I funerali a Roma
Italia unita nell’ultimo saluto ai 4 militari morti in Bosnia “seminatori di pace”. Crosetto: «Un monumento per ricordarli»
“Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura hanno intuito che dedicare la vita al sacrificio è anticipazione del Paradiso. I nostri fratelli hanno messo a disposizione i loro talenti e le loro competenze. Questo impulso interiore, questo spirito, questo orientamento, nasce dal cuore di Dio che tocca il cuore dell’uomo e Dio stesso che apre a spendere la vita nell’amore”. Con queste parole Monsignor Gian Franco Saba ha ricordato i militari italiani rimasti uccisi nello schianto del Chinook CH-47, precipitato nella zona di Gorica, in Bosnia, durante la missione internazionale Eufor Althea. Celebrando le esequie a Roma, l’ordinario militare ha ricordato alla chiesa gremita che “Siamo invitati a guardare a loro come seminatori di germogli di pace, mediante la promozione degli aiuti umanitari, spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tenere viva la speranza nelle popolazioni esposte alle aggressioni” e che “Ora lo stesso spirito del risorto dona ad essi quanto promesso la vita eterna, la risurrezione. Cristo risorto è l’amore che dona la vita. Cristo ci insegna che la vera beatitudine consiste nell’immettere nel mondo, nelle situazioni concrete, l’amore e queste missioni speciali desiderano cooperare per questo per una fraternità universale”.
Da Meloni a Mattarella: istituzioni presenti al funerale
Alla Basilica romana di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ad accogliere i feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, portati a spalla dai loro commilitoni, c’erano le più importanti istituzioni italiane, a partire dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dalla premier Giorgia Meloni, che già ieri si erano ritrovati a Ciampino per accogliere l’arrivo delle salme. Presenti in Chiesa i due presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e il ministro della Difesa Guido Crosetto. C’erano anche il vicepremier Antonio Tajani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i ministri Matteo Piantedosi, Luca Ciriani, Marina Calderone, Gianmarco Mazzi, Andrea Abodi. E c’erano anche alcuni volti delle opposizioni, tra i quali la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Maria Elena Boschi. Tutti presenti in una fredda mattinata del novembre romano, per rendere l’estremo omaggio a uomini e donne in divisa che hanno donato la loro vita all’Italia.
Un monumento dedicato alla memoria dei 4 militari
Dal pulpito dell’altare è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che con commozione ha ribadito: “La Repubblica oggi è qui al funerale. Lo Stato italiano oggi è unito, senza divisioni, per rendere omaggio ai nostri 4 militari. Ha poi annunciato che “Venerdì mentre visitavo all’obitorio loro i feriti negli ospedali sono andato a vedere il resto dell’elicottero ed ero accompagnato da tutte le autorità della Bosnia-Erzegovina. Tutte in silenzio, non hanno parlato. Quando sono arrivato per la partenza, si sono avvicinate. C’erano un musulmano, un ortodosso e un cattolico. Si odiano da generazioni. E mi hanno detto ‘non riusciamo mai a trovare l’accordo su nulla, ma ci siamo messi d’accordo in un secondo oggi. Noi costruiremo un monumento che ricordi questi quattro ragazzi”.
Crosetto: dedicato a loro e alle forze armate italiane che costruiscono pace
Per Crosetto “È un monumento a loro, ma è un monumento alla storia delle forze armate italiane, dei costruttori di pace di un impegno – ha aggiunto – che molto spesso noi non cogliamo e di cui loro sono diventati volenti o nolenti un simbolo un simbolo che noi onoreremo e costituiremo perché custodendo quel simbolo, quello che loro rappresentano e che i loro colleghi stanno rappresentando anche in questo momento in giro per il mondo, noi costruiamo quella parte di cultura che ci rende grandi e unici la capacità di distinguere tra il bene e il male e di servire anche fino all’estremo sacrificio la causa giusta che è quella della pace”.