Lug 03 2020

Selfie hot con Conte, la sua “allieva” attacca: “Volevo dirgli che ci lascia in mutandine” (video)

Si chiama Alessandra Cantini ed è una scrittrice-artista-attrice livornese, già nota alle cronache per le sue provocazioni sexy, ad aver agganciato il premier Conte per strada chiedendogli di fare un selfie hot.

A pochi passi dalla sede del governo, ieri, si era avvicinata a Conte una ragazza vestita di giallo, senza mascherina, sorridendogli e chiedendo al premier di fare un selfie. “Ho sostenuto l’esame di diritto privato con lei a Firenze”, aveva detto al presidente del consiglio. Per poi aggiungere. “Dovrei togliermi mutande e reggiseno per fare foto di questo tipo. Facciamoci un selfie”. Ma Conte. al tentativo di avvicinamento, l’aveva gelata. “Manteniamo la distanza”.

Chi è la sedicente “allieva di Conte Alessandra Cantini

Alessandra Cantini,  nata a Livorno nel 1993, ha due lauree (una in Comunicazione Media e Giornalismo e una in Relazioni Internazionali), parla 5 lingue, ha partecipato a un film di Virzì come attrice, ha scritto un libro in difesa dei maschi, e si è candidata alle elezioni regionali in Toscana con Forza Italia. La ragazza aveva già fatto scandalo nello studio di Chiambretti, dove senza alcun pudore si era alzata il vestito e avva mostrato il lato B alle telecamere. Diverse anche le partecipazioni alla “Zanzara” di Cruciani.

La reazione piccata al gelo del premier

“Il prof si tenga pure la museruola, io non ne ho bisogno e a meno di un metro vi sbranerei già (non mi avete allontanata abbastanza) peccato che non ho tempo di togliermi le mutande e fare scandalo… adesso”, ha scritto ieri la Cantini sui propri profili social, aggiungendo. “Le mutandine non ce le avevo però l’ho provocato, volevo dirgli che ci lascia tutti senza niente, fate schifo”.

di: Luca Maurelli @ 19:06


Lug 03 2020

Terrorismo jihadista, scoperti online manuali per costruire armi e compiere attentati

Manuali per costruirsi armi fatte in casa e istruzioni per portare a compimento attentati: è questo il “bottino” finale di una gigantesca operazione contro il terrorismo condotta sul web dalla polizia postale nell’ambito del cosiddetto “Action Day”.

Una giornata di vera e propria “caccia al tesoro” online coordinata da Europol contro il terrorismo jihadista.

L’operazione, denominata “Rad-Referral Action Day on instructional material online” aveva come obiettivo quello di rimuovere ogni tipo di contenuto illustrativo o di manualistica digitale, utilizzato per la pianificazione e la realizzazione di attacchi terroristici. E ha coinvolto unità specializzate dell’Ectc, il Centro europeo anti terrorismo e rappresentanti di 18 Paesi, tra cui 13 stati membri dell’Ue e 5 Paesi extra Ue.

L’attività ha preso di mira i contenuti online creati o utilizzati come materiale ”didattico” diffusi in rete per ispirare e commettere attacchi nel contesto del terrorismo di matrice jihadista, dell’estremismo suprematista, antagonista ed anarchico.

In particolare, i manuali fatti in casa e le guide individuate nel corso dell’operazione costituiscano il principale strumento per la realizzazione di armi self made anche con effetti devastanti, soprattutto per gli attacchi condotti da attori solitari.

Durante l’azione, gli esperti della Sezione Cyberterrorismo della polizia postale hanno scoperto e segnalato i contenuti online, inclusi manuali e tutorials su come preparare ed attuare attacchi terroristici, come selezionare gli obiettivi, come utilizzare le armi e costruire ordigni.

Alcuni dei documenti individuati contenevano anche le istruzioni su come rimanere anonimi online. E su come evitare di essere individuati durante la pianificazione di un attacco terroristico.

Al termine delle attività sono stati segnalati per la rimozione 1724 indirizzi web riconducibili a 113 piattaforme digitali utilizzate per la propaganda jihadista e 182 url su 67 piattaforme web nell’ambito dei contenuti riferibili all’area dell’ultradestra ed antagonista/anarchica.

“Queste attività, promosse nell’ambito della cooperazione internazionale, assumono – sottolinea il direttore della Polizia Postale Nunzia Ciardi commentando l’operazione Rad – una valenza fondamentale per il contrasto al terrorismo online di qualsiasi matrice”.

di: Silvio @ 18:38


Lug 03 2020

Torino, è morto il bambino ustionato durante un esperimento di chimica: aveva il 60% del corpo bruciato

Non ce l’ha fatta il bambino 11enne ustionato durante un esperimento scientifico. Lo scorso 28 maggio a Collegno, alle porte di Torino, aveva riportato gravi ustioni. Il bimbo è deceduto all’ospedale Regina Margherita dove si trovava ricoverato in rianimazione con ustioni sul 60% del corpo. In particolare a testa, collo, torace e arti.  Sul posto dell’accaduto erano intervenuti,  oltre ai mezzi di soccorso, anche i carabinieri per chiarire la dinamica. «Purtroppo non ce l’ha fatta», ha detto disperato il papà Piero a La Stampa. «È deceduto intorno alle 12 di oggi. Abbiamo sperato fino alla fine che si riprendesse anche se viaggiava tra alti e bassi, speranze e delusioni».

Collegno, morto il bambino ustionato

Dagli accertamenti è emerso che il bimbo stava svolgendo un esercizio scolastico ma avrebbe mischiato alcuni componenti di sua iniziativa. Aveva provato a riprodurre in casa l’esperimento chiamato il “Serpente del Faraone”. Un esperimento che prevede di mescolare bicarbonato, sabbia, zucchero e alcol. «Un’operazione che mio figlio aveva effettuato altre volte con la mamma». Aveva spiegato allora il padre, che vive nelle Marche e che si era precipitato a Torino appena saputo dell’incidente. «Quella sera invece, nell’appiccare il fuoco, forse per una goccia in più di alcool, era stato investito dalle fiamme». Le sue condizioni erano apparse subito gravi. Nonostante i soccorsi immediati della madre che aveva provato a spegnere le fiamme. Anche un vicino di casa era accorso per prestare i primi aiuti.  Al momento dalla procura non sono pervenuti avvisi di garanzia da notificare. «Tutta la comunità ha sperato e pregato affinché questa notizia non arrivasse – ha dichiarato il sindaco Francesco Casciano a La Stampa – Abbiamo seguito fiduciosi tutte le operazioni e le evoluzioni mediche. Ora serve silenzio e vicinanza ai genitori».

 

di: Desiree Ragazzi @ 17:20


Lug 03 2020

Livorno, bambina morsa da un pipistrello: spavento per un possibile contagio della rabbia

Tanto spavento ma per fortuna nessuna conseguenza per la bambina svedese di sette anni e mezzo morsa da un pipistrello a Livorno e ricoverata prontamente in ospedale.

Il Centro antiveleni del Policlinico Riuniti di Foggia è stato attivato per la gestione e trattamento antidotico in emergenza dal pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Livorno, antidoto che è stato poi somministrato alla bambina. Il Centro antiveleno di Foggia è risultata l’unica struttura dedicata su territorio nazionale ad avere al momento la disponibilità immediata dell’antidoto anti-rabbico.

La piccola, che era di passaggio in Toscana con la famiglia, è stata poi dimessa dall’ospedale, dopo essere stata tenuta per una notte in osservazione nel repatro di pediatria.

”Questo caso evidenzia l’importanza dell’attività svolta dal Centro Antiveleni di Puglia, struttura indispensabile nella gestione e fornitura in urgenza a livello nazionale e regionale degli antidoti di difficile reperimento”, ha dichiarato il direttore generale del Policlinico Riuniti di Foggia Vitangelo Dattoli.

Pipistrelli pericolosi per gli uomini?

In generale  i pipistrelli non costituiscono un pericolo per la salute pubblica ma come vari altri mammiferi, possono trasmettere all’uomo la “rabbia” e, per quanto il rischio di contrarre tale malattia sia remoto, è opportuno affrontare l’argomento, anche per evitare il diffondersi di opinioni sbagliate e insensati allarmismi.
La “rabbia” è una zoonosi, ossia una malattia trasmissibile all’uomo da altre specie animali. Se non viene trattata repentinamente è letale per l’uomo. Alla base della patologia vi è un virus (Lyssavirus) del quale sono note diverse varianti, alcune rilevate in popolazioni di chirotteri europei.

Di recente, un gatto affetto dal Lyssavirus era morto dopo aver morso la padrona.

di: Luca Maurelli @ 17:18


Lug 03 2020

Khashoggi, la Turchia processa per l’omicidio 20 sauditi latitanti: chiesto l’ergastolo

Rischiano l’ergastolo 20 sauditi imputati per l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi.

La Turchia apre oggi a Istanbul, con queste premesse, il processo in contumacia contro 20 sauditi imputati per l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso e smembrato nel 2018 nel consolato saudita della città sul Bosforo.

Tra i 20 imputati vi sono l’ex-numero due dell’intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, e un ex-consigliere dell’erede al trono Mohammed bin Salman, Saud al-Qahtani.

Entrambi sono accusati, secondo il capo di imputazione, di aver “istigato un omicidio premeditato con intenti mostruosi“.

Gli altri 18 imputati sono accusati di omicidio e tortura.

I resti dell’ex-editorialista del Washington Post, Jamal Khashoggi non sono mai stati ritrovati.

Il procuratore chiede per tutti gli imputati l’ergastolo aggravato, la pena più pesante prevista dal codice penale turco dopo l’abolizione della pena di morte nel 2002.

Khashoggi venne attirato con una trappola all’interno del consolato saudita a Istanbul secondo un piano prestabilito e studiato fino ai minimi particolari.

Al giornalista, che si doveva sposare con la fidanzata, venne fatto credere che erano necessari alcuni documenti che solo il consolato poteva rilasciare a lui personalmente.

Accompagnato dalla fidanzata, che restò ad attenderlo fuori dal consolato saudita a Instambul, Khashoggi ejtrò quindi, ignaro di tutto, all’interno della rappresentanza diplomatica. E non ne uscì più.

Inutilmente la fidanzata lo attese con il cellulare che il giornalista del Washington Post le aveva lasciato in custodia.

Quello che accadde lì dentro in quei minuti lo si seppe dopo.

La Turchia aveva imbottito il consolato saudita di microspie. E di fronte allo sfacciato tentativo dei sauditi di negare le circostanze, Instanbul tirò fuori le registrazioni.

Si sentiva il trambusto, la voce sempre più allarmata e sempre più flebile di Jamal Khashoggi mentre il gruppo di torturatori, una squadra venuta appositamente dall’Arabia Saudita, lo sopraffaceva.

Khashoggi venne ucciso lì dentro. Poi il corpo smembrato con una motosega e, quindi, sciolto nell’acido. Non venne trovato più nulla.

Il terribile omicidio indignò il mondo. Ma fino a un certo punto. L’Arabia Saudita è un partner commerciale importante per molti paesi. E anche un omicidio così efferato si fa presto a dimenticare in nome del business.

Il procuratore capo di Riad, Saud al Mojeb, nel corso di una conferenza stampa, ha, poi, ufficializzato, la responsabilità dell’Arabia Saudita. E ha ammesso che Khashoggi è stato avvelenato con una dose letale di droga e il suo corpo, smembrato, è stato portato fuori dal consolato saudita di Istanbul e «consegnato a un agente di sicurezza turco fuori dalla sede consolare».

 

di: Silvio @ 16:47


Lug 03 2020

Violenza al campo rom della Magliana: una donna accoltellata e ferita gravemente alla gola

Accoltellata alla gola all’interno del campo rom di via Candoni alla Magliana a Roma. La donna ora è ricoverata in gravi condizioni. L’aggressione è avvenuta ieri sera, verso le 22. La vittima è una donna bosniaca di 40 anni. Come ricostruisce il Messaggero sarebbe stata avvicinata per essere rapinata. Poi lo sconosciuto l’ha accoltellata alla gola ferendole parzialmente la trachea. Sono accorsi al campo la polizia ed un’ambulanza del 118. La nomade era stesa a terra e respirava a fatica. Poi è stata trasportata d’urgenza al San Camillo dove è stata operata.

La ricostruzione

Il marito della donna, come si legge sempre sul Messaggero, ha ricostruito la vicenda alla polizia. «È stato uno sconosciuto che ha agito per rapinargli le collane e gli anelli». Non è strano che i fatti si siano svolti realmente così. E che l’aggressore abiti nel campo e sia lui stesso un nomade. sia anche lui nomade e abiti negli stessi moduli abitativi della vittima. Più volte, nel campo alla Magliana, sono capitati risse e ferimenti anche a colpi di pistola fra le varie etnie che lo popolano.

Salvini al campo rom

Proprio qualche ora prima in zona era arrivato Matteo Salvini che aveva visitato il depositato dell’Atac confinante col campo rom. «Questo non è il primo, né sarà l’ultimo campo rom che visito, sperando di chiuderli tutti con il lucchetto». Per il leader della Lega a Roma «va fatto quello che hanno fatto i sindaci della Lega in altre città. Garantire i diritti a chi li ha, chiedendo il rispetto delle regole, verificando ad esempio se i bambini vanno a scuola». Il leader della Lega ha poi ribadito che «il censimento dei capi rom resta un obiettivo. Non è possibile che ci siano dei lavoratori costretti a una convivenza complicata e preoccupante con dei vicini di casa un po’ turbolenti” risolvere questa situazione «sarà uno dei compiti del prossimo sindaco».«L’obiettivo è arrivare pacificamente allo sgombero, perché lavorare in queste condizioni per un autista non è possibile».

di: Desiree Ragazzi @ 16:03


Lug 03 2020

Moby Prince, 11 foto satellitari svelano il mistero: la petroliera all’ancora in zona vietata

Undici foto satellitari, acquisite solo recentemente dai periti, svelano il mistero sulla strage della Moby Prince, il traghetto che il 10 aprile 1991 finì con la prua contro una petroliera: solo una persona si salvò, morirono in 140 fra passeggeri e membri dell’equipaggio nel terribile rogo che ne seguì.

La petroliera Agip Abruzzo contro cui il traghetto Moby Prince andò a cozzare era, dicono le foto satellitari trovate dagli ingegneri Gabriele Bardazza e Alfred Kominalla fonda in un’area del porto di Livorno dov’era espressamente vietato l’ancoraggio.

In particolare la petroliera aveva dato àncora all’interno di un triangolo virtuale che doveva essere lasciato tassativamente libero proprio perché serviva alle navi, compreso il traghetto Moby Prince, per entrare ed uscire dal porto.

Quella petroliera, insomma, non doveva essere lì quel giorno.

Una circostanza che sembra incredibile riuscire ad accertare a oltre 29 anni dai fatti. Eppure è così.

Ora quelle 11 foto satellitari sono finite insieme ad una relazione nel fascicolo della Procura di Livorno, titolare dell’inchiesta.

Per anni si è arrivato a sostenere che vi fosse nebbia. La nebbia c’era ma era solo quella di circostanza che, puntualmente, scende, da sempre, sulle stragi in Italia. Per confondere e non spiegare una cosa tanto banale quanto terribile.

La petroliera Agip Abruzzo stava dove non doveva stare. E questo ha portato al terribile incidente, ai 140 morti, ai processi infiniti e inconcludenti, ai depistaggi probabilmente non voluti. Probabilmente.

Nella ridda di ipotesi e teoremi che rigorosamente funestano la ricerca della verità come un male necessario in Italia, venne tirata fuori la presenza delle navi statunitensi al porto di Livorno. E, poi, la questione dei soccorsi che non soccorrevano. O soccorrevano in ritardo. E, quindi, la nebbia. Inesistente.

Quelle 11 foto acquisite ora – 9 dall’US Geological Survey che gestisce l’archivio satellitare Landsat e 2 dall’European Space Agency ma scattate dal satellite francese SPOT-2 – sono lì a certificarlo.

Niente nebbia quella notte. Solo quella maledetta petroliera che si era ancorata lì dov’era vietatissimo.

Le carte nautiche e i Gps cartografici recavano la scritta, inequivocabile: «divieto ancoraggio e pesca».

di: Silvio @ 15:47


Lug 03 2020

Gatto arrostito, insultata la Sardina che aveva difeso il migrante. Ma è colpa della destra…

Aveva difeso l’immigrato, non il povero gatto arrostito in strada. Da quel momento sulla Sardina toscana di origine marocchina. Meryem Ghannam si era scatenata una dura polemica, che aveva coinvolto anche Matteo Salvini, sul proprio profilo Fb. Prevedibile, forse, visto la posizione non proprio popolarissima nell’Italia che civilmente difende gli animali e i gatti, e non li mangia.

Le Sardine, però, alla loro ennesima figuraccia, non fanno autocritica, anzi. Se la prendono, come al solito, Matteo Salvini, che avrebbe strumentalizzato la vicenda scatenando gli haters contro la Sardina marocchina. Solo perché quel video aberrante dell’immigrato che si cucina alla brace il gattino, era stato pubblicato per la prima volta dalla candidata del centrodestra in Toscana, Susanna Ceccardi.

Il gatto arrostito e le Sardine vittime…

“Essere donna, essere di origine marocchina non dovrebbe essere una colpa in un Paese civile. Esprimere opinioni
nei limiti del rispetto reciproco non dovrebbe essere un problema in un Paese democratico. Eppure in Italia il decadente leader dell’opposizione si permette, nel 2020, di mettere alla gogna una giovane donna di 26 anni, rea di non essersi fermata al ‘gattino’ e di aver analizzato oltre. Non siamo soliti parlare dei nostri avversari politici, siamo nate per creare un’alternativa. Ma non siamo disposte ad assuefarci al fatto che Meryem, una di noi, sia stata travolta da una valanga di minacce, insulti. Che sia stata costretta a lasciare casa e bloccare la casella di posta”. Lo scrive in una nota il movimento 6000 sardine.

Le accuse a Meryem Ghannam

“Non siamo disposte a tacere – aggiungono – l’involuzione politica che ancora oggi la destra italiana dimostra, dopo una pandemia nazionale e un’elezione persa suonando i campanelli e sventolando gattini. Non siamo disposte a cascare nel tranello del ‘tanto sono tutti uguali’ di grillina memoria, perché non sono tutti uguali. Basta guardarsi
intorno: la candidata presidente della Toscana ha fatto carriera sulla pelle degli immigrati di Cascina, quella emiliano-romagnola girava conle magliette su Bibbiano, il capolista di Forza Italia in Emilia Romagna è lo stesso che l’altro giorno veniva scaricato fuori dal Parlamento come un ubriacone in un pub, e i vostri giovani promettenti
consiglieri leghisti si fanno strada a suon di selfie col capo e di meme su Meryem che è brutta, grassa, africana e deficiente”.

Parole mai usate da Salvini né da qualunque esponente del centrodestra, che si era limitato a condannare il gesto dell’immigrato che cucina il gatto. Tutto il resto, è sardinaggio…

di: Luca Maurelli @ 15:12


Lug 03 2020

In Veneto torna l’incubo coronavirus: nuovo focolaio, Zaia chiede il Tso per i positivi

Il governatore Luca Zaia è molto preoccupato. “Purtroppo siamo passati dal rischio basso al rischio elevato in Veneto con l’indice RT che dallo 0,43% è salito all’1,63 per cento, sta accadendo quello che temevamo”, annuncia. “Se continuiamo a non usare la mascherina e a creare assembramenti andrà sempre peggio. Abbiamo una categoria di irresponsabili, ne prendiamo atto”.  Zaia ne è convinto: il virus tornerà ad ottobre. E rilancia l’allarme dei giorni scorsi.

Zaia convinto di una seconda ondata

“E’ inevitabile, lo abbiamo già qui oggi. E per colpa di qualcuno, per i comportamenti irresponsabili, si aggiungono i tanti irresponsabili che abbiamo conosciuto nelle ultime ore. Abbiamo una sorta di sensazione di”liberazione dal virus, ma chi pensa che sia tutto finito si sbaglia, e poi abbiamo chi è positivo e va in giro tranquillamente e peggio rifiuta il ricovero proposto dai sanitari”.

Zaia ha spiegato che l’RT a 1,63 % è stato causato da un nuovo focolaio nel vicentino, causato dal ritorno a fine giugno dalla Serbia di un imprenditore, che è risultato poi infetto e ora è ricoverato in terapia intensiva, e che da causato 52 persone in isolamento fiduciario a Vicenza e 37 nel veronese.

Un Tso per i positivi al coronavirus

“Qui siamo davanti a una persona che dopo aver accusato i sintomi ed effettuato il tampone risultato positivo ha rifiutato il ricovero proposto dai sanitari, nel frattempo è andato a una festa, poi c’è la signora reticente che non vuol dire quali contatti abbia avuto, se le motivazioni al richiamo dell’etica non servono, allora lunedì presenterò una nuova ordinanza per inasprire le regole”. Zaia pretende la linea dura dal governo.

“Noi dobbiamo muoverci nei limiti di legge, la legge prevede una multa di mille euro, per me mettere a rischio la vita di molte persone vale più di mille euro, è ridicolo per me deve essere previsto, a livello nazionale un TSO, un ricovero coatto per i positivi che non possono andarsene in giro tranquillamente”.

di: Luca Maurelli @ 14:38


Lug 03 2020

Il bandito Mesina si fa beffa dello Stato: arriva la condanna ma “Grazianeddu” è irreperibile

È arrivata la condanna in Cassazione per Graziano Mesina, ex primula rossa del banditismo sardo. I giudici hanno confermato i 30 anni di carcere per l’Orgolese. Ma quando i carabinieri ieri sera sono andati a notificare la decisione e accompagnare Mesina in carcere, la beffa.  Non lo hanno trovato nella sua casa di Orgosolo. L’uomo ora è latitante. L’ex bandito sardo, considerato a capo di una banda dedita al traffico internazionale di droga, si sarebbe reso irreperibile già prima che arrivasse il rigetto del ricorso. I suoi avvocati avevano presentato il ricorso contro la condanna a 30 anni. Mesina avrebbe lasciato la sua casa di Orgosolo ore prima che la Cassazione si pronunciasse. E ora è ufficialmente ricercato.

Graziano Mesina “maestro della fuga”

Graziano Mesina è considerato anche un ”maestro” della fuga. Nella sua vita criminale, infatti, di evasioni, alcune rocambolesche, ne ha totalizzate ben ventidue, dieci delle quali andate a buon fine. La prima volta ”Grazianeddu”, nato nel 1942, finì in carcere ad appena 14 anni con l’accusa di porto abusivo di armi, ma dietro le sbarre non rimase molto. Riuscì, infatti, ad evadere poco dopo forzando la camera di sicurezza per poi dileguarsi sulle montagne di Orgosolo. Nel 1962 ancora una fuga, stavolta mentre veniva trasferito dal penitenziario di Sassari. Mesina riuscì a liberarsi delle manette e nel momento in cui il treno su cui viaggiava giunse nei pressi della stazione di Macomer, si lanciò per poi tentare di far perdere le sue tracce, ma venne preso immediatamente.

La terza fuga

La terza fuga si verificò lo stesso anno. In quel caso ”Grazianeddu” era ricoverato nel carcere di Nuoro, quando all’improvviso riuscì a scavalcare il davanzale di una finestra per poi calarsi attraverso un grosso tubo dell’acqua all’interno del quale rimase nascosto per tre giorni prima di sparire. Poco tempo dopo ancora un arresto e ancora un’evasione. Mesina, detenuto nel carcere San Sebastiano di Sassari, riuscì a calarsi dal muro di cinta della sua cella per poi dileguarsi, riuscendo a rimanere un uomo ”libero” fino al 1968. Nove anni più tardi l’ennesima fuga. Mesina era rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Lecce, quando riuscì misteriosamente a fuggire senza lasciare tracce per un anno.

Nel ’93 ottenne la grazia

Arrestato nuovamente e imprigionato nel carcere di Porto Azzurro sull’Isola d’Elba, ancora una volta ”Grazianeddu” riuscì nell’impresa di darsi alla fuga. Nel 1984, poi, dopo essere stato di nuovo arrestato, ottenne un permesso di tre giorni per andare a far visita alla madre a Orgosolo. Ma ne approfittò per fuggire a Milano e poi a Vigevano. Dopo venne braccato dai carabinieri. Dopo molte altre fughe, soprattutto tentate, l’ex primula rossa del banditismo sardo venne arrestato definitivamente nel 1993. E stavolta dietro le sbarre rimase fino al 2004, anno in cui ottenne la grazia. Nel 2013, poi, il nuovo arresto per traffico di droga.

Le pene: l’ultima condanna

Graziano “Grazianeddu” Mesina il carcere lo conosce bene, dei suoi 78 anni circa 40 li ha trascorsi dietro le sbarre, in Sardegna e nella Penisola. Ha scontato la pena per omicidio, sequestro di persona, numerose fughe dal carcere. Fino alla grazia, ottenuta nel 2004 dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e il rientro nella sua casa di Orgosolo, nel cuore della Barbagia. Temuto e rispettato, Mesina è stato il protagonista nel ’92 della trattativa per la liberazione di Farouk Kassam. Sequestrato in Costa Smeralda a gennaio dello stesso anno. Nel 2013 viene arrestato di nuovo stavolta l’accusa è quella di aver messo in piedi un sodalizio dedito al traffico internazionale di droga: Mesina si è sempre dichiarato innocente, ma viene condannato a 30 anni di carcere, pena confermata in Appello nel 2018 e ieri dalla Cassazione.

di: Desiree Ragazzi @ 14:02


Lug 03 2020

Coronavirus, scintille tra Battista e Lopalco: «Questi sono gli esperti…», «questi i giornalisti…»

Da una parte c’è Pierluigi Lopalco, l’epidemiologo. Dall’altra Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera. È l’ennesimo scontro di fuoco sul coronavirus. Le polemiche “sugli esperti” e “tra” gli esperti è infinita. La stagione del contagio e dell’emergenza continua ad andare avanti tra gli allarmisti e non allarmisti. Si moltiplicano consigli e previsioni. Che spesso espongono a scivoloni.

Lopalco, gli esperti e le “frasi famose”

Da giorni circolano su facebook le frasi famose di virologi e politici. Famose perché oggetto di vignette e ironie. Si va dalle parole di Conte pronunciate agli inizi del coronavirus fino agli aperitivi di Zingaretti, passando per Di Maio. Il video in cui Giggino invece di dire coronavirus dice coronavAirus è virale da settimane e settimane. Anche stavolta il botta e risposta avviene su Twitter. Come detto, sul ring ci sono Lopalco e Battista.

Ad iniziare la polemica è Pierluigi Battista

Ad iniziare il “match” sui social è il giornalista che twitta un articolo con un virgolettato di Lopalco: «Gli effetti della movida? Li vedremo a metà giugno, quando si ammaleranno i genitori». Giugno è passato, i genitori non si sono ammalati. A ridosso, quindi, il commento ironico dell’editorialista dal Corriere della Sera: «E questi sono gli esperti».

La dura replica dell’epidemiologo

Non si fa attendere la risposta dell’epidemiologo, che replica con un altro tweet. «E questi sono i giornalisti che fanno commenti leggendo un titolo senza neanche leggere il virgolettato nell’articolo». Un nuovo segnale di un clima non proprio sereno tra la comunità scientifica, molto esposta mediaticamente durante la pandemia, e i commentatori.

Lopalco aveva difeso Burioni

Di recente lo stesso Lopalco aveva difeso Roberto Burioni. «Trovo sconcertante l’attacco a un professionista che ha fatto consulenze e, ohibò, si è permesso di farsi pagare. Caro Roberto Burioni tutta la mia solidarietà». Così aveva commentato l’inchiesta del settimanale L’Espresso che accusava il virologo di aver fatto consulenze ad aziende farmaceutiche.

di: Girolamo Fragalà @ 09:17


Lug 03 2020

WhatsApp: una valanga di novità in arrivo, dalle videochiamate di gruppo alla “dark mode”

L’attesa sta finendo, WhatsApp ha messo in moto le novità. L’app di messaggistica si appresta ad introdurre una serie di nuove funzioni a disposizione degli utenti. Si parte dagli sticker animati, sempre più utilizzati. WhatsApp sta implementando nuovi pacchetti di sticker animati sempre più divertenti ed espressivi. Gli sticker sono sempre più usati per comunicare sull’app e gli utenti ne inviano miliardi ogni giorno.

WhatsApp e i codici QR

Capitolo codici QR: con le nuove funzioni, aggiungere un nuovo contatto sarà ancora più semplice. Per inserirlo, sarà sufficiente inquadrare il suo codice QR e non bisognerà più digitare il numero. La “dark mode” sbarca anche sul computer e sarà disponibile anche nella versione Web e Desktop.

Le videochiamate di gruppo

Cambiano le videochiamate di gruppo: ora che è possibile avviare una videochiamata con 8 partecipanti, sarà più facile concentrarsi su un partecipante alla volta. Basterà tenere premuto il suo video per visualizzarlo a schermo intero. È stata aggiunta anche un’icona del video nelle chat con un massimo di 8 partecipanti, così si potrà avviare una videochiamata di gruppo con un solo tocco.

Gli aggiornamenti di stato

Lo stato, poi, arriva anche su KaiOS: gli utenti KaiOS ora hanno a disposizione la funzione che permette di condividere gli aggiornamenti allo stato per 24 ore. Queste funzioni, fa sapere WhatsApp, saranno rese disponibili nel corso delle prossime settimane agli utenti che dispongono delle versioni più recenti dell’applicazione.

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Il cambio del carattere su WhatsApp

Da ormai diverso tempo, gli utenti di WhatsApp possono formattare il carattere del loro testo con l’utilizzo di alcune stringhe di codice. Per esempio, basta inserire un messaggio tra due asterischi per ottenere una scrittura in grassetto. Questo metodo però è tutto fuorché veloce. Perciò gli sviluppatori hanno risolto il problema. Ora, per farlo, basta selezionare il testo che si vuole modificare e poi cliccare sui tre pallini presenti nella tastiera dopo le voci Taglia, Copia, Incolla. E il gioco è fatto.

I primi passi nel 2009

L’app di messaggistica ha più di un miliardo di utenti attivi in tutto il mondo: nella sola India, dov’è senza dubbio l’app più usata per la messaggistica, vanta circa 200 milioni di iscritti. L’applicazione fu creata nel 2009 da Jan Koum di Kiev e da Brian Acton, due ex impiegati della società informatica Yahoo!. Dopo che Koum e Acton hanno lasciato Yahoo! nel settembre 2007, il duo si è recato in Sud America per prendersi una pausa dal lavoro. A un certo punto, hanno fatto domanda per lavorare con Facebook ma sono stati respinti. Per il resto degli anni seguenti Koum fece affidamento sui suoi $ 400.000 di risparmi da Yahoo!

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di: Girolamo Fragalà @ 08:53


Lug 03 2020

Violenza sul treno: marocchino sferra un pugno in faccia a un uomo per rubargli i bagagli

Nuovo episodio di violenza su un treno. L’aggressore è un marocchino di 23 anni, residente a Pizzighettone, in provincia di Cremona. Ha agito con freddezza, sul convoglio che collega Mantova con Milano.

L’aggressione nel vagone del treno

A riportare la notizia è Il Giorno. L’immigrato ha adocchiato un viaggiatore che si era addormentato e che aveva con sé uno zainetto. Con una certa destrezza, senza farsi notare, si è avvicinato all’uomo per sfilargli lo zainetto e il cellulare. Improvvisamente, però, la vittima ha avuto un sobbalzo e ha cercato di opporsi. Il marocchino allora l’ha aggredito e gli ha sferrato un pugno in pieno volto.

La vittima, ferita, ha dato l’allarme

L’immigrato, dopo aver sopraffatto la vittima, si è allontanato dallo scompartimento con il “malloppo” ma non è riuscito a scendere dal treno che era in movimento. L’uomo, nonostante la paura e le ferite, ha fatto scattare l’allarme. Come riporta Il Giorno, la fuga dell’immigrato ha avuto fine alla stazione di Lodi dove gli agenti l’hanno rintracciato e arrestato.

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Il treno era il “territorio” preferito dal marocchino

Il marocchino ha numerosi precedenti di rapina sui treni, anche con uso di armi.  L’hanno condotto nel carcere di Lodi a disposizione dell’autorità giudiziaria per essere interrogato sul reato commesso. La vittima, invece, è scesa dal treno per sporgere la denuncia. Aveva evidenti lividi in volto per l’aggressione subita.

L’aggressione alla capotreno per la mascherina

Nelle ultime settimane molti gli episodi di violenza sui convogli. Un precedente che ha fatto molto discutere è quello sul treno che collega Genova Brignole a La Spezia. La capotreno aveva chiesto a una passeggera di indossare la mascherina mentre era a bordo, come previsto dalle regole. È bastato questo per scatenare l’ira della donna che ha insultato la capotreno e l’ha aggredita con gli sputi.

Un altro precedente sul treno di Ostia

Altra aggressione sul treno che va da Ostia a Roma. Un 43enne colombiano, in evidente stato di agitazione, all’altezza della fermata Eur Magliana, ha tirato il freno di emergenza e subito dopo ha minacciato di gettarsi sui binari. I carabinieri lo hanno bloccato e denunciato per interruzione di pubblico servizio, scoprendo che l’uomo era già sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il 43enne, secondo le prime indiscrezioni, ha spiegato ai militari di aver reagito così come risposta a una aggressione subita da un gruppo di persone.

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di: Girolamo Fragalà @ 08:34


Lug 02 2020

Bollettino coronavirus: altri 30 morti. L’Oms: “Test su 17 vaccini”

Altri 30 morti in Italia per coronavirus. I decessi dall’inizio dell’emergenza sono 34.818, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore sono stati segnalati altri 201 casi, che portano il totale a 240.961. Il numero dei guariti si è incrementato di altre 366 unità: nel complesso sono 191.083. Il numero degli attualmente positivi è 15.060, 195 in meno nelle ultime 24 ore. In isolamento domiciliare 14.015 persone, mentre 963 sono ricoverate con sintomi e 82 sono in terapia intensiva.

L’Oms sui Vaccini contro il coronavirus

“Sono già 17 i candidati vaccini contro il coronavirus per i quali sono in corso trial clinici, ovvero studi sull’uomo di fase 1, 2 o 3. Siamo molto incoraggiati da questo e dalla collaborazione e trasparenza mostrata del mondo della ricerca. La pipeline è molto ricca, perché abbiamo circa 150 candidati vaccini, che si stanno muovendo verso gli studi clinici”. A spiegarlo è Ana Maria Henao Restrepo, medico della R&D Blueprint dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel corso di una conferenza stampa a Ginevra per fare il punto sulla ricerca su Covid-19. “C’è il vaccino di Oxford, di cui si è scritto molto e che si sta muovendo verso la fase 3, ma abbiamo anche altri 5 prodotti in fase 2 di ricerca. Si tratta di vaccini che adottano approcci differenti, ovvero a vettore virale, a mRna, a Dna e proteici”, aggiunge l’esperta. “Bisogna dire che è emersa in questi giorni l’esigenza di procedere con rapidità, ma anche con rigore, per dimostrare sicurezza ed efficacia dei candidati vaccini”, ha sottolineato Soumya Swaminathan, Chief Scientist dell’Oms.

di: Valter Delle Donne @ 18:47


Lug 02 2020

Inferno a Legnago, volano sprangate e tavolini in centro: immigrati violenti seminano il panico tra i residenti (video)

Sono immigrati armati delle peggiori intenzioni e violenti, quelli immortalati in un video ripreso da cittadino del Veronese e che sta facendo il giro del web. Sono ospiti stranieri, gratuitamente aggressivi. E, ancora una volta, protagonisti di un’ennesimo blitz contro la città chiamata ad accoglierli. Questa volta siamo a Legnago (Verona), dove nella notte un gruppo di immigrati ha inveito con ferocia contro un bar locale. I residenti del quartiere, svegliati nel cuore della notte dalle grida e dal rumore dei colpi inferti con le spranghe contro l’esercizio commerciale preso di mira, sono ormai ben oltre il limite della pazienza. Il video, postato su Twitter da RadioSavana parla chiaro: le mmagini, con tanto di sonoro assordante, sono eloquenti. E aprono ad una miriade di commenti e post indignati.

Legnago, immigrati violenti: volano sprangate e tavolini in centro

Una notte di violenza, quella dello scorso martedì a Legnago, denunciata tra gli altri dal sito de LaNotizia.news, dalla cui pagina Facebook abbiamo ri-postato il video che circola in queste ore sui social. Una notte di follia, cominciata quando un nutrito gruppo di immigrati si è accanito contro il bar “La Gabbia” di Via Duomo. Le riprese di un residente della zona registrano tutto: gli stranieri inferociti, per cause ancora in corso di accertamento, che iniziano a litigare animatamente. La situazione che degenera quasi subito, con gli schiamazzi che diventano urla. Le minacce e gli insulti che anticipano solo di qualche istante il lancio di sedie e tavolini, che cominciano a volare per aria. Una scena raccapricciante, registrata da un cittadino che ha postato il video sui social per documentare l’inquietante episodio.

Un video documenta la notte di paura e distruzione

Un video diventato virale in poche ore… Non si sa cosa abbia fatto scattare la furia distruttiva. Quello che apprendiamo però, per esempio, dal sito Voxnews, che raccoglie diverse attestazioni di solidarietà da parte di alcuni amministratori locali, è che «la rissa in Via Duomo» ha avuto per protagonisti anche alcuni «ragazzi arabi probabilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti». Non solo. Anche che, «da anni, ormai» molti immigrati «bivaccano dalle parti del Torrione, in pieno centro storico. E questa volta è andata in scena tutta la violenza possibile: con spranghe e catene, questi soggetti hanno distrutto i tavolini di un bar e una vetrina. Uno di questi giovani dovrebbe essere già stato identificato».

 

Rissa nella notte davanti alla birreria La Gabbia.

Pubblicato da La Notizia.news su Martedì 30 giugno 2020

di: Priscilla Del Ninno @ 17:21


Lug 02 2020

Caso marò, il tribunale internazionale riconosce l’immunità: “Spetta all’Italia processarli, non all’India”

Saranno processati in Italia i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha stabilito l‘arbitrato internazionale, che ha quindi accolto le nostre tesi nella controversia con l’India. Secondo il tribunale, costituito a L’Aja il 6 novembre del 2015, ovvero dopo tre anni e mezzo di braccio di ferro tra Roma e Nuova Delhi, infatti, i due fucilieri di marina godono dell’immunità in quanto “funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera”.

Il processo ai due marò spetta all’Italia

Arriva così alla svolta auspicata il caso che si era aperto con l’oscuro incidente del 15 febbraio 2012, quando al largo delle coste del Kerala due pescatori indiani morirono a bordo del peschereccio Saint Anthony, secondo l’accusa indiana per i colpi sparati dai due fucilieri dalla nave italiana Enrica Lexie. “L’Italia dovrà esercitare la propria giurisdizione e riavviare il procedimento penale“, ha deciso il tribunale arbitrale internazionale. La corte ha però anche stabilito che l’Italia “ha violato la libertà di navigazione”. Dovrà pertanto “compensare l’India per la perdita di vite umane; i danni fisici; il danno materiale all’imbarcazione; il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano”. Il tribunale dell’Aja ha inoltre invitato le due parti a “raggiungere un accordo attraverso contatti diretti”.

L’India “prende atto”

L’India ha già fatto sapere che “prende atto” e “si metterà in contatto con le autorità interessate dalla questione”. L’Italia, dal canto suo, “è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione”, è stato il commento della Farnesina, che ha dato notizia della decisione presa a L’Aja esprimendo “apprezzamento per l’efficace lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell’Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali”. E soddisfazione è stata espressa trasversalmente dalle forze politiche, che non hanno mancato di far sentire la loro vicinanza a Latorre e Girone. Sul pronunciamento è intervenuto anche lo Stato maggiore della Difesa, ricordando le tappe della vicenda e facendo sapere di aver immediatamente provveduto a convocare i due marò per informarli.

 

 

di: Annamaria Gravino @ 16:04


Lug 02 2020

Incubo baby gang a Grosseto: ragazzina violentata e filmata dal branco

Grosseto è sotto choc dopo la notizia dello stupro di una quindicenne. Iniziano, infatti, a delinearsi i contorni della violenza sessuale che avrebbe subito, nei giorni scorsi, la ragazzina ad opera di tre suoi coetanei nel bagno di casa sua, e non di uno stabilimento balneare come era emerso ieri, quando la stampa locale aveva riportato la notizia. Sulla vicenda sono in corso indagini della squadra mobile della questura di Grosseto.

Il branco di Grosseto: tutti minorenni

Tutto sarebbe accaduto durante una festicciola organizzata dalla vittima, 15enne. I tre ragazzi, che alla festa si sarebbero ‘imbucati’, hanno prima molestato la giovane padrona di casa e poi, due di loro l’avrebbero sorpresa in bagno dove avrebbero abusato di lei anche con degli oggetti. Il terzo ragazzo sarebbe rimasto fuori dalla porta per fare il palo. Uno degli inviati alla festa sarebbe intervenuto per fermare quella violenza. Un’amica della ragazza l’avrebbe poi convinta a raccontare quello che era successo ai genitori.

Il referto medico e il video incastrano i responsabili

Portata all’ospedale Misericordia di Grosseto, i medici, secondo quanto si apprende, le avrebbero riscontrato lesioni compatibili con una violenza sessuale. Gli stessi sanitari avrebbero poi allertato la polizia. Da qui la segnalazione della vicenda alla procura dei minori di Firenze che ha raccolto così la denuncia del padre della ragazzina. Durante gli abusi, i tre ragazzi, che rischiano un’incriminazione per violenza sessuale aggravata, avrebbero anche girato un video che poi si sarebbero scambiati.

Le gang composte anche da stranieri

L’incubo baby gang aveva già tenuto banco in questi giorni a Grosseto e in provincia. Secondo il quotidiano La Nazione sono composti anche da cittadini stranieri e terrorizzano gli adolescenti della zona con veri e propri agguati. In alcuni casi, alle vittime vengono inflitte ferite volontarie, per derubarle o semplicemente per terrorizzarle. La fine del lockdown, per certi versi, ha scatenato la furia e la violenza dei minorenni, spesso con situazioni familiari disastrose.

di: Valter Delle Donne @ 15:32


Lug 02 2020

Sos Sicilia, 8 migranti positivi sui 43 sbarcati dalla Mare Ionio. Musumeci: tutti a Noto? Che sia zona rossa (video)

Migranti, Sos Sicilia: sbarcati migranti positivi. Esattamente 8 tra i 43 approdati con la Mare Ionio. L’ira di Musumeci: sono in quarantena sulla terraferma a Noto e non su una nave in rada. Per questo vuole chiedere a Roma che una delle  “perle del turismo” in prestito all’accoglienza, venga considerata «zona rossa». Ma andiamo con ordine. nelle ultime ore, la Lega sospetta che a bordo della Mare Ionio qualcosa non quadri. E ha ragione. Salvini via Twitter si rivolge direttamente alla ministra Lamorgese e dice: «Chiediamo al ministro dell’Interno conferma della notizia secondo la quale tra i 43 fatti sbarcare ieri ad Augusta, in Sicilia, dalla nave Ong Mare Jonio (la nave dei centri sociali) vi siano non uno, ma ben 8 casi di positivi Covid-19».

Sicilia, sbarcati 8 migranti positivi. Ira Musumeci: ora zona rossa!

Oggi la risposta ufficiale dalla Mediterranea Saving Humans in una nota. «Siamo stati informati dalle autorità sanitarie che 8 dei 43 tamponi laringo faringei effettuati ieri pomeriggio sulle persone sbarcate ad Augusta da nave Mare Jonio sono risultati positivi al Covid-19». Poi la Ong aggiunge: «La pandemia non fa purtroppo distinzione e non conosce i confini e si è evidentemente propagata anche nel continente africano ed in Libia in modo massiccio». E non contenta, Mediterranea Saving Humans rilancia: «Questo impone un intervento umanitario di soccorso che preveda l’evacuazione dai campi di prigionia libici dove le condizioni igenico-sanitari disastrose rischiano di trasformare quei luoghi in un focolaio senza precedenti». «D’altro canto – continua la nota – un’emergenza non esclude l’altra. Senza navi da soccorso in mare le persone muoiono a migliaia nel Mediterraneo centrale. In assenza di soccorsi da parte dei governi le navi della società civile non possono fermarsi. Adesso meno che mai»…

L’equipaggio della Mare Jonio all’ancora nel porto di Augusta: in quarantena

Le posizioni in campo, insomma, sono chiare: continuare a recuperare in mare migranti anche positivi al virus. Farli sbarcare in un porto sicuro per loro, anche a costo di riattivare la pandemia. Perché, insiste la nota di Msh, «far morire le persone in mare non può essere un metodo di prevenzione e contenimento del virus. È un discorso inaccettabile. E anche quando i profughi miracolosamente riescono ad arrivare fino alla terraferma in autonomia, la sicurezza sanitaria è comunque meno garantita rispetto a quanto le nostre navi riescono a fare. E, si legge ancora nel comunicato della Ong, «le procedure adottate da Mare Jonio sono le più avanzate per il contenimento del Covid-19. Procedure che permettono di identificare i positivi immediatamente, senza rischi di propagazione dell’epidemia». Dunque, l’equipaggio della Mare Jonio è adesso all’ancora nel porto di Augusta: in quarantena.  E forse contribuirà poco a placare le preoccupazioni e a sedare le ansie dei residenti, sapere che, come spiega il comunicato Msh, «l’equipaggio si atterrà scrupolosamente a tutte le misure che le autorità sanitarie riterranno opportune»…

Salvini: «Dal resto d’Europa ci guardano con compatimento»

Immediate le reazioni e i commenti di Matteo Salvini e del governatore della Sicilia, Nello Musumeci. Il primo, sempre su Twitter, commenta: «Purtroppo confermato quanto chiedevamo stamane al “distratto” ministro dell’Interno. 8 positivi al virus tra i 43 fatti sbarcare ieri in Sicilia dalla Mare Jonio, la nave dei centri sociali di Casarini e compagni». «Dal resto d’Europa – aggiunge polemico il leader del Carroccio in conclusione – ci guardano con compatimento. Mentre i trafficanti di esseri umani si fregano le mani. Il governo? Tace e dorme». Quindi, commentando un video sui 43 clandestini fatti sbarcare ad Augusta, conclude: «Benvenuti in Europa, dicono trionfalmente. Sì, col virus»…

Musumeci indignato: «Lo Stato li manda a Noto, la perla del nostro turismo»

Anche il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, non ci sta. E in un post indignato su Facebook scrive: «Dei 43 immigrati sbarcati ieri ad Augusta, 8 sono risultati positivi al Coronavirus. Si trovano a Noto e non su una nave in rada, come aveva chiesto il governo siciliano. Ma lo Stato dice che la nave costa troppo. E quindi si possono alloggiare a Noto, dove già si trovano. Avete capito bene: a Noto, perla del nostro turismo. Il nostro sistema sanitario ha provveduto a tamponi e ha posto in isolamento i positivi, dividendoli dagli altri». Poi, l’enigmatica conclusione del governatore, che apre alla giusta recriminazione: «Ma permangono due grandi domande: perché la quarantena sulla terra ferma? Perché nessuno ci informa sulle condizioni reali dei campi in Libia? Sono domande – conclude Musumeci – alle quali Roma ha il dovere di rispondere. Verificherò a questo punto se non sia il caso di ordinare la zona rossa attorno alla struttura che ospita gli immigrati».

di: Priscilla Del Ninno @ 15:25


Lug 02 2020

Immigrato blocca il traffico a Stazione Termini coi monopattini rubati (video)

Un immigrato di origini africane ha bloccato il traffico a Stazione Termini sotto gli occhi dei romani inferociti. Il video sta facendo il giro dei Social e lascia interdetti. L’uomo, seminudo, piazza una serie di monopattini per strada. Evidentemente proprio quei monopattini che la sindaca Raggi e la sua giunta hanno promosso tra squilli di tromba come servizio per i cittadini. L’autore del filmato commenta con esclamazioni di stupore il raptus dell’uomo.

Il video è stato registrato alcuni giorni fa. L’africano appare in tutta la sua furia mentre ferma il traffico delle automobili e della corsia riservata ai mezzi pubblici. Usa appunto i famosi monopattini sharing. Ecco la loro triste fine. A spese dei contribuenti romani. L’uomo lancia i monopattini a terra e li posiziona in mezzo alle carreggiate per frenare il traffico romano che passa ogni pomeriggio vicino alla stazione Termini.

Stazione Termini, scene di ordinaria follia

L’energumeno, non pago di questa bravata, ha iniziato a insultare automobilisti, pedoni e turisti che passavano nelle vicinanze della stazione. In evidente stato confusionale, la “risorsa” africana ha cominciato a chiedere i documenti ai singoli conducenti delle vetture armato di un “coccio di bottiglia”. Non a caso, il video è diventato virale. Tanto da venire postato nelle ultime ore anche sul canale Social di Matteo Salvini, per fotografare lo stato di una città allo sbando.

di: Valter Delle Donne @ 14:27


Lug 02 2020

Sotto ricatto. Malta se ne infischia, la Ong punta su Lampedusa: i migranti minacciano di buttarsi in mare (video)

Sotto ricatto. Malta se ne infischia, la Ong punta su Lampedusa: i migranti soccorsi dalla Sos Mediterranee minacciano di buttarsi in mare. E in un video più che eloquente, un operatore inginocchiato a mani giunte cerca di sedare le tensioni a bordo della Ocean Viking. Poi, una nota diramata dall’associazione che ha recuperato in mare i migranti ufficializza la situazione.

Migranti, Malta tace, l’Ocean Viking punta su Lampedusa: tensione a bordo

Le «tensioni a bordo della Ocean Viking stanno aumentando e alcuni migranti minacciano di buttarsi a mare». Lo afferma un nota di Sos Mediterranee, che gestisce la nave, adesso al largo di Lampedusa, con 180 migranti soccorsi nei giorni scorsi. «Abbiamo inviato cinque richieste alle autorità marittime italiane e maltesi per l’assegnazione di un porto di sbarco: finora non abbiamo ricevuto risposte. Eccetto due: negative. Poi la nota di Sos Mediterranee continua: «I sopravvissuti hanno detto alle nostre squadre di aver trascorso da due a cinque giorni in mare prima di essere soccorsi dalla Ocean Viking. Ciò significa che alcuni dei 180 sopravvissuti sono in condizioni precarie in mare da più di 8 giorni». Quindi la domanda che riapre la questione politica degli sbarchi: «Dov’e’ finito l’accordo di Malta del 2019 per il trasferimento delle persone salvate in mare»?

Migranti, la sferzata della Sos Mediteranee alla Ue

Non solo. Con toni perentori e ultimativi, la Sos Mediterranee prosegue, incalzando con sottolineature sempre più stringenti la Ue. La quale, come al solito, continua a voltare lo sguardo dall’altra parte. «Gli Stati membri dell’Unione Europea sono consapevoli del fatto che la gente ha continuato a fuggire dalla Libia su imbarcazioni non sicure per tutta la durata della crisi Covid-19». Emergenza «che ha colpito l’Europa in primavera». E comunque, «indipendentemente dall’assenza di navi dedicate alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo centrale. Non solo la mancanza di capacità di ricerca e salvataggio per salvare vite umane in mare continua, ma l’Ue non riesce a garantire la sicurezza ai pochi che sono stati salvati da una nave di una Ong che cerca di colmare la lacuna del Sar».

Il duro affondo contro Malta e gli accordi del 2019

Quindi la sferzata a Malta: «Dall’inizio di giugno, abbiamo sentito dichiarazioni che annunciano il ripristino dell’accordo di Malta quest’estate. Dalle comunicazioni che la Ocean Viking ha con le autorità marittime – conclude la nota – non c’è attualmente alcun segno di un tale riavvio… Il sostegno degli Stati membri dell’Ue ha fatto la differenza in passato. Non deve fermarsi ora».

di: Priscilla Del Ninno @ 13:28


Lug 02 2020

Si dice “la” Covid e non “il” Covid. E non usate la parola “lockdown” . La Crusca spiega il perché

Coronavirus e lockdown. In questi mesi di emergenza molti sono i termini venuti fuori, molti dei quali erano pressoché sconosciuti a gran parte degli italiani. Ora si discute su come pronunciarli e qual è il modo corrtetto di usarli. La prima sorpresa è che si dice “la” Covid e non “il” Covid. Questo perché si tratta di una malattia. La “sentenza” arriva dal professore Claudio Marazzini, appena rieletto presidente dell’Accademia della Crusca per il terzo mandato.

Covid, lockdown e la Crusca

«In Francia, ad esempio, con una precisa pronuncia dell’Accademia francese, è stato detto esplicitamente che il sostantivo Covid è di genere femminile. In Italia – spiega Marazzini all’Adnkronos – la Crusca non si è pronunciata ufficialmente anche se tra noi accademici ne abbiamo discusso e il dibattito continua».

Ma se s’intende il morbo…

«Non c’è dubbio, tuttavia, che quando ci si riferisce alla Covid in quanto tale, quindi, alla malattia, si debba declinare al femminile. Alcuni accademici fanno, però, osservare che se si intende il morbo può essere corretto usare l’articolo al maschile».

Lockdown? Usiamo il termine italiano

«Lockdown? No, meglio usare l’italianissimo “confinamento”, seguendo in ciò l’esempio degli spagnoli e dei francesi», aggiunge Marazzini. «Lockdown è un prestito integrale dall’angloamericano – spiega – che ricorda il confinamento di prigionieri nelle loro celle per un periodo prolungato di tempo. Solitamente come misura di sicurezza a seguito di disordini».

Le misure di contenimento

«In piena pandemia da coronavirus, la parola lockdown è stata impiegata specificamente per indicare le misure di contenimento. Misure messe in atto prima nella provincia cinese di Hubei, poi in Italia, in Europa e negli altri paesi colpiti dalla pandemia. E la sua diffusione è apparsa difficile da frenare anche da noi».

L’esempio degli spagnoli e dei francesi

«In Italia nessuno è stato pronto a fornire alternative valide a questo termine angloamericano, neanche l’Accademia della Crusca»,  ammette il presidente Marazzini. « Con il senno di poi, se potessi riscrivere la storia, direi che sarebbe il caso di seguire gli spagnoli e i francesi che hanno fatto ricorso correttamente a una parola che ha le proprie radici nelle lingue romanze: confinamento».

di: Girolamo Fragalà @ 10:03


Lug 02 2020

Dan Brown, la moglie gli fa causa: «Ha sperperato i nostri soldi con le amanti». I regali folli alle donne

Dan Brown, il famoso autore del Codice Da Vinci è stato citato in giudizio dalla sua ex moglie. Blythe Brown lo accusa infatti di aver intrapreso una «condotta illecita e vergognosa» durante gli ultimi anni del loro matrimonio.

Le “sordide” relazioni di Dan Brown

L’ex moglie ha deciso di passare definitivamente alle carte bollate nei giorni scorsi sostenendo le “malefatte” dello scrittore. Ha sostenuto che Dan Brown abbia «segretamente sottratto» ingenti somme di denaro «per condurre sordide relazioni extraconiugali». Queste relazioni avrebbero riguardato «diverse donne», tra cui un addestratrice di cavalli olandese e una parrucchiera locale.

I regali faraonici alle presunte amanti

I regali sono stati “pesanti”. Sembra infatti che Dan Brown abbia usato i fondi dei loro beni comuni per donare tra l’altro un cavallo del valore di 345.000 dollari nonché una macchina nuova. Ma anche un camion per il trasporto di cavalli e i lavori di ristrutturazione dell’appartamento per l’addestratrice con la quale avrebbe avuto una relazione.

Altre accuse e la difesa

Secondo le accuse dell’ex moglie, Dan Brown avrebbe usato i loro beni comuni anche per intrattenere una relazione con «un funzionario politico» e con la sua personal trainer. E avrebbe occultato dei nuovi progetti di Blythe Brown basati sui romanzi che la coppia aveva «creato insieme». L’autore de Il Codice da Vinci ha replicato dicendo che le affermazioni dell’ex moglie sono false.

I capolavori di Dan Brown

Lo scrittore statunitense è notissimo per i suoi thriller. Con più di 200 milioni di copie vendute, è tra gli autori thriller più popolari e di maggior successo degli ultimi tempi. È autore dei bestseller CryptoAngeli e demoniLa verità del ghiaccioIl simbolo perdutoInferno e Origin, la sua opera più celebre è Il codice da Vinci che con più di 85 milioni di copie vendute è tra i libri più conosciuti e venduti del mondo.

di: Girolamo Fragalà @ 09:47


Lug 02 2020

Carabiniere denunciato per aver segnalato la mancanza di mascherine. Il tweet di Capitano Ultimo

Il tweet di Capitano Ultimo è durissimo. La vicenda del carabiniere denunciato per aver osato segnalare l’assenza di mascherine in pieno lockdown è inaccettabile. Va ogni oltre ogni livello. «Ministro, riporti la Costituzione nella caserme», scrive.

Capitano Ultimo, l’affondo

«Liberi i carabinieri dalla tirannide», aggiunge Capitano Ultimo. Parole forti, che evidenziano le ingiustizie che subiscono gli uomini in divisa, La vicenda ha preso il via in piena “fase 1”, nel momento della quarantena. Proprio quando tutti gli italiani dovevano stare chiusi in casa. Circolavano le forze dell’ordine per garantire il rispetto del decreto.  E lo facevano con tutti i rischi connessi al contagio.

La lettera dell’appuntato

Proprio per questo motivo, un appuntato aveva scritto una lettera che poi aveva iniziato a girare sui gruppi WhatsApp dei militari. «Duole constatare che i militari in forza alla Compagnia Speciale di Palermo, impegnati giornalmente nei diversi servizi d’istituto, non vengano dotati delle minime protezioni contro i pericoli da contagio del Covid-19».

«Dobbiamo operare in sicurezza»

Il carabiniere si diceva consapevole delle «gravi difficoltà» nel reperire in tutta Italia dispositivi di protezione individuale. Ma «non è tollerabile che circa 90 uomini, spesso padri di famiglia, vengano esposti a rischi elevati durante l’espletamento del proprio servizio». Perciò aveva chiesto che ogni militare fosse posto nella condizioni di operare in sicurezza.

Capitano Ultimo posta l’articolo

Nel suo tweet, Capitano Ultimo ha postato un articolo dell’Espresso. «La risposta», si legge, «arriva a stretto giro, i primi giorni di aprile. E non è stata quella che il carabiniere si auspicava». Infatti non gli hanno scritto che mascherine e dpi sarebbero arrivati presto. Ha scoperto invece che l’avevano denunciato per diffamazione. Il motivo? Il contenuto della lettera. Con trasferimento d’ufficio. I giudici avevano favorito un concordato: il carabiniere aveva avuto la possibilità di scegliere lui ·una destinazione di suo gradimento».

di: Girolamo Fragalà @ 09:25


Lug 02 2020

Milano, immigrato irregolare accoltella un giovane nel vagone della metropolitana

Nuovi episodi di violenza a Milano. Negli ultimi giorni altre aggressioni e aumenta la rabbia dei residenti. Troppo permissivismo, troppo buonismo. Ha destato sconcerto il fatto si sangue che si è verificato nella metropolitana.

Milano, prima il diverbio e poi il fendente

A far scoppiare la lite un diverbio tra un giovane italiano e un immigrato irregolare. La tensione si è alzata, poi il fendente. Il tutto nel vagone della metropolitana in piena serata. L’immigrato ha accoltellato il 22enne senza un attimo di esitazione.

Il 27enne, un immigrato irregolare

Come detto, l’aggressione si è verificata su un treno della linea M1, la rossa, di Milano. Poco prima della fermata di Pagano, stando a quanto finora hanno ricostruito gli agenti, il 22enne avrebbe avuto una discussione verbale con un 27enne cittadino dell’Ecuador, L’immigrato è poi risultato irregolare in Italia e aveva diversi precedenti.

L’arma, un coltello da cucina

La discussione sarebbe nata per «futili motivi», secondo quanto emerge dalle indagini della Questura. L’aggressore avrebbe estratto un coltello da cucina che aveva con sé colpendo la vittima con un fendente alla gamba.

La vittima portata al Fatebenefratelli

A chiamare aiuto sono stati gli altri passeggeri. sul posto sono immediatamente Gli agenti della Polmetro hanno bloccato il 27enne nel mezzanino di Pagano. Il ragazzo ferito è invece stato soccorso da un’ambulanza del 118 che l’ha trasportato all’ospedale Fatebenfratelli. Fortunatamente la coltellata, che lo ha colpito al ginocchio, non gli ha causato un taglio troppo profondo e le sue condizioni non destano troppa preoccupazione.

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Milano, chiede l’elemosina ma è una ladra

Una 19enne rumena protagonista di un altro fatto di cronaca a Milano. Chiedeva l’elemosina all’interno del Parco Sempione, ma era pronta al furto. Infatti ha rubato uno smartphone a un giovane. Questi però aveva notato lo strano comportamento della ragazza e l’ha individuata facendo squillare il suo cellulare.

L’oggetto del furto, un Iphone

La 19enne, come detto, chiedeva l’elemosina nei pressi di un noto locale dentro il parco di Milano. Con “abilità” ha sfilato l’Iphone dalla tasca del ragazzo, che però si è accorto dei movimenti della rumena. Allora ha immediatamente chiesto a un amico di chiamare il proprio numero per fare squillare il telefono.

Milano, l’arrivo della volante della polizia

L’Iphone ha iniziato a squillare nel parco di Milano proprio dov’era la 19enne, che lo aveva nascosto nella propria tasca. A quel punto i due ragazzi hanno bloccato la giovane attendendo poi l’arrivo di una volante della polizia. Gli agenti l’hanno quindi arrestata: deve rispondere di furto con destrezza.

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di: Girolamo Fragalà @ 08:34


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