A macchia d'Islam
L’Arabia d’Europa: i maranza incendiano il continente da Marsiglia a Barcellona
L’Europa non è sotto assedio da eserciti stranieri, ma dalla violenza che esplode nelle sue città. Vetrine sfondate, negozi saccheggiati, barricate in fiamme, agenti aggrediti: da Marsiglia a Barcellona, fino alle piazze italiane, l’autunno 2026 mostra un continente attraversato da rabbia sociale e tensioni generazionali.
I numeri delle rivolte
In Francia i fermati sono 1.435, a Barcellona gli arrestati 128, in Italia 371 le persone accompagnate negli uffici di polizia nel weekend del 24 ottobre. Tra i 186 incarcerati dopo le violenze francesi del 17 ottobre, circa il 30% è straniero e il 22% è cittadino di un Paese del Maghreb. In Italia gli stranieri sono 69, molti i fermati figli di immigrati nordafricani. A Barcellona, fonti di polizia parlano di giovani anche di origine nordafricana, senza fornire cifre.
Dati non comparabili, che non misurano il peso delle seconde generazioni. Ma che riaprono una domanda: le primavere arabe sono diventate gli autunni d’Europa?
Dalle primavere agli autunni
Quindici anni fa si incendiavano le piazze del Nord Africa e del Medio Oriente, tra richieste di libertà, dignità e lavoro. Il paragone è provocatorio e le differenze restano nette: allora si protestava contro regimi autoritari, oggi dentro democrazie rappresentative.
Ma accanto ai manifestanti pacifici si muovono gruppi che usano la protesta per assaltare negozi e scontrarsi con la polizia. Così mobilitazioni nate per chiedere opportunità finiscono per colpire il tessuto economico delle città.
Marsiglia: quasi 500 negozi devastati
Secondo la Camera di commercio, citata da Le Figaro, dopo il 17 ottobre quasi 500 esercizi sono stati vandalizzati, molti saccheggiati. Anche le boutique di lusso.
In rue Paradis, Marc, commerciante da quarant’anni come la sua famiglia prima di lui, ha appeso un cartello: «Negozio chiuso fino a nuovo avviso».
Il presidente di CCI France, Alain Di Crescenzo, parla di una cinquantina di attività danneggiate dopo il 24 ottobre e di un crollo degli affari stimato intorno all’80% nelle zone coinvolte.
Francia: coprifuoco e giovanissimi
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato 1.435 fermi nel weekend, definendo sabato sostanzialmente sotto controllo. I coprifuoco restano e la sicurezza viene rafforzata.
Il profilo dei 186 incarcerati dopo il 17 ottobre: il 95% sono uomini, il 68% ha al massimo 25 anni, il 52% non ha precedenti. La maggioranza è francese. I dati non dicono quanti abbiano origini nordafricane. La crisi si intreccia con le proteste studentesche sull’accesso all’università, mentre Macron e il governo Lecornu cercano risposte.
Barcellona: 500 incappucciati
Il 24 ottobre circa 500 giovani si sono radunati in centro dopo appelli rilanciati su WhatsApp e Telegram, al grido di «Contro il sistema, istituti in lotta». La piazza è degenerata in assalti: telefoni, computer e scarpe portati via dai negozi. Il bilancio è di 128 arresti, 72 dei quali minorenni, 23 negozi vandalizzati e incendi. I Mossos d’Esquadra hanno usato reparti antisommossa e proiettili di foam.
Nessuna statistica ufficiale sull’origine dei partecipanti. Gli investigatori ipotizzano un effetto emulazione rispetto alla Francia, una regia comune non è dimostrata, ma non è neppure esclusa.
Italia: 371 accompagnati, 110 minorenni
Il bilancio del 24 ottobre della Pubblica sicurezza: 4.292 identificati, 371 accompagnati negli uffici, 110 minorenni, 69 stranieri, 9 arresti e 87 denunce. A Milano, su 167 accompagnati, 43 erano stranieri e 56 minorenni.
Le indagini sul Movimento 17 ottobre hanno portato a Youssef Siher, trentenne italiano di origini marocchine, indagato per istigazione a delinquere aggravata come presunto promotore di una pagina social. La sua posizione è al vaglio dei giudici e non prova ovviamente legami tra le violenze nei tre Paesi. Le analogie però balzano agli occhi.
La protesta corre sui social
Nel 2011 furono Facebook e Twitter. Oggi WhatsApp e Telegram: appelli lanciati in pochi minuti, fuori da partiti e sindacati. A Barcellona la polizia aveva previsto i disordini, ma la portata delle violenze ha superato ogni stima.
Il continente davanti al suo autunno
Il filo comune è evidente. Ma forse l’immagine più eloquente non è quella delle barricate in fiamme, ma di un commerciante di Marsiglia che, dopo quarant’anni, abbassa la saracinesca. Le primavere arabe promettevano un futuro diverso. Gli autunni europei chiedono come evitare che la rabbia diventi una crisi permanente di convivenza, sicurezza e fiducia democratica.