Gen 18 2020

Carola non si tocca, Salvini a processo. Così è la giustizia italiana e se la prendono con la Casellati

Alla fine processeranno Elisabetta Casellati. Per aver rispettato i termini di legge nella convocazione della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, dove si deciderà se Salvini va processato o no per la Gregoretti. La canea rossa sguinzagliata contro la seconda carica dello Stato fa rabbrividire. Hanno il terrore delle regionali del 26 gennaio in Emilia Romagna e Calabria e impallidiscono a pronunciarsi contro il leader leghista prima del voto. Che venga fuori la loro anima giustizialista, che non vale per i loro numerosi compagni inquisiti. Magari indagati più per questioni di mazzette che per la difesa dei confini nazionali.

Non vogliono più la prescrizione, ma preferiscono perdere tempo nel giudizio sul caso Gregoretti. Sono le stesse facce toste e fosche che festeggiano la Cassazione quando stabilisce – anche questo ci è toccato vedere ieri – che Carola Rackete non andava arrestata. Puoi speronare la Guardia di Finanza e rimanere tranquilla per i fatti tuoi. Se invece fai il ministro dell’Interno e in omaggio ad un programma di governo votato dal Parlamento blocchi l’invasione clandestina, puoi farti quindici anni di galera per sequestro di persona. Giustizia. Giustizia italiana. Giustizia all’italiana.

Guai se pure la Casellati fa il suo dovere

Poi, se la presidente del Senato vota in Giunta per il Regolamento – che non è l’Assemblea plenaria – per far rispettare la scadenza dei trenta giorni stabiliti dalle norme per la decisione sul procedimento, in galera dovrebbe finirci pure lei per i lestofanti che la contestano.

di: Francesco Storace @ 06:00


Gen 17 2020

Meloni e il miracolo della E45: convoca flash mob e la sinistra si ricorda dei cantieri abbandonati (video)

«È accaduta una cosa straordinaria che ha del miracoloso. Siamo a Cesena, in Romagna e quella che vedete passare sopra questo cavalcavia è la E45. Lo scorso novembre in questo tratto si è aperta una voragine ed è venuto giù un pezzo di manto stradale. Dopo qualche settimana hanno aperto un cantiere ma nessuno ci ha mai lavorato». Lo dice il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in una diretta Facebook in via Zavalloni a Cesena davanti al cavalcavia dell’E45. «Mercoledì – continua – però è accaduta una magia. Abbiamo annunciato che come Fratelli d’Italia saremmo venuti qui a fare un’iniziativa per denunciare il fatto che nessuno si stesse occupando di questa importante infrastruttura e il giorno stesso sono arrivati gli operai. Oggi i lavori stanno per essere terminati. Fratelli d’Italia, con la sola imposizione delle mani e con il pensiero, è riuscita a convincere la sinistra, che governa lo Stato centrale e la Regione. Bonaccini ha chiamato la sua compagna di partito De Micheli, che è emiliana e ministro delle Infrastrutture, che probabilmente avrà chiamato l’Anas. Avranno detto: “Cerchiamo di rattoppare il buco e di sistemarlo prima che arrivino la Meloni e Fratelli d’Italia”».

Meloni e il “miracolo” della E45: i commenti del web

Tantissimi i commenti e le condivisioni. Scrive un utente: «Cara Giorgia aiutaci ad uscire da questo casino. Sei un gran politico vai avanti insieme con Salvini». E un altro aggiunge chiede un aiuto: «La strada Settevene Palo direzione Bracciano è chiusa da due anni!!». E una utente auspica: «Giorgia Meloni lei dovrebbe far il Presidente del Consiglio ci vorrebbe una forte e brava come lei!». Un’altra scrive: «Sei l’onore d’Italia». E ancora: «Mettili in riga, hanno stufato». E un altro suggerisce: «Se ti fai un giro su tutta la rete della E45, da Cesena, fino ad andare nel Lazio, lì ne trovi una marea di interruzione, cambio di carreggiata, di buche, e di ponti che sono pericolosi». Orazio F. scrive dalla Calabria: «Le strade della provincia di Reggio Calabria sono totalmente distrutte. Una passeggiatina anche qui, grazie…».

di: Desiree Ragazzi @ 19:05


Gen 17 2020

Le Sardine pretendono la piazza di Salvini. «Bibbiano è roba nostra. L’abbiamo prenotata prima noi…»

Dopo l’insabbiamento del Pd e il silenzio della grande stampa, arriva la beffa. Le Sardine annunciano con grande soddisfazione di aver scippato la piazza di Bibbiano a Matteo Salvini. Il movimento antisovranista, stampella della sinistra, sfida il leader leghista. E vorrebbe contendergli l’agorà di fronte al municipio. Simbolo dello scandalo con l’arresto del sindaco del Pd. A pochi giorni dal voto in Emilia le Sardine si accorgono del dramma scoperchiato dall’inchiesta “Angeli e demoni”. E giocano a Risiko.

Le Sardine scippano la piazza di Bibbiano a Salvini

«Saputo che Salvini avrebbe chiuso la campagna a Bibbiano, le sardine reggiane hanno prenotato la piazza a Bibbiano. Questi polli hanno annunciato l’evento ma non hanno prenotato la piazza. Noi l’abbiamo prenotata, carta canta». Sono le parole di Mattia Santori, leader dei pescetti, nella conferenza stampa convocata a Bologna per presentare l’evento di domenica. Un derby a distanza con il nemico numero uno.

Le manovre di disturbo dei pescetti emiliani

Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni, infatti, sono attesi domenica 23 gennaio a Bibbiano, luogo simbolo per concludere il lungo tour de force elettorale del centrodestra. «Ma la piazza l’abbiamo prenotata noi», insiste Santori con un entusiasmo degno di miglior causa. «Non siamo andati a Bibbiano», spiega il leaderino. «Ci hanno chiamato i cittadini della zona e abbiamo prenotato la piazza. Se i cittadini di Bibbiano ci chiederanno di non strumentalizzare, ci metteremo in coda alla Lega». Poi arriva il ricatto. «Se loro non andranno, per noi va benissimo. Prima devono essere loro a rinunciare al loro evento, poi noi rinunceremo al nostro». Ma non basta. Le manovre di disturbo sul territorio continuano. Le sardine modenesi hanno prenotato la piazza di Maranello. Guarda caso per sabato 18 dove è in programma un’iniziativa leghista. «Faranno un flash mob», annuncia sempre Santori. «Per contrastare l’ennesima strumentalizzazione di chi vuole mettere il cappello su qualcosa che è di tutti». L sparata non cambia certo l’agenda del leader della Lega. Domani alle 15 Salvini è atteso a piazza della Libertà a Maranello insieme alla candidata alla presidenza della regione. Titolo: «L’Emilia Romagna che sogna. che corre, che vince!».

Su Bibbiano, invece, Salvini non si cura del derby a distanza con le Sardine. Piazza o non piazza, il leader del Carroccio va avanti. «Su Bibbiano, nel silenzio di molti giornali, emergono dettagli agghiaccianti. La giustizia faccia in fretta. Di certo con la Lega al governo dell’Emilia-Romagna nessun insabbiamento sarà possibile. Per chi si fosse macchiato di questi crimini verso i bimbi e le loro famiglie solo una parola: lazzaroni!», scrive su Facebook.

di: Gloria Sabatini @ 17:48


Gen 17 2020

Berlusconi: «Il Conte bis ha i giorni contati. Vinceremo le regionali e li cacceremo…»

«Vinceremo le regionali» in Emilia Romagna e Calabria e «daremo lo sfratto al governo Conte bis». Lo ha detto Silvio Berlusconi al Tg4 NewsMediaset.  Quella di oggi è stata una giornata intensa per il leader di Forza Italia che è stato intervistato anche da La CNews24. «La vittoria in Calabria di Jole Santelli – ha detto – sarà il simbolo della riscossa del Sud. Il divario economico fra Nord e Sud, negli ultimi anni, anziché diminuire ha ripreso ad aumentare. I governi che si sono succeduti, governi non eletti dagli italiani, non hanno creduto veramente nella possibilità di sviluppo del Mezzogiorno, ma hanno messo in campo delle semplici misure assistenziali temporanee come il reddito di cittadinanza. Il nostro successo in Calabria servirà a invertire la rotta».

Berlusconi: «Anche in Calabria flessione del Pil»

Il leader di Forza Italia si è soffermato anche sulla drammatica situazione economica della Calabria. «Purtroppo – ha sottolineato – è l’unica regione ad accusare una flessione del Pil nel 2018, calato dello 0,3 per cento. Ha anche il peggior tasso di disoccupazione in Italia. È una condizione insostenibile. Addirittura la Confindustria ha parlato della Calabria come di un deserto occupazionale. Ecco perché – ha proseguito il Cavaliere – le ricette di Forza Italia e del centrodestra sono incentrate sull’abbattimento delle tasse per chi assume e chi investe. A Reggio Calabria la tassazione complessiva raggiunge quasi il 70 per cento di tasse. Tra gli altri punti importanti, la realizzazione di nuove infrastrutture e l’ammodernamento delle esistenti. La grave arretratezza del sistema dei trasporti della regione, dove l’età media dei treni è di 29 anni, è un ostacolo per le imprese e anche per il settore turistico, di vitale importanza».

«La ‘ndrangheta è una grave zavorra»

Il leader di Forza Italia ha anche osservato che «la ‘ndrangheta è una grave zavorra che non solo ostacola la convivenza civile ma impedisce anche la crescita economica. E per questo che i miei governi hanno lanciato la sfida più determinata alle mafie. In soli tre anni e mezzo, dal 2008 al 2011 – ha aggiunto Berlusconi – abbiamo stabilito dei record arrestando più di 1700 presunti mafiosi, abbiamo catturato quasi tutti i super latitanti, 32 su 34, abbiamo eseguito sequestri e confische per oltre 25 miliardi di euro, abbiamo approvato una legislazione antimafia aggiornata, irrobustita, che è stata da tutti condivisa. L’allora capo dell’Antimafia, Pietro Grasso, disse che ci meritavamo un premio speciale per questo nostro impegno contro le mafie. Impegno che non si è mai interrotto e proseguirà non appena saremo tornati al governo del Paese».

di: Desiree Ragazzi @ 16:57


Gen 17 2020

Twitter come Facebook: oscura account perché hanno difeso Giampaolo Pansa. C’è ancora libertà di opinione?

Twitter il censore. Come Facebook, come Google, come il braccio armato del Grande Fratello di sinistra che tutti ci blocca. Da oltre 72 ore l’account Twitter di Orwell.live e quello dell’editore di Orwell.live, Alessandro Nardone risultano “sospesi”. Lo denuncia lo stesso sito sulla sua pagina. Scrive Orwell.live: “Twitter come o peggio di Facebook? Il social più utilizzato nel mondo del giornalismo censura un giornale on line? Per cosa, poi? Cosa possiamo aver scritto di così terribile da far scappare la doppia chiusura? Mistero. Sono 3 giorni che inviamo contestazioni, e le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state delle banalissime email di notifica in cui “gli algoritmi disumani” del social ci comunicano di aver ricevuto il nostro reclamo e che «ne terremo conto per proseguire l’indagine.»”

Twitter oscura senza dare spiegazioni

Orwell.live notoriamente non insulta né diffonde odio ma solo notizie e opinioni. Diritto, quest’ultimo. nota il sito, che fino a prova contraria, dovrebbe ancora essere un diritto sancito dalla Costituzione. Il sito poi spiega cosa potrebbe essere accaduto. Se è così, si tratta di una gravissima violazione della libertà di opinione. “In mancanza di motivazioni ufficiali, ci siamo chiesti cosa possa aver determinato questo grave provvedimento nei nostri confronti. L’unica cosa che ci è parsa subito evidente è che la sospensione dei nostri account è avvenuta qualche ora dopo la pubblicazione del post con cui rilanciavamo l’editoriale di Alessandro Nardone a difesa della memoria del defunto Giampaolo Pansa, vilipeso con attacchi osceni, pubblicati proprio su Twitter.

Il sito: la cosa avrà conseguenze

Potremmo anche sbagliarci – prosegue Orwell.live -. Di certo rimane il fatto gravissimo di aver bloccato unilateralmente e senza motivazione l’account di una testata giornalistica regolarmente registrata (oltre a quello di un libero cittadino), in violazione della libertà di stampa e del più comune rispetto per il pluralismo”. “Da parte nostra cercheremo di andare a fondo della questione denunciano l’episodio alla Magistratura, alla Polizia postale e all’Ordine dei giornalisti. Se, poi, dovesse risultare che il nostro account è stato chiuso a seguito di segnalazioni inviate magari da quegli stessi “odiatori seriali” che hanno inveito nei confronti di un onorabilissimo giornalista appena scomparso, beh, sarebbe un fatto veramente vergognoso che non può rimanere indenne da conseguenze”.

Persino Trump ha criticato le censure dei social

Il sito ricorda poi altri episodi analoghi: “Purtroppo, questo 2020 si apre con una recrudescenza, anche Oltreoceano, di episodi di censura da parte di Twitter. Scorrendo i nomi e la rassegna stampa al riguardo, si evince l’esistenza di un fil rouge che lega queste cancellazioni, poiché si tratta di account di persone o testate “non di sinistra”. O, comunque, non conformi al politicamente corretto del mainstream. Motivo che ha spinto addirittura il presidente Trump a scrivere, qualche mese fa, proprio su Twitter: «Continuo a monitorare la censura di citttadini americani sulle piattaforme social. Questi sono gli Stati Uniti d’America, e abbiamo qualcosa che è conosciuta come libertà di parola». In teoria dovremmo avercela ancora anche in Italia, anche se incominciamo a dubitarne”, conclude il sito.

 

di: Antonio Pannullo @ 16:24


Gen 17 2020

Referendum, Fratelli d’Italia: non ci interessano le formule e i tecnicismi, ma la sovranità popolare

«Un furto di democrazia», Matteo Salvini torna all’attacco della sentenza della Consulta che boccia il referendum per reintrodurre il maggioritario. All’indomani del verdetto annunciato, con Pd e 5Stelle che applaudono, la Lega non molla e denuncia il colpo di mano. Non meno critici Fratelli d’Italia e Forza Italia.  Il timore di un pericoloso ritorno al passato è  condiviso da tutto il centrodestra. Che si ricompatta per bloccare il tentativo di restaurazione della maggioranza. Il ritorno al proporzionale significa: ritorno agli inciuci di palazzo. Alle trattative fumose dei partiti. Al Parlamento di nominati. Alla sudditanza della volontà popolare.

Referendum, Lega all’attacco: un furto di democrazia

Il commento off record scappato a un parlamentare dem alla notizia della bocciatura del referendum non lascia dubbi. Cosa succede ora? «Avanti tutta con il governo e avanti tutta con la Prima Repubblica!», dice soddisfatto in Transatlantico.

«Viene deciso che non è bene che scelgano gli italiani come eleggere i loro parlamentari. Ma devono essere solo i partiti nel chiuso del palazzo a parlare di legge elettorale. Che Pd e 5stelle festeggino il fatto che il popolo non possa votare, è veramente squallido», attacca il leader della Lega. «So che il Pd e il M5s stanno lavorando per tornare indietro a una legge elettorale proporzionale. Che gli italiani ahimè si ricordano: quella dei 35 partitini e dei parlamentari che cambiavano 18 partiti al giorno. Non è quello di cui l’Italia ha bisogno». Non meno esplicito il numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. «Questa sentenza rischia di condannare il Paese all’ingovernabilità permanente anni ’80. La decisione della Corte è un peccato per la democrazia italiana. Speriamo non mortale»

Fratelli d’Italia: niente tecnicismi, rispettare il potere del popolo

Per Fratelli d’Italia la stella polare deve essere il popolo. Al di là dei tecnicismi e delle formule. «Il cittadino deve poter decidere», dice Fabio Rampelli. «Non sono importanti le formule tecniche ma il principio generale che dovrebbe prevalere in democrazia. Tra maggioritario e proporzionale scelgo il potere al popolo». Chi vota – continua il vicepresidente della Camera – «deve poter tener in pugno l’intera filiera della democrazia. E scegliere Parlamento, partito, coalizione, governo, programma, con soglia di sbarramento riequilibrata dal premio di maggioranza». Qualunque sistema elettorale va bene se dice al cittadino “’tu puoi decidere da chi essere governato”. Io guarderei più ai sistemi elettorali di Comuni e  Regioni, che rispondono perfettamente a questi requisiti. Gli italiani hanno il diritto di scegliere da chi essere governati. E ogni proposta di riforma che va nella direzione opposta è devastante per la nostra nazione».

Forza Italia: la Corte gioca un ruolo politico

Nessuno scandalo per il verdetto della Corte, solo una preoccupazione politica per Giovanni Toti. «La Consulta fa il suo  mestiere e non ho nessuna intenzione di criticare. La mia paura è che la sentenza che boccia il referendum sul maggioritario venga presa a giustificazione dalle forze di maggioranza per reintrodurre la legge proporzionale. Che ci porterebbe molto indietro». Così il governatore della Liguria. Per Maurizio Gasparri la Corte costituzionale gioca un ruolo politico. «L’ha fatto in occasione di sentenze che hanno toccato temi delicati come il suicidio assistito, lo fa ora in materia elettorale. È evidente che si è fatta una scelta politica con l’obbiettivo di determinare indirizzi politici. Ma non si può tornare al proporzionale, al governo dei perdenti, al complotto parlamentare permanente», dice il senatore forzista.

di: Gloria Sabatini @ 16:13


Gen 17 2020

Regimenti (Lega): «Per colpa della Raggi Roma paga un costo sanitario inaccettabile»

Roma è diventa un rischio per tutti: lo dicono i medici e lo conferma Luisa Regimenti. «Roma è troppo buia. Negli anni lo è diventata sempre di più. E questo è pericoloso per i pedoni e gli automobilisti. Si moltiplicano i rischi di incidenti, come quello di Ponte Milvio che è costato la morte a due ragazze di 16 anni. Ma anche di cadute e infortuni sulle strade e sui marciapiedi, che purtroppo non sono sempre in buone condizioni». A lanciare l’allarme attraverso l’AdnKronos Salute è il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma (Omceo), Antonio Magi, dopo un monitoraggio della situazione cittadina. «Ci preoccupiamo per le persone anziane, ma non solo. Le strade sono poco illuminate, anche quelle principali», dice Magi. E talvolta i lampioni sono “oscurati” dalle cime degli alberi. «Questo crea problemi in strada, ma anche sui marciapiedi. Il buio impedisce di vedere buche, avvallamenti e radici, e le persone anziane rischiano di inciampare e cadere. Poi c’è il pericolo di incidenti stradali e investimenti. Abbiamo iniziato a riflettere su questo problema proprio in seguito al drammatico incidente di Ponte Milvio. Mia figlia quella sera passava in zona e non si vedeva nulla». Racconta il presidente dell’Ordine di Roma. «Una situazione che si complica ancora di più con la pioggia. Per la sicurezza dei cittadini occorre intervenire».

Regimenti: «Roma sempre più rischiosa»

«Condivido l’allarme sui pericoli che i cittadini incontrano muovendosi a Roma». Lo afferma Luisa Regimenti, eurodeputata e responsabile Sanità della Lega nel Lazio. «La Capitale – osserva – che si circoli a piedi o in auto, sta diventando sempre più rischiosa, perché le strade sono buie e le insidie non mancano, tra buche, alberi pericolanti, radici che fuoriescono dal manto stradale, segnaletica orizzontale e verticale spesso invisibile. Di notte, molti incroci sono poco illuminati. Anche per questo, l’incapacità gestionale del sindaco Raggi rischia di trasformare Roma in un costo sociale e sanitario inaccettabile».

di: Desiree Ragazzi @ 16:11


Gen 17 2020

Firenze senza legge, sinistra travolta da “parcheggiopoli”: 10 euro al giorno da ogni abusivo. Lo denuncia FdI

Firenze sta diventando, da tempo, una vera terra senza legge. Lo denuncia Alessandro Draghi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia fiorentino. “Parcheggiopoli? Lo scandalo non è solo in Sas…”, dice Draghi, che aggiunge altro. “Nardella non prende lezioni di legalità? bene ma sappia che a Firenze purtroppo non tutti i cittadini erano uguali di fronte alle multe”. E spiega: “Lui è del Pd e non si tocca”. Così appare dalle intercettazioni, spiega il consigliere di Fratelli d’Italia, che aggiunge: “Che la paghi a fare la multa? Te la levo io!”. Lo si può ascoltare ancora dalle intercettazioni telefoniche.[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”]

Firenze, il problema è politico

Draghi poi dichiara: “A questo punto le dimissioni del direttore di Sas non bastano, il problema è politico. Dalle indagini emerge che coinvolti siano anche altri dipendenti del comune di Firenze e alcuni segretari. Qui non si tratta solo di parcheggiatori abusivi. Gli abusivi sono organizzati da una “associazione” messa su ad arte da alcuni dipendenti comunali per trarre profitto, come riportato dalla stampa. Il profitto nasce dalla pretesa di 10 euro al giorno da ciascun parcheggiatore abusivo e di parcheggio gratuito per parenti ed amici”. Aggiunge Draghi: “Ma si tratta di ben altro”.

Malcostume troppo a lungo tollerato

E spiega: “Levare le multe a chi non avrebbe diritto è un comportamento che rientra in quel malcostume troppo a lungo tollerato. A questo malvezzo la politica dovrebbe porre rimedio con estrema severità, e non solo per avere incrinato il rapporto di fiducia tra amministratori ed amministrati. Ma soprattutto per avere discriminato ancora una volta i cittadini, favorendo i soliti “amici e parenti” a discapito dei cittadini onesti che non tengono “santi in paradiso”. Chi ha levato le multe senza ragione, non solo ha abusato del proprio potere nello svolgimento di un servizio pubblico, ma ha contribuito a produrre un danno alla Pubblica Amministrazione per mancato introito delle multe, senza motivo, se dovute”, conclude Draghi.[/premium]

di: Antonio Pannullo @ 15:58


Gen 17 2020

Nuova figuraccia del renziano Librandi. Le minacce ai finanzieri: “Siete morti, leghisti di merda”

Il renziano intoccabile che insulta Fiamme Gialle e leghisti. Finisce nella bufera il deputato di Italia Viva, Gianfranco Librandi, che ha donato 800 mila euro alla fondazione Open. Stando alle ricostrizioni dell‘Espresso lo scorso 24 luglio avrebbe minacciato alcuni finanzieri che erano entrati nella sua azienda per una normale verifica fiscale. Un’ispezione presso la sua società Tci Telecomunicazioni, azienda elettronica da oltre 200 milioni di fatturato l’anno. I finanzieri, come ricostruito dal settimanale nel numero in  edicola domenica, si presentano nelle sedi di Saronno e Roma. Ma al loro arrivo vengono insultati e minacciati dal parlamentare. «Io lavoro, non come voi che non fate un cazzo dalla mattina alla sera. Chiamo il prefetto e vi faccio sbattere fuori», dice Librandi ai militari. Poi insulta chi comandava l’operazione, chiamandolo “leghista di merda”.

Gli insulti di Librandi ai finanzieri: siete morti

Ma non basta. Dopo essersi definito un “intoccabile”, il parlamentare renziano (all’epoca nel Pd) dice a uno dei finanziari che non avrebbe avuto la pensione. Poi saluta i militari con una minaccia senza appello. “Siete morti”. Tutto nero su bianco nelle relazioni  della Guardia di Finanza sull’ispezione di luglio. Dove vengono annotate le parole pronunciate dal parlamentare, citate da l’Espresso, Scoppia la bomba. Ma per Librandi, neanche a dirlo, è tutto falso.

«Mi ricordo benissimo la visita della Guarda di Finanza», dice intervistato dall’Adnkronos. «Ma  questa storia dei “leghisti di m…” non esiste proprio. È  tutta fantasia. E ovviamente agirò in giudizio perché questa è diffamazione».

La relazione scritta sull’ispezione fiscale

Eppure la relazione è circostanziata e puntuale. Nel verbale si ricostruiscono le reazioni durissime del parlamentare di Italia Viva. Sia telefonicamente che di persona. «Inveiva contro i verbalizzanti asserendo che non avrebbe fornito il proprio documento richiesto per l’identificazione, che il tenente Cerra probabilmente a causa delle operazioni in corso non avrebbe percepito la pensione. Che gli operanti avrebbero potuto considerare finita la propria carriera professionale pronunciando le parole “siete morti”. Al tentativo di spiegare i motivi dell’intervento, Librandi avrebbe interrotto dicendo: «Il maggiore Pirrazzo sarà un leghista di merda». E poi, «Fuori, andate via, aria! Fuori da casa mia!».

I finanziamenti alla fondazione Open

Il settimanale ricorda che Librandi è finito al centro delle cronache nelle scorse settimane, dopo che l’Espresso ha rivelato che risulta tra i maggiori finanziatori della fondazione Open, l’ente renziano su cui indaga la procura di Firenze. È atata Bankitalia a inviare una segnalazione tra febbraio 2017 e giugno 2018 sugli 800mila euro di donazioni verso l’organismo guidato da Alberto Bianchi.  I bonifici, scrive ancora il settimanale, erano emessi proprio tramite l’azienda di Librandi, la Tci, al centro della verifica fiscale. La finanza di Varese sta appunto indagando su una serie di anomalie che riguardano l’impresa. In particolare, l’indagine, scrive l’Espresso, riguarda alcune operazioni legate al rientro di capitali dalla Svizzera

di: Gloria Sabatini @ 15:41


Gen 17 2020

Il 3-4 febbraio in Italia il principale evento al mondo sulla nazione e il conservatorismo

Lunedì 3 febbraio dalle ore 19 e martedì 4 febbraio dalle ore 9 alle ore 18 al Grand Hotel Plaza in Via del Corso 126 a Roma, si terrà la “National Conservatism Conference“, un importante evento che segue la conferenza organizzata (www.nationalconservatism.org) a Washington lo scorso luglio alla presenza dei più importanti politici, intellettuali, giornalisti americani tra cui John Bolton, Tucker Carlson, Peter Thiel.
L’evento, ideato dalla Edmund Burke Foundation (Stati Uniti), arriva in Europa per la seconda edizione che si terrà a Roma e ha come partner italiano il movimento di idee Nazione Futura presieduto da Francesco Giubilei che sarà uno dei pochi italiani a intervenire insieme a Marco Gervasoni e Maria Giovanna Maglie. Le altre realtà promotrici sono Bow Group (Regno Unito), Danube Institute (Ungheria), Guerini e Associati (Italia), International Reagan Thatcher Society (Stati Uniti), The Herzl Institute (Israele).
Tra i partecipanti alla conferenza ci sarà il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, il presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo Ryszard Legutko, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia MeloniMarion Maréchal, l’intellettuale conservatore inglese Douglas Murray, il leader della Lega Matteo Salvini, il presidente dell’American Enterprise Institute e già stretto collaboratore di Reagan Christopher DeMuth, l’autore del caso editoriale internazionale “Le virtù del nazionalismo” Yoram Hazony (che verrà presentato durante l’evento), l’ambasciatore Anna Maria Anders.
«L’organizzazione di un evento internazionale come la conferenza National Conservatism – dichiara Giubilei – rappresenta un riconoscimento importantissimo per Nazione Futura che è l’unica realtà organizzatrice per l’Italia e si conferma la più importante associazione metapolitica e culturale conservatrice del nostro paese. Ospitare a Roma un evento come la ‘National Conservatism Conference‘, significa metterci al centro del dibattito mondiale sul ruolo della nazione e il fatto che sia stata scelta l’Italia come seconda nazione al mondo dopo l’evento di quest’estate a Washington e come prima in Europa, ci sprona a continuare la nostra attività di diffusione del pensiero conservatore».
Il titolo della conferenza sarà “Dio, onore, nazione: il presidente Ronald Reagan, papa Giovanni Paolo II e la libertà delle nazioni: una conferenza sul national conservatorism”.
Oggi tutti sanno che l’Europa è a un bivio. L’ascesa del nazionalismo in Europa, negli Stati Uniti e in tutto il mondo democratico, è vista da molti come una minaccia all’ordine liberale postbellico. Ma altri considerano la rinnovata enfasi sul patriottismo e la libertà delle nazioni come una continuazione delle migliori tradizioni politiche del secolo scorso. Quindi il nuovo conservatorismo nazionale è una minaccia o, al contrario, è una virtù?
La conferenza internazionale a Roma cercherà di rispondere a questa domanda. È l’anno del centenario della nascita di Giovanni Paolo II e si partirà ricordando la storica alleanza tra un presidente americano e un papa polacco che sconfisse il comunismo e riuscì a ristabilire l’indipendenza nazionale, l’autodeterminazione e la libertà religiosa nell’Europa orientale dopo il 1989.
Si parlerà poi dei nostri giorni, esaminando il destino dell’indipendenza nazionale, dell’autodeterminazione e della libertà religiosa sotto il dominio dell’Unione europea. In particolare cercando di rispondere alla domanda: la libertà delle nazioni promessa una generazione fa è ancora desiderabile ai nostri giorni? E se lo è, cosa bisogna fare per raggiungerla?

Dettagli organizzativi:

Martedì 4 febbraio dalle ore 9 alle 18
Grand Hotel Plaza in Via del Corso 126, Roma
-La conferenza sarà in inglese
-Le porte sono aperte alle 8:30
-Il programma verrà eseguito dalle 9:00 alle 18:00
-Un biglietto di ingresso generale gratuito garantisce l’accesso alla conferenza
-Un pranzo a buffet è disponibile al costo di 20 euro
Per iscriversi:
https://www.eventbrite.com/e/god-honor-country-national-conservatism-conference-tickets-86695694155

di: Luca Maurelli @ 15:34


Gen 17 2020

Processo a Salvini, si vota lunedì. Al Senato sinistra all’attacco della presidente Casellati

Sul processo a Matteo Salvini si vota lunedì. La Giunta per le immunità del Senato voterà il 20 gennaio l’autorizzazione a procedere sul caso Gregoretti. L’ha deciso la Giunta per il regolamento, approvando l’ordine del giorno del centrodestra per un verdetto il 20, nonostante scadano oggi i giorni perentori.

Sinistra all’attacco della Casellati su Salvini

Determinante il voto della presidente del Senato Elisabetta Casellati, che si è espressa a favore. Nella Giunta, reintegrata di due senatori di maggioranza, le due parti sono 6 a 6, esclusa la presidente. «Alla fine ha gettato la maschera: ha votato insieme alla destra per convocare una Giunta illegale, contro il regolamento e contro il buon senso. È un fatto molto grave. Da oggi non è più considerabile una carica imparziale dello Stato, ma donna di parte», attacca il capogruppo dem, Andrea Marcucci. Casellati, aggiunge la senatrice del M5s Alessandra Maiorino, «con il suo voto con le opposizioni smette di essere arbitro e indossa la maglia di una delle squadre in campo». Se invece si fosse astenuta, facendo passare la posizione della maggioranza, l’avrebbero applaudita.

L’ex presidente Schifani concorda con lei

Da parte sua, Casellati ha chiarito di essersi espressa «solo ed esclusivamente per contemperare diverse previsioni del regolamento altrimenti confliggenti tra loro (artt. 29 e 135 bis)», al fine di «garantire la mera funzionalità degli organi del Senato», si legge in una nota di Palazzo Madama. «Io avrei fatto lo stesso e avrei votato», ha detto Renato Schifani (FI), ex presidente del Senato.

di: Francesco Storace @ 15:08


Gen 17 2020

Con il nuovo governo è di moda il migrante-boomerang: espulso da Salvini, torna con la sinistra

Era già stato espulso due anni fa, ma Mehdi Rahmouni, 30 anni, marocchino, mercoledì scorso è sbarcato a Messina insieme ad altri 121 migranti. Erano stati soccorsi nei giorni scorsi in acque internazionali dalla Open Arms e condotti nella città dello Stretto. Ad attenderli al molo Norimberga c’erano, tra gli altri, anche gli investigatori della Squadra mobile. Al termine delle operazioni di sbarco, hanno fatto scattare le manette ai polsi del 30enne per reingresso illegale sul territorio nazionale del migrante marocchino.

Il migrante clandestino che torna

Dagli accertamenti, infatti, è emerso che il cittadino marocchino era stato raggiunto, a gennaio 2018, da un decreto di espulsione con divieto di reingresso per un periodo di 5 anni. Erano i tempi di Matteo Salvini ministro degli Interni nel neonatogoverno giallo-verde. Dopo le formalità di rito, il trentenne è stato condotto nelle camere di sicurezza della Questura di Messina a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La nave umanitaria Open Arms con a bordo 122 migranti era arrivata ieri al molo Norimberga di Messina, dove ad accoglierla c’erano medici dell’Asp, volontari, Croce rossa e forze dell’ordine. Gli stranieri erano stati trasferiti al centro di prima accoglienza: tra loro due donne in gravidanza e tre famiglie con bambini. I migranti, di origine subsahariana, erano stati salvati nel corso di due diversi interventi nel mar Mediterraneo. Tra loro, anche il clandestino già espulso.

Il commento amaro di Salvini

Una vicenda che viene immediatamente commentata da Matteo Salvini. «A Messina è sbarcato un marocchino già espulso due anni fa. È stato arrestato: grazie alle Forze dell’Ordine. Chissà quanti altri galantuomini saranno arrivati in Italia grazie ai porti aperti. A metà gennaio siamo già a quota 678 sbarchi contro i 202 registrati in tutto gennaio 2019. Il governo Conte-Pd-5Stelle-Renzi fa sempre peggio: non vediamo l’ora di votare per mandarli a casa».

di: Luca Maurelli @ 14:46


Gen 17 2020

L’odio di Virginia Raggi contro gli urtisti: li caccia dalla piazze. Ma gli immigrati con le loro cianfrusaglie restano

Virginia Raggi caccia gli urtisti dalle piazze. Presi di petto in maniera incredibile, gli ambulanti che vendono oggetti legati alla religione cattolica da tempo immemorabile, mostrano una pazienza infinita. La sindaca li sgombera dalle piazze del centro dove invece restano i clandestini che vendono abusivamente le loro cianfrusaglie. È quanto denuncia 7Colli sulla sua pagina Facebook.  «L’antica categoria – per la massima parte appartengono alla comunità ebraica – sembra essere vista come nemica dall’amministrazione del Campidoglio. Ed è costretta a proteste continue. Ieri, qualcosa è apparso maturare in una “trattativa” davvero complicata con il Comune di Roma.

La tregua degli urtisti

«Abbiamo deciso di sospendere la protesta fino a lunedì per dare un segnale di buona volontà alla cittadinanza, alle forze dell’ordine e all’amministrazione». A dirlo, Angelo Pavoncello, vicepresidente Ana Associazione nazionale ambulanti, e Giovanni Di Veroli, copresidente degli urtisti A1, alla fine del presidio della categoria al Pantheon. Dopo giorni di protesta contro le delocalizzazioni, gli urtisti hanno dunque deciso di interrompere la protesta civile, almeno fino a lunedì.

L’ultimatum

La posizione è arrivata dopo la comunicazione degli uffici capitolini. «Il direttore del dipartimento Attività produttive – dicono a 7 Colli – ha detto che è stato sospeso a data da destinarsi lo spostamento delle postazioni degli ambulanti in rotazione di via Ferrari e piazza Vittorio. Era una nostra richiesta accolta dal Campidoglio sulla base delle incongruenze che abbiamo riscontrato. Per questo vogliamo dare un segnale anche noi e ci fermiamo fino a lunedì perché intravediamo la volontà dell’amministrazione di andare a fondo nella verifica degli atti, sperando che lo facciano anche sugli urtisti. Per buonsenso, sospendiamo dunque l’ultimatum di 48 ore, sperando che accada qualcosa e, se non sarà così, riprenderemo le proteste».

“Urtista”, l’origine del nome

Il nome deriva da quel piccolo urto che con la cassetta piena di santi, papi, madonne e rosari portata al collo con una cinghia di tela, davano ai pellegrini di piazza San Pietro per attrarre la loro attenzione.

di: Desiree Ragazzi @ 14:38


Gen 17 2020

Grande pena per il genitore zero della Borgonzoni. Schifo per la sinistra che fa sciacallaggio

Fa davvero pena questa sinistra che si attacca alle stupidaggini di papà Borgonzoni. E’ immiserita dal punto di vista etico, morale. Per carità, un padre che punta a fare male alla figlia impegnata nella battaglia per la presidenza della regione Emilia Romagna è davvero un pessimo esempio. Roba da nascondersi per la vita.

La sinistra che specula è peggio di lui

Ma è la sinistra che lo trasforma in eroe che deve far riflettere chi ha un minimo di buonsenso. Vagheggiavano di genitore 1 e genitore 2 adesso esaltano genitore zero. Sui social si legge la frase più stupida: “Neanche suo padre la vota”. E che ne sapete dei rapporti familiari, sciacalli che non siete altro? E lui, quello che si fa intervistare come “padre”  e dice che ha le prove che parla con la figlia. Noi abbiamo le prove che lei è uno svergognato, caro signore. Perché ci sta che in famiglia si possa non andare più d’accordo, ma è roba davvero schifosa prestarsi a strumentalizzazioni politiche come quelle a cui assistiamo attonite.

Persino quel Mattia Santori, il cicisbeo che sarebbe a capo delle Sardine, insegue Borgonzoni senior per farsi selfie con lui (vedi foto), illudendosi con questi espedienti di avvantaggiare il presidente uscente, anzi in uscita, Bonaccini.

Il 27 gennaio butteranno via il padre della Borgonzoni

E’ una politica orrenda. Candidatelo a capo della sinistra senza leader, questo anziano signore che deve aver perso il lume della ragione. Non sa, poverino, che dal 27 gennaio sarà gettato a mare da Bonaccini e compagnia dopo essere stato usato da loro. Succede a tutti i servi sciocchi della compagnia che dal Pci è arrivata al Pd…

E quanto ha ragione Pietrangelo Buttafuoco nel suo tweet: “È legittimo votare Bonaccini, ci mancherebbe, ma la ricerca di visibilità di Borgonzoni padre nel suo prendere distanze dalla figlia non è autonomia di pensiero ma solo voglia di sfregiarla”. Con tanto di risposta da applausi da parte di un suo follower. Quel “padre” è solo un “concentrato di miseria umana che sfocia in vomitevole ripicca”. Nulla da aggiungere.

di: Francesco Storace @ 12:41


Gen 17 2020

La Cassazione si schiera con Carola Rackete (e con la sinistra): «Non andava arrestata»

Un altro verdetto che sa di “politica”, dopo quello della Consulta di ieri sul referendum leghista. È stato respinto dalla Cassazione il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza che lo scorso 2 luglio ha rimesso in libertà Carola Rackete, la comandante della nave Sea watch3. La nave delle Ong approdata a Lampedusa forzando il blocco.  La donna, a  fine giugno, era entrata nel porto di Lampedusa nonostante il divieto della Guardia di Finanza. La terza sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l’arresto. Escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, che era stato contestato a Rackete.

«Non conosciamo ancora le motivazioni ma adesso sappiamo con certezza che avevamo ragione noi. Carola Rackete non andava arrestata», ha detto all’Adnkronos l’avvocato Leonardo Marino, legale della comandante tedesca.

«Vedremo adesso se la Procura di Agrigento darà seguito a questa pronuncia della Cassazione – prosegue – o se andrà avanti su questa sua tesi. Che riteniamo folle. Arrestata perché aveva salvato vite umane». E poi aggiunge: «In quel periodo ricordo una particolare tensione politica. E adesso siamo felici per l’esito di questa vicenda. I giudici della Cassazione hanno dato ragione a noi».

Carola Rackete, simbolo della sinistra “porte aperte”

La Rackete, il 29 giugno dello scorso anno,  a bordo della Sea Watch 3 Carola Rackete non aveva rispettato il divieto di ingresso del governo italiano nel porto di Lampedusa. Il braccio di ferro con Salvini finì con il fermo della capitana, poi “eletta” simbolo della sinistra che apre le porte dei porti a tutti. Il 2 luglio fu rilasciata dal Gip Alessandra Vella.

Nell’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Agrigento aveva revocato gli arresti domiciliari ed era venuta meno anche l’esigenza di carcerazione preventiva per l’accusa di resistenza e violenza a nave da guerra (art. 1100 del Codice della navigazione). Resta in piedi l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Reato disciplinato dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione), modificato più volte negli ultimi anni, da ultimo con il decreto sicurezza bis – del quale Rackete dovrà rispondere davanti al Tribunale di Agrigento.

 

di: Luca Maurelli @ 12:31


Gen 17 2020

Sgarbi si “mangia” la Sardina: «Sostenete la sinistra ma che volete, che roba siete?» (video)

Vittorio Sgarbi all’attacco delle Sardine. Davanti a lui, a “Piazza Pulita”, un esponente del movimento, visibilmente impacciato. «Le sardine sono dichiaratamente un movimento per la sinistra. Sono in soccorso di un partito che non c’è più e hanno avuto consenso». Sgarbi, ospite di Corrado Formigli su La7, accusa il movimento nato a Bologna di essere solo il contraltare dei cosiddetti Pinguini che sostengono la destra.

La Sardina e l’attacco di Sgarbi

“Mi sono simpatiche ma se vai a leggere il loro unico obiettivo è l’odio per Salvini. Mentre dici che non vuoi odiare odi lui».
E incalza la Sardina Donnoli: «Non puoi parlare per un partito di sardine. Io penso a Gramsci, a Gobetti, a Einaudi, De Gasperi. Qual è l’idea delle sardine? Vuoi darmi una visione? Oppure “siamo buoni, delicati, siamo sardine mangiamo gli anolini”. Che roba è? Qual è la sua identità ideologica, a cosa pensa, quali sono i suoi riferimenti? Io i miei li conosco». La risposta di Donnoli è di una banalità impressionante: «Nell’attualità riferimento per me è, per esempio, Liliana Segre». Eccola, ancora una volta, la longa manus sul simbolo della Shoa. Come se fare politica si potesse risolvere nel sostenere la causa anti-nazista. Come se non bastasse chi, a sinistra, ha cercato di strumentalizzarla.

di: Luca Maurelli @ 11:03


Gen 17 2020

Renzi minaccia Zingaretti: «Io in aiuto di Salvini? Spero che Nicola non l’abbia detto»

Picconate alla maggioranza, fuoco amico, si fa per dire, sul Pd. Matteo Renzi, all’indomani dello “strappo” tra giallo-verdi e Iv sulla riforma della prescrizione, passa al contrattacco. E respinge al mittente, Nicola Zingaretti, le accuse di “collaborazionismo” con la destra. Il suo primo pensiero, però, è picconare i grillini: «Dare lavoro alla gente, non il reddito di cittadinanza, questa è la nostra proposta.»

Matteo Renzi, intervistato da Radio Capital, parla anche di immigrazione. «I decreti sicurezza? Il peggiore non è il numero due, ma l’uno, dove si è messo in crisi il sistema di integrazione. Tagliando i fondi ai comuni e a Sprar, quelli per insegnare l’italiano, per integrarsi», sottolinea Renzi. «È importante modificare i decreti – scandisce – l’elemento da introdurre è il problema immigrazione complessivo. Se noi consentiamo alla Turchia di divenire partner fondamentale in Libia, facciamo un autogol gigantesco, per Eni ma anche per il dossier Mediterraneo». Poi il punto nodale, le accuse rivoltegli dal Pd. «Noi diamo una mano a Salvini? Ma dai, spero che Nicola non abbia detto queste cose»,  dice poi Renzi. Con aria vagamente minacciosa. «Mi sento costantemente con Bonaccini, la cui lista farà un bel risultato. Bonaccini è l’emblema del governo. A differenza di Emiliano in Puglia, che è l’emblema del cattivo governo», aggiunge l’ex premier.

Zingaretti si consola con i sondaggi

«Bene la tendenza nei sondaggi: il Pd è forza viva e centrale della democrazia italiana. Tutte e tutti al lavoro al Governo e nelle città con le persone per cambiare l’Italia e fermare le destre». Lo scrive il segretario del Pd su Twitter. Senza replicare a Renzi, ma incassando i consigli del suo predecessore, Pier Luigi Bersani. Molto meno ottimista di Zingaretti. «In tutto il mondo la sinistra è attardatissima sulle sue antiche parole d’ordine. In Italia ancora di più. Ecco perché è l’ora di una cosa nuova. Da  questa situazione di crisi la sinistra non uscirà con i vecchi attrezzi.

Ed ancora, proclami e promesse. «Sento spesso pronunciare questa parola: ricomposizione. Lo dico chiaro, non è questo il problema – dice poi l’ex segretario del Pd – . Non servirebbe, non è sufficiente appunto rimettere insieme i vecchi attrezzi. Quando il Pd parla di allargarsi, aprirsi, rifondarsi, dico che è meglio di niente. Ma è diverso dal dire, come invece dovremmo: serve una cosa nuova, una sinistra dei tempi nuovi». «Noi – assicura – siamo pronti. Zingaretti ha capito una cosa fondamentale: non possiamo stare fermi sulle gambe, qualcosa bisogna
che c’inventiamo. Con l’attuale assetto dei partiti non si incrociano le nuove sensibilità. Sennò non ci sarebbe bisogno delle Sardine».

 

di: Luca Maurelli @ 10:34


Gen 17 2020

La consulta (giallorossa) impone la restaurazione per via elettorale

Non è il popolo a decidere chi deve governare, in Italia è la Corte Costituzionale a stabilire chi deve comandare: sul referendum elettorale siamo alla restaurazione.

Si resta allibiti per quello che sta succedendo nel nostro Paese. La Consulta (giallorossa) conferma la strada che si segue, gravemente, in ogni Palazzo. Gli elettori devono restarsene a casa.

Per la Consulta il popolo non deve contare mai

E’ vietato scomodare gli italiani per recarsi alle urne a scegliere finalmente da chi essere guidati. E non possono nemmeno andare ai seggi per decidere sul referendum elettorale, come pure è accaduto altre volte. No, sei popolo e devi tacere. Non devi contare nulla. Io so’ io…

di: Francesco Storace @ 06:00


Gen 16 2020

Referendum, Meloni: «Bocciatura politica. Ora serve una proposta unitaria del centrodestra»

L’inammissibilità del referendum sulla legge elettorale stabilita dalla Consulta è duramente criticata da Giorgia Meloni. “La bocciatura del referendum per il maggioritario – afferma in una nota la leader di FdI- era prevedibile”. E questo  “sia per l’aspetto politico non gradito alla sinistra e quindi sgradito alla maggioranza della Consulta, sia per la natura tecnica del quesito a nostro avviso corretto, ma obiettivamente al limite del consentito”. “Ottima l’intenzione ma quasi inevitabile l’esito tecnico-politico. Il centrodestra deve rilanciare subito con una proposta unitaria che dica no al tentativo dei rossi-gialli di farci tornare col proporzionale agli anni della Prima Repubblica. Quando, alla faccia dei cittadini, decidevano tutto i partiti che allora avevano almeno uomini, regole e strutture oggi assenti. Occorre una legge con ampia quota maggioritaria che assegni alla coalizione vincente la certezza di poter governare. Il modello potrebbe essere il Mattarellum. Ma, se si volesse fare subito e bene, basterebbe aggiungere alla normativa vigente un premio di maggioranza di entità e caratteristiche già considerate ammissibili dalla Corte Costituzionale per offrire agli italiani la certezza di avere la sera stessa delle elezioni, una maggioranza coesa scelta da loro”.

La decisione della Consulta sul referendum è criticata da tutto il centrodestra. Oltre che dalla Lega (di cui riferiamo in un altro articolo) anche da Forza Italia. ‘La Corte Costituzionale continua a sfornare decisioni politiche, il diritto cede il passo alla restaurazione della sinistra, inquietante conferma #referendum”. Lo scrive in un Maurizio Gasparri. La necessità che il centrodestra faccia fronte comune contro il ritorno al passato è affermata anche da Anna Maria Bernini. “Dopo la bocciatura del referendum sul maggioritario all’inglese, il centrodestra deve proporre al più presto una proposta unitaria in grado di tutelare il principio della rappresentanza, ma anche di garantire la governabilità che è il presupposto basilare per garantire il funzionamento della democrazia”. Lo dichiara Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia.

di: Aldo Di Lello @ 19:27


Gen 16 2020

FdI, l’ultima vergogna del governo: sì ai fondi per l’accoglienza. Stop a quelli per italiani in Libia e Venezuela

L’ultima vergogna del governo? Quella contenuta nel decreto Milleproroghe, dove, a conferma di quelle che sono le priorità dell’esecutivo giallo-rosso che, dal un lato conferma i fondi destinati all’accoglienza. E dall’altro, sceglie scandalosamente di abrogare i contributi da destinare agli italiani e alle società italiane duramente colpite dalla crisi libica (del 2011). Come dalla crisi venezuelana del 2013. Ma Fratelli d’Italia non ci sta. E attraverso le dichiarazioni di Andrea Del Mastro, deputato di FdI e capogruppo del partito in commissione Esteri, esprime tutto il suo dissenso. E la sua indignazione.

Milleproroghe, FdI: scandaloso abrogare i contributi agli italiani in Libia e Venezuela

Non usa mezzi termini, il parlamentare di FdI andrea Del Mastro, per contestare e denunciare quanto autorizzato dall’esecutivo a tradizione PD-5S e contenuto nel decreto legge del Consiglio dei ministri più bersagliato delle ultime ore: il Milleproroghe. «È scandaloso, ignobile e vergognoso che il governo giallo-rosso, nel Milleproroghe, voglia abrogare il fondo per la concessione di contributi a italiani e società italiane a compensazione per le perdite subite nelle crisi libica del 2011 e venezuelana del 2013. Un fondo – sottolinea Del Mastro – destinato a italiani e società italiane viene cancellato mentre i fondi per l’accoglienza rimangono intaccati».

«Il governo si assesta sulla posizione indecente: ultimi gli italiani!»…

Una scelta indifendibile, quella che il Conte bis ha ribadito nel Milleproroghe, in base alla quale, a detta dell’esponente FdI Del Mastro, «ancora una volta il governo si assesta sulla posizione indecente: ultimi gli italiani! Le indicibili sofferenze di nostri connazionali e la brutale privazione di ogni loro avere e diritto nella crisi libica e da parte del dittatore comunista Maduro in Venezuela non sono meritevoli di tutela da parte di un governo che accoglie chiunque, purché non sia italiano». Un principio che indigna Fratelli d’Italia. Ma che l’esecutivo in carica ha appena finito di ribadire nel decreto Milleproroghe

di: Priscilla Del Ninno @ 18:54


Gen 16 2020

Prescrizione, Renzi avverte il governo: «Pronti a votare il testo Costa anche in aula»

Maggioranza senza pace. Anche sul tema prescrizione contenuto nel testo Bonafede. Matteo Renzi non ci sta a derubricare a episodio minore il voto favorevole dei suoi in commissione Giustizia all’emendamento soppressivo del forzista Costa e rincara la dose. Il leader di Italia Viva non ci gira troppo intorno e avverte: «Noi tra una legge del governo Renzi e uno del governo Salvini stiamo dalla parte della nostra storia». E da Radio1 risponde «assolutamente sì» alla domanda se Iv è pronta a replicare il voto in aula. Il vero obiettivo della sortita dell’ex-premier non è Bonafede ma il Pd. La legge cui si è riferito porta infatti il nome dell’ex-ministro Orlando. Il suo è solo un modo per inchiodare il suo vecchio partito alle sue nuove contraddizioni. E, di conseguenza, presentarsi come l’unico della maggioranza indisponibile a sacrificare in nome della poltrona le esigenze di riforme compatibili con uno Stato di diritto.

I penalisti: «La nuova prescrizione è un cavallo di Troia»

Tanto più che sa benissimo che sul tema della prescrizione vi sono orecchie ben drizzate. Gli avvocati penalisti, ad esempio, che contro il testo Bonafede hanno già più volte scioperato. «La prescrizione è un cavallo di Troia», è l’analisi di Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle camere penali. Una volta approvato, a suo giudiziali governo «interverrà limitando le impugnazioni, riducendo il diritto di appello». Insomma,«la partita va oltre la prescrizione, siamo alla resa dei conti. Qui ci stiamo giocando davvero l’assetto costituzionale del processo penale».

L’accusa di Nordio: «Governo disonorevole»

Ancora più duro il magistrato Carlo Nordio, secondo il quale la modifica delle norme sulla prescrizione segna «l’inizio della fine della civiltà giuridica». Il testo Bonafede, ha continuato, «è innegabilmente incostituzionale perché infrange il principio della ragionevole durata del processo». Il suo intervento, nel corso di un seminario organizzato da Forza Italia, è un motivato attacco alle forze di maggioranza. Ha infatti definito «una balla colossale» la promessa dell’esecutivo di legare la nuova legge sulla prescrizione alla velocizzazione del processo. «Il governo – ha concluso il magistrato – si è comportato in modo disonorevole perché aveva promesso, mentendo, che avrebbe fatto entrare in vigore, simultaneamente, le modifiche alla prescrizione e il nuovo processo penale».

 

 

di: Mario Landolfi @ 18:52


Gen 16 2020

Legge elettorale, la Consulta boccia il referendum. Salvini: «Vergogna»

“Inammissibile”: è questo il giudizio della corte costituzionale sul referendum elettorale proposto da otto Regioni – tutte a guida centrodestra – che avrebbe avuto l’effetto di annullare la parte proporzionale della legge elettorale, trasformandolo di fatto in un sistema maggioritario ‘puro’. Per i giudici della Consulta, il quesito proposto era “eccessivamente manipolativo”. In una nota informativa, che precede il deposito della sentenza, prevista per il 10 febbraio, la Corte Costituzionale, spiega che “la richiesta è stata dichiarata inammissibile, per l’assorbente ragione della eccessiva manipolatività del quesito referendario, nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito la autoapplicatività della normativa di risulta”.

Lapidario il commento del leader della Lega, Matteo Salvini. “Bocciaura vergognosa. Il vecchio sistema si difende”. Amaro e irato anche il commento di  Roberto Calderoli, cui si deve l’idea dell’iniziativa referendaria. «C0sì si torna alla prima repubblica».

di: Aldo Di Lello @ 18:26


Gen 16 2020

Ivano Marescotti s’arruola nell’esercito rosso di “odi-attori” militanti. E insulta Salvini: “Razzista, bullo e cialtrone”

Ivano Marescotti è un bravo attore. Forse per questo, pur appartenendo alla schiera degli indefessi anti-Salvini, e all’intellighenzia cinematografica dal blasone rigorosamente dem, per il Checco Zalone di Cado dalle nubi, è riuscito a calarsi persino nei panni di un esponente leghista duro e puro. Certo interpretato più come una caricatura che come un ritratto… Esattamente come oggi arriva a indossare con disinvoltura e convinzione la casacca logora dell’odiatore militante di sinistra. Quello che quando prende di mira un nemico, riesce a mirare alla pancia dei suoi detrattori e al cuore dei suoi sostenitori. E allora, missione compiuta per l’attore romagnolo: anche Marescotti si arruola nell’esercito di attivisti dell’astio politico. Nella pletora di odiatori rossi, pronti a sferrare a suon di insulti, bordate contro il nemico di turno. In questo caso, ancora Salvini e la Lega. E, pur di recuperare in corso d’opera. Arrivando ben ultimo al momento, l’attore romagnolo attacca il leader del Carroccio e ne spara a profusione: «Razzista e xenofobo, se vince è pericoloso».

Marescotti choc: insulti e post al vetriolo contro Salvini e la Lega

L’originalità delle invettive è dubbia, ma in quanto a veemenza negli insulti… Del resto, ultimamente i dem dimostrano di saper e voler usare più la clava dell’aggressività verbale che il fioretto della polemica politica. Dunque, non si sottrae al confronto il buon Marescotti che, protagonista non proprio unico sulla scena social, si aggiudica l’attenzione di follower e amici di cordata con l’ultima sparata contro Salvini e la Lega. Puntualmente ripresa dal sito de Il Giornale. E sul suo profilo Facebook pubblica un video con cui lancia il suo appello agli elettori chiamati alle urne in Emilia romagna il prossimo 26 gennaio. «Andate a votare perché questa volta c’è il rischio che vinca la Lega di Salvini, con la Borgonzoni che potrebbe diventare la presidente della Regione. Voi ve lo immaginate? Io no. Non è che bisogna votare per il meno peggio: bisogna votare contro la cosa peggiore che possa capitare». Poi, scomodando il solito spettro del pericolo fascio-leghista, Marescotti aggiunge pure: «Rischiamo di essere governati dai leghisti, uno dei peggiori partiti neofascisti, razzisti, xenofobi europei. Quindi, per favore, andate a votare. Poi faremo i conti con Bonaccini». Tanto per non farsi mancare niente…

Poi l’attore rincara la dose anche dai microfoni de “La Zanzara”

Fosse finita qui… Macché: armato di motivazione anti-leghista e di odio anti-salviniano, Marescotti infilza l’affondo social facendo appello a viscere e bile. E ospite dei microfoni del La Zanzara riesce – per quanto possibile – a rincarare la dose di insulti e recriminazioni già “generosamente ” dispensata sul web. «Matteo Salvini è razzista, xenofobo e cialtrone. Noi siamo in una situazione in cui se dovesse vincere un politico come Salvini, sarebbe una cosa abbastanza pericolosa». Poi, in un attimo di resipiscenza sembra stopparsi. Ma alla domanda su cosa ne pensi dell’uomo Salvini prima ancora del politico in campo, risponde: «È meglio che non lo dico, perché altrimenti corro il rischio di essere denunciato. Come dice qualcuno, se fosse in una scuola elementare, Salvini sarebbe considerato un bullo». E giù con altri improperi…

Ma il web non perdona: moltissimi i post di solidarietà a Salvini

Ma il web non perdona. E tra chi s’interroghi su chi sia l’ultimo detrattore social e da quale pulpito parli: «Ma questo chi c**** è?. E un altro ancora: «Un nessuno, sconosciuto, che crede di avere l’essenza della virtù e il placet per offendere senza ritegno. La mania di protagonismo porta le persone fino a qualche momento razionali ad essere ridicole, restringendo la propria credibilità»! C’è anche chi si limita a rilevare che ormai a «questi personaggi» non resta che «sputare veleno ogni secondo». Poi, in difesa di Salvini, qualcun altro entra nel merito e argomenta: «Ma questi signori a caccia di streghe, dichiarano pubblicamente falsità ed insulti contro la Lega sapendo che diverse regioni Italiane sono amministrate (più che decentemente) dalla Lega in modo democratico e liberale, ed i loro cittadini ne sono più che sufficientemente contenti». Infine, a stretto giro arriva anche la replica di Matteo Salvini: «A sinistra rimangono solo insulti e offese. Hanno paura perché sentono che dopo 50 anni la sconfitta è vicina». E su dibattito fiorito e florilegio di sciocchezze, cala la pietra tombale…

 

di: Priscilla Del Ninno @ 16:43


Gen 16 2020

Sud Protagonista entra in FdI. Ronghi: “Meloni è l’unica davvero impegnata per il Mezzogiorno”

“Oggi è una giornata importante per Sud Protagonista che confluisce ufficialmente in Fratelli d’Italia“. Ad annunciarlo, è stata Gabriella Peluso, segretario federale di Sud Protagonista. “Siamo nati per rappresentare il Sud produttivo e delle eccellenze. Con FdI siamo alleati da oltre un anno e insieme abbiamo condiviso varie battaglie. Abbiamo deciso di confluire nel partito guidato dalla Meloni perché le nostre battaglie sono diventate quelle di Fratelli d’Italia”, ha aggiunto Peluso, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. All’incontro hanno partecipato anche il presidente di Sud Protagonista, Salvatore Ronghi, il capogruppo di FdI a Montecitorio, Francesco Lollobrigida, il questore Edmondo Cirielli, il responsabile dell’organizzazione, Giovanni Donzelli, e il responsabile del Dipartimento Mezzogiorno, Marcello Gemmato.

Ronghi: “Per noi è un ritorno a casa”

“FdI è l’unico partito che ha una visione nazionale dell’Italia unita. In altri partiti la questione Sud non è trattata con chiarezza”, ha proseguito Peluso. “Ora – ha aggiunto – sarò dirigente nazionale di FdI e i nostri dirigenti, consiglieri comunali e militanti entreranno a far parte tutti del partito di Giorgia Meloni”. È stato poi Ronghi a chiarire che il passo di oggi è un “ritorno a casa”. “FdI è l’unica forza politica che rappresenta il patriottismo dell’Italia. Oggi anche chi viene a rastrellare voti al Sud, e parlo degli amici della Lega, non porta proposte per lo sviluppo del Meridione. E Giorgia Meloni è l’unica leader che sostiene, come noi, l’idea di un’Italia forte e unita, da Nord a Sud. Con FdI e il centrodestra vincente nelle Regioni e, poi, al governo del Paese, potremo realizzare il nostro progetto di sviluppo del Sud”.

FdI: “Ancora più forza al nostro progetto di sviluppo del Sud”

“Noi abbiamo a cuore il Sud e abbiamo la coerenza storica della sua difesa. Con l’ingresso della comunità politica di Sud Protagonista daremo nuovo slancio al nostro progetto per il Sud e, quindi, per l’Italia”, ha sottolineato Donzelli. Soddisfazione è stata espressa anche da Cirielli, che ha ricordato, tra l’altro, le battaglie condivise con Ronghi ai tempi di Alleanza nazionale. Battaglie quanto mai attuali per FdI. La cornice è quella dell’impegno per la nazione, che non può prescindere dall’impegno per il Sud. “Il nostro obiettivo è ricucire il tessuto nazionale facendo capire che la nostra competizione non è tra Sud e Nord, ma all’estero con un mondo sempre più globalizzato”, ha sottolineato Lollobrigida, ricordando il lungo percorso politico e umano condiviso con Peluso e Ronghi e  “l’alta qualità della proposta e del valore dei dirigenti” di Sud Protagonista.

Le radici comuni e i valori della destra meridionale

“Siamo molto orgogliosi dell’ingresso di Sud Protagonista in Fratelli d’Italia”, ha quindi aggiunto Gemmato, ricordando che le battaglie per il Mezzogiorno, che da sempre vedono in prima linea Sud Protagonista e FdI, “affondano le loro radici nei valori della destra meridionale“. “Ci accomunano fortemente e rappresentano la stella polare del nostro comune percorso politico”, ha proseguito il responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di FdI, ricordando l’impegno del partito “per la fiscalità di vantaggio nel Sud e per modificare i criteri di ripartizione del fondi nazionali per le infrastrutture, per la sanità e per l’istruzione, che oggi sono penalizzanti per il Sud e, quindi, per l’Italia”. “Ripartiremo – ha concluso – dalla mozione per il Sud, già presentata alla Camera da FdI”.

 

di: Annamaria Gravino @ 16:32


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