Basta sconti
Cortei e non solo, Ciriani: “Ragazzi? Sono criminali”. La risposta, a loro come a chi insulta le istituzioni, è l’autorità dello Stato
Il ministro blinda il Dl Sicurezza varato dal Cdm e avverte il magistrato finito nella bufera per gli insulti a Giorgia Meloni: «Chi è grande per devastare lo è anche per la prigione». E ancora: il magistrato hackerato? «Spero per lui, altrimenti le dimissioni sarebbero l'unica soluzione»
Logica conseguenziale (e criminale), fermezza, legalità e autorità dello Stato: all’indomani del Consiglio dei Ministri e del varo del Dl sicurezza il governo ribadisce senza esitazioni la linea dell’inflessibilità di fronte alle violenze di piazza, ai tentativi di delegittimazione e alle polemiche strumentali. Dunque oggi, a spiegare e dare voce alla determinazione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, intervenuto ai microfoni di Ping Pong su Radiouno per delineare quello che è un quadro chiaro delle misure adottate e dei principi che le guidano.
Cortei, Ciriani: non siamo di fronte a ragazzi ma a criminali e si risponde con l’autorità dello Stato
«Quello che è accaduto a Milano nei giorni scorsi è qualcosa di assolutamente inedito nella sua gravità. Non siamo di fronte a proteste sociali, non siamo davanti a ragazzi ma a dei criminali che compiono azioni di vandalismo e devastazione. A queste azioni si risponde con l’unico linguaggio che queste persone possono capire: quello dell’autorità dello Stato, del rispetto delle leggi. Se serve con nuove leggi come quelle che abbiamo varato ieri. Il principio è “chi rompe paga”», rilancia Ciriani dai microfoni della radio, a proposito dell’ottavo Decreto sicurezza approvato ieri dal Cdm.
Non solo. Come appena detto, il punto di partenza sono i recenti scontri di Milano, qualificati da Ciriani come «qualcosa di assolutamente inedito nella sua gravità» in nome e per conto del quale il ministro respinge categoricamente qualsiasi tentativo di derubricare violenze e razzie a semplice “disagio giovanile” o “protesta sociale”, tale per cui di fronte a tali condotte, la risposta delle istituzioni non può che essere ferma e strutturata. Da qui la scelta strategica del nuovo provvedimento legislativo, fondato sul principio cardine del «chi rompe paga».
Cortei, Ciriani: «Se un minore è abbastanza grande per fare bravate, lo è anche per finire in galera»
Un’impostazione che non concede sconti nemmeno per quanto riguarda i minorenni coinvolti in atti di violenza contro le forze dell’ordine. «Se sei abbastanza grande per tirare un sampietrino in testa a un poliziotto – sottolinea e ammonisce il ministro – sei abbastanza grande per pagare le conseguenze, tutte fino in fondo: risarcire le spese e anche finire in galera, se necessario».
Ciriani, il rispetto delle regole e del senso delle istituzioni non può fermarsi alla piazza
Ma non è ancora tutto. Perché, come ribadisce il ministro Ciriani alla radio, il richiamo al rispetto delle regole e del senso delle istituzioni non può e non deve fermarsi e limitarsi alla piazza. Di più: deve estendersi anche anche al dibattito pubblico e al comportamento di chi riveste ruoli di garanzia nello Stato. Pertanto, interpellato sul caso del post social contro la premier Giorgia Meloni attribuito a un magistrato della Procura di Roma, Ciriani ha espresso profondo sconcerto, ribadendo contestualmente la priorità del governo sulle risorse pubbliche e sul rinnovo dei contratti per le categorie che attendono da anni. Pur rimanendo perentorio riguardo alla tesi del profilo violato sostenuta dall’interessato.
Il profilo del magistrato hackerato? «Spero per lui, altrimenti le dimissioni sarebbero l’unica soluzione»
Tanto da dichiarare sul punto: «Mi è dispiaciuto e sono scandalizzato. Confermo che il miliardo per la magistratura non verrà corrisposto al momento perché ci sono altre categorie sociali che hanno atteso per molti anni il rinnovo dei contratti». Aggiungendo quindi: «Questo magistrato ha detto che il suo profilo è stato hackerato. Lo spero per lui, perché se non fosse vero, le dimissioni sarebbero l’unica soluzione». E non serve davvero aggiungere altro, su nessuno dei punti affrontati dal ministro Ciriani nella conversazione radiofonica…
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