Giu 19 2019

Sessualità, un test svela: un liceale su 40 si definisce trans o “gender fluid”

Sessualità fluida per i giovanissimi: circa uno su 40, nell’ultimo anno di liceo, si definisce transgender. «Se da un lato ci sono i dati ufficiali, quelli che emergono dalle associazioni alle quali le persone transgender si rivolgono per un supporto, dall’altro la nostra indagine fa emergere una realtà sommersa. Molto più vasta, che fatica a venire alla luce: il coming out è ancora oggi un percorso doloroso e complesso». A dirlo all’Adnkronos Salute è l’endocrinologo dell’Università di Padova Carlo Foresta, illustrando la fotografia scattata sull’universo transgender dalla Fondazione Foresta. L’ente tra il 2018 e il 2019 ha somministrato questionari anonimi a 5.300 giovani delle scuole superiori, tutti tra i 18 e i 21 anni e residenti tra Veneto, Puglia e Campania. La domanda posta era “come definiresti la tua identità di genere”. Ebbene, più di 100 ragazzi, il 2,3% ovvero «circa uno su 40 si è definito trans o gender-fluid». «Un dato che ci ha lasciato perplessi, dato che le medie internazionali e nazionali, fornite da chi si occupa del fenomeno, indicano oscillazioni tra lo 0,4 e l’1,3%. La nostra indagine lascia intravedere un sommerso enorme – aggiunge Foresta – Le differenze potrebbero essere legate alla specifica fascia di età presa in considerazione. O al fatto che i giovani che abbiamo incontrato potevano contare su una rilevazione assolutamente anonima. La nostra indagine, insomma, è molto veritiera».

Studenti transgender, lo studio

Va precisato che lo studio non ha trovato differenze sostanziali su scala regionale in una nazione, l’Italia, dove, secondo recenti dati del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, ad oggi le persone transgender sono stimate essere circa 400mila, aggiunge in una nota la Fondazione Foresta. Di questi temi si parlerà a Padova, presso il Teatro Ruzante, nel Convegno “Caleidoscopio transgender – Dal significato alla comprensione del fenomeno”. È organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, l’Ordine degli Psicologi del Veneto, la Società italiana di andrologia e medicina della sessualità e il Servizio accoglienza trans (Sat-Pink Verona-Padova). «La salute delle persone transgender è un tema sempre più attuale ed emergente all’interno della programmazione sanitaria», dichiara Foresta, presidente del convegno.

Studenti transgeder, aperto uno sportello di ascolto

«I numeri fino ad oggi noti rappresentano probabilmente  – ha detto – un dato ampiamente sottostimato, a causa della mancanza, anche in ambito sanitario, di attività condivise volte a garantire il mantenimento della salute e l’equità dell’accesso alle cure e a causa della paura delle persone transgender di manifestare la loro condizione. I ragazzi, insomma, ne parlano poco. Secondo uno studio europeo, molte persone transgender non trovano una risposta adeguata da parte di medici e psichiatri riguardo la loro transizione di genere e trovano invece situazioni negative di pregiudizio nell’accesso alle cure sanitarie dovuto alla loro identità trans. Un altro studio statunitense riporta che più del 50% deve insegnare al proprio medico curante qualche aspetto dei propri bisogni». L’Uoc di Andrologia e medicina della riproduzione dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, diretta da Foresta, ha attualmente in carico oltre 30 pazienti transgender. L’ospedale segue dal punto di vista della diagnosi psicologica, della valutazione endocrinologica, della terapia medica e del suo follow-up. Inoltre la Fondazione Foresta Onlus ha attivato uno sportello di ascolto per la presa in carico psicologica delle persone transgender e dei loro familiari.

di: Desiree Ragazzi @ 13:29


Giu 19 2019

Il sinallagma del saper scegliere per chi votare (e per chi non votare)

La vita comunitaria dovrebbe avere pure delle certezze: da una parte il corretto cittadino che concorre a pagare – con i tributi locali – tutta una serie di servizi che gli vengono resi, dall’altro le Amministrazioni Locali che adempiono puntualmente le proprie funzioni. Questo rapporto di causa-effetto, però, non pare essere affatto, soprattutto di questi tempi, così sinallagmatico, soprattutto in una Roma che appare sempre di più come una povera città, sommersa dai rifiuti e con le strade mal manutenute.
La totale mancanza di questo rapporto causa-effetto finisce per diventare assai deresponsabilizzante per gli amministratori locali e su di esso gioverà tenere una qualche considerazione di merito. Se da un punto di vista puramente teorico io pago una tassa perché tu mi renda un servizio efficace ed efficiente, questo rapporto sinallagmatico potrebbe pure dissolversi sotto la pressione di tematiche chiamiamole “esterne”: dove la cd.border line tra moralità (Mafia Capitale ne é un esempio), politica nazionale (dò un segnale a chi governa) e puntualità di un servizio locale correttamente reso (rifiuti, strade o servizi sociali), rischia di confondere tutto e tutti.
Con i risultati che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti a Roma: dove una classe amministrativa è stata catapultata sugli scranni del Campidoglio essendo rigonfia di incapaci dilettanti, a cominciare dal primo cittadino Virginia Raggi. Una pletora di dilettanti del tutto inconsapevole, ignorante e pure immorale (come altre vicende giudiziarie hanno mano a mano esplicitato), che è stata applaudita e portata in trionfo sotto l’effetto distorcente di quel fenomeno noto come Mafia-Capitale.

Un voto espresso sotto il fumo dell’oppio farà ricredere quelli che lo hanno manifestato? Non pare sia del tutto così,  perché di un altro aspetto bisogna tenere in debito conto: la presunzione dell’elettore ignorante e presuntuoso che non si rende conto della sua incapacità di scernere e riconoscere il proprio errore.

di: Girolamo Fragalà @ 13:06


Giu 19 2019

Neonati minacciati di morte e vittime di stalking. E il Riesame revoca la misura cautelare

Una storia impressionante quella che riguarda una famiglia di Roma. Lui poliziotto, lei insegnante e ricercatrice e i loro due bimbi: una femminuccia di 2 anni e un maschietto di 8 mesi, purtroppo, disabile al 100%. Questa famiglia acquista un appartamento in cui si trasferisce 2 anni e mezzo fa. Avrebbe dovuto essere l’inizio di una famiglia felice e, invece, si è trasformato in un incubo.

Il racconto del papà

«Stiamo subendo un’attività di violento stalking condominiale», racconta al Secolo papà Michele (nome di fantasia per la tutela dei minori). I vicini di casa sono stati rinviati a giudizio per il reato di atti persecutori e sottoposti per due volte a misura cautelare del divieto di avvicinamento. Entrambe le misure sono state revocate. I soggetti coinvolti, come spiega sempre Michele, sono tre: padre, madre e figlio, quest’ultimo, addetto alla vigilanza per un’agenzia di sicurezza privata, è stato ammonito dal Questore di Roma per stalking.

Bimbi spaventati in qualsiasi ora

I tre, leggendo le numerose denunce presentate dalle vittime, a conoscenza della presenza di due bambini, di cui uno disabile, produrrebbero dei rumori molesti nelle stanze confinanti con la casa di Michele, battendo con oggetti sul soffitto, per spaventare i bimbi a qualsiasi ora. In più, diverse sarebbero state anche le occasioni in cui, i membri della famiglia, avrebbero inveito contro questa mamma e questo papà, con pesanti ingiurie e minacce, arrivando addirittura a dire “ti ammazzo”.

Annullata la prima misura cautelare

La prima misura cautelare a tutela della famiglia di Michele difeso dall’avvocato Massimo Argirò, emanata in un processo a giudizio immediato, è stata in seguito annullata dal giudice dibattimentale, il quale non riteneva più necessaria tale misura, essendo trascorso un certo lasso di tempo.
Ma non finisce qui. I vicini di casa di Michele sono sottoposti attualmente ad un altro procedimento penale, per il quale si attende l’udienza preliminare che stabilirà se rinviare o meno a giudizio. Anche in questo caso vi è stata una ordinanza cautelare del divieto di avvicinamento, in seguito annullata dal Tribunale del Riesame. La motivazione è tuttora sconosciuta, poiché la famiglia di Michele, in qualità di parte offesa, non ha diritto a conoscerla.

Uno dei due minori ha una invalidità grave

Nel nucleo famigliare di Michele dunque, ci sono due minori di cui uno con invalidità grave, e nonostante uno dei tre soggetti denunciati sia stato anche ammonito dal Questore di Roma per stalking, relativamente alla stessa vicenda, questa famiglia è priva di tutela perché entrambe le ordinanze cautelari sono state annullate.
Nonostante i processi, le denunce e le ordinanze cautelari, questa famiglia ha continuato e continua a subire a qualsiasi ora. Nulla ha fatto desistere i condomini: né lo stato di gravidanza di mamma Alessia (sempre nome di fantasia) quando era in attesa dell’ultimo bimbo, purtroppo nato con grave patologia; né l’esasperazione di una intera famiglia con un neonato in terapia intensiva.

I genitori costretti a mettere in vendita la casa

Michele e Alessia sono stati costretti a mettere in vendita la loro casa, acquistata e ristrutturata da poco. Vivono nella paura che qualcosa possa accadere loro e ai loro bimbi.
«Viviamo ogni giorno nell’ansia che prima o poi ce la faranno pagare visto che ci hanno anche minacciati di morte – racconta Michele – Inoltre non possiamo invitare nessuno a casa e non si può camminare senza scarpe o fare cadere oggetti perché altrimenti bussano con violenza sul loro soffitto in corrispondenza del nostro pavimento, in particolare dove si trova nostra figlia, il tutto comportando ulteriore isolamento e angoscia».
Due bimbi, di cui uno disabile, minacce di morte, mancata sensibilità verso due povere creature e nessuna tutela. Cosa dobbiamo aspettarci che accada?

di: Girolamo Fragalà @ 12:58


Giu 19 2019

Firenze, sgominata una gang di albanesi: sequestrati 300 chili di droga

Una gang di spacciatori albanesi, dedita al traffico internazionale di droga, soprattutto marijuana e cocaina, è stata sgominata dai carabineri di Firenze al termine di una lunga e meticolosa indagine coordinata dalla Dda del capoluogo toscano.  La banda si occupava del reperimento e dello smercio della droga proveniente dall’Albania. La centrale della cocaina è stata individuata nel territorio comunale di Firenze, dove poi veniva ceduta all’ingrosso. La marijuana veniva invece trasportata via mare dall’Albania in Puglia, da dove veniva poi smistata in varie città italiane. Durante l’operazione sono stati sottoposti a sequestro 275  chili di marijuana e 6 di cocaina. Per tutti, complessivamente 10 persone, l’accusa è di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti «con l’aggravante della transnazionalità, della disponibilità di armi e del numero di persone».

La banda era dedica al traffico internazionale di droga

Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Firenze, Prato, Siena, Milano, Parma, Roma e Varese. Otto gli arrestati mentre per gli altri due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutto nasce da un’indagine del maggio 2016 nel corso della quale veniva individuato in un circolo ricreativo nel comune di Firenze una sorta di piazza di spaccio dove avvenivano contatti e scambi di droga. Era solo il primo tassello: gli sviluppi investigativi, infatti, hanno poi permesso di trovare i luoghi adibiti a stoccaggio degli stupefacenti e modalità seriali di azione (reperimento/trasporto/distribuzione). Al momento, sono stati recuperati 6 chili di droga.

Otto gli arrestati. La Puglia era la zona di smistamento

Contemporaneamente, durante le indagini, sono stati documentati singoli episodi di distribuzione di ingenti quantitativi di marijuana di provenienza albanese. Il trasporto avveniva attraverso il mare Adriatico, con gommoni privati, che approdavano in una località presso Barletta. Successivamente lo stupefacente veniva trasportato a Lesina, in provincia di Foggia, dove veniva depositato e smistato per raggiungere Roma, da cui veniva inviato verso piazze di spaccio di varie città italiane. La svolta arriva il 18 aprile 2017 con il sequestro di una ingente partita di droga in viaggio verso la Capitale: ben 260 chili di marijuana. Nel corso delle perquisizioni, nell’abitazione di uno degli indagati è stato rinvenuto un involucro contenente circa 100 grammi di cocaina.

di: Mario Landolfi @ 12:45


Giu 19 2019

Prete accusato di abusi su una minorenne ad Avezzano: la Chiesa l’ha già assolto

Un prete abusa sessualmente una minorenne e finisce sotto processo. Ma la Chiesa lo ha già assolto. Il caso è avvenuto ad Avezzano, in provincia dell’Aquila. Un sacerdote straniero è stato accusato da una minorenne di violenze sessuali che risalgono al 2001, quando era parroco in Valle Roveto. La vittima, già all’epoca dei fatti, si sarebbe confidata a un altro don, che la convinse a raccontare tutto alle forze dell’ordine.

Avezzano, prete abusa di una ragazzina, la vicenda

Il parroco è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Avezzano e verrà processato il 5 marzo del prossimo anno con il rito ordinario. Questo stesso sacerdote, spiega il Messaggero, era finito nel mirino anche del processo canonico a Cassino. Ma fu assolto, come spiega il suo avvocato: «Non è mai stato sospeso dalla Chiesa e il processo canonico si è concluso favorevolmente a ottobre con la dichiarazione di non colpevolezza. Venendo esclusa qualsivoglia responsabilità del sacerdote». Il processo canonico è durato oltre due anni, con acquisizione di prove documentali e testimoniali. Prove che secondo il difensore Milo «hanno portato a escludere qualsivoglia responsabilità del sacerdote». L’inchiesta degli inquirenti parla anche di altri ragazzi – tra i 14 e i 15 anni – obbligati a subire rapporti sessuali.

di: Desiree Ragazzi @ 12:15


Giu 19 2019

Ong, il buonismo milionario: tutte le cifre pazzesche legate alla questione migranti

Cifre pazzesche. Dietro l’attività delle Ong nel Mediterraneo si muovono cifre da capogiro. Milionarie. Le voci sono tante e costose: benzina, aerei, navi, equipaggio, campo base, logistica, consulenze legali e via dicendo. Basta dare un’occhiata al bilancio pubblicato online dalla ong tedesca Sea Watch –  aggiornato al 2017-2018 – per avere una idea.  Sulla colonna delle entrate risultano 1,6 milioni di euro incassati da varie donazioni, cifra cresciuta nel 2018, arrivando a 1,7 milioni di euro.

Le spese di Sea Watch

Ma sono le uscite a destare sconcerto.  Due anni fa l’Ong tedesca ha  speso  456mila euro per l’acquisto di Sea Watch 3, la nave attualmente operativa, e altri 328mila per le sue operazioni. Poi a bilancio risultano altri 421mila euro per Sea Watch 2 e 70mila per la Sea Watch 1. Il Giornale spulcia per bene il bilancio. E leggiamo, dunque, che a queste spese già molto ingenti si aggiungono anche 359mila euro per far decollare il Moombird, che è l’aereo da ricognizione che oggi fa base a Lampedusa;  54mila euro per il camp Malta e 262mila per l’equipaggio di terra. Totale: 1,9 milioni di euro, dunque più di quanti ne avesse incassati nel 2017.

La raccolta di fondi

La raccolta fondi del 2018, di 393mila euro, è riuscita a far quadrare i conti.  «Dall’autunno del 2017 in mare Sea Watch ha lasciato navigare solo una delle navi che però è costata la cifra monstre di 784mila euro più spiccioli». Ancora: il piccolo velivolo che avvista barconi e comunica le coordinate della loro posizione è costato altri 796mila euro, la “landcrew” 304mila euro, il “camp Malta” altri 55mila e il team italiano ben 62mila. Si tratta – si legge sul bilancio – di cifre “provvisorie fino alla fine del terzo trimestre”. Sottotesto: potrebbero essere molto  più alte.

Le spese di Sea Watch

Sea Watch 3 tra gennaio e ottobre del 2018 ha speso 89mila euro di diesel, 102mila euro per “fornitori di servizi esterni” (probabilmente il capitano e il meccanico), 36mila euro in telecomunicazioni, 77mila euro in tasse, 31mila in spese legali e 77mila per la manutenzione dello scafo. Per l’attività dell’aereo Moonbird per l’intero 2018 i 262mila euro sono serviti per coprire (tra gli altri) gli 8mila euro di affitto degli hangar, i 15mila di assicurazioone e i 162mila per le tasse aeroportuali e la benzina. Viene in soccorso la chiesa evangelica di Germania per il Cirrus SR22 monomotore (di cui ogni decollo costa 2.800 euro)  che, «dopo aver aiutato l’acquisto del mezzo nel 2017 con 100mila euro, tra il 2018 e il 2020 ha messo a disposizione una “generosa concessione” che permette di coprire tutti i costi del progetto».

I costi per la Mare Jonio

E veniamo a casa nostra. Per mettere in acqua la Mare Jonio, l’Ong italiana ha potuto contare sul sostegno di molti per un totale di  98.115 euro; più  prestiti solidali infruttiferi per 115.000 euro. «Poi Banca Etica ha fatto il resto, concedendo “una linea di credito di 465.000 euro”. Da ottobre, poi, “oltre 5.000 donatori hanno donato (al 25 marzo 2019) “518.533 euro ai diversi canali di crowdfunding”. Le entrate però dovrebbero essere inferiori alle uscite, che al marzo scorso erano a  quota 1,2 milioni di euro. La Nave Ionio è costata  360mila euro e per i lavori di adattamento altri 288mila euro. Poi l’Ong ha investito in “moderni sistemi di comunicazione” e radar quasi 70mila euro. «Per gli stipendi dell’equipaggio sono partiti 81mila euro, per il gasolio 90mila, per la counicazione 74mila euro, per le imbarcazioni d’appoggio 82mila euro e per le consulenze professionali (tra cui gli avvocati) ben 32mila euro. In totale “le spese complessive di gestione dei primi sei mesi di navigazione e attività” arrivano a 554.605 euro. La flotta dalle “uova d’oro”. Ditelo ai buonisti.

di: Antonella Ambrosioni @ 11:29


Giu 19 2019

La carica dei “navigator”: ma alla prima prova si presenta solo un terzo dei candidati

Sono stati 3.194 i partecipanti alla prova mattutina del primo giorno dedicato alla selezione dei navigator per il reddito di cittadinanza. Alla Fiera di Roma, l’affluenza dei candidati attesi è stata del 35% rispetto agli 8.980 che erano ammessi ai test in programma al mattino. L’ha reso noto Anpal Servizi. Le prove sono continuate nel pomeriggio e proseguono oggi e domani, per la selezione dei 2.980 profili idonei a ricoprire le posizioni previste da Anpal Servizi nel piano di distribuzione dei navigator per ciascuna zona d’Italia, elaborato con l’obiettivo di uniformare gli standard dei servizi per l’impiego su tutto il territorio nazionale. L’incarico di collaborazione ottenuto dal navigator è di due anni a partire dal giorno della contrattualizzazione e un compenso lordo annuo pari a 27.338,76 euro, oltre a 300 euro lordi mensili a titolo di rimborso forfettario delle spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per l’espletamento dell’incarico. Il navigator sarà la figura centrale dell’assistenza tecnica fornita ai centri per l’impiego, selezionata e formata per supportarne i servizi e per integrarsi nel nuovo contesto caratterizzato dall’introduzione del reddito di cittadinanza.

Identikit del navigator: donna e meridionale

Donna, proveniente da regioni del Meridione, con in tasca una laurea in Giurisprudenza. E’ l’identikit del candidato medio ammesso a svolgere il test per la selezione dei 2.980 navigator nella tre giorni in programma presso la Fiera di Roma, come emerge dal monitoraggio delle 53.907 candidature ammesse effettuato da Anpal Servizi. Dall’analisi dei dati disponibili, infatti, emerge che il 73% degli ammessi è di genere femminile, proveniente per la gran parte da regioni meridionali, il 31% in possesso di una laurea in giurisprudenza, circa la metà con età tra i 30 e i 40 anni. In termini assoluti, i candidati di genere femminile ammessi al test risultano 39.528, dal Sud arrivano in 29.193 per la gran parte da Campania (9.420), Sicilia (8.580) e Puglia (4.960), prevalentemente con lauree in giurisprudenza (16.953), psicologia (12.080) e scienze economico-aziendali (7.242), in una fascia d’età fino a 40 anni per 41.291 aspiranti navigator. Dalle selezioni dei 53.907 candidati che si svolgeranno alla Fiera di Roma dal 18 al 20 giugno dovranno uscire i 2.980 profili idonei a ricoprire le posizioni previste da Anpal Servizi nel piano di distribuzione dei navigator per ciascuna zona d’Italia elaborato con l’obiettivo di uniformare gli standard dei servizi per l’impiego su tutto il territorio nazionale. Nella regione Campania c’è il maggior fabbisogno di navigator (471) con la sola provincia di Napoli che ne prevede 274. Segue la Sicilia con 429 posti di cui 125 a Palermo e 100 a Catania. Al Nord c’è la Lombardia con 329 navigator, di cui 76 a Milano e 50 a Brescia, mentre nel Centro Italia è il Lazio la regione che ha maggiore necessità di copertura con 273 operatori, 195 nella provincia di Roma. Il navigator sarà la figura centrale dell’assistenza tecnica fornita ai centri per l’impiego, selezionata e formata per supportarne i servizi e per integrarsi nel nuovo contesto caratterizzato dall’introduzione del reddito di cittadinanza, per il quale l’obiettivo è assicurare assistenza tecnica ai Cpi, valorizzando le politiche attive regionali – anche in una logica di case management – da integrare e da implementare con le metodologie e tecniche innovative che saranno adottate per il reddito di cittadinanza.

di: Antonio Pannullo @ 11:21


Giu 18 2019

Caos Procure, il primo provvedimento: stop a funzioni e stipendi per Palamara

Dopo settimane di rivelazioni e intercettazioni, veleni e segreti che hanno scatenato il caos delle e nelle procure, arriva il primo provvedimento disciplinare per il pm romano Luca Palamara, nel mirito dell’inchiesta per corruzione partita da Perugia e che ha dato la stura a quello che, solo ieri Luca Poniz, in veste di nuovo presidente dell’Anm, ha definito il «fango che è emerso dalle intercettazioni»…

Caso Palamara, Pg della Cassazione chiede lo stop a stipendi e funzioni

Dunque dopo settimane in cui, tra denunce e inchieste, accuse e repliche, correntismo e carrierismo degenrati e finiti sotto i riflettori di una delle vicende più controverse della storia della magistratira, poco fa il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per il pm romano Luca Palamara, indagato per corruzione a Perugia per il “caos Procure”. L’udienza disciplinare al Consiglio superiore della magistratura per decidere sulla richiesta di misura cautelare di «sospensione facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio», è stata fissata al prossimo 2 luglio.

di: Priscilla Del Ninno @ 18:58


Giu 18 2019

Sea Watch, chi è la bosniaca amica delle Ong che ci fa la moraletta sui clandestini

Ci fa la moraletta sugli immigrati intimandoci di aprire i porti e accoglierli a braccia aperte ma quello che non dice la bosniaca Dunja Mijatoviccommissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa e amica delle Ong che, come la Sea Watch, stanno scaricando in Italia vagonate di clandestini, è quanti immigrati ha accolto il suo Paese.

«Sono molto preoccupata – fa il piagnisteo la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa accusando esplicitamente l’Italia – per l’attuale approccio del governo italiano sulla questione. Le Ong, come Sea Watch, sono cruciali per salvare vite in mare, specialmente dopo che i Paesi europei hanno lasciato un vuoto negli ultimi anni nella capacità di soccorso».

«Piuttosto che stigmatizzare, attaccare e criminalizzare le Ong, bisognerebbe sostenerle – dice la commissaria bosniaca cercando di generare sensi di colpa negli italiani – penalizzare loro o altri perché salvano vite in mare è contro la legge del mare ed il diritto umanitario».

Quanto alla situazione in Libia, Dunja Mijatovic sostiene come «le prove dimostrino che questo Paese non è sicuro: è in corso una guerra e i migranti affrontano un trattamento disumano, come torture, schiavitù, violenza sessuale, detenzione arbitraria e a tempo indefinito. I migranti ed i rifugiati  non dovrebbero essere rimandati lì: è dunque non solo ragionevole, ma necessario, che i capitani di queste navi esercitino la loro discrezione nel rifiutarsi di rimandare i migranti ed i rifugiati in Libia e questo non dovrebbe essere sanzionato in alcun modo dagli Stati».

Insomma il concetto che la bosniaca Dunja Mijatovic vorrebbe sostenere è che se una Ong come la Sea Watch vuole portare gli immigrati nel nostro Paese l’Italia si deve inchinare alla Ong e al capitano della nave. Una follia vera e propria.

Non c’è dubbio, concede la commissaria bosniaca «che l’Italia sia tra i Paesi in prima linea che hanno affrontato sfide enormi nel soccorso e nell’accoglienza dei migranti: è dunque necessario che altri Paesi europei si assumano la loro parte di responsabilità nel fare questo» ma, comunque, «i disaccordi politici sugli sbarchi non devono mai superare i diritti umani e le preoccupazioni umanitarie: è per questo – conclude Dunja Mijatovic – che Sea Watch 3 deve presto ricevere un porto sicuro e rapidamente accessibile, le vite umane devono sempre venire prima degli accordi politici».

«È incredibile che il Consiglio d’Europa – un organismo che con i fatti ha dimostrato di essere antidemocratico, impedendo la nascita del nostro nuovo gruppo, cambiando in corsa le regole e facendo attività di dossieraggio sui parlamentari ritenuti scomodi di forze politiche come la Lega, il Front national, l’Fpo, l’Afd –  oggi arrivi a bacchettare l’Italia – accusano i parlamentari della Lega nella delegazione italiana al Consiglio d’Europa, Paolo Grimoldi e Alberto Ribolla – attraverso Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nel documento sulla protezione di rifugiati e migranti nel Mediterraneo reso noto oggi, mettendo sotto accusa le politiche migratorie italiane».

«Da che pulpito – aggiungono Grimoldi e Ribolla – parla la signora Mijatovic che intima all’Italia di “mettere fine alla politica di chiudere i porti per tutte le Ong, di proibire la navigazione in acque territoriali”. Siamo uno Stato sovrano e decidiamo noi chi entra nelle nostre territoriali, in base alle nostre leggi per la nostra sicurezza. Detto questo, signora Mijatovic la sua Bosnia in questi anni quanti immigrati africani si è presa in carico? Facile sentenziare dal pulpito, facile predicare bene, quando poi con i fatti si razzola male…».

di: Silvio @ 18:54


Giu 18 2019

Cinema America, si indaga su una lista di nomi sospetti. Quattro identificati

Una delle vittime dell’aggressione avvenuta sabato notte a Trastevere, David Habib, si recherà a sporgere denuncia non appena sarà dimesso dall’ospedale dove è stato operato per una frattura al setto nasale. “Lo farò – ha scritto su Fb – indossando la maglietta del cinema America”. L’altra vittima, Valerio Colantoni, ferito al sopracciglio da una bottigliata, ha già denunciato e ha fornito una descrizione degli aggressori.

Le indagini vanno avanti, dunque, per lesioni aggravate. Sono state visionate, racconta il Messaggero, una serie di foto segnaletiche, relative a personaggi che gravitano a Piazza Cavour. Quattro di loro sono già stati identificati. Acquisite anche le immagini delle telecamere di sorveglianza: in un video si vede che i due gruppi sono intenti a parlare quando improvvisamente una persona afferra alle spalle Habib e lo colpisce con una testata.

Oggi intanto nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio i consiglieri del Pd hanno indossato per solidarietà la t-shirt del Cinema America, la maglietta che avrebbe scatenato la violenza degli aggressori. In numerose dichiarazioni sull’episodio la sinistra tira in ballo il ministro degli Interni Matteo Salvini, chiedendogli di assumere sulla vicenda una posizione chiara. Pur trovandosi a Washington, Salvini non si è tirato indietro: «Noi combattiamo contro ogni genere di violenza, che siano comunisti, fascisti, allo stadio…Del resto io faccio il ministro che reprime la violenza, anche se hanno provato a darmi la colpa anche di questo episodio. Ma lasciano perdere, meno male che ero in volo così non mi sono innervosito…».

di: Annalisa Terranova @ 18:53


Giu 18 2019

Per l’addio a Zeffirelli si aprono le porte del Duomo: la folla commossa applaude in piazza (Video)

Oggi è stato il giorno dell’addio a Zeffirelli: le spoglie del Maestro arrivano nella piazza del Duomo, le porte della cattedrale di Santa Maria del Fiore si spalancano per far entrare il feretro. Una folla commossa lo accoglie con un applauso: a Firenze oggi è lutto cittadino. E allora, l’ordinanza firmata dal sindaco ha previsto l’esposizione sugli edifici pubblici della bandiera della città di Firenze abbrunata o a mezz’asta e segni di lutto sui mezzi di trasporto pubblico e sui veicoli di servizio pubblico. Gli esercizi commerciali hanno abbassato le saracinesche per 10 minuti e nei luoghi preposti ad ospitare eventi pubblici di spettacolo o intrattenimento si è osservato un minuto di silenzio e di raccoglimento o comunque un’appropriata forma di ricordo del grande regista fiorentino, morto sabato scorso nella sua villa di Roma, sull’Appia antica, all’età di 96 anni.

Il giorno dell’addio a Zeffirelli

Poi, dopo che gli applausi hanno accolto in piazza Duomo l’arrivo del corteo funebre con il feretro di Franco Zeffirelli che da Palazzo Vecchio ha raggiunto il Duomo, le spoglie del Maestro, scortate a piedi dai vigili urbani e dai carabinieri in alta uniforme e dal gonfalone della città di Firenze, hanno fatto ingresso in chiesa. Tra le personalità sedute tra i banchi, arrivate per assistere al funerale, l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi, Gianni Letta, le gemelle Alice ed Ellen Kessler, il sindaco di Firenze Dario Nardella, e il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. Come per il poeta e senatore a vita Mario Luzi nel 2005 e, prima di lui, per il “sindaco santo” Giorgio La Pira nel 1977, in via del tutto eccezionale per le personalità laiche, oggi dunque il Duomo di Firenze ha ospitato i funerali solenni di Franco Zeffirelli. Ad officiare le esequie il cardinale arcivescovo Giuseppe Betori. L’alto prelato e il regista si conoscevano da tempo e lo stesso Zeffirelli era a Firenze il 26 ottobre 2008 quando Betori fece il suo ingresso ufficiale in città. Al rito funebre hanno preso parte anche la Cappella Musicale della Cattedrale di Firenze diretta dal maestro Michele Manganelli e l’Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Poi, terminato l’omaggio musicale, l’officiante ha preso la parola e in un messaggio di cordoglio, Betori ha sottolineato «la più volte ribadita professione di fede cattolica» di Zeffirelli e ha ricordato come «nella sua opera egli abbia mostrato la bellezza della fede e abbia proposto la bellezza come strada verso la fede».

Il Maestro riposerà accanto alle spoglie della madre

Franco Zeffirelli riposerà, accanto alla mamma, Alaide Garosi Cipriani, tra i “grandi fiorentini”, nella tomba di famiglia nel cimitero delle Porte Sante, su una delle più belle colline di Firenze, dove si trova la Basilica di San Miniato al Monte, a pochi passi da Piazzale Michelangelo. Dopo il solenne funerale, allora, la salma è stata portata nello storico camposanto dove domani sarà tumulata. Pippo Zeffirelli ha ricordato che il Maestro si stava preparando al «distacco da questa Terra e per questo già da diversi anni aveva scelto di essere seppellito a Firenze. Così abbiamo portato nel cimitero delle Porte Sante di Firenze i resti della madre che era seppellita a Milano, dove è morta quando Franco aveva 6 anni, la sua zia, che lo aveva cresciuto, la sua tata morta a 102 anni di recente, l’amica e costumista Anna Anni e la sorella Fanny che era la figlia di suo padre».

In basso il video di alcuni momenti del funerale di Zeffirelli de la Repubblica postato e ripreso da Youtube

 

di: Priscilla Del Ninno @ 18:22


Giu 18 2019

Maturità, ecco gli errori di grammatica più ricorrenti e gli strafalcioni da evitare

Alla vigilia della prima prova della maturità 2019, Skuola.net ha cercato di capire il livello di conoscenza che hanno i maturandi delle basi della grammatica e della cultura generale. L’errore è in agguato, specie sulle cose più banali. Si sa che l’agitazione e la fretta di completare tutti gli scritti possono giocare brutti scherzi, soprattutto in sede di esame.

Per non compromettere il voto finale o l’andamento di qualche prova, però, bisogna sempre fare attenzione a non fare grossi strafalcioni, soprattutto grammaticali, considerati inammissibili in quinto superiore. Skuola.net ha condotto un sondaggio che ha coinvolto un campione di 4000 maturandi. Per lo svolgimento corretto della prima prova – come anche per quello della seconda – è necessario conoscere la nostra grammatica in maniera impeccabile. Certo è che però, tra i maturandi, alcuni errori frequenti possono essere insidiosi.

Qualche esempio? Il 24% dei ragazzi è convinto che la grafia corretta di ”qual è” preveda l’apostrofo (”qual’è”), forma assolutamente errata. Ma non finisce qui. Due maturandi su cinque sono convinti che anche ”qualcun altro” si scriva con l’apostrofo. ”Ce ne sono” o ”c’è ne sono”? La maggioranza ha optato per la forma giusta, con l’88% dei voti. Ma c’è un buon 12% che invece ha scelto quella sbagliata. E ancora, si scrive ”sufficiente” o ”sufficente”? È circa il 22% ad optare per la forma senza ‘i’, quindi per quella sbagliata. La stessa identica percentuale di maturandi scriverebbe ”un po”’ con l’accento, anziché con l’apostrofo. ”Pultroppo” o ”Purtroppo”? In questo caso, gli studenti hanno trovato facile la soluzione del quesito: il 94% ha risposto correttamente, ovvero con la ‘r’, mentre il 6% ha sbagliato indicando la forma con la ‘l’.

Ma la prova di italiano si sa, non è fatta solo di grammatica. Grande peso hanno, infatti, anche la letteratura italiana e i grandi autori di cui si sostanzia. Quanto ne sanno i maturandi in materia? Non tantissimo. Ad esempio, chi è l’autore della celebre opera ‘‘Così è, (se vi pare)”? In questo caso le percentuali di errore aumentano: poco più della metà del campione (57%) ha risposto correttamente identificando l’autore con Luigi Pirandello, mentre i restanti 25% e 18% hanno confuso gli autori rispondendo, rispettivamente, Italo Calvino e Guido Gozzano. Tra Dario Fo, Primo Levi e Umberto Saba, quali tra questi autori ha vinto il Nobel per la Letteratura? La maggioranza, rappresentata dal 48%, sbaglia rispondendo Primo Levi. La risposta giusta è sinvece Dario Fo – scelto dal 30% degli studenti – dato leggermente superiore al 22% che ha indicato, sbagliando, Umberto Saba.

Quanto ne sanno, poi, i maturandi 2019 sulle correnti letterarie? Ad esempio, come collocare il grande poeta Eugenio Montale? L’ermetismo, risposta corretta, riceve il 70% delle preferenze, ma c’è chi – il 17% – è convinto che si tratti di un autore decadente o, addirittura (13%) futurista. L’ultima domanda di letteratura somministrata agli studenti apre una finestra importante sulla storia del ‘900: ”Quale di questi importanti personaggi della letteratura è stato brutalmente assassinato?”. La risposta corretta, ovvero Pier Paolo Pasolini, ha ricevuto il 61% dei voti. Il 21% ha risposto Cesare Pavese, il 18% Leonardo Sciascia.

Conoscere i fatti salienti della storia è importante non solo per il colloquio orale, ma anche per il tema stesso. Vero è che il tema di storia non sarà tra le tipologie di prima prova, ma è stato più volte affermato dal Miur che la materia sarà trasversale tra le tracce. Anche avere una buona infarinatura su attualità e cultura generale è perciò fondamentale per superare gli esami. Su questo, i maturandi se la cavano meglio. Alla domanda ”Cosa è successo l’11 settembre 2001?”, forse per la vicinanza storica dell’accaduto, la maggioranza del campione, ben il 96%, ha risposto correttamente indicando ”L’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York”. Un’altra data saliente nel panorama storico europeo è quella del 9 novembre 1989. Cosa accadde quel giorno? Il 91% degli studenti ha indicato la risposta giusta, ovvero la caduta del Muro di Berlino. Maggiori incertezze se si va più indietro nel tempo: in che anno è stata proclamata l’Unità d’Italia? Il 5% ha indicato il 1781, l’11% il 1891, e infine l’84% la data corretta: 1861. Ma la storia è fatta anche di grandi personaggi. Chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Qui qualche ”scivolone” c’è stato. Secondo il 7%, si tratta di due politici collusi con la mafia, mentre per il 5% sono stati due pentiti di mafia che hanno collaborato con la giustizia. La risposta esatta? La indica ‘solo’ l’88%, che sa che i due erano invece eroici magistrati antimafia.

di: Annalisa Terranova @ 18:13


Giu 18 2019

Aumentano i casi di epatite da curcuma: e si scopre che colpisce soprattutto donne. I marchi all’indice

L’allarme curcuma continua a preoccupare consumatori e mondo medico: aumentano ancora le segnalazioni di casi di epatite colestatica acuta collegate al consumo di integratori a base di curcuma. «Siamo arrivati a 22 pazienti, con un piccolo rallentamento nelle segnalazioni. Nell’80% dei casi si tratta di donne». A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Marco Silano, direttore dell’Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità, che sta indagando sulla vicenda.

In aumento i casi di epatite da curcuma

I casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di curcuma «hanno riguardato finora pazienti che stavano assumendo questi integratori per scopi diversi: in un primo gruppo troviamo persone intorno ai 70 anni che lo prendevano per il benessere articolare, e parliamo di 2-3 casi. Ma la maggior parte delle segnalazioni sono relative a donne che lo assumevano per un’indicazione, non scientificamente dimostrata, relativa a un effetto dimagrante», racconta Silano.

L’elenco dei prodotti all’indice sul sito del ministero della salute

L’unica indicazione dimostrata è relativa all’effetto antiossidante della curcuma, aggiunge Silano. Gli esperti dell’Iss stanno analizzando reperti (ovvero il resto delle capsule delle confezioni che stavano assumendo i pazienti) e campioni (relativi ai lotti segnalati) degli integratori finiti sotto la lente. «Sono ancora in corso le verifiche per individuare la causa responsabile dei casi di epatite», conclude Silano. L’elenco dei prodotti interessati è consultabile sul sito del ministero della Salute.

di: Priscilla Del Ninno @ 17:58


Giu 18 2019

Liguria, dal prossimo anno scolastico arrivano i menu green che valorizzano i prodotti locali

Nuove linee guida sulle procedure di gara per la somministrazione di cibi biologici nelle mense scolastiche liguri. Il regolamento è stato approvato dalla giunta regionale su proposta del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, con lo scopo di incrementare la sostenibilità ambientale e valorizzare le peculiarità territoriali.

Le linee guida sono state adottate dalla Giunta regionale dopo una serie di approfondimenti con l’Agenzia Regionale per la promozione turistica “In Liguria”, nel tentativo di perseguire gli obiettivi legati alla sostenibilità ambientale, alla green economy e alla valorizzazione del proprio territorio. Le dinamiche che caratterizzano i servizi di ristorazione scolastica rappresentano infatti un’opportunità per rendere concrete le pratiche ispirate alla sostenibilità, quali l’utilizzo di prodotti biologici e stagionali, minimizzando i rifiuti e riducendo le emissioni inquinanti.

L’obiettivo è quello di uscire dalla logica del servizio scelto sulla base del minor prezzo, puntando su criteri qualitativi e sulle filiere locali, dato che il momento del pranzo acquisisce un valore multifunzionale, in cui la dimensione nutrizionale si intreccia con l’educazione alimentare degli alunni. Per questo motivo la Regione Liguria proporrà ai suoi pubblici di riferimento alcuni punti chiave da inserire nei capitolati e nei disciplinari di gara delle procedure relative alla ristorazione scolastica, puntando in primis su materie prime certificate, ma anche sull’utilizzo di prodotti biologici a km0, sull’adozione di imballaggi riciclabili e adottando i cosiddetti “Menù Green”, al fine di sensibilizzare i ragazzi sui temi dell’ambiente e della sostenibilità

Si partirà con l’anno scolastico 2019/2020 per promuovere, attraverso nuove procedure di gara, il biologico nelle scuole e portare sulle tavole delle mense scolastiche dei comuni liguri prodotti come frutta, verdura, latte, pesce, carne, formaggi certificati biologicamente.

“Questo ci consentirà – spiega il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – di dare una spinta anche alle nostre produzioni locali biologiche di eccellenza e alle famiglie di conoscere la qualità dei prodotti che arrivano sulla tavola delle nostre scuole, considerato anche che uno dei nostri obiettivi è quello di fornire una refezione scolastica di qualità”.

di: Annalisa Terranova @ 17:57


Giu 18 2019

Zeffirelli offeso nel giorno della morte da Montanari. Uno sfregio alla città di Firenze e alla cultura

“Tomaso Montanari non ha offeso solo la memoria di un grande artista ma di tutta Firenze e di tutti i fiorentini. Esprimere un giudizio è sempre lecito, insultare no. Per questo ritengo Montanari inadeguato a ricoprire ruoli istituzionali. E quindi chiedo al ministro Bonisoli che rinunci a nominarlo nel consiglio degli Uffizi e al sindaco di Sesto Fiorentino a evitare di utilizzare la sua collaborazione come consulente per la cultura”. Così il deputato fiorentino di Civica Popolare Gabriele Toccafondi.

“E pensare che Di Maio – continua Toccafondi – gli aveva proposto addirittura di diventare ministro”. “Chi definisce Zeffirelli, proprio nel giorno della scomparsa, un ‘insopportabile mediocre’, Oriana Fallaci ‘orrenda’ e la ‘Firenzina genuflessa in lutto’ – spiega Toccafondi – può essere consulente per la cultura di un sindaco o rappresentare un Ministero in un museo nazionale o addirittura essere indicato come ministro? Spero di no”. “Sarebbe necessario che il professore Montanari si scusasse e facesse una cosa che non sembra riuscirgli facilmente: rispettare le persone e la città di Firenze”, conclude Toccafondi.

Questo il tweet di Tomaso Montanari, docente e storico dell’arte, su Zeffirelli: “Si può dire che il Scespirelli era un insopportabile mediocre, al cinema inguardabile? E che fanno senso gli alti lai della Firenzina, genuflessa in lutto o in orbace, ai piedi suoi e dell’orrenda Oriana? Dio l’abbia in gloria, con Portesante e quel che ne consegue. Amen”.

 

di: Annalisa Terranova @ 17:56


Giu 18 2019

Cinghiate, umiliazioni e prigionia inflitte alla moglie per 30 anni: marocchino alla sbarra

Trent’anni di segregazione. Di violenze fisiche e psicologiche. Trent’anni di botte e di cinghiate. Trent’anni di umiliazioni e colpi inferti con qualunque cosa capitasse sotto mano al marito orco. Trent’anni di prigionia forzata e di paura. Trent’annni di terrore spezzati solo all’ultimo grazie a una fuga che ha salvato la donna che ha trovato il coraggio di reagire e di denunciare il marito aguzzino: un immigrato marocchino, un operaio 59enne regolarmente residente in Friuli Venezia Giulia, che – spiega il Messaggero Veneto e Il Giornale che lo riprende rilanciando la notizia – infischiandose di avere a suo carico una condanna per un reato analogo, ha continuato a malmenare la moglie nel silenzio di una casa-inferno a Udine.

Marocchino violento segrega la moglie in casa per 30 anni

Le impediva di uscire da casa – e persino di accedere in giardino – una casa divenuta la prigione della donna e il set di un incubo interminabile. La picchiava con qualunque oggetto gli capitasse per le mani, la mortificava e la intimidava con continue minacce di ritorsioni. Poi, come evidenziato dalle indagini scattate nel 2018 dopo l’allarme dato dalla vittima ai carabinieri di una stazione del Padovano, mentre nel frattempo era riuscita a liberarsi e a trovare rifugio da alcuni parenti in Veneto. Poi, il rientro a casa dal marito dove sono regolarmente riprese le vessazioni e le violenze che, a quel punto, gli investigatori al lavoro sul caso sono riusciti a ricostruire, forti anche delle testimonianze dei parenti e dei figli della coppia. E tutto si è concluso con il trafserimento della donna in una struttura protetta e con la condanna a 3 anni e 8 mesi di carcere per il marito marocchino, poi convertiti in arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 17:31


Giu 18 2019

Clandestini impuniti nella Firenze senza legge di Nardella: borseggiatori seriali all’opera

Arrestati due borseggiatori seriali maghrebini che da mesi rubavano telefonini cellulari e portafogli. Nel mese di marzo in via Nazionale avevano rubato un telefonino cellulare ad una turista venendo subito fermati da una pattuglia della Polizia Municipale che riuscì a recuperare la refurtiva ed a restituirla alla proprietaria. Per sfuggire al controllo i due ladri però iniziarono a colpire gli agenti riuscendo a fuggire. Stessa scena qualche settimana dopo in via Alamanni: il 17 aprile, infatti, i due borseggiatori hanno portato a segno un altro colpo riuscendo ancora a sfilare un telefonino cellulare dallo zaino di una coppia di turisti. In quella circostanza intervenne la Polizia Ferroviaria ma i due ladri, dopo aver gettato la refurtiva a terra, riuscirono nuovamente a fuggire. Il 19 aprile terzo colpo: in piazza Stazione viene rapinata del portafogli una 66enne fiorentina. Ad intervenire questa volta fu una pattuglia in abiti civili della Polizia Municipale appartenente al Reparto Antidegrado che riuscì a bloccarli entrambi. Si trattava di un 25enne marocchino e di un 38enne tunisino non in regola con le leggi sull’immigrazione e noti alle forze dell’ordine sempre per reati di furto con destrezza e rapina. I due vennero arrestati e portati a Sollicciano. L’8 maggio scorso si è svolta l’udienza per il furto del 19 aprile e il giudice ha deciso per la scarcerazione del marocchino mentre il tunisino è ancora in carcere per scontare la pena di un altro reato. La settimana scorsa il giudice per le indagini preliminari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti del marocchino che, appunto, si trovava in stato di libertà. A dare seguito all’ordinanza è stata una pattuglia dell’investigativa della Polizia Municipale; giovedì scorso gli agenti infatti lo hanno rintracciato sempre in zona Stazione. Per l’uomo sono quindi scattate le manette e per lui si sono aperti i cancelli di Sollicciano dove è stato nuovamente introdotto. I due adesso dovranno rimanere in carcere fino a nuova disposizione del giudice.

di: Antonio Pannullo @ 17:27


Giu 18 2019

Merkel colta da tremore mentre ascolta l’inno. Poi rassicura: sto bene, era disidratazione (video)

Angela Merkel ha ricevuto oggi il presidente ucraino Wolodymyr Zelenski e durante la cerimonia degli inni nazionali è stata colta da un forte tremore. Zelensky è stato accolto con gli onori militari e proprio mentre la banda intonava gli inni e la cancelliera e il suo ospite erano intenti ad ascoltarli, in piedi uno accanto all’altro, Merkel ha stretto le mani davanti a sé ed è stata colta da un tremore al corpo apparentemente incontrollabile. Al termine degli inni la cancelliera è apparsa in condizioni migliori, e la conferenza stampa congiunta prevista per le 13.45 è iniziata con 10 minuti di ritardo appena. Merkel ha riferito e commentato l’esito dei colloqui con il presidente ucraino e ad una domanda su quanto le era accaduto si è limitata a spiegare “di aver bevuto successivamente tre bicchieri d’acqua”. “Questo sembrava mancare”, ha aggiunto, assicurando di sentirsi bene. In proposito si è espresso brevemente e con l’intento di sdrammatizzare anche il presidente ucraino: “Io ero accanto a lei e credetemi, era totalmente al sicuro”.

 

di: Annalisa Terranova @ 17:08


Giu 18 2019

Post con svastica contro il principe Harry: condannato a quattro anni di carcere

Un post condiviso su gruppi legati all’estrema destra è costato caro a Michal Szewczuk. Quest’ultimo aveva accusato lo scorso agosto il principe Harry di essere un “traditore della sua razza” per aver sposato l’afroamericana Meghan Markle. Szewczuk, 19 anni, è stato condannato dal tribunale di Londra a quattro anni e tre mesi di detenzione. la condanna si riferisce al post, che i giudici hanno definito “ripugnante” e che mostrava il duca di Sussex con una pistola puntata alla tempia e conteneva una svastica con la scritta “Ci vediamo, traditore della razza”.

Il tribunale ha deciso che l’immagine “incoraggia” atti di terrorismo contro il principe Harry. Lo studente universitario, simpatizzante dello stragista norvegese Anders Breivik, si era dichiarato colpevole. Con lui è stato condannato anche Oskar Dunn-Zoczorowski. Entrambi facevano parte di un gruppo neonazista chiamato Sonnenkrieg Division.

di: Annalisa Terranova @ 17:00


Giu 18 2019

È morta Nonna Peppa, la donna più anziana al mondo. Poggio Imperiale a lutto

A 116 anni, compiuti o scorso 20 marzo, nella casa paterna di Poggio Imperiale, in provincia di Foggia,  dove era nata,  è morta Nonna Peppa, la donna più anziana d’Europa e, da qualche mese del mondo.  «La nostra supernonna ci ha lasciato poco fa». Poche parole affidate ai social network per annunciare la scomparsa di Maria Giuseppa Robucci. 

La donna, vedova da molti anni, in passato si era occupata del bar del paese assieme al marito Nicola Nargiso, morto nel 1982. Ha avuto 5 figli, tre maschi e due femmine, tra cui suor Nicoletta delle Suore Sacramentine di Bergamo, che si è trasferita presso la casa di riposo di San Severo per accudire la madre,9 nipoti e 16 pronipoti. Nonna Peppa, che nel 2003, al compimento dei 100 anni, era stata invitata alla trasmissione di Rai Uno La Vita in Diretta, ha avuto due ricoveri in ospedali importanti, uno nel 2014 e l’altro nel 2017. Nel 2012, inoltre, era stata insignita del titolo di sindaco onorario del Comune di Poggio Imperiale.

L’anziana aveva festeggiato il suo 116esimo compleanno nella cittadina del foggiano con i familiari, gli amici e le autorità cittadine. Nel mese successivo, ad aprile, dopo la morte di una signora giapponese del suo stesso anno di nascita ma con qualche mese di differenza, era diventata la donna più anziana al mondo. Donna eccezionale nella sua semplicità, recentemente, aveva superato la frattura di un femore, a 111 anni, e un’operazione al seno due anni fa. Il segreto della sua longevità? «Mangiare poco e sano, mai un bicchiere di vino e mai una sigaretta in bocca», raccontava.

di: Gloria Sabatini @ 16:53


Giu 18 2019

Sea Watch, il Tar del Lazio boccia il ricorso dell’Ong. E la Procura di Agrigento apre la (solita) inchiesta

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Sea Watch presentato la scorsa settimana in via d’urgenza dall’Organizzazione non governativa tedesca che si era rivolta al Tribunale Amministrativo Regionale per contestare il divieto di ingresso in acque territoriali e il “no allo sbarco” notificato dalle Fiamme Gialle a bordo della Sea Watch 3 in applicazione del decreto sicurezza bis.

E mentre la Procura di Agrigento apre la (solita) inchiesta sulla Sea Watch, volano gli stracci fra l’ong tedesca fondata alla fine del 2014 da Harald Höppner, commerciante di mobili e abiti etnici e il governo di Berlino “colpevole”, secondo l’organizzazione non governativa che, da mesi, sta impegnando l’Italia in un lungo braccio di ferro sull’immigrazione selvaggia, di ostacolare il trasferimento dei 43 clandestini, raccolti nei pressi delle coste libiche nei giorni scorsi, in uno degli oltre 50 Comuni della Germania che si sono offerti di ospitarli.

«Dopo oltre 6 giorni dal soccorso, #Sea Watch 3 è ancora bloccata con a bordo 43 naufraghi, di cui 6 donne e 3 minori non accompagnati, uno di soli 12 anni: hanno bisogno di sbarcare subito», scrive, su Twitter, Sea Watch Italy, pretendendo «con forza che si faciliti la disponibilità delle città tedesche pronte ad accoglierli».

Un portavoce dell’Ong, Ruben Neugebauer, aveva annunciato nelle ultime ore che oltre 50 comuni tedeschi avevano manifestato la propria disponibilità ad entrare a far parte di una specie di rete di accoglienza dei richiedenti asilo salvati nel Mediterraneo accusando che il trasferimento dei 43 clandestini è, al momento,  ostacolato dal ministro di centrodestra, Horst Seehofer, esponente della Csu, l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera, che si è detto contrario.
Per Seehofer il prerequisito resta «la partecipazione, più ampia possibile, degli Stati membri dell’Ue e l’assunzione del coordinamento da parte della Commissione europea». Ma, secondo il settimanale “Der Spiegel“, tuttavia, «non si esclude una soluzione».

L’11 giugno scorso la nave della Ong tedesca era andata a raccogliere 53 clandestini di fronte alle coste della Libia all’interno della zona Search and Rescue libica e, disattendendo gli ordini della guardia costiera di Tripoli, anziché sbarcare gli immigrati nel porto più vicino si era diretta verso l’Italia per tentare di mettere di nuovo in crisi il sistema di protezione dei confini del nostro paese dall’immigrazione clandestina.

Ma, in virtù del nuovo decreto sulla sicurezza del governo italiano, alla nave della Sea Watch era stato vietato l’ingresso nelle acque territoriali italiane e il natante era stato costretto a fermarsi a 16 miglia al largo di Lampedusa, in acque internazionali, salvo scaricare in porto 10 clandestini – tre minori, tre donne di cui due incinta e due accompagnatori, due uomini malati – due giorni fa dopo l’autorizzazione del governo italiano.

E ora la Procura di Agrigento ha aperto una nuova inchiesta, l’ennesima, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo lo sbarco dalla Sea Watch dei 10 clandestini a Lampedusa.
Il procuratore aggiunto Salvatore Vella, che coordina le indagini sull’immigrazione clandestina, ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti e gli uomini della Squadra mobile stanno ascoltando gli immigrati sbarcati a Lampedusa alla ricerca di eventuali scafisti.

Dal canto suo il Consiglio d’Europa, attraverso la bosniaca Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, legata a doppio filo alle organizzazioni non governative, fa la voce grossa lanciando un monito sugli aspetti umanitari e dei diritti umani agli Stati membri impegnati a contenere e a fronteggiare l’immigrazione selvaggia nel Mediterraneo: «Si è troppo incentrati sull’obiettivo di impedire ai rifugiati e ai migranti di raggiungere le coste europee e troppo poco sugli aspetti umanitari e dei diritti umani. Tale approccio ha conseguenze tragiche», lamenta la Mijatovic puntando il dito su «una serie di Stati» che «ha adottato norme, politiche e pratiche contrarie ai relativi obblighi giuridici di garantire efficaci operazioni di ricerca e soccorso, uno sbarco rapido e sicuro e la cura delle persone soccorse, nonché la prevenzione della tortura» impedendo «trattamenti inumani o degradanti».

«Sebbene abbiano il diritto di controllare i propri confini e di garantire la sicurezza – concede, bontà sua la bosniaca amica delle Ong – gli Stati hanno anche il dovere di proteggere efficacemente i diritti sanciti dalle normative marittime e in materia di diritti umani e rifugiati».

Nel documento, sventolato sotto il naso degli Stati membri, la Mijatovic elenca 35 raccomandazioni che hanno lo scopo di “aiutare” – mai parola è stata più fasulla – i governi a trovare il giusto equilibrio tra questi imperativi garantendo «un efficace coordinamento di ricerca e soccorso»,  lo «sbarco sicuro e tempestivo delle persone soccorse», la cooperazione «in modo efficiente con le ong», la prevenzione «delle violazioni dei diritti umani collaborando con paesi terzi» e, infine, l’indicazione di «rotte accessibili, sicure e legali verso l’Europa». Più che raccomandazioni, sembrano proprio diktat in nome della politica di accoglienza perseguita da George Soros.

di: Silvio @ 16:39


Giu 18 2019

Dietro sos e fake news sui migranti morti ci sarebbe un prete eritreo: ecco chi è “don Barcone”

Alarm Phone torna al centro della vinceda migranti in questi giorni nell’occhio del ciclone per il braccio di ferro tra Sea watch 3, la nave della Ong tedesca, e l’insistente richiesta avanzata a più riprese da parte della nave di attraccare al porto di Lampedusa (dopo aver irfiutato un approdo sicuro in Libia, e aver tirato oltre la Tunisia e Malta). Ma cosa c’entra, ci si potrebbe chiedere a questo punto, il network telefonico che lancia via tweet sos e allarmi con richieste di soccroso in mare? Semplice: c’entra nella misura in cui, un servizio argomentato e pubblicato da Il Giornale sul service social-telefonico avverte che, «Delle partenze dalle coste del paese africano, si viene a conoscenza il più delle volte con i Tweet delle stesse organizzazioni non governative le quali a loro volta però danno spazio alle segnalazioni di Alarm Phone»; che tutto parte proprio dal canale Twitter di Alarm Phone, network telefonico i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi e che, dietro l’agenzia «i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi! ci sarebbe niente poco di meno che un sacerdote: «Don Zerai – scrive il quotidiano milanese diretto da Sallusti sul suo sito – il parroco eritreo soprannominato anche “don Barcone”, è fondatore dell’agenzia che gestisce il network telefonico Alarm Phone

Migranti: dietro sos e fake news sui naufragi, ci sarebbe un’agenzia…

Ma andiamo con ordine: partendo sempre dal servizio de Il Giornale, e dalla considerazione ovvia per tutti per cui a un tot di miglia da qualunque costa è letteralmente impossibile che un normale cellulare riesca a captare un qualunque barlume di segnale, il quotidiano sottolinea come, di conseguenza, la precisione e l’abbondanza di informazioni fotografiche e di contatti telefonici tra naufraghi in mare aperto e il network telefonico alla base dell’agenzia possa avvenogno grazie a  «mezzi satellitari, i quali certamente hanno dei costi che singoli migranti che già spendono cifre esose per partire dalla Libia non possono permettersi». Insomma, come ipotizza Il Giornale, «tutto parte proprio dal canale Twitter di Alarm Phone, network telefonico i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi. Per questo spesso, nelle segnalazioni social, spuntano sia le foto dei natanti che le coordinate esatte della loro posizione». E il vulnus di tutto, allora, sta proprio nella precisione di quelle segnalazioni: una precisione sospetta e comunque non vincolante, date le fake news diffuse comunque su vittime e emergenze. Una delle ultime bufale poi sbugiardate, allora, risale al 20 gennaio scorso, quando un tweet di Alarm Phone lancia l’allarme per un barcone al largo delle coste libiche che, denuncia l’sos, sta per affondare. L’arrivo dei soccorsi aerei e le foto scattate dall’alto, però, dimostreranno che in realtà il mezzo non stava neppure imbarcando acqua…E che dire dell’ultima fake news, datata appena il 30 maggio scorso, quando rispetto al dramma in corso di un’imbarcazione in difficoltà comincia a circolare la notizia della morte di una bambina di soli 5 anni. Peccato che, si sarebbe appurato nel giro di breve, in realtà per fortuna non riosulterà esserci nessuna persona deceduta a bordo, nessuna bambina di 5 anni, come aveva sostenuto la Ong Mediterranea di Luca Casarini. La Nave Cigala Fulgosi, unità della Marina Militare, è attualmente impegnata nell’Operazione Mare Sicuro, unitamente ad altre unità aeronavali della Difesa, al fine di proteggere gli interessi nazionali nel Mediterraneo centrale, conducendo attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all’attuale situazione di sicurezza presente in Libia. Tabto che, dopo un primo tweet d’accusa postato in rete dalla ong Mediterranea Saving Humans che aveva lanciato l’accusa, la stessa Mediterranea Saving Humanss sarà costretta alla rettifica e a chiedere scusa.

Tutto porta a “don barcone”, un sacerdote eritreo che…

E allora, dietro questi allarmi di panico, di motori in avaria, di migranti sull’orlo del naufragio, di drammi veri e bufale sbandierate, si alimentano sospetti interventi di contatti diretti tra gli tra scafisti ed Alarm Phone. E qui sorge spontanea la domanda: chi gestisce Alarm Phone? Una domanda a cui il report de Il Giornale risponde argomentando che «Sul sito della stessa agenzia si fa riferimento alla missione dei volontari ed ai propri obiettivi. Su Agensir, un’agenzia di stampa cattolica, appaiono invece delle descrizioni più precise. In particolare, in un articolo del 12 agosto 2015, si afferma che Alarm Phone “è un network telefonico dell’agenzia Habeshia, la rete di volontari fondata nel 2006 dal sacerdote eritreo don Mussie Zerai». Ed ecco che il nome del sacerdote eritreo ritorna a più riprese quando si parla di migranti. È lui che vola in sicilia dal Vaticano per partecipare alle celebrazioni funebri per i morti in mare. È lui che rilascia interviste nel porticciolo di Agrigento, È lui il religioso noto come  «l’angelo dei migranti» per i i suoi sostenitori, don barcone, per quelli che lo apprezzano di meno…

 

di: Priscilla Del Ninno @ 15:50


Giu 18 2019

Roma, FdI: «A Ponte di Nona acque nere nelle case popolari». E per la sicurezza…

«L’impianto fognario di diverse case popolari di Ponte di Nona va in tilt di continuo. Causa innumerevoli e continui disagi ai residenti che, all’improvviso, si ritrovano casa invasa dalle acque nere e da odori terribili». A dichiararlo sono Rachele Mussolini, consigliere comunale Con Giorgia e Simone Carabella, dirigente nazionale FdI. «A essere in difficoltà sono sempre famiglie disagiate e anziani, già costretti a convivere con l’umidità che si crea in queste strutture fatiscenti. Oggi a doversi scontrare per l’ennesima volta contro questa situazione al limite dell’inverosimile è stata una signora tetraplegica, assegnataria dal 1986 di un alloggio al civico 81 di Via della Riserva Nuova che da anni vive nell’incubo di una fogna pronta a esplodere e ad allagarle casa».

FdI: quella signora sulla sedia a rotelle a Ponte di Nona

«Qualcuno si è chiesto cosa possa significare per una persona in queste condizioni svegliarsi con gli escrementi sulle ruote della sua sedia a rotelle? Qualcuno ha pensato che al disagio nel quale si può trovare un disabile si somma anche quest’umiliazione? E che questo avviene ormai da diversi anni? Nessuno. La verità – prosegue la Mussolini – è che in questi alloggi anche il sistema di reflusso delle acque nere è stato progettato male. Il risultato? Le acque di scarico risalgono dai tubi e gli appartamenti dei piani più bassi diventano in poco tempo ostaggio degli escrementi di tutta la palazzina. Inutile dire che anche questa situazione emergenziale non trova risposta nelle istituzioni. Municipio e Campidoglio giocano a rimpallarsi le responsabilità, adducendo l’assenza di fondi per la manutenzione. Nell’era della mala gestione a cinque stelle basta poco per trovare una motivazione e lasciare nelle difficoltà chi, più debole e fragile, avrebbe al contrario maggiore necessità di essere aiutato».

E per la sicurezza ci sono i volontari del Caop

Continua a far notizia l’iniziativa del Caop. Anche La Stampa l’ha riportata. A Ponte di Nona, infatti, girano in auto ogni notte, sono 22 volontari dell’associazione Caop, guidato da Franco Pirina: «Siamo gli occhi che le forze dell’ordine non possono avere perché sono troppo pochi». La stazione di carabinieri più vicina è a venti chilometri a e il commissariato competente con due autoradio e quattro volanti da dividere in turni tra giorno e notte deve occuparsi di un’area di oltre cento chilometri quadrati, dove vivono più di trecentomila persone ed è presente il più grande campo rom d’Europa. Due-tre volte a settimana arrivano dei rinforzi ma non bastano. I furti, gli scippi e la paura sono un’abitudine quotidiana.

di: Girolamo Fragalà @ 15:38


Giu 18 2019

Obama ospite di Clooney sul lago di Como. Il sindaco di Laglio: un’occasione unica

La famiglia Obama al gran completo da venerdì sarà ospite di George Cooney e di sua moglie Amal nella splendida villa Oleandra sul lago di  Como a Laglio. Grande attesa per la trasferta dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack pronto a volare in italia con la moglie Michelle e le due figlie Malia e Sasha. Il soggiorno dell’ex inquilino della Casa Bianca, che mette la piccola cittadina già blindatissima sotto i riflettori per la gioia del sindaco, dovrebbe durare un paio di giorni. «È un incontro strettamente privato – spiega Roberto Pozzi, sindaco di Laglio – Non nascondo che per il nostro piccolo paese è una grande occasione per farci conoscere. Immagino quante persone in America andranno a vedere dove è Laglio cercandolo sul mappamondo».

Gli Obama ospiti della villa di Clooney

Per l’occasione il primo cittadino di Laglio, abituato alla presenza di star e supervip, ha rilanciato l’ordinanza ad hoc per tutelare la privacy dell’attore americano, cittadino onorario della località del Lago di Como. Da anni, infatti, è legge un’ordinanza anti curiosi e anti paparazzi, che prevede il divieto di avvicinarsi a Villa Oleandra, multe salate per i trasgressori e limitazioni molto stringenti per l’utilizzo dei droni. Blindatissima la cittadina che per la visita straordinaria della famiglia Obama ha previsto la chiusrua del parcheggio situato nel retro della villa di Clooney messo a disposizione della auto del servizio sicurazza. Al lavoro anche il ministero dell’Interno, come conferma proprio il primo cittadinom anche le informazioni sono top secret. Gli Obama, come scrive il Corriere della Sera, dopo un soggiorno in Francia, in Provenza, ma arriveranno a Milano con un volo privato, per poi mettersi in viaggio verso il lago di Como. In programma, sabato, una cena di beneficienza.

di: Gloria Sabatini @ 15:27


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