90 centri in Mongolia
IA, la Cina sfida gli Usa: maxi investimento da 560 miliardi di dollari per i data center. E Pechino punta sull’energia rinnovabile
Era solo questione di tempo per avere la notizia, quasi scontata, sul fronte dell’intelligenza artificiale: la Cina infatti ha deciso di premere l’acceleratore e di velocizzare i tempi della costruzione di data center per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e ridurre il divario tecnologico con gli Stati Uniti. A farlo sapere è stata la Cnn.
Centri elaborazione dati già in costruzione
Sono quasi 90 i centri di elaborazione dati in corso di realizzazione in Ulanqab, nella Mongolia Interna, alle porte del deserto del Gobi. Strutture destinati a ospitare le infrastrutture di colossi tecnologici come Huawei, Kuaishou e Vnet. Come racconta la Cnn, gran parte del parco industriale di Bayin è stata costruita in appena due anni, a dimostrazione della rapidità con cui Pechino sta ampliando la propria capacità infrastrutturale. Secondo una ricerca dell’Università di Stanford, lo scorso anno gli Stati Uniti disponevano di un numero di data center per l’intelligenza artificiale circa dieci volte superiore a quello cinese, oltre a mantenere un netto vantaggio nella potenza di calcolo e nell’accesso ai semiconduttori più avanzati.
Maxi investimento da 560 miliardi
Lavoro manuale e sostegno economico possente: per colmare il divario infatti, Pechino ha annunciato il mese scorso un piano da 560 miliardi di dollari per potenziare le infrastrutture informatiche nei prossimi cinque anni. Secondo la società di ricerca Rhodium Group, gli investimenti delle aziende cinesi quotate nel settore raddoppieranno quest’anno, raggiungendo circa 139 miliardi di dollari, contro gli 800 miliardi previsti per le controparti statunitensi. A frenare le ambizioni cinesi restano soprattutto le restrizioni americane all’esportazione dei chip più avanzati, tra cui alcuni modelli Nvidia e Amd. I produttori nazionali, come Huawei, stanno cercando di compensare il divario collegando tra loro più processori, una soluzione che richiede tuttavia consumi energetici significativamente maggiori.
Proprio la disponibilità di energia rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi della Cina. Mentre negli Stati Uniti la crescita dei data center mette sotto pressione una rete elettrica ormai datata, Pechino può contare su un’abbondante produzione di energia rinnovabile, soprattutto nelle regioni occidentali. Secondo alcune stime indipendenti, nella prima metà del 2026 la Cina ha prodotto energia eolica e solare in eccesso sufficiente ad alimentare il Messico per un intero anno. Il governo punta a sfruttare questa capacità attraverso la strategia “Eastern data, Western compute”, avviata nel 2022, che prevede il trasferimento verso le regioni occidentali di parte delle attività di elaborazione dei dati, laddove energia e terreni sono più economici. A differenza degli Stati Uniti, inoltre, la costruzione di nuove infrastrutture non incontra particolare opposizione pubblica.
Le fonti rinnovabili tra eolico e solare
A Ulanqab, territorio dove quasi metà dell’elettricità proviene da fonti eoliche e solari e dunque da fonti rinnovabili, il progetto Envision Galaxy Campus punta a diventare uno dei più grandi data center al mondo per superficie. Secondo l’azienda, oltre l’80% dell’energia necessaria arriverà direttamente dai propri impianti eolici, mentre un sistema di raffreddamento senza consumo d’acqua contribuirà a ridurre l’impatto ambientale. La struttura, progettata per raggiungere una capacità complessiva di 2 gigawatt, ha già registrato il tutto esaurito per la prima fase. Restano tuttavia i dubbi sull’effettivo utilizzo di alcuni centri costruiti nelle aree più remote della Cina, dove la distanza dai principali poli economici e la carenza di chip potrebbero limitare l’efficienza degli investimenti. “Abbiamo progettato tutto questo per i prossimi dieci anni – ha spiegato alla Cnn Ricky Zheng, direttore generale della struttura – Bisogna prepararsi per il futuro”. Insomma la corsa e la sfida sono partite. E lo sfruttamento di forme energetiche a costo zero è in campo.