Fenomeno maranza
Altro che “italiani di seconda generazione”: ecco chi è Youssuf, il più giovane arrestato dopo gli scontri di Milano: ha 11 anni (video)
Le immagini, virali, lo ritraggono con volto coperto, vestito di scuro e con il passamontagna, e poi mentre esce da un negozio saccheggiato con abiti rubati e indossa la divisa dell'odio accanto a cestini dati alle fiamme. Con lui fermato anche un 16enne di origini marocchine
Fenomeno maranza: per capirlo dobbiamo ripartire da chi è Yussuf, l’11enne fermato dopo gli scontri di Milano, il più giovane. Lo abbiamo detto, scritto e letto più volte in questi giorni: la galassia antagonista scesa in piazza a Milano, Torino, Bologna, Roma, e pronta a seminare altra violenza, nuovo panico e stesso caos anche sabato prossimo, è una creatura dai molti volti, e da un solo credo: distruggere.
Quando poi veniamo a sapere che nell’esercito dei maranza artefici di fomentare e dare seguito a scontri e razzie svettano in prima fila ragazzini acerbi o adolescenti alle prima armi, o giù di lì, siamo chiamati a farci qualche domanda in più e, contestualmente, il governo nel rispondere non può che replicare con la fermezza annunciata, pur manifestando – come ha fatto la premier Meloni in un video di spiegazione delle nuove misure del governo contenute nel Dl sicurezza – sconcerto e preoccupazione.
Fenomeno maranza: ecco chi è Yussuf, l’11enne fermato dopo gli scontri di Milano
E allora, dopo le notizie e i video diventati virale, non possiamo fare a meno di chiederci: chi è davvero Yussuf, il ragazzino di 11 anni, fermato dopo gli scontri di Milano di sabato scorso? Certo, le cronache ce lo restituiscono nell’immagine di un bambino di appena 11 anni, residente nel quartiere Barona di Milano, identificato dai carabinieri direttamente tra i banchi di scuola della sua seconda media. Ma è anche il più giovane dei presunti “casseur” – per usare un francesismo che sembra quasi nobilitarne le gesta vandaliche – protagonisti del weekend di guerriglia urbana che ha devastato il centro milanese.
Non solo Yussuf: insieme a lui, identificato a scuola, un 16enne residente a Desio
I video virali lo ritraggono con volto coperto – vestito di scuro e con il passamontagna– e poi mentre esce da un negozio saccheggiato con abiti rubati e indossa la divisa dell’odio accanto a cestini dati alle fiamme. Un’immagine drammatica, impreziosita – si fa per dire – dalla presenza del compare sedicenne sorpreso ad esibire come un trofeo il cappello sottratto a un carabiniere. Ora, per Yussuf non scatteranno denunce penali: la legge lo dichiara non imputabile per la giovanissima età (tuttavia, nei suoi confronti potrebbe essere emessa una segnalazione alla procura dei minori e ai servizi sociali).
Non solo. Insieme a lui è stato identificato dai carabinieri a Desio, in provincia di Monza, un 16enne del Marocco, diventato virale sui social per aver rubato il cappellino di un ufficiale dell’Arma. Essendo sopra la soglia di impunibilità, nei suoi confronti invece vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio, furto e vilipendio alle Forze armate. Ma al di là dei profili legali e delle conseguenze penali, la loro storia chiama tutti in causa e fa esplodere, con la forza dei fatti, il nodo politico sul fallimento dell’integrazione: checché ne dicano la sinistra benpensante e la vulgata dei media che insistono a chiamarli “italiani di seconda generazione”.
Altro che “italiani di seconda generazione” e immigrati integrati…
E invece fatti e sguardi, denunce e devastazioni, racconterebbero un’altra storia: quella tra cui righe non si può e magari non si dovrebbe leggere. Una storia che parte dai numeri: quelli indicati dalla Questura all’indomani dei fermi dopo il weekend di terrore con Milano a ferro e fuoco. Dati che parlano chiaro: dei 271 soggetti portati negli uffici di polizia dopo gli scontri, ben 220 sono minori. E se gli stranieri dichiarati sono il 27%, la quota sfiora un spaventoso 50% se si contano proprio i figli di immigrati nati o cresciuti in Italia.
Tra le righe del “fenomeno maranza”, a partire dai numeri (e non solo) della Questura
Il fenomeno dei maranza, insomma, non è fattore da leggere apoditticamente e da interpretare in maniera unica. Il loro trend non è etichettabile banalmente come una estensione delle bravate giovanili. Né come espressione tout court di una forma di disagio sociale da perdonare: è, semmai, una versione veemente di una sottocultura eversiva e violenta che rifiuta l’identità nazionale del Paese che li ha accolti, e le più elementari regole della convivenza.
Eppure, a sinistra si finge ancora di non sentire. Si continua a ridisegnare i contorni di una realtà sociale riletta con la lente ipocritamente buonista che offusca la vista dei radical chic e dei loro seguiti social e elettorali. Gli stessi sempre pronti a rilanciare ricette ideologiche e scorciatoie giuridico-politiche come la cittadinanza facile o lo ius soli, scambiando la tutela dei diritti con la giustificazione di comportamenti criminali.
Yussuf e gli altri maranza: l’integrazione mancata non può essere un alibi per la violenza
Al contrario, però, la presenza di giovanissimi come Yussuf, impegnati nel saccheggio e nel vilipendio delle forze dell’ordine, dimostra invece il totale fallimento delle politiche permissiviste del centrosinistra e delle sue appendici radicali arrivando a spingersi oltre i limiti trasformando la pretesa di integrazione in un alibi per la violenza. (Sotto il video di un servizio del Tg1 che riassume per immagini dati e riflessioni su tutto quanto appena enucleato).