Che casting!
Midterm, meno candidati “woke” e più “palestrati”: la sinistra Usa cambia registro e punta sul messaggio sexy
Giovani, telegenici e costruiti per i social: i democratici stavolta cambiano packaging. Ma Trump si gioca tutto sulla mobilitazione il 3 novembre
Esteri - di Alice Carrazza - 2 Novembre 2026 alle 17:37
Donald Trump non è sulla scheda, ma alla vigilia delle Midterm torna a fare quello che gli riesce meglio: metterci la faccia. Mentre il presidente chiama a raccolta l’America repubblicana, la sinistra sembra convinta di aver trovato nel modello Zohran Mamdani una formula vincente e, da buona capitalista quando si tratta di conquistare voti, prova a riprodurla in serie. Martedì 3 novembre gli americani rinnoveranno il Congresso e decideranno quanto margine politico resterà alla Casa Bianca nei prossimi due anni.
Sfida all’ultimo voto
L’ultimo appello di Trump è previsto lunedì alle 14, ora di Washington, dal Lincoln Memorial Reflecting Pool. Da lì il presidente rivendicherà i risultati dell’amministrazione e tenterà l’ultima mobilitazione dell’elettorato conservatore. Il punto è semplice: mantenere il controllo di Capitol Hill significa evitare che la seconda metà del mandato si trasformi in una lunga battaglia parlamentare.
Sul fronte opposto, i dem provano a mettere a frutto la lezione comunicativa di Mamdani. Il sindaco socialista democratico di New York ha imposto uno stile fatto di video rapidi, slogan immediati e politica raccontata nei luoghi “del popolo”. Una formula che ora ricompare, con varianti locali, in altre campagne.
In Michigan Abdul El-Sayed alterna politica e provocazioni da spogliatoio, arrivando persino a sfidare JD Vance a una gara di squat.
In Texas James Talarico, 36 anni, ex insegnante e seminarista presbiteriano, prova invece a riaprire ai democratici una porta da tempo quasi monopolizzata dai repubblicani: quella del voto religioso. Fede al centro della campagna, Vangelo nei comizi e l’ambizione dichiarata di parlare anche a indipendenti e cristiani moderati.
In Indiana c’è invece Beau Bayh, trentenne candidato democratico a segretario di Stato e figlio dell’ex senatore Evan Bayh: camicia impeccabile, faccia pulita e pure lui pesi in palestra. In uno spot diventato virale lo si vede allenarsi mentre accusa la politica di essere diventata troppo «debole». Il video ha superato il milione di visualizzazioni.
Non è un caso isolato. Axios ha spiegato in un articolo come il Partito dell’asinello abbia cominciato a spingere sui propri canali social soprattutto candidati giovani, energici e telegenici: da El-Sayed al senatore della Georgia Jon Ossoff, trasformato dai fan addirittura in «Senator My Boo». La direttrice creativa digitale del Dnc ha sintetizzato la nuova strategia con uno slogan piuttosto esplicito: «Fighting for Americans is sexy», letteralmente “lottare per gli americani è sexy”.
Dal woke al workout, insomma, per la sinistra il passo è stato breve.
In Florida qualche nervosismo
I repubblicani, però, non arrivano al voto senza preoccupazioni. In Florida, dove Byron Donalds affronta il democratico David Jolly per il governatorato, il vantaggio del “Grand Old Party” nel voto anticipato si ferma a tre punti percentuali, nonostante un margine ben più largo tra gli elettori registrati.
«Non credo che l’affluenza sia forte quanto vorremmo», ha ammesso il governatore Ron DeSantis ad Axios. Il partito conta ora sulla tradizionale mobilitazione dell’Election Day. E il dato anticipato, va ricordato, dice quanti hanno già votato, non per chi.
Musk contro Soros, la guerra dei miliardi
A rendere ancora più feroce la sfida c’è una montagna di denaro. Le stime sulla pubblicità elettorale indicano una spesa potenziale di 11,6 miliardi di dollari. Il patron di Tesla e Space X, Elon Musk, guida i grandi finanziatori repubblicani con 446 milioni. Alle sue spalle ci sono Elizabeth e Richard Uihlein, proprietari del colosso delle forniture industriali Uline, con 150 milioni, e Jeff Yass, finanziere e cofondatore della società di trading Susquehanna International Group, con 110 milioni.
Dall’altra parte, non poteva perdersi la partita il magnate George Soros con 102 milioni. Seguono Michael Bloomberg, fondatore dell’omonimo gruppo finanziario ed ex sindaco di New York, con 84 milioni, e Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, che insieme alla moglie Michelle Yee ha destinato circa 41 milioni all’area democratica.
Da mercoledì comincia il secondo tempo di Trump
Martedì si vota per tutti i 435 seggi della Camera, 35 del Senato e 36 governatorati. Poi inizierà un’altra partita. Se i democratici conquisteranno una delle due Camere, potranno usare il controllo parlamentare per rallentare l’agenda della Casa Bianca e intensificare, attraverso le commissioni, l’attività di indagine sull’esecutivo. Se invece i repubblicani manterranno il controllo di Capitol Hill, Mr. president entrerà nella seconda metà del mandato con una maggioranza ancora dalla sua parte.
È questo il verdetto che il presidente aspetterà martedì notte: non una rielezione, ma la risposta alla domanda che accompagnerà Washington fino al 2028 — con chi dovrà governare i prossimi due anni.