La rissa in aula
Foibe, il Veneto approva la legge del Ricordo. Avs vota contro, difende i massacratori “titini” e attacca FdI…
Scoppia la bagarre in Consiglio regionale del Veneto durante l’approvazione della legge dedicata al ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Quella che avrebbe dovuto essere una giornata di riconoscimento istituzionale per una delle pagine più drammatiche della storia nazionale si è trasformata in un duro scontro politico, culminato nella sospensione dei lavori dell’Aula. Ad accendere la miccia è stato il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che nel corso delle dichiarazioni di voto ha definito Fratelli d’Italia un «partito neofascista», accusando la maggioranza di voler riscrivere la storia e ridimensionare le responsabilità del fascismo nelle vicende del confine orientale.
Foibe, tensione in Consiglio regionale veneto, Avs attacca FdI
Parole che hanno provocato l’immediata reazione dei consiglieri di Fratelli d’Italia, a partire dal capogruppo Claudio Borgia. La tensione è rapidamente salita, rendendo necessaria una sospensione della seduta, presieduta dal vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco (FdI). Il confronto è proseguito tra accuse reciproche e richiami al rispetto istituzionale, mettendo ancora una volta in evidenza quanto la memoria delle foibe rappresenti un terreno di scontro all’interno della sinistra italiana.
A dividere l’Aula, prima ancora dell’attacco politico, era stata la ricostruzione storica proposta da Cunegato, che ha insistito sulle responsabilità del regime fascista, sull’italianizzazione forzata delle popolazioni slave e sull’occupazione italiana della Jugoslavia. L’esponente di AVS ha sostenuto la necessità di collocare le violenze titine nel contesto storico precedente, negando di voler giustificare i massacri, ma contestando l’impostazione della legge.
Una posizione giudicata irricevibile da Fratelli d’Italia, secondo cui il riconoscimento delle responsabilità del fascismo non può diventare un argomento per attenuare la gravità delle persecuzioni, delle deportazioni e degli eccidi compiuti dal regime comunista jugoslavo nei confronti delle popolazioni italiane dell’Adriatico orientale. Nel confronto è emersa anche la questione di Norma Cossetto, la studentessa istriana dell’Università di Padova violentata e uccisa dai partigiani comunisti jugoslavi nel 1943, alla quale la nuova legge intitola un concorso regionale rivolto agli studenti. Una figura simbolica che Borgia ha difeso con particolare fermezza, contestando le perplessità avanzate dall’opposizione.
Ma è stato soprattutto l’attacco diretto al partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a far precipitare il confronto politico. Una scelta difficilmente riconducibile a una semplice divergenza sulla ricostruzione storica, che ha finito per spostare il dibattito dal ricordo delle vittime alla delegittimazione degli avversari. Non meno significativa è stata la posizione del Partito Democratico. Mentre AVS ha scelto il voto contrario, buona parte dei consiglieri dem ha preferito non partecipare alla votazione finale. Una scelta politicamente eloquente, che evidenzia le difficoltà del centrosinistra nel trovare una posizione condivisa su una tragedia nazionale riconosciuta dalla Repubblica italiana con l’istituzione del Giorno del Ricordo nel 2004.
Il risultato finale è stato comunque netto: 31 voti favorevoli, un solo contrario, quello di Cunegato, e otto consiglieri che non hanno partecipato al voto.
Al di là delle polemiche, l’approvazione rappresenta un risultato politico storico per Fratelli d’Italia, la nuova legge veneta attribuisce maggiore rilievo istituzionale al Giorno del Ricordo, prevedendo la partecipazione dei vertici della Regione alle commemorazioni ufficiali, una seduta solenne del Consiglio regionale o una seduta speciale della commissione competente in occasione del 10 febbraio, oltre a iniziative nelle scuole, viaggi nei luoghi della memoria, progetti culturali e al concorso intitolato a Norma Cossetto.
Del resto, il legame tra il Veneto e le terre dell’Adriatico orientale affonda le proprie radici in secoli di storia, cultura e tradizioni condivise. Dalla presenza della Serenissima nell’Istria e lungo la costa dalmata fino alla tragedia dell’esodo, la storia di quelle popolazioni costituisce una parte integrante della vicenda nazionale e dell’identità veneta.
«L’approvazione di questa legge, con un sostegno ampio e trasversale che va oltre il centrodestra, rappresenta un importante passo avanti per la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Spiace che una giornata così significativa sia stata segnata da una polemica e da parole gravi e irricevibili come quelle pronunciate da Cunegato. Ho avuto l’onore di presiedere questa seduta e ritengo inaccettabile che il confronto su una tragedia nazionale venga trasformato in un’occasione per delegittimare una forza politica democraticamente eletta. La memoria dovrebbe unire le istituzioni, non diventare ostaggio di vecchi pregiudizi ideologici», ha dichiarato il vicepresidente Rucco.
Resta però il dato politico di una giornata che ha mostrato, ancora una volta, le contraddizioni della sinistra sul tema delle foibe. Da una parte AVS, che arriva a definire neofascista il principale partito di governo durante una discussione dedicata alla memoria delle vittime del comunismo jugoslavo; dall’altra il Partito Democratico, che, anziché sostenere apertamente un provvedimento di carattere commemorativo, sceglie in larga parte di non partecipare al voto.
Due atteggiamenti differenti che finiscono per alimentare lo stesso interrogativo: perché, a oltre vent’anni dall’istituzione del Giorno del Ricordo, una parte della sinistra italiana continua a mostrare tanta difficoltà di fronte a una memoria che dovrebbe appartenere all’intera comunità nazionale?
Mentre Fratelli d’Italia porta a compimento una legge per rafforzare il ricordo delle vittime e trasmetterlo alle nuove generazioni, una parte dell’opposizione sembra ancora incapace di affrontare quella tragedia senza trasformarla in un regolamento di conti ideologico. Il Veneto, intanto, ha scelto. Nonostante la bagarre e gli attacchi, il Giorno del Ricordo e la memoria degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia trova finalmente un nuovo spazio nelle istituzioni.