I soliti compagni
Brasile, la carta della disperazione di Lula: il “reddito di cittadinanza” prima del voto. Ma la destra resta in testa
La generosità del presidente socialista si risveglia giusto in tempo per le urne: assegni aumentati, pagamenti anticipati e bonus a pioggia. Peccato che le intenzioni di voto abbiano già decretato la sua sconfitta
Esteri - di Alice Carrazza - 20 Ottobre 2026 alle 17:08
Prima gli assegni, poi le urne. In Brasile, a cinque giorni dal ballottaggio presidenziale del 25 ottobre, Luiz Inácio Lula da Silva decide di accelerare i pagamenti del Bolsa Família, il principale programma di assistenza sociale del Paese. Non solo: gli importi aumentano del 15,04%, passando da un minimo di 600 a 691 reais mensili, circa 122 euro. Una coincidenza di calendario particolarmente fortunata per il presidente uscente, che a 80 anni insegue un quarto mandato e deve recuperare lo svantaggio nei confronti di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.
Il governo ha disposto che i versamenti destinati a 19,3 milioni di famiglie, inizialmente distribuiti fino al 30 ottobre, siano completati entro mercoledì 21. La motivazione ufficiale è la necessità di prevenire le conseguenze di possibili emergenze climatiche legate a El Niño. Una premura che arriva giusto in tempo per consentire ai beneficiari di presentarsi alle urne con l’assegno già incassato.
Bolsonaro resta avanti: gli ultimi sondaggi
Dopo la sconfitta al primo turno, quando Bolsonaro ha conquistato il 47,03% contro il 45,16% del presidente uscente, Lula ha avviato una rincorsa che sembrava proibitiva e che ora sta rendendo la partita assai più incerta.
L’ultimo sondaggio Real Time Big Data, pubblicato il 20 ottobre, assegna a Flávio Bolsonaro il 52% dei voti validi contro il 48% di Lula. Un vantaggio che resta nei limiti del pareggio tecnico. AtlasIntel/Bloomberg registra il 51,1% per Bolsonaro e il 48,9% per Lula, mentre BTG/Nexus fotografa un confronto ancora più serrato: 50,3% contro 49,7%.
La destra resta dunque numericamente avanti, ma il presidente non sembra intenzionato a lasciare nulla di intentato. Tanto meno sul terreno che conosce meglio: la spesa sociale.
La memoria corta di Lula e gli assegni ritrovati
Il Bolsa Família raggiunge oltre 50 milioni di brasiliani. E soprattutto rappresenta un bacino elettorale decisivo: secondo Datafolha, il 61% dei beneficiari sostiene Lula, contro il 32% favorevole a Bolsonaro.
Colpisce allora quanto dichiarato dal presidente durante un’intervista a Globo, quando ha ammesso di «non sapere» che gli assegni non erano stati adeguati per quasi quattro anni. Un’amnesia quantomeno curiosa per il padre politico del programma, improvvisamente tornato al centro delle attenzioni governative proprio alla vigilia delle elezioni.
Soldi a pioggia
Ma gli assegni sono soltanto una voce di un’operazione assai più vasta. Secondo la Instituição Fiscal Independente, organismo collegato al Senato brasiliano, il pacchetto di misure economiche mobilita 298,4 miliardi di reais, circa 50 miliardi di euro.
Non si tratta interamente di spesa pubblica: 93,8 miliardi hanno un impatto diretto sui conti dello Stato, mentre 185,7 miliardi riguardano linee di credito rimborsabili. Una distinzione necessaria, che non ridimensiona la portata politica dell’intervento.
Il catalogo è generoso: esenzioni fiscali per i redditi fino a 5.000 reais, agevolazioni sui carburanti, sostegni per gas ed elettricità, rinegoziazione dei debiti familiari. Per circa 3,6 milioni di microimprenditori è stata annunciata la cancellazione di 12,6 miliardi di reais di debiti tributari. Previsti anche contributi fino a 5.000 reais per le piccole attività.
Nel frattempo, il Congresso ha promulgato la riforma che supera la settimana lavorativa di sei giorni, riducendo progressivamente l’orario massimo da 44 a 40 ore. Un provvedimento sostenuto anche da Bolsonaro. Lula promette inoltre trasporti pubblici gratuiti nei fine settimana e accarezza perfino l’idea di una piattaforma statale alternativa a Uber.
Il problema, naturalmente, arriverà dopo: secondo gli analisti, diverse misure rischiano di appesantire conti pubblici già sotto pressione e alcune devono ancora trovare adeguata copertura finanziaria.
Sinistra senza argomenti
C’è infine un particolare che rende la vicenda ancora più interessante. Nel 2022 fu proprio Jair Bolsonaro, allora presidente e candidato alla rielezione, ad anticipare gli assegni sociali prima del ballottaggio contro Lula.
Quattro anni dopo, il leader della sinistra brasiliana ricorre allo stesso espediente del suo storico avversario. Con un’ironia che la politica sudamericana difficilmente avrebbe potuto confezionare meglio.
Domenica si scoprirà se questa offensiva economica sarà bastata a ribaltare il risultato. Per il momento, una certezza c’è: Lula ha riscoperto la generosità del governo proprio quando il suo posto al governo ha cominciato a vacillare.