Nuovi dettagli
Ritrovato l’ultimo beffardo “pizzino” di Jeffrey Epstein: “Non avete nulla contro di me”
Sette anni dopo la morte del finanziere americano, un giudice rende pubblica una presunta nota d’addio ritrovata in carcere. Dove si legge: “Sono saltate fuori accuse di 15 anni fa”
La presunta lettera d’addio di Jeffrey Epstein è uscita dagli archivi giudiziari americani mercoledì, a sette anni di distanza dalla morte del finanziere pedofilo trovato senza vita nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan. Poche righe, scritte a mano su un foglio giallo strappato da un blocco note, bastano a riaccendere nuovamente l’interesse pubblico su una delle vicende più controverse degli ultimi decenni negli Stati Uniti.
Cosa ha scritto Epstein
“Mi hanno indagato per mesi – NON HANNO TROVATO NULLA!!!”, si legge nel messaggio. Poi: “Così sono saltate fuori accuse di 15 anni fa. È un privilegio poter scegliere il momento del proprio addio”. E ancora: “Che volete che faccia – scoppi a piangere!!”. L’ultima frase, interamente in maiuscolo, è quella che più ha colpito investigatori e osservatori: “NESSUN DIVERTIMENTO”, seguita da “NON NE VALE LA PENA!!”.
Il documento rimasto segreto
La nota è stata resa pubblica dal giudice federale Kenneth Karas dopo una richiesta del New York Times. Era rimasta sigillata nell’ambito del procedimento riguardante Nicholas Tartaglione, ex poliziotto e compagno di cella di Epstein, condannato a quattro ergastoli consecutivi per un quadruplo omicidio.
Secondo Tartaglione, il foglio sarebbe stato scoperto nascosto dentro un romanzo a fumetti dopo un precedente tentato suicidio di Epstein, avvenuto settimane prima della sua morte ufficiale nel luglio 2019. “Ho aperto il libro per leggere e il messaggio era lì”, ha dichiarato alla testata Usa.
L’autenticità completa della lettera non è stata certificata. Tuttavia, alcune espressioni contenute nel testo — “scoppi a piangere” e “nessun divertimento” — comparivano anche in altre email attribuite a Epstein e successivamente diffuse dal Dipartimento di Giustizia americano.
Una morte che continua a dividere
La versione ufficiale resta quella del suicidio. Il medico legale di New York classificò la morte come impiccagione autoindotta mentre Epstein attendeva il processo per traffico sessuale di minori. Ma il caso non ha mai smesso di alimentare dubbi di omicidio o addirittura di una fuga, soprattutto per il peso delle relazioni costruite dal finanziere negli ambienti dell’alta finanza, della politica internazionale e dell’élite globale.
Epstein frequentava dirigenti finanziari, accademici, imprenditori e uomini delle istituzioni tra Stati Uniti, Regno Unito e Medio Oriente. Le sue reti di relazione, emerse progressivamente nei documenti processuali e nelle testimonianze civili, hanno trasformato il procedimento penale in una crisi reputazionale permanente per numerosi personaggi pubblici, compreso lo stesso presidente Donald Trump.
Come ricostruito dal The Telegraph nell’agosto 2025, Mark Epstein, fratello del finanziere, ha dichiarato di ritenere possibile che Jeffrey non si sia suicidato. Insieme a lui, anche il maggiordomo diceva che l’uomo in questione “amava troppo la vita” per togliersela e che fosse convinto di poter ottenere la libertà su cauzione.
Le ricadute politiche
Le conseguenze del caso restano. E continuano a produrre, quasi ormai giornalmente, effetti su entrambe le sponde dell’Atlantico. Negli Stati Uniti, Howard Lutnick è comparso mercoledì davanti a una commissione della Camera dei Rappresentanti che indaga sui rapporti con Epstein. Dopo aver sostenuto in passato di aver interrotto i contatti nel 2005, ha ammesso che la sua famiglia visitò la tanto discussa isola privata del sessantaseienne nel 2012.
Nel Regno Unito poi, la vicenda investe direttamente sia la monarchia che il governo laburista guidato da Keir Starmer — ormai a un passo dalla debacle elettorale. Il principe Andrea, già travolto dalle accuse di Virginia Giuffre, avrebbe raggiunto nel 2022 un accordo civile da circa 12 milioni di sterline senza ammettere responsabilità. Anche Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington, è finito sotto la gogna mediatica e parlamentare dopo l’emersione di nuovi dettagli sui suoi rapporti con Epstein.
The Donald, che in passato frequentò, con anche con Melania, la coppia Epstein-Maxwell, sostiene invece di aver interrotto ogni rapporto più di vent’anni fa.
Le domande ancora aperte
La pubblicazione della lettera in ogni caso non cancella il verdetto ufficiale sulla morte di Epstein. Ma aggiunge un nuovo elemento documentale a un fascicolo che continua a intrecciare procedimenti penali, interessi diplomatici e danni politici di lungo periodo.
A quasi un decennio dalla sua scomparsa, il nodo centrale resta irrisolto: quanto c’è ancora da scoprire?
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