Set 15 2019

Rissa tra M5s a Roma: consigliere morde sul naso minisindaco del Municipio V

Prima lo scambio di battute al veleno, poi l’aggressione. Giovedì pomeriggio il minisindaco del M5s Giovanni Boccuzzi (nella foto con la Raggi) sarebbe stato aggredito con un morso al naso da un altro consigliere grillino del Municipio V, Alessandro Stirpe. Dopo il morso Boccuzzi perde qualche goccia di sangue. E’ dolorante, scosso, ma non ha bisogno di andare al pronto soccorso. Adesso starebbe ragionando se sporgere o meno una denuncia nei confronti del collega. Alla base della lite, riferiscono più fonti interne al M5s all’Adnkornos, non ci sarebbero motivi politici, quanto più un ”consumarsi dei rapporti umani, ormai fortemente deteriorati tra Boccuzzi e i due consiglieri M5s Stirpe e Monia Medaglia”. Il tutto sarebbe avvenuto dopo una seduta del consiglio municipale piuttosto concitata, tra le 15.30 e le 16.30 nella stanza dell’assessora alla Cultura e allo Sport Maria Teresa Brunetti, che sarebbe ”totalmente avulsa” alla lite.

M5s, crisi di nervi a Roma

Brunetti è al pc, dentro la stanza ci sono anche i due consiglieri M5s Alessandro Stirpe e Monia Medaglia. Entra Boccuzzi e si accende la lite. I due sono tacciati da tempo da diversi consiglieri di maggioranza di un eccessivo ”protagonismo che non giova al lavoro di squadra”. In ogni caso la tensione tra i tre cresce, e dopo qualche scambio di battute Stirpe assesta il morso. Gli interessati, contatti dall’Adnkronos, non smentiscono. ”Queste sono cose private che non devono interessare”, taglia corto il presidente del municipio Boccuzzi, che porta ancora sul naso qualche segno del morso. Denuncerà? ”Non rispondo”, conclude Boccuzzi. E mentre cresce il malumore della maggioranza M5s fedele al presidente, che nei prossimi giorni si riunirà per discutere dell’accaduto e presumibilmente per ”chiedere l’espulsione del consigliere ‘aggressore”’, Stirpe dal canto suo ribatte: ”Non c’è nulla da commentare, continuerò a far parte del movimento – assicura – lavoro per il bene del territorio e ci sono ancora tante cose da realizzare, tanti progetti da portare a termine a beneficio dei cittadini”.

di: Valter Delle Donne @ 19:51


Set 15 2019

Meloni pubblica il “traditometro”: ecco chi sono i primatisti

«Predicare bene, razzolare male. E il traditometro intanto sale. #AspettandoAtreju». Giorgia Meloni in attesa del tradizionale appuntamento con Atreju, pubblica sulla sua pagina Facebook tre post dedicati a chi diceva ai quattro venti “mai e poi mai accordi col Pd o coi 5 Stelle” poi alla prima occasione c’è andato a braccetto. Il primo post è dedicato a Maria Elena Boschi che fino a qualche mese fa diceva: «Non ci sarà mai un governo tra Pd e 5 Stelle». Scrive Meloni: «Il traditometro dice che Maria Elena Boschi ha fatto un governo coi 5 Stelle». Il secondo è dedicato ad Alessandro Di Battista: «In quale posto esotico si starà nascondendo Di Battista?», scrive la leader di Fratelli d’Italia. La foto dell’esponente dei 5S è corredata da una scritta: «Quando ricordi la promessa di lasciare il movimento se si fosse alleato col Pd e non sai se fuggire a Panama o a Honolulu». E, infine, Ivan Scalfarotto. Scrive Giorgia Meloni: «Nuovo capitolo della saga dell’incoerenza targata Pd-M5S…». E ricorda quando Scalfarotto affermava: «Dove c’è il M5S non ci sono io». Ma poi ce lo ritroviamo sottosegretario del governo M5S-Pd.

di: Desiree Ragazzi @ 19:37


Set 15 2019

La censura di Facebook è un giallo. E molti pensano alla fuga su altri Social

Come funziona la censura di Facebook? Non lo sa nessuno. E dietro gli algoritmi si cela un sistema da Grande fratello dai contorni inquietanti. Un documentato articolo della rivista on line Orwell, spiega bene le logiche che si celano dietro le pagine bloccate e gli account sospesi.

Come spiega bene l’autore dell’articolo, «Facebook e Google non chiariscono, infatti, né le loro linee guida né i processi decisionali che determinano quali contenuti abbiano diritto di cittadinanza e quali invece debbano essere rimossi. Questa mancanza di trasparenza, unitamente alle dichiarazioni di alcuni manager di queste aziende, sono la dimostrazione che certe decisioni vengono prese e attuate con un approccio parziale, oltre che unilaterale».

Perché mantenere regole vaghe? Facile. In questo modo, Facebook e Google le interpretano a loro piacimento. E non sono tenuti a dare spiegazioni.

«Per quanto riguarda l’Italia – si legge sul blog – a inizio settembre l’amministratore della pagina Facebook di Marcello Veneziani è stato bloccato a causa di un articolo pubblicato 15 mesi prima e, nei giorni scorsi, la piattaforma di Zuckerberg ha rimosso alcuni articoli pubblicati dal quotidiano online Il Secolo d’Italia riguardanti la chiusura dei profili di CasaPound. Guarda un po’ che caso…»

E mentre la censura di Fb all’estero diventa oggetto di dibattito politico trasversale, «alle nostre latitudini il tema viene affrontato con la consueta partigianeria, con gran parte della sinistra che esulta per la chiusura delle pagine del movimento di estrema destra, senza rendersi conto che, così facendo, si fanno portatori di un approccio alla questione che tutto è fuorché democratico, anche perché presto potrebbe toccare anche a qualcuno di loro. Tanto vale pensarci subito, pensando ad alternative davvero libere»

Prosegue l’articolo facendo un esempio. «Quando un algoritmo prende di mira un contenuto (di qualsiasi formato esso sia: testo, link, foto o video) o un annuncio, lo passa ai revisori in carne e ossa che, nel caso in cui rifiutino l’annuncio, forniscono pochissime spiegazioni – non riuscendo, ad esempio, a chiarire perché un contenuto sull’immigrazione o sull’aborto sia considerato “inappropriato”. Di conseguenza, chi gestisce campagne di comunicazione che toccano argomenti politici non sa come progettare annunci che soddisfano gli standard, aspetto che limita la gamma di argomenti a sfondo politico su cui sia possibile intervenire. Tanto vale cominciare a pensarci subito, magari guardando ad alternative veramente libere.

Vk, spunta l’alternativa a Facebook

Ecco perché in molti si stanno trasferendo su Social alternativi. Uno dei più gettonati, al momento, è il social russo  VKontakte (abbreviato semplicemente con Vk). Fondato nel 2006 dal programmatore russo Pavel Durov come social pensato per gli studenti russi e oggi disponibile in 80 versioni. Attualmente vanta oltre 400 milioni di utenti in Russia e paesi vicini come Kazakistan, Ucraina, Bielorussia e altri stati ex-sovietici collocandosi al 4° posto tra i social più usati al mondo. Ha funzionalità e interfaccia molto semplici, è strutturato in modo simile a Facebook, può essere sfruttato per il business e permette anche la condivisione di musica e film. Del resto, quello che è in Rete invecchia in fretta. Vent’anni fa il motore di ricerca di riferimento era Altavista ed era impensabile vederlo soppiantato in così poco tempo. Dieci anni fa, il futuro sembrava Second Life e Facebook era considerato solo una piattaforma per nerd e studenti annoiati. Oggi Second Life è morto e sono oltre due miliardi gli iscritti su Fb. Quindi la censura rischia di diventare un clamoroso autogoal per i cervelloni al soldo di Zuckerberg. Se Facebook non cambia, saranno gli utenti a cambiare Social.

di: Valter Delle Donne @ 19:27


Set 15 2019

Cinema, talento e opportunità: al via il progetto di Asi Spettacolo (video)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il fascino sognante del cinema, il suo volto più intrigante, la passione che questa poliedrica forma d’arte accende nelle speranze di tanti giovani che studiano recitazione e calcano palchi di periferia. Il cinema e le sue maschere, gli attori; il cinema e i suoi condottieri, i registi. Cinema è spettacolo, fantasia, creatività, finanche illusione, senz’altro filosofia e ritratto delle nostre vite e dei nostri desideri. Nella carta d’identità di Asi Spettacolo (settore dedicato dell’Ente nazionale di promozione sportiva Asi, che riunisce associazioni sportive dilettantistiche, società sportive e circoli culturali) c’è tutto questo e molto altro. Troviamo, tra le tante manifestazioni artistiche, anche la moda, la danza, la musica.

Sulla scena (VIDEO) a illustrare il progetto c’è l’attore toscano Enio Drovandi (“Sapore di mare”, “I ragazzi della 3^ C”, “Amici miei”), che ricordando un suo incontro con la star hollywoodiana, di origini italiane, Robert De Niro (indimenticabile il personaggio di Travis in Taxi driver), spiega che per diventare artisti ed entrare nel mondo dello spettacolo “bisogna avere il coraggio di proporsi, facendo leva sul proprio talento, con la voglia continua di migliorarsi”.

Asi: i progetti nel campo dello spettacolo

Una crescita sociale e professionale che ha un solo padrone: il pubblico. E siccome, rilancia Drovandi, “il talento serve a poco se non hai l’opportunità giusta per metterlo in pratica”, sul terreno insidioso e incerto dell’espressione artistica si inserisce appunto l’Asi Spettacolo, che mira a “diventare un vero e proprio trampolino di lancio” per tutti coloro che hanno in mente di percorrere questa strada. Una strada spesso sconnessa e piena di curve, mai scontata, dove è facile perdersi. Ma dove si possono anche trovare preziosi punti di riferimento: attori come ad esempio Verdone, Tognazzi, Banfi, Antonelli, che hanno dato lustro a Cinecittà e al cinema italiano nel mondo, oppure Case di moda che sono diventate negli anni un modello di stile da seguire o, ancora, le eccellenze nella danza e nel teatro, i protagonisti della canzone d’autore, del cabaret, le stelle della televisione e della radio.

Guardare dentro di sé, interrogarsi, porsi degli obiettivi e trovare le risposte giuste per raggiungerli è quindi un primo, decisivo passo per aprirsi all’arte e ricevere il sospirato applauso (come quello di De Niro nel video spot di Asi Spettacolo) che suggella gli sforzi di ogni artista in ogni sua forma rappresentativa.

di: Valter Delle Donne @ 18:18


Set 15 2019

Csm, il pm Di Matteo: «Fare carriera con le correnti è simile al metodo mafioso»

«L’appartenenza a correnti o cordate è diventato l’unico modo per fare carriera e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso». Lo ha detto il pm Nino Di Matteo presentando presso la sede dell’Anm la sua candidatura alle elezioni suppletive del Csm.

«Non serve una riforma punitiva del Consiglio superiore della magistratura, ma bisogna dargli l’autorevolezza di organo costituzionale senza distinzioni legate all’apparenza o al gradimento politico», ha aggiunto di Matteo, contrario anche all’ipotesi di sorteggio per l’elezione dei togati: «rispetto i colleghi che lo hanno proposto per superare il correntismo, ma è incostituzionale. È inammissibile che magistrati che decidono su ergastoli e patrimoni non possano avere competenza e autorevolezza per eleggere i consiglieri del Csm».

L’analisi di Di Matteo è netta: «Negli ultimi anni – ha spiegato – la magistratura è pervasa da un cancro che si sta espandendo, i cui sintomi sono evidenti: la burocratizzazione, la gerarchizzazione degli uffici il collateralismo con la politica, la degenerazione correntizia». «Dobbiamo avere il coraggio di dire che quanto è emerso dall’inchiesta di Perugia non ci deve stupire – ha ammonito – Non c’è spazio per lo stupore, siamo tutti responsabili di questa situazione». La magistratura, ha detto ancora, «è l’avamposto più alto di difesa della Costituzione rispetto alla volontà di poteri striscianti, non solo illegali, di limitare autonomia e indipendenza e renderla collaterale e servente rispetto alla politica».

di: Desiree Ragazzi @ 17:59


Set 15 2019

Salvini a Pontida con una bimba di Bibbiano: «Mai più figli rubati»

Matteo Salvini ha commosso tutto il popolo di Pontida. A conclusione del suo intervento ha fatto salire sul palco alcuni bambini, soli o con i propri genitori. E soprattutto ad una ha voluto dedicare qualche secondo. «Greta è questa splendida ragazza con i capelli rossi, dopo un anno è stata restituita alla mamma – ha spiegato Salvini emozionato – Mai più bambini rubati alle loro famiglie, mai più bambini rubati alle mamma e papà, mai più bimbi come merce». Sul palco sono arrivati gli striscioni con riferimenti a Bibbiano. Greta è salita sul palco accompagnata dalla madre, tenendo in mano uno striscione con l’hashtag #bambinistrappati. Greta è una delle poche bimbe che ce l’ha fatta. Poi Salvini ha chiesto ai presenti di prendersi per mano perché «la giornata di oggi sia l’inizio di una pacifica, democratica, rivoluzionaria liberazione del nostro Paese nel nome del lavoro, della dignità dell’orgoglio e della sicurezza. Viva la Lega, viva Pontida e viva l’Italia». E prima di lasciare il palco il leader del Carroccio ha battuto un “cinque” alla mamma della ragazzina e poi alla stessa Greta.

di: Desiree Ragazzi @ 17:26


Set 15 2019

Zaffini a Pd e M5s: “Accordatevi e in Umbria vinceremo meglio”

«Ben venga anche in Umbria l’alleanza tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico». E’ quanto afferma in una nota il senatore Franco Zaffini di Fratelli d’Italia. «Di Maio prova a imporre le regole confessando allo stesso tempo di non essere pronto a governare l’Umbria ma Verini, rispondendo che l’intesa si può praticare, sottostando alle condizioni dettate dal M5s, fa quasi tenerezza – dice il segretario umbro del partito di Giorgia Meloni -. Entrambi dovranno fare i conti dentro i rispettivi partiti dove non tutti staranno facendo i salti di gioia”.

Si fa chiarezza

“Le elezioni si vincono con i voti – afferma il leade regionale di Fdi – ma d’altronde l’alleanza col M5s rappresenta per il Partito democratico l’unico disperato tentativo di provare a non perdere in maniera umiliante l’Umbria alle regionali di ottobre. Lascia in ogni modo interdetti il livello di improvvisazione e di approssimazione dei nostri rivali. L’elettore può tirare un sospiro di sollievo perché così viene fatta chiarezza su un accordo meticcio che non porterà a niente di buono».

Il sen. Zaffini (Fdi)

Prosegue Zaffini: «L’eventuale accordo produrrà una semplificazione del quadro politico ripristinando finalmente il bipolarismo e non ci sarebbe più quel terzo partito, i grillini, a barcamenarsi tra chi governa e chi ha perso, a seconda della convenienza. Di certo questa operazione consentirebbe agli elettori di sapere in anticipo per chi votano senza correre il rischio, altissimo, di ritrovarsi a loro insaputa dinanzi ad accordi di palazzo che smentirebbero la preferenza espressa, realizzando quell’inganno che a livello nazionale si è materializzato con la costruzione del nuovo governo».

Due debolezze politiche

«L’Umbria dopo 50 anni di sinistra ha bisogno di chiarezza, di certezze per il proprio futuro e di una maggioranza stabile – conclude Zaffini -. Nonostante la comicità della situazione che vede due debolezze politiche, in questo caso non si può parlare di forze, che fino a ieri si sono attaccate, insultate, denunciate e tirate gli stracci in faccia, Fratelli d’Italia auspica anche in Umbria l’alleanza tra Pd e M5s».

di: Francesco Storace @ 15:06


Set 15 2019

Il deputato leghista anti Mattarella si farà 9 anni di processo e poi sarà assolto

Per carità, Mattarella non si tocca. Il coro sale da tutta Italia e sarà pure vero. Ma possiamo fare una domanda? Davvero volete la galera se un deputato dice che gli fa schifo la manovra di Palazzo che ha partorito il governo degli sconfitti?

L’ipocrisia dominante ha scatenato mezzo mondo contro Vito Comencini, parlamentare leghista, che ha criticato di brutto il presidente della Repubblica: “Mattarella mi fa schifo” ed è difficile pensare che si riferisse alle fattezze fisiche.

Vorrebbero la galera…

Ma in questo Paese che si avvia sempre più a trasformarsi in regime l’onorevole rischia processo e per alcuni ci vorrebbe addirittura la galera. Vilipendio al capo dello Stato, da uno a cinque anni.

E’ un reato d’ufficio, che si persegue con l’autorizzazione del ministro della giustizia. Quindi, sarà Bonafede, confermato guardasigilli nel governo degli sconfitti, a decidere se procedere con l’inchiesta contro Comencini. Ovvero, il governo che stabilisce se vada processato un parlamentare dell’opposizione. Bello, no? Chiamiamo Maduro per farci spiegare bene come si fa.

Da Napolitano a Mattarella

Poi ci sarà il voto della Camera se Comencini – come è giusto che sia – chiederà di ritenere le sue frasi coperte dall’immunità parlamentare. Ovviamente, la maggioranza ordinerà di respingere la richiesta e lo farà processare. Tra primo grado e appello, e decisioni inevitabili della Corte Costituzionale, passeranno nove anni per una frase. Forte, ma che non produrrà alcuna condanna. Esattamente come capitò a me per quell’”indegno” rivolto a Giorgio Napolitano. Le opinioni non si processano, anche perché se poi il “reo” è assolto non si fa fare certo una bella figura al presidente della Repubblica. Se invece va in galera quel “mi fa schifo” rischia di diventare lo slogan dei prossimi anni.

Una polemica in politica – anche se con toni durissimi – resta una polemica. E chi è tanto preoccupato magari pensi a fare le cose seriamente. E pure ‘sto vilipendio decidetevi a riformarlo, che è fuori dalla storia. Trasformatelo in un reato punibile a querela di parte, come per un qualunque cittadino. Altrimenti è roba di casta.

di: Francesco Storace @ 13:18


Set 15 2019

Il Pd vuole spartirsi l’Umbria con il M5S. E già si parla di casa comune…

Chiude la convention di Areadem, Dario Franceschini, e lancia il progetto che più gli sta a cuore e dal quale dipende la sopravvivenza di quel marchingegno scassato che è ormai il Pd: salvarsi insieme al tramontante M5S.

Replicare, a cominciare dall’Umbria, la santa alleanza contro il “mostro” Salvini, contro la destra “cattiva”, contro quelli che sanno solo “odiare”. Perché, avverte, l’incubo è stato fermato ma mica è finita qui…

Alleanza elettorale col M5S per non perdere le regioni

Dunque? Ecco, tradotto in politichese, il progetto da seguire:  “Se lavoreremo bene possiamo ragionare su una alleanza elettorale, perché no. La cosa dipende dalla legge elettorale, abbiamo nelle regioni e al Parlamento un turno unico che spinge a alleanze”. Del resto Luigi Di Maio aveva già lanciato il suo assist parlando di un passo indietro dei partiti in Umbria per lasciare spazio a una coalizione civica.

“Noi vogliamo lavorare per questo – rincara la dose Franceschini –  perché contro questa destra pericolosa le forze democratiche devono capire che devono costruire qualcosa che non è una emergenza ma un percorso politico, una alleanza, ma non i 5 stelle nel centrosinistra, una alleanza tra il centrosinistra organizzato attorno al Pd e il M5s”.

L’assist di Di Maio raccolto da Franceschini

“Oggi Di Maio – ha aggiunto – ha detto cose importanti sull’Umbria. Ora c’è l’Umbria, poi si voterà in Emilia, Calabria, Toscana. Vedremo, un passo alla volta. Le parole di Di Maio possono essere un inizio di percorso che possiamo provare a intraprendere per evitare la vittoria della destra in una regione importante”. Già, perdere la faccia pur di non perdere le regioni.

“Sarà difficile – conclude Franceschini – c’è stato un ultimo anno di violenze reciproche, noi dicevamo ‘siete della Casaleggio’, e loro dicevano che noi eravamo il partito di Bibbiano, ma proviamo a costruire una casa comune con i sassi che ci siamo tirati addossa a vicenda”. I rispettivi elettorati saranno felici, davvero felici…

 

 

di: Annalisa Terranova @ 12:58


Set 15 2019

Meloni, al via la petizione online: maggioritario e elezione del Presidente (video)

«Mentre il Pd e il M5S hanno impedito di mandare al voto gli italiani per avere la possibilità di eleggere il Presidente della Repubblica, Fratelli d’Italia continua a chiedere a gran voce il Presidenzialismo: una battaglia storica della destra e una riforma coraggiosa di cui l’Italia ha bisogno. Facciamo scegliere direttamente agli italiani il Capo dello Stato. Basta giochi di palazzo! E, ancora, basta senatori a vita: le sfide lanciate da FdI, in testa a tutti da Giorgia Meloni, non solo contro gli inciuci Pd-5S, ma anche per un reale rispetto della democrazia e per l’affermazione di una sovranità degli elettori del popolo italiano, troppo spesso decantata e poi rinnegata, si giocano tutte puntando al tavolo della riforma presidenziale che preveda anche l‘abolizione dei senatori a vita, che non sono eletti da nessuno ma che, come rileva una volta di più la Meloni nel video postato sul suo profilo Fb, «ancora una volta ultimamente, sono stati fondamentali per l’affermazione di questo “governo truffa”»…

Giorgia Meloni e la petizione FdI sull’elezione diretta del presidente della Repubblica

Come recita la petizione stessa, del resto, è noto che Fratelli d’Italia sostiene da sempre la necessità di una riforma presidenziale dello Stato. E certamente, gli ultimi sviluppi della crisi di governo aperta ad agosto e confluita, dopo manovre di palazzo e accordi sottobanco, nell’esecutivo dell’inciucio tra Pd e M5S con il placet dell’inquilino del Quirinale, non giova all’immagine di un Paese in cui i cittadini scelgono democraticamente da chi essere rappresentati e governati. Quello che, a partire dalla riforma per l’elezione diretta dal Capo dello Stato, invocano da tempo gli esponenti di FdI, a partire dalla numero uno del partito, Giorgia Meloni, e che, oggi, tornano a chiedere questa possibilità con la petizione lanciata online.

Una riforma rinviata e delegittimata in nome degli inciuci di palazzo

Come, recita l’intestazione della petizione allora, «d’altra parte è proprio l’articolo 1  della nostra Costituzione a stabilire che “la sovranità appartiene al popolo”». «Eppure – prosegue emblematicamente la petizione presentata e promossa online da FdI – il Presidente della Repubblica – nostro Capo dello Stato, comandante delle Forze Armate, presidente del Consiglio superiore della magistratura, colui che nomina il presidente del Consiglio – non è scelto dal popolo, ma viene eletto per via indiretta, sempre al termine di infiniti giochi di potere e sotterfugi decisi sulla testa degli italiani». Intanto, mentre a Pontida si raduna la folla leghista, e sul web la Meloni rilancia il concetto di sovranità del popolo che non può prescindere da una riforma presidenziale già troppo a lungo rinviata e delegittimata, a palazzo si decide – contro la volontà della maggioranza degli italiani, di proseguire nella politica dell’inciucio.

di: Priscilla Del Ninno @ 12:41


Set 15 2019

Più donne al governo? Sì, ma ricordiamo che il Pd ha scelto le impresentabili

Prendiamo Alessia Morani, fresca di nomina a sottosegretario allo Sviluppo economico. Una poltrona importante, che ci si aspetta non venga assegnata sulla base del sempre attuale Cencelli. Ci mettono una donna, per di più renziana, e va tutto a posto? Neanche per idea, perché questa retorica mielosa sulle donne al governo ha stufato, soprattutto se si infrange contro la rocciosa impresentabilità delle nominate.

Morani, che sui social è molto attiva e che in tv è sempre in qualche salotto, è una vera reginetta delle gaffe. Tra le quali una che nessuno ricorda e che ha come vittima proprio Giuseppe Conte. La deputata dem aveva postato su Twitter una foto in cui si vede Conte che suona per i pazienti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù  con un capotasto posto sul manico dello strumento che dimostrerebbe che il premier suona per finta. Solo che quel capotasto è stato aggiunto successivamente in un fotomontaggio che è stato fatto circolare sul web, ma nella foto originale – postata da Conte sul suo profilo Fb – non c’era. Insomma una fake foto, rilanciata prontamente da Alessia Morani col seguente commento: “È tutto meravigliosamente finto. D’altronde #Conte finge di fare il presidente del Consiglio e può fingersi anche chitarrista”.

Memorabile anche la sua tesi del Tricolore nato dalle lotte partigiane e l’annuncio ai suoi fan: sono alla Camera anche se ho il raffreddore. Annuncio che la vide sommersa dalle critiche in rete. Capolavoro, infine, l’idea di un sindaco pd, a Pieve di Cento, rilanciata da Alessia in tv: coprire con delle tendine mobili le croci nei cimiteri durante un funerale laico…

E veniamo ad Anna Ascani, così giovane, 31 anni, e già sottosegretario all’Istruzione, anche lei renziana.  Intanto, va ricordato che la suddetta sosteneva che il governo Conte Uno non avesse legittimità popolare: “Il governo Conte – disse Ascani a Non è l’Arena – sarebbe stato eletto dal popolo se Lega e Cinque Stelle si fossero presentati insieme alle elezioni. Invece avrà la maggioranza in Parlamento esattamente come quelli precedenti”. E come quelli successivi, verrebbe da dire oggi. Ma il fiore all’occhiello delle sue gaffe è senz’altro lo scivolone sull’hashtag di Renzi per propagandare la riforma della “buona scuola”. Invece di scrivere #labuonascuola Ascani scrisse #labuonasola, suscitando l’ilarità del web. E chissà che non fosse un tweet profetico visto l’incarico che le è stato oggi assegnato da Conte.

Infine, una parolina va detta anche sulla ministra dei Trasporti Paola De Micheli: la poltrona le è stata concessa per la sua inefficiente missione di commissaria per la ricostruzione dopo il sisma del Centro Italia?

Sono tre esempi che demoliscono la retorica sulle donne emarginate dal potere. Una retorica falsa e ipocrita: sappiamo tutti ormai che le donne in politica si affermano grazie a un tutor maschio (Matteo Renzi o Pierluigi Bersani o Nicola Zingaretti nel caso delle esponenti Pd) e che dunque le donne hanno poco da applaudire se la quantità di presenze femminili aumenta o diminuisce. Non è quello il conto da presentare, alla fine, agli elettori e alle elettrici. Quella è solo contabilità da dare in pasto al politicamente corretto.

 

 

di: Annalisa Terranova @ 12:01


Set 15 2019

Salvini infiamma Pontida: no agli insulti a Mattarella, ma le sue scelte… (la diretta)

Bagno di folla per Matteo Salvini a Pontida: atteso e salutato con l’accoglienza che in genere si riserva a un Pontefice. Il leader della Lega arriva quando i tricolore sventolano già da un bel po’ e dopo alcune dichiarazioni alla stampa, ha percorso a filo delle transenne il pratone, ormai invaso del tutto dalla folla di leghisti. I suoi lo abbracciano, lo tirano a loro, alcune persone addirittura si vantano di essere riuscite a “toccarlo”. E tra i cori più gettonati la piazza di Pontida grida a squarciagola «c’è solo un capitano». Salvini riesce faticosamente a farsi largo tra gruppi di persone che assiepano il pratone indossando felpe con su scritto “Roma, e scudetto giallorosso”, raggiungendo il palco dal quale prenderà la parola.

Matteo Salvini, una marea umana lo accoglie a Pontida

«Basta partitini che tengono in ostaggio il Paese, con il 3-4%. Gli italiani vogliono chiarezza. Quindi avanti con il referendum», esordisce il segretario della Lega, Matteo Salvini, a Pontida, in provincia di Bergamo, per il raduno del Carroccio. «Nei prossimi mesi avremo un governo del popolo contro il governo delle poltrone», aggiunge poi a stretto giro il numero uno della Lega accolto da un bagno di folla. Poi riprende: «Questo governo della truffa vede anche l’accordo del duo sciagura per Roma e i romani, Raggi-Zingaretti», incalza Salvini che poi commentando anche gli insulti di un esponente del Carroccio contro il Capo dello Stato, aggiusta il tiro e rilancia: «Possono essere sbagliati i toni, bisogna sempre portare rispetto. Sicuramente sono state fatte scelte che non corrispondono alla volontà popolare. Io però non uso l’insulto e propongo agli italiani un cambiamento». Un cambiamento che potrebbe arrivare, aggiunge il capitano, «con una legge elettorale puramente maggioritaria» che consenta a lui e alla Lega, rimarca Salvini, di «mettere in sicurezza il Paese».

Salvini: «Una legge elettorale puramente maggioritaria o referendum»

Poi, dopo le rassicurazione, il duro j’accuse: a Luigi Di Maio e al Movimento Cinque Stelle «lascio la disperazione. Sono contento di essere qui e non farei mai a cambio. Penso che questo governo sia figlio di un enorme imbroglio e che Renzi sia uno dei protagonisti. Penso che né il Pd né i 5 Stelle avranno gran fortuna da questo imbroglio», conclude poi. Non prima, però, di tornare a intimare una cosa ai suoi avversari e detrattori al governo: «Se smonteranno il decreto Sicurezza sarà un’altra occasione di referendum. Che sia il popolo a opporsi alle scelte del palazzo», tuona il segretario della Lega, che poi alla folla di Pontida fa sapere anche: «Forza Italia e Fratelli d’Italia sono d’accordo con il referendum proposto dalla Lega per eliminare gli elementi proporzionali dalla legge elettorale». E allora, barra del timone tutta a dritta per restituire in ogni modo la parola agli italiani.


di: Priscilla Del Ninno @ 11:52


Set 15 2019

Il governo rosso ci farà neri, Feltri non ha dubbi: Pd e 5S ci rovineranno

Feltri al vetriolo, tra il catastrofico e l’iperrealistico, lancia l’allarme su Twitter: «Il governo rosso si appresta a farci invadere dai neri». poi, nell’editoriale in edicola oggi su Libero, il direttore riprende e approfondisce il concetto: «Ormai il pollaio è aperto: gli immigrati hanno diritto di accesso al nostro Paese. Tutti dentro, senza distinzione di nazionalità. C’ è posto per tutti, cani e porci. Questa è la politica intrapresa dal governo giallorosso, la quale ci rovinerà nel medio e lungo periodo. La situazione è destinata a peggiorare in pochi mesi. Tra poco dovremo fare i conti e capiremo il disastro che ci siamo tirati addosso».

Caustico Feltri twitta: «Porti aperti e cervelli chiusi»

Dunque, l’ultima denuncia di Vittorio Feltri, commentata già nell’enunciarla, arriva da un cinguettio tutt’altro che social postato su Twitter in cui il direttore di Libero affida all’etere una sua recriminazione sull’attuale scenario politico-sociale aggiornato alla incessante ripresa degli sbarchi (con tutto quello che in termini di problematiche comporta e comporterà): «Porti aperti e cervelli chiusi», è il tweet del direttore di Feltri che al danno dell’invasione concessa dal «governo rosso», vede aggiungersi anche la beffa della soddisfazione per aver invertito la rotta stabilita da Salvini alo Viminale. Tanto che, nel tweet il direttore aggiunge: «E festeggia»… Ma c’è davvero poco da festeggiare: e il primo a rendersene conto, intanto, è proprio il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello, che già ieri, sulla scelta di assegnare come porto sicuro proprio Lampedusa ha tuonato contro la decisione delle autorità italiane di assegnare un porto sicuro alla nave Ocean Viking e di scegliere proprio querllo dell’isola da lui amministrata.

Salvini accusa sugli sbarchi, Di Maio frena l’entusiasmo su Lampedusa

Non solo: dopo lo sbarco arrivato a sei giorni dal primo soccorso degli gli 82 naufraghi a bordo della Ocean Viking – stabilito dal governo a Bruxelles, dopo un accordo raggiunto in sede europea secondo il quale degli 82 migranti, 58 verranno inviati in Stati dell’Unione europea, mentre di 24 si dovrà far carico l’Italia – la mossa del governo non scatena solo l’ira del sindaco di Lampedusa, («Accoglienti sì ma idioti no» è tornato a ribadire con forza anche ieri il primo cittadino), ma indigna e preoccupa anche il leader della Lega e, in maniera diversa, ma forse in egual misura, anche Luigi Di Maio. Se infatti, Matteo Salvini su Facebook non trattiene l’irritazione e posta: «Eccoli, porti aperti senza limiti…». E poi da Pontida torna all’attacco: «Ora che i porti sono aperti, care Ong, godeteveli questi porti, perché noi al governo ci torniamo e torneremo a difendere i confini come si fa in un paese normale», dalla sponda opposta, nonostante l’entusiasmo vantato da Dario Franceschini – che ancora poco fa ha parlato della «fine della propaganda di Salvini sulla pelle di disperati in mare» – il leader pentastellato frena, e anche bruscamente: «Il porto sicuro è stato assegnato a Ocean Viking solo perché l’Ue aderisce alla nostra richiesta di prendere gran parte dei migranti» – ha immediatamente corretto il tiro il ministro degli Esteri e leader del M5S. Aggiungendo un diplomatico: «Gli obiettivi principali restano gli investimenti nei paesi di provenienza e l’accordo sui rimpatri che va di pari passo con la cooperazione internazionale». Ma la toppa non convince…

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 11:16


Set 15 2019

Renzi, la scissione è pronta: l’addio con 18 deputati e 6 senatori. Il Pd trema

Se ne parla ormai da molto e il gioco del sudoku del governo, con anche le caselle dei sottosegretari spuntate, è concluso. Ma Renzi e renziani non vogliono ripartire dal via, tutt’altro: voglio uscire dallo scacchiere e dare il via a una manche scissionista che spaventa il Pd. E l’alleanza coi grillini pure…

Renzi e renziani: tutto pronto per la scissione

Dopo anni di lotte intestine e mesi di fronde e schermaglie, a quanto si apprende in queste ore, tra gli altri, dal sito del Corriere della sera, sarebbe tutto pronto e potrebbe partire tutto anche prima della Leopolda in calendario per il prossimo 19 ottobre. Il logo è pronto, giurano i fedelissimi, e al via ci sarebbe la creazione di due nuovi gruppi in Parlamento. Meglio: come scrive il quotidiano di via Solferino, «oggi sono 18 i deputati e 6 i senatori pronti a seguire l’ex premier in questa nuova avventura, che potrebbe condurre a breve a fondare anche un nuovo partito». L’accelerazione alla svolta, si mormora nei corridoi di palazzo, sarebbe stata impressa dalla delusione incassata a forza dall’ex premier ed ex segretario dei dem alla conferma che non avrebbe ottenuto ciò che aveva richiesto: 5 dei “suoi” tra viceministri e sottosegretari, dovendosi accontentare nell’istanza finale solo di due caselle occupate con Anna Ascani e Ivan Scalfarotto. Dopo aver ottenuto, sia chiaro, i dicasteri di Famiglia e Agricoltura (forse non proprio i più desiderati)…

Chi va e chi resta: la dialettica tra scissionisti e non si fa rovente

Dunque, sono ore, giorni, in cui renziani e integralisti dem,serrano i ranghi e rafforzano presidi e posizioni, mentre a Ettore Rosato viene affidato il compito di inaugurare e portare avanti una campagna acquisti che mira ad arruolare, oltre ai frondisti del Pd, i delusi e gli anti-Salvini della compagine di Forza Italia, come i componenti del gruppo Misto. Dunque, le due fazioni vedrebbero schierati in campo il vicesegretario dem Andrea Orlando, (che ha dichiarato a riguardo su Twitter: «Il Pd dovrebbe discutere di come governare non di come e se dividersi») –; l’ex numero uno del partito, Maurizio Martina – che nelle scorse ore ha liquidato lapidariamente la questione con un secco:«Tornare a Ds e Margherita? No grazie» – e il presidente del parlamento Ue David Sassoli che, frenando sull’ipotesi scissione, esorta a ripensarci – con un laconico «il destino ognuno se lo sceglie, ma non ne sarei felice» –: tutti pronti a difendere i confini di Largo del Nazareno da fuoriuscite e strappi, mentre, sul fronte contrapposto lavorano nelle retrovie Ettore Rosato, Maria Elena Boschi, Silvia Fregolent, Marco Di Maio, Gennaro Migliore, renziani doc votati alla causa scissionista. vedremo come andrà a finire…

di: Priscilla Del Ninno @ 10:46


Set 15 2019

Gad Lerner insultato a Pontida, cacciato videomaker di Repubblica (video)

Tensione a Pontida tra il popolo leghista e i giornalisti presenti all’evento. Un videomaker che faceva insistentemente domande sulla crisi voluta da Matteo Salvini è stato cacciato con una manata sulla telecamera.

Non ha avuto sorte migliore Gad Lerner accolto dagli insulti dei leghisti non appena lo hanno riconosciuto sul pratone di Pontida. “Massone, straccione, vai a casa, figlio di cento padri, spargi sempre merda su di noi, oggi sei tu che hai la merda, provocatore”. Lerner, che si è messo a camminare lentamente e senza scomporsi quasi volesse cercare una reazione scomposta,  è stato poi seguito dai leghisti fino all’area stampa.

Sono episodi non certo esemplari che manifestano tuttavia quanta rabbia si sia accumulata da parte di un elettorato dipinto come disumano, razzista e nazistoide praticamente da tutta la stampa mainstream.

di: Annalisa Terranova @ 10:27


Set 15 2019

Ideona di Di Maio: in Umbria non si parli dello scandalo della sanità rossa

A Di Maio si è accesa la lampadina e si è chiesto: come faccio ad evitare una pessima figura in Umbria  alle regionali del 27 ottobre? Eureka: dopo essersi rivolto alle migliori intelligenze del mondo – potenza della Farnesina – ha finalmente trovato l’ideona.

Ha preso carta e penna e in un italiano finalmente comprensibile ha lanciato dalle colonne del Quotidiano Nazionale la proposta a cui nessuno aveva pensato, soprattutto nel Pd: non si parli dello scandalo sanità rossa. Bisogna solo evitare che non accada più. Più un fioretto che campagna elettorale, insomma.

Un babbeo come pochi

Un babbeo come pochi, che pensa che tutti siano babbei come lui.

In Umbria si va al voto anticipato per uno scandalo che ha decimato la classe dirigente del partito con cui lui ci fa il governo nazionale. E che ti fa Di Maio: mettiamo un presidente civico appoggiato da tutti. Ma complimenti. Veramente un’idea fenomenale, da genio della politica. Guardie e ladri appassionatamente insieme. Scusi, Di Maio, presidente civico o cinico?

Che vergogna questi Cinquestelle ormai trasformati dal potere. Non hanno più neppure il coraggio di affrontare il nemico a viso aperto. Preferiscono puntare a far dimenticare la vergognosa vicenda di sanità malata che ha travolto la regione Umbria pur di non infastidire Zingaretti e compagni ed evitare che il centrodestra vinca le elezioni.

Di Maio deve andare a casa

A casa deve andare, Luigi Di Maio, e rinchiudersi con una bella penitenza a riflettere sui tanti danni della sua malapolitica. Promette persino di non chiedere assessorati al nuovo presidente dell’Umbria. Tranquillo: non li avrà perché Cinquestelle e Pd perderanno malamente e meritatamente le elezioni. Anche in Umbria, come accade in tutta Italia da marzo 2018 ai giorni nostri.

Il Palazzo, di cui Di Maio è ormai arredo inamovibile, finge di non saperlo, ma davvero sta cambiando tutto. Basta avere pazienza e finirà anche questa finzione politica.

di: Francesco Storace @ 10:17


Set 14 2019

Fumetto anti-invasione, padre Zanotelli: «Disinformatia salviniana»

Padre Alex Zanotelli lancia un anatema al fumetto anti-invasione che uscirà a breve per contrastare l’immigrazione. È ossessionato da Salvini e ancora una volta lo attacca in maniera vergognosa:  «Siamo davanti ad una operazione di disinformatia salviniana». L’editore della graphic novel in imminente uscita ha salutato il fumetto come un “pugno allo stomaco al buonismo” e alla narrazione “a senso unico” del fenomeno migranti. Di avviso opposto il missionario pro migranti: «Mi sembra più cazzotto all’intelligenza», dice senza mezzi termini all’Adnkronos. «Io cerco di leggere un po’ di tutto perché ci si deve sempre mettere in un’ottica dialogante ma caspita – osserva Zanotelli – basta guardarsi attorno per vedere che si parla di un’invasione che non c’è. È evidente che questa operazione fa parte del processo salviniano per terrorizzare la gente». E arriva all’assurdo: «Voglio ricordare che il ministro della Propaganda nazista Goebbels diceva: ” Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”». Dice Zanotelli: «La verità è che viviamo nella paura di perdere quello che siamo stati, ma giocare su questo diventa strumentale alla narrativa salviniana che poi è quella di Orban, dei sovranisti». A modo di vedere del missionario comboniano, la pubblicazione del fumetto anti-invasione rientra nella “propaganda salviniana, di quanti hanno sostenuto il decreto sicurezza bis che dice che è reato aiutare i migranti in mare. Una operazione di disinformazione che non fa che aumentare il rischio di populismo e razzismo». Padre Zanotelli, ricordando che nei giorni scorsi è stato presentato un altro fumetto – di segno opposto a quello in questione – “A casa nostra – Cronaca di Riace” (Feltrinelli Comics), invita ad affrontare la questione migranti nella sua globalità: «La stessa triste storia sta avvenendo ovunque nel mondo. C’è tutta una carovana di poveri che scappa dalla povertà, dalle guerre. Abbiamo a che fare con un sistema economico militarizzato e abbiamo guerre da tutte le parti. L’Onu, che pure è stretta nelle sue stime, riconosce come rifugiati 70 milioni di persone e dice che l’86% vengono accolti dai Paesi poveri».

Fumetto anti-invasione, l’attacco di Lucano

Anche l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano attacca il fumetto anti-invasione. Che, interpellato dall’Adnkronos, afferma: «Mi preoccupa questo genere di pubblicazioni che aiutano a fomentare odio e contrapposizioni. È pericoloso dare chiavi di lettura che non corrispondono al vero. Non siamo in presenza di un’invasione».  «Facendo il sindaco – annota ancora Lucano – ho capito che ci sono forti processi di spopolamento e ho capito che era necessario dare accoglienza. Cosa che ci legava all’identità del popolo calabrese. Ma non si parli di invasione, non c’è mai stata invasione».

 

di: Desiree Ragazzi @ 19:25


Set 14 2019

Adesso Facebook rimuove persino gli articoli del nostro giornale

Adesso qualcuno deve farci la cortesia di spiegare che cosa pretendono dall’informazione. In particolare che cosa vuole Facebook. Perché adesso si sta davvero esagerando.

Abbiamo pubblicato sul nostro giornale un articolo sul raduno di CasaPound nel veronese. Una cronaca puntuale di quel che è avvenuto, certo con il nostro punto di vista che non deve per forza coincidere col pensiero di Mark Zuckerberg.

Su Facebook rimuovono pure gli articoli

Quel che è incredibile non è solo la cancellazione dei profili personali dei dirigenti di CasaPound e le varie pagine dell’organizzazione. Ma vengono rimossi anche gli articoli che ne parlano. Ne abbiamo ricevuto notifica…

E questo è francamente disdicevole. Qual è la regola? Se ne può parlare solo male per lasciare su Facebook l’articolo che tratta di una loro manifestazione? Crediamo che si stia superando ogni limite e che il social network debba essere indotto – dopo essersi affermato sul mercato come strumento di libertà – a smetterla con atteggiamenti censori.

Scelte censorie e incomprensibili

Di più: un giornale come il nostro, che vive di “clic” che determinano pubblicità oltre che dell’affetto dei propri lettori con visualizzazioni che ormai viaggiano a decine di milioni al mese, non può essere danneggiato dalle scelte incomprensibili di Facebook.

Cosi’ come in democrazia c’è il diritto ad esprimere le proprie opinioni che possono anche essere non condivise. Se c’è odio o violenza – come sostiene qualche fanfarone – è la magistratura a stabilirlo e non l’avversario politico. Perché altrimenti è tipica espressione di regime, la censura, che nessuno può ritenere accettabile. Anche perché c’è un lungo elenco di hater professionali ai quali Facebook non ha mai tolto il “diritto” all’insulto e alla minaccia. Se ci cancellate un articolo che informa i nostri lettori commettete una grave scorrettezza nei nostri confronti. E vi trasformate in una specie di polizia informatica che non è esattamente il vostro mestiere. Stop agli abusi, perché a noi l’odio pare quello vostro.

di: Francesco Storace @ 19:13


Set 14 2019

Salvini a Pontida tra cori e applausi. L’attacco choc del deputato: Mattarella mi fa schifo (video)

“Questo presidente della Repubblica, lo posso dire? Mi fa schifo”. E’ l’attacco di Vito Comencini, deputato della Lega e consigliere comunale del Carroccio a Verona, dal palco dell’Assemblea dei giovani della Lega, in corso a Pontida. “Mi fa schifo chi non tiene conto del voto del 34% degli italiani”, aggiunge. “Certo – conclude – anche Pertini è andato a baciare la bara di Tito, quello che ha fatto le foibe”. La foto ritraeva però Pertini nell’omaggio alla bara di Berlinguer e non a quella di Tito.

Un attacco durissimo da Pontida al Quirinale, dunque, che ricorda i tempi dello scontro tra la Lega di Umberto Bossi e i precedenti Capi dello Stato, Scalfaro e Napolitano. Ad attendere Matteo Salvini a Pontida c’era una folla infuriata, che scandiva lo slogan “Elezioni, elezioni”.

Così i giovani leghisti hanno accolto il loro leader, che li ha arringati: “Nel ’92 qui per la prima volta, 27 anni fa, ora siete voi garanzia che Pontida non morirà mai”.

Quindi Salvini ha indirizzato la sua foga contro il Pd: “Renzi, Zingaretti, Franceschini e la Boschi non possono usare la parola comunista, perché i comunisti di un volta erano persone serie, Berlinguer si rivolterebbe nella tomba, questi non sono comunisti, sono poltronari”. Parole accompagnate dal coro dei giovani:  “Chi non salta comunista è”.

Non è mancata l’ironia su Luigi Di Maio: “Portate rispetto al ministro degli Esteri”, ha detto infatti  Salvini rispondendo al coro dei ragazzi che urlavano “Di Maio torna al San Paolo”.

di: Annalisa Terranova @ 19:02


Set 14 2019

Maria Elena Boschi vuole i toscani al governo. Non si ricorda che è stata eletta a Bolzano?

Grande agitazione nel Pd: il timore è che venga presa a pretesto la mancata nomina di qualche toscano nel nuovo governo per giustificare la prossima scissione dei renziani.

Il caso esiste e i fedelissimi di Renzi non hanno mancato di sottolinearlo. A cominciare dal sindaco di Firenze Dario Nardella, seguito a ruota da Simona Bonafé e poi ancora da Maria Elena Boschi che avverte: “Se tornassero Bersani e D’Alema dovremmo discuterne con Zingaretti”.

La Boschi si scalda tanto per la mancata rappresentanza toscana nel Conte bis ma dimentica del tutto di essere stata eletta a Bolzano, come gli ha ricordato Matteo Salvini in aula, osservando che lui non ha paura di ascoltare la gente: “Una cosa non temo da quando ho iniziato a fare il consigliere comunale a Milano nel 1993, senza avere un seggio sicuro come qualcuno che dalla Toscana si faceva eleggere a Bolzano – ha aggiunto riferendosi proprio a Maria Elena Boschi – scappando da Arezzo per il Tirolo che non sapeva neanche dove si trovasse”. Appunto: la Boschi non dovrebbe rappresentare il territorio dove è stata eletta invece di pensare alla Toscana? O Bolzano è diventata una provincia toscana?

Sono domande legittime mentre la fibrillazione all’interno del Pd raggiunge i soliti livelli di guardia: le manovre renziane, la corrente di Franceschini che cerca di parare i colpi, Zingaretti che usa il manuale Cencelli e D’Alema che si agita a bordo campo.

L’agitazione di Maria Elena Boschi è stata letta da tutti i commentatori come frutto di insoddisfazione di un personaggio che scalpita per tornare da primadonna sulla scena politica. Sono circolate varie ipotesi: per esempio la poltrona di presidente del Pd. Ma basterà a fermare i progetti scissionisti di Renzi?

di: Annalisa Terranova @ 18:41


Set 14 2019

La renziana Bonetti: «Errore non approvare lo ius culturae per i migranti»

«Un errore non approvare la legge sullo ius culturae nella scorsa legislatura». Il neo ministro per la Famiglia e le Pari opportunità, la piddina renziana Elena Bonetti, ha già annunciato di voler concedere la cittadinanza “in automatico” per i bambini stranieri che abbiano concluso almeno un ciclo scolastico. Intervistata da Avvenire, ha subito messo le carte in tavola: «Educare e formare nelle nostre scuole ragazzi nati e cresciuti in Italia ai quali di fatto non riconosciamo la cittadinanza è come allenare una squadra e poi lasciarne metà in panchina. Ci perdiamo tutti». La proposta della sinistra prevede che il minore straniero nato in Italia o arrivato entro i 12 anni di età dopo aver frequentato cinque anni di scuola o 3/4 anni di formazione professionale “acquista la cittadinanza italiana”. Solo per le elementari poi è richiesta la promozione finale, per le scuole superiori è sufficiente la frequenza.  Contrario Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: «La legge sulla cittadinanza in Italia è già molto generosa- sostiene il senatore azzurro- Se lo ius culturae è un modo elegante per impacchettare una cittadinanza facile noi ci opporremo fermamente».

di: Desiree Ragazzi @ 18:13


Set 14 2019

Assurdo: ora se la prendono pure con la maglietta della figlia di Salvini…

Ossessionati da Matteo Salvini e dai suoi parenti. Anche adesso che il leader della Lega non è più vicepremier e non è più ministro.

Il risentimento della sinistra e di alcuni media continua a prendere di mira il Capitano e non risparmia la figlia di sei anni, con il quale oggi il capo del Caroccio si è presentato a una riunione degli amministratori leghisti a Bolzano. Immortalato in una foto in cui tiene per mano la bambina, che indossava una maglietta di miss Papeete.

Apriti cielo: perché ormai il Papeete è diventato il luogo tabù, la metafora di un inferno immaginario, dell’Italia peggiore.

Ma come, si scandalizzano alcuni media, prima dice di tenere i bambini fuori dalla politica e poi porta la figlia a un incontro di partito? Un riferimento che tende implicitamente a giustificare il post tristemente famoso del giornalista Rai Fabio Sanfilippo, il quale scommetteva sul prossimo suicidio di Salvini aggiungendo che la figlia avrebbe dovuto avere una opportuna rieducazione.

Immediata è partita sui social la critica alla presunta strumentalizzazione da parte di Salvini. Si è distinto negli attacchi l’attore Luca Bizzarri: “Così, sommessamente e con rispetto: se vai a una riunione politica con tua figlia e ora, in questo momento, tra le mille magliette le fai indossare quella di Miss Papeete forse sei tu che la stai tirando in mezzo alla politica, poi chiunque la citi sbaglia, ma in primis sei tu”.

Nessuno che ha preso in considerazione il fatto che forse quella t-shirt è la preferita della bambina. E dove sarebbe poi la strumentalizzazione politica? Farsi accompagnare dalla bambina a una riunione del partito di cui il padre è leader? Possibile che debbano attaccarsi anche alle passeggiate familiari di Salvini?

 

di: Annalisa Terranova @ 18:03


Set 14 2019

Borghi smaschera Gualtieri: «Sei andato al Parlamento europeo solo 50 volte» (video)

La sinistra attacca in maniera pretestuosa sempre la Lega sulle presenze nel Parlamento europeo. «Una leggenda». Così la definisce Claudio Borghi in un video. Il deputato leghista, ospite a Coffee Break, si è sentito dire dal neo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri che «la Lega in Parlamento europeo vanta pochissime presenze».Un’accusa che Borghi ha smontato in pochissimi secondi: ecco allora apparire un grafico con le rispettive presenze e interventi del dem e di Mara Bizzotto, parlamentare europeo del Carroccio. «Questa colonna qua tutta colorata è l’attività di Mara, quel nulla invisibile è l’attività di Gualtieri. Siamo a 1500 contro 50. Bella figura con la sua protervia».

di: Desiree Ragazzi @ 16:41


Set 14 2019

Damilano mette in guardia: “Attenti a Salvini & C, i sovranisti non sono finiti”

Salvini e Meloni se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Per non parlare di Trump, Johnson e Putin. Senza di loro che cosa scriverebbe e di cosa concionerebbe Marco Damilano? E Giannini? E Paolo Mieli? E Lilli Gruber? E Travaglio? E mezza redazione di Sky Tg24? E gli internauti che assalgono la rete a ogni ora del giorno e della notte ossessionati dal pericolo della perdita del baricentro democratico, del faro progressista, mondialista, antifascista, antipopulista, antisovranista, antirazzista? Quelli che stanno lì, maniac,i a sfoderare commenti improbabili e a confezionare fotomontaggi bufala per dimostrare, per esempio, che la piazza tricolore di Montecitorio era un covo nero di sovversivi fascisti e nazisti tatuati di croci celtiche.

L’Espresso, per esempio, non avrebbe saputo che cosa “strillare” in prima pagina sul numero in edicola domani. Che è appunto dedicato ai nuovi Caimani con una preoccupazione doppia, se perdono o sono ridimensionati, come Matteo Salvini in Italia, rischiano di tornare come fantasmi a funestare il sonno dei giusti. Se vengono azzoppati, come Boris Johnson in Gran Bretagna, non sono ancora finiti come, con “superficialità e incoscienza”, si sente dire in queste settimane. A presentare il nuovo numero del magazine è proprio Damilano con un video dove compare con la faccia triste, più mesta del solito, a promuovere l’ultima fatica editoriale in edicola con Repubblica. Non proprio una promozione scoppiettante.

Sono in difficoltà, certo sono in crisi, questo  doveva essere l’anno della conquista in Europa del fronte populista – dice il giornalista popolare non tanto per i suoi articoli quanto per la collaborazione fissa a PropagandaLive di Diego Bianchi , in arte Zoro – ma sono davvero finiti? Di questo si occupa l’Espresso mettendo in guardia il mondo dalle ceneri sovraniste ancora accese sotto la “potenza” della democrazia parlamentare. Sono ancora forti, è la conclusione, perché ancora forti sono i motivi che li hanno creati.  Tra i tanti servizi, la crisi italiana, la fotografia dei post-populismo rappresentato dai Cinquestelle e l’immancabile affondo contro Salvini con un nuovo capitolo su Gianluca Savoini, mister Russiagate.

L’allarme è lanciato, la guerra già dichiarata da tempo diventa epocale in un quadro drammatizzato ad arte per suscitare nei lettori la presa di coscienza del pericolo. Con una lettura della realtà, non solo manichea ma lontana anni luce dalla percezione popolare e dal sentimento comune. Come per Silvio Berlusconi, sono accecati da una furia iconoclasta e da un odio ideologico, appena mitigato da un rinnovato stile ispirato alla finta sobrietà di mister Conte. Ma attenzione. Con il Cavaliere non andò benissimo.

di: Gloria Sabatini @ 16:30


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