Gen 20 2020

Bologna, permessi di soggiorno falsi. Arrestati un avvocato e un tunisino complice

Permessi di soggiorno falsi. La squadra mobile della Questura di Bologna ha arrestato un avvocato di 39 anni del Foro di Bologna. E un uomo di nazionalità tunisina. Entrambi sono indagati falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore. Contraffazione, utilizzo di documenti al fine di determinare il rilascio del permesso di soggiorno. E favoreggiamento della permanenza in clandestinità nel territorio italiano.

Permessi di soggiorno falsi, retata a Bologna

L’indagine è partita a giugno del 2018, su segnalazione dell’ufficio Immigrazione della Questura di Bologna. Che aveva registrato un significativo aumento delle domande di protezione internazionale. Avanzate anche da stranieri che erano in Italia da anni e privi di permesso di soggiorno. I clienti dello studio legale avrebbero trasferito fittiziamente il proprio domicilio nel Bolognese per presentare la domanda.

Gli immigrati richiedenti asilo non avevano mai effettivamente risieduto negli appartamenti indicati nelle carte. In questo scenario emerge il ruolo di “collettore” svolto dall’avvocato di Bologna. Che nel solo 2018, ha presentato oltre 800 istanze di appuntamento per altrettanti stranieri richiedenti permessi. Tra le comunità di stranieri si era diffusa la notizia che bastava rivolgersi all’avvocato di Bologna per ottenere un permesso di soggiorno.

Il ruolo dell’avvocato di Bologna collettore

Dopo un primo contatto telefonico, lo straniero otteneva un appuntamento presso lo studio legale di Bologna per ottenere i permessi di soggiorno. Lì si concludeva l’accordo tra le parti. Con il pagamento di un primo acconto da parte dell’assistito e la fissazione di un appuntamento presso una delle Questure competenti.

Un secondo incontro avveniva qualche giorno prima del primo appuntamento in Questura, durante il quale veniva messa in scena una sorta di “interrogazione” condotta dall’avvocato per preparare l’immigrato all’intervista presso l’ufficio immigrazione. Dalle affermazioni dell’avvocato, spiega ancora la Questura, «emerge inequivocabilmente la sua consapevolezza circa la falsità delle domiciliazioni». Qualora l’assistito non fosse stato in grado di procurarsi autonomamente un domicilio,  interveniva la figura del co-indagato tunisino. Che veniva contattato da chi aveva bisogno di una dichiarazione di ospitalità, dietro input diretto dell’avvocato e in sua presenza. L’indagine ha anche consentito di delineare il ruolo di tutti i compartecipi, per un totale di 41 indagati. Un piano molto redditizio ideato e messo in atto dall’avvocato.

di: Gloria Sabatini @ 13:31


Gen 20 2020

Paura a Catania, crolla una palazzina: evacuate sette famiglie. Nessun ferito

Paura a Catania: crolla una palazzina. Prima c’è stato un fragoroso boato e poi il crollo: una parte di una palazzina è caduta giù la notte scorsa nella zona tra via Castromarino e via del Plebiscito . Sul posto erano già al lavoro i vigili del fuoco che erano stati allertati da un residente. In particolare è andato distrutto un appartamento che, ha riferito il proprietario alla polizia, non era abitato da circa un anno.

I vigili del fuoco hanno fatto evacuare, per precauzione, sette nuclei familiari. Si tratta di 39 persone: venti si sono trasferiti da parenti e amici, in 19 hanno trovato alloggio in strutture ricettive della zona. Secondo fonti investigative presenti sul posto non ci sono vittime né feriti causati dai crolli. Tra le macerie hanno lavorato due squadre di vigili del fuoco con operatori del nucleo Cinofili e dell’Urban search and rescue (ricerca e soccorso urbano) di Catania e Palermo. Quest’ultimo, sottolineano gli stessi pompieri, è un intervento da protocollo perché sebbene non ci siano segnalazioni di dispersi si effettuano lo stesso le ricerche.

Catania, i soccorsi

Come si legge su LiveSicilia.it già ieri pomeriggio alcuni residenti hanno allertato i soccorsi per alcune crepe presenti nelle loro abitazioni. E si pensa al collegamento con i lavori della metropolitana. Un uomo ha chiamato i vigili del fuoco. «Già nel pomeriggio abbiamo temuto il peggio, fortunatamente abbiamo lasciato le case», racconta a LiveSicilia (GUARDA VIDEO LiveSicilia)  Un intervento tempestivo che ha salvato la vita ai vicini di casa.

Nell’area, si legge ancora sul sito, sono in corso i lavori della metropolitana, per il completamento della tratta Stesicoro-Palestro. «Ieri ci sono state le segnalazioni per l’allargamento delle crepe nelle pareti e sono arrivati anche i tecnici  – racconta un uomo che abita nel palazzo – poi nella notte la situazione è precipitata. Siamo usciti dalle case appena in tempo».

«Non ci sono dispersi»

L’ingegnere Giuseppe Verme, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Catania, ha confermato che «non ci sono dispersi» e che «tutti i presenti sono stati messi in salvo». «Il cortile del palazzo di circa 300 metri quadrati – ha spigato a BlogSicilia – si è “collassato” in una voragine profonda 2-3 metri, trascinando parte della struttura. Per fortuna in quel momento i sopralluoghi in quella zona si erano conclusi e non c’era nessuno dei vigili del fuoco all’opera né abitanti nell’edificio. Abbiamo messo al sicuro tutti i presenti, e una persona l’abbiamo soccorsa da un balcone, perché le scale interne non erano utilizzabili».

di: Desiree Ragazzi @ 13:03


Gen 19 2020

Sanremo, la modella Novello contro le femministe: “Non parlate a mio nome, non ne avete il diritto”

Sanremo, la gogna contro Amadeus ha fatto infuriare Francesca Sofia Novello. Proprio lei, la fidanzata di Valentino Rossi, scelta tra le 10 “vallette” dell’Ariston perché ha saputo stare “un passo indietro” al suo uomo famoso. Un’espressione per la quale Amadeus è stato per giorni al centro di polemiche assai ruvide. Con tanto di lettera delle deputate di sinistra che invoca le scuse pubbliche del conduttore.

Ma Francesca Sofia Novello, l’unica che aveva il diritto di arrabbiarsi, si è arrabbiata sì, ma contro le femministe che la stanno usando per la loro sciatta propaganda. “In questi giorni la gogna mediatica dei social si è messa in moto, come fa di solito. Voleva colpire Amadeus per una frase pronunciata in conferenza stampa, poi strumentalizzata malgrado numerose precisazioni. La verità è che la gogna mediatica ha colpito proprio le donne. Ci hanno definito donne da sfilata, senza rispetto per noi e per il nostro lavoro”.

“Nessuno- continua –  ha diritto di parlare a mio nome, non voglio essere difesa da persone che vogliono solo un like in più. Siamo donne e siamo consapevoli di quello che facciamo. Ho accettato di fare il festival perché sono rimasta colpita dal progetto di Amadeus e dal ruolo assegnato ad ognuna di noi. Ognuna avrà la possibilità di portare la propria storia professionale al servizio di una grande manifestazione popolare come è Sanremo”, conclude.

La Novello, modella da quando aveva 16 anni e quasi laureata in Giurisprudenza (le mancano due esami), già su Instagram aveva definito sciocche e inutili le polemiche sulla frase di Amadeus. E aveva aggiunto: “Di passi indietro non ne vogliamo fare, di passi avanti dobbiamo farne molti”.

 

 

di: Annalisa Terranova @ 12:33


Gen 19 2020

Rimini, a processo l’immigrato che molestò la figlia dell’albergatore che lo ospitava. Di soli 11 anni

Rimini, finisce davanti al giudice il bengalese che tre anni fa molestò pesantemente un bimba di 11 anni. E ciò nella struttura alberghiera dove era ospite in quanto richiedente asilo.

La ragazzina, che oggi ha 14 anni, ha confermato le accuse, come riferisce Il Resto del Carlino in cronaca. E ha ricostruito quanto avvenne nell’estate del 2017.  “Mi ha afferrata e poi mi ha baciato. Da quando era arrivato non mi aveva mai tolto gli occhi di dosso”.  A rivolgerle simili attenzioni era stato un ventisettenne, originario del Bangladesh (difeso d’ufficio dall’avvocato Rita Bizzocchi), un profugo che era arrivato da pochi giorni in una struttura di accoglienza della provincia. Il gestore dell’albergo era proprio il padre della bambina.

Il bengalese, ospitato nella struttura con altri tre ragazzi provenienti anch’essi dal Bangladesh, “aveva subito notato – scrive Il resto del Carlino – una delle giovanissime figlie del responsabile dell’albergo, una bimba di 11 anni. Fin dall’inizio, come è emerso anche nel corso del processo, il profugo le avrebbe rivolto sorrisi, occhiolini e ammiccamenti. Poi una mattinata l’uomo era riuscito ad afferrarla e a stringerla, baciandola sulle guance, sul collo e sfiorandole le labbra. La piccola si era subito ribellata e, seppur turbata, aveva poi raccontato tutto alla nonna e alla madre. Le due donne, che avevano fatto denuncia ai carabinieri, ieri hanno confermato le accuse”,

di: Annalisa Terranova @ 12:12


Gen 19 2020

Andrea Vianello torna in tv dopo l’ictus e ringrazia Lucia: l’infermiera che gli salvò la vita

Un anno lontano dal piccolo schermo. Poi, ieri sera, il ritorno dopo l’ictus che gli ha impedito di parlare per lunghi mesi. E Andrea Vianello su Twitter ringrazia tutti per l’affetto arrivato a valanga dopo la partecipazione a Le parole di Rai3, talk condotto da Massimo Gramellini. Con un ringraziamento particolare a chi, un anno fa, gli ha salvato la vita. «Tornare in tv – scrive il conduttore – è stato incredibilmente emozionante. Grazie a tutti i messaggi, davvero, in particolare quello via Messenger di Lucia, l’infermiera del 118 che mi ha soccorso a casa quel 2 febbraio. Grazie, Lucia».

Andrea Vianello torna in tv

Era stato invitato per parlare il libro Ogni parola che sapevo, in uscita per Mondadori il 21 gennaio. La paura era tanta. Ma è stata una bella occasione: «Non pensavo di poter tornare in tv, in realtà non era neanche così importante», ha confidato al collega Gramellini. Vianello ha raccontato il suo percorso dopo l’ictus per tornare a parlare. «Sono stato curato prima all’Umberto I poi alla Fondazione Santa Lucia, sanità pubblica – ha raccontato il giornalista – mi hanno tanto aiutato. Queste parole sullo schermo sono le prime che ho imparato a dire. Io avevo perso completamente i fonemi. Una ragazza mi ha salvato la vita, si chiama Flavia, ha trent’anni, è la mia logopedista ed è stata come la mia mamma. I primi tempi con lei, non riuscivo più a capire come mettere la lingua per pronunciare le consonanti».

Il libro “Ogni parola che sapevo”

Poi ha parlato del libro. «L’ho scritto perché come non riuscivo più a parlare così non riuscivo neanche a scrivere», dice l’ex direttore di Rai 3, «dopo l’ictus tante persone non solo non riescono a esprimersi ma neanche ad aprire la bocca. Bisogna dirlo, invece, è possibile farcela». Anche se lui stesso definisce l’ictus un «mostro», perché «arriva come il fulmine», e «le persone si vergognano, hanno paura»: «Io mi sentivo sfigurato, mi sembrava che la faccia non fosse più la mia, non avevo più le parole». Ma oggi è «un uomo diverso».

di: Desiree Ragazzi @ 11:41


Gen 19 2020

Boldrini e le donne del Pd vogliono scrivere i copioni di Amadeus e censurare i rapper a Sanremo

Laura Boldrini e le donne di sinistra hanno una voglia matta di censura. Non resistono all’utilizzo del palcoscenico di Sanremo per la loro ridicola propaganda da #metoo all’amatriciana. Esigono le scuse del conduttore Amadeus per avere elogiato la riservatezza della fidanzata di Valentino Rossi. Vogliono escludere dalla gara il rapper Junior Cally per alcuni suoi testi sessisti.

Questo è a grandi linee il contenuto della lettera dell’intergruppo per le pari opportunità del Parlamento firmata da 29 deputate, tra cui spiccano e non poteva essere altrimenti figure come Laura Boldrini e Marianna Madia. Le donne del Pd hanno accolto con grandi applausi l’iniziativa.

Ad accorgersi che  Junior Cally come tutti i rapper del resto aveva fatto canzoni offensive per le donne è stata Laura Moschini, ricercatrice e cofondatrice dell’Osservatorio di genere della Università Roma Tre. Scandalizzata per questo passaggio di una canzone del 2017:  “Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà’. E ancora per altri testi pieni di insulti alle donne: ‘Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchiera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera’. ‘state buoni, a queste donne alzo minigonne’. ‘me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzsche’. Ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]; ‘lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr]; ‘lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]’; ‘queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally’.

Tale il repertorio. Lungi da noi difendere i toni così poco lirici di Junior Cally, che tra l’altro si presenta in gara con una canzone contro i populisti, No Grazie. Tuttavia non si può non vedere l’incoerenza delle donne di sinistra, capitanate da Laura Boldrini, che se la prendono con un testo di tre anni fa ma non dicono una parola su un’altra rapper, Miss Keta (pure lei va in scena con la maschera, tra l’altro) che nei suoi testi canta: “Toccami la gamba, passami la bamba, Jo sono la tua tro..”. Il che non è proprio il massimo della dignità femminile. Tra l’altro Miss Keta, che condurrà L’Altro festival, è stata preferita a Elisabetta Gregoraci, giudicata troppo di destra per via dell’ex marito Briatore. Ma quelle del Pd sempre zitte.

Un altro rapper, Salmo, fiutando l’aria di censura, ha intanto dato forfait. Salmo ha infatti annunciato due giorni fa la sua defezione via Instagram: ”Allora prima di farmi venire un aneurisma…io volevo ringraziare di cuore Amadeus e tutto lo staff di Sanremo che mi aveva invitato come super ospite della prima serata del festival ma non sarò presente al festival, non me la sento, mi sentirei a disagio. Vi ringrazio di cuore. Tra i due santi, Sanremo e San Siro scelgo san Siro. Quindi se volete venire a sentirmi nel posto giusto con la gente giusta venite a San Siro il 14 giugno”. Non si sa se Salmo è scappato per le polemiche sulle frasi di Amadeus o perché teme la censura delle erinni neofemministe.

Chi invece nelle provocazioni si trova a suo agio è il rapper Achille Lauro che si presenta a Sanremo con il brano “Me ne frego” che ha subito provocato mal di pancia diarroici agli isterici antifascisti. Intanto il management di Junior Cally ha risposto alle suffragette della sinistra fucsia. “In merito alle polemiche sui presunti contenuti sessisti dei testi di Junior Cally precisiamo che la posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e ovviamente – sembra banale dirlo, ma non lo è – contro la violenza sulle donne”. Bisogna mettersi daccordo: «O si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano». Ecco, la seconda ipotesi è proprio quella che piace alla Boldrini e alle donne del Pd.

di: Annalisa Terranova @ 11:22


Gen 19 2020

Iva Zanicchi: ora mi farebbero cantare “prendi questa mano, rom…”

Iva Zanicchi compie 80 anni e si racconta con ironia e un po’ di nostalgia ad Aldo Cazzullo sul Corriere della sera. Ricordi, rivalità con Mina e Ornella Vanoni, amori accettati e rifiutati. E la politica. E le battute, come quella sulla canzone Zingara, con la quale vinse Sanremo nel 1969. Oggi, dice la Zanicchi, “mi farebbero cantare ‘Prendi questa mano, rom…’ “.

L’incontro con la politica, spiega Iva Zanicchi, c’è stato per vendicare il padre che, candidato nel Psdi, prese solo un voto. La moglie non lo votò per paura di andare all’inferno. Ma si mescolano, nella scelta di fare politica a fianco di Berlusconi, anche ricordi di scuola. Come quando il maestro la rimproverò per avere elogiato come eroiche le gesta del padre, internato militare in Germania. Il mastro la rimproverò, “per lui esistevano solo i partigiani”.

Poi la conoscenza di Silvio Berlusconi che cantò per lei per un’ora per convincerla a condurre una trasmissione. E infine il giudizio su Salvini: “Tutti lo accusano di essere un fannullone. Ma io me lo ricordo a Strasburgo. Votava al mattino, andava a fare un comizio in Lomabrdia, e il mattino dopo era di nuovo lì. E’ una persona di cuore, molto affettuoso con i figli”.  Iva Zanicchi smentisce dunque la leggenda del Salvini assenteista a Strasburgo. Quindi una previsione sul voto in Emilia Romagna: sarà dura per la destra vincere, “certi contadini hanno ancora il ritratto di Stalin”.

Tra gli amori rifiutati Walter Chiari e Alberto Sordi. Il primo le disse a bruciapelo durante una tournée: “Stasera noi due facciamo l’amore”. Ma lei disse di no. Accettò invece l’invito nella suite di Alberto Sordi quando fece da madrina alla prima del Presidente del Borgorosso football club. Ma poi Iva ci ripensò e si dileguò con una scusa. E Alberto Sordi? “Mi telefonò per il compleanno. ‘A Zani’,che te sei persa!’ “.

 

 

di: Annalisa Terranova @ 10:33


Gen 18 2020

«Credevo di morire»: si rifiuta di consegnare l’incasso. Il ladro straniero lo massacra di botte per un’ora

Pestato a sangue e ridotto in condizioni gravissime. la vittima è un commerciante, “reo” agli occhi del suo feroce aggressore di aver rifiutato di consegnare l’incasso durante la rapina. Succede tutto a Carpi: il titolare di un’attività commerciale sotto minaccia di uno straniero violento e deciso a derubarlo, rifiuta di piegarsi alla richiesta di svuotare la cassa e consegnare l’incasso della giornata. E il malvivente lo massacra letteralmente di botte fino a ridurlo quasi in fin di vita. Tanto che, raggiunto dalla Gazzetta di Modena, il negoziante ha raccontato: «Credevo di morire»…

Massacra di botte il negoziante: non vuole consegnare l’incasso

La vicenda, denunciata in queste ore da Il Giornale sul suo sito, vede al centro della feroce aggressione inferta al commerciante, due stranieri. La vittima, il proprietario di un minimarket nel centro storico della cittadina, è un pakistano. L’aggressore, invece, è un 22enne di nazionalità ucraina, liberamente a spasso per il Belpaese, con tanto di regolare permesso di soggiorno in tasca. Ubriaco, molesto, violento. E pronto a tutto pur di estorcere denaro con la forza. Il giovane ucraino, però, non ha fatto i conti con la ferma intenzione del commerciante di difendere l’incasso, frutto di una giornata di lavoro. E così, come ricostruisce il quotidiano diretto da Sallusti, «dinanzi al netto rifiuto opposto dal pakistano, il 22enne ha dato in escandescenze e gli si è avventato contro come una furia, colpendolo con forti pugni e calci fino a farlo finire a terra».

Un’ora di brutale pestaggio

Da quel momento, stando alle ricostruzioni rese dalla stampa locale e dal Giornale, è cominciata un’interminabile sequenza di violenze inaudite. «Il negoziante è stato letteralmente massacrato di botte per circa un’ora, prima che un passante si rendesse conto di cosa stava accadendo nel piccolo market udendo le grida di dolore della vittima». Un brutale pestaggio che solo l’arrivo delle forze dell’ordine e dei soccorritori del 118, sono riusciti a interrompere. L’ucraino, arrestato dai carabinieri, ora dovrà rispondere di tentata estorsione e lesioni personali gravissime.

 

 

 

 

 

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 19:04


Gen 18 2020

“Tra sardine, tossici e centri sociali è dura”. Bufera sul tweet di un poliziotto bolognese

“Ragazzi, vi posto questa mia foto in un’operazione svolta proprio in quel di Bologna dove tra sardine centri sociali tossici e popolazione poco collaborativa non è proprio una passeggiata di salute”. Digos di Bologna e la Polizia Postale stanno svolgendo accertamenti al fine di identificare il poliziotto bolognese e verificare l’autenticità del profilo.

Il post che ha fatto arrabbiare le sardine

Claudio, questo il nome sui Social, ha postato su Twitter una sua foto in ufficio, con distintivo al collo, accompagnata dalla frase incriminata.  L’immagine è in bianco e nero e più di un follower ha manifestato qualche perplessità sulla genuinità dello scatto. Secondo quanto riferisce, invece, il Resto del Carlino la foto sarebbe autentica e si lavora quindi per identificare il poliziotto. All’apparenza lo scatto sarebbe stato realizzato in un ufficio della questura e si intravede anche l’autore della foto, riflesso nel vetro alle spalle del presunto poliziotto. 

L’ira della sinistra contro il poliziotto bolognese

Inutile dire che il tweet ha scatenato una ridda di polemiche. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, si è tuffato a pesce sulla notizia. “O fake o davvero un agente ps a #Bologna. Data gravità messaggio siamo certi che il Viminale e i vertici della Poliziadistato interverranno al più presto per le opportune verifiche, per far bloccare questo account, e per provvedimenti immediati se autore è poliziotto”.

La circolare dal capo della polizia sul web

Ma parte del web si schiera con il poliziotto bolognese. Un post per tutti, rende l’idea del clima. “Un poliziotto dice che a Bologna tra tossici e Sardine non è proprio una passeggiata… Fatemi indovinare l’indignazione della #sinistra sarà tutta per la frase e il tweet in servizio. Invece da me ha solo comprensione”.  Nei mesi scorsi, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva diramato una circolare nella quale invitava tutti gli agenti a fare un uso corretto dei social network. Nella circolare si ricordava che il poliziotto può “ben esprimere opinioni, ma sempre ponderando oculatamente tempi, modi e caratteri delle proprie esternazioni in modo da tenere un comportamento improntato a correttezza, imparzialità e cortesia”.

di: Valter Delle Donne @ 18:49


Gen 18 2020

«Voglio stare con papà»: ma il giudice lo affida alla madre. Il genitore: «È un’altra Bibbiano»

«Un’altra Bibbiano». Un’altra storia di coniugi separati. Figli contesi. E in mezzo, tribunali, servizi sociali, psicologi. E tanto dolore… Nella stagione tragica dei drammatici scandali della Val d’Enza (e non solo), dalla cronaca arriva un altro caso giuridico di un figlio conteso in Aula, almeno stavolta dai genitori. Un ennesimo dramma familiare che rischia di minare la serenità di un ragazzino. Un 14enne che un tribunale ha tolto al padre e affidato alla madre.

Figlio conteso, tribunale, servizi sociali. Il padre: «Un’altra Bibbiano»

Certo, il tenore di quest’ultima vicenda, in questo caso abruzzese – stavolta siamo a Tortoreto – non è assimilabile alla drammaticità dei casi di affidi illeciti che hanno sancito gli orrori della tragedia tirata fuori da un vergognoso sommerso in Emilia Romagna. Uno scandalo perpetrato per anni e che ha dilaniato le famiglie della Val d’Enza (e dintorni). Ma, è pur vero che, ancora una volta, si è alle prese con una storia di dolore familiare su cui, chiamato a intervenire, il tribunale rischia di provocare altro dolore. Altra sofferenza. Altri strappi strazianti che, tra giudici e assistenti sociali. Avvocati e periti di tribunale. Vigili, carabinieri e prelievi forzati, rischia di decretare un’ennesima vittima minorenne. Intanto, il padre non riesce a contenere indignazione e sconcerto e dichiara: «È un’altra Bibbiano»…

Il figlio conteso scrive al giudice: voglio stare con papà

In questo caso il ragazzino in questione è un 14enne. Siamo a Tortoreto, ma il giovanissimo figlio conteso non ha dubbi. E penna e carta alla mano, scrive al giudice che ha deciso del suo destino esordendo: «Gentile giudice… ho già confermato alla vigilessa che mi voleva portare via conla forza di voler restare a casa con mio padre…Mi trovo bene con lui e non lascerò questa casa»… E infatti, per la paura di essere portato via, e in base a quanto raccontato dal papà del ragazzino al Messaggero, «il bambino è spaventato. Ha paura ogni volta che suona il citofono. Vuole tenere le finestre chiuse. Stiamo vivendo da carcerati»…

Ma il Tribunale stabilisce che il 14enne andrà dalla madre

Un incubo. E la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. Al momento, di tangibile c’è che questa famiglia è da tempo in mano a periti e tribunali. I genitori separati sono ricorsi in Aula per la custodia dei figli e già nel caso della primogenita un giudice ha affidato il figlio alla madre. Come riporta allora il Messaggero, che alla vicenda dedica un ampio servizio, «con il padre è rimasto Marco» (nome di fantasia ndr), che ha 14 anni e «frequenta Informatica e da grande vuole fare l’avvocato».

Il figlio però vuole restare col padre

Ma con il papà il ragazzino resterà ancora per pochi giorni. In base a quanto stabilito infatti dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, anche lui dovrà tornare a vivere con la mamma. La quale, stando a quanto ricostruito dal quotidiano capitolino, ha dimostrato fin qui un comportamento più collaborativo con i servizi sociali. A fronte di un inasprimento degli atteggiamenti manifestato dall’ex marito.

Il tentativo di portare via il ragazzino con la forza

È questo il contesto in cui è maturato allora quanto denunciato dal legale dell’uomo, Romina Cristina D’Agostini che, sempre al Messaggero, ha spiegato: «Hanno tentato di sottrarre il bambino al padre il 2 gennaio. Un assistente sociale, tre agenti di polizia municipale e i carabinieri, tutti in divisa, si sono presentati a casa ma non c’era un decreto scritto, né depositato in cancelleria, ma solo con un appunto del giudice. E hanno dovuto soprassedere. Poi sono tornati il 10 gennaio – prosegue l’avvocato – sempre senza decreto, depositato solo il 13»…

 

 

di: Priscilla Del Ninno @ 18:25


Gen 18 2020

Allarme suicidi nelle Forze dell’ordine: “Prendiamo calci da tutti e nessuno ci ascolta”

Sul tema dei suicidi nelle Forze dell’ordine  riceviamo e pubblichiamo un intervento di Elena Ricci

Sono stati ben 69 i suicidi tra gli uomini e le donne in divisa durante il 2019. Il 2020 è appena iniziato e già contiamo 4 vittime. Una situazione che potremmo definire un vero e proprio allarme e per la quale le varie amministrazioni, sembra non vogliano assumersi alcuna responsabilità. Perché non si parla dei suicidi tra le divise? Quali sono i veri problemi alla base di gesta così sconsiderate? Come mai a togliersi la vita sono i sottufficiali e la truppa? Dov’è lo Stato e perché i suoi uomini vivono questo malessere?

Si è concluso da qualche ora un sondaggio lanciato una settimana fa, dalla community social “Puntato – L’App degli operatori di Polizia”. Il sondaggio, facendo riferimento proprio ai suicidi tra gli operatori di Polizia, chiedeva cosa fosse meglio per militari e poliziotti, tra stipendio più alto e serenità lavorativa.

Al sondaggio hanno risposto in 2455: in 1931 (79%) hanno indicato serenità lavorativa, mentre i restanti 524 (21%) hanno indicato lo stipendio. Stando a quanto denunciano gli addetti ai lavori, è la serenità lavorativa a mancare, a poco servirebbero sportelli di ascolto che qualcuno, tra le persone che abbiamo ascoltato, definisce “un pulirsi la coscienza”.

Per i militari i problemi di fondo sono altri: «Bisogna puntare davvero sul benessere del personale. Puntare molto sulla famiglia, aspetto economico, trasferimenti e nel caso di mancato trasferimento fornire sostegno di ogni genere. Questo avviene per la categoria Ufficiali che oltre ad uno stipendio interessante godono di ulteriori benefit importanti, tra cui alloggio, indennità di trasferimento, numero considerevole di straordinari», scrive un militare.

Suicidi, quello che nessuno vi dice

«Se ci fosse qualcuno ad ascoltarti e aiutarti, tante morti si potrebbero evitare. Invece no – scrive un altro operatore – ti etichettano come pazzo e ti lasciano solo». «La serenità lavorativa è importante – scrive un agente di polizia penitenziaria -. Io sono della penitenziaria, vi assicuro che è meglio andare in guerra che in sezione. Aggressioni, insulti, minacce, offese sono all’ordine del giorno. Se denunciamo noi finisce tutto a tarallucci e vino; ad una piccola accusa di un utente scattano indagini che neanche al pool antimafia fanno. Per non parlare della processione di politici finti buonisti. Basta vedere i casi successi nel recente passato»

Ancora, un poliziotto della stradale scrive: «Da operatore posso dire che non siamo rispettati e tutelati. Io faccio viabilità e ricevo con i miei colleghi tanta maleducazione. Più responsabilità si hanno, più aumentano le grane». In tanti denunciano lunghe attese per i trasferimenti, come una delle cause di stress e malessere. Spesso occorrono circa 20 anni per potersi avvicinare ai propri affetti e per questo motivo, molto frequenti sono le separazioni tra coniugi.

Ciliegina sulla torta, per quanto riguarda la mobilità nella Polizia di Stato, è stata la decisione del Capo della Polizia Franco Gabrielli di destinare il 30% di neo agenti appena usciti dalle scuole, in quelle province dove occorrono tantissimi anni in graduatoria per potervi giungere. Questo altro non fa che alimentare quel senso di impotenza e sconfitta che provano quanti, dopo anni e anni di servizio, non vedono realizzarsi i loro obiettivi di vita. Non solo, in tanti denunciano carenza di personale, turni sfiancanti e paura di fare la territoriale a causa del clima venutosi a creare per via di alcuni vicende giudiziarie spettacolarizzate e date in pasto ai media. Infatti qualcuno scrive: «I sottoufficiali e la truppa prendono calci da tutti! Dai superiori, dai Giudici, dallo Stato, dai criminali, dai politici, senza possibilità di tutela».

I Servitori dello Stato lamentano l’assenza dello Stato. Si sentono abbandonati e senza tutele. E mentre qualcuno riflette su cosa sia più giusto tra usare la forza o subire la violenza del balordo di turno, qualcun altro l’arma se la punta alla tempia.

di: Antonella Ambrosioni @ 17:01


Gen 18 2020

Capotreno presa a pugni da passeggero. De Corato: «Servono pattuglie di militari»

Una giovane capotreno di 25 anni è stata aggredita ieri mattina all’altezza di Seregno, su un treno della linea Rho-Como, da un passeggero senza biglietto. L’episodio è confermato da Trenord. Secondo la ricostruzione de La Provincia di Como, la capotreno è stata insultata e poi presa a pugni nel costato, nell’indifferenza generale. L’episodio sarebbe avvenuto nell’indifferenza generale dei passeggeri.

Militari sui treni, un progetto della Regione Lombardia

L’aggressione alla giovane capotreno è stata commentata con preoccupazione dall’assessore regionale lombardo alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale, Riccardo De Corato. ”Esprimo vicinanza alla donna per l’assurda aggressione subita durante il proprio lavoro. Ho più volte chiesto di inviare in pattuglia sui treni i militari che già sono impiegati nelle stazioni di molte città lombarde, ma fino ad ora dal ministero dell’Interno non è arrivata alcuna risposta. Cosa deve succedere ancora prima che le istituzioni si determinino?”.

‘Per sopperire alla carenza di uomini in divisa sui treni -dice- Regione Lombardia sta predisponendo un progetto, interloquendo con la Prefettura di Lecco, per potere impiegare sulla linea Milano-Lecco, una tra le più complesse del nostro territorio, poliziotti in pensione e carabinieri in congedo. La loro presenza sui treni sarebbe un sicuro deterrente per chi ritiene di potere aggredire impunemente controllori e capotreni, colpevoli solo di svolgere il loro lavoro. Mi preme sottolineare  che siamo vicini a questi professionisti e continueremo a lavorare per migliorare le loro condizioni di sicurezza”.

Treni diventati “terra di nessuno”

Sono in molti oggi a sostenere che siamo ormai giunti a un punto di quasi non ritorno e chi ogni giorno frequenta i treni locali per lavoro, per studio o per turismo lo sa bene. Convogli che, soprattutto nelle ore notturne ma non solo, sembrano diventati “terra di nessuno”. Dove frequentemente i ferrovieri, prime vittime, sono costretti a nascondersi nella cabina del macchinista. E dove la Polizia ferroviaria non riesce a trasformare, in positivo, quella sensazione che generalmente si avverte sul versante della sicurezza percepita.

di: Aldo Di Lello @ 16:53


Gen 18 2020

“Riprendetevi la Raggi”. Appello su Fb per mandare a casa la sindaca

I romani sono costretti a pagare ormai da oltre tre anni il costo della presunzione di Virginia Raggi. Il sindaco di Roma si sente al centro di un complotto, ma i fatti parlano chiaro. La disanima impietosa del disastro a 5 Stelle è ben illustrata sulla pagina Fb 7Colli.

Ecco l’elenco, incompleto, delle manchevolezze della Raggi. “L’incapacità di individuare una discarica senza fare tante tarantelle nei quartieri di Roma. Quel no ai termovalorizzatori che grida vendetta. L’assenza di pulizia delle strade della città. L’inquinamento a livelli pazzeschi e farseschi. Se l’è presa pure con i diesel di ultima generazione quando la flotta Atac è piena di autentici rottami. L’illuminazione non ha bisogno di commenti. La sicurezza è sotto il livello di guardia. Ha cambiato una marea di assessori e dirigenti. Cioè ha sostituito man mano tutti quelli che lei nominava”.

Un lungo elenco di mancanze

L’elenco è finito qui? Neanche per sogno. “Raccontano che ieri ha fatto la scenetta di una fila al XIV municipio per un problema personale all’anagrafe locale. E chissà se si è chiesta perché i cittadini anziché ammirarla per l’eroico gesto nemmeno la salutavano. Un’amministratrice così deve rendersi conto di quanto sia lacerato il suo rapporto con la città. Se non se ne capacità è davvero grave”.

Chi dice Raggi dice danno

Eletta col 70 per cento dei voti al ballottaggio, Virginia Raggi è diventata una collezionista seriale di pentiti del voto. Non sta facendo il suo dovere. Sta semplicemente attaccata alla poltrona, danneggiando irrimediabilmente Roma. Il sito di news lancia un messaggio provocatorio ai grillini. “Qualcuno del suo Movimento la convinca che la festa è finita. Le statistiche fasulle diffuse via social sulla frequenza dei mezzi pubblici provocano solo rabbia. La qualità dei servizi è pessima. Dimentica persino di partecipare ai bandi regionali per le case popolari con l’emergenza abitativa che c’è a Roma”. Mandatela via –conclude 7Colli – Un altro anno con la Raggi in Campidoglio sarebbe uno schiaffo che la Capitale non merita di ricevere”.

 

di: Valter Delle Donne @ 15:57


Gen 18 2020

Notte di orrore a Piacenza: dopo una lite 28enne accoltellato con 3 fendenti a schiena e torace. È grave

Accoltellato forse dopo una lite come tante. All’improvviso, però, 3 fendenti raggiungono un ragazzo alla schiena e al torace: quella appena trascorsa a Piacenza è stata una notte di terrore e sangue. Iniziata con una discussione che poi è degenerata e si è conclusa con il ferimento di un un 28enne rimasto gravemente colpito sull’asfalto. Ora il giovane è ricoverato in condizioni molto gravi. Il ragazzo è stato raggiunto da tre fendenti alla schiena e al torace.

Accoltellato un 28enne a Piacenza: è grave

Un dramma, quello dell’aggressione all’arma bianca di un 28enne, che si consuma all’improvviso. Quando non sono ancora le 23, e probabilmente in seguito a una lite. L’alterco. I toni che si alzano. Le minacce che si traducono in pochi ma concitati istanti in orrore. Poi, uno dei due uomini che sfodera un coltello e colpisce per ben tre volte la vittima. E il giovane che, accoltellato. Colpito al torace e alla schiena, resta inerme sull’asfalto. Sanguinante e gravemente ferito. Mentre il suo aggressore fugge e prova a far perdere le sue tracce. Ma la polizia mette in moto una serrata caccia all’uomo. Il fuggitivo è braccato: la sua corsa dura poco…

Dopo il ferimento del 28enne, l’aggressore è fuggito

Qualche ora dopo, gli agenti della squadra mobile  individuano e intercettano il presunto aggressore che, nel frattempo, si era dato alla fuga. Ora l’uomo, fermato, si troverebbe ancora ancora in Questura a Piacenza. E dalle scarse informazioni che trapelano sul caso, al momento arriva soprattutto la conferma dell’aggressione a colpi di arma bianca. L’uomo, di cui ancora non si conosce l’identità, avrebbe sferrato al 28enne tre fendenti, alla schiena e al torace, e poi sarebbe fuggito. La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti, mentre sono in corso le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

di: Priscilla Del Ninno @ 14:56


Gen 18 2020

Addio a Pietro Anastasi, un figlio di Sicilia e un campione di un’Italia che non c’è più

Gli abbiamo voluto davvero bene a Pietro Anastasi. Per questo adesso il dolore per la sua scomparsa l’avvertiamo tutto e improvviso. Noi che ci siamo identificati in lui da ragazzi. Sin da quando calciavamo palloni di cuoio nei campetti polverosi e approssimativi della sperduta perifieria di un’Italia ancora autentica. Una Nazione del tutto diversa. Che ancora s’appassionava, gioiva, tifava per questo suo giovane campione venuto dal nulla. Entrato nei cuori di tanti e nelle case di tutti grazie più alle radiocronache del duo Carosio & Ameri che alle scarne immagini di una Tv in bianco e nero. Che tuttavia era il colore della maglia che Pietruzzo indossava. Bianconero lui, bianconeri noi. E tutti con quel numero 9 che le mamme cucirono sul dorso di magliette zozze di sudore e fango. Anastasi ha accompagnato un tratto importante della nostra vita, popolandone quindi i ricordi e moltiplicandone la nostalgia. Funambolo, acrobata, generosissimo e sempre pronto a dare fino all’ultima goccia di sudore, Pietruzzo è stato più di un mito sportivo. Non solo per tanta gioventù orfana di eroi, ma per quel mezzogiorno che si spaccava la schiena in fabbrica. Uno di noi, un ragazzo di quest’isola bella e dannata, migrato anch’egli a cercar fortuna. Da Catania a Varese e, poi, Torino. Corsa, dribling e tiro. E l’esultanza del pallone in rete. Sembra poco adesso, ma era quel tanto che rendeva felici tanti.

Pietro Anastasi, il “Pelè bianco”

Non amò mai ribalta o riflettori fuori dal rettangolo di gioco. L’umiltà è stata la cifra di quel carattere schivo. Ma se mai vi incuriosisse capire il perchè la Juventus, la squadra degli Agnelli, è quella ancora più amata in tutto il meridione, Pietro Anastasi è la risposta. Perchè con la Juve per ben 8 stagioni ci giocò Pietruzzo, il “Pelè bianco” dello striscione esposto dai siciliani che gremivano la curva Filadelfia. Cui un infortunio (causato da uno scherzo dalle consegenze cliniche!) impedì di giocare contro il vero Pelè ai mondiali del ’70. Solo due anni prima, la sua spettacolare mezza rovesciata dal limite dell’area mandò in visibilio l’Italia intera. Regalandoci la vittoria, ancora unica, agli Europei. Ecco, adesso non c’è più. Se l’è portato via una malattia, il nostro Pietruzzo. Ma con lui non se ne va proprio nulla. Rimane tutto. Nella mente e nel cuore. Perchè a Pietro Anastasi gli abbiamo voluto bene davvero.

di: Salvatore Sottile @ 14:34


Gen 18 2020

Cartelli con Fusaro e Socci a testa in giù. Sardine sempre più marce

Accade a Siena, ma la protesta rabbiosa e volgare dei protagonisti non ha avuto alcuna eco mediatica. Il filosofo Diego Fusaro e il giornalista Antonio Socci sono stati contestati violentemente dalle sardine. Il movimento “spontaneo”, che si qualifica chiaramente come una costola degli antagonisti e dei no global. La sinistra più becera è rappresentata da loro. Così, a Siena, le sardine hanno protestato contro la scelta dell’Amministrazione comunale di Siena di finanziare l’evento al Santa Maria della Scala di Diego Fusaro sui fatti di Bibbiano. In trecento hanno organizzato una vergognosa gazzarra per coprire le magagne del Pd.

“Le sardine non gradiscono che si parli del Pd e di Bibbiano”

“Si occupano dei gay pride, di migranti, di vegani. Se le inventano di tutte per non parlare della classe lavoratrice – afferma Fusaro – che massacrano a colpi di Jobs Act. Da allievo di Marx, Gramsci e Lenin ritengo la sinistra quanto di più dannoso per i lavoratori”. Fusaro ha poi parlato dell’evento odierno. “ Di fronte ad un evento come questo se si fa una piazza per protestare si vede che la lotta è tra cultura e barbarie – continua -. Esorto tutti a ricordarsi che la cultura non è divisiva. Su Bibbiano non ci si può deve dividere tra chi è a favore o chi è contro. Bisogna essere uniti su questi eventi tragici, così come quando facciamo le giornate della memoria”.

La risposta di Fusaro e di Socci

È rimasto sorpreso per la reazione di una parte della sua città anche l’altro protagonista della serata, il giornalista senese Antonio Socci che ha portato al complesso museale la sua opera ” Il Dio mercato la Chiesa e l’Anticristo”. “Mi lasciano stupito le polemiche scoppiate – ha dichiarato – io lo spettacolo di Fusaro non l’ho nemmeno mai visto. Noto un carico di rancore e aggressività ideologica completamente fuori tempo, nel 2020 credo si possa parlare tutto, anche dei temi più delicati, senza pretendere di silenziare”.

 

di: Valter Delle Donne @ 14:04


Gen 17 2020

I terroristi islamici colpiranno l’Italia. Il dipartimento di Stato Usa lancia l’allarme: attenti ai luoghi pubblici

I terroristi islamici colpiranno in Italia. Il Dipartimento di Stato mette in guardia i viaggiatori Usa dal rischio di attacchi terroristici in Italia. Il travel advisory diramato il 15 gennaio conferma il “livello 2” di allerta, con l’indicazione di “esercitare un’aumentata cautela in Italia a causa del terrorismo”. Secondo il Dipartimento di Stato, “gruppi terroristici continuano a pianificare possibili attacchi in Italia”. Le autorità Usa mettono in guardia i viaggiatori dal fatto che “i terroristi possono attaccare con poco o alcun avvertimento, prendendo di mira i luoghi turistici, i trasporti, i mercati e i centri commerciali, le strutture del governo locale, gli hotel, i club, i ristoranti, i luoghi di culto, i parchi, i principali eventi sportici e culturali, le istituzioni scolastiche, gli aeroporti e altre aree pubbliche”.

I terroristi pianificano attacchi in Italia

Per questo, il Dipartimento di Stato consiglia tra l’altro a chi intende recarsi in Italia di “fare attenzione alle zone circostanti quando andate nei luoghi turistici e nel luoghi pubblici affollati. Seguite le istruzioni delle autorità locali. Controllate i media locali per le notizie dell’ultim’ora e modificate i vostri piani in base alle nuove informazioni”. Altre indicazioni riguardano l’impiego degli strumenti di assistenza ai viaggiatori Usa, disponibili anche sui canali social del Dipartimento di Stato. Il “livello 2” è attualmente assegnato, tra gli altri Paesi europei, anche a Francia, Germania e Regno Unito. La scala degli alert prevede quattro livelli, in cui il più alto è il livello 4, nel quale è consigliato di “non viaggiare” nel Paese indicato.

L’Italia torna quindi nel mirino dei terroristi islamici. E’ indubbio che molti dei pianificatori siano arrivati sui barconi. E poi a bordo delle “caqritetevoli” navi delle ong, complici nell’invasione dell’Italia da parte di clandestini. La sinistra italiana, da quando è al governo, ha invertito la tendenza virtuosa di Salvini di fermare gli sbarchi. Ci auguriamo che i nostri servizi di intelligence riescano a evitare gli attentati. Altrimenti le conseguenze andrebbero iscritte per intero al governo Pd-grillini.

di: Antonio Pannullo @ 19:20


Gen 17 2020

Omicidio di Rozzano, uccise il suocero per vendicare gli abusi su sua figlia: condannato a 20 di carcere

Omicidio di Rozzano: condannato a 20 anni di carcere per aver ucciso il 25 febbraio con quattro colpi di pistola il suocero. L’uomo era accusato di aver abusato sessualmente della nipotina.

Antonio Crisanti, di anni 63, era stato ucciso davanti a un centro commerciale a Rozzano, comune in provincia di Milano. Il killer, padre della piccola, era arrivato a bordo di un motorino guidato dal suo complice, e aveva fatto fuoco. Proprio il giorno dell’omicidio, al Palazzo di Giustizia di Milano, la bimba di otto anni aveva raccontato al gip le violenze subite dal nonno, confermando ciò che aveva precedentemente detto agli agenti di polizia durante una conversazione protetta. Lo stesso giorno, dopo circa due ore, l’esecuzione. Per quell’omicidio si erano costituiti due uomini. Il killer materiale, padre della bambina, nata da una relazione, poi conclusasi, avuta con la figlia della vittima. E il suo complice, un 27enne che guidava il motorino da cui erano stati sparati i proiettili mortali. Entrambi erano stati accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Omicidio di Rozzano, la richiesta del pm: due ergastoli

Il pubblico ministero, Monia Di Marco, aveva chiesto due ergastoli. Richiesta non accolta dal gup di Milano, che ha concesso a entrambi le attenuanti generiche. Equivalenti alle aggravanti, premeditazione e recidiva. Il genero è stato condannato a venti anni di carcere, mentre al complice sono stati dati diciotto anni. Il padre della bimba aveva subito negato si trattasse di un omicidio premeditato e aveva anche cercato di difendere l’amico. Il 35enne aveva infatti parlato di un raptus improvviso. I giudici hanno riconosciuto un risarcimento solo simbolico alla figlia della vittima, pari a un euro.

di: Desiree Ragazzi @ 18:55


Gen 17 2020

Firenze allo sbando: così la “banda dei somali” organizzava illecitamente l’assistenza ai loro compatrioti

Firenze allo sbando. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale, su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia della Procura, ha disposto il rinvio a giudizio di sette indagati (6 cittadini somali ed un sudanese). I reati in materia di falso materiale o ideologico per il rilascio dei permessi di soggiorno. La prima udienza del processo è fissata per i primi di febbraio. I 7 cittadini stranieri, nel corso del tempo, avrebbero favorito il rilascio di permessi di soggiorno e/o titoli di viaggio a cittadini somali mediante presentazione di dichiarazioni fittizie. Dichiarazioni finalizzate ad attestare una residenza o un domicilio non reale presso immobili in provincia del capoluogo toscano (Fiesole, Reggello e Figline e Incisa Valdarno). In questo modo inducendo in errore i pubblici ufficiali addetti all’ufficio anagrafe dei Comuni competenti, nonché i pubblici ufficiali dell’ufficio immigrazione della questura. Lo hanno accertato le indagini della sezione criminalità organizzata della squadra mobile della questura.

Firenze era la centrale dell’organizzazione

Le indagini hanno evidenziato come numerosi cittadini somali presenti sul territorio dello Stato italiano intenzionati a richiedere il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno o il titolo di viaggio, ricorressero al “circuito fiorentino” approntato dagli imputati. I cittadini stranieri “ricevevano della documentazione attestante un’idonea e stabile sistemazione alloggiativa per presentarsi poi presso l’ufficio immigrazione della Questura di Firenze e richiedere il documento di cui necessitavano”.

Tra i soggetti individuati particolare attenzione è stata incentrata su una cittadina somala 57enne presente a Firenze da tempo. La donna è titolare di tre negozi ubicati nella zona di via Palazzuolo. “Ovvero in posizione strategica nel cuore di un quartiere caratterizzato da elevata presenza e frequentazione di cittadini di etnia somala”, sottolinea una nota della questura. In alcuni casi i quali cittadini gravitanti in altre regioni sono arrivati nel capoluogo toscano appositamente. E, nell’attesa che si perfezionasse l’iter per l’ottenimento del rilascio del permesso di soggiorno, li hanno assistiti materialmente. E persino muniti di un posto letto reperito in strutture occupate, indirizzati per i pasti in centri Caritas.

Inoltre, nel frattempo, impiegati in servizi di varia necessità dai connazionali che stavano gestendo nel frattempo la loro pratica. Taluni dei somali alla ricerca di un domicilio fiorentino, pur risultando fittiziamente ospitati presso abitazioni provate, trovavano ricovero nel palazzo dell’ordine dei Gesuiti di Firenze. Si tratta dello stabile occupato, con il sostegno di alcuni esponenti del Movimento lotta per la casa, il 17 gennaio del 2017 da cittadini somali. Costoro precedentemente erano stanziati presso un capannone a Sesto Fiorentino, dove era deceduto un cittadino somalo a seguito di un incendio.

di: Antonio Pannullo @ 18:52


Gen 17 2020

Alessandro Polizzi, l’ira della sua famiglia: il suo assassino, condannato all’ergastolo, libero dopo 6 anni

«Lo ha colpito quando era già morto, crudele, brutale, e ora è libero»: ha le lacrime agli occhi, Francesco Polizzi, il fratello del 23enne Alessandro Polizzi, ucciso a colpi di pistola, nel 2013, a Perugia, da Riccardo Menenti.

I parenti di Alessandro Polizzi protestano a Roma davanti alla Cassazione, a Roma. E contestano il fatto che l’assassino del loro congiunto, Riccardo Menenti, già condannato all’ergastolo, è tornato in libertà. Dopo poco più di due anni. Com’è possibile?

«E’ vergognoso. Mi devono dire perché. Voglio sapere perché l’assassino di mio figlio è fuori. Libero. Dopo essere stato condannato all’ergastolo», grida,  disperata, Daniela Ricci, mamma di Alessandro Polizzi.

Dopo la scarcerazione dell’assassino del figlio, per scadenza dei termini, la famiglia sta manifestando davanti alla Cassazione. E mostra cartelloni con il corpo martoriato di Alessandro Polizzi. Cartelloni che sono stati fatti ripiegare dalle forze dell’ordine.

La mamma di Alessandro Polizzi è stata poi accompagnata in commissariato assieme ad un figlio. E i familiari sono stati identificati.

«Avremmo dovuto chiedere l’autorizzazione per manifestare. Non lo sapevo- spiega la mamma di Alessandro Polizzi – Pensavo che da libera cittadina potessi manifestare il mio dissenso e la mia rabbia. Senza dover chiedere nulla. Ho imparato una cosa nuova».

«Ora – aggiunge Daniela Ricci – mi hanno dato l’autorizzazione per andare a manifestare davanti al ministero di Giustizia. E per tornare qui davanti alla  Cassazione, nel pomeriggio. Voglio ringraziare gli agenti per la grande comprensione che hanno dimostrato. Davvero grazie».

«Vorrei riuscire a organizzare una manifestazione di tutti i genitori, di tutte le famiglie che stanno nelle nostre stesse condizioni. Che soffrono come noi. Che hanno una vicenda come la nostra sulle spalle», dice la mamma di Alessandro Polizzi lanciando un appello.

«Noi abbiamo vissuto fino ad adesso il nostro dolore in silenzio – ha aggiunto Daniela Ricci – Ma ora non si può più tacere. Vorrei proprio che anche altre famiglie che si trovano a vivere questo dolore e l’ingiustizia si unissero a manifestare insieme la rabbia e il dolore».

Prima dei chiarimenti c’era stata la rabbia del padre di Alessandro Polizzi. Che, in mattinata, aveva aveva urlato «vergogna vergogna» agli agenti che chiedevano i documenti.
«Ha ucciso mio figlio. Ed è fuori e a me e alla mia famiglia venite a chiedere i documenti: vergogna», aveva inveito Giovanni Polizzi.

Riccardo Menenti «è fuori. E’ uscito. E potrebbe tranquillamente uccidere di nuovo. Potrebbe rifarlo», ha detto poi all’Adnkronos Francesco, fratello di Alessandro.
«E’ stato terribile. Lo ha colpito quando era già morto. Crudele. Brutale. E ora è libero».
«Finora non abbiamo mai manifestato. Il nostro dolore lo abbiamo tenuto per noi. Ma ora l’indignazione è troppo grande».

Riccardo Menenti è uscito dal carcere di Terni il 10 gennaio scorso. Come disposto dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Che aveva indicato questa data già nella sentenza emessa il 19 giugno dello scorso anno. Qualora non fosse intervenuta, nel frattempo, una sentenza definitiva.

Ma, nel frattempo, non c’è stata altra pronuncia.
Dopo i ricorsi in Cassazione, presentati dagli avvocati di Riccardo e Valerio Menenti, l’udienza deve essere ancora fissata. I suoi legali chiedono per lui il riconoscimento delle attenuanti generiche.

«Riccardo Menenti in sei anni e mezzo è stato un detenuto modello. Ha studiato sostenendo esami universitari. Ha lavorato. Non ha mai ricevuto un rimprovero. Pentito già da tempo, è cambiato profondamente. Ora fuori dal carcere, vive con ansia l’attesa di un nuovo verdetto. Che potrebbe cambiargli notevolmente la vita», dice all’Adnkronos l’avvocato Giuseppe Tiraboschi, difensore di Riccardo Menenti.

di: Silvio @ 18:29


Gen 17 2020

Twitter come Facebook: oscura account perché hanno difeso Giampaolo Pansa. C’è ancora libertà di opinione?

Twitter il censore. Come Facebook, come Google, come il braccio armato del Grande Fratello di sinistra che tutti ci blocca. Da oltre 72 ore l’account Twitter di Orwell.live e quello dell’editore di Orwell.live, Alessandro Nardone risultano “sospesi”. Lo denuncia lo stesso sito sulla sua pagina. Scrive Orwell.live: “Twitter come o peggio di Facebook? Il social più utilizzato nel mondo del giornalismo censura un giornale on line? Per cosa, poi? Cosa possiamo aver scritto di così terribile da far scappare la doppia chiusura? Mistero. Sono 3 giorni che inviamo contestazioni, e le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state delle banalissime email di notifica in cui “gli algoritmi disumani” del social ci comunicano di aver ricevuto il nostro reclamo e che «ne terremo conto per proseguire l’indagine.»”

Twitter oscura senza dare spiegazioni

Orwell.live notoriamente non insulta né diffonde odio ma solo notizie e opinioni. Diritto, quest’ultimo. nota il sito, che fino a prova contraria, dovrebbe ancora essere un diritto sancito dalla Costituzione. Il sito poi spiega cosa potrebbe essere accaduto. Se è così, si tratta di una gravissima violazione della libertà di opinione. “In mancanza di motivazioni ufficiali, ci siamo chiesti cosa possa aver determinato questo grave provvedimento nei nostri confronti. L’unica cosa che ci è parsa subito evidente è che la sospensione dei nostri account è avvenuta qualche ora dopo la pubblicazione del post con cui rilanciavamo l’editoriale di Alessandro Nardone a difesa della memoria del defunto Giampaolo Pansa, vilipeso con attacchi osceni, pubblicati proprio su Twitter.

Il sito: la cosa avrà conseguenze

Potremmo anche sbagliarci – prosegue Orwell.live -. Di certo rimane il fatto gravissimo di aver bloccato unilateralmente e senza motivazione l’account di una testata giornalistica regolarmente registrata (oltre a quello di un libero cittadino), in violazione della libertà di stampa e del più comune rispetto per il pluralismo”. “Da parte nostra cercheremo di andare a fondo della questione denunciano l’episodio alla Magistratura, alla Polizia postale e all’Ordine dei giornalisti. Se, poi, dovesse risultare che il nostro account è stato chiuso a seguito di segnalazioni inviate magari da quegli stessi “odiatori seriali” che hanno inveito nei confronti di un onorabilissimo giornalista appena scomparso, beh, sarebbe un fatto veramente vergognoso che non può rimanere indenne da conseguenze”.

Persino Trump ha criticato le censure dei social

Il sito ricorda poi altri episodi analoghi: “Purtroppo, questo 2020 si apre con una recrudescenza, anche Oltreoceano, di episodi di censura da parte di Twitter. Scorrendo i nomi e la rassegna stampa al riguardo, si evince l’esistenza di un fil rouge che lega queste cancellazioni, poiché si tratta di account di persone o testate “non di sinistra”. O, comunque, non conformi al politicamente corretto del mainstream. Motivo che ha spinto addirittura il presidente Trump a scrivere, qualche mese fa, proprio su Twitter: «Continuo a monitorare la censura di citttadini americani sulle piattaforme social. Questi sono gli Stati Uniti d’America, e abbiamo qualcosa che è conosciuta come libertà di parola». In teoria dovremmo avercela ancora anche in Italia, anche se incominciamo a dubitarne”, conclude il sito.

 

di: Antonio Pannullo @ 16:24


Gen 17 2020

Firenze senza legge, sinistra travolta da “parcheggiopoli”: 10 euro al giorno da ogni abusivo. Lo denuncia FdI

Firenze sta diventando, da tempo, una vera terra senza legge. Lo denuncia Alessandro Draghi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia fiorentino. “Parcheggiopoli? Lo scandalo non è solo in Sas…”, dice Draghi, che aggiunge altro. “Nardella non prende lezioni di legalità? bene ma sappia che a Firenze purtroppo non tutti i cittadini erano uguali di fronte alle multe”. E spiega: “Lui è del Pd e non si tocca”. Così appare dalle intercettazioni, spiega il consigliere di Fratelli d’Italia, che aggiunge: “Che la paghi a fare la multa? Te la levo io!”. Lo si può ascoltare ancora dalle intercettazioni telefoniche.[premium level=”1″ teaser=”yes” message=”Per continuare a leggere l’articolo”]

Firenze, il problema è politico

Draghi poi dichiara: “A questo punto le dimissioni del direttore di Sas non bastano, il problema è politico. Dalle indagini emerge che coinvolti siano anche altri dipendenti del comune di Firenze e alcuni segretari. Qui non si tratta solo di parcheggiatori abusivi. Gli abusivi sono organizzati da una “associazione” messa su ad arte da alcuni dipendenti comunali per trarre profitto, come riportato dalla stampa. Il profitto nasce dalla pretesa di 10 euro al giorno da ciascun parcheggiatore abusivo e di parcheggio gratuito per parenti ed amici”. Aggiunge Draghi: “Ma si tratta di ben altro”.

Malcostume troppo a lungo tollerato

E spiega: “Levare le multe a chi non avrebbe diritto è un comportamento che rientra in quel malcostume troppo a lungo tollerato. A questo malvezzo la politica dovrebbe porre rimedio con estrema severità, e non solo per avere incrinato il rapporto di fiducia tra amministratori ed amministrati. Ma soprattutto per avere discriminato ancora una volta i cittadini, favorendo i soliti “amici e parenti” a discapito dei cittadini onesti che non tengono “santi in paradiso”. Chi ha levato le multe senza ragione, non solo ha abusato del proprio potere nello svolgimento di un servizio pubblico, ma ha contribuito a produrre un danno alla Pubblica Amministrazione per mancato introito delle multe, senza motivo, se dovute”, conclude Draghi.[/premium]

di: Antonio Pannullo @ 15:58


Gen 17 2020

Delmastro (FdI) sulla Rackete: la sinistra è ubriaca di immigrazionismo, speronare una nave è reato

Carola Rackete e i suoi amici trionfanti. “La Cassazione rigetta il ricorso della Procura di Agrigento sulla mancata convalida dell’arresto di #CarolaRackete. La Cassazione ci ha dato ragione: Carola non doveva essere arrestata”. Lo scrive su Twitter Sea Watch Italy dopo la pronuncia della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso della Procura di Agrigento. Sea Watch e altre ong sono quelle che “salvano” i clandestini che volontariamente invadono senza documenti i confini di altri Stati sovrani. Nel caso del capitano Rackete poi c’è l’aggravante. Ha volontariamente forzato il blocco di una marina di uno Stato sovrano e ha speranato l’imbarcazione di vigilanza volontariamente. Andava arrestata e come.

FdI: “Rackete ha fatto bene a speronare la nave?”

Immediata la replica di Fratelli d’Italia, con il deputato Andrea Delmastro: “Il Pd festeggia perché la Cassazione ha deciso che Carola Rackete ha fatto bene a speronare la motovedetta della Guardia di Finanza. Nulla di strano: sono anni che politicamente forzano i confini per l’immigrazione di massa. Stupisce la crassa ignoranza dell’ultras Matteo Orfini che, ubriaco di immigrazionismo, si scaglia contro Giorgia Meloni sostenendo che le sentenze le fanno i giudici. A parte la banalità dell’affermazione, forse Orfini non sa che la richiesta di arresto e il successivo ricorso è stato avanzato dal Procuratore della Repubblica di Agrigento e non da Giorgia Meloni. Se debbo scegliere una magistratura sto al fianco di quella che considera reato speronare una motovedetta della Guardia di Finanza, non quella che lo considera un mirabile esempio di umanità”. Delmastro è capogruppo di FdI in commissione Esteri.

Salvini: questa non è giustizia…

Anche il leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Salvini aveva commentato la sentenza. ”Per qualche giudice una signorina tedesca che ha rischiato di uccidere cinque Militari italiani speronando la loro motovedetta non merita la galera. Ma il ministro che ha bloccato sbarchi e traffico di esseri umani sì. Questa non è giustizia, questa è vergogna”. Così il segretario della Lega sulla sentenza della Cassazione che ha confermato l’ordinanza di scarcerazione per Carola Rackete. “Ritengo di contrastare le politiche di immigrazioni non perché qualcuno è ebreo, ma perché io sono un patriota, difendo i nostri confini”. Lo ha detto ancora Salvini, parlando al convegno sull’antisemitismo a palazzo Giustiniani, rispondendo  a una domanda su Soros. Poi sulla Segre aggiunge: “Lei ha tanto da insegnare, Carola Rackete no”.

 

di: Antonio Pannullo @ 15:49


Gen 17 2020

Taser, approvato dal Consiglio dei ministri. Ma è ancora atteso il parere del Consiglio di Stato

E’ stato approvato in Consiglio dei ministri il regolamento che disciplina l’uso del taser.
Adesso la questione del taser dovrà passare il vaglio del Consiglio di Stato. E, poi, tornerà nuovamente in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.
La pistola a impulsi elettrici entrerà, quindi, nelle dotazioni delle forze di polizia. se anche il Consiglio di Stato darà parere positivo.

L’introduzione del taser ha richiesto un periodo di sperimentazione in alcune città italiane.

La scarica del Taser interferisce con il Sistema Nervoso Centrale

Polizia, carabinieri e guardia di Finanza hanno potuto sperimentare la versione “Taser X2” a Milano, Torino, Genova, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Catania e Palermo.

Il Taser – acronimo di Thomas A. Swift’s Electronic Rifle – utilizza una scarica elettrica per mmobilizzare il soggetto colpito. E fa contrarre i muscoli. Provocando, quindi, dolorosi spasmi.

Una volta azionato con una sorta di grilletto, espelle due piccoli aghi collegati da fili elettrici al dispositivo. Aghi che, a contatto con il soggetto colpito, trasferiscono una scarica ad alta tensione ma di brevi impulsi.

Il Taser «interferisce con il Sistema Nervoso Centrale e periferico. Giacché i neuroni motori, come tutti gli altri neuroni, comunicano attraverso potenziali elettrici», spiega il dottor David Sbardella.

Classificato tra le armi da difesa «meno letali», il Taser, definito dissuasore elettrico, è stato, tuttavia, inserito dall’Onu nella lista degli strumenti di tortura.

Secondo Amnesty International negli Usa l’arma sarebbe responsabile di centinaia di morti.

Registra colpi sparati, ora e data su una memory card

Dotato di una memory card che registra la data, l’ora e il numero dei colpi sparati, ha un raggio d’azione di poco meno di 7 metri. E gli aghi sparati non devono necessariamente penetrare gli abiti del target per agire.

Il Taser è, attualmente, in dotazione alle Forze di polizia in circa 107 Paesi. Tra i Paesi che lo hanno adottato ci sono Canada, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Kenya. E, in Europa in Finlandia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito.

«Accogliamo favorevolmente l’introduzione del taser come strumento di dissuasione», dice il segretario generale del sindacato di polizia, Mosap, Fabio Conestà.

«I cittadini – ricorda Conestà – chiedono più controlli. E più presidi nelle zone maggiormente sensibili alla criminalità e al degrado».

«I tempi sono cambiati. Oggi, troppo spesso – avverte il segretario del Mosap – le forze dell’ordine si ritrovano in situazioni dove la violenza cieca e inusitata di certi personaggi che nulla hanno da perdere, può, facilmente, trasformare una semplice perquisizione o un normale controllo, in una situazione di serio rischio per l’incolumità degli agenti».

Ecco perché, conclude Conestà, «la scelta di dotare le forze dell’ordine della pistola taser va nella giusta direzione. Perché è una risposta chiara e consapevole ad un problema sempre più reale».

di: Silvio @ 14:06


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