Allarme in corso
Scontri a Milano, il gip adombra il sospetto di una regia: in atto un progetto per destabilizzare l’ordine pubblico
Disposto il carcere per 4 dei 5 maggiorenni arrestati, uno ai domiciliari. L'allarme del magistrato: «Rischio altissimo di nuove violenze insurrezionali». Sotto indagine le chiamate social di "Movimento 17 ottobre": «I cortei usati come detonatore per scatenare l'odio antisociale»
Lo dice chiaramente in uno dei passaggi dell’ordinanza con cui il gip di Milano Fabrizio Filice ha convalidato l’arresto e disposto il carcere per alcuni degli arrestati protagonisti della guerriglia urbana di sabato scorso in Piazza Duomo: «II rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo, bastando considerare che il giorno successivo ai fatti, domenica 18 ottobre, si è creata una situazione analoga. E che già dal giorno successivo si sono diffuse nuove convocazioni via social (dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, sui quali, pure, sono in corso indagini) con le quali si invitano i giovani alla mobilitazione “permanente” e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale».
Ma non c’è solo l’allarme in quanto messo nero su bianco dal gip di Milano. C’è di più: perché il magistrato, nell’analisi della situazione, adombra il sospetto di «un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico» che sarebbe in atto. Ma procediamo con ordine.
Scontri a Milano, il sospetto del gip: «In atto un progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico»
«È evidente, dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, che è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, che conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani che, trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano a propria volta attori violenti e antisociali, agendo in totale contrasto con i valori della nostra Costituzione che, al contrario, delinea un assetto sociale e istituzionale imperniato sul ripudio della violenza e sulla libera dialettica degli attori politici secondo il metodo democratico», sostiene il gip di Milano nel provvedimento con cui convalida l’arresto in carcere per i due maggiorenni arrestati sabato per la guerriglia urbana in Piazza Duomo a Milano.
In corso le indagini sull’esistenza di una regia. I cortei? “Detonatori di violenza”
Come a dire: non un semplice “sfogo spontaneo”, né una fisiologica protesta di piazza contro il carovita. Dietro la furia distruttrice e le devastazioni che hanno messo a ferro e fuoco Milano lo scorso weekend ci sarebbe una regia insidiosa. Un meccanismo perverso in grado di sfruttare la propaganda digitale per attirare giovanissimi, maranza ed estremisti, trasformando la piazza in una polveriera pronta a esplodere. Tanto che, sempre il magistrato, aggiunge (e riporta Adnkronos): «Su quanto ci fosse di programmato in tale degenerazione sin dalla convocazione via social della protesta. E su se vi fosse una regia organizzativa dietro gli eventi, sono in corso indagini».
Ma, sottolinea anche: «È importante notare come la “creazione” di una situazione quale quella occorsa sabato 17 e domenica 18 ottobre, funga proprio da “detonatore esponenziale della violenza”». Una tentazione che impone come unica misura – a dire del giudice –: il carcere. Non essendo l’indagato capace di auto-contenersi di fronte ai propri istinti violenti.
L’allarme del gip di Milano sugli scontri: «Altissimo il rischio di una nuova guerriglia
Pertanto, l’allarme lanciato dal Tribunale di Milano è preoccupante anche in una prospettiva immediata: «Il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo», avverte non a caso il gip. Sottolineando come già all’indomani dei primi disordini siano partiti nuovi inviti social a mantenere «permanente la mobilitazione» con un profilo «decisamente violento e insurrezionale». Così, mentre le indagini proseguono per accertare fino a che punto la degenerazione fosse programmata a tavolino. E per individuare chi possa esserci a muovere i fili dell’organizzazione, la risposta delle istituzioni non può che essere inflessibile. E in questo senso, la linea del rigore politico e della fermezza giudiziaria rappresentano l’unica strada per difendere la sicurezza dei cittadini e arginare la deriva violenta, sempre sul punto di sfociare in guerriglia urbana.
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