Sotto scacco dei violenti
Day after a Milano, i negozianti: abbiamo paura. E il quadrilatero della moda si barrica: chiudono Chanel e Hermès
Tutto sbarrato nel tempio del lusso, dove barricate di legno improvvisate a protezione delle vetrine e un silenzio spettrale raccontano il terrore di chi è stato travolto da violenze, razzie e saccheggi
Serrande abbassate a Milano, come in una città in lutto. E in effetti la vittima c’è: ed è quella colpita al cuore e ferita nei suoi gangli connettivali dalle piazze ai negozi. Cresce di ora in ora la preoccupazione per possibili nuovi disordini dopo le devastazioni del fine settimana: tutto sbarrato nel tempio del lusso, dove barricate di legno improvvisate a protezione delle vetrine, e un silenzio spettrale, sanno di paura più che di resa. Così, nella città del glamour e della produttività smart ed elegante, la minaccia dei violenti paralizza anche il quadrilatero della moda.
Milano ha paura, il quadrilatero della moda si barrica: chiudono Chanel, Hermès e Pomellato
In Via Manzoni è presente una camionetta della polizia. Mentre in Via Montenapoleone hanno chiuso diversi marchi, tra cui Chanel, Hermès e Pomellato. In Via Monti, Goyard ha affisso un cartello per informare la clientela che, «date le manifestazioni, rimarremo chiusi». Intanto, tra i negozi ancora aperti il clima è di angosciante attesa: i commercianti controllano chi ha abbassato le serrande e si confrontano su come regolarsi. L’incubo di nuovi raid ha costretto il cuore economico della città a piegarsi al ricatto della piazza violenta.
Dopo le devastazione del fine settimana, serrande abbassate, negozianti terrorizzati, centro spettrale
I roghi del fine settimana sono stati spenti, ma le cicatrici della devastazione lasciate dalla furia di maranza e antagonisti restano sull’asfalto. Si respirano nell’aria. Sono sotto gli occhi di residenti, passanti e turisti ancora traumatizzati: scheletri d’auto inceneriti. Cassonetti distrutti. E oltre un milione di euro di danni stimati. Uno scenario da film apocalittico che, a ragione, genera tra i commercianti in particolare un clima cupo, pesante. «Abbiamo paura, se parliamo questi ci riconoscono e tornano», sussurrano a microfoni spenti.
Il racconto dei negozianti con il terrore nella voce e negli occhi
Non solo. Da Via Torino a Corso Vittorio Emanuele, gli esercenti raccontano tra indignazione, lacrime e rabbia, ore di puro terrore. Raccontano di negozi trasformati in bunker per proteggere famiglie e turisti in fuga dal delirio dei “ragazzini incappucciati” che hanno saccheggiato e devastato senza pietà. Insomma, è evidente, oltre che lecito, che la situazione in centro, dopo le tensioni del weekend, resti tesa. Sono pochi quelli che accettano di parlare: «Non voglio espormi. Questi mi riconoscono e poi vengono qua…», dice qualcuno. E non è l’unico a ripeterlo: «Siamo sempre qui, tutti i giorni. Dicono che andranno avanti tutta la settimana»…
Milano ha paura: «Temiamo che ci riconoscano e vengano a cercarci»
E nel frattempo, le strade sono comunque affollate. Turisti e abitanti si susseguono, sguardi si incrociano, ma l’ansia nell’aria si taglia col coltello. C’è chi ha tenuto aperto sia il sabato sia la domenica e ha assistito a tutto. «Ho visto decine di ragazzini incappucciati correre per Via Torino. Abbiamo fatto entrare delle persone che scappavano e abbiamo abbassato la saracinesca. Saremo stati una quarantina in negozio ad aspettare», dicono gli addetti del negozio Just in Case, a poche decine di metri dal Duomo di Milano.
Quelle ore di delirio e violenza che ha colpito al cuore la città e il suo cuore pulsante
Ancora: «La situazione è diventata pericolosa subito, c’era un delirio. Sabato chiudere in fretta non è stato possibile, quindi un gruppo di ragazzi molto giovani è entrato, ha preso e distrutto». Frammenti di ore d’inferno e danni tutti da riparare, che rendono comprensibile l’ira di chi, oltre all’allerta, rilancia un appello alla fermezza: «Devono intervenire in maniera dura. Quelli che sono stati portati ieri in questura, e che poi dopo 15 ore sono usciti come se non fosse successo niente, oggi dovrebbero essere a riparare. E a fare 100 ore di lavoro a settimana nelle attività che hanno spaccato», incalza Arkady, proprietario di una panineria tra le vie centrali di Milano.
«I celerini sono degli eroi, chi ci difende è un eroe»
Quindi aggiunge: «Io ho una piccola attività commerciale: ieri ho fatto entrare i miei clienti mentre vedevo le famiglie e i turisti che scappavano. Ma questi sono un branco di vigliacchi. Non serve il termine maranza: sono sciacalli». Aggiungendo in calce: dietro le saracinesche e le vetrine «c’è gente che si alza tutte le mattine per tirare a campare», anche loro colpiti dal caro vita, «e che non c’entra nulla con quanto è successo ieri». Concludendo: «I celerini sono degli eroi, chi ci difende è un eroe… Puoi protestare e dire la tua in maniera civile, ma la tua libertà finisce quando rompi le pa**e».
Intanto il Movimento 17 ottobre alza la posta e annuncia nuove discese in piazza
E invece, in contemporanea, la propaganda social del sedicente Movimento 17 ottobre soffia sul fuoco dell’escalation. Con intollerabile arroganza, l’ultima sigla antagonista apparsa in piazza e sui social, lancia la «mobilitazione permanente ogni sabato» fino alla «caduta del governo». Sfoggiando video di “espropri proletari” dove il bottino dei saccheggi in centro viene regalato ai clochard a beneficio di camera. Una retorica criminale che capovolge la realtà, definendo i delinquenti «vittime» e le forze dell’ordine «oppressori».