Antipatie gratuite
L’idolo della sinistra Mamdani snobba il Columbus Day. Gli italoamericani a New York? Si accontentino
Il sindaco socialista diserta la storica parata sulla Fifth Avenue. Non è la prima provocazione: dal dito medio a Colombo alla Little Italy dimenticata. E oggi gli italiani sono appena il 5,7% della città
Esteri - di Alice Carrazza - 12 Ottobre 2026 alle 14:09
A New York gli italiani dovranno fare a meno del sindaco alla loro parata. Zohran Mamdani ha deciso di disertare il Columbus Day, la tradizionale sfilata che oggi, 12 ottobre, giorno in cui si ricorda la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, attraverserà la Fifth Avenue per celebrare la storia e l’eredità della comunità italoamericana. La conferma è arrivata dal Municipio, come riferisce il New York Times, senza particolari spiegazioni. In compenso, il primo cittadino già preso a modello dalla sinistra nostrana ha promesso solo un ricevimento a Gracie Mansion dedicato alla cultura italiana. Colombo può aspettare, il cerimoniale no.
Dal dito medio a Colombo alla Little Italy dimenticata
Eppure, non c’è da meravigliarsi visto i precedenti. Nel 2020 Mamdani si fece fotografare con il dito medio alzato davanti a una statua di Cristoforo Colombo, di cui chiedeva la rimozione. A luglio, poi, la sua amministrazione definitivamente in carica è finita al centro di un’altra polemica: Little Italy era scomparsa dalla mappa ufficiale dei quartieri etnici di New York. Mossa che non era piaciuta a The Donald, che subito aveva minacciato conseguenze sui finanziamenti federali.
La cartina municipale, realizzata in occasione dei Mondiali di calcio, comprendeva trenta enclave, tra cui Little Palestine e Little Yemen, ma escludeva il quartiere italiano di Manhattan. Guarda caso, mancavano anche alcune comunità irlandesi ed ebraiche. Dopo il nervosismo generalizzato Mamdani aveva tuttavia annunciato la correzione della mappa, spiegando che l’elenco non pretendeva di rappresentare tutte le oltre duecento comunità cittadine. Per ritrovare Little Italy, insomma, era servita una mobilitazione insieme ad una minaccia.
Quasi mezzo milione di italoamericani. E il sindaco salta la festa
Non si tratta di una comunità trascurabile. Stando agli ultimi dati pubblicati a settembre dal John D. Calandra Italian American Institute della City University of New York, nel 2024 i residenti di origine italiana rappresentavano il 5,7% della popolazione cittadina, circa 480mila persone. Erano il 13,9% nel 1980. Un ridimensionamento demografico significativo, che non cancella il ruolo storico degli italoamericani nella metropoli. E soprattuto, dato meno non trascurabile: “queste genti votano”, direbbe qualcuno. Ma evidentemente questo al compagno Mamdani non interessa, a lui basta una foto con l’omologo di Roma Roberto Gualtieri. Minimo sforzo. Dopotutto, aveva già rinunciato alle celebrazioni di Brooklyn e Queens.
«Mi pare una farsa delle relazioni pubbliche, con lui che cerca di compiacere tutte le fazioni», ha commentato Michael Crispi, presidente della Italian American Civil Rights League, al New York Times.
Trump per Colombo, Mamdani per Marcantonio
Dunque, mentre a Washington le celebrazioni sono iniziate già venerdì 9 ottobre, con Donald Trump in prima fila alla Casa Bianca, e proseguiranno sabato 17 con il gala per il 51° anniversario della National Italian American Foundation (Niaf), a New York Mamdani ha scelto una strada decisamente diversa. In un video dedicato al Mese del Patrimonio Italoamericano, il sindaco ha preferito rendere omaggio a Vito Marcantonio, storico deputato di East Harlem ed esponente dell’American Labor Party, ricordandone le battaglie per i lavoratori e contro la discriminazione razziale. Un tributo che riflette la sua ideologia politica, ma che non basta a ricucire lo strappo.
Insomma, gli italiani si celebrano. Purché a scegliere quali siano degni di essere ricordati sia il sindaco.
Le altre tensioni della Grande Mela
Le polemiche identitarie si intrecciano con quelle economiche. Mamdani ha sì ottenuto il congelamento degli aumenti per circa un milione di appartamenti a canone regolamentato, ma la sua amministrazione ha introdotto una tassa sulle seconde case di grande valore. Classico gioco delle carte della sinistra da salotto.
Secondo Alex Carini, imprenditore italiano alla guida di Caring Group, queste misure rischiano di scoraggiare gli investimenti, come ha spiegato al Tempo. «Ristrutturare un appartamento può costare tra 60mila e 75mila dollari. Con affitti così bassi e senza aumenti adeguati, molti proprietari non hanno convenienza a investire», osserva.