Lug 03 2020

Un sondaggio del Sole 24 Ore parla di “trionfo” di De Luca. Ma c’è qualcosa che non convince

Un sondaggio pubblicato dal Sole 24 Ore fa esultare la sinistra campana e nazionale. Secondo la rilevazione WinPoll-Arcadia, infatti, Vincenzo De Luca sarebbe al 65,4%, Stefano Caldoro al 21,9% e Valeria Ciarambino al 10,9%. Si tratta di un dato che sarebbe clamoroso. E infatti il condizionale è d’obbligo, dato che il sondaggio e’ stato commissionato dalla stessa società che lo ha realizzato, Arcadia srl.

Su Google abbiamo scoperto che la stessa società, Arcadia srl, ha appena pubblicato un ebook inneggiante a Vincenzo De Luca, descritto come «il Mike Tyson della politica “all’italiana”, perché difficilmente si contenta di demolire il suo rivale, di metterlo al tappeto, lui è sazio solo dopo avergli staccato a morsi il lobo della dignità per darla in pasto all’opinione pubblica, al furore giustizialista e al pubblico pagante», scrive il patron di Arcadia srl, Domenico Giordano, con toni apologetici.

Addirittura scopriamo che Vincenzo de Luca ha dalla sua «una narrazione inimitabile, risultata vincente, a tratti mitologica». Il sondaggio apparso stamani sul Sole 24 Ore compie un errore grave, dato che confonde il gradimento personale con il voto. Ricordiamo che Conte ha un gradimento elevato, oltre il 60%, ma il suo partito varrebbe il 14%. E ricordiamo che alle ultime elezioni svolte in Campania – le Europee di un anno fa – il centrodestra come coalizione ha battuto il centrosinistra alla grande. L’ultimo sondaggio vero parla di un distacco di sei punti tra Caldoro e De Luca: un margine ridotto e recuperabilissimo sotto il sole di agosto e a settembre, che sarà l’inizio di autunno che sarà caldo per il Pd di De Luca.

di: Girolamo Fragalà @ 19:02


Lug 03 2020

Coronavirus, cala a 15 morti il bilancio. Gli infermieri eroi in rivolta contro il governo Conte

Altri 15 morti in Italia per coronavirus, un dato in forte calo rispetto a ieri (30) ma aumentano i contagi. I decessi dall’inizio dell’emergenza sono 34.833, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 223 nuovi casi (di cui 115 in Lombardia), contro i 201 di ieri, per totale di 241.184 persone colpite da Covid-19 dall’inizio dell’epidemia. Un aumento legato forse al boom di tamponi, 77.096 in un giorno, contro i 53.243 di ieri.

Dati positivi dal bollettino sul coronavirus

I guariti in 24 ore sono 384 (ieri 366), per un totale di 191.467. Per effetto di questi dati, scende di altre 176 persone il numero dei malati attuali in Italia, che sono ora meno di 15mila, come non succedeva dal 13 marzo.

Dati sostanzialmente positivi, dunque, dal bollettino quotidiano del ministero della Salute, che stima anche un calo dei ricoveri rispetto alla media degli ultimi giorni: 7 posti letto in meno in regime ordinario (i ricoverati sono ora 956), mentre le terapie intensive calano di 3 unità e sono in tutto 79. Le persone in isolamento domiciliare sono 13.849, 166 in meno rispetto a ieri.

La protesta degli infermieri

Da eroi nazionali, a illusi e abbandonati. Gli infermieri italiani scendono in piazza, domani, a Milano, come previsto. “Domani noi infermieri cominceremo una nuova battaglia e scenderemo in piazza uniti più che mai: arriveremo in Lombardia da diverse regioni italiane. Saremo tantissimi, a Piazza Duomo, a Milano, per urlare forte il nostro dissenso, il nostro dolore, il nostro infinito malcontento verso un Governo mai così cieco e sordo alle nostre richieste”, a partire dalla “necessità di un riconoscimento professionale ed economico strutturale, che manca all’appello da ormai 20 anni”. Così Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up, illustra la manifestazione di domani, con appuntamento in piazza Duomo, alle 10.30.

Uniti contro il governo Conte

“Ma l’evento di Milano – prosegue De Palma – sarà soprattutto l’occasione per ‘serrare le fila’ e trovare nuova forza gli uni negli altri, perchè chi sta al potere capisca una volta per tutte che gli infermieri, seppur pacificamente, non intendono affatto fermarsi qui. Non lo faremo – spiega – finché non avremo ottenuto quegli aumenti in
busta paga che meritiamo, più di ogni altra categoria professionale, e non solo per quanto profuso sul campo contro la pandemia”.

“Siamo stanchi e logorati dalle promesse mancate, dagli elogi che risuonano come una presa in giro. La politica delle parole a cui non fanno seguito i fatti – ammonisce – ci ha davvero portati allo stremo. Giorni fa, abbiamo incontrato il Viceministro alla Salute Sileri – riferisce – gli abbiamo chiesto 500 euro di aumento in busta paga. Ci aspettiamo adesso risposte concrete, lotteremo senza sosta fino a quando qualcuno, ai piani alti, non si renderà conto che senza di noi non si cantano messe”, conclude De Palma.

di: Luca Maurelli @ 18:20


Lug 03 2020

Grillini in fuga verso la Lega? La Pacifico: “Io non mi muovo. Solo gossip”. Giarrusso smentisce, “per ora”

Solo gossip. “Lascia i 5Stelle per passare alla Lega? “No, assolutamente. Non so da dove arrivino certe voci. Mi chiedo anzi chi le diffonda, ma il M5S io non lo lascio”. Così la senatrice grillina Marinella Pacifico smentisce i rumors di un suo imminente passaggio al Carroccio.  Ipotesi confermata oggi da Repubblica. Che dà la notizia di tre senatori grillini malpancisti che potrebbero passare alla Lega. I nomi sono quelli delle senatrici Marinella Pacifico e Tiziana Drago e di Mattia Crucioli. Tutto inventato?

Diverso il caso dell’ex senatore Mario Michele Giarrusso. Espulso dal movimento lo scorso aprile per lo scandalo rimborsi. Che si limita a dire: “In questo momento, smentisco”. Una frase sibillina che lascia aperta ogni ipotesi. Anche per lui i rumors  di un suo prossimo passaggio nelle file della Lega a Palazzo Madama si fanno sempre più insistenti.

Pacifico: non passo alla Lega, solo gossip

E le parole di Matteo Salvini su arrivi imminenti dalle file del M5S? “Ognuno può dire quel che vuole, libero di farlo. Per quanto mi riguarda, però, non sono certo io quella che andrà”. Poi aggiunge sorridendo: “Non so perché girino voci su di me e i colleghi Crucioli e Drago. Siamo stati presi di mira noi 3 evidentemente. Ma io sono pienamente in sintonia col Movimento. Faccio il mio lavoro con impegno e serietà. Non c’e davvero nessun fondamento”. Insomma nessun innamoramento per il Carroccio. Nessun addio alle porte. “Come senatrice poi mi confronto anche con colleghi di altri gruppi, ci mancherebbe… Ora sono correlatrice del decreto missioni internazionali. Parlo con tutti come è giusto sia. Se poi arriva del gossip, perché di questo si tratta, non mi sento nemmeno in dovere di andare a smentire…”.

di: Gloria Sabatini @ 17:25


Lug 03 2020

Bizzarri punzecchia anche la Azzolina. “Non puoi dire una stro**ata ogni tre giorni”

“Non puoi dire una str**ata ogni tre giorni”. E’ l’ultimo tweet di fuoco che Luca Bizzarri “dedica” alla ministra Azzolina. Nel mirino del comico genovese finisce  l’ultima sparata della titolare dell’Istruzione. Quella sul “rivoluzionario” programma informatico per la mappatura degli spazi nelle scuole. Un fuor d’opera che per giorni ha scatenato l’ironia del web. E che ha stuzzicato la fantasia dell’ex conduttore delle Iene. Che con il tormentone social “Non hanno un amico” si diverte a mettere alla berlina i politici e il governo.

Bizzarri e le stro**ate della Azzolina

La Azzolina, maestra di gaffe e di stop and go, considerata dagli italiani il ministro più disastroso del governo Conte, non poteva restare indenne. Anche lei è senza amici… Nessuno che la consigli. Che le impedisca di parlare a sproposito. “Abbiamo creato un software che ci dice esattamente quanti metri quadrati ci sono in un’aula”, è riuscita a dire.  “Quella del software non è terribile, è una stro**ata, non puoi dire una stronzata ogni tre giorni. Non glielo ha detto nessuno. Non hanno un amico”. E’ il cinguettìo pungente del conduttore di Quelli del calcio. Che non fa sconti a nessuno. E accusa il palazzo di vivere fuori dalla realtà.

“Il problema della nostra politica è la comunicazione”, confessa al Corriere. “Che è senza una bussola, che ammicca alla pancia, che punta a sganciare le parole dalla realtà”. E gli ultimi annunci della ministra grillina lo dimostrano bene. Prima della Azzolina le frecciate di Bizzarri avevano colpito Alessandro Di Battista per una dichiarazione sulla legalizzazione della cannabis. Tra i preferiti del tormentone “Non hanno un amico” Rocco Casalino e Giuseppe Conte. Il premier e il suo portavoce sono stati messi alla berlina per la ormai famosa conferenza stampa sul fantomatico avvio della fase due. Inquadratura televisiva “ridicola”, ha sentenziato il comico ligure.

di: Gloria Sabatini @ 17:08


Lug 03 2020

L’appello di intellettuali e giornalisti per celebrare Cristoforo Colombo: punire chi vandalizza le statue

Decine di intellettuali, professori universitari, magistrati,  giornalisti hanno sottoscritto l’appello #nessunotocchicolombo lanciato con l’obiettivo di celebrare il 12 ottobre la figura di Cristoforo Colombo, riscoprendo la Giornata nazionale in suo onore istituita nel 2004 e chiedendo pene adeguate nei confronti di chi vandalizza le statue e il patrimonio storico e artistico.
Un’iniziativa promossa da Nazione Futura, dal giornalista e membro del comitato scientifico Marco Valle e dal presidente del movimento di idee Francesco Giubilei, come risposta all’ondata iconoclasta che si è diffusa nelle ultime settimane, in difesa della memoria storica e della libertà.
Oggi Colombo, dopo aver affrontato e sconfitto i giudizi e i pregiudizi della sua epoca, è costretto a subire quelli del nostro tempo. A oltre 500 anni dalla morte, Don Cristobal Colòn, come lo chiamano in Spagna, deve subire nuove ingiurie. Con una semplificazione senza senso, l’ondata di sdegno per l’ingiusta morte di George Floyd a Minneapolis, si è trasformata nella damnatio memoriae del grande marinaio, considerato non colui che scoprendo l’America ha modificato il corso della storia del mondo dando inizio all’era moderna, ma solo uno sterminatore di popoli nativi.
Il 12 ottobre i firmatari si troveranno a Genova in un grande evento per esprimere il proprio dissenso nei confronti della deriva iconoclasta in atto di fronte alla quale non si può restare indifferenti, incominciando con la difesa del primo della lista: Cristoforo Colombo, grande navigatore genovese e grande Italiano, e lanciando un manifesto in difesa della memoria, della storia e della libertà.
L’obiettivo è inoltre ricordare la Giornata nazionale di Cristoforo Colombo con eventi e iniziative nelle scuole, nelle università italiane e in tutte le istituzioni e promuovere una legge per introdurre pene adeguate nei confronti di chi vandalizza le statue e il patrimonio storico e artistico a partire da una riforma dell’articolo 733 del Codice penale.
Per aderire è possibile inviare una mail con nome, cognome e città di residenza a info@nazionefutura.it.

di: Girolamo Fragalà @ 16:27


Lug 03 2020

Avviso di sfratto al governo Conte: il centrodestra torna in piazza. Niente simboli, solo i tricolori

Insieme per l’Italia del lavoro“. Nessun simbolo di partito, solo bandiere tricolori. Come lo scorso 2 giugno. Il centrodestra torna in piazza domattina a Roma (piazza del Popolo)  per  un nuovo “avviso di sfratto” al governo Conte. Che ha gestito in modo irresponsabile l’emergenza post-Covid, specialmente quella economica. E ha messo a repentaglio imprese e famiglie con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Il centrodestra torna in piazza

“Torniamo in piazza per chiedere libertà, lavoro e sicurezza per gli italiani. Ma soprattutto per andare subito al voto”. Così Giorgia Meloni alla vigilia dell’appuntamento.  “L’Italia sta vivendo la peggiore crisi dal Dopoguerra. E le previsioni macroeconomiche sono catastrofiche. Vogliamo dare voce a milioni di cittadini esasperati da un governo che sembra vivere sulla Luna. Che se ne va dieci giorni a Villa Pamphilj senza avere uno straccio di proposta. E che l’unica cosa che sa fare è riempire i suoi provvedimenti di bonus e marchette inutili”. Nel corso della manifestazione e in tutta Italia Sarà inoltre possibile firmare la petizione di Fratelli d’Italia per chiedere “Elezioni subito”.

Manifestazione in sicurezza

Le restrizioni anti Coronavirus non consentono l’accesso di più di 4820 persone.  In queste ore gli organizzatori stanno  facendo l’impossibile per garantire il distanziamento sociale minimo.  A preoccupare è anche il caldo asfissiante. Da qui la decisione di dare il via alla kermesse alle 10 con controlli rigidi. Si proverà a far sedere tutti i manifestanti. Se poi le sedie non dovessero bastare, nessun problema, spiegano. “Vuol dire che qualcuno resterà in piedi ma distanziato”. Gli ingressi saranno contingentati con il ‘conta-persone’. Verrà misurata la temperatura all’arrivo e  ciascuno dovrà indossare la mascherina chirurgica. Chi è sprovvisto le troverà sul posto in distribuzione.

Ci sarà un unico ingresso da via del Corso e l’uscita da piazzale Flaminio. Garantita la diretta dell’iniziativa sui profili social. Prevista un’apposita area stampa in piazza. Con accesso dal lato di piazzale Flaminio. Grande attenzione è stata data alla logistica viste le polemiche pretestuose dopo la manifestazione del 2 giugno, sempre a Roma. Polemiche che i media e la politica non hanno riservato a manifestazioni e assembramenti di colore opposto.

La coalizione, “compatta quando si tratta di fare cose serie”, conferma il suo pressing sul governo giallorosso. Insieme contro l’esecutivo dell’avvocato del popolo, anche se non mancano divisioni sulla politica europea e il Mes. Tra gli azzurri, raccontano, c’è chi mette in dubbio l’opportunità politica ora di fare una kermesse del genere, Con l’incognita del contagio sempre in agguato. E con il Colle che continua a chiedere un clima di unità nazionale.

Maurizio Gasparri, coordinatore del Dipartimento Enti  locali di Forza Italia, smentisce i dissapori. ”Saremo in piazza con il centrodestra unito per denunciare che il governo Conte ha abbandonato al loro destino gli italiani. Questo esecutivo Pd-grillini ha devastato l’Italia peggio del virus. Contrastarlo è un dovere”. Il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, rilancia.  ”Saremo in piazza per il lavoro. Per dare le risposte economiche che vogliono gli italiani. E, visto che questo governo sembra solo interessato alla propaganda di Conte e al mantenimento delle poltrone, l’unica soluzione sono le elezioni il prima possibile”. Alle prese con distanziamento sociale Donzelli assicura che si sta lavorando per una manifestazione in sicurezza. “Certamente non si può dare la colpa alle opposizioni se tanti cittadini vogliono scendere in piazza contro il governo”, replica Donzelli.

di: Gloria Sabatini @ 16:14


Lug 03 2020

Salvini sfida gli antifà e va a Mondragone: «Il problema non sono gli immigrati ma gli illegali»

«Se in Campania si vota prima si manda a casa De Luca meglio è». Matteo Salvini è andato in visita, per la seconda volta in pochi giorni, a Mondragone. «Ho visto le dichiarazioni deliranti di Zingaretti, che era quasi compiaciuto. Quando un segretario di partito, a fronte di sassate nei confronti di un avversario politico, ride, vuol dire che è un poveretto». Ha detto il segretario della Lega tornando su quanto avvenuto lo scorso lunedì in occasione della sua prima visita al comune domizio e gli scontri tra polizia e manifestanti.

«Prima si vota meglio è»

C’è spazio anche per considerazioni su eventuali nuove maggioranze di governo: «Io al governo con il Pd e il M5S non ci vado e non ci torno. La via maestra è dare la parola al popolo. Anche perché se fosse un governo che fa le cose, anche se non le condividessi potrei dire “però fanno”. Ma c’è il blocco e la confusione totale su tutto, sulle Autostrade sul Mes, sull’Ilva, su Alitalia, su tutto. Quindi prima si vota meglio è».

Salvini sulla fuga dei 5S

Poi rispondendo alla domanda dei cronisti sulle voci di tre senatori del M5S in avvicinamento alla Lega è netto. «Noi non andiamo a cercare nessuno, se qualcuno vede nella Lega un movimento sano, pulito, onesto, concreto e trasparente con cui continuare le sue battaglie. Anche in Regione Campania ci sono ex esponenti del M5S o di altri movimenti che ci chiedono di accoglierli e le nostre porte sono aperte, senza promettere in cambio niente a nessuno». Si tratterebbe di Marinella Pacifico e Tiziana Drago e il loro collega di gruppo Mattia Crucioli.

Salvini sulla proroga delle concessioni

«Per quanto riguarda gli imprenditori e i lavoratori balneari c’è il problema della proroga delle concessioni, perché lo stop alla direttiva Bolkestein nella certezza del posto di lavoro e della gestione delle spiagge in tutta Italia è fondamentale altrimenti la gente non investe. Quindi dare certezze superando la direttiva Bolkestein serve a questo litorale e a tutte le spiagge italiane. Questa è la prima cosa che il governo può fare a costo zero, è una normativa europea da prorogare a costo zero».  E poi ancora: «Non c’è un conflitto italiani bulgari, non è Italia-Bulgaria finale dei mondiali, ci sono persone perbene e approfittatori e delinquenti. Non è il problema degli immigrati ma degli illegali. Ci sono dei bulgari che sono dei fuorilegge – ha aggiunto – e si possono espellere, anche se sono all’interno dell’Unione Europea, e ci sono degli italiani che se ne approfittano».

Il rilancio economico

«C’è un problema di rilancio economico, l’agricoltura in ginocchio e l’immagine poco splendente di questa terra che ha enormi potenzialità. Io vengo qua per dire agli italiani che sono posti splendidi. Vorrei essere usato come promotore turistico di queste località».  E ancora: «C’è ancora molto da fare sul fronte economico soprattutto nel dopo virus perché il rischio è che se i soldi non arrivano subito dal governo e dalle banche, molte aziende, bar, ristoranti e alberghi, e già sta succedendo in tutta Italia, si vedono presentare signori con le valigie piene di contanti che gli dicono “ci penso io” alla metà del valore reale. Per questo come Lega stiamo combattendo perché i soldi delle banche ci siano davvero».

di: Desiree Ragazzi @ 13:06


Lug 03 2020

Il premio Strega va al solito scrittore di sinistra che dichiara di odiare Salvini e la Meloni

Come sono lontani i tempi in cui perfino uno scrittore di destra, come Antonio Pennacchi, riusciva a trionfare al Premio Strega con un romanzo su Mussolini. Tutto è tornato nella normalità, in ambito letterario. Vinci solo se sei allineato e politicamente corretto.

Dal pugnetto di Scurati a oggi…

L’anno scorso era stato Antonio Scurati, col suo romanzo su Mussolini, a vincere e ad esutare col pugnetto chiuso, tanto per mettere chiarezza su come la pensava e per respingere la critiche di chi aveva considerato non abbastanza feroci le sue descrizioni del fascismo. Stavolta, senza alcuna sorpresa, la sinistra intellettuale ha premiato per la seconda volta un vero e proprio militante, Sandro Veronesi, che ha nel curriculum interviste contro Salvini e Meloni, pubbliche manifestazioni di antifascismo, un fratello regista egualmente impegnato sul fronte politico, nonché le carezze degli intellettuali di sinistra che scrivono sui giornali. E’ lui, Veronesi,  il vincitore del Premio Strega 2020, giunto alla LXXIV edizione.

Sandro Veronesi ha nel curriculum politico perfino minacce rivolte ai senatori leghisti: “Gli avrei fatto saltare i denti…”, disse una volta, contestando le posizioni del Carroccio sull’immigrazione. Ma il vincitore dello Strega non ha lesinato simpatici epiteti anche a Giorgia Meloni, accusata perfino di diffondere fake news.

Veronesi batte un altro scrittore di sinistra

Lo scrittore ha conquistato 200 voti dei 605 votanti con il romanzo “Il colibrì” (La Nave di Teseo). La proclamazione è stata annunciata proprio dal presidente della giuria, Antonio Scurati, vincitore dell’edizione 2019 al termine dello scrutinio che si è tenuto ieri sera al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Ha conquistato il secondo posto della sestina Gianrico Carofiglio con “La misura del tempo” (Einaudi) con 132 voti. Anche qui parliamo di uno scrittore di ultrasinistra, che spesso vediamo pontificare di politica in tv e che ha nel curriculum dei simpatici insulti agli elettori di centrodestra, definiti “manipolo di gente sudata…”. 

A proposito: sapete chi è arrivata al terzo posto? Valeria Parrella con “Almarina£ (Einaudi), con 86 voti. Qualche anno fa tifava per la sinistra greca di Tsipras, of course. “Presenta un progetto ed è a capo di Syriza, che in 10 anni è passata dal 3 per cento ad essere nei sondaggi il primo partito al 30. Arrestando, tra l’altro, l’avanzata dell’estrema destra la quale nei periodi di forte crisi economica e istituzionale trova storicamente terreno fertile….”. Era il 2014, non fu esattamente una formidabile intuizione politica, ma tant’è…

di: Luca Maurelli @ 12:55


Lug 03 2020

Cacciari a Pd e 5S: «Siete deboli. E chi pensa maggioranze diverse ha preso un colpo di sole»

Massimo Cacciari non usa mezzi termini per spegnere le speranze di chi vuole restare a tutti i costi al governo. «Se salta Conte si va a votare, non ci sarà nessun ribaltone. Chi pensa a maggioranze diverse è sotto l’evidente effetto di un colpo di sole». In un’intervista a Italia Oggi l’ex sindaco di Venezia dà la sua chiave di lettura della lite sugli appalti e le semplificazioni, dello scontro sulla giustizia, delle divisioni sul Mes. Sono «tutte prove di un governo incapace di governare, di una maggioranza paralizzata». Zingaretti «ha una leadership inconcludente e inconsistente», afferma Cacciari.

«Intercettazioni sul Cav? Hanno scoperto l’acqua calda»

Mentre delle intercettazioni su Berlusconi, sostiene che «hanno scoperto l’acqua calda, io sono 30 anni che lo dico, che la magistratura fa politica. La sinistra non ha commentato? Male, molto male». Sul governo che vorrebbe riformare il Csm, «per carità – dice – Spero che non mettano mano alla giustizia, altrimenti ne usciamo come ne siamo usciti con la riforma del Titolo V, un disastro che ha sconquassato questo Paese e la finanza pubblica».

Cacciari: «Pd e 5S sono deboli. Siamo alla paralisi»

Durante la Fase 2 post Covid, continua Cacciari, «speravo che partendo da una condizione di emergenza, da uno stato di necessità, Pd e M5S riuscissero a elaborare un minimo di strategia. E invece non c’è stata nessuna composizione di contrapposte visioni. Sono due partiti deboli all’esterno e deboli al loro interno. Né il Pd né il M5S hanno preso atto delle trasformazioni avvenute e l’epidemia. Invece che fare da collante ha accentuato le rispettive debolezze e messo in luce l’assenza di strategia. Il risultato è che non abbiamo un governo che governi la crisi. Siamo alla paralisi».

Spietato sulla legge crescita e decreto rilancio. «Un profluvio di decretazione d’urgenza, decreti incasinati, procedure complicate, un inno alla burocrazia e all’assistenzialismo. Guardi cosa hanno combinato con il bonus per le vacanze, l’albergatore che decidesse di accettarlo sarebbe un pazzo».

di: Desiree Ragazzi @ 11:59


Lug 03 2020

Briatore: «Hanno rovinato la vita a Berlusconi. E ci ritroviamo con un governo che fa solo str***»

«Non solo hanno rovinato la vita a un uomo. Ma hanno cambiato la vita a tutti noi, cittadini. Hanno cambiato la storia di questo Paese su che cosa? Su una decisione presa “dall’alto”. È terrificante. Mi sembra il minimo nominarlo senatore a vita». Flavio Briatore, in un’intervista a Libero, commenta la scoperta dell’audio, depositato alla Corte dei diritti dell’uomo. L’audio in cui il giudice Amedeo Franco, membro del collegio che condannò Berlusconi a 4 anni, ammetteva l’innocenza del leader di Forza Italia.

Briatore: il Cav sia nominato senatore a vita

Briatore è stato tra i primi ad aderire all’iniziativa lanciata da Licia Ronzulli  di nominare il Cav senatore a vita. «Berlusconi ha dato lavoro a migliaia di persone. Ha pagato in tasse centinaia di milioni. È una persona conosciuta in tutto il mondo. E se lo lasciavano lavorare, non saremmo in questa situazione catastrofica e i grillini non ci sarebbero».

«Quando Berlusconi veniva in Kenya»

«Abbiamo senatori a vita che non hanno mai inciso su niente e non vanno nemmeno in Senato», dice Briatore. E ribadisce che «Berlusconi è conosciuto e ammirato in tutto il mondo. Quando veniva in Kenya, mi ricordo che i kenyoti venivano in massa davanti a casa per farsi una foto con lui. È una persona del fare, stimato in tutto il mondo, forse più che in Italia. Ma da noi, se hai successo, c’è sempre chi solleva il dubbio che tu sia un ladro…».

Briatore contro il governo

Secondo Briatore sul leader di Fi ha pesato il fatto di essere un imprenditore: «Berlusconi è un uomo del fare. In Italia c’è una ostilità, da sempre, contro gli imprenditori. Basta guardare questo governo. L’esecutivo aveva promesso di aiutare le partite Iva, non ha fatto niente». E sul bonus vacanza, Briatore è tranchant: «Lo devono anticipare gli albergatori. È una stronzata completa. Quale famiglia in difficoltà pensa di andare in vacanza? Allora era meglio dare un contributo di 500 euro per permettere di fare la spesa. Questi che sono al governo sono tutta propaganda e populismo».

di: Girolamo Fragalà @ 11:45


Lug 03 2020

Musumeci, una furia contro Conte: «Se ne frega degli sbarchi e ci spara un colpo alla nuca»

Nello Musumeci infuriato con Conte. «Il governo nazionale spara l’ennesimo colpo alla nuca della Sicilia mentre cerca di rialzarsi». In un’intervista a La Verità il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci non usa mezzi termine per descrivere quello che sta accadendo nell’isola. In Sicilia negli ultimi giorni gli sbarchi di migranti hanno portato con sé anche alcune persone positive al Covid. Ieri otto dei 43 sbarcati ad Augusta sono risultati positivi e messi in isolamento in una struttura a Noto. Il governatore aveva anche scritto al premier che però non ha risposto. «Lui non risponde mai – ha detto – È in serio imbarazzo perché davvero il governo sta dimostrando di essere insensibile nei confronti di una terra che è stata generosissima sul fronte dell’accoglienza». Da Roma solo silenzio. «Ci degna solo qualche funzionario», ha puntualizzato Musumeci.

Musumeci ironico: «Lamorgese? Spero stia bene»

E il ministro Lamorgese? «Spero stia bene», ha risposto ironico.  Il governatore della Sicilia aveva chiesto altre navi per la quarantena. «Non si vogliono noleggiare – ha aggiunto – Si ritiene più comodo trovare un qualunque prefetto disposto a dire “signorsì” agli ordini romani». E ha poi aggiunto: «Ne servirebbe certamente una a Lampedusa, un’altra dovrebbe stare lungo la costa siracusana o a Messina. Le navi costano, certo, ma sarebbe di gran lunga maggiore il prezzo che pagherebbero i siciliani se si dovesse diffondere l’epidemia». Il governo è colpevole «di cinismo e sciatteria» davanti a una condizione che, «capirebbe anche un bambino, è assolutamente diversa rispetta a quella vissuta negli ultimi decenni». Nel mirino anche i sanitari dell’Usmaf che, evidenzia il governatore della Sicilia, «non hanno fatto gli accertamenti sulla nave come prescrivono le norme. Se lo Stato non vuole mettere a disposizione altro personale, ce lo dica. Faremo da soli con i nostri sanitari della Regione. Saranno loro ad evitare che i positivi possano scendere dalle navi senza sicurezza né isolamento».

«Si rischia una batosta peggiore dell’epidemia»

La paura nell’isola è che possa diffondersi l’epidemia, tanto che ieri il presidente Musumeci ha ipotizzato la zona rossa attorno alla strutture che ospita a Noto i migranti positivi. «Per ora solo un’idea – ha affermato – ma ho il dovere di salvaguardare la salute della mia comunità. Continuerò a fare il mio dovere. A esercitare pressioni quotidiane, a denunciare una condotta irresponsabile e irragionevole da parte del governo, sperando che qualcuno intervenga». A preoccupare è anche il turismo, settore fondamentale per l’isola e che sta cercando di rialzarsi dopo l’emergenza Coronavirus. «Rischiamo una batosta ancora peggiore di quella dell’epidemia», ha affermato Musumeci. e infine: «Il governo si è convinto che la Sicilia possa star meglio diventando il campo profughi del Mediterraneo».

di: Desiree Ragazzi @ 11:26


Lug 03 2020

I Cinquestelle in ginocchio. Tajani: «Vivono nel terrore di sparire e si sottomettono al Pd»

Antonio Tajani a tutto campo su governo, centrodestra e giustizia. «Il problema è se si riuscirà ad andare alle elezioni. I grillini temono di scomparire dal palcoscenico principale della politica. Accetteranno qualsiasi cosa da parte del Partito democratico. Sono stati prima al governo con la Lega ora con il Pd, per loro importa solo stare al governo». Lo ha affermato il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ospite ad Agorà su Raitre. Qualche ora prima in un’intervista al Tempo ha anche spiegato la posizione di Berlusconi. Quando il Cav ha parlato della disponibilità ad entrare in un governo con una coalizione diversa «intendeva una maggioranza di centrodestra. Siamo sempre stati contrari al governissimo». E il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, «non creda in questo modo di dividere il centrodestra»lodando la responsabilità di Forza Italia.

Tajani e il tema della giustizia

Ad Agorà, si è poi soffermato sulla giustizia. «Dobbiamo affrontare la questione giustizia nel nostro Paese, ma non è questione di una persona. Vediamo che cosa è successo con la vicenda Palamara. C’è il tentativo di una fetta di magistrati di porre un limite al potere legislativo e esecutivo. Ecco perché chiediamo una riforma della giustizia con la separazione delle carriere.È una questione politica. Lo scontro tra Berlusconi e la magistratura è una questione politica. Dalla magistratura c’è stata una sorta di persecuzione contro Berlusconi. Ma quella sulla giustizia è una questione di tutti i cittadini italiani».

«Berlusconi vittima di un sistema perverso»

E poi ancora: «Lo stesso Capo dello Stato si è espresso affinché tutta la magistratura torni ad essere indipendente. Berlusconi come tanti altri cittadini è stato vittima di un sistema perverso». Tajani ha poi continuato: «Non c’è nessuna follia nel voler chiedere la nomina di Berlusconi a senatore a vita. Berlusconi è stato destituito dal Senato applicando in maniera retroattiva una legge. Una cosa che non accade in nessun Paese del mondo. La legge Severino ha portato Berlusconi fuori dal Senato con un applicazione retroattiva. Quindi è una questione di civiltà giuridica».

di: Desiree Ragazzi @ 10:59


Lug 03 2020

Calenda: «A Di Maio non farei gestire neppure un bar. E Conte non dice mai niente, è il vuoto»

Carlo Calenda continua ad esternare a tutto spiano. «Possiamo liberarci dai mostri con la consapevolezza. Il nostro rapporto con la politica è malato. Le politiche del Pd e di Forza Italia non sono sostanzialmente  differenti, diano vita a un fronte repubblicano. I decreti sicurezza sono fascisti con Salvini e buoni con il Pd. Non daremmo da gestire un bar a Di Maio ma gli facciamo fare il ministro degli Esteri». Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, il leader di Azione. «La destra non è mai stata fascista e la sinistra mai comunista, ma i toni sono quelli di un’altra epoca».

Calenda e i “generatori di caos”

Per Calenda, M5S e Lega sono generatori di caos, ma non di eversione: «Lo abbiamo sperimentato al governo», dice. «Tutto questo rumore di sottofondo non ha prodotto una virgola. Il rischio di una deriva modello Orban c’è. Ma il rischio è alimentato da sinistra: ogni volta che provi una riforma ti dicono che è un colpo di Stato. La sinistra ha voluto superare l’identità repubblicana con un’idea sovranazionale. Però ha creato un varco a sovranisti e populisti. “Prima gli italiani” è uno slogan ovvio. Lo prescrive la Costituzione. Perché considerarlo un attacco alla democrazia?».

Le contraddizioni del Pd

Sugli immigrati, secondo il leader di Azione, il Pd passa dalla beatificazione della Rackete all’inerzia. Questo, «perché, dai tempi di Berlinguer, si pone sul piano morale e non politico. Se sei “i buoni” puoi accettare tutto: i decreti Sicurezza, quota 100, la prescrizione. È il meccanismo delle Sardine». Tra le politiche Pd e Forza Italia non ci sono «differenze sostanziali. È fondamentale che chi si ispira alle stesse famiglie politiche europee costruisca un fronte repubblicano».

Calenda, Renzi e l’audio su Berlusconi

Quanto a Renzi, «ha governato molto bene», afferma Calenda . «Ma non condivido nulla del modo in cui fa politica oggi». Conte invece, continua, «è la persona più distante da me dell’universo. Si arrotola nella retorica, indefinita, magniloquente, vuota. Conte non dice e non decide mai niente». Sull’audio su Berlusconi, rivela che «un pezzo di magistratura vuole moralizzare gli italiani, non perseguire i reati».

di: Girolamo Fragalà @ 10:42


Lug 03 2020

Meloni: «Conte è un lupo travestito da agnello. E con i Cinquestelle fa un teatrino insopportabile»

Giorgia Meloni all’attacco. In un’intervista a Libero stanga il governo dell’ammucchiata. Un esecutivo che va avanti di sceneggiata in sceneggiata. «Talvolta ho l’impressione che il premier sia un lupo travestito da agnello. Una persona con obiettivi precisi, un ragazzo determinato che sa quel che vuole. E vuole rimanere a  Palazzo Chigi il più a lungo possibile. Costi quel che costi».

Meloni: Conte e i Cinquestelle, un teatrino

«È insopportabile il teatrino che ha messo in piedi con noi facendo il gioco dei ruoli con i 5 Stelle. Mentre diceva di voler dialogare con l’opposizione i grillini avevano il compito di boicottare in tutti i modi il dialogo con noi, bocciando qualsiasi nostro emendamento. Adesso par di capire che se appoggiassimo il Decreto Rilancio ci sarebbe qualcosa anche per noi. Ma a me non interessa partecipare alla mangiatoia di questo decreto. Il ministro Gualtieri sa bene la serietà delle nostre proposte. Nessuno ha voluto il nostro aiuto».

I rapporti all’interno della maggioranza

«Ritengo», incalza la Meloni, «che se il governo dovesse aprire all’opposizione, il precario equilibrio sul quale si regge la maggioranza andrebbe in frantumi. I loro rapporti interni sono fragilissimi. Così non possono reggere altri tre anni».

Meloni: a Conte insufficienza piena

Al governo Conte do «l’insufficienza piena sulla pandemia. Non ci ha mai ascoltato», dice ancora la leader di FdI. «Per primi abbiamo chiesto misure restrittive sulla Cina mentre altri prendevano aperitivi e mangiavano involtini primavera. Per primi abbiamo chiesto il lockdown che il governo ha posticipato di due settimane con tutte le drammatiche conseguenze».

Pessima la gestione economica

«Sulla gestione economica», aggiunge la Meloni, «il governo, invece, non merita più di un 2 in pagella. Ha dilapidato 80 miliardi con marchette, bonus, regalie e poltrone. Atteggiamento inaccettabile. E le grandi questioni economiche restano nel cassetto anche dopo i cosiddetti Stati Generali. Si procede con provvedimenti a tampone. Una follia».

La manifestazione

La destra in piazza. «Ci sono stati vari tentativi per impedire la nostra manifestazione», puntualizza la Meloni. «Del resto Fratelli d’Italia è stato il primo partito a scendere in piazza con le mascherine d’ordinanza nonostante le polemiche sui rischi di assembramento che sembrano valere solo per noi. Inizialmente era stata autorizzata la presenza di solo 1.800 persone in una piazza (del Popolo) di ben 14.000 metri quadri. Una persona ogni sette metri quadrati».

«Un distanziamento discrezionale che si giustifica in base a chi va in piazza, dato che nella stessa piazza per la recente manifestazione per la morte di George Floyd c’erano  circa 6000 persone, a cui non è stato chiesto alcun distanziamento.  Ora, a fronte di una mia protesta potremo portare in piazza sabato 4.200 persone. Si vede che hanno rifatto i conti».

Meloni: «Chiediamo libertà e sicurezza»

«Torniamo in piazza», afferma la Meloni, stavolta al Messaggero, «per chiedere libertà, lavoro e sicurezza per gli italiani. Ma soprattutto per andare subito al voto. L’Italia sta vivendo la peggiore crisi dal dopoguerra e le previsioni macroeconomiche sono catastrofiche».

di: Desiree Ragazzi @ 10:12


Lug 03 2020

I renziani avvertono Pd e M5S: «Gli italiani ci vengono a prendere con i forconi»

I renziani continuano a scalpitare. L’improvvisa accelerata sulla legge elettorale – in un periodo come quello che gli italiani stanno vivendo – è una beffa. E può costare cara. Per bocca del capogruppo al Senato, Davide Faraone, avvertono Conte. Così non si può andare avanti, l’emergenza è soprattutto economica. Quindi non ci possono essere argomenti di distrazione di massa.

Legge elettorale, l’avvertimento dei renziani

«Se noi ponessimo adesso – come priorità del governo – la legge elettorale, la gente giustamente ci verrebbe a prendere coi forconi…». Faraone lo dice all’Adnkronos. La legge elettorale calendarizzata in aula per il 27 luglio, manco fosse la priorità del Paese, diventa terreno di scontro. «Siamo in un momento in cui c’è da pensare a come far ripartire il paese. Dobbiamo occuparci di creare lavoro e occupazione in vista di un autunno caldissimo. Queste sono le prior1ità».

Malumori anche in Italia Viva alla Camera

Sulla stessa lunghezza d’onda altri renziani, come Marco Di Maio: «Siamo pronti a parlare di legge elettorale. Per noi di Italia Viva il modello da cui ripartire è quello per l’elezione dei sindaci, come ha scritto Matteo Renzi nel suo libro. Ma fissarla adesso come priorità nel calendario parlamentare è piuttosto inspiegabile agli occhi di qualsiasi cittadino. Dopo l’emergenza Covid l’attenzione deve essere puntata al sostegno alle famiglie e alle imprese, al lavoro, alla ripartenza della scuola».

I dem e i grillini non demordono

Pd e Cinquestelle, però, insistono. «Ora al lavoro insieme a Francesco Forciniti (deputato M5S, ndr) per far approvare la nuova legge elettorale prima di agosto», scrive su twitter il dem Emanuele Fiano. E il M5S rilancia. «Ricordiamo alle altre forze politiche che sostengono la maggioranza come la legge elettorale era tra i punti su cui si basava l’accordo di Governo». Lo afferma la grillina Anna Macina.

Il M5S contro le “voci dissonanti” e i renziani

«Stupiscono affermazioni dissonanti», aggiunge. «In varie e reiterate riunioni di maggioranza, l’argomento è sempre stato all’ordine del giorno e ha portato alla stesura del testo a prima firma Brescia su cui c’è un accordo di massima». I renziani sono avvertiti, i giallorossi cercano il “trucco” per restare al governo.

di: Girolamo Fragalà @ 09:46


Lug 03 2020

Conte fa la mossa dell’unità alle regionali perché teme Zingaretti

Se Giuseppe Conte insegue una rovinosa sconfitta per il suo governo bisogna accontentarlo, lo direbbe anche Zingaretti. Con la superficialità che lo caratterizza, ieri il premier ha fissato la propria condanna con una dichiarazione avventata. Anziché starsene buono a ringraziare ogni giorno nostro Signore per la fortuna che ha avuto senza prendere neppure un voto popolare, ora il premier sfida la sorte.

Infatti Conte ha chiesto ai partiti della sua fantastica maggioranza di unirsi alle prossime regionali. Apparentemente lo stesso obiettivo del Pd per non dare lo spettacolo di una coalizione di governo divisa nel territorio. Per non offrire vittorie facili al nemico, insomma.

Conte teme Zingaretti

Il che non sarebbe nemmeno male, perché se si semplifica il quadro politico questo non deve spaventare nessuno, anche se cozza terribilmente con l’incredibile voglia di proporzionale che ha preso la maggioranza sulla legge elettorale.

di: Francesco Storace @ 06:00


Lug 02 2020

Governo, Zingaretti e Conte dicono di essersi chiariti: sulla pelle degli italiani

Il faccia a faccia tra Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte è andato bene. «Un positivo incontro di chiarimento dopo incomprensioni. Il governo ha la forza per decidere e fare le cose», fanno trapelare fonti del Pd. La cosa singolare è che fino a ieri le incomprensioni si negavano, mentre oggi i dem brindano (si fa per dire) al loro superamento. In realtà , al di là dell’ottimismo di facciata e dei facili entusiasmi, la sensazione è che sia il leader del Pd sia il premier abbiano solo nascosto la polvere sotto il tappeto. I problemi, quelli veri, a cominciare dalle polemiche sull’utilizzo del Mes a finire al “decreto semplificazione“, passando per il condono mascherato prima inserito e poi sparito.

Zingaretti ha ottenuto la discussione sulla legge elettorale

Quel poco che oggi ha passato il convento è l’intesa raggiunta sulla riforma elettorale. Una questione tutta di Palazzo e che frega meno di zero a cittadini, imprese e famiglie. Zingaretti ha preteso che si riannodasse quel filo richiamando il M5S (e Conte) al rispetto degli accordi. Il premier non si è tirato indietro nonostante la materia sia di stretta competenza del Parlamento. Un altro indizio della confusione che regna sovrana.

L’intesa tra i due riguarda solo “questioni di Palazzo”

Ma ad agitare le acque della maggioranza (ma anche nel centrodestra) ha contribuito notevolmente anche l’intervista odierna di Berlusconi a Repubblica. L’ex-premier ha lanciato una polpetta avvelenata a Conte: pronto a sostenerti, ha detto in sintesi, a patto che vi sbarazziate dei grillini. È probabile che sia stata proprio la sortita del capo di Forza Italia a convincere Zingaretti di serrare i ranghi e ritrovare la perduta armonia con Palazzo Chigi. Il leader dem si trova anche lui sotto attacco. Una parte del partito è scontenta del suo grigiore e non fa mistero di volerlo sostituire, magare con il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, fresco di vittoria contro la candidata di Salvini. La giostra, insomma, è solo all’inizio. E non è detto che duri ancora a lungo.

di: Mario Landolfi @ 19:10


Lug 02 2020

Meloni a Conte: «Non voto nulla a scatola chiusa». E su Roma: «Ho in mente un candidato»

“Non sono in grado di dirle ora se voteremo un altro scostamento di bilancio a scatola chiusa… Dipende da cosa ci si fa”. Così Giorgia Meloni, leader di Fdi, ospite di Skytg24, risponde a chi gli chiede conto delle prossime mosse e dello stato dei rapporti con l’esecutivo. Conte non si illuda, scandisce: “Il  premier  ci ha mandato una lettera di invito” a palazzo Chigi per un confronto con le opposizioni. ”Noi abbiamo chiesto il testo finale degli Stati Generali” come base per discutere. “E invece oggi ci hanno inviato una tavola sinottica… Abbiamo avuto un elenco della serie ‘ragazzi a scuola’, ‘5 G’… Poi c’è la voce ‘rafforzamento delle imprese’. Ditemi voi se questo è un testo di partenza serio…”. La Meloni la prende con ironia e sconforto al tempo stesso. La situazione è grave e la sciatteria dell’esecutivo induce al pessimismo sul futuro.
”Ieri Conte ci ha mandato una lettera in cui ci ha detto: vorrei parlarvi. Va bene, ci faccia sapere quando, visto che questo appuntamento non viene mai convocato… Fino ad ora l’invito al confronto erano inutili passerelle. Per cortesia, siccome non vogliamo parlare del sesso degli angeli, ci mandino un testo di partenza serio. Fino ad ora non c’è ancora una data” di questo vertice governo-opposizioni.

Meloni: «Per noi la via maestra sono le elezioni»

Nell’intervista a tutto campo  Giorgia Meloni risponde su più punti: sulla legge elettorale, sul caso sollevato  da Silvio Berlusconi con l’apertura al governo Conte, sulle elezioni a Roma.”Questa maggioranza in realtà vuole il proporzionale per far tornare l’Italia nella palude della Prima Repubblica... La legge elettorale che vogliono è molto peggio” di quella attuale, chiarisce  Giorgia Meloni. Ancora ribadisce un punto fermo, scandito con coerenza da sempre:”Per noi l’alternativa” al governo Conte ”sono solo le elezioni”. Lo ribadisce sostenendo a proposito dell’intervista di oggi a ‘Repubblica’ di Silvio Berlusconi che  ”il titolo di questa intervista mi sembra, in verità, un tantino forzato…”.

Sulle donne battaglia ridicola dei cinquestelle

Dice la sua, poi, sull’ultima idiozia tirata fuori dal cilindro dei grillini, ossia il cambio di nome alla Camera: “Ecco le priorità dei partiti di governo in Parlamento: aggiungere ‘Deputate’ alla denominazione ‘Camera dei Deputati’. Davvero pensano sia questo il problema delle donne in Italia? Perché per me, e lo dico da donna, queste sono battaglie ridicole e armi di distrazione di massa”. Lo afferma intervenendo anche su  Twitter  su questa nuova “genialata” in stile Boldrini.

Poi si parla di Roma, dove sabato a piazza del Popolo FdI rappresenterà le istanze degli italiani più esasperati e più colpiti dall’emergenza sanitaria ed economica. Ma Roma chiama Raggi, degrado, città abbandonata a se stessa, incapacità. Ed allora la domanda sulle prossime elezioni comunali è d’obbligo. La Raggi sembra avere il coraggio di ripresentarsi ai romani. Senza un minimo di pudore. Allora il centrodestra dovrà opporle un candidato coi fiocchi. La Meloni ha le idee chiare, non si fa prendere in contropiede, anche se non scopre le sue carte:  ”Ho in mente il nome di un candidato sindaco ma non vi darò nessun indizio. Sarà un nome all’altezza della situazione…”. Le promesse di Giorgia Meloni sono una garanzia di serietà.

di: Antonella Ambrosioni @ 19:03


Lug 02 2020

Dl Rilancio, Lollobrigida detta le condizioni di FdI: «Via marchette e raddoppio delle pensioni di invalidità»

Ancora parole dal premier circa la possibilità di ascoltare le proposte delle opposizioni in tema di emergenza sanitaria ed economica. Interviene il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida: “Anche ieri il presidente Conte, a favore di telecamera, ha annunciato inviti alle opposizioni. Continuando però a non fissare una data per il confronto. Fratelli d’Italia insieme al centrodestra ribadisce la propria disponibilità al dialogo. Per il bene degli italiani e per riaccendere i motori dell’economia. Non abbiamo però intenzione di indietreggiare -scandisce Lollobrigida –  rispetto a ciò che reputiamo indispensabile per avviare il confronto”.

Lollobrigida: «285 euro al mese per gli invalidi sono una vergogna»

Le condizioni di FdI per dialogare con il governo sono chiare a tutti : “Via dal decreto rilancio tutte le inutili consulenze milionarie. Via le marchette e via tutte le prebende. E utilizziamo le risorse previste per raddoppiare immediatamente le pensioni d’invalidità”. Chiarisce  Lollobrigida. “Si può fare subito, senza perdere altro tempo prezioso, dicendo sì a un emendamento al decreto rilancio che Fratelli d’Italia mette a disposizione di tutte quelle forze politiche che abbiano davvero a cuore centinaia di migliaia di cittadini fragili”. Si tratta di coloro  che non ce la fanno più ad andare avanti con soli 285,66 euro al mese. Una vergogna. So sono dati i bonus monopattini e nulla in più a chi vive difficoltà quotidiane. “Diamo loro un sostegno dignitoso, Fratelli d’Italia farà tutto ciò che sarà necessario per raggiungere questo importante obiettivo”, ha concluso Lollobrigida. Condizioni chiare, fattibili, decorose per gli ultimi: Il governo avrà la sensibilità politica di accettarle?

di: Antonella Ambrosioni @ 18:03


Lug 02 2020

Giustizia, Forza Italia: «Concorsi truccati per le toghe. Peggio dell’affaire Palamara»

Peggio dell’affaire Palamara. Di tanto è almeno convinto il deputato forzista Pierantonio Zanettin, che sul punto ha presentato in queste ore un’interpellanza parlamentare. Il “punto” riguarda i concorsi per entrare in magistratura. Per l’onorevole, molte di queste prove sarebbero infatti truccate o, se si preferisce, taroccate, in ogni caso congegnate non per far prevalere i più preparati bensì i più raccomandati. Se confermato, avverte Zanettin, un recente passato anche nel Csm, si tratterebbe di uno «scandalo devastante, di gravita’ paragonabile allo stesso affaire Palamara». Sorge il legittimo dubbio, aggiunge il deputato, «che decine di magistrati in carica siano stati selezionati in questi decenni, attraverso loschi traffici».

Interpellanza del deputato Zanettin (ex-Csm)

Ma su quali elementi, anzi su quali indizi si la denuncia Zanettin? Tutto nasce dalla lettura di due giornali: la Stampa e il Dubbio. Relativamente al primo, l’interpellante cita le «denunce di Domenico Quirico»; sul secondo fa riferimento proprio all’edizione odierna, in particolare ad un articolo del professor Guido Neppi Modona, già vice presidente della Corte Costituzionale. Tutto nasce dalla caparbietà di un candidato bocciato ai concorsi del 1992 e del 2000. Costui, racconta Zanettin, «dopo una serie innumerevole di ricorsi», riesce finalmente ad acquisire la completa documentazione del primo concorso, quello del’92. Quel che ne viene fuori, sottolinea il deputato, è «un sofisticato e truffaldino sistema, grazie al quale, gli elaborati di taluni candidati erano agevolmente individuabili».

I concorsi sarebbero quelli del 1992 e del 2000

Da quelli dei promossi spuntano segni di riconoscimento lasciati sui fogli e errori grossolani di diritto. Dai verbali dei lavori della commissione risulta che la valutazione media su ciascun candidato è durata tre minuti. La cosa singolare, sottolinea Zanettin, è che in questo tempo così esiguo, «sarebbero stati letti e giudicati collegialmente i tre elaborati scritti» L’interpellante ha chiesto al ministro  Bonafede di accertare tutti i fatti riportati, anche attraverso ispezioni mirate. Ma prima ancora Zanettin ha stigmatizzato il silenzio sulla vicenda di Csm e Anm, «tante volte così solleciti ad ergersi paladini del buon nome e dell’onore della magistratura italiana». Invece, conclude il parlamentare, sulla vicenda dei presunti concorsi truccati «non hanno proferito verbo».

 

di: Mario Landolfi @ 17:49


Lug 02 2020

Toninelli da sotterrarsi, insulta i contestatori e scappa: «Pensatela come ca…volete» (video)

Danilo Toninelli scappa, si alza e se ne va. Da vergognarsi.  Video esilarante, se non fosse sconcertante lo sprezzo del ridicolo dimostrato. Davanti ad alcuni ragazzi che nei dintorni di un bar gli ponevano delle domande ben precise, si è infuriato, ha saputo solo perdere le staffe e dire parolacce: “Non rompetemi i coglioni”. Già, un gruppetto di giovani gli si era radunato intorno chiedendo conto all’ex ministro delle Infrastrutture e dei trasporti delle tante promesse tradite dal  Movimeno cinquestelle. In primis gli chiedono come è stato possibile per il Movimento allearsi con l’acerrimo nemico, il Pd, quel Pd considerato  dai grillini come il male assoluto contro cui indirizzare la propria azione politica. Risposta secca, di comodo: «Voi dovete guardare ai fatti, non alle alleanze». Che Toninelli non fosse una volpe lo si sapeva, ma c’è un limite a tutto.

Toninelli insulta i contestatori: «Pensatela come ca…vi pare»

Ma come, dice un ragazzetto: «Io ricordo che voi davanti al Parlamento gridavate che il Pd era l’oscurantismo del 2020?» I ragazzi si infastidiscono di questa non risposta. «Guardate ai fatti», risponde ancora Toninelli visibilmente infastidito. I toni si alzano. I giovani lì radunati non ci stanno ad essere presi per i fondelli. Tra loro qualcuno avrà votato il M5s ed ora a maggior ragione si indigna del  nulla cosmico al governo. Fatti? Quali fatti, dicono. Come dare torto al piccolo gruppetto di contestatori . Neanche l’onestà , tanto conclamata: il suo segretario assunto all’Anas grida ancora vendetta. L’unico suo apporto sono stati i bonus sui monopattini, che certo non danno da mangiare a nessuno. Se non ai cinesi che li producono. «Se mi dite che non vedete i fatti, allora pensatela come ca… volete voi», esplode Toninelli.  La prova provata dell’incapacità dei grillini di rimettersi ad un confronto civile. Invasati come pochi. Toninelli, aduso a figuracce (è il ministro più parodiato) dimostra plasticamente in che mani sciagurate siamo capitati.  Non riesce ad interloquire, ad imbastire un discorso, ad instaurare un dialogo con i ragazzi. E’ in imbarazzo e diventa aggressivo. Si inalbera e maltratta gli astanti. Quasi con disprezzo e rabbia: «Io mi dimezzo lo stipendio e tu mi vieni a rompere»? Poi si alza e se ne va. Mentre il gruppo di giovani alza la voce: «Ecco, andate via. Un ex ministro che  ha avuto il coraggio di dire che ha rispettato le promesse, non ha più nessun pudore».

 

TONINELLI CONTESTATO. "PERCHÉ VI SIETE ALLEATI COL PD?" E LUI SCAPPA!

TONINELLI CONTESTATO."PERCHÉ VI SIETE ALLEATI COL PD?" E LUI SCAPPA!

Pubblicato da Lega – Salvini Premier su Giovedì 2 luglio 2020

di: Antonella Ambrosioni @ 17:30


Lug 02 2020

Il presidente dell’Opera nomadi: “Alemanno avviò una vera integrazione, la Raggi ha rovinato tutto”

Matteo Salvini? “Non sa nulla”. Il presidente nazionale dell’Opera nomadi, Massimo Converso, critica il leader leghista dopo le sue dichiarazioni a proposito dei campi rom nella Capitale. Eppure, su una cosa sembra dargli ragione: la situazione nella Capitale è ormai allo sbando. Si scopre così che le critiche più dure Converso non le rivolge all’ex ministro dell’Interno, con il quale pure non è tenero, ma al sindaco Virginia Raggi, le cui politiche hanno peggiorato la situazione, che invece era stata affrontata con efficacia da Gianni Alemanno.

L’Opera nomadi: “Con Raggi situazione peggiorata”

Il presidente dell’Opera Nomadi accusa l’amministrazione Raggi di aver ”esautorato l’Assessora al ramo, sostituendola con una remuneratissima consulente”. Poi chiarisce che ”la situazione è peggiorata sia per quanto riguarda la condizione abitativa sia sulla scolarizzazione dei minori“. ”Tutto qui nell’area urbana di Roma è affidato all’improvvisazione. Anche i due milionari progetti della sindaca Raggi su Boccea e Ciampino – prosegue Converso – non stanno dando che modestissimi risultati, perché affidati a gruppi di incompetenti retribuiti però da una ricca e potente organizzazione internazionale con fondi europei”.

L’efficacia delle politiche di Alemanno

Eppure una strada per favorire l’integrazione dei rom e la fine di quella vergogna che sono ancora – e sempre di più – le condizioni di certi campi esisteva già. E, come sottolineato proprio dal presidente dell’Opera nomadi, l’aveva tracciata Alemanno, avviando un progressivo processo di chiusura dei campi. Si trattò di un percorso improntato alla legalità, nel quale lo smantellamento di quelle che di fatto sono vere e proprie aree franche passò per l’accompagnamento delle famiglie all’ingresso in vere e proprie case. Anche popolari, nei casi in cui l’amministrazione riscontrò i requisiti. Proprio a questo fa ora riferimento Converso, sottolineando che “già dall’epoca del sindaco Alemanno si era avviata una assegnazione, legalissima, molto decentrata di case popolari che ha portato a centinaia di collocazioni che registrano una sufficiente integrazione nel tessuto sociale di Roma”.

 

 

di: Annamaria Gravino @ 17:14


Lug 02 2020

Scenata fuori dalla Rai, Diaco contro Matano: «Tu sleale con la Cuccarini». Imbarazzo a viale Mazzini

Il caso di Lorella Cuccarini “epurata” dal programma di punta Rai La vita in diretta e il gelo con il quale si è congedata dal collega  Matano non sono stati  indolore per gli equilibri di viale Mazzini. Anzi, sta innescando una serie di ripercussioni a catena. Parla da sé la lettera di  una parte dei dipendenti Rai, famosi e non famosi che hanno mal digerito l’allontanamento della più amata dagli italiani. Poi la lettera  inviata per mail dalla conduttrice a tutti i collaboratori del programma. Il tutto ha reso evidente la frizione tra i due conduttori nel corso dell’ultima puntata di venerdì del programma.

“Pare sia successo il finimondo”

Come spesso accade, pesa più l’assenza che la presenza di Lorella Cuccarini. Stando a indiscrezioni, il suo allontanamento ha dato la stura a vere e proprie piazzate: come quella tra   Pierluigi Diaco e Alberto Matano pochi giorni fa. A raccontarlo in un post dal suo profilo Instagram è stato Alan Fiordelmondo, uno dei paparazzi professionisti più noti. Ebbene il fotografo racconta di una violenta litigata tra Pierluigi Diaco, conduttore di “Io e te”, e Alberto Matano fuori dalla sede Rai.«Sembrerebbe sia successo il finimondo con urla e paroloni. Il primo accusava il secondo di aver contribuito a far fuori Lorella Cuccarini da La vita in diretta. Una scena imbarazzante anche per gli alti dirigenti Rai che hanno assistito allo spiacevole episodio».

Diaco vs Matano sul caso Cuccarini

L’esclusione di Lorella Cuccarini da La vita in diretta come abbiamo più volte rilevato rientra nella “de-sovranizzazione” del nuovo corso giallorosso della Rai. Le simpatie politiche mai nascoste dalla conduttrice non erano gradite. Anche il benservito alla Isoardi si inquadra nel medesimo clima politico. A questo si aggiungono le parole della Cuccarini con cui ha dipinto in quadro caratteriale ben preciso di  Alberto Matano: «ego smisurato e maschilismo“, sono i termini che risuonano nell’ormai famosa lettera inviata per mail ai collaboratori e poi consegnata alla stampa. Così a settembre Matano farà il primo attore e condurrà da solo il programma. Per tutta risposta le ex colleghe del telegiornale hanno difeso  a spada tratta Matano.

Il futuro di Lorella

La solidarietà a Lorella Cuccarini, tuttavia non è mancata: da parte di suoi colleghi e anche dalla politica, dal nostro quotidiano dalla leader di FdI che dai suoi profili social ha rivendicato il lungo curriculum e la professionalità della conduttrice. Indignandosi del modo inelegante con cui è stata estromessa dal programma Rai.  Tornando alla “piazzata” e alle parole grosse volate tra Matano e Diaco,al momento il primo non ha colto la provocazione del secondo e non ha risposto agli insulti del collega. Per la Cuccarini – che per ora  resta una dipendente della Rai-  indiscrezioni di Tvblog  parlano di un possibile ripiego sullo Zecchino d’oro; ma anche di una chiamata di La7, dove Cairo pare le abbia proposto un format  pomeridiano sovrapposto proprio a La vita in diretta.

A completamento della vicenda è poi arrivata una precisazione di Pierluigi Diaco a quanto riportato da Alan Fiordelmondo attraverso un tweet: “Matano è stato sleale con l’amica Lorella Cuccarini. Gli ho detto con educazione quello che penso. Non volevo che il mio giudizio gli fosse riportato. Non ci sono state urla, scenate, né erano presenti dirigenti Rai. Mi chiedo come fa a circolare una indiscrezione falsa. Dettata da chi?”. E’ chiaro che smussare i toni conviene a tutti ,ma la sostanza resta eccome. Già nei giorni scorsi, prima dell’ultima puntata, Diaco aveva riservato parole lusinghiere alla Cuccarini, con un tweet: “Domani la mia amica Lorella Cuccarini conclude la sua eccezionale esperienza alla guida de La vita in diretta. Si è contraddistinta per competenza e senso del dovere. È una professionista che lavora con passione e correttezza. Le auguro che la vita professionale continui a darle ciò che merita”.

 

di: Antonella Ambrosioni @ 15:47


Lug 02 2020

Senato, via il segreto dalle commissioni. Ma solo se non disturbano il Pd. La Russa: “Insabbiano la Mitrokhin”

Sì di Palazzo Madama alla desecretazione degli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta presiedute da un senatore. L’ok è arrivato all’unanimità dal Consiglio di presidenza, ma si tratta di un’operazione verità cui è mancato il coraggio per essere incisiva fino in fondo. Il via libera è stato dato, infatti, solo per commissioni fino al 2001, mentre sono state bocciate le proposte di FdI e della Lega di estendere la desecretazione fino alla passata legislatura.

Il Pd si vanta per “l’impegno mantenuto” al Senato

Dunque, sebbene la presidente, Elisabetta Casellati, abbia parlato di “giorno della verità storica e della trasparenza”, quanto avvenuto può essere semmai un primo passo. La senatrice del Pd e vicepresidente della Camera alta, Anna Rossomando, si è poi vantata per “l’impegno mantenuto”, preso qualche giorno fa alla vigilia del quarantesimo anniversario della strage di Ustica. Impegno, per altro, sollecitato anche dalle altre forze politiche, FdI in testa. Proprio le resistenze tutte politiche del Pd però potrebbero essere il motivo del no a rendere pubblici gli atti delle commissioni più recenti. Fermandosi al 2001, infatti, dalla desecretazione resta esclusa la commissione Mitrokhin, che indagò sull’omonimo dossier nel quale si svelavano, tra l’altro, i finanziamenti sovietici al Pci.

La Russa: “Il Pd teme la Mitrokhin. E il M5S si accoda”

“Avevamo proposto di desecretare gli atti di tutte le commissioni di inchiesta fino all’ultima legislatura, ma la maggioranza si è opposta. Evidentemente – ha commentato Ignazio La Russa – è forte il sospetto che la commissione Mitrokhin, che rientrava tra quelle interessate dalla nostra proposta, rappresenti per la sinistra ancora un nervo scoperto“. “Stupisce che per ragioni di poltrone – ha aggiunto l’esponente di FdI – si siano accodati i Cinquestelle, che forse neanche sanno cosa sia la commissione Mitrokhin. Vero è – ha concluso il vicepresidente del Senato – che dopo questa decisione, d’ora in avanti non potranno più parlare con credibilità di trasparenza“.

 



di: Annamaria Gravino @ 14:55


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