Strabismo tattico
Ranucci chi? Esalta la redazione che lo ha scaricato e s’intesta la scelta Rai della Di Pasquale a “Report”. Ce ne vuole…
Il solito vittimismo, il complottismo d'ordinanza e l'immancabile autocelebrazione: il giornalista rivendica la nomina della sua erede al trono del programma, a cui plaude la stessa "sua" redazione, e snobba le offerte Rai. Ma dimentica che la decisione è aziendale, e che a chiedergli il passo indietro sono stati proprio i suoi colleghi...
Dunque, ci siamo: dopo lunga e penosa malattia la Rai ha scelto Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi per la nuova conduzione “a due” di Report. Sigfrido Ranucci, però, non sembra intenzionato a lasciare all’azienda nemmeno la paternità della scelta. «Sarebbe stata la mia scelta», ha scritto sui social. Una rivendicazione singolare, visto che a decidere è stata proprio la Rai, che ha sciolto per la seconda volta in pochi giorni la prognosi sulla tormentata conduzione del programma – prima con la decisione su una co-conduzione affidata a Giulia Presutti e a Daniele Piervincenzi.
Poi, dopo il gran rifiuto della giornalista che ringrazia e declina l’invito, prontamente sostituita da Claudia Di Pasquale – tra agguati a giornalisti dissidenti (come Salvo Sottile aggredito a insulti e battutacce ieri nel cortile di Via Teulada) rispetto al fronte Sigfrido e alla linea Maginot della sua redazione. E al netto del solito vittimismo: «Voglio solo tornare a fare quello che ho sempre fatto, il lavoro per cui ho messo a rischio la mia incolumità e quella dei miei familiari, sacrificando giornate, notti e la mia stessa salute», lamenta tanto per tenersi in allenamento in un’intervista di oggi a QN.
Ranucci: la storia del “martire” tv che vince anche quando perde
Al netto del solito grido al complottismo: è (in atto, ndr) «un evidente tentativo di isolamento dopo avermi buttato fuori dalla trasmissione. Fa tutto parte di un unico disegno: la distruzione di chi viene considerato un avversario. Vorrebbero che entrassi in politica perché dà loro più fastidio che io faccia il conduttore di Report», rilancia sempre dal Quotidiano Nazionale. Ma anche della solita auto-celebrazione – rilanciata nella convinzione che, comunque vada, sarà un successo: a lui ascrivibile ça va sans dire – il conduttore deposto e ammaccato dall’inchiesta su Lavitola, torna a parlare. E lo fa dai suoi suoi social e nell’intervista citata, rispetto a cui, al termine di tanta copiosa lettura e visione, viene da chiedersi: “Ma Ranucci chi?”
E di sicuro cade sempre in piedi
Sì, perché quello che abbiamo capito in questi mesi di inchieste, dubbi, audizioni, interviste, dichiarazioni social e incontri teatrali, se c’è un’arte nella quale Sigfrido Ranucci “il trapezista” batte perfino le sue inchieste, è l’arte di cadere sempre in piedi. O meglio, di far credere che, comunque vada, il merito sia solo suo… E così non stupisce, ma non si può non notare che, quello che sta andando in scena dai social alla stampa del mainstream altro non è che l’ennesimo capitolo di un melodramma aziendale in cui il protagonista al centro della scena mediatica assume l’immancabile posa da martire della libertà e da alfiere della democrazia che, alla fine, conclude sempre con l’auto-incoronazione a regista occulto di ogni successo.
Ranucci “felice per Claudia Di Pasquale, sarebbe stata la mia scelta”. Peccato che l’abbia nominata la Rai…
Così, l’ultima puntata del romanzo ranucciano riguarda la conduzione di Report. La Rai affida il programma a Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi? Ed ecco puntuale il commento sui social dell’ex conduttore: «Proprio quello che volevo, sarebbe stata la mia scelta!». Di più. Meno male che l’azienda non l’ha ascoltato, scherza lui su Instagram, altrimenti non l’avrebbero nominata. E testualmente posta: «Felice per Claudia Di Pasquale, sarebbe stata la mia scelta in un normale dialogo con l’azienda. Però meno male che questo dialogo non è avvenuto perché se l’avessi consigliata io, probabilmente non l’avrebbero nominata. Non ci si improvvisa conduttori di Report. E Claudia è una grandissima professionista. Lascio Report in buone mani. Ora sono sicuramente più sereno»… E anche noi siamo tutti più tranquilli…
Ovazione di Ranucci alla redazione che gli ha chiesto un passo indietro: qualcosa non torna…
La realtà, però, racconterebbe altro. Ranucci dimentica – o preferisce omettere – che la stessa redazione di Report, compatta e con la «schiena dritta» – «spalle d’acciaio e schiena dritta che non si piega neppure di fronte all’arroganza e le miserie di chi si sente protetto dal potere», scrive letteralmente Ranucci su Facebook accanto a un articolo che riferisce dello scontro verbale avuto da Salvo Sottile con gli inviati di Report – nei giorni più caldi delle nomine degli eredi al trono della conduzione gli ha chiesto un “gentile” passo indietro per salvare il format ed evitare che il suo «resistere, resistere, resistere» facesse saltare il tavolo delle trattative. Ma tant’è: a cose fatte, via con gli applausi scroscianti e la commozione padronale.
A questo punto non viene da chiedersi: ma “Ranucci chi?”
E alla fine della fiera delle vanità e degli auto-incensamenti, tra lagna e propositi di battaglie legali, mentre festeggia le nomine che sbandiera come “sue”, Ranucci continua a rivendicare il ruolo dell’unico giornalista a cui pare concesso essere apertamente ostile verso la Tv pubblica che lo ha formato e lanciato. E non è un caso se, allora, intervistato da QN proprio oggi, il giornalista sfoggi il solito snobismo e una certa diffidenza verso le pantagrueliche opzioni alternative offerte dalla Rai. Tanto che alla domanda: «Accetterà una delle tre proposte?». La risposta è secca e a dir poco tranchant: «No, per adesso no». Motivando la battagliera resistenza evocando battaglie d’alto bordo, il copione è sempre lo stesso. Quello che porta in scena la narrazione di un eroe romantico contro il “potere”, logorato dalla vita e dal lavoro, mentre si mostra disposto a rivendicare anche la paternità del meteo…