Giu 19 2019

Migranti, Meloni alza il tiro su Soros e i poteri forti: «Vogliono disperati da sfruttare»

L’immigrazione clandestina e incontrollata non è un fatale prodotto della storia, come vorrebbero farci credere gli ideologi del pensiero unico, né è il frutto dell’afflato umanitario  che pervade Ong e buonisti vari. No, il fenomeno delle migrazioni è mosso da grandi interessi economici e di potere. Dietro questi interessi si intravede la sagoma di Soros. Mira in alto, ai poteri forti globali, Giorgia Meloni, che rilancia sulla sua pagina Fb la denuncia da ella stessa lanciata stamane in una intervista concessa a radio Cusano Campus. «Dobbiamo capire -scrive la leader di FdI-  che dietro questo grande tema dell’immigrazione incontrollata, non c’è il tentativo episodico di persone che sperano di sbarcare in Europa. C’è un movimento organizzato. Ci sono realtà che lavorano per muovere verso l’Europa centinaia di migliaia di africani, pakistani, afghani, perché hanno un disegno: immettere nel mercato europeo centinaia di migliaia di disperati perché questo consente di avere manodopera a basso costo. Non è un caso che a finanziare queste Ong ci sia Soros, la finanza speculativa».

L’idea è quella di “destrutturare” la nostra società per favorire i profitti dei settori più spregiudicati del supercapitalismo e per realizzare una concentrazione di potere che  non ha precedenti nella storia. Nell’intervista a Radio Cusano la leader di FdI ha anche rilevato che le prime vittime di questo fenomeno sono proprio imigranti: «Nella stragrande maggioranza dei casi vengono trascinati in Europa con l’inganno, con promesse di vita che non potranno mai avere, o con riti voodoo come nel caso delle nigeriane che vengono costrette a prostituirsi. Io dico che questo non è umano»

di: Aldo Di Lello @ 19:24


Giu 19 2019

«Pensa solo allo ius soli e ai minori stranieri»: protesta contro l’Autorità per l’infanzia

Frattura all’interno del mondo dei garanti dell’infanzia. Sei responsabili regionali protestano contro le posizioni assunte da Filomena Albano, Autorità nazionale. Come ricostruisce il Giornale, la spaccatura parte da lontano, da quanto a ottobre 2018 ben sedici garanti locali firmarono una lettera contro le decisioni della Albano, magistrato che dal 28 aprile 2016 guida l’Autorità che ha il compito di «assicurare a livello nazionale la piena attuazione e la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti». Tra le posizioni assunte del magistrato, come ricostruisce il Giornale, spiccano quelle in favore della legge sullo sullo ius soli: «Lo ius soli – diceva in occasione della presentazione della Relazione 2016 – rappresenta un passo importante sul piano dell’integrazione delle cosiddette “seconde/terze generazioni” ed è diretta espressione del principio di uguaglianza di bambini e adolescenti sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo».

A chiarire i motivi della frattura è Antonio Marziale, garante calabrese: «In tre anni di Conferenza nazionale dei garanti, Albano si è interessata quasi esclusivamente di minori stranieri non accompagnati, eppure esistono tante altre emergenze e bimbi italiani in gravissimo stato di bisogno – ha spiegato a La Stampa – Sono stanco di assistere a sfilate festaiole. Nel territorio a più alto indice di povertà (con il 90% delle scuole senza decreto di agibilità e una sanità allo stremo) ho portato in Calabria la prima terapia intensiva pediatrica. Incidere sulle decisioni politiche è un obbligo». E ancora: «Ci sono i bambini che prendono colpi di pistola a Napoli, quelli calabresi che spiccano nella classifica italiana della povertà educativa, con il 90% degli istituti senza decreto di agibilità – ha detto a Oggi Sud – Ci sono bambini le cui istanze dei bisogni vengono portate alla luce dai colleghi regionali, invano, perché la Garante nazionale ci convoca in Conferenza nazionale di garanzia sempre meno spesso e quasi sempre con all’ordine del giorno i minori stranieri non accompagnati (l’ultima volta quasi un anno fa) o altri motu proprio e le nostre esigenze possono andare a farsi friggere».

Duro anche il responsabile lombardo, Massimo Pagani: «Filomena Albano, con le sue modalità autoreferenziali, svilisce e sminuisce il nostro ruolo di difensori dei bambini e degli adolescenti sul territorio». Per Jacopo Marzetti, garante del Lazio, «in tre lettere, distanziate pochi giorni l’una dall’altra, abbiamo ricevuto dalla Garante nazionale soltanto inviti a celebrazioni o richieste di dati. Non siamo mai stati chiamati all’ elaborazione di linee guida condivise per far fronte a tutte le emergenze che coinvolgono i nostri minori». Duro anche Ludovico Abbaticchio, responsabile della Puglia: «Non ci si può occupare solo di minori stranieri non accompagnati».

di: Desiree Ragazzi @ 19:00


Giu 19 2019

“Non chiamateli clandestini”: ecco come vogliono che parliamo (in stile Boldrini)

Immigratisfollati, profughi. Ecco un piccolo “glossario” in cui dalla A alla Z viene definito lo status specifico. In perfetto stile Boldrini, perché la parola clandestini è stata cancellata dal politically correct.

Apolide: persona che nessuno Stato considera come cittadino. Clandestino: termine con il quale si indica il migrante irregolare, cioè chi, per qualsiasi ragione entra irregolarmente in un altro Paese. Ma la sinistra ha completamente cancellato dal vocabolario questa parola.

Eco-profugo: colui che è costretto a lasciare il proprio paese per cause ambientali che rendono impossibile (temporaneamente o definitivamente) la permanenza nel luogo di abituale residenza. Extracomunitario: persona non cittadina di uno dei paesi che attualmente compongono l’Unione Europea.  Migrante: termine che indica chi sceglie di lasciare il proprio paese per stabilirsi, temporaneamente o definitivamente, in un altro paese. Tale decisione, ha carattere volontario anche se spesso è indotta da ragioni economiche. Avviene cioè quando una persona cerca in un altro paese un lavoro e migliori condizioni di vita.

Profugo: termine che indica chi lascia il proprio paese a causa di eventi esterni (guerre, invasioni, catastrofi naturali).

Regolari/Irregolari: gli immigrati regolari sono coloro che risiedono in uno Stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità competente. Gli irregolari sono gli immigrati con permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato.

Richiedente Asilo: colui che fugge dal proprio paese e inoltra, in un altro Stato, una domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato. La sua domanda viene poi esaminata dalle autorità competenti di quel paese (in Italia la Commissione Centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato). Fino al momento della decisione in merito alla domanda egli è un richiedente asilo.

Rifugiato: è colui che è costretto a lasciare il proprio paese a causa di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche (Convenzione di Ginevra 1951). A differenza del migrante non ha scelta: non può tornare nel proprio paese di origine se non a rischio della propria sicurezza e incolumità. Dal punto di vista giuridico-amministrativo èuna persona cui è  stato riconosciuto lo status di rifugiato.

Sfollato:  spesso usato come traduzione dell’espressione inglese “Internally displaced person” (Idp). Per sfollato si intende colui che abbandona la propia abitazione per gli stessi motivi del rifugiato ma non oltrepassa un confine internazionale, restando dunque all’interno del proprio paese. In altri contesti si parla genericamente di sfollato come di chi sfugge anche a causa di catastrofi naturali.

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 17:40


Giu 19 2019

La Consulta piccona il gender: legittimo vietare figli in provetta ai gay. Esulta il Family Day

Un colpo di piccone all’ideologia gender è arrivato dalla Consulta:  vietare la  procreazione assistita per le coppie gay è legittimo. I figli  devono arrivare dall’amore tra un uomo e una donna e non dal capriccio di una coppia omosex: la legge italiana, su questo punto, afferma il giusto. Uno dei pilastri del gender è appunto quello secondo cui la procreazione dei  figli sarebbe  un diritto assoluto, che si imporrebbe su qualsiasi altro valore. La Corte Costituzionale dice finalmente e solennemente che le cose non  stanno affatto così.  Proteste saranno sicuramente in preparazione nell’universo Lgbt. Esulta invece il  Family Day: il presidente Massimo Gandolfini  dice che la Consulta ha ribadito un principio di buon senso.

Infondato il ricorso di due tribunali

La Corte Costituzionale ha esaminato le questioni sollevate dai Tribunali di Pordenone e di Bolzano sulla legittimità costituzionale della legge 40/04, là dove vieta alle coppie omosessuali di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Al termine della discussione le questioni sono state dichiarate non fondate, e per capirne il motivo bisognerà attendere che sia depositata la sentenza. La Corte, spiega la nota della Consulta, ha ritenuto che le disposizioni censurate non siano in contrasto con i principi costituzionali invocati dai due Tribunali.

Gandolfini: «Barbaro egoismo»

”Accogliamo con grande soddisfazione il pronunciamento della Corte Costituzionale che ribadisce un principio di semplice buon senso, ovvero che non esiste un diritto assoluto alla genitorialità e che la prospettiva giuridica non è adulto-centrica, quindi i genitori non hanno diritti ma doveri verso i figli”. Così Massimo Gandolfini. ”Pertanto non sono fondate le questioni sollevate dai tribunali locali sulla legittimità delle legge 40 che vieta alla coppie gay di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Come dimostra una vastissima bibliografia scientifica e ribadisce anche il recente documento della Chiesa sul gender ‘Maschio e femmina li creò’, il bambino ha diritto a crescere con entrambe le figure genitoriali, padre e madre”, prosegue Gandolfini. ”Restiamo pertanto convinti che programmare un essere umano fin dal concepimento come orfano della madre (tramite utero in affitto) o del padre (tramite eterologa) è un atto di barbaro egoismo che, oltretutto, priva il nascituro del diritto alla conoscenza delle proprie radici”.

di: Aldo Di Lello @ 17:35


Giu 19 2019

Indossa il crocifisso, arrestate Marina Nalesso: così vogliono Serra & co.

Michele Serra ha fatto uno scoop: la giornalista Marina Nalesso è credente. Lo ha scoperto notando questo dettaglio subdolo: talvolta conduce il Tg indossando un crocifisso. Una cosa inconcepibile per la firma di Repubblica, che arriva a evocare il carcere sostenendo che in Francia non solo sarebbe impensabile, ma «forse anche reato». Fate qualcosa per Serra: arrestate la Nalesso! In fondo che sarà mai una cristiana perseguitata in più nell’economia globale delle persecuzioni dei cristiani? Volete mettere con la serenità di uno che ogni giorno pontifica da un’Amaca?

Vietato indossare il crocifisso

E dopo che avete arrestato la Nalesso, chiudete pure il Tg2, che in fondo il vero problema sembra essere quello. Perché il fatto che Marina Nalesso sia una credente e che osi mostrare la sua fede non è né notizia né polemica nuova. Periodicamente qualcuno se ne ricorda e la prende di mira, come successe l’anno scorso, sempre d’estate, quando la Nalesso era al Tg1. Sarà colpa del caldo? Lei, comunque, non sembra crucciarsene più di tanto. «Non mi pongo assolutamente il problema», disse all’epoca, continuando a presentarsi per quello che è: una brava giornalista, che crede in Dio. «Non ho mai visto Marina Nalesso aprire e chiudere il Tg facendosi il segno della croce», notò Daniele Capezzone. E come lui i tanti spettatori che non provano fastidio o paura di fronte a una croce.

Colpire il bersaglio grosso

Il punto, però, si diceva, ora non è più la fede della Nalesso. Quello che si intuisce è che Serra spara a lei per colpire il bersaglio più grosso. «Si tratta del Tg2 (quello delle 13), privatizzato dal governo sovranista, con l’implicito logo Dio Patria Famiglia che incombe su ogni inquadratura. Non si potrebbe cortesemente evitare?». E ancora: «Amici del Tg2, che ne direste di sospendere almeno per pochi minuti della messa in onda la vostra fervente battaglia? Basta infilare il crocefisso sotto la camicetta, badando che non urti il microfono», ha suggerito Serra. Il giorno dopo anche il collega di Radio Capital – stesso gruppo editoriale di RepubblicaEdoardo Buffoni, ha ritenuto di dire la sua sull’argomento: «Anche oggi, Tg2 con crocifisso. Con tanti saluti ai contribuenti Rai non cristiani». Un cinguettio che ha dato la volata anche a Serra, altrimenti rimasto pressoché ignorato. All’appello a questo punto manca solo una bella inchiesta dell’Espresso su quanto il burqa in tv emancipi donne e società, mentre il crocifisso le opprime. Nel frattempo, però, arrestate la Nalesso. Che Serra & co così si tranquillizzano.

di: Annamaria Gravino @ 17:29


Giu 19 2019

Più Italia in Europa grazie a Fdi. Fitto alla guida dei conservatori con Legutzko

Grande soddisfazione per Fratelli d’Italia in Europa. Il gruppo dei conservatori europei ha deliberato all’unanimità che a guidare Ecr in Parlamento Europeo saranno il polacco Ryszard Legutko e Raffaele Fitto. È l’unico caso di una famiglia europea guidata anche da un italiano. Una scelta legata alla rilevanza assunta da FdI all’interno dei conservatori a seguito delle elezioni europee: è la seconda delegazione per grandezza dopo i polacchi del pis di Kaczynsk.

Meloni: «Cresce il peso di FdI in Europa»

«Grazie a Fratelli d’Italia cresce il peso dell’Italia in Europa: è un orgoglio l’elezione all’unanimità di Raffaele Fitto alla co-presidenza del gruppo dei Conservatori europei nel Parlamento Ue», commenta Giorgia Meloni. «È il riconoscimento dello straordinario risultato elettorale ottenuto da Fratelli d’Italia alle europee, frutto del percorso di inclusione e allargamento del nostro movimento, che ci permette di essere la seconda delegazione per grandezza in Ecr dopo gli amici polacchi del PiS. Complimenti e buon lavoro a Raffaele Fitto, che oggi vede riconosciuti l’impegno e il lavoro di tanti anni in Europa. Le mie congratulazioni anche a Ryszard Legutko, che guiderà insieme a Fitto il gruppo di ECR, e un grande in bocca al lupo a Jan Zahradil, designato oggi come candidato dei conservatori alla presidenza del Parlamento europeo».

Raffaele Fitto: «Orgoglioso per la fiducia»

«Essere stato eletto all’unanimità co-presidente del gruppo dei Conservatori Europei (ECR) non è solo un grande onore, ma anche un motivo di soddisfazione ed orgoglio per me e per Fratelli d’Italia. La mia elezione a co-presidente è la prova di quanto e come siamo cresciuti politicamente e nelle urne», dichiara a caldo Fitto,  neo co-presidente della terza famiglia europea. Un grazie ai colleghi di tutte le delegazioni che mi hanno dato fiducia, darò il massimo perché sia ben riposta. Ma il grazie più grande va a Giorgia Meloni, per la sua lungimiranza, per aver intuito che nel centrodestra c’era bisogno di una nuova proposta politica che rilanciasse i valori e i principi della destra, ma con un nuovo linguaggio capace di includere anche chi veniva da storie diverse, ma coerenti con un percorso. Oggi la mia elezione è il successo anche di questo progetto politico».  In ecr oggi è ufficialmente entrata anche la delegazione degli spagnoli di Vox.

di: Antonella Ambrosioni @ 17:17


Giu 19 2019

Minacce e violenze al Colosseo in pieno giorno. La Meloni: ecco il video della vergogna

«Venditori abusivi minacciano i vigili urbani che intervengono per ripristinare la legalità. Accade a Roma, di fronte al monumento più famoso del mondo. Questa prepotenza e questa violenza è inaccettabile! Solidarietà agli agenti della Polizia Locale per questa aggressione subita». Giorgia Meloni ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post accompagnato un video in cui si vedono alcuni venditori abusivi minacciare i vigili urbani. Post che ha ricevuto migliaia di commenti e di condivisioni.

Il post della Meloni e la reazione del web

Scrive un utente in risposta al video pubblicato da Giorgia Meloni: «Una certa parte di Italiani e di politicanti hanno fatto loro credere che in Italia fosse loro tutto permesso. Questi i risultati!!!». E un altro aggiunge: «Qui in Italia siamo troppo morbidi, in America li avrebbero già sbattuti a terra e ammanettati». Rincara la dose un altro utente: «Buongiorno, Questa è l’Italia senza nessuna regola grazie ai pidioti che hanno permesso tutto questo». Erika aggiunge: «No, ma permettiamo questo ed altro no?!? Perché se uno la pensa in modo legale diventa subito razzista! E insorgono tutti quei benpensanti ipocriti italiani solo per quello che fa comodo!! La legalità ormai in Italia è un sogno. In altri Paesi civili tutto questo è reato». Osserva Paolo: «Con questa gente non serve la municipale, con questi servirebbero i reparti adibiti all’ordine pubblico muniti delle dotazioni previste in tale ambito alias caschi, scudi e sfollagente. La legalità deve prevalere sempre o con le buone o con la forza».

di: Desiree Ragazzi @ 17:03


Giu 19 2019

La Gardini denuncia: il sindaco di Padova fa il furbetto con il decreto Sicurezza

“Dare spettacolo disobbedendo alla legge che si dovrebbe applicare è ormai lo sport preferito da certi sindaci. Sergio Giordani si è iscritto al club, nel momento in cui ha deciso di trascrivere all’anagrafe un richiedente asilo, in aperta violazione del decreto Sicurezza relativo all’iscrizione dei migranti nel registro dei residenti. Decreto che ricordo alla Giunta patavina di sinistra essere stato firmato dal Presidente della Repubblica“. È il duro j’accuse lanciato da Elisabetta Gardini (FdI). “Anche le motivazioni giuridiche che ha addotto sembrano tanto dei pretesti per ottenere titoli sui giornali, facendosi passare per un eroe della disobbedienza civile in nome delle ragioni umanitarie. Un’anarchia che nessun malinteso etico può giustificare”, sottolinea. “Padova e i padovani -conclude la Gardini- non si meritano un sindaco che per primo non rispetta la legge in nome della quale è chiamato ad amministrare”.

di: Aldo Di Lello @ 16:57


Giu 19 2019

FI, l’ultima mediazione per evitare la scissione: tandem Toti-Carfagna e primarie

Triumvirato, diarchia o direttorio? Primarie sì, primarie no. Questi i dilemmi che attanagliano Forza Italia in queste ore, alla vigilia dell’assemblea dei gruppi parlamentari convocata per le 19.30 da Silvio Berlusconi nella sala Koch di Palazzo Madama proprio per fare il punto della situazione sul partito e indicare i prossimi step verso il congresso nazionale di fine settembre. Per liberarsi dalla tenaglia Lega-Fdi e scongiurare la rottura con Giovanni Toti, (l’ennesima scissione interna dopo quelle di Raffaele Fitto, Denis Verdini e Angelino Alfano), il Cav prova a dare un segnale di cambiamento ridisegnando la fisionomia della sua creatura politica fondata nel ’94, almeno sul piano organizzativo. Il cambio di rotta potrebbe passare anche da una “ricucitura” con il governatore ligure. Come sempre, nei momenti più difficili, l’ex premier si tiene aperte più strade.

Il Cav pensa anche a un direttivo sotto la sua supervisione

I suoi pontieri, infatti, Niccolò Ghedini in testa, sarebbero ancora una volta al lavoro per tentare l’ultima mediazione e convincere Toti ad accettare un incarico di primo piano, magari in tandem con Mara Carfagna: si parla con insistenza, secondo gli ultimi boatos, di una diarchia formata appunto dal presidente della regione Liguria e dalla vicepresidente della Camera, che guiderebbe il movimento in questa fase transitoria emergenziale (verrebbero nominati l’uno coordinatore del Nord, l’altro coordinatore del Sud) sotto la supervisione del presidente-leader Berlusconi e del suo vice Antonio Tajani.

Toti e Carfagna diventerebbero i nuovi portavoce

I due coordinatori nazionali (che potrebbero chiamarsi anche portavoce) si avvarrebbero poi di un direttivo formato da più persone (a cominciare dai capigruppo di Camera, Senato ed Europarlamento), una sorta di comitato preparatorio della fase congressuale di autunno. L’obiettivo è arrivare in tempi brevi (possibilmente 90 giorni) alla stesura delle “nuove regole”, in cui potrebbero essere comprese le primarie, ormai non più tabù in Forza Italia, per garantire maggiore collegialità e democrazia interna, ma soprattutto più contendibilità degli incarichi dirigenziali. Il Consiglio nazionale del 25 giugno sarebbe il primo passaggio formale di questa svolta, che porterà, dopo l’estate, anche al rinnovo di tutti i coordinatori regionali  attraverso delle elezioni. Per ora si tratterebbe solo di voci, Berlusconi ancora non avrebbe deciso sul da farsi e il colpo di scena, così come il nulla di fatto, è sempre dietro l’angolo. Di certo, riferiscono da Palazzo Grazioli, «c’è una trattativa in corso per cambiare gli assetti di Fi» e questa è strettamente legata al caso Toti.

di: Mario Landolfi @ 16:47


Giu 19 2019

Francia, l’ex presidente Nicolas Sarkozy a processo per corruzione

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sarà giudicato per la presunta corruzione di un alto magistrato. E’ quanto ha appreso Le Monde, secondo cui il processo dovrebbe svolgersi il mese prossimo a Parigi. E’ la prima volta che un ex presidente francese viene rinviato a giudizio per corruzione. Secondo l’accusa, Sarkozy avrebbe cercato di ottenere informazioni da un magistrato della corte di cassazione in cambio di un incarico nel principato di Monaco, che però poi non è arrivato. Anche il magistrato, Gilbert Azibert, e l’avvocato che avrebbe fatto da tramite, Thierry Herzog, sono stati rinviati a giudizio per “violazione del segreto professionale”. La vicenda risale al 2014: Sarkozy, che allora non era più presidente, avrebbe cercato di ottenere da Azibert delle informazioni sulla restituzione di sue agende, sequestrate nell’ambito dello scandalo Bettencourt. Lo scandalo riguardava presunti finanziamenti alla campagna elettorale di Sarkozy da parte di Liliane Bettencourt, erede dell’Oreal e fra le donne più ricche di Francia. Gli inquirenti vennero a conoscenza della faccenda grazie ad intercettazioni telefoniche dell’ex capo di Stato nel quadro dell’inchiesta su un presunto finanziamento libico per la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. Si scoprì che l’ex presidente e il suo avvocato comunicavano con telefoni cellulari acquistati con false identità. Sarkozy aveva usato quella di Paul Bismuth.

di: Salvatore Sottile @ 16:22


Giu 19 2019

Salvini: «Ora vanno tagliati i super stipendi Rai». Fazio nel mirino (video)

«Sulla Rai si possono e si devono tagliare i megastipendi, si devono ridurre le produzioni esterne e va ridimensionato lo strapotere degli agenti che dettano contratti e palinsesti. E già stata depositata una risoluzione della Lega». Matteo Salvini in diretta su Facebook  parla di cambiamento in Rai: «Penso sia finalmente giunto il momento di entrare nel merito del vero cambiamento: quindi tagliare megastipendi e ridiscutere anche il modello organizzativo della Rai premiando i tantissimi lavoratori interni che sono professionisti eccellenti. Non si capisce perché occorra sempre affidarsi a produzioni esterne. Milioni e milioni magari perché Tizio è amico di Caio, cugino di Sempronio…». E ancora: «Merito, merito, merito anche nella Pubblica amministrazione e la Rai è una grande azienda pubblica. Tanti vanno premiati, altri che non fanno nulla e dovrebbero poter essere licenziati come capita nelle aziende private». E poi: «Bene questo dialogo in diretta, senza mediazioni e senza le bufale, le invenzioni, le menzogne di alcuni giornali che passano il tempo a parlare male di me e di voi, ma più ci attaccano e più ci aiutano».

Salvini contro Montanari

Poi attacca Tomaso Montanari, storico dell’arte e saggista fiorentino, un cui brano, tratto da un suo testo, è stato selezionato per la prova di maturità: «Finché questo triste snob di sinistra insulta me, amen. Ma quando arriva a infangare due grandi come Fallaci e Zeffirelli, siamo al delirio. Che lasci ogni incarico pubblico e chieda scusa all’Italia». Poi annuncia: «La prossima settimana chiudo l’accordo con i gestori delle discoteche per un divertimento sicuro. Ci si può divertire anche senza sballarsi». Lo dice Matteo Salvini in diretta Fb.

Salvini sui rifugiati

E infine sui rifugiati: «Negli Stati Uniti ci ha fatto piacere ricevere i complimenti per la nostra linea seria sull’immigrazione. Domani è la giornata del rifugiato. A me i rifugiati veri non pongono problemi. Erano le centinaia di migliaia di delinquenti che arrivano in Italia a far casino e imporre il loro modo di vivere incompatibile con i nostri diritti e libertà. Viva i rifugiati veri, che non sono nemmeno il 10 per cento di quelli che arrivano. Per tutti gli altri non c’è spazio. E un saluto a Sea Wacth che se ne frega delle leggi».

di: Desiree Ragazzi @ 16:09


Giu 19 2019

Caso Foa, Mollicone: «Ormai c’è una maggioranza Pd-M5S. La Lega chiarisca» (video)

«Oggi é ufficialmente nata una nuova maggioranza targata M5S e Pd. Infatti, grazie ai voti del Partito democratico nella Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai è stata aprovata la risoluzione dei Cinquestelle sull’incompatibilità del doppio incarico di Marcello Foa come presidente della Rai e di RaiCom». La senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanché, capogruppo in Commissione Vigilanza Rai e l’onorevole di FdI, Federico Mollicone vanno giù duro.

Mollicone: «La Lega dica basta a questo governo»

Un fatto grave che fotografa una lacerazione all’interno dell’esecutivo sulle cose Rai che grida vendetta. «Unn episodio che conferma come questo governo non abbia più una maggioranza, dilaniata dai contrasti interni che ormai non riguardano soltanto le scelte economiche e strategiche della Nazione». Fratelli d’Italia ha votato contro la mozione. Spiega Molllicone il motivo nell’intervista qui in calce: «I pareri giunti in Vigilanza garantivano la piena legittimità dell’assunzione dei due incarichi da parte del presidente Foa. Quella del M5S era semplicemente una strumentalizzazione o una ‘ripicca’, ma niente a che vedere con il merito. Ci auguriamo che adesso la Lega metta fine a questo governo che tanto male sta facendo all’Italia e agli italiani». E in effetti, i fronti di divisione cominciano ad essere troppi.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:58


Giu 19 2019

Don De Capitani insiste: «Salvini è un pezzo di m*** e che lo vota è cretino»

Doveva essere un intervento di distensione, un chiarimento rispetto a quell’esortazione a uccidere Matteo Salvini di qualche giorno fa. Invece è finita che don Giorgio De Capitani ha usato i microfoni de La Zanzara per lanciare un nuovo attacco, dando al ministro dell’Interno del «pezzo di me***».

Salvini? «Un pezzo di me***»

«Se spero veramente nella morte di Salvini? Era una cosa paradossale per dire come Salvini sbaglia quando gode che un negoziante uccide una persona, così io sbaglio dicendo che bisogna ammazzare Salvini», ha detto don De Capitani. «Un paradosso. Sto dicendo – ha spiegato – che il mio ragionamento è sbagliato, così lui capirà che il suo è sbagliato». Ma il tentativo di distensione è durato pochissimo e subito dopo il prete è tornato a prendersela con il ministro. «Salvini mette sempre quei suoi post dicendo che hanno fatto bene ad ammazzare il ladro, dai…», ha detto, ribadendo che il leader leghista «è un pericolo per la democrazia». «L’ho definito più volte un pezzo di me***», ha quindi rivendicato don De Capitani, aggiungendo che «non ho detto di farlo fuori perché via Salvini ne arriverà un altro che è peggio».

Per il don «il problema è il popolo»

Ma, non contento, il prete se l’è presa anche con gli elettori. «Il problema è il popolo, chi lo vota ragiona con la pancia. Quando lui dice che bisogna difendersi anche ammazzando il ladro – ha sostenuto ancora – io allora dico bisogna che anch’io mi difendo ammazzando te che considero un ladro di democrazia. Ma è un puro ragionamento. «Cavoli, ci rendiamo conto a un certo punto che siamo in mezzo a una massa di cretini che non sanno neppure leggere tra le righe di chi si esprime?», ha quindi sentenziato il don, rivelando che lui ha «votato Pd turandomi il naso, ho sempre votato la sinistra. Il male minore. Una volta pure Bertinotti…».

di: Annamaria Gravino @ 15:35


Giu 19 2019

Sgarbi, attacco frontale: «Montanari non sa neanche scrivere in italiano»

«Trovo indecorosa la scelta di elevare un cattivo maestro a modello per gli studenti. Uno che ha scritto quelle cose indegne su Zeffirelli, che ha attaccato in maniera vergognosa la Fallaci e che odia a tal punto un partito (la Lega) da definirlo barbaro non può essere preso in considerazione dal ministero. Altrimenti se il prossimo anno trovassimo una traccia che parte da un testo di Mussolini non ci potremmo scandalizzare». Lo dice Vittorio Sgarbi commentando la scelta di partire dal libro dello storico dell’arte Tomaso Montanari: “Istruzioni per l’uso del futuro”, per svolgere la traccia “L’importanza del patrimonio culturale”, proposta nell’ambito artistico-letterario tra quelle della tipologia B della prima prova dell’esame. «Tra l’altro leggendo questo testo si capisce che Montanari è un parvenue che non sa neanche scrivere in italiano – prosegue Sgarbi – Per non parlare dell’uso di espressioni inglesi come “breaking news” o “fantasy”. Montanari parla un linguaggio modaiolo e credo che non ci sia bisogno neanche di sottolineare quanto sarebbe stato più opportuno scegliere un testo di Manzoni o di Gioberti per parlare del rapporto tra storia e futuro».

di: Desiree Ragazzi @ 15:26


Giu 19 2019

Lerner fa flop e offende: «Non sono una maschera come Travaglio e Sallusti»

Gad Lerner ha fatto il percorso del gambero, all’indietro, con il suo programma su Rai3 “L’approdo”, partendo col vento in poppa grazie una puntata tutta contro la L, ma poi rallentando e poi lunedì registeando un netto calo. La il conduttore è felice lo stesso: «Sono molto soddisfatto degli ascolti delle tre puntate già andate in onda de ‘L’approdo’, soprattutto in relazione al traino che avevano in prima serata, fondamentale per una trasmissione che va in onda in seconda serata», il lunedì su Rai3. Il traino a cui si riferisce Lerner non è Salvini nelle dichiarazioni del conduttore: «Le prime due avevano l’ottimo traino di ‘Report’, in onda in prima serata, e sono riuscite a mantenere largamente quelle quote. La terza puntata – prosegue Lerner – è stata preceduta da una trasmissione con uno share leggermente più basso del nostro e comunque ha fidelizzato gli spettatori. Sono molto soddisfatto anche perchè questi ascolti li ha avuti un programma che è decisamente controcorrente». Contento lui. Chissà se sarà contenta la Rai.

Lerner fa la vittima

La prima puntata di L’Approdo, il 3 giugno, aveva incassato 1 milione 174mila spettatori e share del 7,4%, calando, lunedì 17 giugno, a 608mila spettatori con il 4,3% di share. Il traino questa volta  più “scarso” – lamenta Lerner – è di ‘Prima dell’Alba’ di Salvo Sottile, visto da 897mila spettatori con il 4,2% di share. E’ veramente singolare che il conduttore addebiti  il successo e l’insuccesso ai traini più o meno forti e non ai contenuti del suo programma. Veramente singolare. Gli chiedono, e non tanto maliziosamente, ma basandosi sui dati di fatto: non è che a fare la differenza può avere contribuito la polemica anti Salvini , il botta e risposta con il ministro prima del debutto del programma?, una ‘spinta’ poi venuta a mancare  alla seconda e alla terza puntata?

L’offesa ai colleghi

Lerner per tutta risposta non si pone affatto il problema e inizia a piagnucolare di essere stato vittima «di una campagna ostile sui miei compensi e sul costo della trasmissione». Aggiungendo di avere «lavorato a lungo per queste cinque trasmissioni e certo non ho parametrato gli argomenti sull’attenzione o meno che Salvini avrebbe potuto dedicarmi. Mantengo la mia idea di una televisione che non si deve improvvisare». Poi parte l’attacco che non ti aspetti agli altri colleghi sparsi nelle tv. Ed anche con toni irriguardosi. «L’Approdo – rivendica-  vuole essere decisamente altro rispetto ai talk che si basano sulla ripetitività, che traggono forza dal dare al pubblico personaggi che già conoscono, come i soliti Travaglio, Sallusti, Cacciari, Belpietro, quasi come maschere della commedia dell’arte, costruendo un senso di abitudine che è anche confortevole. Non voglio intromettermi nelle scelte dei conduttori di queste trasmissioni. ‘L’approdo‘ ha un intento diverso». Bel siluro…

di: Antonella Ambrosioni @ 15:09


Giu 19 2019

Vauro fa proprio accapponare la pelle: neanche l’agonia di Camilleri è rispettata

Non risparmia nessuno la furia di Vauro. Pur di colpire i suoi bersagli polemici, il vignettista principe dell’ultrasinistra più becera non esita a coinvolgere situazioni e personaggi che dovrebbero essere lasciati fuori dalla polemica politica. Come il dramma dello scrittore Andrea Camilleri, che da lunedì giace privo coscienza nel reparto di rianimazione all’ospedale Santo Spirito di Roma. Neanche davanti alle gravissime condizioni di salute del “padre” di Montalbano si ferma il Vauro furioso. Ecco la sua ultima vignetta  per l'”Aria che tira” su La7: «Di Camilleri rimarranno i grandi romanzi… di Salvini qualche tweet». A parte il fatto che non si vede proprio dove sia la spiritosaggine in una simile battuta, a parte questo, il sulfureo disegnatore che piace tanto ai compagni di ogni risma avrebbe fatto meglio a lasciar perdere il paragone tra lo scrittore agonizzante e il leader della Lega. L’angoscia, generale e trasversale,  per le condizioni di Camilleri, unitamente alla stima che circonda il romanziere siciliano, non dovrebbero essere utilizzate per attaccare né Salvini né qualsiasi altro personaggio pubblico. È una questione di buon gusto e di pudore. Non tutti sanno però che significano queste parole. Come il caso Vauro e quello dei suoi fan insegnano.

di: Aldo Di Lello @ 15:00


Giu 19 2019

Lollobrigida: «Il governo è al balletto del ridicolo, la Lega faccia scelte sovraniste» (video)

La lezione delle europee non è stata recepita dal governo. Nelle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno sono mancate totalmente le istanze sovraniste, così fortemente sostenute dagli elettori con il proprio voto. A sottolinearlo è stato il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida, replicando alle comunicazioni dell’esecutivo.

«La Lega scelga l’opzione sovranista»

Lollobrigida ha ricordato che con il voto del 26 maggio gli italiani hanno «punito» le istanze del M5S, premiando invece «l’opzione sovranista: difendere l’interesse nazionale prima di ogni altra questione». Ma nell’intervento di Conte «non abbiamo colto un recepimento di queste istanze». Una questione che investe direttamente la componente leghista dell’esecutivo giallo-verde. «Noi – ha chiarito Lollobrigida – sottoscriviamo il 90% di quello che ha detto il capogruppo della Lega Molinari, ma quello che Molinari ha detto nella mozione di maggioranza c’è scritto per il 10%. Noi inviteremmo a modificare la risoluzione, per poterla votare con convinzione. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il governo del compromesso».

Il governo al «balletto del ridicolo»

«Siamo ormai al balletto del ridicolo», ha quindi proseguito Lollobrigida, parlando dell’esecutivo. «Salvini la mattina dice una cosa, la sera Di Maio dice che va bene, e il ministro dell’Economia il giorno dopo dice il contrario», ha ricordato l’esponente di FdI. Un esempio per tutti: i minibot. «Il Parlamento italiano ha votato all’unanimità una mozione che chiedeva i minibot. Se c’è un atto del Parlamento il ministro dell’Economia lo mette in pratica, oppure si chiede al Parlamento di rivedere questa posizione. Non si può dire quello che ha detto Tria, che ha definito illegale quello che il Parlamento ha votato. Chiediamo anche a lei – ha concluso il capogruppo di FdI alla Camera – di esprimersi su questo argomento».

di: Annamaria Gravino @ 14:48


Giu 19 2019

Mario Giordano: «Di Maio in ginocchio da Salvini per salvare la poltrona» (video)

«Luigi Di Maio ha teso molto la mano alla Lega, alla continuità del governo ed è stato molto duro anche nei confronti dell’Europa», rivela Mario Giordano, ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira su La7. «Ha parlato di un ricatto nei nostri confronti ed è stato durissimo nei confronti del Pd». Il leader dei Cinque Stelle disperato per i risultati elettorali e consapevole che un nuovo ritorno alle urne potrebbe spazzare definitivamente i 5S starebbe cercando di tenere insieme i cocci del governo giallo-verde. E sottolinea ancora Giordano: «In questo momento è difficile immaginare un avvicinamento dei Cinque Stelle a un Pd tanto cauto su una vicenda così macroscopica come quella del Consiglio superiore di magistratura».

di: Desiree Ragazzi @ 14:04


Giu 19 2019

Emergenza Roma, Rampelli: «Con la Raggi è tragedia, ma il governo è assente»

“In questo momento Roma è con i 5 Stelle senza prospettive e avvolta nel degrado. Solitamente, quando si giudica l’operato di una amministrazione, c’è sempre qualcosa che si salva. Per quello che attiene il mandato triennale di Virginia Raggi non si riesce a trovare una sola voce in attivo, che non significa necessariamente un attivo economico e materiale, ma anche uno spiraglio nell’orizzonte dello sviluppo e della crescita della città. La situazione è veramente critica, direi tragica, Roma ha perduto una sua identità fondamentale e sta pian piano scivolando verso le aree territorialmente più povere”. Così, all’Adnkronos, Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente dela Camera. “L’assenza di visione, oltre che il degrado che la soffoca, è data anche dal fatto che nel dibattito aperto da questo governo sulle autonomie aggiuntive della Regioni manca completamente e clamorosamente la voce della Capitale d’Italia – continua Rampelli – che pur avendo un residuo fiscale come la Lombardia e il Veneto non si inserisce in questa dinamica almeno per fare in modo di poter rilanciare il suo ruolo di Capitale con poteri straordinari, quelli di Parigi, Bruxelles, Londra, Berlino, con il trasferimento dei beni che possono essere messi a reddito per garantire un percorso virtuoso e un trasferimento di risorse”.

di: Aldo Di Lello @ 13:55


Giu 19 2019

Bartali nelle tracce della Maturità. Se l’Anpi sapesse che aderì alla Rsi…

Il nome di Ginettaccio – come era soprannominato Gino Bartali – tra le tracce della maturità 2019 segna il riconoscimento del celeberrimo campione di umanità e di sportività scolpito nell’immaginario popolare degli italiani. Nella traccia da cui gli studenti partono è riportato un articolo scritto da Cristiano Gatti e pubblicato su Il Giornale del 24 settembre 2013, che  rievoca la vicenda degli ebrei salvati da Gino Bartali durante la Seconda Guerra Mondiale, vicenda che gli valse il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. L’amatissimo campione, icona della nostra storia sportiva è stato anche altro. Ce lo ha raccontato proprio su queste colonne Antonio Pannullo in un bellissimo e documentato articolo dal titolo “Ma lo sa l’Anpi che Gino Bartali era nella Repubblica sociale italiana?” . Visto che l’associazione dei partigiani ancora non si è risentita per questa traccia, desumiamo che no, che non ne sa nulla. Del resto è sempre stato tenuto nascosto che Gino Bartali era un milite della Repubblica sociale italiana, era un motociclista della Guardia nazionale repubblicana, «corpo al quale, tra l’altro, Bartali era onoratissimo di appartenere», leggiamo. Precisiamo che lui non partì volontario nella Repubblica di Mussolini, fu un richiamato alle armi e lui – «anche se diversi testimoni affermarono che era fascista», da persona perbene rispose senza esitazione alla chiamata della patria.

Il suo ricordo e la sua celebrazione in un’occasione come l’Esame di Stato potrebbero essere propedeutiche a una storia condivisa, se non fosse che in passato si è addirittura cercato di accreditare il contrario, con la diceria  vorrebbe un Bartali antifascista o che fosse entrato nella resistenza. Non fu così.

di: Antonella Ambrosioni @ 13:44


Giu 19 2019

Acthung giustizia! La maggioranza può saltare sulla mina della prescrizione

A prima vista somiglia ad uno di quei vertici di routine, dove a confrontarsi e a scontrarsi sono i cosiddetti ministri tecnici, cioè competenti ma privi di reale potere politico. Ma quello fissato per le 21 di questa sera sulla giustizia sembra fatto apposta per caricarsi di elettricità fino ad abbagliare di fulmini e saette il già plumbeo cielo della maggioranza grillo-leghista.

I giallo-verdi arrivano divisi al vertice di stasera

Il guardasigilli Bonafede ostenta ottimismo e annuncia, dopo il varo della cosiddetta legge spazzacorrotti con tanto di trojan per stanare fin sotto le lenzuola grassatori e tangentari, il secondo tempo del manettarismo pentastellato facendo saltare qualsiasi filtro sull’utilizzo delle intercettazioni e, soprattutto, con la riforma del processo penale alla cui entrata in vigore è collegata, secondo l’accordo stipulato da Di Maio con Salvini un anno fa, la fine della prescrizione. Ma quello del ministro è un ottimismo di facciata. Bonafede, infatti, sa fin fin troppo bene che anche la Lega, con il ministro Giulia Bongiorno, sta lavorando ad un testo alternativo sulla giustizia che non sarà facile liquidare in nome delle intese intercorse al momento delle intese del contratto di governo.

Da Bonafede e Bongiorno testi alternativi sulla giustizia

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti e il caso Siri, il sottosegretario del Carroccio indagato per corruzione e finito nel tritacarne delle roventi polemiche preelettorali tra i due soci di maggioranza, ha lasciato il segno. Senza trascurare che il voto europeo e il ribaltamento di forze interno fa di Salvini il king maker del governo, cioè il leader che ne decide la vita o la morte. Certo, non è la giustizia il vero banco di prova che i giallo-verde dovranno superare, ma la politica insegna che spesso le sorprese arrivano da dove meno te l’aspetti. Niente di più facile, perciò, che mentre tutti aspettano la resa dei conti su flat tax, salario minimo e minibot, la vera botta sulla testa di Conte arrivi proprio dal vertice di stasera.

 

 

di: Mario Landolfi @ 13:34


Giu 19 2019

Elena Donazzan aderisce a FdI. Meloni: «È un ritorno a casa» (video)

Giorgia Meloni lo definisce «un ritorno a casa»: Elena Donazzan – storica esponente della destra veneta, un passato da militante giovanile e un presenta da eletta di lungo corso – aderisce a Fratelli d’Italia. Il passaggio è stato ufficializzato in una conferenza stampa, che è stata prima di tutto l’occasione per ribadire l’impegno del partito sui temi del lavoro e del sostengo all’impresa: Donazzan è al terzo mandato come assessore regionale in Veneto. Ha le deleghe al Lavoro, alla Formazione, all’Istruzione e alle Pari opportunità. FdI ha decido di metterla alla guida del Dipartimento lavoro e crisi aziendali.

Donazzan alla guida del Dipartimento crisi aziendali

Il dipartimento, ha spiegato Meloni, è «una novità: non credo che esista un altro partito in Italia che abbia un dipartimento dedicato alle crisi aziendali, a come affrontarle e a come prevenirle». Eppure si tratta di un tema caldissimo: al Mise – ha ricordato la leader di FdI – sono aperti 160 tavoli di crisi dei quali l’opinione pubblica conosce solo i dossier più corposi (Alitalia, Whirlpool, Blutec, Mercatone Uno, Pernigotti). Ma le vertenze riguardano circa 200mila lavoratori. Donazzan in questo senso porta l’esperienza specifica del suo assessorato, che ha dotato il Veneto, unica regione in Italia, di un’unità di crisi sulle aziende a rischio chiusura. «Un partito che vuole guardare al bene del Paese – ha sottolineato la stessa Donazzan – si deve preoccupare di questo».

FdI rilancia la partecipazione dei lavoratori

Ma sul tavolo di FdI ci sono anche altri dossier: dal taglio delle tasse alle imprese, a partire dall’idea sintetizzata da Meloni con lo slogan “Più assumi, meno paghi”, al rilancio degli investimenti pubblici, fino alla prossima campagna annunciata dalla leader del partito per la partecipazione dei lavoratori alle imprese. «Una storica proposta della destra», ha ricordato Meloni. «Quando Giorgia Meloni è venuta in Veneto per la campagna delle europee – ha raccontato Donazzan, che in quell’occasione aveva già manifestato il proprio sostegno a FdI – non abbiamo organizzato una conferenza stampa in una sala chiusa. Siamo andati in un’azienda riacquistata dai propri lavoratori. Parliamo di una vetreria industriale attiva sui mercati internazionali. Era fallita. I lavoratori, con una serie di condizioni, hanno salvato marchio, posti di lavoro e hanno dato vita a una società cooperativa industriale».

Il prosecco personalizzato

«I temi del lavoro e dell’economia sociale sono la nostra chiave di lettura e FdI ha un compito importante: interpretare i bisogni dello sviluppo economico e delle imprese che il governo non sta interpretando», ha concluso Donazzan, chiudendo l’incontro con una sorpresa: una bottiglia di prosecco personalizzata consegnata direttamente dall’assessore al Turismo di Valdobbiadene, Tommaso Razzolini, a Giorgia Meloni.

Conferenza stampa dalla Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica. Collegatevi!

Pubblicato da Giorgia Meloni su Mercoledì 19 giugno 2019

di: Annamaria Gravino @ 13:20


Giu 19 2019

Domani ombrelli aperti, è la giornata del rifugiato. Pioverà ipocrisia a gogò

Pioverà ipocrisia. Le previsioni del tempo della politica rossa lasciano immaginare 24 ore niente male per domani.
L’occasione sarà determinata dalla Giornata mondiale del Rifugiato, che sarà vissuta come pretesto per testimoniare ancora una volta il razzismo del popolo italiano. Perché alla fine di questo si tratterà.
La rete è già piena di annunci, con i soliti sinistri impegnati a denigrare qualunque politica e qualunque politico che vogliano porre un freno all’immigrazione clandestina. Ovviamente senza mai sforzarsi di distinguere tra chi scappa da una guerra vera e chi viene qui a cercare una fortuna che non troverà mai. Sono quelli del global compact, che ogni tanto ricicciano.

Coperte dopo le lenzuola

Ci ribelliamo alla demagogia, perché già si scatenano con le solite armi di una propaganda stucchevole. L’Italia accoglie eccome i rifugiati. C’è il piccolo dettaglio che la stragrande maggioranza di chi arriva da noi – il 90 per cento – non lo è. Però si approfitta della giornata del rifugiato per convocare ad esempio una manifestazione su “Rimini porto sicuro”. Oppure per invitare ad esporre, dopo le lenzuola, una coperta termica sul balcone di casa per dire non alla chiusura dei porti e già che ci siamo al decreto sicurezza.
Il sito estremeconseguenze.it parla di 36mila morti dal 1993 nel tentativo di emigrare. Ma siamo sicuri che si trattasse di rifugiati?

Le giaculatorie di Lerner e Saviano

Chi ha illuso quei disperati a imbarcarsi con gli scafisti che ci speculano sopra e trovano braccia spalancate nella nostra sinistra?
Ovviamente, la giornata del rifugiato dovrà svolgersi a casa nostra e mai nelle loro ville. Ci toccherà leggere a ascoltare come una pena che non finisce mai le giaculatorie dei Lerner e dei Saviano. Accompagnate dai gridolini di Laura Bordini e compagnia.
I rifugiati – quando lo sono – meritano tutto il rispetto delle persone con il sale in zucca. Pretendere che tutti abbiano diritto alo stesso trattamento equivale a trasformare noi italiani come rifugiati in casa nostra. Letteralmente. Perché in certe periferie è bene non mettere il naso fuori di casa.

di: Francesco Storace @ 12:52


Giu 19 2019

Meluzzi zittisce Vauro: «Meglio che taci, le Ong sono pagate da Soros» (video)

Più che una lite, è stata una lezione di geopolitica. Tutto avviene nello studio di Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro su Rete 4. Alessandro Meluzzi smonta la lettura umanitaria e buonista del fenomeno migratorio. E mette a tacere un Vauro Senisi sempre pronto a difendere le Ong.

Il gioco della Germania

Il “la” lo aveva dato lo stesso Porro. Aveva parlato del modo in cui la Germania ci rimanda indietro i migranti. «Come direbbe il marchese del Grillo, “Io li caccio e voi ve li prendete”», aveva detto il conduttore. Poi aveva ricordato: «Portano in aereo i migranti dalla Germania in Italia. Poi vengono qui e finanziano la Ong perché salvi i migranti in mare che arrivano nel nostro Paese. E poi cercano di andare proprio in Germania». Per Vauro, però, anche questo meccanismo sarebbe colpa di Matteo Salvini. E sarebbe la dimostrazione che «la politica muscolare nei confronti della Merkel ogni tanto ha delle defaillance». È stato a quel punto che Meluzzi è intervenuto. L’ha fatto per «riportare la discussione su un binario di serietà».

Vauro difende le Ong

Qui, ha sottolineato, «non ci troviamo di fronte a un fenomeno episodico, ma a un grande movimento migratorio geopolitico proveniente dall’Africa che riguarda centinaia di migliaia, milioni di persone. La sovranità dei Paesi europei deve essere fuori discussione per evitare che si incentivi un movimento che avrebbe delle proporzioni apocalittiche se non viene frenato». Un movimento, ha ricordato Meluzzi, che è supportato con ingenti capitali, fra i quali anche quelli della Open Society di Soros. Capitali che «sono stati finalizzati a creare un movimento che ha prodotto in Italia l’arrivo di un milione di persone dall’Africa». Dati documentati, rispetto ai quali Vauro aveva comunque da ridire.

Meluzzi zittisce Vauro

«Non mi interrompa, io non l’ho interrotta, sia così cortese da tacere», ha replicato Meluzzi, proseguendo il suo ragionamento. «Questo flusso migratorio – ha ricordato – ha portato un grande allarme sociale in Italia e costi di 5 miliardi a carico dell’erario per gestire la cosiddetta accoglienza». «Perché questi migranti arrivano con i barconi?», ha quindi chiesto Meluzzi. «Perché – ha chiarito – è evidente che tutta questa strategia di mettere in acqua un gommone e di entrare in una zona di protezione geopolitica e sociale in grado di creare un fenomeno migratorio abnorme e del tutto illegale, è stata pensata a tavolino. E le Ong, insieme agli scafisti, e insieme a quelli che fanno venire migranti da Paesi gestiti col franco coloniale francese, creano un fenomeno devastante per l’Europa ma anche per l’Africa».

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

di: Annamaria Gravino @ 12:23


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