Il vecchio che avanza
Rosy Bindi rispolvera una Polaroid in bianco e nero: “Bersani federatore, Conte e Schlein facciano un atto di generosità”
La Polaroid che scatta Rosy Bindi nella sua intervista al “Corriere della Sera” è un’immagine in bianco e nero, dove nel futuro del centrosinistra c’è lei, Pierluigi Bersani e i padri nobili della sinistra, come Romano Prodi. Il federatore potrebbe essere Gualtieri? “Ottimo sindaco, ma il terzo nome non può essere quello di Gualtieri, Salis, Manfredi o Decaro, sono tutti potenziali concorrenti alle primarie e perché mai i due più titolati dovrebbero cedere? Ci vuole uno al di sopra delle parti. Siccome io sono testarda, insisto su Bersani, anche se lui giustamente si schermisce. Il presupposto è un atto di generosità di Schlein e Conte. Il mondo è grande e il tempo è lungo”.
Rosy Bindi, Bersani e il passo indietro chiesto a Conte e Schlein
“Chi ha deciso di dare vita a una coalizione per battere questa destra pericolosa, che vuole comandare occupando tutte le cariche di garanzia compreso il Quirinale, non può fare della scelta del premier una questione spinosa al punto da rendere impossibile un accordo”, sostiene la Bindi, parlando della futura leadership del campo largo. “Io voterò per una donna a Palazzo Chigi, ma per me sono legittimati entrambi. Schlein è la segretaria del partito più grande e Conte ha già governato. Ma poiché la decisione diventa un elemento divisivo, si scelga un padre nobile del centrosinistra e gli si affidi il compito di unire attraverso la squadra e il programma. Poi tutti a fare campagna, da subito”. Tante polemiche anche sulla legge elettorale e molta attenzione a non criticare Mattarella. “Una manomissione della Carta con legge ordinaria. Due gli aspetti più pericolosi. Un premio di maggioranza esorbitante, che viola il principio secondo il quale i voti sono tutti uguali, e il Parlamento che diventa ininfluente rispetto allo strapotere del capo del governo, investito direttamente dal voto popolare”. Per Bindi, lo Stabilicum diventa “lo zerbino del governo e della maggioranza e non più l’espressione del popolo italiano. E, come diceva Scalfaro, il presidente della Repubblica non è più l’organo di garanzia che rappresenta l’unità della nazione, diventa il portiere del Quirinale, costretto a ratificare il frutto di una legge elettorale truffaldina”.
“Penso che il presidente abbia voluto rispettare il voto del Parlamento e le prerogative della Corte, alla quale spetta, senza dubbi di interpretazione, verificare la costituzionalità delle leggi. La velocità della firma consente alla Consulta di decidere sui ricorsi che sono già pronti e di esprimersi prima della data delle prossime elezioni, così che non si formi un altro Parlamento eletto con una legge poi dichiarata illegittima”.