Il caso dei medici di Ravenna
Cpr, Piantedosi: “Il Viminale rivedrà le regole sulle valutazioni sanitarie”. E avverte: “Se qualcuno ha usato il camice per fare militanza politica ne risponderà alla giustizia”
“Gli uffici del Viminale sono già al lavoro per rivedere le regole sulle valutazioni sanitarie concernenti l’ammissione ai Centri per il rimpatrio”: ad annunciarlo è il ministro Matteo Piantedosi, in una lettera al quotidiano “La Verità”. Il responsabile dell’Interno del Governo guidato da Giorgia Meloni fa sapere che “a breve ci sarà un risultato che dovrà reggere alla prova dei fatti e dei tribunali. Perché le vicende di Ravenna e alcune altre decisioni giudiziali ci impongono di considerare tutte le complessità della questione. Non esiste, infatti, solo la direttiva in discussione ma, secondo i più, anche una serie di obblighi di valutazioni che discendono da fonti primarie costituite dalle nostre leggi, dal diritto europeo e dalle convenzioni internazionali che l’Italia ha sottoscritto. Abolire semplicemente la visita preventiva, quindi, non può né deve abolire il presidio dei problemi di carattere sanitario che devono caratterizzare i luoghi di convivenza: né vogliamo farlo”, spiega Piantedosi dopo il caso emerso proprio grazie al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro sui medici di Ravenna contro i cpr.
Le priorità del governo Meloni
Perché c’è una questione che, per il Ministro, l’Esecutivo Meloni “considera centrale: lo Stato che decide il rimpatrio di uno straniero illegale e pericoloso per la sicurezza dei cittadini, e vuole farlo secondo le proprie leggi e le proprie determinazioni, deve poterlo eseguire senza ostruzionismi illegali da parte di nessuno”.
Solidarietà ai magistrati insultati per aver fatto il loro lavoro
Il responsabile del Viminale ricorda che “Non è accettabile che una procedura pensata per tutelare la salute delle persone diventi, nelle mani di pochi che non rispettano la propria missione professionale, uno strumento per vanificare le decisioni dello Stato. Men che meno se l’ispirazione è di carattere politico-ideologico e non scientifico-professionale. Se a Ravenna o altrove verrà accertato che qualcuno ha indossato il camice per fare militanza politica, anziché somministrare cure mediche, ne risponderà davanti alla giustizia. E colgo l’occasione per esprimere solidarietà a quei magistrati che sono stati insultati perché stanno lavorando alla verifica di questa ipotesi. Così come meritano rispetto i tanti medici del servizio pubblico, la quasi totalità, che ogni giorno fanno il loro dovere con serietà.
Visite non possono essere un modo per eludere la legge
Infine Piantedosi ricorda che “Stiamo cercando il modo giusto ed efficace affinché, anche alla luce dell’esperienza, le verifiche sanitarie e la tutela della salute delle persone possano svolgersi con puntualità ed affidabilità ma senza trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri. Anche perché, la rassicuro, vogliamo ulteriormente migliorare il sistema dei rimpatri degli stranieri irregolari e pericolosi che, voglio ricordare, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli che ci vengono frapposti, abbiamo già portato a numeri che non si sono mai registrati in precedenza”.