Tutta la sinistra è paese
Altro che nuovo che avanza: da Bettini a Prodi, i coetanei del “giovane” Lula dettano la linea a sinistra. ‘Burattinai’ al lavoro sulle primarie del campo largo
Politica - di Giovanna Ianniello - 27 Ottobre 2026 alle 11:09
Accade sovente alla sinistra italiana di esultare per i successi degli altri in giro per il mondo e non per i propri, visti i risultati delle ultime tornate elettorali. E a fare i fans delle vittorie altrui, Schlein e compagni sono diventati dei veri e propri professionisti della materia. Allo stesso modo sono divenuti esperti il mainstreaming e il circuito mediatico che in queste occasioni si attiva puntualmente, come stavolta dopo la conferma in Brasile di Lula e la sconfitta in Serbia di Vucic. Tuttavia ogni volta appare sempre sorprendente la capacità di andare oltre lo scontato e di provare a imporre quella narrazione “che non ti aspetti”.
Azzardato paragone tra gli universitari in Serbia e dei maranza di Milano
Tentativo oggi, a leggere i giornali del ‘the day after’ in Italia ha toccato dei picchi unici nel suo genere. Colpi da maestro, degni del miglior fuoriclasse in campo: la stampa progressista e i politici d’opposizione, infatti, sono riusciti a spacciare Lula, 81enne al quarto mandato presidenziale come “il nuovo che avanza. Largo ai giovani che batteranno le destre e la Meloni” e a provare a intestarsi la vittoria degli universitari a Belgrado che pure alle elezioni si sono presentati come alternativa alla sinistra e alla destra e che davvero nulla hanno a che vedere con quei movimenti che dalla Francia all’Italia stanno devastando e saccheggiando le città.
Suggestioni che lasciano spazio alla compassione
Letture a tratti grottesche che più che suggestioni generano sentimenti compassionevoli ma che pure, incredibilmente, ben raccontano la realtà che quotidianamente vive la sinistra italiana e nel particolare il Partito democratico.
Perchè mentre la segretaria Schelin esulta e parla di ‘gggiovani’ a decidere le sorti del suo partito e a ragionale su metodo, nomi e futuro sono i soliti “Lula” del Pd, come dimostra l’intervista di oggi di Bettini al quotidiano la Repubblica.
Il giovane Bettini risponde al volto nuovo Franceschini: sulle primarie grandi manovre
Uno dei ‘padri nobili’ o ‘grandi burattinai’ dei dem, Goffredo Bettini, il nuovo che avanza a 73 anni ha infatti risposto a un altro volto fresco della politica e della sinistra, Dario Franceschini. Tema al centro della disputa tra quelli che per molti sono alcuni dei principali ‘manovratori’ del partito del Nazareno sono ovviamente le primarie del campo largo per scegliere chi proporre agli italiani per Palazzo Chigi come anti-Meloni.
Bettini, ispiratore dell’alleanza con il M5S e Conte, boccia la proposta dell’ex ministro della Cultura sulla corsa a due, spiegando che è « importante evitare il confronto a due. Primo perché renderebbe più radicale la contrapposizione, e poi perché resto convinto della necessità che, oltre alla sinistra, si organizzi un’area di democratici, liberali, socialisti e civici che non votano i partiti esistenti» e sottolinea che le primarie per la leadership «giunti a questo punto, sono inevitabili».
Bettini detta i tempi e decide il metodo, poi ‘si ricorda che esiste’ Elly Schlein
Ricorda che quello che «va evitato uno scontro distruttivo e vanno fatte presto, perché continuare questa fase di sospensione ci logora mentre Meloni e il centrodestra sono in pieno assetto di combattimento. Chi verrà scelto deve avere il tempo di conquistare i cuori degli elettori, trasformandosi da candidato di parte a candidato di tutta la coalizione», quindi bisogna sbrigarsi.
E per non dare proprio l’idea di un Pd che ignora la presenza e il ruolo di una segretaria in carica, la cita con simil rispetto quando il giornalista della Repubblica gli chiede cosa dovesse accadere in caso di vittoria di Giuseppe Conte: «Chiunque vinca dovrà rappresentare tutti. Conte ha saputo dirigere un governo di coalizione che ha salvato l’Italia. E il Pd, con la sua segreteria che lo ha risollevato, sarà comunque determinante e protagonista in qualsiasi scenario».
Tutta la sinistra è Paese: a Brasilia come a Roma comandano i Lula
Come finirà la disputa tra i ‘saggi burattinai’ e tra l’intellighenzia del Pd lo scopriremo nelle prossime settimane. Intanto il mainstream e il circo mediatico sono al lavoro,. E mentre la segretaria gondola i giovani coetanei di Lula del suo partito fanno politica vera. E nessuno è disposto a fare un passo di lato. Non vuole farlo Franceschini, non lo farà Bettini, non intende mettersi da parte Romano Prodi che oggi è in prima fila contro lo stabilicum e non pensa proprio a farlo Paolo Gentiloni, che rilascia interviste ai giornali un giorno sì e uno no. Ma del resto si sa come funziona: in Brasile come in Italia, tutta la “Sinistra è Paese”. Lula docet, Schlein è avvisata.