Scontro con Renzi
Meloni stana le opposizioni: “Porte aperte a chi vuole collaborare sul serio”. Zittiti i comizi del campo largo
Salario giusto, potere d’acquisto, piano casa, crisi energetica, nucleare, fibrillazioni internazionali. La premier Giorgia Meloni nell’aula del Senato si sottopone al rito del premier time, rispondendo a interrogazioni sulle priorità strategiche del Paese. Decisivi i chiarimenti di fronte all’incalzante pressing delle opposizioni che scelgono la strada del ‘comizio’. Tra i più scatenati Matteo Renzi che paragona il governo alla famiglia Adams. Non sono meno barricaderi gli interventi di Francesco Boccia, Stefano Patuanelli e Angelo Bonelli all’insegna del va tutto male. Tutti ricondotti alla ragione dalla presidente del Consiglio che in più passaggi invita il campo largo a uscire dal teatrino degli insulti.
Meloni al Senato: al netto di accuse e insulti, poco di cui parlare
“Si invoca la presenza del presidente del consiglio in Aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica. E ogni volta che si viene qui al netto di accuse e insulti c’è oggettivamente poco di cui parlare”. Così la premier all’indirizzo del leader di Italia Viva che l’ha accusata di esser la copia sbiadita di sbadita rispetto all”inizio della legislatura. “Lei è un’altra rispetto a quattro anni fa”. Parole rispedite al mittente dalla premier che “pretenderebbe” di parlare di politica. Di sfide e risultati. “Sul Pnrr – ha detto Meloni a Renzi – a oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo ’26 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76 per cento del totale a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro”.
A Calenda: il quadro è complesso, meno polemiche e più confronto
La seduta si apre con l’interrogazione di Carlo Calenda. Meloni ha sottolineato il “quadro economico internazionale particolarmente complesso”, le tensioni geopolitiche che incideranno sui costi energetici. “È chiaramente un momento che non è facile. E dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto”. La premer ha anche annunciato il via libera alla legge delega sul nucleare prima dell’estate. Notizia accolta con grande soddisfazione dal numero uno di Azione. Rispetto alla proposta di una cabina di regia” a Oalazzo Chigi la premier si è detta disponibile (“le porte mie personali e del governo sono aperte”) ma a condizione che le opposizioni vogliano davvero il confronto. E non parlino di passerelle.
I salari hanno ripreso a crescere più dell’inflazione
Poi il tema cruciale dei salari e del potere d’acquisto sollecitato da Noi moderati. “È stato raccontato con molti slogan, diverse fake news. Noi abbiamo sentito anche ora in Aula che in Italia i salari hanno perso 7 punti dal 2021. Bene, solo che chi lo sostiene, è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022 quando l’inflazione è esplosa, i salari reali hanno perso oltre 8 punti e mezzo. Noi siamo partiti da qui. Ci abbiamo lavorato e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione”.
Il salario giusto è molto diverso dal salario minimo legale
“Con l’ultimo decreto lavoro – ha proseguito Meloni – abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto. Dove per salario giusto si intende il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali”. Una strada molto diversa da quella del salario minimo legale. Altro dossier affrontato quello della migrazione giovanile, “suggerito” da Avs. “Abbiamo fatto un lavoro in materia di ricerca, con 1,2 miliardi di euro per rafforzare il collegamento tra università e mondo del lavoro. E un lavoro complessivo sullo stato economico della nazione. È sotto questo governo – ha rivendicato Meloni – che i precari sono diminuiti di 550 mila unità. Che gli occupati stabili sono aumentati di 1,3 milioni, così come abbiamo lavorato particolarmente sul Mezzogiorno”.
Piano casa, l’abitazione non è un lusso ma un bene fondamentale
Riflettori sul piano casa, sollecitati dalla Lega. “La casa non è un lusso, ma un bene fondamentale. E uno Stato giusto deve aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare. Sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. È la filosofia che abbiamo seguito in questi anni e anche la filosofia che ispira il Piano casa con cui mettiamo a disposizione fino a 1 miliardo di euro per oltre 100 mila alloggi in 10 anni”.
Il grillino Patuanelli perde le staffe: basta parlare di superbonus
Perde le staffe il grillino Stefano Patuanelli sul terreno minato del Superbonus. “Mi sono quasi stufato del Superbonus”. Poco prima la premier aveva confermato, numeri alla mano la disfatta del provvedimento bandiera dei 5Stelle. “Altri governi hanno bruciato miliardi di euro, il Superbonus finiremo di pagarlo nel 2027”, ha detto la premier aggiungendo di non accettare la morale da chi ha sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi.
La provocazione-boomerang di Boccia
Prova a sfondare Francesco Boccia. Ma la sua provocazione è un boomerang. “Ci state lasciando un Paese più povero, più fragile e più diviso. E quando le chiediamo il salario minimo glielo chiediamo per quei lavoratori che nemmeno riescono ad accedere ai contratti collettivi”. Così il capogruppo dem che stuzzica, “quando è andata l’ultima volta a fare la spesa?”. “Sono andata a fare la spesa sono andata sabato scorso, e lei? Non rinuncio a stare in mezzo alle persone”, ha replicato Meloni. Che ironizza sulle 18 domande contenute nell’interrogazione del Pd. “Il senatore Boccia ne ha aggiunte nell’introduzione altre, più o meno 5. E quindi non siamo più di fronte a un’interrogazione. Senatore Boccia siamo nel quizzone finale di un gioco a premi”. Zittite anche le critiche del verde Angelo Bonelli. “Sì, è vero, anche noi – lo confesso- abbiamo aumentato le tasse ma solo su banche, assicurazioni e società energetiche”.
Ultima notizia
La finale il 16 maggio
Eurovision 2026, boom social per Sal Da Vinci: “Per sempre sì” fa ballare tutta Vienna
Cronaca - di Marcello Di Vito