Set 18 2020

Open Arms, ecco come le Ong ci impongono lo sbarco: i migranti si buttano in mare (video)

Open Arms, ecco come le Ong ci impongono lo sbarco adesso: i migranti si buttano in mare, mentre dal Viminale la ministra Lamorgese tace. E acconsente? Dunque, arroganza e veemenza delle Ong rincarano la dose. Ancora migranti che si buttano in mare e cercano di raggiungere la costa a nuoto. La scena si reitera ormai ininterrottamente da ieri: altri 48 migranti, dopo i 76 24 ore fa, si sono gettati in mare dalla Open Arms nel tentativo di raggiungere la terraferma. La nave della Ong si trova davanti al porto di Palermo. «Siamo ancora di fronte Palermo, senza poter sbarcare, né avere alcuna indicazione – si legge in un tweet –. A bordo la criticità della situazione aumenta: ospiti e equipaggio pensano di sbloccarla con un’azione di forza. Naturalmente tutto accade nell’unico “porto sicuro” individuato in tutto il Mediterraneo: quello di Palermo…

Open Arms, migranti si buttano in mare per raggiungere la costa a nuoto

La Ong più attiva che mai punta il dito contro le autorità di casa nostra e pretende lo sbarco. E così, su Twitter il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, alza la voce e posta: «Nonostante l’Italia conosca la situazione limite di Open Arms, ci lascia abbandonati a 1500 metri da Palermo, senza alcuna soluzione o indicazione. A bordo la sofferenza aumenta non solo dei migranti ma anche dell’equipaggio. Altre 48 persone si sono gettate in acqua». Del resto anche ieri è stata la stessa Ong a rendere noto il tentativo dei migranti di arrivare a riva: una forzatura che lascia poco spazio a dialogo e trattativa. «Siamo rimasti in attesa istruzioni per sbarco cercando di gestire situazione critica a bordo – rilancia la Ong su Twitter –. Tuttavia, poco fa, 76 persone si sono gettate in acqua nel tentativo di raggiungere la costa».

Una tattica collaudata per le Ong che, anche in questo modo, impongono lo sbarco

Una tattica collaudata anche in passato che impone lo sbarco, negato a Malta e altrove nello sconfinato spazio del Mediterraneo. E infatti i migranti sono stati tutti recuperati dalle motovedette della Capitaneria di Porto. Tanto è vero che è stato sempre l’account Twitter dell’Ong a dare gli aggiornamenti. «Questa mattina, mentre attendevamo istruzioni sulle modalità di sbarco davanti al porto di Palermo, 75 persone si sono gettate in acqua nel tentativo di raggiungere la costa a nuoto. Ora sono tutte in salvo, recuperate dalla Guardia Costiera italiana. Restano sulla nostra nave 188 persone, tra cui donne e ragazzi, nonché due bambini piccoli. Attendiamo di sapere quando e come potranno raggiungere terra». E siamo alle solite...

di: Priscilla Del Ninno @ 13:12


Set 18 2020

Al parco giochi afgano si cala i pantaloni e si masturba davanti ai bambini: genitori inorriditi

Ci risiamo. Ancora un’area destinata a bambini ne famiglie violata da un immigrato pronto all’ennesimo sfregio. Al parco giochi afgano si cala i pantaloni e si masturba davanti ai bambini: genitori inorriditi. Famiglie arrabbiate. E aumentano degrado e sconcerto nella capitale.

Roma, afgano si cala i pantaloni e inizia a masturbarsi davanti ai bambini

Dunque, è successo ancora. Un altro straniero “accolto” nel Belpaese pronto a ripagare ospitalità e mantenimento compiendo atti osceni nei pressi di un’area giochi per bambini. Si avvicina a loro con i pantaloni ancora calati. Genitori scioccati ed allarmati chiedono aiuto. La Polizia interviene tempestivamente e arresta l’immigrato 35enne. Gli agenti del commissariato Villa Glori, giunti in pochi istanti sul luogo della segnalazione, non hanno perso tempo nel portar via l’uomo, ancora con i pantaloni abbassati mentre mostrava il proprio organo genitale. I bambini e i genitori presenti, inorriditi e scossi da quanto stava accadendo, hanno assistito sollevati alla scena degli agenti che assicuravano l’uomo subito nell’auto di servizio.

Genitori inorriditi e bambini scossi: gli agenti intervengono subito

E prima di accompagnarlo nell’ufficio di polizia, diretto da Anna Galdieri, i poliziotti, hanno ascoltato le testimonianze delle persone presenti, corredate da riprese video effettuate tramite smartphone e successivamente consegnate alle forze di Polizia in sede di denuncia. L’uomo, successivamente identificato per R.R., 35enne afgano, poco prima, verso le 18.00, presso i giardini pubblici della via Flaminia, nelle vicinanze di un’area giochi per bambini, si era calato i pantaloni ed aveva iniziato a masturbarsi. Ed in questo “stato” si è poi avvicinato ai bambini – numerosissimi, assieme ai genitori, in quel momento – cercando di attirare la loro attenzione e pronunciando frasi incomprensibili.

Lo straniero, noto alla polizia, deve scontare anche una pena di 2 anni

Gli agenti hanno accompagnato lo straniero in commissariato. E durante le indagini si è appurato che R.R., già conosciuto alle forze dell’ordine, oltre ad annoverare molteplici alias, ha anche a suo carico un ordine di carcerazione. Insomma, a quanto risulta alle forze dell’ordine, l’afgano deve espiare una pena di oltre 2 anni. L’uomo è stato infine arrestato per atti osceni aggravati e corruzione di minorenne.

di: Priscilla Del Ninno @ 12:35


Set 18 2020

Bologna, immigrati pakistani in azione: violenze inaudite con tirapugni e catene. Il nome è Ak47

Sgominata la banda dell’Ak47. La Polizia ha individuato i membri di un «gruppo criminale». Sono responsabili di alcuni episodi di particolare violenza che hanno interessato Bologna nell’ultimo anno. La banda, composta da giovani immigrati pakistani (11 persone, di cui 5 minorenni) è stata protagonista in particolare di due aggressioni. Una era a carattere punitivo, con l’utilizzo di armi da taglio e corpi contundenti.

Ak47, le prime violenze nell’agosto 2019

Il primo fatto risale all’agosto 2019, nella centralissima via Indipendenza. Un diciannovenne di origine rumena è stato accoltellato alla schiena, riportando ferite guaribili in 30 giorni. Gli agenti hanno individuato e deferito all’A.G. due soggetti ritenuti responsabili. Entrambi immigrati pakistani maggiorenni. E hanno identificato altri dieci soggetti presenti.

L’agguato nei Giardini di Corticella

Il secondo fatto, nel dicembre all’interno di Giardini di Corticella, nella prima periferia felsinea. Ha visto vittime tre giovani pakistani. Prima li hanno accerchiati e poi aggrediti con tirapugni, catene e coltelli. Il gruppo era di circa 15 ragazzi. Uno dei feriti, un ventenne, ha riferito agli inquirenti di essere caduto in un agguato dopo contatti tramite Facebook di due profili. Gli avevano intimato di interrompere la sua relazione con una ragazza della sua stessa etnia. Per risolvere la questione, gli avevano dato appuntamento per il giorno dopo al parco. Lui effettivamente si è presentato con due connazionali. Il giovane e uno dei suoi amici hanno riportato ferite multiple con prognosi di 15 giorni. Il terzo riusciva a fuggire e trovare riparo in un bar. Il ventenne ha inoltre dichiarato di essere stato rapinato di una significativa somma in contanti.

Le immagini acquisiti sui social

La Polizia Postale ha analizzato le immagini acquisite con la collaborazione delle vittime sui social network (Instagram, Facebook e TikTok). Gli accertamenti hanno permesso di isolare 10 profili. Sulla piattaforma social TikTok hanno analizzato un video di alcuni indagati esultanti in auto. C’era una colonna sonora e la scritta sovrimpressa “Ak47-gang” “Italy-bologna”. L’indicazione “AK47” ha permesso di individuare ulteriori correlazioni tra tutti i profili in quanto accomunati dal medesimo segno identificativo del gruppo d’appartenenza.

Ak47, l’individuazione dei responsabili

Le foto acquisite dalle varie identità virtuali sono risultate compatibili con i caratteri fisionomici delle persone raffigurate nelle evidenze prodotte dalla parte lesa. Dopo un’accurata attività info investigativa, le immagini estrapolate dai profili social sono state comparate con quelle presenti negli archivi di Polizia attraverso un software specificamente progettato per il riconoscimento facciale, giungendo ad una compiuta individuazione dei responsabili delle aggressioni.

di: Girolamo Fragalà @ 11:07


Set 18 2020

Milano, subito scarcerato l’immigrato autore della rapina in metro: in cella solo per qualche ora

La vicenda aveva creato sconcerto a Milano. Ed è quella dell’immigrato marocchino che – dopo aver cercato di rapinare una donna della sua borsa – era stato colpito con un pugno in volto da un passeggero. Che poi l’aveva immobilizzato in attesa dei carabinieri. Ma il rapinatore era caduto momentaneamente in coma in ospedale. Aveva un tasso alcolico alto.. Si era poi ripreso e aveva fatto ingresso nel carcere di Monza.

Milano, dal tribunale niente convalida per l’arresto

L’uomo, 23 anni, disoccupato, in cella è rimasto pochissimo. Il giorno dopo era già fuori dalla galera. Niente convalida, perché il tribunale ha considerato illegittimo l’arresto. Secondo il magistrato, non era infatti avvenuto in flagranza di reato e la ricostruzione dei carabinieri e del testimone non trovava conferme totalmente nelle immagini delle telecamere della metro e soprattutto dalla vittima, che si era allontanata subito dopo il tentato scippo.

La vittima ha presentato denuncia

La vittima, una trentenne, ha comunque presentato denuncia confermando la ricostruzione dei testimoni e dei militari. Il che consentirebbe di tornare sulla vicenda. Il problema è che il rapinatore non ha un domicilio ed è difficile ritrovarlo.

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Il sindaco di Sesto: «Ringrazio i carabinieri ma…»

Fatto sta che l’immigrato marocchino è tornato libero. Proprio per questo sono scoppiate le polemiche. Il sindaco di Sesto San Giovanni ha appreso con forti perplessità la notizia: «Il rapinatore è stato scarcerato dopo aver molestato una donna seguendola e tentando di rubarle la borsa. Ringrazio i carabinieri per il costante presidio del territorio e ringrazio anche il ragazzo che ha bloccato il rapinatore. Ha infatti evitato ulteriori conseguenze visto l’atteggiamento aggressivo dell’immigrato marocchino nei confronti della donna».

In provincia di Milano arrestato un immigrato

Si fa luce su un altro caso. Nel settembre 2019 aun immigrato tunisino veva aggredito e derubato un ragazzo di 18 anni a bordo di un treno. Gli aveva strappato lo smartphone. A un anno di distanza i carabinieri lo hanno arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di rapina. In manette un 22enne residente a Paderno Dugnano, in provincia di Milano.

La rapina a bordo di un treno

Il giovane era già noto alle forze dell’ordine e ha precedenti per reati contro il patrimonio. A incastrarlo le immagini delle telecamere di videosorveglianza a bordo del vagone. La rapina ha avuto luogo a bordo di un convoglio che da Saronno era diretto a Milano Cadorna. Il malvivente aveva avvicinato ol viaggiatore e lo aveva aggredito per derubarlo. Il rapinatore poi era fuggito via ma grazie alle indagini e ai fotogrammi è stato individuato e arrestato.

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di: Girolamo Fragalà @ 09:31


Set 18 2020

L’immunologa Viola avverte: «Le mascherine in classe vanno cambiate ogni quattro ore» 

Attenti all’uso delle mascherine in classe. Non fanno male, c’è però un “ma”. «Possono essere tranquillamente usate per tutto il tempo in cui si sta a scuola, purché siano cambiate ogni quattro ore». Il motivo? «Bisogna assolutamente evitare che si accumulino microbi». Lo sottolinea su Facebook l’immunologa Antonella Viola, dell’Università di Padova. «È importante tenere le finestre aperte o far cambiare aria spesso (ogni cambio d’ora)», aggiunge l’esperta.

L’immunologa Viola: «Ogni studente usi le proprie penne»

«Non possiamo avere penne e pennarelli in condivisione. Ogni studente deve usare i propri. Questo non significa che il docente non possa toccare i compiti o i quaderni»,  ricorda. «La raccomandazione è sempre la stessa: mani pulite».

 «Il contagio di oggetti è basso»

«Il rischio di contagio da oggetti è basso», puntualizza l’immunologa Viola. «Se fosse diversamente, non ci potremmo scambiare denaro, documenti, andare al supermercato. Nessuno ci ha mai chiesto di mettere il denaro in buste o in quarantena. Anche nei supermercati e nei negozi, mentre all’inizio si usavano i guanti, poi si è capito che basta disinfettare le mani per non avere problemi. Quindi, davvero non si capisce perché per la scuola le cose dovrebbero essere diverse», conclude.

A Verona mascherina obbligatoria fuori dalle scuole

A Verona la mascherina diventa obbligatoria anche fuori dalle scuole, in concomitanza con l’inizio e la fine delle lezioni. E cioè negli orari in cui bambini e studenti entrano ed escono dagli istituti. Per gli asili e le scuole dell’infanzia l’obbligo riguarda genitori e accompagnatori. Questo perché fino a 6 anni non è necessaria la mascherina, mentre per le Primarie e Secondarie vale sia per gli studenti che per le famiglie. Lo ha deciso il sindaco di Verona, Federico Sboarina. L’obbligo rimarrà in vigore fino al 15 ottobre. L’ordinanza prevede una sanzione amministrativa per chiunque violi il provvedimento.

di: Girolamo Fragalà @ 09:06


Set 18 2020

Sesso in auto: un uomo di 64 anni con un ragazzo di 32 scoperti mentre consumavano il rapporto

Facevano sesso in auto lungo la strada che porta a Castenedolo, in provincia di Brescia. A consumare il rapporto nella macchina un uomo di 64 anni con un giovane trentaduenne. Ma gli è andata male. La polizia locale di Rezzato, infatti, era in giro e li ha beccati. E ora i due richiano grosso, fino a ventimila euro di multa (diecimila a testa). Gli atti osceni in luogo pubblico, infatti, vengono considerati illecito amministrativo e non più penale.

Sesso in auto, coppia scoperta a Firenze

Una “moda”, quella del sesso in auto o per strada, che si sta allargando a macchia d’olio e non coinvolge solo i giovanissimi. A Firenze, pochi giorni fa, la polizia municipale ha scoperto una coppia che consumava il rapporto in macchina. Sono scattate le maximulte.

La donna immigrata non era in regola

La segnalazione era arrivata dai residenti che avevano notato un continuo viavai di auto con persone che si appartavano. Gli agenti hanno sorpreso una donna e un uomo (lei 32 anni, lui 24 anni entrambi stranieri) durante che facevano sesso in auto. La donna è risultata anche non in regola con le norme sull’immigrazione e per questo è stata denunciata.

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Analogo episodio a Monopoli

Qualche settimana fa un episodio analogo a Monopoli. Lui, 26 anni, e lei poco più che ventenne stavano facendo sesso in auto completamente nudi in pieno centro davanti ai residenti. Alcune persone hanno immediatamente avvertito la Polizia Locale. Gli agenti hanno poi diffidato la giovane coppia ad assumere un comportamento decente.

Sesso in auto a Lignano Sabbiadoro

Ad agosto, a Lignano Sabbiadoro, una coppia di cinquantenni è stata sorpresa mentre consumava un rapporto sessuale in macchina. All’arrivo del primo agente, i due hanno continuato imperterriti. Solo quando sono giunti altri poliziotti hanno deciso di smettere. E non hanno mostrato il minimo imbarazzo.

Agropoli, i due sono riusciti a svignarsela

Ancora un altro caso, stavolta sulla strada statale Cilentana ad Agropoli. Incurante delle auto che passavano, una coppia faceva sesso in auto in pieno giorno. I residenti hanno subito chiamato le forze dell’ordine e denunciato l’accaduto. I due sono scappati prima che arrivassero i militari.

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di: Girolamo Fragalà @ 08:41


Set 17 2020

Covid, 1585 nuovi casi e 13 morti. Le più colpite Lombardia, Lazio e Campania

Sono 1585 i nuovi casi di covid registrati in Italia nelle ultime 24 ore, come rende noto il ministero della Salute. Rispetto a ieri, vengono segnalati altri 13 morti, che portano il totale a 35658 dall’inizio dell’emergenza. I tamponi fatti sono 101.773, il numero dei guariti è 689 (215.954 dall’inizio dell’epidemia). Aumenta di 5 il dato sui ricoveri nei reparti di terapia intensiva, che passa da 207 a 212.

Nelle regioni l’aumento più alto (+281) è in Lombardia, seguita da Campania (+195) e Lazio (+181). Gli attualmente contagiati salgono così a 41.413 (+881), dei quali 2.348 ricoverati con sintomi (+63). Restano in isolamento domiciliare 38.853 pazienti (+813) mentre sono 689 le persone guarite o dimesse.

Coronavirus, i dati regione per regione

In Piemonte sono 70 i nuovi contagi da Covid-19, 54 dei quali asintomatici, per un totale di 34.040 persone finora risultate positive al virus. Nessun decesso. Le persone in isolamento domiciliare sono 2080. I tamponi diagnostici finora processati sono 654.457, di cui 365.561 risultati negativi.

In Lombardia i nuovi casi sono 281. Registrato un decesso, per un totale di 16.906. I tamponi nelle ultime 24 ore sono 21.757. I ricoverati non in terapia intensiva 272 (+8). In Liguria sono 40 i nuovi positivi. In ospedale  ci sono 150 persone, una in più di ieri. Quindici le persone in terapia intensiva. Nelle ultime 24 sono stati registrati 3 decessi.

In Trentino sono complessivamente 76 i casi di contagio. Alto Adige 11 i nuovi casi su 1.529 tamponi. Le persone attualmente positive in Friuli Venezia Giulia sono 662 (45 più di ieri). Quattro pazienti sono in cura in terapia intensiva, mentre 22 sono ricoverati in altri reparti. Non sono stati registrati nuovi decessi. In Veneto si registrano 109 nuovi casi di positività rispetto a ieri, con il totale dei casi che sale a 25.247 dall’inizio della pandemia. Non si registrano vittime. Centodieci positivi in Emilia Romagna più rispetto a ieri – di cui 48 asintomatici – e un decesso. In Umbria 22 nuovi casi. Scendono, da 473 a 472 i positivi. Una vittima. In Toscana 119 casi in più rispetto a ieri. Per quanto riguarda gli stati clinici, il 68% è risultato asintomatico, il 21% pauci-sintomatico. Un nuovo decesso: una donna di 83 anni, ad Arezzo.

Contagiati nel Lazio

«Su quasi 10mila tamponi oggi nel Lazio si registrano 181 casi, di cui 131 a Roma, e due decessi. Il valore Rt è a 0,54, una valutazione di bassa diffusione». Lo sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, nel bollettino quotidiano dell’Unità di crisi della Regione. «Nella Asl Roma 1 sono 50 i casi nelle ultime 24 ore e di questi sei sono casi di rientro, quattro con link dalla Sardegna, uno dalla Puglia e uno dalla Romania. Ventidue sono i casi con link familiare o contatto di un caso già noto e isolato – prosegue D’Amato – Nella Asl Roma 2 sono 76 i casi nelle ultime 24 ore e tra questi quattordici i casi di rientro, uno con link dalla Sardegna, quattro dal Bangladesh, due dall’Ecuador, uno dall’Egitto, uno dall’Inghilterra e nove con link alla comunità del Perù. Quindici sono contatti di casi già noti e isolati. Due i casi con link a stabile via del Caravaggio dove è in corso l’indagine epidemiologica».

«Sono 5 i casi nelle ultime 24 ore nella Asl Roma 3. Si tratta di contatti di casi già noti e isolati. Nella Asl Roma 4 sono 5 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di contatti di casi già noti e isolati. Asl Roma 5: 9 i casi nelle ultime 24 ore e si tratta di un caso di rientro dall’Abruzzo, due casi individuati in fase di pre-ospedalizzazione e quattro sono contatti di casi già noti e isolati. Nella Asl Roma 6 sono 7 i casi e si tratta di due casi di rientro uno con link dalla Sardegna e uno dalla Rep. Dominicana. Due sono i contatti di casi già noti e isolati e due casi individuati su segnalazione del medico di medicina generale».

I casi nelle province del Lazio

«Nelle province si registrano 29 casi e zero decessi nelle ultime 24 ore.A Latina sono quindici i casi e si tratta di un caso di rientro dalla Sicilia, tre hanno un link al cluster del mercato ittico dove è in corso l’indagine epidemiologica. Nella Asl di Frosinone si registrano due casi e si tratta di un caso individuato in accesso al pronto soccorso. In quella di Rieti si registrano otto casi e si tratta di contatti di casi già noti e isolati. A Viterbo si registrano quattro casi e si tratta di un contatto di caso già noto e isolato e tre casi hanno un link familiare tra loro».

Covid: Marche, Abruzzo, Campania  e Puglia

Nelle Marche 37 persone sono risultate positive al coronavirus. Nelle ultime 24 ore sono stati testati 1.695 tamponi. Tredici dei positivi sono stati registrati in provincia di Pesaro Urbino, 11 in provincia di Ancona, sei in provincia di Ascoli Piceno, tre in provincia di Macerata, tre in provincia di Fermo e uno fuori regione. In Abruzzo i contagiati sono 33, mentre in Basilicata ci sono sei nuovi casi di contagio su 583 tamponi analizzati ieri. E due guarigioni. In Campania sono 195 i nuovi casi di positività Covid 19 a fronte di un totale tamponi pari a 8.473. Tre i nuovi decessi.  63 nuovi casi di Covid, a fronte di 4.011 test effettuati in Puglia.

I numeri Covid in Calabria, Sicilia e Sardegna

In Calabria oggi sedici contagiati in più rispetto a ieri.  Si registrano in Sicilia 96 nuovi contagi da coronavirus nelle ultime 24 ore, due dei quali, precisa la Regione, sono migranti ospiti dell’hotspot di Lampedusa. Dei 2.043 positivi, 173 sono ricoverati con sintomi e 14 sono in terapia intensiva. Infine, in Sardegna più casi rispetto a ieri: +51. Resta invariato il numero delle vittime, 140 in tutto.

 

 

 

di: Desiree Ragazzi @ 18:48


Set 17 2020

Como, l’immigrato irregolare ritratta: “Non l’ho ucciso io il don”

Ha ritrattato durante l’interrogatorio di stamane con il giudice delle indagini preliminari il tunisino irregolare Ridha Mahmoudi, arrestato a Como per l’uccisione di don Roberto Malgesini, il prete che si occupava proprio di aiutare e sfamare gli immigrati.

Dopo che è stato convalidato l’arresto e disposta la misura cautelare in carcere il tunisino che doveva essere espulso ma è rimasto in Italia ha risposto alle domande del magistrato modificando completamente la versione dei fatti: “Non c’entro assolutamente con il delitto – ha sostenuto – non sono io che ho ucciso il don”.

Arrivato in Italia nel 1993, nel 1996 Ridha Mahmoudi si era sposato con un’italiana. Ma nel 2014 la coppia si era separata e il tunisino  aveva perso lavoro diventando poi irregolare sul territorio italiano.

A suo carico l’immigrato 53enne ha vari decreti di espulsione e precedenti penali con condanne definitive per estorsione e maltrattamenti in famiglia.

Il primo decreto di espulsione è stato sospeso perché l’immigrato irregolare lo ha impugnato.

L’ultimo decreto di espulsione nel 2020, non era stato eseguito a causa dell’emergenza Covid. E l’immigrato irregolare era rimasto in Italia come se nulla fosse.

Martedi scorso l’aggressione mortale contro don Roberto Malgesini a Como dove il prete operava occupandosi proprio degli immigrati.

Don Malgesini era originario della provincia di Sondrio. E coordinava i volontari di Como che si occupavano, tra l’altro, di portare la colazione e i pasti ai migranti e ai senzatetto.

“Curava la situazione di queste persone – spiegano dalla diocesi di Como  – era un sacerdote volto al volontariato sociale e lo faceva nel miglior modo possibile, era un pezzo di pane”.

Don Roberto sarebbe stato colpito alla schiena mentre camminava in strada nei pressi della parrocchia di San Rocco a Como, dove viveva.

Nessuno ha assistito all’accoltellamento.

Ridha Mahmoudi, che si è poi costituito, è stato definito dalla Diocesi di Como una persona «con problemi psichici», disturbi che, tuttavia, non risultano da certificati medici.

Il tunisino irregolare era ospite del dormitorio di una parrocchia, a Sant’Orsola.

Don Roberto e Ridha Mahmoudi si conoscevano da tempo. E, anzi, c’e chi sostiene che erano in buoni rapporti. Il prete lo aveva più volte aiutato. In cambio è stato accoltellato a morte.

 

di: Silvio @ 18:23


Set 17 2020

Zangrillo: modello Germania per combattere il virus. Un milione di test a settimana

Guardare alla Germania per una gestione intelligente della pandemia. Lo sottolinea Alberto Zangrillo su Twitter dove il professore ha postato  l’estratto di un articolo di Repubblica che spiega come si sta affrontando in quel paese la pandemia. “Gli esperti del governo tedesco – si legge nella parte di articolo postato da Zangrillo – sottolineano che ad aprile il 22% dei contagiati dovevano farsi ricoverare in ospedale. Oggi la Germania ha moltiplicato i test fino a raggiungere un ritmo di un milione a settimana. Ma i ricoveri sono crollati al 5 % dei casi positivi”.

Germania, escluso un nuovo lockdown

“Le spiegazioni sono note: il virus contagia i più giovani, ha preso forme meno gravi, e si è imparato a curarlo meglio. Tutto questo induce il governo di Berlino a lanciare una campagna sdrammatizzante. Come dice Hendrik Streeck che dirige il dipartimento epidemiologico in un ospedale di Bonn, ‘il numero dei contagi non ha più alcun significato’. Né il governo vuole sentir parlare di lockdown. All’eventuale apparizione di focolai reagirà con misure mirate”.

Influenza o Covid? L’assillo degli italiani

Uno studio di Assosalute ci informa intanto che riuscire a distinguere l’influenza stagionale dai sintomi della Covid-19 è uno dei temi più discussi in vista dell’autunno. Secondo la ricerca “il timore più diffuso tra gli italiani è proprio quello di non essere in grado di saperle distinguere prontamente (33% degli intervistati). Seguono il timore di non poter ricevere cure adeguate (14,7%), soprattutto tra gli over 65, e la paura di un nuovo isolamento (14%), soprattutto tra i più giovani”.

Vaia (Spallanzani): vaccino in commercio a primavera

Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, ai microfoni di Radio Cusano Campus, afferma infine che “a fine ottobre tireremo le prime somme sul vaccino” italiano in sperimentazione all’Istituto Spallanzani. “E se tutto andrà bene – continua Vaia –  dopo aver completato le tre fasi, sarà commercializzabile in primavera. Non bisogna correre, perché il vaccino deve essere sicuro ed efficace, non bisogna cedere alle pressioni economiche e politiche”.  Secondo Vaia, “la seconda ondata non è affatto ineluttabile se ci comporteremo con responsabilità e con spirito di solidarietà nazionale”.

 

di: Annalisa Terranova @ 17:17


Set 17 2020

Ultimo week end estivo: temperature bollenti e bel tempo ovunque. Poi arriverà l’autunno…

Ci si prepara a vivere l’ultimo fine settimana di vera estate. E sarà l’ultimo per due motivi; il primo è che le temperature che assaporeremo sabato e domenica saranno ancora tipicamente estive, cosa che non avverrà invece la prossima settimana quando il tempo peggiorerà seriamente e il clima si rinfrescherà. Nel weekend i valori massimi toccheranno nuovamente punte di 30-32°C su gran parte d’Italia (ad eccezione del Nordovest dove ci saranno alcune insidie). Il secondo motivo ce lo dà il calendario, infatti dal 22 settembre entreremo a tutti gli effetti in autunno.

Il team del sito www.iLMeteo.it comunica quindi che sabato e domenica saranno due giornate di bel tempo e a parte la nuvolosità in aumento al Nordovest e in Sardegna (domenica, anche con qualche temporale) il sole non avrà grossi problemi a splendere in un cielo sereno o al massimo poco nuvoloso.

Venerdì 18. Al Nord: sole prevalente. Al Centro: bel tempo. Al Sud: più nubi e qualche precipitazioni tra Basilicata e Calabria.

Sabato 19. Al Nord: molte nubi al Nordovest, sole altrove. Al Centro: soleggiato. Al Sud: poco nuvoloso.

Domenica 20. Al Nord: peggiora in Piemonte con temporali, più sole altrove. Al Centro: peggiora in Sardegna, nubi diffuse in Toscana. Sole altrove. Al Sud: tutto sole.

di: Luca Maurelli @ 17:07


Set 17 2020

Bambina disabile discriminata a scuola. La Corte dei diritti dell’uomo condanna l’Italia

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver fornito una adeguata assistenza scolastica ad una minore disabile nei primi anni della scuola primaria. La bambina era affetta da una forma di autismo. Sono state respinte le ragioni portate in giudizio dell’Avvocatura di Stato che motivava la mancata erogazione del trattamento differenziato sulla base delle restrizioni in termini di risorse previste in legge di stabilità 2011. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato la violazione dell’articolo 14 (Divieto di discriminazione), in combinato disposto con l’articolo 2 del Protocollo Addizionale n. 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Diritto all’istruzione), rilevando il carattere discriminatorio dell’omessa assistenza.

Bambina disabile discriminata

In particolare, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sottolineato non soltanto che l’assistenza scolastica invocata dalla ricorrente le sarebbe spettata di diritto, in accordo con le disposizioni normative vigenti, ma anche le gravi conseguenze che in difetto di tale assistenza si producono ai danni di una minore nei primi e fondamentali anni di scuola primaria.

Sulla vicenda è intervenuta Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. «Proprio nei giorni in cui in Italia è vivo il dibattito legato alle lacune del sistema scolastico alla riapertura post lockdown, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con una importante sentenza, ha quindi segnato una tappa decisiva. Verso il rafforzamento dei diritti delle persone con disabilità nello scenario europeo ed internazionale. Un grazie a questa famiglia che ha deciso di chiedere l’affermazione di diritti fondamentali per la propria figlia. E all’avvocato Marilisa D’Amico, che ha patrocinato la difesa del caso che ha portato a questa importante decisione».

La vicenda

La vicenda della bambina disabile. «La storia di G.L. è quella di tante persone con disabilità che ogni giorno devono combattere per poter vedere erogato ciò che è un diritto. Sono anni che con l’Associazione Luca Coscioni siamo costretti ad agire in giudizio per ottenere la piena affermazione di diritti fondamentali delle persone con disabilità. Agiamo anche contro ogni forma di discriminazione in virtù della legge 67/2006. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità risulta ancora non pienamente attuata nel nostro Paese. Come evidenziato ripetutamente dal Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità».

La sentenza

«Oggi la decisione della Corte Edu assume ancor più rilievo. E con valenza diversa poiché in tempi di pandemia, l’assistenza, l’inclusione per le persone con disabilità rappresenta una questione di emergenza nell’emergenza. Occorrono politiche adeguate per eliminare ogni discriminazione oggi purtroppo ancora esistenti, come la decisione della Corte Edu evidenzia».  

di: Desiree Ragazzi @ 17:07


Set 17 2020

Covid, Pregliasco: “Ce la possiamo fare a superare l’inverno, ma non dobbiamo fare sgambetti”

“Ce la possiamo fare ad affrontare l’inverno che verrà. In cui saremo ancora costretti a convivere con il coronavirus Sars-Cov-2. Potremo superarlo e ritrovarci in piedi’ a primavera. Ma non dobbiamo fare sgambetti”. Così Fabrizio Pregliasco all’Adnkronos Salute. Il virologo, direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi di  Milano, invita a non abbassare la guardia.

Covid, Pregliasco: inverno superabile, ma senza sgambetti

“I buoni comportamenti anti-contagio restano cruciali”, insiste. “La malattia non è diversa. Ciò che è cambiata è la nostra capacità di gestirla”, prosegue. “E proprio questo si rivelerà decisivo nei prossimi mesi. Anche alla luce di due trend: una risalita dell’età media dei nuovi contagi, dopo il crollo registrato nella stagione estiva. E un aumento dei ricoveri nei reparti medici e nelle terapie intensive“.

Pregliasco fa osservare che, rispetto al 22 luglio, i ricoveri nei reparti sono triplicati da 500 a 1.500. Lo stesso quelli nelle terapie intensive. Passati da 50 a 150. Guardando ai prossimi mesi estivi, la buona notizia di queste ore è che “sicuramente l’influenza potrà non essere pesante. Come invece come la comparsa di nuove varianti virali potrebbe far temere. Questa stima – prevede il virologo – si basa sull’esperienza australiana. E dipende anche dalle misure di contenimento adottate contro la pandemia”.  Insomma quest’anno l’influenza colpirà 6-8 milioni di italiani, ma il Covid potrà limitarla.

La malattia non è cambiata. E’ cambiato il modo di gestirla

Realismo, cautela e vigilanza. “E’ chiaro – prosegue Pregliasco – che ci sarà una continua progressione di focolai. E che saranno solo l’organizzazione e la capacità di contrastarli le armi per ridurne diffusione e dimensioni”. Un elemento importante da monitorare è “il carico di Covid sulle strutture sanitarie“. Carico che sta crescendo. “Tuttavia – ribadisce – finché rimane contenuto il numero di ricoverati, possiamo essere rassicurati dal fatto che la capacità di assistenza oggi è maggiore. E alcuni approcci terapeutici corretti ormai li sappiamo mettere in campo. Non è la malattia che è cambiata, e non sono cambiati in modo sostanziale nemmeno i pazienti – ripete il medico – ma è mutata la nostra capacità di affrontare e gestire il covid”.

di: Gloria Sabatini @ 17:07


Set 17 2020

Sardegna, il Tar blocca l’obbligo dei tamponi per chi sbarca. Solinas non si sbilancia: valuteremo

Il Tar boccia la Sardegna sull’obbligo dei tamponi. L’ordinanza della Regione sull’obbligo di certificazione della negatività al covid -19 per chi entra è stata sospesa. Il Tribunale amministrativo ha accolto la richiesta di sospendere l’efficacia del provvedimento presentata dal governo. Tra tre settimane i giudizi amministrativi si esprimeranno sul merito dell’ordinanza.

Sardegna, obbligo di tamponi per chi entra. Il Tar dice no

“Ad un primo sommario esame – scrive il presidente del Tar Sardegna – il ricorso proposto dal governo contro l’ordinanza del presidente della Giunta Christian Solinas presenta ragionevoli probabilità di esito favorevole”. La sentenza sospende l’efficacia degli articoli 10, 11 e 12. Che riguardano appunto le certificazioni di negatività al coronavirus da presentare per sbarcare in Sardegna. E accoglie il ricorso della presidenza del Consiglio dei ministri di sospensiva del provvedimento regionale. La camera di consiglio per la trattazione collegiale del caso è convocata al prossimo 7 ottobre.

Solinas non si sbilancia: aspettiamo

Il governatore non si sbilancia. Attende il pronunciamento del Tribunale amministrativo in sede collegiale. Prima di allora Solinas non intende anticipare la scelta di modificare l’ordinanza nelle parti oggetto di contestazione da parte del governo. “Valuteremo che cosa sia meglio fare” ha detto in conferenza stampa. E non ha escluso la possibilità di eliminare l’obbligatorietà dei test all’arrivo.

Forza Italia: il governo è l’untore politico dell’isola

Duro il commento di Ugo Cappellacci di Forza Italia. “In Sardegna il virus era quasi azzerato. Il governo è l’untore politico della nostra isola. Il governo prima non ha chiuso porti e aeroporti. Poi, una volta terminato il lockdown, ha rifiutato il passaporto sanitario. E ora di nuovo si oppone ad un ‘invito’ ad effettuare i controlli prima di partire verso la nostra terra? Proibisce a Solinas quel che consente a Zingaretti e ad Alitalia”.

di: Gloria Sabatini @ 16:39


Set 17 2020

Fusaro bacchetta Ilaria Capua: basta, ora anche il pranzo di famiglia la domenica diventa un rischio

Il filosofo Diego Fusaro contro Ilaria Capua. Al centro della discussione ancora una volta la pandemia e i modi per contrastarla. La virologa, intervenendo alla trasmissione Dimartedì su La7, aveva ammonito a fare attenzione al pranzo in famiglia che avviene di norma la domenica perché i rischi di contrarre il Covid sono maggiori in quell’occasione rispetto a quando si va al supermercato.

“Quando si va al supermercato – aveva detto Ilaria Capua – si va opportunamente sanificati e protetti. Il pranzo della domenica è un pranzo che avviene tra diverse generazioni, e siccome ieri si sono riaperte le scuole c’è da aspettarsi una circolazione virale un po’ più vivace nei ragazzi. – chiarisce la virologa – Quindi il rischio è che questi bambini possano portare a casa l’infezione ed infettare delle persone che purtroppo fanno la forma grave”.

Ilaria Capua: sacrifici necessari

“Io lo so che sono dei piccoli sacrifici – aveva aggiunto la Capua – ma dobbiamo cambiare il nostro comportamento e il modo in cui ci rapportiamo all’interno della famiglia. Questo è il momento di fare dei sacrifici, purtroppo, ma devono essere utili. Io non dico che il pranzo in famiglia della domenica non debba esistere ma bisogna farlo con modalità diverse da com’era prima“.

Fusaro: si è creata una razionalità autoritaria

Parole che appunto hanno suscitato l’indignazione di Diego Fusaro che su Twitter attacca: “Infatti, l’han capito anche i bambini: supermarket sì, pranzi di famiglia no. Manifestazione di Berlino no, manifestazione contro Lukashenko sì. Solo gli imbecilli non han capito che si è creata una razionalità politica autoritaria e liberista insieme“.

Fusaro ci tiene poi a sottolineare di non essere un negazionista: “Mai detto che il virus non c’è. Dico che non c’è virus che valga a mettere in congedo libertà e democrazia. Chi rinunzia alla libertà per salvare la vita, nella dialettica di Hegel, va sotto il nome di servo”.

 

di: Annalisa Terranova @ 16:26


Set 17 2020

Trentamila euro di reddito di cittadinanza, ma i fratelli Bianchi negano: «Mai incassato nulla»

Negano di aver mai ricevuto il reddito di cittadinanza, negano perfino di sapere cosa sia. I fratelli Bianchi, i presunti assassini di Willy Duarte, a Colleferro, rispondono così, attraverso il proprio legale, al polverone sollevato sui giornali dalla rivelazione, fatta trapelare dagli inquirenti, di un tenore di vita molto elevato sostenuto dal sussidio statale voluto dai Cinquestelle.

La difesa dei fratelli Bianchi: “Mai preso il reddito di cittadinanza”

“In sede di interrogatorio i miei assistiti hanno affermato di non avere mai ricevuto il reddito di cittadinanza. Di non sapere neanche di cosa si tratta“. E’ quanto riferisce l’avvocato Massimiliano Pica difensore dei fratelli Bianchi, Marco e Gabriele. I Bianchi insieme a Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, sono accusati di omicidio volontario per la morte di Willy Monteiro Duarte ucciso in seguito a un pestaggio a calci e pugni a Colleferro. Identica la tesi dell’avvocato di Belleggia. “Oggi ho avuto modo di parlare con il mio assistito il quale mi ha assicurato di non avere mai richiesto ne, ovviamente, percepito il reddito di cittadinanza. In caso contrario lo avrei invitato a restituire il denaro ricevuto”.

Il testimone: “Ho visto Gabriele Bianchi colpire Willy”

“Gabriele Bianchi gli ha dato prima un calcio, poi un pugno in testa”. Spunta un testimone chiave, intervistato da Fanpage.it , un ragazzo presente la sera della morte di Willy, nella piazza teatro dell’omicidio. La sua testimonianza, già affidata agli inquirenti, avrebbe consentito una ricostruzione più chiara dei fatti e inchioderebbe i due fratelli.

 

 

 

 

 

di: Luca Maurelli @ 16:10


Set 17 2020

No Tav, due arresti “eccellenti”: la portavoce Dana Lauriola e l’ex-Prima Linea Milanesi

Due arresti eccellenti fra le fila dei No Tav per condanne ancora da scontare a Bussoleno, in Valsusa.

La storica attivista No Tav, Dana Lauriola è stata arrestata questa mattina nella sua abitazione di Bussoleno, in Valsusa mentre gli altri attivisti del movimento, che erano in attesa del provvedimento, inscenavano una protesta dopo aver presidiato per due giorni l’area.

Per Dana Lauriola nei giorni scorsi erano state respinte le richieste del suo legale per le misure alternative al carcere a cui era stata condannata a due anni per fatti risalenti al marzo 2012.

La condanna per la Lauriola era scaturita dall’occupazione del casello autostradale di Avigliana.

Gli attivisti no Tav, fra cui la Lauriola, nel corso dell’occupazione, aveva fatto transitare gli automobilisti senza fargli pagare il pedaggio.

Un’azione di protesta che aveva portato a dodici condanne e che aveva indotto i giudici a comminare diciotto anni di reclusione in totale per reati di violenza privata, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.

E la risposta del Movimento No Tav non si è fatta attendere all’arresto della Lauriola. I No Tav hanno annunciato su Facebook una fiaccolata di solidarietà per questa sera a Bussoleno per la Lauriola.

Sempre a Bussoleno i carabinieri di Susa hanno poi arrestato un altro storico attivista 63enne del Movimento No TavStefano Milanesi, ex-terrorista di Prima Linea.

Milanesi è destinatario di ordine esecuzione pena emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino.

L’attivista No Tav deve scontare una pena di 5 mesi ai domiciliari, per resistenza a pubblico ufficiale, reato commesso il 17 settembre 2015 presso cantiere Tav Chiomonte durante una delle tante contestazioni contro la linea Torino-Lione.

Milanesi è una vecchia conoscenza degli investigatori oltreché uno dei primi ad aderire alla lotta dei No Tav e aveva fatto parte del nucleo di Prima Linea che proprio in ValSusa aveva creato la sua base operativa.

di: Silvio @ 15:13


Set 17 2020

Conte e il figlio a scuola come se andasse tutto bene, i genitori: la ripartenza era una finta (video)

Giuseppe Conte ha accompagnato suo figlio a scuola il primo giorno, lo scorso 14 settembre. Ma l’istituto comprensivo Parco della Vittoria (nel quartiere Prati a Roma) ha riaperto solo a metà. Un giorno per le terze medie, un giorno per le secondo e un giorno per le prime. La scuola non era pronta ad accogliere tutti gli alunni.

Gli alunni in classe solo una volta a settimana

E la gestione della ripartenza non soddisfa le famiglie. Gli alunni delle medie infatti non potranno andare a scuola tutti i giorni almeno per il mese di settembre ma dovranno andare solo una volta alla settimana. Poi si vedrà. Non ci sono gli spazi per consentire il distanziamento e l’organico dei docenti non è al completo. Mancano poi i docenti aggiuntivi che sarebbero dovuti arrivare per fronteggiare l’emergenza Covid. E mancano i banchi.

Conte e la passerella del primo giorno

La preside aveva lanciato l’allarme e, a quanto raccontano i genitori, avrebbe voluto rinviare l’apertura. Evidentemente la necessità di Giuseppe Conte di presentarsi a scuola col figlio per fingere che sul fronte della scuola andava tutto bene ha avuto la meglio sui dubbi e le perplessità e la scuola ha aperto lo stesso. Un’apertura con lo scopo di fare le “fotografie di rito” al premier, denunciano le mamme.

La protesta dei genitori davanti alla scuola

E questa mattina i genitori hanno improvvisato una protesta davanti all’istituto per denunciare la situazione. In pratica se c’è una scuola che dimostra che la strombazzata ripartenza era più uno slogan che un fatto reale questa è proprio la scuola dove è iscritto il figlio di Conte.

“Il 14 è venuto qua il presidente del Consiglio perché hanno iniziato le terze medie, ha annunciato la ripresa della scuola ma è stata una passerella perché di fatto la scuola non è ripresa. Ad oggi non viene garantito il diritto allo studio dei ragazzi”, si sfoga una mamma.

Scarsa trasparenza e scarsa organizzazione

“Noi lamentiamo – prosegue – una scarsa comunicazione e scarsa trasparenza e a livello generale c’è una profonda disorganizzazione. Mia figlia andrà a scuola una volta a settimana, per 4 ore. Chiediamo che questa organizzazione venga rivista dando la possibilità ai ragazzi di venire a scuola tutti i giorni anche per meno ore. Mancano i professori? Hanno avuto sei mesi di tempo per organizzarsi, è inammissibile”.

il video della protesta dei genitori 

di: Annalisa Terranova @ 14:55


Set 17 2020

Il dramma di Sebino Nela, l’incredibile Hulk: “Ho ancora il cancro, devo operarmi per la quarta volta” (video)

“Come sto? La mia battaglia dura da otto anni, mancano dieci giorni alla mia quarta operazione chirurgica. Bisogna parlare di prevenzione. In tutti questi anni ho approfondito molto la cosa, partecipo a iniziative che riguardano questa malattia, questo cancro, che fa numeri terribili, ogni anno. Non ci sono altre strade rispetto alla prevenzione. La medicina è migliorata, ma l’unica vera arma che tutti noi abbiamo è la prevenzione”: così Sebino Nela ha raccontato la sua malattia ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”. “Noi maschietti abbiamo più paura rispetto alle donne di andare dal medico, tendiamo a rimandare sempre alla settimana prossima, non
andiamo volentieri dai medici, mentre oggi anche con un semplice prelievo si possono capire molte cose. Non auguro a nessuno di fare
tre anni di chemio, ci sono momenti in cui pensi di non poterne venire fuori. Tra dieci giorni affronterò la mia quarta operazione, dobbiamo fare un po’ di pulizia, abbiamo trovato qualcosa che non va bene, c’è da ripulire un po'”, ha concluso l’ex calciatore di Genoa, Roma e Napoli con il cuore a destra.

di: Luca Maurelli @ 14:16


Set 17 2020

Vicenza, il 73enne pestato da un immigrato a calci e pugni per aver difeso una donna: «Rifarei tutto»

Pestato, preso a calci per aver difeso una donna. Rifarebbe tutto. “Se una donna viene picchiata ho l’obbligo morale di difenderla. Stiamo diventando una  società egoista, lo so. Ma spero di continuare a fare le scelte giuste. A non fingere di non vedere”. Parola di Vittorio Cingano. L’ingegnere 73enne aggredito lunedì scorso a pugni e calci da un giovane straniero a Vicenza. L’uomo era intervenuto per sedare una lite violenta tra il ragazzo e la fidanzata. Intervistato dal Corriere del Veneto, Cingano racconta  la dinamica dell’aggressione. Per nulla pentito del suo intervento, che gli è costato la frattura di un femore.

Vicenza, l’uomo aggredito: “Rifarei tutto, non potevo far finta di niente”

“C’era un tizio che stava prendendo a schiaffi una povera ragazza. Cosa avrei dovuto fare, voltarmi dall’altra parte?'” dice dal letto dell’ospedale. Dove è ricoverato con un a prognosi di 45 giorni. Se la caverà ma poteva finire molto peggio.  “Ho qualche botta alla testa ma per fortuna la Tac è negativa. Purtroppo a furia di calci quell’uomo mi ha spezzato il femore. E la riabilitazione sarà lunga. Sono appena uscito dalla sala operatoria. Hanno dovuto inserirmi tre viti nella gamba sinistra”. L’ingegnere coraggioso descrive la rabbia del giovane  che gli si è scagliato contro. “Stavo camminando quando ho sentito delle grida  di quei due che litigavano . E ho visto che lui le metteva le mani
addosso. Mi sono avvicinato e gli ho detto: ma che combini? E questo non ha aperto bocca è venuto verso di me e … Bum! Mi ha steso con un
pugno. Poi sono arrivati i calci e tutto quello che si vede nel video”.

“I carabinieri sono stati eccezionali. Lo hanno subito arrestato”

Infine un ringraziamento alle forze dell’ordine. “Per fortuna i poliziotti sono eccezionali. E in pochi minuti l’hanno arrestato. Ora spero arrivi una condanna severa, che serva da monito”. L’aggressore è stato arrestato grazie a un video ripreso da un balcone da una donna. È stato identificato dalla polizia perché, poco prima del pestaggio era stago protagonista di un episodio simile ai danni di un carabiniere fuori servizio.

di: Gloria Sabatini @ 13:59


Set 17 2020

Covid, Bassetti: «Nei reparti sono aumentati gli anziani ma nel 99% dei casi si guarisce»

Rispetto a qualche settimana fa «torniamo a vedere nei reparti pazienti anziani colpiti da Sars-CoV-2. Questo perché sono quelli più fragili e perché il virus può far precipitare situazioni preesistenti. Ovvero soggetti con diabete, cardiopatie, problemi respiratori, chi segue multi-terapie. In persone in là con gli anni la patologia ha un impatto diverso». Tuttavia «la malattia oggi ha un mortalità decisamente più bassa, 0,4-0,6%, e nel 99,6% dei casi si guarisce». Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

Bassetti e il rialzo dell’età media dei positivi

Secondo l’infettivologo, «c’è stato un lieve rialzo dell’età media dei positivi dovuta all’effetto delle vacanze. Sono i giovani che si sono spostati di più e per questo sono stati più esposti al virus», portandolo poi anche in famiglia. «Ma ad essere mutata è esclusivamente l’età dei contagiati e non dei pazienti», osserva. «Io ricovero solo ultra 80enni con, fortunatamente, una situazione clinica diversa da quella di marzo-aprile e non ho decessi da tempo. È vero», chiosa Bassetti, «il mare si sta agitando. Ma su 40mila contagi solo il 5% ha bisogno di cure. Nei mesi caldi dell’emergenza avevamo picchi di 25-30% dei positivi che necessitava di cure in terapia intensiva». Questo perché intercettammo meglio i casi?  «Sicuramente, poi facciamo più tamponi e poi è ormai chiaro che la letalità del virus si è ridotta».

«Con il virus conviveremo nei prossimi anni»

«Io non sono d’accordo con il ministro della Salute Speranza quando dice che tra sei mesi saremo fuori dal problema Covid. In sei mesi», incalza Bassetti, «avremo il vaccino, ma non ne saremo fuori. Credo che con questo virus conviveremo per i prossimi anni». E in un post su Facebook spiega. «Quello che cambierà sarà la modalità di convivenza: non più da stato di guerra perenne e di emergenza sanitaria. Na come abbiamo sempre convissuto con tutti gli agenti infettivi fino ad oggi».

di: Girolamo Fragalà @ 12:13


Set 17 2020

Scandalo al Pascale di Napoli: oncologo vicino al Pd accusato di violenza sessuale sulle pazienti (video)

Le accuse sono gravissime, ecco perché è scattata la sospensione immediata dal servizio prestato al polo di eccellenza nella cura del cancro, il “Pascale” di Napoli. Con l’accusa di violenza sessuale ai danni di due pazienti dovrà astenersi dal servizio, e attendere l’esito delle indagini, il medico Raffaele Tortoriello (scheda), medico vicino al Pd, specialista senologo presso l’istituto nazionale per la cura dei Tumori Pascale di Napoli. Un nome autorevole, un medico dal curriculum prestigioso costretto a difendersi da accuse di presunte, gravissime, molestie, ai danni di due sue pazienti.

L’indagine, condotta dagli agenti del commissariato Arenella e dalla squadra mobile, è partita dopo una denuncia delle persone molestate. La decisione di sospendere l’oncologo è stata presa dal pool Fasce deboli della Procura, coordinato dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, ha chiesto e ottenuto dal giudice l’applicazione della misura cautelare interdittiva per la durata di dodici mesi.

Raffaele Tortoriello e l’impegno con il Pd

Il dottor Tortoriello si occupa principalmente di chirurgia senologica, tumore della mammella e trattamento della patologia mammaria anche in Day Surgery, di chirurgia ricostruttiva mammaria a seguito di mastectomia e di chirurgia minivasiva per piccole lesioni del tumore mammario. È Docente presso l’Università SUN e Federico II di Napoli per i Corsi di Laurea in Scienze Infermieristiche e Tecnici di Radiologia, di Chirurgia Genarale e Semeiotica.

Il professionista è  impegnato in politica, è vicino al Pd, di cui è coordinatore di un forum programmatico. 

di: Luca Maurelli @ 11:57


Set 17 2020

Violenza a Busto Arsizio, minorenni prendono a sputi un anziano disabile in pieno centro

Sputi e insulti a un disabile di 70 anni. È successo a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Un gruppo di ragazzi e ragazze minorenni, tra i 13 e i 15 anni, ha preso di mira un anziano in pieno centro urlandogli frasi di scherno e offese. Nemmeno l’intervento a difesa dell’uomo da parte di un coetaneo ha indotto i ragazzi ad allontanarsi. Anzi, al contrario, hanno trovato una nuova vittima. E hanno sputato anche contro il malcapitato.

La polizia pone fine alla violenza dei minorenni

Come se non bastasse, una donna ha pensato bene di dichiararsi zia di una dei minorenni. E ha avvicinato con fare aggressivo il secondo uomo. Gli ha chiesto spiegazioni. Solo l’intervento della volante ha interrotto l’attacco di bullismo collettivo ai danni dei due anziani. La donna, appena identificata dagli operatori, ha deciso di andarsene disinteressandosi della presunta nipote, rivelandosi poi una semplice conoscenza. I minori sono stati tutti accompagnati presso il Commissariato di via Foscolo dove li hanno identificati e afffidati ai genitori, nel frattempo chiamati per recuperare i figli.

La baby gang di Mantova, un arresto

Minorenni violenti, la lista si allunga. La polizia ha arrestato un 16enne accusandolo di far parte di una baby gang che tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020 agiva a Mantova. Il gruppo commetteva rapine e furti aggravati. Il 16enne, pregiudicato, è stato arrestato su ordine del Tribunale dei Minori di Brescia per il ruolo in complicità  con il fratello e con altri giovani in numerose rapine commesse nel centro cittadino.

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La fuga in Francia, il ritorno a Mantova

Il ragazzo dopo l’arresto del fratello e degli altri complici aveva trovato rifugio in Francia. Poi in Slovenia. Ma è stato a individuato in un appartamento di corso Garibaldi a Mantova. Ora è nel carcere minorile Beccaria di Milano.

Catanzaro, minorenni in manette per furto aggravato

Non solo. Quattro ragazzi di Catanzaro, tutti minorenni di età compresa fra i 16 e i 17 anni, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria dalla polizia con l’accusa di furto aggravato e ricettazione in concorso. Gli agenti, infatti, dopo aver visto transitare ad alta velocità due ciclomotori in Piazza Matteotti, nel centro di Catanzaro, si sono insospettiti decidendo, così, di inseguirli. Poco dopo la prima Volante ha bloccato il primo mezzo, mentre la seconda, nel frattempo allertata, ha fermato l’altro.

La contraffazione della targa

Sul primo motorino, che al posto della targa aveva un cartoncino con una falsa numerazione, viaggiavano due 17enni senza patente e in possesso di arnesi per lo scasso e un terzo casco, mentre sul secondo, sempre sprovvisto di targa, c’erano due 16enni, anch’essi con un casco in più.

I ciclomotori dei minorenni erano rubati

Avviati i controlli, gli agenti hanno potuto accertare che entrambi i ciclomotori erano stati rubati mesi prima, mentre i caschi erano appena stati sottratti dai bauletti di altri motocicli parcheggiati nel centro di Catanzaro. I quattro minoreeni, su cui pendono già altre condanne e precedenti per reati contro il patrimonio, sono stati denunciati alla procura della Repubblica per i minorenni e poi affidati ai rispettivi genitori.

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di: Girolamo Fragalà @ 11:40


Set 17 2020

Per Bergoglio l’assassino di don Roberto Malgesini non è un clandestino ma solo un “malato di testa”

Non è un immigrato irregolare, non è un clandestino non espulso dal governo, non è un assassino a sangue freddo del prete che lo aiutava. E’ un “malato di testa“, un semplice malato di testa, un pazzo, secondo Papa Bergoglio. Quasi un’assoluzione per incapacità di intendere e di volere, quella del Pontefice, per il killer di don Roberto Malgesini, ricordato ieri dal Santo Padre, non senza quel sottile distinguo che ha fatto molto distinguere.

L’assassino di don Roberto Malgesini? “Un malato di testa”

“Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, sacerdote della diocesi di Como che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa”, ha detto ieri Papa Francesco, in udienza generale, per poi aggiungere. “Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi famigliari e della comunità comasca e come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri”. “Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini – ha concluso – e per i tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.   ”

Bergoglio e il prete degli “ultimi”

Il prete ucciso da “un malato di testa”, secondo Bergoglio, era stato ucciso a coltellate da un nordafricano, un tunisino di 53 anni con vari decreti di espulsione alle spalle dal 2015. Don Malgesini era conosciuto in città per il suo impegno a favore dei migranti. Il sacerdote di strada stava iniziando il suo giro di distribuzione delle prime colazioni. Sotto casa, ha trovato l’omicida ad aspettarlo: era una persona che don Roberto conosceva, un senzatetto al quale forniva assistenza e con il quale pare fosse anche in buoni rapporti. Resta da capire cosa sia successo tra i due, perché non vi sarebbero testimoni dell’aggressione.

Don Roberto è stato colpito da varie coltellate, quella letale al collo, uccidendolo. A Como nel gennaio del 1999 si era vissuto un fatto tragicamente simile: a Ponte Chiasso venne ucciso a coltellate il parroco don Renzo Beretta, da un immigrato al quale aveva dato accoglienza. A proposito di accoglienza…

di: Luca Maurelli @ 11:20


Set 17 2020

Reddito di cittadinanza ai fratelli Bianchi, gli assassini di Willy: il vergognoso silenzio di Di Maio

L’indignazione è generale, il coro di critiche unanime e bipartisan. L’unico che tace sul reddito di cittadinanza che incassavano i fratelli Bianchi, i presunti assassini di Willy Duarte, è Luigi Di Maio, il grande regista dei sussidi concessi a cani e porci, criminali compresi. Le vacanze di lusso, il Suv, lo champagne dei fratelli Bianchi: era tutto pagato con i nostri soldi. E meno male che si trattava di poveri fruttivendoli…

I fratelli Bianchi e il reddito di cittadinanza di lusso

Quando gli investigatori sono andati a spulciare tra i conti correnti dei presunti assassini di Willy, sono trasecolati. La principale fonte di reddito dei gemelli Bianchi era il reddito di cittadinanza, che consentiva a Marco e Gabriele Bianchi,  e forse anche a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, di vivere nell’agio, forse anche grazie ad altri dubbi proventi.

Fratelli d’Italia interroga il ministro del Lavoro

Chiede chiarezza, Fratelli d’Italia. Il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, in un’interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, chiede “se è vero che i giovani in questione erano già segnalati alle forze dell’ordine avendo numerosi precedenti per aggressioni e spaccio di stupefacenti” e come sia possibile che fosse loro corrisposto il reddito di cittadinanza”.

Il silenzio di Luigi Di Maio

Niente, neanche una parola, e neanche una domanda, stamane, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ospite della Rai al programma “Agorà”. Il grillino non si è degnato di commentare il vergognoso utilizzo del suo strumento di assistenza da parte dei bulli di Colleferro, anzi, ha rilanciato come se niente fosse, parlando di “famiglie da aiutare”. “Una sintesi con il Pd su Mes, Reddito di cittadinanza e Quota 100 la troveremo sempre perché in un momento così non ci si può mettere a litigare. Per quanto riguarda il Reddito di cittadinanza, durante la pandemia abbiamo salvato la vita a un sacco di famiglie…”. Anche quella dei gemelli Bianchi, Luigi. Ma non quella del povero Willy.

di: Luca Maurelli @ 10:44


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