Assurdità sinistre
Eco-vandali assolti per le scritte di “pace” sui muri della Leonardo: archiviato il blitz di Extinction Rebellion
Cadono le accuse contro i 22 attivisti di Extinction Rebellion. Per il Gip la protesta fu "pacifica" e il messaggio "positivo"
Politica - di Alice Carrazza - 24 Luglio 2026 alle 20:15
La pace, quando viene scritta sui muri degli altri—o su una torre come in questo caso—, può contare su una valutazione di favore. Non basta a cancellare un reato, certo, ma può contribuire a renderlo così tenue da non meritare un processo. È questo il cortocircuito che affiora dall’ordinanza con cui il Gip di Torino ha chiuso l’inchiesta sui 22 attivisti di Extinction Rebellion denunciati dopo il blitz del 14 marzo 2025 nello stabilimento Leonardo.
Il blitz durante la visita di Meloni
La manifestazione era stata organizzata nel giorno della visita della premier Giorgia Meloni nel capoluogo piemontese. Mentre una ventina di persone presidiava l’ingresso dell’azienda, quattro militanti si erano arrampicati su una torre evaporativa ormai inutilizzata. Una volta in cima avevano esposto lo striscione “La guerra parte da qui” e dipinto sul cemento la scritta “Life Not War”. Un’azione studiata per occupare la scena, condotta con corde e imbragature e conclusa, fortunatamente, senza incidenti.
Dalle denunce presentate da Leonardo e dalla Digos era nato un procedimento per violenza privata nei confronti di tutti i partecipanti. Ai quattro saliti sulla torre veniva contestato anche l’imbrattamento. Il sostituto procuratore Valentina Sellaroli aveva però chiesto l’archiviazione, ritenendo le condotte penalmente irrilevanti o comunque non meritevoli di un processo. La giudice Claudia Masucci ha accolto la richiesta.
Nessuna violenza privata
Sul primo reato la motivazione è lineare. Gli attivisti non avrebbero esercitato violenza né formulato minacce. Quella messa in scena, «pacifica, sia pur alquanto spettacolare», sarebbe rimasta nel perimetro della libertà di manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Non ogni invasione simbolica o iniziativa eclatante, dunque, può essere trasformata automaticamente in violenza privata.
La torre “senza valore”
È sul secondo capitolo che l’ordinanza si avventura su un terreno decisamente più scivoloso. Per due manifestanti l’imbrattamento è stato archiviato per la particolare tenuità del fatto; per gli altri due, invece, perché il fatto non sussiste. Il Gip ha considerato la torre inutilizzata e «priva di particolare valore estetico». Anche il preventivo da circa 10mila euro indicato da Leonardo Spa per cancellare la scritta è stato giudicato non adeguatamente documentato.
Fin qui si resta nella valutazione concreta del danno. Poi arriva l’argomento politico: «Il messaggio veicolato era positivo e volto a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della pace e del disarmo». Il suo contenuto, precisa la giudice, non incide sulla configurabilità del reato, ma deve essere considerato nel giudizio complessivo sulla gravità del fatto.
In altre parole, la scritta resta una scritta tracciata senza permesso, ma il suo significato “pacifista” contribuisce ad alleggerirne il peso. Ed è proprio questa benevolenza semantica a sollevare il problema: il codice penale deve misurare il gesto oppure correggerne la valutazione dopo aver letto lo slogan?
FdI: “Liberalizzazione ideologica”
Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale del Piemonte, parla di una «liberalizzazione ideologica dell’imbrattamento». «Emergono due principi sconcertanti: da un lato l’idea che un immobile ritenuto privo di particolare pregio estetico possa essere danneggiato impunemente; dall’altro, che sia lecito imbrattare beni altrui a seconda del contenuto del messaggio». Quindi la domanda: «Chi stabilirà, d’ora in avanti, quali messaggi meritano tutela e quali no?».
Per gli attivisti è una vittoria del dissenso
Di tutt’altro avviso gli avvocati Marino Careglio e Gianluca Vitale, secondo i quali la magistratura avrebbe respinto «il tentativo di silenziare il dissenso pacifico». Extinction Rebellion rivendica a sua volta l’azione e rilancia la battaglia contro il riarmo.
Manifestare contro la guerra è legittimo. Dipingere sulla proprietà altrui non diventa però un esercizio di libertà soltanto perché lo slogan è condivisibile. Altrimenti non è più la legge a giudicare il comportamento: è il giudice a fare il critico letterario della scritta.