Il governa beffa le famiglie. FdI: l’assegno unico slitta a marzo 2022? Basta rinvii, servono aiuti

venerdì 5 Novembre 18:22 - di Giorgia Castelli
FdI

«Sull’assegno unico, FdI ha presentato una serie di interrogazioni al governo per avere chiarezza sui tempi di entrata a regime della misura. Interrogazioni alle quali non abbiamo mai avuto alcuna risposta. Ora da indiscrezioni di stampa, confermate da non meglio precisate fonti ministeriali, apprendiamo che l’assegno unico entrerà a regime a marzo 2022 e che quindi l’assegno ponte, introdotto nello scorso giugno, sarà prorogato per altri tre mesi rispetto alla scadenza fissata del 31 dicembre 2021». Lo dichiarano il capogruppo di FdI al Senato, Luca Ciriani, e la senatrice Isabella Rauti.

Ciriani e Rauti (FdI) sull’assegno unico

Per i due senatori di Fratelli d’Italia: «Il timore è che riconducendo tutte le altre misure di sostegno nell’assegno unico questo alla fine possa penalizzare alcune famiglie e in particolare quelle numerose. Per questa ragione rinnoviamo ai ministeri dell’Economia e delle Pari opportunità e della famiglia la richiesta di fare chiarezza sull’effettiva entrata a regime dell’assegno unico, e soprattutto degli stanziamenti previsti nella legge di Bilancio a sostegno delle famiglie, intervenendo aumentandoli laddove risultasse che non fosse adeguati. Per FdI – conclude – le famiglie che hanno subito pesantemente il rovescio della crisi economica vanno aiutate e sostenute e il tempo dei rinvii e delle promesse è finito».

Famiglia: l’assegno unico per i figli parte a marzo 2022

Come si legge sul sito dell’Adnkronos, l’assegno unico universale per i figli partirà da marzo 2022 e non da gennaio. Il contributo, per cui l’Inps ha chiarito l’iter relativo alla domanda, è destinato a tutti i nuclei familiari con figli a carico, dal settimo mese di gravidanza sino al compimento deli 21 anni. Spetta anche per i figli inabili a carico, a prescindere dall’età.

L’agevolazione, legata all’Isee e di importo variabile, dovrebbe dovrebbe essere di circa 180 euro per figlio al mese, secondo le anticipazioni di Avvenire. La cifra è destinata a salire a 240-250 dal terzo figlio in poi per i livelli massimi. L’Isee è un elemento chiave: per i redditi più alti, il contributo dovrebbe aggirarsi sui 40-50 euro, che potrebbero essere attribuiti anche a chi non presenterà la dichiarazione dei redditi. Secondo le stime, 4 famiglie su 5 dovrebbero arrivare ad ottenere 100 euro a figlio.

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