Giu 17 2019

Tumori, dalle oncologhe uno stop ai viaggi della speranza: non sempre sono necessari

Non sempre un viaggio della speranza per la cura dei tumori si dimostra una scelta saggia. Spesso, anzi, può comportare conseguenze indesiderate. Ma tant’è: l’arrivo di una diagnosi di cancro deflagra all’interno di una famiglia come una bomba ed è la forza delle disperazione a imporre di aggrapparsi ad ogni speranza pur di vincere una malattia che in Italia è la seconda causa di morte. Tra queste, anche i cosiddetti i viaggi della speranza da un centro all’altro e dal Sud al Nord del Paese. Una soluzione, quest’ultima, scoraggiata dall’associazione Women for Oncology Italy che nel corso dell’evento promosso oggi alla Camera sul tema: «Donne che curano la famiglia» ha ribadito «che il viaggio verso altre strutture rispetto alle proprie di riferimento andrebbe fatto solo quando davvero necessario», vale a dire nei casi di tumori rari, protocolli di studio, pazienti con buon performance status. In questo senso, anche una pratica più consapevole e meglio gestita della cosiddetta second opionion potrebbe aiutare a bloccare i viaggi della speranza laddove non siano fondamentali per la certezza della cura o per la tempestività di una diagnosi specifica. L’associazione ha ricordato che secondo un’indagine del Censis «sono stati 750 mila i ricoveri in mobilità ospedaliera interregionale nel 2016», ai quali va aggiunto «lo spostamento correlato di almeno altre 650 mila persone, ovvero l’esercito degli accompagnatori e dei familiari». Il totale è impressionante: circa 1 milione e mezzo di persone con la valigia costantemente in mano per affrontare ricoveri lontano da casa anche più e più volte l’anno.

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I viaggi della speranza spostano 1.500.000 di persone all’anno

«Per noi oncologi – spiega Fabiana Letizia Cecere, dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma – prendersi cura del paziente non significa solo prescrivere una terapia ma prendersi cura a 360 gradi della persona. Quando una diagnosi rileva la presenza di tumori ha delle ripercussioni sull’intera famiglia, dalla prevenzione, quando c’è la diagnosi di ereditarietà, al fine vita. La ripercussione sul minore di una diagnosi sul genitore o la malattia del figlio sono argomenti di cui ci occupiamo. Dal nostro punto di vista abbiamo riscontrato una disomogeneità sul territorio nazionale nella gestione del paziente oncologico e abbiamo riunito le associazioni dei pazienti, chi fa volontariato, le istituzioni, per mappare e migliorare la gestione del paziente e della sua famiglia».

L’esperto: «Familiari da coinvolgere nella terapia contro i tumori»

«Il cancro – ha  ricordato il prof. Francesco Cognetti, tra gli oncologi più apprezzati d’Italia – non è semplicemente una patologia che colpisce alcuni organi ma è una malattia che ha un impatto ben più ampio sulla persona, sulla vita, sulla psiche e sulle relazioni affettive. È una malattia che va gestita a tutto tondo. Le pazienti sopravvivono ai tumori molto più a lungo rispetto al passato, mesi e anche anni. La donna – ha concluso – si trova in mezzo perché è paziente o parente di un paziente ed è al centro delle dinamiche che ruotano attorno alla malattia».

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di: Mario Landolfi @ 15:24


Giu 17 2019

Milano, due nomadi beccate a rubare col pancione: la gravidanza gli evita il carcere

Milano, due nomadi beccate a rubare in piena gravidanza. Neppure il pancione le ferma dall’andare a rubare. E del resto, neppure la lunga sfilza di reati commessi e di condanne accumulate suggerisce loro di desistere dal mettersi a saccheggiare appartamenti incustoditi, anzi… Così, due nomadi trentenni, di origine croata e incinte, sono state sorprese mentre tentavano di rubare in un Condominio di Corso Sempione a Milano…

Due nomadi beccate a rubare. Entrambe incinta

Un episodio come tanti altri già denunciati: due nomadi beccate a rubare col pancione e salvate dal carcere proprio dalla gravidanza. Eppure, alcuni residenti hanno segnalato ieri pomeriggio verso le 13 la presenza delle due nomadi all’interno di uno stabile in Corso Sempione. Non solo: per terra, nel cortile interno, gli agenti accorsi sul posto dopo aver raccolto l’allarme degli inquilini, hanno trovato un cacciavite, presumibilmente portato alla coppia. Tutti indizi che si trasformano in prova: la prova che le due nomadi beccate a rubare non si sono fatte scrupolo dall’agire nonostante la gravidanza, anzi. Anzi proprio grazie al pancione sono riuscite a evitarsi il carcere. A carico di una delle due donne in particolare, entrambe in stato interessante, è risultato peraltro che già pendeva una pena di 22 anni da scontare per reati contro il patrimonio. La donna, salvata dalla gravidanza, è ora indagata a piede libero per tentato furto e violazione di domicilio.

di: Priscilla Del Ninno @ 15:19


Giu 17 2019

Roma, notte di terrore per una famiglia: villa assaltata con pistole e passamontagna

Notte di terrore per una famiglia romana, ostaggio di un commando armato nella sua villa di Casal Monastero, a Roma. L’ennesima rapina. Armati di pistole, nascosti sotto i passamontagna e muniti di guanti per non lasciare impronte, sei ladri – probabilmente dell’Est Europeo come leggiamo sul Messaggero – hanno fatto irruzione nella villa. Si sono fatti beffa dell’antifurto e dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’abitazione, facendosi aprire la porta di casa della sorella del proprietario, spintonandola e portando via oggetti di valore, senza però riuscire ad aprire la cassaforte.

Villa assaltata da 5 stranieri e un italiano

I balordi, secondo le prime ricostruzioni, hanno manomesso le telecamere e l’allarme, entrando così in azione indisturbati. La donna, vittima di un tranello, ha aperto l’uscio e si è trovata di fronte la banda di ladri che l’ha prima spintonata, poi immobilizzata e dunque minacciata: «Dicci dove sono i soldi e non ti succederà nulla», avrebbero detto i ladri. In casa erano presenti anche i tre figli piccoli della signora, la banda sarebbe composta da cinque stranieri – forse albanesi – e da un italiano. Sulla vicenda indagano i poliziotti del commissariato San Basilio e quelli della squadra mobile. Al vaglio degli investigatori le telecamere della zona e quelle di alcune abitazioni e altre ville nelle strade limitrofe. Bisognerà capire se fuori c’era qualche altro componente della banda a fare da palo pronto a mettere in moto l’auto con la quale sono fuggiti.

di: Antonella Ambrosioni @ 15:13


Giu 17 2019

«Mi hai schizzato l’acqua». E lo accoltella a morte: follia omicida alla festa di paese

Ucciso per qualche schizzo d’acqua. È stato assassinato così, accoltellato a morte durante la festa del paese, Hans Junior Krupe, 25enne di origini olandesi, nato e cresciuto a Veniano, in provincia di Como. Il giovane è stato aggredito ieri sera, all’interno del parco comunale. Per l’omicidio è stato arrestato un 47enne del posto, che dopo un lungo interrogatorio ha confessato.

L’assassino incastrato da testimoni e telecamere

Hans Junior Krupe è stato trovato a terra ieri sera, in una zona del parco comunale un po’ appartata. Era stato colpito con una profonda coltellata al fianco. Quando l’hanno soccorso era ancora vivo e cosciente, ma non in grado di chiedere aiuto. Portato all’ospedale Sant’Anna di Como, è morto poco dopo. L’aggressore è stato identificato grazie alle testimonianze e alle telecamere di video sorveglianza. Si tratta di un uomo di 47 anni di Fenegrò, un altro paese del Comasco, arrestato con le accuse di omicidio e porto abusivo di arma bianca.

Ucciso per qualche schizzo d’acqua

Il 47enne, trovato dai carabinieri nella propria abitazione con i vestiti ancora sporchi di sangue, ha ammesso le proprie responsabilità. L’omicidio sarebbe nato per una lite per futili motivi: il 25enne avrebbe bagnato il 47enne, gettandogli addosso dell’acqua di una fontanella. L’uomo avrebbe reagito colpendo il giovane più volte con un coltello a serramanico.

di: Annamaria Gravino @ 14:00


Giu 17 2019

Camilleri ricoverato in rianimazione a Roma dopo un arresto cardiaco: è grave

Apprendiamo la notizia direttamente dal web: lo scrittore Andrea Camilleri è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Santo Spirito di Roma. Trasportato nel nosocomio capitolino in seguito a un arresto cardiaco, il creatore del Commissario Montalbano versa in gravi condizioni, ricoverato immediatamente  – a quanto si apprende da fonti sanitarie – al suo arrivo in pronto soccorso nel reparto di rianimazione.

Andrea Camilleri ricoverato in rianimazione a Roma: è grave

Camilleri, 93 anni, autore di bestseller, romanzi e pièce, drammaturgo e docente all’Accademia d’Arte drammatica Silvio D’Amico, stava lavorando allo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino – che dovrebbe andare in scena per la prima volta alle antiche Terme di Caracalla, il 15 luglio – . «Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio “cunto”, passare tra il pubblico con la coppola in mano», ha detto più volte Camilleri e riporta in questa circostanza il sito dell’Ansa. Solo l’anno scorso, a 92 primavere suonate, lo scrittore ha ri-debuttato sulla ribalta come attore a 70 anni di distanza dal suo primo esordio sulla scena, nella suggestiva cornice del Teatro Greco di Siracusa, dove Camilleri ha portato in scena «Conversazioni con Tiresia», l’indovino cieco del mito greco: un personaggio della creazione drammaturgica classica, come lui ipovedente.

di: Priscilla Del Ninno @ 12:17


Giu 17 2019

A Cinecittà polizia a misura di bambino: la festa del Mosap tra musica e cartoni

Hanno scelto il quartiere di Cinecittà  e l’Oasi Park, gli operatori della Polizia di Stato iscritti al Mosap, il Movimento Sindacale Autonomo di Polizia per la prima edizione della ”Festa dell’ Estate del Mosap”, che avrà luogo domenica 23 giugno dalle ore 15.45, organizzata dal suo segretario, Fabio Conestà e da Marcello Cuicchi. L’Oasi Park, spiegano dal Mosap, è un parco divertimenti gestito dalla famiglia Melandri che con i suoi 5000 mq viene considerato tra le attrazioni più importanti per i bambini della nostra città, in un quartiere popolare come Cinecittà. L’estate in città per i bambini che hanno terminato le scuole può essere  dura. Con grande sensibilità gli agenti del Mosap sono venuti incontro a bimbi e famiglie, organizzando una due giorni tra spettacolo, allegria, e cartoon.

Prima edizione della Festa dell’Estate

Questa prima edizione della Festa dell’ Estate, ci tiene a sottolineare Fabio Conestà, vede tra i volti noti che si alterneranno sul colorato palco, presentati da Fabrizio Pacifici e Claudia Conte: «l’artista Internazionale Ryan Paris, attualmente in tour mondiale che proporrà la sua storica Hit “Dolce Vita”;  Armando Tartaglini cover di Zucchero Sugar Fornaciari, il rapper Calibro 40, Federico Saliola e Mister Cartoon che riproporrà le sigle dei cartoni animati più celebri. Le attrici Adriano Russo e Valentina Vicario, gli attori Alessandro Bernardini e Pietro Delle Piane». Ci saranno poi le esibizioni comiche con “I Sequestrattori”, Magico Alivernini, Alessandro Serra, Gabriele Marconi e Walter Del Greco. Durante l’intera manifestazione sarà presente anche la simpatica animazione di Dragoland.

di: Antonella Ambrosioni @ 11:32


Giu 17 2019

Tragedia a Bergamo, carabiniere ucciso al posto di blocco. Il cordoglio di Marsilio

Il Paese costretto a piangere la prematura fine di un altro servitore dello Stato: l’appuntato scelto del Radiomobile di Zogno, Emanuele Anzini, 41 anni, originario di Sulmona, padre di una bambina che vive nella cittadina abruzzese, è morto travolto da un automobile in corsa mentre era nell’esercizio delle sue funzioni, di presidio a un posto di blocco, la scorsa notte a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo.

Carabiniere travolto e ucciso mentre presidia un posto di blocco

Il militare stava effettuando un posto di blocco in via Albisetti, la strada provinciale che da Presezzo e Bonate Sopra porta a Sotto il Monte quando, poco prima delle 3, è stato investito da un’auto e trascinato per decine di metri: a travolgerlo un 34enne, che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe guidato l’utilitaria in stato di ebbrezza. Della dinamica, ancora in via di ricostruzione, si sta occupando la polizia stradale di Bergamo, per ora l’unica certezza che un’ennesima, tragica disgrazia, si è abbattuta sull’Arma che, oggi, piange ancora un collega morto in servizio. Un uomo, un marito, un padre, un militare morto mentre in servizio notturno pattugliava ke strade della provincia per la sicurezza dei cittadini. Travolto, si apprende dal sito dell‘Eco di Bergamo, da un’utilitaria che gli si è scaraventata contro piombandogli addosso poco prima delle 3, trascinandolo per una cinquantina di metri, senza dargli scampo. «L’impatto – scrive l’Eco di Bergamo – è stato violentissimo, tanto che il vetro della macchina è andato completamente distrutto. Al volante un cuoco trentaquattrenne di Sotto il Monte, che pare fosse in stato di ebbrezza al momento del fatto ed è stato arrestato per omicidio stradale».

Il cordoglio del governatore dell’Abruzzo di FdI, Marco Marsilio

L’investitore, infatti, a quanto risulta al quotidiano locale, «aveva già un precedente: l’anno scorso gli era stata tolta la patente per un mese per omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza». E in questa giornata triste, in cui piangiamo un altro servitore dello Stato morto in servizio, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, si è unito al coro di condoglianze e di di cordoglio per la scomparsa del carabiniere di stanza nella Bergamasca ma originario dell’Abruzzo. «Ho appreso con profondo dolore la notizia del tragico episodio di Terno d’Isola, nella Bergamasca, dove è rimasto ucciso l’appuntato dei carabinieri del Nucleo radiomobile Emanuele Anzini, originario di Sulmona», ha dichiarato il governatore di FdI Marco Marsilio, concludendo poi: «In questa dolorosa circostanza desidero esprimere la mia solidale vicinanza all’Arma e la commossa partecipazione ai famigliari dell’appuntato Anzini». L’ultimo militare ammazzato mentre faceva il suo dovere per garantire a noi tutti  la sicurezza.

di: Priscilla Del Ninno @ 11:26


Giu 17 2019

Immigrato marocchino cosparge di benzina la figlia e tenta di darle fuoco

Una violenza inaudita. Da una parte l’odio, dall’altra la paura. Il padre, un immigrato marocchino, integralista islamico. La madre, una donna che ha paura di denunciare le violenze. La figlia quindicenne, una ragazza desiderosa di essere come le altre amiche. Libera di vestirsi all’occidentale. Vivono ad Arcade, piccolo comune in provincia di Treviso, dove tutti si conoscono. La famiglia è arrivata 22 anni fa in Italai, ma il padre non si è mai integrato. Vuole che la figlia sia ligia alle regole ferree dell’Islam. Obbedienza totale. Si susseguono le liti, la tensione è alta, cresce la rabbia. Fino al punto di non ritorno: lo scontro avviene sulla lunghezza delle maniche di un vestito. L’uomo diventa furibondo, accecato dall’ira. Insegue la figlia fino alla sua camera da letto con una tanica di benzia. La cosparge completamente di liquido infiammabile e carca di dare fuoco ai vestiti che lei indossa. Per fortuna l’accendino si inceppa e il marocchino non riesce ad appiccare le fiamme e ad uccidere la ragazza. A quel punto la madre non ha più nascosto le violenze del marito e si è rivolta ai servizi sociali. Il marocchino è stato arrestato, la moglie e la figlia sono state portate in un centro protetto.

di: Girolamo Fragalà @ 08:41


Giu 17 2019

Napoli, nigeriana scaglia monetine in faccia alla cassiera del bar. A sfregio

Ancora violenza nella zona della Stazione Centrale di Napoli. Una nigeriana senza fissa dimora pretendeva di fare una ricca colazione al bar pagando solo 30 centesimi. Quando la cassiera le ha detto che cornetto e cappuccino non costavano quella somma, l’immigrata le ha scagliato in faccia le monetine in modo molto violento. Come ricostruisce un servizio del Mattino, solo grazie all’intervento immediato della Polizia ferroviaria ha evitato il peggio. La cassiera è stata trasportata d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale Villa Betania.

La corsa all’ospedale di Napoli

La vittima ha riportato una ferita lacero-contusa all’arco sopraccigliare sinistro, procurata dal taglio di una moneta. Forte è stato lo spavento per l’aggressione e la violenza gratuita subita solo per aver cercato di fare il proprio lavoro. La ferita le è stata suturata con due punti e le ha lasciato una cicatrice sulla fronte. La giovane nigeriana, ricostruisce ancora il Mattino di Napoli, è stata tratta in arresto per lesioni aggravate, giudicata per direttissima e condannata a sei mesi di reclusione con pena sospesa.

Pochi giorni fa arrestato un senegalese

Pochi giorni fa un’altra violenza, sempre nei pressi della Stazione centrale. Gli agenti hanno arrestato un 28enne senegalese per il reato di furto con strappo. Il giovane era stato bloccato dopo un breve inseguimento nei pressi della galleria centrale della Stazione di piazza Garibaldi. I poliziotti, mentre stavano pattugliando la zona esterna, erano stati attirati dall’urlo di una turista, che indicava il senegalese come autore del furto del proprio cellulare, un Samsung S9. Gli agenti erano riusciti a bloccare il giovane e a riconsegnare il cellulare-

di: Girolamo Fragalà @ 08:23


Giu 17 2019

Stazione Termini, due immigrati algerini colpivano i turisti: presi dalla Polfer

Gli agenti della Polfer hanno arrestato due immigrati algerini alla Stazione Termini. Erano ladri seriali. I due immigrati, rispettivamente di 42 e 35 anni, si aggiravano puntando alle valigie dei viaggiatori. Gli agenti li hanno riconosciuti e collegati ad altri furti commessi in precedenza. Hanno iniziato a tenerli sotto controllo. Poco dopo, i due immigrati algerini hanno agito. La vittima, un uomo dai tratti orientali che, con diverse valigie al seguito, era fermo per attendere l’arrivo del treno.

Stazione Termini, immigrati algerini in azione

Approfittando della ressa di viaggiatori in salita e discesa dai vagoni, hanno sottratto una valigia e si sono confusi tra i passeggeri. Uno è riuscito a far perdere le proprie tracce, il complice è stato inseguito finché è salito a bordo del treno diretto Leonardo Express in partenza per Fiumicino Aeroporto. Gli agenti non l’avevano mai perso di vista. L’hanno seguito a bordo del treno che nel frattempo aveva chiuso le porte e lasciato la Stazione Termini. A quel punto l’uomo è stato bloccato e tratto in arresto.

L’individuazione del complice

Una volta giunti a Fiumicino – prima fermata utile – è stato riportato negli Uffici dello scalo capitolino. Nel frattempo la Sala Operativa Compartimentale – attraverso la visione delle immagini registrate nel sistema di videosorveglianza della Stazione Termini – ha estrapolato le immagini utili per cercare il secondo complice. L’immigrato clandestino che era riuscito a dileguarsi è stato individuato. Quando gli agenti l’hanno fermato, era in possesso di altra refurtiva, non collegabile al furto commesso precedentemente.

L’altro colpo, la vittima in partenza per Firenze

L’uomo, approfittando dell’elevato numero di passeggeri, vestito in maniera elegante ed assolutamente insospettabile, si era infatti impossessato del bagaglio di un altro turista straniero in partenza per Firenze. Anche senza il suo complice, non si era perso d’animo ma aveva trovato anche questa volta sulla sua strada gli agenti in servizio alla Stazione Termini, che l’hanno arrestato.

di: Girolamo Fragalà @ 08:09


Giu 16 2019

Assisi, nigeriano minaccia i fedeli che non gli danno l’elemosina. E poi i poliziotti

Nigeriano si aggirava nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi e molestava pesantemente turisti e fedeli con le sue continue richieste di denaro, arrivando addirittura alle minacce.

Per tale ragione un 27enne nigeriano, in possesso di regolare permesso di soggiorno e residente a Bastia Umbra, è finito in manette. Come ricostruiscono i quotidiani locali, il nigeriano, già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati, infastidiva i visitatori della basilica chiedendo insistentemente l’elemosina. Ma non tutti lo hanno assecondato e così di fronte ai rifiuti ha reagito pesantemente con insulti e minacce.

Assisi, nigeriano ignora daspo urbano

Sul posto, dopo alcune segnalazioni arrivate in centrale, sono giunti gli agenti del commissariato di Assisi. Inutile il tentativo del nigeriano di nascondersi dietro alcune siepi dei giardini vicini alla basilica per evitare il fermo. I poliziotti sono infatti riusciti ad individuare e a tirare fuori dal suo nascondiglio il nigeriano. Ma dopo una colluttazione. Il 27enne prima ha tentato di scappare, poi si è rivoltato contro i poliziotti che però sono riusciti ad ammanettarlo. Il nigeriano è accusato di resistenza a pubblico ufficiale ed è stato condotto negli uffici della questura, dove sono emersi tutti i suoi precedenti. Su di lui, infatti, pende tuttora un provvedimento di daspo urbano emesso dal questore di Perugia, della durata di tre anni. Che è però è stato ignorato.

di: Desiree Ragazzi @ 19:59


Giu 16 2019

Violenta rivolta al carcere di Poggioreale, 300 detenuti minacciano gli agenti

Alta tensione nel carcere Poggioreale di Napoli, per una rivolta da parte della quasi totalità dei detenuti ristretti nel Padiglione Salerno (circa 300 detenuti). Una situazione incandescente, con una Sezione detentiva distrutta dai rivoltosi. Lo comunica Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe sottolineando che “la situazione è molto grave”. «Ci arrivano da Poggioreale segnali allarmanti di una crescente tensione, con i detenuti che dopo aver sfasciato interamente parte del Padiglione Salerno stanno continuando da ore a minacciare gli agenti di polizia penitenziaria in servizio nelle sezioni detentive con i piedi di legno dei tavoli e manici di scope. Sembra che stessero protestando per sollecitare il ricovero di un detenuto con la febbre. La situazione è molto critica e sul posto si attende l’arrivo di personale di polizia penitenziaria di rinforzo, in arrivo da Secondigliano e da altre carceri».
E poi ancora: «È sul posto anche il pm di turno. Mi sembra evidente che c’è necessità di interventi immediati da parte degli organi ministeriali e regionali dell’amministrazione della giustizia minorile, che assicurino l’ordine e la sicurezza in carcere a Poggioreale tutelando gli agenti di polizia penitenziaria che vi prestano servizio. Ed è grave che non siano stati raccolti, nel corso del tempo, i segnali lanciati dal Sappe sui costanti e continui focolai di tensione del carcere napoletano», prosegue Fattoerello.

Carcere di Poggioreale, parla il segretario del Sappe

Il segretario generale del Sappe Donato Capece giudica la condotta dei detenuti ancora in rivolta «irresponsabile e gravissima. Le carceri, dunque, sono ad alta tensione anche in Campania, specie a Poggioreale dove i detenuti presenti sono quasi 2.400: ma lo sono per gli agenti di polizia penitenziaria, sempre più al centro di gravi eventi critici come quelli di Poggioreale. Forse il pretesto della violenta protesta dei detenuti è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere – seppur tra le sbarre – con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria, in sgarbi avvenuti fuori dal carcere o, ancora, il tempestivo mancato ricovero di un detenuto con febbre. Fatto sta che si è scatenata una pericolosa protesta che ha coinvolto ancora una volta i poliziotti penitenziari, a cui il Sappe rivolge espressioni di vicinanza e solidarietà».

di: Desiree Ragazzi @ 18:56


Giu 16 2019

Notte di terrore a Firenze, studentessa pestata e abusata da un clandestino

Ancora un mostro in azione coperto dal buio della notte e dalla clandestinità in cui vive. Ancora uno straniero irregolare a caccia di prede da sottomettere con il terrore e di cui abusare con la violenza. Ancora una giovane donna costretta a subire l’incubo interminabile di angherie e sevizie inflitte sotto la minaccia di morte. Stavolta è successo a Firenze, qualche giorno fa a Bologna e prima ancora in altre città ancora divenute la giungla a cielo aperto di belve feroci a caccia…

Studentessa picchiata, minacciata e abusata ripetutamente: l’aguzzino è uno straniero irregolare

Stavolta la vittima è una giovane studentessa fiorentina, attirata in trappola da un aguzzino albanese – un immigrato irregolare – che l’ha attirata con l’inganna nella sua trappola, pestata per ore e poi, sfinita dalle percosse e dal terrore, ha ripetutamente abusato di lei. La ragazza aveva ingenuamente accettato di conoscere l’uomo solo qualche giorno prima, senza sapere che fosse un pregiudicato con una lunga sfilza di precedenti sulla propria fedina penale, oltre che un irregolare di stanza in Italia, ma certo non si aspettava, chiacchierando velocemente con lui per caso, di ritrovarsi poi nell’incubo in cui si è ritrovata catapultata, un incubo dal quale, come riporta il quotidiano toscano La Nazione, sarebbe riuscita a fuggire solo dopo una notte di violenze fisiche e psicologiche, di minacce e di paura. Una notte di terrore che sarebbe terminata solo a mezzogiorno della mattinata successiva, quando riuscita ad andarsene, la giovane ha potuto recarsi in ospedale per farsi soccorrere e visitare e dare l’allarme alla polizia. Gli agenti, a quel punto anche indirizzati dalla descrizione e dai dati sull’uomo forniti dalla vittima hanno immeidatamente stanato lo stupratore albanese che è stato portato per direttissima nel carcere di Solliciano dove è in attesa di giudizio. Alle indagini al momento resta ancora da chiarire come la ragazza sia potuta finire con le sue gambe in una stanza d’albergo divenuta il set di un film dell’orrore…

di: Priscilla Del Ninno @ 18:22


Giu 16 2019

Malata di cancro si salva con la cura Di Bella. Ma il giudice la “condanna”

«Nel 2002 ho pubblicato un volume Come prevenire i tumori, Carlo Marconi Editore, oggi esaurito, evidenziando anche le controindicazioni allo screening mammografico annuale per il rischio di induzione tumorale da radiazioni ionizzanti». Giuseppe Di Bella, figlio del professore Luigi Di Bella padre della Multiterapia contro il cancro, in un articolo apparso sul Quotidiano del Lazio parla di paradossi e di come la comunità scientifica abbia contrastato il Metodo Di Bella. «Fui colpito da scomuniche e anatemi dei luminari e lampadari della cosiddetta comunità scientifica. Alcuni giorni fa il Presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna, Giancarlo Pizza, scienziato noto a livello internazionale, ha inviato agli iscritti la documentazione scientifica, in allegato, dell’American College of Physicians (ACP) screening mammography, che evidenzia e documenta i rischi dello screening mammografico annuale, con relativa pubblicazione sulla massima banca dati biomedica internazionale, sconfessando così un tabù così caro al regime e gelosamente tutelato. Nel volume di prossima pubblicazione, in luglio sulla prevenzione dei tumori, ho inserito un ampio capitolo sulla mammografia e radiazioni ionizzanti. Gradualmente si stanno scardinando, sgretolando i falsi miti e gli interessati inganni creati e ossessivamente riproposti dai mainstream di regime, asserviti ai circoli di potere politico finanziari».

Guarire col Metodo Di Bella

Il dottor Di Bella ha raccontato poi un caso: «Dieci anni fa curai una ragazza per un linfoma NH in rapida progressione, chemio resistente, non più responsivo dopo il completo fallimento di vari cicli di chemio-radioterapia. Dopo circa un anno di terapia intensiva con MDB la ragazza guarì. Per il documentato fallimento dei protocolli oncologici e la certificazione con esami ematochimici e strumentali della completa e stabile remissione con Metodo Di Bella, fece ricorso e ottenne l’erogazione del MDB». Che cosa è successo dopo? Racconta ancora Di Bella: «L’ematologia fece opposizione e malgrado il dato di fatto, incontestabile, della guarigione con Metodo Di Bella, il giudice, invocando gli esiti della sperimentazione, la condannò a restituire quanto aveva ottenuto per potersi curare e guarire. L’Italia si rivelò ancora una volta, dopo la creazione del Diritto Romano, Patria del diritto, creando un nuovo reato “La guarigione indebita”. Chi rifiuta di farsi accoppare dalle cure istituzionali di “Provata efficacia” e osa guarire con MDB è dichiarato reo di “Guarigione indebita”. Oltre che del gravissimo reato di lesa maestà verso i luminari, le sacre, immacolate, disinteressate vestali della tanto celebrata, “Comunità scientifica”, così affine e attigua ai centri di potere che gestiscono il mercato del farmaco e relativi fatturati».

Di Bella: «Applico il Metodo di mio padre»

E infine: «Io non ho scoperto nulla, né ho il minimo merito in queste guarigioni ottenute dal metodo messo a punto da mio padre. Cerco solo di applicarlo, diffonderne il razionale e meccanismo d’azione, i riscontri clinici. Sto sperimentando anch’ io come mio padre, quanto sia difficile, erto, faticoso, pieno di ostacoli, il percorso di chi cerca di proporre scomode ma incontestabili verità ad una società ormai impermeabile e refrattaria alla verità».

di: Desiree Ragazzi @ 18:03


Giu 16 2019

Giustizia per Francesco Cecchin: appello a 40 anni dall’assassinio

“Troppe inerzie da parte degli organi inquirenti” , e “coperture politiche” sul caso di Francesco Cecchin, il giovane militante romano del Fronte della Gioventù assassinato nel
1979 da persone rimaste ignote. Gianni Alemanno – insieme a Flavio Amadio, Roberta Angelilli, Giancarlo Monti, Giampiero Monti e Fabio Rampelli – a quarant’anni dall’omicidio rimasto ancora senza colpevoli, chiede che vengano riaperte le indagini “non solo per la sua famiglia e la sua parte politica, non solo per i suoi 17 anni, ma perché crediamo che la mancata condanna dei colpevoli rimandi a inquietanti pagine non scritte della storia politica del nostro Paese”.

L’omicidio di Cecchin, un militante del Fronte della Gioventù, venne commesso a Roma durante gli ‘anni di piombo’. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio 1979, dopo essere stato inseguito da due persone arrivate in zona a bordo di una Fiat 850, fu trovato gravemente ferito in un cortile condominiale del quartiere Trieste di Roma; morì il 16 giugno
1979 dopo diciannove giorni di coma. Per molto tempo- da più parti – si tentò di accreditare la tesi della caduta accidentale dal parapetto del cortile e solo più tardi fu appurato che si trattò invece di omicidio volontario.

Una ferita ancora aperta

“Sono passati ormai 40 anni dall’omicidio di Francesco Cecchin, eppure – scrivono Alemanno e gli altri firmatari nell’appello rilanciato dall’Adnkronos – questo fatto di sangue rimane nella storia politica di Roma come una ferita ancora aperta.
Certamente non l’unica, perché sono molti gli omicidi di militanti politici di destra e di sinistra che sono rimasti impuniti. Quando viene sparso sangue innocente, quando la politica degenera in faida, quando sono i militanti più generosi a pagare il prezzo di trame più grandi di loro, non ci si può mai rassegnare al tempo che passa e al sangue versato che non ha ottenuto giustizia. Più volte abbiamo chiesto che la magistratura mantenesse aperti tutti i fascicoli d’indagine su questi omicidi politici, senza archiviarli e senza rinunciare a sollecitare tutti i reduci di quegli anni a raccontare la loro verità”.

Troppe coperture politiche

Amare le conclusioni di Alemanno e dei firmatari: “Se Francesco Cecchin in quarant’anni non ha ottenuto giustizia, questo non deriva da un caso del destino. Tutta questa storia racconta di inerzie degli organi inquirenti, di coperture politiche, di abili strategie giudiziarie della difesa degli imputati. Il fatto che questi fossero attivisti del Pci, partito reduce dall’esperienza di governo di solidarietà nazionale, e non dei semplici estremisti extraparlamentari, rafforza il sospetto che quella di Cecchin fu una morte scomoda, un omicidio che non doveva trovare colpevoli”.

“In tutte le storie degli anni di piombo – rilevano Alemanno e gli altri firmatari della denuncia- emerge sempre che quelle di destra dovevano essere vittime di seconda classe, spesso ascritte a ‘incidenti’ e a ‘faide interne’. E tutto questo contribuì ad alimentare odi e ritorsioni a destra e alibi ideologici a sinistra.
Nel caso di Francesco Cecchin, a poco più di un anno dall’omicidio di Aldo Moro, le coperture avevano raggiunto ambiti istituzionali e importanti centri di potere politico, proprio nel momento in cui il Pci faceva il massimo sforzo per distinguere le proprie responsabilità dalla violenza politica di sinistra. Per questo siamo ancora qui a chiedere giustizia per Francesco Cecchin“.

Meloni: “Avanti nel suo nome”

“‘Vent’anni sono pochi per farsi aprir la testa dall’odio di chi invidia la nostra gioventù’ è il passo di una canzone del 1975. Oggi sono passati 40 anni esatti dalla morte di Francesco Cecchin, militante del Fronte della Gioventù, che 20 anni non li aveva. Ne aveva 17 quando venne barbaramente assassinato da attivisti della sinistra estrema, un omicidio, come altri compiuti ai danni del mondo giovanile di destra, che non hanno mai avuto giustizia. Per Francesco, e per tutti i ragazzi di quegli anni, che credettero nell’Italia anteponendo la fedeltà a un’idea alla propria vita, testimoniando con il sangue, proseguiremo con tenace determinazione e volontà la nostra battaglia in difesa del popolo italiano”.

Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

di: Francesco Storace @ 15:26


Giu 16 2019

Maturità, analisi del testo: gli studenti la fanno facile, sceglierebbero Ultimo o Saviano

Un tempo, ci sarebbe stata la corsa a ripassare Giacomo Leopardi, visti i recenti festeggiamenti del sonetto L’Infinito. O anche si sarebbe scommesso sulla traccia legata a Leonardo da Vinci.

Ma oggi che sono i social a dettare legge i maturandi si aspettano di doversi confrontare persino con la giovane Greta, la paladina svedese dell’ambiente. Così supportata dai media, così trendly e imposta nell’immaginario collettivo di tutti.

La prova dell’analisi del testo è particolarmente temuta: per chi ha seguito le scelte del Miur negli anni la risposta al perché è semplice. Gli autori proposti hanno letteralmente lasciato a bocca aperta i ragazzi. Claudio Magris, Umberto Eco, Giorgio Caproni, Giorgio Bassani: scrittori che difficilmente vengono approfonditi durante l’ultimo anno di scuola. La paura, quindi, è che anche stavolta dal Ministero ci si orienti su autori del secondo ‘900. Ma se più che contemporanei fossero proprio nomi attuali e popolari tra i giovani, con cosa preferirebbero cimentarsi i maturandi? Per stemperare la tensione della vigilia glielo ha chiesto Skuola.net.

Ecco dunque quali sono, secondo i 2500 studenti raggiunti dal sondaggio, i cantautori e gli scrittori più adatti a diventare protagonisti di un’analisi del testo. Dopo aver vinto Sanremo Giovani nel 2018 ed essere arrivato secondo nell’edizione di quest’anno, Ultimo continua a macinare successi, anche quando viene accostato agli esami di maturità. Perché ben il 28% dei maturandi – più di 1 su 4 – vorrebbero trovare un testo del giovane cantautore romano all’interno delle tracce.

Staccato di qualche punto percentuale (ha raccolto il 22% delle preferenze) la star indiscussa del Festival di Sanremo 2019: il vincitore, Mahmood. Un successo, quello dell’autore della hit ‘Soldi’, che ha contagiato davvero tutti. Più indietro nella classifica dei cantautori c’è Tiziano Ferro (13%), che proprio in questi giorni ha pubblicato il suo ultimo singolo. Completano la top5 il frontman dei Thegiornalisti, Tommaso Paradiso (9%), seguito da Irama (8%).

Non c’è dubbio, però, che i veri protagonisti dell’analisi del testo siano gli scrittori. Anche qui i maturandi mostrano di essere troppo influenzati dai social: se la scelta dovesse ricadere su un contemporaneo il favorito sarebbe Roberto Saviano. Il 28%, infatti, vorrebbe analizzare un suo articolo o un estratto di uno dei suoi romanzi in cui denuncia gli affari della malavita.

di: Annalisa Terranova @ 12:55


Giu 16 2019

Tour di Trancassini (FdI) al Pigneto: “Un quartiere da restituire ai romani”

«Il Pigneto è un gioiello di storia e di architettura a due passi dal centro storico. Merita di essere restituito completamente ai residenti. Fratelli d’Italia intende valorizzarlo con il Distretto del Cinema, ossia un progetto, peraltro già approvato su nostra proposta in Municipio V, ma che vada oltre gli spot mal copiati, arrangiati e peraltro privi di una pianificazione dei  5 stelle che lo governano».
Lo dichiara in una nota il deputato Paolo Trancassini, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, il quale «insieme ai consiglieri Fabio Sabbatani Schiuma e Christian Belluzzo, rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo di FdI nel Municipio V e ad alcuni militanti di Fratelli d’Italia e del movimento Riva Destra, si è recato nel fine settimana in visita al quartiere Pigneto per alcuni sopralluoghi e incontri».

«Ci siamo confrontati – continua la nota – con alcune delle tante realtà culturali e sociali che fioriscono nella zona per avviare un progetto che a Parigi è stato già sperimentato e farà respirare il territorio, esalterà la natura del suo tessuto culturale e sociale, mortificato attualmente dal degrado e dal caos di una movida disordinata, confusa e oggi terreno fertile per spacciatori e microcriminalità».

“Il distretto del cinema per valorizzare il Pigneto”

«Con l’attivazione – prosegue la nota – di una filiera per la produzione, l’esercizio e la distribuzione dell’industria del cinema, proporremo un centro di formazione per giovani attori, registi e addetti ai lavori. Serve poi realizzare studi cinematografici e laboratori di postproduzione, cercare sponsorizzazioni per la fornitura di banda ultra larga alle imprese e al quartiere in generale.
Sarà una ‘piccola grande’ rivoluzione -conclude la nota- e svilupperemo un masterplan con alcune azioni preparatorie, tra le quali, ad esempio, il censimento delle industrie dell’audiovisivo già presenti nell’intero municipio, il tutto contestualmente a una serie di interventi di bonifica, di riqualificazione e di restyling: illuminazione, decoro urbano e recupero di spazi sociali».

di: Valter Delle Donne @ 12:37


Giu 16 2019

“Troppo chiasso”, 83enne spara ai gestori di un chiosco: un morto e due feriti

Un morto e due feriti: è questo il bilancio di una notte di follia a Palma Campania, nel Napoletano. I carabinieri hanno arrestato un 83enne che al termine di una lite causata dagli schiamazzi provenienti da un vicino chiosco, ha esploso cinque colpi di arma da fuoco contro i gestori dell’attività. Le vittime sono state soccorse dal 118 e trasportate negli ospedali di Sarno e Nola. Il titolare del chiosco è morto. Ad avere la peggio è stato Giuseppe Di Francesco, 67 anni, titolare del chiosco. L’uomo è morto in ospedale, feriti il genero e la figlia, tuttora in prognosi riservata.

Tragedia davanti a un chiosco di Palma Campania

Il pensionato che ha sparato si chiama Aniello Lombardi. L’anziano, in stato di shock, è stato rintracciato e arrestato dai militari nella sua abitazione dove è stata sequestrata l’arma utilizzata, una pistola semiautomatica modello “Guardian” calibro 9 regolarmente detenuta. L’arma aveva ancora un colpo in canna e uno nel caricatore. I carabinieri hanno ritirato in maniera cautelativa anche 5 fucili, una pistola semiautomatica Beretta “Px4 Storm”, una rivoltella Colt e circa 290 munizioni di vario calibro. L’83enne è stato portato al carcere di Poggioreale.

Lo sgomento a Palma Campania: Peppe Di Francesco era noto e stimato

Sulla pagina Fb del Comune di Palma Campania è arrivata la comunicazione della sospensione di ogni attività e il cordoglio per la tragedia. «L’amministrazione comunale si unisce allo sgomento per quanto accaduto ieri sera alla nostra cittadina e in attesa delle esequie e delle determinazioni che l’ente adotterà, annulla ed invita ad annullare tutti gli eventi previsti nella giornata odierna».

di: Valter Delle Donne @ 12:27


Giu 16 2019

Anm, tutti contro tutti. E il presidente Grasso è costretto a lasciare

Pasquale Grasso si è dimesso dalla presidenza dell’Associazione nazionale magistrati. Lo ha annunciato al comitato direttivo centrale dopo avere ascoltato gli interventi dei rappresentanti dei vari gruppi.

Le posizioni emerse dai vari gruppi hanno preso le distanze dal presidente, il cui comportamento è stato ritenuto troppo timido e non abbastanza netto, e da Magistratura indipendente, che Grasso ha lasciato nei giorni scorsi dopo che l’assemblea della corrente aveva chiesto ai togati del Csm autosospesi, ora dimissionari tranne uno, di tornare a svolgere la propria attività mentre l’Anm ne chiedeva con forza le dimissioni.

Angelo Renna di Unicost ha parlato di ”una Caporetto”. Per Area è intervenuto Giovanni Tedesco che ha denunciato la linea tenuta da Magistratura indipendente (Mi) e ha detto ”siamo pronti a riaccoglierli in giunta quando ci sarà un vero cambiamento”. Francesco Valentini di Autonomia&Indipendenza ha definito la situazione ”catastrofica”. Dal presidente dell’Anm, ha lamentato, ”sono arrivati solo distinguo”. Un richiamo all’unita dell’Anm è arrivato da Stefano Buccini , di Mi, ”data la comune valutazione di assoluta gravità delle condotte contestate disciplinarmente ai togati coinvolti”.

”Rivendico con forza la correttezza e la coerenza della linea di azione, politica, giuridica e morale, che, come presidente dell’Anm ho proposto e seguito – ha detto Pasquale Grasso in apertura dei lavori – noi difendiamo il Consiglio Superiore della Magistratura. Noi difendiamo i magistrati. Che non sono certo le persone che emergono dalle intercettazioni che feriscono il nostro onore giorno dopo giorno”. Dopo gli attacchi ricevuti Grasso non ha potuto che rassegnare le dimissioni:  “Vi ho ascoltato tutti – ha detto –  Vi comprendo e vi rispetto. Vi rispetto e vi ringrazio. Vi rispetto molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettare me”.

di: Annalisa Terranova @ 12:22


Giu 16 2019

Maturità, Luxuria: certi sguardi dai commissari… Sgarbi: né ansia, né incubi

Con la prima prova della maturità alle porte proliferano i racconti di chi ci è già passato: politici, vip, cantanti, attori. Nessuno viene risparmiato.

Vittorio Sgarbi come sempre si distingue dal coro e nega di avere provato chissà quali emozioni per l’esame di maturità: “Mi ricordo poco. Li ho fatti con molta tranquillità: niente ansia e nessuna notte insonne”.  L’esame del resto era stato appena riformato.

“Due prove scritte e due materie all’orale, per noi maturandi del 1969 significava semplificarci la vita e arrivare quindi piuttosto tranquilli all’esame. – continua Sgarbi – una fortuna non aver dovuto affrontare invece l’incubo patito dagli studenti prima della riforma. Ho vissuto un passaggio d’epoca, ma senza tensioni, ansie o tormenti, mentre ho vissuto l’incubo, e lo ricordo come tale, l’esame che si doveva passare allora per andare dal V ginnasio al I Liceo”. “In realtà però credo che tutte queste riforme della scuola sono argomenti poco interessanti – tiene a sottolineare Sgarbi – la vera scuola è un bravo insegnante. L’unica speranza per un giovane studente è di aver avuto un buon insegnante e di esser quindi tranquillo di ciò che ha imparato e studiato. Gli studenti che hanno avuto bravi insegnanti sanno come affrontare un esame e quindi saranno tranquilli”.

Vladimir Luxuria, al contrario, l’esame ancora se lo sogna: “E’ un esame che nonostante i tanti anni passati, ancora sogno: ho gli incubi, in particolare della notte prima dell’esame che fu estremamente turbolenta e insonne. Ricordo bene la tensione, il batticuore, gli sguardi degli insegnanti, quelli esterni, che sembravano delle baionette: ti senti quasi davanti un plotone di esecuzione. Ma una volta che si inizia a parlare va tutto bene”.

di: Annalisa Terranova @ 12:04


Giu 16 2019

Coppia di truffatori italiani presa in Thailandia: tra le vittime anche George Clooney

Tre le loro vittime c’era anche George Clooney. Per fermare una coppia di truffatori italiani, ribattezzati “Italian Bonnie and Clyde” che operava su scala mondiale, c’è voluta un’operazione in grande stile dell’Interpol, coordinata addirittura da Bangkok.

I due truffatori in questione, Francesco Galdelli e Vanja Goffi erano balzati all’attenzione delle cronache per aver orchestrato diverse truffe in Italia, la più eclatante sarebbe stata quella ai danni di George Clooney: avrebbero creato una linea di abbigliamento a nome dell’attore, ignaro di tutto. Inoltre la coppia avrebbe venduto via internet Rolex falsi spacciandoli per veri, in alcuni casi prendendosi anche gioco degli acquirenti che avrebbero ricevuto anziché gli orologi acquistati un pacco di sale. L’operazione è stata condotta in collaborazione con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano.

Galdelli era già stato arrestato in un hotel di Pattaya, in Thailandia. Il giorno dopo il suo fermo però – dopo essere comparso dinanzi a un tribunale locale per rispondere di reati minori attinenti al suo soggiorno illegale nello Stato – era riuscito a evadere. Un’inchiesta interna, aperta a seguito di una lettera di protesta inviata dall’ambasciatore italiano al capo della Royal Thai Police, avrebbe consentito di accertare che l’uomo avrebbe corrotto le guardie carcerarie incaricate del suo trasferimento, pagando loro la somma di 20.000 Thai Baht (circa 500 euro), personalmente ritirata da una cassa automatica di prelievo contante mentre era in custodia. Gli agenti riconosciuti responsabili dell’evasione sono stati poi arrestati e destituiti dal servizio. La coppia è stata individuato in una villa, al termine di un’operazione investigativa che ha richiesto anche l’uso di un drone. I due italiani saranno adesso trasferiti presso il Centro di detenzione dell’Immigration Bureau di Pattaya, in attesa del disbrigo delle procedure per l’estradizione. E che, magari, lo stesso Clooney non prenda spunto dalla loro storia rocambolesca e ci faccia sopra un film.

Anche Striscia la notizia si era occupata dal caso

Nel novembre 2007, “Striscia la notizia” si era occupata del raggiro di un sito internet che vendeva Rolex Replica a prezzi vantaggiosi ma spediva agli acquirenti, anziché orologi, un chilo di sale. La titolare del sito, Vania Goffi, era già nota perché al centro di una “bufala on line” su una love story con l’attore hollywoodiano George Clooney, con tanto di foto taroccate in cui la Goffi aveva sostituito il suo volto con un’attrice al fianco del bel George (come si vede nella foto di copertina).

Proprio la Goffi era uscita volontariamente allo scoperto e aveva ammesso ai microfoni di Striscia di aver architettato la truffa. Francesco Galdelli, partner della Goffi, aveva aveva fatto delle allusioni circa l’esistenza di un rapporto di frequentazione tra la Goffi e Clooney e aveva dichiarato di aver trattato per conto dell’attore l’acquisto di una casa sul lago di Como destinata alla Goffi  a riprova di ciò era stato addirittura mostrato un documento che sembrava confermare la compravendita.

di: Valter Delle Donne @ 11:33


Giu 16 2019

Bergoglio dai terremotati di Camerino: prego perché si risolva presto

Dopo gli immigrati e gli zingari, Papa Bergoglio si ricorda anche dei terremotati. E va in visita nelle zone della diocesi di Camerino-San Severino Marche duramente  colpite dal sisma del 2016 incontrando le famiglie che ancora, a distanza di 3 anni, vivono nelle strutture abitative emergenziali di Camerino.

Un vero e proprio blitz quello di Bergoglio. Che abbraccia le persone che incontra, tra cui tanti anziani a cui si rivolge con parole di incoraggiamento: “Guardare sempre avanti, mai perdere la speranza” dice a questa gente che la speranza e, soprattutto, la pazienza l’ha persa da un pezzo.

Le famiglie raccontano a Bergoglio la situazione nel post terremoto, i disagi che sono costretti a sopportare, la burocrazia che rallenta i tempi e rende tutto più difficile, una montagna da scalare a mani nude.

“Grazie Francesco, che ci sei venuto a trovare”, dice qualcuno. Alcune famiglie portano a Bergoglio le torte che hanno preparato.

“Grazie dell’accoglienza – dice il Papa – Buongiorno a tutti voi, avrei voluto visitare ogni casa ma non è possibile e per questo vi saluto da qua e do la benedizione a tutti. Sono vicino a ognuno di voi e prego per voi, perché questa situazione si risolva il più presto possibile. Grazie per la pazienza e per il coraggio. Pregate per me”.

Scortato nella zona rossa, il Pontefice visitato la Basilica di Camerino seriamente danneggiata dal terremoto del 2016.

Quindi, l’incontro con i sindaci di 32 Comuni della Diocesi prima di celebrare la messa con l’Angelus in piazza Cavour. Poi il pranzo e via in elicottero per tornare a Roma.

di: Silvio @ 11:27


Giu 16 2019

Salone del libro di Torino, Appendino indagata per concorso in peculato

Nuovo avviso di garanzia per Chiara Appendino che sarebbe chiamata  a rispondere di concorso in peculato. Il sindaco di Torino lo ha ricevuto  nell’ambito delle indagini per la consulenza affidata al suo ex portavoce, Luca Pasquaretta, dalla Fondazione per il libro. A darne notizia, ieri in serata, la stessa Appendino su Fb che si dice «tranquilla» e fa sapere che «quando in settimana verrò ascoltata dai pm offrirò loro tutti gli elementi in mio possesso e di mia conoscenza per difendermi da questa ipotesi e provare la correttezza del mio operato».

La Appendino ha ricevuto un avviso di garanzia

«Per trasparenza nei confronti dei cittadini – scrive Appendino – vorrei rendere noto che ho ricevuto un avviso di garanzia con riferimento alle indagini per la consulenza affidata dalla Fondazione per il Libro al mio ex capo ufficio stampa per un valore di 5.000 euro lordi e che lui già restituì a suo tempo. Quando, alcuni mesi prima dello svolgimento del Salone del Libro, circolò sui giornali questa ipotesi, risposi in aula a un’interpellanza dichiarando che non era assolutamente intenzione dell’amministrazione procedere in tal senso.Nonostante questa posizione, quella consulenza venne comunque affidata dalla Fondazione”. “Secondo la ricostruzione dei pm – prosegue la sindaca di Torino – questa consulenza non fu poi svolta dall’interessato e, per questo, viene ipotizzato il peculato. Spetterà a lui difendersi e eventualmente ai giudici stabilire chi ha ragione. Nel mio caso si ipotizza il ‘concorso’ nello stesso reato poiché, secondo i pm, la consulenza sarebbe stata affidata e pagata, cito testualmente, con il mio ‘accordo’. Sono tranquilla e, quando in settimana verrò ascoltata dai pm, offrirò loro tutti gli elementi in mio possesso e di mia conoscenza per difendermi da questa ipotesi e provare la correttezza del mio operato», conclude Appendino.

di: Valter Delle Donne @ 10:38


Giu 16 2019

Artrite reumatoide, in sei casi su dieci regredisce se la diagnosi è precoce

“L’artrite reumatoide, pur non essendo ancora curabile, oggi è una malattia potenzialmente gestibile. Dal trattamento dei sintomi siamo passati a perseguire la remissione clinica e quindi la prevenzione della disabilità. Oggi riusciamo a raggiungere la remissione nel 50-60% dei pazienti, ma il segreto rimane quello di riuscire a diagnosticare la malattia il prima possibile: la remissione è possibile nel giro di un anno, se il paziente arriva da noi entro un anno dai primi sintomi”. A spiegarlo è Louis Bessette dell’Université Laval (Quebec, Canada), a Madrid nel corso di una tavola rotonda con i media organizzata da AbbVie in occasione del Congresso europeo di reumatologia (Eular 2019).[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”] 

Il numero dei pazienti che raggiungono l’obiettivo della remissione dell’artrite reumatoide sta aumentando, ma ancora uno su 3 alterna ricadute e remissione, nonostante le terapie. E nei pazienti che non vengono trattati entro 2 anni dai primi sintomi, i tassi di remissione sono fra il 10% e il 33%. La diagnosi precoce e le giuste terapie sono dunque strumenti essenziali per questi malati. “Questo – ha aggiunto l’esperto – significa migliorare la qualità di vita delle persone e ridurre anche gli altissimi costi economici che questa malattia comporta fra giorni di lavoro persi, uso di risorse sanitarie, rischio di ansia e depressione: secondo un’analisi di oltre 4.500 pazienti anziani con artrite reumatoide, fra coloro che hanno raggiunto la remissione si notano tassi significativamente inferiori di ricovero, visite al pronto soccorso e altri interventi medici correlati, con una differenza nei costi, fra chi ha ancora una malattia di moderata entità e chi ha raggiunto la remissione, di circa 6.500 dollari l’anno”.

Remissione significa un efficace controllo della malattia e una riduzione dei sintomi con o senza terapie addizionali. La remissione sostenuta viene definita come durevole per almeno 6 mesi. L’American College of Rheumatology e l’European League Against Rheumatism hanno sviluppato alcuni criteri per la definizione della remissione: una o nessuna articolazione infiammata e dolorante; la valutazione dell’attività della malattia da parte del paziente pari a 1 o meno, in una scala da 0 a 10; analisi del sangue che mostrino l’assenza di livelli aumentati di proteina C-reattiva, marker chiave di infiammazione. “Credo che in futuro la remissione dell’artrite reumatoide sia un obiettivo possibile per molti pazienti – ha detto Aileen Pangan, Executive Medical Director, Immunology Clinical Development AbbVie – grazie alla diagnosi precoce, le terapie disponibili e quelle in arrivo. Questo consentirà di aumentare la produttività lavorativa dei pazienti e la loro qualità di vita. Il nostro obiettivo è andare ancora di più nel profondo della conoscenza scientifica, aumentando la precisione dell’immunomodulazione e pensando anche alla possibilità di una combinazione di terapie per raggiungere l’obiettivo della remissione”.[/premium]

 

di: Annalisa Terranova @ 10:32


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