Apr 03 2020

Borrelli, il pasticcio delle date: la fase 2 dopo il 16 maggio? È possibile, anzi no, chissà…

«Ciòn on si può esprimere adeguatamente a parole»: è questo, se apriamo il dizionario di Google, il significato del termine “ineffabile” . Una simile definizione si adatta perfettamente ad Angelo Borrelli. Quando parla, dice e non dice. E poi si lamenta di essere stato fraintenso. Come oggi, sulla questione della data di una possibile fase 2. Capita infatti che  tutti i siti di informazione riportino le sue  dichiarazioni rilasciate durante un’intervista alla radio questa mattina . L’Italia potrebbe restare chiusa fino al 16 maggio, fa capire Borrelli. Secondo il quale “se l’andamento non cambia, potrebbe essere prima come potrebbe essere dopo”. “La situazione” aggiunge, “ora è stazionaria, dobbiamo vedere quando inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date. Però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2”.  Non è il colmo della chiarezza espositiva. Però Borrelli non smentisce tale possibilità. E tanto basta a diffondere il panico.  Borrelli poi aggiunge che “la decisione va presa dagli esperti che stanno coordinando dall’inizio dell’emergenza la parte tecnico-scientifica».  Insomma, potrebbe essere. Come potrebbe non essere. Ma perché adesso spunta fuori il 16 maggio?  Se lo chiedono in molti. Ed è lecito pensare che si tratti di una sorta di comunicazione ufficiosa.

La smentita

Poi, nel pomeriggio, arriva la smentita di Borrelli. “Le mie parole di oggi sono state fraintese, non ho parlato di date ed ho detto chiaramente che, come fatto fino ad ora, ogni decisione sarà presa sulla base delle osservazioni del Comitato Tecnico Scientifico”.  “Le misure attualmente in vigore, come annunciato dal Presidente del Consiglio, dureranno fino al 13 aprile. Poi il Governo valuterà, sulla base dell’evoluzione della situazione, come proseguire”. Ma il dubbio resta. Anche perché arriva alcuna nota dal governo. Ma è modo questo di gestire la comunicazione in tempi così difficili? Una cosa è certa: Borrelli meno parla e meglio è. Meno interviste concede e più gli italiani possono tirare un sospiro di sollievo.  È meglio che si limiti  a esternare (si fa per dire) che si limiti alla conferenza stampa delle ore 18.00.

 

di: Aldo Di Lello @ 17:40


Apr 03 2020

Covid-19, in Italia il doppio dei morti degli scorsi anni. Cosa ci dicono i numeri sulle misure adottate

Nel primo trimestre 2020 le morti in Italia sono più che raddoppiate rispetto agli anni precedenti. A rivelarlo sono i dati Istat, mentre è stato Youtrend a dare una base statistica a una spiegazione intuitiva: questa strage va imputata al coronavirus.

Il numero di morti più che raddoppiato

Il sito chiarisce che i dati sono parziali; che riguardano la mortalità globale e non solo da Covid-19; che il Nord è sovra-rappresentato, ma comunque ritiene che i dati consentano una lettura critica. Youtrend parte dal numero generale: 7.843 decessi in media nei primi tre mesi del quinquennio 2015-19 contro i 16.216 di questo primo trimestre 2020. Il fatto è, però, che questa impennata si è registrata con l’esplosione della malattia, dopo cioè la scoperta del paziente di Codogno. Prima, il 2020 era stato migliore degli anni precedenti.

Sesso ed età: mortalità coerente con le vittime di Covid-19

Non solo, dallo scorporo dei dati emerge che mentre nei mesi di marzo 2015-19 a morire erano soprattutto donne, oggi a morire sono stati soprattutto uomini: 8.474 uomini e 7.742 donne, ovvero rispettivamente il 133%  e l’84% in più. E, come è noto, Covid-19 uccide soprattutto i maschi. Discorso simile per le fasce d’età: l’aumento di mortalità ha colpito soprattutto gli anziani. “Degli 8.372 morti in più di tutte le età registrati a marzo 2020 rispetto alla media degli anni passati, 7.955 avevano 65 anni o più”, scrive Youtrend.

L’importanza della zona rossa

Ma è in particolare il dato geografico a essere interessante, perché è quello che più di tutti fornisce informazioni utili nella dura battaglia contro il virus. Youtrend paragona i numeri di Codogno, in provincia di Lodi, e quelli di Alzano, in provincia di Bergamo, “entrambi focolai nosocomiali”. Nella prima l’incremento dei decessi è stato del 247%, nella seconda del 454%. “Due zone d’Italia tutto sommato simili, dunque, evolvono a velocità diverse, e tra le differenze quella che spicca maggiormente è proprio la creazione di una zona rossa sin dall’inizio nella bassa lodigiana ma non nel bergamasco”, scrive Youtrend. Come a dire che lì la tempestività del lockdown è stata dirimente (e, probabilmente, muovendosi per tempo, lo sarebbe stata anche a livello nazionale).

Le morti “indirette” da coronavirus

Infine, Youtrend introduce un ulteriore elemento di riflessione. È troppo presto, spiega, per sapere se tutti questi morti in più siano “siano effettivamente dovuti all’epidemia di Coronavirus”, ma nei bilanci finali e nelle loro analisi va preso in considerazione anche un altro elemento: la straordinaria, pressoché insostenibile pressione cui si è trovato sottoposto il nostro sistema sanitario. Per questo, fra i morti collegati Covid-19, andrà con ogni probabilità incluso anche chi aveva bisogno di assistenza medica, ma non l’ha potuta avere per la situazione che si è creata nei nostri ospedali, e non solo.

di: Annamaria Gravino @ 17:34


Apr 03 2020

Ragazzina chiama il 112: “Ho fame, a casa siamo senza soldi”. I carabinieri fanno la spesa

“Ho fame, mio padre non lavora più, il frigorifero è vuoto, aiutateci vi prego!”. È l’appello di un’adolescente che ha telefonato ieri mattina, raccolto dall’operatore della centrale operativa del 112 della Compagnia Carabinieri di Vergato (Bologna). Dopo aver tranquillizzato la ragazzina, il militare ha allertato una pattuglia dei Carabinieri che si è recata velocemente a casa della famiglia, di origine straniera, per verificare l’attendibilità della notizia che si è rivelata veritiera. L’adolescente, infatti, quando si è accorta che la situazione era grave, ha chiamato i Carabinieri perché, a causa dell’emergenza sanitaria, il padre, unica fonte di reddito, aveva perso il lavoro.

La ragazzina ai carabinieri: “Abbiamo fame, aiutateci”

La famiglia è composta dall’uomo, la moglie e i suoi due figli. La minore ha preso lo smartphone della mamma, ormai privo di credito, e ha chiamato il 112. Ridotti ormai alla fame. I carabinieri sono andati a fare la spesa. Sono quindi tornati a casa della ragazzina con una scorta di generi alimentari. Latte, pasta, uova, farina, carne, biscotti, frutta, verdura e altri scatolati di vario genere. La famiglia ha ringraziato l’Arma dei Carabinieri per il gesto di solidarietà.

Il sindaco di Vergato: “Siamo a disposizione per aiutarli”

La famiglia soccorsa dai carabinieri risiede a Vergato. BolognaToday ha intervistato il sindaco della cittadina bolognese e presidente dell’Istituzione servizi sociali, culturali ed educativi, Giuseppe Argentieri. “Leggere questa notizia mi ha sorpreso molto perché stiamo lanciando da settimane, attraverso tutti i canali a disposizione, i messaggi di aiuto che possiamo fornire, al fine di essere contattati da chiunque sia in difficoltà e a noi non risultava assolutamente questo caso. Poi, da alcune ricerche, abbiamo capito che si tratta di persone residenti nella zona dell’Alto Reno. E da qui si capisce anche il motivo per cui sono stati attivati i Carabinieri del Comando di Vergato, o meglio come la chiamata sia stata filtrata dal 112.“

di: Valter Delle Donne @ 17:25


Apr 03 2020

Milanese guarita dal coronavirus si riammala: è la paziente “recidiva 1” del Covid in Italia

Paziente recidiva 1. Ci risiamo: non solo paziente uno. Ora ci troviamo alle prese con una duplicazione di sintomi e paura. Ondata di ritorno del virus? Ne parlava ieri sera da Piazzapulita su La7 l’epidemiologo Leopalco. E oggi, ahinoi, da Milano arriva la denuncia del primo caso di recidiva. Si tratta di una donna milanese, di origini cinesi, assurta alla “notorietà sanitaria” di questi giorni come il “caso uno” in Italia di ritorno della malattia, dopo essere guarita. A renderlo noto, Il Giornale sul suo sito, che scrive che la paziente, «ricoverata all’ospedale di Negrar, in provincia di Verona, come la prima volta non presenta sintomi gravi. “È un caso raro”, afferma Bisoffi, direttore del dipartimento».

La paziente recidiva 1: una milanese guarita una prima volta

Un caso raro, quello della paziente recidiva 1, ma possibile e accertato. E sul quale si formulano due ipotesi. Si parte sempre dal caso della signora di Milano. Ricoverata una prima volta perché positiva al temapone e dimessa dopo il riscontro negativo di ben due test formulati prima del ritorno a casa. Una decina di giorni dopo le dimissioni da negativa, però, la paziente è tornata ad avere la febbre. E con la temperatura è salita anche la paura. Anche perché la donna, nei giorni, ha avuto anche la tosse, altro tipico sintomo di un ritorno del virus. In ospedale, dunque, si effettua un nuovo tampone: e l’esito è negativo purtroppo. Così, riferisce il quotidiano diretto da Sallusti citando il Fatto quotidiano, «la donna adesso si trova ricoverata nel reparto di Malattie Infettive e tropicali dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona».

Gli studi sulle possibilità di recidiva del virus

Un caso raro, dicono gli esperti come Zeno Bisoffi, direttore del dipartimento del nosocomio veronese. E al momento, aggiunge il professore, «L’unico capitato da noi: per quanto ne sappiamo, solo in Cina sono state descritte alcune eccezioni simili», ha dichiarato. Già, la Cina. Solo pochi giorni fa, sul nostro giornale, davamo conto di uno studio cinese in base al quale i medici di Wuhan, epicentro del contagio locale e mondiale, hanno preso in considerazione un gruppo di 147 pazienti guariti. Tra loro, una percentuale compresa tra il 3% e il 10% di queste persone, è tornata nuovamente positiva al Covid-19. La possibilità di recidiva, allora, è il motivo per cui ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di determinare almeno se questi soggetti possono ancora infettare le persone. Parallelamente, la comunità scientifica si chiede se i guariti hanno sviluppato anticorpi tali da offrir loro l’immunità alla malattia. I numeri di Wuhan sembrerebbero dare una risposta negativa. E oggi ci si aggiunge anche il caso di Milano. Per il quale, la donna è tornata al ricovero in un reparto Covid dell’ospedale veronese che l’ha accolta. E dal quale, data la sintomatologia non grave, e viste le condizioni cliniche generali, potrebbe uscire a breve.

Recidiva, due ipotesi al vaglio

Un caso che rilancia la matrice misteriosa di questo virus. E sul quale, sempre Bisoffi dalle colonne del Giornale spiega: «Sono in corso le analisi sul genoma virale, solo quando avremo gli esiti ne sapremo di più». Arrivando a formulare le due fatidiche ipotesi che citavamo in apertura. La prima, spiega sempre il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale veronese: «è che il virus appartenga ad un ceppo virale diverso. Anche se dobbiamo attendere gli esami sui due genomi: quello del primo ricovero e quello del secondo. È però un’ipotesi che io ritengo improbabile perché, in base a quanto fin qui accertato, il Coronavirus non sembra soggetto a particolari mutazioni». E la seconda, quella più plausibile in quanto confortata da precedenti clinici: «I tamponi – aggiunge Bisoffi – sono molto sensibili, ma non al 100%.

La seconda, quella più plausibile

«Anche per questo – conclude l’esperto – per i casi con un alto sospetto clinico, seppur in presenza di una risposta negativa, per prudenza ripetiamo il test prima indirizzare il paziente eventualmente a un reparto pulito anziché al reparto Covid». Ossia, è possibile che i tamponi fatti durante il primo ricovero, prima di dimettere la paziente, non abbiano rilevato la positività. Probabilmente per via della carica virale bassa del virus. Talmente bassa da non non riuscire ad essere individuata. Speriamo allora, per la signora in questione, che prima delle dimissioni i medici al lavoro sul suo caso possano arrivare a una diagnosi certa. E definitiva.

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 17:01


Apr 03 2020

Coronavirus, è morto Sergio Rossi. Con le sue scarpe ha conquistato il mondo

Eleganti, seducenti, adorate dalle star di tutto il mondo. Sergio Rossi, nel corso della sua lunga e fortunata carriera di designer, ha creato alcune tra le scarpe più belle (e desiderate) che si siano viste nell’era contemporanea. È stato un talento autentico del Made in Italy. Di più: un nome che ha contribuito a farlo, il Made in Italy. Il coronavirus ci ha privato anche di lui. Un leone nato nel 1935, che da San Mauro Pascoli, in Romagna, aveva saputo conquistare il mondo, calcandone – più o meno letteralmente – tutte le strade più importanti.

Il visionario amato dalle dive

Sergio Rossi si è spento a 85 anni all’ospedale di Cesena, dove era stato ricoverato venerdì scorso. Le sue condizioni si sono aggravate in pochi giorni. Il brand era stato tra i primi a scendere in campo per contrastare l’emergenza sanitaria e aveva di recente annunciato la donazione di 100mila euro a favore dell’Ospedale Sacco di Milano. L’imprenditore è stato un pioniere del suo tempo. Visionario e innovatore, per lui la calzoleria era una riflessione continua sulla forma, l’armonia e l’eleganza. Diverse le dive che nel corso degli anni hanno messo almeno un paio di Sergio Rossi ai piedi: da Sharon Stone a Diane Kruger, passando per Anne Hathaway, Naomi Campbell, Sarah Jessica Parker, Halle Barry e Cate Blanchett.

Da San Mauro Pascoli al successo mondiale

Sergio Rossi fondò il suo marchio a San Mauro Pascoli nel 1951, ereditando da suo padre tutte le competenze di grande artigiano. Inizia realizzando sandali e scarpe poi vendute in tutta l’Emilia Romagna, da Rimini a Bologna. Negli anni ’60, sull’onda del successo e della notorietà data allo stile di vita italiano dal film La Dolce Vita (suo un paio di sandali indossati nella pellicola da Anita Ekberg) firma il suo primo paio di calzature, i sandali estivi Opanca, un sandalo con la suola che curvava gentilmente attorno al piede, in modo da farlo diventare un tutt’uno con la parte superiore della scarpa. Il successo è immediato. E inarrestabile. Nei decenni successivi arrivano le collaborazioni con marchi come Versace, Dolce&Gabbana, Alaïa; le sfilate esclusive; l’alta moda; le boutique monomarca. “Sergio amava le donne ed era capace di catturare la femminilità in modo unico, creando, attraverso le sue scarpe, l’estensione naturale delle gambe femminili. Ricorderemo la sua creatività per sempre”, ha commentato il Ceo del gruppo Sergio Rossi, Riccardo Sciutto.


di: Annamaria Gravino @ 15:18


Apr 03 2020

L’Oms potrebbe rivedere le sue sulle mascherine: condizioni cambiate, uso diverso e più massiccio

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull’uso delle mascherine alla luce dei risultati di un nuovo studio dell’MIT, secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono ‘viaggiare’ nell’aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi: lo ha detto alla Bbc l’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms che valuterà se – per rallentare la diffusione del virus – è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine”.

Non solo goccioline di tosse e starnuti. Secondo l’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, il coronavirus viaggia nell’aria anche con il semplice respiro. Il virus SarsCov2 è stato trovato in campioni d’aria raccolti a oltre 1,8 metri distanza tra due pazienti, scrive l’Accademia Usa in una lettera al capo delle politiche scientifiche della Casa Bianca, inserendosi in un dibattito che va avanti da tempo

 

di: Aldo Di Lello @ 15:06


Apr 03 2020

Coronavirus, a spasso col cane… ma per vendere droga. La polizia lo arresta, il pm lo scarcera

Portare a spasso il cane per spacciare droga. L’ultimo episodio si è registrato ieri a Roma, dove gli agenti del commissariato Prati hanno colto pusher e cliente sul fatto. I poliziotti, in servizio di controllo, infatti, hanno notato uno strano movimento tra due giovani, entrambi con un pitbull al guinzaglio. Come poi hanno potuto accertare, si trattava dello scambio droga-denaro.

Il Mosap: “Grazie all’acume degli agenti”

“È paradossale come ci si ingegni in questo periodo”, ha detto il segretario del sindacato di polizia, Mosap, Fabio Conestà, commentando la notizia riportata dal sito di informazione 7Colli. Conestà inoltre ha sottolineato “l’inventiva criminogena di portare a passeggio i cani per i loro bisogni per accedere in un modo o nell’altro all’acquisto di sostanze stupefacenti”. “Grazie all’acume e alla prontezza dei nostri operatori, che hanno fatto in modo che ciò non avvenisse”, ha quindi proseguito il segretario del Mosap, rivelando che è stato anche”necessario mettere la museruola ad uno dei due pitbull perché molto aggressivo”.

Il pusher col cane arrestato e subito scarcerato

Gli agenti hanno contestato a entrambi la violazione delle decreto anti coronavirus. Inoltre, per la droga, hanno elevato una sanzione al cliente e hanno arrestato il pusher, contestandogli la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Il pm, però, dopo averne convalidato il fermo, rivela 7Colli, ne ha disposto l’immediata scarcerazione.

di: Annamaria Gravino @ 13:59


Apr 03 2020

Rovazzi, straziante annuncio: «Addio nonno. Ho fatto l’impossibile. Ma il maledetto virus ti ha bussato alla porta»

«Ho sperato nell’impossibile, ho creduto fino all’ultimo che fossi l’unico in grado di scampare a quella maledetta figura oscura con la falce in mano. Mi sbagliavo. La morte piano piano prende tutti. Non capisco perché debba prendere sempre prima del dovuto tutti quelli a cui tengo. Ho fatto il possibile, l’impossibile, l’impensabile… ma alla fine questo maledetto virus ti è venuto a bussare alla porta»… È questo il triste incipit con cui il cantante Fabio Rovazzi ha dato su Instagram l’annuncio della scomparsa dell’amato nonno. Anche lui portato via dal coronavirus. Sono giorni drammatici, quelli che stiamo vivendo in Italia. Per tutte le famiglie, travolte come quella dell’artista da un nemico impietoso che non guarda in faccia a blasone, affetti, speranze. Tanto che, lo stesso Rovazzi nel suo triste epitaffio al nonno appena deceduto scrive: «Fidati quando ti dico che non te lo meritavi»…

Rovazzi, straziante addio all’amato nonno morto a causa del coronavirus

Nel suo accorato ricordo del nonno, il cantante 26enne, che recentemente ha esordito nel cinema, prosegue: «Con te ho passato gran parte della mia infanzia. E credo che tutto quello che sono oggi per la stragande maggioranza lo devo a te. Sei l’uomo che mi ha insegnato tutto. Mi hai insegnato che la fortuna non esiste. Mi hai insegnato che la tenacia e la forza di volontá sono alla base di tutto. Sei partito da gommista e sei volato in Argentina. Diventando dirigente di una delle più grosse multinazionali del mondo. Sei sempre stato il mio esempio di vita. E lo sarai sempre nonostante l’assenza di quest’ultima». E ancora: «Dentro di me sapevo che prima o poi questo giorno sarebbe arrivato ma… scusami: non riuscirò mai ad abituarmi a queste cose». all’ineluttabilità della morte. Ma anche alla ferocia letale di questo virus che colpisce nell’ombra. Infierisce su corpi e affetti. Stravolge vite e famiglie.

Una presenza, un affetto, un esempio indimenticabili…

Così, il cantante che, solo un anno fa, ha dovuto affrontare la scomparsa del padre, si aggrappa in questi momenti di dolore ai ricordi. Agli insegnamenti del nonno. A quell’impronta del cuore, indelebile, che il nonno ha lasciato su di lui. E scrive: «Tramandare i ricordi è stato fondamentale per te. Penso che tu sia l’unico nonno al mondo che in eredità mi ha lasciato terabyte di video storici di famiglia. Con annesse lettere e spiegazioni di ogni situazione». E infine: «Sei sempre stato orgoglioso di me. Ma non ti sei mai reso conto che quello che sono diventato è solo grazie a te». Un addio forte. Sentito. Che si aggiunge a quello di tanti italiani stravolti e martoriati dal coronavirus. A quelle terribili immagini dei carri armati dell’Esercito che traghettano salme in altre città, disponibili alla cremazione. Perché oggi, lo spazio per i defunti si estende tragicamente. E la dimensione del dolore oltrepassa i confini dell’immaginabile.

di: Priscilla Del Ninno @ 13:48


Apr 03 2020

Follia da Coronavirus: medico pugliese picchia un anziano (video)

Medici sull’orlo di una crisi di nervi. La scena di ordinaria follia da coronavirus arriva dalla Puglia. Un anziano che protestava a voce alta per una ricetta è stato picchiato a schiaffi, spintoni e calci da un medico di base che come si vede dalle immagini video fatte da un passante e diffuse velocemente, indossava il camice bianco e la mascherina. E’ accaduto questa mattina per strada a Calimera, in provincia di Lecce.

 

Un altro uomo lì presente non è intervenuto e ha lasciato fare, pur apparendo anche lui coinvolto nella discussione con l’anziano. Per fortuna una donna, arrivando dall’interno all’edificio davanti al quale è accaduto lo sconcertante episodio, si è frapposta e ha fermato la furia del medico. L’anziano, oltre a indossare anche lui la mascherina, aveva con sé un bastone sul quale si sosteneva ma al momento degli spintoni e degli schiaffi è caduto per terra. Una volta sul selciato, il medico ha dato qualche calcio, anche se con meno forza rispetto agli schiaffi precedenti.

Coronavirus, medici sotto stress

Come riportano i media locali, l’anziano era andato dal medico per chiedere spiegazioni su una ricetta per accertamenti diagnostici che non sarebbe stata accettata. Quando l’anziano ha insistito – riporta lo Sportello dei diritti – il medico lo ha aggredito fino a farlo cadere per terra inveendo contro l’anziano e poi ha continuato a colpirlo. Sul posto, ambulanza e carabinieri. La Asl sta valutando i provvedimenti da assumere nei confronti del medico.

Il presidente dell’Ordine dei medici di Lecce: “Saremo severi”

“Saremo severi”, ha commentato il presidente dell’Ordine dei Medici di Lecce. “È un comportamento che getta vergogna e fango sull’intera categoria”. Nei confronti del medico è stato avviato un procedimento disciplinare. Un fatto che arriva in un momento in cui tutta la nazione si sta stringendo attorno ai medici italiani, impegnati in prima fila contro il coronavirus. Un virus che finora ha causato oltre sessanta vittime tra i camici bianchi.

di: Valter Delle Donne @ 13:15


Apr 03 2020

Straniero fugge all’alt dei carabinieri. Raggiunto grida: “Ho il virus”. E si avventa sui militari

Lo straniero 32enne è in macchina con la madre sulla statal,e all’altezza di Cattolica (Rimini). Incontra un posto di blocco dei carabinieri e pensa bene di sfondarlo, fuggendo oltre di gran corsa. I militari si mettono all’inseguimento a sirene spiegate. La madre del brasiliano 32enne, in auto con lui, è terrorizzata. E una volta raggiunto dalla gazzella delle forze dell’ordine va anche peggio.

L’uomo è fuori di sé. Proprio non ci sta ad essere fermato e controllato. E appena sceso dal veicolo comincia a urlare dando in escandescenze: «Ho il virus». La scena da far west è solo l’inizio. Lo straniero prova a sottrarsi al fermo e alle verifiche di rito imposte dalle misure mirate a contenere il dilagare della pandemia da coronavirus. Si scaglia sui carabinieri, aggredendoli selvaggiamente. I militari ricorrono in extremis all’uso dello spray al peperoncino, ma neanche questa strategia funziona. Il brasiliano è una furia. Tanto che i militari pensano di chiamare il 118 e, solo a quel punto, una volta sedato, il brasiliano, peraltro senza patente, si placa. Poi, condotto in ospedale, i medici riscontrano che davvero è febbricitante: e lo sottopongono al tampone di controllo.

Straniero fugge all’alt dei carabinieri. Fermato grida: ho il virus

L’incresciosa vicenda, riferita da Il Resto del Carlino,  e rilanciata da Il Giornale, è piena di dettagli a corredo del fatto che esplicitano la violenza e la pericolosità di quanto accaduto. A partire dalla folle velocità dell’auto in corsa, guidata dallo straniero in spregio del rischio per sé stesso, sua madre e auto e passanti in circolazione. Passando per la ferocia con cui l’uomo si è avventato contro i carabinieri, ferendoli tanto che, i poveri malcapitati della squadra in servizio sulla strada sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere per curare le ferite riportate a seguito della colluttazione. Una violenza, quella scatenata dall’uomo, che non gli ha impedito di uscire dal veicolo delle forze dell’ordine dove era stato faticosamente caricato a forza, per infierire anche contro il mezzo. E fino alla fine.

Sedato, il 118 lo conduce in ospedale. I medici gli fanno al tampone

Arrivata solo quando, come riferiscono i quotidiani appena citati, c’è stato «l’intervento del personale medico del 118 che, viste le sue condizioni, ha deciso di sedare il fuggitivo. Placando finalmente i suoi bollenti spiriti. I sanitari hanno appurato che l’uomo aveva davvero qualche linea di febbre. Dunque hanno deciso così di condurlo presso l’ospedale Ceccarini di Riccione, dove i medici hanno provveduto a sottoporre il 32enne al tampone per verificare se davvero fosse stato contagiato dal coronavirus». Ora si è in attesa degli esiti degli esami specialistici. Per il momento, allora, c’è una sola certezza sottolineata dal Resto del Carlino e da Il Giornale: «Oltre a guidare senza patente, lo straniero aveva già violato recentemente il Dpcm. L’uomo è stato denunciato nuovamente, questa volta per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ma il magistrato di turno non ha convalidato il fermo, adducendo motivi igienico-sanitari».

di: Priscilla Del Ninno @ 13:05


Apr 03 2020

La drammatica previsione dell’epidemiologo Leopalco: «Prepariamoci alla seconda ondata»

«Dobbiamo prepararci alla seconda ondata». L’epidemiologo Pierluigi Lopalco, ospite ieri sera di Piazzapulita, analizza le possibili cause che hanno agevolato la circolazione del coronavirus in Italia. «All’inizio di questa epidemia, prima che arrivasse lo tsunami, feci una riflessione. Dissi “tremo all’idea che il virus arrivi negli ospedali italiani, dove la cultura del controllo infezioni è così scarsa”. L’Italia in tutta Europa è uno dei Paesi con il più altro tasso di infezione in ambiente assistenziale. Quindi diciamo che c’era una condizione strutturale. Non negli ospedali della Lombardia, ma in tutti gli ospedali italiani, c’era una condizione che sicuramente ha favorito in piccola parte la circolazione di questo virus».

Lopalco a Piazzapulita: «Prepariamoci alla seconda ondata»

«Però attenzione: questo virus – spiega ancora Lopalco – è entrato nei nostri ospedali durante l’epidemia influenzale. E sfido chiunque in quel momento, senza nessuna avvisaglia e senza sapere che c’era la circolazione del coronavirus in Italia, ad avere delle precauzioni particolari. A mettere una mascherina in pronto soccorso perché c’era una persona che tossiva. C’è tutta una serie di elementi che probabilmente hanno facilitato l’ingresso del virus nei nostri nosocomi. Ma non si tratta di capire di chi è la colpa: perché le pandemie non arrivano mai in un’unica ondata. Non c’è mai un’ondata pandemica e poi tutto sparisce. Normalmente – conclude Lopalco – abbiamo sempre una seconda ondata pandemica, quindi se vogliamo prevenirla dobbiamo assolutamente imparare la lezione».

di: Priscilla Del Ninno @ 11:22


Apr 03 2020

Borrelli: «Vista la situazione dovremo stare a casa ancora diverse settimane. Anche il 1° maggio»

«A casa anche il primo maggio? Credo proprio di sì». Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, si esprime così ai microfoni di Radio Anch’io. «Gli esperti analizzano quelle che sono le curve di evoluzione dell’epidemia ma sono i fatti che contano, i dati che arrivano dalle regioni. Io io mi attengo a quelli e ci dicono che diminuisce il numero dei nuovi ricoverati e di quelli che entrano in terapia intensiva. Che aumenta il numero dei guariti e aumenta in modo contenuto il numero dei positivi. Mentre cala sensibilmente rispetto ai giorni scorsi quello dei deceduti. Siamo in una situazione stazionaria, i medici negli ospedali possono tirare il fiato», aggiunge.

Borrelli: «Le misure restrittive sono destinate a rimanere in vigore»

«I contagi restano perché sono frutto dei comportamenti passati, di due settimane fa», osserva. Le misure restrittive, vista la situazione, sono destinate a rimanere in vigore. «Purtroppo sì, dobbiamo stare in casa ancora per molte settimane, credo anche il primo maggio. Dovremmo essere rigorosissimi. E credo cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali: dovremo mantenere le distanze», afferma. «L’acceso agli ospedali e alle terapie intensive non sta crescendo. I numeri parlano chiaro: cresce anche il numero dei positivi che sono a casa. In terapia intensiva ci si arriva facendo un percorso che parte da un ricovero con sintomi, e questi numeri diminuiscono. E questo significa che si sta fronteggiando la malattia. Non mi risultano situazioni dove gli ospedali non riescono a garantire il ricovero in terapia intensiva», dice ancora.

Le mascherine? un problema globale. E sui test sierologici…

Alcune zone del Paese non sono state colpite in maniera veemente. «Il sud regge, ma bisogna assolutamente essere prudenti. Evitare di uscire di casa e seguire alla lettera le indicazioni che sono state date. Il problema delle mascherine è globale: la domanda a livello mondiale è 30, 50 volte il fabbisogno ordinario. Abbiamo una situazione – prosegue Borrelli – in cui in Italia non esistono imprese per la produzione. Ora si sta facendo una riconversione. L’obiettivo prioritario è diventare autonomi e autosufficienti per la produzione di mascherine. Nel frattempo andremo avanti con le importazioni, con accordi e con il grande lavoro fatto anche a livello di governo». Capitolo test sierologici: «Chi sta governando l’emergenza dal punto di vista tecnico-scientifico dovrà indicare la direzione. Stanno discutendo in queste ore. Stanno lavorando su questo». E speriamo che si arrivi a una indicazione utile e condivisa.

di: Priscilla Del Ninno @ 10:54


Apr 03 2020

Coronavirus, stazioni a rischio. La Polfer becca 551 stranieri irregolari. Arresti per furti e droga

Controlli a tappeto nelle stazioni. Nelle settimane di emergenza, i pericoli sono dietro l’angolo, da Roma Termini a Firenze, da Milano a Venezia. La Polfer ha lavorato sodo e il bilancio parla da solo. Diciotto chili di sostanze stupefacenti sequestrate, tra cocaina, eroina e hashish. 218 persone in manette, 3.963 indagati e 515.480 identificati. Tre mesi di fuoco, quindi. Gli stranieri irregolari sono stati 551; 187 i minori non accompagnati.

Stazioni a rischio, manette a Milano

Nel dettaglio, la Polfer ha arrestato a Milano un cittadino della Libia di 26 anni per tentato furto. L’uomo è stato sorpreso da un viaggiatore mentre frugava nel suo zaino. Sempre nel capoluogo lombardo un italiano spacciava sostanze psicotrope.

Da Bologna a Reggio Emilia e Verona

L’attivita della Polfer nelle stazioni non ha un attimo di sosta. Gli agenti hanno arrestato tre stranieri a Bologna per detenzione di droga. Ognuno di loro occultava nell’intestino circa cento ovuli per un totale di 3 chili e 600 grammi di cocaina ed eroina. Un corriere della droga di 31 anni, originario dell’Afghanistan, è stato beccato a Verona. Era in possesso di circa 1 kg di sostanza stupefacente, divisa in 9 panetti, nascosti nel suo zaino. A  Reggio Emilia un marocchino di 29 anni ha rubato il bagaglio e lo smartphone di un viaggiatore a bordo di un treno ad alta velocità.

Roma Termini un rumeno ha rapinato la farmacia 

A Roma Termini gli agenti hanno arrestato un rumeno di 23 anni per una rapina all’interno della farmacia.. In manette un cittadino somalo nella stazione di Palermo per resistenza e lesioni. Sorpreso dagli operatori a mendicare e infastidire i viaggiatori vicino alle emettitrici elettroniche della stazione, si è scagliato contro gli agenti procurando a uno di essi la frattura dell’avambraccio destro. Nelle stazioni “a lieto fine” Tra le storie “a lieto fine” nelle stazioni, invece, quella di una donna che ha trovato negli Uffici  della Polizia Ferroviaria un posto sicuro dove far mangiare il proprio bimbo.  Eramo infatti chiusi tutti gli esercizi commerciali nella stazione di Roma Termini.

di: Girolamo Fragalà @ 10:45


Apr 03 2020

Coronavirus, vaccino supera i primi test sugli animali. E tra i “padri” c’è uno scienziato italiano

Il vaccino contro il virus che causa la Covid-19 potrebbe essere disponibile prima del previsto. Lo hanno annunciato i ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine coordinati dall’italiano Andrea Gambotto e da Louis Falo. Lo rende noto l’Agi, sul sito Ago.it. Il vaccino ha già superato la fase della sperimentazione animale e i primi test nel modello murino hanno mostrato che produce anticorpi specifici per il nuovo coronavirus in quantità ritenute sufficienti a neutralizzare il virus.

Vaccino, i risultati pubblicati su EBioMedicine

«I risultati di questi primi test sono stati pubblicati su EBioMedicine, rivista pubblicata da Lancet», si legge sul sito. «I ricercatori hanno potuto agire rapidamente poiché erano già state gettate le basi grazie a precedenti lavori durante le precedenti epidemie di coronavirus. L’Università di Pittsburgh opera in Italia attraverso Upmci.

L’importanza della proteina spike

«Abbiamo lavorato in passato con l’epidemia di Sars-CoV nel 2003 e Mers‐CoV nel 2014. Questi due virus, strettamente connessi alla Sars-CoV-2, ci insegnano che una particolare proteina, chiamata spike, è importante per indurre l’immunità contro il virus. Sapevamo esattamente dove combattere questo nuovo virus». A spiegarlo è Andrea Gambotto. «La nostra capacità di sviluppare rapidamente questo vaccino è il risultato della collaborazione tra scienziati». Scienziati «con competenze in diverse aree di ricerca che lavorano con un obiettivo comune», ha continuato Louis Falo.

La sensazione del velcro sulla pelle

I ricercatori – si legge su Agi.it – hanno inoltre usato un approccio innovativo per somministrare il vaccino. C’è l’impiego di un vettore a micro-aghi, che ne aumenta la potenza. Si tratta di un cerotto delle dimensioni di un polpastrello. Ha 400 minuscoli aghi che somministrano frammenti della proteina spike attraverso la cute, dove la reazione immunitaria è più forte. Ed è inoltre abbastanza indolore, più o meno come la sensazione del velcro sulla pelle.

I risultati del vaccino sui topi

I ricercatori sottolineano come i topi ai quali è stato somministrato il vaccino contro il Mers-CoV hanno prodotto un livello sufficiente di anticorpi per neutralizzare il virus per almeno un anno. Finora i livelli di anticorpi nei modelli vaccinati contro il Sars-CoV-2 sembrano seguire lo stesso andamento. È importante sottolineare come il vaccino con cerotto a micro-aghi contro il SARS-CoV-2 mantiene la sua potenza anche in seguito alla sterilizzazione con raggi gamma, un passo fondamentale verso la realizzazione di un prodotto adatto all’impiego nell’uomo.

di: Girolamo Fragalà @ 09:44


Apr 03 2020

L’esperto della Casa Bianca: «Non solo starnuti e tosse, il coronavirus si diffonde anche quando si parla»

Parla l’esperto della Casa Bianca. «La ricerca attualmente disponibile sostiene la possibilità che il coronavirus possa essere diffuso tramite bioaerosol generato direttamente dall’espirazione dei pazienti». È un passaggio della lettera che il professor Harvey Fineberg, presidente di una commissione della National Academy of Sciences, ha indirizzato a Donald Trump. Lo riferisce la Cnn.

Le parole dell’esperto della Casa Bianca

«Non indosserò una mascherina chirurgica, perché queste servono ai medici. Ma potrei indossare una bella bandana stile western»,  ha detto Fineberg all’emittente. La lettera, ha spiegato, è stata inviata mercoledì sera in risposta a una richiesta formulata da Kelvin Droegemeier per l’Office of Science and Technology Policy alla Casa Bianca.

Come può diffondersi il coronavirus

«Questa lettera risponde alla vostra domanda relativa alla possibilità che il coronavirus possa essere diffuso attraverso la conversazione», oltre che attraverso droplet prodotte da starnuti e tosse.  Alla Cnn, prosegue l’emittente, Fineberg ha dichiarato che il virus può essere diffuso anche da droplet prodotte da una persona che parla e, potenzialmente, anche da droplet prodotte dall’espirazione.

Trump ha fatto il test: negativo

«Mi sono sottoposto al test stamattina. Ci è voluto un minuto per farlo, i risultati sono arrivati dopo un quarto d’ora. Il presidente è risultato negativo, è il secondo test». Donald Trump, nel briefing quotidiano alla Casa Bianca, ha annunciato di essere risultato negativo a un secondo test per il coronavirus. «Li ho fatti entrambi e il secondo è stato decisamente più piacevole», ha detto Trump facendo riferimento, evidentemente, a una nuova tipologia di test diversa rispetto al tradizionale tampone.

La Casa Bianca: i sacrifici salveranno molte vite

«I sacrifici che faremo nelle prossime quattro settimane salveranno molte vite. È cruciale che gli americani seguano le linee guida. Stiamo effettuando oltre 100.000 test accurati ogni giorno, molti di più rispetto ad ogni altro paese». Queste le parole del presidente degli Stati Uniti. Nello stato di New York sono 92.381 i casi confermati di Covid19, mentre il numero dei decessi è salito a 2373, mentre  il giorno prima erano 1941.

di: Girolamo Fragalà @ 08:56


Apr 03 2020

Terremoto nella notte a est di Roma. E a prima mattina la terra trema sulla costa ionica crotonese

Non solo l’incubo del coronavirus e la quarantena. Ora anche il terremoto. Un brutto momento per chi si è svegliato di soprassalto nella Capitale,   avvertendo la scossa. Alle 2.12 la terra ha tremato per una ventina di secondi. L’epicentro c’è stato a un chilometro di distanza da Marcellina, a una profondità di 16 chilometri. La scossa in piena notte è stata comunque sentita dalle persone che abitano nei paesi e nei quartieri a est della capitale. C’è stata un po’ di paura, molti hanno scritto sui social allarmati.

Il terremoto tra Marcellina e San Polo dei Cavalieri

A rilevare il terremoto, tra Marcellina e San Polo dei Cavalieri, la Sala sismica Imgv-Roma. L’intensità non è stata molto elevata, la magnitudo registrata è stata di 3. A quanto si apprende non si registrano danni a persone o cose. Nonostante un grado del genere sia stato avvertito dalle persone, si tratta comunque di un’intensità molto bassa, che in genere non causa nessun danno strutturale. Molte le persone che nella notte si sono svegliate e hanno sentito la scossa. Non solo a Marcellina ma anche nelle zone di Tivoli, Guidonia, Velletri, Pomezia, Aprilia, Fiumicino, Latina, Anzio, Viterbo e Civitavecchia.

A Roma la scossa avvertita nella zona Est

Il terremoto nella notte ha fatto sì che non sia stato avvertito da tutti i residenti di Roma e provincia. Quelli che alle 2.12 erano ancora svegli hanno però sentito la scossa forte e chiara. È apparso subito chiaro che il terremoto non era di forte intensità. E che, come le volte precedenti, sarebbe finito entro qualche secondo. Niente preoccupazione quindi, solo tanto stupore per un fenomeno che di rado si verifica nel Lazio, e non sempre viene avvertito. Nonostante l’ora tarda, l’hashtag #terremoto è salito immediatamente in trend topic, scatenando la discussione tra chi aveva avvertito la scossa nelle diverse zone del Lazio.

La terra trema anche sulla costa ionica crotonese

Un terremoto di magnitudo 3.8 è stato rilevato dalla Sala Sismica INGV-Roma nella zona della Costa Ionica crotonese intorno alle 5.52 di questa mattina, a una profondità di circa 23 chilometri. Si tratta della più forte di una serie di scosse rilevate all’alba di oggi: le altre sono state avvertite alle 5.26 (magnitudo 2.5) e alle 5.13 (magnitudo 3.3).

 

di: Girolamo Fragalà @ 08:39


Apr 03 2020

Arrivano le mascherine lavabili da usare in famiglia o per uscire. Possono essere utilizzate 5 volte

Da mantici per le fisarmoniche e teli mare a un nuovo modello di mascherine “anti-contagio” lavabili. Si possono usare in famiglia per uscire, ma non in ambienti medici. Renzo Galassi, 62 anni, ha avuto un momento di disperazione. Con la chiusura delle attività non essenziali era precipitato in una crisi profondissima. «Ho passato due notti insonni», ha raccontato all’Adnkronos.

La produzione convertita in mascherine

Poi l’idea. «Come dare una mano in questo momento così difficile e salvare l’azienda? La risposta è stata: riconvertire in tempi record la produzione in mascherine». Siamo nelle operose Marche, a Osimo Stazione (Ancona). Il titolare dell’azienda familiare Galassi Group alza il telefono e chiama il sindaco Simone Pugnaloni. «Gli ho detto: uniamo le nostre disperazioni e troviamo una soluzione».

L’utilizzo della ultramicrofibra

«Avevo l’idea di mettere in campo un nostro materiale», dice Galassi. «Si chiama “ultramicrofibra”. Normalmente la usiamo per produrre mantici per fisarmoniche e teli mare “a prova” di sabbia finissima, come quella delle nostre spiagge». Le sue caratteristiche “si prestano” alla nuova causa. «È un materiale versatile. Lo usiamo anche per realizzare tende in grado di proteggere dai raggi ultravioletti del sole e fare da barriera al caldo».

Come vanno usate le mascherine

Il materiale non va cucito, ma basta tagliare la sagoma adatta al viso. Le mascherine si fissano con asole (regolabili in 3 misure) alle orecchie e si allaccia dietro. «Non segnano perché non hanno elastici. Sono morbide e in tessuto certificato, non c’è necessità di toccarsi naso e bocca per indossarle e toglierle. Noi consigliamo di metterle con gli occhiali da sole o da vista (non ha infatti neanche il ferretto che la blocca sul naso) per avere una protezione massima. Si può usare per andare a fare la spesa, o per situazioni in cui si è costretti a fare code», descrive Galassi. «Aumenta senz’altro la sicurezza, anche psicologica».

Il costo è di 1,50 euro

Le mascherina sono riutilizzabili. «Noi consigliamo fino a 5 volte. Importante è l’asciugatura: mezz’ora ad alta temperatura in asciugatrice è l’ideale. E poi si può ricomprare. Il costo, Iva esclusa, è di 1,50 euro. E se su questi prodotti l’Iva venisse abbassata al 4%, ci risparmierebbe anche il cittadino».

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In tre giorni realizzati 12mila pezzi

La scelta è stata di cominciare in tempi rapidi la produzione destinando le mascherine a un uso privato, non professionale. Risultato: in tre giorni ne sono stati realizzati 12mila pezzi, che il Comune sta distribuendo alle famiglie di Osimo. Il 25% di questa quantità è stato donato da Galassi Group.

«Siamo in grado di produrre 10mila mascherine al giorno»

Oggi, calcola Galassi, «siamo in grado di produrre mediamente, al netto delle strozzature, 10mila mascherine al giorno. stiamo migliorando nel confezionamento, passaggio su cui potrebbero ora contribuire delle cooperative. Allertando i colleghi del nostro network, potremmo anche raddoppiare a 20 mila al giorno. Abbiamo deciso di puntare sulla velocità del progetto. Per produrre invece un presidio medico sarebbe stato necessario un impianto specifico e 6 mesi è il tempo tecnico. La logica che abbiamo seguito? Noi realizziamo un prodotto per la popolazione, così le mascherine professionali possono andare tutte ai medici». Adesso le richieste piovono e la produzione di mascherine continuerà.

Turni di giorno e di notte

«Da oggi facciamo anche i turni di notte. Noi della famiglia siamo impegnati in prima linea e vogliamo dare il buon esempio. Per me non esistono weekend né orari. Stiamo cercando di aumentare al massimo la produzione e forniamo anche a un’altra azienda il semilavorato (per una mascherina meno ampia come misure). Nel giro di un mese con tutte le collaborazioni attivabili e con tutto il network in campo potremmo arrivare a 1 milione di pezzi mensili», stima. Galassi ha già in mente anche un altro prodotto: «Un kit per sanificare superfici lisce, con il panno giusto e il gel disinfettante, da usare per esempio in ambienti di ufficio. A prezzo onesto», conclude.

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di: Girolamo Fragalà @ 08:12


Apr 03 2020

Quelli che curano senza tampone. I malati vengono prima della paura

Al fronte senza tampone e senza paura. No, non è un paese normale quello che tollera dai medici – quelli partiti come nella Legione straniera, i volontari dal centrosud – il rischio di lasciarci le penne. La scopra, il ministro Speranza, la storia che può raccontarle una dottoressa romana, Giuseppina Ricci, partita alla volta di Bergamo per dare una mano.

Quello che ha raccontato a TgCom24 è una prova d’amore verso il proprio popolo, rischiando in prima persona. Presidente Conte, giorni fa lo abbiamo scritto da soli e pian piano cominciano a farlo anche altri giornali. Poi se ne rende conto pure l’Istat. Ma chi può confermarvi quanto stiate sottostimando i numeri di contagiati e di decessi in casa ve lo possono raccontare solo i medici che vanno a curare quelli che non trovano posto in ospedale. I malati che non ci vogliono andare per paura di morire da soli.

“Senza tampone”. E senza la paura

E’ roba da brividi. “A nessuno di noi è stato fatto il tampone. Per quanto riguarda la paura del contagio, mentre sto lavorando non esiste”.

di: Francesco Storace @ 06:00


Apr 02 2020

Il Modavi Protezione civile sulle note dell’Inno d’Italia all’ospedale Tor Vergata. E la campagna “Passa er favore”

“E poi accadono le cose che ti riempiono il cuore. Guardi fuori dalle finestre e trovi tutte quelle persone che ti sostengono e ti salutano
Tanto onore anche a voi. Grazie.”. E’ uno dei post che corrono su Facebook di infermieri, medici e poliziotti che sentono la vicinanza della gente. Di chi è fuori. E si impegna come può. Di chi da casa accende una candela. Intona una canzone. O, come il Modavi Protezione civile Lazio, mette in piedi iniziative concrete. Oggi i suoi volontari sono andati davanti  all’ingresso dell’ospedale Tor Vergata, presidio Covid, e hanno intonato l’inno d’Italia in un abbraccio simbolico con medici, infermieri. Ricoverati. E forze dell’ordine.

Il Modavi e l’Inno di Mameli all’ospedale Tor Vergata

In omaggio agli eroi silenziosi. Che, occhiaie e cicatrici sul naso per le mascherine (quando ci sono), non lasciano mai la loro postazione. In un triage o tra i corridoi di un ospedale. Ad accarezzare chi soffre. A fare da ambasciatori tra il paziente intubato e i parenti di là. Oltre la porta, che aspettano notizie.

Eccolo. L’abbraccio sulle note dell’Inno di Mameli. “Un ringraziamento alle nostre forze dell’ordine della polizia di Stato. Corpo di  polizia locale di Roma Capitale del municipio VI. A tutti i medici. Gli operatori. I ricoverati del Policlinico Tor Vergata,  Covid Hospital della città di Roma.Un abbraccio simbolico – si legge sulla pagina Facebook di Modavi Protezione civile Lazio – che deve arrivare a tutti coloro che quotidianamente e valorosamente combattono questa difficile battaglia”. Il video rimbalza sulla rete.

 

Ma il saluto al policlinico Tor Vergata è solo la tessera di un puzzle. La giornata dei volontari del Modavi protezione civile Lazio inizia di buon mattino. “Alle 8 – racconta Emanuele Buffolano, presidente di Modavi Protezione civile Lazio – con lo scarico di decine di casse di carciofi donati, che andranno a incrementare la consegna gratuita di pacchi alimentari che abbiamo attivato in queste settimane di emergenza sanitaria”. Il movimento delle associazioni di volontariato-Protezione civile è alle prese con una capillare consegna a domicilio di pacchi alimentari che copre al momento oltre metà del territorio di Roma capitale.

La raccolta dei pacchi alimentari gratuiti

Sono due le iniziative importanti messe in campo dal Modavi Protezione civile Lazio sul quadrante Roma-est. Il servizio di spesa e farmaci per tutti gli anziani e le persone in difficoltà. E la consegna gratuita di pacchi alimentari. A quanti, prima dell’emergenza Covid19 e del collasso delle attività economiche, non si erano mai addentrati nei meandri dei servizi sociali. “Sono persone non recensite. Ma che hanno reale bisogno”, spiega Buffolano. “Chi magari aveva un regolare stipendio ma ha finito i risparmi. E adesso, passate le prime settimane, non ce la fa neppure a fare la spesa”. Così è partita la macchina: oltre cento volontari al giorno sono all’opera.  Passa er favore è la campagna solidale per adottare una famiglia in difficoltà.

I pacchi provengono dalle donazioni alimentari e dai contributi volontari (per i quali è stato predisposto un iban apposito). “Non abbiamo il fresco – spiega Buffolano – perché non abbiamo celle frigorifere. Lavoriamo sullo scatolame e tutte le derrate non deperibili. Anche per i celiaci. Accogliamo qualsiasi donazione di spesa”.

Diversi i punti di raccolta, in via Pellaro, presso la Casa del Cittadino del VII municipio, a Giardinetti, il centralissimo Sanctuary (zona Colle Oppio) Tra i partner della raccolta Roma Farmer’s market. Che si distingue per lo stoccaggio di prodotti rigorosamente italiani e a chilometro zero. Dopo l’omaggio a medici e poliziotti la giornata dei volontari è continuata con lo scarico merci. Le consegne in via dell’Archeologia. E il primo acquisto di derrate alimentari. Sufficienti per altri 150 pacchi. Utili per due-tre giorni di consegne.

 

di: Gloria Sabatini @ 19:58


Apr 02 2020

Stabili i contagi: oggi l’incremento dei positivi è di 2.477. In calo il numero dei ricoveri

Si mantiene stabile il dato dei contagi: nelle ultime 24 ore abbiamo avuto 2.477 contagi in più in tutto il Paese (l’altro ieri era stato 2.107 e ieri 2.937). Si registrano  poi altri 760 decessi, in aumento rispetto al giorno precedente in cui erano stati 727. I guariti sono 1431. Si aggrava anche il bilancio dei medici morti per questo virus, siamo a quota 69 e sono più di diecimila i sanitari contagiati, di cui il 20 per cento circa medici. Lo ha detto il capo della Protezione civile Borrelli.

Il dato odierno è positivo perché pur essendo stati fatti molti più tamponi oggi, l’aumento dei malati è più basso: 1 malato ogni 8,5 tamponi fatti,  l’11%, ovvero il dato più basso da un mese a questa parte.

L’epidemia ha causato 0ltre 83mila malati, 13.915 morti finora

La statistica complessiva parla adesso di 83.049 malati in tutto il Paese. Le persone finora guarite, invece, dice la Protezione civile, sono 18.278. Le vittime totali a oggi sono 13.915. Il capo della Protezione civile Borrelli ha reso noto che ora il 61 per cento degli ammalati si trova in isolamento domiciliare, con sintomi lievi e senza sintomi del tutto. Pertanto si è leggermente ridotta la percentuale degli ospedalizzati. Dal 27 marzo poi si sta assistendo a una progressiva riduzione degli incrementi dei ricoverati e di quelli messi in terapia intensiva.

Sul conto della Protezione civile superati i 100 milioni di euro

Borrelli poi ha reso noto che le donazioni arrivate sul conto corrente della Protezione civile sono arrivate a oltre i 100 milioni di euro. Finora l’organizzazione ha speso circa dieci milioni di euro per acquistare ventilatori per la respirazione e dispositivi di protezione. Borrelli ha cautamente affermato che forse la situazione è leggermente migliore, ma si è raccomandato che l’attenzione resti alta da tutti i punti di vista perché basta poco per un aumento repentino dei contagi. Restando queste cautele, possiamo augurarci che a maggio la situazione migliorerà. Ieri aveva detto di scordarsi di fare Pasqua e Pasquetta fuori.

Borrelli ha anche comunicato che è pronto l’ospedale nella struttra della Fiera di Bergamo realizzata grazie al prezioso contributo degli Alpini. Si è appreso poi che in tutta Italia ci sono oltre 16mila volontari in campo. Alle dogane, poi, ha concluso Borrelli si stanno “liberando” le importazioni dei dispositivi di protezione. Tuttavia, a sentire medici, infermieri, farmacisti, lavoratori con il pubblico, forze dell’ordine, etc. le mascherine continuano a non essere sufficienti.

di: Antonio Pannullo @ 19:28


Apr 02 2020

Sanità, il j’accuse del super manager Gamberale: il futuro della Sanità? Fuori la politica

È un’analisi spietata ma efficace quella che il supermanager Vito Gamberale fa della Sanità italiana alle prese con il Coronavirus.

”Il tracollo del sistema sanitario italiano di fronte all’emergenza Coronavirus fa emergere anche la pressoché generale impreparazione della Sanità privata”.

Ma Gamberale non fa sconti neanche alla Sanità pubblica. “Affidata – accusa – a manager che, nella stragrande maggioranza, non sono mai stati manager”.

Gamberale ha un cursus honorum di tutto rispetto. È un manager di lungo corso. È oggi è presidente di Iter Capital.

La sua idea è che, finita l’emergenza Coronavirus, bisogna mettere mano al sistema Sanità. È immaginare un nuovo modello. Virtuoso e più efficiente.

Quale? Intanto coinvolgere le casse di previdenza e i fondi pensione. Lasciando fuori dalla porta la politica. E gli interessi, spesso prevalentemente speculativi, dei privati.

L’ex-numero uno di Telecom, Autostrade ed F2i ricorda che ”in Italia ci sono migliaia di cliniche private. Che in questa situazione si sono trovate fuorigioco”.

Il motivo lo spiega così. “Da una parte la mancanza di capitali per attrezzarsi al meglio e dall’altra la paura dei cittadini che questi luoghi potessero diventare dei focolai” del Coronavirus.

”Tutti sappiamo – analizza Gamberale – che in quelle cliniche private essenzialmente lavorano infermieri reclutati con la logica del sistema cooperativo. E che, quindi, non si sa fino a che punto il personale sia effettivamente acculturato, effettivamente preparato e dotato”.

Dall’altro lato c’è la Sanità pubblica. ”E anche per questa, al di là dei medici e del personale operativo veri eroi di questa guerra, non si può santificarne l’organizzazione”, dice crudo Gamberale.

”Tranne rare eccezioni sappiamo che la Sanità pubblica è stata sempre condizionata dalla politica”.

”Non sempre direttore sanitario e direttore di dipartimento sono persone che hanno una vera competenza. Basta pensare che l’80 per cento dei bilanci regionali è rappresentato dalla spesa per la sanità. Per dire che gli assetti politici di molte regioni sono determinati dal sistema sanitario privato”.

di: Silvio @ 19:07


Apr 02 2020

Busto Arsizio, molesta chi fa la fila davanti un supermercato e manda in ospedale tre poliziotti

Tensioni davanti a un supermercato a Busto Arsizio. Un immigrato molesta i clienti in fila per entrare nel market per fare la spesa. Chiede insistentemente soldi, poi aggredisce alle spalle un uomo che lo ha rimproverato. E infine si scaglia contro gli agenti della polizia locale intervenuti per riportare la calma. Tre i poliziotti finiscono in ospedale.

Extracomunitario ubriaco aggredisce tre poliziotti

Il protagonista dell’aggressione è un extracomunitario di 30 anni. L’uomo è finito in manette con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale ed ora detenuto dietro le sbarre di una cella di sicurezza della caserma dei carabinieri di Busto Arsizio, che sono dovuti anch’essi intervenire in supporto dei colleghi della locale in difficoltà. Come riferito dalla stampa locale, i fatti si sono svolti durante la serata di ieri, mercoledì 1 aprile, nei parcheggi della Coop in pieno centro. In fila all’esterno del supermercato ci sono numerosi clienti in paziente attesa del proprio turno per fare la spesa. Tutti mantengono le distanze di sicurezza minime. Tranne un extracomunitario che ubriaco, inizia a molestare i presenti per ottenere del denaro. L’uomo non ha guanti né mascherina, si avvicina ai clienti in fila e li tocca, provocando così più di qualche malumore tra i presenti.

L’immigrato rimproverato si vendica

Solo uno rimprovera l’africano, chiedendogli di allontanarsi. Quando l’uomo ha terminato di fare la spesa ha l’amara sorpresa di trovarsi di fronte l’immigrato, che lo segue alle spalle fino all’auto, per poi aggredirlo nel momento in cui inizia a caricare la spesa. L’uomo reagisce e si difende. Ne nasce una colluttazione. La scena è stata notata da una pattuglia della polizia locale di Busto Arsizio che interviene. A quel punto il 30enne si scagliato anche contro i poliziotti, colpendoli con forti pugni. Alla fine interviene anche una seconda pattuglia delle locale.

di: Desiree Ragazzi @ 19:05


Apr 02 2020

Al mare sì, ma a distanza di sicurezza. Così si stanno attrezzando gli stabilimenti balneari

Gli stabilimenti balneari, per ora chiusi, si stanno preparando per affrontare la stagione estiva. E lo fanno approntando una serie di misure per combattere la diffusione del coronavirus.

Allo studio c’è anche la possibilità di istituire delle fasce protette a numero chiuso per anziani e soggetti a rischio. Tra i primi a scendere in campo sono gli oltre trecentocinquanta stabilimenti balneari del Sib Lazio Sud. In sostanza le strutture del litorale che va Sabaudia a Minturno.

Assetto diverso negli stabilimenti

“Siamo al lavoro per dare agli stabilimenti un assetto diverso ed evitare qualsiasi contagio durante i mesi estivi”. Lo afferma Mario Gangi, presidente del Sib Lazio Sud aderente a Fipe-Confcommercio. “Oltre alle sanificazioni quotidiane delle attrezzature da svolgersi anche più volte al giorno, – spiega – prevediamo le distanze di sicurezza tra ombrelloni, sdraio e lettini. Le installazioni di schermi di plexiglass alle casse. L’uso di mascherine da parte del personale. L’utilizzo di contenitori monouso per bevande e cibi”.

“Stiamo studiando – continua – anche la possibilità di istituire delle fasce protette a numero chiuso nelle ore mattutine per anziani e soggetti a rischio, per tutte quelle persone ritenute più fragili alla contaminazione del virus”.

Godersi il mare in sicurezza

Il sole, l’aria e l’acqua marina sono da sempre ritenute fonti benefiche per la salute e potranno ancora essere godute da tutti durante l’estate anche con l’aiuto degli operatori balneari e la predisposizione già da ora di piani di difesa per evitare qualsiasi forma di contagio. “Ipotizzare di non poter usufruire delle strutture balneari nei mesi estivi è impensabile, – osserva Gangi – lo si potrà fare però in sicurezza, adottando tutte le misure necessarie da parte degli stabilimenti per una nuova maniera comportamentale di convivenza con il virus che tutti noi siamo chiamati a rispettare”.

“E’ importante quindi permettere alle strutture balneari, appena sarà possibile, – conclude il rappresentante del Sib Lazio Sud – di effettuare i lavori non solo di manutenzione ordinaria ma anche straordinaria, per essere pronti all’apertura di una estate sicura”.

 

di: Annalisa Terranova @ 18:56


Apr 02 2020

Rezza (Iss): il virus non si trasmette con le zanzare, ma con le goccioline di saliva

Le zanzare potrebbero essere un veicolo per il contagio da Sars-Cov-2? “Non ci sono studi sperimentali, però probabilmente no. Questo non dovrebbe essere un virus che si trasmette per vettori. Ma è il classico virus respiratorio quindi si trasmette attraverso le goccioline di saliva dette ‘goccioline di flug'”. A rispondere a una dei tanti dubbi e voci che circolano in questi giorni a proposito del nuovo coronavirus è Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, intervenuto oggi al programma di Rai Radio2 ‘Non è un Paese per Giovani’.

Altro dubbio: la scia della persona che ci precede al supermercato potrebbe essere pericolosa se passiamo solo dopo 20 secondi? “Bè – ironizza Rezza – quello che ci precede dovrebbe fare uno starnutone di quelli giganteschi”.

Gianni Rezza in un’intervista a Repubblica riflette anche sul futuro dell’epidemia di Covid-19 in Italia. Il virus “circolerà finché non si crea un’immunità di gregge. E si spera non avvenga in breve tempo perché significherebbe far morire tantissime persone e stressare in modo inaudito il sistema sanitario,oppure finché non si trova un vaccino. Rischiamo continue reintroduzioni perché persisterà nella popolazione e dobbiamo essere attenti a intercettare eventuali focolai. Forse d’estate si trasmetterà di meno, ma ad autunno ci sarà il rischio che riparta. Ci vuole una strategia”.

“Se abbattiamo finalmente la trasmissione, poi dobbiamo evitare che tutto riparta – sottolinea l’esperto – Vanno intercettati i casi grazie ai medici di famiglia e ai dipartimenti di prevenzione delle Asl, e messi subito in quarantena”. Anche la App per il tracciamento è uno strumento “importante. Aiuta a capire dove sono state le persone, così da intercettare contatti a rischio. Si sta lavorando per individuare la soluzione migliore”. Il momento è delicato e gli errori non sono ammessi: se l’epidemia riparte, avverte Rezza, “c’è il rischio di chiudere di nuovo tutto”.

 

 

di: Annalisa Terranova @ 18:23


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