Sconcerto e fermezza
Violenti in piazza, Giorgia Meloni: il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura (video)
«Le forze dell’ordine hanno fermato e arrestato 330 persone, la metà di origine straniera, nati all’estero o nati in Italia da famiglie straniere. Mi aspetto che i reati commessi vengano puniti con tempestività. E che tutte le norme a disposizione, comprese quelle dei recenti Decreti sicurezza, siano applicate con rigore. Ma c’è un dato – aggiunge la premier tra sgomento e preoccupazione – che dal mio punto di vista dovrebbe far riflettere tutti: il più piccolo tra i ragazzi identificati nei fatti di Milano avrebbe appena 11 anni. Undici anni, fa male e fa paura, e ci chiama tutti in causa».
Violenti in piazza, Meloni: «Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura»
E ancora: «Noi non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare. O che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro. Non possiamo accettare che qualcuno per convenienza politica o per farsi pubblicità, finisca per giustificarli», asserisce il presidente del Consiglio in un video sui social».
Parole che aprono a una riflessione profonda
Parole che aprono a una riflessione profonda e che arrivano come una sferzata improvvisa in giorni di sgomento e paura, disincanto e allarme. Parole che scuotono e richiamano alla responsabilità un’intera nazione. All’indomani delle devastazioni che hanno trasformato Milano e altre città italiane in un teatro di guerriglia urbana tra saccheggi e vetrine infrante, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene con un accorato e fermo messaggio video affidato ai social. E a fare da sfondo alle sue parole ci sono un bilancio d’impatto e una risposta tempestiva che garantisce l’intervento dello Stato.
Giovanissimi e maranza risucchiati dalla spirale dell’odio e del nichilismo social
Ma è sull’aspetto sociale e generazionale di questa deriva che l’intervento del premier diventa più sferzante, mettendo in luce la realtà drammatica di giovanissimi e maranza risucchiati dalla spirale dell’odio e del nichilismo social: «Chi c’era in quelle piazze? C’erano le frange antagoniste di sempre, quelle che a ogni corteo cercano lo scontro, però accanto a loro c’era qualcosa di nuovo: c’erano centinaia di giovanissimi, moltissimi di loro minorenni, arrivati in piccoli gruppi, convocati da un video sui social, ragazzi venuti in piazza per spaccare, rubare, filmarsi mentre lo fanno. È un fenomeno che dobbiamo affrontare con serietà anche per impedire che quelle immagini diventino un modello da imitare».
Scontri a Milano, Meloni: Devastare non è protesta, ma criminalità. E la risposta deve essere ferma»
Un monito diretto che suona come una chiamata alle responsabilità educative e un’accusa senza appello contro chi, a sinistra o nei salotti radical-chic, prova a strizzare l’occhio ai teppisti. Tanto che Giorgia Meloni e aggiunge e sottolinea: «Però voglio essere chiara: non c’è idea politica. Non c’è disagio sociale. E non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce. Dietro quella vetrina c’è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita. Ci sono i lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego; ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura. Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare», aggiunge in calce la premier, rilanciando: questo «non è protesta: è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma».
E alla fine il messaggio è netto e chiaro: nessuna tolleranza per il vandalismo spacciato per protesta. Ripristino della legalità. E pugno di ferro contro la cronicizzazione della violenza di piazza. (Di seguito il video con il messaggio di Giorgia Meloni postato sui suoi account social).