Sfida all'ultimo voto
Brasile, Bolsonaro jr manda in tilt la sinistra: supera Lula e va al ballottaggio da grande favorito
Flávio chiude il primo turno al 47,03% contro il 45,16% del presidente uscente. Il 25 ottobre il duello decisivo: la famiglia dell'ex presidente festeggia, il leader socialista invece insegue l’“onda blu” che scuote ancora l’America Latina
Esteri - di Alice Carrazza - 5 Ottobre 2026 alle 08:59
Il Brasile si è svegliato con una certezza e una domanda. La destra, che sondaggisti e commentatori avevano già frettolosamente archiviato, è tornata al centro della scena. Resta da capire se il 25 ottobre completerà l’opera. Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente, ha chiuso il primo turno davanti a Luiz Inácio Lula da Silva: 47,03% contro 45,16%, oltre 56 milioni di voti contro 53,8. Un margine stretto, ma sufficiente a ribaltare i pronostici e dare al voto brasiliano un peso che supera i confini, mentre l’America Latina continua a diventare, per così dire “sempre più blu”. Prima, però, ci sono tre settimane di battaglia ed è già caccia all’ultimo voto.
Lula doveva vincere, ora è costretto ad inseguire
Il risultato che pochi avevano previsto è arrivato dalle urne. Lula, ottant’anni e un quarto mandato nel mirino, doveva partire in vantaggio. È successo il contrario. L’erede di Jair Bolsonaro, spesso liquidato come versione più moderata e meno carismatica del padre, affronta il secondo turno da primo classificato e con un vantaggio politico non trascurabile: gran parte dei voti raccolti dagli altri candidati appartiene all’area di destra e centrodestra.
Il numero da ricordare è 22, quello di Bolsonaro sulla scheda. Per le prossime tre settimane sarà la cifra attorno alla quale proverà a riunirsi tutto il fronte anti-Lula.
L’onda non si ferma al Planalto
E il successo non riguarda soltanto Flávio. Tarcísio de Freitas, ex ministro delle Infrastrutture e uno dei nomi più forti della destra brasiliana, è stato confermato alla guida dello Stato di San Paolo; Cleitinho Azevedo, senatore conservatore diventato popolare per le sue battaglie anti-establishment, ha conquistato il governo di Minas Gerais; Michelle Bolsonaro, moglie di Jair ed ex “primeira-dama”, è stata eletta al Senato. La notte elettorale racconta quindi qualcosa di più di una rimonta personale: la destra brasiliana è viva, organizzata e competitiva anche fuori dal “jardim” della famiglia Bolsonaro.
Lula, da buon progressista, aveva trasformato il voto in una scelta «tra democrazia e barbarie». Flávio aveva risposto parlando di «lotta fra il bene e il male». I brasiliani, nel frattempo, guardavano a problemi molto più concreti: criminalità, costo della vita, conti pubblici, corruzione. Bolsonaro jr ha puntato lì: meno tasse e burocrazia, più spazio all’impresa, pene più dure e nuove carceri di massima sicurezza.
Cantanti contro calciatori
Poi c’è l’altra campagna elettorale, quella dei famosi. A sinistra sembrava di sfogliare il programma di un festival musicale: Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque, Anitta, Wagner Moura e persino Bad Bunny, entrato a suo modo nella macchina elettorale lulista.
A destra hanno risposto gli spogliatoi. Neymar, Thiago Silva, Lucas Paquetá, Romário. Cantanti contro calciatori, Bossa nova contro Seleção: mancava solo il Var. Flávio ha persino vestito la maglia verdeoro resa simbolo politico dal padre. Cafu, ex capitano della nazionale brasiliana campione del mondo nel 2002 e uno dei simboli del calcio, invece, ha scelto la neutralità: «Che il voto sia libero e cosciente e che l’impegno di tutti sia per ciò che sta in cima a qualsiasi disputa politica: il Brasile!».
Se vince Flávio, che succede al padre?
Dietro la festa resta però l’interrogativo. Flávio ha promesso la grazia al padre Jair Bolsonaro, condannato nel 2025 a 27 anni per il tentativo di sovvertire il risultato delle presidenziali del 2022.
E qui comincia una possibile storia nella storia. Se il figlio conquistasse il Planalto e liberasse il padre, chi sarebbe davvero il centro politico del nuovo Brasile? Flávio deve a Jair il cognome, la base elettorale e buona parte del proprio peso politico. Ma difficilmente un presidente accetterebbe senza tensioni di trasformarsi nel reggente di un padre più carismatico.
Il professor Feliciano Guimarães dell’Università di San Paolo lo ha riassunto così al corrispondente del The Telegraph: «Se riuscirà a far uscire suo padre dal carcere, allora il presidente del Brasile smetterà di essere Flávio Bolsonaro e diventerà automaticamente Jair Bolsonaro». E ancora: «È una tragedia familiare che abbiamo già visto molte volte in Shakespeare».
Trump, la Cina e il nuovo Brasile
Sul ballottaggio incombe anche il caro presidente Donald Trump. Flávio infatti guarda a Washington, promette cooperazione contro il narcotraffico, un accordo commerciale e partnership sulle terre rare. Una sua vittoria rafforzerebbe ulteriormente la rete delle destre che negli ultimi anni ha conquistato terreno in America Latina.
Ma governare sarà più complicato che fare campagna. I socialisti hanno già da tempo consegnato il Paese nelle mani di Pechino, ad oggi, loro principale partner commerciale. La stella nascente dovrà quindi tentare un equilibrio difficile: avvicinare Brasilia a Washington senza sacrificare gli interessi economici legati per lo più ai Brics.
Il 25 ottobre la partita vera
Per ora resta un fatto: la destra che doveva perdere è arrivata prima. Lula è ancora in corsa, ma stavolta parte dietro, più vecchio e affaticato. Dovrà allargare il proprio campo e impedire che i voti degli sconfitti confluiscano in massa sul numero 22.
Meno di due punti separano i due contendenti. Tre settimane decideranno chi guiderà il Paese più grande dell’America Latina. I pronostici sono già saltati una volta. Il 25 ottobre il Brasile decide se la sorpresa diventerà svolta.