Imprese e consumatori
Caro carburanti, Urso: allo studio del governo misure mirate per lavoratori e ceti meno abbienti. Ecco come si procede
Quanto al tema della mobilità, nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni auto sono salite di quasi il 10%. Si tratta di un segnale di vitalità che, come ha spiegato il ministro, è dovuto alla produzione: «Nei primi sei è cresciuta del 13,4%, circa 302.000 unità, quella delle sole autovetture del 26,1% a 167.367 unità»
Dal caro carburanti alla vertenza Electrolux, passando per il caso Ilva e fino alla produttività italiana nell’automotive, il ministro del Mimit Adolfo Urso in un’intervista con Il Giornale analizza prospettive e problemi dei dossier sul tavolo dell’esecutivo. E partendo dal tema del caro carburanti allo studio del governo Meloni spiega che ci sono «misure selettive, innanzitutto a beneficio di chi si sposta per lavoro e dei ceti meno abbienti. Oltre alla filiera dell’autotrasporto che abbiamo preservato con il credito di imposta, limitando così l’impatto inflattivo». Per poi aggiungere che «la crescita della fiducia di consumatori e imprese anche in agosto conferma che siamo sulla strada giusta».
Quanto al tema della mobilità, nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni auto sono salite di quasi il 10%. Si tratta di un segnale di vitalità che, come ha spiegato Urso, è dovuto alla produzione: «Nei primi sei è cresciuta del 13,4%, circa 302.000 unità, quella delle sole autovetture del 26,1% a 167.367 unità. Mentre in Germania e in altri Paesi annunciano la chiusura di stabilimenti e il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori». Poi ha sottolineato che «ora dobbiamo completare la revisione delle regole europee, imponendo il principio della neutralità tecnologica e del Made in Europe. A livello nazionale è in funzione il piano automotive con contratti di sviluppo adeguati alla taglia delle PMI per sostenere il rilancio della componentistica».
Urso: «Contro il caro carburanti il governo Meloni sceglie misure selettive»
Il ministro ha fatto presente che per il settore dell’automotive l’arrivo di un produttore cinese non è tramontato: «Ovviamente per produrre e non per assemblare. Siamo sempre stati chiari, sin dai MOU siglati nel 2024: in Italia porte aperte a chi utilizza la nostra componentistica». Sul Dossier Ilva, invece, la situazione è diversa: «La valutazione spetta ai commissari straordinari e i criteri sono noti: continuità produttiva, tenuta occupazionale, decarbonizzazione del sito. Allo stato attuale vi sono due proposte vincolanti, a cui si sono aggiunte due manifestazioni di interesse, tra cui quella presentata da Federacciai con 14 aziende: un altro segnale importante della rinnovata vitalità delle nostre imprese siderurgiche. Peraltro confermata dalla crescita produttiva: a giugno +6,1% su base annuale. E, sempre riguardo al comparto, spero si concludano positivamente anche l’acquisizione di Sanac e della piemontese CNL da parte di aziende italiane».
Quanto alla costruzione dei data center, come ha evidenziato Urso, non esiste un potenziale conflitto tra gli strumenti normativi straordinari pensati dal governo e le leggi regionali già varate. Anzi, c’è una «piena e leale collaborazione con tutte le Regioni. Le procedure nazionali che hanno riguardato data center in Lombardia corrispondono appieno ai criteri della nuova legge regionale: riuso delle aree dismesse e contenimento del consumo di suolo, energia da fonti rinnovabili e tutela della risorsa idrica».
Le modifiche degli Ets e la vertenza Electrolux
A proposito della modifica del meccanismo europeo degli Ets, il ministro delle Imprese ha spiegato che «abbiamo raggiunto una minoranza di blocco e non abbiamo alcuna intenzione di mollare, con noi ci sono Polonia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. La revisione deve essere sostanziale, per recuperare competitività nella sfida globale: una revisione radicale dei parametri con cui si assegnano le quote gratuite, un orizzonte più realistico rispetto al 2039 e al 2034 per i settori coperti dal CBAM, una riflessione seria sull’ETS2 prima del 2028. Non ci accontenteremo di mezze misure».
Infine, sulla vertenza Electrolux, il titolare del dicastero ha specificato che «in sei anni in Europa sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore. Per questo abbiamo aperto il fronte europeo, con un “non paper” sottoscritto anche da Germania, Francia e Polonia che chiede alla Commissione di riconoscere anche l’elettrodomestico come comparto. Mentre all’azienda abbiamo chiesto un piano di rilancio che salvaguardi gli stabilimenti e tuteli i lavoratori».