Prime defezioni
Ranucci, il muro di protezione dem comincia a cedere. Zanda: lasci Report. E l’ex senatore Pd Esposito piccona su social e tv
Se anche i dem cominciano a prendere le distanze, vuol dire proprio che il castello di carte costruito attorno Sigfrido Ranucci, considerato dalla sinistra una sorta di “cavaliere senza macchia” del giornalismo d’inchiesta, e al celebre «metodo Report», sta crollando. E questa volta le picconate più forti arrivano proprio dalla casa dem. Già nei giorni scorsi a rompere quello fino a poco fa considerato un tabù inviolabile aveva provveduto l’autorevole senatore del Pd, Luigi Zanda, dichiarando apertamente in un’intervista a L’altravoce–il Quotidiano nazionale, che il giornalista «dovrebbe lasciare la conduzione per il bene suo e della Rai».
Se anche i dem cominciano a prendere le distanze da Ranucci
Aggiungendo in calce l’amletico dubbio su quanto possa essere inopportuno restare al proprio posto dopo aver scoperto che il presunto mandante del proprio attentato fosse un amico stretto e abitualmente frequentato. Queste le parole esatte del senatore Pd, rilanciate anche dall’Adnkronos: Sigfrido «non può non sentire disagio per una vicenda che lo ha visto oggetto di un attentato dinamitardo del quale ha appreso che il mandante era un suo amico e, pare un amico anche stretto, che frequentava spesso». Chiosando quindi: pertanto, «nell’interesse sia suo che della Rai» dovrebbe essere «destinato a un diverso incarico di uguale rango».
Zanda: Sigfrido «dovrebbe lasciare Report per il bene suo e della Rai»
Una presa di distanze netta, per quanto calibrata in punta di forchetta, che fa eco alle pesantissime denunce lanciate a raffica in questi giorni su tv e social dall’ex senatore Pd Stefano Esposito, a suo dire vittima diretta del fatidico “metodo Report” – o “metodo Ranucci” che dir si voglia – nel 2019, Esposito continua da tempo, e rilancia con veemenza proprio in questi giorni, ad accusare la trasmissione di aver montato un’inchiesta basata su illazioni, atti coperti da segreto, e interviste manipolate ad arte per gettare ombre sul suo conto. Un’indagine che sarebbe finita poi nel nulla con un’archiviazione totale, a cui però Report non avrebbe mai concesso alcun servizio riparatore.
L’ex senatore Pd Esposito continua a picconare Report in tv e sui social
Ma non è ancora tutto. Perché a coronare un quadro sempre più imbarazzante arrivano le sconcertanti intercettazioni pubblicate dal Corriere della Sera, che ricostruiscono i colloqui fiume tra il conduttore Rai e Valter Lavitola. Telefonate di un anno fa in cui, a detta della ricostruzione del quotidiano di Via Solferino, il faccendiere romano si sarebbe vantato con un interlocutore di essere riuscito quasi a convincere «il giornalista più potente e vicino ai giudici a candidarsi» in politica, sfruttando il forte ascendente sul conduttore.
Quelle telefonate di un anno fa tra Lavitola e Ranucci che scuotono il muro di protezione intorno al giornalista
Ma non solo: di fronte alle perquisizioni, Lavitola rivela di essersi confidato per due ore al telefono con Ranucci, trovando in lui una difesa strenua e rassicurazioni sui magistrati e ribadendo poi successivamente, prima dell’arresto: «È vicino ai giudici, spero che continui a difendermi». Scrive il Corriere: «Il lessico un po’ ruffiano della comunicazione digitale di Valter Lavitola aveva aperto una breccia nella quotidianità di Sigfrido Ranucci. Così il conduttore Rai insisteva nel “tutelarlo”, anche in seguito all’arresto dei quattro esecutori materiali del blitz. Nell’incontro di fronte al procuratore capo Franco Lo Voi, interpellato su possibili moventi, insiste: indagate sulla camorra (“ma cercassero quel Corrado”, diceva a Lavitola)».
Insomma, fra le denunce di un “manipolatorio uso delle inchieste”, e le dinamiche di sponda di un’amicizia che sta rivelando tratti al vaglio della magistratura, la narrazione del giornalismo d’assalto modello Report, “puro e incorruttibile”, mostra drammaticamente il fianco. Ma per Ranucci e per la narrazione di sinistra della “stampa d’inchiesta libera e imparziale”, la resa dei conti sempre essere a un passo…
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