Due decreti bocciati
Doppio schiaffo del parlamento spagnolo: Sánchez rischia di andare a casa. PP e Vox: “Elezioni subito”
Beffarda sorte per Pedro Sánchez: il premier spagnolo rischia di andare a casa proprio… sulla casa. Il Congresso spagnolo boccia infatti entrambi i decreti sull’emergenza abitativa e il primo ministro socialista si ritrova a valutare le elezioni anticipate. Decisivo, in questa occasione il no degli indipendentisti catalani di Junts, che si aggiunge a quelli annunciati dell’opposizione con Partito popolare e Vox. La stampa iberica ha già tracciato come data più probabile per il ritorno alle urne il 29 novembre, ma Sanchez si è preso il week end per consultarsi coi suoi ministri e prendere una decisione definitiva.
Feijóo: «Basta temporeggiare, Sánchez fissi la data»
«Questo temporeggiamento deve finire qui», attacca il leader del PP Alberto Núñez Feijóo chiedndo lo scioglimento del Parlamento e accusando Sánchez di usare l’emergenza abitativa per i propri calcoli elettorali. «Che le misure venissero approvate o respinte, era tutta una questione di calcolo elettorale», ha aggiunto il leader dei popolari spagnoli. Feijóo ha richiamato il caso di Maricarmen, l’87enne sfrattata dall’abitazione nel centro di Madrid dove viveva da settant’anni: misure che servivano ad aiutare il premier, anziché lei e gli altri cittadini in difficoltà.
«Nulla è stato dettato dagli interessi dei cittadini, tutto è stato concepito pensando ai sondaggi», ha aggiunto. Quindi l’affondo: «Se il primo ministro aveva bisogno di una narrazione per indire le elezioni e mascherare la corruzione, allora proceda pure». E la richiesta: «Ora fissi la data del voto».
Abascal: «Prima si vota, meglio sarà»
Anche Santiago Abascal chiede di tornare alle urne. Il leader di Vox, intervenuto prima della votazione, ha dichiarato che quanto prima saranno convocate le elezioni, «meglio sarà», chiedendo un voto «trasparente, libero e senza trucchi». Abascal ha accusato Sánchez di preparare un «complotto elettorale» e di cercare espedienti per restare al potere. Non è mancato un collegamento tra l’emergenza abitativa e la pressione migratoria. La tesi della destra spagnola? Il governo Sanchez ha utilizzato la questione della casa per distogliere l’attenzione dalla emergenza di Ceuta. «Negli ultimi cinque anni sono entrate in Spagna milioni di persone e non ci sono case, ospedali o lavoro per tutte queste persone», ha sottolineato il capo di Vox.
Junts affonda i decreti, vani gli appelli del governo
La cronaca di una fine annunciata è arrivata col primo decreto, respinto con 172 voti favorevoli e 178 contrari. I sette deputati di Junts erano determinanti, ma la formazione di Carles Puigdemont ha giudicato insufficienti le misure e chiesto una nuova proposta.
Non sono bastati gli appelli di Sánchez, che aveva invitato i parlamentari a «pensare al popolo», né quelli della ministra dell’Edilizia Isabel Rodríguez. La ministra ha ricordato agli indipendentisti che il 90% delle loro proposte era stato incluso nei testi. Ma non è bastato.
Il pacchetto prevedeva protezioni dagli sfratti fino al 2030, regole sugli affitti stagionali e brevi, un divieto di acquisti da parte di fondi speculativi fino al 2028 e proroghe dei contratti di locazione.
Il PSOE si divide sui tempi delle elezioni
A questo punto, secondo le fonti socialiste citate da El País ed elDiario.es, una parte del gruppo dirigente vorrebbe convocare subito le elezioni; un’altra preferirebbe attendere le manifestazioni sulla casa previste nel fine settimana.
L’eventuale annuncio potrebbe arrivare lunedì, prima della riunione dell’esecutivo del PSOE. La pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta ufficiale martedì porterebbe al voto nella data ipotizzata: il 29 novembre. Comunque vada, un dato è certo: Sánchez, che puntava a proseguire la legislatura fino al 2027, dovrà rivedere i suoi piani.