Ennesimo lutto
Tragedia nel calcio, muore a 30 anni Jesús de Miguel dopo uno scontro in campo. L’annuncio del Tenerife
Ancora una morte su un campo di calcio. Questa volta la tragedia accade in Spagna e a perdere la vita è Jesus De Miguel Alameda, 30enne attaccante del Tenerife, deceduto in seguito al violentissimo scontro di gioco avvenuto ieri con il portiere dell’Andorra, Jesús Owono, in un match valido per il campionato iberico di Serie B. L’estremo difensore della squadra ospite, al minuto 97 della gara e sul risultato di 2-2, ha cercato di anticipare Jesus De Miguel all’altezza del centrocampo, ma si è violentemente scontrato con l’attaccante che è poi rimasto a terra, riportando un arresto cardiocircolatorio. Immediatamente soccorso è stato trasportato d’urgenza e ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Universitario Nuestra Señora de Candelaria, dove è deceduto nella mattina di martedì 3 novembre, intorno alle 8 come da comunicato del Tenerife.
Il comunicato del Tenerife
“Devastati dal dolore, con un nodo in gola e incapaci di credere che sia tutto vero, il Cd Tenerife comunica la tragica scomparsa, questo martedì, 3 novembre 2026, alle 8:00, di Jesús de Miguel Alameda – informa il club in un comunicato postato sui social -. Non ci sono parole di conforto; non c’è assolutamente nulla che possa attenuare questo sentimento colmo di tristezza. Siamo accanto alla sua famiglia devastata, accanto ai suoi cari, accanto a tutto il popolo del Tenerife che oggi piange per questo crudele epilogo. La famiglia di Jesús de Miguel ringrazia per ogni singola dimostrazione di sostegno ricevuta e, nello stesso tempo, chiede con il cuore il massimo rispetto per la loro privacy in questi terribili momenti”.
Ennesimo lutto nel mondo del calcio
Quello di Jesus De Miguel, purtroppo, è l’ennesimo lutto in un campo di calcio. L’ultima vittima era stata, tre anni fa, nel novembre del 2023, Raphael Dwamena, 28 anni, ex Saragozza e Levante, deceduto durante una partita di campionato albanese. Il ghanese è crollato in campo nel corso della gara di Serie A tra la sua squadra, l’Egnatia, e il Partizan.
Cinque anni prima un altro terribile episodio con la scomparsa di Bruno Boban, 25enne giocatore croato, che il 24 marzo 2018 durante il match di terza divisione tra Marsonia e Pozega Slavonija, dopo aver ricevuto una pallonata al petto, è collassato senza risvegliarsi. Tragedie capitate anche in Italia, ma in questo caso non su un campo di calcio. Il 4 marzo 2018, in una stanza d’albergo, a poche ore dalla gara contro l’Udinese, viene trovato il corpo senza vita di Davide Astori, 31enne capitano della Fiorentina: bradiaritmia la causa. E la memoria corre indietro a tanti episodi simili. Impossibile dimenticare quanto accadde il 14 aprile del 2012 allo stadio “Adriatico”. A un certo punto è calato il gelo quando, al 31′ del primo tempo, col Livorno avanti 2-0 sul Pescara, Piermario Morosini si è accasciato. Il cuore del 25enne centrocampista amaranto si è fermato, con i medici ad accorrere sul campo per prestare i primi soccorsi: massaggio cardiaco e poi l’inutile corsa all’ospedale Santo Spirito. Una storia drammatica quella di Morosini, senza l’happy end toccato invece a Fabrice Muamba, calciatore del Bolton crollato (marzo 2012) in campo durante il quarto di finale di FA Cup contro il Tottenham e poi ripresosi o a Christian Eriksen il 12 giugno 2021 agli Europei con la Danimarca: accasciatosi a terra privo di sensi ha ripreso conoscenza dopo diversi minuti e dopo l’insistito intervento dei sanitari.
Tra i precedenti il giapponese Naoki Matsuda
Morosini non ha avuto la stessa fortuna ma di morti in campo purtroppo il calcio ne ha viste tante. Nell’agosto 2011 la triste sorte era capitata al giocatore giapponese della Matsumoto Yamaga, Naoki Matsuda, morto dopo un’agonia di due giorni, dopo il malore avvertito nel corso degli allenamenti: arresto cardiopolmonare per il 34enne difensore, tra i pilastri della nazionale nipponica. Sempre ad agosto, ma due anni prima, lo stesso destino era toccato al giovanissimo capitano dell’Espanyol Daniel Jarque, stroncato a 26 anni da un attacco cardiaco, mentre parlava al telefono. Jarque si trovava a Coverciano, dove si stava allenando con la squadra in vista delle amichevoli in programma in Italia. Anche in quella occasione i medici hanno tentato di rianimare il calciatore, ma senza alcun risultato. In precedenza, il 29 dicembre 2007, era toccato a Phil O’Donnell: stava per essere sostituito nei minuti finali della gara che il suo Motherwell ha poi vinto 5-3 sul Dundee United. Lo scozzese, però, non ha fatto in tempo a dare il cambio al compagno a bordo campo quando, improvvisamente, è crollato a terra. Neanche l’arrivo tempestivo dell’ambulanza e il successivo trasferimento in ospedale sono serviti: è morto a soli 35 anni.
La morte a Antonio Puerta
Soltanto quattro mesi prima aveva perso la vita il difensore del Siviglia Antonio Puerta, sentitosi male il 25 agosto, durante la partita contro il Getafe e morto tre giorni dopo; sempre nello stesso anno, Chaswe Nsofwa, attaccante 28enne dell’Hapoel Beersheva, seconda divisione israeliana, muore durante un allenamento. Nel dicembre del 2005, il francese David Di Tommaso: il suo cuore cede durante una partita che sta disputando con il club olandese dell’Utrecht. Prima di loro, l’ultimo in ordine di tempo era stato Paulo Sergio de Oliveira Silva, meglio conosciuto come Serginho, morto nell’ottobre del 2004 all’età di 30 anni perchè colpito da un attacco cardiaco nel corso del match di campionato tra il suo Sao Caetano e il San Paolo. Nel gennaio dello stesso anno Miklos Feher, attaccante ungherese del Benfica, era rimasto vittima di un arresto cardiaco mentre era in campo contro il Vitoria Guimaraes. Nel giugno del 2003 era stata la volta di Mark Vivien Foe, pedina del Manchester City e del Camerun scomparso a 28 anni. Il centrocampista africano è stato stroncato anche lui da un infarto, durante la semifinale di Confederations Cup tra Camerun e Colombia.
Vittime anche nel passato
L’elenco si allunga via via che si riportano indietro le lancette del tempo. E’ il caso di Vagner, morto nell’aprile del ’90 dopo uno scontro con un avversario nel corso del match tra Parana Club e Campo Murao, in Brasile. Ancora un infarto, invece, stroncò le vite di Barry Welsh e Beto. Il primo morì nel novembre dell’87 a 19 anni, durante un incontro di serie B inglese, mentre il secondo aveva 26 anni quando nel settembre dell’85 il suo cuore si fermò nel corso di Moto Club-Tocantis. L’elenco dei calciatori morti in seguito a malori sembra interminabile e continua con l’argentino Trossero, 29enne che nel 1983 morì d’infarto negli spogliatoi dopo la vittoria della sua squadra, il River Plate, contro il Rosario Central. Nel marzo dell’82, invece, fu la volta di Carlos Alberto Barbosa, di 26 anni, morto anche lui per arresto cardiaco durante una partita. Tragedie di cui è costellata anche la storia del calcio italiano. Se la cavò l’allora centrocampista della Roma, Lionello Manfredonia, che il 30 dicembre 1989 si accascio’ durante una partita col Bologna, rischiando di morire. Il 30 ottobre del 1977, a Perugia, invece, se ne andava Renato Curi.
Taccola della Roma nel 1969
Il centrocampista degli umbri aveva 25 anni quando si accasciò sul terreno di gioco, colpito da un infarto nel corso del match di campionato con la Juventus. L’8 novembre del 1987, la morte di Andrea Ceccotti, giocatore della Pro Patria, mentre è sbiadita nel tempo quella di Giuliano Taccola, centravanti della Roma morto il 16 marzo 1969 nello spogliatoio di una gara contro il Cagliari. Una lunga scia che purtroppo va ancora avanti.