Legislatura finita (ancora)
Spagna, Pedro Sánchez si dimette e convoca le elezioni anticipate il 29 novembre
“Ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per convocare elezioni generali che si svolgeranno domenica 29 novembre” con queste parole Pedro Sanchez si è dimesso, ancora una volta, da capo del governo della Spagna. Per annunciare la sua decisione ha scelto la modalità della dichiarazione pubblica dalla sede ufficiale della Presidenza del Governo spagnolo e la residenza del Presidente del Consiglio
L’annuncio con una dichiarazione pubblica
Un’ora prima di presentarsi davanti alle telecamere il primo ministro ha annullato tutti gli altri impegni della giornata ha fatto sapere alla stampa e i cittadini spagnoli attraverso una nota di collegarsi alle 9 in diretta tv per un discorso pubblico dal Palazzo della Moncloa.
Fine settimana di incontri
La decisione giunge dopo numerosi incontri tenutisi nel fine settimana con i membri del suo governo e i leader socialisti per definire l’orientamento della legislatura. La spinta decisiva è arrivata venerdì, quando il Congresso ha bocciato due decreti elaborati dal governo in risposta alle proteste sociali seguite allo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal. Junts ha respinto i decreti alleandosi con il Pp e Vox, nonostante il governo avesse negoziato con i separatisti catalani. Tra le fila socialiste, la maggioranza ha da subito ritenuto che Sanchez dovesse sciogliere immediatamente il Parlamento e indire nuove elezioni al più presto. Scegliendo di faro oggi il decreto potrebbe essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello Stato già domani.
L’anticipazione dei media spagnoli, voto il 29 novembre
La stampa spagnola aveva anticipato nei giorni scorsi la mossa di Sanchez. “El Diario” ad esempio aveva citato fonti dell’esecutivo, secondo cui, in caso di via libera al voto, la data più probabile per il ritorno alle urne era il 29 novembre. E così ha fatto Sanchez
La bocciatura e la caduta sui provvedimenti sulla casa
I provvedimenti su cui il presidente iberico è caduto prevedevano tra l’altro la proroga delle tutele contro gli sfratti per gli inquilini vulnerabili e il rinnovo automatico dei contratti di affitto esistenti. Sono stati respinti rispettivamente con 178 voti contrari contro 172 favorevoli e 184 contro 166. Decisivo il no degli indipendentisti catalani di Junts. Sanchez è intervenuto a sorpresa in aula prima del voto, lanciando un ultimo monito agli oppositori: “Fate la cosa giusta, altrimenti la storia vi giudicherà prima di quanto crediate e con maggiore durezza di quanto immaginiate”.
Proseguono in Spagna le proteste
La sconfitta arriva mentre proseguono le proteste contro il caro-affitti e la crisi abitativa, con accampamenti in diverse città e manifestazioni fuori dal Parlamento, a Madrid. Il leader del Partito Popolare (Pp), Alberto Nunez Feijoo, ha accusato Sanchez di utilizzare la questione della casa per calcoli elettorali e gli ha chiesto di sciogliere le Cortes e convocare subito elezioni. Dal governo, il ministro per i Diritti sociali Pablo Bustinduy ha invece attaccato i deputati del Pp, di Vox e di Junts che hanno bocciato i decreti: “Hanno commesso un grave sbaglio e pagheranno questo errore politico alle urne”. Bustinduy ha assicurato che Sumar è “pronta a qualsiasi cosa” e si riunirà domenica per valutare il nuovo scenario.