Nov 20 2019

La giustizia fa tremare Palazzo Chigi: scontro feroce tra Pd e M5S sulla prescrizione

Non bastavano le liti sulla manovra, sul contante, su quota 100 e reddito di cittadinanza. Adesso si apre un altro fronte che fa tremare Palazzo Chigi: la riforma della giustizia. Su riforma penale e prescrizione ancora niente accordo tra M5S e Pd. Le posizioni anche dopo il vertice notturno a Palazzo Chigi restano distanti. Al termine della riunione durata tre ore, si è trovato solo l’accordo per portare la riforma del processo civile al prossimo Consiglio dei ministri. La riforma penale, invece, si è arenata.

Giustizia, incontro a palazzo Chigi

Nel vertice convocato da Conte per trovare l’accordo tra 5S e gli altri partiti della maggioranza il ministro grillino Alfonso Bonafede si è presentato auspicando un “vertice risolutivo, perché non è più tempo di rinvii”, ma senza una avere in tasca soluzione sul nodo principale sulla prescrizione. Sono 30mila all’anno i processi penali che, con l’entrata in vigore il primo gennaio del 2020 della riforma della prescrizione, non avranno più scadenza. Ma l’incontro proprio su questo punto è stato infruttuoso. L’unico passo avanti è stato l’ok alla riforma del processo civile. Bonafede, ha detto che è stato «passo importantissimo» sottolinenando che si dimezzano così i tempi del processo. «La riforma del processo civile sarà sottoposta, probabilmente, in Consiglio dei ministri già la prossima settimana», ha aggiunto Bonafede.

M5S e Pd due posizioni opposte

Il Guardasigilli ha quindi riferito di aver portato al tavolo della maggioranza due proposte di riforma giustizia per quanto riguarda il processo penale. La prima, ha spiegato il ministro, prevede «la possibilità per chi è assolto in primo grado di fare richiesta per avere una corsia preferenziale» per accedere in appello. La seconda prevede una forma di agevolazione dell’indennizzo, già previsto dalla legge, nel caso di sforamento dei termini previsti dalla riforma. «Nonostante la riforma azzeri il rischio di sforamento dei termini del processo, abbiamo previsto che, in caso in cui si registrasse uno sforamento dei termini previsti dalla riforma, l’indennizzo previsto oggi dalla legge possa prevedere un accesso agevolato per il processo più lungo», ha spiegato.  Troppo poco per il Pd, che considera inammissibile un processo potenzialmente senza fine dopo il primo grado. La controproposta dei dem è un meccanismo che preveda termini perentori entro i quali, se non si celebra l’appello o non si arriva in Cassazione, si estingua l’azione penale. Non più la prescrizione del reato, quindi, ma la prescrizione di fatto del procedimento. Bonafede però non ne vuole proprio sentire. Due posizioni opposte che Conte ha provato ad ammorbidire. Ma fino ad ora senza successo.

 

 

 

 

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 11:29


Nov 20 2019

Le sardine già seminano odio: «Sprangate e piazzale Loreto a quelli di destra»

La denuncia è arrivata su Twitter, con tanto di richiamo alla polizia di Stato, da Radio Savana: «Indagate su questo signore». Il personaggio in questione è una “sardina”, uno di quei leoni da tastiera che tanto amano scatenarsi sul web. E.S., giovane napoletano, dialoga amabilmente con una docente del Conservatorio San Pietro a Majella sulle future manifestazione della “sarine” previste in tutta Italia, dopo Bologna. E si esprime in questi termini contro gli “avversari” politici, quelli che votano a destra, quello che stanno con Salvini: «Qui ci vorrebbe una nuova Piazzale Loreto. Tutti a sprangate nelle arcate gengivali andrebbero presi». La prof risponde, compiaciuta: «Vabbè, non c’è bisogno, si vergognano da soli». E lui, il simpatico bulletto di sinistra, aggiunge: «Sacrosanto, ma io li prenderei a sprangate lo stesso». Sorrisi, faccette, emotycon d’intesa. Ecco la sinistra della pace del mondo, dell’accoglienza e della tolleranza, che si prepara a replicare le manifestazioni della “sardine” in tutta Italia. Un messaggio in linea con quelli postati, nei giorni scorsi, dalla paladina delle sardine modenesi, Samar Saoui, la stessa che prima di unirsi alla lotta dei pesciolini si augurava in maniera non troppo pacifica, un Salvini a testa in giù.

Alle sardine Salvini replica con l’ironia

In principio furono i ‘Gattini su Salvini’. Decine di micetti protagonisti di una pagina Facebook che nell’ormai lontano 2015 invadevano foto e post del leader del Carroccio per contrastarlo pacificamente. Ora che quella “trollata felina” è ormai finita nella preistoria di internet, ecco che il numero uno della Lega la rilancia, stavolta in suo favore, sbancando i social con “Gattini con Salvini”. La risposta ironica alle sardine. A dare il via alla nuova ondata di cuccioli sul web, un post di ieri sera in cui il Capitano porge una singolare domanda ai suoi sostenitori dopo l’ondata (inaspettata) delle Sardine nelle piazze. “Cosa c’è di più dolce e bello – chiede – dei gattini? P.s. Ai vostri bambini felini piacciono sardine e pesciolini? Mettete la foto nei commenti! Miao!”, l’eloquente chiosa del post corredato da un’altrettanto eloquente immagine: un morbido micino con una sardina in bocca. Una “trollata” in piena regola, insomma, che tuttavia non ha scalfito la fede dei sostenitori. Dalla serata di ieri impegnatissimi nel postare foto dei propri amici a quattro zampe insieme alla richiesta, in più di qualche caso, di un saluto o un augurio per Micio o Fuffi direttamente dalla bocca (o tastiera) del leader.

 

di: Luca Maurelli @ 10:56


Nov 20 2019

Oggi ad Arezzo Donzelli e Castelli incontrano gli amministratori di Fratelli d’Italia

La destra italiana non si ferma e si organizza nel territorio con la sua notevole realtà di amministratori.

Giorgia Meloni ha ragione. Le recenti affermazioni di Fratelli d’Italia hanno consentito di “mettere in sicurezza” un vero e proprio patrimonio politico e comunitario. Questo risultato, garantito sul piano politico nazionale dalle straordinaria azione della leader di FDI, è stato corroborato ulteriormente dalla qualità della classe dirigente territoriale che nei comuni ha saputo ottenere.

Il patriottismo municipale degli amministratori di Fdi

Soprattutto a seguito dell’ultima tornata amministrativa, FDI infatti può contare su più di 130 sindaci e 50 vicesindaci. Tra questi i primi cittadini di ben due città metropolitane, di svariati capoluoghi di provincia. Essi, insieme a centinaia di amministratori, reggono il “destino amministrativo” di milioni di italiani.  Rappresentano loro quel “patriottismo municipale” che rende ciascun sindaco di FDI un argine a quella perdita  di sovranità che non ha riguardato solo il piano nazionale ma che ha fortemente condizionare le politiche pubbliche di livello comunale.

“Liberiamo l’Italia”

Il movimento dunque può contare su una grande leader ma anche su una spina dorsale fatta di patrioti che, capillarmente, rafforzano e rendono vitale la classe dirigente di FDI. In questi giorni l’Anci sta celebrando il suo congresso nazionale (nella foto sopra) e gli amministratori locali di FDI si sono dati convegno ad Arezzo. Si svolgerà un forum dedicato proprio ad una riflessione sulle autonomie e sui temi politici e amministrativi che i primi cittadini di FDI possano interpretare a livello comunale. “Liberiamo l’Italia”, questo il titolo del forum promosso dal coordinamento Autonomie Locali. Si terrà ad Arezzo oggi pomeriggio alle 17.30, e che verrà presenti Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di FDI, e Guido Castelli, Responsabile. Autonomie. Al termine dell’incontro un focus specifico su Toscana 2020, la grande sfida del centrodestra per la conquista di una delle regioni più rosse d’Italia.

di: Francesco Storace @ 10:13


Nov 20 2019

Chat Cinquestelle dell’Emilia Romagna, vogliono cacciare Di Maio: “Niente desistenza col Pd!”

Occhio Di Maio, che l’Emilia Romagna si sta trasformando per lui in un pozzo senza fine. Ce lo spingeranno i suoi attivisti locali, indignati per la fuga annunciata dalle elezioni regionali. Da chi vuole andare da solo alle urne a chi vorrebbe allearsi col Pd, comunque non accettano che a decidere sia chi ha perso ogni competizione elettorale da marzo 2018 ad oggi. Maledette politiche…

In una chat pentastellata, proprio quella intitolata su Facebook “gruppo Emilia Romagna”, c’era un nostro “inviato”. Tutto è partito da un annuncio pubblico in rete e che è assolutamente eloquente. E’ reclamizzato l’esposto al “Comitato di Garanzia del Movimento Cinque Stelle”, contro Luigi Di Maio, capo politico trattato alla stregua di un infedele.

Che cosa si è messo in testa Di Maio?

Di Maio sta negando agli iscritti della regione il diritto – stabilito dall’articolo 4 del loro regolamento – a decidere sulla presentazione della lista attraverso lo “strumento di democrazia diretta e partecipata costituito dalla consultazione in rete”. Siccome sta facendo tutto da solo, si è di fronte della negazione di uno degli elementi costitutivi del Movimento: quindi Di Maio a casa.

di: Francesco Storace @ 06:00


Nov 19 2019

Cdp, Rampelli: il presidente della Commissione di vigilanza deve andare all’opposizione

Il 170° anniversario della nascita di Cdp è stato celebrato ieri. Ma la presidenza della Commissione di vigilanza che la riguarda non ha ancora un presidente. Secondo il viecepresidente della camera, Fabio Rampelli, tale presidenza spetta all’opppsizione. «Si tratta di un centro nevralgico dell’economia italiana», rileva Rampelli. Attraverso Cdp passano investimenti strategici per il futuro della nostra nazione. «Desta pertanto sorpresa la paralisi nella quale si trova la Commissione bicamerale di Vigilanza di Cdp. Che è ancora priva di un presidente che dia il via ai lavori, agli approfondimenti e alle audizioni. In una fase così delicata dell’Italia nella quale il sistema industriale è al collasso il ruolo che Cdp è chiamata a svolgere potrebbe essere risolutivo. Ma il Parlamento deve poter vigilare e non possiamo continuare con questo mutismo e paralisi istituzionale». Rampelli lancia un appello alle  forze politiche presenti in Commissione e ai presidenti del Senato e della Camera. Affinché richiamino i capigruppo per trovare una soluzione a questo impasse. Che si trovi l’accordo per eleggere un presidente e trattandosi di una commissione di vigilanza, il presidente deve andare all’opposizione.

di: Aldo Di Lello @ 19:28


Nov 19 2019

Legge elettorale, il vertice slitta a domani. Maggioranza sempre più nel caos

Legge elettorale, è subito stop. Fonti parlamentari hanno infatti lasciato trapelare che il vertice di maggioranza, inizialmente fissato per stasera, è stato rinviato alle 20 di domani. Un aggiornamento a 24 ore non è la fine del mondo. Ma in questo caso contribuisce ad alimentare il sospetto che il dossier sulla legge elettorale sia destinato ad aggiungersi al già fittissimo cahiers de doléances che turba i sogni e le prospettive della maggioranza giallo-rossa. La sensazione che Pd, M5S, Iv e Leu rappresentino una compagnia occasionale e non una vera e propria compagine legata da un programma si solidifica sempre di più in certezza.

Giallo-rossi divisi ormai su tutto

Sullo sfondo di una manovra economica ancora da approvare (e per molti versi ancora da definire) si staglia infatti la vicenda dell’ex-Ilva di Taranto con annessi i tormenti che agitano la casa grillina. Come se non bastasse, Di Maio deve vedersela  anche con i suoi della commissione Finanze della Camera che gli hanno chiesto un vertice di maggioranza sul Mes, il fondo salva-Stati. Un attacco frontale al loro capo che li mette nella scia di Salvini e della Meloni, i primi a censurare la riforma del Mes siglata da Conte senza consultare il Parlamento. Sull’altro lato della maggioranza, quello sinistro, tiene intanto banco la rivalità tra Pd e Italia Viva. Renzi vuole fare campagna acquisti nel suo ex-partito. Per tutta risposta Zingaretti fa trapelare che è pronto a pigiare il pulsante del voto anticipato.

La legge elettorale è la madre di tutte le battaglie

Una prospettiva che terrifica l’intera maggioranza. Prova ne sia che il loro vero e unico collante resta l’anti-salvinismo. Con quello riescono ancora a mascherare l’ansia per il mantenimento della poltrona con lo spauracchio dell’uomo solo al comando, i pieni poteri, il sovranismo e compagnia cantante. Infine, la legge elettorale. È questo, in fondo, la madre di tutte le battaglie. Perché è esattamente lì che i partiti di maggioranza – chi più, chi meno – tenteranno di mettersi in sicurezza. Sempre che, beninteso, non si squaglino prima.

di: Mario Landolfi @ 18:22


Nov 19 2019

Ma quali sardine, sono solo i soliti baccalà manovrati dal Pd

Una volta c’erano i girotondi. Apparvero e poi scomparvero sulla scia del regista Nanni Moretti, che era scontento dei dirigenti  del suo partito. Al tempo c’erano i Ds. I girotondi non erano altro che un diversivo per nascondere la crisi della sinistra. In quegli anni dominava il centrodestra. Berlusconi occupava la scena mediatica. E oscurava i grigi dirigenti della sinistra. Presentarono i girotondi come una risposta “spontanea” della sinistra diffusa alle difficoltà della struttura partito. Ma di “spontaneo” avevano ben poco, visto il modo come furono rilanciati dall’industria dei media.

Qualcosa di simile sta accadendo con le sardine di oggi. Dopo le manifestazioni “spontanee” di Bologna e di Modena , altri eventi s’annunciano in altre città italiane. Da Torino a Genova, da Milano a Napoli e Palermo.  Anche in questo caso è tutto uno strombazzamento dei media. Per accreditare l’idea del “contagio” prodigioso. Del movimento della società civile che nasce  “dal  basso” e senza “bandiere”. A Milano le sardine si esprimono con un liguaggio ittico-immaginifico. E parlano di una realtà “subacquea, non visibile in superficie, ma che è pronta a manifestare la propria presenza con migliaia di bolle di ossigeno”. Questa società civile senza “tessere” e “senza partito” reagirebbe “spontaneamente” al “pericolo” sovranista.

Ma a chi vogliono darla a bere? Il Giornale ha già documentato il legame tra gli organizzatori delle sardine modenesi e il Pd. In ogni caso, senza scoperchiare gli altarini del presente, basta riandare con la mente ai tempi del vecchio Pci. Quando, negli anni Sessanta e Settanta, sorsero un’infinità di sigle “democratiche”. I genitori “democratici”. I professori “democratici”. I magistrati  “democratici”. Gli avvocati “democratici”. E così via, in un’inflazione di associazioni “sponatenee”. L’obiettivo era chiaro. Coinvolgere i più disparati gruppi sociali con il paravento dall’indipendenza dai partiti. Ma in realtà erano tutti gruppi manovrati dal Pci. Molti in genui caddero nel tranello. Non erano altro che dei baccalà, come si dice nel gergo popolare per designare i tontarelli che si fanno abbindolare dalla propaganda. Allo stesso modo, non sono altro che baccalà le sardine mobilitate oggi dal Pd.

di: Aldo Di Lello @ 17:41


Nov 19 2019

Meloni: “FdI al fianco dei vigili del fuoco. Siano equiparati alle altre forze di polizia”

Fratelli d’Italia è scesa ancora una volta in piazza al fianco dei vigili del fuoco: eroi che ogni giorno rischiano la vita per la nostra sicurezza e che devono essere equiparati alle altre forze di polizia. È per questo che abbiamo presentato in Parlamento delle proposte per difendere i loro diritti. Noi ci siamo”. Lo scrive su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Che da tempo si sta battendo perchè siano equiparati alle altre forse di polizia. Davanti alla Camera si è svolto un nuovo  sit in di protesta dei Vigili del Fuoco.

Fratelli d’Italia è in prima linea perché siano  garantiti diritti, salario e tutele ai vigili del fuoco nella legge di Bilancio. Questi i punti ribaditi in questa giornata di mobilitazione unitaria.  Massiccia la partecipazione al presidio in piazza Montecitorio. I vigili del fuoco da giorni stanno protestando in tutta Italia. Previste giornate di sciopero. Fratelli d’Italia ha presentato gli emendamenti alla manovra finanziaria del governo che garantisca questa mobilitazione di risorse.

Meloni: “Noi ci siamo”

“D’accordo con le parole del Presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni”, dice il presidente Fernando Cordella e il Segretario Cesira Cruciani di FILP ANPPE Vigili del Fuoco. “L’approvazione degli emendamenti proposti da Fratelli d’Italia da parte del governo e delle altre forze politiche è un segnale importante. Un segnale di distensione per la nostra categoria,  in questi giorni è impegnata nelle emergenze” affermano i due sindacalisti. Basta prendere in giro i Vigili del Fuoco, aveva tuonato la Meloni giorni fa.  Dopo che la discussione sulle proposte di FdI era stata rinviata dal governo. “Da anni aspettano l’adeguamento stipendiale e previdenziale alle altre Forze dell’Ordine. Non servono le mancette, non bastano più le pacche sulle spalle, è il tempo delle risposte”.

“Siamo il Corpo meno pagato: il ministero dell’Interno ha calcolato che servono 216 milioni all’anno per azzerare le differenze con gli altri Corpi, ma il Governo ne ha messi in legge di bilancio solo 25. Di questo passo – dice il segretario del Conapo Antonio Brizzi – andremo in pensione senza essere equiparati. Eppure chiediamo solo parità di trattamento e non privilegi”. “Al premier Conte, al ministro Lamorgese e ai capi politici Di Maio, Zingaretti e Renzi chiediamo di essere rispettati anche da vivi e non solo ai funerali”, conclude il segretario del Conapo richiamando il tragico rogo nell’Alessandrino in cui hanno perso la vita tre vigili del fuoco.

di: Antonella Ambrosioni @ 17:31


Nov 19 2019

Villa con piscina e reddito di cittadinanza: e la moglie dell’affiliato “ringrazia” Di Maio (video)

Al marito la polizia ha sequestrato una villa con piscina e alcune auto per un valore di circa 300mila euro. La moglie, però, percepiva il reddito di cittadinanza: 900 euro al mese sottratti alle casse dello Stato. La vicenda è emersa nell’ambito di un blitz antimafia realizzato dalla Squadra mobile di Palermo, che ha portato al fermo di 9 persone. Tra le quali, appunto, anche Nicolò Giustiniani, il marito di quest’ennesima percettrice abusiva di reddito.

Associazione mafiosa e traffico di droga

Gli indagati rispondono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, auto riciclaggio, danneggiamento fraudolento di beni assicurati e altro. Giustiniani è ritenuto dagli investigatori tra i più fidati collaboratori dei fratelli Stefano e Michele Marino, anche loro raggiunti dal provvedimento di fermo disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I due sono considerati elementi di spicco della famiglia mafiosa di Roccella e di quella di Corso dei Mille.

Villa con piscina e reddito di cittadinanza

L’uomo per realizzare la sua villa non aveva badato a spese. Dentro la casa, protetta da un cancello monumentale con tanto di iniziali “G” e “N”, gli agenti della Squadra mobile hanno trovato una cucina con un tavolo per decine di ospiti, un’enorme piscina contornata da sculture e una scalinata al culmine della quale si ergevano le statue di due leoni.

Video

di: Annamaria Gravino @ 16:22


Nov 19 2019

Panchine rosse a Tivoli per il 25 novembre, l’iniziativa di FdI contro la violenza sulle donne

Violenza contro le donne, «mai abbassare la guardia». La ricorrenza internazionale del 25 novembre rinnova il monito. E rilancia l’allarme. Una data fissata in rosso sul calendario e omaggiata da una serie di iniziative volte a denunciare. Ricordare. Un ulteriore appello al contrasto e al monitoraggio di un fenomeno in inquietante crescita.

Violenza sulle donne: l’iniziativa di FdI a Tivoli

Da quando nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con una risoluzione, ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza, istituendo una giornata internazionale dedicata al tema della violenza sulle donne. Invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le ong a organizzare attività utili a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno. Da quando il 25 novembre è diventata una “data simbolo”, insomma, non si contano le manifestazioni. Le celebrazioni e gli appuntamenti di rilievo socio-politico nazionale. Tra i vari eventi in programma, segnala in una nota il deputato e Presidente provinciale romano di Fratelli d’Italia, Marco Silvestroni, «un plauso va alle iniziative che si stanno concretizzando per il 25 novembre, data internazionale contro la violenza sulle donne, in molti comuni della Provincia di Roma».

Violenza sulle donne e panchine rosse: un simbolo

In particolare, prosegue nella nota Silvestroni, «è lodevole quella organizzata dal consigliere di Tivoli Pamela Corbo. La quale ha voluto riproporre l’iniziativa simbolica delle panchine rosse. Iniziativa che – conclude poi l’esponente FdI – un anno fa ho avuto l’onore di inaugurare anche in diversi comuni della Provincia. Faccio appello agli amministratori locali di fare il possibile per mettere in campo tutti gli strumenti di prevenzione a disposizione. Per non abbassare mai la guardia sulla violenza contro le donne». Un crimine odioso che va condannato penalmente e moralmente. Combattuto culturalmente. Prevenuto sempre.

di: Priscilla Del Ninno @ 16:05


Nov 19 2019

Fondo salva-Stati, il M5S a muso duro contro di Maio: «Subito un vertice sul Mes»

Il MoVimento è ormai una polveriera. Basta un nulla per farlo esplodere. L’ultima grana in ordine di tempo per Luigi Di Maio si chiama Mes (Esm, secondo l’acronimo in inglese), il fondo salva-Stati nato nel 2012. A farla scoppiare, i deputati grillini della commissione Finanze. E questa volta non sussurrando fuori dalle riunioni ufficiali ma in modalità scritta, nero su bianco, come si fa con le dichiarazioni di guerra. E questa lo è. La prosa lascia pochi dubbi in proposito: «Chiediamo al capo politico – vi si legge – di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo». L’obiettivo annunciato dagli onorevoli Cinquestelle  è un guanto di sfida: «La discussione sul Mes deve essere trasparente».

I deputati grillini della commissione Finanze scrivono al capo politico

I grillini lamentano l’avvio di una sorta di trattativa parallela tra Palazzo Chigi e la Ue con le Camere esautorate da ogni ruolo, tanto più che – ricordano – avevano dato un «preciso mandato» al premier Conte. Da qui la denuncia: «Il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa del Mes, ad esempio prevedendo che l’aiuto sia condizionato al ricatto di riforme strutturali che di fatto porterebbero ad un commissariamento degli Stati in difficoltà». Proprio quel che essi sospettano sto per accadere: «È chiaro che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare». Da qui l’intimazione a Di Maio: subito un vertice di maggioranza.

Salvini e Meloni: «L’ok di Conte al nuovo Mes è alto tradimento»

In effetti, la riforma del Mes desta allarme per la nostra economia perché prevede che il supporto finanziario sia attivato in caso di turbolenze sui mercati del debito pubblico ma qualora ricorrano alcune condizioni: non trovarsi in procedura d’infrazione, avere da due anni un deficit sotto il 3 per cento e un debito pubblico sotto al 60. Condizioni di cui l’Italia non gode. In tal caso potrebbe accedere – in seconda battuta – al supporto finanziario solo se accettasse una ristrutturazione del debito. La riforma del Mes miete critiche anche a destra. Salvini indirizza la stampa verso  Conte e l’ex-ministro Tria. Chiedano –  esorta via Fb – se hanno siglato «di notte, di nascosto, un fondo “ammazza-Stati“». E se lo abbiano fatto «senza l’autorizzazione del Parlamento». In quel caso, avverte, «sarebbe alto tradimento». Durissimo anche il commento di Giorgia Meloni: «È una nuova eurofollia: una super Troika onnipotente. Fdi farà barricate contro ennesimo tradimento verso il popolo».

 

di: Mario Landolfi @ 15:58


Nov 19 2019

Atobiu 2019: la sfida dei giovani di Fratelli d’Italia nel cuore della Sardegna

Riceviamo da Fabio Alescio su Atobiu 2019 e volentieri pubblichiamo: Caro direttore,

Ho ricevuto l’invito a partecipare a Atobiu 2019, il classico appuntamento che ha riunito circa 180 tra amministratori e dirigenti di Fratelli d’Italia. Non ho saputo resistere alla tentazione di constatare come un partito nato alla fine del 2012 in piena era social creda ai rapporti umani. All’interscambio di esperienze, di idee in un’era in cui la comunicazione si fa con i post. Un’epoca in cui volantini e manifesti sembrano far parte della preistoria. Atobiu nella lingua sarda significa incontro e quindi l’intento è chiaro.
Ero curioso di capire se Fratelli d’Italia fosse davvero quello che i vecchi militanti di Destra mi dicevano fosse.

Atobiu: i giovani e la politica

Ho avuto le mie risposte e ho capito perché un movimento così giovane ha fondamenta così forti. Arrivo in questa località nel cuore della Sardegna. Quella spesso dimenticata, tra Orgosolo e Mammoiada in piena Barbagia. Un posto senza fronzoli, essenziale, vera, come la gente di queste parti. A dirigere l’organizzazione con un pugno di ragazze e ragazzi c’è una militante della prima ora Antonella Zedda: idee chiare e attenta a tutto. Dalla mattina del sabato cominciano ad arrivare decine di persone, moltissimi ragazzi e ragazze e da subito capisco che stanno li per partecipare attivamente. Per ascoltare dai più “anziani”sì, ma anche per raccontare la loro idea di partito. Molti di loro sono amministratori locali, consiglieri, assessori, sindaci: parte attiva della vita politica di questo territorio.

Due giorni di progetti

Il programma prevedeva una serie di tavoli di lavoro. La mattina della domenica c’è stato  un workshop sulle tecniche comunicative tenuto da Tommaso Longobardi, responsabile nazionale della comunicazione social di Fratelli d’Italia. Un focus è stato fatto anche sugli atti sinora posti in essere e sulle politiche da attuare in futuro. Tra gli interventi, quello del Deputato Salvatore Deidda; dei Consiglieri Regionali Fausto Piga, Francesco Mura, Nicola Mundula; dell’Assessore Regionale all’Ambiente Gianni Lampis e il Sindaco di Cagliari Paolo Truzzu.
Due giorni in cui si è respirato quella sana voglia di partecipare alla crescita del bene comune. Due gorno in cui  la passione per la politica era decisamente al di sopra delle ambizioni personali. L’entusiasmo che Giorgia Meloni sta diffondendo su molte ragazze e ragazzi non andrà disperso. La fierezza della coerenza delle idee e l’amore per il nostro paese stanno unendo giovani e meno giovani e qui, in un’angolo che poteva apparirmi remoto, tra questa gente, sembrava di stare al centro di tutto.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:42


Nov 19 2019

Domani incontro di Riva Destra sulla tutela delle donne vittime di violenza con Rauti e Rizzetto

Proseguono a Roma gli appuntamenti dei “Mercoledì di Riva Destra”. Questa settimana, in vista del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’incontro sarà dedicato all’impegno parlamentare di FdI per la tutela e il sostegno delle vittime e delle loro famiglie.

Rauti e Rizzetto parlano di tutela delle vittime

L’incontro si svolgerà mercoledì 20 novembre, alle ore 18.15, presso la sede nazionale di Riva Destra, in via Venezia 27, a Roma. All’appuntamento parteciperanno i parlamentari di FdI, Isabella Rauti e Walter Rizzetto. I loro interventi saranno preceduti dai saluti dei responsabili di Riva Destra, Lorenzo Loiacono per Roma e Marco Micacchi per il Lazio. Interverrà anche Fabio Sabbatani Schiuma, segretario nazionale. L’introduzione sarà affidata ad Angelo Bertoglio, vice segretario nazionale, che da anni è impegnato per i diritti delle vittime.

Riva Destra presenta il libro di Magdi Cristiano Allam

Rizzetto è il primo firmatario del disegno di legge per l’istituzione del “Garante Nazionale per la Tutela delle Vittime”. Isabella Rauti, responsabile nazionale del Dipartimento Pari opportunità di FdI e membro della commissione parlamentare sui femminicidi, è da sempre impegnata in prima linea in difesa delle donne vittime di violenze e soprusi. La senatrice illustrerà le prossime iniziative parlamentari. Alle ore 21, poi, si terrà la consueta cena comunitaria, che vedrà ospite il giornalista e scrittore Magdi Cristiano Allam, il quale presenterà il suo nuovo libro Stop Islam.

di: Annamaria Gravino @ 15:33


Nov 19 2019

Trancassini (FdI): “Da Trenta parole sconcertanti. E un grave atto d’accusa alla Raggi”

“Sono sconcertanti, ma in perfetta linea con le scelte politiche del Movimento 5 Stelle. D’altronde, optare per le barricate nel palazzo dorato non è certamente una novità per i massimi rappresentanti grillini che almeno a parole i ‘Palazzi’ avrebbero voluto smantellarli”. Così il deputato di FdI, Paolo Trancassini, ha commentato le parole dell’ex ministro Elisabetta Trenta sul Pigneto, il quartiere nel quale ha una casa di proprietà, ma dal quale è voluta andare via, usufruendo dell’ormai famoso appartamento della Difesa, perché “in zona si spaccia droga” ed esistono “problemi di sicurezza”.

Trancassini: “Da Trenta disprezzo e distacco dalla realtà”

“Della signora Trenta – ha sottolineato Trancassini – colpisce il completo distacco dalla realtà, il disprezzo per uno dei quartieri storicamente più caratteristici di Roma. Il tipico classismo del Pd si è impadronito anche di quel M5S. Infatti proprio con il Pd è andato al governo pur di tenere stretta la poltrona ed evitare il giudizio degli italiani“.

“Le sue parole un atto di accusa alla Raggi”

“Ma le parole dell’ex ministro Trenta – ha avvertito ancora l’esponente di FdI – sono anche un grave attacco nei confronti del sindaco Raggi, incapace di mettere in campo politiche sociali per le periferie della città. Il Pigneto, così come tutte le aree marginali d’Italia, ha bisogno di una politica diversa, che abbia il coraggio di intervenire. E non di chi come la Trenta, è sempre pronto con le valige in mano alla volta di un posto al sole”.

di: Annamaria Gravino @ 15:26


Nov 19 2019

Meloni: «Asili nido gratis e reddito d’infanzia per rilanciare il lavoro. Altro che reddito di cittadinanza…»

La Meloni lo dice anche nella hit, virale sul web, della versione rap del suo discorso di piazza San Giovanni. Lei è Giorgia. Una donna. Una madre. E, non ultimo, una leader politica di successo, presidente di Fratelli d’Italia. Una figura di riferimento per moltissimi elettori: una parterre costantemente in crescita stando ai risultati delle urne nelle ultime consultazioni e ai sondaggi di queste settimane.

Meloni sulla disoccupazione: ecco le risposte e dove trovare le risorse

E così, non bastassero le ricette economiche illustrate ad ogni occasione pubblica e mediatica, interpellata sulla crisi occupazionale in Italia Giorgia Meloni torna a ribadire le proprie convinzioni in materia. E dopo aver rilanciato l’sos disoccupazione, propone una delle possibili soluzioni al dramma di una crisi ormai endemica. «Per risolvere il problema del lavoro in Italia basterebbe occuparsi della questione femminile», dichiara Giorgia Meloni intervistata da Leggo. Poi prosegue: «Attualmente il nostro Paese ha un tasso di occupazione del 60% mentre la media europea è del 70%. L’obiettivo dell’Ue è arrivare al 75%. Una percentuale che si raggiungerebbe senza sforzi semplicemente facendo lavorare le donne».

La soluzione: più occupazione femminile se a misura di welfare

La domanda sorge spontanea (e immediata): Come? Altrettanto pronta è la risposta di Giorgia Meloni: «Rendendo i servizi pubblici essenziali gratuiti». Non solo: sempre nell’intervista rilasciata a Leggo, la numero uno di Fratelli d’Italia, commentando i dati Istat sull’occupazione femminile aggiunge: «La proposta di FdI – assicura – è una rivoluzione sul welfare delle famiglie: asili nido gratis, per prima cosa. Poi il congedo parentale retribuito al 100% i primi sei mesi e all’80% i primi sei anni. Infine, il reddito di infanzia: un rafforzamento dell’assegno di natalità destinato ai genitori meno ricchi. Dove trovare le risorse? Per gli asili nido gratuiti basterebbero 2 miliardi di euro, a fronte degli 8 spesi inutilmente per il reddito di cittadinanza» spiega – e commenta implicitamente – Giorgia Meloni.

di: Priscilla Del Ninno @ 15:17


Nov 19 2019

Trieste, l’“Ilva nel Nord” non chiuderà. L’assessore di FdI: “Per Taranto il governo prenda esempio” (video)

La questione della Ferriera di Trieste, lo stabilimento siderurgico a poca distanza dalle abitazioni nel rione popolare di Servola è giunto a una soluzione. Rischiava la chiusura. La lunga storia della cosiddetta Ilva del Nord  potrebbe essere giunta a una svolta grazie all’intesa trovata tra  gruppo industriale e la giunta di centrodestra guidata da Massimiliano Fedriga. “Ho ho firmato per l’Ilva di Trieste ( Gruppo Arvedi) la decarbobizazione e la riconversione in industria pulita e logistica portuale. Un risultato raggiunto ad esuberi zero. Mi sembra un buon esempio: opposto e nettamente migliore di quanto accade contemporaneamente a Taranto”. Lo annuncia Fabio Scoccimarro, imprenditore e dirigente d’azienda , portavoce e coordinatore per il Friuli-Venezia Giulia di Fratelli d’Italia.

Si tratta di un esempio virtuoso arrivato in queste ore. Dopo mesi di trattativa , Regione e Arvedi sono giunti a un accordo per quanto riguarda gli interventi relativi alla riqualificazione delle attività industriali e portuali;  e al recupero ambientale nell’area di crisi industriale di Trieste. Divenuta nota  a causa degli alti valori di benzo(a)pirene e polveri sottili, nel 2014 lo stabilimento siderurgico era passato, in seguito a una crisi del gruppo Lucchini, al “cavaliere dell’acciaio” Giovanni Arvedi.

Da allora l’industriale cremonese, vincolato da un accordo di programma sottoscritto con governo e Regione, ha messo in campo una serie di provvedimenti per limitare l’inquinamento. Ma a distanza di cinque anni i valori registrati dalle centraline  nei mesi di luglio e agosto sono stati oltre il livello di guardia. Questo ha allarmato i residenti e ha spinto l’amministrazione regionale a sanzionare la proprietà. L’ipotesi di chiusura dell’area a caldo era dietro l’angolo. “Nessuna famiglia deve restare senza stipendio. Non è una promessa, ma un obiettivo cardine che questa Giunta si prefigge”, aveva detto Scoccimarro

 

di: Antonella Ambrosioni @ 15:12


Nov 19 2019

Open Arms, Vauro e Padre Zanotelli scatenati contro Salvini: fanno a gara a chi insulta di più

Caso Open Arms.  Salvini indagato. Figuriamoci se Vauro si lasciava sfuggire l’occasione per lo sciacallaggio.  «Salvini è un leone di peluche e l’ultima linea salviniana è il “peluchismo”. Che fa del vittimismo il suo porta bandiera ed è forse quella che gli somiglia di più». Così, parlando all’Adnkronos,  il vignettista che piace agli antifascisti più beceri  commenta l’indagine della Procura d’Agrigento sull’ex ministro degli Interni per sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio.  «Salvini è molto bravo a fare declamazioni di coraggio e poi a darsela a gambe». «Sostiene che l’indagine della Procura di Agrigento per lui è un’altra medaglia? La precedente l’ha persa mentre se la squagliava dal tribunale e si faceva salvare dai Cinque stelle», conclude l’antifascistissimo disegnatore.

Vauro non è il solo antisalviniano che va in brodo di giuggiole per la vicenda Open Arms. Padre Zanotelli, ardente clerico-comunista, augura ad esempio il peggio a Salvini. «Voglio augurarmi che stavolta i 5 Stelle, che non sono più parte del governo con la Lega e dicono che non torneranno mai più con Salvini, votino secondo coscienza e si crei un blocco per fare processare l’ex ministro». Zanotelli va giù pesante. «Ma come si fa a parlare di medaglia? Chi reagisce così non tiene in alcun conto il dolore di nessuno. Questa è la cosa grave: il senso di strafottenza tipico dei ricchi nei confronti di chi non ce l’ha fatta. E poi arriva uno come il cardinale Ruini a dire quel che dice su Salvini, che è una figura che rappresenta l’estrema destra».  Il cattocomunista si dice colpito dal fatto che Salvini consideri una “medaglia” la sua disavventura giudiziaria.

La coda giudiziaria del caso Open Arms ha insomma fomentato il peggiore fanatismo di sinistra. A gioire saranno in pochi. Vauro e Padre Zanotelli hanno offerto il solito, triste spettacolo del becerume politicamente corretto.

 

di: Aldo Di Lello @ 14:39


Nov 19 2019

Ex Ilva, alla Fondazione An si presenta il romanzo di Mellone “Fino alla fine”

Parlare di ex Ilva fuori dalla propaganda, dalle imbarazzanti dirette Facebook, dalla cronaca convulsa che da politica si è fatta giudiziaria. Farlo tenendo insieme i fili di una vicenda che si è abbattuta sul nostro Paese come una scure, con una accelerazione improvvisa ma con una traiettoria prevedibilissima. Così prevedibile che c’è chi l’ha immaginata da tempo e ne ha fatto l’asse portante di un romanzo nato distopico e finito in strettissima attualità. Domani, mercoledì 20 novembre, alle 17.30, presso la sala conferenze della Fondazione An, in via della Scrofa 43, a Roma, sarà presentato Fino alla fine, il romanzo profetico di Angelo Mellone sulle acciaierie di Taranto.

La presentazione di “Fino alla fine” alla Fondazione An

Con l’autore interverranno il direttore del Secolo d’Italia Francesco Storace, il direttore dell’Agi Mario Sechi e i giornalisti Laura Tecce e Paolo Corsini, presidente dell’associazione Lettera22, che organizza l’evento in collaborazione con la Fondazione An. Il racconto di Mellone intreccia le vicende dei tre protagonisti con il destino degli impianti che incombono e insieme sovraintendono alla vita della città e dei suoi abitanti, incidendo però su tutto il Mezzogiorno e, in fin dei conti, su tutto il Paese. Ne esce il “Romanzo di una catastrofe”, come recita il sottotitolo, che – ha avuto modo di spiegare lo stesso autore – è “un crocevia”. Perché quella vicenda industriale, sociale, collettiva rappresenta un “punto di non ritorno”, un “episodio chiave per il suicidio assistito del Mezzogiorno italiano“.

La critica di Mellone al “presentismo”

Molto, in questi giorni, Mellone ha avuto modo di parlare del suo romanzo e di ciò che l’ha ispirato.

di: Annamaria Gravino @ 14:29


Nov 19 2019

Rifiuti, l’ex presidente Ama Benvenuti: “Uno sfacelo, la Raggi risponda all’sos dei pediatri”

Rifiuti, «uno sfacelo». Per l’ex presidente Ama Piergiorgio Benvenuti non ci sono più altri termini per definire la situazione della raccolta a Roma. La Capitale è sporca e i bambini si ammalano sempre di più. Negli ultimi due anni, i minori dagli zero ai 6 anni, sono stati interessati da patologie legate alla «scarsa igiene» della città con un incremento del 20%. Un’accusa gravissima, quella lanciata dalla Federazione Italiana Medici Pediatri, e direttamente da Teresa Rongai, segretaria della Fimp di Roma. Una denuncia che oggi Benvenuti torna a rilanciare vista l’urgenza della situazione.

Emergenza rifiuti, Benvenuti: «Uno sfacelo»

Patologie come Infezioni, irritazioni, parassitosi. È l’ennesima bocciatura, rimarca l’ex presidente Ama nel periodo 2011 inizio 2014, della pulizia della Capitale. Della gestione dei rifiuti e del trattamento dei cassonetti. A fine ottobre è stata la volta del rapporto dell’Agenzia di controllo sulla qualità dei servizi pubblici che aveva inviato un documento in Campidoglio che indicava come  il 49% del totale dei cassonetti di Roma. Ciò vuol dire che uno su due continuano ad essere maleodoranti proprio per colpa della mancata raccolta con cadenza fissa. Non lascia margini al miglioramento, il commento di Piergiorgio Benvenuti, oggi Portavoce del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale. E non va meglio la pulizia delle strade: una su tre rimane sporca. Come pure non migliora la situazione per quanto riguarda la pulizia intorno ai cassonetti. È d’obbligo ricordare alla sindaca Raggi – sottolinea Benvenuti – che la situazione della raccolta e dello spazzamento delle strade è fuori controllo. E anche i noti summit con Ministero e Regione Lazio non stanno producendo risultati, tanto che si prosegue ad ipotizzare da parte di cittadini e comitati una richiesta di risarcimento sulla tariffa pagata dagli utenti.

Gabbiani, topi, piccioni, blatte: si rinnova l’allarme pediatri

La situazione rifiuti a Roma è veramente gravissima. Si avverte una puzza insopportabile nei pressi dei cassonetti, ormai abbandonati e non più svuotati per giorni. Gabbiani, topi e piccioni, oltre alle blatte  che si alimentano fra i rifiuti, sono ormai ben visibili e sempre più frequenti in città. E le foto scattate dai turisti fanno il giro della rete. È un lontano ricordo –prosegue Benvenuti –  la sanificazione periodica di tutti i cassonetti con gli enzimi che eliminavano cattivi odori ma, soprattutto, le criticità igienico-sanitarie. Lo sfacelo della raccolta e della  gestione dei rifiuti nella Capitale è ormai ripreso dai mezzi di comunicazione nazionale ed anche estera. A danno di economia, turismo e commercio di Roma.

Un caos che va anche a danno di immagine, economia, commercio

Per non parlare dell’immagine dell’intero Paese… Una situazione  che non ha precedenti nella gestione dei rifiuti  di Roma –accusa  Benvenuti – con una raccolta differenziata che sta arretrando ed un incremento della produzione dei rifiuti indifferenziati di quasi il 6% nell’ultimo anno. Con responsabilità che vanno dalla mancanza di un vero e proprio piano dei rifiuti regionale a una carenza nella programmazione comunale e dei vertici Ama. Oggi è gravissima la denuncia dei Pediatri di Roma, con l’indicazione che vi è un rischio sanitario per i giovanissimi. Anzi «un sensibile incremento di patologie collegate proprio alla presenza di rifiuti in strada», conclude Benvenuti. Un appello che deve trovare non solo responsabilità oggettive di chi dovrebbe presidiare la funzione del trattamento dei rifiuti. In primis la Sindaca Raggi. Alle quali si chiedono soluzioni adeguate. E urgentissime.

di: Priscilla Del Ninno @ 14:11


Nov 19 2019

Battisti, ergastolo confermato. La Cassazione nega lo sconto di pena al terrorista rosso

No alla cancellazione dell’ergastolo per Cesare Battisti (mai nome illustre fu portato tanto indegnamente). Lo ha deciso la Cassazione che pochi minuti fa ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’ex terrorista comunista contro l’ordinanza con cui, il 17 maggio scorso, la Corte di assise di appello di Milano aveva negato la commutazione della pena dell’ergastolo in quella di trent’anni di reclusione. «Le questioni sollevate con il ricorso – si legge in una nota della Suprema Corte – concernevano la persistente efficacia dell’accordo di commutazione della pena stipulato tra le Autorità italiane e brasiliane, in vista dell’estradizione dal Brasile, poi non avvenuta, nonché la legittimità della procedura culminata nell’espulsione del condannato dalla Bolivia. La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la decisione del Corte di assise di appello».

Il terrorista rosso coccolato dalla sinistra

Si conclude così definitivamente (almeno si spera) la vicenda processuale di Battisti, uno tra gli assassini più spietati del terrorismo rosso. E anche tra i più protetti. Persino a livello internazionale. Per lui si mobilitò l’intellighentsija francese che in nome della “dottrina Mitterrand” prima ne impedì l’estradizione in Italia e poi ne favorì la fuga in America Latina. L’ultima sua tappa è stato il Brasile di Lula, dove risiedeva coccolato e riverito. Il cambio della guardia con Bolsonaro lo convinse a cambiare aria e riparare in Bolivia, dove fu arrestato.

Battisti latitante per 40 anni

Battisti è sfuggito per 40 anni alla giustizia italiana. Doveva infatti scontare quattro omicidi avvenuti tra il 1978 e il 1979, come mandante o come esecutore materiale: quelli di Antonio Santoro, un maresciallo della polizia penitenziaria; Lino Sabbadin, un macellaio; Pierluigi Torregiani, un gioielliere; Andrea Campagna, un agente della Digos. Fino ad ora, Battisti aveva ammesso la sua partecipazione alla lotta armata e ad alcune rapine, sostenendo però di non aver mai sparato a nessuno. Poi ha ammesso, sperando in un beneficio di legge che la Cassazione gli ha negato.

di: Mario Landolfi @ 14:03


Nov 19 2019

L’Anpi boicotta il Primato Nazionale: salta la sala per il convegno. Polacchi: “Ma per noi è boom di lettori”

Nuovo boicottaggio ai danni dell’editoria libera. Anpi e il collettivo antifascista “I sentinelli” di Milano si sono mobilitati per far revocare la sala a un’iniziativa promossa dal Primato nazionale, quotidiano online e mensile cartaceo edito da Francesco Polacchi, giovane patron anche di Altaforte, la casa editrice “cacciata” dal Salone del Libro di Torino e da Più libri più liberi di Roma.

La nuova campagna abbonamenti del Primato Nazionale

L’incontro “La tua scelta sovranista”, organizzato in concomitanza con il lancio della nuova campagna abbonamenti della rivista, si sarebbe dovuto tenere giovedì 28 al Grand Hotel Hilton Villa Torretta di Sesto San Giovanni, ma la direzione ha revocato la disponibilità dello spazio dopo il “mail bombing” promosso dai gendarmi della democrazia a senso unico. L’appuntamento, comunque, fa sapere Polacchi, si terrà ugualmente nella stessa data e con gli stessi ospiti. Solo, in una location diversa che sarà comunicata nei prossimi giorni. Vi parteciperanno il direttore del Primato Nazionale Adriano Scianca e il leader di CasaPound Simone Di Stefano e alcuni fra i collaboratori “illustri” del giornale. Si va dal vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, allo psichiatra Alessandro Meluzzi, fino al filosofo Diego Fusaro (in collegamento video).

Gli inutili boicottaggi di Anpi & co: boom della rivista

Censure, boicottaggi e intimidazioni più o meno esplicite all’editore e a chi “osa” dargli spazio non sembrano nuocere al progetto sovranista di Polacchi e della sua squadra. Durante l’ultimo anno, “abbiamo registrato una crescita del 12%”, ha rivelato Polacchi, sottolineando che “c’è un numero sempre maggiore di lettori che ci segue”. Inoltre, anche la “redazione è in continuo ampliamento”. “La revoca della sala per le pressioni di Anpi e Sentinelli non interrompe né ostacola il nostro lavoro”, ha proseguito, chiarendo che l’evento si terrà. In quella occasione, ha concluso, “annunceremo le attività sul breve e medio periodo e, soprattutto, le ragioni di una scelta dichiaratamente sovranista“.


di: Annamaria Gravino @ 13:58


Nov 19 2019

MpS festeggia 20 miliardi di perdite in 10 anni: 34 nuovi dirigenti e 700 promozioni!

MpS, Italia. Se si vuol capire com’è che funziona in questa disgraziata terra non serve indagare. Basta dare un’occhiata in giro. Magari a un comunicato interno. Come ha fatto il sito Dagospia. Che pubblica appunto un comunicato sindacale che annuncia una raffica di promozioni al Monte dei Paschi di Siena. Ben 700 i promossi e 34 i nuovi dirigenti che brindano nella banca senese controllata dallo Stato. Già notissimo ed esclusivo feudo della sinistra toscana. Banca dal futuro ancora incerto. Dove sofferenze, condanne e maldicenze si inseguono da anni. Col contorno, persino, di un suicidio inquietante (David Rossi). Per questo, dare un occhio ai bilanci (sanguinanti) e alle promozioni (squillanti) è esplicativo. È l’Italia. Terra dove è più facile che altrove socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Anche ove si tratti di Banche (mica solo ex Ilva e Alitalia!). È sempre Pantalone chiamato a pagare. Mps, per dire, in questo momento capitalizza in borsa 1,64 miliardi. Lo Stato italiano ha già sborsato 6,9 miliardi per salvarla e diventarne il primo azionista. Il che significa che sono stati buttati a mare circa 5,3 miliardi di soldi del contribuente. Provocando un ulteriore aumento del deficit per il quale l’Ue ci randella. Nonchè quella che gli addetti ai lavori chiamano minusvalenza. Nel 2017 si è chiuso un decennio tragico per MpS, scrive il Sole 24ore. Decennio con oltre 20 miliardi di perdite per gli azionisti. Solo quell’anno ha registrato 3,5 miliardi di perdite per ”pulizia” di bilancio. Il 2018 dopo questo sconquasso si è chiuso con un modesto utile (con ricavi in calo). Potevano non festeggiare a Siena? Certo che no. Ed ecco i 34 nuovi dirigenti e le 700 promozioni.

di: Salvatore Sottile @ 13:53


Nov 19 2019

Sondaggio Mentana: Renzi sprofonda ancora, Italia Viva in picchiata: i dati partito per partito

Doccia fredda per Matteo Renzi. Il sondaggio di Enrico Mentana per il TgLa7 è una débacle per Italia Viva. Oltre mezzo punto in meno in sette giorni. E’ il verdetto firmato Swg, l’unica nota clamorosa della rilevazione. Italia Viva è al 5 per cento, rispetto al 5,6 della settimana scorsa. Il sondaggo fotografa il consueto primato della Lega di Matteo Salvini ( 34% in calo dello 0,5% rispetto alla settimana precedente). Praticamente quasi il doppio rispetto al Pd, seconda forza in calo dello 0,3% al 18,3 per cento. Il M5s sale di uno 0,4% e si assesta al 16,2 per cento. Stabile Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni al 9,5 per cento.  Forza Italia è al 6,4% in crescita di 0,2 punti percentuali. Il centrodestra continua ad essere maggioranza nelle intenzioni di voto.

Sondaggio nefasto per Italia Viva

Piccoli cenni di vita i partitini minori. Sinistra Italiana-Mdp, pur in odor di scissione, salgono dello 0,3% al 3,3%; i Verdi salgono dello 0,4% portandosi al 2,3%; dunque +Europa di Emma Bonino, che prende 0,2 punti percentuali e si assesta all’1,7%; Giovanni Toti con Cambiamo! lascia sul campo lo 0,2% e si porta all’1,1 per cento. Il 37% del campione interpellato preferisce non esprimersi.

di: Antonella Ambrosioni @ 13:41


Nov 19 2019

Renzi e Zingaretti compagni contro. Il Conte bis ostaggio dell’odio della sinistra

Interviste incrociate come lame: dalle colonne di Repubblica Nicola Zingaretti duella con Matteo Renzi, ospite del Corriere della Sera. Stessa maggioranza, stessa paura del voto, ma anche una gran voglia di menarsi fendenti per conquistare l’egemonia su quel che resta della sinistra, per poi trascinarla in direzioni specularmente opposte. Il leader del Pd pensa alle “sardine” anti-Salvini che gremivano Piazza Maggiore a Bologna la scorsa settimana, mentre quello di Italia Viva strizza l’occhio ai ceti produttivi e non fa mistero di aspirare a rappresentare quel “partito del Pil”, oggi sostanzialmente orfano.

Renzi fa campagna acquisti nel Pd

Due mission quasi impossible se solo si considera lo stato comatoso in cui versa il Conte-bis da essi sorretto. Ma in politica, si sa, val sempre la pena tentare. A patto di rispettare l’unica condizione, vitale e vincolante per entrambi i duellanti: tenere il governo fuori dalla contesa. Ma non è facile. Il clima nella maggioranza giallo-rossa si fa sempre più irrespirabile e la rivalità a sinistra comincia a distillare l’odio politico tipico delle scissioni. Zingaretti non sopporta più le incursioni corsare di Renzi tra i propri eletti. Ma da quell’orecchio l’ex-premier non sente ragioni: il suo progetto ha bisogno non solo di tempo ma soprattutto di nuovi arrivi di onorevoli. La sua campagna acquisti non prevede pause. «Non gli auguro di fallire», fa sapere Zingaretti.

Da Rottamatore a Riciclatore

Ma è difficile credergli. Il progetto alla Macron annunciato da Renzi passa proprio per lo scotennamento del Pd. Zingaretti lo sa e, come da copione, ostenta sicurezza («l’ho interpretato come un segnale di grande debolezza»), ma è un dato di fatto non secondario che per sfondare il suo ex-partito Renzi è pronto ad usare l’ariete della prosecuzione della legislatura. «Andare a votare oggi – dice infatti al Corriere – significa regalare a Salvini il Paese, il Quirinale, i pieni poteri. E come se non bastasse significa regalargli Emilia, Toscana e Lazio». Come a dire: passate con me e salverete la poltrona. Triste parabola per uno che voleva rottamare e che ora è costretto a riciclare. È evidente: come si cambia per non morire non è solo il titolo di una bella canzone.

di: Mario Landolfi @ 12:55


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