Disastro M5S- Pd
Sardegna, l’isola dell’immobilismo: il fallimento del “modello” Todde tra trasporti fantasma e caos rinnovabili
Doveva essere il vento del cambiamento, si sta rivelando una bonaccia amministrativa che rischia di lasciare la regione isolata
Doveva essere il vento del cambiamento, si sta rivelando una bonaccia amministrativa che rischia di lasciare la Sardegna isolata e al buio. A poco più di due anni dall’insediamento della giunta di Alessandra Todde, le promesse elettorali del campo largo si infrangono contro la dura realtà di un’isola paralizzata. Un binario morto dove l’ideologia barricadera del Movimento 5 Stelle e l’inefficienza del Partito Democratico stanno producendo un doppio capolavoro di incompetenza: il disastro mai risolto dei trasporti e lo stallo totale sulla transizione energetica.
Il dossier sulle rinnovabili
Il dossier rinnovabili si è ormai trasformato nel simbolo del fallimento della governatrice. La strategia di Todde, tutta incentrata su moratorie ideologiche e scontri frontali con il governo centrale, ha incassato durissime batoste. I continui stop della Corte Costituzionale – che ha smontato i tentativi di blocco selvaggio e generalizzato delle autorizzazioni – hanno gettato la Regione, i comuni e le imprese nella più totale incertezza normativa. La Sardegna si conferma la regione peggiore d’Italia sulla capacità rinnovabile installata, accumulando un passivo pesante rispetto agli obiettivi. Dietro la retorica della difesa contro la «speculazione selvaggia», la giunta ha partorito solo caos: gli uffici tecnici comunali sono nel pallone, gli investitori scappano e i cittadini sardi continuano a pagare le bollette più care d’Italia. Un teatrino politico in cui Todde attacca Roma per coprire le proprie colpe, mentre l’opposizione e persino i movimenti ambientalisti locali la accusano di aver lasciato aperti enormi varchi normativi che non tutelano affatto il territorio.
Lo scontro con Ryanair
Ma se l’energia è al palo, i trasporti sono già deragliati. La continuità territoriale aerea e marittima è ridotta a un miraggio, aggravata dal recente, durissimo scontro frontale con Ryanair. La compagnia low cost più importante d’Europa ha criticato aspramente le “mezze misure” della giunta sarda sulla connettività, mettendo sul tavolo un aut-aut chiaro: la rimozione permanente dell’addizionale municipale in cambio di nuovi aeromobili basati nell’isola, rotte internazionali e quasi mille posti di lavoro. Di fronte a questa opportunità di sviluppo economico – già colta con successo da regioni come la Sicilia, la Calabria o il Friuli Venezia-Giulia – la risposta di Alessandra Todde si è limitata alla solita, logora retorica populista: «Una Regione non si fa ricattare dai vettori», ha tuonato la governatrice, bollando le promesse occupazionali della compagnia aerea come millanterie.
I voli saranno tagliati
Un arroccamento ideologico che le opposizioni di centrodestra hanno demolito, accusando la giunta di totale cecità strategica. Mentre Todde gioca a fare la paladina d’altri tempi contro i colossi dei cieli, il risultato concreto per l’isola è drammatico: Ryanair ha già annunciato un taglio dei voli e della capacità complessiva negli scali di Alghero e Olbia per la prossima stagione, infliggendo un colpo mortale alle politiche di destagionalizzazione turistica dell’isola. Un latro insuccesso targato Todde.