La nostalgia della sinistra
Reddito di cittadinanza targato Conte e Di Maio: un flop da 34 miliardi che ha lasciato a piedi 3000 “navigator” cerca-lavoro per altri
Politica - di Luca Maurelli - 2 Novembre 2026 alle 18:36
Quando tutto sembra perduto, il Campo largo si affida ai ricordi, alle nostalgie, ai bei tempi che furono (per il M5S e non per gli italiani) del Reddito di cittadinanza, degli annunci di Luigi Di Maio sulla sconfitta della povertà, dei super bonus distribuiti a pioggia e che ancora oggi fanno sentire i loro effetti. Oggi è il giorno della nostalgia canaglia per i sussidi ai disoccupati, che ovviamente se li ricevono hanno tutto l’interesse a restare tali, come dimostra la curva degli occupati che si è impennata con l’inizio del governo Meloni e l’abolizione del Rdc, truffe e imbrogli a parte. Trentaquattro miliardi per tre anni, dal 2019 al 2022, una voragine che ha fatto danni diretti e collaterali, senza dare ossigeno al mercato del lavoro, drogato dai sussidi. “Il Reddito di cittadinanza ha funzionato come strumento di sostegno economico e di contrasto alla povertà, soprattutto durante la pandemia. Non ha invece dimostrato risultati altrettanto convincenti come strumento di inserimento nel mercato del lavoro”, furono le concluzioni del Rapporto ministeriale affidato al sindacalista Natale Forlani. Oggi quel Rapporto, che fotografa sostanzialmente un flop, torna di attualità con il rilancio di Giuseppe Conte, che vuole inserire il Reddito di cittadinanza nel programma del Campo largo.
A fronte di oltre 34 miliardi di euro di spesa, “il sistema non è riuscito a selezionare adeguatamente i beneficiari, raggiungere una parte consistente dei poveri e dimostrare risultati soddisfacenti sul reinserimento lavorativo”. Ma in compenso ha alimentato i “divanisti”, le truffe, i lavoratori a nero, i parassiti e tutti coloro che il lavoro hanno deciso di non cercarlo più, mettendo in crisi il sistema produttivo che in molti settori offriva impiego e non trovava candidati. Nonostante la presenza dei famigerati “navigator”, chiamati a cercare lavoro nei Centri per gli impieghi.
Che fine hanno fatto i navigator
I navigator erano quasi 3000, in tutto, dal 2019, mai prorogati dal governo Meloni dopo la scadenza del novembre 2022. Dovevano realizzare la promessa politica di trasformare in occupati una quota significativa dei beneficiari del Reddito di cittadinanza, hanno perso loro stesso il lavoro anche se in tanti avevano mollato prima. I numeri: a fine 2019 erano 2.978 i navigator contrattualizzati, a fine 2021 2.193 con contratto attivo, a 21 marzo 2022 erano 1.870, al 30 aprile 2022 1.790, a ottobre 2022 meno di 1.000, prima della cessazione definitiva dei contratti. Quindi 1.108 navigator si erano già dimessi entro marzo 2022, secondo la relazione della Corte dei conti. Che fine hanno fatto? Alcuni sono entrati nei Centri per l’impiego: in diverse Regioni ex navigator hanno partecipato ai concorsi pubblici e una parte è stata assunta. Non c’è stata, però, una stabilizzazione automatica. Altri hanno cercato occupazione altrove, nel settore privato o attraverso altri concorsi. Il ruolo del navigator, così come era stato concepito nel 2019, è scomparso. Le funzioni di orientamento e accompagnamento al lavoro sono confluite nel sistema dei Centri per l’impiego e nelle politiche attive, tra cui il programma GOL. Chi è rimasto nel settore pubblico lo ha fatto soprattutto attraverso procedure di selezione regionali, con esiti diversi da Regione a Regione. Sedotti, assunti e abbandonati dai paladini del Rdc. Poi, chi era bravo, s’è ricollocato.