Venti di sfratto
Caos casa, Sanchez sotto scacco: esplode la piazza. Spagna col fiato sospeso e governo in apnea. L’opposizione: fissi la data del voto
E tra proteste di massa e pressing politico, il primo ministro socialista nella morsa a tenaglia del "popolo delle chiavi" e dell'Aula dopo il no ai decreti sull'emergenza abitativa, si prende un weekend di pausa di riflessione...
Spagna nel caos, Sanchez nella bufera: per il governo del Paese l’autunno caldo su cui cala l’ombra delle elezioni anticipate è cominciato. E da un pezzo… Il castello di carte su cui Pedro Sánchez ha costruito la sua fragile sopravvivenza politica sta crollando sotto il peso della piazza e dell’Aula. La bocciatura parlamentare dei decreti sulla casa segna il punto di non ritorno per l’esecutivo socialista, ormai stritolato tra la protesta sociale esplosa nelle strade e l’evidente fallimento delle proprie ricette ideologiche.
Mobilitazione di massa in tutta la Spagna: decine di migliaia di persone in piazza per la casa
Stando al sindacato degli inquilini, nella capitale Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila. Sta di fatto che, solita querelle dei numeri a parte, decine di migliaia di persone sono scese in piazza ieri (3 ottobre, ndr) in tutta la Spagna – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare contro la crisi abitativa e chiedere uno sciopero generale sul tema della casa.
Le proteste esplose dopo il no del Congresso dei deputati ai decreti del governo Sánchez sulla casa
L’ingente mobilitazione delle ultime ore che, immancabilmente, ha registrato tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine in particolare a Valencia – dove cinque persone sono state arrestate e nove agenti di polizia sono rimasti feriti – descrivono un Paese in pieno stallo in cui la mobilitazione per l’emergenza abitativa che si è trasformata in un’ondata d’urto che ha attraversato oltre 50 città spagnole, è solo l’ultima spallata inferta al Sanchez e al suo governo.
Si sgretola il castello di carte di Sanchez: crolla sotto il peso della piazza e dell’Aula
Peso della piazza e peso dell’Aula, si diceva. Ebbene, della piazza abbiamo dato conto, doveroso collegare allora la mobilitazione all’Aula, perché è stata indetta dopo che il Congresso dei deputati ha respinto entrambi i decreti sulla casa approvati dal Consiglio dei ministri. Il primo testo è stato bocciato con 172 voti favorevoli e 178 contrari. Il secondo con 166 “sì” e 184 “no”. A votare contro sono stati il Partito Popolare (Pp), Vox, Uniti per la Catalogna (JxCat) e Unione del Popolo Navarro (Upn). Sul secondo decreto si sono aggiunti anche Partito Nazionalista Basco (Pnv) e Coalizione Canaria.
Il primo testo è caduto con 178 no e 172 sì. Il secondo è sprofondato a 184 contrari
Un doppio, clamoroso schiaffo al governo socialista, quello arrivato dalla bocciatura di entrambi i decreti sull’emergenza abitativa, spingendo il premier al passo d’addio. Una beffarda sorte per Sánchez che, come abbiamo scritto appena due giorni fa, “rischia di andare a casa proprio… sulla casa”. Decisivo in questa direzione l’asse di centrodestra con il Partito Popolare e Vox, a cui si è unito il “no” dei sette deputati degli indipendentisti catalani di Junts. Il primo testo è caduto con 178 no e 172 sì; il secondo è sprofondato a 184 contrari.
Le reazioni dell’opposizione: Sanchez fissi la data del voto
Le reazioni dell’opposizione non si sono fatte attendere. Il leader del PP, Alberto Núñez Feijóo, ha attaccato duramente il premier: «Questo temporeggiamento deve finire, Sánchez fissi la data del voto». Feijóo ha accusato il governo di mero calcolo elettorale per mascherare i recenti guai giudiziari, citando il caso di Maricarmen, l’87enne drammaticamente sfrattata a Madrid dopo settant’anni (e un canone d’affitto quintuplicato negli ultimi periodi). Gli ha fatto eco il capo di Vox, Santiago Abascal: «Prima si vota, meglio sarà», denunciando il nesso tra emergenza abitativa e pressione migratoria incontrollata.
Sanchez nella morsa a tenaglia della piazza e dell’Aula
Ma con le sollecitazioni che diventano pressioni che dalle aule istituzionali alle strade cittadine stringono in una morsa a tenaglia il governo socialista, Sánchez si prende un weekend di “pausa di riflessione” – stretto tra la frangia del Psoe che spinge per le urne immediate. E i tentativi della sinistra di compattarsi in un “Frente Amplio” – e la popolazione esplosa nelle piazze spagnole, da Madrid in giù e in su.
Il tentativo demagogico di Sánchez di blindare gli affitti si è trasformato nel suo boomerang politico definitivo. Con la piazza fuori controllo, Junts in rotta di collisione e i sondaggi che assegnano a PP e Vox una schiacciante maggioranza assoluta, il destino della Moncloa appare segnato. La data per le elezioni anticipate potrebbe arrivare a novembre…