Venezia e Venezi
Alla Fenice non c’è più “l’amica della Meloni”, ma si sciopera lo stesso. I sindacati vogliono l’aumento “cinese”
Ma non era tutta colpa di Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra accusata di essere fan, o “amica”, della Meloni? Non era lei l’unica preoccupazione sulla reputazione della Fenice di Venezia che a detta delle Rsu sarebbe stata “raccomandata” per la direzione del teatro veneto, non avendo il curriculum? A quanto pare, no. I sindacati sono di nuovo sul piede di guerra, nonostante il licenziamento della Venezi. Hanno annunciato uno sciopero del personale in occasione delle “prime” della stagione lirica (13 novembre) e della stagione sinfonica (28 novembre). Questione di prestigio, anche stavolta? Colpa della Meloni o della sua fan? No, questione di soldi, di Cina e di ritocchi chiesti e non ottenuti.
La Fenice, senza Venezi, sciopera per la diaria cinese
I sindacati indicano come motivi principali il permanere di criticità nella qualità delle relazioni sindacali e nell’organizzazione del lavoro, la mancata risposta a problematiche segnalate dal personale e la scarsa valorizzazione delle professionalità presenti nel teatro. Ma dietro le quinte sono in tanti a sostenere che il problema principale sia la trasferta in Cina. La Shanghai Grand Opera House ha aperto ufficialmente il 17 ottobre, sulla riva orientale del fiume Huangpu, e si prepara ad accogliere una stagione inaugurale aperta dal Teatro La Fenice con Tosca di Giacomo Puccini, in scena il 22 e il 24 ottobre.
Tra i temi contestati c’è anche il trattamento economico della trasferta. La diaria è rimasta ancorata alle cifre previste dal contratto nazionale, circa 40 euro al giorno, mentre orchestra, coro e tecnici chiedevano un’integrazione adeguata alla distanza da casa e alle condizioni particolari del soggiorno. La trattativa, riferiscono i lavoratori, non avrebbe portato a un accordo, anche per l’assenza di ulteriori risorse o sponsorizzazioni destinate a sostenere l’indennità. In vista, poi, ci sarebbe anche la new entry: il direttore amministrativo e commerciale della Fondazione, il trevigiano Andrea Erri, nonché direttore generale e del marketing, scadrà il 31 dicembre. Un avviso dei sindacati al governo?
“La mobilitazione – scrivono le Rsu – si rende necessaria a fronte del permanere di criticità che da tempo non trovano soluzione, con particolare riferimento alla qualità delle relazioni sindacali e dell’organizzazione del lavoro, alla mancata risposta a specifiche problematiche segnalate dalle lavoratrici e dai lavoratori e alla grave insufficiente valorizzazione delle professionalità presenti nel Teatro. La gestione della tournée di Shanghai – rilevano – ne è solo l’ultima dimostrazione. Alle richieste dei lavoratori la direzione ha risposto in modo insufficiente nonostante il contributo straordinario del Comune. Abbiamo ribadito la nostra critica per come è stata evidentemente preparata la proposta economica e a come non si è voluto trovare diverse sinergie e sponsorizzazioni per arrivare ad una indennità di trasferta almeno dignitosa”.