I dati Istat
Più occupati dopo laurea e diploma e meno Neet: i giovani italiani tornano a correre. Calderone: “Siamo sulla strada giusta”
L'incremento del tasso di occupazione tra chi ha appena terminato il percorso di studi è più consistente della media Ue: il divario storico permane, ma si accorcia sensibilmente. Cosa dice il Report su livelli di istruzione e i ritorni occupazionali 2025
Cresce l’occupazione tra i neodiplomati e i neolaureati e calano i Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Il dato emerge dal Report dell’Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali nel 2025. In particolare, il tasso di occupazione dei neodiplomati è salito al 62,9% (+2,3 punti sul 2024) e quello dei neolaureati al 78,7% (+1,4 punti). Si tratta dei 20-34enni, non più inseriti in un percorso di formazione, che hanno conseguito il titolo di studio da almeno un anno e da non più di tre anni. Di contro scende al 13,3% la quota dei Neet. Lo stesso Report evidenzia, inoltre, il calo dell’abbandono precoce degli studi, che scende all’8,2%, diminuendo di 1,6 punti rispetto al 2024 e collocandosi sotto la media europea del 9,1%.
Cresce l’occupazione di neodiplomati e neolaureati, diminuiscono i Neet
L’Istat registra come permanga il gap tra l’Italia e l’Ue a 27 per quanto riguarda l’occupazione dei neodiplomati e neolaureati (i tassi sono al 77,2% e all’87%), ma i nuovi dati confermano la validità del percorso virtuoso intrapreso negli ultimi anno che sta accorciando progressivamente le differenze: dal 2021 il divario tra Italia e media europea è sceso da 22,8 a 14,3 punti per i primi e da 17,4 a 8,3 punti per i secondi. Stesso discorso anche per i Neet, individuati nella fascia 15-29 anni che, attestandosi al 13,3%, registrano un calo di 1,9 punti, confermando la ripresa nei confronti dell’Europa: il divario scende dai 10 punti del 2021 ai 2,3 punti nel 2025 (11% il valore medio Ue27). Il calo più marcato, inoltre, si registra nel Mezzogiorno (-3,1 punti).
Calderone: “Stiamo percorrendo la strada giusta”
“I dati Istat confermano che dove cresce la formazione cresce anche il lavoro”, ha commentato il ministro del Lavoro, Marina Calderone. “È un segnale incoraggiante che conferma – ha aggiunto il ministro – una dinamica positiva: in Italia l’occupazione dei giovani diplomati e laureati cresce più velocemente della media europea e continua a ridursi il divario con gli altri Paesi dell’Unione. È la prova che stiamo percorrendo la strada giusta: investire sulle competenze e rafforzare il legame tra istruzione e sistema produttivo ci consente di aumentare le opportunità di lavoro e sostenere una crescita più solida e inclusiva”.
Le politiche del governo per l’occupazione giovanile
L’occupazione giovanile è stata al centro di specifiche politiche economiche da parte del governo Meloni fin dall’inizio del mandato. Si va dal decreto Lavoro del 2023, che ha inserito agevolazioni per l’assunzione dei Neet, al decreto Coesione del 2024, che ha introdotto l’esonero contributivo per l’assunzione degli under 35 e gli incentivi per l’autoimpiego nella stessa fascia d’età, fino alle misure confermate nella manovra 2027. Il tutto in una cornice in cui le logiche assistenzialiste del Reddito di cittadinanza sono state sostituite con politiche attive e incentivi come “Più assumi, meno paghi”, i cui risultati si misurano nel mercato del lavoro italiano nel suo complesso.
Calano gli abbandoni precoci degli studi
In questo contesto in cui il titolo di studio paga in termini di ritorno lavorativo, diventa poi particolarmente significativo il dato del calo dell’abbandono precoce degli studi. Con il crollo all’8,2%, tra l’altro, l’Italia raggiunge e supera con diversi anni di anticipo l’obiettivo Ue per il 2030 di portare il dato sotto il 9% e fa meglio della media europea che si attesta al 9,1%. Ancora più nel dettaglio, si nota che la riduzione dell’abbandono riguardi soprattutto il Mezzogiorno, dove il fenomeno è diminuito di 2,3 punti nell’ultimo anno, contro 1,5 punti al Nord e 0,3 punti al Centro. La quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi resta tuttavia più elevata nel Sud, al 10,1%, rispetto al 6,9% del Nord e al 7,7% del Centro. Anche in questo caso però il dato va letto come il segnale dell’efficacia di un percorso virtuoso che sta consentendo di accorciare distanze che nel corso degli anni si erano fatte siderali.
L’istruzione superiore in Italia
Il diploma è generalmente considerato il livello di formazione minimo per una partecipazione al mercato del lavoro con potenziali opportunità di crescita professionale. In Italia, nel 2025, il 44,7% dei 25-64enni ha un titolo di studio secondario superiore, una quota leggermente superiore a quella media Ue27 (44,3%), maggiore di quella di Francia (39,9%) e Spagna (23,0%) e inferiore a quella della Germania (50,4%). Per quanto riguarda i titoli di studio terziari, vale a dire i percorsi di istruzione successivi dal diploma di scuola secondaria, tra il 2024 e il 2025 la quota rimane invariata al 22,3% a fronte di una crescita di 0,8 punti nella media Ue27 (36,9%), con conseguente aumento del divario.