Armiamoci e partite
Ranucci martire furibondo ricompatta il Campo largo: scatta il soccorso rosso dell’opposizione. Tutti, tranne uno: De Luca gela i cori sinistri
La sinistra si scaglia contro governo e Rai in difesa dell'ex conduttore di "Report" e De Luca innesca il "fuoco amico": il sindaco di Salerno sulla vicenda denuncia una "deriva narcisistica del giornalismo d'inchiesta"
Ci voleva Ranucci per compattare, almeno su una cosa, il Campo largo a pezzi. Di più: per distogliere gli elettori dalle grane e dai dissidi che dilaniano la coalizione che procede in ordine sparso su primarie e leadership del centrosinistra, woke e guerre (e non solo), e far scattare a orologeria il solito soccorso rosso pronto a far suonare le solite sirene e i soliti slogan.
Ranucci martire ricompatta il Campo largo
Così, tra il martirio ostentato e la stoccata ai colleghi, Sigfrido Ranucci incassa la sospensione da Report trasformando l’uscita di scena nel solito show. Da un lato fa la vittima evocando trame oscure e soluzioni indegne. Dall’altro attacca chi lo sostituirà sostenendo: «Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico. Il mio non è un addio: non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa. Lo farò per i miei figli e per i vostri – annuncia con enfasi epica il giornalista – perché mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso»…
Ranucci tra pianto greco, accuse e insulti agli eredi al trono di Report: dal campo largo scatta la difesa d’ufficio
Una reazione che ha subito mobilitato le truppe dell’opposizione, solerti a gridare al regime e a scagliarsi contro la Rai e il governo Meloni. Ebbene sì, udite udite, il campo largo che procede a “stop and go su tutto”, si ricompatta sul controverso caso del conduttore di Report su cui ieri la Rai ha sciolto la prognosi nell’aria da settimane: e all’istante, mettendo in scena un coro orchestrato che tra toni di indignazione e accenti che virano sugli acuti che sanno tanto di accuse e pseudo-insulti che fanno torto contemporaneamente a governo e intelligenza degli elettori. E via ad acuti e stecche che si affastellano in ore di recriminazioni e polemiche.
Il soccorso rosso del Campo largo a Ranucci: Elly dà il “la” al coro anti-governo
A dare il “la” Elly la “desaparecida”, che per il ritorno dalle ferie si fa intercettare dai radar rompendo il silenzio estivo con un attacco frontale all’esecutivo che ripertica il solito refrain: «La destra ha ottenuto esattamente il suo obiettivo. Purtroppo era già tutto scritto. TeleMeloni», ha proseguito la segretaria Pd, «non ha nemmeno aspettato che i magistrati facessero chiarezza, e questa credo che sia la migliore dimostrazione che l’obiettivo era uno solo da ben prima di questa vicenda giudiziaria: cioè far saltare Report».
Pausa prendi fiato, e via con l’assolo finale di Schlein che bolla la vicenda come l’ennesima ingerenza politica a cui il campo largo provvederà. E qui, in un crescendo di toni, annuncia solenne: «Mi viene da dire che questo è l’ultimo governo che mette becco sulla Rai, perché noi abbiamo già una proposta insieme alle altre opposizioni per liberare la Rai dalle interferenze politiche e dei partiti». Che detto dopo anni di lottizzazione della sinistra suona quanto meno stravagante…
Conte parla di “editto” bulgaro e la Floridia pure
Ma andiamo avanti, perché non mancano toni anche più drammatici… Come quelli rilanciati da Giuseppe Conte, per cui sulla sostituzione di Ranucci si è trattato di un vero e proprio abuso di potere: un «editto Meloni, perché è tutto governato da Palazzo Chigi». A questo punto non può che toccare alla senatrice contiana Barbara Floridia, ex presidente della commissione Vigilanza Rai, che da spalla del protagonista, tuona con accenti anche più gravi: «Queste modalità rappresentano un golpe. L’Italia ripiomba nei tempi bui dell’editto bulgaro di Berlusconi con quello che possiamo definire “Editto Meloni”»
Da Avs la solita litania…
Mentre per la coppia di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, la scelta aziendale rappresenta una punizione ingiustificata verso il giornalista, accusando la Rai di «punire quella che, fino a prova contraria, resta la vittima di un attentato». E alla fine della fiera delle vanità frustrate e degli slogan riciclati, si mostrano (quantomeno) tutti allineati e coperti nell’apologia del conduttore. Tutti tranne uno. Sì, perché a rompere l’armonia dell’ennesimo girotondo in difesa dell’informazione “tradita” ha pensato Vincenzo De Luca.
Tutti solerti e uniti, tranne uno: Vincenzo De Luca
Già: perché il sindaco di Salerno ha rispolverato il lanciafiamme messo in soffitta per un po’ e ha riaperto il fuoco contro la deriva del giornalismo d’inchiesta italiano, additando senza mezzi termini l’ostentazione personale e il narcisismo di chi usa la telecamera come clava. «Il problema è la deriva che ha assunto in Italia il giornalismo cosiddetto d’inchiesta, che tutto è tranne che giornalismo», ha sparato ad alzo zero l’ex governatore campano. «Il problema non è far emergere la verità – ha quindi proseguito –. Svolgere un’azione di critica al potere. «L’obiettivo – ha sottolineato De Luca – è quello di soddisfare il narcisismo dei conduttori, il carrierismo». E qui si aprirebbe ancora un altro file, ma è tempo di una pausa… teatrale anche quella.