Gli abusi
Ginnastica, due anni di stop a Livia Ghetti: “Non potevamo bere né andare in bagno”
La tecnica della disciplina ritmica squalificata dalla Federazione dopo le denunce di sette ragazze. Contestati schiaffi, body shaming, tirate di capelli e umiliazioni durante gli allenamenti
Nella palestra di Pontelagoscuro in provincia di Ferrara, tra cerchi, nastri e specchi, l’acqua diventava una concessione. Le ginnaste continuavano gli esercizi mentre le borracce restavano chiuse a bordo pedana. “Se l’allenamento iniziava alle 9 del mattino, potevamo arrivare anche alle 13 senza acqua”, ha raccontato una delle atlete ascoltate nel procedimento disciplinare della Federazione Ginnastica d’Italia che ha portato alla sospensione per due anni dell’allenatrice Livia Ghetti, tecnico della Ginnastica Estense Otello Putinati di Ferrara.
La sospensione di Livia Ghetti
La decisione è arrivata al termine di mesi di audizioni e udienze davanti al Tribunale federale. Sedici mesi di squalifica, diventati ventiquattro con le aggravanti. Alla società sportiva è stata inflitta una multa di 4 mila euro. La Procura federale aveva chiesto la radiazione della tecnica. Ghetti, considerata per anni una delle allenatrici azzurre più quotate della ritmica, ha comunque annunciato ricorso.
Le accuse emerse in aula
I fatti contestati coprono un arco temporale compreso tra il 2022 e il 2025. Sono sette le atlete coinvolte. Nelle carte della sentenza compaiono schiaffi, tirate di capelli, graffi sul collo, lanci di oggetti e insulti continui durante gli allenamenti: “faccia da insulsa”, “stupide”, “cretine”, “deficienti”, “siete delle m…”, “teste di c…”, “non valete niente”. E ancora: “balene”, “ciccione”, “maiali”. Frasi ripetute davanti al gruppo, durante esercizi o correzioni tecniche. Le ragazze, secondo quanto emerso, avevano persino creato una chat chiamata “teste di c…”, riprendendo uno degli epiteti più frequenti.
Uno degli episodi contestati riguarda i campionati italiani di Ancona. “Preso con rabbia il braccio destro della ginnasta”, si legge nella sentenza, “vi conficcava le proprie unghie provocando così dolore alla ragazza per poi darle uno schiaffo”.
Tra i comportamenti ritenuti provati anche il taglio forzato delle unghie con forbici da cucina. Il Tribunale parla di “bloccare i polsi delle allieve e tagliare con violenza le unghie alle stesse perché ritenute troppo lunghe causando dolore, ferite e sofferenza”.
Il controllo sul corpo delle atlete
Nel procedimento disciplinare è entrata anche la gestione quotidiana degli allenamenti. Le ginnaste venivano sottoposte a sessioni fino a nove ore al giorno, con soli tre quarti d’ora di pausa per pranzare. In base alle accuse, sarebbe stato perfino impedito alle atlete di andare in bagno o bere fino alla corretta esecuzione degli esercizi.
Il divieto di idratarsi, secondo la sentenza, veniva “usato come leva punitiva, tesa a esercitare controllo sulla fisiologia dell’atleta”. Contestate anche “cure senza competenze mediche”, oltre all’aver limitato i contatti con i genitori e interferito con il percorso scolastico concordato dalle famiglie.
Versioni opposte
Nel corso delle udienze sono emersi, in ogni caso, racconti divergenti. Alcune ginnaste hanno parlato di un clima fatto di paura, umiliazioni e aggressioni. Altre hanno descritto Ghetti come una tecnica severa, ma compatibile con le esigenze della disciplina agonistica. Proprio il contrasto tra le testimonianze ha inciso sul procedimento parallelo aperto dalla Procura di Ferrara, portando alla decisione ma non alla radiazione.
Intanto la sentenza sportiva segna un nuovo terremoto nel mondo della ginnastica ritmica italiana, già attraversato negli ultimi anni da denunce e inchieste sugli abusi interni. E mentre la palestra di Pontelagoscuro continua l’attività, la vicenda resta aperta: da una parte il ricorso annunciato dall’allenatrice, dall’altra le parole delle ragazze finite agli atti federali e ormai impossibili da cancellare.
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