Attentato a Ranucci, Tavares parla al Tg1 dal Camerun: «Conosco alcuni degli arrestati. Tornerò in Italia»
«Non sono latitante, sono sicuro che sarò un uomo libero». I legali degli arrestati: «Avevano rapporti solo con lui».
«Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato, ma della bomba non parlo». Gomes Clesio Tavares, factotum e socio di Valter Lavitola, indagato nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, rompe il silenzio in un’intervista al Tg1 dal Camerun e annuncia il ritorno in Italia.
«Non è oggi, non è domani, ma di sicuro è a breve. Con il mio legale stiamo decidendo la data: io torno, questa è una certezza», ha detto nell’edizione delle 20 di giovedì 27 agosto.
Tavares: «Non sono latitante»
Tavares nega di essere in fuga: «Ufficialmente non mi sto nascondendo, soprattutto non sono latitante». Poi aggiunge: «Se volessi essere latitante vado in Russia, là ho qualcuno che mi può accogliere».
Si dice inoltre certo di poter dimostrare la propria estraneità: «Sono sicuro che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente in tante cose».
Sui rapporti con gli arrestati ammette: «Non ho mai negato di conoscere qualcuno tra di loro», mentre evita di entrare nel merito della bomba.
Quanto a Valter Lavitola, lo definisce suo socio ma prende le distanze dalle sue dichiarazioni: «Ognuno è responsabile di quello che fa e quello che dice». Poi gli manda un messaggio: «Fatti forza ed esci dalla galera».
Interpellato su una foto che lo ritrae con Ranucci, Tavares sostiene di non averlo mai conosciuto: «Se l’ho incontrato sarà stato al ristorante Cefalù».
I legali degli arrestati: «Rapporti solo con Tavares»
Nelle stesse ore sono emersi nuovi elementi dagli interrogatori a Rebibbia. Gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri hanno riferito che i loro assistiti avrebbero confermato di avere avuto rapporti soltanto con Tavares e di non conoscere né Ranucci né Lavitola.
«I nostri assistiti hanno confermato, come da ordinanza di custodia cautelare, di avere avuto il mandato per l’attentato e rapporti solo con Gomes Tavares», ha dichiarato Pagliarulo.
Secondo quanto riferito dai difensori, il «perimetro del mandato» riguarderebbe la richiesta attribuita a Tavares di collocare l’ordigno sotto casa di Ranucci, a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia, ma non i colpi di pistola.
Gli arrestati avrebbero inoltre sostenuto di non avere voluto fare del male a nessuno. Dichiarazioni e contestazioni che restano ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il quadro che emerge vede dunque Tavares ammettere i rapporti con alcuni degli arrestati ma negare il proprio coinvolgimento, mentre questi ultimi, attraverso i loro legali, indicano proprio lui come unico loro referente. L’indagato assicura che tornerà presto in Italia per confrontarsi con i magistrati.