Elezioni piene di sorprese
Brasile, la deputata più votata è una trans: Erika Hilton ottiene quasi 1,6 milioni di voti
L'esponente dei socialisti fa il pieno di preferenze e le viene attribuito il record femminile alla Camera brasiliana. Sui social guarda già più in alto: “Futura presidenta”
Il Brasile va a destra, ma a sinistra evidentemente sono già cominciati i provini per il prossimo idolo. Dopotutto, Luiz Inácio Lula da Silva ha ottant’anni e non pochi capelli bianchi, nel partito si sarà pur pronti per un successore, no? Un nome, intanto, si è portato avanti: Erika Hilton, deputata trans del Psol, ha raccolto quasi 1,6 milioni di voti ed è diventata la più votata nella storia della Camera brasiliana, rigorosamente inserita nella classifica delle donne, un po’ come avveniva per le atlete trans prima che le federazioni facessero marcia indietro.
Tuttavia, è molto più di una semplice rielezione. Nel 2022 Hilton era entrata a Brasilia con 256.903 preferenze. Quattro anni dopo le ha moltiplicate per più di sei, arrivando a 1.596.472 voti. Numeri sufficienti per trasformare quella che fino a pochi anni fa era soprattutto un santino dell’attivismo Lgbt in uno dei personaggi elettoralmente più forti della sinistra brasiliana.

E infatti, mentre i socialisti festeggiano, Hilton guarda già molto più in alto. Sul suo profilo campeggia una definizione che non lascia grande spazio alla falsa modestia: “Futura presidenta”. Lula è avvisato.
Da 50mila voti a quasi 1,6 milioni
La scalata, almeno elettoralmente, è impressionante. Nata nel 1992 a Franco da Rocha e cresciuta nella periferia di San Paolo, Hilton ha alle spalle una storia personale difficile. Ha raccontato di essere stata cacciata di casa durante l’adolescenza e di essere stata costretta, per un periodo, a prostituirsi. Poi il ritorno agli studi, l’università e l’attivismo.
Nel 2015 si fa conoscere per una battaglia sul riconoscimento del nome sociale dopo che un’azienda di trasporti si era rifiutata di utilizzare quello femminile su un biglietto. La vicenda diventa una campagna pubblica e lei comincia a costruire il profilo che ancora oggi caratterizza la sua attività politica.
Nel 2020 arriva l’ingresso nel Consiglio comunale di San Paolo con 50.508 preferenze. Nel 2022 il salto alla Camera, dove diventa la prima transgender nera eletta deputata federale. Nel marzo di quest’anno è stata la prima persona transgender a presiedere la Commissione per la Difesa dei diritti delle donne. Ora il record nelle urne.
Il curriculum perfetto per un’icona progressista
Quanto all’agenda politica, difficile confondersi. Diritti Lgbt, transfemminismo, antirazzismo, battaglie sociali: Hilton occupa con una certa disinvoltura praticamente tutte le caselle più care alla sinistra woke contemporanea. In Parlamento è inoltre diventata una delle protagoniste della campagna per ridurre la settimana lavorativa a 40 ore distribuite su cinque giorni e superare il sistema “6×1”, sei giorni di lavoro e uno di riposo, battaglia sostenuta anche da Lula.

Poi c’è il personaggio. Eccessiva, appariscente, allergica ai toni felpati e al guardaroba ministeriale, Hilton rappresenta quasi tutto ciò che non ci si aspetta di trovare nelle file tradizionalmente ingessate della politica. A maggior ragione a sinistra, dove la rivoluzione spesso finisce per vestirsi in grigio. Lei, invece, no.
Eppure i numeri sono lì: quasi 1,6 milioni di voti. Se sarà davvero Erika Hilton l’ultima invenzione per rianimare i compagni brasiliani è presto per dirlo. Ma se il dopo-Lula comincia così, tanto vale preparare i popcorn.