Ott 17 2020

Paura in Vaticano: un positivo a Santa Marta, la residenza di papa Francesco. Migliorano le Guardie svizzere

di: Gloria Sabatini @ 15:00


Ott 17 2020

Confcommercio: «Niente lockdown o sarà la fine. Il governo sostenga le imprese in difficoltà»

Un nuovo lockdown sarebbe la morte dell’economia. E metterebbe in ginocchio le imprese già strozzate dalle restrizioni e dalle chiusure anti-covid. L’allarme viene da Confcommercio. Che dà voce alle decine di migliaia di imprenditori messi a dura prova nei mesi di marzo e aprile. “Il governo sostenga con maggiori e più veloci indennizzi le imprese in difficoltà“, chiede il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

Confcommercio: un nuovo lockdown sarebbe la fine

“Questa nuova emergenza sanitaria, con coprifuochi e chiusure anticipate dei pubblici esercizi, aumenta l’incertezza. E mette a rischio decine di migliaia di imprese”, incalza il numero uno dell’associazione dei commercianti.  “Sono prioritarie misure efficaci anti Covid e con una economia già in ginocchio va assolutamente evitato un secondo lockdown”. La denuncia è anche un pressing al governo Conte che non dimostra particolare attenzione verso la categoria. E alle promesse non fa seguire fatti concreti. “L’esecutivo  deve sostenere con maggiori e più veloci indennizzi le imprese in difficoltà. Altrimenti – avverte Sangalli – a fine anno rischieremo gravi, gravissime conseguenze per l’occupazione”.

Ristorazione e turismo in ginocchio

Parole pesanti. Che arrivano a commento di uno studio dell’associazione che sottolinea come le chiusure sarebbero il colpo definitivo su un comparto che non era ancora riuscito lontanamente a riprendersi.

Tra i settori in maggiore crisi la ristorazione e il turismo. “Appare ormai evidente che uno specifico problema della congiuntura italiana sia la mancata diffusione della ripresa ad alcuni importanti settori, tra cui quello della convivialità e del turismo in senso lato”. Lo prevede la congiuntura di ottobre dell’Ufficio Studi Confcommercio. Per la crescita in generale, dopo un terzo trimestre caratterizzato da un forte recupero (+10,6% rispetto al secondo quarto dell’anno), sebbene meno intenso rispetto alle previsioni, il quarto trimestre si apre all’insegna di una “rinnovata e profonda incertezza alimentata dalla dinamica dei contagi“.

di: Gloria Sabatini @ 14:04


Ott 17 2020

Roma, famiglia di cinghiali uccisa a fucilate a due passi dal Vaticano. Gli ambientalisti: uno scempio (video)

Uccisa a Roma a colpi di fucile dalla polizia provinciale una famiglia di cinghiali.  Nella Capitale del degrado succede anche questo. La cattura e l’uccisione degli animali è avvenuta  questa notte a via Gregorio VII, a due passi dalla Basilica di San Pietro. E ha suscitato proteste montanti da parte delle associazioni animaliste che erano sul posto e parlano di “esecuzione sommaria”. E di decine di residenti scesi in strada per fermare l’abbattimento degli animali.

Degrado a Roma, uccisi a fucilate 7 cinghiali

Da giovedì mattina i sette cinghiali, attratti dai rifiuti, si erano intrufolati nel giardino Mario Moderni, in via della Cava Aurelia. Quindi sono stati rinchiusi nel “parchetto”. Dopo 24 ore senza soluzione,  la mamma e i sei cuccioli durante la notte sono stati narcotizzati dagli uomini della polizia provinciale armati di fucile. E abbattuti. Per le proteste dei cittadini si sono aggiunti gli agenti delle forze dell’ordine per sedare la rivolta notturna.

“Nel pomeriggio gli abbiamo portato delle mele e solidarizzato con gli animali”. E’ la denuncia di un animalista in una diretta facebook. Nella quale si vede la mamma riversa a terra e i cuccioli, prima caracollanti e poi sdraiati, per effetto della sedazione. Una scena indegna di una Capitale.

La protesta degli ambientalisti: un omicidio

“Mamma e cuccioli sono stati ammazzati” – denincia Ilaria Riccitelli, volontaria Enpa, che era sul posto. ” È stato un omicidio: sono stati narcotizzati dalla polizia provinciale. Poi i veterinari della Asl hanno eseguito due punture con liquido mortale”. I corpi degli animali, che molti speravano addormentati, sono stati caricati su di un camion speciale. Con scritto: ‘Materiale di categoria 1 destinato all’eliminazione. Regione Lazio’

Brambilla: gli animali potevano essere salvati

Quello dei cinghiali che spadroneggiano nei quartieri romani è un problema che si ripete da tempo. A nulla sono servite le proteste dei residenti e le decine di video denuncia. Colpa dell’incuria e dei cumuli di rifiuti che invadono la città. Il retroscena dell’abbattimento – secondo quanto riporta Repubblica – è ancora più inverosimile. “Nel pomeriggio si è tenuto un tavolo tra Regione e Comune”, racconta Michela Vittoria Brambilla, ex ministra e fondatrice della Leidaa. Prima della rivolta, ha contattato personalmente il governatore del Lazio Zingaretti per offrire la collaborazione della sua associazione. Con i propri mezzi, sarebbe andata a recuperare la famiglia di cinghiali per farsene carico. “Mi mette in contatto con Enrica Onorati, l’assessora competente per la Regione. Poi  una chiamata a tre anche con il presidente  della commissione Ambiente del Comune Diaco. La questione sembrava risolta. E noi saremmo andati lì a recuperare gli animali, per metterli in sicurezza”.

Il via libera della Regione. Il silenzio della Raggi

Ma l’epilogo è stato ben diverso. Nella nottata di venerdì si sono presentate le forze dell’ordine,  il presidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco e il direttore del dipartimento Tutela Ambientale, Marcello Visca. Il quale avrebbe anche insultato l’ex ministra presente sul posto. Alla richiesta di contattare  la sindaca Virginia Raggi, Diaco ha detto che il via libera all’abbattimento spetta alla Regione. E così è stato. Da tempo i residenti denunciano l’invasione dei cinghiali. Attratti dai cassonetti pieni di immondizia. Da qui la colpa ad Ama e all’amministrazione comunale per l’incuria.

 

di: Gloria Sabatini @ 13:23


Ott 17 2020

Giulia De Lellis aggredita a Milano: «È stato terribile, una persona è corsa ad aiutarmi»

Arriva la conferma su Instagram. Ed è lei stessa a darla. Giulia De Lellis è stata aggredita a Milano: «Ma non sono riusciti a farmi male». Ha tenuto nascosta la notizia, il fatto è accaduto due settimane fa. Ma troppe erano le voci che circolavano e l’influencer ha voluto fare chiarezza. «Ho letto un articolo in cui si parlava di una brutta aggressione» alla quale avrebbero assistito persone che invece di aiutarmi erano impegnate a fare foto». Una indiscrezione, questa, che lei smentisce in modo categorico. «Devo precisare invece che l’unica persona presente, carinissima, mi ha immediatamente aiutata e la ringrazio pubblicamente». Quindi non c’era chi scattava foto. «>nche perché penso che gli avrei preso il telefono e glielo avrei spaccato in fronte».

Giulia De Lellis: «Non mi piace condividere cose brutte»

Poi Giulia De Lellis ha continuato: «Non ne ho parlato perché intanto ci sta pensando chi di dovere». In secondo luogo «perché non voglio condividere queste cose terribili. Se dovessi raccontare tutte quelle cose terribili che mi sono successe in questi mesi, sarebbe una cosa inifinita». Non solo. «Penso», ha aggiunto, «che ci siano dei momenti che è giusto viversi nel privato. Non volevo mettervi angoscia. Ma ci tenevo a chiarire alcune cose». E ha ribadito: «Sto benissimo, fortunatamente non sono riusciti a farmi del male».

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Alcuni giorni fa la corsa in ospedale

Su Instagram Giulia De Lellis conta 4.9 milioni di utenti. Pochi giorni fa la corsa in una clinica alle porte di Roma. La notizia aveva iniziato a circolare. Poi la conferma l’aveva data lei, con la condivisione di alcuni scatti dalla sala di aspetto della clinica. Va tutto bene. Sono solo molto agitata», aveva scritto l’influencer. Per rassicurare i fan, in un altro post aveva rivelato il motivo per quale era corsa in ospedale. «Sono ipocondriaca. Ho deciso di chiudermi in clinica e fare tutti i controlli possibili».

Le sue partecipazioni ai programmi tv

Nata a Roma nel 1996, Giulia De Lellis è cresciuta a Pomezia. Ha frequentato l’Istituto professionale di moda e arte a Nettuno. Molti sono i programmi televisivi a cui ha preso parte negli ultimi anni. Ha infatti partecipato a Uomini e Donne con la De Filippi. Famosa la sua esperienza da concorrente del Grande Fratello Vip. È testimonial di varie campagne pubblicitarie.

Record di vendite per il libro di Giulia De Lellis

Nel 2019 ha scritto, con Stella Pulpo, il libro Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza. Edito da Mondadori, parlava della sua rottura con Andrea Diamante. E qui si capisce quanto peso abbiano gli influencer sugli adolescenti. In pochi mesi, infatti, il libro ha venduto oltre centomila copie. A fine anno è stato il libro più venduto in Italia su Amazon e il tredicesimo più venduto nelle librerie del circuito Arianna. Ha fatto molto discutere la sua relazione (finita) con Irama.

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di: Girolamo Fragalà @ 11:46


Ott 17 2020

Il mondo della scuola in rivolta contro la Azzolina: «Ha pensato solo ai banchi a rotelle, siamo nei guai»

«La scuola si conferma la cenerentola tra le istituzioni italiane. È vittima di scelte politiche e amministrative sbagliate, di mancanze e di miopia. A pagarne lo scotto non sono soltanto gli studenti, ma tutto il sistema Paese che sta ipotecando le professionalità che domani costituiranno il suo asse produttivo, economico e culturale». Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Scuola, il rischio della didattica a distanza

«Dopo l’ordinanza regionale che dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in Campania, siamo particolarmente preoccupati. Infatti, decisioni analoghe possono essere adottate su scala nazionale. Sarebbe grave se un simile provvedimento coinvolgesse anche soltanto gli istituti secondari di secondo grado. La didattica a distanza è un surrogato di scuola per gli studenti di qualunque età. Ed è impraticabile per tutti gli alunni che svolgono attività di laboratorio».

«È stato fatto poco su tutti i fronti»

«Durante i lunghi mesi di stop alle lezioni in presenza, ben poco è stato fatto su tutti i fronti per garantire un ritorno sereno a scuola. Non è stato risolto il problema della carenza di spazi e docenti. Inoltre, nessun investimento significativo è stato compiuto nel trasporto pubblico, che si sta rivelando un anello molto debole della catena. Hanno destinato risorse all’acquisto di monopattini e biciclette elettriche e di banchi con le rotelle. Meglio – conclude -sarebbe stato aumentare il parco mezzi delle aziende di trasporto locale. Così avrebbero potuto consentire viaggi a bordo di autobus e metropolitane con la dovuta distanza di sicurezza».

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Le parole del preside del liceo Mamiani

Parla anche Tiziana Sallusti, preside del liceo Mamiani di Roma. «Tenere duro finché si può. I nostri ragazzi hanno bisogno della scuola in presenza. Hanno bisogno di stare in classe e seguire le lezioni in presenza. Il momento è delicato, ma che c’è anche un po di confusione».

«I contagi avvengono fuori, non a scuola»

«Non è certo la scuola a incrementare il numero dei contagi. Ma ciò che accade fuori. La maggior parte dei ragazzi si muove in autobus o in metro. E poi gli sport, come calcetto o altri, dove al primo gol si abbracciano e le misure per il contenimento non vengono rigorosamente rispettate».

«Abbiamo dato tutto il possibile»

«È tutto molto complicato e nelle scuole abbiamo e diamo sempre del nostro meglio. Docenti, personale Ata, tutti coloro che lavorano per e nella scuola si sono dati un gran da fare perché le strutture fossero e sono sicure. Certo è che se l’aumento dei contagi continua, chi di dovere dovrà scegliere la strada migliore».

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di: Girolamo Fragalà @ 09:45


Ott 17 2020

L’appello dei medici: «State a casa il più possibile». Nuova strategia per i pazienti fragili

Con l’innalzamento rapido dei casi «occorre cambiare strategia di attacco al virus. Serve ad esempio una “guerra” casa per casa. Andare a stanare i contagi asintomatici sul territorio e migliorare nel tracciamento». Lo afferma Pierluigi Bartoletti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio. «Se non riusciamo a correggere la tendenza, è chiaro che non si può escludere il rischio coprifuoco per Roma».

I medici di famiglia: «I rischi sono grossi»

«A livello nazionale siamo passati di colpo da 8mila casi di Covid-19 a 10mila», avverte allarmato Bartoletti. «Se si alza l’onda rischiamo di avere gli ospedali intasati. Occorre quindi cambiare strategia velocemente, senza ansia. Ma bisogna mettere in campo le armi migliori. Ad esempio, serve contenere nel modo più serrato l’argine sul territorio. E cioè evitare che i pazienti più fragili vadano al pronto soccorso. Per farlo dobbiamo andare noi da loro. Se positivi tracciare rapidamente i contatti e tamponare immediatamente anche loro. Nelle maglie di questa rete non devono esserci buchi altrimenti rischiamo altri focolai».

«Restare a casa il più possibile»

«Più aumentano i contagi, più si diffonde il virus». Lo afferma all’Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). «Questo rischio è maggiore nei luoghi affollati. Quindi occorre ridurre le azioni sociali che non sono necessarie e stare a casa il più possibile».

I medici e le misure inefficaci

«La situazione epidemiologica ci dice che non bastano più le misure fin qui adottate (il distanziamento sociale, l’uso della mascherina, l’igiene delle mani). Serve la consapevolezza che dobbiamo stare lontani dai luoghi affollati e frequentati da persone che non conosciamo. Siamo in una fase in cui il contact tracing non è più sufficiente. Qualsiasi persona potrebbe essere contagiosa inconsapevolmente. Dobbiamo tornare al senso di responsabilità che ha caratterizzato la prima fase», conclude Anelli.

di: Girolamo Fragalà @ 09:06


Ott 16 2020

Covid, i nuovi contagi sono 10.010. I morti 55. La mappa regione per regione

Drammatica impennata dei nuovi contagi Covid, che superano la soglia dei 10mila in un solo giorno. Nelle ultime 24 ore, infatti, si sono registrati 10.010 nuovi casi. Ieri erano stati 8.804. Con una aggravante: i tamponi effettuati sono stati 12mila in meno di ieri, 150.377. Il rapporto tra tamponi fatti e tamponi positivi sale così al 6,6%.

I morti sono 55 in 24 ore

Gli attualmente positivi, si legge nel bollettino del ministero della Salute, sono 107.312, mentre dall’inizio dell’emergenza il totale dei contagiati è stato di 391.611. Rispetto a ieri, però, per lo meno, si contano meno morti: 55 contro 83. Il totale dei decessi dall’inizio della crisi arriva così a 36.427. Sale invece di 382 unità il numero dei ricoverati con sintomi, che arrivano così al numero di 6.178 ricoverati. Sono 638, poi, le persone in terapia intensiva, vale a dire 52 più di ieri. Infine, si trovano in isolamento domiciliare 100.496 pazienti. I guariti sono 1.908, che portano a 247.872 le persone che da inizio epidemia sono riuscite a sconfiggere la malattia.

I nuovi contagi Covid regione per regione

Le regioni con il maggior numero di nuovi casi si confermano la Lombardia, con 2.419 nuovi contagi, e la Campania con 1.261 nuovi positivi. Seguono il Piemonte con 821, il Lazio con 759, la Toscana con 755, il Veneto con 704, la Liguria con 585, la Sicilia con 578, l’Emilia Romagna con 544, la Puglia con 313, l’Umbria con 198, l’Abruzzo con 178, il Friuli Venezia Giulia con 165, la Sardegna con 133, la Provincia autonoma di Bolzano con 128, le Marche con 115, la Provincia Autonoma di Trento con 111, la Calabria con 102, la Basilicata con 57, la Valle d’Aosta con 27 e il Molise con 21.

 

 

 

di: Annamaria Gravino @ 18:53


Ott 16 2020

Prostituzione, neppure il Covid ferma il mercato del sesso mercenario: business da 4,7 mld di euro

Non c’è Covid che tenga. E non c’è Dpcm, ordinanza o raccomandazione capace di scalfire la domanda di sesso a pagamento. Il mercato della prostituzione non conosce crisi e coinvolge ogni anno 3 milioni di italiani e oltre 90mila donne stabilmente “addette” al settore. Da capogiro il volume d’affari. L’ultimo dato disponibile, precisa il Codacons che lo ha diffuso, è del 2018: ammonta a 4,7 miliardi di euro. La stima è dell’Istat che ha analizzato il giro d’affari connesso alla prostituzione nel recente Report sull’economia sommersa. Il primo dato segnalato dal Codacons riguarda il sesso a pagamento al tempo del Covid. Il virus, si legge nel rapporto, «ha determinato una sostanziale modifica nelle abitudini e nelle modalità di fruizione dei servizi offerti».

Analisi Codacons sulla prostituzione

Ad innescarla è stato il  lockdown che, svuotando le città, ha spostato sul web la ricerca delle prostitute. Il ricorso alla Rete per soddisfare le esigenze da sesso mercenario è aumentato in maniera vertiginosa. Secondo il Codacons, più del 60 per cento. Le prostitute ricevono il cliente in casa o lo raggiungono a domicilio. Senza trascurare le prestazioni offerte attraverso webcam, certamente più sicure e a prova di Covid. Un cambiamento che non ha però trovato impreparato la criminalità organizzata che ora gestisce cospicue quote di prostituzione online.

Circa 20mila le “lavoratrici” occasionali

Ma com’è strutturato il business della prostituzione? Delle 90mila “addette” (il 10 per cento è formato da minorenni, il 55 da ragazze straniere, provenienti principalmente dai Paesi dell’Europa dell’Est e Africa). A queste si aggiungono 20mila prostitute  occasionali. Sono le donne che ricorrono al sesso via web solo in caso di necessità economiche o per reperire soldi per spese legate a viaggi, abbigliamento di marca, accessori griffati, ecc. Quanto ai costi, le tariffe si presentano assai diversificate. Se bastano pochi euro per una videochiamata erotica, occorrono fino ai 500 euro ad ora per escort che offrono servizi più esclusivi. Insomma, per tutti i gusti e per tutti i prezzi. Come ogni mercato che si rispetti.

 

 

di: Mario Landolfi @ 18:30


Ott 16 2020

Covid e animali domestici: si contagiano, ma non ci contagiano. Ecco come tutelare cani, gatti & co

Gli animali domestici possono contrarre il coronavirus, ma “non esistono prove del fatto che possano trasmetterlo agli esseri umani”. Insomma, non sono lo a contagiare noi con Covid, ma noi a contagiare loro. A spiegarlo sono i medici della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

Cani e gatti prendono il coronavirus

In un approfondimento pubblicato sul proprio sito anti fake news, Dottoremaeveroche.it, la Fnomceo chiarisce che, proprio come per gli esseri umani, anche per gli animali la convivenza con persone contagiate rappresenta un rischio. “È importante proteggere gli animali di pazienti affetti da Covid-19, limitando la loro esposizione”, è quindi l’avvertimento dei medici. Negli animali domestici, in particolare cani e gatti, il Covid tende a essere asintomatico nel caso dei primi e a manifestarsi con forme lievi nel caso dei felini. Almeno stando a uno studio così recente da non essere stato ancora pubblicato, in quanto non ancoro sottoposto a peer-review.

Lo studio sul Covid negli animali domestici

I ricercatori coinvolti nello studio, fra cui Nicola Decaro, professore ordinario al Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Bari, hanno raccolto e analizzato i dati di 817 animali domestici sottoposti a tampone nel corso di visite di routine, soprattutto in Lombardia, ma anche in altre Regioni del Nord particolarmente colpite dal virus da marzo a maggio. In questa vasta indagine epidemiologica è stato scoperto che “gli animali da compagnia che vivono in aree ad alta infezione umana possono essere infettati”.

Nessun pericolo per l’uomo

Ma “cani e gatti non costituiscono una fonte di pericolo per gli esseri umani”, spiegano i ricercatori, chiarendo però che “la sorveglianza sierologica degli animali da compagnia potrebbe essere utile per eliminare ogni potenziale pericolo”. In ogni caso, avvertono, “non è giustificato per nessun motivo adottare misure che possano compromettere in qualche modo il benessere del proprio animale“.

Ecco come prevenire il contagio dei “pelosi”

Quanto alle misure di prevenzione, di fatto per gli amici pelosi valgono le stesse che si adottano per le persone: lavarsi le mani di frequente; evitare l’eccessiva promiscuità, come i baci o la condivisione del cibo. Lo stesso ragionamento vale anche per le persone positive al Covid, che, nel caso non possano delegarne la cura ad altri, devono regolarsi con gli animali come si regolerebbero con i conviventi a due zampe. Compreso il fatto che se nel nucleo abitativo sono presenti animali domestici è necessario segnalarlo ai servizi veterinari della Asl.

di: Annamaria Gravino @ 18:10


Ott 16 2020

Pamela, Oseghale senza ritegno: si gioca la carta del razzismo. “Non giudicatemi per il colore della pelle”

Il rapporto sessuale? Consensuale. La droga? Ha fatto tutta da sola. Il momento della morte? Lui non era presente. Sì, c’è stato il “piccolo dettaglio” della dissezione del corpo, ma solo perché era “scioccato e confuso”. Innocent Oseghale ha fornito la sua versione dei fatti nel corso dell’udienza in Corte d’Assise d’Appello per l’omicidio di Pamela Mastropietro. E sembra quasi che la vittima sia lui. Vittima delle circostanze, se non altro. E, va da sé, del razzismo. “Non giudicatemi per il colore della pelle”, è stata la conclusione del suo intervento, più volte annunciato e più volte rimandato, fino a questa udienza decisiva dopo la quale i giudici dovranno decidere se confermare l’ergastolo come chiesto dal Pg.

Oseghale: “Pamela mi ha chiesto di fare sesso”

“Mi dispiace per quanto accaduto a Pamela, ma non l’ho uccisa. Ho fatto cose bruttissime, è vero, ma i fatti così come ricostruiti dal giudice non sono reali”, ha sostenuto Oseghale, arrivato in aula senza mascherina. Nella sua ricostruzione dei fatti, lui e Pamela si sarebbero incontrati ai Giardini Diaz “perché lei voleva comprare della droga”. Lui non l’aveva e ha chiesto a un amico. Nell’attesa, “Pamela mi ha approcciato, mi ha chiesto se mi piacesse e abbiamo fatto sesso nel sottopassaggio di via Scodella. Ha poi iniziato ad agitarsi, a parlare in modo affannoso. Voleva la droga”. Dunque, niente violenza sessuale.

L’assurdo racconto del ménage da coppietta felice

Non solo. I due avrebbero trascorso momenti da coppietta affiatata. Dopo essersi concesso alla ragazza, infatti, Oseghale l’avrebbe portata a casa perché lo aveva chiesto lei: voleva fare una doccia. Nel tragitto, una breve sosta al supermercato e poi in farmacia, dove “è entrata da sola”. Idilliaca, poi, la situazione nell’appartamento. “Le ho mostrato la foto della mia famiglia, era felice, mi ha abbracciato e baciato. Abbiamo mangiato, mi ha chiesto un cucchiaio, gli chiesi se volesse bere qualcosa, ma ha rifiutato e ha iniziato a preparare la dose di eroina”.

Mentre Pamela si drogava, lui lavava i piatti

Con la droga, naturalmente, nel racconto di Oseghale, Pamela ha fatto tutto da sola. Lui era a rassettare. “Mi sono messo a lavare i piatti e mi ha chiesto di mettere della musica per rilassarsi. L’ho accompagnata nella stanza degli ospiti e le ho portato il computer, ma è stato in quel momento che ho sentito un rumore. Era caduta a terra, ma aveva gli occhi aperti, non parlava“. A quel punto, “l’ho sistemata sul letto e ho chiamato un amico, Antony, spiegandogli cos’era successo”.

“Quando Pamela è morta io non ero in casa”

Antony ha pensato che fosse il caso di dare a Pamela in overdose un bicchiere d’acqua e così ha fatto il premuroso Oseghale, che si è accorto anche che il respiro di “Pamela era affannoso”, però ha ritenuto lo stesso di uscire di casa lasciandola sola in quelle condizioni. “Sono uscito per raggiungere un amico che mi stava aspettando per la droga, sperando di ritrovarla in migliori condizioni al rientro. Purtroppo non è andata così. Quando sono tornato a casa lei era già fredda, aveva un colorito molto bianco e le usciva della sostanza dalla bocca”. Insomma, quando Pamela è morta Oseghale, secondo il suo racconto, non c’era e quando stava morendo l’ha soccorsa con un bicchiere d’acqua.

La sensibilità di Oseghale: “Ero scioccato”

A quel punto il dramma, il suo, di Oseghale. “Vedendola così ero scioccato e confuso. Ho richiamato il mio amico, mi ha detto di andare dove stava, gli ho spiegato la situazione e mi ha dato la colpa, dicendo che avrei dovuto chiamare la polizia o un’ambulanza. Gli ho risposto che Pamela era morta e che era un grande problema. Ero veramente molto confuso e dispiaciuto“. “Sono diventato agitato, pazzo”, ha spiegato Oseghale, chiarendo che allora è andato a comprare la valigia, ma siccome era troppo piccola ha pensato bene di fare scempio del corpo della povera Pamela. Il resto, il taxi, le valigie abbandonate sul ciglio della strada e tutto l’orrore che ne è emerso sono cronaca nota che non ha bisogno del racconto del pusher nigeriano. 

Oseghale si gioca la carta del razzismo

“Questa è la verità. So di aver fatto cose molto brutte, ma – ha sostenuto infine Oseghale – non ho ucciso Pamela. Abbiamo solo fatto sesso, come lei voleva. Ora vi chiedo di giudicarmi senza pregiudizi, fatemi pagare per i crimini che ho commesso non per i crimini che non ho commesso. E non giudicatemi per il colore della pelle“.

Il dolore della mamma di Pamela

“Ha avuto l’ultima occasione per dire la verità e non l’ha fatto”, è stato il commento di Alessandra Verni, mamma di Pamela. “Non credo a questa ricostruzione, ci deve ancora spiegare tante cose e oggi non lo ha fatto. Le scuse – ha concluso la donna – se le può tenere, non le accettiamo”.

di: Annamaria Gravino @ 17:36


Ott 16 2020

Migranti, inferno a bordo: botte agli agenti per fuggire dalla nave quarantena. 2 si tuffano in mare (video)

I migranti scatenano l’inferno a bordo della nave quarantena Adriatica che ha trasportato da Lampedusa e Palermo decine e decine di clandestini, approdati sulla più grande delle Pelagie nei giorni scorsi. Diversi tunisini, informati del fatto che sarebbero dovuti rimanere sull’imbarcazione per il periodo di quarantena previsto dalle disposizioni anti-Covid, non appena hanno realizzato che non sarebbero scesi liberamente a terra subito, hanno cominciato a rumoreggiare.

Migranti scatenano l’inferno per fuggire dalla nave quarantena

La rabbia è montata e nel giro di breve si è tradotta in violenti scontri con gli agenti delle forze dell’ordine. Tutti in tenuta anti-sommossa e costretti a subire gli insulti prima, e ad arginare l’onda d’urto degli immigrati furiosi, decisi a fuggire dalla nave, poi. Nel corso dei disordini a bordo, infatti, qualcuno ha cominciato a scagliare contro i poliziotti qualunque oggetto gli capitasse a tiro. Poi, all’apice della tensione e dei disordini, due dei migranti in rivolta si sono tuffati in mare. Insomma, prima di riportare la situazione alla calma, gli agenti hanno dovuto faticare non poco.

«Visti gli aumenti dei casi di Covid 19, la situazione è incandescente»

Attilio Lucia, responsabile della Lega con Salvini di Lampedusa, è tra i primi a commentare la notizia. «A Lampedusa, visti gli aumenti dei casi di Covid 19, la situazione è incandescente. Continuando di questo passo, anche l’ordine pubblico è in pericolo». E l’ultimo caso, denunciato ieri sera, rappresenta solo l’ennesima, drammatica dimostrazione...

Sotto il video dei disordini a bordo della nave quarantena adriatica dalla pagina Twitter del sito RadioSavana

Breaking news. Clandestini africani attaccano la Polizia italiana: tentativo di evasione in corso dalla lussuosa nave quarantena pagata con le nostre tasse. Alcuni si sono gettati in mare. La situazione non è più sostenibile, Conte ci ha portato la guerra in casa. #RadioSavana pic.twitter.com/qoKWruXoEs

— RadioSavana (@RadioSavana) October 15, 2020

di: Priscilla Del Ninno @ 17:23


Ott 16 2020

Palamara con la testa nel pallone: «Il 3 a 0 di Juve-Napoli diventerà un caso di scuola»

Il ruolo di perno dello scandalo sulle Procure, ha fatto dimenticare che prima di diventare il crocevia di nomine e promozioni, Luca Palamara è stato anche il pm di Calciopoli. Non stupisce perciò che oggi, pur tormentato dalla radiazione dalla magistratura, sia tornato al vecchio amore del pallone. L’occasione è arrivata sotto forma di parere sulla sentenza su Juve-Napoli. A richiederlo, l’emittente Radio Punto Nuovo. «Mi sembra sia emerso che non è stata riconosciuta la causa di forza maggiore», ha esordito Palamara a proposito della decisione di dare la partita vinta ai bianconeri per 3 a 0 e di penalizzare di un punto il club partenopeo.

Da pm Palamara indagò su Calciopoli

Una sentenza troppo simile ad un colpo d’accetta per apparire equa. Il Napoli non è andato a Torino in ottemperanza ad un divieto della Asl, dopo che due suoi calciatori erano risultati positivi al Covid. Dal canto suo la Juve aveva invocato la delibera con cui la Lega Calcio aveva disciplinato la materia. In base a quest’ultima, infatti, i partenopei sarebbero stati obbligati a volare alla volta di Torino e colà disputare il match. La squadra di Gattuso ha invece fatto prevalere l’ordine dell’Asl rimediando la sconfitta a tavolino e la penalizzazione. «Penso che in generale andasse fatta una valutazione a monte», riflette oggi Palamara che giudica «comunque difficile» trovare un «vero punto di equilibrio» rispetto al Covid.

«C’è confusione tra autorità statale e locale»

L’ex-pm ricorda come a fine marzo, dopo il blocco del campionato, il mondo del calcio optò per la «ripartenza a tutti i costi». Da qui il protocollo invocato dalla Juve. Per Palamara, è questo il nodo intorno al quale si dipana la vicenda. «Il protocollo della gerarchia delle fonti – spiega – assume un ruolo prioritario». In pratica, nessuno ha calcolato il riflesso dei rapporti tra autorità statali e locali, «rischiando di far andare in corto circuito il sistema». E questo spiega perché, a suo dire, il 3 a 0 a di Juve-Napoli può diventare appunto il classico «caso di scuola». Un caso, cioè, rispetto al quale bisognerà prendere poi una decisione definitiva.

di: Mario Landolfi @ 16:57


Ott 16 2020

L’Oms boccia il Remdesivir usato da Trump. Dubbi sulla sua efficacia: «Avrebbe poco o nessun effetto»

L’Oms boccia il Remdesivir usato da Trump. O meglio. L’Organizzazione mondiale della sanità ridimensiona la portata del farmaco. Per l’Oms il Remdesivir avrebbe scarsi effetti, se non addirittura nulli, sul virus. Una doccia fredda sull’antivirale, quella arrivata dall’Oms, che piomba come una mannaia non solo a ridosso dell’incetta di dosi fatta dall’America, ma anche in contemporanea con l’allarme in corso da un po’ per l’equivalente scarseggiare delle dosi del farmaco in Europa.

L’Oms boccia il Remdesivir che Trump ha rilanciato con le sue cure

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fatto sapere che sembrano tramontate le speranze che il farmaco contro l’Ebola Remdesivir – e altri tre medicinali esistenti – possa essere utile contro il Covid-19. I trial su quattro farmaci, condotti su 11.000 pazienti in 30 Paesi – ha detto l’Oms a Ginevra – evidenziano che questi medicinali «sembrano avere poco o nessun effetto» sulla sopravvivenza e sulla progressione della malattia tra i pazienti ospedalizzati.

Incetta di dosi negli Usa e nella Eu

Come noto, il Solidarity Trial dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite ha coinvolto il Remdesivir, il trattamento contro l’Hiv lopinavir/ritonavir, il farmaco contro la malaria idrossiclorochina e l’interferone, sviluppato per la sclerosi multipla. Non solo. Anche l’Unione Europea aveva scommesso sul Remdesivir. Di più: la Commissione europea ha annunciato questo mese un contratto per garantire forniture aggiuntive del farmaco antivirale per un massimo di 500.000 pazienti. Nonostante i dubbi, Remdesivir è il primo farmaco che l’Ue ha approvato per il trattamento di casi gravi della malattia causati dal nuovo coronavirus.

Anche il desametasone non è incluso negli studi dell’Oms ma…

Poi, la conferma ufficiale del ricorso ad hoc al suo utilizzo è arrivata da oltreoceano. Dove, nel trattamento dell’infezione da coronavirus, lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto il Remdesivir. Come il desametasone e altri medicinali, tutti rendicontati nei bollettini che hanno reso noto i medici che hanno avuto in cura l’inquilino della Casa Bianca. E tutto ciò con un’altra eccezione: sebbene il desametasone non sia stato incluso negli studi dell’Oms, una sperimentazione britannica ha dimostrato questo cortisonico riduce la mortalità tra i pazienti Covid-19 ospedalizzati.

di: Priscilla Del Ninno @ 15:43


Ott 16 2020

“Mi sono innamorato di te”: bufera al GF Vip. Francesco Oppini: «A Zorzi permettono tutto»

“Mi sono innamorato di te”. Al Grande Fratello Vip devono avere capito che il filone omosessuale – vero o presunto che sia – è una molla potente per solleticare il pubblico. Così, gli stessi protagonisti della casa recitano a soggetto. E con la complicità di un bicchiere di vino di troppo Tommaso Zorzi ha fatto partire uno scherzo  ai danni di Francesco Oppini. Che non ha gradito. Da lì è nata una feroce discussione che ha coinvolto tutti i membri della Casa. Anche perché la lite è piombata come un fulmine a ciel sereno: Tommaso Zorzi e Francesco Oppini – ricordiamolo, il figlio di Alba Parietti- hanno ottimi rapporti di amicizia all’interno del reality. O, per meglio dire, avevano.

GF Vip: lo scherzo di Zorzi finisce male

C’è stato lo zampino del  Grande Fratello, che  per animare il programma ha inviato del vino, chiedendo ai  concorrenti di organizzare una festa. Questo ha innescato Tommaso Zorzi, che ha bevuto. E agendo senza concordare nulla con nessuno, si è “dichiarato” per  scherzo a Francesco Oppini.  Zorzi, prima di rivolgersi a Oppini, ha confidato il suo interesse per Francesco alle coinquiline della Casa  Maria Teresa Ruta ed Elisabetta Gregoraci. Le quali  vedendo lo stato alterato dell’influencer non hanno faticato a credere che fosse sincero.

“Francy ti devo dire una cosa. Vuoi che siamo qui in una specie di lockdown forzato… È una cosa seria. Mi sono innamorato di te. Francy te lo giuro, provo qualcosa per te”. Francesco Oppini non è stato allo scherzo infantile. Rimasto spiazzato da questa dichiarazione, mentre il resto della Casa rideva, Oppini ha reagito con severità. “Io non ti credo, smettila, mi stai mettendo in imbarazzo. Non sei credibile stai ridendo e hai bevuto. Sono etero, ma sono sensibile e tanto: certe cose mi toccano quindi smettila. Non posso parlare con te che parli in questo stato. Non c’è da ridere. Cos’è uno scherzo? Guarda che non mi piace”.

Oppini: “A Zorzi è permesso tutto. Me ne vado”

Esagerare non è una modalità che va bene per tutti. Tirare la corda perché si pensa di arrogarsi il ruolo di animatore del gruppo è una modalità da usare con cautela. Perciò i toni sono saliti, con un  Oppini, seriamente offeso per lo scherzo e un Zorzi che non si aspettava di essere rifiutato in malo modo. Confidava che l’amico stesse al “gioco delle parti”,  senza provare imbarazzo. La lite è proseguita  fino a tarda notte. E che Francesco Oppini non abbia intenzione di fargliela passare è chiarito da una frase con la quale ha anche minacciato l’uscita: “Se tutto gli è permesso perché lui ha dei santi in paradiso allora io alzo i tacchi e me ne vado. Io lo conosco il mondo dello spettacolo. Poi ne parliamo con i miei legali”...

(Per vedere il video clicca qui)

di: Antonella Ambrosioni @ 14:46


Ott 16 2020

Coronavirus, rischia di meno chi ha il gruppo sanguigno 0: le possibili cause in una ricerca

Ci sarebbe  un gruppo sanguigno meno esposto al contagio da Coronavirus. Uno studio della Società americana di Ematologia, pubblicato sul portale Blood Advances, conferma sul sito  ‘La Legge per tutti’ un’ipotesi formulata nei mesi scorsi. La ricerca ha concluso che le persone di gruppo 0 corrono i rischi minori.

Covid e gruppo sanguigno

“Sono stati messi a confronto i dati di 473mila danesi sottoposti a prove sul Covid con quelli di un campione di popolazione di oltre 2 milioni di persone, considerando anche la loro origine etnica: visto che la distribuzione dei gruppi sanguigni può variare in base a questo fattore. L’esito rivela che il numero di pazienti positivi con sangue di gruppo 0 è molto inferiore rispetto a quelli con sangue di tipo A, B o AB’ .  Oltre a questo, sono stati monitorati i dati di 95 persone ricoverati per Coronavirus in condizioni critiche in un ospedale di Vancouver, in Canada. Secondo i ricercatori, il virus si sarebbe manifestato in forma più grave tra i pazienti di gruppi A e AB rispetto a quelli con sangue di tipo 0 o di tipo B: i primi richiedevano più frequentemente la dialisi per insufficienza renale: erano più predisposti alla ventilazione artificiale per problemi polmonari. Inoltre, i pazienti A e AB restavano ricoverati più a lungo in terapia intensiva”.

Le specificità del gruppo non siano un alibi

Secondo gli autori della ricerca  ripresa da Adnkronos Salute il fatto che il gruppo 0 possa essere più resistente al Covid può essere dovuto a questi elementi:  alla presenza nel sangue di Isoagglutinina. E’ un  anticorpo che reagisce con un isoantigene presente sulla superficie di globuli rossi di soggetti della stessa specie;  e che impedisce che il virus vi resti ancorato. Gli esperti chiedono  di non arrivare a delle conclusioni frettolose. Non si tratta di evitare di classificare la popolazione in base al gruppo sanguigno: anche chi appartiene al gruppo 0, avvertono, può ammalarsi di coronavirus. “A causa dell’età, dell’obesità o di altri fattori” anche chi ha il gruppo 0 non deve pensare di godere di una sorta di immunità. Non deve rappresentare un alibi per comportamenti scorretti.

Coronavirus, problemi di coagualazione del sangue

Come riportato anche da Il Messaggero, nello studio canadese si èvisto che i soggetti con gruppo sanguigno A o B avevano passato un periodo più lungo nei reparti di terapia intensiva. In media 13,5 giorni. I  pazienti con gruppo sanguigno 0 o B ci restavano circa nove giorni. Il dottor Mypinder Sekhon, medico di terapia intensiva al Vancouver General Hospital e uno degli autori dello studio canadese, ha spiegato che è necessario avere risultati in molti Paesi che diano lo stesso risultato. Per i clinico il risultato avuto potrebbe avere questa spiegazione: “Persone con gruppo sanguigno O hanno meno problemi di coagulazione nel sangue”. La coagulazione è stata proprio una delle principali cause della gravità del Coronavirus. Un’altra spiegazione potrebbe essere riconducibile agli antigeni del gruppo sanguigno e al modo in cui questi influenzano la produzione di anticorpi che servono per combattere le infezioni. O anche a geni associati ai gruppi sanguigni e al loro effetto sui recettori del sistema immunitario.

di: Antonella Ambrosioni @ 13:47


Ott 16 2020

Prof chiama “supergnocca” una studentessa durante l’esame, tradito dalla piattaforma on line

“C’è una supergnocca qui”.  Un docente di Odontoiatria dell’Università di Bari, Roberto Cortelazzi, rischia la diffida per le ripetute offese da lui pronunciate durante un esame su una piattaforma telematica. Per tutto il tempo il docente ha utilizzato termini, diciamo così, poco accademici, sessisti, offese e insulti. Le sue parole però sono state registrate da diversi studenti che hanno subito scritto al rettore dell’Università per denunciare l’accaduto, come riportato dalla Repubblica Bari. Il docente pensando di essere in sicurezza, inascoltato, ha parlato rivelando una modalità veramente inappropriata e fuori da ogni giustificazione visto il ruolo da lui ricoperto. Non pensando di essere ascoltato, si è rivolto al suo assistente dicendo: “Quanto mi sta sul c…questa qua” oppure: “Che giramento di c….”, rivolgendosi ad un suo studente. Il più clamoroso quello  nei confronti di una studentessa: dopo aver visto il suo profilo registrato sulla piattaforma, ha esclamato: “C’è una supergnocca qui”. I rappresentati degli studenti nella lettera al Rettore hanno segnalato l’accaduto:

Lo scivolone della supergnocca non resterà impunito

“Questo atteggiamento è oltraggioso, non solo durante una prova di esame. Che è il momento di massima verifica degli apprendimenti, ma anche nei confronti dell’istituzione accademica tutta”. Ora i rappresentanti degli studenti hanno formalizzato in una lettera inviata tra gli altri al rettore. “Questo atteggiamento — si legge nella missiva — è oltraggioso, non solo durante una prova di esame, che è il momento di massima verifica degli apprendimenti, ma anche nei confronti dell’istituzione accademica tutta”. E si sono anche lamentati del fatto che il docente in sette anni non ha mai presenziato agli esami o tenuto lezioni”.

Il prof perde i freni inibitori

Dire che gli esami on line ed anche la didattica a distanza abbiano tracciato una frattura tra docente e discente è dire poco. Se poi aggiungiamo la maleducazione e il senso di impunità che fanno parte del carattere di alcuni soggetti, abbiamo lo sfaldamento anche dell’abc della correttezza minima richiesta. Del resto, il senso di “impunità” che molti pensano di avere con i collegamenti da remoto hanno fatto brutti scherzi anche in contesti politici. Ricordiamo la gaffe del funzinario Ue in videoconferenza, vestito di tutto punto dalla cintola in su, ma in imbarazzanti boxer: pensava  di non essere ripreso per intero dalla video camera. La sciatrice statunitense Vonn registrò un video vestita a metà. Altri casi fanno ormai parti di un antologia di piccole grandi figuracce. Brutti scherzi per chi non ha freni inibitori.

di: Antonella Ambrosioni @ 13:08


Ott 16 2020

Crisanti: «Siamo arrivati al punto di rottura, le misure non funzionano più e il virus avanza»

Per Andrea Crisanti non c’è più tempo da perdere. Ormai, sostiene il direttore Microbiologia e virologia dell’università di Padova, ospite a Mattino 5, «Siamo arrivati al punto di rottura in cui le misure non funzionano più». E spiega anche il perché. «Non si riesce a fare tracciamento sul territorio. E non si riesce ad arrestare la trasmissione». E di certo, con il virus del Covid-19 che corre tra i banchi. Con il trasporto pubblico al delirio e, a fronte di una recrudescenza acuta dell’epidemia, un sistema di controlli sanitari inefficace e inefficiente, con tanto di App che non si capisce se stia funzionando o meno, non aiutano ad azionare le leve di controllo e ripresa.

Sos Crisanti, «siamo al punto di rottura». Ma il virus avanza in fretta

«Non dobbiamo guardare i casi di ogni giorno. Dobbiamo guardare i casi e le persone che riusciamo a isolare. Una persona ha in genere 10-15 contatti, noi siamo al di sotto di un rapporto 1:1. Se una persona si infetta, nei precedenti 5 giorni ha incontrato 10-15 persone. Bisogna intercettare la maggior parte di queste persone. Ma – incalza il virologo – tutto questo non accade». Oltretutto, in riferimento agli strumenti e alle misure difensive fin qui varate dal governo, Crisanti rileva: «Farei uno stress test sull’app Immuni per capire se funziona». Mentre sul caso scuola… «Non mi voglio intromettere in una decisione politica – premette l’esperto padovano che negli ultimi giorni è tornato a parlare di lockdown – ma è giunto il momento di capire cosa sta succedendo nelle scuole».

Solo facendo i test rapidi a scuola possiamo tracciare la trasmissione

Non solo, rispetto al dato non trascurabile dei contagi in classe, che la ministra Azzolina continua a considerare un problema da ridimensionare, Crisanti si astiene dal commentare il il provvedimento con cui Vincenzo De Luca, governatore della Campania, ha disposto la chiusura delle scuole. Poi però ribadisce: «Ora abbiamo i test rapidi, dovremmo usarli per campionare. Ci viene detto che nelle scuole ci sono stati 1500 casi: è preoccupante, se pensiamo che tra i bambini sono l’1%. I test rapidi sono un po’ meno efficaci, ma sono validi per questa situazione. Se facciamo i test rapidi a scuola, possiamo vedere se c’è trasmissione. Poi, se vogliamo vedere quanti sono gli infetti, bisogna eseguire test più accurati». Suggerimenti e istruzioni per l’uso che arrivano da una fonte autorevole. E che non andrebbero sottovalutati.

di: Priscilla Del Ninno @ 12:08


Ott 16 2020

Genova, a scuola con la coperta: finestre aperte contro il virus. Ma per la Azzolina va tutto bene (video)

A scuola con la coperta. Succede a Genova, dove per scongiurare la circolazione del virus con l’epidemia da Covid in fase acuta, si sta a lezione con le finestre aperte. Durante tutto l’orario scolastico. Ora, però, gli studenti cominciano ad avere freddo. Sui social monta la polemica: ed è il caos. Del resto ormai si va in ordine sparso. E non perché il governatore De Luca, in assenza di provvedimenti, sceglie di agire in nome e per conto della regione da lui amministrata e chiude le scuole per 2 settimane. Ma perché, a fronte di un sistema di fatto “negazionista” – la ministra grillina continua a smentire il fatto che il virus circoli tra i banchi in maniera significativa – ogni istituto provi a difendersi come può. E così, succede anche che, in una scuola di Genova, dove si è deciso di tenere aperte le finestre per areare i locali durante le lezioni, gli studenti siano costretti a portarsi le coperte da casa per ripararsi dal freddo…

Covid, a scuola con la coperta in classe: succede a Genova

Dunque, con il premier Conte e la ministra dell’Istruzione Azzolina che fanno orecchie da mercante sui disagi nella scuola dell’era Covid, ci si difende come si può. Ebbene a Genova, nel liceo Buonarroti della città – come in tantissimi altri istituti del Paese – finestre aperte dalle 8 alle 13: per consentire il ricircolo d’aria e scongiurare il rischio della diffusione del virus. Fino a qualche giorno fa, tutto bene: ora però, con il calo termico in linea con la stagione, sono iniziate le proteste dei ragazzi: «Abbiamo freddo». La risposta? «Portatevi la copertina». E così hanno fatto. Ma sui social è polemica. E sono gli stessi studenti ad alimentarlo via Instagram e Tik Tok, con video che si commentano da soli...

Sotto, il video dal liceo di Genova con gli studenti con la coperta addosso dalla pagina Twitter del sito RadioSavana

Genova, studenti obbligati a stare cinque ore con la finestra aperta in classe: costretti a portarsi una coperta da casa per non morire di freddo. Questi sono pazzi, dobbiamo fermarli a tutti i costi! @GiovanniToti #RadioSavana pic.twitter.com/v6MDUXCnhY

— RadioSavana (@RadioSavana) October 15, 2020

di: Priscilla Del Ninno @ 10:52


Ott 16 2020

Covid, Paolo Crepet: «Le regole sembrano scritte da un tremebondo, il governo alimenta la paura»

«L’adattamento è una forma di intelligenza e in parte si è verificato. Ma in giro c’è molta frustrazione. È legata al fatto che la classe dirigente, non solo il governo, sembra fare di tutto per aumentare il clima di paura e di sconcerto». Lo afferma in una intervista a QN lo psichiatra Paolo Crepet, 69 anni. È lapidario nel descrivere la situazione in Italia dopo sette mesi di pandemia. Usa una metafora per rendere l’idea di dove ci troviamo oggi: «C’è una pentola a pressione con sotto ancora il fuoco acceso. Speriamo che la valvola per il vapore regga perché il virus non sparirà in fretta».

Paolo Crepet: «C’è chi tira fuori rabbia e odio»

«La frustrazione deve convivere con il tempo d’attesa. E il tempo d’attesa va utilizzato al meglio. Inventiamoci qualcosa, c’è uno spazio di creatività enorme. Quando finirà tutto sarà come negli anni ’50, produrremo cose mai viste». La società è cambiata in tanti modi diversi, evidenzia Crepet. «Siamo tante persone. C’è anche chi ha reagito tirando fuori ulteriore rabbia e odio. È molto difficile cambiare quando siamo diventati così “conservatori”, nel senso che siamo tutti molto abituati a fare sempre le cose in un certo modo, perché ce lo ha permesso il benessere».

«Il pressapochismo non aiuta»

A marzo abbiamo visto salire contagi, ricoveri e decessi. Ed è cresciuta la paura. Oggi è la stessa paura o è cambiata? «Informazioni generiche e pressapochismo non aiutano», incalza Paolo Crepet. «La paura viene quando non si sanno le cose, non quando si sanno. Dare numeri così, ogni giorno, non ha senso. Il governo», secondo lo psichiatra, «ci dovrebbe aiutare togliendoci un po’ di paure.  Ci diano notizie chiare e certe. Sapere che ci sono oltre 8mila casi significa conoscere un numero, ma non chi il virus sta colpendo».

Paolo Crepet: «Non c’è nulla di chiaro»                                            

«Eravamo abituati a prendere in considerazione chiunque», aggiunge Crepet. «Qualsiasi ignorante poteva dire la sua. Ma un filosofo o uno storico dell’arte non possono parlare di vaccini, perché non è opinione ma è salvare vite umane. Ora che questo non è più possibile a qualcuno dà fastidio». Perché pensa che la società sia più frustrata? «Perché ha bisogno di chiarezza. Anche l’ultimo Dpcm sembra scritto da una persona tremebonda. Non si dice nulla di chiaro e di definitivo. Capisco gli interessi sulle attività economiche. Però il governo non deve essere un mediatore. Dobbiamo capire cosa occorre anche se significa cambiare gli stili di vita».

di: Girolamo Fragalà @ 10:33


Ott 16 2020

L’Istituto Superiore di Sanità: «Il peggioramento è ormai chiaro, siamo entrati nella fase acuta»

L’epidemia accelera ed entra nella fase acuta. È quanto si legge nel report dell’Istituto Superiore di Sanità. C’è aumento progressivo nel numero dei casi, così come il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva. Tutto questo rischia, in alcune Regione, di raggiungere i valori critici nel prossimo mese.

L’Istituto Superiore di Sanità: focolai importanti

«La trasmissione locale del virus, diffusa su tutto il territorio nazionale, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti». Accade «soprattutto in ambito domiciliare/familiare. Rimane fondamentale mantenere un’elevata consapevolezza della popolazione generale sul peggioramento ormai chiaro e più rapido della situazione epidemiologica». Bisogna «continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione». Quindi, «lavaggio delle mani, uso delle mascherine e distanziamento fisico».

In aumento i contagi a scuola

Nelle classi, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le cose non vanno meglio. «Sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico. Ma la trasmissione intra-scolastica rimane complessivamente una dinamica di trasmissione limitata: 3,8%. Tuttavia, le attività extra-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione». Questo, «laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste».

I segnali di allerta

«La situazione descritta evidenzia importanti segnali di allerta». Sono «legati a un aumento della trasmissione». È quanto si legge ancora nel report dell’Istituto Superiore di Sanità. «Si evidenzia una nuova fase epidemiologica con un aggravio del lavoro dei servizi territoriali». Aggravio «che potrebbe riflettersi in breve tempo in un sovraccarico dei servizi assistenziali».

L’incidenza cumulativa

«Il virus oggi circola in tutto il Paese. Questa settimana è stato osservato un forte incremento dei casi che porta l’incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 giornio a 75 per 100 000 abitanti (periodo 28/9-11/10) (vs di 44,37 per 100 000 abitanti nel periodo 21/9-4/10). Nello stesso periodo, il numero di casi sintomatici è quasi raddoppiato (15.189 casi sintomatici nel periodo 28/9-11/10 vs 8.198 casi sintomatici nel periodo 21/9-4/10)».

di: Girolamo Fragalà @ 10:07


Ott 16 2020

Ciccozzi (Campus Bio-Medico): «Il virus è contagiosissimo, dobbiamo tenere i nervi saldi»

«Il lockdown è una misura estrema, spero che non ci arriveremo». Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, dell’Università Campus Bio-Medico. Si dice «preoccupato per questa nuova fase, ma non spaventato. La maggioranza dei nuovi casi è composta da asintomatici. E i colleghi mi segnalano che i ricoveri negli ospedali sono di media gravità. Inoltre i dati ci dicono che la mortalità non è elevata. Quello che è fondamentale, adesso, è implementare il distanziamento: la distanza è la chiave contro il virus».

Ciccozzi (Campus Bio-Medico): «Il virus non ha perso contagiosità»

«Distanza nei negozi, sui mezzi pubblici, nei locali. Sars-Cov-2 è infatti contagiosissimo. In questi mesi è mutato, come abbiamo visto analizzandolo», spiega lo studioso. «Ma non ha perso contagiosità. Possiamo difenderci rispettando il distanziamento, usando le mascherine e non dimenticando l’igiene. Queste sono le uniche armi che abbiamo in attesa di del vaccino. Ma sono armi che funzionano, se le adottiamo tutti insieme», assicura Ciccozzi. «Abbiamo anche delle terapie efficaci, da usare quando ci sono i sintomi. La ricerca infatti non è stata con le mani in mano».

«Dobbiamo tenere i nervi saldi»

L’epidemiologo del Campus Bio-Medico invita dunque a tenere i nervi saldi. Occorre usare il buonsenso. «Ci sono state un po’ di polemiche sulla raccomandazione a limitare gli inviti in casa. Ebbene, nessuno manda la polizia a controllare, perché è anticostituzionale. Ma riunirci in tante persone in spazi piccoli in questo momento rappresenta un rischio. Facciamo attenzione tutti insieme. Non abbassiamo la guardia. Dobbiamo rinunciare per qualche mese alla movida», aggiunge Ciccozzi. «È meglio farlo piuttosto che essere costretti a interrompere le lezioni a scuola».

«I giovani scienziati devono restare in Italia»

Questa pandemia ha fatto emergere anche «l’importanza fondamentale, come sottolineato più volte da Walter Ricciardi, di rafforzare la sanità del territorio. Ma occorre anche finanziare la ricerca. Facciamo in modo che i giovani scienziati scelgano la ricerca di base. E soprattutto che restino da noi. Lo Stato spende 500mila euro per formare un dottorando. Soldi buttati se poi questi giovani sono costretti ad andare all’estero».

di: Girolamo Fragalà @ 09:00


Ott 16 2020

Il Covid colpisce Federica Pellegrini e Valentino Rossi: dal mal di gola alla febbre, le loro parole

Il Covid continua a colpire i campioni dello sport. Positivi Federica Pellegrini e Valentino Rossi. «Ho appena ricevuto una brutta notizia», ha spiegato la campionessa di nuoto. «Durante una sessione di allenamento sono uscita perché avevo molti dolori. Tornando a casa nel pomeriggio ho cominciato ad avere mal di gola. Non sono più andata in piscina», ha detto in un video postato su Instagram. «Ho fatto il tampone e l’esito è stato positivo. Sono positiva al Covid».

Federica Pellegrini a Valentino Rossi con il Covid

Lo stesso per Valentino Rossi. Anche lui l’ha annunciato su Instagram. «Purtroppo mi sono svegliato e non mi sentivo bene. Mi sentivo particolarmente debole e avevo una leggera febbre. Quindi ho chiamato subito il medico che mi ha fatto due test. Il risultato del “test rapido Pcr” è stato negativo, proprio come il test che avevo già fatto martedì. Ma il secondo è stato purtroppo positivo», ha detto Valentino Rossi. «Sono chiaramente molto deluso per il fatto che dovrò saltare la gara di Aragon», ha aggiunto il 41enne pilota di Tavullia, nove volte campione del mondo, che corre in MotoGp con la Yamaha.

Il pilota: «Sono triste e arrabbiato»

Giorni difficili per i due campionissimi, Federica Pellegrini e Valentino Rossi. «Mi piacerebbe essere ottimista e fiducioso», ha incalzato il pilota. «Però mi aspetto che il secondo round ad Aragon sia un no go anche per me. Sono triste e arrabbiato perché ho fatto del mio meglio per rispettare il protocollo. Mi sono isolato già dal mio arrivo a Le Mans. Comunque, è così, e non posso fare nulla per cambiare la situazione. Ora», ha concluso, «seguirò il consiglio medico. Spero solo di guarire al più presto».

Il comunicato della Yamaha

La Yamaha ha confermato la positività di Rossi in un comunicato, fornendo ulteriori dettagli. Il pilota, fa sapere il team, ha lasciato domenica scorsa il circuito di Le Mans. E ha fatto ritorno a casa sua a Tavullia. Da quella sera fino ad oggi, spiega ancora la Yamaha, Rossi «non è stato a contatto con nessuna persona attualmente presente ad Aragon. Inclusi i piloti della VR46 Academy, lo staff di VR46 e i membri del team». Le sue condizioni saranno ora attentamente monitorate dallo staff medico a Tavullia.

di: Girolamo Fragalà @ 08:36


Ott 16 2020

Milano, in due minacciano e rapinano un corriere: il coltello nascosto negli indumenti intimi

Momenti di tensione a Paderno Dugnano (Milano). Ennesimo episodio di violenza. I carabinieri hanno bloccato due pregiudicati di 35 e 48 anni. Erano armati di coltello e avevano cercato di rapinare un corriere del pacco che stava consegnando e di 20 euro. Per loro sono scattate le manette. Devono rispondere all’accusa di tentata rapina aggravata in concorso.

Milano, la vittima intimorita con un coltello

Stando a quanto riferito dai militari, il rapinato era stato bloccato da uno dei due malviventi. Il secondo lo minacciava con un coltello e gli intimava di consegnargli 20 euro più il pacco che stava consegnando a un privato.

L’intervento dei carabinieri

Al momento dell’intervento da parte dei carabinieri, i pregiudicati hanno tentato di farla franca. Uno dei due, con mossa fulminea, ha tentato di nascondere negli indumenti intimi il coltello della rapina. L’arma è stata trovata e posta sotto sequestro. I due hanno fatto ingresso nella casa circondariale di Monza a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Ladro in ospedale per derubare un infermiere

Sempre a Milano, la polizia ha arrestato un uomo di 45 anni con l’accusa di furto aggravato. Ga cercati du derubare un infermiere, approfittando di un attimo di distrazione. Non aveva fatto i conti con la reazione della vittima.

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Al Fatebenefratelli di Milano

La vicenda ha avuto luogo nel pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli. Secondo quanto ricostruito e riferito dalla Questura, l’uomo – un italiano – è riuscito a entrare nella zona riservata al personale sanitario. E ha forzato l’armadietto di un infermiere 25enne che in quel momento era al lavoro.

La reazione del giovane

Il giovane, però, si è accorto quanto stava accadendo e ha iniziato a inseguire il ladro. L’infermiere e un agente del posto di polizia ospedaliero l’hanno fermato dopo poco.  Il 45enne  ha cercato inutilmente di far sparire il portafogli della vittima. Gli agenti l’hanno condotto nel carcere di San Vittore.

Milano, aggredisce gli agenti in questura

Alta tensione in Questura a Milano. Un uomo di 40 anni, nigeriano, poi finito in manette per aver mandato due poliziotti in ospedale. Era incappato in un controllo degli agenti a parco Sempione. I poliziotti l’hanno fermato e trovato senza documenti- Poi l’hanno accompagnato in via Fatebenefratelli per identificarlo.

I due poliziotti finiscono al pronto soccorso

I problemi sono iniziati quando gli agenti hanno cercato di misurargli la febbre.. In quel momento, senza nessun motivo, il fermato si è scagliato contro i due poliziotti e li ha aggrediti fisicamente. Ad avere la peggio sono stati proprio i due agenti, che sono comunque riusciti ad ammanettarlo. Un poliziotto è finito in ospedale con una prognosi di 4 giorni per una contusione alla mano. L’altro ha fatto ricorso alle cure del pronto soccorso per una ferita al polso.

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di: Girolamo Fragalà @ 08:07


Ott 15 2020

Orrore a Casoria, dà un violento calcio a un gattino per strada. Gli amici postano il video su TikTok

Una violenza inaudita contro un gattino. Questo mostrano le immagini contenute in un video su TikTok, social network tra i più utilizzati del momento, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Il video è stato girato in zona Cittadella a Casoria, nella provincia di Napoli. Il video mostra un ragazzino, in compagnia di alcuni amici, uno dei quali riprende la scena con il cellulare, dare un calcio a un gatto che passeggia tranquillamente sul marciapiede. Il gattino dopo il violento calcio fa  un volo impressionante. Per poi urtare un muro e cadere al suolo. Qui le immagini si interrompono. Il video ha fatto in poco tempo il giro di tutti i social network, sollevando rabbia ed indignazione.

Video su TikTok, orrore a Casoria

In merito al tremendo episodio è intervenuto anche il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli che ha commentato: «Mi sono subito attivato per colpire l’autore del gesto e avere notizie del povero animale». Richiesta già condivisa dalle associazioni animaliste che hanno condannato fermamente l’episodio e chiedono giustizia. Il video è stato pubblicato sulla pagina Facebook degli Animalisti Italiani. (Guarda Video). «Un video agghiacciante», scrivono. «Immagini che continuano a lasciare il segno, che scuotono le nostre coscienze, che indignano tutti tranne che i nostri politici.
Di tutta questa terribile storia rimane una vita innocente spezzata e una pericolosissima deriva delinquenziale».

L’ira di animalisti e cittadini

Come riporta Fanpage.it sul gruppo Facebook dedicato alla Cittadella, tanti cittadini e animalisti  si stanno adoperando per rintracciare il responsabile e denunciarlo alle autorità competenti. E pare che in effetti il ragazzo sia stato già ampiamente identificato con nome e cognome. «Se qualcuno lo riconosce, mi contatti o contatti la sua famiglia. Io lo denuncio, perché per loro è divertimento, ma per me e soprattutto per quella povera bestia è dolore» scrive sul gruppo Facebook una donna, che per prima ha condiviso il video in questione.

di: Desiree Ragazzi @ 19:25


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