Altro che esempio
Spagna, il modello Sanchez deraglia: treni, ospedali e scuole nel caos. L’economista smonta il miracolo socialista
Schlein attacca Meloni proprio sui temi che mettono in difficoltà il premier iberico tanto celebrato dal campo largo. Ma tra liste d’attesa record e servizi in crisi, i numeri del rapporto dovrebbero aprire gli occhi alla sinistra italiana
La sinistra italiana attacca la premier Giorgia Meloni sulle liste d’attesa, denuncia i presunti tagli alla scuola e accusa il governo di non investire abbastanza nei servizi pubblici. Poi guarda alla Spagna di Pedro Sanchez come modello da seguire. Peccato che proprio da Madrid arrivi una fotografia assai meno rassicurante del socialismo al governo. A tracciarla è l’economista iberico Diego Sanchez de la Cruz, direttore delle ricerche dell’Instituto Juan de Mariana, che in un rapporto riportato su Libero Quotidiano mette in fila le criticità di ferrovie, ospedali, istruzione, giustizia ed energia. La sua tesi è destinata a far discutere anche a Roma: aumentare tasse e spesa pubblica non significa necessariamente migliorare i servizi.
Il documento, intitolato The breakdown of Spain’s basic services and public infrastructure under Pedro Sánchez, assume un significato particolare dopo la tragedia ferroviaria di Urda del 28 ottobre, costata la vita a 69 persone. Con le 46 vittime dell’incidente di Adamuz, a gennaio, il bilancio raggiunge 115 morti in due disastri ferroviari nel 2026. Le responsabilità restano al vaglio degli investigatori, ma il rapporto solleva interrogativi sulle condizioni complessive della rete.
Il modello ferroviario spagnolo sotto esame
«Urda non è un incidente isolato: è la conseguenza di una rete ferroviaria sottofinanziata da anni», sostiene Sanchez de la Cruz, intervistato da Maurizio Stefanini. Secondo i dati raccolti dall’economista, dal 2018 gli incidenti ferroviari sarebbero aumentati del 142%, mentre i deragliamenti sarebbero triplicati.
Appena il 15,8% della spesa ferroviaria sarebbe destinato alla manutenzione. Gli investimenti si fermerebbero a 45,5 milioni di euro per mille chilometri di binari, contro gli 80,6 milioni della media UE-14. È su questa differenza che l’esperto costruisce la propria critica: l’esecutivo socialista avrebbe beneficiato di un sistema realizzato dai predecessori senza investire sufficientemente per conservarlo.
Il Pd cambi idolo
Il confronto diventa politicamente interessante quando si passa alla sanità, uno dei principali terreni di scontro tra la segretaria dem Elly Schlein e Meloni. In Spagna, secondo il rapporto, 853.509 pazienti attendono un intervento chirurgico, il 27,7% in più rispetto al 2018. Nello stesso periodo, la spesa sanitaria è cresciuta da 71,1 a 101,7 miliardi di euro.
Anche l’istruzione presenta criticità: l’indagine PISA 2025 ha registrato risultati deludenti in matematica e lettura, mentre la spesa scolastica, secondo Sánchez de la Cruz, è aumentata del 40%.
Il quadro si estende alla giustizia, con 4,7 milioni di procedimenti pendenti, contro i 2,6 milioni del 2018. L’economista denuncia inoltre aumenti degli omicidi e dei reati sessuali, rispettivamente del 30,1% e del 57,2%, pur trattandosi di fenomeni che richiedono una lettura distinta dalle sole decisioni di bilancio.
Quanto spende la sinistra
Il nodo centrale della relazione è finanziario. Sanchez de la Cruz attribuisce ai governi socialisti 141 aumenti di imposte e contributi previdenziali, mentre gli investimenti pubblici nelle infrastrutture resterebbero inferiori del 60% ai livelli del 2009.
Per l’economista, le risorse aggiuntive sarebbero state indirizzate soprattutto verso pensioni e sussidi, sacrificando il rinnovo del patrimonio infrastrutturale.
È una questione che riguarda direttamente il dibattito nostrano: Schlein chiede maggiori finanziamenti e propone proprio la Spagna come riferimento per alcune riforme sociali. I dati raccolti da Sanchez de la Cruz pongono però una domanda sulla qualità della spesa, oltre che sulla sua quantità.
Energia, l’altra incognita per Madrid
A completare il quadro è il sistema elettrico, già segnato dal blackout nazionale dell’aprile 2025 e nuovamente sotto osservazione dopo l’interruzione dell’energia a La Palma, nelle Canarie, il 2 novembre. La denuncia? Una rete di distribuzione congestionata, con l’83,4% dei nodi saturi, e investimenti insufficienti rispetto all’espansione della capacità produttiva.
«La competitività energetica non si misura con un titolo di giornale sui prezzi in una giornata di sole, ma con la capacità di garantire l’approvvigionamento», osserva l’economista.
Intanto, il ministro dei Trasporti Óscar Puente è chiamato oggi, 3 novembre, a riferire in Parlamento sulla tragedia di Urda. Un appuntamento dal quale si attendono risposte sulle procedure di sicurezza e sulle responsabilità operative. Il campo largo farebbe bene a seguirlo.