In campo Cgil e Anpi
Prodi guida la carica del vecchio che avanza contro lo Stabilicum: ricorsi in 25 tribunali
Dalle urne alle carte bollate. Romano Prodi torna in campo e guida la carica dei 300 resistenti contro lo Stabilicum. Al suo fianco, nel fronte dei ricorsi contro la nuova legge elettorale, ci sono anche Anpi e la Cgil di Maurizio Landini. Una battaglia ideologica che si trasferisce così nei tribunali: una pioggia di 25 ricorsi depositati simultaneamente in altrettante sedi giudiziarie, con l’obiettivo di arrivare davanti alla Corte costituzionale prima delle elezioni del 2027.
A suonare la carica è l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete per un voto libero e uguale, che riunisce una trentina di associazioni della cosiddetta “società civile”, tutte appartenenti all’arcipelago della sinistra. Una mobilitazione in piena regola che è stata annunciata in un’affollata conferenza stampa nella sala Nassiriya del Senato.
Prodi capofila dei 300 ricorrenti contro lo Stabilicum
«I ricorrenti saranno oltre 300, il più illustre è Romano Prodi», ha annunciato Zaccaria, rivendicando il carattere eccezionale dell’iniziativa. «È una cosa senza precedenti».
Nel fronte anti-Stabilicum figurano sindaci, politici, parlamentari europei, professori universitari, rettori, giornalisti, scrittori ed ex magistrati. Tutti o quasi, neanche a dirlo, del “circoletto rosso”. Una mobilitazione partigiana di nome e di fatto, come emerge dell’adesione dell’Anpi e della Cgil.
«Avevamo detto che avremmo presentato i ricorsi, oggi abbiamo mantenuto la promessa», ha tuonato Zaccaria, definendo la legge «grave e pericolosa».
Zaccaria chiama a raccolta la società civile: «Ricreare lo spirito del referendum»
Il coordinatore della Rete non nasconde la dimensione politica dell’operazione. «La società civile raccoglie il bastoncino della staffetta da chi ha fatto opposizione parlamentare», ha spiegato, indicando l’obiettivo di «ricreare lo spirito del referendum». Insomma, Pd e Avs sono dietro le quinte di questa pioggia di iniziative.
Insomma, archiviata la battaglia nelle Camere, gli oppositori della riforma cercano ora una sponda giudiziaria. Con Prodi nelle vesti di ricorrente di punta e una vasta rete associativa pronta a contestare la legge sul piano costituzionale.
Ricorsi in 25 tribunali, l’obiettivo è arrivare alla Consulta
A illustrare i dettagli dell’iniziativa è stato Pietro Adami: gli atti sono stati depositati in 25 tribunali ordinari nelle città sede di Corte d’appello. E non finisce qui. Sono previsti ulteriori ricorsi riguardanti le minoranze linguistiche, tra cui la Valle d’Aosta, e le circoscrizioni elettorali all’estero.
La parola passa adesso ai giudici, chiamati a valutare se sussistano i presupposti per sottoporre le questioni di costituzionalità alla Consulta. Il deposito dei ricorsi, infatti, non determina automaticamente l’intervento della Corte Costituzionale.
Intanto, in vista del voto del 2027, la nuova legge elettorale finisce al centro di un’offensiva giudiziaria coordinata. Con Romano Prodi che torna protagonista della scena politica, questa volta a colpi di ricorsi. Da una parte lo Stabilicum, dall’altra il “vecchio” che avanza.