L'usato insicuro
AAA cercasi federatore del campo largo: no perditempo. E spunta una giovane promessa: Paolo Gentiloni
AAA cercasi federatore, volenteroso e con esperienza, del campo progressista, come si ostina a chiamarlo Giuseppe Conte che non ama la definizione di campo largo. Nome a parte, si tratta di un fronte extralarge che per ora non sta in piedi. Per funzionare avrebbe bisogno di una terza gamba moderata – per ora una sorta di yeti – e di una personalità di peso che riesca a tenere insieme la baracca. Ma non ce ne sono. Non hanno il profilo giusto né Elly Schlein con la sua ostinata vocazione radicale, né l’oltranzista Giuseppe Conte. Che però di passi indietro non vogliono farne. La ricerca del salvatore della patria va avanti da mesi e in mancanza di giovani promesse a sinistra rispuntano vecchie conoscenze, dinosauri, protagonisti di stagioni politiche passate. Reduci invece che giovani reclute.
AAA cercasi federatore del campo largo che faccia il miracolo
Insomma “il nuovo che avanza” prende di volta in volta le fattezze di Romano Prodi, 87 anni, padre nobile, fondatore dell’Ulivo, pronto a dispensare consigli inascoltati a Elly e a punzecchiare le opposizioni. Ma anche di Pierluigi Bersani e Paolo Gentiloni, non proprio due giovani promesse. Per l’occasione è rispuntata un’altra conoscenza Rosy Bindi che ha la formula vincente: si chiama appunto Pierluigi Bersani, classe 1951. Già segretario poco fortunato del Pd, ricomparso sul piccolo schermo per fare da megafono alla crociata contro il governo Meloni. Così gli capita di battibeccare con Lilli Gruber che ipotizza una sconfitta del campo largo. “Questo lo dice lei…”, risponde piccato, lui che voleva sbiancare il “giaguaro Berlusconi” e sappiamo come andò a finire. Qualcuno in una sorta di delirio fantapolitico ipotizza perfino un governo Bersani I. Di sicuro per l’ex ministra della Sanità, anche lei 75enne, è lui la mossa del cavallo. “Ci vuole uno al di sopra delle parti. Siccome io sono testarda, insisto su Bersani, anche se lui giustamente si schermisce. Il presupposto è un atto di generosità di Schlein e Conte. Il mondo è grande e il tempo è lungo”. Il tempo è immobile, verrebbe da dire.
Dopo Bersani arriva Gentiloni, nessuno come lui…
L’altro nome candidato a salvatore della sinistra, che per vincere deve conquistare il centro dello scacchiere, anche lui non proprio di fresco conio, è il sornione Paolo Gentiloni. Già presidente del Consiglio (nominato e non eletto secondo un vezzo della sinistra) e commissario europeo. L’assist giornalistico viene da Paolo Mieli che in un editoriale sul Corriere della Sera, intitolato “la sinistra e il voto utile”, dopo aver fotografato con grande lucidità l’impasse del campo largo che di qui a qualche giorno dovrà tirare fuori dal cilindro un candidato premier, guarda a un democristiano doc di vecchia data per attrarre l’elettorato centrista e sfidare alle urne il centrodestra.
L’assist di Mieli: solo lui ha i titoli per chiedere il “voto utile”
“Adesso, se vogliono rosicchiare qualche voto in campo moderato, Schlein e Conte dovrebbero schierare alla guida della componente riformista un leader di peso che supplisca alla evidente fragilità di Renzi, Onorato, Ruffini, Gabrielli. Gli attuali rifugiati sotto la tenda riformista non hanno neanche i titoli di qualche sopravvissuto combattente nelle fila del Pd (Gori, Delrio, Quartapelle, Sensi e pochissimi altri)”, scrive Mieli. Dopo la lunga rincorsa arriva la conclusione. “C’è un solo leader che potrebbe capeggiare l’ala riformista del centrosinistra con qualche chance di allargarne il bacino elettorale: Paolo Gentiloni. Meloni ha i titoli per chiedere il «voto utile» ai vannacciani rassicurando nello stesso tempo i non ostili alla difesa europea. Gentiloni è l’unico che potrebbe impegnarsi in un’operazione analoga. Senza di lui, o qualcuno che abbia la sua caratura, la sinistra avrà difficoltà a giocare la partita del voto utile”. Insomma la baldanzosa armata Brancaleone che si candida a battere il centrodestra saldamente al governo della nazione da 4 anni è costretta a ricorrere all’usato (in)sicuro.