Feb 10 2024

Foibe, il centrodestra: “Ricordiamo la barbarie dei comunisti di Tito. Evitare ogni forma di revisionismo”

Nel ventennale dell’approvazione della legge istitutiva del Giorno del Ricordo i palazzi della politica manifestano visivamente il loro abbraccio alla tragedia delle foibe e al dramma degli esuli giuliano dalmati. Palazzo Chigi si ammanta delle luci del Tricolore con la scritta “Io ricordo”. Dalle 18 di oggi Montecitorio si illuminerà del tricolore. Palazzo Madama, sede del Senato, lo ha fatto già da venerdi in serata, dalla serata di venerdi. Sventolano di fronte al Grattacielo della Regione Piemonte le bandiere delle terre del Confine Orientale d’Italia, da cui fuggì la popolazione italiana trovando accoglienza anche in Piemonte.

Giorno del Ricordo, i palazzi delle istituzioni si ammantano del Tricolore

Intanto i profili social di esponenti del centrodestra sono inondati da pensieri e riflessioni, in attesa delle celebrazioni ufficiali a Trieste e alla foiba di Bisovizza. Il Colosseo, il Museo di Capodimonte e la Pinacoteca di Brera saranno illuminati dal Tricolore  a partire dalle ore 19: “È un dovere della memoria ricordare le foibe e l’esodo degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che sarà al Colosseo insieme al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Il premier è stata la prima stamattina a mettere il sigillo a questa giornata. “10 febbraio, io ricordo i martiri delle foibe. Ricordo la furia delle barbarie dei comunisti di Tito inflitte a migliaia di nostri connazionali, solo perché italiani”. Lo scrive, su Facebook, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. “Ricordo la straziante sofferenza, delle decine di migliaia di esuli dalmati, istriani e fiumani. Ricordo, perché una pagina che per troppo tempo molti cercarono di oscurare, diventi sempre più memoria condivisa. Io ricordo, perché non accada mai più”.

Musumeci: “Il Giorno del Ricordo la verità abbatte il muro dell’omertà”

“Una pagina buia della Storia da ricordare e tramandare alle nuove generazioni”. Lo scrive Matteo Salvini su Instagram ricordando il disegno di legge (già approvato da entrambe le Camere, prima dell’ultimo passaggio in Senato); ” che istituisce l’organizzazione di viaggi del Ricordo per le scuole secondarie nei luoghi storici; oltre a concorsi universitari per la migliore installazione artistica a ricordo delle vittime. Perché non ci siano mai più vittime di serie A e vittime di serie B: noi non dimentichiamo”. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci ricorda dai social l’importanza del 10 febbraio: “Oggi ricordiamo le migliaia di italiani del confine nord orientale uccisi nel Dopoguerra dai partigiani comunisti di Tito e scaraventati nelle foibe. Donne, vecchi, bambini, colpevoli solo di appartenere all’Italia. Chi riuscì a fuggire trovò riparo soprattutto nelle città del Sud, condannato a restare per tutta la vita profugo in Patria. Per oltre mezzo secolo, l’Italia del centrosinistra e gli storici asserviti hanno vergognosamente negato o taciuto questa tragica pagina della nostra storia. Ed oggi che la verità abbatte il muro dell’omertà, abbiamo tutti il dovere di parlarne ai nostri ragazzi, perché sappiano, perché giudichino”.

Brunetta: “Evitare qualsiasi forma di revisionismo”

“È fondamentale preservare e tramandare la verità storica delle atrocità commesse dalle milizie di Tito. Onoriamo la memoria delle vittime delle foibe e ricordiamo la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Una preghiera per chi ha sofferto”, scrive su X il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Si associa Renato Brunetta: “La strage delle foibe fu un evento dolorosissimo, ancora impresso nella memoria del Paese. Una strage ai danni del nostro popolo, che purtroppo ebbe per complici altri italiani. È doveroso ricordare la storia, evitando qualsiasi forma di revisionismo”. Per arrivare a qualche voce dalle opposizioni su lla tragedia italiani bisogna aspettare Matteo Renzi su X: “Oggi ricordiamo il massacro delle Foibe e l’esodo Giuliano dalmata. Tragedia troppo a lungo negata e sepolta. Ricordiamo chi fu ucciso, massacrato e cacciato dalla propria terra dai partigiani titini per la sola colpa di essere italiano”. Da sinistra, dal Pd tutto tace. Preferiscono Sanremo…

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“La memoria non è solo un tributo alle vittime, ma un monito perenne alla nostra coscienza collettiva. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare le atroci sofferenze e le ingiustizie subite da migliaia di nostri concittadini. È nostro dovere morale mantenere viva questa memoria per educare le future generazioni ai valori di pace, tolleranza e rispetto dei diritti umani”. Lo ha detto, in occasione del Giorno del Ricordo, il sottosegretario di Stato al ministero dell’Economia e delle Finanze, Sandra Savino, che ha espresso la propria “vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime delle foibe e a tutti coloro che hanno sofferto le tragiche conseguenze dell’esodo degli italiani d’Istria, di Fiume e di Dalmazia nel secondo dopoguerra”.

“Il ricordo delle vittime e delle sofferenze passate – ha aggiunto – deve trasformarsi in un impegno attivo per la costruzione di una comunità più giusta e inclusiva. In questo senso, il Giorno del Ricordo si configura non solo come una commemorazione, ma come un appello alla responsabilità collettiva verso la pace e il dialogo”.

Il Sottosegretario Savino ha evidenziato l’importanza dell’integrazione europea come strumento per superare le divisioni del passato: “L’Europa ci offre l’opportunità unica di trasformare le diversità in ponti di amicizia e progresso. Questo è il vero antidoto contro il risorgere di antiche divisioni e conflitti. Lavoriamo – ha concluso Savino – affinché le tragedie del passato non si ripetano. È nostro dovere, verso le generazioni future, costruire un presente e un futuro migliori, fondati sul dialogo, sul rispetto e sulla comprensione reciproca”.
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di: Antonella Ambrosioni @ 11:41


Feb 10 2024

Lollobrigida: “Non mi dimetto. Non temo la sfiducia di persone già sfiduciate”. L’incontro con gli agricoltori

E’ stata un’accoglienza piuttosto calorosa quella degli agricoltori presenti al presidio di Via Nomentana, poco fuori Roma, al ministro Lollobrigida. Una serata all’insegna del dialogo quella di venerdì. Per il ministro dell’Agricoltura  applausi – riferisce l’Adnkronos-  l’invito a un brindisi e molte foto con alcuni dei 700 agricoltori presenti, giunti con circa 450 mezzi . Dalla folla anche l’invito ‘Difendici, siamo l’ultimo presidio dell’Italia’ , mentre i delegati abruzzesi hanno offerto al ministro alcuni arrosticini. “Vi ringrazio per quello che avete fatto negli anni in cui avete garantito la continuità di questo asset strategico”: ovvero l’agricoltura. Un comizio improvvisato quello di Lollobrigida al presidio ‘dei trattori’ sulla Nomentana.

Lollobrigida al presidio degli agricoltori sulla Nomentana

Lolllobrigida ha ricordato agli agricoltori la posizione in Europa tenuta dalla premier Giorgia Meloni ed è tornato ad attaccare le imposizioni agli operatori del settore; spiegando che “i nostri agricoltori sono i più rispettosi dell’ambiente”. “Io prima o poi me ne andrò ma voi rimarrete sempre” ha sottolineato Lollobrigida. “Farò il possibile, vi garantisco il mio impegno: sono sempre pronto al confronto e spero che in futuro non possiate dire che vi ho deluso” ha concluso ribadendo ai presenti “sono qui e resto a salutare chi voglia farlo”. “Vi garantisco l’impegno. Sarò sempre pronto a confrontarmi con persone a cui stringo la mano di persone che lavorano.”

Lollobrigida: “Commosso per gli apprezzamenti per il lavoro svolto dal governo in 16 mesi”

“Lavoratori per bene e pastori sardi, che mi hanno regalato il foulard del movimento. A tutti ho garantito l’impegno. Arrabbiati? No, esasperati» , racconta l’andamento del confronto con gli agricoltori al Corriere della Sera. Non è preoccupato? Tanti chiedono la sua testa, in Parlamento e fuori…«L’incontro con le cinque associazioni principali mi ha quasi imbarazzato e commosso per gli apprezzamenti sul lavoro di questi 16 mesi», risponde Lollobrigida a una maliziosa Monica Guerzoni. Che insiste. C’è la mozione di sfiducia  nei sui confronti presentata da Matteo Renzi., E c’è l’ostilità di una delle anime degli agricolptori rappresentata da Danilo Calvani. Lollobrigida stronca entrambi: Non mi dimetto. Sul senatore di Iv assesta il colpo: «Temo molto la sfiducia del popolo, raramente la sfiducia di persone già sfiduciate».

“Dimissioni? Non temo la sfiducia di persona già sfiduciate”

Quanto a Calvani, l’ex leader dei Forconi,  l’unico a cavalcare la protesta anti-governativa, risponde: «L’unica persona che non intendo incontrare è un signore che non so che mestiere faccia. Non ha alcun senso parlare con quei pochi che su questo movimento hanno tentato di mettere il cappello. Sfruttando gli agricoltori senza rappresentarli. Mentre ho visto e vedrò tutti gli altri, in buona fede e cercando di capire i loro problemi». Quindi spiega comne si è arrivati alla misura per un Irpef più equa:“Noi in legge di Bilancio abbiamo scelto di dare priorità a interventi che permettessero di sostenere le imprese agricole in difficoltà. I pochi soldi disponibili ci hanno imposto un ordine di priorità, a cominciare dal fondo emergenze di 300 milioni per le aziende colpite da criticità ambientali o fitopatie”; mentre “l’esenzione per tutti dell’Irpef non è equa perché avvantaggia chi fattura milioni. Giorgetti ha deciso di garantire gli agricoltori più in difficoltà, che secondo lui sono circa il 90% delle imprese”. Lo spiega smontando il presunto “attrito” tra FdI e Lega.

 

di: Antonella Ambrosioni @ 10:06


Feb 10 2024

Foibe, Meloni: “L’Italia onora la memoria delle vittime degli orrori e non dimentica il dolore degli esuli”

Un post sui social e un pensiero della premier Giorgia Meloni che di buon mattino rivolge il cuore e la mente al significato del 10 febbraio: “Nel Giorno del Ricordo il mio pensiero va ai Martiri delle Foibe e agli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. L’Italia onora la memoria di chi fu vittima di quegli orrori disumani e non dimentica il dolore patito da chi fu costretto ad abbandonare la propria casa e la propria terra per amore dell’Italia”. La presidente del Consiglio sarà alle 10,30 al Monumento nazionale presso la Foiba di Basovizza e alle 11  circa a Trieste per l’inaugurazione del “Treno del Ricordo”.

Foibe, Meloni: “L’italia onora le vittime di quegli orrori disumani”

Si annuncia una giornata ricca di memorie, di sentimento, preceduta dalle importanti parole del presidente Mattarella: parole ultimative e decisive contro i negazionismi. E mentre incalzava la bolgia sanremese, il Tg2 Post ha offerto una lunga e toccante riflessione sulla tragedia delle foibe, proprio alla vigilia del 10 febbraio. L’approfondimento del Tg2 ha ospitato il presidente del Senato e il ministro della Cultura. “Dopo le belle parole del presidente  vorrei ricordare un altro presidente- ha detto  Ignazio La Russa- Cossiga. Che già nel ’91 era andato a rendere omaggio a Basovizza inginocchiandosi e rendendo questa dichiarazione: ‘Sono venuto a rendere omaggio a questi caduti italiani infoibati dai comunisti titini che avevano occupato il nostro Paese’. In questa frase c’è tutta la verità per tanti anni era stata negata. Con una sola frase faceva finire un tentativo durato 50 anni di mistificare e nascondere questo drammatico evento”.

La Russa: “Cossiga nel ’91 con una frase condannò i negazionismi”

Il Senato della Repubblica  è illuminanato con il Tricolore e lo rimarrà fino all’alba di domenica 11 febbraio, esponendo le bandiere a mezz’asta.  “Da questo drammatico evento c’è molto da imparare- ha proseguito La Russa al Tg2 Post (video)-: prima di tutto che la guerra porta comunque a eventi drammatici. Ma nessuno evento fu così drammatico, fatta eccezione per quello enorme della Shoah; che almeno ebbe la ‘consolazione’ di essere subito considerata come evento drammatico in tutto il mondo. Questo invece delle foibe venne nascosto. E fu frutto della guerra e della barbarie scientificamente studiata per allontanare gli italiani: 350 mila quelli che, giustamente allarmati per quanto accadeva, vennero in Italia dove vennero trattati malissimo. E non solo per colpa dei comunisti, bisogna dirlo”.

Sangiuliano: “Un’altra foiba è stata quella della memoria”

In collegamento da Trieste- dove avrà luogo la cerimonia alla Foiba di Baisovizza- è intervenuto Gennaro Sangiuliano: “C’è stato un lungo buco nero, quasi un’altra foiba, quella della memoria che si univano a quelle materiali”. Così il ministro della Cultura ha affrontato il tema dell’oblio che per molto tempo ha circondato la tragedia degli italiani del confiune orientale. “Come lo spieghiamo? In Italia c’era un forte e consistente partito comunista e comunque gli infoibatori erano comunisti anche loro, per quanto sloveni. C’era un tema ideologico. Poi il maresciallo Tito acquisì posizioni politicamente eretiche rispetto alla galassia comunista- prosegue-  a distanziarsi da Stalin e dall’Unione Sovietica e uscì dal Cominform. E si portò sulle posizioni dei non allienati. Quindi l’Occidente cominciò a guardare a Tito, che era l’artefice del tormento degli italiani, come un potenziale interlocutore: come dire non disturbare il manovratore”.

Uscire dall’oblio

Uscirne è stato complicato e doloroso: “Si uscì da questo oblio con un lungo percorso. Il presidente La Russa ha fatto bene a ricordare Francesco Cossiga, che disse: ‘avrei voluto parlare prima ma non me lo hanno consentito’. Poi il presidente Ciampi che ebbe parole significative. E poi Giorgio Napolitano, che pure è stato comunista, ma al quale va dato atto di aver parlato di matrice comunista e di pulizia etnica; e poi il presidente Mattarella che ha usato parole definitive sulla vicenda”.

 

di: Antonella Ambrosioni @ 08:56


Feb 10 2024

L’intervista. Marta Schifone: “Così avviamo gli studenti a diventare ingegneri anziché influencer”

Perché nessuno ci aveva mai pensato? Mentre si avvia alla conclusione la prima Settimana nazionale delle materie Stem (Scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), fissata dal 4 all’11 febbraio, la domanda che ronza nella testa è questa. In un mondo che non da oggi registra una sempre maggiore necessità di competenze tecnico-scientifiche, ci si chiede infatti come mai in Italia, prima dell’avvento del governo Meloni, nessuno si fosse posto il problema di investire sul futuro, a partire dai “progressisti”. La risposta la dà Marta Schifone, deputata e capogruppo di FdI in Commissione Lavoro, e prima firmataria della legge che ha istituito la Settimana Stem. “È mancata la programmazione”, spiega Schifone. “I governi che ci hanno preceduto non si sono resi conto della grandissima fame di competenze in queste materie, delle necessità del mercato del lavoro, che richiedeva questi profili. Così non hanno orientato né preparato i nostri giovani, non hanno spinto sulla preparazione del futuro”. Insomma, per riassumerla con una parola, è mancata la visione. Eppure i segnali di un impegno che si faceva inderogabile erano già tutti lì, come dimostra l’ampia adesione che la Settimana ha riscontrato.

L’iniziativa è piaciuta a insegnanti, aziende, mondo dell’associazionismo, alte professionalità. E ai ragazzi? Anche se è presto per fare un bilancio, avete già un primo riscontro sull’accoglienza?

Il riscontro più importante lo avremo al momento dell’orientamento, perché la Settimana Stem non vuole essere fine a se stessa, ma un faro sul tema della promozione di queste competenze. Il nostro obiettivo è attivare una rete che funziona tutto l’anno, con diverse iniziative. Ma sono già soddisfatta del riscontro che abbiamo avuto fin qui: nelle  manifestazioni in cui erano coinvolti gli studenti ci sono stati grande interesse e grande partecipazione. Anche degli applausi. All’iniziativa promossa dal ministero della Difesa con le quattro scuole militari, per esempio, i ragazzi hanno presentato quattro progetti in ambito Stem. È stato un momento molto bello.

Come si convincono a interessarsi alle materie Stem ragazzi che, dati Adecco dello scorso agosto, mettono il lavoro di influencer al primo posto tra i loro sogni?

Non vogliamo convincere, vogliamo comunicare. Non facciamo da sponsor di alcune materie piuttosto che di altre. Il punto è che c’è un deficit comunicativo da colmare rispetto alle materie tecnico-scientifiche e l’invito non è a un orientamento verso la chimica, la fisica, la matematica tal quali, ma integrate e applicate al futuro. Queste materie sono e saranno le basi delle nuove competenze. Se si pensa che Stem sono la robotica, l’automazione, l’analisi dei big data, le nano e le biotecnologie, le neuroscienze, appare evidente che il futuro sarà guidato da queste competenze. Dunque si tratta di raccontare non solo che queste materie danno molto in termini di soddisfazione personale, ma anche in termini di competitività e, soprattutto, senza ipocrisie, in termini di leva occupazione e reddituale.

FdI ha messo la promozione delle materie Stem nel proprio programma, sotto la voce lavoro. È evidente che considerate il tema politicamente qualificante. Si aspettava che la legge sulla Settimana Stem passasse all’unanimità? Non vi hanno visto arrivare? Avete lavorato di cesello? Avete intercettato anche in Parlamento un sentimento diffuso?

Noi delle materie Stem ne parliamo da tempi non sospetti: non c’erano né elezione né governo Meloni all’orizzonte. Abbiamo inserito il tema nel documento di sintesi della Conferenza programmatica di Milano e poi lo abbiamo scritto nel programma. Quindi, sì, è un punto sul quale siamo particolarmente convinti e ci siamo sempre impegnati. Anche su questa legge c’è stato un lavoro collegiale, corale nel quale sono stata molto sostenuta sia dai vertici del partito sia dai nostri esponenti di governo. Quanto al voto all’unanimità, ci sono temi sui quali non si può non convergere. Sarebbe stato davvero molto sorprendente se fosse avvenuto il contrario. Il Parlamento ha fatto il proprio dovere.

Si è chiesta perché nessuno prima si sia posto prima il problema di investire sulle Stem? 

Perché non c’è stata programmazione. I governi precedenti non si erano resi conto di questa grandissima necessità, non hanno capito che dovevano spingere sul futuro, sulle competenze che richiede e che sono necessarie al mercato del lavoro. Una delle cose che mi ha colpito di più rispetto alla Settimana Stem è stata la grande adesione spontanea delle aziende, anche di aziende globali. Esiste davvero una fame di questi profili.

Insomma, ci sono “progressisti”, però quando c’è da immaginare il futuro devono scendere in campo i conservatori…

Diciamo che non è la prima volta che siamo avanguardia. Il tema del lavoro sulle competenze e sull’orientamento è qualcosa che noi affrontiamo da sempre sia per la scuola e l’università sia, soprattutto, rispetto al lavoro. È un nostro cavallo di battaglia da sempre e non ci stupisce che dall’altra parte non si sia arrivati a un ragionamento in questi termini. la loro visione è molto distante dalla nostra.

di: Annamaria @ 07:50


Feb 09 2024

Europee, Calenda alle prese con il quorum. Apre ai radicali ma solo se non c’è Renzi

Carlo Calenda apre ai radicali ma con riserve. E non si lascia pregare per attaccare dem e 5Stelle, con il loro problemi. “La Bonino fa due appelli, uno lo condivido, sull’altro si sa come la penso. È giusto che tutte le opposizioni europeiste, che distinguono tra Trump e Biden, si incontrino per parlare di Europa ma anche di riforme istituzionali. Le opposizioni devono trovare una risposta al premierato che non sia solo no”. Il leader di Azione sogna la terza via a Bruxelles e non solo. Dopo il pressing della storica leader radicale per una lista ‘di scopo’ per raggiungere il quorum Calenda mette le cose in chiaro e un gigantesco veto sull’amico nemico Matteo Renzi.

Calenda: siamo disponibili a fare insieme la lista

“Abbiamo detto a +Europa che siamo disponibili a fare insieme, con la disponibilità di Cottarelli a guidarla, una lista per le europee. Sia io che Bonino abbiamo fatto una fatta scelta di responsabilità, non candidarsi se sai che non andrai in Europa”. Così Calenda intervistato da Metropolis, il web talk del gruppo Gedi. “Che si allarghi a Renzi è escluso, sarebbe incomprensibile per gli elettori del Terzo polo. Io poi ho già dato, ho già fatta una alleanza con uno che ha fatto votare La Russa”. Poi va giù pesante con l’ex premier sullo ‘scandalo’ delle consulenze. “Penso che i conflitti di interesse di Renzi siano incompatibili con il Codice europeo. Renzi poi ha detto che si candida ovunque. Mi pare non ci siano le condizioni nèé per noi né per più Europa”.

Sulla Rai la Schlein ha tre proposte, non va bene

Non è meno tenero con il Nazareno, diviso in correnti anche sul futuro di Viale Mazzini. “Sulla Rai ho proposto alla Schlein che si arrivi al sit-in con una proposta, andare a fare un sit-in durante Sanremo non spiegando e avendola lottizzata ampiamente… Ho detto scriviamo una proposta insieme e presentiamola in quel luogo. Ma il Pd ha tre proposte che fanno riferimento a tre aree diverse”. Sulla politica estera, invece, spara a zero contro 5Stelle e Pd che non hanno una visione comune e non possono stare insieme. “La politica estera è una discriminante. Il problema è del Pd e del M5s, come Meloni e la Lega. Questo romperà il bipolarismo, non possono stare insieme. La questione non è pregiudiziale ma riguarda il Pd e il M5s, quando tu hai la politica estera che ti divide così tanto non mi pongo il problema mio, prima c’è un problema gigantesco del Pd”.

di: Gloria Sabatini @ 19:32


Feb 09 2024

Milei sbarca a Roma: “el loco” cerca la pace con Bergolio (e investimenti in Argentina). Incontrerà anche Meloni e Mattarella

Accompagnato da una folta delegazione di ministri e imprenditori, il presidente argentino Javier Milei è arrivato a Roma. In programma ha una visita “riparatrice” a papa Francesco, ma anche incontri con il premier Giorgia Meloni e con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Milei a Roma: visita riparatrice a Bergoglio e incontri con Meloni e Mattarella

Il presidente con la “motosega”, simbolo in campagna elettorale della sua lotta contro la casta e dei tagli alla spesa pubblica, è sbarcato a Fiumicino intorno alle 14.30, dopo un viaggio in Israele durante il quale ha annunciato il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme. Dopo un sabato libero da impegni ufficiali, Milei, soprannominato “el loco” per il suo temperamento sopra le righe, domenica sarà a piazza San Pietro per partecipare alla cerimonia di canonizzazione di Maria José de Paz y Figueroa, nota come Mama Antula, prima santa argentina. Lunedì, poi, di prima mattina sarà ricevuto da Papa Francesco, che nei mesi scorsi aveva pesantemente insultato, definendolo “Gesuita che promuove il comunismo”, “rappresentante del Male nella Casa di Dio”, “persona nefasta”. Ma, come detto ieri dal vescovo di Buenos Aires, Jorge Inacio Garcia Cuerva, “il Pontefice è un uomo capace di perdonare e riconosce l’importanza delle relazioni istituzionali”.

Sul tavolo anche il viaggio di Bergoglio in Argentina

Dunque, via libera all’incontro della riappacificazione, che potrebbe anche essere l’occasione per parlare del viaggio in Argentina del Pontefice, che nelle settimane scorse aveva annunciato l’intenzione di tornare a Buenos Aires “dopo 10 anni”, dalla sua elezione a Pontefice. Il viaggio, sono i pronostici, potrebbe avvenire nella seconda metà dell’anno. Dopo essersi “pentito” per le offese al Papa argentino, il presidente aveva scritto il mese scorso a Bergoglio invitandolo ufficialmente a Buenos Aires.

La missione degli imprenditori per cercare investimenti

Secondo quanto emerso, sempre lunedì Milei sarà ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Giorgia Meloni e al Quirinale da Mattarella per una colazione di lavoro. Per l’inquilino della Casa Rosada, la visita sarà anche l’occasione per un’operazione di “diplomazia commerciale”, tesa a intensificare i rapporti economici tra i due Paesi. Gli “ambasciatori” di questa parte del programma saranno gli imprenditori, una trentina, che lo accompagnano e che martedì parteciperanno a un business forum di Confindustria, anche alla ricerca di investimenti.

“El loco”, “el jefe” e i ministri: fa parte della delegazione arrivata a Roma

Milei, che nel suo soggiorno romano alloggerà presso l’ambasciata argentina, è accompagnato inoltre dal ministro degli Esteri Diana Mondino, dal ministro dell’Interno, Guillermo Francos, dal titolare del Capitale umano, Sandra Pettovello, dalla segretaria generale della Presidenza – nonché sua sorella, che lui chiama “el jefe”, “il capo”– Karina Milei. Quello in Italia è il secondo viaggio in Europa di Milei da quando si è insediato alla presidenza due mesi fa: a gennaio aveva partecipato al Forum di Davos, dove aveva lanciato l”allarme’ sul “pericolo socialismo per l’Occidente”.

di: Annamaria @ 19:06


Feb 09 2024

Riforme, si allontana la pace tra Balboni e Boccia. Torna in pista la richiesta del giurì d’onore

Non si spengono le polemiche sulle parole del capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, nella sua ‘ricostruzione’ dell’intervento di Alberto Balboni in materia di riforme (“qui comando io”). Ormai è scontro in Senato tra Fdi e Pd, dopo la richiesta di ricorrere al gran giurì d’onore da parte del senatore di Fratelli d’Italia. “Se il capogruppo dem riconosce che non ho mai pronunciato quella frase che mi ha attribuito, per me il problema è risolto”, dice in mattinata Balboni. Parole che sembrano aprire a una conciliazione con il dem, come auspicato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Che ieri sera aveva detto: “Li convoco tutti e due nel mio ufficio per una conciliazione amichevole”. Ma più tardi la vicenda appare tutt’altro che chiusa.

Riforma, Balboni e Boccia non conciliano

“La senatrice Musolino ha già dato atto che la frase ‘qui comando io’ attribuitami da Boccia non l’ho mai detta”, sottolinea Balboni. Lo stesso Boccia interviene a breve giro di posta, dimostrandosi pronto a chiudere la querelle: “Nulla di personale contro Balboni. Quando ho fatto riferimento al ‘comando’ -dice all’Adnkronos- ho detto che quello era il suo comportamento, cosa che confermo, e non che lui avesse detto quelle parole”. Parole che riaccendono la polemica. “Non credo ci sia bisogno di incontri riparatori e lascerei da parte i gran giurì”, aggiunge il dem. Che poi però punta l’indice contro il “comportamento da parte di esponenti di maggioranza, che esercitano la funzione di presidenti di commissione, di insofferenza alle regole parlamentari e agli accordi presi”.

Il senatore di FdI: rinnovo la richiesta di giurì

Nuove accuse, insomma, che fanno tornare in pista l’ipotesi del giurì d’onore. “Queste sono accuse ancor più gravi – sbotta Balboni- perché posso dimostrare di aver sempre rispettato le decisioni prese in ufficio di presidenza e soprattutto di aver sempre garantito i diritti delle minoranze. Per queste ragioni mantengo la richiesta di giurì estendendo la domanda di accertare la verità anche in ordine a queste ulteriori e false accuse”.

 

di: Gloria Sabatini @ 18:38


Feb 09 2024

Foibe, emozionano i bambini che cantano “Magazzino 18” nei giardini di Marghera (video)

Ascoltare i bambini cantare “Magazzino 18” nei giardini pubblici di Marghera ha commosso e riconciliato gli animi con una storia atroce. L’iniziativa organizzata dall’Istituto comprensivo “Grimani” è stata fortemente voluta, partecipata. “Si vedeva che le insegnanti presenti ci tenavano. Si avvertiva che non si è trattato di una cerimonia di circostanza, allestita soltanto in vista del Giorno del Ricordo“. A parlare è il presidente del “Comitato 10 febbraio” di Venezia e Rovigo, Nicola Boscolo Pecchie, che è l’autore del video che proponiamo. Nonostante la giornata piovosa, i ragazzini intabarrati nei loro piumini con lo spartito del brano di Simone Cristicchi hanno cantato ordinati e composti la canzone diventata un po’ il simbolo della tragedia delle foibe.

I bambini intonano “Magazzino 18 nei giardini di Marghera”

Il piccolo, significativo concerto si è svolto nei giardini di Marghera, laddove c’è una targa in onore dei tanti italiani massacrati dalla follia dei partigiani di Tito. Nicola Boscolo Pecchie è molto soddisfatto di quanto avvenuto, alla presenza della presidente del consiglio comunale di Venezia, Ermelinda Damiano, e del prefetto Darco Pellos: “Era lì perché esule istriano- ci racconta il presidente del Comitato 10 febbraio-  e sente sulla sua pelle questa tragedia italiana”. Non era scontato che a  Marghera si vedesse una iniziativa simile, sottolinea: “Questa è una ‘terra rossa’, ziona di operai, dove all’epoca i nostri esulti furono accolti a sputi. Dopo 80 anni è stata emozionante e significativa questa iniziativa”.

Un’esecuzione da brividi

Sentire i ragazzini cantare con il freddo e la pioggia è stato da brividi, giura chi era presente: “Siamo partiti in un giorno di pioggia/cacciati via dalla nostra terra/che un tempo si chiamava Italia/e uscì sconfitta dalla guerra. /Hanno scambiato le nostre radici con un futuro di scarpe strette/e mi ricordo faceva freddo/l’inverno del ’47”: un passo della splendida “Magazzini 18” che risuona, mentre i bambini, con un ombrello in una mano e lo spartito nell’altra, cantano con sentimento. C’è un’altra iniziativa a cui tiene molto Nicola Boscolo Pecchie e ce ne parlkerà in seguito: “Come Comuitato 10 febbraio abbiamo raccolto i nomi di tutti gli italiani gettati nelle foibe nei 44 comuni della provincia di Venezia. Ci stiamo muovendo perché vengno ricordati e onorati a dovere”.

 

di: Antonella Ambrosioni @ 18:22


Feb 09 2024

Meloni riceve gli agricoltori: “Irpef più equa. In 16 mesi non si fanno miracoli, ma il passo è cambiato”

Giorgia Meloni a Palazzo Chigi con le principali organizzazioni agricole; il ministro Francesco Lollobrigida, poi, anche al Masaf con una delegazione di Riscatto agricolo. È stata una giornata di ascolto e confronto tra agricoltori e governo, che nei due diversi momenti hanno avuto modo di affrontare insieme i temi che agitano il settore. Alla fine, insomma, i “trattori” a Roma ci sono arrivati, ma preferendo il dialogo con l’esecutivo alle barricate sollecitate dal Pd. Del resto, il messaggio è sempre stato chiaro, nonostante i tentativi dell’opposizione di mistificarlo: il governo appoggia le legittime istanze degli agricoltori.

Due ore di confronto tra Meloni e organizzazioni agricole: al via il tavolo di coordinamento del settore

Per oltre due ore il premier ha presieduto il tavolo a Palazzo Chigi, al quale hanno preso parte i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dell’Interno Matteo Piantedosi, degli Affari regionali e Pnrr Raffaele Fitto, dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, del Lavoro Marina Calderone. A confrontarsi con loro c’erano Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Alleanza Coperative. Un incontro non estemporaneo, non un “contentino” per placare gli animi in un momento particolarmente caldo, ma l’avvio di un dialogo stabile e ancora più strutturato di quello esistito fin qua. Meloni, infatti, ha annunciato la decisione del governo di istituire il “nuovo tavolo di coordinamento per il lavoro in agricoltura”, del quale faranno parte, oltre ai ministeri competenti, anche i rappresentanti delle organizzazioni agricole e i sindacati dei lavoratori agricoli. Lo scopo, ha spiegato il premier secondo quanto trapelato, è “affrontare insieme alcuni problemi: costi del lavoro, reperimento della manodopera, gestione dei flussi, formazione e semplificazione. Questioni cruciali per il settore agricolo e sulle quali – ha chiarito Meloni – noi non intendiamo sottrarci”.

Dall’Irpef agricola più equa al rinvio di sei mesi delle assicurazioni sui trattori

La giornata si era aperta con l’emendamento depositato da FdI, in accordo con Lollobrigida e Meloni, al Milleproroghe per posticipare di sei mesi l’entrata in vigore dell’obbligo di assicurazione per i mezzi agricoli. Meloni al tavolo con le organizzazioni di categoria ha affrontato altri temi cruciali e al centro delle rivendicazioni, spiegando le scelte del governo e gli indirizzi di una politica che considera il settore centrale per l’economia. “Capitolo Irpef agricola. L’esenzione Irpef negli anni passati è stata una misura iniqua e ha favorito soprattutto i grandi imprenditori e le imprese con volumi di affari elevati. La proposta del governo è quella aiutare gli agricoltori che ne hanno bisogno limitando l’esenzione Irpef ai redditi agrari e domenicali che non eccedono l’importo di diecimila euro. In altre parole, l’esenzione dell’Irpef deve essere un intervento per i più deboli che risulti un sostegno concreto a chi produce e non un privilegio”, ha spiegato Meloni, secondo quanto emerso. “Credo che il provvedimento che emergerà da questa discussione, con un ulteriore sforzo a garantire risorse adeguate dice il ministro Giorgetti, garantirà più del 90% delle imprese agricole italiane ed è quindi più che sufficiente a dare un segnale di ulteriore attenzione”, ha detto poi Lollobrigida, lasciando Palazzo Chigi.

Cibo sintetico, transizione green, fitofarmaci: il governo in Europa si fa sentire e si vede

Il premier quindi ha ribadito e rivendicato il no al cibo sintetico, l’impegno per una Pac che preveda “più semplificazione nell’erogazione degli aiuti, il no ai tagli finanziari, lo stop agli aiuti per non produrre, un maggiore sostegno ai giovani”, la battaglia per una transizione green non ideologica. Temi sui quali il governo ha già saputo incidere in modo significativo in Europa e sui quali continuerà a battersi. Ma sono molti i dossier su cui Meloni ha potuto affermare che “il nostro peso si è fatto sentire” e “sui quali sta progressivamente prevalendo il buon senso”: emissioni, packaging, rotazione forzata o messa a riposo obbligatoria. E, ancora, il successo conseguito con il ritiro della legge sui fitofarmaci. “Certo – ha ammesso Meloni – non tutte le questioni sono risolte, la nostra attenzione rimarrà ovviamente alta, ma io credo che il cambio di marcia sia evidente”.

Meloni: “In 16 mesi non si fanno miracoli, ma l’inversione di tendenza è evidente”

“Credo che voi possiate riconoscere che in questi mesi l’aumento delle risorse a favore del comparto c’è stato ed è stato rilevante, seppur in una condizione difficile di bilancio, che anche voi conoscete bene. In 16 mesi non è possibile fare i miracoli e correggere anni di scelte sbagliate, ma io credo che l’inversione di tendenza sia evidente”, ha quindi aggiunto il presidente del Consiglio, ricordando gli “obiettivi di fondo” dell’esecutivo, che poi sono gli stessi degli agricoltori: valorizzazione delle filiere nazionali; incentivo alla produzione nazionale; difesa del nostro modello agroalimentare, della nostra biodiversità e dei nostri cibi di qualità dall’omologazione e dall’impoverimento. “Sono queste le tre grandi direttrici che hanno orientato il nostro lavoro e che si sono tramutate, in questi mesi, in misure estremamente concrete”, ha sottolineato il premier, ricordando anche la scelta di aumentare i fondi all’agricoltura, da 5 a 8 miliardi, nell’ambito della revisione del Pnrr. Dopo aver esposto i numerosi provvedimenti già adottati per il settore, Meloni quindi è passata a illustrare ciò su cui il governo sta concentrando ora le proprie attenzioni: il tema, “molto importante”, dei costi di produzione; il rafforzamento dei controlli contro le pratiche sleali; la cabina di regia interforze per il controllo sui prodotti importati da Paesi terzi che non rispettano gli standard sanitari e di tracciabilità; il sostegno alle filiere “100% italiane”, anche con strumenti come la carta Dedicata a te; il sostegno al credito, potenziando il Fondo di Garanzia dell’Ismea.

di: Annamaria @ 17:59


Feb 09 2024

Veglia di Paolo di Nella: che pena la troupe di Piazza Pulita, cerca i saluti romani ma non li trova

Da 41 anni, tra l’8 e il 9 febbraio in piazza Gondar a Roma si svolge una veglia per ricordare Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù, colpito alla nuca il 2 febbraio 1983  da due esponenti dell’Autonomia operaia mentre affiggeva manifesti per restituire ai cittadini un’area verde. Morto dopo 7 giorni di coma. Non è un appuntamento ufficiale, non viaggia sui social, non campeggia sui manifesti, ai partecipanti non serve metterlo in agenda perché quella maledetta notte è  scritta nel cuore. Così come la ferita per la giustizia negata: dopo 41 anni i colpevoli non hanno ancora un nome e non ha scontato un giorno di carcere.

La veglia per Paolo Di Nella a piazza Gondar dopo 41 anni

Anche ieri la notte non è trascorsa senza l’omaggio intimo, nel luogo dove Di Nella venne aggredito. In tanti si ritrovano lì, proprio come 41 anni fa si ritrovarono a vegliare l’amico giorno e notte, seduti nei corridoi del Policlinico di Roma, finché la speranza nel miracolo si dissolse, nel giorno del ventesimo compleanno di Di Nella. Forse da allora in tanti hanno smesso di dormire. Un rito laico davanti al muro con la scritta Paolo Vive, a cui ieri hanno partecipato molti ex ragazzi dell’epoca, qualche esponente di FdI  e militanti di Gioventù nazionale. Che non è una pericolosa formazione neo-fascista ma l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. Nessuna adunata nera, nessuna esibizione muscolare.

Che pena la troupe di Piazza Pulita a cercare i saluti romani

Ma questo, purtroppo, Corrado  Formigli non lo sa, o finge di dimenticarsene. Così ieri ha spedito una troupe di Piazza Pulita a riprendere, annusare l’aria, registrare gesti e posture della destra per confezionare un bel servizio sul “pericolo nero”, questa volta romano. Facevano quasi tenerezza: il solito operatore e l’inviata (la stessa mandata alla commemorazione dei caduti nel cimitero del Verano lo scorso gennaio) a cercare il saluto romano, che non hanno trovato. A sbadigliare aspettando oltre la mezzanotte l’inciampo, per fare il titolone ad effetto a cui la trasmissione de La 7 ci ha abituato.

La sua morte un punto di non ritorno

La troupe ha trovato persone che parlano, si riabbracciano dopo anni, ricordano, cantano insieme (persino la pericolosa “Canzone del Sole” di Battisti), finché non sfilano davanti al muro dell’aggressione e portano la mano al cuore, a rinnovare un giuramento. Che ha il sapore dell’impegno civile, un inno alla vita. Sì perché Paolo Di Nella ha una storia speciale e la sua morte segna uno spartiacque. Silenzioso, minuto, capelli lunghi, era lontanissimo dagli stereotipi del fascistello dei primi anni ’80. Parlava di socialità, di comunità di quartiere. In quegli anni la destra giovanile aveva mosso passi da gigante nel superamento delle contrapposizioni ideologiche e il dialogo generazionale sembrava a portata di mano. Trascorsi gli anni dei proiettili e delle mitragliette skorpion, quel colpo alla nuca è un balzo all’indietro. E per questo segna il punto di non ritorno per la destra giovanile, che rinunciò alla vendetta e decise di non rispondere al sangue innocente con altro sangue innocente. E così sarà.

La visita del partigiano Pertini al capezzale

Paolo Di Nella compirà il miracolo con la visita a sorpresa del presidente partigiano Sandro Pertini e del sindaco comunista Ugo Vetere al suo capezzale, farà ricredere comunisti incalliti come Giuliano Ferrara, che, all’indomani della morte,  firmò un editoriale su Repubblica per ammettere che si doveva rispetto al morto (che anche se la sua vita politica era “deprecabile”)  Alla famiglia arriva il telegramma di condoglianze di Enrico Berlinguer. Si fa strada il sospetto che uccidere un fascista è reato.

Quelle indagini insabbiate di cui Formigli non si occupa

Eppure 41 anni dopo la stampa sorveglia ogni gesto degli avversari, cercando braccia tese, odio e  razzismo. Supera i confini della pietas e del rispetto (una veglia è di per sé un fatto privato, non un’adunata sediziosa) interpretando proprio quel nostalgismo che denuncia a parole. Un consiglio a Formigli, giornalista di lunga data e campione di scoop, perché non dedica qualche puntata alle inchieste giudiziarie insabbiate sui morti degli anni 70, anche quelli della parte sbagliata? Perché la vera notizia di oggi, non è la veglia notturna in ricordo di un ragazzo morto 41 anni fa ma l’impunità garantita ai suoi assassini.

di: Gloria Sabatini @ 17:50


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