Nov 16 2019

Le terme di Saturnia travolte dal fango. Ma le cascate sono integre

Le terme di Saturnia sommerse dal fango dopo la grande alluvione che si è abbattuta ieri in Maremma. Ma non hanno riportato danni strutturali, “sono integre”. «Le cascate sono in buona salute». È il sindaco di Manciano Mirco Morini a rassicurare. Questa mattina il vicesindaco Luca Pallini ha effettuato un sopralluogo alle cascate del Gorello di Saturnia e ha constatato che  «esse sono integre e che non hanno riportato alcun danno». Lo precisa l’Amministrazione Comunale in una nota. Le cascate del Gorello, infatti, hanno avuto solo una forte piena dovuta alla tanta pioggia caduta. Il maltempo di ieri ha comunque devastato il territorio di Manciano, tanto che il sindaco ha annunciato che il Comune chiederà lo stato di calamità alla Regione. Dopo 5 anni il nostro territorio un’altra alluvione martirizza il territorio, ha detto Morini. «Chiederemo, nel caso, lo stato di calamità alla Regione Toscana».

Le terme di Saturnia: gli effetti delle forti piogge

Anche il resort delle Terme di Saturnia ha subito gli effetti delle forti piogge: si sono registrati danni al Club Benessere. Che però “saranno velocemente riparati”. Lo ha assicurato Massimo Caputi, presidente di Terme di Saturnia spa, in un’intervista a Il Tirreno.  «L’onda di piena – aggiunge Caputi – mette a rischio l’area per la mancanza di progetti idraulici di tutela sul lato del borgo di Saturnia. Ricordo che nel 2014 il complesso fu devastato con immensi danni».

L’esondazione

L’esondazione di fossi e torrenti, come il Gattaia e la Stellata, ha provocato molti disagi soprattutto durante la mattinata. Ma è l’Albegna che ha destato maggiori preoccupazioni: il momento più preoccupante si è registrato fra le 16 e le 17 con la piena. Nella tarda serata il fiume a Marsiliana aveva fatto registrare 5,11 metri di altezza a causa dell’ondata di piena. A far tenere il fiato sospeso era stato anche il torrente Elsa che è esondato nella zona dello Sgrillozzo: la strada regionale 74 è stata costantemente monitorata ma non è stata mai chiusa al traffico.

di: Desiree Ragazzi @ 18:55


Nov 16 2019

Giorgia Meloni: Vasto in mano agli immigrati irregolari, De Magistris si occupi dei napoletani (video)

Giorgia Meloni contro il sindaco di Napoli De Magistris. La leader di FdI ha postato sulla sua pagina Fb un servizio di Quarta Repubblica che mostra il quartiere Vasto di Napoli ostaggio degli immigrati irregolari. Questo il commento al servizio: “Mentre il sindaco De Magistris continua con i suoi sermoni sull’accoglienza, nel quartiere Vasto di Napoli ormai i residenti vivono ostaggio nelle proprie abitazioni. A causa della criminalità degli immigrati irregolari in una delle zone più centrali della città. Invece di fare il paladino dell’accoglienza, De Magistris faccia il suo dovere e per una volta si occupi dei cittadini napoletani”.

Un tempo il quartiere era il salotto buono della città, un tempo ormai dimenticato. Scrive Il Giornale: “Le persone che vivono in quello che un tempo era il salotto buono della città partenopea, infatti, da anni invocano un cambiamento radicale. Che consenta all’intera area di risorgere dal degrado in cui è piombata a causa di scelte “scellerate e dannose””. 

L’arrivo di migliaia di stranieri giunti qui senza nessun preciso piano sul loro futuro – prosegue il quotidiano – ha sconvolto lo scenario. Molti di loro si dedicato allo spaccio di droga e al commercio di prodotti di dubbia provenienza senza avere licenze. Ciò crea problemi anche ai tanti immigrati perfettamente integrati che desiderano solo vivere in pace, rispettando la legge, e che sentono Napoli come casa propria.

I giornalisti che si avventurano con le telecamere nella zona, per filmare cosa succede ogni giorno, rischiano l’aggressione. Nel quartiere vige poi un coprifuoco cui tutti sono rassegnati. In inverno tutti si ritirano in casa alle 17 di pomeriggio, due ore più tardi in estate. I residenti sono effettivamente in ostaggio, come sottolinea Giorgia Meloni nel suo post. Interpellato sul degrado di Vasto il sindaco De Magistris, ospite di Quarta Repubblica (in una puntata del settembre 2018) ha dato la colpa della concentrazione di immigrati ai governi che avrebbero scaricato gli immigrati in quella zona “come sacchi di patate”.

di: Annalisa Terranova @ 18:23


Nov 16 2019

Cancro, musicista suona il piano mentre lo operano al cervello. Ecco i casi in cui è possibile

Mentre suonava il piano, i medici gli asportavano un cancro al cervello. È successo all’ospedale Bufalini di Cesena, teatro nei giorni scorsi di un sofisticato intervento di “Awake Surgery” (chirurgia a paziente sveglio). L’intervento è stato effettuato su un insegnante cultore di musica jazz che durante l’operazione di neurochirurgia ha eseguito alcune melodie al pianoforte. Permettendo così ai camici verdi di individuare e preservare le aree associate all’abilità musicale. Ne dà notizia l’Ausl della Romagna.

Cancro, l’intervento sul musicista

L’intervento sul musicista è durato circa cinque ore. E «ciò che lo rende piuttosto raro ed eccezionale è che in questo paziente per la prima volta abbiamo localizzato alcune aree cerebrali specifiche per la musica». Precisa Luigino Tosatto, direttore dell’Unità operativa di Neurochirurgia dell’ospedale Bufalini, insieme a Vincenzo Antonelli e Giuseppe Maimone. «Si tratta di aree molto complesse da rilevare. Tutto  ciò per preservare le sue abilità musicali durante l’asportazione della massa tumorale. Tale approccio ci permetterà anche di comprendere meglio la complessità dei processi cerebrali che sottendono alcune funzioni cognitive superiori della mente umana. Fra cui le abilità artistiche e musicali». In particolare, durante l’operazione sono state mappate e monitorate tre diverse capacità di comprensione musicale. Il riconoscimento dei toni melodici, il ritmo e il contorno musicale.

Cancro, che cos’è l’Awake Surgery

La Neurochirurgia del Bufalini ha iniziato ha praticare l’Awake Surgery da qualche anno, spiegano dall’azienda sanitaria. Dopo un periodo di perfezionamento degli specialisti cesenati in diversi centri tra cui il Dipartimento di Neuroscienze dell’università di Montpellier (Francia) diretta da Hughes Duffau. Durante la procedura il paziente rimane sveglio, vigile e in grado di rispondere a una serie di test prestabiliti proposti dal neuropsicologo. In modo da localizzare e asportare nel modo più completo e preciso possibile la massa tumorale.  E quindi senza danneggiare le aree cerebrali che regolano il linguaggio, il movimento e le altre funzioni cognitive superiori. Con l’obiettivo finale di salvaguardare la qualità di vita del paziente.

Quando si può fare

Asportare un cancro al cervello a paziente sveglio. Si chiama “Awake Surgery” ed è un approccio neurochirurgico che ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi 20 anni, grazie al progressivo miglioramento delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche. L’obiettivo è rimuovere la massa malata senza toccare quella sana, preservandone le funzioni. Ma quando si può fare? «La metodica – spiegano i chirurghi – è indicata soprattutto per l’asportazione di gliomi di bassa e media aggressività, che rappresentano circa il 5% di tutte le neoplasie benigne cerebrali e il 15% di tutti i gliomi cerebrali (5-7/100 mila abitanti), e colpiscono prevalentemente persone giovani fra 35 e 45 anni».

di: Desiree Ragazzi @ 18:21


Nov 16 2019

Busta con proiettile ad Antonio Conte. L’Inter rettifica: è arrivata a noi. Inchiesta della Procura

È stata l’Inter e l’allenatore Antonio Conte a ricevere la lettera minatoria con un proiettile. E a informare le autorità competenti dell’accaduto. La precisazione è arrivata dallo stesso club nerazzurro in un comunicato. «In relazione alle notizie pubblicate oggi, si precisa che Antonio Conte non ha ricevuto personalmente alcuna lettera minatoria. E, di conseguenza, non si è recato in prima persona a sporgere denuncia. È stato il club a ricevere una lettera e, come da prassi in questo genere di situazioni, ha provveduto a rivolgersi alle autorità competenti».

Busta con proiettile a Conte

Il primo a dare indiscrezioni sulle minacce ricevute dall’allenatore dell’Inter è stato il Corriere della Sera, seguito da il Giorno. Il quotidiano milanese riferiva che «Le pattuglie in strada di polizia e carabinieri passeranno con più frequenza intorno al palazzo di Milano nel quale abita l’allenatore dell’Inter. E la stessa cosa avverrà nei dintorni degli uffici della società nerazzurra».

Inizialmente sembrava che fosse stato lo stesso Conte a ricevere la lettera e a chiamare le forze dell’ordine per firmare una denuncia contro ignoti. Ipotesi però smentita, ancor prima dell’Inter, dalla moglie dell’allenatore. «La storia del proiettile è una bufala!», ha tagliato corto Elisabetta Muscarello su Facebook.

La Procura di Milano apre un’inchiesta

Intanto, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti per minacce aggravate e detenzione di munizioni. Al momento gli investigatori sembrano temere «l’azione di un mitomane» ma tutti i reperti sono stati sottoposti al vaglio di accertamenti scientifici per tentare di individuare l’autore delle minacceL’indagine è coordinata da Alberto Nobili, responsabile dell’antiterrorismo milanese, e delegata ai Carabinieri del nucleo investigativo. Per Conte è scattato in ogni caso il primo livello di protezione, la vigilanza cosiddetta dinamica.

 

di: Gloria Sabatini @ 16:25


Nov 16 2019

Report, Ranucci fa la vittima: i miei dati hackerati, ho paura. Selvaggia Lucarelli smonta il piagnisteo

Report, il conduttore Sigfrido Ranucci si lamenta per un’incursione degli hacker tra i suoi dati bancari. Lo fa in un’intervista con Repubblica, dove parla dell’attacco informatico subìto. Un attacco che arriverebbe da un Paese dell’Est europeo. Facile collegare l’azione degli hacker con l’inchiesta di Report sul Russiagate. E Ranucci incassa subito la solidarietà di Fabio Fazio.

“Sono stato informato dalla mia banca – dice Ranucci – di questa gravissima violazione che mirava ad ottenere i miei dati anagrafici, l’indirizzo di casa mia, il numero di telefono cellulare e la mail aziendale”.

Ranucci ha poi spiegato all’Adnkronos di essere sotto tutela dal 2009, con i carabinieri che sorvegliano ciclicamente la sua  abitazione. “Ma ora sapere che c’è chi sa esattamente dove abito con la mia famiglia non è una cosa che mi fa sentire tranquillo”.

Report, Ranucci: la mia dedizione al lavoro non è intaccata

”Spero di essere solo la protesi di una incursione fatta anche a danno di altri cittadini, anche se è avvenuta in un contesto particolare, in un momento particolare. Una coincidenza che deve necessariamente farmi aprire gli occhi – scandisce il giornalista – Detto questo, se qualcuno ha tentato di fare questa operazione solamente per cercare di hackerare la dedizione al lavoro, mia e della squadra di ‘Report’, ha sbagliato. Non ci facciamo infettare da questo virus che punta a minare la nostra passione per il lavoro”. E ancora:  ”Non ho gli elementi per valutare se questo attacco al mio account bancario sia conseguenza delle inchieste che ho fatto – dice il conduttore di Report – ma quello che è certo è che non mi sfugge la coincidenza, sebbene io non voglia credere che sia legato alle inchieste”.

Selvaggia Lucarelli ha però voluto ridimensionare la notizia con un tweet. E ha fatto presente che la violazione di dati bancari non riguarda solo Sigfrido Ranucci ma anche altri tre milioni di utenti della Unicredit. “Credo serva prudenza prima di parlare di hackeraggio mirato”.

Qualche giorno fa Unicredit in una nota aveva dato notizia di un’intrusione informatica che ha riguardato i dati di quasi 3 milioni di clienti risalenti al 2015. Questo file conteneva circa 3 milioni di records, riferiti al perimetro italiano, e risultava composto solo da nomi, città, numeri di telefono ed e-mail.

 

di: Annalisa Terranova @ 15:40


Nov 16 2019

Scuola, il Sinadir incalza Fioramonti: torni indietro, non si gioca sulla pelle dei precari

Anche il pianeta istruzione soffre l’ignoranza del governo giallorosso, che sta mettendo a repentaglio il posto di lavoro di 24mila precari della scuola.

Precari, Fioramonti cambia le carte in tavola

Il neoministro dell’Istruzione Fioramonti, nel silenzio dei media, ha cambiato l’accordo salva precari del precedente ministro leghista Bussetti. Con l’intesa si stabilizzavano 50mila docenti laureati precari della scuola. Con oltre tre anni si servizio. La stabilizzazione sarebbe dovuta avvenire con un concorso analogo al precedente. Una sola prova orale di simulazione di una lezione. E una graduatoria a esaurimento.

Grazie al governo 24 mila disoccupati

Il nuovo accordo targato Fioramonti, invece, prevede un concorso con prove selettive a quiz. E una graduatoria per soli 24mila posti. Di colpo vengono parcheggiati 24mila docenti laureati. Con gli stessi requisiti in servizio nella scuola. Un colpo di spugna che lascia senza  prospettive 24mila precari. Che andranno a ingrossare l’esercito dei disoccupati. I 50mila docenti sono sono già sul piede di guerra. E minacciano una massiccia mobilitazione di piazza se il governo non correggerà il tiro.

Il Sinadir scrive al ministro: modifichi il decreto

Lo stallo è stato denunciato più volte dal sindacato autonomo Sinadir. Che, dopo appelli e richieste di incontri, ha scritto al ministero dell’Istruzione. Obiettivo: chiedere la modifica del decreto ministeriale. Che è stato inviato al presidente del Consiglio e verrà esaminato nelle commissioni parlamentari competenti. Si richiede un emendamento che elimini la prova scritta  attraverso “computer based”. E la sostituisca con la sola prova orale di simulazione di una lezione. Come previsto dal precedente accordo. Nella lettera del sindacato si chiede inoltre l’inserimento dei docenti idonei in una graduatoria ad esaurimento. E un corso di abilitazione speciale per tutti i precari in servizio con oltre tra anni di anzianità.

Il governo Pd-5Stelle ignora il pianeta scuola

«La modifica dell’accordo siglato dal ministro Bussetti – continua la nota del Sinadir – contravviene anche alle prescrizioni comunitarie. Quella della commissione Ue e della Corte europea sulla stabilizzazione di tutti i precari in servizio. Nessuno escluso. Se questa enorme sacca di disoccupazione fosse stata provocata da un’azienda privata, il governo sarebbe intervenuto. Lo sta facendo con Alitalia. Ilva, Whirepool. Sulla scuola invece prosegue la politica del disinteresse e della miopia. «Il comportamento di Palazzo Chigi e del governo Pd-5Stelle è ingiustificabile», conclude il Sinadir.

di: Gloria Sabatini @ 15:23


Nov 16 2019

“Verissimo”, Emma racconta cos’è accaduto prima e dopo il ricovero: «Non potevo rischiare…»

È tra le più amate dal pubblico, non solo da quello giovanile. Emma Marrone va nel salotto di Verissimo e racconta i giorni difficili. Quelli in cui ha dovuto affrontare di nuovo la malattia. La sua grande paura. La sua forza di reazione. «Ho avuto paura», dice a Silvia Toffanin. «Credo che sia stata la cosa che ho detto subito a mia mamma, quando mi ha raggiunto prima dell’intervento»

Poi aggiunge: «Già dirlo mi ha liberato di un peso. Continuerò sempre ad avere paura perché così evito di fare passi sbagliati. E capisco il valore del coraggio».

A Verissimo Emma Marrone ricorda i momenti prima del ricovero. «Avevo appena lanciato il singolo Io sono bella. Durante una visita di controllo mi hanno detto che forse era il caso di risolvere il problema. Non dovevo rischiare. Con sincerità e onestà, per il grande rispetto del mio pubblico, ho ritenuto opportuno dire la verità».

Poi specifica: «Adesso va meglio. È il mio modo di reagire alle cose. Forse avrei dovuto aspettare ancora un po’. La mente in questo fa tantissimo. Ti aiuta a recuperare più in fretta». La spinta morale c’è stata: «Avevo voglia di tornare dal mio pubblico, di fare ascoltare questo disco, di sorridere e di stare bene. La musica è la mia vita».

«Non mi sento arrivata», dice ancora Emma Marrone, sempre a Verissimo. «Ogni mattino mi sveglio e so che devo lavorare tanto. Mi piacerebbe restare, rimanere». Mi piacerebbe «che un domani qualcuno si ricordi veramente di me e delle mie canzoni. Non voglio essere dimenticata».

Il pubblico la segue. E tanto. A meno di un mese dall’apertura delle prevendite, risulta già sold out il concerto all’Arena di Verona il prossimo 25 maggio. Festeggerà compleanno e dieci anni di carriera. Una carriera scoppiettante, che – dopo Amici – annovera anche il trionfo al Festival di Sanremo.

Il video di “Io sono bella”

di: Girolamo Fragalà @ 14:33


Nov 16 2019

Cucchi, l’ex comandante Del Sette: «Il baciamano in aula a Ilaria? Se il maresciallo se l’è sentita…»

«I sentimenti di ciascuno, quando sono nell’ambito della signorilità, del garbo, non sono commentabili in un modo o nell’altro. Se il maresciallo ha sentito in cuor suo di voler baciare la mano a Ilaria Cucchi, magari dopo aver sentito come sono andate le cose, bene ha fatto». Così all’Adnkronos l’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette commentando il baciamano in aula del carabiniere alla sorella di Stefano Cucchi, una volta emessa la sentenza contro i carabinieri.

Cucchi,  parla l’ex comandante dei carabinieri

E poi ancora: «Non credo glielo abbia suggerito qualcuno né che sia stato spinto e nessuno comunque glielo avrebbe impedito». «Il fatto di indossare una uniforme  – ha detto – impone un comportamento, è vero. Ma non toglie in alcun modo la personalità umana, quando si è nell’ambito nelle norme di legge, sia di cortesia, non ho remore in questo senso. Certamente capisco che il gesto può esser letto in un modo o in un altro, ma è personale e non mi sento di giudicarlo»

Del Sette: «L’Arma è dalla parte della legge»

Ha ribadito di essere in linea con il suo successore, il generale Nistri, e con quanto da lui espresso. «L’Arma dei carabinieri – ha detto Del Sette – non può che essere per sua natura dalla parte della legge e della giustizia. Già nel 2015, quando le cose non si sapevano, mi espressi condannando la sopraffazione nei confronti di persone fermate per qualsiasi ragione. È gravissimo che si sia fatta violenza nei confronti di un arrestato, che non sia stato riferito, accertato, ad ogni livello. La richiesta dell’Arma non può che essere che sia fatta piena e completa giustizia. Tuttavia è bene aspettare il terzo grado di giudizio – ribadisce all’Adnkronos – solo alla fine si saprà».

«Un processo mediatico»

Che si tratti di un “processo mediatico” l’ex comandante generale dell’Arma non ha dubbi.«È anche un processo mediatico», dice, «e non credo ci siano cose ancora non dette. Sulla vicenda mi pare si sia fatta abbastanza luce. Resta da vedere come evolveranno le ulteriori fasi di questo processo. Non relativamente allo svolgimento dei fatti, che sono stati abbastanza definiti, quanto invece relativamente agli effetti dell’azione dei carabinieri». E sull’incontro con Ilaria Cucchi spiega: «Mi fu richiesto dall’onorevole Manconi e l’ho ricevuta. L’ho fatto allora, lo rifarei senz’altro. Sebbene oggi non avrebbe senso non essendo più comandante generale. Andava fatto prima? Ero comandante generale da meno di un anno. Queste verità affermate dalla sentenza di primo grado hanno iniziato ad emergere col tempo per tutti coloro che non sapevano come i fatti si siano svolti».

di: Desiree Ragazzi @ 14:03


Nov 16 2019

Roma, albanesi “specializzati” in rapine in villa. Arresti a Ponte di Nona e Tor Bella Monaca

Si è conclusa l’operazione della polizia “Massa San Giuliano”. 6 le persone arrestate, 9 denunciate in stato di libertà. In manette un gruppo di albanesi dedito a furti e rapine in villa nel centro e nord Italia. Le misure cautelari sono state eseguite nelle zone di Ponte di Nona e Tor Bella Monaca. Nel quadrante Est di Roma, infatti, il sodalizio criminale aveva le basi operative all’interno delle case popolari. Non a caso l’operazione aveva il nome “Massa San Giuliano”, la via centrale del quartiere Castelverde.

Le rapine in villa nelle ore serali e notturne

I ladri entravano in azione per lo più durante le ore serali e notturne. Non solo a Roma ma anche nelle città del centro e del nord Italia. I colpi avvenivano anche quando gli inquilini erano in casa. In diverse occasioni, oltre a soldi e preziosi, riuscivano a rubare le chiavi delle auto delle vittime per poi utilizzarle per i loro spostamenti e commettere i successivi furti.

Decine le rapine in villa messe a segno dalla banda nelle province di Frosinone, Ravenna, Perugia, Bologna, Modena e Reggio Emilia. Accertati collegamenti con diverse batterie operanti in altre città d’Italia tra cui Milano, Venezia, Vicenza e Ascoli. L’indagine ha avuto inizio circa un anno fa quando i poliziotti sorpresero alcuni degli uomini arrestati, riusciti in quell’occasione a fuggire, durante “un cambio macchina” dopo aver commesso un furto a Trevignano e Bracciano.

Era un gruppo di “professionisti” del furto

Le successive indagini – portate avanti con intercettazioni e appostamenti su tutto il territorio nazionale – hanno messo fin da subito in luce l’esistenza di un gruppo strutturato di veri e propri professionisti. Si vantavano di guadagnare in un solo inverno in Italia più di un milione di euro. Per guadagnarsi l’impunità ed eludere eventuali pedinamenti o appostamenti, i banditi adottavano sempre una serie di accorgimenti che li hanno portati perfino a sospendere le attività criminose e a far ritorno al paese d’origine per far calmare le acque.

di: Girolamo Fragalà @ 12:22


Nov 16 2019

“Happy Days” festeggia i 45 anni, il selfie del cast scatena il web. E torna la voglia di Fonzie e Richie

Qualcuno ha i capelli bianchi, qualcuno li ha persi negli anni, qualcun altro li tinge di colori improbabili. Ma il sorriso è ancora identico per tutti i protagonisti di Happy Days, il celeberrimo telefilm americano che ha compiuto quest’anno 45 anni. Per festeggiare, il team della fortunatissima serie che racconta le vicende della famiglia Cunningham si è concesso una reunion a Los Angeles in onore di Gary Marshall, il creatore della serie scomparso nel 2016.

Happy Days, i suoi protagonisti nel cuore di tutti

Nell’occasione, i protagonisti di Happy Days si sono fatti un selfie che Ron Howard, l’indimenticabile Richard (oggi famosissimo regista), ha pubblicato su Instagram facendo letteralmente impazzire il web. Nella foto compaiono, oltre a Ron Howard, anche Henry Winkler, il mitico Fonzie (ormai canuto), gli amici di Richie, Potsie e Ralph(Anson Williams e Don Most), e Marion Ross, la mamma “peperina” di Richie e Joanie.

I fan si sono sbizzarriti con commenti che rivelano una approfondita conoscenza della serie, girata negli anni Settanta ma ambientata nei Golden Fifties. «C’è tutta la mia infanzia in questa foto!», scrive un utente. «Si sono mantenuti tutti molto bene!», osserva un altro. «Ma Marion Ross è ancora viva?», ironizza un altro ancora. Mentre qualcuno si dispiace per gli assenti: «Che tristezza che Erin non sia qui», osserva un utente, riferendosi a Erin Moran, nel telefilm Joanie, la sorella di Richie, scomparsa qualche tempo fa dopo una vita di dissolutezza e povertà.

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Tutti li rivogliono in tv. La serie ha lasciato il segno. Bella, divertente. Una parte della vita adolescenziale di milioni di persone. Happy Days andò in onda in prima visione negli Stati Uniti d’America dal 15 gennaio 1974 al 24 settembre 1984 sul network TV ABC. La serie presentava una visione idealizzata della vita negli Stati Uniti a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, Il telefilm parlava delle vicende quotidiane di una famiglia borghese. i Cunningham. Il personaggio più famoso era quello di Fonzie, diventato un’icona per intere generazioni.

Il ruolo di Fonzie nel telefilm

Nel telefilm Fonzie andò a vivere in un piccolo appartamento ricavato sopra il garage dei Cunningham. Nato come tipico duro e delinquente giovanile anni ’50 di poche parole, il personaggio, visto il successo che riscuote presso il pubblico, si trasformò ben presto quasi in un membro della famiglia Cunningham. Faceva da mentore a Richie grazie alla sua maggiore esperienza, prendendo il ruolo che doveva essere del fratello maggiore Chuck.

Le storie proposte da Happy Days sono in massima parte incentrate sui problemi del passaggio dall’adolescenza alla maturità. Tra i personaggi secondari molti ricordano Marsha Simms, la cameriera di Arnold’s nelle prime due stagioni.


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di: Girolamo Fragalà @ 11:16


Nov 16 2019

Addio ad Antonello Falqui, padre del varietà. Ci regalò “Canzonissima” e “Milleluci” (video)

Un altro pilastro del mondo dello spettacolo è volato in cielo. Antonello Falqui è morto all’età di 94 anni. «Sono partito per un lungo, lungo, lungo viaggio. Potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla Chiesa Sant’Eugenio a viale Belle Arti, Roma. Mi raccomando, niente fiori. Al loro posto, se volete, potete aiutare l’associazione “QuintoMondo Animalisti Volontari Onlus”». Con la stessa ironia con la quale ha vissuto, il regista di tanti varietà e programmi televisivi della Rai, ha comunicato la sua scomparsa. L’ha fatto attraverso un post sui suoi profili Twitter e Facebook. Una frase che chiude con un “PS. Perdonate Jimmy, Matteo e Luca se non vi hanno avvisato prima”.

Antonello Falqui, romano, classe 1925, ha firmato quattro edizioni di Canzonissima (1958, 1959, 1968, 1969), una delle trasmissioni storiche della Rai. Ha firmato anche quattro edizioni di Studio Uno (1961, 1962-63, 1965 e 1966). Poi Milleluci (1974), avvalendosi della collaborazione di Guido Sacerdote.

Figlio del critico e scrittore Enrico Falqui, dopo essersi iscritto in Giurisprudenza, Antonello Falqui la abbandonò. Voleva fare cinema e dal ’47 al ’49 frequentò il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel ’50 fu aiuto regista di Curzio Malaparte durante la lavorazione del film Cristo proibito. L’approdo in Rai ci fu nel ’52 come regista di alcuni documentari. Il programma che lo consacrò presso il grande pubblico fu Il Musichiere, in onda dal ’57 al ’60 e condotto da Mario Riva.

Oltre a Mina, in tv

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ha portato personalità come Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Johnny Dorelli, Rita Pavone, Ornella Vanoni, Paolo Villaggio, Gigi Proietti e tanti altri. Dal 1990 abbandonò il piccolo schermo per dedicarsi all’insegnamento della regia televisiva all’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Immediatamente dopo l’annuncio della morte, centinaia di messaggi di cordoglio hanno invaso la rete. Personaggi dello spettacolo ma anche tanta gente comune hanno voluto scrivere parole di dolore e di stima. Ovunque hanno cominciato a rimbalzare gli spezzoni dei suoi varietà.

«Ci lascia il papà del varietà», ha scritto Fiorello su Twitter. «Il più grande di tutti. Ha fatto sognare gli italiani con i suoi spettacoli. Ho avuto anche il piacere di conoscerlo. Grazie Maestro! Grazie e ancora grazie».

Nel 1968, la partecipazione di Patty Pravo a Canzonissima con La Bambola

ecco il video tratto da Youtube


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di: Girolamo Fragalà @ 09:24


Nov 15 2019

Il padre della Occhionero tenta di bastonare l’inviato delle Iene

Questo servizio delle Iene sul caso Occhionero va visto, diffuso, commentato.

Perché è un altro squarcio di verità su una vicenda che il Secolo d’Italia sta seguendo con particolare attenzione. Ma la deputata di Italia Viva eletta alla Camera grazie a Liberi e Uguali non risponde dei suoi rapporti con Antonello Nicosia (nella foto), il suo ex assistente parlamentare in carcere in Sicilia per vicende di mafia.

L’aggressione del padre della Occhionero

L’inviato de Le Iene ha rischiato di essere preso a bastonate dal padre dell’onorevole. Per evitare  scene  del genere, sarebbe sufficiente rispondere con chiarezza a domande che si pongono in molti nella pubblica opinione. Ma sembra dominare l’omertà.

La linea difensiva di Nicosia punta a farlo passare come un millantatore, un chiacchierone. Al punto che a domanda dell’intervistatore sui contatti del suo assistito con i mafiosi, il legale dice “ma se non lo ha denunciato l’onorevole…”. Ed è già una posizione abbastanza preoccupante per la stessa Occhionero…

Inadeguata o collusa? Risponda!

Ma è l’ambiguità che permea l’intera vicenda a destare mille perplessità su una deputata che nel migliore dei casi è inadeguata al suo ruolo in maniera stupefacente e nel peggiore potrebbe essere considerata collusa.

Con i suoi colleghi di partito che tacciono, a partire dalla capogruppo Boschi e soprattutto dal leader Renzi, perché non è lei a prendere l’iniziativa?

Sia lei a convocare la stampa

Le immagini del lungo servizio delle Iene sono significative. Ma per quanto tempo pensa la Occhionero di poter sfuggire a domande che sono assolutamente legittime? Sia lei a convocare la stampa, a offrire la sua versione e ad accettare tutte le domande a cui dare risposta.

È trasparenza, è democrazia, è diritto alla verità che nessun parlamentare può negare nel nome di un incomprensibile atteggiamento di casta. I suoi rapporti con Nicosia devono essere chiariti a prescindere se la Occhionero sarà indagata o meno. Sono gli italiani a voler sapere come ha fatto e perché un presunto mafioso a entrare in Parlamento.

di: Francesco Storace @ 21:18


Nov 15 2019

Fu depistaggio: La Corte di Caltanissetta conferma le condanne al Borsellino quater

Fu depistaggio. E la sentenza del Borsellino quater sulla strage di via D’Amelio lo conferma. La Corte d’assise d’appello di Caltanissetta ribadisce quanto deciso in primo grado. Confermate le condanne all’ergastolo dei due boss mafiosi, Vittorio Tutino e Salvatore Madonia. Confermati anche i dieci anni per i due falsi pentiti di mafia:  Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Prescrizione confermata infine anche per l’ex pentito Vincenzo Scarantino. Alla lettura del dispositivo di sentenza era presente l’intera Procura generale di Caltanissetta, guidata da Lia Sava. Durante la requisitoria l’accusa ha chiesto la conferma delle condanne per gli imputati. Lia Sava ha sottolineato che la “ricerca della verità” sulle stragi mafiose “non si è mai fermata”. Nonostante siano trascorsi 27 anni. Perché gli italiani, “anche quelli nati dopo il 1992” hanno il diritto di sapere cosa accadde. In quel 19 luglio 1992 in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. “Lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade. Che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti”. Un riferimento anche a esterni a Cosa nostra. Per la Pg dalla strage di via D’Amelio prese “inizio un percorso di ricostruzione delle responsabilità”. Percorso faticosissimo, incidentato, a volte contraddittorio, che ancora non è terminato.

Borsellino e la scorta

Fu depistaggio, perciò. E parlando dei congiunti di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, disse: “Essi hanno il diritto di sapere e di comprendere fino in fondo come e perché si giunse alla stagione delle stragi, anche al fine di cercare di lenire un dolore mai sopito ma che addirittura si amplifica di fronte agli assordanti silenzi di coloro che sanno, sia all’interno di ”cosa nostra” che all’interno di altri e più differenti contesti, ed ancora non hanno il coraggio e la dignità di riferire in ordine ai pezzi di verità mancanti, con ciò profanando non solo la sensibilità ma anche l’intelligenza dei familiari delle vittime delle stragi e di tutti gli italiani onesti”.

di: Salvatore Sottile @ 19:21


Nov 15 2019

Terrore a Stazione Trastevere: donna spinta sui binari, è gravissima

Ha spinto sui binari del treno, giù dalla banchina, una passeggera peruviana ora gravissima in ospedale. È successo oggi pomeriggio, intorno alle 15, alla stazione Trastevere. La donna, una bulgara con problemi psichici, è stata fermata dagli agenti della Polizia Ferroviaria e portata negli uffici di Ostiense dove sono stati analizzati i filmati delle telecamere di videosorveglianza. La vittima, trasportata in ospedale in codice rosso, è stata sottoposta a un intervento chirurgico per l’asportazione di un rene e della milza. La bulgara, invece, attualmente resta piantonata nell’ospedale psichiatrico. Per lei l’accusa è di tentato omicidio. Era peruviana anche la donna gettata sui binari della stazione Eur-Fermi della metro B a Roma da Igor Trotta il 26 gennaio dello scorso anno e che, per quella aggressione senza motivo, perse una mano.

La drammatica testimonianza

Una testimone ha raccontato i fatti su Facebook. “E’ accaduto al binario 4 dove era in arrivo un Leonardo Express diretto all’aeroporto, quando all’improvviso si sono sentite le grida di disperazione di una donna che si trovava sui binari, mentre un’altra sbraitava sulla banchina. Fortunatamente due pronti passeggeri hanno sollevato la donna dai binari pochi secondi prima che arrivasse il treno”.

Stazione Trastevere, dove regna il degrado

Stazione Trastevere, come la stragrande maggioranza delle stazioni romane, versano in condizioni pietose. All’occhio di turisti e pendolari è lo specchio di una città che sprofonda nel degrado e nell’insicurezza. E quando non ci si mette qualche squilibrato, sono i ritardi delle linee ferroviarie a mandare in tilt la città.
Altro esempio emblematico è la linea FL3, la Viterbo-Roma. Frequentata quasi esclusivamente da pendolari e studenti. Il servizio offerto è come sempre pessimo: vetture sporche, bagni che non funzionano quasi mai, porte rotte, e, per quanto riguarda i servizi a terra, biglietterie che non hanno mai aperto, scale mobili che non hanno mai funzionato, ascensori per disabili che non sono mai partiti e macchine per fare i biglietti che non sempre funzionano. Ringraziamo  l’accoppiata Raggi-Zingaretti. Comune di Roma e Regione Lazio:

di: Valter Delle Donne @ 19:13


Nov 15 2019

Meteo, week end da incubo: rischio nubifragi nel Centrosud e di valanghe in montagna

Meteo, week end da incubo. Pericolo valanghe “forte” sulle Alpi del Friuli Venezia Giulia  e “marcato” sulle Prealpi. Mentre al centro-sud il rischio è per i nubifragi. Il maltempo sta flagellando la Penisola. Elevato livello di attenzione sul fronte meteorologico a causa del previsto forte peggioramento delle condizioni atmosferiche. Sotto osservazione l’evolversi di forti piogge, le quali, dopo aver investito nella notte il Nordovest, si stanno muovendo gradualmente verso il resto del Nord, la Toscana e il nord del Lazio. A spiegarlo è ilMeteo.it. Proprio su quest’ultima regione segnaliamo un forte temporale con allagamenti nelle zone di Civitavecchia con seri problemi alla circolazione stradale.

Attenzione anche alla neve che potrà ancora cadere copiosa oltre i 1000 metri di quota. Nelle prossime il quadro meteorologico continuerà a rimanere assai perturbato. Sotto stretta osservazione saranno soprattutto la Toscana l’Emilia Romagna, la Lombardia orientale e molti settori del Triveneto in particolare la fascia alpina e prealpina. Forti ed abbondanti nevicate si prevedono sopra i 1100-1200 metri con accumuli davvero notevoli con possibili seri problemi alla circolazione stradale.

di: Aldo Di Lello @ 18:39


Nov 15 2019

Agguato a un giornalista. Spari contro il direttore di “Campania notizie”

Due uomini hanno sparato ad altezza d’uomo almeno sei colpi di pistola contro il direttore di Campania Notizie, Mario De Michele, mentre era a bordo della sua auto. Ne dà notizia lo stesso giornale on line.

«Due colpi – si legge sul sito del giornale online – all’indirizzo del parabrezza hanno attraversato l’abitacolo della macchina a pochi centimetri dal giornalista. Nel tentativo di fuga di De Michele, gli aggressori hanno esploso altri 3-4 colpi che hanno distrutto anche il lunotto posteriore della vettura. «Solo il caso ha fatto sì che ne uscisse illeso», sottolinea Campania Notizie. Indagano i carabinieri. Secondo quanto rivelato, nessuna pista è esclusa ma gli inquirenti si concentrerebbero, in particolare, sull’agguato di camorra.

Il secondo attentato a Mario De Michele in tre giorni

Questo è il secondo attentato subito in pochi giorni dal giornalista. Tre giorni fa Mario De Michele aveva denunciato un altro episodio verificatosi tra Sant’Arpino e Succivo. Due persone a bordo di un motociclo e coperte da casco integrale, hanno costretto il giornalista a fermarsi. Uno dei due aggressori colpiva con una mazza la carrozzeria dell’auto, mentre l’altro lo schiaffeggiava e gli gridava: “Per colpa tua il consiglio comunale di Orta è stato sciolto. Ci hai inguaiato. Ora smettila di scrivere sul campo sportivo di Succivo”.

Chi è il direttore di Campania notizie

Secondo quanto rivelato, nessuna pista è esclusa ma gli inquirenti si concentrerebbero, in particolare, sull’agguato di camorra.  ″È vivo per miracolo” scrivono in una nota i vertici di Fnsi, Sugc e il presidente dell’Unci Campania,

Il giornalista, originario di Cesa (Caserta) da anni riceve minacce e intimidazioni. Nel 2 luglio 2018, De Michele si è visto recapitare a casa una busta con 4 proiettili calibro 9×21. Il giornalista ha denunciato un’aggressione anche il 31 maggio 2018. In Campania ci sono quattro giornalisti sotto scorta armata (Sandro Ruotolo, Rosaria Capacchione, Roberto Saviano e Marilena Natale).

di: Valter Delle Donne @ 15:38


Nov 15 2019

Roma sempre più violenta: sparatoria a via Boccea, ferito pregiudicato

Romanzo criminale non è più una fiction da tempo. L’ultima sparatoria è avvenuta ieri alle 20. In mezzo al traffico romano di via Boccea. Ironia della sorte, poco distante dall’abitazione del sindaco Virginia Raggi.
La vittima, ferita ma non in pericolo di vita, è un pregiudicato romano, Leandro Bennato, 41 anni.  La dinamica dell’agguato è impressionante per l’impunità con la quale i sicari hanno agito.

L’agguato nel traffico di via Boccea

Al Messaggero un testimone ha raccontato scene da Far West. «Ho creduto di morire racconta un testimone oculare che ha assistito alla sparatoria mentre stava tornando a casa Ho sentito i colpi a pochi metri e mi sono fermato, rannicchiandomi nell’abitacolo». I due in sella a uno scooter di grossa cilindrata si sono affiancati al veicolo indossando caschi integrali e giubbotti scuri. La macchina in quel momento procedeva a passo d’uomo per il traffico dell’ora di punta, intorno alle 19.30. I due uomini non hanno avuto alcuna esitazione: si sono accostati, e sembrerebbe che quello seduto dietro abbia estratto la pistola dalla tasca puntando dritto al finestrino del conducente. Bennato colpito da almeno due proiettili all’addome, è stato trasferito all’ospedale Aurelia Hospital.

Chi è l’uomo ferito nell’agguato di mala

I carabinieri indagano sul passato criminale di Bennato. Al vaglio degli inquirenti, anche i rapporti tra quest’ultimo e Alessandro Fasciani, 33 anni, appartenente all’omonimo clan mafioso, arrestato proprio ieri a Roma. Fasciani, nipote del boss Carmine e figlio di Terenzio, è stato fermato ieri pomeriggio mentre stava per fuggire dall’Italia. Bennato e Fasciani si sarebbero conosciuti a Barcellona nel 2013. Quest’ultimo era fuggito nel 2012 in Spagna alla vigilia della irrevocabilità di una condanna per omicidio volontario, verificatosi a seguito di rissa, ma anche in quel caso la Squadra Mobile lo raggiunse e lo arrestò nel marzo del 2013, a Barcellona, mentre passeggiava sulla “Rambla”. Anche Bennato si trovava in Spagna in quel periodo e fu arrestato, dopo tre anni di latitanza, per reati legati al traffico di droga. Ed è proprio sui rapporti di Bennato con Fasciani, e altri esponenti criminali, che si stanno concentrando le indagini dei carabinieri che indagano sui fatti. Ma è solo l’ultima di una lunga serie di agguati. Legati tutti al traffico di droga. 

di: Valter Delle Donne @ 15:16


Nov 15 2019

Pamela Mastropietro, la sua storia arriva al Parlamento europeo. La famiglia: “Importante parlarne”

Il caso di Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata a gennaio dello scorso anno, approderà il 21 novembre al Parlamento europeo con un convegno promosso da Identità e Democrazia in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La storia di Pamela Mastropietro al Parlamento europeo

“Ringraziamo Luisa Regimenti che ci ha dato questa occasione”, ha commentato  all’Adnkronos Marco Valerio Verni, legale della famiglia di Pamela e zio della ragazza. Verni ha spiegato che è stata proprio Regimenti, europarlamentare leghista del Gruppo Identità e Democrazia, a lanciare l’iniziativa dal titolo “Il muro delle Bambole. Combattere la violenza contro le donne. In memoria di Pamela Mastropietro”.

Lo zio avvocato: “Contro di lei violenza disumana”

“Sarà – ha sottolineato ancora l’avvocato Verni – un momento molto importante. Porteremo la storia di Pamela, con tutti gli aspetti ad essa connessi, nella massima istituzione europea. Parleremo di Pamela, della mafia nigeriana, della violenza di genere e in tal caso della violenza contro il genere umano, perché ciò che ha subito Pamela va oltre la violenza contro una donna: è una violenza contro l’umanità intera”.

L’impegno di Luisa Regimenti per Pamela

Regimenti è stata anche consulente di parte civile della famiglia di Pamela nel processo che si è celebrato davanti alla Corte di Assise di Macerata, terminato con la condanna all’ergastolo in primo grado per Innocent Oseghale. Durante il processo la stessa Regimenti si è spesa con grande forza perché si potesse arrivare alla condanna di Oseghale. Da parte sua, infatti, è arrivato un contributo importante per smontare le tesi di quello che, in un’intervista al Secolo, definì “affollato pool di difensori del nigeriano”, che voleva “difendere l’indifendibile”.

di: Annamaria Gravino @ 14:06


Nov 15 2019

Schiaffo francese all’Italia: liberato il no global Vincenzo Vecchi. Deve scontare 11 anni

La Corte di Appello di Rennes decide la scarcerazione di Vincenzo Vecchi, il no global italiano latitante da 8 anni e arrestato in Francia ad agosto. Vecchi sarà libero in giornata. La giustizia italiana chiedeva l’estradizione.  “Per quanto riguarda la condanna per i fatti di Milano – ha detto l’avvocato di Vecchi, Maxime Tessier – è stato ritenuto che la pena era stata già scontata. Il mandato europeo per i fatto di Genova invece è stato ritenuto irregolare”.

Il mandato europeo? Per i giudici francesi non vale

Al termine dell’udienza del 24 ottobre, la Corte d’Appello aveva annunciato che avrebbe reso la sua decisione oggi. L’udienza del 24 ottobre era stata convocata dopo che le autorità italiane avevano fornito, entro il 10 ottobre come richiesto, il supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei che erano stati emanati nei confronti di Vincenzo Vecchi. Gli avvocati di Vecchi, Marie-Line Asselin, Catherine Glon e Maxime Tessier avevano chiesto al tribunale di dichiarare la nullità del mandato d’arresto europeo. Oppure, in subordine, la possibilità per il loro assistito di scontare la condanna in Francia. Vecchi era latitante da 8 anni e che era ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001,

Vincenzo Vecchi deve scontare 11 anni e 6 mesi

La Corte di Cassazione il 13 luglio 2012 aveva reso definitiva la condanna di Vincenzo Vecchi. Deve scontare 11 anni e 6 mesi per le violenze verificatesi durante il G8 di Genova. Vecchi aveva inoltre riportato una condanna a 4 anni di reclusione per alcuni scontri che hanno avuto luogo in occasione di una manifestazione antifascista a Milano nel marzo del 2006.

La Corte di Appello di Rennes ha negato l’estradizione

Il 23 agosto scorso la Corte di Appello di Rennes non aveva concesso l’immediata estradizione di Vecchi. Ha quindi chiesto alle autorità italiane di fornire, entro il 10 ottobre, un supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei emanati nei confronti di Vecchi. Il 27 settembre scorso la Corte d’appello di Rennes aveva respinto la richiesta di scarcerazione. Gli avvocati di Vecchi, che avevano presentato la richiesta di rilascio lo scorso 22 agosto, chiedevano che fossero concessi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

di: Valter Delle Donne @ 13:51


Nov 15 2019

Troppi tecnici da tastiera hanno detto la loro su Venezia. Ma il problema non si chiama MOSE

Da Sante Perticaro riceviamo su quanto accaduto a Venezia e volentieri pubblichiamo

Se il leone coronato è il serenissimo simbolo di Venezia, l’acqua alta è la leonessa che da sempre l’accompagna. Antiche pergamene ci ricordano che, ad esempio, nell’anno domini 855 l’acqua salmastra (un misto dolce-salato) era penetrata “nelle chiese e nelle case” e che – nel 1240 – “l’acqua invase le strade più che ad altezza d’uomo”. Insomma il fenomeno tra il 1250 ed il 1300 avvenne per 6 volte e, dal 1400 e il 1550, replicò almeno 18 volte.

Ci dispiace un pó contraddire i piccoli ruggiti dei leoncini da tastiera, ma a loro diciamo che l’acqua alta “è” Venezia. Non certo con la forza e nella dimensione dei giorni scorsi, ma i veneziani ci sono abituati fin da piccoli, come lo erano i loro padri, nonni, bisnonni e via discorrendo… Però questa volta (“acqua granda”) almeno tre circostanze avverse hanno agito, in beffarda sintonia contemporanea.

Ecco che cosa è successo in laguna

Le consistenti precipitazioni piovose (seppur non di straordinaria intensità, ce ne sono state di peggiori), si sono sommate alle acque reflue (da usi umani, industriali e agricoli). E hanno riempito – per mezzo dei fiumi che versano –  il “catino” lagunare. In beffarda, contemporanea sintonia, quel vento di scirocco, che soffia da sud, ha fatto sì che l’Adriatico respingesse tutta l’acqua che stava scendendo dal nord. E poi, all’incontrario, ne pressasse in alto una immensa quantità che non pochi danni ha creato lungo le fasce costiere litoranea nord-orientali (Istria ed ex-jugoslave incluse). Infine neppure le cosiddette “acque nere” permanentemente fluenti (derivanti da usi umani, industriali e agricoli) hanno potuto avere un armonico deflusso verso il mare.

Così si è pensato al Mose

1,2 e 3: questo è stato il patatrac che ha avuto nella città storica di Venezia il suo punto di incontro, anche come attenzione mediatica. Ripetiamo: non è stata la prima volta.  Per mitigare, non impedire ancora questo fenomeno (che si manifesta da sempre con tre gradi di consistenza: basso, medio e alto), fìor fiore di ingegneri idraulici e politici di tutti i colori si sono confrontati. E hanno trovato una soluzione che, quasi all’unanimità – perché ci devono pur essere delle emergenze che facciano ammainare le bandiere e sgonfiare i petti, quali il dolore e il pericolo supremo – ha preso il nome di “MOSE” (modulo sperimentale elettromeccanico). Un modello che è pure stato capace di saldare insieme le tre parole che sono diventate una sorta di mantra per le forze politiche veneziane: “gradualità”, “flessibilità” e “reversibilità”. Queste sono state i parametri di graduazione per intere generazioni di amministratori.
Ne rendiamo atto a tutti quanti.

L’opera servirà a rallentare la pressione delle acque

Ora il frutto di decenni (e fatti scandalosi, ma di quelle brutte pagine non ne vorremmo parlare, perché ci distrae. Li arrestino, li mandino in miseria e pure buttino le chiavi delle celle) di lavoro è quasi pronto per essere messo in moto.  Esso non impedirà l’acqua alta (non è stato ideato e progettato per questo), precisiamolo subito, ma semplicemente raggiungerà il suo scopo di rallentare l’afflusso proveniente dal mare; confidando che i tempi così diluiti, consentendo il regolare deflusso alle acque provenienti dagli insediamenti interni, permettano il miracolo. Di tal guisa la ripetizione di numero delle acque alte basse e medie, almeno, dovrebbe essere di molto ridotto.

Quella di alcuni giorni fa era di una tipologia di evento fenomenologia diverso. Il MOSE non è stato calibrato per ovviare le “acque grandi”. E bene ha fatto il Magistrato alle Acque a non rischiare di accenderlo quando ancora non ha avuto sperimentazione. Perché non deve prevalere l’emotività dei “leoni da tastiera”.  Essa avrebbe portato al patatrac di una macchina che non è calibrata per quella tipologia di maree. Oltre che essere costata milioni ai contribuenti italiani: sarebbe stato questo sì un macello. Quindi, per quanto ci sanguini il cuore, non possiamo che trovarci in pieno accordo con la decisione del Magistrato alle Acque di Venezia.

di: Francesco Storace @ 13:10


Nov 15 2019

Quel baciamano inopportuno, la voglia di querele. Stefano Cucchi una vittima, ma non era un eroe

Cose storte a latere del processo Cucchi. Ilaria Cucchi ha vinto, ma non può pensare di stravincere.

La magistratura le ha dato ragione e questo deve essere un motivo di soddisfazione per qualunque cittadino che creda nella forze delle istituzioni e della giustizia. Ma non si deve mai esagerare. Come questa storia – a poche ore dalla sentenza per la morte del fratello Stefano – dell’immediato annuncio di querela a Matteo Salvini. Salvini ha detto che la droga fa male. E lei, Ilaria Cucchi, ha reagito dicendo che “Stefano non è morto di droga“.

Cucchi aveva o no “confidenza” con la droga?

In linea teorica vero, nella pratica no. Oppure ci hanno raccontato solo balle sulla vita di quel povero ragazzo che con la droga pareva avere molta confidenza, invece? E poi, questa storia delle querele ogni volta che c’è un’opinione diversa dalla propria è davvero la cosa più insolente. A che serve? E’ con un altro procedimento che Ilaria Cucchi vuole onorare la famiglia del proprio congiunto?

Una vittima non si trasforma in eroe

Poi, l’esibizione di quel baciamano di un carabiniere dopo la decisione della magistratura al processo. Ilaria Cucchi l’ha sparata su Facebook, ma anche se a qualcuno piacerà, troviamo quel gesto assolutamente inopportuno. Il carabiniere, in divisa, rappresenta lo Stato e non è lui a decidere con un gesto che voleva essere certamente galante, una sorta di resa. Mai vista una scena del genere in un’aula di giustizia. Se in appello – come spesso accade – la sentenza dovesse essere sovvertita, che farà quel carabiniere? Bacerà i suoi colleghi che oggi sono giudicati colpevoli?

A Ilaria Cucchi non devono certo mancare i complimenti per la tenacia con cui si è battuta. Ma tra querele e atti di inutile genuflessione sembra che sia scomparso il diritto ad avere opinioni difformi da quelle dominanti. Se Stefano è morto per quelle percosse, le condanne sono giuste. Ma questo non lo fa diventare automaticamente un santo. Una vittima sì, ma non un eroe.

di: Francesco Storace @ 11:38


Nov 15 2019

Paura a Venezia, si attende il peggio. Il sindaco Brugnaro fa chiudere Piazza San Marco

Venezia si appresta a vivere una nuova giornata infame. L’incubo continua. La marea non si ferma. Non è ancora finita. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha annunciato sui suoi canali social di aver dato disposizione di chiudere piazza San Marco, seguito delle previsioni meteo che annunciano un picco di acqua alta a 160 centimetri alle 11 e 20. “Ho dato dispisizione di chiudere Piazza San Marco. San Marco Square is closed”. L’annuncio su tweetter, lapidario e drammatico.

Ore 11,20: appuntamento con l’Apocalisse

Nuova allerta acqua alta. La previsione è peggiorata di ora in ora (fino a poco fa si parlava di 150 cm e giovedì sera di 145). Era già stato stabilito, comunque,  che oggi le scuole sarebbero rimaste chiuse. Dopo un giorno di tregua, piazza San Marco è di nuovo allagata. I pochi visitatori si accalcano sulle passerelle sospese sull’acqua che sale sempre di più. Le prime sirene di allarme hanno cominciato a suonare alle 6.39 del mattino mattina.Gli addetti stanno  togliendo le passerelle sospese che in queste ore erano l’unico collegamento e passaggio tra i lati di piazza San Marco. E mentre ricomincia a piovere la  zona ora è completamente sommersa dall’acqua. La gente è scossa. I minuti passano. Visto l’innalzarsi della marea sono stati sospesi i collegamenti del servizio pubblico in #CanalGrande. E’ attiva la centrale operativa territoriale a piazzale Roma’, comunica il Comune di Venezia, via twitter. La situazione è surreale.

Il sindaco continua a dare indicazioni : “Evitare gli spostamenti“, è l’invito rivolto alla cittadinanza, ai turisti. Non solo piazza San Marco, in tutta la città lagunare è pericoloso muoversi. “Un’altra giornata di allerta per Venezia – ha scritto su twitter -. Il vento di scirocco continua a soffiare. Vi invito a evitare gli spostamenti e a tenervi aggiornati sul livello dell’acqua con il Centro Maree. Serve la collaborazione di tutti. Grazie”. La

di: Antonella Ambrosioni @ 10:31


Nov 15 2019

Il Mosap anche ad Orvieto. “La rappresentanza sindacale della polizia deve avere autonomia”

Assemblea aperta a tutti gli operatori della Polizia di Orvieto, dipendente dalla Questura di Terni, organizzata dal sindacato Mosap con la presenza dei vertici nazionali, Fabio Conesta’ e Roberto Fioramonti.

Oltre agli iscritti al sindacato, alla assemblea ha aderito l’intera dirigenza provinciale tra i quali il Vice Segretario Provinciale Raffaele Quattranni, che ha anche organizzato l’incontro. Lo si legge in una nota diffusa dal sindacato. Tra gli argomenti trattati, oltre alle problematiche di carattere personale, in particolare le oggettive carenze di mezzi in assegnazione al Commissariato di Orvieto con un parco macchine oltre che obsoleto, anche con chilometraggio alla soglia dei 200 mila chilometri.

Servizi che non si posso espletare con regolarità

Inoltre ”seppure presso il Commissariato – si legge nella nota del Mosap – e’ stato di recente assegnato un apprezzabile numero di personale. Ma non si riesce ancora ad espletare con regolarita’ tutti i servizi di controllo del territorio previsti nell’ arco delle 24 ore”.

Riguardo il personale ”l’eta’ media e’ comunque superiore ai 50 anni e presto, per raggiunti limiti di eta’, circa 7 persone andranno in pensione”. Pur con queste criticita’, ”il personale del Commissariato di Orvieto ha comunque conseguito – rileva infine il Mosap – importanti successi nella lotta alla criminalita’ ed alla delinquenza in genere e sono state deferite all’ autorita’ giudiziaria dal 1 gennaio ad oggi, oltre 70 persone di cui 11 in stato di arresto”.

Il proselitismo del Mosap in tutta Italia

Continua dunque l’espansione del sindacato di polizia in molte realtà d’Italia. E’ la rappresentazione plastica del vuoto che si era determinato tra le varie sigle sindacali, alcune delle quali troppo appiattite su singoli partiti politici. La polizia ha necessità di tutela e autonomia, è questo il messaggio  – dice Conestà – che vogliamo lanciare in tutta Italia. E i risultati, dai dati sulle adesioni al Mosap, sono davvero brillanti. “Vogliamo dialogare con tutti, ma prima delle forze politiche per noi vengono i poliziotti. Non per tutti è così”.

di: Francesco Storace @ 09:46


Nov 14 2019

Assaltarono l’auto di Salvini a Bologna: a giudizio venti attivisti dei centri sociali

Nel giorno in cui Matteo Salvini lancia la candidatura di Lucia Borgonzoni alla presidenza della Regione Emilia Romagna, arriva la prima decisione sull’aggressione che il leader della Lega subì l’8 novembre del 2014. Il gup Alberto Gamberini ha rinviato a giudizio 20 attivisti del centro sociale Hobo. Assaltarono l’auto di Salvini, dove erano presenti anche la stessa Borgonzoni, l’allora candidato Alan Fabbri e la consigliera comunale della Lega Mirka Cocconcelli. Gli attivisti sfondarono il lunotto anteriore, posteriore e finestrini laterali con caschi e fibbie usati come oggetti contundenti. E poi calci, pugni. Uno salì anche sul tetto dell’auto. Per la Lega a seguire il caso è stato l’avvocato Massimiliano Bacillieri.

Assaltarono l’auto di Salvini, la decisione del gup

L’aggressione avvenne al termine di una visita al campo nomadi di via Erbosa, a Bologna. A quel punto gli estremisti di sinistra assalirono l’auto su cui i tre viaggiavano. I reati contestati, a vario titolo, sono violenza privata, danneggiamento aggravato e lesioni aggravate. Il reato di ingiuria è stato depenalizzato ed è stato prescritto il possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Inoltre, in otto rispondono di lesioni aggravate per l’aggressione, avvenuta lo stesso giorno, al giornalista de Il Resto del Carlino Enrico Barbetti, che cadendo riportò la frattura di un gomito.  Per l’episodio si sono costituiti parte civile la Poligrafici editoriale e il giornalista stesso. Per quanto riguarda, invece, la contestazione agli esponenti leghisti erano già stati accettati come parti civili la Lega, Matteo Salvini, Alan Fabbri e Lucia Borgonzoni. Il processo inizierà il 13 maggio 2020. Una posizione, la 21esima, è stata stralciata per difetto di notifica.

Borgonzoni: «Bene rinvio a giudizio»

«Bene il rinvio a giudizio degli attivisti dei centri sociali che hanno assaltato la nostra auto l’8 novembre del 2014». Si mostra soddisfatta la candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna Lucia Borgonzoni. «Buon senso dice che chi assalta auto, sfonda lunotti, mette a ferro e fuoco una città, si dice democratico e poi usa metodi violenti è giusto che paghi e paghi severamente.  Mi auguro che il processo possa portare a condanne che siano anche di monito a chi sbandiera la democrazia e poi usa la violenza. Nella Bologna e nella Regione che abbiamo in mente atteggiamenti e azioni di questo tipo non avranno mai statuto. Rinnovo inoltre la nostra solidarietà a Enrico Barbetti. Giornalista del Carlino aggredito in quella giornata, con 30 giorni di prognosi e fratture. Un grave attacco alla persona e l’ennesimo, vergognoso, tentativo di tappare la bocca, anche alla stampa».

di: Desiree Ragazzi @ 19:04


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