Mar 22 2019

Meloni denuncia il complotto dei burocrati pro-invasione: “Vogliono rendere obbligatorio il global compact”

Meno di un mese fa Fratelli d’Italia otteneva una vittoria importante, impedendo che l’Italia firmasse il cosiddetto global compact, con cui le Nazioni Unite volevano di fatto rendere l’iimigrazione incontrollata un diritto fondamentale: la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva salutato quella vittoria sottolineando che “nonostante l’astensione del M5S e della Lega passa la mozione di Fratelli d’Italia che impegna il governo a dire no al global compact. Finalmente ce l’abbiamo fatta: nessuna invasione in Italia”. Ma purtroppo sembra che i poteri forti si stiano muovendo per vanificare la battaglia dei patrioti italiani e di altri Paesi e per aggirare le opposizioni dei singoli Stati a questa iniqua imposizione globalista. Oggi Giorgia Meloni è tornata sull’argomento denunciando le novità sul global compact: “Clamoroso – dice la leader di FdI – La Commissione europea sta tentando di rendere obbligatorio il global compact per l’immigrazione per tutti gli Stati membri, anche quelli che si sono dichiarati contrari. Sono stati i ministri degli Esteri di Austria e Ungheria a lanciare l’allarme. I burocrati pro-invasione hanno subdolamente predisposto un documento che rende vincolante il Patto Onu che vuole dichiarare l’immigrazione un diritto fondamentale dell’essere umano. Niente scherzi: Fratelli d’Italia, nel prossimo Parlamento europeo, chiederà esattamente l’opposto e cioè che l’intera Unione Europea si tiri fuori dal global compact che favorisce l’immigrazione senza limiti”. Giorgia Meloni conclude con un appello: “Il 26 maggio alle elezioni europee si voterà anche per questo”.

di: Antonio Pannullo @ 20:02


Mar 22 2019

Gasparri attacca la Raggi: “È in stato confusionale, non può provvedere a una città come Roma”

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri interviene sulla situazione del comune di Roma: “Domani al congresso romano di Forza Italia parlerò forte e chiaro. Il sindaco Virginia Raggi ha due alternative: o se ne va subito o sarà il popolo romano a cacciarla al più presto. I suoi proclami sui social sono provocatori, temerari, intollerabili. Dopo il disastro morale che si è prodotto intorno a lei con le malefatte di tanti grillini si permette ancora di dire che sta moralizzando e risanando la città”, dice Gasparri. “Per lei – attacca l’azzurro – ci vorrebbe una visita medica, perché appare in un evidente stato confusionale che non le consentirebbe nemmeno di provvedere alla gestione di se stessa e della sua famiglia, men che mai a quella di una città complicata come Roma. Intorno a lei sono spuntati i vari Lanzalone, ricordiamolo segnalato a lei dai ministri Fraccaro e Bonafede contro i quali puntiamo l’indice accusatore, i vari Romeo, De Vito, Frongia e Marra. Una rotazione continua di assessori. Una serie continua di indagini. E ricordiamo che lei è stata eletta proprio per i problemi del passato, che avevano fatto emergere quella dei grillini come una sorta di alternativa morale e moralizzatrice per la Capitale. Invece è un disastro totale”. Per Gasparri, Raggi “non si può permettere più questi toni. E non li accetteremo. Neanche nei soliloqui televisivi che le sono consentiti dal servizio pubblico, in maniera fin troppo generosa. La vediamo in uno stato di confusione. Se ha dei familiari, che la invitino a desistere. Ma ribadisco che lei ha di fronte due alternative, o se ne va o deve essere allontanata. È un pericolo per la città. Domani il congresso di Forza Italia deve essere estremamente chiaro su questo punto. Ed io lo sarò”.

di: Antonio Pannullo @ 19:55


Mar 22 2019

Gasparri rivela: Trerotola mi chiese la candidatura col centrodestra in Basilicata (video)

Un video-verità rivela (al minuto 1,50) che il candidato presidente del centrosinistra in Basilicata, Carlo Trerotola, qualche settimana prima della sua candidatura nel centrosinistra, aveva chiesto al senatore Maurizio Gasparri una candidatura nel centrodestra. Carlo Trerotola tenta di rivoltare la frittata dicendo, sul suo profilo Fb, che fu Maurizio Gasparri a chiedergli di essere candidato e parla di “attacco alla Basilicata”. Gasparri gli replica così sulla sua pagina Fb: “In farmacia i dosaggi sono fondamentali. Non mischiare la mia verità con le tue bugie a caso. Fai uno sforzo di memoria: mi hai incontrato casualmente all’Auditorium di Roma qualche mese fa a un convegno di farmacisti. Mi hai avvicinato in un corridoio e, ricordando la comune appartenenza alla destra politica, mi hai dato un tuo biglietto da visita e mi hai sinteticamente manifestato la tua volontà di candidarti alla presidenza della Regione Basilicata con il centrodestra. Come mia abitudine ho risposto educatamente, prendendo atto con sorpresa di una aspirazione espressa in un casuale incontro in un corridoio di un convegno di farmacisti al quale sono stato invitato per le mie battaglie parlamentari per la categoria. Le circostanze sono tali da non dover aggiungere molto altro. Comprensibile la volontà di candidarsi, sorprendente la disponibilità a farlo con qualsiasi schieramento. Illudersi di diventare candidato presidente chiedendolo a me incontrato per caso è davvero la conferma che domenica sarai sconfitto. Esiste la nobile professione di farmacista. Non quella di candidato alla presidenza con chiunque”.

 

di: Annalisa Terranova @ 19:54


Mar 22 2019

Più alloggi per i militari in Alto Adige: il ministro Trenta accoglie le proposte di Fratelli d’Italia

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta risponde positivamente all’appello di Fratelli d’Italia: presto più alloggi per i militari. “Settanta milioni per il prossimo quadriennio per affrontare le emergenze abitative e strutturali per il benessere militare ma, soprattutto, nei primi 6 mesi del 2019 saranno resi disponibili in Alto Adige 180 nuovi alloggi per il personale della Difesa, oltre ai 35 appartamenti appena ristrutturati. Complessivamente, il Protocollo d’Intesa con la Provincia di Bolzano prevede la realizzazione di 390 nuovi alloggi per militari e la ristrutturazione di ulteriori 53. In Trentino-Alto Adige vi sono 800 alloggi di proprietà  del Demanio militare, di cui 287 in attesa di lavori di manutenzione”. Lo ha comunicato lo stesso ministro della Difesa Elisabetta Trenta al capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Difesa Salvatore Deidda rispondendo a un’interrogazione e all’appello che il parlamentare aveva lanciato da Bolzano con il consigliere regionale Alessandro Urzì. “A Bolzano, lo scorso ottobre – ha dichiarato Deidda – abbiamo ascoltato tanti uomini e donne delle nostre Forze Armate e lanciato un appello al ministro della Difesa e allo Stato maggiore, con interrogazioni e interventi durante le audizioni. Le Forze Armate sono patrimonio comune e non devono essere oggetto di scontro, si lavora per trovare insieme le giuste soluzioni. Come nel caso della questione alloggi in Trentino Alto Adige”. “La richiesta di soluzioni abitative per il personale della Difesa – ha dichiarato il consigliere Urzì – in una provincia con un altissimo costo della vita è un dovere da parte delle istituzioni pubbliche. Spicca il dato relativo agli alloggi che ristrutturati potrebbero rappresentare un’importante risposta alle attuali esigenze del personale militare. Apprezzabile in ogni caso è la sensibilità mostrata sul tema”.

di: Antonio Pannullo @ 19:00


Mar 22 2019

Contro la famiglia sempre: Boldrini, Cirinnà, Camusso & c. organizzano flash mob e contromanifestazioni

Non c’è niente da  fare: alla sinistra la famiglia normale non va proprio giù. E organizza addirittura una contromanifestazione per attaccare gli italiani che credono alla famiglia tradizionale. Ecco cosa scrive il Pd veneto: “Il 29, 30 e 31 marzo a Verona si terrà il Congresso Mondiale delle Famiglie, a cui parteciperanno diversi componenti dell’attuale governo per celebrare un modello di famiglia ferma a secoli fa, che non si incardina nella società attuale e che vede la donna ancora succube dell’uomo solo pronta ad accudirlo e ad essere riproduttrice, così come affermano alcuni illustri relatori presenti all’evento, perché è nella sua indole”. Lo sottolinea il Pd del Veneto in una raccapricciante nota. Il segretario nazionale del Partito democratico, Nicola Zingaretti, ha detto con chiarezza che “la famiglia è comunità di affetti, non è gerarchia o politiche ideologiche o autoritarie che mirano a costringere a casa le donne” e ha invitato tutti a essere presenti alle contromanifestazioni che si stanno organizzando in quei giorni a Verona. Le Democratiche Veronesi con i sindacati e con numerose associazioni hanno organizzato contromanifestazioni per il 30 marzo. Oltre a Cgil, Cisl e Uil, figurano come coorganizzatori le assocazioni Isolina e…, Telefono Rosa, Il Melograno, Filo di Arianna, Traguardi, Aied. E non è finita: “Come Conferenze delle donne del Nord Est, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, abbiamo aderito agli Stati Generali delle Donne che stanno organizzando per sabato 30 Marzo un convegno e un flash mob. L’incontro pubblico comincerà alle 10 al cinema K2 di via Rosmini con la partecipazione di Livia Turco, Susanna Camusso, Monica Cirinnà, Laura Boldrini, Franca Porto e Ivana Veronese. Il flash mob è in programma dalle 13 alle 14 al ponte di Castelvecchio”, spiega la nota. Le Democratiche Venete saranno presenti “per ribadire, come sottolineato dal segretario nazionale, l’importanza di un welfare rafforzato da politiche a sostegno della natalità, perché quando c’è più parità di genere e più occupazione femminile, dove ci sono vere politiche per l’infanzia a sostegno dei sistemi educativi e ai genitori, allora le famiglie sono più felici, non se negate tutto questo”.

di: Antonio Pannullo @ 18:10


Mar 22 2019

Terrorismo, i parenti delle vittime a Conte: «Basta tavoli tecnici, denunciamo la Francia»

Con il presidente francese Emmanuel Macron «abbiamo parlato anche dei latitanti che sono in Francia». A dirlo è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine dell’incontro bilaterale avuto stamattina con il presidente francese, in un hotel del centro di Bruxelles. «Abbiamo condiviso il fatto che i nostri ministri della Giustizia su questo si incontreranno. Io gli ho chiesto di superare la dottrina Mitterrand», ha aggiunto Conte, spiegando che Marcon ha risposto che i ministri si incontreranno «e valuteranno dal punto di vista tecnico: anche su questo ha dimostrato apertura». Comunque, ha precisato il premier italiano, «non abbiamo parlato di casi specifici: noi diamo direttive e indicazioni, ma lasciamo la competenza ai ministri della Giustizia».

Le critiche dell’associazione “Anni di Piombo”

La rassicurazione che Conte ha valutato come un’apertura positiva, però, non è stata accolta con entusiasmo nel mondo delle associazioni delle vittime. «Non abbiamo tempo per inutili tavoli tecnici per l’estradizione dei terroristi italiani ospitati in Francia per motivi indecifrabili. Chiederemo i danni alla Francia per questo ingiustificato ritardo, che sembra quasi orchestrato per permettere ai terroristi ulteriori vie di fuga. Abbiamo chiesto ai nostri avvocati di studiare un’apposita azione giudiziaria avanti alla Corte di Giustizia europea usando anche i poteri sostitutivi in caso di inerzia della pubblica amministrazione», ha annunciato Potito Perruggini, parente di una vittima del terrorismo e presidente dell’Associazione “Anni di Piombo – Osservatorio Nazionale per la Verità Storica”.

«I tavoli tecnici ci sono già stati. Inutile perdere tempo»

I tavoli tecnici, ha sottolineato Perruggini, «ci sono già stati e sono già stati analizzati tutti i fascicoli, uno per uno». «Non permetteremo di costruire ulteriori muri a difesa di quelle verità così scomode forse anche alla Francia stessa. Sarebbe auspicabile che almeno il 2 maggio il presidente Mattarella riesca ad ottenere fatti e non più solo parole dalla sua visita a Parigi», ha concluso il presidente dell’Associazione “Anni di Piombo – Osservatorio Nazionale per la Verità Storica”.

di: Annamaria Gravino @ 18:06


Mar 22 2019

Pensioni, da aprile assegni più bassi. E dopo le elezioni arriva un’altra mazzata

Stangata in arrivo per i pensionati italiani. Da aprile gli assegni saranno ricalcolati con i nuovi criteri stabiliti dall’ultima legge di bilancio e per 5,6 milioni di lavoratori a riposo saranno più bassi. Per meno della metà degli interessati la riduzione media della pensione dovrebbe essere di poche decine di centesimi, ma per tutti gli altri si potrà arrivare anche a un centinaio di euro in meno al mese. Inoltre, tutti saranno chiamati a restituire quanto percepito in più nei primi tre mesi dell’anno, quando l’Inps non ha fatto in tempo ad applicare i nuovi criteri, introdotti sotto la dicitura di “contributo di solidarietà” per pagare Quota 100. Si tratta di un meccanismo che rivede al ribasso l’adeguamento all’inflazione e che colpirà i pensionati che percepiscono tre volte il minimo. Non esattamente titolari di “pensioni d’oro”, visto che si parla di assegni da 1522 euro al mese lordi.

La circolare che annuncia pensioni più basse

Ma l’Inps ha dato una data certa – aprile, appunto – se per l’arrivo degli assegni decurtati, non altrettanto ha fatto per quanto riguarda le restituzioni. Nella circolare che ha dato notizia delle novità, infatti, si parla genericamente di «mesi successivi» e molti sospettano che l’intenzione del governo sia quella di scavallare il voto, per evitare ripercussioni elettorali. «Dal prossimo mese di aprile sono in pagamento le pensioni ricalcolate coi criteri di rivalutazione annuale previsti dalla Legge di bilancio per il 2019», ha spiegato l’Inps nella circolare n. 44 emanata oggi, 22 marzo, nella quale viene precisato che l’operazione di ricalcolo ha riguardato i trattamenti di «importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo» e che «per importo complessivo lordo s’intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, erogate sia dall’Inps che dagli altri Enti presenti nel Casellario centrale, assoggettabili al regime della perequazione cumulata».

I pensionati chiamati a restituire soldi all’Inps

Lo stesso Istituto poi ha chiarito che «dal ricalcolo l’importo lordo complessivo dei trattamenti pensionistici, dovuto da gennaio 2019, risulta inferiore a quello già calcolato sulla base dei criteri previgenti alla riforma che sono stati illustrati nella Circolare Inps n. 122 del 27 dicembre 2018». Insomma, i pensionati ci vanno a perdere e devono pure mettere mano al portafogli per restituire la differenza. Quando? «Nei mesi successivi – ha fatto sapere l’Inps – l’Istituto comunicherà le modalità di recupero delle somme relative al periodo gennaio-marzo 2019». Ma considerato che l’election day per europee e amministrative è fissato per il 26 maggio, appare assai probabile che, effettivamente, l’obbligo di restituzione arriverà dopo il voto, dando la possibilità al governo di limitare i contraccolpi elettorali immediati.

 

di: Annamaria Gravino @ 17:38


Mar 22 2019

Alba nera, un libro rievoca la nascita dei Fasci di combattimento un secolo fa. Sarà in edicola col Corriere

Il 23 marzo del 1919, un secolo fa, venivano fondati i Fasci di combattimento a piazza San Sepolcro a Milano. Un raduno, per dirla con Marinetti, di “bicchieri pieni  di generosa rivolta”. Una platea ribollente di passioni, dove si fondevano le rivendicazioni degli arditi e il mito dell’azione rafforzatosi nelle trincee della Grande Guerra. Non a caso il futuro Duce del fascismo per prima cosa rivolse un omaggio ai figli d’Italia caduti per la Patria.

Fu il passo iniziale dell’avventura che avrebbe condotto Benito Mussolini ad essere a capo di un regime abbattuto da una guerra sanguinosa. Un anniversario che il Corriere della sera ricorda con un libro, affidato alla cura del giornalista e intellettuale Antonio Carioti, che parte da San Sepolcro e ricostruisce le vicende del fascismo fino alla Marcia su Roma. Il libro si intitola “Alba nera“, la prefazione è firmata da Sergio Romano, e sarà venduto da domani al prezzo di 9,90 euro insieme al quotidiano.

“Il mio intento era di fare un libro storico – spiega Carioti – tenendomi distante dal dibattito attuale sul possibile ritorno del fascismo, che francamente non vedo all’orizzonte. A mio avviso la forza del fascismo fu dovuta alla capacità di Mussolini di offrire alle masse l’elemento mitico: i fascisti erano l’avanguardia della nazione. Prendo le mosse dal passato socialista di Mussolini per arrivare poi al 1922. Questa è la prima parte del libro”.

Segue una seconda parte dove il ragionamento sul fascismo continua attraverso il dialogo con gli storici, intervistati dallo stesso Carioti. Simona Colarizi spiega il suo punto di vista: Mussolini ebbe la capacità di sfruttare le aspettative delle classi medie realizzando un regime totalitario. Alessandra Tarquini si sofferma sulle varie componenti culturali del fascismo mentre Fabio Fabbri sottolinea come il fascismo abbia potuto godere dell’indulgenza di apparati che si sentivano minacciati dalla violenza dei socialisti.  Marco Tarchi, infine, riprende la definizione di Sternhell del fascismo come sintesi ulteriore rispetto a destra e sinistra, specificando che più che essere anti-socialista il fascismo eleggeva a nemico principale il liberalismo.

La terza parte è relativa ai documenti e raccoglie i discorsi e gli articoli di Mussolini dal primo apparso sul Popolo d’Italia fino al discorso di Napoli alla vigilia della Marcia su Roma.

L’iniziativa editoriale del Corriere si colloca nel clima di vivace dibattito che di fatto sta riattualizzando il fascismo portando anche alla consapevolezza di un deficit di memoria e conoscenza che sicuramente va colmato più dalla ricerca storica che dalle battute e dagli allarmi dell’antifascismo di comodo.

 

 

 

 

 

 

 

 

di: Annalisa Terranova @ 17:21


Mar 22 2019

Preparano la lista Conte per le politiche anticipate, non per le elezioni europee

E’ il segno della disperazione, anche se è una bufala per le elezioni europee. Ma invece alla “lista Conte” ci stanno pensando seriamente per le politiche anticipate. I Cinquestelle hanno bisogno disperato di qualcosa che vada oltre un movimento in disperato calo di consensi e vorrebbero approfittare dell’illusoria popolarità di un premier che lascia i suoi vice cimentarsi nei sì e nei no.

Sono differenti le leggi elettorali

Ma rispetto alla notizia lanciata oggi da Repubblica, vanno dette un paio di cose, a futura memoria: la legge elettorale per le europee, con il sistema proporzionale, non è il territorio adatto per sperimentare il peso di una forza politica che non si è mai cimentata con le urne. Poi, è evidente che c’è la fine di un’esperienza, quella di governo, che culminerà con lo scioglimento delle Camere. E la legge elettorale per il Parlamento può aiutare la formazione di coalizioni, anche se con vincoli molto minori rispetto al passato.
Il problema che avranno di fronte gli architetti di una lista Conte sarà di credibilità. Già in passato non hanno avuto molta fortuna gli esperimenti di partiti nati dal governo. I casi Monti e Dini, pur lontani fra loro come tempi, sono eloquenti. Fallimento, perché sono i governi a nascere dai partiti e non il contrario. Una forza politica si forma nella società, non a Palazzo.

Tra smentite e sondaggi in arrivo

Quel che pare incredibile è che davvero possa esserci tra i Cinquestelle qualcuno pronto a scommettere sul successo di una lista Conte, con un leader così… Sicuramente di qui a qualche giorno – nonostante le ovvie smentite di palazzo Chigi – fioccheranno i sondaggi. Ma poi andranno davvero individuati i potenziali elettori del premier che non deve decidere mai. La realtà, probabilmente, è che stanno già con la testa alla frana di governo. E non sanno come riuscire a correre ai ripari. Ma è la politica, bellezza.

di: Francesco Storace @ 16:37


Mar 22 2019

La faccia tosta della Raggi: «A Roma si rubava in passato ma con noi è cambiato tutto…»

La faccia tosta della Raggi, all’indomani della bufera giudiziaria sul Campidoglio, lascia veramente esterrefatti: «Non si torna al passato». Inizia così il lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook dalla sindaca di Roma dopo le vicende giudiziarie di questi giorni. «Il giorno in cui sono stata eletta sindaca di Roma – scrive Raggi – sapevo che avrei subito ogni tipo di attacco: mediatico, politico, personale. Sapevo che il vecchio sistema che insieme al M5S sto scardinando con ogni mia forza, avrebbe opposto ogni tipo di resistenza. Sapevo che avrebbe attaccato con una violenza inaudita. Sapevo che avrebbe provato ad infiltrarsi per provare a riproporre i metodi del passato, quelli contro i quali sto lottando». Per la Raggi, “affaristi, tangentisti, corrotti, palazzinari che da decenni hanno infettato i gangli vitali dell’amministrazione di Roma stanno provando ad adottare ogni metodo per tornare a fare affari a modo loro”. «A loro – sottolinea -ho opposto le procedure di legge, i bandi di gara, i concorsi: tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione di un sindaco. E l’ho fatto ben sapendo che seguire la legge significa dover dire ai cittadini della propria città: quella strada non posso rifartela in due settimane ma soltanto dopo l’aggiudicazione di una gara che richiede almeno nove mesi di lavoro».

La sindaca rivendica la bontà della sua azione amministrativa e prende le distanze da De Vito: «Ho preferito la linea della legalità a quella del facile consenso. Io ho detto ”no” a quel sistema che però prova a ribellarsi in ogni modo. Prova ad infiltrarsi come succedeva in passato. Ma c’è una differenza: la mia reazione e quella del M5S è immediata e senza esitazioni. Non lasciamo spazio ad ambiguità: dopo aver letto l’ordinanza, Luigi Di Maio ha espulso Marcello De Vito nel giro di poche ore. E io ho immediatamente avviato una indagine interna su tutti i dossier citati nell’inchiesta che riguarda De Vito. E questa è una risposta seria. Una risposta – continua la sindaca – anche a qualche commentatore che dice: ‘nulla è cambiato. Le cose sono cambiate. Noi rispondiamo con fermezza a chi prova a infettare l’amministrazione con pratiche illegali».

di: Luca Maurelli @ 15:22


Mar 22 2019

Meloni: «Vado a Verona perché lo Stato ha il dovere di aiutare la famiglia»

La prima domanda è sulle grandi opere e sullo stato delle infrastrutture. Inevitabile visto il ritardo con cui Giorgia Meloni dalla Basilicata, dove si trova per la campagna elettorale, si collega con lo studio de l’Aria che tira. «È assurdo che da Roma a Maratea, una delle località balneari più belle d’Italia si impieghino 5 ore, che da Bari a Matera, capitale mondiale della cultura, ci voglia un’ora e mezzo per percorre 50 chilometri», dice la leader di Fratelli d’Italia sottolineando che non c’è alternativa tra le piccole opere e la Tav. «Servono entrambe perché se non si risolve il ritardo infrastrutturale si diventa un Paese da Terzo mondo». Non è vero – incalza – «come dice il ministro Toninelli che la Tav è un buco per arrivare a Lione, ma è lo strumento per stare dentro il sistema delle comunicazioni. Io voglio la Tav fino a Palermo e le infrastrutture in Basilicata». Senza le infrastrutture strategiche un paese non è sovrano, insiste la Meloni ricordando come il governo e lo stesso Salvini si sono opposti alle mozioni di Fratelli d’Italia per «riappropriarci delle nostri reti di comunicazione e idriche che sono in mano ai francesi. «Parlo di proprietà non di gestione», puntualizza allargando il discorso ai rapporti con Pechino, all’ordine del giorno per la visita di Xi Jinping e la firma del memorandum di intesa con la Cina. «È naturale che bisogna dialogare con la Cina, sono favorevole, anche perché lo fa tutta Europa, ma senza diventare sudditi».

«Sì alla cittadinanza per gli eroi del pullman»

Poi i riflettori si spostano sul dramma del sequestro del pulmann, che come madre ha particolarmente colpito la leader di Fratelli d’Italia. Di fronte al coraggio di ragazzi geniali, lucidi e coraggiosi, come Ramy, figlio di un egiziano, ma nato e cresciuto a Crema, la Meloni conferma di essere favorevole alla concessione della cittadinanza italiana, che «non deve essere un automatismo come prevede lo ius soli». In un tweet a caldo la Meloni aveva proposto l’immediata revoca della cittadinanza al senegalese responsabile del sequestro e del rogo del pullman che poteva finire in tragedia e la concessione al piccolo Adam perché «la cittadinanza italiana va meritata e con un gesto di eroismo di quel genere non ho dubbi. Va richiesta, sudata e celebrata», ha spiegato ancora l’ex ministro della Gioventù che ha definito la legge attuale una buona legge, soprattutto perché lega la cittadinanza dei minori a quella dei propri genitori.

Sos sicurezza, no a sconti di pena

E ancora l’allarme sicurezza, che torna alla ribalta a proposito dell’autista senegalese che ha alle spalle due procedimenti per abuso di minori e guida in stato di ebbrezza. «In Italia – osserva la Meloni – c’è un problema di certezza del diritto e di certezza della pena. Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri si sono tagliati i reati e si è andati avanti con le depenalizzazioni e gli sconti di pena automatici che Fratelli d’Italia ha sempre contrastato». Poi ci sono sentenze che alla Meloni non vanno giù: «Alcune non le comprendo, ma non sono un giudice. Sentenze folli come quelle suoi femminicidi o quella che ha stabilito per i violentatori di Desirée di non dare l’aggravante dello stupro di gruppo perché… erano in fila indiana».

Congresso mondiale delle famiglie

Sull’adesione all’appuntamento di Verona del 29 marzo, il congresso mondiale delle famiglie al centro di polemiche e veleni incrociati, Giorgia Meloni non ha dubbi: «Parteciperò anche se non condivido le parole del presidente moldavo che ha detto “Non sarò presidente dei gay”, non la penso e così non lo avrei mai detto. Andrò a Verona perché è normale che in contesti così ampi ci sono cose che condividi e altre no, ma l’importante è la causa comune È vero, certo, che “le famiglie sono tutte belle se c’è l’amore”, ma lo Stato non deve normare i sentimenti ma incentivare e favorire quello che serve alla famiglia».

 

di: Gloria Sabatini @ 15:12


Mar 22 2019

Che succede al Senato? Salvini e Di Maio allarmati: la maggioranza non regge

Il primo campanello d’allarme è suonato il 20 marzo quando il Senato ha votato sul caso Diciotti: 237 voti per il no all’autorizzazione a procedere contro Salvini, 61 voti favorevoli. Proclamando i risultati la presidente del Senato, Elisabetta Casellati,  ha detto che i senatori presenti in Aula sono stati 299, i votanti 298 per una maggioranza assoluta dei componenti pari a 161.

In effetti, la Lega dispone di 58 voti in Senato, i Cinquestelle di 107. La somma è 165, una risicatissima maggioranza, raggiunta per soli quattro voti. Nella votazione del caso Diciotti, la Lega ha avuto 56 voti, a causa dell’assenza di Bossi e Stefani; il Movimento 5 Stelle ne ha avuti 94, poiché 3 hanno votato in dissenso al partito e 8 senatori si sono astenuti. Il totale è di 150 voti.

Altro campanello d’allarme: la votazione sulla mozione di sfiducia contro il ministro Danilo Toninelli.  Le due mozioni (del Pd e di Forza Italia)  sono state respinte ma la maggioranza assoluta a Palazzo Madama è di 161 voti e M5S più Lega, nella difesa del ministro, si sono fermati più in basso. 159 voti in favore di Toninelli, 102 per la sfiducia, 19 astenuti. Si è concretizzato, a Palazzo Madama, lo spettro del pallottoliere…

 

di: Annalisa Terranova @ 14:33


Mar 22 2019

Basilicata, il centrodestra punta al tris di successi. Tutte le novità del sistema di voto

Domenica tocca alla Basilicata. Dopo i successi conseguiti in Abruzzo e in Sardegna il centrodestra punta sul tris con Vito Bardi, che potrebbe per la prima volta far trionfare in questa regione la coalizione di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni.

Il Pd prova a difendere il “fortino rosso” con Carlo Trerotola, farmacista, nostalgico di Almirante e dunque assai poco convincente per gli elettori di sinistra. Si attende con curiosità anche di vedere quale sorte le urne riserveranno al M5S che alle ultime politiche aveva avuto un travolgente  44,6%, risultato che difficilmente sarà replicato dopo gli scandali che hanno travolto il Comune di Roma. Il loro candidato è Antonio Mattia, 47 anni, una laurea in giurisprudenza nel cassetto, ed è il gestore di un centro ricreativo per bambini. “Con un passato – scrive il Corriere della sera –  secondo alcune indiscrezioni, da giovane di Forza italia nel 1995. Dettaglio: Mattia è finito al centro di una polemica perché una parte del suo programma sarebbe stato copiato da un saggio pubblicato nel 2009 dalla rivista della fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema”.

Novità importanti per quanto riguarda il sistema di voto: si può votare per il candidato presidente tracciando una croce sul suo nome, e in questo caso il voto non si estende a nessuna lista, altrimenti si può scegliere un candidato presidente e una delle liste a lui collegate, oppure si può sbarrare solo la lista estendendo il voto anche al candidato collegato. Non è ammesso il voto disgiunto, ossia votare un candidato e una lista diversa da quelle a cui è collegato. Introdotta poi la preferenza di genere: per i candidati consiglieri si possono esprimere fino a due preferenze ma i prescelti devono essere di sesso diverso e della stessa lista. Il nuovo sistema elettorale è stato approvato a metà agosto: si tratta sostanzialmente di un sistema di voto proporzionale con la soglia di sbarramento al 3%.

di: Annalisa Terranova @ 13:55


Mar 22 2019

Catania, la solidarietà di Gioventù nazionale al giovane pestato da 30 ultrà della sinistra

Pestato solo perché di destra, come ai tempi bui. Gioventù nazionale esprime solidarietà al giovane studente di destra, Enrico Maccarrone, aggredito a Catania da oltre trenta estremisti dei centri sociali durante un volantinaggio davanti alla scuola De Felice sulle prossime attività del movimento.

Al giovane, finito in ospedale per una frattura allo zigono, prognosi di trenta giorni, arriva la vicinanza del movimento giovanile di Fratelli d’Italia che denuncia il grave episodio di violenza politica da parte di ultrà appartenti all’estrema sinistra catanese nostalgici degli anni ’70 e delle contrapposizioni frontali destra-sinistra. «Chiediamo punizioni serie per atti come questi – hanno dichiarato in una nota i due portavoce siciliani, Antonio Piazza e Antonio La Spada – è inammissibile che nel 2019 un giovane non possa fare volantinaggio, sulla ricorrenza dell’Unità d’Italia. Siamo in un paese libero e democratico. Non è il primo episodio del genere che accade in Italia. I ragazzi dei centri sociali comprendano che la politica è prima di tutto confronto e rispetto reciproco, non violenza. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine riescano a fare chiarezza quanto prima su questo vile gesto».

Proprio a Catania due settimane fa è stata inaugurata la nuova casa di Gioventù nazionale nella storica sede del Fronte della Gioventù, segno di una continuità ideale e di un forte radicamento nella città dell’organizzazione giovanile del partito di Giorgia Meloni. Una presenza capillare e crescente che i giovani virgulti della galassia dei centri sociali pensa di combattere a suon di pestaggi e di aggressioni 30 contro 1. «Qualcuno – continua Antonio La Spada, favarese doc, che pochi giorni fa aveva denunciato la distruzione di una statua del Cristo sfregiato con una violenza inaudita  – qualcuno è rimasto fermo ai metodi dell’azione politica violenta del secolo scorso. Auguriamo a Enrico una pronta guarigione e sicuro che ritornerà presto con maggior convinzione a difendere le nostre idee». A poche ore dall’aggressione dello studente i militanti dell’organizzazione giovanile avevano sottolineato: «Non cediamo il passo a chi non ha idee su cui confrontarsi, ancora più forte di prima proseguiremo la nostra azione. Le fratture passano, l’azione infame di questi zoticoni di sinistra resta».

di: Gloria Sabatini @ 13:31


Mar 22 2019

Italia-Cina, Xi Jinping al Colle. Mattarella: «La Nuova Via della Seta sia a doppio senso»

I rapporti diplomatici e commerciali, l’invito a percorrere la Nuova Via della Seta a «doppio senso», l’auspicio che «si possa proseguire un confronto costruttivo sui diritti umani». Sono alcuni dei temi affrontati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del colloquio bilaterale al Quirinale con il presidente cinese Xi Jinping. Un faccia a faccia durato una ventina di minuti, prima che al vertice si unissero anche le rispettive delegazioni. I rapporti tra Italia e Cina sono «eccellenti» e l’intenzione è quella di «imprimergli sviluppo ulteriore», di rafforzarli «nell’ambito del nostro partenariato strategico globale sottoscritto dai due governi nel 2004», ha detto Mattarella, riferendo i contenuti dell’incontro nel corso della dichiarazione ufficiale congiunta e poi davanti a una delegazione di imprenditori italiani e cinesi.

Il richiamo di Mattarella sui diritti umani

«L’auspicio è che le imprese italiane e cinesi concorrano allo sviluppo di scambi commerciali in modo proficuo e ordinato che sia proficuo per i nostri due popoli», ha proseguito il Capo dello Stato, sottolineando che «l’antica Via della Seta fu strumento di conoscenza fra popoli e di condivisione di reciproche scoperte». «Anche la Nuova deve essere una strada a doppio senso di percorrenza e lungo di essa devono transitare, oltre alle merci anche idee, talenti, conoscenze, soluzioni lungimiranti a problemi comuni e progetti di futuro», ha aggiunto Mattarella, che non ha eluso il tema spinoso dei diritti. «Anche alla luce del mandato italiano nel Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni unite desidero auspicare che, in occasione della sessione del Dialogo Ue-Cina sui diritti umani, che si svolgerà a Bruxelles, dopo quella che si è svolta a Pechino lo scorso luglio, si possa proseguire un confronto costruttivo su temi così rilevanti», ha sottolineato Mattarella, annunciando che «il 2020 sarà l’anno culturale e del turismo tra Italia e Cina, a conferma dell’interesse che i due popoli nutrono uno per l’altro».

Xi Jinping: «Tra Italia e Cina non c’è conflitto di interessi»

Xi Jinping, accolto con il suo largo seguito in una Roma blindata, dal canto suo ha voluto rassicurare sul fatto che «tra noi non c’è alcun conflitto di interesse, sappiamo come rispettare gli interessi della controparte». «La Cina – ha proseguito – vuole lavorare con l’Italia per rilanciare lo spirito di equità, mutuo rispetto e giustizia». Una risposta, dunque, alle polemiche che hanno preceduto il suo arrivo, in vista della firma del Memorandum che avverrà domani e rispetto alla quale ancora oggi il premier Giuseppe Conte ribadiva che «non è vincolante». «Ringrazio il presidente per l’accurata e squisita accoglienza: nonostante la distanza geografica, i due popoli nutrono da sempre una profonda amicizia», ha detto Xi Jinping nel corso delle dichiarazioni congiunte con Mattarella, parlando di un «incontro fruttuoso, con un ampio consenso». Il presidente cinese ha quindi assicurato che «la parte cinese vuole uno scambio commerciale a due sensi e un flusso degli investimenti a due sensi», con l’obiettivo di «rafforzare sinergie tra le rispettive strategie di sviluppo. Al fine di costruire progetti concreti qualificati, lungo la Via della Seta». Infine, Xi Jinping ha parlato di un «cambiamento epocale» in atto nel mondo, rispetto al quale Cina e Italia sono «due importanti forze per salvaguardare la pace e promuovere lo sviluppo». «La Cina – ha proseguito il presidente cinese – apprezza molto il ruolo positivo che l’Italia vuole giocare per lo sviluppo dei rapporti sino-europei e apprezza molto gli sforzi fatti dall’Italia per promuovere la connettività euro-asiatica».

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di: Annamaria Gravino @ 13:31


Mar 22 2019

Corruzione M5S, l’ala dura contro Di Maio: togliamo il simbolo a Virginia Raggi

L’indagine per corruzione nei confronti dell’assessore Daniele Frongia, fedelissimo di Virginia Raggi, non conta, perché «si va verso un’archiviazione». La stessa Raggi, nonostante i guai pregressi per i casi Marra e Romeo, è al di sopra di ogni sospetto. Del resto lei «e questo Marcello De Vito non si vedevano di buon occhio» e quindi «conoscendo Virginia, l’avrebbe mandato a quel paese», mica come gli altri due che assursero a braccio destro e sinistro. Il M5S, poi, ha avuto «una reazione esemplare» cacciando subito De Vito e quindi può «camminare a testa alta». De Vito, infine, che ne parliamo a fare: è un caso più unico che raro. Ospite di Agorà, su Rai 3, di fronte agli arresti e alle indagini per corruzione che hanno colpito i notabili pentastellati capitolini, Luigi Di Maio autoassolve il Movimento su tutta la linea. E assicura, «non vedo il caso Roma, vedo il caso De Vito. La Giunta deve andare avanti per portare a casa una missione difficilissima, mettere a posto la città di Roma».

Quelli che tifano per la “caduta di Roma”

In realtà, il terremoto che ha colpito maggioranza e giunta capitolina non solo rappresenta un «caso Roma», ma è un caso nazionale. Un disastro giudiziario che sta travolgendo il partito, dove ormai più o meno apertamente c’è chi tifa per la caduta della giunta Raggi. Perché, come riporta un retroscena di Repubblica, si arrivi per la cara Virginia a quello che Di Maio ha prefigurato per «tutti coloro che si comportano fuori dai nostri valori o addirittura violano la legge»: la revoca del simbolo e, all’occorrenza, anche l’allontanamento dal partito. E, d’altra parte, Raggi è già stata a un passo dal vedersi togliere il logo, proprio quando esplosero gli scandali Marra e Romeo, con le loro promozioni opache e polizze a sua insaputa. «Prima Marra, poi Lanzalone, ora De Vito. Questi episodi di illegalità vanno prevenuti. I fondatori avevano previsto presidi organizzativi, purtroppo smantellati, fondati su condivisione e trasparenza», ha commentato la presidente della Commissione finanze Carla Ruocco, esponente di quel fronte che, vuoi per la guerra interna, vuoi per buon senso, si rende conto che la botta è troppo forte per pensare di reggerla con una passata di intonaco. Sotto accusa, dunque, finisce anche Di Maio, il capo politico che va in giro a dire che quello che accade è poca cosa, puntellando la sua tesi con l’espulsione di De Vito. Atto che, per altro, sarebbe anche illegittimo, perché secondo lo statuto il capo politico non può espellere nessuno. Ergo, De Vito è ancora dentro.

L’autoassoluzione di Di Maio divide il M5S

Non solo, benché la diretta interessata si difenda con le unghie e con i denti, anche su Roberta Lombardi si appiccica il sospetto di illeciti: secondo gli inquirenti, parte dei soldi che De Vito avrebbe avuto da Parnasi sarebbero andati a finanziare la campagna elettorale della capo corrente laziale, quando correva per la carica di governatore del Lazio. Nell’informativa dei carabinieri si parla di «elementi che permettono di affermare che il presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, ha chiesto e ottenuto a Parnasi un supporto per la campagna elettorale di Roberta Lombardi». Lei nega con tutta la forza di cui è capace, ma la sensazione è che nessun pentastellato possa dirsi, anche solo politicamente, al riparo da questa storia. Ed è una sensazione che circola tanto nell’opinione pubblica, quanto all’interno dello stesso M5S. Con buona pace delle autoassoluzioni di Di Maio.

di: Annamaria Gravino @ 12:00


Mar 22 2019

Saviano mobilita gli intellettuali di sinistra contro Salvini, lui lo gela: «Mi ha offeso, deve pagare»

«Saviano si è offeso, mi ha attaccato e ha fatto un video. Dice di aver fatto soltanto una critica politica al ministro. Ma lui mi chiama ministro della Mala vita e questa non è critica politica». Non fa sconti allo scrittore di Gomorra il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, a Pomarico (Matera), il giorno dopo l’annuncio – dello stesso Saviano – dell’avvio di un processo a suo carico per quell’offesa rivolta al leghista. Il processo si farà, sarà un giudice a decidere se quella espressione usata da Saviano è “critica politica” o banale insulto da risarcire.

Saviano, intanto, dalle pagine di Repubblica lancia un appello agli intellettuali di sinistra affinché si indignino contro Salvini per averlo denunciato. Tra coloro che hanno risposto, anche lo scrittore iraniano messo al bando dai musulmani, Salman Rushdie, che parla a nome di tutti: «Noi scrittori saremo sempre schierati con Saviano. Condanniamo quest’ultimo, vergognoso attacco ai suoi diritti». E cita la libertà di espressione, che in questo caso sembra più una libertà di offendere. Tra i firmatari dell’appello in suo favore, c’è anche l’editore francese Antoine Gallimard, Aurélie Filippetti, ex ministra della Cultura di Parigi, lo scrittore inglese di origini pakistante Kureishi-

di: Luca Maurelli @ 12:00


Mar 22 2019

Renzi si propone come leader europeo anti-sovranista. E un fedelissimo rivela: «Sogna ancora Palazzo Chigi»

Lo ha confidato due giorni fa al suo amico Macron, nell’incontro parigino svoltosi a dispetto della leadership di Nicola Zingaretti. Matteo Renzi aspira a fare il leader europeo del fronte anti-sovranista e avrebbe chiesto sostegno al presidente francese, rinnegando le politiche di rigore sull’immigrazione non solo portate avanti da questo governo ma anche quelle del governo Gentiloni, con critiche rivolte all’ex ministro degli Interni Marco Minniti. Secondo un retroscena di Repubblica, Renzi avrebbe invitato Macron a “stracciare gli accordi con la Libia – che tanto avevano irritato la Francia – perché non ci può essere alcuna forma di collaborazione con chi è corresponsabile di queste crisi umanitarie”. Sullo sfondo, il progetto politico che con l’aiuto degli altri leader europei vedrebbe Renzi impegnato ad acquisire una leadership sul campo contro il patto di Visegrad, anche a costo di penalizzare ulteriormente l’Italia, ancor più di quanto era accaduto durante il suo governo, sul fronte del controllo dell’immigrazione.

I piani di Renzi, alla fine, nei suoi desiderata, lo porterebbero poi di nuovo a Palazzo Chigi, come rivela uno dei suoi fedelissimi. «Renzi è un leader e lo sarà ancora. Penso che un giorno si giocherà le sue carte per tornare a Palazzo Chigi. La grande scommessa di Zingaretti è capire che il Pd ha bisogno di tante leadership. Ha più frecce e le deve usare tutte. Per non ripetere il tragico errore del vecchio centrosinistra soffocato dai personalismi. Anche per questo noi siamo e resteremo nel Pd», dice Luca Lotti in un’intervista a La Repubblica. «Adesso -aggiunge- tutti, renziani o non renziani, dobbiamo cercare di cogliere il segnale di unità che arriva dalle primarie. Ma io rivendico con orgoglio tutto quello che abbiamo fatto quando nel Pd guidavamo noi. Il Giglio magico era semplicemente un gruppo di persone che ha lavorato insieme e bene. È stato un periodo bellissimo». Bellissimo per loro, un po’ meno per gli italiani.

di: Luca Maurelli @ 11:32


Mar 22 2019

Tav, dopo lo schiaffo di Macron Conte in ginocchio: «Incontro buono e proficuo»

«Problema italiano non ho tempo da perdere». Così Emmanuel Macron, con la consueta spocchia, aveva liquidato nella notte il dossier sulla Tav considerandolo un affare interno alle diatribe del governo Salvini-Di Maio. Un nuovo schiaffo a Roma, questa volta sulla patata bollente della Parigi-Lione dopo il rinvio voluto dal governo italiano e la partenza dei bandi che Conte preferisce chiamare “avvisi”. Parole irritanti, quelle dell’Eliseo, alle quali il premier italiano, come in altre occasioni, tenta di rimediare con un incontro a due con il presidente francese a margine del Consiglio europeo. Conte si è presentato all’incontro in un hotel dell’Ilot Sacré, in pieno centro di Bruxelles (dove alloggia anche la cancelliera Merkel), con la proposta-compromesso di riequlibrare e ridurre i costi per superare il muro No-Tav innalzato dall’analisi costi benefici commissionata dal governo italiano.

Conte minimizza lo schiaffo di Macron

Inutile dire che il premier ha definito «buono e proficuo» l’incontro bilaterale e ha minimizzato sulle sprezzanti parole di Macron che sarebbero frutto di un’incomprensione: «Mi ha spiegato che ovviamente, siccome ha visto che su questo le forze politiche in Italia sono su posizioni diametralmente opposte, vorrebbe evitare di lasciarsi coinvolgere in un dibattito politico interno. Era quello il senso della dichiarazione, per evitare la pressione che gli stavate trasmettendo». Sulla Parigi-Lion Conte annuncia soddisfatto di aver condiviso un metodo con l’inquilino dell’Eliseo: «Affideremo ai nostri ministri competenti, Danilo Toninelli e la ministra Elisabeth Borne, il compito di analizzare e condividere i risultati dell’analisi costi-benefici e su quella base aprire una discussione. È una discussione aperta». E come potrebbe non essere altrimenti?

Latitanti: superare la dottrina Mitterand

Non solo Tav. Con Macron, prosegue Conte, «abbiamo parlato anche dei latitanti che sono in Francia. Abbiamo condiviso il fatto che i nostri ministri della Giustizia su questo si incontreranno. Io gli ho chiesto di superare la dottrina Mitterrand». Anche sul terreno minato del terrorismo, secondo il premier, Macron avrebbe dimostrato apertura: «Comunque non abbiamo parlato di casi specifici: noi diamo direttive e indicazioni,  ma lasciamo la competenza ai ministri della Giustizia».

di: Gloria Sabatini @ 11:19


Mar 22 2019

Salvini: «È folle accusarmi dell’attentato al bus. Chi lo dice si prenda un Maalox»

Non ci sta Matteo Salvini a farsi accusare di essere l’oscuro colpevole della tragedia del pullman sequestrato dal senegalese, quasi che con la sua politica di rigore sull’immigrazione avesse armato indirettamente la mano di Ousseynou Sy. «Quello che mi ha dato fastidio in queste ore è stato che qualche intellettualone e anche qualche politico a sinistra provasse quasi a giustificare e a comprendere questo delinquente che con benzina, pistole e coltelli minacciava 51 bimbi, dicendo che insomma un po’ di colpe Salvini ce l’ha». Ospite di Mattino 5 il ministro dell’Interno fa riferimento alla crociata antisalvinina capitalata da Gad Lerner che ha puntato i riflettori sul presunto clima di odio alimentato dal Viminale. «Se espelli gli immigrati clandestini e poi li giustifichi, se riduci gli sbarchi e contrasti gli scafisti qualcuno si arrabbia, questa è un’idea folle: difendere la sicurezza e i confini del mio Paese non può essere l’alibi per nessun delinquente di prendere in ostaggio un solo bambino. Quindi chi la pensa così vada a prendersi il Maalox».

Rispetto alla richiesta di concedere la cittadinanza ai piccoli  Adam e Ramy, gli eroi bambini che hanno sfidato il senegalease e impedito la strage con la coraggiosa telefonata che ha dato l’allarme, Salvini conferma la volontà di accelerare la  “pratica”, visto che i ragazzini nati in Italia da genitori marocchini e egiziani non sono cittadini italiani e dovrebbero aspettare il diciottesimo anno d’età. «Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso per verificare che non ci siano problemi. Vi farò sapere nelle prossime ore. Sarebbe più facile dire è fatto tutto, regalo tutto a tutti. Stiamo facendo le verifiche del caso, quindi nelle prossime ore spero che queti ragazzi abbiano il loro giusto riconoscimento». «La cittadinanza – ha aggiunto– è preziosa, per questo come Lega abbiamo sempre detto no alle scorciatoie, alle cittadinanze in regalo come i biglietti al Luna Park». Il ministero, secondo quanto si apprende, sarebbe pronto a farsi carico delle spese e di tutte le procedure burocratiche per accelerare al massimo la concessione della cittadinanza. L’auspicio, riferiscono fonti del ministero, è attribuire la cittadinanza a Ramy e toglierla al conducente del bus autore del folle gesto.

È stato Khalid Shelata, il padre di Ramy, a sottoporre il caso: «Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana. Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005 ma siamo ancora in attesa di un documento ufficiale. Vorremmo tanto restare in questo Paese. Non sono mai riuscito a mettere insieme le carte necessarie per fare la domanda, ma questo Paese lo sento come mio». Anche il padre di Adam, che insieme al compagno ha avuto il coraggio e la prontezza di sfidare l’autista, rivendica il diritto dei ragazzi e delle loro famiglie a potersi considerare italiani a tutti gli effetti.

di: Gloria Sabatini @ 10:10


Mar 22 2019

Di Maio esclude lo “ius soli” e blinda la Raggi: «De Vito è un caso isolato, la giunta va avanti»

«Non vedo il caso Roma, vedo il caso De Vito. La Giunta deve andare avanti per portare a casa una missione difficilissima, mettere a posto la città di Roma». Di prima mattina il leader M5S, Luigi Di Maio, ospite di “Agorà” su Raitre, blinda la giunta Raggi, nonostante l’ombra dell’inchiesta, dopo aver fagocitato il presidente dell’assemblea Marcello De Vita, stia iniziando a lambire anche il fedelissimo del sindaco, Daniele Frogia, indagato a sua volta.[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”]

«Sono dispiaciuto che ci sia questo episodio, ma rincuorato che sia l’unico in dieci anni», aggiunge Di Maio riferendosi all’arresto di Marcello De Vito. «Mi pare che Virginia Raggi e questo Marcello De Vito -aggiunge il leader M5S- non si vedessero di buon occhio. È improbabile che queste due persone abbiano avuto rapporti su questa cosa, perchè conoscendo Virginia l’avrebbe mandato a quel paese».
L’ottimismo si allarga anche al governo, dove il leader del M5S non vede particolari problemi: «Non c’è nessuna preoccupazione per la tenuta della maggioranza», dice Di Maio, che esclude attriti sull’immigrazione: «Oggi lo ius soli non è nell’agenda del governo, questi temi sono da affrontare a livello europeo, se vogliamo affrontare il tema della cittadinanza europea tutti gli Stati insieme per me va bene». Il vicepremier poi parla del caso Di Battista scomparso dalla circolazione: «Io e Alessandro ci sentiamo sempre, ci darà una mano, come ha detto sta attraversando dei problemi personali quindi lo lasciamo un po’ in pace e lo ringrazio sempre per l’aiuto che dà sempre al Movimento da non eletto».[/premium]

di: Luca Maurelli @ 09:32


Mar 21 2019

Prodi senza vergogna: «Italiani defraudati dall’euro? È colpa di Berlusconi»

Non c’è davvero limite alla vergogna. Ne sa qualcosa Romano Prodi, che l’ha detta veramente grossa.  Gli italiani si sentono defraudati per l’euro? ”Hanno ragione”, sostiene l’ex presidente del Consiglio a Piazza Pulita. «Noi, io e Ciampi – afferma- avevamo deciso di istituire le commissioni provinciali di controllo sui prezzi e di stabilire che per sei mesi bisognava avere il doppio prezzo, in lire ed euro, mentre il governo venuto dopo non ha fatto nulla”. Allora è stata colpa di Berlusconi? ”Esattamente”, risponde con incredibile sfacciataggine l’ex premier, che aggiunge: ”Naturalmente non è stata colpa di Berlusconi nel senso che ci guadagnava lui, ma nel senso che aveva dei riferimenti politici che lo spingevano a chiudere un occhio o non voleva irritare una serie di categorie”. E già, Prodi parla dei prezzi, ma si guarda bene dal ricordare che l’ignobile cambio tra euro e lira furono proprio lui e Ciampi a stabilirlo. E fu  quel cambio sfavorevole, in ossequio ai diktat di Berlino e di Bruxelles, a danneggiare pesantemente la nostra economia e a favorire invece la “locomotiva” germanica. Come pure,  il fondatore dell’Ulivo, si guarda bene dal ricordare che lorsignori non pensarono affatto a predisporre difese alla perdita di sovranità monetaria che ci aflfigge da 17 anni. Con i  risultati che sono oggi, tristemente, sotto i nostri occchi.

di: Aldo Di Lello @ 20:27


Mar 21 2019

Giunta Raggi sotto inchiesta, FdI scandisce in aula: “Onestà, onestà” (video)

 

«Nel rispetto delle garanzie, di fronte a tanta retorica e photo opportunity, non potevo restare in silenzio. Al grido di “Onestà! Onestà!” ho voluto ricordare ai grillini che la Capitale viene ogni giorno oltraggiata da continue vicende giudiziarie». Così Federico Mollicone sulla sua pagina Facebook documenta il suo intervento nell’aula parlamentare.

«È ora di liberare Roma – prosegue il deputato di Fratelli d’Italia – da Raggi e dal grillismo, per poi liberare anche la Nazione da un governo che pensa solo i selfie in aula».

Mollicone e FdI scandiscono “onestà onestà”

Questo l’intervent0 di Mollicone, che ha visibilmente spiazzato il presidente Roberto Fico. «Presidente, il mio è un intervento in dissenso rispetto anche a tutti questi ringraziamenti. Sono veramente disgustato da questo clima, anche perché, mentre voi state qui ad autoelogiarvi, non spendete una parola per l’ennesimo avviso di garanzia all’assessore Frongia, a De Vito, a Lanzalone! Siete veramente all’ultimo stadio! O-ne-stà! O-ne-stà». Uno slogan scandito a lungo da tutti i deputati di FdI. Nel silenzio imbarazzato dei parlamentari grillini.

 

di: Valter Delle Donne @ 20:15


Mar 21 2019

Livia Turco choc sul senegalese Sy: “Sono fatti che vanno compresi” (video)

Non solo Gad Lerner. La sinistra sempre più nel pallone, non ce la fa proprio a dire che il senegalese che voleva bruciare vivi 50 bambini è un folle criminale.

Stamattina a Raitre, l’ex ministro Pd dalla lacrima facile, Livia Turco ad Agorà ha rilasciato una dichiarazione allucinante. «Quando ha visto le immagini di quel sequestro – chiede la giornalista Serena Bortone – di quel tentativo di strage di questo cittadino italiano di origine senegalese che ha sequestrato 51 bambini e che ha dato fuoco al bus, che cosa ha pensato?». La risposta incredibile della Turco? «Sono fatti che creano angoscia e allarme, ma che vanno compresi». “Come compresi?” La interrompe incredula la conduttrice. «Compresi nel senso di comprenderne la ragione».

Una risposta scioccante, che ha fatto guadagnare all’esponente Pd l’ingresso tra i nomi più citati su Twitter. E non per farle i complimenti. La reazione degli utenti è tra l’incredulo e lo scandalizzato. Come ha sintetizzato Elisabetta Gardini di Forza Italia: «Questo è razzismo nei confronti degli italiani. Eppure persone così hanno governato il Paese».

Turco e Casarini, l’asse pro-migranti

Infatti, qualcuno sui Social fa osservare che Luca Casarini, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stato assistente della Turco al ministero della Solidarietà Sociale. Tutto torna. Il filo rosso del delirio della sinistra si congiunge magicamente. C’è chi fa di tutto (come Casarini) per far arrivare in Italia immigrati clandestini e c’è chi (come la Turco) li “comprende” anche quando sono pericolosi terroristi.

 

 

di: Valter Delle Donne @ 19:25


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