Il campione infortunato
Sinner torna per giocare tra i “Re” del tennis con un nuovo coach e un gran timore: “Il mio vero avversario è il corpo”
Torna, tra i “Re”, a fine anno. Con una grande novità: il coach. E un timore: le sue condizioni fisiche, il “corpo”, come Jannik Sinner definisce la sua macchina da tennis. Il campione italiano ha annunciato il ritorno in campo al Six Kings Slam, il torneo d’esibizione in programma a Riyadh, in Arabia Saudita che si svolgerà invece dal 27 al 30 dicembre 2026. Lo fa per soldi, certo, ma anche per testarsi, in attesa di prove più impegnative. L’azzurro non disputa una partita dalla finale di Wimbledon vinta contro Alexander Zverev a luglio.
Sinner e il nuovo coach che sostituisce Cahill
Sarà lo svedese Magnus Norman, da subito, il nuovo “super coach” di Jannik Sinner, al posto dell’australiano Darren Cahill che ha deciso di ritirarsi per stare con la famiglia. Lo scrive il prestigioso quotidiano inglese The Times, secondo cui l’ingresso di Norman nel team dell’azzurro è già stato concordato anche con Simone Vagnozzi. Ex numero 2 del mondo, vincitore degli Internazionali BNL d’Italia nel 2000, da allenatore ha avviato in Svezia l’accademia ‘Good to Great‘, dove per qualche tempo si è allenato anche il bulgaro Grigor Dimitrov. Dal 2013 al settembre 2020 ha lavorato con Stan Wawrinka. In quegli anni lo svizzero ha vinto i suoi unici tre major sempre battendo in finale il numero 1 del mondo: Rafa Nadal all’Australian Open 2014, Novak Djokovic al Roland Garros 2015 e allo US Open 2016. Si è inoltre qualificato per le ATP Finals dal 2013 al 2017, centrando tre semifinali consecutive (2013-15). A fine 2022 è poi tornato come coach dello svizzero, per la parte finale della carriera.
L’intervista a “Repubblica” e i timori per gli infortuni
“Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita”, spiega oggi Sinner in una intervista a Repubblica. Che cosa ha fatto nella pausa per infortunio? “Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti. Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. Poi parla della sua adolescenza da predestinato: “C’è un’età in cui lo sport ti dà la voce per essere ascoltato e diventa uno strumento per capire chi sei e crescere. Non puoi ancora essere grande nella società, in tanti altri settori ti viene rimproverato che non hai l’età giusta invece lo sport ti offre occasioni senza giudicarti o chiederti la carta d’identità. Guardate la stagione di Lamine Yamal, campione del mondo con la Spagna a 19 anni. Perché aver paura che troppa gioventù produca guasti? E se invece offrisse nuovi orizzonti e aiutasse a mettere in mostra qualità che ancora nessuno ha visto? Lasciateli giocare, i ragazzi. Kimi Antonelli ha esordito che non aveva ancora la patente e, a proposito, io quella per le moto sono finalmente riuscito a prenderla. Se uno si merita il successo non vedo problemi, così come hanno il diritto di stare in campo Messi e Cristiano Ronaldo, anche se non sono più teenager, senza dimenticare Djokovic”.
Il confronto con Carlos Alcaraz
Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per la rivalità con Carlos Alcaraz, diventata uno dei grandi temi del tennis contemporaneo. Due campioni profondamente diversi per caratteristiche tecniche e personalità, ma capaci di spingersi reciprocamente verso livelli sempre più elevati. «Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. Il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic».