Le violenze dei maranza
L’editoria rossa applaude ai teppisti dei libri. Feltrinelli. “Ci hanno buttato giù gli scaffali, ma chi se ne frega”
Giangiacomo Feltrinelli, militante comunista e, negli ultimi anni della sua vita, fondatore di un’organizzazione rivoluzionaria clandestina di estrema sinistra ma anche dell’omonima casa editrice, morì il 14 marzo 1972, a 45 anni, nei pressi di un traliccio dell’alta tensione a Segrate, alle porte di Milano, mentre era impegnato in un’operazione di sabotaggio. Oggi, a distanza di 54 anni, altri estremisti di sinistra, i cosiddetti maranza, hanno assalito una libreria Feltrinelli alla stazione di Porta Nuova, a Torino, durante alcuni disordini di sabato scorso.
Sarà per questo che responsabili della casa editrice fondata da Giangiacomo Feltrinelli, incredibilmente, oggi, sul Foglio, quasi giustificano l’assalto ai libri sostenendo che i ragazzi siano entrati nel negozio casualmente, mentre fuggivano dalla polizia, e abbiano agito per paura e impeto, senza alcuna intenzione di colpire la libreria. «Ci hanno buttato giù due scaffali? E chi se ne frega», afferma il capo della comunicazione Massimiliano Tarantino, precisando che non è stato rubato neppure un libro. Ma questa, a giudicare dal profilo non particolarmente colto dei teppisti, non è una sorpresa: altrove hanno rubato felpe e scarpe griffate. Di scaffali, invece, ne hanno distrutti molti. Ma tutto sommato, non è un problema. Il gruppo editoriale ritiene sbagliato concentrare l’attenzione esclusivamente sui danni alla libreria, invitando ad allargare il dibattito alle condizioni delle nuove generazioni.
Il Foglio racconta queste dichiarazioni con tono fortemente ironico e critico, evidenziando il contrasto tra l’indulgenza di Feltrinelli verso i responsabili dei danneggiamenti e le conseguenze concrete dei disordini per commercianti e cittadini. “Ci hanno buttato giù due scaffali?! E chi se ne frega!”. “Sì, certo, la libreria assaltata si trova a Torino ma posso dirvi che il fatto è del tutto casuale… i ragazzi sono entrati semplicemente perché erano inseguiti dalla digos, perché erano terrorizzati dalla polizia, per questo hanno vandalizzato. Lo hanno fatto, sì, ma solo perché erano mossi dall’impeto, non odiano noi… siamo stati invasi, sì, e siamo rimasti sconvolti. Ma il danno non può essere ridotto a un vetro”. O al furto di un libro, che in effetti non c’è stato. Evviva.