illustri trombati della politica.

Consiglio dei ministri via whatsapp

Ci hanno messo una notte, l’altra sera, ad approvare le norme finanziarie. Perché la riunione è durata molto di più di quanto fosse previsto. Era continuamente interrotta dai messaggini via whatsapp. Renzi scriveva alla Bellanova, Zingaretti a Franceschini, Di Maio dall’America non capiva se il fuso orario segnasse sei ore avanti o indietro. E ogni volta che la piccola scritta “online” scompariva dal telefonino, era il panico, si rischiava la crisi di governo.

E’ la stagione del protagonismo dalla tribuna, mentre i pugili si azzuffano sul ring per conto terzi. I campioni sugli spalti a dettare ordini ai sottoposti. Purtroppo col governo Conte, tra le tante cose storte, si è recuperata persino la storiella dei capidelegazione, roba d’altri tempi riciclata dal nuovismo. Altro che “quelli di prima”, sembrano le correnti dc che rovesciavano i governi tra una stagione e l’altra.

I leader non si parlano

I capi dei partiti – a parte Di Maio, che però soffre di una particolare sindrome da poltrone, le pretende tutte – stanno fuori dall’esecutivo e scrivono ai loro ministri. Ma che porcheria è quella di un governo di cui non si ha nemmeno traccia di incontri tra leader? L’Italia governata così rischia grosso, perché chi dovrebbe non se ne assume la responsabilità. Anche qui, attendiamo una voce… Magari con un messaggino, ma Mattarella si faccia sentire. Tanto ormai anche whatsapp cancella tutto…

di: Francesco Storace @ 10:10


Ott 17 2019

Forza Italia, gli antisovranisti tentano di fermare Berlusconi: «Non andare in piazza San Giovanni»

Manca poco alla manifestazione organizzata dalla Lega in piazza San Giovanni contro il Conte bis.  C’è tensione in Forza Italia. Ancora non c’è accordo nel centrodestra sul format. In particolare, sulla scaletta degli interventi e su chi dovrà presenziare sul palco.

Gli azzurri restano divisi sulla partecipazione a una kermesse fortemente voluta da Salvini. L’ala anti-sovranista e non solo, non condivide la scelta di aderire all’iniziativa leghista. Teme un “predellino salviniano”. I più oltranzisti erano contrari persino all’idea della delegazione azzurra. Ma i mugugni più forti si concentrano sulla presenza di Berlusconi, anche se il presidente di Fi ha annunciato che sarà in piazza.

Non sono pochi, infatti, i parlamentari a considerare un errore politico stare sul palco con gli alleati sovranisti. In particolare con Salvini, che di fatto ha lanciato una vera e propria Opa su Forza Italia e immagina una coalizione a trazione Lega. I malpancisti, però, si lamentano sotto traccia, rilasciano dichiarazioni solo sotto anonimato.

Chi esce allo scoperto si conta sulla dita della mano, come il senatore Andrea Cangini. «Sabato», dice all’Adnkronos, «si celebrerà il predellino di Salvini. Andare in piazza con la Lega significa, quindi, rinunciare ad incarnare i valori e principi liberali e a difendere l’autonomia politica di Forza Italia».

In queste ore, riferiscono fonti azzurre, continua il pressing di chi cerca di convincere il Cav a ripensarci. La «presenza del leader forzista in piazza con la Lega», è la tesi, «ha un effetto boomerang per il partito e la sua leadership».

Allo stato, Berlusconi conferma la partecipazione, ma, raccontano, vuol prima capire bene quale sarà il “format” della kermesse. Molti azzurri si chiedono: «Chi parlerà per primo? Chi chiuderà? Interverrà anche Toti, ormai fuori da Fi?».

«Berlusconi ha fatto benissimo a decidere in favore della presenza in piazza San Giovanni. Il centrodestra deve essere unito e Forza Italia non può certo tacere difronte a una manovra economica tutta tasse e manette». Lo afferma Maurizio Gasparri. «Dopodiché Fi deve certamente fare altro per rilanciare il proprio ruolo e identità. Ma non lo potrebbe mai fare allontanandosi dal centrodestra e apparendo subalterna non alla Lega ma alle sirene del renzismo». Poi aggiunge: «Chi non vuole il centrodestra abbia il coraggio di dire qual è l’alternativa. Oppure dimostri di essere capace di conquistare la maggioranza assoluta, meritandosi gli applausi di tutti noi».

di: Girolamo Fragalà @ 09:52


Ott 16 2019

Toti denuncia: “La fame di poltrone del governo si abbatte anche sui porti, contro le regioni”

Altro che autonomia alle regioni, il governo mette le mani anche sui porti. La denuncia, durissima, è del governatore della Liguria Giovanni Toti, che si appella (nuovamente) al Parlamento per evitare abusi contro il territorio.

“Auspichiamo che le Commissioni parlamentari, chiamate ad esprimersi come prevede la legge sulla nomina del nuovo Presidente della Autorità portuale dello Stretto, non vogliano avallare quello che riteniamo un abuso da parte del Governo. Mentre noi chiediamo di avere più voce in capitolo sui Porti e sulle Infrastrutture, per non rimanere vittima di chi non le vuole, questo Governo occupa le poltrone con nomine senza alcun accordo con le comunità locali e le Regioni. Un precedente gravissimo, che espropria le città dei propri porti.

Toti teme l’arrivo di “proconsoli romani”

Il nostro timore è che vengano paracadutati nei porti italiani, da Genova a Venezia a Trieste, proconsoli romani che decideranno le sorti degli scali senza alcuna attenzione per le scelte dei cittadini, senza alcun accordo con Sindaci e Regioni. Altro che Autonomia! Il Governo fermi immediatamente questa scelta incostituzionale, illegittima, anti-democratica”. Così il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti dopo le audizioni in Commissione parlamentare Trasporti dei Presidenti delle Regioni Calabria e Sicilia, riguardo la proposta di nomina del futuro presidente dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto, su cui pende un ricorso alla Corte Costituzionale della Regione Calabria.

Rischio di contenzioso alla Corte Costituzionale

Il timore, ovviamente, è che anche questa manovra passi senza che nessuno la ostacoli, almeno nella maggioranza parlamentare. Ormai, quello che si caratterizza sempre più come il governo delle poltrone, sfregia persino il territorio pur di sistemare i propri fedelissimi. E’ un atteggiamento davvero grave, che può avere fortissime conseguenze istituzionali. Le leggi vigenti parlano chiaro, idem per la Costituzione. Se vogliono subire nuovi contenziosi costituzionali davanti alla Consulta, la strada dei ministri di Conte è quella giusta. Ma non certo per le regioni, che preferirebbero un rapporto di leale collaborazione istituzionale.

 

di: Francesco Storace @ 19:28


Ott 16 2019

Zingaretti non c’è, ma è come se ci fosse. Alla Pisana continua un andazzo intollerabile

“Si sfalda la maggioranza che sostiene la giunta Zingaretti. I consiglieri del centrosinistra non fanno più nemmeno atto di presenza, presi nel vortice delle riunioni per definire i termini e le contropartite dell’inciucio con il M5 Stelle anche alla Regione Lazio.
Le continue assenze di Zingaretti ormai dedito a tempo pieno al Partito Democratico esprimono mancanza di rispetto verso l’istituzione, ma ancora più grave è l’imposizione di conteggiarlo come presente ai fini del numero legale. Un imbroglio ormai inutile visto che la giunta di centrosinistra non ha più nemmeno quegli appoggi esterni che le consentivano di restare a galla distribuendo nomine e facendo accordi di potere nelle segrete stanze.
I cittadini del Lazio meritano di meglio e di più. Ora lo zar Nicola si faccia da parte”.
La dura presa di posizione è dei consiglieri di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio Ghera, Righini e Colosimo (nella foto). E non è la prima volta.

Le assenze di Zingaretti aiutano la maggioranza…

Ormai, le assenze del governatore dall’aula non si contano più, ma è davvero grave l’andazzo di considerarlo in missione, in modo che la sua poltrona vuota non danneggi la sinistra ai fini del numero legale. E’ un atteggiamento davvero lesivo dell’istituzione regionale e l’opposizione di Fdi lo denuncia ad ogni piè sospinto. Nella scorsa legislatura il tutto stava per approdare persino alla magistratura – anche quella contabile – ma a quanto pare la storia si ripete. E’ evidente che Zingaretti sia impegnato come segretario nazionale del suo partito, ma che il costo della sua assenza deva gravare sul dibattito consiliare alla Pisana è davvero pesante.

Ma non aveva l’accordo con i Cinquestelle?

Cerchino una soluzione, tanto dicono di avere l’accordo in tasca con i Cinquestelle… Ma è assolutamente chiaro che è giunto il tempo di assumersi anche responsabilità istituzionali, che sono superiori a quelle politiche. Il funzionamento dell’assemblea non può essere compromesso dagli impegni politici del segretario del Pd. Se è assente, lo sia per davvero.

di: Francesco Storace @ 19:06


Ott 16 2019

Regione Puglia nel caos: indagati Emiliano e un suo assessore

Anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è indagato nell’inchiesta della Procura di Foggia relativa alla nomina del commissario di una Asp. Ieri i pm avevano  inviato un avviso a comparire all’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri.

«L’accusa consiste nell’avere ricevuto indicazioni politiche da un consigliere regionale per nominare commissario di una Asp una determinata persona». Lo scrive su Facebook lo stesso governatore della Puglia, dando la notizia di essere sotto inchiesta. L’ex magistrato, nonostante il suo passato, è tutt’altro che sereno. Una nomina che, sostiene Emiliano, non «è mai stata fatta».

«Credo di essere il primo pubblico amministratore chiamato a rispondere per una nomina mai effettuata», aggiunge Emiliano. Anzi, «per avere respinto la legittima indicazione politica ricevuta da un membro della assemblea legislativa regionale membro della maggioranza di governo che aveva pieno titolo di propormi un nome per quell’incarico». Emiliano sostiene dunque di essere chiamato a rispondere di un reato contro la pubblica amministrazione senza averlo mai adottato.

Emiliano sorpreso dai suoi colleghi magistrati

«I fatti di cui sono accusato sono la assoluta normalità con riferimento alle nomine discrezionali dove i consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione normalmente offrono al presidente della giunta indicazioni e suggerimenti data anche la loro conoscenza del territorio – spiega il governatore della Puglia – Non escludo che alcune di queste indicazioni siano alle volte pittoresche, veementi, fondate su pressioni e interessi politici, finanche elettorali in alcuni casi, ma a mio parere tali indicazioni sono sempre legittime perché finalizzate all’esercizio di un potere assolutamente discrezionale». «Comprendo tuttavia che la questione possa essere oggetto di diversa opinione. Ma sinceramente fatico a comprendere come avrei commesso il reato visto che ho rigettato l’indicazione. Resta comunque ferma per principio la mia fiducia nella giustizia alla quale chiedo celerità negli accertamenti».

L’inchiesta ha mandato in fibrillazione la giunta di centrosinistra pugliese. Ma secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, non c’è motivo per parlare di crisi. A differenza di quanto avvenuto per i due casi precedenti di avvisi di garanzia in giunta (le accuse a Gianni Giannini, poi archiviate, e quelle a Filippo Caracciolo) – stavolta Emiliano non ha preteso le dimissioni dell’assessore Ruggeri. L’ex senatore Udc è un uomo di fiducia del governatore e più volte, in passato, aveva offerto le dimissioni.

 

di: Valter Delle Donne @ 19:01


Ott 16 2019

La Boldrini offende la Polizia penitenziaria: «Guardie». La risposta degli agenti la sotterra

“Vorrei ricordare a Laura Boldrini, che nelle carceri italiane non esistono e non lavorano ‘guardie’ ma donne e uomini appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria. Da lei, come da tutti, ci aspettiamo il dovuto rispetto. E vorrei chiederle se per lei è normale che un ispettore di Polizia penitenziaria, come avvenuto nel carcere di San Gimignano, debba subire una ferita, conseguenza delle intemperanze di un detenuto nordafricano, e rimediare 12 punti di sutura perché non aveva nulla con cui difendersi, come ad esempio il taser. Boldrini, non siamo carne da macello!”. Lo dichiara in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. E questo dopo avere ascoltato alcune dichiarazioni della parlamentare della Boldrini alla Camera. E ciò in relazione una interrogazione parlamentare. “Iniziative, anche normative, in merito all’improprio uso da parte di terzi di divise e simboli appartenenti alle forze dell’ordine. Anche in considerazione dei recenti episodi occorsi presso gli istituti penitenziari di Spoleto e San Gimignano”

“Rammento alla Boldrini che la tutela e la sicurezza del personale in servizio presso gli istituti detentivi devono sempre rappresentare il fondamento di qualsivoglia riforma. Quella di San Gimignano è stata l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di detenuti ai danni di appartenenti alla Polizia penitenziaria nell’indifferenza della politica, di chi governa, di chi è maggioranza e di chi è all’opposizione in Parlamento. A tutti gli agenti feriti, contusi e offesi va la nostra vicinanza e solidarietà. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Altro che liquidarci come delle ‘guardie’ come oggi ha fatto alla Camera dei Deputati la parlamentare Boldrini!”.

di: Aldo Di Lello @ 18:48


Ott 16 2019

Bullismo a 5 Stelle: aggredito il capogruppo di FdI a Genova

Scene da Far West nel consiglio comunale di Genova. Un esponente grillino ha aggredito il capogruppo di Fratelli d’Italia. Una vicenda indegna per una sede istituzionale, che ha costretto alla sospensione dei lavori. Protagonista dell’aggressione, il consigliere comunale Luca Pirondini del Movimento 5 Stelle. Il pentastellato si è alzato dalla sua postazione per avvicinarsi minacciosamente a quella del collega e capogruppo FdI Alberto Campanella. Il rappresentante del movimento grillino, per ottenere la cancellazione di un post Facebook pubblicato poco prima dal capogruppo di Fratelli d’Italia, ha utilizzato toni e atteggiamenti minacciosi che sono degenerati.

Pirondini aggredisce Campanella nel consiglio comunale di Genova

Così il pentastellato Pirondini, nel 2017 candidato sindaco, minacciava di ricorrere alle mani. Alla fine veniva trattenuto da altri colleghi accorsi per calmarlo. Il consigliere di Fratelli di Italia, avvocato di professione, dinnanzi all’attacco non si è scomposto ed è rimasto impassibile seduto al suo posto, esortando il grillino ad essere persona responsabile e ritornare tra i suoi banchi. Nonostante tale invito il pentastellato non desisteva dal suo intento tanto che il presidente del Consiglio si è trovato costretto sospendere i lavori.

Genova, il post che ha scatenato le ire grilline

Solo più tardi il grillino ritornava alla ragione e per tale aggressione, violenta seppur verbale, il consigliere Campanella aveva un malore e veniva trasportato al pronto soccorso in codice giallo.

Le scuse dei 5 stelle? Neanche a parlarne. Anzi. A un certo punto Pirondini ha trovato altri due colleghi di partito a dargli manforte. Nella foto, si vede Campanella circondato. Ecco il suo commento su Fb. «Un pugile, un vigile del fuoco e uno strafottente (tutti e 3 Consiglieri 5 stelle). Tutti parati davanti a me e come mi sarei dovuto comportare ieri? Reagendo oppure stando composto al mio posto come in effetti ho fatto? Ma è normale durante lo svolgimento di un consiglio comunale? E poi proprio loro fanno lezione di democrazia…».

La nota del coordinatore regionale di FdI

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Massimiliano Iacobucci ha espresso piena solidarietà al collega di partito. «Il Movimento 5 Stelle attraverso il gesto violento del proprio rappresentante a palazzo Tursi ha dimostrato non soltanto di non conoscere l’esercizio della democrazia ma anche di assimilarsi, come noi da sempre sosteniamo, al comportamento vigliacco antidemocratico e violento della peggiore sinistra italiana. Aspettiamo che le istituzioni comunali e giudiziarie intraprendano iniziative per punire questo atteggiamento illegittimo e deprecabile».

di: Valter Delle Donne @ 18:34


Ott 16 2019

Trump accoglie Mattarella alla Casa Bianca: «Relazioni mai buone come adesso»

Trump accoglie Mattarella alla Casa Bianca. Incontro tra diversi che più diversi non si può. E comunque, la prima volta negli Usa tra i due, è occasione franca e cordiale. L’americano sottolinea le ottime relazioni tra Italia e Usamai buone come adesso“. Tra America e Italia c’è un legame solido, aggiunge Trump “non solo transatlantico, ma umano“. Il nostro Capo dello Stato si spende a difesa del made in Italy sulla questione dazi, chiedendo di “evitare ritorsioni”. È indispensabile “trovare un punto d’incontro” è l’auspicio di Mattarella “con una discussione franca e costruttiva”. Trump accoglie Mattarella e ribadisce l’amicizia con l’Italia.  Ma questo non gli impedisce di puntualizzare i suoi convincimenti sull’Ue. Ovviamente negativi. Una Unione europea che, secondo il tycoon, ha “approfittato della debolezza dei miei predecessori”. E alla quale ora lui evidentemente non vuol più fare sconti. Non un viatico rose e fiori per il Vecchio continente. L’incontro con Mattarella consente a Trump di specificare ancora una volta la sua posizione sulla questione turco-curdo-siriana. Questione da prima pagina in Europa, derubricata a Washington a conflitto locale. Fatto che sicuramente lascia più di qualche perplessità nell’ospite italiano. Secondo il presidente americano quanto sta accadendo in Siria non è un problema tra Turchia e Usa. “Se la Turchia va in Siria, è un problema tra Turchia e Siria, non è un nostro problema“, spiega ai cronisti che l’incalzano. “Se la Siria vuole combattere per riprendersi la sua terra, sta a loro ed alla Turchia. C’è molta sabbia con cui possono giocare. La Siria può avere qualche aiuto dalla Russia e va bene” conclude Trump. Mattarella, accanto, resta impassibile.

di: Salvatore Sottile @ 18:16


Ott 16 2019

Orfini scuote il Pd: «L’alleanza con il M5S ci porterà alla rovina». E il web si scatena

Matteo Orfini non è uno qualunque. Fino al marzo scorso è stato presidente del Pd. E, se esprime nervosismo, qualcosa significa.  Il post su Fb di critica alla linea filo-M5S ha suscitato un vespaio. «Tra ieri e oggi i due principali leader del Pdche la prospettiva strategica del nostro partito è un accordo coi 5 stelle»

«Ovviamente – continua Orfini – questo accordo ha dei corollari: non possiamo mettere in discussione le leggi approvate da loro con Salvini. Non possiamo chiedere le dimissioni dei loro catastrofici amministratori ma dobbiamo subire i loro veti e le loro offese ai nostri ben più bravi presidenti di regione. Non dobbiamo fare proposte troppo forti al governo, sennò lo mandiamo in tensione. Non dobbiamo lamentarci di scelte populiste e antipolitiche come il taglio dei parlamentari, anzi dobbiamo fingere sia la nostra linea da sempre».

Di qui la fosca previsione di Orfini. «La dico semplice: a me pare una linea sbagliatissima. Che ha un unico obiettivo  non perdere. Ma che essendo totalmente priva di una visione politica rischia di portarci a una sconfitta rovinosa. Abbiamo fatto un governo insieme per fronteggiare una emergenza. Ma nulla è cambiato o sta cambiando nei nostri alleati da giustificare una improvvisa trasformazione da accordo emergenziale ad alleanza stabile».

Ecco il tenore dei commenti sul web. «Il cedimento alla subcultura grillista è fatale». «Questo partito non mi rappresenta più». « Zingaretti verrà ricordato come colui che sterminò il Pd». «Partito  destinato all’estinzione». «Questo Pd è una barca che sta affondando». E tanto basta.

di: Aldo Di Lello @ 17:55


Ott 16 2019

È morto Paolo Bonaiuti, il gentiluomo di Palazzo Chigi. Cordoglio bipartisan per la sua scomparsa

È morto Paolo Bonaiuti, 79 anni, politico di lungo corso. Era malato da tempo. Grande amico di Berlusconi negli anni d’oro di Palazzo Chigi. Portavoce del leader di FI, nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri nei governi Berlusconi II, Berlusconi III e Berlusconi IV. Aplomb britannico, eleganza toscana, Bonaiuti ha coniugato passione civile e amore per la politica declinandoli prima al giornalismo, poi al suo impegno parlamentare.

Paolo Bonaiuti, l’esperienza giornalistica degli Anni ’70

Come agli esordi, quando appena laureato in giurisprudenza, ha insegnato inglese e lavorato come copywriter nel campo della pubblicità. Come negli anni più avanti, quando nel corso di una brillante carriera giornalistica è passato da capo del servizio economico del Giorno di Milano e poi inviato speciale, prima per l’economia e la finanza, poi per gli avvenimenti di politica internazionale. Fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di inviato speciale ed editorialista del Messaggero, per cui ha seguito soprattutto i vertici del G7 e gli eventi bellici. Firmando inchieste sull’Europa che cambia, dalla caduta del Muro di Berlino a Maastricht. E senza trascurare incursioni all’estero: come quando ha collaborato anche con la BBC, con la Radio della Svizzera Italiana e con altri media stranieri.

La passione politica, l’impegno civile

Poi l’ìmpulso a entrare nel vivo delle problematiche. Il desiderio di partecipare attivamente ai cambiamenti politici e sociali che lo circondano, lo inducono, quando siamo nella prima metà degli anni Novanta, a fare il salto e intraprendere la carriera politica. Aderendo proprio a Forza Italia e venendo eletto deputato nelle sue liste. Rieletto nel 2001, diventa sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Carica che conserva fino alla primavera del 2006. Rieletto anche nella XV e nella XVI legislatura, viene nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria il 22 maggio 2008. Poi l’addio a Forza Italia e l’adesione nel Nuovo Centrodestra e in Alternativa Popolare.

Il cordoglio di Giorgia Meloni e FdI

«A nome mio e di tutta Fratelli d’Italia – ha dichiarato alla notizia della scomparsa di Bonaiuti, Giorgia Meloni – desidero esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia Bonaiuti  per la scomparsa di Paolo. Era un uomo intelligente e sensibile, capace di sorridere di fronte a qualunque avversità. Con lui ho condiviso un tratto del mio percorso politico e ne porterò nel cuore un ricordo affettuoso». «Una notizia davvero triste quella della scomparsa di Paolo Bonaiuti – ha affermato a sua volta il direttore del Secolo d’Italia, Francesco Storace –. L’ultimo saluto a settembre per parlare di giornalismo, Un signore che mi mancherà».

Le condoglianze bipartisan

Tra i primi a esprimere il proprio cordoglio per l’addio a un amico, un collega, un avversario rispettabilissimo, il dem Filippo Sensi, che poco fa ha dichiarato: «Molto addolorato per la scomparsa di Paolo Bonaiuti, è stato un gentiluomo a Palazzo Chigi». «Apprendo con dolore della scomparsa di Paolo Bonaiuti – ha detto Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato e senatore di Fratelli d’Italia – compagno di viaggio in una importante stagione politica. Di lui ricordo con piacere l’aria sorniona e serena e la sua grande professionalità. Ai suoi cari giungano le mie sincere condoglianze». Sulla stessa linea il deputato di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi che poco fa ha affermato: «Sono addolorato per la scomparsa di Paolo Bonaiuti. Con lui abbiamo condiviso tante battaglie elettorali, di partito e di comunicazione. Ma soprattutto con lui abbiamo condiviso una storia politica ed umana e mi sento di dire anche una sincera amicizia. Ci mancherà».

 

di: Priscilla Del Ninno @ 16:16


Ott 16 2019

Il Conte 2 sconfessa il Conte 1: via la flat tax per i redditi da 65mila a 100mila euro

Flat tax, addio. È questo il primo “regalo” delle “quattro sinistre” a lavoratori autonomi, professionisti e partite Iva. Per loro una vera doccia fredda all’insegna della discontinuità tra due governi, quello giallo-verde e l’attuale giallo-rosso, entrambi a guida Conte. Contrariamente a quanto  stabilito dalla maggioranza Lega-M5S, dal prossimo 1° gennaio non scatterà più la misura per i lavoratori autonomi con redditi compresi tra i 65mila e 100mila euro. Per limitare abusi, si legge nel Documento Programmatico di Bilancio che riassume le misure della manovra economica-finanziaria del Conte-bis.

Modificati anche il «regime dei minimi»

Com’era prevedibile, la misura punitiva contro il lavoro autonomo è stata giustificata dal governo con la necessità di contrastare l’evasione fiscale. Una misura, insomma, dettata dalla necessità di limitare possibile abusi nell’applicazione della flat tax . Rivisti anche i parametri del “regime dei minimi” con limiti di spese personale a 20mila euro. Stesso tetto per il limite beni strumentali 20mila euro, regime analitico determinazione reddito, regime premiale fatturazione elettronica, con esclusione per i redditi superiori a 30mila euro. Intervistato da Sky Tg24, il viceministro all’Economia, Antonio Misani, ha così spiegato le principali novità inerenti la flat tax: «Il secondo step della flat tax da 65 mila a 100 mila euro non avrà seguito nella legge di Bilancio. Ci sono anche problemi di mancata comunicazione e autorizzazione da parte della Commissione europea».

Il Pd la flat tax agevola l’evasione fiscale

Il tentativo del governo è fin troppo chiaro: spacciare per correzione l’abolizione delle agevolazioni stabilite dal passato governo in favore del lavoro autonomo evocando abusi. Una vera e proprio beffa se solo si pensa che le agevolazioni oggi cancellate erano state decise dal governo precedente. Entrambi a guida Conte. Sta solo da capire verso quale dei due Giuseppi i contribuenti lanceranno i propri strali: se verso quello che la flat tax l’aveva allargata o quello che l’ha ristretta.

di: Mario Landolfi @ 15:31


Ott 16 2019

Sindaco del padovano diffida il Viminale: «Nel mio Comune non voglio profughi»

Un sindaco del Padovano ha diffidato il prefetto e il ministro dell’Interno dall’assegnare migranti al suo Comune. Fa discutere la decisione di Tiberio Businaro, sindaco leghista di Carceri (Pd), che ha scelto di formalizzare la propria diffida.

Businaro si rifiuta di ospitare «persone di origine ignota generalmente definiti “profughi”. In specie privi di originali documenti di riconoscimento o di qualsiasi riferimento relativo alla loro storia giudiziale». In caso contrario, prosegue Businaro, ritengo il prefetto e il ministro Lamorgese «direttamente responsabili per la causazione di danni a cose o a persone derivanti dal comportamento dei profughi».

Il sindaco veneto ha argomentato la decisione. «Grazie alla scelta politica dei “porti chiusi” il ministro Salvini era riuscito a ridimensionare i numeri degli sbarchi e quindi dei morti in mare, come si evince dal cruscotto statistico degli “Sbarchi e accoglienza migranti” sul sito del Ministero dell’Interno, dal 2017 al 2018 sono diminuiti il numero dei migranti da 106.876 a 21.119». Tuttavia, il cambio di strategia del nuovo governo ha già invertito questa tendenza. Tanto che nel mese di settembre sono aumentati più del 170% rispetto allo stesso mese del 2018, da 947 a 2.500.

Infine, aggiunge Businaro, il Viminale respinge circa il 70% delle richieste di asilo.. Le procedure di richiesta comportano ingenti costi. Oneri pesanti in termini di carichi di lavoro per l’apparato amministrativo e giudiziario italiano. Inoltre, i presunti “rifugiati” comportano importanti risorse economiche per la loro gestione . Da qui la diffida formale, un vero e proprio atto di disobbedienza civile.

Il precedente del sindaco trevigiano

Per trovare un’iniziativa del genere, bisogna tornare indietro di due anni. Il sindaco del Comune di Santa Lucia di Piave, Riccardo Szumski, aveva scritto all’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti  «L’amministrazione comunale – scriveva il primo cittadino del comune trevigiani – restituisce i 5.000 euro qui pervenuti come elemosina per l’accoglienza di dieci presunti profughi nella canonica parrocchiale di Sarano. Come ripetutamente comunicato da due anni a questa parte alla prefettura competente questa amministrazione non intende partecipare ad alcun programma di accoglienza stante la situazione dei tagli ai trasferimenti ai quali la nostra comunità è stata sottoposta negli anni, pur essendo virtuosa nei conti da sempre».

di: Valter Delle Donne @ 15:08


Ott 16 2019

Meloni a Giletti: «Il governo vuole entrare nei conti correnti degli italiani e prendersi i soldi» (video)

«Attenzione perché su questo faccio le barricate». È una Giorgia Meloni quanto mai risoluta quella che si scaglia a difesa dei soldi degli italiani. Ospite a Non è l’Arena di Massimo Giletti, la leader di FdI ha spiegato cosa significa davvero quando il governo dice che recupererà 7 miliardi dall’evasione. «Se tu mi stabilisci questo principio, significa che andrai a massacrare la gente finché non li trovi. Perché da noi l’Agenzia delle Entrate non fa lotta all’evasione, fa caccia al gettito», ha chiarito Meloni. Dietro gli slogan del governo sulla lotta al nero, dunque, emerge uno scenario da film distopico dei più terrificanti, in cui il cittadino di fatto diventa vittima inerme del più predatorio degli Stati.

La lunga mano del fisco nei conti correnti

«L’Agenzia delle Entrate viene da te e ti dice “tu sei un evasore”. Tu rispondi “no” e quella ti dice “dimostramelo”», ha ricordato Meloni. Dunque, nelle intenzioni del governo giallo-rosso e con queste premesse il fisco potrà «entrare nei conti correnti e ti potrà portare via i soldi senza una sentenza della magistratura». «Se questo fosse confermato – ha proseguito Meloni – ci ritroveremmo in uno Stato in cui i soldi vanno messi per forza in banca perché non si può pagare con i contanti e l’Agenzia delle Entrate può pignorare i soldi quando ritiene di farti una contestazione, quando poi in Italia il 70% delle contestazioni si risolve con un nulla di fatto».

Meloni: «No al Grande Fratello fiscale»

Un intervento, quella della leader di FdI, che consente a tutti di capire cosa significhino certe parole l’ordine del governo. E che è diventato anche una clip di FdI per dire «No al Grande Fratello fiscale». «Faremo di tutto per impedirlo», ha quindi assicurato Meloni dalla sua pagina Facebook, dopo che già da Giletti aveva spiegato: «Dovranno passare sui gruppi di FdI».

https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale/videos/467959583803042/

di: Annamaria Gravino @ 13:01


Ott 16 2019

Manovra, siamo alla farsa. Conte minaccia fuoco e fiamme, poi fa salti di gioia. Pagano gli italiani

Ci sono volute sei ore di Consiglio dei ministri e la clausola «salvo intese». Solo in questo modo il governo è potuto arrivare al via libera al decreto fiscale e alla manovra, oggetto della riunione fiume di stanotte. Un accordo per il quale a Palazzo Chigi si sono giocati il tutto per tutto, con tanto di sms di minaccia da parte del premier Giuseppe Conte al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. «La madre di tutte le battaglie», come l’ha definita Conte nel messaggio, era la lotta all’evasione. Un tema di primaria importanza per Conte, non tanto – a quanto si capisce – perché è lo spartiacque tra due modi di intendere la politica molto differenti (giustizialismo contro moderato garantismo), quanto perché «se non dovesse venire perderò di credibilità e dovrò dire che le cose non si possono cambiare».

Lo scontro sul carcere per gli evasori

Alla fine sul tema Pd e M5S sono giunti a un compromesso che allontana, almeno per ora, il problema. «Nel testo c’è il riferimento, nero su bianco, alla dichiarazione fraudolenta: le pene vengono portate a otto anni. Siamo d’accordo sul fatto che deve esserci il carcere per i grandi evasori, ma si tratta di una problematica complessa da approfondire», ha spiegato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «Dobbiamo anche valutare l’idoneità dello strumento del dl, anche per questo l’approvazione è stata fatta salvo intese», ha aggiunto.

La lunga notte di Giuseppe Conte

Eccola là la clausola «salvo intese» che spiega tutto, a partire dalle sei ore di discussione che i rumors raccontano essere state piuttosto difficili. Al pari, del resto, delle ore della vigilia. Tensioni ampiamente trapelate, rispetto alle quali Conte ha tentato una narrazione rassicurante: «Abbiamo impiegato del tempo perché abbiamo approfondito i vari documenti. Abbiamo ripassato insieme tutte le misure», ha sostenuto Conte, quando ormai si affacciavano le cinque del mattino.

Una manovra che si regge sul «filo»

Il resto è propaganda: esultanza sulla clausola di salvaguardia evitata; promesse sulla riduzione del superticket e del cuneo fiscale; tetto a 2mila euro per l’uso del contante e introduzione di un fantomatico superbonus per i pagamenti elettronici a partire però dal 2021; rassicurazioni sul fatto che ci sono «coperture solide» e che «3 miliardi arriveranno da misure di contrasto all’evasione fiscale». Si tratta della grande incognita di questa manovra, quella su cui tutto si tiene e tutto potrebbe cadere. Un nodo che resta tutto da sciogliere, come sottolinea anche il titolo del Sole 24 ore. «Manovra sul filo degli incassi 2020», è l’apertura di oggi. «Tutto l’impianto (della manovra, ndr) – si legge nel pezzo – è appeso all’escamotage dei tre miliardi spostati sul prossimo anno con la proroga al marzo 2020 dei versamenti previsti a fine ottobre e metà novembre per gli autonomi che hanno scelto di rateizzare».

di: Annamaria Gravino @ 12:07


Ott 16 2019

Duello Renzi-Salvini, a vincere è stato Bruno Vespa: record di ascolti. Sui social è scontro tra i fan

Alla fine il vero vincitore è stato Bruno Vespa. Porta a Porta – con il famoso duello Renzi-Salvini – ha fatto registrare il record storico di ascolti della trasmissione su Rai1. Trasmesso in seconda serata, è stato visto da 3.808.000 spettatori con il 25.4% di share. Un risultato incredibile, vista l’ora in cui è andato in onda lo scontro.

Sui social parte la seconda sfida. I sostenitori dei due leader fanno il muro contro muro. I renziani dicono che ha vinto il Matteo di Firenze. I salviniani il Matteo verde. Battute e ironie, «siete il vecchio», l’accusa lanciata a Italia Viva; «il Papeete, ricordate il Papeete…», la replica – ormai trita e ritrita – degli ex-piddì. «Siete i servetti della Boschi», «il vostro leader non ha parlato di Banca Etruria?». E dall’altra parte: «L’uomo di pancia e di costume si è messo la giacca».

«Renzi va bene solo per la Ruota della Fortuna»; «Leghisti, avete bevuto troppo ad agosto»; «a sinistra siete tutti uguali, il partito dei clandestini».

Secondo gli esperti, invece, il duello Renzi-Salvini è finito con un sostanziale pareggio. Sia Renzi che Salvini non avevano l’obiettivo di sottrarre i voti l’uno all’altro ma di consolidare il proprio consenso. E soprattutto di oltrepassate la coppia Di Maio-Zingaretti con un solo salto.

Al termine di Porta a Porta Salvini aveva osservato: «È stato un confronto civile. Chi ha vinto? Non chiedetelo a me che sono parte in causa». E poi: «Il prossimo confronto? Ma con “Giuseppi” dove vuole, quando vuole, sulla rete che vuole».

Ma la sfida è continuata anche dopo, via social. «Con tutta l’umiltà del mondo – il tweet di Salvini – visto che spetterà a voi giudicare, diverse persone, che hanno assistito al confronto fra me e Renzi, hanno commentato “2 a 0 per Salvini e palla al centro”. Ora aspetto un bel confronto col signor Conte». Renzi aveva ribattuto: «Pensa un po’: a me invece dicono che è finita come Milan-Fiorentina di quest’anno a San Siro».

di: Girolamo Fragalà @ 11:27


Ott 16 2019

“Otto e mezzo”, scontro in tv. La Aprile attacca Travaglio. La Lucarelli corre a difenderlo (video)

Scintille in tv tra Marco Travaglio e Marianna Aprile. Ospiti a Otto e mezzo su La7 i due giornalisti hanno duramente battibeccato sul tema del carcere per gli evasori. E a scontrarsi sono state due culture, da un lato il giustizialismo più sfrenato, incarnato dal direttore del Fatto Quotidiano, dall’altro un garantismo che considera «barbarie esibire le manette in prima pagina», come rimarcato dalla giornalista di Oggi.

Garantismo vs giustizialismo

«Le manette in prima pagina sul Fatto Quotidiano? Sono contraria al populismo giustizialista, non mi mi sono piaciute», ha detto Aprile. «L’esibizione delle manette è una cosa indecente. La giustizia si esercita non sulle prime pagine dei giornali, ma nei tribunali. L’idea di mettere alla gogna un presunto colpevole – ha proseguito Aprile, sottolineando il valore della presunzione di innocenza – è la barbarie». «E siccome l’abbiamo già vissuta non vedo perché si debba tornare indietro», ha ricordato Aprile, portando, tra gli altri, l’esempio di Enzo Tortora. Ma per Travaglio non sembra esserci ragione di diritto, etica o deontologia professionale che tenga. «La barbarie – è stata la sua replica – è che ci siano persone che derubano i loro concittadini. È che Renzi abbia stabilito che non si finisce sotto indagini per evasioni» sotto una certa soglia. «Ma in che modo questo ci autorizza a mettere un presunto colpevole in prima pagina con le manette?», ha risposto Aprile, mentre Travaglio si inalberava sempre di più. «C’è la giustizia per queste cose, non ci sono i giornali», ha chiosato Aprile.

Il tweet di Selvaggia Lucarelli

Nella querelle è intervenuta, a distanza, anche Selvaggia Lucarelli. Ma il suo tweet, più che per difendere le tesi di Travaglio, è sembrato teso a screditare Aprile per una vecchia faccenda personale. «Sono felice che la Aprile sia diventata garantista. Ricordo ancora – ha cinguettato Lucarelli – la copertina di Oggi con suo lungo articolo interno in cui mi dava dell’hacker delinquente. Senza avermi chiamata o consultato il mio avvocato. Mi hanno assolta, le scuse non sono arrivate mai».

Il video dello scontro tra Travaglio e Aprile

di: Annamaria Gravino @ 10:59


Ott 16 2019

In Abruzzo le case popolari “prima agli italiani”. La Meloni ringrazia Marsilio: «Una vera svolta»

«Vittoria!». Giorgia Meloni esulta su Facebook. «La Regione Abruzzo ha una nuova legge sulle case popolari. Tre i principi introdotti: basta discriminazioni verso gli italiani e basta corsie preferenziali per gli stranieri; nessun alloggio popolare per chi si è macchiato di reati gravi; per chi non manda i bambini a scuola e per chi insulta l’Italia, i suoi simboli e le forze dell’ordine. Grazie al Governatore Marco Marsilio e a Fratelli d’Italia per questo grande risultato».

Case popolari in Abruzzo, cosa cambia

La legge è stata approvata a maggioranza. Modifica le norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione.

Il provvedimento legislativo amplia la categoria dei reati. Ricomprende tra le condanne definitive anche i reati di vilipendio di cui agli artt. 290 e ss. c.p. C’è il vilipendio della Repubblica; quello delle istituzioni costituzionali e delle forze armate. E ancora, alla nazione italiana. La nostra bandiera e altri emblemi dello Stato non possono essere offesi o danneggiati.

I reati contro la Pubblica amministrazione

Ma non solo. Ci sono tutti i reati contro la PA (dal peculato alla corruzione, passando per concussione e violenza o minaccia a pubblico ufficiale). Vengono compresi i reati contro l’amministrazione della giustizia (es. reati di favoreggiamento e falsa testimonianza); contro l’ordine pubblico; contro il patrimonio, fino ad arrivare ai delitti contro la persona (maltrattamenti in famiglia, lesioni, omicidio, ecc.).

La soddisfazione di Marco Marsilio

«La legge che ho voluto portare avanti sin dall’inizio di questa consiliatura è diventata realtà». È il commento del presidente della Regione Marco Marsilio. «Un provvedimento legislativo che diventerà sicuramente traccia per le altre regioni d’Italia. Con questo passaggio garantiamo più equità e più giustizia nell’assegnazione degli alloggi popolari. Si riuscirà a far diminuire, fino all’azzeramento, gli aspetti delinquenziali che affliggono molti quartieri delle città abruzzesi».

di: Girolamo Fragalà @ 10:04


Ott 16 2019

Fico “benedice” il Pd: «Con i dem si litiga meno. Meglio loro». E arriva a negare pure l’evidenza

Non si smentisce mai, Roberto Fico. Il leader dell’ala sinistra dei Cinquestelle nega pure l’evidenza pur di esaltare l’intesa giallorossa. Anche perché in lui di “rosso” c’è parecchio. E a Cartabianca lo dice chiaro e tondo. «C’è una litigiosità molto minore rispetto alla scorsa maggioranza e alla scorsa legge di bilancio», dice.

«C’è un dialogo diverso con la Ue. Questo potrebbe favorire un dialogo migliore nell’iter parlamentare». «In questi mesi mi sembra che ci siano molte meno tensioni e le minori tensioni favoriscono il parlare dei temi e il trovare soluzioni». Tutti insieme appassionatamente, quindi. E quello che diceva della Boschi, di Renzi e del Pd? Nemmeno una parola, acqua passata. In fondo che conta, l’importante è tenersi strette le poltrone.

È più che possibilista sulle intese del M5S con il Pd alle amministrative. Fico trova la formuletta che le giustifica: «Credo che si debba guardare di volta in volta ogni territorio e ogni regione. Quello che conta è costruire, Questa è la parola d’ordine». Chiaramente i decreti sicurezza vanno cambiati. È fin troppo noto che non gli siano mai piaciuti. E soprattutto non piacciono al Pd. «Anche al netto delle critiche che ho espresso negli ultimi mesi, partirei dalle indicazioni del presidente Mattarella. Per dei cambi si può partire da lì». E in caso di sconfitta in Umbria? Fico mette le mani avanti: «D’Alema si dimise per le regionali. Ma io ho sempre pensato che fosse assurdo. Cosa può cambiare il risultato di elezioni regionali per il governo? Per me non avrà alcuna influenza».

di: Girolamo Fragalà @ 09:47


Ott 15 2019

Russiagate, Conte sarà ascoltato dal Copasir il 23 ottobre. Salvini attacca: lo hanno smentito tutti…

Russiagate, c’è una svolta. A quanto apprende l’Adnkronos il presidente del consiglio Giuseppe Conte sarà ascoltato al Copasir mercoledì 23 ottobre. Il calendario dei lavori è stato oggi al centro dell’ufficio di presidenza del Comitato. Conte, come nelle scorse settimane aveva fatto sapere Palazzo Chigi, si era detto disponibile ad essere ascoltato sulla vicenda Russiagate. Il Copasir è il Comitato parlamentare pe rla Sicurezza della Repubblica, presieduto dal leghista Raffaele Volpi. Il presidente del Consiglio deve spiegare l’utilizzo degli agenti italiani.

Russiagate, per Salvini qualcosa non torna

Piuttosto chiaro il commento di Matteo Salvini. “Non so se Conte abbia fatto qualcosa di sbagliato ma, a giudicare dalle dichiarazioni degli ultimi giorni, lo hanno smentito tutti”. E ancora: “La verità è che ormai il presidente del Consiglio ha perso la testa, è capace di dire qualunque cosa”. Salvini, intervistato da il Foglio, parla così del Russiagate, che tira in ballo il premier Conte per gli incontri tra il ministro della Giustizia Usa William Barr e i nostri 007. Salvini spiega: Conte “tira in ballo Mattarella e Mattarella lo smentisce; tira in ballo gli americani e viene smentito dagli americani”. La conclusione di Salvini è che Conte ha la coscienza sporca. “O è abbastanza confuso o non ha la coscienza a posto”. Su possibili retroscena e complotti contro il governo gialloverde il leader della Lega puntualizza. “Trump che arriva a definire Conte un uomo di enorme talento sì, va bene, ma in cambio di cosa?”, si domanda. “Lo scopriremo solo vivendo. Il Copasir adesso ha un presidente, il nostro Volpi, e svolgerà i dovuti approfondimenti”. E conclude: “Mi sembra che in questo caso si parli di fatti concreti, non di fuffa come la storia dei rubli che io non ho mai visto”.

Il presidente Volpi interviene sulla vicenda

Lo stesso presidente Volpi interviene sulla vicenda. “Io non posso esprimere giudizi prima di aver svolto le verifiche”, chiarisce. “Penso che non sia improprio che i nostri Servizi parlino con quelli di Paesi alleati, perché l’attività di intelligence è relazione. Quello che cercheremo di verificare è se è stato varcato il discrimine tra livello tecnico e politico. Perché gli 007 non possono essere usati per svolgere compiti politici”. Il neopresidente del Copasir lo ha spèiegato su Libero. “Dobbiamo appurare cosa è successo tra i nostri servizi segreti e quelli americani nei giorni di agosto in cui William Barr, autorizzato da Conte, ha incontrato i nostri 007”.

di: Antonio Pannullo @ 19:36


Ott 15 2019

Duello Salvini-Renzi, scintille in tv: «Io ho il 33 per cento, tu il quattro… qualcosa vorrà dire»

Giacca blu, camicia bianca e cravatta grigio scura. Stesso look per i due Matteo nella sfida tv a Porta a Porta. Il duello Salvini-Renzi è attesissimo e non delude. “Matteo vs Matteo”, il titolo scelto da Bruno Vespa ad apertura di puntata. Per l’occasione, è stata fatta qualche modifica allo studio con un bancone a semicerchio. Al centro Vespa, alla sua destra Salvini e alla sinistra Renzi.

Il primo attacco lo sferra il leader della Lega. «Renzi in maniere geniale si è inventato un governo sotto il fungo», afferma.«Il governo è nato per non fare votare gli italiani. Dopo le europee era tutto un no, continuo. No addirittura alle Olimpiadi». E ancora: «Renzi crea partiti, mette lì un ministro e si inventa un partito. Non è un rottamatore per caso».

La risposta del leader di Italia Viva è un po’ riciclata: «Non è mai accaduto che ci fosse una crisi in questo modo. Salvini dice non vi vogliono far votare: quando si vota lo decide la Costituzione, non il menu di un beach club a Milano Marittima». La crisi? «Il colpo di sole del Papeete che ha preso il collega Salvini è evidente che lo fa rosicare ancora».

Il duello Salvini-Renzi si infiamma

Renzi provoca: «Salvini promette tutto a tutti ma non ha mai portato a casa niente». Immediato l’affondo del leader della Lega: «Io adoro i comuni, le sagre, è vero. Ma o gli italiani sono cretini, visto che mangio come un bufalo, non vado alle riunioni europee, oppure qualcosa di buono si è fatto. Se lui ha il 4% e io il 33%». E con tono ironico: «Renzi è un genio incompreso, ha fatto tutto e gli italiani non se ne sono accorti, ha portato pure la pace nel mondo».

Il leader di Italia Viva difende i “porti aperti”. E arriva a negare l’evidenza, facendo il giochetto dei numeri. «Quello che mi divide profondamente da Salvini è il tema dell’immigrazione. Ma di cosa parliamo? Se il trend di settembre dovesse continuare, a fine anno avremmo trentamila persone. Ma quale problema è in un Paese di 60 milioni di abitanti? Il problema non sono 30mila persone che arrivano in un anno ma quelle 25 persone che delinquono e che vanno stangate».

Altro colpo di Salvini: «In Umbria prenderanno una botta che se la ricorderanno per i prossimi 50 anni».

di: Girolamo Fragalà @ 19:08


Ott 15 2019

L’ira di Mughini contro Di Maio: «Razza di cialtroni, non ci provate a definirci “ricchi”»

L’ira di Mughini contro Luigi Di Maio e contro il  governo Conte. In una lettera al sito Dagospia il giornalista difende i “ricchi”, quel 2 per cento della popolazione che, «stando alle tragicomiche dichiarazioni dei redditi fatte dagli italiani», dichiara un reddito annuo superiore ai 120mila euro lordi, «ossia a 6-7 mila euro netti per 13-14 mensilità. Da riderci sopra, se non fosse scandaloso». E ancora: «Leggo difatti su un quotidiano una pagina odierna con due notizie al riguardo. La prima che le pensioni sopra i duemila euro netti non godranno di alcuna indicizzazione. La seconda che alcune detrazioni fiscali verranno negate o amputate a chi denuncia un reddito superiore ai famosi 120mila euro lordi».

L’ira di Mughini: «Mi sento offeso…»

Ebbene, continua Mughini sarcastico, «vedo che contro questa razza infame il fisco italiano sta apprestando una sua ragguardevole campagna che in termini reali è miserrima». Come se bisognasse colpire i “ricchi” «in tutti i modi e in tutte le direzioni». «Io mi sento offeso a essere definito “ricco”. Sono venuto a Roma trentenne con seimila lire in tasca. Ho lavorato per 50 anni come un dannato tutte le domeniche e tutti i sabati. Le cose che faccio le so fare benissimo e mi pagano bene, e benché non abbia dietro né un partito, né una gang, né un salotto, né una loggia massonica».

«Cialtroneria fiscale»

«Ho fatto ultimamente un buon lavoro pagato mica male, ebbene – conclude Mughini – tra tasse e contributi Enpals ho versato il 60 per cento allo Stato. Se non è cialtroneria fiscale questa. E al governo, a occuparsi e a decidere dei redditi di noi ricchi, c’è un vicecapo del governo che in tutto e per tutto nella sua vita vendeva bottigliette allo stadio. Non ci provate a definirci sprezzantemente “ricchi”, non ci provate, razza di cialtroni».

di: Desiree Ragazzi @ 18:41


Ott 15 2019

Soros finanzia ong, onlus, associazioni italiane: basta che siano impegnate sui clandestini. Ecco le cifre

Oltre 8,5 milioni di dollari, per l’esattezza 8.527.948. È l’ammontare delle sovvenzioni elargite in Italia dalla Open Society Foundations di George Soros nel biennio 2017-2018. Tra i beneficiari, movimenti politici come i Radicali Italiani, think-tank come l’Istituto Affari Internazionali, onlus e ong impegnate sull’immigrazione e le politiche di accoglienza. E perfino il Comune di Ventimiglia. In tutto, secondo i dati ottenuti dall’Adnkronos, la fondazione del miliardario-filantropo statunitense di origini ungheresi ha finanziato 70 progetti. Precisamente 32 nel 2017, per un totale di 4.140.318 dollari. 38 nel 2018, per 4.387.630 dollari. Il campo d’azione principale dell’impegno della Open Society Foundations in Italia rimane l’immigrazione. Ai Radicali Italiani, ad esempio, sono andati in tutto 298.550 dollari nel 2017, per “promuovere un’ampia riforma delle leggi italiane sull’immigrazione”. Sempre sul fronte immigrati, ben 385.715 dollari all’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. In passato ha collaborato con Magistratura Democratica.

Così Soros finanzia chi ci vuole invadere

Tra la miriade di sigle, ong e onlus che hanno beneficiato della generosità di Soros spiccano anche altri nomi. Lo Iai, l’Istituto Affari Internazionali presieduto dall’ex commissario europeo Ferdinando Nelli Feroci, che ha ricevuto 230.192 dollari. Lo scopo era “educare e favorire il dialogo con gli attori politici sui nuovi approcci all’immigrazione e alle politiche di asilo”. La cifra più consistente è quella assegnata nel 2017 a Purpose Europe Limited, 1 milione di dollari. L’organizzazione ha pubblicato nel luglio 2018 il rapporto, Attitudes towards National Identity, Immigration and Refugees in Italy. L’attenzione alla politica e al dibattito pubblico in Italia della Open Society Foundations è confermato anche ai 25mila dollari concessi nel 2017 all’Università di Urbino – Carlo Bo. Per un progetto riguardante la “mappatura dell’informazione politica sui media in vista delle elezioni politiche del 2018”. Sempre nel 2017, 24.828 dollari andarono a Scienze Politiche dell’Università di Perugia.

Sostegno anche alle comunità Roma

Come da tradizione nelle iniziative promosse dalla fondazione di Soros, c’è anche il sostegno alle comunità Rom. Punto di riferimento è l’Associazione 21 luglio, che tra il 2017 e il 2018 ha ricevuto due sovvenzioni per un totale di 170.144 dollari. ma sono molti i campi di azione finanziati dalla Open Society Foundations in Italia. Spaziano dalle iniziative ambientaliste, alla difesa dei diritti umani, all’assistenza sanitaria ai clandestini fuori dai circuiti ufficiali di accoglienza. E anche al monitoraggio dell’industria degli armamenti. Una somma consistente, 83.500 dollari, è stata anche elargita nel 2018 per la “revitalizzazione del parco pubblico di Ventimiglia”. Il Comune della città ligure era all’epoca guidato dal sindaco del Pd Enrico Ioculano.

di: Antonio Pannullo @ 18:09


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