Chi vola e chi sprofonda
Sondaggio e non solo, Meloni tiene la barra a dritta, il Campo largo implode tra tasse, veleni, veti e sgomitate: ecco quanti e quali
Centrodestra stabile e alleanza di centrosinistra traballante bloccata: la rilevazione Emg certifica il sorpasso e lo sfacelo di una coalizione travolta dai propri errori
I numeri parlano chiaro, come sempre. E restituiscono la fotografia impietosa di una sinistra ormai avvitata su se stessa. Ingessata dai suoi stessi aspiranti leader del campo largo, sempre più ristretto nei confini di una guerra intestina che, per quanto non più silente, che cova non proprio sotto traccia. Pertanto, anche l’ultimo sondaggio Emg per il Tg3 certifica la tenuta salda del centrodestra al 42,5%, con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni prima forza politica della nazione al 25,4%. Nel frattempo, il fantomatico Campo largo implode e perde oltre un punto percentuale (-1,3%), bruciando il precario vantaggio accumulato nei mesi scorsi.
Il sondaggio Emg parla chiaro. Ma a dirla tutta sono i fatti: e il Campo largo ne esce malconcio
Un vero e proprio stallo, quello che la rilevazione sondaggistica rileva a suon di percentuali e raffronti, per il Partito democratico di Elly Schlein, fermo al 20,6% (staccato di quasi cinque punti dalla premier), tallonato per quanto a distanza da un Giuseppe Conte al 11,8%, e da un’Alleanza Verdi-Sinistra al 5,8%, insidiata pure nell’area di centrodestra dal buon risultato di Forza Italia (7,9%), Lega (7,5%) e Futuro Nazionale (6,5%). Ma, forse, quel che più conta, al di là dei decimali, è che il sondaggio nella freddezza e veridicità numerica che acclara, svela il totale fallimento strategico e comunicativo dell’opposizione.
Il governo Meloni tiene la barra a dritta, l’opposizione va a ramengo
Il centrosinistra è oggi una macchina da guerra al contrario, vittima di un’entropia distruttiva che disperde ogni energia in rissa permanente. Mentre la premier Meloni convince gli italiani con autorevolezza, visione e chiarezza sulle macerie internazionali, il sedicente campo alternativo offre solo un desolante rumore di sottofondo, alimentato da logori slogan e voci di sottofondo che non riescono a raggiungere un’inquadratura di primo piano. Anche perché, oltre alla tenuta salda del governo Meloni e alla inattaccabile operosità e capacità comunicativa della premier che – comunque la si pensi – ancora una volta ieri alle Camera ha dimostrato di saper comunicare. E di saper gestire quanto destreggia da sempre sulla punta delle dita: qualità espressiva, tempi, contenuti, identità, valori.
Meloni, premier pragmatico. Nel Campo largo è rissa e sgomitate per la leadership
E nel frattempo, come riconosce anche Il Tempo, « ha preso le distanze da Trump («il gas russo costa meno ai russi, non agli italiani»), ha liquidato il trasformismo dei vannacciani e ha consigliato al campo largo di mettere d’accordo Magi e Fratoianni prima di Putin e Trump». ecco allora, veniamo al Campo largo, la fatidica alleanza dell’opposizione che punta a competere elettoralmente con le forze di governo. Lì, nell’area tormentata del centrosinistra, dove i nodi sono venuti al pettine. Prima coi i veti incrociati su Renzi e Calenda che hanno esautorato l’elettore moderato. Poi, con la guerra neanche tanto sotterranea di Conte per delegittimare la Schlein.
Tutti gli insulti del centrosinistra rispediti al mittente
Fino ad arrivare alle grottesche manifestazioni sulle case studentesche, tese a nascondere il record di fondi e posti letto sbloccati dal governo Meloni. E se non bastassero i dossier interni, basterà semplicemente ricordare che la sinistra ha bruciato persino il suo storico patrimonio cultural-sociale sul rispetto della donna: dagli scivoloni sessisti di esponenti grillini, col pentastellato Silvestri che evoca in aula una Meloni «con le ginocchiere» davanti a Trump. E fino alle offese di Landini contro il presidente del Consiglio, che ha etichettato la premier «cortigiana» di The Donald: tutto rispedito al mittente coi fatti.
Campo largo a pezzi, divisi su tutto, uniti dall’intento di farsi la guerra
Infine, a coronare il disastro d’immagine e il vuoto di contenuti, ecco sfornare caldo caldo da Avs il programma rosso-verde: un’autentica stangata a base di patrimoniali, nuove tasse, divieti ideologici e manette all’impresa. Un manifesto della decrescita felice che la destra ringrazia di cuore di aver impaginato, tanto per tenere sempre presente (se mai ce ne fosse bisogno) cosa non si deve fare. E come procedere semmai all’opposto di quelle indicazioni. Un manifesto della decrescita felice che il centrodestra potrebbe finanche ringraziare di cuore di aver impaginato e firmato da chi non ha ancora un candidato leader unanimemente indicato e elettoralmente credibile. Da chi, nel suo insieme, è privo di una visione comune e diviso su tutto. I numeri del sondaggio, allora, leggono e decodificano il tutto. E anche di più.
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